L’Ischia Isolaverde continua la sua campagna di cessioni in questa finestra di calciomercato.
Nelle scorse ore la società isolana ha dato addio al giovane Bargiggia. Il centrocampista ha collezionato tre presenze con la casacca gialloblu.
Di seguito il comunicato:
La Società Sportiva Ischia Isolaverde comunica che in data odierna è stato risolto consensualmente il contratto con il giocatore Luca Bargiggia. La società ringrazia il centrocampista classe ’96 per l’operato svolto e gli augura le migliori fortune professionali.
I grandi operatori di mercato e i protagonisti del nostro calcio, sbarcano in Sicilia.
Appuntamento all’Hotel Tirreno di Via Enea 37 (Erice – Trapani) il 22 marzo 2016 alla Trapani Conference organizzata da VAS FOOTBALL EVENTS in collaborazione con ART SPORTS MANAGEMENT, l’Università degli Studi di Palermo (1 CFU agli studenti di Scienze Motorie – Management dello Sport), l’Ordine degli Avvocati di Trapani (riconoscimento di otto crediti agli avvocati da tutta Italia che parteciperanno) e l’Istituto Salesiano Don Bosco Ranchibile di Palermo. Relatori di una serie di meeting saranno il ds del Trapani Daniele Faggiano che farà da padrone di casa, il Presidente della Lega B Andrea Abodi, il presidente del Venezia Joe Tacopina e il Direttore Giorgio Perinetti, l’ex attaccante e oggi direttore sportivo Igor Budan, gli agenti Claudio Pasqualin – procuratore tra gli altri di Sebastian Giovinco, in passato ha curato gli interessi di Del Piero, Lentini e molti campioni -, Claudio Vigorelli – tra gli altri procuratore di Samuel Eto’o e Mattia Destro -, Dario Canovi – manager del centrocampista del PSG, Thiago Motta – e Beppe Accardi e gli allenatori Giuseppe Iachini e Fabrizio Ravanelli.
Alla Trapani Conference parteciperà anche il nostro Direttore Sportivo, Ciro Femiano.
S.S. Juve Stabia rende noto che è stato raggiunto l’accordo per l’acquisizione, a titolo definitivo, delle prestazioni sportive dell’esterno d’attacco Francesco Lisi, classe ’89.
In Lega Pro ha totalizzato oltre 100 presenze, indossato le maglie dell’A.C.S.D Rodengo Saiano, Piacenza, F.C.Aprilia e Rimini Calcio. L’esterno d’attacco ha iniziato l’attuale stagione calcistica con la maglia del Rimini Calcio, facendo registrare 14 presenze con 2 gol all’attivo.
Francesco Lisi si aggregherà al gruppo a disposizione di mister Zavettieri.
The Lady, la serie di Lory del Santo in onda on-line, sbarca sulla spiaggia di Castellammare di Stabia.
Una scena osè in cui una donna nuda, Sarah Altobello, è intenta a fare la tintarella con il Vesuvio sullo sfondo quando viene disturbata da un ragazzo di passaggio. La scena, spiega la Del Santo, ha voluto sottolineare come è di uso comune disturbare chi se ne sta isolato.
Autrice, regista e tecnico, la Del Santo ricopre tutti i ruoli:
”Faccio tutto io e gli attori sono tutti alle mie dipendenze. Sono disposti a pagarsi anche le spese di viaggio pur di girare nella mia fiction”.
Una serie che sta facendo molto discutere e che è già alla seconda stagione con oltre 2 milioni di visualizzazioni sul portale Youtube.
Personaggio discusso del mondo dello spettacolo, ex di Sara Tommasi, Andrea Diprè ancora una volta emerge agli onori del gossip per il suo pensiero “dipreismo“. Ospite alla fiera Campionaria, che avrà inizio a Sarno nei pressi del Centro Commerciale ” FAMILA”, il 28 Gennaio, Diprè sarebbe stato richiamato all’ordine dall’ amministrazione comunale su facebook per la frase apparsa sulla bacheca del personaggio che così scrive: “Ovviamente, durante la mia ospitata, coca e mignotte a volontà! In particolare, invito i giovanissimi a partecipare per divenire da subito fedeli osservanti e praticanti del Dipreismo.
W SARNO DIPREISTA!!! E complimenti al Sindaco di questa Città per essersi giustamente prostrato all’ Assolutismo Dipreista. AHAHAH!”
Un espressione di pensiero non certo inerente col contesto fieristico ma sopratutto non sposa le idee di chi rappresentata la politica sarnese che nelle vesti dell’Assessore al Comune di Sarno a firma di Gaetano Ferrentino così hanno risposto: “Egregio, sig. Diprè, non ho il piacere di conoscerla, ma sicuramente l’amministrazione comunale di Sarno, che non ha patrocinato la sua iniziativa, non si rispecchia nel suo credo, nei valori di cui si fa portatore e non si proietta a nessuna nuova corrente di pensiero. Lei è libero di manifestare legittimamente le sue idee senza coinvolgere, però, le istituzioni. La pregherei, quindi, di cancellare tale post e di servirsi di forme di pubblicità diverse ostentando meno notizie che sbeffeggiano l’amministrazione”. Quale sarà la risposta del personaggio out portavoce del pensiero filosofico che ha come motto : ” la vita va goduta fino in fondo, sesso, droga, viagra gli ingredienti principali” aspetteremo…
La pistola e, sotto, il disturbatore di frequenze sequestrati dai poliziotti (fotogramma)
L’inchiesta del procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Il medico avrebbe svolto anche attività di recupero crediti per due cugini in carcere
Un chirurgo plastico di 42 anni e un carrozziere quarantenne di Desio: secondo l’ultima indagine dell’antimafia milanese i due, arrestati all’alba dalla polizia, sarebbero ai vertici della ‘ndrangheta lombarda, capace di infiltrarsi negli istituti ospedalieri del capoluogo e di interloquire con Cosa Nostra. Il tutto in costante rapporto con la casa madre in Calabria. Si tratta del chirurgo plastico Arturo Sgrò, incensurato ma con parenti condannati per associazione mafiosa, e Ignazio Marrone, con precedenti per armi e ricettazioni: entrambi sono accusati di 416-bis. Secondo le accuse, sarebbero affiliati al clan Iamonte Moscato della locale di Desio.
Agivano in simbiosi. Le manette sono scattate questa mattina all’alba, e i fatti contestati risalgono al 2013 e 2014. Il chirurgo Sgrò e il carrozziere Marrone hanno attività lavorative diverse e provengono da estrazioni sociali opposte: nonostante ciò, secondo il procuratore aggiunto Ilda Boccassini e il dirigente della squadra mobile Alessandro Giuliano, agivano in perfetta simbiosi, occupando entrambi un ruolo apicale nella ‘ndrangheta calabrese trapiantata al nord.
Il chirurgo. Sgrò, originario di Melito Di Porto Salvo, professionista qualificato, con esperienze lavorative anche all’estero, era alle dipendenze dell’ospedale Niguarda, ma l’istituto ospedaliero è risultato estraneo ai fatti. Gli affiliati, parenti, sodali e detenuti, non solo della locale di Desio, secondo le ricostruzioni della squadra mobile si recavano al Niguarda per visite o operazioni senza prendere alcun appuntamento, secondo una logica di mutuo soccorso prevista dal sodalizio mafioso. Sgrò avrebbe anche svolto attività di recupero crediti per conto di due suoi cugini detenuti in carcere.
Il carrozziere. Marrone era già stato coinvolto nell’inchiesta ‘Infinito’ che nel luglio 2010 portò in carcere 300 affiliati tra Lombardia e Calabria, tra cui il temuto e rispettato Pio Candeloro. Dalle intercettazione telefoniche è emersa la sua disponibilità di armi, alcune delle quasi sequestrati in due sopralluoghi della polizia: una Mauser, arma da guerra, e una Beretta clandestina, quest’ultima custodita da un dipendente della ditta di autorimessa di Marrone, assieme a un disturbatore di frequenze. A Desio l’impresa del carrozziere era un vero e proprio fortino, sorvegliato da telecamere. Qui, dicono gli investigatori, avvenivano gli incontri tra affiliati, punto fisico di riferimento sia per Sgrò che per Marrone.
I rapporti con Cosa Nostra. Quest’ultimo – nato in Sicilia – era autorizzato dal clan a risolvere i contrasti tra gli affiliati di ‘ndrangheta calabrese e Cosa Nostra. Era in contatto con un membro della famiglia Molluso che ha parenti imputati per mafia a Corsico, con i Mancuso, i Limbadi e il clan siciliano Rinzivillo di Gela. Era inoltre in rapporti strettissimi con Giuseppe Pensabene, capo della locale di Desio, attualmente detenuto.
Il sindaco di Parma commenta la scelta di Grillo di defilarsi. “Spero che questo porti a rivedere delle posizioni e a organizzare un collegamento con i territori”. E rispunta ipotesi lista civica.
“Spero che il passo di lato di Grillo serva a cambiare le cose, a creare un collegamento più forte con i territori». Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti è a Roma per la candidatura della sua città a capitale della cultura. Ha ridotto il debito del 40 per cento, portato la raccolta differenziata al 72. È il 5 stelle più amato nella classifica dei sindaci, con il 54 per cento dei consensi, ma continua a essere il meno amato dai vertici M5S. «Non so ancora se mi ricandiderò e se lo farò con il Movimento: serve rinsaldare il rapporto, io vorrei farlo, ma bisogna essere in due” . Beppe Grillo ha annunciato un passo di lato per riprendersi la libertà. Ci crede? “È già più di un anno che tra stanchezza, riavvicinamenti, nomine del direttorio, la presenza di Grillo ha cominciato a essere laterale. Spero che questo porti a rivedere delle posizioni e a organizzare quel collegamento con i territori che, in vista delle prossime amministrative, è quanto mai necessario”.
Rivedere quali posizioni? “Quel che è accaduto nell’ultimo periodo ha dimostrato quanto sia importante che ci sia un collegamento tra il centro e i comuni. Quarto a parte, nelle città che vanno al voto molti gruppi si spaccano e si contendono le candidature. Non erano stati nominati dei referenti territoriali? Dove sono? Cosa fanno?”.
Sta dicendo che Fico, Di Battista e Di Maio non bastano? “Parlamentari che svolgono con impegno il loro compito non possono fare tutto”.
È questa l’origine degli errori fatti a Quarto? “Quarto è stato il primo grosso problema del Movimento sui comuni. Dagli errori si può imparare, ma per farlo bisogna partire dalla conoscenza delle persone. Don Milani diceva: ‘A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?'”.
Lei ha difeso Rosa Capuozzo quando le è stato chiesto un passo indietro. Perché? “Ho visto un suo post oggi, i commenti sotto erano tutti un ‘ripensaci’, ‘tieni duro’. La situazione vista dal livello nazionale è diversa da come viene vissuta lì. Umanamente mi sono immedesimato: ritrovarsi in una situazione più grande di lei, a pochi giorni dall’elezione. Se si era sicuri che il sindaco e la giunta non avevano fatto niente serviva un lavoro più corale. E una decisione più corale”.
L’hanno presa il direttorio e Casaleggio. “Non so chi c’era, ma sicuramente non è stata allargata. Non puoi parlare di massima democrazia, di trasparenza, di condividere le informazioni, se al momento del bisogno le decisioni le prendono sempre meno persone”.
Il Movimento abbandona i suoi sindaci davanti alle difficoltà? “Bisogna entrare nell’ordine di idee che amministrare è diverso dal fare opposizione. A volte ci sono impegni pregressi da rispettare, per cambiare le cose serve tempo. E bisogna incontrarsi, condividere le esperienze”.
Lei ha sempre criticato le espulsioni, perché ha cacciato un consigliere? “Io non ho criticato le espulsioni, ma il metodo con cui sono state fatte, l’aderenza o meno alle regole. La persona che è andata via non solo ci votava contro, ma non partecipava alle riunioni. Dopo aver chiesto chiarimenti e non aver ottenuto risposte, seguendo il regolamento condiviso tra i consiglieri, abbiamo proceduto con il voto di espulsione”.
Si ricandiderà con l’M5S o farà una lista civica? “È presto per dirlo, sto valutando se ricandidarmi e comunque non dipende solo da me. Anche sul caso dell’espulso abbiamo chiesto un intervento dei vertici com’è accaduto a Livorno e ad Assemini – e non ci ha ancora risposto nessuno. Serve parlarsi per rinsaldare il rapporto, ma a volerlo bisogna essere in due”.
Oggi pomeriggio visite mediche per Alberto Grassi a Castel Volturno. A riportare la notizia è Radio Kiss Kiss Napoli. Il centrocampista arriva a titolo definitivo dall’Atalanta per una cifra complessiva tra gli 8 e i 10 milioni e dovrebbe firmare un contratto fino al 2021.
I colleghi di Radio Kiss Kiss Napoli hanno intervistato l’avvocato Eduardo Chiacchio in merito alle possibili sanzioni: “Siamo in una fase embrionale, bisogna prima chiudere le indagini, poi tutto andrà alla Procura Federale. Ci vorrà almeno un anno, anche due. Gli eventuali illeciti certificati non riguarderanno la classifica, ma solo multe o ammende ai club”.
North Dakota, 1823: una spedizione di caccia è attaccata dagli indiani; la sua guida Hugh Glass è straziata da un grizzly. E’ lasciato per poi essere ripreso. Dato per morto, è tradito da colui che doveva proteggerlo. Ma Hugh non è morto…
REVENANT- REDIVIVO (critica di Patricia Santarossa) TRAILER
Il film (USA, 16) è tratto da un romanzo (di Michael Punke) che narra avvenimenti storicamente documentati: che, tra l’altro, sono alla base di in altro fortunato film: l’indimenticabile “Corvo Rosso non avrai il mio scalpo” (USA, 72) di Sidney Pollack, con Robert Redford.
Il regista, anche sceneggiatore (insieme a Mark L. Smith) e produttore, è il geniale e visionario messicano Alejandro Gonzàles Inarritu, che è stato Premio Oscar 15 per “Birdman” (USA,14). Decisamente il Western è tornato di moda.
Questo è il genere narrativo che ha rappresentato l’epopea costitutiva della stessa creazione degli Stati Uniti d’America; ne ha raffigurato la sua mitologia. Ed è nato, si può dire, insieme allo stesso cinema statunitense. Ma l’approccio non è, né poteva essere soprattutto epico, considerando i tempi e la stessa formazione del regista non statunitense. Cioè la storia di “resistenza-ritorno-vendetta”, perché è questa la sua ossatura narrativa, è letta non al modo tradizionale, come ci ha abituati il cinema, con i suoi momenti di acme e di partecipazione drammatica, ma in una chiave che lo stesso Inarritu ha definito “metafisica”.
Voglio dire: non è che questi motivi narrativi non ci siano. Anzi: essi sono contrassegnati da un’evidenza drammaturgica forte e tenebrosa, a dispetto degli immensi panorami naturali, bellissimi e incontaminati, in cui si svolge, che sostiene magnificamente le oltre 2 ore e 30minuti di proiezione. Ma è il tipo di confronto con la natura che rende il film del tutto particolare. Leonardo Di Caprio, che interpreta con forza commovente il revenant, diventa parte integrante della natura: in realtà lui lo era già da prima; e molto più dei cacciatori, avidi e, per quanto incalliti, degli sprovveduti, di fronte alla complessità dell’ambiente. Non solo dal punto di vista naturale, ma anche umano.
Infatti la Guida era divenuta parte, non solo di quei posti che conosceva perfettamente, ma anche dell’umanità che già abitava quei territori, della tribù Pawnee, essendone stato accettato e sposato una nativa, poi uccisa a freddo dai soldati USA, che volevano, con questi massacri di genocidio mirato, “liberare” i territori da colonizzare successivamente. Egli sia nel corso di questa vendetta, ma soprattutto dopo, si sente solo: come una piccola variante trascurabile di quell’universo. Il film si chiude con dettaglio impressionante, ma anche difficile da sostenere, perché è stravolgente: lo sguardo del protagonista verso la Macchina da Presa, verso di noi spettatori. Come se ci chiamasse a testimoniare insieme a lui, la nullità della sua impresa in quanto tale: di quanto poco abbia contato la sua indicibile fatica rispetto all’ambiente, alla storia. E quindi ci invita a ri-riflettere su tutto quanto abbiamo visto: al suo valore che coinvolge tutta la nostra emotività; ma la fa prescindere dalla banalità, per quanto violenta e riuscita nella rappresentazione dello scontro. Perché Inarritu, nello sconvolgere le leggi della sintassi spettacolare della narrazione, prima le rispetta e le applica: invitandoci a guardare tutto e tutto insieme. Perciò si può “permettere”, non velleitaristicamente, di darci altre e ulteriori chiavi di lettura. Come ha fatto, ad esempio, nello stesso “Birdman”, dove, nel sottofinale, sembra che veramente Michael Keaton possa aver realmente volato, e che quindi sia tutto un sogno: non solo del protagonista, ma anche di noi spettatori. Del resto lo stile adottato nell’esplorare il selvaggio West, proprio quello delle origini, dei primi scontri di “civiltà”, ricorda Terrence Malick, in particolare di “The new world- il mondo nuovo” (05), in cui affronta una delle leggende-mito, quella di Pocahontas, la regina che si innamorò di uno dei primi coloni nel 1607.
Anche se la naturalità ritratta dal maestro messicano ha più valenze rispetto all’assoluto storico di Malick: riesce ad essere un personaggio, in un certo senso, attivo e presente: poderoso, infinito, mutevole. E lirico anche. Ma dipende dall’occhio che la guarda. Che non casualmente è lo stesso: parlo del direttore della fotografia del film odierno, che è lo stesso del film di Malick: il grande Emmanuel Lubetzki. L’ambiente naturale, in cui il film è stato realmente immerso, con temperature vicine allo zero, nel mentre rendeva disperata, di una portata intensamente, immediatamente fisica, la lotta per la sopravvivenza, ci rendeva parte di un processo sofferto di immedesimazione non solo cogli umani, ma con esso: non era affatto solo uno scenario, per quanto splendido. Alla fine prevaleva su tutto. E questo miracolo si deve alla fotografia, che illuminava con diverse e numerosissime sfumature l’apparente piatta cromaticità invernale. Accogliendo e amplificando anche testimonianze storiche al suo interno: come quella Chiesetta dirupata, segno di una documentata presenza di missionari gesuiti francesi da quelle parti.
Il gol al Milan è stata solo l’ultima soddisfazione di un campionato che finora ha regalato molte gioie a Piotr Zielinski, centrocampista dell’Udinese in prestito all’Empoli. In Toscana il polacco classe 1994 sta giocando con continuità, e il suo allenatore, Giampaolo ne sta esaltando le qualità tecniche e fisiche. Facendolo diventare, di conseguenza, uomo mercato, con Napoli e Roma già al lavoro per accaparrarsi il talento polacco per giugno. Un’idea per il futuro più che per il presente, ma ben precisa: Zielinski in una grande, con Napoli e Roma pronte a fare offerte all’Udinese, che, intanto, gongola, per l’ennesimo talento esploso. Stavolta, però, non al “Friuli”, ma al “Castellani”. Lo riferisce Gianluca Di Marzio.
Così diversi, così complementari: Italia e Germania– al di là degli stereotipi – sono una coppia di fatto sotto molti aspetti economici. Per esempio, là ci sono 1.400 imprese controllate dal nostro paese con 126 mila dipendenti; da noi 142 mila persone lavorano in mille imprese tedesche. E c’è molto di più in comune. Sullo sfondo dell’incontro Renzi-Merkel, lo scenario di una parte d’Italia – il Mezzogiorno – dove corruzione, malaffare, ospedali in cui si muore, infrastrutture fisiche e umane fatiscenti hanno finito per azzerare aspettative e ambizioni di chi ci vive. Contro la rassegnazione, il Masterplan del governo per il Sud vuole risuscitare i “patti”, iniziative decentrate che hanno spesso già palesato la loro inefficacia. Sempre nel Meridione risiede la maggioranza di quel terzo di italiani sempre più fragili economicamente per mancanza di lavoro, scarsa ricchezza familiare, cura della salute trascurata. In passato tante misure – selettive ed episodiche – contro la povertà. Per affrontare il problema in modo efficace servirebbero 7 miliardi. Nella legge di stabilità 2016 le risorse stanziate sono meno di un quarto del necessario.
Se ne è parlato poco ma è giusto ricordare che 37 su 377 banche di credito cooperativo(Bcc) hanno crediti dubbi sopra il livello di guardia. Urge quindi la riforma di questo pezzo del sistema finanziario. Da risanare con una serie di fusioni provinciali e interprovinciali senza snaturarne il radicamento nel territorio. Gli italiani che si informano credono più alla rete che ai giornali di carta. In Europa avviene il contrario. Su internet si riversa l’informazione libera da vincoli editoriali ma anche l’antipolitica. Mentre la stampa tradizionale è percepita come veicolo di trasmissione della cultura delle élite dominanti.
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Al di là degli stereotipi, Germania e Italia non sono così lontane tra loro. Anzi, le cifre rivelano l’interdipendenza tra due economie sempre più simili, con un commercio bilaterale tutto sommato equilibrato. Anche in Europa gli interessi sono spesso gli stessi. Manifatturiero e sfide del futuro.
Non ci sono ricette miracolose per risolvere i problemi del Meridione. È possibile però evitare di ripetere gli errori del passato. Il piano presentato dal governo demanda le scelte operative concrete ai quindici patti per il Sud. Rischia così di ricreare una frammentazione di interventi già vista.
Il 27 per cento degli intervistati dell’indagine Isfol-Plus ha difficoltà ad affrontare una spesa improvvisa di 300 euro. Ma la fragilità non è solo economica. È accompagnata da altri elementi di disagio, come cattiva salute o servizi locali scadenti. E richiede un’azione di sostegno complessiva.
Una soluzione provinciale per le banche di credito cooperativo 26.01.16 Massimiliano Ferraresi, Francesca Nordi e Leonzio Rizzo Il governo pensa a una riforma per le banche di credito cooperativo, che potrebbe però snaturarne l’identità. Buoni risultati si potrebbero invece ottenere con fusioni a livello provinciale. Scomparirebbero le Bcc con un rapporto tra crediti deteriorati e crediti totali oltre la soglia di allerta.
Più della metà degli italiani sono convinti che la rete sia una fonte di informazione credibile. E non sono pochi quelli che la ritengono molto più attendibile dei giornali. Eppure, nei momenti di crisi sono i media tradizionali a generare un circolo virtuoso della fiducia verso le istituzioni.
ISCHIA ISOLAVERDE: D’Errico, De Palma (27’ s.t.Parisi), Pistola, Esempio, Todisco, Vincenzi (11’s.t. Caracciolo), Petruccio, Borrelli, D’Angelo, Belmonte (36’ s.t. Gonzales), Coppola. A disp.: Di Donato, Numerato, Agrillo. All. Porta.
ARBITRO: Battaglia di Albano Laziale (ass. Pepe di Ciampino e Ferrera di Albano Laziale).
NOTE: ammoniti Oliviero, Ippoliti, Blasi, De Palma, Todisco, Parisi, Borrelli, Pistola, D’Angelo. Al 27’ s.t. espulso Pistola per doppia ammonizione.
Un’Ischia in formazione assai rimaneggiata (tra convocazioni in prima squadra e infortuni), impatta sul campo della Lupa Roma. I capitolini recriminano per i due calci di rigore parati dal portiere D’Errico, dal canto loro i gialloblù si mordono le mani per almeno quattro occasionissime non sfruttate. Dopo l’espulsione rimediata da Pistola, i ragazzi di mister Porta hanno badato a portare a casa il risultato, il secondo consecutivo dopo la vittoria casalinga sull’altra Lupa.
Nel primo tempo Ischia pericolosa con D’Angelo (20’) che da ottima posizione calcia addosso al portiere. Alla mezzora Belmonte, servito da Coppola, si presenta a tu per tu col Cianfriglia ma tira male. Lupa mai insidiosa. Secondo tempo rocambolesco. Al 10’ Coppola calcia a botta sicura ma un difensore salva sulla linea. Poco dopo sugli sviluppi di una rimessa laterale, l’arbitro si inventa letteralmente un calcio di rigore. Todisco colpisce nettamente di testa ma, tra lo stupore generale, il fischietto di Albano Laziale indica il dischetto: D’Errico para il tiro di Blasi. Al 25’ Coppola, di nuovo a due passi dalla, porta manda il pallone clamorosamente sul fondo. 2’ più tardi, Pistola dà vita ad un corpo a corpo con un avversario, almeno due metri fuori area: anche stavolta il direttore di gara si inventa un rigore ma D’Errico si erge a protagonista, negando il gol ad Ippoliti. Pistola esulta per l’impresa del compagno e…si becca la seconda ammonizione: da non credere! Sul finire, D’Angelo si libera il palo e calcia: il pallone “scheggia” il palo e si spegne sul fondo. Prossimo turno sabato al “Kennedy” contro la Salernitana.
Secondo Il Corriere dello Sport, il Napoli sta ultimando anche alcune cessioni. Gnahorè, centrocampista appena acquistato dalla Carrarese, sarà ceduto al Carpi in prestito. Carpi che potrebbe prendere anche un altra pedina del Napoli, vale a dire Jonathan de Guzman: se l’olandese non riuscirà a trovare l’accordo con la sua ex squadra, lo Swansea, allora si trasferirà al Carpi. E’ già tutto scritto.
I colleghi di Radio Kiss Kiss Napoli danno le ultime di mercato azzurre con un tweet: “Barba-Napoli, entro 48 ore importanti novità sul futuro del difensore dell’Empoli che piace ai partenopei ma non solo”.
Secondo La Gazzetta dello Sport il Torino sta giocando con il Napoli per il cartellino di Maksimovic. Urbano Cairo vorrebbe cedere una prelazione a De Laurentiis sul centrale serbo in cambio del ritorno di Omar El Kaddouri in granata ed anche di Mirko Valdifiori. Il marocchino ha al momento un contratto fino al 2017 con il Napoli, ma al momento non ci sono novità in tal senso con il club di De Laurentiis. Per quanto riguarda Valdifiori, l’ex Empoli sembra destinatoa rimanere a Napoli almeno fino a giugno.
La Gazzetta dello Sport riporta alcune dichiarazioni di Paulo Dybala: “Il mercato? Non mi interessa, sono felice a Torino, non ci penso nemmeno a lasciare la Juve, ho anzi trovato un ambiente bellissimo, che mi fa sentire come a Palermo. Tecnicamente, credo che la Juve sia perfetta, sono felice del mio rendimento e voglio aiutare la squadra a raggiungere il quinto scudetto consecutivo. Messi è inimitabile – continua -, e comunque io voglio essere Dybala, e basta. Poi, naturalmente, lavoro sodo ogni giorno per arrivare più vicino possibile ai livelli di Leo. Higuain? E’ più forte di me, l’ho visto anche da vicino, in Nazionale: grande attaccante. Siamo amici, ci sentiamo spesso telefonicamente, è stato così anche sabato sera. Gli auguro il meglio, ma con noi non deve segnare. Gli invidio il destro, la sua capacità di trovare la porta avversaria da ogni posizione. Allegri mi sta martellando in allenamento: lui crossa e io calcio sempre più spesso di destro. Conto di migliorare presto, per ora faccio però pochi gol e rompo invece parecchie finestre”.
La memoria è un motore della individualità umana. Finché posso giocare con i miei ricordi, scomponendoli e ricomponendoli, sento di essere una persona.
La memoria condivisa è il collante di ogni relazione umana. Finché so che tu ti ricordi di me e finché tu sai che io mi ricordo di te, noi siamo noi. Siamo qualcosa in più.
La memoria è il contenitore collettivo di ogni gruppo, piccolo o grande. Finché scambiamo e confrontiamo ricordi comuni, possiamo pensare ad una storia che sa usare i ricordi del passato per costruire un futuro comunque migliore.
La potenza di tutte queste memorie sta nel riuscire ad essere memorie aperte. Sempre innovative e mai celebrative.
Possiamo identificarci con le nostre foto di quando eravamo bambini, se sappiamo che stiamo guardando con gli occhi di adesso. Possiamo comprenderci meglio, se possiamo immaginare di guardarci adesso con gli occhi che avevamo allora. Questo doppio confronto è emozionante, perché in fondo in fondo è il confronto tra ricordare e progettare.
L’emozione del ricordo che si rinnova e si confronta con altri ricordi è la stessa emozione del sogno, che cerca sempre la strada per trasformare il passato in una nuova realtà.
In sintesi: la memoria può essere maestra di libertà soltanto se non è una memoria prigioniera, perché dolorosamente ripetitiva.
Questo discorso è particolarmente valido quando lavoriamo con la memoria traumatica, con la memoria etica e con la memoria educativa.
Siamo davanti alla scommessa e alle domande che ci pone ogni anno la Giornata della Memoria.
Giornata della Memoria. L’olocausto: 71 anni dopo. (Vincenzo Pellegrino)
Dopo la catastrofe universale della Shoah, causata volontariamente dalla mano dell’uomo, è possibile guardare dentro la malvagità umana? E cioè, senza fuggire dichiarandoci subito buoni?
Dopo un trauma subito quasi passivamente, è possibile usare la memoria attivamente? Per documentare il trauma e non per fissarlo, per combattere il trauma oggettivamente e non per riprodurlo soggettivamente.
Nel conflitto quotidiano che ogni persona ha, quando deve scegliere tra bene e male, è possibile costruire un patto educativo fra una generazione e l’altra?
Non penso che queste domande debbano e possano avere una risposta. Credo che queste domande debbano rimanere domande tanto inquietanti quanto fiduciose. I superstiti della Shoah tuttora viventi hanno guardato in faccia il male, allora, quando erano bambini. Con occhi di bambino. Adesso i superstiti della Shoah ragionano e soffrono con la forza e con lo sfinimento di una vita combattuta, per capire e contrastare l’esistenza del male assoluto.
Allora guardavano e capivano il male come i bambini guardano il dolore e l’ingiustizia: con lo stupore assoluto e con il rifiuto più totale. Non è così, non può essere così, non sarà cosi… un giorno sarò grande, non farò e non farò fare così…
Se vogliamo comprendere e sgretolare il male della Shoah, forse possiamo immaginare e introiettare quegli sguardi di bambini. Quell’incredulità totale è veramente più forte del male, perché nasce dalla speranza e dalla certezza che il male può non esistere. Non deve esistere.
*Professore emerito Sapienza Università di Roma / lastampa
Il Pipita, si sa, il gol l’ ha sempre avuto nel DNA ma questa stagione si sta realmente superando. Numeri straordinari che stanno facendo la fortuna del Napoli e la gioia di un popolo intero. Numeri fantastici che si aggiornano partita dopo partita dato che ormai il suo nome è diventato una costante nel tabellino dei marcatori. 21 gol in 21 partite di campionato su 1785 minuti giocati, 7 doppiette e mai due gare consecutive senza segnare; percentuale di tiri nello specchio pari al 54,65% e percentuale realizzativa pari al 24,42%. Numeri stratosferici se si considerano le difficoltà di un campionato molto tattico come quello italiano. Numeri che gli stanno facendo scalare le gerarchie dei bomber nei maggiori campionati europei, considerato che il Pipita è avanti a tutti gli altri nel rapporto gol fatti minuti giocati.
Il passo indietro, di lato o semplicemente il contrappasso di Beppe Grillo, che scende dal palcoscenico della politica per tornare a calcare quelli dei teatri, si presta a una doppia lettura. Qualcuno ha creduto di scorgervi la malizia strumentale di un comico in declino che utilizza la visibilità del ruolo di leader (ormai ex) per riproporsi al pubblico in una tournée da tutto esaurito. Ma questa dietrologia, per certi versi molto grillina, non mi trova d’accordo. In Grillo preferisco vedere l’uomo di spettacolo che prevale su quello di potere. Due anni fa aveva un bel pezzo d’Italia ai suoi piedi. Avrebbe potuto trasferirsi a Roma ed ergersi ad anti Renzi: non solo a chiacchiere sul suo blog, ma nei comportamenti politici. Non lo ha fatto perché non ne è stato capace e forse anche perché non ne ha avuto voglia. Il potere è un coacervo di relazioni, interessi, compromessi, ricatti, mediazioni, favori e transazioni non necessariamente sporche, ma sempre un po’ opache e comunque noiose, specie per un guitto di talento che dà il meglio di sé nella denuncia sbeffeggiante. D’Azeglio, scrittore e pittore, si lasciò sfilare di buon grado la poltrona di primo ministro da Cavour, riconoscendo in quel professionista della politica un piacere morboso per i meccanismi del potere che a lui invece annoiavano mortalmente.
Quando Freccero propone Grillo in prima serata sulla Rai come Fiorello non sta lanciando una provocazione. Sta chiudendo un cerchio. Alla fine del viaggio l’eroe torna sempre nel luogo da cui era partito. «Te la do io la politica». A farla ci pensi pure Casaleggio con tutti i suoi associati.