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Sicilia, 13 dipendenti senza stipendio da un anno attorniati dal silenzio

In Sicilia, a Sant’Alessio Siculo in provincia di Messina, 13 dipendenti di una casa albergo per anziani da un anno non prendono lo stipendio. La vicenda. L’opinione. La normativa. L’appello.

La vicenda.

La casa albergo per anziani Villa Solaria è ubicata nel comune di Sant’Alessio Siculo, un bel paesino turistico-balneare che si specchia sul mar Jonio tra Taormina e Messina e noto anche per l’incantevole paesaggio dovuto al suo omonimo Capo. La struttura è di proprietà del Comune, il quale, l’anno passato, nella previsione della scadenza contrattuale con il gestore, con delibera di Giunta n. 94 del 28.11.2017, ha disposto le direttive per un nuovo affidamento della “Casa Albergo Anziani” in questione. Peraltro delibera “immediatamente esecutiva” ma pubblicata il 7/12/2017, pertanto si ritiene possa essere forzosamente invalida.

Nel frattempo, i dipendenti della predetta struttura non hanno più ricevuto gli stipendi dell’ultimo anno da parte del gestore della casa albergo e sono stati costretti a sobbarcarsi ulteriori spese per avviare azioni legali. Dieci di loro si sono affidati all’avvocato Santina Intersimone di S. Teresa, che a partire da gennaio di quest’anno, tra solleciti di pagamento e decreti ingiuntivi per il recupero delle somme dovute, di fronte a quella che viene definitiva “l’inerzia della cooperativa sorda ai continui solleciti”, sta tentando di risolvere la vertenza per ristabilire il diritto alla retribuzione per il lavoro svolto, costituzionalmente riconosciuto, che finora secondo i lavoratori e il loro legale è rimasto ignorato, generando un clima lavorativo difficile. I dipendenti si dicono fortemente incerti sul loro futuro anche perché a breve scadrà il rapporto contrattuale con la cooperativa messinese, visto che entro domani devono giungere in municipio le domande per partecipare alla gara per l’affidamento della nuova gestione.

La casa albergo è gestita da più di nove anni dalla cooperativa “Azione Sociale” di Castanea delle Furie, giusto contratto Rep.n.502 del 15/12/2008, il cui importo per il canone annuo era stato fissato in €78.000,00. Il presidente della citata cooperativa, Giovanni Ammendolia, motiva il non pagamento degli stipendi ai dipendenti, affermando che da “un anno e mezzo ha siglato un accordo sindacale assumendoci degli impegni per garantire gli stipendi – precisa Ammendolia – e stiamo cercando di mantenerli pagando quanto possibile, anche se in ritardo. Nel 2017 non abbiamo rinunciato alla proroga della gestione perché pensavamo che il Comune non volesse mantenere la struttura e alienare il bene, poi avevamo chiesto la rescissione del contratto perché siamo in perdita ma ciò non è stato possibile, così come la riduzione del personale ma i sindacati si sono opposti. ‘Villa Solaria’ ha solo 15 ospiti e per portarla avanti con 13 dipendenti – sottolinea Giovanni Ammendolia – ci siamo svenati, prendendo i soldi da altre parti per coprire le spese”. Il presidente di “Azione Sociale” lamenta come sia difficile gestire strutture piccole secondo gli standard regionali ma sarebbe preferibile adottare conduzioni familiare e anche per questo aveva proposto ai lavoratori di essere loro stessi a creare una cooperativa. “Nelle prossime settimane faremo una convocazione e avvieremo la procedura di licenziamento collettivo del personale – aggiunge il presidente della cooperativa – e speriamo che chi subentri al posto nostro abbia più fortuna e trovi la soluzione per assumere tutti”.

Tuttavia l’avvocato l’avvocato Santina Intersimone, che rappresenta 10 dipendenti su 13. “La cooperativa Azione Sociale avrà certamente le sue difficoltà economiche, pur essendo uno degli operatori di maggior peso nel settore con bilancio chiuso in positivo, ma negli ultimi anni ha effettuato una concreta politica di dismissione nella gestione di Villa Solaria, senza effettuare alcun intervento né migliorativo né di semplice mantenimento della struttura, per consentire un incremento del numero di ospiti” – esordisce il legale. “Per quanto attiene la situazione stipendi e ancora la possibile apertura della procedura di mobilità si precisa che già nel 2017 la cooperativa aveva avviato la procedura di licenziamento collettivo, successivamente bloccata a seguito di incontro con le parti sociali del 25 ottobre 2017 ove la stessa cooperativa ha manifestato la volontà di corrispondere le mensilità arretrate maturate, pari a nove, una al mese fino all’estinzione del debito. Tuttavia – prosegue l’avv. Intersimone – in concreto la cooperativa ha proceduto solo al pagamento del pregresso e non tutto, senza pagare gli stipendi correnti, mantenendo quindi intatta l’esposizione delle lavoratrici sino all’avvio delle azioni legali. Ciò posto ogni qualvolta le lavoratrici tentano di fare sentire le propria voce e manifestino il loro disagio per la mancata percezione della retribuzione, come già avvenuto in sede sindacale, immediatamente la cooperativa alza un muro parlando di licenziamenti. Certo è che le lavoratrici continueranno nella loro azione e che solo nei prossimi mesi ed in seguito all’espletamento della gara la vicenda della struttura e dei suoi ospiti ci si augura possa trovare adeguata soluzione”.

L’opinione.

Ciò che allibisce è il silenzio politico-istituzionale-sociale che c’è stato intorno a questa (senza esagerare) drammatica situazione. Certamente angosciante sia per il 13 lavoratori che non solo non vengono pagati da un anno ma non sanno neanche se saranno licenziati definitivamente, ma come anche per gli anziani ospiti della predetta casa albergo, in quanto come si rileva inequivocabilmente dalle parole sopra dell’avvocato l’avvocato Santina Intersimone, legale dei lavoratori “La cooperativa Azione Sociale … negli ultimi anni ha effettuato una concreta politica di dismissione nella gestione di Villa Solaria, senza effettuare alcun intervento né migliorativo né di semplice mantenimento della struttura …”.

Ora ci si domanda con stupore, com’è possibile che in un Comune di poco più di mille anime questa vicenda non sia venuta fuori che solo dopo un anno ? Com’è possibile che l’Amministrazione comunale non abbia sentito il dovere, quanto meno etico, di verificare questa situazione di evidente notevole disagio in cui si sono trovati i lavoratori e di tutta evidenza anche gli anziani ospiti ? Com’è possibile che non ci sia stato immediatamente un intervento di chi ha la delega ai servizi sociali, un dibattito in Consiglio Comunale, ma anche alcuna sensibilità sociale verso questa situazione ?

Insomma com’è possibile che abbia prevalso l’omertà, l’accidia, l’ipocrisia, lo sprezzo, la misantropia, trattandosi di lavoratori, anziani e quindi di persone ? Ma dove sono i blasonati Organi di controllo, dov’è lo Stato, la Regione siciliana, ma anche la territoriale Unione dei Comuni delle Valli Joniche dei Peloritani e la cosiddetta nobile società civile ?

La normativa.

Purtroppo, quest’ultima non aiuta molto questi lavoratori. In materia di responsabilità solidale della Pubblica Amministrazione nei confronti delle inadempienze dell’impresa affidataria, l’art. 1676 del Codice Civile introduceva la possibilità di rivalsa nei confronti del committente, da parte di coloro che sono alle dipendenze dell’appaltatore, per ottenere quanto dovuto; tale principio si applicava indistintamente agli appalti privati e pubblici. La cd. “Legge Biagi” (Decreto Legislativo 10.09.2003, n. 276) all’art. 29, comma 2), attribuiva, nel caso di appalto di opere, la responsabilità in solido del committente con l’appaltatore e con l’eventuale subappaltatore per l’inadempienza retributiva nei confronti del lavoratore. Tale responsabilità solidale si è estesa, per anni, anche all’ipotesi in cui il committente dell’appalto fosse un ente pubblico, seppure già, all’art. 1 comma 2, disponeva che “Il presente Decreto non trova applicazione per le pubbliche amministrazioni e per il loro personale”. Successivamente, Il Governo Letta di centrosinistra (in carica dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014) con l’art. 9 del Decreto legge 28.06.2013, n. 76, convertito con modificazioni nella Legge 9 agosto 2013, n. 99, ha chiarito che le disposizioni di cui al succitato art. 29 della c.d. “Legge Biagi” non si applicano ai contratti di appalto stipulati dalle Pubbliche Amministrazioni. In tal senso si è orientata la Giurisprudenza.

La Corte di Cassazione con sentenza n. 15432 del 7 luglio 2014 ha affermato che “In materia di appalti pubblici, in caso di ritardo nel pagamento di retribuzioni o contributi ai lavoratori dipendenti dell’appaltatore o subappaltarore, non trovando applicazione la previsione di cui all’art. 29 del d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, i lavoratori devono avvalersi degli speciali strumenti di tutela previsti dagli artt. 4 e 5 del d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207 (Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»), oppure, in via residuale, della tutela prevista dall’art. 1676 cod. civ.”.

Forse due posizioni giuridiche possono in questa vicenda aprire a latere uno spiraglio, oltre alle normali procedure. La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità solidale da parte del committente in appalto nei confronti dei dipendenti dell’appaltatore. Con la sentenza n. 10731 del 24 maggio 2016, la Suprema Corte ha precisato che anche le società private, a partecipazione pubblica, sono assoggettate al regime di responsabilità solidale, ex art. 29, secondo comma, D.Lgs. 276/2003.  Il verdetto impone al committente un particolare rigore nella scelta dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori. Inoltre un consolidato orientamento del Consiglio di Stato, il quale afferma che “La regola secondo la quale tutti coloro che prendono parte all’esecuzione di pubblici appalti devono essere in possesso dei requisiti morali può essere considerato un principio di tutela della par condicio, dell’imparzialità ed efficacia dell’azione amministrativa, per cui deve trovare applicazione anche nei contratti esclusi in tutto o in parte dall’applicazione del Codice. Nei contratti c.d. esclusi può non esigersi il medesimo rigore formale di cui all’art. 38 D.Lgs. n 163/2006 (Codice degli appalti) e gli stessi vincoli procedurali, ma resta inderogabile la sostanza, ossia il principio che i soggetti devono avere i requisiti morali, e che il possesso di tali requisiti va verificato” (Consiglio di Stato, Sez. V, 17 maggio 2012, n. 2825, cfr. altresì Consiglio di Stato, Sez. VI, 15 giugno 2010, n. 3759).

Da queste pagine non si può aggiungere altro in questa materia. Anzi per la civile irritazione che non cambia mai nulla in questa Isola, ci si è spinti forse oltre.

L’appello.

Ci si augura che quanto infra venga letto da politici e istituzionali con ancora sensibilità umana e sociale, affinché non si lasci questi lavoratori e le rispettive famiglie nella indifferenza come anche gli anziani ospiti della predetta casa albergo. Più in generale, non si può continuare in questa Sicilia con il solo decennale “panem et circenses” che sollazza imperatori e pletore di codazzi, mentre il resto dei siciliani produttivi, lavoratori, proprietari e operosi, subiscono l’indolenza politico-burocratica, l’estorsione fiscale, la mancanza di lavoro, l’assenza di infrastrutture, il sottosviluppo e molti ormai se possono emigrano specialmente i nostri ragazzi.

L’immagine è presa da facebook.

Adduso Sebastiano

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