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Discariche abusive, “La popolazione è ancora esposta”

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17 settembre 2025 | 16.18

LETTURA: 3 minuti

La Terra dei fuochi “non è un marchio e non è un capitolo di bilancio. E’ una ferita aperta. E’ un luogo dove si vive, si muore, si resiste. Ha bisogno di verità scientifica, giustizia ambientale, trasparenza istituzionale, partecipazione civica reale. Chi governa, chi comunica, chi ha responsabilità pubblica lo ricordi ogni mattina, prima dell’ennesima passerella. E’ finito il tempo delle analisi. E’ cominciato il tempo delle scelte”. Così all’Adnkronos Salute l’oncologo Antonio Giordano, direttore Sbarro Health Research Organization (Shro) e da sempre in prima linea nell’indagine epidemiologica e scientifica sulla Terra dei fuochi. Con i suoi studi ha dimostrato il link fra l’interramento illecito dei rifiuti controllato dalla camorra e i tumori in Campania. Dieci anni fa il libro ‘Monnezza di Stato’, scritto da Giordano insieme al giornalista Paolo Chiariello, raccontava i disastri ambientali commessi in Campania e le ricadute sulla salute dei residenti. Oggi pomeriggio a Caserta il vertice con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro della Salute Orazio Schillaci e la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava.

“Non si tratta solo di una posizione personale, ma di una presa di parola necessaria, alla luce del clima sempre più opaco che circonda il dibattito su ambiente e salute in Campania – avverte l’oncologo – Negli ultimi mesi, infatti, si sta riaffacciando un negazionismo spudorato: si evita la parola tumore, si parla solo di ‘patologie respiratorie’, si insinua che servano ancora prove per parlare di correlazione tra inquinamento e malattie. Tutto questo è pericoloso, fuorviante, e rischia di trasformarsi in un massacro sanitario silenzioso per intere comunità”.

“La Sbarro Health Research Organization, che ora ha una sede anche in Italia, lavora da anni sul fronte dello studio del rapporto tra ambiente e salute nei territori contaminati. I risultati – rimarca l’oncologo – non lasciano spazio a dubbi: bioaccumulo di sostanze tossiche nel sangue e nei tessuti umani; diossine nel latte materno (studio Rivezzi); effetti sugli organi riproduttivi (studio Montano); sostanze tossiche nel sangue anche di operatori sanitari (Marfella). Serve ancora negare? Serve ancora rinviare? No. Serve agire. Con strumenti chiari, dati aggiornati, azioni concrete”.

La Corte Ue per i diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato l’Italia a rispondere alla perdurante situazione di inquinamento derivante dalla gestione illegale dei rifiuti in Campania e il Governo è intervenuto, il decreto legge 14 marzo 2025 ha esteso i poteri del commissario unico per la messa a norma delle discariche abusive. A fine luglio il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge ‘Terra dei fuochi’ che introduce misure straordinarie per contrastare i reati ambientali e restituire legalità ai territori colpiti da roghi e traffici illeciti di rifiuti, tutelando la salute pubblica e l’ambiente.

“La sentenza della Cedu – sottolinea Giordano – ha parlato chiaro: i cittadini devono essere coinvolti, non esclusi. Eppure, anche oggi, la partecipazione è fittizia: si convocano sempre gli stessi, si evitano i comitati realmente attivi, si alimentano narrazioni rassicuranti. La Regione Campania continua a procedere senza una regia scientifica unitaria e verificabile. Mentre la popolazione è ancora esposta, si parla di bonifiche senza monitoraggio, di salute senza dati, di emergenza senza medicina del territorio”, inalza l’esperto.

Secondo l’oncologo, il Registro tumori Campania “pubblica dati fermi al 2021, con proiezioni fino al 2025. Ma come si può fare prevenzione oncologica con dati di 4 anni fa? Come si pianificano screening, posti letto e risorse se le informazioni non sono attuali né geolocalizzate? Le medie per Asl non fotografano la realtà. Ischia e Caivano, ad esempio, sono nel medesimo calderone statistico. Un approccio inadeguato e disonesto”, conclude Giordano.

Fonte AdnKronos

Spezia – Juve Stabia sarà diretta da Luca Massimi della sezione di Termoli: La scheda completa dell’arbitro

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Sabato la Juve Stabia sarà impegnata fuori casa con lo Spezia Calcio per la giornata numero 4 del campionato di Serie B 2025-2026.  A dirigere l’incontro ci sarà Luca Massimi della sezione di Termoli.  Il fischietto molisano, al suo ottavo anno in CAN, è considerato uno dei migliori arbitri della categoria, grazie a un’esperienza maturata fin dalle prime esperienze e a un talento riconosciuto a livello nazionale.  Massimi è inoltre entrato nella storia come primo arbitro molisano a dirigere una partita di Serie A.

Gli esordi e i primi riconoscimenti dell’arbitro Massimi

Luca Massimi ha iniziato il suo percorso arbitrale nel 2007, dimostrando fin da giovanissimo una predisposizione naturale per il ruolo.

A soli nove anni, era già impegnato nei campionati giovanili.  Dopo aver maturato esperienza nelle serie minori, nel 2011 è approdato in Serie D.  La sua ascesa è stata inarrestabile: nel 2017 ha raggiunto un traguardo storico, diventando il primo arbitro molisano a vincere il Premio nazionale Bettedi.  Questo prestigioso riconoscimento ha sancito le sue indiscusse qualità e le grandi prospettive di un talento destinato a lasciare il segno nel calcio italiano.

Il grande salto dell’arbitro Massimi

Dopo una stagione straordinaria in Lega Pro, culminata con la promozione in Serie B e il prestigioso Premio Luca Colosimo, Massimi continua a mietere successi.Riconosciuto dai suoi colleghi allenatori come il migliore arbitro della cadetteria, il giovane fischietto molisano vede finalmente coronato il suo sogno: l’esordio in Serie A.  Il 24 febbraio 2019, dirige la partita tra Sampdoria e Cagliari, scrivendo una pagina indelebile nella storia dell’arbitraggio italiano.  La sua ascesa non si ferma qui: nel 2020, entra a far parte della CAN A-B, consolidando il suo ruolo nell’élite dell’arbitraggio nazionale.

Le qualità dell’arbitro Massimi

Le sue prestazioni sul campo, confermate da un palmares di tutto rispetto, evidenziano un talento innato per la gestione delle partite.  Massimi, infatti, si distingue per la sua straordinaria capacità di comunicare con i calciatori, instaurando un dialogo costruttivo che va ben oltre le semplici ammonizioni.  Questa sua dote, non comune nel mondo dell’arbitraggio, gli permette di mantenere sempre il controllo della partita e di guadagnarsi il rispetto di tutti gli attori in campo.  Senza dubbio, Massimi rappresenta uno dei prospetti più promettenti dell’arbitraggio italiano.

La scheda completa del Direttore di Gara

Sig.  Luca Massimi della Sez.  di Termoli Nato a Termoli (CB) il 23/11/ 1988 – 8° anno alla C.A.N.  Finora ha diretto in carriera 176 gare con questo score: 81 vittorie interne; 42 pareggi e 53 affermazioni esterne 40 i rigori assegnati e 47 le espulsioni decretate

Quest’anno ha diretto 2 gare (1 in serie B, 1 Coppa Italia) con questo score: 0 vittorie interne, 2 pareggi, 0 vittorie esterne con 0 rigori e 1 espulsione

Conta 8 precedenti con la Juve Stabia: 3 vittorie, 3 pareggi, 2 sconfitte

08/11/2015 SERIE C Matera – Juve Stabia (0-0)

18/12/2016 SERIE C Taranto – Juve Stabia (0-0)

05/11/2017 SERIE C Matera – Juve Stabia (1-1) (Viola (JS), Scognamillo)

24/08/2019 SERIE B Empoli – Juve stabia (2-1) (Bandinelli, Cissè (JS), La Gumina)

15/02/2020 SERIE C Juve stabia – Crotone (3-2) (Forte (JS), Armenteros, Benali, Calò (JS), Addae (JS))

04/10/2024 SERIE B Sampdoria – Juve Stabia (1-2) (Coda (S), Adorante (2))

19/01/2025 SERIE B Palermo – Juve Stabia (1-0) (Le Douran)

15/03/2025 SERIE B Juve Stabia – Modena (2-1) (Candellone 2, Palumbo (r))

Con lo Spezia conta 7 precedenti con questo score: 4 vittorie, 1 pareggio, 1 sconfitta

Assistenti

Primo Assistente: signor Giuseppe Di Giacinto della sezione AIA di Teramo

Secondo Assistente: signor Mattia Regattieri della sezione AIA di Finale Emilia

IV° ufficiale: signor Francesco Burlando della sezione AIA di Genova

VAR: signor Giacomo Camplone della sezione AIA di Lanciano

AVAR: signor Valerio Marini della sezione AIA di Roma 1

Juve Stabia, Lovisa: La B deve essere difesa. Non mi piace il clima che si respira, serve più entusiasmo

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In una mattinata di presentazioni ufficiali, con i neoacquisti Alessandro Gabrielloni e Andrea Giorgini pronti a vestire la maglia gialloblù, è la figura del Direttore Sportivo Matteo Lovisa a prendersi la scena.Le sue parole, pronunciate nella sala stampa dello Stadio Romeo Menti, non sono state solo di circostanza, ma un vero e proprio manifesto programmatico, un’analisi lucida del momento e un accorato appello a quella piazza che, a suo dire, deve ritrovare l’entusiasmo per difendere un palcoscenico prezioso come la Serie B.

Un Progetto Giovane con Radici Salde

A soli 29 anni, Matteo Lovisa si è già imposto come uno dei dirigenti più apprezzati e vincenti del panorama calcistico italiano.

La sua carriera, iniziata a Pordenone, dove ha contribuito alla storica promozione in Serie B, ha trovato la sua consacrazione proprio a Castellammare di Stabia.Arrivato nell’estate del 2023, ha costruito, con una visione chiara e una gestione oculata delle risorse, la squadra che ha dominato il girone C della Serie C, riportando le Vespe in cadetteria.

Un successo che gli è valso il prestigioso riconoscimento come miglior direttore sportivo della categoria per la stagione 2023-2024.La filosofia di Lovisa è chiara: un mix di giovani talenti e giocatori d’esperienza, con un occhio di riguardo alla sostenibilità economica del club.

Un modello virtuoso che ha permesso alla Juve Stabia di competere e vincere contro avversari ben più quotati.La sua abilità nel scovare profili funzionali al progetto tecnico e la sua capacità di creare un gruppo coeso sono stati i pilastri su cui si è fondata la promozione.

I Nuovi Innesti: Qualità ed Esperienza per la Categoria

La conferenza stampa odierna ha ufficialmente dato il benvenuto ad Alessandro Gabrielloni e Andrea Giorgini, due operazioni di mercato che incarnano perfettamente la strategia del Direttore Sportivo. “Sono convinto che sia Andrea che Alessandro possano darci quella qualità che serve al gruppo”, ha esordito Lovisa, ringraziando la proprietà per il supporto costante.

Alessandro Gabrielloni, attaccante classe 1994, arriva a Castellammare con un bagaglio di esperienza e gol pesanti.

Protagonista della cavalcata del Como dalla Serie D alla Serie A, Gabrielloni è un centravanti che sa come si vince.La formula del prestito secco dal club lariano, che non ha voluto privarsene a titolo definitivo, come sottolineato dal DS Matteo Lovisa, testimonia il valore del calciatore.

Per la Juve Stabia, il suo arrivo rappresenta un innesto di sicuro affidamento per il reparto offensivo, un giocatore capace di fare la differenza in una categoria competitiva come la Serie B.

Andrea Giorgini, difensore centrale del 2002, è invece un investimento per il presente e per il futuro.Giovane ma con già una buona esperienza in cadetteria con la maglia del Südtirol, Giorgini porta fisicità e qualità alla retroguardia stabiese.

L’operazione, svelata dal DS Lovisa è di un prestito con obbligo di riscatto a condizioni definite “fattibili” dallo stesso direttore, che lo legherà alla Juve Stabia a titolo definitivo dal 1° luglio 2026 (quando sarà esercitata l’opzione dell’obbligo di riscatto), è l’emblema della programmazione a lungo termine del club.

L’Appello alla Piazza: “I Pareggi non sono Sconfitte”

Il cuore dell’intervento di Matteo Lovisa è stato, però, l’analisi del momento attuale e il richiamo all’ambiente.Con la squadra reduce da tre pareggi nelle prime tre giornate di campionato, il Direttore Sportivo ha percepito un clima di eccessiva freddezza, quasi di delusione. “Non mi piace il clima che si sta respirando, i pareggi non sono sconfitte e per una piazza come Castellammare la Serie B è da difendere, serve più entusiasmo da parte della piazza”.

Parole forti e dirette, che non nascondono un certo disappunto per la reazione tiepida di una parte della tifoseria.Lovisa ha voluto ricordare a tutti il valore della categoria conquistata con tanti sacrifici, un patrimonio da proteggere con l’unione di tutte le componenti. “La nostra squadra ha un’identità forte, son contento di Andrea e Alessandro così come gli altri ragazzi perché hanno sposato a pieno il progetto”, ha sottolineato, rimarcando la solidità del gruppo e la fiducia nel lavoro svolto.

Il Direttore Sportivo ha poi invitato tutti all’equilibrio nei giudizi, consapevole che il campionato di Serie B è una maratona lunga e piena di insidie. “Durante l’anno ci sono sempre momenti positivi e negativi, l’unica cosa che conta sono i punti a fine campionato, bisogna essere equilibrati nei giudizi”.Un richiamo al realismo e alla pazienza, virtù indispensabili per affrontare un torneo difficile con una squadra neopromossa.

Una Visione per il Futuro

Le parole di Matteo Lovisa, al di là della cronaca della giornata, rappresentano una vera e propria lezione di management sportivo.

La sua capacità di coniugare ambizione e pragmatismo, la sua visione a lungo termine e la sua leadership carismatica sono le armi con cui la Juve Stabia si appresta ad affrontare le sfide della Serie B.L’appello all’unità e all’entusiasmo della piazza non è solo una richiesta di sostegno, ma la consapevolezza che per raggiungere traguardi importanti è necessario che tutte le anime del mondo gialloblù remino nella stessa direzione.

Con un D.S.come Matteo Lovisa, la Juve Stabia ha tutte le carte in regola per consolidare la propria presenza nel calcio che conta e guardare al futuro con fiducia.

Juve Stabia, Andrea Giorgini: Sento molto la fiducia. Cercavo nuovi stimoli, Castellammare è la scelta giusta

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Sabato contro la Reggiana si è alzato ufficialmente il sipario sulla nuova avventura in maglia gialloblù di Andrea Giorgini.Nella sala stampa dello Stadio Romeo Menti, il giovane difensore centrale, classe 2002, è stato presentato insieme all’attaccante Alessandro Gabrielloni dal direttore sportivo Matteo Lovisa.

Le sue prime parole da giocatore della Juve Stabia rivelano la determinazione e l’entusiasmo di un calciatore pronto a mettersi in gioco in una piazza calda e ambiziosa, sottolineando la rapidità e la convinzione che lo hanno portato a scegliere le Vespe.

“Sono molto felice di essere a Castellammare,” ha esordito Giorgini, “dal primo contatto con il direttore che mi ha espresso fiducia e stima ho capito che era la scelta giusta.Avevo bisogno di nuovi stimoli e Castellammare era la piazza ideale per me.” Queste dichiarazioni, cariche di significato, aprono uno spaccato sulla volontà del calciatore di intraprendere un percorso di crescita e di affermazione personale, individuando nel progetto tecnico della Juve Stabia l’ambiente perfetto per esprimere il proprio potenziale.

La sfida del cambiamento e l’adattamento tattico

Uno dei passaggi più interessanti delle dichiarazioni di Giorgini riguarda la transizione tattica che lo attende: “Non è facile passare a due stili di gioco completamente differenti, spero di migliorare e dare il mio apporto.

Con Castori dietro si giocava poco la palla mentra con Abate la costruzione avviene dal basso, cercavo proprio questo, mi piace giocare la palla” Questa frase, apparentemente di circostanza, nasconde in realtà una profonda consapevolezza delle sfide che lo attendono.

La fiducia del direttore Lovisa e la sana competizione

L’operazione che ha portato Andrea Giorgini alla Juve Stabia, un prestito con obbligo di riscatto dal Südtirol, rientra a pieno titolo nella filosofia di mercato del direttore sportivo Matteo Lovisa.Una strategia chiara, che mira a coniugare l’esperienza di giocatori affermati con l’entusiasmo e il talento di giovani di belle speranze, possibilmente di proprietà, per costruire un patrimonio tecnico ed economico per il club.

Lovisa, fin dal suo arrivo, ha dimostrato di avere le idee chiare, cercando profili funzionali al progetto tecnico e dotati di grandi motivazioni.La fiducia espressa nei confronti di Giorgini fin dal primo contatto, come sottolineato dallo stesso giocatore, è stata la chiave di volta per il buon esito della trattativa.

Giorgini, dal canto suo, non teme il confronto con i compagni di reparto: “La competizione sana nel nostro ruolo ci permette di mantenere alta la concentrazione, dobbiamo lottare tutti per lo stesso obiettivo in un campionato difficile.” Parole che denotano maturità e spirito di squadra, qualità essenziali per affrontare le insidie della Serie B.La presenza di altri difensori di valore nella rosa stabiese sarà uno stimolo ulteriore a dare il massimo in ogni allenamento, con la consapevolezza che solo attraverso il lavoro quotidiano si potrà conquistare una maglia da titolare e contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni.

Un appello ai tifosi per un campionato da protagonisti

Infine, un pensiero per la tifoseria, il dodicesimo uomo in campo al Romeo Menti: “Ringrazio i tifosi per il supporto che ci hanno dato e ci daranno in futuro.” Giorgini ha già compreso l’importanza del calore e della passione del pubblico di Castellammare, un fattore che può fare la differenza nel corso di una stagione lunga e impegnativa.

Il “campionato difficile” a cui fa riferimento è la Serie B, un torneo notoriamente equilibrato e imprevedibile, dove ogni partita nasconde delle insidie.Con l’arrivo di Andrea Giorgini, la retroguardia delle Vespe si arricchisce di un elemento di grande affidabilità e dal potenziale ancora inesplorato.

La sua duttilità, la sua forza fisica e la sua qualità in fase di impostazione ne fanno un interprete moderno del ruolo di difensore, pronto a diventare uno dei punti fermi della nuova Juve Stabia targata Ignazio Abate.La sfida è lanciata: per Giorgini, Castellammare rappresenta il trampolino di lancio ideale per la consacrazione definitiva; per la Juve Stabia, un altro importante tassello per costruire un futuro solido e vincente.

Juve Stabia, presentazione di Gabrielloni: “Convinto dal progetto, vorrei fare tanti gol. Qui per dare tanto”

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Si è tenuta questa mattina, mercoledì 17 settembre, alle ore 11:00, presso la sala stampa dello Stadio Romeo Menti, la conferenza stampa di presentazione di due nuovi innesti per la Juve Stabia: l’attaccante Alessandro Gabrielloni e il difensore Andrea Giorgini.A fare gli onori di casa il direttore sportivo Matteo Lovisa, che ha introdotto i due calciatori alla stampa.

Grande attesa per le prime parole di Alessandro Gabrielloni con la maglia gialloblù.L’attaccante, arrivato dal Como, ha espresso tutto il suo entusiasmo per la nuova avventura, sottolineando le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare la corte delle Vespe.

“Ringrazio la società e soprattutto il direttore per avermi cercato,” ha esordito Gabrielloni. “Lasciare Como non è stato semplice, ma sono convinto di aver scelto un grande progetto.

La Serie B è un campionato molto complicato e riconfermarsi non è facile, soprattutto dopo la stagione dello scorso anno.Spero di portare tanti gol”.

L’attaccante ha le idee chiare sui suoi obiettivi personali e di squadra: “Mi manca essere protagonista e fare tanti gol, spero di contribuire agli obiettivi stagionali.Il mio obiettivo è segnare.

Ho scelto la Juve Stabia perché ho capito che ho tanto da dare ancora”.Consapevole di dover recuperare la migliore condizione, Gabrielloni ha aggiunto: “So di essere arrivato un po’ indietro fisicamente rispetto agli altri, ma già dalla prossima volta spero di dare il mio contributo”.

Il nuovo bomber gialloblù ha poi messo in primo piano il collettivo: “Non mi sono mai posto troppi obiettivi personali perché mi sono sempre identificato con gli obiettivi di squadra e mi rivedo molto in questo gruppo. È importante mantenere l’entusiasmo.So che i due pareggi, per come abbiamo giocato, possano lasciare un po’ di rammarico, ma sappiamo che c’è tutto per far bene”.

Infine, un commento sul suo impatto con il nuovo spogliatoio e sulla sua versatilità tattica: “Molti ragazzi li avevo già affrontati, è un gruppo dove si sta veramente bene e ti porta a venire con piacere al campo, cosa non scontata.Mi reputo sia una prima che una seconda punta.

Abbiamo dei giovani molto validi che vanno in nazionale e ciò dimostra il livello della squadra”.

Vesuvio Pride 2025: L’impegno di “Campania in Ascolto” e “Stabia Soccer” per l’inclusione e il benessere

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Castellammare di Stabia si prepara ad accogliere il Vesuvio Pride 2025, in programma per sabato 20 settembre.Tra i protagonisti di questa edizione, spicca la collaborazione tra l’Associazione Campania in Ascolto e l’Associazione Sportiva Dilettantistica Stabia Soccer, che porteranno in Villa Comunale un messaggio di inclusione, prevenzione e benessere psicofisico.

Dalle 18:30 alle 21:20, nei pressi della storica Cassarmonica, le due associazioni animeranno uno stand dedicato alla promozione della salute mentale e al valore sociale dello sport.Un’iniziativa che si inserisce perfettamente nello spirito del Vesuvio Pride, da sempre simbolo di libertà, uguaglianza e orgoglio, e che quest’anno sfilerà per le strade di Castellammare con il motto “Tra il mare e il Vesuvio, il corteo colorerà Castellammare ricordando che ogni passo verso la libertà è un passo verso una comunità più giusta e solidale”.

All’interno dello spazio allestito, i cittadini potranno usufruire gratuitamente di importanti servizi.Saranno attivi un Info Point di Servizi Legali e un Info Point dedicato alla Salute Mentale, per fornire orientamento e prime informazioni a chi ne avesse bisogno.

Figura centrale dell’iniziativa sarà la psicologa, dott.ssa Roberta Giaquinto, che offrirà colloqui gratuiti, creando uno spazio di ascolto sicuro e professionale.La partnership tra Campania in Ascolto e Stabia Soccer sottolinea il legame fondamentale tra il benessere psicologico e la pratica sportiva, evidenziando come lo sport possa essere un potente strumento di aggregazione, rispetto e inclusione, capace di abbattere barriere e pregiudizi.

La loro partecipazione congiunta al Vesuvio Pride 2025 rappresenta un impegno concreto a favore della comunità LGBTQIA+, promuovendo una cultura della consapevolezza e del sostegno reciproco.

Il programma del Vesuvio Pride 2025

La manifestazione prenderà il via nel pomeriggio e si snoderà lungo il litorale stabiese, per poi concludersi con una grande festa in Villa Comunale.

  • Ore 16:30: Raduno dei partecipanti presso Marina di Stabia.
  • Ore 17:00: Partenza del colorato corteo che percorrerà il lungomare.
  • Ore 20:00: Show finale in Villa Comunale, con performance artistiche, interventi e proiezioni a tema.L’evento conclusivo si terrà presso la Banchina di Zì Catiello, un luogo simbolo della città.

Un appuntamento da non perdere per ribadire l’importanza dei diritti e per costruire insieme una comunità sempre più accogliente e solidale.

Recensione di “Un Incubo Banale”

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Spesso si dice che “tornare alle origini” sia sinonimo di “tornare alla stabilità” ovvero alle radici, nel momento in cui una piccola scossa di terremoto ha devastato la nostra esistenza.

Moddie, la protagonista di Un incubo banale di Halle Butler, torna da Chicago allontanandosi dal caos per ritrovare la serenità, ma quello che trova non è affatto ciò che aveva lasciato anni prima. Il suo viaggio non è un semplice ritorno, ma un attraversamento obbligato del suo caos interiore, vissuto attraverso le vite di tutte le persone che ha lasciato dietro di sé.

La narrazione che ne scaturisce è un vortice dal ritmo veloce con alti e bassi, con frenate e ripartenze, un continuo zoom “in” e “out” sulla giostra dei sentimenti e delle fasi della vita, e Moddie è nel pieno del suo giro. In questa recensione, parleremo di questa intensa pubblicazione di Neri Pozza, ma soprattutto ci soffermeremo sul lavoro essenziale di chi ci trasporta queste emozioni, grazie alla magistrale traduzione di Annalisa Di Liddo.

Spesso si dice che “tornare alle origini” sia sinonimo di “tornare alla stabilità” ovvero alle radici, nel momento in cui una piccola scossa di terremot0 ha devastato la nostra esistenza.

Moddie, torna da Chicago allontanandosi dal caos per ritrovare la serenità, ma quello che trova non è quello che aveva lasciato anni prima.

Bisognerà proprio che lo attraversi questo caos interiore vivendolo attraverso le vite di tutte le persone che ha lasciato anni prima.

Una narrazione dal ritmo veloce con alti e bassi, con frenate e ripartenze, con zoom “in”
e “out” sulla giostra dei sentimenti e delle fasi della vita.
E Moddie e’ nel pieno del suo giro.

Spezia – Juve Stabia: Al Via la Prevendita per il Settore Ospiti Dello Stadio Alberto Picco

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La Juve Stabia ha reso note le modalità di acquisto dei biglietti per il settore ospiti in vista del prossimo impegno di campionato.La sfida, valida per la 4ª giornata di Serie BKT, vedrà le Vespe impegnate in trasferta contro lo Spezia allo Stadio “Alberto Picco” sabato 20 settembre.

Modalità e Tempi di Acquisto

I tifosi stabiesi potranno acquistare i tagliandi per assistere al match a partire dalle ore 17:00 di oggi, martedì 16 settembre, e fino alle ore 19:00 di venerdì 19 settembre.I biglietti saranno disponibili online sul sito vivaticket.it e presso tutti i punti vendita autorizzati del circuito Vivaticket.

Disposizioni per il Settore Ospiti

In seguito alla riunione del GOS (Gruppo Operativo Sicurezza), sono state confermate le disposizioni del CASMS.La vendita per il settore Curva Ospiti, che ha una capienza di 1.457 posti, sarà riservata esclusivamente ai possessori della Fidelity Card della Juve Stabia.

Il costo del singolo tagliando è di € 24,00, comprensivo dei diritti di prevendita.Si invitano i tifosi a munirsi del biglietto in tempo utile per sostenere la squadra in questa importante trasferta ligure.

Steriline protagonista a settembre 2025: due appuntamenti internazionali tra India ed Europa

Il mese di settembre 2025 segna una tappa importante per Steriline, azienda italiana specializzata in soluzioni robotizzate e non, per il riempimento e confezionamento asettico di prodotti iniettabili e oftalmici.In meno di due settimane, l’azienda sarà infatti presente a due eventi di riferimento a livello mondiale:

  • Pharma Pro & Pack Expo (Hyderabad, 18-20 settembre 2025)
  • FachPack (Norimberga, 23-25 settembre 2025).

Una doppia presenza che conferma la vocazione internazionale di Steriline, pronta a consolidare il proprio ruolo sia nei mercati emergenti sia in quelli più maturi, con un’offerta tecnologica sempre più innovativa e sostenibile.

Pharma Pro & Pack Expo 2025: il cuore dell’industria farmaceutica indiana

Dal 18 al 20 settembre, Steriline tornerà per il secondo anno consecutivo a Pharma Pro & Pack Expo, la principale fiera indiana dedicata al settore farmaceutico e al packaging.

L’appuntamento si terrà presso l’HITEX Exhibition Centre di Hyderabad, una delle capitali del pharma a livello globale.

Steriline accoglierà i visitatori allo stand H6-D31, Padiglione 6, con l’obiettivo di presentare la propria gamma di soluzioni robotizzate per la produzione sterile.La partecipazione rafforza il legame con l’India, un mercato strategico per la crescita dell’azienda: non a caso, già nel 2023, Steriline ha inaugurato una sede a Mumbai, per garantire supporto locale a clienti e partner tramite la controllata Steriline Asia Private Limited.

“L’India rappresenta uno snodo fondamentale per l’industria farmaceutica globale, ed essere presenti a Pharma Pro & Pack Expo 2025 significa consolidare relazioni e proporre tecnologie all’avanguardia in un contesto in rapida espansione”, ha dichiarato Federico Fumagalli, Chief Sales Officer di Steriline.

Grazie a una domanda crescente di farmaci e vaccini, il subcontinente indiano richiede sempre più soluzioni affidabili per il riempimento e il confezionamento asettico: un ambito in cui Steriline può offrire competenze uniche, con linee modulari, robotizzate e personalizzabili.

FachPack 2025: debutto a Norimberga con l’innovazione robotica 3D

Pochi giorni dopo, dal 23 al 25 settembre, Steriline farà il suo debutto ufficiale a FachPack 2025, una delle fiere europee più importanti dedicate al packaging e alla logistica.

L’appuntamento avrà luogo presso il centro espositivo di Norimberga, in Germania.

Steriline sarà presente allo stand 3C-550, Padiglione 3C, per presentare un’innovazione che segna un passo avanti nella robotica applicata al settore farmaceutico: la Robotic 3D Control and Picking Solution (3D CPS).

Questa tecnologia, sviluppata in collaborazione con l’Istituto di Sistemi e Software del Politecnico di Milano (ISS), introduce un sistema di visione tridimensionale strutturata che consente ai robot di identificare e manipolare tappi e capsule in modo estremamente preciso.Il risultato è un processo di capping e crimping più sicuro, con una drastica riduzione del rischio di contaminazione e dispersione di particelle.

Il sistema 3D CPS si dimostra particolarmente adatto in contesti produttivi moderni, caratterizzati da batch ridotti, medicina personalizzata e terapie avanzate, dove flessibilità e affidabilità sono essenziali.

Con questa novità, Steriline conferma il proprio impegno a guidare l’innovazione tecnologica e a rispondere alle nuove esigenze di un mercato in continua evoluzione.

Una strategia globale: dall’Asia all’Europa

La partecipazione consecutiva a Pharma Pro & Pack Expo e FachPack non è casuale, ma rappresenta una precisa scelta strategica.Da un lato, Steriline rafforza la propria presenza in Asia, un’area caratterizzata da tassi di crescita altissimi; dall’altro, entra in scena in una delle vetrine più prestigiose d’Europa, portando con sé un’innovazione tecnologica dirompente.

Questa combinazione permette a Steriline di dialogare con partner globali, consolidare relazioni nei mercati chiave e, al tempo stesso, dimostrare come la propria esperienza nel packaging asettico possa fare la differenza in un settore farmaceutico sempre più orientato a qualità, sicurezza e sostenibilità.

Informazioni di contatto

Con un settembre ricco di appuntamenti internazionali, Steriline dimostra ancora una volta di voler essere protagonista nel settore del packaging farmaceutico, coniugando tradizione italiana, visione globale e spinta continua all’innovazione.

Che si tratti del mercato indiano in piena espansione o di quello europeo, l’obiettivo rimane lo stesso: offrire soluzioni affidabili, flessibili e all’avanguardia per garantire la massima sicurezza nella produzione di farmaci destinati a milioni di persone in tutto il mondo.

Tutti gli operatori del primary packaging farmaceutico sono invitati a visitare Steriline al Pharma Pro & Pack Expo di Hyderabad e al FachPack 2025 di Norimberga.Per ulteriori informazioni sui futuri appuntamenti di Steriline, è possibile consultare il calendario aggiornato degli eventi direttamente sui canali ufficiali:

Website: www.steriline.it

LinkedIn: https://it.linkedin.com/company/steriline-srl

“Vendevo falafel, ora ho vinto un Emmy”, la storia dell’artista italiano dietro gli effetti speciali di ‘Star Wars’

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16 settembre 2025 | 14.48

LETTURA: 3 minuti

C’è un filo che unisce Castellammare di Stabia a una delle produzioni più ambiziose dell’universo di Star Wars. Quel filo porta il nome di Paolo D’Arco, fresco vincitore dell’Emmy per gli effetti visivi di ‘Andor’, serie televisiva statunitense ideata da Tony Gilroy e prodotta da Lucasfilm. Dalla provincia di Napoli, passando per Londra, D’Arco ha costruito un percorso fatto di talento, ostinazione e incontri decisivi. Un viaggio che, come racconta all’Adnkronos il ‘visual effects artist’ classe 1983, non è stato lineare né programmato: “Sono arrivato al mondo degli effetti visivi un po’ per caso. Fin da piccolo ero attratto dall’arte, ma senza un’idea chiara del futuro”.

La sua formazione inizia tra i banchi dell’Istituto d’Arte di Sorrento e dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Proprio lì, tra i laboratori di Quartapittura e di Nuove Tecnologie dell’Arte, comincia a maturare l’interesse per la computer grafica, alimentato da esperienze di grafica pubblicitaria e web design. La svolta arriva con un master alla Big Rock di Treviso: “Durante la tesi mi ritrovai nel gruppo di compositing. Il lavoro consisteva nel comporre lo shot finale con tutti gli elementi a disposizione. Mi trovai subito a mio agio e decisi di approfondire”.

La sua strada lo porta a Londra, dove vive ormai da quindici anni. Non è una scelta casuale: la capitale britannica, con le sue grandi produzioni e artisti internazionali, rappresenta il cuore pulsante degli effetti visivi. I primi tempi non sono facili: “Per mantenermi – prosegue D’Arco – in quegli anni ho lavorato in un chiosco di falafel e in un caffè, a Watford”. La sera prende treni per frequentare i corsi agli Escape Studios. Ed è lì che, grazie anche all’amico e collega Alan Stucchi, muove i primi passi concreti nel settore fino al primo colloquio nella storica Peerless Camera Company. È proprio alla Peerless che incontra Marc Hutchings, figura chiave per la sua crescita professionale e con cui lavorerà in più occasioni. Altro momento fondamentale è la fondazione di Midas VFX durante il lockdown, da parte di Marc ed Andrey Polezhayev. Un piccolo team che diventa presto un punto di riferimento, capace di portare innovazione anche in momenti di crisi, sperimentando con l’intelligenza artificiale e nuove tecniche di de-aging.

Quando Hutchings diventa supervisore degli effetti visivi per ‘Andor’, chiama subito Paolo a far parte della squadra. “Nella prima stagione ero Compositing Supervisor, nella seconda ho preso il suo posto come In-house Visual Effects Supervisor. Con il nostro team abbiamo realizzato oltre 1.700 shots su un totale di 4.100 in poco più di un anno”. Con un budget di 250 milioni di dollari stanziato per la prima stagione, la serie si è guadagnata un posto tra i progetti più costosi mai realizzati per una piattaforma di streaming.

Il lavoro, racconta, non è mai stato un esercizio isolato, ma il frutto di una rete di collaborazioni altissime: da ILM a Scanline, da Hybrid a Soho, sotto la supervisione di giganti del settore come TJ Falls e Mohen Leo. “Sono orgoglioso di tutto ciò che abbiamo fatto. ‘Andor’ è una serie studiata nei minimi dettagli: dal set agli effetti speciali, ogni tassello è stato curato. Questo ha reso il nostro lavoro in post-produzione più fluido, e il risultato è sotto gli occhi di tutti”.

Guardando indietro, non c’è un singolo momento da celebrare, ma un insieme di traguardi condivisi. E se ‘Andor’ rappresenta l’apice della carriera da supervisore, non mancano altri progetti che hanno lasciato il segno. “Forse ‘Chernobyl’ è quello su cui mi sono divertito di più come artista”, ammette. Quando gli si chiede un consiglio ai giovani che sognano di seguirne le orme, Paolo torna alle basi: la fotografia, la curiosità, la passione. “Bisogna divertirsi, sperimentare, perseverare. Questo è un settore che cambia di continuo: aggiornarsi è fondamentale“. E se ripensa alla storia del cinema, un titolo emerge come simbolo di una rivoluzione: ‘Jurassic Park’. “Forse perché avevo dieci anni quando l’ho visto per la prima volta, o perché ho lavorato recentemente all’ultimo capitolo della saga. Ma il mix di effetti pratici e digitali del film del ’93 resta spettacolare”. (di Antonio Atte)

Fonte AdnKronos

Ai giovani dico non mollate!

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16 settembre 2025 | 14.48

LETTURA: 3 minuti

C’è un filo che unisce Castellammare di Stabia a una delle produzioni più ambiziose dell’universo di Star Wars. Quel filo porta il nome di Paolo D’Arco, fresco vincitore dell’Emmy per gli effetti visivi di “Andor”, serie televisiva statunitense ideata da Tony Gilroy e prodotta da Lucasfilm. Dalla provincia di Napoli, passando per Londra, D’Arco ha costruito un percorso fatto di talento, ostinazione e incontri decisivi. Un viaggio che, come racconta all’Adnkronos il ‘visual effects artist’ classe 1983, non è stato lineare né programmato: “Sono arrivato al mondo degli effetti visivi un po’ per caso. Fin da piccolo ero attratto dall’arte, ma senza un’idea chiara del futuro”.

La sua formazione inizia tra i banchi dell’Istituto d’Arte di Sorrento e dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Proprio lì, tra i laboratori di Quartapittura e di Nuove Tecnologie dell’Arte, comincia a maturare l’interesse per la computer grafica, alimentato da esperienze di grafica pubblicitaria e web design. La svolta arriva con un master alla Big Rock di Treviso: “Durante la tesi mi ritrovai nel gruppo di compositing. Il lavoro consisteva nel comporre lo shot finale con tutti gli elementi a disposizione. Mi trovai subito a mio agio e decisi di approfondire”.

La sua strada lo porta a Londra, dove vive ormai da quindici anni. Non è una scelta casuale: la capitale britannica, con le sue grandi produzioni e artisti internazionali, rappresenta il cuore pulsante degli effetti visivi. I primi tempi non sono facili: “Per mantenermi – prosegue D’Arco – in quegli anni ho lavorato in un chiosco di falafel e in un caffè, a Watford”. La sera prende treni per frequentare i corsi agli Escape Studios. Ed è lì che, grazie anche all’amico e collega Alan Stucchi, muove i primi passi concreti nel settore fino al primo colloquio nella storica Peerless Camera Company. È proprio alla Peerless che incontra Marc Hutchings, figura chiave per la sua crescita professionale e con cui lavorerà in più occasioni. Altro momento fondamentale è la fondazione di Midas VFX durante il lockdown, da parte di Marc ed Andrey Polezhayev. Un piccolo team che diventa presto un punto di riferimento, capace di portare innovazione anche in momenti di crisi, sperimentando con l’intelligenza artificiale e nuove tecniche di de-aging.

Quando Hutchings diventa supervisore degli effetti visivi per “Andor”, chiama subito Paolo a far parte della squadra. “Nella prima stagione ero Compositing Supervisor, nella seconda ho preso il suo posto come In-house Visual Effects Supervisor. Con il nostro team abbiamo realizzato oltre 1.700 shots su un totale di 4.100 in poco più di un anno”. Con un budget di 250 milioni di dollari stanziato per la prima stagione, la serie si è guadagnata un posto tra i progetti più costosi mai realizzati per una piattaforma di streaming.

Il lavoro, racconta, non è mai stato un esercizio isolato, ma il frutto di una rete di collaborazioni altissime: da ILM a Scanline, da Hybrid a Soho, sotto la supervisione di giganti del settore come TJ Falls e Mohen Leo. “Sono orgoglioso di tutto ciò che abbiamo fatto. Andor è una serie studiata nei minimi dettagli: dal set agli effetti speciali, ogni tassello è stato curato. Questo ha reso il nostro lavoro in post-produzione più fluido, e il risultato è sotto gli occhi di tutti”.

Guardando indietro, non c’è un singolo momento da celebrare, ma un insieme di traguardi condivisi. E se Andor rappresenta l’apice della carriera da supervisore, non mancano altri progetti che hanno lasciato il segno. “Forse Chernobyl è quello su cui mi sono divertito di più come artista”, ammette. Quando gli si chiede un consiglio ai giovani che sognano di seguirne le orme, Paolo torna alle basi: la fotografia, la curiosità, la passione. “Bisogna divertirsi, sperimentare, perseverare. Questo è un settore che cambia di continuo: aggiornarsi è fondamentale”. E se ripensa alla storia del cinema, un titolo emerge come simbolo di una rivoluzione: Jurassic Park. “Forse perché avevo dieci anni quando l’ho visto per la prima volta, o perché ho lavorato recentemente all’ultimo capitolo della saga. Ma il mix di effetti pratici e digitali del film del ’93 resta spettacolare”. (di Antonio Atte)

Fonte AdnKronos

Recensione di “Scene da una domesticazione di Camila Sosa Villada”

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Con Scene da una domesticazione (Sur edizioni, 2025), Camila Sosa Villada torna a tessere le fila di esistenze complesse, segnate dal sudore e dalla conquista della propria verità. Al centro di questo racconto vibrante c’è la famiglia atipica formata da un’attrice e un avvocato, uniti da un amore non convenzionale e dalla scelta di accogliere un figlio. È proprio l’ingresso di questa fragilità, specchio delle loro stesse paure, a innescare una profonda riflessione sul significato di “domesticazione” e sul rischio di vulnerabilità che ne deriva. Attraverso una prosa al contempo necessaria e spietata ma anche intrisa del sapore romantico dell’attesa e dell’erotismo, l’autrice argentina dipinge le molteplici sfumature dell’amore, da quello genitoriale a quello di coppia, confermando, anche grazie all’impeccabile traduzione di Giulia Zavagna, il suo straordinario talento narrativo.

RECENSIONE

L’avvocato e l’attrice si erano costruiti una famiglia fuori dagli schemi fatta di un modo di amare fuori dagli schemi.

Una famiglia a cui si era aggiunto un figlio, una responsabilità verso qualcuno che è più fragile di noi, almeno così crediamo che sia, ma forse è solo lo specchio delle nostre fragilità.

L’attrice si era innamorata dell’avvocato e aveva fatto sì che la domesticazione entrasse nella sua vita rendendola ancora più vulnerabile di quanto non lo fosse già stata.

In questa storia torna quella necessarie e spietata voce di chi ha conquistato il proprio presente con sudore e sofferenza e coraggio.

Una voce che nello stesso tempo presenta il sapore romantico dell’amore da quello genitoriale, a quello che sa attendere, dall’amore fatto di cose non dette, ma anche di quelle dettate dal suo sapore erotico.

Una conferma per me ancora una volta del vibrante stile narrativo dell’autrice attraverso la traduzione impeccabile di Giulia Zavagna.

West Nile, dove si concentrano i focolai: il caso Campania

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Tra i dati sui focolai di West Nile, attivi nel nostro Paese, “balza all’occhio lo squilibrio del rapporto fra numero di decessi e numero di casi in Campania, che farebbe pensare a una sottostima del numero di casi neuroinvasivi in questa Regione o, come ipotesi alternativa, a un’età mediamente più elevata delle persone infette”. Lo spiega Gianni Rezza, già direttore della Prevenzione del ministero della Salute e oggi Professore straordinario di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, sulla sua pagina Facebook. “La prima ipotesi”, aggiunge, ovvero “sottostima dei casi con coinvolgimento neurologico, può non convincere se si considera che questi in genere rappresentano i casi più gravi e quindi maggiormente identificabili. Rimane il fatto che il tasso di letalità fra i casi campani sinora identificati appare elevato“.

Casi di West Nile in Italia

In generale il bollettino dell’Istituto superiore di sanità di ieri, riassume Rezza, “riporta a fine luglio 89 casi di West Nile, di cui 40 forme neuroinvasive, e 8 decessi. Il Lazio segnala un totale di 58 casi (di cui 23 neuroinvasivi con 2 decessi), a fronte dei 16 della Campania (di cui 10 neuroinvasivi con 5 decessi). Globalmente, Lazio e Campania contano per 72 degli 89 casi e 7 decessi, mentre i residui casi sono distribuiti fra Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia e Sardegna. Rispetto al passato, pochi casi sono stati riportati in Pianura padana, e la novità è rappresentata dal coinvolgimento del basso Lazio, mentre in Campania già lo scorso anno erano stati segnalati, anche se in province diverse, 16 casi neuroinvasivi”.

Rispetto al luglio dello scorso anno, “quando i casi erano 36, la stagione evidenzia una maggiore attività virale – rileva l’epidemiologo – e le serie storiche mostrano quasi sempre un aumento dei casi nel mese di agosto, prima di iniziare il declino settembrino, anche se è difficile fare previsioni, così come è difficile stimare il numero totale di persone che si sono infettate perché gli assunti alla base di tali stime (il rapporto fra casi gravi e non gravi è stato studiato in Paesi diversi dal nostro) risentono della distribuzione per età della popolazione”.

Dove sono i focolai

Non esiste quindi per il virus West Nile , sottolinea Rezza, “una situazione di allarme generalizzato a livello nazionale, in quanto i focolai sono confinati in alcune aree del Paese, almeno per ora. Come abbiamo già evidenziato, appare poco colpito il Nord”. E’ bene però, precisa, “esercitare il massimo sforzo nelle aree colpite (disinfestazioni, uso di zanzariere, misure di protezione individuale, e -come si sta del resto già facendo – controllo delle donazioni di sangue), ma anche rafforzare la vigilanza nelle regioni apparentemente indenni. A differenza di altre infezioni trasmesse da vettori (Dengue, Chikungunya, malaria), la presenza di serbatoi animali (uccelli) rende più complesse le attività di eradicazione, ma il controllo delle zanzare resta il cardine delle attività di prevenzione e contenimento anche nei confronti del virus del Nilo occidentale”.

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cos’è la tecnica del ‘finto maresciallo’

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Un 23enne di Secondigliano, in provincia di Napoli, è stato arrestato per l’11esima volta dai Carabinieri di Napoli sull’isola di Ischia. Ad allertare i militari dell’Arma una telefonata ricevuta da un uomo che denunciava come una persona avesse appena tentato di truffare la madre 67enne, residente nel comune di Forio d’Ischia insieme al marito di 73 anni e il fratello invalido di 70.

Con la tecnica del ‘finto maresciallo‘, aveva convinto il 73enne a lasciare l’abitazione per andare in caserma mentre la donna avrebbe dovuto riporre sul tavolo il denaro e i gioielli e attendere l’arrivo di un Carabiniere. L’uomo non si fa attendere. Avrebbe dovuto fotografare il tutto per poi prelevare il bottino. In quegli attimi la donna comprende il raggiro e si ribella, prende il panno che avvolge i suoi beni e se lo stringe al petto, mettendo in fuga l’uomo.

Il 23enne viene rintracciato dai militari all’imbarco degli aliscafi: a incastrarlo, le immagini salvate all’interno del suo smartphone e il riconoscimento da parte della vittima. E per il 23enne scatta l’undicesimo arresto.

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Scoperta una cavità nascosta sotto i Campi Flegrei

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Risuona nello stesso modo dal 2018: è così che un team internazionale guidato dall’Università di Pisa ha scoperto una cavità nascosta sotto i Campi Flegrei a 3,6 km di profondità, relativamente vicina alla superficie. La ricerca, pubblicata su “Nature Communications Earth and Environment” e frutto di una collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e il Gfz Helmholtz Centre for Geosciences di Potsdam, apre nuove prospettive per comprendere l’evoluzione del sistema vulcanico e valutare meglio i rischi associati.

La cavità individuata per la prima volta mette in comunicazione il serbatoio profondo responsabile del sollevamento del suolo con le fumarole superficiali di Solfatara e Pisciarelli. ‘’ lunga circa un chilometro, larga circa 650 metri con uno spessore medio di 35 centimetri e un volume complessivo intorno ai 220.000 metri cubi. Le analisi non ha rivelato con certezza il contenuto forse gas ad alta pressione o fluidi magmatici.

“Abbiamo individuato la cavità grazie all’analisi di segnali sismici di lunghissimo periodo (Vlp) – spiega Giacomo Rapagnani, dottorando dell’Università di Pisa e e primo autore dello studio – Questa struttura risuona sempre alla stessa frequenza (0,114 Hz) da almeno sette anni, segno che le sue dimensioni e la sua composizione sono rimaste stabili nel tempo, si tratta di un indizio prezioso per comprendere come si evolvono i flussi di fluidi nel sottosuolo e individuare eventuali segnali di variazione strutturale che potrebbero indicare un aumento del rischio vulcanico”.

I Campi Flegrei, situati nel Golfo di Napoli, sono tra i complessi vulcanici più monitorati al mondo. Dal 2005 l’area è interessata da una nuova fase di sollevamento del suolo, nota come bradisisma, accompagnata da terremoti di intensità crescente. L’evento sismico più forte, di magnitudo Md 4.6, è avvenuto il 30 giugno 2025.

“Abbiamo analizzato oltre cento terremoti avvenuti dal 2018 a oggi – continua Rapagnani – è così emerso che in coincidenza con i terremoti più intensi si attiva una “risonanza” a bassa frequenza che ha rilevato appunto l’esistenza della frattura. È un comportamento simile a quello osservato in altri vulcani attivi, ma mai documentato prima nei Campi Flegrei”.

“Questo studio evidenzia come lo sviluppo e l’applicazione di tecniche sofisticate per l’analisi dei dati sismologici siano fondamentali per comprendere a fondo processi geofisici complessi, come i terremoti e le eruzioni vulcaniche – aggiunge Francesco Grigoli coautore dell’articolo e professore di Geofisica dell’Università di Pisa – Solo spingendo al limite le nostre capacità di analizzare grandi quantità di dati eterogenei possiamo migliorare la comprensione di questi fenomeni e mitigare con maggiore efficacia i rischi a essi associati”.

Lo studio è frutto della collaborazione tra l’Università di Pisa, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e il Gfz Helmholtz Centre for Geosciences di Potsdam (Germania). Gli autori sono Giacomo Rapagnani, Simone Cesca, Gilberto Saccorotti, Gesa Petersen, Torsten Dahm, Francesca Bianco e Francesco Grigoli.

Fonte AdnKronos

Pompei fu rioccupata dopo la distruzione del 79 d.C.

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Pompei fu rioccupata dopo l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Sopravvissuti che non avevano modo di ricominciare una nuova vita altrove, ma verosimilmente anche persone provenienti da altri luoghi, senza dimora, in cerca di un posto dove insediarsi e con la speranza di ritrovare oggetti di valore, avevano provato a rioccupare l’area devastata dall’evento vulcanico. Una situazione precaria e disorganizzata, quella che vedeva riaffiorare tracce di vita sulla città di Pompei, protrattasi fino al V secolo quando poi l’area venne completamente abbandonata.

Sono ipotesi, già avanzate in passato, che sembrano essere confermate da dati e tracce emersi nell’ambito dei lavori di “Messa in sicurezza, restauro e consolidamento dell’Insula Meridionalis di Pompei”. Come pubblicato da un articolo sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, si tratta di testimonianze di persone che tornarono sul luogo del disastro e che a un certo punto cominciarono ad abitare stabilmente tra le rovine dei piani superiori riaffioranti ancora tra la cenere. Così, nelle antiche case e strutture ritornava la vita, ma gli ambienti che una volta erano al pianterreno ora diventavano scantinati e caverne, dove si allestivano focolari, forni e mulini.

Si stima che Pompei avesse almeno 20mila abitanti nel 79 d.C., ma la percentuale delle persone che persero la vita durante l’eruzione è tuttora dibattuta. Sono all’incirca 1.300 le vittime ritrovate dall’inizio degli scavi, dal 1748 a oggi. Con due terzi della città antica portata alla luce, la cifra potrebbe sembrare relativamente bassa, intorno al 10%. Tanti altri potrebbero aver perso la vita al di fuori del centro urbano, mentre tentavano di allontanarsi dall’epicentro della catastrofe. Sicuramente ci furono dei sopravvissuti, come fanno intuire anche iscrizioni con nomi pompeiani da altri centri campani. Ma evidentemente non tutti avevano i mezzi per ricominciare una nuova vita altrove. Si potrebbe spiegare così il perché alcuni abitanti siano tornati nella città distrutta, di cui comunque si intuivano ancora i piani superiori degli edifici.

Agli antichi abitanti si potrebbero essere aggiunti altri arrivati, che non avevano nulla da perdere. Inizialmente si viveva in una specie di deserto di cenere, ma presto la vegetazione tornò a prosperare Oltre a un posto per vivere, Pompei offriva la possibilità di scavare nel sottosuolo, dove si potevano trovare oggetti di valore, anche se ogni tanto ci si poteva imbattere nel corpo di una vittima in decomposizione.

Tale situazione, un po’ improvvisata per non dire anarchica, era forse il motivo per cui l’imperatore Tito mandò due ex consoli quali curatores Campaniae restituendae: oltre a promuovere una rifondazione di Pompei e Ercolano, avevano il compito di occuparsi dei beni di chi non aveva lasciato eredi per darli alle “città afflitte”. Tuttavia, il tentativo di rifondazione fu un fallimento, in quanto il sito non diventò mai più il centro vitale che era stato prima dell’eruzione. Piuttosto, a giudicare dai dati archeologici, doveva essere un agglomerato dove le persone vivevano in condizioni precarie e senza le infrastrutture e i servizi tipici di una città romana. Ciò non impedì che questa forma di insediamento si protraesse fino alla tarda età antica, ovvero fino al V secolo d.C., quando, forse in concomitanza con un’altra devastante eruzione (detta “di Pollena”), venne definitivamente abbandonata.

“L’episodio epocale della distruzione della città nel 79 d.C. ha monopolizzato la memoria – commenta il direttore del Parco Archeologico di Pompei e co-autore dell’articolo sui nuovi ritrovamenti, Gabriel Zuchtriegel – Nell’entusiasmo di raggiungere i livelli del 79, con affreschi meravigliosamente conservati e arredi ancora intatti, le tracce flebili della rioccupazione del sito sono state letteralmente rimosse e spesso spazzate via senza alcuna documentazione. Grazie ai nuovi scavi il quadro diventa ora più chiaro: riemerge la Pompei post 79, più che una città un agglomerato precario e grigio, una specie di accampamento, una favela tra le rovine ancora riconoscibili della Pompei che fu. Noi archeologi in questi casi ci sentiamo come gli psicologi della memoria sepolta nella terra: tiriamo fuori le parti rimosse dalla storia, e questo fenomeno ci dovrebbe indurre a una riflessione più ampia sull’inconscio archeologico, su tutto ciò che viene rimosso o obliterato o rimane nascosto, all’ombra di altre cose apparentemente più importanti”.

Fonte AdnKronos

Fabio Fabbri: Un appello alla pazienza e un tuffo nel calcio che fu per la Juve Stabia

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Fabio Fabbri, ex portiere e figura storica della Juve Stabia, ha offerto una panoramica approfondita sulla situazione attuale della squadra e ha condiviso preziose riflessioni sul calcio di oggi e di ieri, sottolineando l’importanza della pazienza e della serenità per il cammino delle “Vespe” nel campionato di Serie B.

Un Inizio Difficile e la Necessità di Tempo

Intervenendo in qualità di esperto di calcio, Fabbri ha riconosciuto che la piazza di Castellammare è “molto esigente” e “esercita molta pressione” sulla squadra.  Tuttavia, ha subito messo in guardia contro le critiche “eccessive” dopo sole tre giornate di campionato, definendole “troppo poche” per emettere giudizi definitivi.  Secondo Fabbri, la squadra merita il “credito che si sono conquistati l’anno scorso” grazie a un “super campionato”.Ha osservato che molte squadre affrontano la Juve Stabia con un atteggiamento “attendista”, come visto con la Reggiana che si è presentata “molto guardinga”, schierata tutta dietro in attesa di ripartire.  Questa è una dinamica che Fabbri si aspetta di vedere spesso al Menti.  Il tempo è un fattore cruciale, dato che molti giocatori sono cambiati e il gruppo necessita di riformarsi.  I “reali valori” di una squadra, a suo dire, emergono solo tra la dodicesima e la quattordicesima giornata.

Fabbri ha anche sottolineato la difficoltà e l’incertezza del campionato di Serie B, dove i pronostici iniziali spesso vengono smentiti.  Elogi al Direttore Sportivo Lovisa e al Nuovo Portiere Confente.Il discorso si è poi spostato sulla dirigenza, con Fabbri che ha espresso grande stima per il direttore sportivo Lovisa che nonostante la giovane età, Lovisa ha “dimostrato di saperci fare”  e “gli va dato cioè va rispettato”.  Fabbri ha evidenziato una relazione simbiotica: “Serve il direttore a Castellammare quanto Castellammare sera serve al direttore”, definendo Castellammare una piazza “formativa” e una “grandissima esperienza” per il direttore.

A suo avviso, Lovisa ha dato molto, ma anche Castellammare ha dato molto a lui.  Riguardo al nuovo portiere Confente, Fabbri ha espresso una “buonissima impressione” basata sulla partita visionata.Ha descritto Confente come “molto puntuale negli interventi”, “attento”, che “giocava alto” e “è uscito in qualche situazione con tanta sicurezza”.  Pur non conoscendolo a fondo, ha notato che Confente ha “caratteristiche totalmente diverse” dalle sue, essendo molto alto, mentre Fabbri si considerava più reattivo.

L’Evoluzione del Ruolo del Portiere e un Paragone Tra Epoche

La difficile eredità lasciata da Thiam per Confente è stata un punto di riflessione per Fabbri, che ha condiviso la sua esperienza nel raccogliere l’eredità di Strino.  Vivere tale situazione è uno “stimolo” a “entrare in campo sempre concentrati” e “sbagliare poco” per far dimenticare chi ha fatto bene.  Tuttavia, Fabbri ha espresso una certa riserva sull’evoluzione moderna del ruolo del portiere, che ora deve essere più coinvolto nell’impostazione del gioco. “A me non piace tanto”, ha confessato.  Per lui, la priorità assoluta di un portiere è “essere bravo a non far entrare la palla in rete”.

Sebbene oggi sia necessario essere “molto più bravo coi piedi” per le richieste degli allenatori di “partire dal basso”, la “regola principale” rimane l’abilità tra i pali e le caratteristiche tradizionali.

La qualità della Juve Stabia degli anni ’90

Paragonando il calcio del passato con quello attuale, Fabbri ha concordato che i giocatori della sua epoca, come Talevi, Lunerti, Musella, Monti e Veronici, avrebbero potuto giocare in Serie B di alta classifica o in Serie A per la salvezza, grazie non solo alle loro “caratteristiche tecniche” ma anche alla loro “personalità”.  Il calcio degli anni ’90, a suo dire, era caratterizzato da una “diversa” esperienza e da un modo di interpretare e gestire la partita con “più astuzia”, “mestiere” e “personalità”, qualità che oggi Fabbri non vede con la stessa intensità.  La “concezione del mestiere” era profondamente diversa, con i giocatori “molto attaccati alla squadra” e rapporti forti con l’ambiente, creando “gruppi speciali”.

Auguri per il Futuro e Ricordi Indelebili

Per il futuro della Juve Stabia, Fabbri ha espresso la speranza che la squadra si riconfermi in Serie B, considerando la categoria “un traguardo bello” e l’opportunità di “assaporare il calcio vero”.  L’obiettivo della salvezza, per lui, è “scontato”, e l’augurio è che si possa replicare il campionato dell’anno scorso, a condizione che si mantenga “un ambiente sereno”.Infine, Fabbri ha condiviso ricordi emozionanti del suo periodo a Castellammare, dal coro “Magico Fabbri” alla profonda “unione tra squadra, tifosi e città”, che “stimolavano a far bene”.  Il ricordo più vivido, più di “100 parate”, è la sensazione di salire le scale del Menti e vedere lo stadio “pieno o strapieno” ogni domenica.

Ha rievocato aneddoti come l’invasione dei tifosi stabiesi a Caserta per la partita contro la Sambenedettese, un’esperienza unica.  La Serie B “è tanta tanta roba” per la città e per la società, e Fabbri spera di “non vedere più la Serie C”.

La Pietà di Gricci, nuova acquisizione di Capodimonte

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Un tassello importante dell’identità di Capodimonte torna a casa per completare la storia della Real Fabbrica di Porcellana fondata da Carlo di Borbone nel 1743: è un piccolo ma straordinario capolavoro la Pietà di Giuseppe Gricci, il modellatore del Re, pezzo rarissimo in terracotta che gli studiosi hanno identificato circa un ventennio fa sul mercato internazionale dell’arte. “E’ stato emozionante riportare quest’opera a Napoli, dove fu realizzata, ed ammirarla da vicino – dichiara Eike Schmidt, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte – Nelle collezioni pubbliche cittadine non è conservato alcun bozzetto in terracotta ascrivibile, come questo, alla mano del celebre capo-modellatore della Real Fabbrica. Il modello in creta plasmato da Gricci è, infatti, lo stadio dell’opera in cui più immediatamente è possibile cogliere il segno e la cultura figurativa di questo grande artista fiorentino, che Carlo di Borbone volle con sé, prima a Napoli e poi a Madrid. Abbiamo voluto condividere subito questa acquisizione con i tanti visitatori che nel periodo estivo affollano il Museo e Real Bosco. Con un piccolo allestimento che vuole essere una preziosa anticipazione della nuova sezione delle porcellane, attesa tra pochi mesi”.

“La Pietà di Gricci, il modellatore del Re. Nuova acquisizione di Capodimonte. Tra terracotta e porcellana” è il titolo dell’allestimento, fino al 28 ottobre. In questa occasione la nuova terracotta del Museo e Real Bosco viene messa a confronto con la Pietà con il San Giovanni Evangelista in porcellana del Museo Duca di Martina, sempre del Gricci. La costruzione piramidale è quella della Pietà di Michelangelo, con il corpo di Cristo accolto sulle gambe di Maria e le figure raccordate da un ampio panneggio. Il confronto tra i due gruppi – quello in terracotta e quello in porcellana – rivela l’evoluzione stilistica di Gricci sul tema della Pietà: più teatrale e distaccata nella porcellana, dove il dolore è sublimato, più umana e intima nella terracotta, dove il gesto della Madonna che asciuga le lacrime esprime una sofferenza materna.

Il dialogo tra le due opere è stato allestito nella sala 20 del secondo piano del Museo, dove è esposta la celebre Pietà di Annibale Carracci: il dipinto, realizzato presumibilmente per la devozione privata del cardinale Odoardo, nel Settecento al Palazzo Reale a Napoli, è caratterizzato da un dolore straziato e raccolto. L’impostazione monumentale dei due protagonisti e la resa scultorea di alcuni dettagli, come le pieghe nette della veste della Vergine, hanno reso l’opera un modello trasversale nell’interpretazione di questa iconografia per pittori, scultori, incisori e modellatori. E anche Gricci mostra di esserne influenzato, riecheggiando nei suoi due gruppi plastici molti elementi della tela: ad esempio nelle membra abbandonate del Cristo, che si svolgono in continuità con il sudario poggiato sulle rocce.

Alla presentazione sono intervenuti Luigi Gallo, Direttore ad interim Musei Nazionali del Vomero, e Riccardo Naldi – professore di storia dell’arte moderna Università degli Studi di Napoli L’Orientale, che fu il primo a riconoscere il gruppo in terracotta di Gricci nel 2007.

Giuseppe Gricci, raffinato modellatore e scultore fiorentino, fu attivo come autore di soggetti sacri destinati alla corte reale sin dai primissimi anni di vita della Real Fabbrica di porcellana di Capodimonte, e tra il 1744 e il 1745 lavora a più riprese proprio al tema della Pietà. In un documento pubblicato nel 1888, Minieri Riccio fa riferimento a Gricci che nell’aprile del 1744 ‘fece una Pietà in porcellana ed una maensola con la sua forma in gesso’. La terracotta che, a causa della variante del movimento del braccio destro della Vergine, non può ritenersi il modello diretto del gruppo in porcellana del Museo Duca di Martina, tuttavia consente di seguire il processo di elaborazione del tema. I resti di colore sembrerebbero alludere a un utilizzo del modello come base di prova di decorazioni pittoriche, documentate da un esemplare in porcellana policroma del Museo Municipal di Madrid.

Fonte AdnKronos

Incendio sul Vesuvio, fiamme non si fermano: le news

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Non si ferma ancora il vasto incendio sul Vesuvio, il cui fronte di fuoco è di due chilometri. Decretato intanto lo stato di mobilitazione nazionale della Protezione civile. Ad annunciarlo è il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci. L’incendio sta interessando in particolare la pineta di Terzigno, con il coinvolgimento della Riserva Integrale Tirone, nonché dei territori boschivi dei comuni di Trecase, Ercolano e Ottaviano, con un fronte di fuoco che, al momento, ha raggiunto i 3.000 metri e un’area di diverse centinaia di ettari bruciati.

“Ho appena firmato il decreto per disporre, a supporto della Regione Campania, lo stato di mobilitazione straordinaria del servizio nazionale di Protezione civile. Il provvedimento, concordato con la Regione, si è reso necessario dopo il vasto incendio che sta interessando il Parco nazionale del Vesuvio. Con la firma del decreto, consentiamo al nostro Dipartimento nazionale di assicurare il coordinamento dell’intervento del Servizio nazionale della protezione civile a supporto delle autorità regionali, allo scopo di concorrere al contrasto degli eventi estremi, anche col concorso di uomini e mezzi da altre Regioni”, ha annunciato il ministro Musumeci.

“Fronte di fuoco di due chilometri”

Il fronte di fuoco, spiega intanto all’Adnkronos il prefetto di Napoli, Michele di Bari, facendo il punto della situazione, “è di due chilometri e si sta lavorando perché diminuisca”.

“C’è un robusto presidio sul territorio con sei Canadair, quattro elicotteri della Regione, l’Esercito, i vigili del fuoco e tanti volontari della protezione civile”, spiega ancora. ”I sindaci interessati hanno adottato le misure urgenti per tutelare gli abitanti”, aggiunge.

Le fiamme sono divampate nel pomeriggio di ieri nei boschi di Terzigno, interessando il versante del Monte Somma del Parco Nazionale. Al lavoro, dalle prime luci dell’alba, i 6 Canadair della flotta aerea nazionale antincendi, provenienti da diverse regioni. Il vastissimo rogo sta interessando più fronti e la Protezione civile in una nota comunica che insieme alla flotta di Stato, sull’incendio stanno operando anche i mezzi aerei della flotta regionale.

Nella serata di ieri la Prefettura di Napoli ha attivato il Tavolo di Monitoraggio con due riunioni straordinarie. Sono state attivate squadre a terra che hanno lavorato anche nelle ore notturne, mentre le operazioni sono riprese questa mattina alle 5, con l’impiego dei mezzi aerei.

L’appello ai turisti: “Astenetevi dalle escursioni”

“Al momento l’incendio non interessa l’area sommese. L’appello ai turisti e agli appassionati è quello di astenersi da qualsiasi attività escursionistica lungo i sentieri naturalistici, al fine di evitare condizioni di pericolo e per non intralciare gli interventi”, ha intanto detto Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano.

“Il fronte sarebbe di circa di 2 km da Terzigno alla Riserva Tirone Alto Vesuvio dove si registrerebbe la situazione più grave – aggiunge -. Dunque l’incendio non interessa l’area sommese. E’ fondamentale avvisare e fare un appello a tutti i turisti e a tutti gli appassionati a non recarsi lungo i sentieri per evitare condizioni di rischio e soprattutto per non intralciare gli interventi. Cerchiamo di dimostrare amore per l’ambiente, per la montagna, per la natura. Ringraziamo il Parco Nazionale del Vesuvio e le forze in campo come la Protezione Civile. Anche io sto seguendo la situazione anche se non riguardante Somma Vesuviana”.

Costa: “Vesuvio devastato, disastro ambientale che si ripete”

“Un fronte di fuoco di due chilometri sta devastando il Vesuvio, cancellando ettari di bosco, vigne e biodiversità unica al mondo. È un disastro ambientale che si ripete, come già accaduto nel 2017, e che impone risposte immediate e strutturali”, le parole di Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei Deputati.

“Ringrazio tutte le donne e gli uomini impegnati nelle operazioni di spegnimento – Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestale, Protezione Civile, Esercito, Sma Campania, polizie locali e metropolitana – per il grande lavoro che stanno svolgendo in queste ore difficilissime. Ma l’emergenza – prosegue Costa – non può essere affrontata solo quando le fiamme sono già divampate. Occorre prevenzione, presidio e tecnologia. È necessario installare videocamere di sorveglianza capillari utilizzando i fondi delle Zone Economiche Ambientali, che purtroppo il Governo ha prosciugato, e costituire un pool investigativo dei Carabinieri Forestali, come avvenne nel 2017, che portò all’arresto di un incendiario e del quale io ne ero il comandante. Va, inoltre, rafforzato il Piano Programma di presidio permanente del Parco Nazionale mediante convenzione con il Comando generale dell’Arma, strumento operativo che, dal 2018 ha garantito la presenza sul territorio fino al 2022, poi niente. A questo – aggiunge il vicepresidente della Camera – si deve affiancare l’uso sistematico di droni di sorveglianza e un coordinamento stabile con le associazioni di volontariato vesuviane, che conoscono il territorio e possiedono competenze preziose per intervenire tempestivamente”.

Chiederò un’informativa urgente del ministro dell’Ambiente in Parlamento per sapere quale piano di tutela concreto il Governo intenda adottare per salvare il Vesuvio, il suo ecosistema e le comunità che lo abitano”, conclude.

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Fonte AdnKronos

Incendio sul Vesuvio, soccorsi ancora al lavoro per spegnere le fiamme: il punto

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Dopo le fiamme che stanno incendiando da ieri il Parco del Vesuvio, oggi ”stiamo lavorando alacremente, abbiamo rafforzato il dispositivo su alcune fasce e ci sono zone in cui l’incendio si sta marginalizzando. Credo però che ne avremo ancora per tutta la giornata”. Così all’Adnkronos il prefetto di Napoli, Michele di Bari, facendo il punto sulla situazione.

23 squadre protezione civile mobilitate

Mobilitate intanto dal Dipartimento di Protezione Civile 23 squadre di volontariato di protezione civile provenienti da varie parti dell’Italia per rafforzare la risposta all’emergenza incendi. Sei canadair ancora in azione insieme ai mezzi regionali. Squadre di Vigili del Fuoco operative da oltre 24 ore. Mezzi militari a supporto delle attività di spegnimento.

Volontario colpito da arbusto, soccorso e medicato

Intanto un volontario della Protezione Civile è stato colpito alla testa da un arbusto di medie dimensioni questa mattina in via Vecchia Campitelli, durante le attività di bonifica a piedi per lo spegnimento dell’incendio.

Soccorso sul posto e medicato, è stato trasportato in codice giallo all’ospedale del Mare di Napoli per una distorsione alla caviglia destra, un taglio al collo e dolori alla schiena. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i carabinieri, cui sono affidate le indagini per ricostruire la dinamica dell’accaduto.

Ieri attivata mobilitazione nazionale Protezione civile

Ieri il Dipartimento di Protezione Civile ha attivato la mobilitazione nazionale per fronteggiare le fiamme. Ad annunciarlo è stato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci.

L’incendio ha interessato in particolare la pineta di Terzigno, con il coinvolgimento della Riserva Integrale Tirone, nonché dei territori boschivi dei comuni di Trecase, Ercolano e Ottaviano, con un fronte di fuoco che ieri ha raggiunto i 3.000 metri e un’area di diverse centinaia di ettari bruciati.

M5S annuncia interrogazione parlamentare

“A seguito del gravissimo incendio che ha interessato il Vesuvio, ho scritto un’interrogazione parlamentare per attenzionare al Governo un dramma che non va derubricato a mera emergenza estiva. Pertanto, chiedo all’Esecutivo di definire una cornice operativa e permanente che consolidi la gestione integrata dell’area: una cabina di regia tra Governo, Regione Campania, Enti locali, Parco Nazionale del Vesuvio e Protezione Civile, con responsabilità chiare, strumenti di monitoraggio efficaci e indicatori pubblici accessibili. Ritengo fondamentale che l’intervento pubblico si basi su una rafforzata rete avanzata di sorveglianza (videosorveglianza satellitare, sensori termici, droni e immagini satellitari) accompagnata da adeguati mezzi di intervento, tra cui aerei antincendio, elicotteri, mezzi terrestri, e da infrastrutture logistiche e basi di rifornimento idrico facilmente accessibili. Senza dover chiedere ausilio alle altre Regioni, a cui va comunque il nostro ringraziamento”, dichiara intanto il senatore campano del M5S Orfeo Mazzella, vicepresidente della commissione Affari sociali di Palazzo Madama.

”Chiedo, inoltre, se sia stato effettivamente attuato, e non solo approvato, il Piano Nazionale di Prevenzione degli incendi boschivi, quali indicatori e meccanismi di monitoraggio ne documentino l’attuazione e quali report pubblici siano disponibili per una verifica trasparente. Chiedo altresì se il prossimo presidente del Parco Nazionale del Vesuvio possa dedicarsi esclusivamente all’amministrazione dell’ente, non distogliendo impegno e attenzione per ulteriori ruoli istituzionali. Inoltre, ho chiesto conto dell’effettiva reattività di risposta di tutti gli attori preposti, incluso l’ente parco.”

”Personalmente, reputo indispensabile valutare l’efficacia e la tempestività della risposta operativa all’emergenza incendiaria e, parallelamente, avviare azioni concrete per la bonifica di siti contaminati e la rimozione di discariche abusive, con pene adeguate e strumenti di controllo efficaci. Analogamente, ritengo necessario rafforzare la sanità pubblica nelle aree interessate con presidi sanitari e sistemi di monitoraggio di patologie correlate, prevedere una gestione partecipata con le comunità locali tramite esercitazioni e informazione continua, e salvaguardare la fauna e la flora del Vesuvio, che ospitano un patrimonio biologico rilevante e sostengono l’economia turistica della zona”.

56.263 ettari in fumo da gennaio a fine luglio, i dati in Italia

In Italia dal primo gennaio al 31 luglio 2025 si sono verificati 851 roghi che hanno mandato in fumo 56.263 ettari di territorio pari a ben 78.800 campi da calcio. Dati preoccupanti, frutto di analisi e rielaborazione di Legambiente su dati Effis (European Forest Fire Information System), che costano al Paese un triste record: a fine luglio è stata superata così la superficie bruciata nel 2024 che era stata di 50.802 ha con 1.515 incendi. E’ Legambiente a lanciare i dati aggiornati del suo report “Italia in fumo” e un appello contro l’emergenza incendi in occasione di Festambiente, il festival nazionale in programma fino a questa sera 10 agosto a Ripescia (gr) in Maremma,

Legambiente fa notare anche l’impennata dei roghi che c’è stata nelle ultime due ultime settimane di luglio. Se in Italia da inizio anno al 17 luglio 2025 il totale di ettari bruciati è stato di 30.988 ha (43.400 campi da calcio) e 653 roghi, dal 17 al 31 luglio sono andati in fumo 25.275 ettari e i roghi sono stati 198. Non si scherza con il fuoco” è questa la frase che da questa mattina appare sul maxischermo di Festambiente a Rispescia (Gr). Un’emergenza che sta colpendo a più riprese diversi territori del Paese, da ultimo il cuore del Parco nazionale del Vesuvio. L’incendio divampato in questa area, sottolinea l’associazione ambientalista, è un colpo al cuore e un fatto grave che deve richiamare tutti all’ordine e a interventi rapidi. In particolare, ad essere minacciate dai roghi sono sempre più anche le aree protette: da inizio anno al 31 luglio sono andati in fumo ben 18.700,53 ettari di aree Natura 2000 in 253 eventi incendiari.

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Fonte AdnKronos