Stabiae, stop ai russi nelle Ville dell’antica Castellammare

A Castellammare di Stabia (STABIAE), la "Fondazione Ras" ospitava studenti, archeologi e professori di restauro. Ecco cosa resta del progetto dei nuovi scavi

A Castellammare di Stabia (STABIAE), la “Fondazione Ras” ospitava studenti, archeologi e professori di restauro. Gli scavi di Stabiae

Ecco cosa resta del progetto dei nuovi scavi

A Castellammare di Stabia (STABIAE), la “Fondazione Ras” ospitava studenti, archeologi e professori di restauro. Ecco cosa resta del progetto del notaio Ferdinando Spagnuolo che diede il via ai nuovi scavi.

“Otium ludens”, la mostra di reperti di StabiaeCASTELLAMMARE DI STABIA (STABIAE). Sono lontani i tempi  dell’“Otium ludens”, la mostra di reperti di Stabiae che si tenne all’Hermitage di San Pietroburgo, nel 2008, grazie all’iniziativa del patron della “Fondazione Ras” di Castellammare di Stabia.

La mostra fu annoverata dal Times nella top ten delle migliori exhibition mondiali di quell’anno.

Il conflitto tra Russa e Ucraina, l’influenza che gli orrori della guerra hanno avuto su tutto l’Occidente e specialmente in Europa, anche nel campo della cultura, rendono inconcepibili adesso i rapporti di collaborazione che in quasi un ventennio hanno portato centinaia di giovani studenti di restauro e di archeologia nelle Ville di Stabia.

Scavi stabiae serata con RASLa storia della Fondazione Ras  (Restoring Ancient Stabiae), Onlus culturale italo-americana, coincide con un sogno che coltivava il notaio Ferdinando Spagnuolo, scomparso nel 2016.

La sua aspirazione era quella di far conoscere al mondo le Ville di Stabiae, per attirare a Castellammare un flusso turistico richiamato dal sito archeologico emerso durante gli scavi dei Borbone nel 1749.

In seguito alla scomparsa del notaio Spagnuolo, sono stati i suoi familiari a portare avanti quel “sogno”. «Il progetto di mio cognato Ferdinando – spiega l’ing. Egidio Di Lorenzo – era quello di creare un “Parco Archeologico Ville di Stabia” che doveva diventare volano per l’economia e lo sviluppo della città, attirando 150-200mila visitatori l’anno».

Come si sarebbe dovuto realizzare?

«Puntando su 3 direttive. La prima era divulgativa. L’obiettivo era di far conoscere al mondo le Ville di Stabiae.

E si partì nell’agosto del 2004 con una serie di mostre internazionali.

La prima in Usa.

La Fondazione era stata costituita a Washington Dc nel 2002, su iniziativa dell’Università del Maryland. La prima mostra, “In Stabiano”, si tenne allo Smithsonian National Museum of Natural History, che registrò 2,7 milioni di visitatori».

Reggia di QuisisanaFurono esposti gli affreschi oggi visitabili nel Museo Libero d’Orsi nella Reggia di Quisisana. Chi sostenne i costi del restauro di quei reperti dimenticati da un ventennio nell’umido sottoscala dell’ex Museo archeologico stabiano?

«Nando Spagnuolo affrontò spese di organizzazione, cataloghi e restauro degli affreschi, quelli ammirati tuttora nel nuovo Museo di Stabia. Ricevette anche il sostegno della Regione Campania, all’epoca grazie all’assessore ai Beni Culturali, Di Lello, e al ministro Francesco Rutelli».

Poi?

«La mostra itinerante negli Stati Uniti durò fino al 2008, toccando 9 musei americani.

Seguì nel 2008 “Otium Ludens” la mostra al Museo Statale dell’Ermitage – a San Pietroburgo -, con 170 reperti.

Contò 500mila visitatori in 6 mesi.

Seguì la mostra all’Hong Kong Museum of Art, 47mila visitatori.

Si doveva allestire la quarta mostra a San Paolo del Brasile, ma prima si fece tappa in Italia, al Complesso Monumentale di San Nicolò a Ravenna: 50.700 visitatori.

In questi anni sono stati più di 3 milioni nel mondo le persone che hanno conosciuto le Ville di Stabiae».

La prima fase del progetto fu, quindi, un successo internazionale, e in seguito?

«Il secondo obiettivo della Ras, nei piani di mio cognato, era di organizzare una campagna di scavo e di restauro con l’Accademia internazionale americana del Maryland.

Dal 2004 al 2018, questo obiettivo è stato condotto con nuovi scavi nelle Ville di Stabiae e l’impiego di macchinari all’avanguardia che hanno portato a nuove scoperte nel peristilio della Villa Arianna.

Con il coinvolgimento di studenti, professori, esperti restauratori e archeologi da Sanpietroburgo e dall’Università di Varsavia. Sono giunti a Castellammare di Stabia gruppi di 50-60 studenti ogni anno, per 15 anni, realizzando decine di migliaia di ore di scari e di restauro».

Ma da due anni è tutto fermo. Colpa del Covid? Della guerra in Ucraina?

«Queste terribili vicende di portata mondiale hanno una pesante incidenza sul progetto.

Ma, c’è anche un terzo ostacolo riguardante la visione progettuale di questa città.

Il piano di sviluppo del Parco Archeologico delle Ville di Stabia si è arenato sulla necessità di dare attuazione a un progetto strutturale, che oggi avrebbe potuto trovare realizzazione con i fondi del Pnrr e la Buffer zone.

Ma che finora non è stato recepito».

Cosa prevedeva?

«Il Parco avrebbe dovuto integrare l’area archeologica nella città, mediante la creazione di un ponte sospeso che dal Solaro avrebbe condotto con una vera “Passeggiata archeologica” il visitatore fino alle Ville di Stabia, in un percorso alberato, con piste ciclabili.

Prevedeva, inoltre, la realizzazione di due ascensori, uno al San Marco, nell’area della Grotta di San Biagio, e un altro ai piedi della Collina del Solaro.

Del progetto è stato realizzato solo un piazzale-parcheggio là dove era previsto un complesso e accogliente “visitors center”».

E gli studenti?

«Contiamo di poter continuare ad ospitare quest’anno gli aspiranti archeologi americani, ma con la mediazione e l’approvazione del Parco Archeologico di Pompei che deve autorizzarne l’impiego.

Purtroppo degli studiosi russi non è possibile oggi parlarne, speriamo nella ripresa di contatti con l’Università di Varsavia che hanno ottimi archeologi-restauratori.

E sappiamo quanto le nostre Ville di Stabiae ne hanno bisogno».

Effettivamente, al momento girano nelle aree degli scavi solo i cani. Ma il vostro ruolo, rispetto alla nascita della Ras è ridotto.

«La convenzione con tra la Fondazione e la Soprintendenza, durante il periodo dello stop dovuto al Covid, è scaduta.

Dal 2021 la Ras non può svolgere più le attività che l’hanno contraddistinta dalla sua fondazione.

Pertanto, contiamo ora di ristabilire i rapporti con il Parco Archeologico di Pompei.

Il sogno del notaio Spagnuolo rimane inalterato: valorizzare le Ville di Stabiae perché diventino un importante luogo di interscambio culturale e volano economico e di sviluppo della città.

Credo che coincida con il sogno di tutti gli stabiesi e delle istituzioni.

Bisogna solo fare incontrare le idee e la volontà di chi vuole lavorare per il bene di questa città».

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Cristina Adriana Botis / Redazione Campania

Intervista di Rosa Benigno pubblicata su il Roma

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