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Trump avanti con nomine choc, prova di forza con il Senato: qual è la sua strategia

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(Adnkronos) – Donald Trump dopo la vittoria alle elezioni americane del 5 novembre va avanti con le nomine choc di fedelissimi ed estremisti che stanno spiazzando e lasciando increduli anche alcuni esponenti della maggioranza repubblicana al Senato che, secondo la Costituzione, deve passare al vaglio queste nomine, nelle audizioni, per poi ratificarle con il voto prima in commissione e poi in aula.  "Il presidente ovviamente ha il diritto di nominare chi vuole, ma credo che questo sia un esempio del perché nella Costituzione è previsto il nostro avviso e consenso", ha dichiarato Susan Collins, una dei sette repubblicani che votarono per la condanna di Trump nel processo di impeachment per l'assalto al Congresso, esprimendo scetticismo per la nomina di Matt Gaetz, il principale agente del disordine tra i deputati dell'estrema destra trumpiana, alla guida del dipartimento di Giustizia.   Il presidente eletto Donald Trump ha intanto annunciato che la portavoce della sua campagna elettorale Karoline Leavitt sarà anche la portavoce della Casa Bianca.La 27enne Leavitt “è intelligente, tenace e ha dimostrato di essere una comunicatrice molto efficace.

Ho la massima fiducia che saprà eccellere dal podio e aiutarci a trasmettere il nostro messaggio al popolo americano”, ha dichiarato il tycoon in un comunicato.  Ma proprio pochi giorni prima di iniziare il fuoco di fila di nomine che suonano come un'aperta sfida a chiunque voglia opporsi all'agenda Maga – iniziata con il giornalista di Fox, Pete Hegseth, al Pentagono, seguita da quella di Gaetz e della ex deputata dem, Tulsi Gabbard alla National Intelligence, e culminata con la nomina alla Sanità del no vax e complottista Bob Kennedy jr- Trump ha inviato un chiaro monito ai repubblicani del Senato, chiedendo senza mezzi termini di accettare un arcaico e poco usato meccanismo, il recess appointments, per rendere effettive le nomine bypassando completamente il Congresso

. "Qualsiasi repubblicano che voglia una posizione di leadership al Senato deve accettare il recess appointment, senza il quale non potremo avere le persone confermate velocemente", tuonava sui social Trump domenica scorsa, entrando a gamba tesa nel dibattito interno ai senatori repubblicani per scegliere il nuovo leader di maggioranza. Un intervento che però non ha avuto gli effetti sperati, dal momento che la maggioranza dei senatori ha poi scelto John Thune come leader, e non Rick Scott, sostenuto dai Maga e da Elon Musk che accusavano il primo di essere establishment e che, ovviamente, si era già detto "al 100%" d'accordo con la richiesta del tycoon.  La nomina di Thune, e le diverse dichiarazioni perplesse se non apertamente contrarie che stanno arrivando da alcuni repubblicani riguardo alcune nomine, in particolare Gaetz potrebbe spingere Trump a un braccio di ferro con il suo stesso partito – che va ricordato domina l'intero Congresso, al Senato con una maggioranza di 53 a 47 – forzando anche l'utilizzo di questa misura formulata all'inizio della storia politica americana, quando l'intero Congresso stava interi mesi lontano da Washington, appunto in 'recess'.  Per questo la sezione 2 dell'articolo 2 della Costituzione permette al presidente di riempire tempestivamente importanti incarichi bypassando appunto il Senato.Ma in tempi moderni, è stato già adottato da presidenti per aggirare l'opposizione, ma del partito opposto.

Bill Clinton fece 139 nomine in recess e George W.Bush 171 ma non per incarichi a livello ministeriale.  
Anche Barack Obama usò lo strumento 32 volte, ma poi nel 2014 arrivò una sentenza della Corte Suprema che limitò il potere del presidente di fare recess appointment.Fu stabilito infatti che il presidente può farlo solo dopo che il Senato non è stato in sessione per almeno 10 giorni.

Per questo anche durante le settimane intere di break, un senatore di turno ogni giorno apre e chiude la seduta.E così da allora nessun presidente ha più fatto nomine di questo tipo.  Nel suo messaggio però Trump, con il chiaro obiettivo di rafforzare in un modo senza precedenti i poteri presidenziali, e far ingoiare alcune nomine indigeste anche per esponenti del suo stesso partito, chiede qualcosa di diverso, cioè chiede ai senatori repubblicani di rinunciare volontariamente ad esercitare il proprio ruolo costituzionale di 'check and balance' sulle scelte presidenziali, invocando la necessità di impedire l'ostruzionismo della minoranza dem.

Per farlo dovrebbero approvare una mozione per sospendere la sessione del Senato per il tempo necessario, anche se in questo caso i senatori democratici cercheranno di attuare tutte le strategie per impedirlo.  Non è neanche certo che tutti i senatori repubblicani siano disposti a questo passo, soprattutto dopo queste controverse nomine.Al post di Trump, Thune aveva risposto in modo possibilista assicurando che "tutte le opzioni sono sul tavolo per avere le nomina del presidente confermate velocemente, anche il recess appointment".

Ma dopo l'elezione a leader di mercoledì si è impegnato a lavorare, subito dopo il suo insediamento il 3 gennaio, a lavorare "ad un calendario aggressivo fino a quando le nomine del presidente saranno confermate".   —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Jake Paul batte Mike Tyson, tanti sbadigli e pochi pugni nel match dell’anno

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(Adnkronos) –
Jake Paul batte Mike Tyson ai punti nel match dell'anno.Il 27enne youtuber, vincitore per decisione unanime dei giudici (80-72, 79-73 e 79-73), supera il 58enne ex campione del mondo dei pesi massimi oggi al termine di un incontro a dir poco deludente davanti alla platea dell'AT&T Stadium di Arlington, in Texas. Tyson resiste per tutti gli 8 round da 2 minuti per guadagnare la borsa da 20 milioni ma piazza appena 18 colpi in un'esibizione che offusca l'immagine di uno dei più grandi atleti mai saliti sul ring.

Paul, con 31 anni meno dell'avversario, fa quello che vuole sul quadrato: piazza 78 colpi come e quando vuole, potrebbe mandare al tappeto la leggenda ma preferisce allungare il brodo per la platea.Alla fine, tanto rumore per nulla: vince Paul in un match che non regala emozioni.  Tyson comincia il match con atteggiamento aggressivo e va a caccia dell'avversario.

Paul sfrutta la maggiore mobilità per tenersi fuori dal raggio di azione di Iron Mike, prende le misure e piazza l'unico colpo di rilievo della prima ripresa con un destro preciso al volto. Il copione non cambia nel secondo round.Tyson si piazza al centro del ring, Paul gli gira intorno in un balletto senza veri sussulti.

L'ex campione dei pesi massimi sembra avere anche qualche problema nella gestione del paradenti. All'inizio della terza ripresa, Tyson prova a rompere gli indugi e attacca con maggiore convinzione.Le energie, però, non abbondano e il 58enne finisce rapidamente in riserva.

Paul prende l'iniziativa, controlla il match con il jab e chiude il round senza rischiare nulla. La differenza di condizione atletica appare evidente nella quarta ripresa, Paul colpisce a ripetizione: non 'punge' granché, ma arriva spesso al bersaglio contro un avversario che, di fatto, non si muove più sulle gambe. Tyson si riaccende nel quinto round mettendo a segno un gancio sinistro che Paul incassa senza vacillare.Il più giovane dei due pugili continua a controllare il copione, piazza anche un paio di combinazioni ma nulla che accenda il pubblico dell'AT&T Stadium. Gli spettatori – come i fortunati utenti non traditi dallo streaming di Netflix – assistono al balletto che apre la sesta ripresa.

Tyson deve recuperare energie, Paul si accontenta di conservare il vantaggio conquistato ai punti: timbra il cartellino con il jab, ma non regala altro a chi ha speso migliaia di dollari per un posto. Il divario si allarga nel settimo round, che Tyson apre con uno dei rari assalti.Basta poco per infiammare la folla, ma appena il match sembra diventare 'vero' è Paul a salire in cattedra: affonda i colpi a piacimento e con un sinistro alla figura toglie il fiato a Iron Mike, che fatica a difendersi e ad arginare l'avversario. Stesso copione nell'ottavo e ultimo round.

Paul non preme sull'acceleratore, si limita a ribadire una superiorità netta dettata dall'età.Tyson finisce alle corde, arriva in piedi all'ultimo gong e si merita l'omaggio dell'avversario, che si inginocchia.

Dagli spalti piovono 'buuuu' di disapprovazione per uno show che ha offerto pochissime emozioni, molti preferiscono andarsene prima ancora che venga annunciato il verdetto di un incontro a dir poco deludente. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ucraina, Kim spinge sui droni kamikaze ma per Trump “Kiev e Mosca la devono finire”

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(Adnkronos) – In Ucraina, Odessa nel mirino di un massiccio attacco russo, con missili e droni.Un inviato Usa è a Kiev.

In Corea del Nord, il leader Kim Jong-un ordina la "produzione in serie" di droni kamikaze.Un ordine che arriva mentre in Occidente crescono i timori per la cooperazione militare tra Pyongyang e Mosca.

E mentre dagli Stati Uniti il presidente eletto Donald Trump non esita ad affermare che "Russia e Ucraina la devono smettere".  A oltre due anni dall'inizio del conflitto nel cuore dell'Europa, i droni restano i 'protagonisti' della maggior parte degli attacchi.Economici, e in grado di portare distruzione e morte, hanno 'trasformato' il campo di battaglia.

E la Russia di Vladimir Putin è accusata di inviare alla Corea del Nord, a cui è legata da un patto di mutua difesa, la tecnologia per i missili in cambio di assistenza militare.Ormai anche con le truppe nordcoreane dispiegate nel Kursk.

Kim, hanno riferito i media ufficiali del Paese eremita, ha "sottolineato la necessità" di avere "al più presto un sistema di produzione in serie e di passare alla produzione in serie su vasta scala". L'agenzia nordcoreana Kcna ha riferito della presenza, giovedì, di Kim a test di droni suicidi.Dopo quelli a cui aveva assistito ad agosto, le immagini diffuse in queste ore – in parte sfocate – lo immortalano circondato da vari funzionari e mostrano la distruzione di un'auto e di un tank ad opera di quelli che sembrano essere droni.

Per i media ufficiali nordcoreani, durante il test droni "di vario tipo hanno colpito gli obiettivi in modo preciso", possono essere "impiegati su diverse distanze" e sono pensati per "attaccare in modo preciso gli obiettivi ostili a terra e in mare". "Odessa ha subito un massiccio attacco combinato con missili e droni", denuncia intanto via X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, confermando che è stata colpita anche l'area del porto e che il bilancio è di un morto e dieci feriti.La notte scorsa, hanno denunciato gli ucraini, sono stati 29 i droni Shahed, di fabbricazione iraniana, lanciati contro tutto il territorio ucraino. Il conflitto va avanti e Kiev 'strizza l'occhio' alla futura Amministrazione Trump.

Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha fatto su X le congratulazioni a Marco Rubio, nominato da Donald Trump per l'incarico di segretario di Stato della sua futura Amministrazione.Sybiha si dice pronto a "lavorare insieme, rafforzando la partnership strategica" e a "promuovere la pace con la forza in Ucraina e nel mondo".

Parole che richiamano quelle arrivate, sempre via X, da Rubio, appena annunciata la scelta di Trump: "Sotto la sua guida porteremo la pace attraverso la forza e metteremo sempre gli interessi degli americani e dell'America al di sopra di tutto". "Lavoreremo sodo su Russia e Ucraina.Deve finire – ha detto nelle ultime ore Trump dalla Florida – Russia e Ucraina la devono smettere".

Parole quelle del tycoon riportate dalla Cnn arrivate mentre è in visita a Kiev il vice segretario di Stato per la gestione e le risorse dell'Amministrazione Biden, Richard Verma. "La ripresa economica dell'Ucraina apre le porte alle aziende Usa per investire nel futuro dell'Ucraina e in una partnership nei settori di difesa, tecnologia e altri campi che sarà vantaggiosa per i nostri Paesi", scrive su X l'ambasciatrice america a Kiev, Bridget Brink, dando il benvenuto a Sherma a Kiev. Secondo un "esperto di politica estera repubblicano" citato da Politico, Kiev oggi riconosce che Trump potrebbe rivelarsi un'opzione migliore rispetto a Kamala Harris, sconfitta alle elezioni presidenziali americane del 5 novembre.Perché, osserva, "nella migliore delle ipotesi Harris avrebbe mantenuto l'approccio di Biden", sarebbe stata "una morte lenta per l'Ucraina" e neanche "più così lenta" dal momento che "accelera il ritmo delle conquiste russe". E aggiunge: "Se Harris avesse vinto e i repubblicani avessero avuto il controllo di una Camera o dell'intero Congresso, in quelle circostanze Harris non sarebbe riuscita a ottenere ulteriore assistenza" per Kiev. "Almeno adesso – conclude – con Trump, basta schioccare le dita e i repubblicani alla Camera voteranno per una maggiore assistenza alla sicurezza dell'Ucraina".

Nel frattempo, si evince, continuerebbe a garantire armi a Kiev perché se non lo facesse significherebbe maggiore potere negoziale per Putin.E, conclude, "gli ucraini devono assicurarsi che Trump non li veda come un ostacolo alla pace e non devono essere i primi a dire di no", hanno "bisogno che i russi continuino a dirgli di no, in modo che gli ucraini appaiano come la parte ragionevole", così il tycoon "concluderà che l'unico modo per portare i russi al tavolo è aiutare gli ucraini". —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ucraina-Russia, Putin detta condizioni. Zelensky: “Trump farà finire guerra”

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(Adnkronos) –
Vladimir Putin parla con Olaf Scholz.Volodymyr Zelensky si arrabbia e intanto punta su Donald Trump.

La diplomazia batte un colpo mentre la guerra tra Ucraina e Russia si avvia verso il traguardo dei 1000 giorni.Le news delle ultime ore ruotano attorno alla telefonata tra il cancelliere tedesco e il presidente russo, che tornano a parlare a quasi 2 anni dall'ultimo colloquio andato in scena a dicembre 2022.  La conversazione di un'ora, che il Cremlino tiene ad attribuire all'iniziativa tedesca, evidenzia la posizioni cristallizzate dei due interlocutori ma segna comunque un passaggio importante, in un quadro destinato a mutare ulteriormente nelle prossime settimane con l'insediamento di Trump alla Casa Bianca.  Secondo Der Spiegel, la telefonata è stata preparata da Berlino per mesi e l'iniziativa è stata presa dopo consultazioni con gli altri partner occidentali, Usa in primis.

Scholz, alle prese con la crisi del governo tedesco, nella telefonata con Putin ha ribadito la condanna per l'aggressione russa, ha chiesto il ritiro delle truppe e l'avvio di negoziati con Kiev.In particolare, secondo il portavoce Steffen Hebestreit, il cancelliere ha chiesto a Putin di "negoziare con l'Ucraina con l'obiettivo di raggiungere una pace giusta e duratura, sottolineando la determinazione incrollabile della Germania a sostenere l'Ucraina nella sua battaglia difensiva contro l'aggressione russa finché necessario". 
Scholz ha puntato il dito anche contro la presenza di migliaia di soldati nordcoreani nella regione russa del Kursk, definendo il coinvolgimento dei militari inviati da Kim Jong-un "una grave escalation" e "un'espansione del conflitto".  Putin ha incassato e ha sostanzialmente tirato dritto: nel colloquio che il Cremlino ha definito "franco", il presidente russo ha ribadito che qualsiasi accordo sull'Ucraina deve riflettere le "nuove realtà territoriali.

Possibili accordi devono tenere conto degli interessi di sicurezza della Federazione russa, partire dalle nuove realtà territoriali e, la cosa più importante, affrontare le cause del conflitto alla radice".Mosca, in sostanza, considera definitivamente acquisite le regioni che ha cercato di strappare all'Ucraina e che non controlla integralmente: Luhansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson, oltre alla Crimea. Scholz, prima di parlare con Putin, ha informato Zelensky.

Il presidente ucraino non ha nascosto il disappunto per l'iniziativa che ha "aiutato il presidente russo a ridurre il suo isolamento e, sostanzialmente, a far continuare la guerra in Ucraina".  La telefonata "nella mia opinione, apre un vaso di Pandora: potrebbero esserci altri colloqui e altre telefonate, solo tante parole.Ed è esattamente ciò che Putin ha cercato a lungo. È fondamentale per lui indebolire il suo isolamento, così come l'isolamento della Russia, e tenere dei meri colloqui che non porteranno da nessuna parte.

Lo fa da decenni", ha aggiunto Zelensky sui social. Tutto questo ha "permesso alla Russia di evitare di apportare modifiche alle sue politiche, di fatto non facendo nulla, cosa ha portato alla fine a questa guerra". "Comprendiamo tutte le sfide attuali e sappiamo cosa fare.E vogliamo chiarire: non ci sarà nessun "Minsk-3", abbiamo bisogno di una vera pace", ha concluso il presidente ucraino. Per Kiev, non servono questi "tentativi di pacificazione", ha commentato il ministero degli Esteri ucraino. "Parlare dà solo a Putin la speranza di allentare il suo isolamento internazionale", ha affermato Kiev, aggiungendo che "ciò di cui c'è bisogno sono azioni concrete e forti che lo costringano alla pace, non persuasione e tentativi di pacificazione, che lui vede come un segno di debolezza e usa a suo vantaggio".  
Zelensky punta ad una "pace giusta" e confida nel ruolo di mediatore che Trump si candida a svolgere a gennaio, dopo l'insediamento alla Casa Bianca.

Con la nuova amministrazione, secondo il presidente ucraino, "la guerra finirà prima". "La guerra finirà, ma non c'è una data precisa.Certamente, con la politica di questa squadra che ora guiderà la Casa Bianca, la guerra finirà prima", ha spiegato Zelensky alla tv pubblica ucraina.

Passa in secondo piano, al momento, l'ipotesi di un piano che Trump potrebbe portare avanti per favorire il dialogo.Per i consiglieri del presidente eletto, l'Ucraina dovrebbe rimanere fuori dalla Nato per 20 anni. "Non ho sentito nulla da Trump che vada contro la nostra posizione.

Lui conosce le condizioni in cui ci troviamo", ha chiosato Zelensky.  Non è solo Kiev ad attendere segnali da Washington.Anche Mosca attende le proposte di Trump, come ha ribadito il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. "Non posso immaginarlo – ha detto, secondo quanto riferisce la Tass, riferendosi al modo in cui il presidente americano intende mettere fine al conflitto – aspetteremo le proposte.

Noi regolarmente sottolineiamo, quando ci viene chiesto, che in ogni caso, un politico che dice che non è per la guerra ma per la pace merita attenzione". "Ma non sappiamo cosa esattamente proporrà", ha aggiunto ricordando che la posizione russa è stata "chiaramente formulata" da Putin.     —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Totò e Vicé di Franco Scaldati, con Enzo Vetrano e Stefano Randisi al Teatro Mezzadri di Brescia.

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La 51a Stagione di prosa del Centro Teatrale Bresciano prosegue con Totò e Vicé di Franco Scaldati, con Enzo Vetrano e Stefano Randisi.In bilico tra terra e cielo, va in scena un’amicizia unica e irripetibile, assoluta.

Dal 19 al 28 novembre 2024 al Teatro Mezzadri di Brescia.Totò e Vicé, i teneri e surreali clochard nati dalla fantasia di Franco Scaldati, riletti dalla maestria di due grandi artisti, Enzo Vetrano e Stefano Randisi.

In scena per la cinquantunesima Stagione del Centro Teatrale Bresciano, intitolata L’arte è pace, Totò e Vicé prosegue il palinsesto 2024/2025 al Teatro Mina Mezzadri di Brescia (Contrada Santa Chiara, 50/A) e della rassegna Nello spazio e nel tempo.Palestra di teatro contemporaneo.

Sarà in scena dal 19 al 28 novembre 2024, tutti i giorni alle ore 20.30, la domenica alle ore 15.30 (lunedì riposo).Lo spettacolo vede i testi di Franco Scaldati, la regia e interpretazione di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, il disegno luci di Maurizio Viani, i costumi di Mela Dell’Erba per una produzione firmata Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con Compagnia Vetrano – Randisi.

Artisti di straordinaria sensibilità, Enzo Vetrano e Stefano Randisi fanno della dialettica e del confronto l’espressione della loro poetica, con un sodalizio che dura da oltre quarant’anni.Da tempo hanno incontrato la poesia di Franco Scaldati – autore presente anche nel lavoro presentato la scorsa Stagione per il CTB, Fantasmi da Pirandello – e soprattutto di Totò e Vicé, nati dalla fantasia del poeta, attore e drammaturgo palermitano.

Totò e Vicé sono legati da un’amicizia reciproca assoluta e vivono di frammenti di sogni che li fanno stare in bilico tra il mondo terreno e il cielo, in un tempo imprendibile tra passato e futuro, con la necessità di essere in due, per essere.Nelle loro parole, gesti, pensieri, giochi, Vetrano e Randisi si sono subito specchiati.

“Abbiamo conosciuto Franco Scaldati a Palermo, alla fine degli anni ’70 – si legge nelle note firmate dai due artisti –.

Nel 1977 avevamo affittato due locali a pochi passi di distanza, dove lavoravamo quotidianamente e presentavamo i nostri lavori al pubblico che ci seguiva.Nel 1979 ci trasferimmo in Emilia-Romagna; per lungo tempo ci siamo perduti di vista con Franco, anche se seguivamo da lontano il suo lavoro.

Poi, nel 2007, per un omaggio alla memoria di Leo De Berardinis, ci venne il desiderio di leggere alcuni frammenti di Totò e Vicé, e così, in un capannone industriale alla periferia di Bologna, le sue parole scritte in un palermitano stretto ma altamente poetico cominciarono a toccare il cuore di un pubblico che si trovò spiazzato e affascinato.Per noi una rivelazione: quei dialoghi sembravano scritti per noi, li percepivamo come qualcosa che apparteneva alla nostra vita, alla nostra storia, al nostro sentire.

E così – anche grazie all’esortazione di Franco Quadri, che venne a incontrarci al termine di una recita della tournée di Fantasmi – cominciammo l’avventura di Totò e Vicé, che dura da tredici anni e continua ancora, uno spettacolo che ha girato tutta l’Italia, e non solo.Siamo stati per ben due volte a Pechino, dove lo spettacolo ha avuto un successo strepitoso, a conferma che la poesia di questi due personaggi arriva a tutti.

La cosa bella è che, anche dopo il debutto, Scaldati continuava a inviarci “pizzini” con nuove frasi, dicendoci: se vi piacciono potete usarle… regali meravigliosi che diventavano subito nuovi dialoghi dello spettacolo”.

Un ricordo di Franco Scaldati

Abbiamo conosciuto Franco Scaldati a Palermo, alla fine degli anni ’70.Nel 1977 avevamo affittato due locali a pochi passi di distanza, noi col Teatro Daggide, lui con la sua Compagnia del Sarto.Nella nostra sala avevamo programmato un cartellone – che fu prontamente bloccato dalla P.S.

con motivazioni pretestuose – e fra i titoli c’era uno spettacolo che Franco non fece mai, almeno col titolo originale che ci aveva dato: E si misero il ferro dietro la porta.Nel ’79 Enzo ed io ci trasferimmo con tutto il Daggide in Emilia Romagna e anche quando uscimmo dal gruppo, nell’82, e cominciammo a fare spettacoli nostri, per lungo tempo ci siamo perduti di vista con Franco, anche se seguivamo da lontano il suo lavoro.

Nel 2007, per un omaggio alla memoria di Leo De Berardinis, ci venne il desiderio di leggere alcuni frammenti di Totò e Vicé, e così, in un capannone industriale alla periferia di Bologna, le sue parole scritte in un palermitano stretto ma altamente poetico cominciarono a toccare il cuore di un pubblico che si trovò spiazzato e affascinato.Per noi una rivelazione: quei dialoghi sembravano scritti per noi, li percepivamo come qualcosa che apparteneva alla nostra vita, alla nostra storia, al nostro sentire.

Il vero incontro sulla scena con le parole di Franco avvenne nel 2011, al Teatro Valle di Roma, dove debuttò Fantasmi, una composizione di testi di Pirandello che ruotavano attorno al pensiero della morte.C’era un frammento dei Colloqui coi personaggi, il monologo Sgombero, e L’uomo dal fiore in bocca, ma sentivamo di avere bisogno delle parole di Franco, per completare questo lavoro, della poesia e dello stupore divertito con cui Totò e Vicé scavalcano il limite della vita per volare, leggeri come farfalle, in una dimensione oltre la vita e la morte.

Per mantenere il linguaggio dello spettacolo più omogeneo, ma anche per non far perdere niente di quei dialoghi preziosi, sentivamo il bisogno di tradurre in italiano qualche parola, qualche frase, rendere insomma il loro palermitano meno criptico, in certi passaggi, E allora, con grande timidezza, ma anche con grande entusiasmo, facemmo una telefonata a Franco, che negli anni, grazie all’amicizia comune di Mela Dell’Erba, aveva seguito i nostri lavori.Quella telefonata si concluse con una frase che continuiamo a ripetere con l’affetto e la stima con cui ce la disse: Vuatri dui putiti fari tuttu chiddu chi vuliti!

Meraviglioso Franco!Non era così disponibile con tutti…

Ma fu un altro Franco che ci spinse a fare il passo definitivo verso la sua scrittura: Franco Quadri.

Venne a Lecco a vedere Fantasmi, e ci aspettò dopo lo spettacolo per dirci: Va bene, l’abbiamo capito, Pirandello lo sapete fare, ma adesso fate Totò e Vicé, perché quei due siete voi!E così abbiamo cominciato l’avventura di Totò e Vicé, che dura da 13 anni e continua ancora, uno spettacolo che ha girato tutta l’Italia, e non solo.

Siamo stati per ben due volte a Pechino, dove lo spettacolo ha avuto un successo strepitoso, a conferma che la poesia di questi due personaggi arriva a tutti.Alla prima palermitana, al Teatro Biondo, Franco era nascosto in fondo alla sala e alla fine siamo andati a prenderlo per mano, per farlo salire sul palco, dove ha ricevuto l’ovazione che meritava.

La cosa bella è che anche dopo il debutto lui continuava a inviarci pizzini con nuove frasi, dicendoci: se vi piacciono potete usarle… regali meravigliosi che diventavano subito nuovi dialoghi dello spettacolo.Dopo qualche mese Franco morì, ma avevamo avuto il tempo di parlare di altri progetti: mettemmo in scena lo spettacolo Assassina.

Il nostro desiderio di recitare esattamente le parole scritte dal poeta Franco Scaldati riuscimmo a realizzarlo col terzo spettacolo: Ombre folli.Con la complicità di una macchina da scrivere che usavamo sulla scena, la Olivetti Lettera 32 amata da Franco come un doppio della sua coscienza.

Il suo ticchettio evocava l’Autore come se fosse lì, a pensare e scrivere quelle parole di fronte al suo pubblico.Storie struggenti e appassionate, di desiderio e di stupore, evocate in una dimensione tra il sogno e la realtà.

Angeli precipitati nell’abisso, anime candide e maledette, che si muovono su una corda tesa tra sesso e moralismo, tra peccato e libertà, desideri proibiti e vergogna, fino al finale in cui appariva un “ascaretto” che veniva succhiato da ciascuno di noi con libidinosa golosità.Enzo Vetrano e Stefano Randisi

Totò e Vicé di Franco Scaldati ,regia e interpretazione Enzo Vetrano e Stefano Randisi,disegno luci Maurizio Viani,costumi Mela Dell’Erba,tecnico di produzione Antonio Rinaldi,produzione Centro Teatrale Bresciano

in collaborazione con Compagnia Vetrano – Randisi

Biglietti

Intero                                          18 €

 

ridotto gruppi*                         16 €

 

ridotto speciale**                   14 €

 

Riduzioni

* la riduzione gruppi è riservata esclusivamente ai tesserati Soci Coop, Arci, Feltrinelli, Touring Club e titolari carta Ikea family.

CRAL aziendali, biblioteche e altri enti e associazioni convenzionati con il Centro Teatrale Bresciano possono rivolgersi per informazioni e prenotazioni al numero 030 2928617 o alla e-mail: organizzazione@centroteatralebresciano.it

** la riduzione speciale è riservata a giovani fino a 25 anni e ultrasessantacinquenni
Modalità di acquisto

– Biglietteria del Teatro Sociale Via Felice Cavallotti, 20 – Brescia

t. 030 2808600; e-mail biglietteria@centroteatralebresciano.it
da martedì a sabato dalle ore 16.00 alle 19.00

Punto vendita CTB Piazza della Loggia, 6 – Brescia

t. 030 2928609; e-mail biglietteria@centroteatralebresciano.it

da martedì a venerdì ore 10.00 – 13.00 (escluso i festivi)

Biglietteria telefonica
tel 376 0450269 – da martedì a venerdì dalle ore 10.00 alle 13.00 (escluso i festivi)

tel 376 0450011 – da martedì a sabato dalle ore 16.00 alle 19.00; domenica dalle ore 15.30 alle 18.00

Si informa che agli acquisti effettuati telefonicamente e pagati con carta di credito verrà applicata la maggiorazione pari al 2,5% del costo dell’abbonamento o biglietto.On-line sul sito www.vivaticket.it e in tutti i punti vendita del circuito VIVATICKET

Teatro Mina Mezzadri Contrada Santa Chiara, 50/A – Brescia

biglietteria@centroteatralebresciano.it

Il botteghino apre 30 minuti prima dell’inizio di ogni rappresentazione;

sono in vendita esclusivamente i biglietti per la serata stessa.

Da Cartella Stampa CTB

Nicola Binda elogia Pagliuca e la Juve Stabia: Le vespe hanno le carte in regola per salvarsi

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Alla premiazione con cui il Circolo Velico Stabia ha omaggiato Guido Pagliuca è intervenuto anche Nicola Binda, prestigiosa firma della Gazzetta dello Sport

Questo l’intervento di Binda:

Sono qui a Castellammare per la prima volta in vita mia per un servizio giornalistico.Con l’occasione sono stato invitato a questa serata e non posso che esserne grato.

Sono anche io iscritto ad un circolo velico, ma che poggia su un lago, e vedendo questo meraviglioso panorama non posso che pensare che questo mare debba essere conosciuto da tanti, perché bellissimo.

La Serie B è una categoria prestigiosa, dove il livello è altissimo.Capisco che il tifoso voglia sempre primeggiare ma in questa categoria non bisogna perdere di vista gli investimenti, le città ed i club contro i quali si compete.

Per Castellammare la vetrina della Serie B è importantissima quindi in primis la piazza deve sostenere la squadra di Pagliuca nel cammino di questa stagione.

La Serie B è un campionato “vigliacco” , dove il dubbio ogni anno riguarda non chi potrà andare in Serie A ma chi potrà retrocedere.

Il livello della Serie B è alto non solo nelle zone nobili della classifica.Sono aspetti che non vanno dimenticati, del resto anche lo scorso anno la Juve Stabia ha sovvertito i pronostici conquistando la vittoria del girone C Serie C.

Pagliuca è sempre sul pezzo. È un allenatore che ha fatto la gavetta ed è riuscito a conquistare sul campo la Serie B, senza scorciatoie.

Ha idee giuste, nelle quali la squadra ha sempre il ruolo primario.

La Juve Stabia ha iniziato bene; nel girone di ritorno avrà tante trasferte insidiose ma al contempo tanti scontri diretti per la salvezza in casa, fattore che può essere importante.

Credo che le vespe abbiano le carte in regola per salvarsi, fermo restando che in questo campionato non c’è una squadra “spacciata” ma lotteranno in tante per salvarsi.

Lovisa anche sta facendo benissimo.Ne avevo sentito parlare bene da tempo ma ha confermato e superato le aspettative anche operando da solo in un contesto diverso da quello di Pordenone.

Si è integrato alla perfezione con la Juve Stabia e Castellammare mostrando di poter fare una lunga strada.

La Juve Stabia sta misurando tanti giovani interessanti.

Mi piace in particolare Bellich, non solo e non certo perché siamo di zone limitrofe.

Anche Leone ha qualità importanti; vedo che quest’anno sta giocando di meno ma non posso che rimarcare le sue qualità.

Inoltre dico Romano Floriani Mussolini, che ho intervistato per la Gazzetta dello Sport, è un elemento da tenere d’occhio.

Circolo Velico Stabia, Esposito: La Juve Stabia lotta con i giganti, ma non molla. Pagliuca esempio per tutti

Padrone di casa, ovviamente, Giuseppe Esposito, presidente Circolo Velico Stabia che ha organizzato questa cerimonia di premiazione in collaborazione con tutti i soci del club.

Queste le sue parole alla serata in onore di Guido Pagliuca:

Era doveroso premiare l’uomo perché sappiamo il suo valore come allenatore ma abbiamo scoperto da subito anche la grande persona che è Guido Pagliuca.Ci è sembrato giusto quindi manifestargli il nostro riconoscimento.

Con la Juve Stabia stiamo combattendo con dei giganti della categoria cadetta ma non ci lasciamo intimorire e ci stiamo facendo valere in ogni giornata.

Il Circolo Velico Stabia è sempre pronto e presente sul territorio.

Dopo i tanti eventi del 2024 già siamo proiettati al 2025, quando rappresenteremo Castellammare anche a Sanremo, oltre ad avere tante altre idee che poi sveleremo.

Mi sta colpendo il nostro centravanti, Adorante.Non pensavo potesse essere così determinante anche in Serie B invece sta dimostrando di avere qualità importanti.

Ovviamente è tutta la squadra nell’insieme che sta dimostrando di poter competere bene in questa categoria.

Juve-Pogba, divorzio ufficiale: l’annuncio

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(Adnkronos) – La Juventus e Paul Pogba divorziano ufficialmente.La società bianconera ha annunciato la risoluzione consensuale del contratto con il 31enne centrocampista francese che sta scontando una squalifica per doping.  "Juventus Football Club e Paul Pogba comunicano di aver concordato di comune intesa la risoluzione del contratto di prestazione sportiva, a partire dal 30 novembre 2024.

La società desidera augurare a Paul il meglio per il suo futuro professionale”, si legge nella nota.  Pogba, tornato a Torino nell’estate 2022 dopo la scadenza del contratto con il Manchester United, all’inizio della scorsa stagione è risultato positivo al testosterone ed è stato squalificato per 4 anni.La sanzione, dopo il ricorso al Tas, è stata sensibilmente ridotta.

Pogba potrà tornare in campo nella primavera 2025 ma non lo farà con la Juventus. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia, Pagliuca: Per il mister, vincente e umile, arriva il riconoscimento del Circolo Velico Stabia

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Serata speciale per Guido Pagliuca, omaggiato dal Circolo Velico Stabia per i risultati ottenuti alla guida della Juve Stabia ed il legame con la città di Castellammare.Per il tecnico della Juve Stabia una targa ricordo e la “tessera” di socio onorario del Circolo Velico.

Queste le sue parole:

Ringrazio il presidente del Circolo Velico, i soci e tutti coloro che hanno avuto questo pensiero per me.

Ci tengo a precisare che ogni risultato raggiunto da quando sono alla Juve Stabia è merito del mio staff, di un gruppo di ragazzi eccezionali, del Direttore Sportivo, del club tutto e, ovviamente, del Presidente che ci consente di lavorare con massima serenità.

Quello di eccezionale che stiamo facendo lo dobbiamo valorizzare giorno dopo giorno, in ogni allenamento ed in ogni gara.Alleno un gruppo di calciatori dai valori morali eccezionali e la loro abnegazione fa la differenza.

Non abbiamo elementi, salvo qualche rara eccezione, che hanno esperienza in Serie B, categoria che stiamo conoscendo gara dopo gara.

Tutto quello che stiamo facendo è frutto del nostro impegno e del nostro legame con i tifosi e con Castellammare.

Il nostro è un percorso di crescita, in cui i giovani hanno un ruolo primario (siamo infatti, dopo il Frosinone, la squadra più giovane del torneo) quindi la squadra credo che debba essere sostenuta sempre, proprio in virtù dell’impegno che non manca mai.

Abbiamo un obiettivo che vogliamo raggiungere, anche se dovesse arrivare all’ultima giornata siamo pronti a lottare fino alla fine.

Palermo, spari a salve a scuola davanti ai bambini: è polemica

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(Adnkronos) – Un "corto circuito", un "errore umano", nato da "drammatica sottovalutazione".Lucia Sorce, dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo statale 'Rita Borsellino' di Palermo, finito nella bufera dopo la simulazione dell'arresto di un malvivente da parte della Polizia municipale con tanto di spari a salve, è visibilmente provata. "Mi assumo pienamente la responsabilità di quanto successo – dice all'Adnkronos – e chiedo scusa a tutti i docenti e ai genitori.

C'è stato un errore umano, un'inaccettabile leggerezza.E' chiaro che la proposta è stata inadatta e incoerente, ma non è stata fatta in cattiva fede".

A ogni modo, dice senza giri di parole, "come scuola non possiamo permetterci di non avere uno sguardo critico, di non contestualizzare, di non capire che abbiamo dei bambini a cui dobbiamo garantire ben altri scenari".  La cattura del ladro con tanto di unità cinofila è andata in scena nel cortile del plesso Ferrara, alla Magione.Poco prima ai bimbi dai 3 ai 7 anni di età era stata fatta una lezione di educazione stradale. "Hanno parlato di come attraversare la strada, di come difendersi dai cani randagi.

I vigili urbani si sono dimostrati sensibili e professionali.Tutto era apparso come un gioco".

Poi, terminata quella lezione, era arrivata la proposta.Simulare l'arresto di un ladro.

Una proposta fatta con "superficialità", ragiona adesso la preside alla guida dell'istituto comprensivo da 18 anni, e accolta con "altrettanta leggerezza" dalle insegnanti.Così ai bimbi era stato spiegato che ci sarebbero state pistole giocattolo, ma che nessuno sarebbe davvero morto. "Nessuno mi aveva parlato di spari o di caccia al cattivo", dice adesso la preside, sottolineando che "al di là del fatto che una simile attività non ha nulla a che fare con l'educazione stradale, la cattura di un malvivente si può spiegare in tanti altri modi".  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ferrara, muore 29enne dopo aver assunto farmaci per influenza

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(Adnkronos) – Uno studente di 29 anni è morto a Ferrara dopo aver assunto farmaci per contrastare i sintomi dell'influenza.L'ipotesi principale è che possa aver avuto uno shock anafilattico.

A riportare la notizia è stata 'la Nuova Ferrara'.Secondo la ricostruzione del quotidiano, il ragazzo, studente lavoratore originario di Lecce, non stava bene, aveva un forte mal di gola e si era messo a letto.

A trovarlo, ormai cianotico, il suo coinquilino che ha chiesto aiuto al 118.Ma per il ragazzo non c'è stato nulla da fare e all'arrivo dei medici era già morto. La dinamica è tutta da verificare, sottolinea il quotidiano, aggiungendo che al momento è altrettanto difficile capire se siano stati i due farmaci assunti insieme a far scatenare la reazione allergica.

Sul posto, secondo 'la Nuova Ferrara', sono intervenuti anche i carabinieri per i rilievi e la salma è stata portata direttamente all’istituto di medicina legale di Ferrara, a disposizione dell'autorità giudiziaria.Sul corpo verrà effettuata l'autopsia per chiarire cosa l'abbia ucciso. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bianca Berlinguer: “Insulti a proiezione film su mio padre, gridavano ‘comunisti di m…'”

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(Adnkronos) – "Sabato 9 novembre 2024, durante l’ultima proiezione giornaliera del film su Berlinguer 'La grande ambizione', nella sala 3 del Cinema Atlantic (via Tuscolana 745) si è verificata un’irruzione di almeno 4 ragazzi di circa 15 anni, incappucciati, probabilmente già da prima all’interno del cinema, forse in un’altra sala".La denuncia arriva da Bianca Berlinguer che, sui social, riporta "uno spiacevole episodio avvenuto nei giorni scorsi nel VII Municipio di Roma" riguardante il film diretto da Andrea Segre e interpretato da Elio Germano sulla figura del padre, la cui notizia, spiega, le è arrivata tramite messaggio. "Hanno disturbato la proiezione camminando, passando nello spazio davanti allo schermo, parlando ad alta voce, con lucette accese e sputando a terra.

Poi sono usciti dalla sala e hanno aperto le porte verso l’esterno per far entrare altri ragazzi, diventando in totale 8-10, uno dei quali con un monopattino.Hanno urlato 'comunisti di m…' e insultato una ragazza straniera", racconta la giornalista.

La proiezione "è stata interrotta su richiesta del pubblico in sala e una signora ha chiamato il 112".  A sedare la situazione, spiega la conduttrice di 'E' sempre Cartabianca', "sono intervenuti due dipendenti del cinema e i ragazzi sono scappati via.Quando sono arrivati i carabinieri, hanno redatto un verbale e hanno detto che probabilmente si trattava di 'ragazzate'.

Pare che sia la prima volta che accade una cosa del genere in questo cinema".Al momento il cinema non ha replicato e – contattato dall'Adnkronos – risulta telefonicamente irraggiungibile. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Edilizia, Ordine ingegneri Milano: “Su sospensione sportello unico serve chiarezza”

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(Adnkronos) – L'Ordine degli ingegneri della provincia di Milano esprime "forte preoccupazione" in merito alla recente disposizione del Comune di Milano (Disposizione n. 9/2024) che ha interrotto le attività dello Sportello unico per l’edilizia (Sue) e limitato drasticamente i canali di confronto tra cittadini, professionisti e l’Amministrazione. "Tale decisione, presa nel contesto delle difficoltà richiamate nella disposizione -afferma l'Ordine- rischia di danneggiare i diritti delle categorie professionali, tra cui gli ingegneri, nell’esercizio della propria attività professionale, nonché dei cittadini." Secondo quanto indicato nella disposizione comunale, la chiusura del servizio di prenotazione appuntamenti e l’eliminazione dei contatti diretti sarebbero motivate dalla necessità di tutelare i dipendenti comunali, a fronte di indagini e criticità operative.Tuttavia, "tali problematiche interne non possono giustificare" la sospensione di un servizio pubblico essenziale, previsto e regolato dal Regolamento edilizio del Comune di Milano (artt. 14 e 15), che sancisce la piena e costante operatività del Sue come unico punto di accesso per le pratiche edilizie. "Il dialogo tra professionisti e tecnici comunali -commenta la presidente dell'Ordine degli ingegneri della provincia di Milano, Carlotta Penati- non è un’attività informale, ma un passaggio indispensabile per assicurare una corretta interpretazione normativa e una gestione efficiente delle pratiche.

Interrompere queste interazioni significa aggravare i tempi di istruttoria, aumentare le incomprensioni e creare ulteriore incertezza sia per i cittadini sia per i professionisti". L’Ordine degli ingegneri sottolinea come la chiusura del Sue rappresenti una violazione dei diritti dei professionisti e dei cittadini, nonché un potenziale contrasto con i principi fondamentali dell’attività amministrativa e della funzionalità pubblica.Per garantire il ripristino dell’efficienza del settore e tutelare gli interessi di tutti gli attori coinvolti, invita quindi il Comune di Milano a ripristinare la piena funzionalità del Sue: sospendere immediatamente la disposizione n. 9/2024 e riattivare i servizi di prenotazione e dialogo tra tecnici comunali e professionisti; garantire un dialogo costruttivo e strutturato, con strumenti digitali e canali ufficiali per facilitare il confronto, assicurando trasparenza e tracciabilità; aumentare il coinvolgimento degli Ordini professionali, attivando tavoli tecnici specifici per individuare soluzioni condivise e comunicare in modo chiaro e trasparente e fornire indicazioni certe sulle modalità di gestione delle pratiche edilizie, garantendo tempistiche definite e informazioni accessibili. "Il nostro obiettivo -conclude Carlotta Penati- è tutelare non solo i professionisti, ma l’intera collettività, garantendo che il sistema edilizio e urbanistico possa operare in maniera trasparente ed efficiente.

Rinnoviamo la nostra piena disponibilità a collaborare con il Comune per individuare soluzioni equilibrate tra rigore normativo e operatività, nel rispetto dei diritti di cittadini e professionisti". L’Ordine degli ingegneri della provincia di Milano ribadisce la sua vicinanza ai professionisti che operano in un contesto sempre più complesso e ai cittadini, che hanno diritto a un servizio pubblico efficace e accessibile.Qualora le misure adottate non venissero rettificate, l’Ordine si riserva di valutare ulteriori azioni, comprese eventuali impugnazioni della disposizione comunale. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Senza nazionalità e senza cittadinanza, a 32 anni ‘prigioniera’ dell’Italia: la storia

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(Adnkronos) – L'immigrazione, questa volta, c'entra poco o nulla.E' nata in Italia, ad Albano laziale, da due genitori di nazionalità serba entrambi nati in Italia.

E' cresciuta in due diverse case famiglia, dopo la morte del padre.Oggi, a 32 anni, ha un compagno e un figlio italiani ma è rimasta senza nazionalità e senza cittadinanza, 'prigioniera' in Italia perché non ha documenti con cui poter uscire dai nostri confini.

E' la storia dai contorni surreali di Suada Hadzovic.L'Adnkronos la racconta ricostruendo, attraverso i documenti in suo possesso, le tappe di un percorso di vita reso ancora più difficile dal cortocircuito di una burocrazia che non riesce a sanare un evidente paradosso.  Suada Hadzovic nasce ad Albano laziale il 21 ottobre 1992, da due genitori stranieri di origini slave ma anche loro nati in Italia.

Il padre, nato il 10 ottobre 1975 sempre ad Albano laziale e di nazionalità serba, muore il 16 ottobre del 2000, quando Suada ha 8 anni.La madre, sempre di nazionalità serba e nata a Torino il 29 luglio del 1975, decide alla morte del padre di affidare Suada a una casa famiglia, la Comunita 21 marzo di Terracina.

Da questo momento, entra in gioco come tutrice legale un assistente sociale.Quando ha 14 anni, Suada viene trasferita in un'altra casa famiglia, la Comunità Domus Bernadette, a Roma.  Al compimento del diciottesimo anno di età, in base alla legge 91 del 5 febbraio del 92, Suada avrebbe avuto il diritto di diventare cittadina italiana presentando una semplice dichiarazione di volontà all'Ufficio di Stato Civile del comune di Roma.

Il problema è che il Comune di Roma non manda la relativa comunicazione nei sei mesi precedenti, come avrebbe dovuto fare in base all'art. 33 della legge 98/2013, e la tutrice legale non informa Suada di questa possibilità.La conseguenza è che al compimento del diciannovesimo anno di età la ragazza perde il diritto alla cittadinanza.  Nel 2010 Suada ottiene il suo primo permesso di soggiorno in cui viene erroneamente indicata la cittadinanza serba, deducendola evidentemente dalle origini dei genitori.

E qui c'è l'altro snodo chiave della vicenda.Perché la Serbia, come risulta dalla comunicazione ufficiale dell'Ambasciata serba in Italia, dichiara esplicitamente che Suada Hadzovic non è cittadina serba.

Del resto, non ha mai messo piede in Serbia ed è vissuta in Italia fin dalla sua nascita.  Suada, quindi, non è cittadina italiana e non è cittadina serba.E si trova a 32 anni nell'incredibile posizione di chi non si può muovere dall'Italia, perché priva di passaporto e con una carta d'identità che continua a recitare la dicitura 'non valida per l'espatrio'.  Nel corso degli anni, Suada e i legali ai quali si è rivolta tentano diverse strade, incluse la richiesta di cittadinanza per residenza e la richiesta dello status di apolide.

Ma tutte le istanze si infrangono su sentenze di Tribunale che non indicano mai una soluzione al problema. "Fatto sta che mi ritrovo a 32 anni prigioniera di un Paese, in cui sono nata e in cui vivo da sempre, che non mi riconosce come cittadina e che sostiene io sia cittadina di un altro Stato in cui non ho mai messo piede", sintetizza con amarezza, in attesa di rivolgersi al prossimo legale e di fare l'ennesimo tentativo per uscire dalla sua condizione di ostaggio. (Di Fabio Insenga) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Covid Italia oggi, 2.631 casi e 86 morti: bollettino ultima settimana

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(Adnkronos) – Casi e morti Covid ancora in calo nell'ultima settimana in Italia.Dal 7 novembre al 13 novembre sono stati registrati 2.631 casi, in diminuzione rispetto ai 3.911 della settimana precedente.

I decessi sono stati 86, 10 in meno rispetto ai 96 della settimana precedente.E' quanto indica il bollettino diffuso sul sito del ministero della Salute.

A fronte di 66.289 tamponi (erano 65.685 la settimana prima), il tasso di positività scende dal 6% al 4%.  La Lombardia è la regione che in valori assoluti riporta più nuovi positivi (712 contro 1.019 contro della settimana precedente).  Intanto le vaccinazioni Covid non decollano.In totale – secondo i dati pubblicati sulla pagina del Governo dedicata – dall'inizio della campagna 2024-2025 ad oggi sono state somministrate 281.964 dosi, nell'ultima settimana 62.261.

Un andamento 'lumaca' rispetto ad esempio all'antinfluenzale che fa registrare numeri più grandi in molte regioni (in Lombardia già 1,3 milioni di vaccinati, nel Lazio 713mila), con dati in rialzo rispetto allo scorso anno.  Perché la campagna di prevenzione contro il Covid non decolla? "I dati ci dicono che, nonostante 3mila decessi per Covid nel 2024, le persone al momento si vaccinano poco.Se i candidabili all'immunizzazione, tra anziani, fragili e immunocompromessi, si stimano in 18 milioni di soggetti, ad oggi meno del 2% si ha fatto il vaccino anti-Covid".

E' la risposta all'Adnkronos Salute di Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali. Secondo Andreoni, "un certo numero di persone non si vaccina perché ha fatto la malattia durante l'estete quando c'è stato un rialzo di casi".Comunque "al momento la campagna vaccinale per il Covid non sembrerebbe essere un successo, anzi.

Si sta salvando un po' quella antinfluenzale.Ma i conti – precisa – poi si faranno alla fine".   —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Mattarella: “Poteri dello Stato non sono fortilizi contrapposti”

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(Adnkronos) –  I poteri dello Stato "non sono fortilizi contrapposti che cercano di sottrarre territorio l'uno all'altro".E' quanto ha detto oggi, 15 novembre, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando gli studenti in occasione dell'evento '25 anni dell'Osservatorio permanente giovani-editori', presieduto da Andrea Ceccherini.  "I poteri dello Stato – ha spiegato Mattarella – sono tutti chiamati a collaborare ciascuno nel suo compito, rispettando quello degli altri, è il principio del check and balance, dei contrappesi, dei limiti, degli equilibri, perché è importante per qualunque organo, per qualunque potere, il potere degli altri organi, perchè non vi sia nessuno nel nostro ordinamento che abbia troppo potere.

Questa coralità di rispetto delle regole è fondamentale". "Il Presidente della Repubblica promulga leggi, emana decreti e ha delle regole che deve rispettare – sottolinea Mattarella -.Ogni tanto sentirete appelli al Presidente della Repubblica 'non firmi questa legge perché è sbagliata' oppure 'l'ha firmata vuole dire che la condivide': sbagliano entrambi".  "Il Presidente della Repubblica entra particolarmente in attività quando il sistema si blocca, quando per una qualunque causa c'è un inceppamento del sistema, perché non tutto è prevedibile.

Quando il sistema si blocca il Presidente della Repubblica interviene per aiutarlo a rimettersi in funzione.Oltre che un arbitro è come un meccanico, interviene per riparare, per rimettere in funzionamento il sistema che si è inceppato". L'intelligenza artificiale "cambia la nostra vita, il nostro modo di ragionare, e quindi occorre attrezzarsi per essere preparati perché sia uno strumento che garantisca maggiore libertà e che non depaupera la consapevolezza umana.

Quella umana ha consapevolezza e coscienza ed è quella che va tenuta sempre in cura maggiore". "L'unità, la coesione non è antitesi alla dialettica politica, è il quadro in cui questa dialettica e questa contrapposizione si articola che è l'interesse nazionale del nostro Paese" sottolinea il Capo dello Stato. "Il continuo decremento della partecipazione al voto dei nostri cittadini è un segnale allarmante su cui tutti devono interrogarsi.Talvolta ho l'impressione che da parte delle forze politiche ci sia attenzione maggiore per chi vota", ma "il problema principale del nostro sistema istituzionale è per chi non vota per indurlo a partecipare.

La democrazia vive di partecipazione, se questa non c'è sfiorisce". "È un rischio affidarsi al Web come medico di fiducia, lo vediamo in questi giorni con conseguenze drammatiche" dice facendo implicitamente riferimento ai recenti casi di cronaca, tra cui quello della 22enne, morta Roma per un intervento al naso.  "Occorrono regole che difendano e garantiscano il cittadino da notizie artefatte, falsificate – aggiunge il Capo dello Stato -, difendano da fonti oscure, da dati acquisiti violando la privacy come avviene sovente, con l'acquisizione dei dati conservati in archivi e utilizzati per scopi più diversi da chi li detiene". "L'informazione non è un prodotto ma un bene essenziale" rimarca Mattarella. "Il diritto-dovere di informare e di essere informati è garantito dall'articolo 21 della nostra Costituzione.I cittadini possono formarsi un'opinione autentica soltanto se viene garantita un'informazione libera, indipendente e plurale, in cui la funzione professionale dei giornalisti è quella di certificatori di verità, naturalmente con libertà articolata delle opinioni interpretative, mentre ai media permane il compito di essere i cani da guardia della democrazia".  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Usa, ordigno in fabbrica del deputato italiano Di Giuseppe: arrestato dipendente

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(Adnkronos) – Sventato un attentato nella fabbrica di Andrea Di Giuseppe, il deputato italiano di Fratelli d'Italia eletto nella circoscrizione Centro e Nord America, sotto scorta da un anno e mezzo?L’ufficio dello sceriffo della Contea di Highlands, in Florida, ha annunciato di aver arrestato James Wayne Phillips, di 37 anni, dipendente di una società di proprietà di Di Giuseppe.

I colleghi dello stabilimento di Sebring, cittadina a meno di 300 km da Miami, hanno trovato nel suo armadietto un tubo-bomba (pipe bomb) parzialmente completato, e hanno chiamato le forze di polizia. “L'ordigno è un tubo metallico con il fondo chiuso e la parte superiore filettata, chiuso con un dado rimovibile con biglie di acciaio all'interno e con altre caratteristiche che ne garantiscono l'efficacia se usato come arma esplosiva”, hanno fatto sapere dall’ufficio dello sceriffo.Data la natura dell'ordigno, è stata chiesta l'assistenza di esperti di esplosivi per le indagini.

Un artificiere della Divisione dei Vigili del Fuoco ha esaminato l'ordigno e ha dichiarato che, anche se non conteneva al momento esplosivi, aveva le caratteristiche di un ordigno esplosivo.I colleghi di Phillips hanno detto che l’oggetto non era associato al suo lavoro e che non era autorizzato a usare la saldatrice usata per costruirlo.

L’uomo è ora accusato del reato di fabbricazione di ordigni esplosivi, un “second degree felony”, che nello stato della Florida può portare a condanne fino a 15 anni di reclusione.  A quanto risulta all’Adnkronos, Di Giuseppe doveva visitare l’impianto proprio ieri, prima dell’arresto del dipendente.Il deputato è sotto protezione delle forze dell’ordine dal 2023, quando con una serie di denunce ha scoperchiato un sistema di compravendita di visti e passaporti in diversi consolati italiani.

Dopo i suoi esposti alla Guardia di Finanza, ha iniziato a subire minacce e intimidazioni.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Allegri e il quarto Tapiro d’Oro: “Addio alla Juve non per colpa di Giuntoli”

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(Adnkronos) –
Massimiliano Allegri si gode le vacanze e non pensa al futuro.L'ex allenatore della Juventus, che ha lasciato i bianconeri lo scorso giugno, era stato anche tra i nomi accostati alla Roma per succedere a Ivan Juric, prima che i giallorossi virassero su Claudio Ranieri.

Oggi Allegri ha ricevuto il quarto Tapiro d'Oro della sua carriera, consegnato dall'inviato di Striscia la Notizia Valerio Staffelli: "Sto bene anche in vacanza", ha spiegato divertito Allegri nell'intervista che andrà in onda questa sera su Canale 5 alle 20.35. Alla domanda dell’inviato se fosse stato esonerato dalla Juventus per colpa del Managing Director, Cristiano Giuntoli, Allegri risponde: "Assolutamente no, sono molto affezionato alla mia ex squadra e gli auguro sempre il meglio"».E quando Staffelli gli chiede se la Juve di Motta stia arrancando, rispetto alla sua, Allegri glissa così: "Sono stato a vedere il tennis, mi sono divertito un sacco".  "Ha incontrato Sinner per trovare un posto al Monaco?", lo ha incalzato l'inviato, "No, Jannik è un grande giocatore e un ottimo ragazzo", ha risposto divertito il tecnico.

Infine, sull’indiscrezione che vedeva Allegri a un passo dalla Premier, l’allenatore scherza: "C’era la Manica, il mare di mezzo… mi mancavano i braccioli per nuotare fino a là". —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Trump, quante minacce: da Russia a Corea del Nord, servono più armi nucleari

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(Adnkronos) –
Gli Stati Uniti dovranno essere pronti ad aumentare la loro forza nucleare come deterrente rispetto alla minaccia crescente che proviene dalla Cina, dalla Russia e dalla Corea del Nord.Lo scrive il Wall Street Journal citando alti funzionari dell'Amministrazione Biden e sottolineando che una decisione in tal senso spetterà al nuovo presidente eletto Donald Trump, che deve ancora definire i suoi piani per la difesa.  Durante il suo primo mandato, ricorda il Wall Street Journal, Trump ha approvato tutti i principali programmi sulle armi nucleari ereditati dall'amministrazione Obama e ha aggiunto due nuovi sistemi nucleari. Allo stato attuale, negli Usa è in vigore la 'Nuclear Weapons Employment Planning Guidance', una direttiva altamente riservata firmata all'inizio dell'anno dal presidente americano Joe Biden e che incarica il Pentagono a elaborare opzioni per scoraggiare l'aggressione di Cina, Russia e Corea del Nord.

Il tutto mentre la Cina sta compiendo un importante accumulo di armi nucleari, la Russia sta rifiutando i colloqui sul controllo degli armamenti e la Corea del Nord sta aumentando il suo arsenale nucleare.Tre Paesi che, tra l'altro, stanno collaborando in campo militare e così stanno creando il rischio che gli Stati Uniti si trovino ad affrontare più conflitti contemporaneamente.  Quello che Biden ha voluto fare durante la sua presidenza, spiegano i funzionari della sua amministrazione al Wall Street Journal, è stato puntare allo sviluppo di sistemi non nucleari avanzati e di approfondire la cooperazione militare con gli alleati in Asia e in Europa per far fronte ai potenziali pericoli. Il Pentagono si sta però allo stesso tempo preparando alla possibilità di schierare più testate nucleari qualora questi sforzi si rivelassero insufficienti. "Se le tendenze attuali continuano, con la Russia che dice 'no' al controllo degli armamenti, la Cina e la Corea del Nord che li potenziano, potrebbe esserci in futuro la necessità di schierare più armi nucleari statunitensi", ha affermato un alto funzionario dell'amministrazione Biden a condizione di anonimato. Un rapporto declassificato sulle linee guida per l'impiego nucleare che sarà inviato al Congresso nelle prossime ore afferma che "potrebbe essere necessario adattare le attuali capacità, posizione, composizione o dimensione della forza nucleare statunitense" per poter affrontare "molteplici avversari che stanno rendendo le armi nucleari più centrali nelle loro strategie di sicurezza nazionale".  Trump avrà varie opzioni da aggiungere a quella che è nota come la triade nucleare degli Stati Uniti, ovvero una componente terrestre missilistica, una navale con sottomarini nucleari e una aerea con bombardieri strategici.

Il nuovo presidente Usa potrebbe aggiungere diverse testate ai missili terrestri Minuteman III, aumentare le armi nucleari su sottomarini dotati di missili balistici e portare avanti lo sviluppo di un sottomarino che trasporta missili da crociera con armi nucleari.Un programma che l'amministrazione Biden ha inizialmente annullato, ma che il Congresso ha ripristinato. L'amministrazione Trump "erediterà alcuni compiti e opzioni rigorosi" in linea con le raccomandazioni del gruppo nominato dal Congresso per analizzare le minacce alla sicurezza nel periodo 2027-2035, ha affermato Vipin Narang, fino ad agosto funzionario senior del Dipartimento della Difesa per le questioni nucleari. "Investire in capacità convenzionali sembra essere un modo molto più efficiente per influenzare gli avversari rispetto alla spesa in più armi nucleari", ha affermato Hans Kristensen della Federation of American Scientists, un'organizzazione no profit che si occupa di sicurezza. "Si possono usare armi convenzionali e noi abbiamo un arsenale nucleare che è stato strutturato per gestire un'ampia gamma di scenari diversi", ha aggiunto. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Rai, Tagliavia (Rai Pubblicità) si dimette: fermento in azienda per trovare successore

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(Adnkronos) – L’amministratore delegato di Rai Pubblicità, Gian Paolo Tagliavia, ha deciso di rassegnare le sue dimissioni dall’incarico per intraprendere un nuovo progetto.La notizia, anticipata dal Sole 24Ore, viene confermata all’Adnkronos in ambienti di Viale Mazzini, dove è stata accolta con una certa preoccupazione.

Tagliavia, ad di Rai Pubblicità da febbraio 2019 e precedentemente ai vertici di Rai Com, è un dirigente molto stimato da tutti ed ha ottenuto risultati eccellenti in questi anni.Per questo, nonostante resterà operativo fino al 31 dicembre 2024, i vertici Rai si sono subito attivati per la ricerca di una professionalità all’altezza della successione nell’incarico.

E sulle scrivanie del settimo piano, a quanto risulta all'Adnkronos, ci sarebbero già una serie di curricula al vaglio.
 —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)