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Trasporto aereo, Bignami: “Incentivi Saf devono essere adottati a livello europeo”

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(Adnkronos) – "L’onerosità del Saf è un dato di fatto e ancora oggi è una barriera preclusiva che deve essere superata perché è l’unica soluzione tecnologica alternativa.Dobbiamo sostenerlo con politiche di incentivazione che devono essere adottare a livello europeo con premialità e incentivazione, non come fanno gli Usa o la Gran Bretagna con gli Its’’.

Lo sottolinea il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Galeazzo Bignami, in occasione di un convegno sulla decarbonizzazione del trasporto aereo. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Arresto Netanyahu, Cpi pronta a revoca se Israele aprirà indagine approfondita

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(Adnkronos) – La Corte penale internazionale potrebbe revocare i mandati d'arresto spiccati nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu e dell'ex ministro della Difesa Yoav Gallant, se la Corte si convincesse del fatto che in Israele fosse aperta un'indagine approfondita.Lo ha detto in un'intervista radiofonica a Kan il portavoce della Cpi, Fadi El Abdallah, aggiungendo che i sospettati hanno il diritto di presentare ricorso. Solo ieri Netanyahu aveva annunciato che Israele avrebbe presentato ricorso contro i mandati di arresto emessi nei suoi confronti e di quelli di Gallant. I ministri degli Esteri di Germania, Francia e Regno Unito hanno intanto rilasciato una dichiarazione congiunta, affermando che non vi è alcuna giustificazione per cui la Corte penale internazionale debba adottare misure contro i leader israeliani.

Lo riporta Haaretz. La Cpi ha emesso giovedì 21 novembre scorso tre mandati di cattura per crimini di guerra nei confronti del primo ministro israeliano, il suo ex ministro della Difesa oltre che per il capo del braccio armato di Hamas, Mohammed Deif. I tre giudici hanno deciso all'unanimità sulla base delle accuse di crimini contro l'umanità e crimini di guerra: sia Netanyahu sia Gallant saranno passibili di arresto se si recheranno in uno degli oltre 120 Paesi che fanno parte della Cpi.La Corte ha invece emesso anche il mandato per Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri, noto anche come Mohammed Deif, per il massacro del 7 ottobre 2023.

Israele afferma di aver ucciso Deif in un attacco aereo ad agosto, ma Hamas non ne ha mai riconosciuto formalmente la morte.Le implicazioni pratiche della decisione potrebbero essere limitate, dal momento che Israele e il suo principale alleato, gli Stati Uniti, non sono membri della Corte. "Ci sono ragionevoli prove per credere che entrambi abbiano intenzionalmente e coscientemente privato la popolazione civile di Gaza dei mezzi indispensabili per la loro sopravvivenza, compreso cibo, acqua, medicine e forniture mediche, insieme a carburante ed elettricità" scriveva nelle motivazioni la Corte penale internazionale. I giudici, che hanno accolto la richiesta che era stata presentata lo scorso maggio dal procuratore capo della Corte, Karim Khan, hanno scritto inoltre di credere che vi siano ragionevoli prove che entrambi "abbiano responsabilità penale per i seguenti crimini, come co-autori per aver commesso gli atti insieme ad altri: il crimine di guerra dell'utilizzo della morte per fame come arma di guerra e i crimini contro l'umanità di omicidio, persecuzione e altri atti disumani".

Viene considerato, inoltre, che "entrambi abbiano responsabilità penale come superiori civili per il crimine di guerra di aver intenzionalmente ordinato un attacco contro la popolazione civile". Riguardo alle accuse di utilizzo della fame come arma di guerra, i giudici fanno riferimento al fatto che "le decisioni di permette o aumentare l'assistenza umanitaria a Gaza sono state spesso condizionate" e non per rispettare gli obblighi di Israele rispetto alla legge umanitaria internazionale, facendo riferimento anche "alle dichiarazioni di Netanyahu che collegavano lo stop dei beni primari e umanitari agli obiettivi della guerra". —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Trasporto aereo, Di Palma: “Superato pregiudizio su limitazione a rotte internazionali”

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(Adnkronos) – ‘’Noi con la Fondazione Pacta abbiamo contribuito a superare un pregiudizio ideologico nei confronti del trasporto aereo, che voleva limitare la fruibilità esclusivamente per le tratte intercontinentali e poi un’integrazione aria-ferro.Il periodo post Covid, in cui effettivamente c’è stata una grande ripartenza che oggi è stata confermata.

Lo sviluppo economico di tanti Paesi confida sulla possibilità di determinare collegamenti del trasporto aereo.Certo dobbiamo considerare che arriveremo al 2050 con gli aeromobili attuali e quindi l’unico carburante compatibile oggi è il Saf, che oggi ha un costo eccessivo, ma confidiamo che la tecnologia al 2050 ci garantisca un prezzo compatibile con una sostenibilità ambientalale, economica e sociale’’.

Lo sottolinea il presidente dell’Enac, Pierluigi Di Palma, in occasione del convegno sulla decarbonizzazione del trasporto aereo. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Trasporto aereo, Troncone: “Sviluppare produzione Saf per processo decarbonizzazione”

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(Adnkronos) – "Le proposte della Fondazione Pacta mirano a valorizzare la possibilità industriale di sviluppare i biocarburanti sotto un cappello di sostenibilità non solo ambientale ma anche economica.Si punta in particolare ad aeromobili più sostenibili e carburanti sostenibili per l’aviazione, come il Saf disponibile già per la prima tappa del 2030 che l’Europa ci impone, ovvero il 6% nei serbatoi dei nostri aeromobili.

Nel 2035 l’obiettivo triplica e c’è bisogno di politiche industriali che incentivino la produzione.Inoltre la cattura della CO2 è una leva sempre più importante per traguardare gli obiettivi al 2050’’.

Lo sottolinea il presidente della Fondazione Pacta, Marco Troncone, in occasione di un convegno sulla decarbonizzazione del trasporto aereo. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Siaarti: “Ruolo cruciale anestesisti nella lotta all’antibiotico-resistenza”

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(Adnkronos) – "È un onore mio personale e della società scientifica che rappresento poter prendere parola in occasione di questo workshop nell'ambito delle riunioni del G7 della Salute sul tema della resistenza antimicrobica.Siaarti ha sempre contribuito collaborando col ministero della Salute e l'Iss non solo a elaborare buone pratiche cliniche e linee guida ma anche a sviluppare percorsi educazionali e formativi sulle tematiche inerenti la resistenza antimicrobica".

Lo ha detto il presidente della Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva, Antonino Giarratano, nell'ultimo giorno del suo mandato, partecipando oggi al workshop tematico ‘Strategia e prospettive per l'antibiotico resistenza.Il ruolo e il contributo della comunità scientifica’, organizzato dalla Fism (Federazione delle società medico-scientifiche italiane) in collaborazione con il ministero della Salute, nell'ambito del G7 Salute di Bari. L'intervento del professor Giarratano, inserito nel panel internazionale ‘Antimicrobial resistance: the way forward.

Partnership, Innovation, One Health’ ha sottolineato il ruolo cruciale degli anestesisti-rianimatori nella lotta all'antibiotico-resistenza, ricordando come l'antibiotico-resistenza determini in Europa circa 35 mila decessi all'anno, di cui un terzo concentrati in Italia, evidenziando il ruolo fondamentale degli anestesisti-rianimatori. "Siamo in prima linea nella cura dei pazienti con infezioni gravi e sepsi sia negli ambienti perioperatori che nelle unità di terapia intensiva – ha sottolineato il presidente Siaarti – Giochiamo un ruolo fondamentale nei programmi di stewardship antimicrobica in area critica, bilanciando un uso appropriato degli antibiotici con una rapida descalation". Illustrando l'intenso lavoro svolto dalla Società negli ultimi tre anni, Giarratano ha ricordato le linee guida complete Siaarti per la gestione della sepsi e dello shock settico nel paziente adulto, sottolineando l'importanza della diagnosi rapida e di una terapia antimicrobica appropriata.Significativa – è stato osservato – anche la partecipazione al progetto Sis-Net, finanziato con fondi Pnrr, per l'identificazione di marcatori clinici e diagnostici, il monitoraggio immunologico e le terapie mirate e personalizzate per pazienti in terapia intensiva.

Sul fronte della formazione, la Società ha realizzato un articolato programma di corsi e webinar per diffondere le migliori pratiche nell'uso degli antimicrobici e nel controllo delle infezioni.Particolare rilevanza ha assunto l'adesione alla campagna Choosing Wisely, attraverso la quale Siaarti ha promosso raccomandazioni concrete per l'uso responsabile degli antibiotici in ambito chirurgico, sostenendo la limitazione della profilassi antibiotica alle prime 24 ore post-intervento. Nella suo discorso, Giarratano ha anche condiviso alcune riflessioni sulle sfide future che la Società dovrà affrontare nell'ambito dell'antibiotico-resistenza, impostazione condivisa e ribadita dalla presidente Siaarti entrante, Elena Bignami: “Il problema dell’antibiotico-resistenza non può che richiedere per la sua risoluzione un approccio multidimensionale.

Ciò rende necessario il consolidamento delle collaborazioni tra professionisti sanitari, società scientifiche e istituzioni.La ricerca di nuovi antimicrobici e strumenti diagnostici rapidi continuerà a essere cruciale, così come l'adozione dell'approccio One Health, che riconosce l'interconnessione tra salute umana, animale e ambientale. È questo la strategia della Società che caratterizzerà la mia presidenza per i prossimi tre anni.

Attraverso pratiche cliniche attente e aggiornate, la partecipazione attiva nei programmi di stewardship e la formazione continua possiamo contribuire a mitigare questa minaccia e urgenza globale – ha concluso Bignami – Siaarti ribadisce il suo impegno a guidare e supportare gli sforzi che promuovono un uso responsabile degli antibiotici e la tutela della salute dei pazienti". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Medicina, la prevenzione andrologica al centro del convengo ‘S3, Salute sessuale Sia’

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(Adnkronos) – Dalla fine degli anni '70, l'andrologo è diventato una figura del tutto essenziale per la salute maschile nel nostro Paese, trovandosi a sostituire l’importante funzione preventiva rappresentata dalla visita di leva, sospesa nel 2004.A quasi 50 anni dalla fondazione, avvenuta a Pisa nel febbraio 1976, la Sia, Società italiana di andrologia promuove il convegno ‘S3, Salute sessuale Sia’, a Milano, il 12 e 13 dicembre a Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale della Lombardia.

All’evento, i principali esperti nazionali tracceranno un bilancio dei successi ottenuti dalle precedenti campagne informative e faranno il punto sulle sfide della prevenzione andrologica a 360 gradi, rivolte a tutte le fasce di età.  Nel corso degli anni – si legge in una nota – la Sia è stata protagonista di numerose iniziative, come ad esempio la Settimana di prevenzione andrologica, avviata nel 1999, che ha permesso a migliaia di uomini di accedere a visite gratuite, e alla Sanità nazionale di avere a disposizione preziosi dati a scopo epidemiologico e di ricerca.Questo progetto innovativo, che ha coinvolto oltre 265 strutture sanitarie pubbliche e private in tutta Italia, offrendo visite andrologiche gratuite, ha rappresentato una vera e propria ‘pietra miliare’ nella raccolta di informazioni e nella sensibilizzazione della popolazione.

Gli esiti delle 13 edizioni hanno rivelato risultati davvero significativi e, addirittura, sorprendenti: il 62% dei partecipanti dichiarava di sottoporsi alla sua prima visita andrologica, mentre nel 29% dei casi è stata diagnosticata la presenza di patologie andrologiche.Si rese per cui evidente la necessità di un’azione preventiva continua. Successivamente, nel 2014, la Sia ha invece promosso una serie di attività e di raccolta firme che hanno portato alla prima proposta di una Legge Regionale di prevenzione andrologica e alla creazione, in tutti gli ospedali del territorio, di apposite strutture, in grado di poter esaminare centinaia di migliaia di ragazzi.

La proposta, in regione Lazio, diventata la Legge n. 25 del 25 novembre 2019 (Disposizioni in materia di tutela della salute sessuale e della fertilità maschile), riconoscendo finalmente la rilevanza delle patologie uro-andrologiche e l’importanza della conoscenza delle stesse e dei loro effetti in ambito sanitario, sociale e familiare, allo scopo di agevolare la prevenzione, la diagnosi precoce e il miglioramento delle cure. Più recentemente, la Sia ha lanciato la campagna biennale #e-Sia-prevenzione (2023-2024) rivolta ai giovani di età compresa tra i 16 e i 35 anni, in collaborazione con enti militari e accademici.L'iniziativa mirata soprattutto a sensibilizzare sulla prevenzione attraverso i moderni mezzi di comunicazione digitale e i social media, vuole promuovere una cultura in cui la salute sessuale maschile non sia più considerata un tabù. I dati raccolti attraverso un questionario realizzato in collaborazione con l’Università Iulm di Milano hanno evidenziato che, nonostante una maggiore consapevolezza rispetto agli anni '80, ancora il 73% dei giovani non ha mai effettuato una visita andrologica, affidandosi spesso alle informazioni reperite in Rete.

La diffusione di ‘Dr.Google’, l'aumento della ‘cybercondria’ e il nuovo ‘Prof.

Gpt’ rappresentano nuove sfide per l'andrologia, che deve essere in grado di soppesare l'informazione online, verificandola e validandola, sostenendo l'importanza del rapporto medico-paziente.La Sia, nell’intento di educare alla selezione e consultazione di fonti affidabili, prevede un futuro in cui tecnologia e interazione umana si combinino al meglio, sottoponendo allo specialista un paziente consapevole e informato, allo scopo ultimo di garantire una prevenzione efficace e una diagnosi tempestiva. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sciopero 29 novembre, stop per trasporti, scuola e sanità. Treni garantiti

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(Adnkronos) – Si va verso lo sciopero generale 'precettato' di quattro ore nel trasporto pubblico, aereo e marittimo, domani 29 novembre, in occasione della mobilitazione nazionale proclamata da Cgil e Uil.Difficilmente infatti il Tar si pronuncerà oggi sul ricorso dei sindacati contro la decisione del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini che nel tardo pomeriggio del 26 novembre ha firmato la precettazione per ridurre l'orario a quattro ore della protesta nel Tpl, inizialmente indetta a otto ore.  Lo sciopero di otto ore contro la manovra, per il potere d'acquisto e per il rinnovo dei contratti resta in piedi invece per gli altri settori pubblici e privati coinvolti, dalla sanità alla scuola, dalle fabbriche alle poste, passando per giustizia, commercio, ministeri e vigili del fuoco.

Per tutti i settori coinvolti, lo stop previsto è dunque di otto ore o per l'intero turno di lavoro.  
Escluso del tutto il trasporto ferroviario che, accogliendo le rilevazioni del Garante scioperi, era stato già sfilato dalla lista dei settori aderenti alla mobilitazione nel rispetto della 'regola dei dieci giorni'.I treni sono dunque garantiti. Lo stop per gli aerei, compresi i controllori di volo e servizi di terra, sarà dalle 10 alle 14.

Per bus, metro e tram così come per navi e traghetti, invece, sarà dalle 9 alle 13.  Previsti manifestazioni, comizi e cortei in tutta Italia, con il leader della Cgil Maurizio Landini che scenderà in piazza con i lavoratori a Bologna, e il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri che sarà invece a Napoli. Dietro la proclamazione dello sciopero generale si è consumato un vero e proprio braccio di ferro, tra sindacati e Mit, che si è concentrato sul settore del Tpl.La convocazione di Cgil e Uil al Mit, il 26 novembre, si è conclusa con la decisione del ministro Salvini di firmare la precettazione per ridurre l'orario della protesta a 4 ore, come chiesto anche dalla Commissione di garanzia sugli scioperi che aveva evidenziato "il fondato pericolo di un pregiudizio grave ed imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati".

Per Cgil e Uil le rilevazioni del Garante sarebbero frutto della scelta di "obbedire ai diktat del ministro Salvini".I due sindacati, confermando le ragioni e le modalità della mobilitazione e ribadendo a più riprese di aver rispettato le regole, hanno così scelto la strada del ricorso al Tar, chiamato ora a pronunciarsi sulla precettazione. Dalle parti dei sindacati però non si respira ottimismo sulla possibilità di avere un responso dal Tar prima dello sciopero, i tempi in effetti sono davvero stretti.

Tutto può succedere, certo, ma nel più probabile caso in cui il Tar dovesse pronunciarsi a posteriori, lo sciopero di domani nel Tpl sarà dunque di quattro ore e l'esito del Tribunale "sarebbe un contentino" utile per fare, per così dire, giurisprudenza, senza ulteriori conseguenze. Nel frattempo, Salvini ha fatto sapere di essere "determinato a garantire quanti più mezzi di trasporto possibili, nonostante lo sciopero di domani e le iniziative giudiziarie annunciate dai sindacati".Per Salvini, si legge in una nota del Mit, "la priorità è sempre e solo l’interesse dei cittadini: soltanto sui convogli di Trenord, per esempio, la precettazione garantirà il servizio per quasi mezzo milione di viaggiatori.

A proposito di voli, invece, la precettazione ha reso disponibili centinaia di aerei che invece sarebbero rimasti a terra". —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Canone Rai, Forza Italia attacca: “Lega si dia una calmata, Salvini parac…”

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(Adnkronos) – Dopo la spaccatura sul Canone Rai, "non serve una verifica di governo ma si deve tornare a rispettare il programma sottoscritto con gli elettori e fare le cose condivise".Con queste parole Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia e vice-capogruppo vicario alla Camera, intervistato da Affaritaliani.it, parla delle ultime tensioni nel governo e nella maggioranza soprattutto con la Lega. Però proprio i leghisti dicono che lo Ius Scholae che Forza Italia ha proposto non è nel programma di governo… "Falso.

Al punto sei del programma elettorale con il quale abbiamo vinto le elezioni nel 2022 c'è il principio generale di una migliore integrazione degli stranieri regolari in Italia.Ed è proprio la nostra proposta che abbiamo chiamato Ius Italiae.

Poi Salvini, passatemi il termine, fa un po' il 'paraculetto' e dice che nel programma c'è anche la riduzione della pressione fiscale per difendere l'emendamento bocciato sul canone Rai.Ma quella mancetta di 0,50 euro a cittadino che avremmo regalato anche ai super-ricchi sarebbe costata 450 milioni di euro agli altri contribuenti.

Noi diciamo invece di usare quelle risorse per ampliare la platea delle persone che potranno beneficiare della riduzione dell'Irpef, per eliminare la sugar tax o per aumentare le pensioni minime.Tutti obiettivi condivisi e scritti nel programma di governo". In molti nella Lega, pur senza dichiararlo, pensano che Forza Italia abbia votato contro il taglio del canone Rai per difendere Mediaset e i figli di Berlusconi… "Falso anche questo.

La Lega con il suo emendamento non proponeva di abbassare o aumentare il tetto pubblicitario della Rai ma di tagliare il canone, non c'entra assolutamente niente.E comunque l'aumento del tetto pubblicitario per la Rai non danneggerebbe Mediaset ma tutto il sistema editoriale italiano.

Anzi forse Mediaset meno di tutti.Chi dice queste cose è solo perché vuole confondere le carte e tentare di buttare la palla in tribuna.

La Lega voleva far risparmiare 50 centesimi al mese a persona creando un buco di 450 milioni alla Rai che poi sarebbe dovuto essere risanato dallo Stato altrimenti la tv pubblica sarebbe fallita.Pensiamo solo che la sugar tax vale 250 milioni di euro e sta terrorizzando l'intero sistema produttivo italiano di quel settore.

Usiamo i soldi per le priorità e tra queste non c'è certo l'abolizione del canone Rai".Un messaggio alla Lega? "Si dia una calmata, abbassi i toni e torniamo a parlarci di più", conclude Nevi. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

L’indagine, su Hiv ancora scarsa informazione pochi test e tanto stigma

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(Adnkronos) – Sul tema dell’Hiv, gli italiani si sentono informati, ma non troppo: il 57,3% afferma di esserlo molto o abbastanza, ma solo il 10,6% afferma di saperne ‘molto’.E si vede.

C’è ancora confusione sulla trasmissione del virus: il 14,5% pensa che sia sufficiente baciare una persona con Hiv in modo appassionato, l’11,8% usare i bagni in comune con persone con Hiv, il 16,6% essere punti da una zanzara che prima ha punto una persona con Hiv o respirare l’aria respirata da una persona con Hiv (5,2%).Questa scarsa consapevolezza porta a sottovalutare il pericolo – il 63% si sente a rischio ‘nullo’ – e a non fare il test, eseguito solo dal 29,3% di quanti dicono di conoscere il virus.

Poca informazione anche sulle strategie di prevenzione e profilassi pre-esposizione (Prep), conosciuta solo dal 6,7%, e dei servizi che si possono trovare nei checkpoint (43,5%), presidi territoriali di cui il 56,5% non conosce l’esistenza. È il quadro che emerge da un’indagine demoscopica realizzata da AstraRicerche per Gilead Sciences su un campione di oltre 1.500 persone fra i 18 e i 70 anni, i cui dati sono riportati all’interno del Libro Bianco ‘Hiv.Le parole per tornare a parlarne”, presentato oggi a Roma in occasione dell’evento ‘Hiv.

Dalle parole alle azioni.Insieme per porre fine all’epidemia’.  Realizzato con il contributo di clinici, associazioni e rappresentanti delle Istituzioni – spiega una nota – il libro bianco parte da 4 parole chiave – prevenzione, stigma, checkpoint e qualità di vita – e ha lo scopo di riportare l’attenzione sull’Hiv, di riprendere il dibattito su problematiche ed esigenze ancora presenti e di proporre azioni concrete nella lotta a questa infezione.

Il libro e l’evento si inseriscono nell’ambito della campagna ‘Hiv.Ne parliamo?’ iniziativa promossa da Gilead Sciences con il patrocinio di 17 Associazioni di pazienti, la Società italiana di malattie Infettive e tropicali (Simit) e l’Italian Conference on Aids and Antiviral Research (Icar). Ogni anno, secondo l’istituto superiore di sanità ci sono oltre 2 mila nuove diagnosi, a indicare quanto sia fondamentale tornare a parlare di prevenzione: il 60% arrivano tardivamente, cioè quando le loro condizioni di salute erano già compromesse e spesso già in presenza di sintomi o di malattia conclamata. “In Italia si stima vi siano ancora più di 10 mila persone che non sanno di avere il virus – afferma Andrea Antinori, direttore dipartimento Clinico, Istituto nazionale per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani Irccs di Roma – Per riuscire a mettere in campo delle strategie di prevenzione efficaci, che consentano di far emergere questo sommerso e bloccare di conseguenza la catena dei contagi, dobbiamo lavorare sulla cultura della percezione del rischio, incentivando l’utilizzo degli strumenti di prevenzione a nostra disposizione, come il test dell’Hiv, il profilattico e la profilassi farmacologica, aumentando la capillarità di azione, moltiplicando e sostenendo i checkpoint, anche e soprattutto con risorse pubbliche; abbiamo insomma bisogno di un esercito di stakeholder in cui ognuno faccia la sua parte”. Aver smesso di parlare di Hiv significa che non sono passate, nella popolazione generale, alcune verità scientifiche, come quella che si indica con la sigla U=U (Undetectable=Untransmittable): le persone con Hiv che hanno la carica virale non rilevabile non possono trasmettere il virus.

Un concetto fondamentale che conosce solo il 22,9% della popolazione, come risulta dall’indagine di AstraRicerche. “L’efficacia delle terapie, e quindi un concetto come U=U, sono strumenti potenti anche contro lo stigma che purtroppo ancora oggi circonda chi vive con Hiv – sottolinea Davide Moschese, dirigente medico presso il dipartimento di Malattie infettive Ospedale Luigi Sacco di Milano – È innegabile, infatti, che lo stigma sia legato anche al timore di trasmissione del virus.Lo stigma non solo non va sottovalutato, ma è fondamentale combatterlo tramite la divulgazione corretta delle conoscenze scientifiche, per aumentare la consapevolezza sui propri comportamenti, favorire l’aderenza alle terapie e abbassando così il muro dell’isolamento sociale”. Informazione, possibilità di eseguire il test, di accedere alla Prep supporto psicologico e possibilità di confronto fra pari. È quanto si può trovare nei checkpoint, luoghi gestiti dalla comunità per la comunità, che svolgono un ruolo fondamentale sul territorio, raggiungendo anche chi ha difficoltà a rivolgersi al servizio sanitario.

Una realtà poco conosciuta – secondo l’indagine AstraRicerche solo il 43,5% ne ha ‘sentito parlare’, mentre il 56,5% non ne conosce l’esistenza – e scarsamente riconosciuta dalle Istituzioni nonostante il servizio offerto a persone che non si sarebbero altrimenti rivolte alla sanità pubblica.  “Il checkpoint – chiarisce Daniele Calzavara, Coordinatore Milano Check Point Ets – è un luogo aperto, inclusivo, sicuro, privo di discriminazioni, fatto dalla comunità per la comunità.L’aspetto comunitario è ciò che lo differenzia dagli altri servizi per la salute sessuale pubblici e istituzionali, che hanno un approccio verticale, dal medico verso l’utente.

Al contrario, nel checkpoint gli interventi e le relazioni sono orizzontali, fra persone alla pari, l’operatore e l’utente parlano e interagiscono sullo stesso livello”.Aggiunge Filippo Leserri, Presidente Plus Roma: “Il checkpoint è un avamposto della prevenzione, una postazione privilegiata per poter arrivare alle persone in maniera efficace.

Il lavoro di ascolto e di informazione che qui viene fatto ribalta la prospettiva della prevenzione: il nostro obiettivo non è solo quello di combattere le infezioni, ma anche di consentire alle persone di vivere la loro sessualità in maniera libera e consapevole, e così ridurre la diffusione del virus.Il nostro assunto è che il sesso, come ogni piacere, potrebbe comportare dei rischi, che tuttavia possono essere limitati scegliendo, tra tutti gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione, quello che risponde meglio ai propri bisogni”.  Secondo il presidente Plus – Rete persone Lgbt+ Sieropositive Aps, Sandro Mattioli: “Da tempo sosteniamo la necessità di una legge regionale che chiarisca cos'è un checkpoint, ne definisca il perimetro di azione nella logica della sussidiarietà orizzontale con le istituzioni pubbliche e, considerando che l’attività primaria è di tipo sociale, precisi le regole per la parte di attività sanitaria.

Purtroppo, come sappiamo bene, l’Hiv è oggi un tema di scarso interesse politico” . C’è quindi scarsa conoscenza dell’Hiv e poca consapevolezza delle difficoltà che le persone che convivono con il virus devono affrontare ogni giorno, sia dal punto di vista dello stato di salute sia da quello della vita sociale.La diagnosi tempestiva e l’aderenza alle terapie consentono alle persone con Hiv di avere una aspettativa e una qualità di vita simile a quella di chi non ha il virus: un risultato impensabile solo qualche decennio fa, che oggi apre però nuove questioni in termini di qualità di vita. “Quello della qualità di vita è un concetto multidimensionale che necessita di un approccio personalizzato e paziente-centrico – osserva Anna Maria Cattelan, direttore Uoc Malattie infettive Azienda ospedaliera universitaria di Padova – Solo attraverso il dialogo tra persona con Hiv e medico – purtroppo ancora non ottimale – si possono esplorare aspetti come l’affettività, le problematiche psicologiche-sociali o la salute sessuale che sono parte integrante della qualità di vita.

Serve dunque un approccio integrato e multidisciplinare che preveda la presenza anche di altre figure come l’infermiere, lo psicologo e l’assistente sociale, per trattare il tema sotto ogni aspetto”. A tale proposito, “da sempre il nostro impegno è stato quello di costruire un futuro libero dall’Hiv – conclude Frederico Da Silva, General Manager e Vice President di Gilead Sciences Italia – Oggi però questa epidemia appare dimenticata, uscita dal dibattito pubblico.Ecco perché riteniamo che sia cruciale continuare ad impegnarci per garantire innovazione terapeutica nella prevenzione, trattamento e cura dell’Hiv e fondamentale collaborare con la comunità scientifica, le associazioni e le istituzioni, per far sì che si torni a parlarne.

Ma non basta, dobbiamo farlo con linguaggio rinnovato e diverso per contribuire a raggiungere quanto prima l’obiettivo Unaids di porre fine a questa infezione, per tutti e in tutto il mondo”. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Poste, accordo azienda-sindacati: più di 7.500 tra stabilizzazioni e assunzioni

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(Adnkronos) – Primo accordo tra Poste italiane e sindacati su assunzioni, stabilizzazioni, politiche attive, organizzazione e indennità.Il testo è stato siglato dall’azienda con Cisl Slp, Confsal Comunicazioni, Failp Cisal e Fnc Ugl.

Al tavolo erano presenti anche Cgil e Uil che non hanno firmato l’intesa. Di un accordo “molto importante e positivo" parla il leader della Cisl Luigi Sbarra ricordando le "7.548 assunzioni a tempo indeterminato.E’ la prova concreta che il dialogo sociale ed il confronto responsabile pagano, rispetto ad una linea esclusivamente protestataria ed antagonista”.  "Di queste assunzioni, 5.948 lavoratori saranno impegnati nel settore della logistica, mentre 1.600 saranno destinati alla rete postale e commerciale.

Abbiamo raggiunto un grande risultato insieme alle altre sigle sindacali firmatarie di questo accordo con l’azienda.Voglio ricordare che tutti insieme rappresentiamo l’80% dei lavoratori di Poste Italiane, con la Cisl da sola che raccoglie il 60%”, ha sottolineato il segretario generale del Slp Cisl Raffaele Roscigno. "Abbiamo stabilito e quantificato che, nel triennio 2024-2026, la rete postale sarà composta da una media di 32.000 addetti, garantendo così stabilità e continuità operativa.

Altresì ben 786 lavoratori attualmente con contratto part-time avranno la possibilità di trasformarlo in contratto full-time, garantendo loro maggiore sicurezza e prospettive di crescita", ha aggiunto. "Questi risultati rappresentano un passaggio importante per la tutela e lo sviluppo dell’occupazione all’interno di Poste Italiane.Il confronto ha pagato.

Al tavolo erano presenti anche Cgil e Uil che non hanno firmato l’intesa.La Slp-Cisl continuerà a vigilare e a lavorare per il benessere dei lavoratori e la valorizzazione del loro impegno quotidiano”, ha concluso Roscigno. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Voci di separazione fra Harry e Meghan, ma soltanto ‘professionale’

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(Adnkronos) –
Il principe Harry e Meghan Markle starebbero affrontando una separazione professionale.Sembra infatti che il duca e la duchessa del Sussex potrebbero lavorare indipendentemente l'uno dall'altra.

La coppia è nota per i progetti, le opere di beneficenza e le visite in comune.Negli ultimi mesi, tuttavia, il secondogenito di re Carlo e la moglie sembrano essersi divisi in molti aspetti del loro lavoro.  Meghan ha partecipato di recente a un evento per le donne afghane con l'organizzazione Mina's List.

E – fa notare il Mirror – se da una parte, la duchessa del Sussex ha parlato della Archewell Foundation, l'ente di beneficenza di cui fa parte assieme al marito, quest'ultimo non era fisicamente presente.Anche Harry si è presentato senza la moglie a un evento completamente diverso fuori dagli Stati Uniti.

La scorsa settimana, infatti, il secondogenito di re Carlo, che si è dimesso dagli incarichi reali nel gennaio 2020, ha partecipato a diverse iniziative degli Invictus Games a Vancouver, in Canada, dove è stato fotografato assieme a molti bambini che ne hanno preso parte.  Tuttavia, i Sussex hanno annunciato di esser pronti a fare apparizioni pubbliche insieme a febbraio 2025, partecipando agli Invictus Games.E Meghan ha perfino lasciato intendere che anche Archie e Lilibet potrebbero parteciparvi.

Nessun dubbio, comunque, sul legame familiare della coppia.L'attuale separazione professionale tra Meghan e Harry arriva un paio di anni dopo che l'ex attrice aveva parlato con entusiasmo della relazione con il marito dopo il loro trasferimento in California. "Una delle prime cose che mio marito ha visto quando abbiamo camminato per casa sono state quelle due palme", ​​ha detto Meghan, sottolineando il motivo per cui avevano scelto la loro villa. "Vedi come stanno insieme?

Amore mio, siamo noi", aveva detto Harry alla moglie.   —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cittadella – Juve Stabia: Può essere un crocevia fondamentale per entrambe le formazioni

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La partita contro il Cittadella può valere molto nell’ economia del campionato della squadra di Pagliuca ma in passato questa partita ha assunto contenuti che hanno rappresentato poco sulla valenza della stagione. Per capire meglio questo ragionamento dobbiamo andare indietro nel tempo ed arrivare ai tempi di Piero Braglia allenatore. Stagione 2012 le vespe con la salvezza meritata da qualche giorno in cassaforte si tolsero lo sfizio di vincere al Tombolato grazie ad un gol di Diego Falcinelli.

Nelle stazioni successive un qualcosa tutto da raccontare. La sconfitta in questo Stadio con un gol decisivo di Samuel Di Carmine fece da focus sullo stato di salute della squadra di Castellammare di Stabia che avrebbe poi raccolto una salvezza assolutamente sofferta ma allo stesso tempo molto meritata.

Nell’ ultimo anno di Piero Braglia arrivò una bella vittoria per le vespe gialloble’ per 0-2 ma fu solo una bellissima illusione. Con le reti di Sowe e Lanzaro si pensava che potesse essere l’inizio di un nuovo capitolo dolcissimo ma in realtà fu una pagina di un capitolo nero di quel campionato e della storia recente della Juve Stabia.

Guido Pagliuca rappresenta il percorso recente del calcio a Castellammare ma non dobbiamo dimenticare l’avventura in Serie B targata Fabio Caserta. Cittadella fu un giudice non troppo severo che in quel pomeriggio evidenziò i noti problemi difensivi della squadra del Mister di Melito Porto Salvo.

Per la cronaca i padroni di casa vinsero con un rotondo 3 a 0 in quel periodo dove l’Italia iniziava a spaventarsi per i noti fatti del COVID 19 che avrebbero poi cambiato il nostro fare quotidiano. Per la Juve Stabia questo sarà un banco di prova interessante contro una squadra che ha sempre trovato energie ed idee per raccontare storie importanti e messaggi da lanciare al campionato.

Taglio tasse per il ceto medio “entro quest’anno o a inizio 2025”

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(Adnkronos) – Il taglio delle tasse?Con il taglio della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% ipotizzato dal governo, potrebbe arrivare con la manovra a inizio anno, risorse permettendo.

A dirlo è il viceministro dell'Economia Maurizio Leo a margine della Giornata per la legalità finanziaria alla Guardia di finanza. "Se otterremo le risorse come speriamo, riusciremo a mettere a terra, ora vedremo se lo si può fare quest'anno oppure all'inizio del prossimo anno, è qualcosa che è a cuore di tutta la maggioranza: aiutare il cedo medio", ha detto. "Sappiamo che il cedo medio si sta un po' impoverendo, quindi se riusciamo a trovare risorse adeguate aiuteremo quella fascia dei contribuenti che va dai 35mila euro fino a 50mila e se riusciamo a spingerci sino a 60mila sarà ancora meglio"", ha concluso.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Del Piero da numero 10 Juve a numero 1 del Figc, Pinturicchio quotato a 5,00 su Sisal

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(Adnkronos) – È iniziato tutto con una voce ma adesso, vista la caratura del personaggio, il tam tam si sta facendo più insistente.E lo stesso diretto interessato non ha né smentito né accettato.

In un momento di grande cambiamento per il calcio italiano, Alex Del Piero, uno dei simboli del pallone tricolore nonché uno degli eroi di Germania 2006, potrebbe decidere di cambiare ruolo e numero di maglia: dal classico 10 che indossava alla Juventus al numero 1 del movimento.Il prossimo 3 febbraio, infatti, si svolgeranno le elezioni della Federazione Italia Gioco Calcio con un Gabriele Gravina che non solo deve ancora sciogliere le riserve su un’eventuale ricandidatura ma anche non più certo di avere quel consenso di cui disponeva negli ultimi sei anni. Ecco allora che il nome di Alex Del Piero potrebbe mettere d’accordo tutti sia da un punto di vista delle istituzioni sia da un punto di vista sportivo visto il suo passato da calciatore.

Secondo gli esperti Sisal la possibilità che Pinturicchio diventi il nuovo numero uno del calcio italiano è offerto a 5,00.Tra l’altro, qualora Del Piero venisse eletto diventerebbe il primo calciatore, dopo 81 anni, a ricoprire il ruolo di presidente federale: l’ultimo fu il grande Fulvio “Fuffo” Bernardini.

Il nome di Alex però è molto in voga anche per altre cariche ma, al momento, sia la presidenza della Juventus, in quota a 50, che una panchina di Serie A, ipotesi che pagherebbe 100 volte la posta, appaiono molto lontane. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Caso Caffo, anche Sio annulla presenza a ‘Più libri più liberi’

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(Adnkronos) – "Pur apprezzando il passo indietro e le scuse, ho riflettuto a lungo e non me la sento personalmente di partecipare a questa edizione", così il fumettista Sio, attraverso un lungo post su Instagram, annuncia la sua decisione di non prendere parte all’edizione 2024 di Più libri più liberi.La decisione di Sio segue quella dalla casa editrice Gigaciao, di cui è cofondatore insieme a Dado, Fraffrog e Giacomo Bevilacqua.

Gigaciao, infatti, ha scelto di lasciare il proprio stand vuoto e di donare 5mila euro a Lucha y Siesta, associazione che sostiene le donne vittime di violenza. La scelta arriva in seguito alle polemiche legate all'invito e al successivo ritiro di Leonardo Caffo, che hanno investito la fiera quest'anno dedicata a Giulia Cecchettin.Il filosofo infatti, invitato dalla scrittrice Chiara Valerio, curatrice della manifestazione, è accusato di maltrattamenti e lesioni aggravate nei confronti dell’ex compagna.

La Fiera, poi, ha presentato le sue scuse ammettendo di aver "sbagliato e ferito, oltre le nostre intenzioni". Sio spiega con chiarezza i motivi della sua scelta, sottolineando l'importanza di riflettere su temi come la violenza di genere e il rispetto delle vittime. "Dopo aver appreso dell’invito della fiera, dedicata a Giulia Cecchettin, a una persona sotto processo per violenza contro una sua ex compagna, come moltə mi sono fermato a riflettere.Sono convinto – ha scritto nel suo messaggio – che credere alle vittime di violenza sia un’arma fondamentale contro la strumentalizzazione della sacrosanta presunzione di innocenza, strumentalizzazione che storicamente aiuta e ha aiutato uomini violenti". Sio ribadisce, dunque, di non sentirsi nella condizione di partecipare serenamente: "Rispetto la scelta di chi deciderà di andare e parlare di ciò che è accaduto e quella di chi deciderà di restare a casa.

Io so solo che non ce la faccio a venire a vendere e firmare libri in serenità, né a venire e parlare di queste questioni perché penso di non essere la persona giusta.Spero che lo spazio che lascerò io possa essere preso da qualcuno che parlerà del problema della violenza maschile".

E aggiunge: "Una cosa, però, ci tengo che sia chiarissima: queste mie parole e la mia assenza dalla fiera non devono 'assolutamente' essere un’arma per un attacco personale verso la persona che inizialmente ha commesso un errore.Sbagliare è normale, ed è fondamentale che impariamo a riconoscere e a controllare l’istinto che ci vorrebbe sempre pronti al costruire il rogo appena identifichiamo la strega di turno.

Andate, restate, leggete, litighiamo, ma non smettiamo di parlarne".  
Il fumettista, oltre al firmacopie, aveva in programma un incontro l'8 dicembre con Licia Troisi, che invece ha confermato la sua presenza attraverso i suoi canali social. La casa editrice Gigaciao, fondata da Sio, Dado, Fraffrog e Giacomo Bevilacqua, ha annunciato che non parteciperà all’edizione 2024 di 'Più libri più liberi' con un post pubblicato sui propri canali social. "Quest’anno sarebbe stata la nostra prima Più Libri Più Liberi, un evento che amiamo profondamente.Tuttavia, dopo le vicende di questi giorni, abbiamo dovuto prendere una posizione a riguardo.

Motivo per il cui il nostro stand sarà vuoto: non troverete né i nostri libri né i nostri autori e autrici.Per noi è importante poter partecipare a questo tipo di manifestazioni con una serenità che in questo caso non avremmo", ha spiegato la giovane casa editrice, nata appena un anno e mezzo fa. Un'assenza che Gigaciao ha scelto di trasformare in un gesto di solidarietà: "Faremo una donazione di 5mila euro a 'Lucha y Siesta, realtà che ammiriamo per l'impegno prezioso e indispensabile.

La donazione servirà a sostenere il progetto sperimentale della casa di fuga 'Casa di Amina' creata da Lucha". —culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sciopero, Di Franco (Fillea Cgil): “Governo non vede disagio sociale dei lavoratori”

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(Adnkronos) – "Noi siamo convinti che questa Manovra non guardi alle condizioni reali del Paese e che il governo non percepisca il disagio sociale che oggi attraversano i lavoratori.Disagio sociale che è sotto gli occhi di tutti.

Il governo parla di crescita ma abbiamo la produzione industriale in calo e tantissime crisi nel comparto manifatturiero.E sembra che nessuno abbia idea di che tipo di sviluppo questo Paese deve avere e quale centralità produttiva nel contesto anche internazionale.

Noi venerdì prossimo abbiamo indetto lo sciopero e saremo in piazza per queste ragioni".Così, con Adnkronos/Labitalia, Antonio Di Franco, segretario generale della Fillea Cgil, la categoria degli edili del sindacato di Corso d'Italia, sulle ragioni alla base dello sciopero generale del prossimo 29 novembre indetto da Cgil e Uil. (VIDEO) "Io non so -sottolinea Di Franco- in che Paese viva chi critica la scelta che ha portato Cgil e Uil a scioperare.

Lavoratori e pensionati quest'anno hanno pagato 17 miliardi di euro in più di Irpef.Noi abbiamo chiesto di investirli in sanità, scuola e ulteriore riduzione del cuneo fiscale, ma non è stato fatto.

In tutto ciò il potere d'acquisto dei salari è diminuito del 10%, l'inflazione in questi anni ha fatto segnare un rimbalzo del 17%.E sugli extra profitti di banche e aziende accumulati in questi ultimi anni non è stato fatto nulla, non sono stati redistribuiti alla collettività in termini di welfare, ma in dividendi agli azionisti", aggiunge ancora il dirigente sindacale.  Per Di Franco "abbiamo forme di sfruttamento del lavoro che sono fuori controllo e che non sono più localizzate solo in un'area geografica.

E questo dovrebbero essere le priorità del governo.E' questo disagio sociale che stiamo provando a raccontare.

Noi abbiamo fatto lo sciopero anche con i precedenti governi, perchè riteniamo che questo Paese non sta andando nella direzione giusta", ribadisce.  E Di Franco è entrato anche nel merito dello stato di salute del settore delle costruzioni. "Il settore per fortuna, come dicono anche i dati Istat, è ancora in crescita.Uno dei pochi segmenti dell'economia che riesce a mantenere in piedi la crescita del Paese.

Sicuramente c'è la spinta del Pnrr, su cui siamo fortemente in ritardo, e le 'code' dei bonus edilizi di questi anni.E poi c'è una cosa: i lavoratori edili stanno spingendo come non mai, lavorando a ciclo continuo in tutte le opere pubbliche, si stanno sobbarcando il peso del raggiungimento degli obiettivi del Pnrr.

Tanti stanno morendo sul lavoro, quelli che non muoiono sono molto stanchi.E hanno bisogno di rispetto.

In primis sul contratto dei lavoratori dell'edilizia, sul quale siamo in fase di trattativa e noi abbiamo fatto una richiesta importante.Le associazioni datoriali hanno i bilanci in utile, tutte le imprese delle costruzioni in questo momento sono sane, è il momento di redistribuire questo benessere ai lavoratori.

Segnali di tipo diverso non sarebbero capiti da parte nostra", sottolinea il leader della Fillea. Secondo Di Franco, "il settore ancora regge ma il governo non ha intenzione di investirvi.Ha votato contro la direttiva Ue case green insieme all'Ungheria, ma il nostro Paese entro gennaio 2026 dovremo proporre un piano su come gestire quell'efficientamento energetico". "Ma non c'è nessun confronto con il governo, che per tutta risposta in questa manovra propone non un riordino dei bonus edili, ma bensì un taglio, una prospettiva che non va oltre i due anni.

E se guardiamo all'idea dell'esecutivo di ridurre le detrazioni per i lavori edili dal 50% al 36%, e farli durare solo fino al 2027, significa spalancare le porte al lavoro sommerso e all'economia irregolare", rimarca.  E per il sindacalista un ruolo centrale a tutela della legalità nel settore edile è svolto dalle Casse edili. "Le casse edili -sottolinea sono nate più di 100 anni fa, sono oggi un presidio di legalità e svolgono una funzione pubblicistica nell'emissione del Durc e si occupano di erogare ai lavoratori pezzi di salario che non avrebbero mai avuto in un settore frammentato come quello edile.Oggi casse e scuole edili si occupano di formazione e prevenzione.

Negli ultimi anni le prestazioni sociali date dalla contrattazione delle casse edili, oltre a quelle salariali, ammontano a più di 100 milioni di euro all'anno.Siamo l'unico settore che è riuscito a mettere in campo un welfare contrattuale capace di dare risposte ai lavoratori e anche alle imprese.

Chi oggi attacca le case edili attacca un pezzo di salario dei lavoratori e questo è pericolosissimo", avverte il sindacalista.  Senza le casse edili "come garantiremmo il pagamento di ferie e tredicesime dei lavoratori?e come garantiremmo il controllo del processo di regolarità?", sottolinea Di Franco. Secondo il segretario, "qualcuno pensa di fare campagna acquisti dietro una demonizzazione del sistema bilaterale delle costruzioni.

Si deve agire sulla rappresentanza, oggi ci sono tante sigle che ho difficoltà a capire chi rappresentano". "Si deve avere consapevolezza che spesso sono proprio sigle pseudo enti bilaterali di questo tipo a rilasciare falsi attestati di formazione che determinano poi infortuni mortali.Casse edili lavorano con Inps e Inail, si vuole mettere in dubbio le attività con questi soggetti?", conclude.   —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Caro bollette, 68% ha pagato più del dovuto: cosa fare per risparmiare

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(Adnkronos) – Bollette di luce e gas più care per il 68% di chi ha cercato un nuovo fornitore, con un aggravio annuo, prima del cambio, pari a 415 euro per le bollette dell’elettricità e addirittura 490 euro per quelle del metano.Il dato arriva dall’analisi di Facile.it realizzata su un campione di oltre 28.000 utenze di consumatori che hanno chiesto un cambio fornitura tra settembre 2023 ed agosto 2024.

Più nello specifico, analizzando la fornitura di energia elettrica, emerge che il 76% dei titolari di contratto pagava una tariffa superiore alla media delle offerte disponibili; bollette alla mano significa che, a parità di consumi, hanno speso in un anno circa 1.380 euro, a fronte di una media pari a 965 euro.  Se si guarda alla fornitura di gas, invece, la percentuale di chi spendeva più del dovuto è stata pari al 40%; per questi consumatori la bolletta annuale è arrivata a sfiorare i 2.100 euro, a fronte di una spesa media pari a poco meno di 1.600 euro. "Sul mercato libero – spiegano gli esperti di Facile.it – ci sono centinaia di operatori; orientarsi tra le offerte non è semplice e scegliere male può significare sprecare centinaia di euro ogni anno.Per questo è fondamentale imparare a leggere le bollette, monitorare costantemente la propria tariffa e confrontarla con quella di altri operatori, così da identificare la soluzione più adatta alla proprie esigenze".

Sempre secondo l’analisi di Facile.it, ci sono però molti utenti che, scegliendo in maniera corretta il fornitore a cui affidarsi, rispetto alla media hanno risparmiato; sempre a parità di consumi, fino a 180 euro l’anno sulla bolletta della luce e fino a quasi 400 euro l’anno su quella del gas.   Innanzitutto, bisogna osservare all’interno della bolletta gli elementi da utilizzare per valutare la propria fornitura.Il primo da identificare è la 'spesa materia energia' – parametro che si trova nel riquadro della bolletta dedicato ai consumi – che va diviso per la quantità di energia consumata (espressa in kWh per la luce e Smc per il gas).

Il valore così ottenuto rappresenta il prezzo della materia energia ed è un buon parametro iniziale da utilizzare per capire se ciò che paghiamo è in linea con il mercato o se la nostra bolletta è troppo cara. Per l’energia elettrica, le migliori proposte a prezzo fisso oggi disponibili sul mercato hanno un costo della materia energia che si aggira intorno a 0,18 euro/kWh per la fornitura di energia elettrica ed ai 0,61 euro/Smc per quella del gas.Se il valore emerso dall’analisi dalla vostra bolletta è superiore a questi parametri, significa che state spendendo più del dovuto e che sul mercato ci sono offerte più convenienti.  Una volta stabilito che stiamo pagando troppo, è arrivato il momento di valutare le offerte sul mercato.

Per farlo è necessario partire dalla propria fornitura, leggendo la bolletta di dettaglio', un documento che contiene, come suggerisce il nome stesso, tutti i dettagli della nostra offerta; se non lo ricevete, fatene richiesta al vostro fornitore.In questo documento, alla voce 'spesa per la materia energia', compariranno due componenti; una quota fissa, vale a dire l’importo che indipendentemente dai consumi pagherete ogni mese, e una quota legata ai consumi, il cui peso dipenderà quindi da quanta energia elettrica o gas verranno utilizzati. Questi sono i valori da considerare per confrontare la vostra fornitura con quella proposta da altre società, facendo attenzione a richiedere in fase di offerta il costo della quota fissa e quello legato ai consumi. A questo punto basterà identificare la soluzione più adatta alle vostre esigenze e a tal fine sarà fondamentale considerare quanta energia consumate e quali siano le abitudini d’uso.

Ad esempio, per le famiglie numerose che consumano molta energia, il consiglio è di fare particolare attenzione al costo della quota legata ai consumi e prediligere offerte che abbiano un prezzo più basso per questo elemento; se invece i consumi di energia sono contenuti, ad esempio nel caso di un single o di una seconda casa abitata per periodi limitati, è importante fare attenzione al prezzo della quota fissa, che potrebbe avere un impatto significativo sul costo totale. "Non esiste in assoluto il fornitore migliore, la scelta va calibrata sulla base delle proprie esigenze", spiegano ancora gli esperti di Facile.it. "L’errore da evitare è non confrontare la propria tariffa con le offerte di altre società; per chi non ha confidenza con la materia, esiste la possibilità di rivolgersi a consulenti indipendenti che possono aiutare i consumatori ad orientarsi tra le offerte identificando quella più adatta". —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Napoli, un ticket per i presepi di San Gregorio Armeno? “Errore, rischio effetto boomerang”

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(Adnkronos) – "E’ un errore, San Gregorio Armeno è un bene di tutti, nato dall’amore e dalla passione degli artigiani e deve restare di tutti, a prescindere.Il ticket è una formula che a Napoli non credo abbia effetto, anzi si rischia effetto boomerang.

Tra l’altro, con cinque euro a Napoli ci si può comprare una pizza e una bibita”.Lo dice all’Adnkronos il maestro presepiale Marco Ferrigno, a proposito della proposta arrivata in Consiglio Comunale il 25 novembre dal consigliere Gennaro Esposito (Azione), che a sua volta aveva raccolto l’idea lanciata dal Comitato Santa Maria di Portosalvo, sull'introduzione del ticket di accesso da cinque euro alla nota via dei presepi, al centro storico di Napoli, per migliorare le condizioni di vita dei residenti e la fruibilità delle bellezze della città da parte dei turisti. Secondo Ferrigno, non è questa la soluzione per allentare l'affollamento legato all'overtourism: “Le soluzioni potrebbero essere tante, per esempio si potrebbero piazzare dei varchi, con accesso contingentato alla via dei presepi, oppure piazzare un dispositivo elettronico che conti le presenze e segnali quando si è giunti al limite della capienza dell’area”.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tumori: Regione Lombardia, presentato primo Pdta per integrazione ospedale-territorio

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(Adnkronos) – Ogni anno in Italia oltre 430mila persone si ammalano di una neoplasia solida o del sangue.Molte di queste patologie possono diventare croniche grazie all’opportunità offerte da cure e trattamenti.

Solo per i tumori solidi vivono sul territorio nazionale più di 3,7 milioni di pazienti.Di questi, 2 milioni possono essere considerati malati cronici e necessitano di una prolungata assistenza sanitaria.

Sono loro i destinatari del nuovo Pdta (Percorso diagnostico terapeutico assistenziale) di integrazione ospedale-territorio che vuole ridisegnare l’assistenza oncologica nel nostro Paese puntando ad un forte livello di integrazione tra ospedale e territorio.Il nuovo documento – si legge in una nota – è stato presentato oggi, in Regione Lombardia, durante un convegno organizzato dal Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università statale di Milano in collaborazione con l’Associazione Periplo.

All’evento c'erano rappresentati dei clinici, pazienti, accademici e delle istituzioni sanitarie regionali.  “Dobbiamo ripensare la nostra sanità e ‘sintonizzarla’ verso i nuovi bisogni di cure e di assistenza dei cittadini – afferma Daniele Generali, responsabile dell’Unità multidisciplinare di Patologia mammaria dell’Asst di Cremona e principale autore del nuovo Pdta – Bisogna partire dal presupposto che il cancro per molte forme diventa una patologia cronica e talvolta guaribile.Al tempo stesso l’incidenza risulta in crescita e si registrano più di 1.000 nuovi casi ogni giorno.

Le neoplasie del sangue invece colpiscono ogni anno più di 35mila persone, e molte volte la malattia può essere tenuta sotto controllo.Questo fenomeno rappresenta una grande ed inevitabile sfida per il sistema sanitario nazionale”.  Il nuovo Pdta parte da un progetto pilota organizzato dalla Asst di Cremona all’interno del percorso Smart Care (Soluzioni e metodi avanzati di riorganizzazione territoriale in sanità).

Nella provincia lombarda sono state coinvolte delle donne con tumore mammario ed è stata prevista la somministrazione di trattamenti al di fuori dall’ospedale.La progettualità è stata resa possibile anche grazie al via libera di Regione Lombardia, per la dispensazione nelle farmacie territoriali di alcune terapie croniche anticancro (con formula Dpc). “I primi dati hanno permesso di riscontrare un ottimo livello di soddisfazione – spiega il professor Generali – Abbiamo ottenuto una riduzione di richieste di legge 104 da parte di caregiver-parenti e si registra un miglioramento degli indicatori di qualità di vita delle pazienti.

Questo di Cremona penso possa essere un buon esempio di come sia possibile ricollocare con i servizi sanitari”.  L’obiettivo strategico finale secondo Ezio Belleri, direttore generale Asst di Cremona, sarà dunque quello di creare un modello organizzativo capace di garantire la migliore assistenza per il paziente oncologico anche sul territorio, ricollocando i servizi sanitari in maniera più appropriata e coordinando tutti i soggetti coinvolti.Con l’idea di individuare il miglior setting di cura che garantisca la massima qualità dell’assistenza, l’ottimizzazione delle risorse con una maggiore sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e l’appropriatezza organizzativa. “Siamo convinti – conclude Belleri – che in alcune situazioni il paziente oncologico trovi più corretta attenzione alle sue esigenze in un setting assistenziale territoriale, che può essere quello di letti di cure intermedie o delle strutture dedicate.

Riteniamo inoltre necessario riscrivere i Pdta del paziente oncologico che delinei in maniera chiara l’integrazione tra ospedale e territorio ove vengano evidenziate queste necessità assistenziali.I pazienti che potranno effettuare le terapie oncologiche ed onco-ematologiche in setting extra-ospedaliero dovranno essere selezionati in base a criteri specifici.

La presa in carico dei malati sul territorio avverrà anche attraverso lo scambio di informazioni cliniche con il personale ospedaliero”. Come osserva il direttore del dipartimento di Oncologia e Onco-ematologia dell'università degli Studi di Milano, Gianluca Vago: “Sia il Dm 77 che il Pnrr hanno sottolineato l’assoluta necessità di rimodulare la nostra sanità.L’integrazione tra i servizi dell’ospedale e quelli della medicina territoriale è un tema centrale e strategico per la sostenibilità del sistema sanitario, e l’urgenza di intervenire con modelli operativi è ormai ampiamente condivisa, almeno sul piano teorico.

Questo presentato oggi è uno dei progetti che in Regione si stanno sviluppando per definire un quadro di riferimento che consenta al decisore politico di assumere le iniziative necessarie per la sua implementazione.Naturalmente, il tema del potenziamento della sanità territoriale – aggiunge – non è limitato alla sola tematica oncologica; ma è pur vero che proprio gli straordinari progressi nella diagnosi e cura dei tumori hanno permesso un radicale cambiamento nelle prospettive di guarigione della malattia, o almeno nella sua cronicizzazione.

Per questo, pensiamo che il progetto pilota avviato a Cremona, che si avvale anche della collaborazione con altri grandi ospedali metropolitani, possa fornire un contributo importante in questa direzione, esportabile ad altre realtà territoriali della Regione e del Paese.L’obiettivo finale rimane sempre la definizione di un modello organizzativo capace di integrare l’eccellenza di cura in fase acuta, al percorso di monitoraggio e sostegno del paziente al di fuori del contesto ospedaliero, garantendo – conclude Vago – continuità nel percorso di cura”. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Al via Congresso Sir, primo documento prevenzione attiva in reumatologia

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(Adnkronos) – Prevenire le malattie reumatologiche è possibile, e oggi necessario, per ridurne il forte impatto sul nostro Sistema Paese: i costi per farmaci, ricoveri ospedalieri, riabilitazioni, perdita di produttività e pensionamenti anticipati ammontano a oltre 4 miliari di euro l’anno.Del resto, sono patologie molto diffuse: solo l’artrosi e l’artrite riguardano il 14% dell’intera popolazione. È quindi prioritario promuovere campagne di prevenzione attiva a livello nazionale ed educare la popolazione a evitare i fattori di rischio specifici.

Al tempo stesso le malattie vanno integrate nei piani sanitari nazionali-regionali favorendo così le diagnosi precoci e l’accesso ai trattamenti innovativi.Sono i contenuti del documento ‘La prevenzione in reumatologia’ – si legge in una nota – redatto e promosso dalla Società italiana di reumatologia (Sir) presentato in occasione della prima giornata del 61.esimo Congresso nazionale della società scientifica che si apre oggi a Rimini. “Oltre 5 milioni di persone in Italia sono afflitti da una forma più o meno grave di malattia reumatologica – sottolinea Giandomenico Sebastiani, presidente nazionale Sir – Per esempio, l’osteoporosi colpisce più di 3,5 milioni di donne e nel 2022 ha causato oltre 89mila ospedalizzazioni per fratture del collo del femore tra gli anziani.

Vi sono poi i casi più severi e disabilitanti di malattia reumatologica che ammontano a oltre 734mila e questi pazienti hanno bisogno di costanti monitoraggi clinici-ambulatoriali.Come per molte altre patologie la componente genetica riveste un ruolo importante nell’insorgenza.

Infatti colpiscono anche uomini e donne giovani, apparentemente in buono stato di salute e senza pericolosi vizi.Esistono però dei fattori di rischio individuali modificali sui quali intervenire.

Tra questi ricordiamo il fumo di sigaretta, una dieta troppo ricca di grassi animali, la tendenza alla sedentarietà, l’obesità e l’eccesso di peso, il sovraccarico articolare e alcune infezioni.Per esempio, una scarsa igiene orale è collegata all’artrite reumatoide e potrebbe favorire anche il lupus eritematoso sistemico o la sindrome di Sjogren.

Ciò è dovuto ad alcuni batteri in grado di colonizzare la mucosa orale e le gengive e incentivare la produzione di autoanticorpi”.  Gli stili di vita sani “influiscono anche sul benessere dell’apparato muscolo-scheletrico – aggiunge Andrea Doria, presidente eletto Sir – Il fumo non provoca solo tumori, disturbi respiratori o patologie cardio-vascolari, è il fattore ambientale più strettamente associato allo sviluppo di malattie reumatologiche immunomediate.Le sigarette influiscono su alcuni enzimi coinvolti nella patogenesi dell'artrite reumatoide e aumentano del 50% il rischio di lupus eritematoso sistemico.

Diversi studi stanno indagando sul ruolo che il pericoloso vizio può avere nelle miopatie infiammatorie idiopatiche o nella malattia di Sjögren”.  Ad esempio “una gestione corretta del peso – illustra il professore – attraverso una dieta equilibrata e l'esercizio fisico, può aiutare a ridurre l'infiammazione sistemica e migliorare la salute generale.Lo sport poi favorisce la mobilità articolare, incrementa la massa muscolare, migliora la funzione immunitaria e riduce lo stress.

Può ridurre il rischio o ritardare l’insorgenza di alcune malattie.Per questo come reumatologi lo consigliamo a tutti, sia ai nostri pazienti che a tutti i cittadini.

Lo stesso vale per la dieta mediterranea che risulta la migliore e la più salutare anche per prevenire molte forme di artriti.Quindi via libera al consumo di verdure e cereali, olio d’oliva, pesce, latticini e zuccheri semplici”.  A tale proposito, “oltre alla prevenzione primaria attiva è fondamentale anche quella secondaria – ossserva Ennio Lubrano di Scorpaniello, vicepresidente Sir – Per arrestare il decorso, ed evitare l’aggravamento delle malattie, sono cruciali una diagnosi precoce e la tempestiva presa in carico da parte dello specialista.

A differenza di alcuni tumori, per le malattie reumatologiche non sono disponibili programmi di screening. È importante sensibilizzazione la popolazione sui primi campanelli d’allarme che devono far pensare all’esordio di una patologia.Da questi bisogna arrivare il prima possibile ad una visita e ad esami diagnostici come, ad esempio, alcuni test ematochimici.

In particolare vi è il dosaggio degli indici bioumorali di infiammazione e degli autoanticorpi.Tra l’imaging ha invece assunto grande importanza l’ecografia muscoloscheletrica come esame di primo livello”.

Infine, “vi è la prevenzione terziaria che si pone l’obiettivo di gestire e migliorare la qualità della vita del paziente e vuole anche contenere gli esiti ed il progressivo danno causato delle malattie reumatologiche – sostiene Carlomaurizio Montecucco, presidente di Fira, Fondazione italiana per la ricerca in reumatologia – Le strategie disponibili sono diverse e comprendono alcuni trattamenti farmacologici avanzati, la riabilitazione, la complicata gestione del dolore e più in generale un supporto continuo e qualificato al paziente.Anche nell’evitare complicanze e ricadute della malattia un ruolo importante è quello degli stili di vita.

L’attività fisica, un’alimentazione sana, il controllo del peso corporeo, la cessazione del fumo o un consumo limitato di alcol sono tutti fattori che influiscono sul decorso della patologia”.  Il 61.esimo congresso nazionale della Sir vede per tre giorni riuniti a Rimini oltre 1.500 specialisti da tutta Italia.Sono previsti più di 160 relatori per un totale di 60 sessioni e 8 Hands On. “Il programma scientifico, del nostro più importante meeting, prevede momenti di approfondimento dedicati a tutte le principali malattie – conclude Sebastiani – In reumatologia registriamo continui e rapidissimi progressi scientifici a livello clinico-diagnostico ma anche nello studio della patogenesi.

Si rende perciò necessario un aggiornamento costante e di elevata qualità ed è compito della nostra Società Scientifica garantirlo a tutti i professionisti che lavorano nel nostro Paese”.  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)