Sabato sera, allo Stadium, la resa dei conti per lo scudetto tra Juventus e Napoli. La Gazzetta dello Sport scrive: “Il Napoli di oggi, in vista della partitona, non può nascondersi dietro il pareggio come risultato «che andrebbe più che bene». Per mettere le mani sullo scudetto ha bisogno di un atto di forza a casa degli avversari, quel che riuscì quasi trent’anni fa al Napoli. Il Napoli sembra nelle condizioni di osare l’impossibile – se non ora quando? -, ma la Juventus resta la Juventus, il re leone della nostra foresta, tutti i napoletani sono autorizzati a compiere la cosiddetta #manovraSarri, gesto scaramantico in voga tra i twittaroli circumvesuviani”.
Higuain eguaglia Maradona, il Pipita getta la maschera
Sempre più sulle orme di Maradona, Gonzalo Higuain. Ieri pomeriggio il Pipita ha eguagliato ieri uno dei record di Maradona con la maglia del Napoli, ovvero andare a segno per la sesta partita consecutiva in campionato, come accaduto nel campionato 1987-1988. La Gazzetta dello Sport scrive: “i cinque giorni che precederanno il big match saranno certamente ricchi di adrenalina, Higuain giustamente prova a smorzare i toni affermando che non sarà la partita più importante della stagione. Sarà l’osservato principale da parte della difesa bianconera. A Higuain interessa solo il traguardo finale, il centravanti del Napoli getta definitivamente la maschera. Il suo unico obiettivo è mettere la firma in un capitolo importante della storia del Napoli, esattamente come fece Maradona alla fine degli anni Ottanta. Capocannoniere e scudetto, la doppietta nel mirino di Higuain non è riuscita nemmeno a Diego, che si aggiudicò il titolo di miglior marcatore della Serie A soltanto nel 1988 (15 reti per lui)”.
Doveri? Sconcertante direzione di gara…
La Repubblica stronca senza appello la prova dell’arbitro Doveri: “Sconcertante direzione di gara dei sei arbitri: una orchestra stonata e male assortita guidata in maniera disastrosa dal romano Doveri. Ne ha combinate di tutti i colori e i suoi cinque assistenti lo hanno aiutato a sbagliare. S’è arrabbiato un po’ pure il Carpi, ma i danni maggiori li ha subiti il Napoli, costretto a stringere i denti fino al gol numero 24 in campionato di Higuain, che ha fatto tirare al San Paolo un gran sospiro di sollievo”. Nel mirino ci sono, ovviamente, le decisioni sul gol annullato a Callejon, il rigore non fischiato sullo stesso spagnolo e l’espulsione di Bianco, quando nell’occasione il fallo è stato commesso da Zaccardo.
Hamsik: “Sabato ci guarderà tutto il mondo!”
Marek Hamsik, capitano del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni al proprio sito ufficiale: “E’ stato delizioso vincere l’ottava partita consecutiva, ma sarebbe ancora più bello continuare questo trend fino alla fine. E’ stato un match duro, ma non ci aspettavamo fosse facile: gli avversari si sono difesi molto, ci hanno lasciato pochi spazi. Siamo stati opprimenti, abbiamo avuto anche un gol che l’arbitro ha ritenuto fosse irregolare. Abbiamo saputo aspettare, sappiamo di non aver giocato al meglio ma abbiam conquistato i tre punti che erano la cosa più importante. Juventus-Napoli? Il match conta tantissimo per la nostra città e per i nostri tifosi, peccato che non possano essere allo stadio sabato sera. Abbiamo una settimana per preparare il duello di Torino, sappiamo che la Juventus è molto forte da affrontare nel proprio stadio: sarà un confronto diretto tra due dei club più forti d’Italia, ci guarderà tutto il mondo”.
Biglietti speciali e ricorsi al Tar per assistere a Juventus-Napoli
Secondo Il Mattino, i napoletani allo Juventus Stadium ci saranno. Biglietti sold out per lo Stadium, questo è certo, ma è anche vero che la prelazione premetteva ai possessori delle tessere J1897 o Premium Member di poter acquistare fino a 4 biglietti a patto che tutti siano J1897 o Premium Member e ci sono molti tifosi del Napoli che sono in possesso di queste card. Resta il fatto che il prefetto di Torino, Paola Basilone, napoletana, ex vice capo della Polizia, ha scelto di chiudere il settore ospiti dello Stadium per motivi di ordine pubblico e di reciprocità in considerazione dell’analoga decisione presa all’andata al san Paolo. Contro la chiusura del settore ospiti dello stadium ha presentato ricorso al Tar l’avvocato Angelo Pisani. «Una disposizione palesemente illegittima e inaccettabile – dice – perché discriminatoria, lo specchio della resa di uno Stato che è incapace di garantire la sicurezza e buono solo a far pagare le tasse ai cittadini».
Fallisce il rimbalzo delle Borse, Piazza Affari scende sotto 17mila punti. RAFFAELE RICCIARDI*
Illusoria risalita in avvio di settimana, i listini Ue in preda alla debolezza. Ftse Mib ai livelli del giugno 2013. Il greggio Wti recupera quota 31 dollari, Tokyo chiude in rialzo anche grazie alla debolezza dello yen. Chiusi gli altri listini asiatici per il Capodanno. Wall Street ha perso 2mila miliardi da inizio anno e ora gli investitori tornano a credere in una politica più rigida da parte della Fed
MILANO – Ore 10:40. I listini europei falliscono il rimbalzo e tornano preda della debolezza, dopo un’ennesima settimana di passione. A poco serve il leggero recupero dei prezzi petroliferi, che pure inizialmente aveva dato l’abbrivio agli acquisti: il Wti torna sopra la soglia di 31 dollari al barile, mentre il Brent europeo si porta sopra 34 dollari in scia al colloquio tra i ministri di Arabia Saudita e Venezuela, che apre spiragli per una possibile intesa all’interno dell’Opec sulla stabilizzazione dei prezzi. Un percorso comunque lungo e faticoso, se si considera che per i maggiori trader indipendenti del mercato energetico, quelli di Vitol Group sentiti da Bloomberg, per la prossima decina d’anni ci aspettano prezzi bassi del petrolio, con una banda d’oscillazione che porterà la media intorno ai 50 dollari al barile.
Milano illude gli investitori con una partenza in rialzo, ma ben presto di indebolisce con gli altri listini Ue. Piazza Affari gira in rosso e peggiora rapidamente a -1,7%. Le banche – inizialmente trainanti – diventano volatili; il Ftse Mib si trova ormai sotto 17mila punti, ai livelli del giugno 2013. Tra i singoli titoli si mette in luce Engineering, sulla quale scatta l’Opa da parte dei fondi Nb Renaissance e Apax 8 a 66 euro per azione. Girano in negativo anche le altre Borse Ue: Londra cede l’1%, Francoforte l’1,8% come Parigi.
Con i mercati cinesi chiusi per le festività del Capodanno, i mercati si interrogano ancora sui dati del mercato del lavoro Usa, quanto mai contrastanti. E’ vero che i nuovi posti creati hanno deluso le attese, fermandosi a 151mila unità a gennaio, ma la disoccupazione è scesa sotto il 5% e i salari hanno mostrato una crescita sensibile nel raffronto annuo: gli operatori sono tornati a dar credito a un rialzo dei tassi da parte della Fed, messo in dubbio vista la debolezza del quadro economico e finanziario globale. Ora i future sui Fed Funds mostrano il 45% di chance di aumento del costo del denaro a dicembre, dal 38% precedente. “Senza le indicazioni della Cina, non ci sono fattori in base ai quali muoversi”, spiega lo strategist di Nomura, Masaaki Yamaguchi, all’agenzia Usa.
L’euro tratta in leggera flessione a 1,1141 dollari sulla scia dei dati sul mercato del lavoro Usa di venerdì scorso, che hanno frenato l’indebolimento del biglietto verde. Lo yen arretra a quota 117,39 sul dollaro e 130,77 sull’euro. Andamento in calo anche per lo spread fra Btp e Bund, che venerdì aveva chiuso a 126 punti, sui livelli massimi da agosto 2015. Il differenziale segna 123 punti con un rendimento dell’1,53%.
L’agenda macroeconomica di giornata si concentra sulla produzione industriale in Germania. In Spagna, il dato indica una discesa dello 0,2% a dicembre sul mese precedente e una risalita del 3,7% su anno. Per l’intero 2015 il dato è stato di una crescita del 3,2%. Da monitorare anche l’andamento della fiducia degli investitori nell’Eurozona, mentre negli Usa si guarda all’indice della Fed sul mercato del lavoro (gli appuntamenti della settimana). In mattinata, dal Giappone è arrivato un boom del surplus delle partite correnti del 2015, generato dal calo dei prezzi energetici: si tratta del primo aumento del surplus in 5 anni, per un valore pari a 16.641 miliardi di yen (126 miliardi di euro), in seguito alla flessione delle importazioni del 10,3%, e l’incremento dell’export, per un valore di 75.100 miliardi di yen (570 miliardi di euro). Il bilancio del Sol Levante si è legato ai prezzi petroliferi dal disastro di Fukushima, nel marzo 2011, con il conseguente stop alle centrali nucleari. Grazie alla repentina flessione dei prezzi del barile, quasi dimezzati nel corso del 2015, i costi per le importazioni di greggio hanno segnato un calo del 41%. A favorire il anche il deprezzamento dello yen nel comparto turismo, che ha spinto il numero di turisti a quota 19,7 milioni, un incremento di quasi il 50% rispetto all’anno precedente.
La Borsa di Tokyo ha chiuso in netto rialzo: il Nikkei ha registrato un incremento dell’ 1.10%, pari a 184,71 punti, ed è finito a quota 17,004.30. La maggior parte degli altri listini asiatici è rimasta chiusa per il nuovo anno lunare, ma nel fine settimana è emerso che le riserve in valuta estera della Cina si sono ancora assottigliate ai minimi dal 2012, per far fronte alle instabilità del cambio e dei mercati finanziari.
Wall Street è reduce da una seduta pesante, complici le forti vendite sul comparto tecnologico. Il Dow Jones ha perso l’1,29%, l’S&P500 l’1,85% e il Nasdaq il 3,25%. Per il listino tecnologico, la settimana passata è andata in archivio con un ribasso di oltre cinque punti percentuali. Nel complesso, il benchmark S&P500 ha perso 2 mila miliardi di dollari in valore dall’inizio dell’anno: è il peggior avvio dal 2008. I mercati guardano ora all’audizione del presidente della Fed, Janet Yellen, mercoledì al Congresso Usa dopo gli ultimi dati sul lavoro. Torna intanto in calo il prezzo dell’oro: il metallo con consegna immediata cede lo 0,8% a 1164 dollari l’oncia dopo aver toccato 1174,6 dollari venerdì.
Under17 Lega Pro, Akragas-Juve Stabia 2-1: il tabellino del match
Una sconfitta che non ci voleva, la seconda consecutiva dopo quella interna con il Napoli. Una gara, per i ragazzi gialloblè, Under 17 Lega Pro, ancora una volta condizionata da un pessimo arbitraggio che ha indirizzato la gara. La Juve Stabia perde contro l’Akragas per 2-1 e, per questo risultato, anche la testa della classifica, occupata ora dell’Ischia vittorioso a Matera. In gol sono andati Rotulo al 17° del primo tempo per i padroni di casa, il pari arriva grazie a D’Angolo al 5° della ripresa, ma il 2-1 finale è di Mauceri al 33°. Espulso Bozzaotre nell’intervallo, ma anche D’Angolo nella ripresa.
Queste le formazioni:
AKRAGAS – Bracconeri, Caternicchia, D’Anna, Crapanzano, Napoli, Noto, Zarcone, Amarasco, Minacori, Rotulo, Mauceri. A disp. Ruvio, Di Giorgi, Scibetta, Savarino, Spadaro, Pannuzzo, Pennino, D’Anca, Sicurella. All. Rizzo.
JUVE STABIA – Riccio, Bisceglia, Ranieri, Imperato, Casella, Diomaiuta, Ceparano, Manna, Chirullo, D’Angolo, Matano. A disp. Pezzella, Sannino, Manzo, Maiorino, Ranieri, Mercatelli, Cucca, Bozzaotre, Esposito. All. Scarpa
Così gli adolescenti perduti di Napoli vivono come sicari adulti. E controllano la città. DARIO DEL PORTO
Inchiesta. Armi e munizioni arrivano dall’Est Europa o vengono rubate ai vigilantes. I criminali adolescenti le maneggiano come fossero sicari adulti.
NAPOLI – È il rumore delle armi la colonna sonora dei ragazzi perduti di Napoli. I giovani boss che hanno deciso di prendersi il cuore della città ne hanno sempre una tra le mani. Non è solo uno strumento di morte, ma uno status symbol. Lo raccontano le microspie piazzate dalla procura nella casa degli eredi della storica famiglia Giuliano, i capi della cosiddetta “paranza dei bimbi”, come nel quartiere Forcella viene chiamato questo clan di giovanissimi. Le cimici captano continuamente lo stesso suono: lo “scarrellamento” di una pistola pronta all’uso: “A questo punto si sente il tipico rumore dell’abbattimento del cane di sul percussore”, annotano ripetutamente gli investigatori nell’informativa trasmessa ai pm anticamorra Francesco De Falco e Henry John Woodcock. E quando non le usano, parlano delle armi come se fossero abiti firmati.
- LEGGI L’INCHIESTA INTEGRALE: Mitra, magnum e calibro 9: l’arsenale delle baby gang che tiene in scacco Napoli. DARIO DEL PORTO*
- Franco Roberti: “Napoli, così una generazione di ventenni spietati ha rimpiazzato i boss”. DARIO DEL PORTO*
*larepubblica
Mitra, magnum e calibro 9: l’arsenale delle baby gang che tiene in scacco Napoli. DARIO DEL PORTO*
Inchiesta. Armi e munizioni arrivano dall’Est Europa o vengono rubate ai vigilantes. I criminali adolescenti le maneggiano come fossero sicari adulti.
NAPOLI – È il rumore delle armi la colonna sonora dei ragazzi perduti di Napoli. I giovani boss che hanno deciso di prendersi il cuore della città ne hanno sempre una tra le mani. Non è solo uno strumento di morte, ma uno status symbol. Lo raccontano le microspie piazzate dalla procura nella casa degli eredi della storica famiglia Giuliano, i capi della cosiddetta “paranza dei bimbi”, come nel quartiere Forcella viene chiamato questo clan di giovanissimi.
Le cimici captano continuamente lo stesso suono: lo “scarrellamento” di una pistola pronta all’uso: “A questo punto si sente il tipico rumore dell’abbattimento del cane di sul percussore”, annotano ripetutamente gli investigatori nell’informativa trasmessa ai pm anticamorra Francesco De Falco e Henry John Woodcock. E quando non le usano, parlano delle armi come se fossero abiti firmati.
Napoli, Saviano: “Le pistole dei ragazzi invisibili e quelle vittime senza colpa” (VIDEO)
- Franco Roberti: “Napoli, così una generazione di ventenni spietati ha rimpiazzato i boss”. DARIO DEL PORTO*
“Ma pensa che è nuova, nuova e imballata”, dice compiaciuto uno dei rampolli della famiglia Giuliano, Guglielmo, durante un colloquio intercettato alla fine di gennaio del 2014. Uno degli affiliati chiede se quella pistola è “la special 92”. E un altro giovane Giuliano, Toni, risponde da esperto del settore: “No, no, 92 F S, è la nuova. Fuori serie calibro 9 per 19. Le botte dentro vanno, la teniamo solo noi”. Per un bel pezzo il gruppo discute solo di pistole. Parlano di quella “con tredici botte”, scherzano sulla “357 cromata con il manico di gomma, quello là è secco e lungo… quello di Al Capone”.
Anche i numeri rilanciano l’allarme del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti sulla “spaventosa disponibilità di armi” delle nuove leve della camorra napoletana. Tra il primo luglio 2014 e il 30 giugno 2015, i carabinieri del comando provinciale di Napoli diretto dal generale Antonio De Vita hanno sequestrato 1265 fra armi da fuoco e armi bianche, più di 23 mila munizioni e quasi 10 mila chilogrammi di esplosivo. Un arsenale da guerra, cui vanno sommati i sequestri delle altre forze di polizia.
Le armi arrivano in città seguendo percorsi diversi, talvolta (ma non sempre) sovrapponibili a quelli di altri traffici illeciti come quelli di droga. In genere, ogni gruppo criminale ha i suoi fornitori. Alla fine degli anni ’90, pistole e mitra giungevano via mare, a bordo degli scafi che trasportavano sigarette di contrabbando. La rotta balcanica resta una di quelle privilegiate. Ma in tempi più recenti si è intensificata l’importazione di armi micidiali, compresi mitra kalashnikov e mitragliette Uzi, che viaggiano a bordo di tir o auto veloci dai paesi dell’Est europeo come la Repubblica Ceca e la Russia. Oggi il mercato illegale si alimenta anche con le pistole rapinate a dipendenti di istituti di vigilanza privata, spesso presi di mira dai banditi proprio con l’obiettivo di impossessarsi delle armi per poi rivenderle oppure utilizzarle in proprio.
E quando le armi finiscono nelle mani dei boss ragazzini, può davvero accedere di tutto. Per provarle, le gang spesso sparano dai tetti. Lo ha confermato un’indagine dei carabinieri che, agli inizi dello scorso mese di luglio, scoprirono in pieno centro, nella zona del Borgo Sant’Antonio Abate, un vero e proprio poligono di tiro sul terrazzo di un edificio: sparsi sul pavimento c’erano decine di bossoli, le antenne paraboliche circostanti erano crivellate di colpi, proiettili erano conficcati nei muri. Nascosta nel cortile c’era una busta con una pistola calibro 9 e 22 cartucce per fucile.
Ma può anche succedere che scendano direttamente in strada, dopo aver comprato un’arma nuova. Come la sera di Capodanno del 2013, quando due rampolli della “paranza” andarono in giro nei vicoli di Forcella per divertirsi un po’. “Mentre stavamo salendo dissi: spariamo in aria”, afferma il ragazzino di neppure vent’anni in uno dei dialoghi intercettati dell’inchiesta. E aggiunge: “Tirai una botta in petto a un nero, il nero cadde a venti metri, sul Volto Santo”. Le indagini della squadra mobile diretta da Fausto Lamparelli hanno verificato che, proprio quella sera, un immigrato indiano si fece medicare in ospedale dopo essere stato ferito in quella zona da un proiettile vagante. In un’altra intercettazione, alcuni indagati preparano un agguato e si consultano: “Me la puoi dare una 45?”, chiede uno. Un altro replica, ironico: “Tu salti in aria con la 45”. Un terzo interlocutore li rassicura: “Sparo con la Beretta, la 9 grossa… fa paura…”. Si capisce dunque cosa voleva dire la testimone di giustizia Antonietta Pacifico, che fu ferita alle gambe per essersi rifiutata di aprire una piazza di spaccio, quando mise a verbale: “Il sistema di Forcella non è più quello di una volta, di quando c’era Luigino Giuliano. Questi fanno il morto per 100 euro”. Ma forse si sbagliava: i ragazzi perduti di Napoli sono pronti a uccidere per nulla.
Matteo-Beppe nemici per vocazione FEDERICO GEREMICCA*
Primarie «made in Cina» contro primarie di «cinquanta persone mandate a fare clic». Dunque, di nuovo Cinque Stelle contro Pd. Anzi: di nuovo Grillo contro Renzi. Un duello lungo ormai 24 mesi, e del quale – al momento – non si intravede la conclusione.
Leader contro leader, un classico per la politica italiana. Cambiano i protagonisti (in peggio, secondo alcuni), ma non il copione: ieri Berlusconi contro Prodi, e prima ancora Craxi contro Berlinguer.
Oggi, il «comico» contro il «rottamatore»: sulle primarie, stavolta, ma certo non solo su quelle.
Col declino lento, ma inesorabile di Silvio Berlusconi, un centrodestra ridotto allo stato gassoso e le difficoltà di Salvini nel costruirsi un profilo da leader, in campo ci sono – praticamente – solo loro due, Matteo e Beppe: due che, per tanti aspetti, sembrerebbero fatti per intendersi, e che invece non perdono occasione per polemizzare e attaccarsi ogni volta con un po’ di veleno in più.
I Cinque Stelle che organizzano sit-in davanti alla banca di «papà Boschi» e il Pd che trasforma il caso-Quarto (piccolo comune del Napoletano) nella Waterloo dell’intero Movimento; Renzi che punta le sue fiches sulla legge sui diritti civili e Grillo che si alza dal tavolo nella mano decisiva. Sono solo gli ultimissimi fuochi di un duello senza quartiere: del quale pochi immaginano la fine, mentre molti ricordano l’inizio.
Giusto febbraio di due anni fa, Renzi presidente incaricato di formare un governo, Grillo subito ad attaccarlo. Storico, a modo suo, l’incontro in streaming tra i due leader. Beppe all’attacco, Matteo ancor di più. Pochi minuti per incontrarsi e dirsi addio, con la frustata finale dell’allora presidente del Consiglio in pectore: «Beppe, esci da questo blog…». Da allora, mai nemmeno un armistizio, ma un duello combattuto in ogni luogo, con ogni arma e con ogni mezzo.
Naturalmente, le ragioni della durissima contrapposizione che sta segnando l’intera legislatura non sono né caratteriali né passeggere: infatti, messo come è messo oggi il panorama politico (intendiamo le forze in campo e il loro peso), Renzi scorge in Grillo l’ultimo ostacolo all’assunzione di un potere ancor più pieno e Grillo vede in Renzi la novità dell’ultima ora capace di sbarrargli il passo verso successi elettorali ancor maggiori.
Si tratta di valutazioni non errate, che determinano – però – la classica situazione nella quale (complice anche la nuova legge elettorale) patti e alleanze non sono possibili: e l’interminabile duello, dunque, non potrà che concludersi con uno sconfitto ed un vincitore. Il tempo e i luoghi nei quali si deciderà lo scontro sono ormai del tutto noti: il voto amministrativo di questa primavera, il referendum costituzionale del prossimo autunno e le elezioni politiche del 2018, o magari un anno prima.
Se da qui ad allora – e la prima tappa è ormai vicinissima – il centrodestra non dovesse trovare un assetto e dei candidati convincenti, la sfida per la primazia (nelle città e per la guida del Paese) non potrà che essere tra Pd e M5S: dunque, tra Matteo e Beppe, più precisamente. E’ per questo che la guerra senza quartiere ingaggiata dai due leader è inevitabile, da un lato, e decisiva per il futuro del Paese, dall’altro.
In questa sorta di scontro continuo ieri Renzi ha però segnato un punto: il suo candidato alle primarie milanesi, Giuseppe Sala, ha vinto la sfida conquistando sul campo i galloni di candidato-sindaco del centrosinistra. Non sappiamo quanti cinesi hanno votato per lui: ma con malizia qualcuno giura che sono stati di certo più dei 300 (italiani) che hanno scelto Patrizia Bedori come candidata del Movimento Cinque Stelle. Trecento in tutto, non trecento su diverse decine di migliaia.
*lastampa
Droga, sfruttavano bambini-corrieri: decine di arresti per droga tra Napoli e Caserta
Le accuse: associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.
NAPOLI – Sfruttavano anche i bambini, per smistare e poi vendere droga nelle province di Napoli e Caserta. I carabinieri di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, stanno eseguendo numerosi di arresti tra le province di Caserta e Napoli, in particolare nel famigerato Parco Verde di Caivano, piazza di spaccio del Napoletano.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere e al regime degli arresti domiciliari è stata emessa dal gip del Tribunale di Napoli. Tutti i destinatari sono indagati per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, hashish e marijuana.
Il traffico di droga venuto alla luce partiva dalla provincia di Napoli, in particolare da Caivano, e, attraverso dei corrieri, giungeva a destinazione. Le sostanze stupefacenti venivano occultate su persone o in veicoli utilizzando minori per eludere i controlli.
ROMA 2 SAMPDORIA 1 |Terza vittoria consecutiva di Spalletti, la Champions è vicina
Roma- All’Olimpico la Roma affronta la Sampdoria per la 24esima giornata di campionato.
Spalletti conquista 3 punti importantissimi per agganciare la zona Champions. Dopo aver domato il primo tempo e metà del secondo, la Roma cede spazio all’avversaria che accorcia le distanze con un’autorete di Pjanic e tenta il colpaccio nei minuti di recupero con uno scatenato Cassano frenato da una traversa sul triplice fischio finale.
Primo tempo
Baricentro basso per la Roma, molto schiacciata all’indietro per i primi 10 minuti.
Il primo tiro in porta arriva dopo 7 minuti, El Shaarawy crossa per Zukanovic, tiro basso, Viviano devia in angolo. Dopo un minuto ci riprova in area Pjanic, di testa, palla che svirgola fuori alla destra del palo.
Al 10’ ammonito Barreto della Samp, entrato nella rosa all’ultimo per un infortunio di Moisander.
La Roma sale gradualmente aumentando il pressing.
Pericoloso contropiede di Muriel al 16’ ma arrivato in area, Maicon difende bene e lo costringe ad un tiro blando.
Al 20’ occasione per la Roma: El Shaarawy servito da Salah spreca sparando alto una palla d’oro. Un minuto dopo ci riprova Florenzi con la complicità di Maicon, ma fallisce il tentativo a due passi dal portiere.
Al 29’ c’è un tocco di mano di Barreto in area di rigore ma l’arbitro non lo fischia, tutto prosegue normalmente.
Al 34’ ammonito Zukanovic per fallo su Muriel.
La Roma continua a mantenere ritmi sostenuti senza però trovare il colpo vincente.
Al 38’ ammonito Correa per simulazione.
Al 45’, prima del fischio dell’half time, arriva il vantaggio della Roma.
Florenzi intercetta di testa un tiro secco di El Shaarawy in area di rigore, anticipa Salah ed è 1 a 0 per la Roma!
Roma 1 – Sampdoria 0
Secondo tempo
Primo cambio per Spalletti nella ripresa: entra Digne al posto di Zukanovic.
Al 49’ gol della Roma!!!!
Perotti, dopo una serie di rimpalli al limite dell’area, riceve un tiro al volo che piazza in rete alle spalle dell’incolpevole Viviano.
Roma 2 – Sampdoria 0.
Al 52’ Pjanic fallisce la tripletta giallorossa, sservito ancora da Salah, si avventa sulla palla facendo partire un gran tiro che finisce fuori di poco.
Al 55’ entra Quagliarella al posto di Muriel.
Al 57’ la Samp accorcia le distanze con un autogol di Pjanic che aveva tentato di deviare un tiro di Fernando da fuori area. Beffata la difesa giallorossa, imponente in area al momento dell’autorete.
Al 61’ ammonito Keita per fallo su Correa.
Riprende il pressing giallorosso in area avversaria, i doriani faticano ad avanzare. Intanto Montella mette dentro anche Alvarez al posto di Barreto.
All’83’ occasione d’oro per la Roma per chiudere la gara: Salah scambia con Dzeko, il neo entrato mette in mezzo per El Shaarawy che fa partire un destro micidiale, ma non inquadra la porta!
C’è tempo anche per Cassano che entra al posto di Correa, Montella crede nella possibilità di un pareggio ma la Samp non riesce ad avanzare in area giallorossa.
Spalletti manda a riposo il faraone tra gli applausi, Iago Falque terminerà gli ultimi minuti della gara.
All’87’ brivido per la Roma: Cassano vicinissimo al gol: scambio tra Quagliarella e Cassano, poi il 99 doriano arriva al tiro, bravissimo Szczesny a respingere la conclusione.
Tre i minuti di recupero. Finale incandescente, giallorossi sotto assedio: al 92’ la Samp insiste con una pericolosa ripartenza, Dodò calcia dal limite, ancora Szczsny chiamato in causa, blocca a terra. L’ultima occasione è tutta per la Samp: clamorosa traversa di Cassano che trova il legno con un sinistro a giro in area. Arriva il triplice fischio dell’arbitro, la Roma è salva!
FORMAZIONI
ROMA (3-4-1-2): Szczesny; Manolas, Rüdiger, Zukanovic; Maicon, Pjanic, Keita, El Shaarawy; Perotti; Florenzi, Salah.
All.Spalletti.
Allenatore: Spalletti.
SAMPDORIA (3-4-2-1):Viviano; Ranocchia, Silvestre, Barreto; Cassani, Fernando, Ivan, Dodo’; Soriano, Correa; Muriel.
Allenatore: Montella.
Arbitro: Celi di Bari
Spettatori: 28.301
Incasso: 818.687,00
Higuain: “andare avanti partita dopo partita” (Pasquale Ammora)
Gonzalo Higuain inarrestabile, con la rete di oggi al Carpi continua la sua striscia vincente: ormai sono 24 gol su altrettante partite.
Queste le sue dichiarazioni a fine gara ai microfoni di sky sport:
“Come ho sempre detto bisogna ragionare partita dopo partita. Abbiamo un’ intera settimana per preparare al meglio la prossima sfida. Contento per il momento positivo ma bisogna continuare a lavorare duramente e con la giusta calma; manca tantissimo alla fine del campionato e non abbiamo vinto nulla. Con la Juve partita difficile, vengono da 14 vittorie consecutive. Ribadisco che dobbiamo continuare a lavorare con serenità per portare a casa i tre punti. Non so se la vittoria sarebbe decisiva ai fini del campionato ma sarebbe una grande soddisfazione.”
TRA COLOMBI E SPARVIERI QUEST’EUROPA NON DECOLLA
SI PERDE NELLA TRINCEA DEI SUOI NAZIONALISMI
Finché il vecchio continente resterà arroccato dietro le frontiere degli stati che ne fanno parte, difendendo i propri interessi nazionali, e considerando l’UE una struttura sovranazionale che non trova autentiche corrispondenze con le esigenze interne, non ci potranno essere passi in avanti per un progressivo trasferimento delle sovranità alle istituzioni comunitarie. Resta pertanto un’organizzazione intergovernativa, di carattere economico e politico, le cui risoluzioni non possono avere la stessa efficacia di un governo unico federale: gli Stati Uniti d’Europa, appunto, se mai si riuscirà a realizzare il sogno dei padri fondatori della Comunità Europea; ma l’obiettivo non sembra dietro l’angolo.
Un’iniziativa per dare uno stimolo in tal senso agli altri paesi membri, è stata presa a settembre scorso proprio in Italia, insieme ai rappresentanti della Germania, Francia, Lussemburgo. Si è trattato di un appello destinato al parlamento europeo, per indurlo a rendere più sollecita l’integrazione, in un momento delicato, in cui troppi avvenimenti internazionali, di carattere economico e geopolitico, stanno creando notevoli difficoltà al vecchio continente. Anche i flussi migratori provenienti dai paesi in via di sviluppo, e dei profughi richiedenti asilo per ragioni di conflitto nei loro paesi, segnano emergenze che non possono essere affrontate con il relativismo che finora ha riguardato la gestione di queste emergenze, occorrerebbe maggiore potere decisionale all’Unione per soluzioni molto più efficienti.
Era stato proprio uno dei grandi protagonisti dell’ultima guerra – Winston Churchill, convinto, dopo quella terribile esperienza, che solo attraverso la salda unione degli stati europei, sarebbe stato possibile garantire la pace, ad auspicare con forza l’istituzione degli Stati Uniti d’Europa. Credevano fortemente al progetto anche Adenauer, Monnet; due figure di primo piano della politica italiana: De Gasperi e Spinelli, oltre agli altri importanti rappresentanti dei paesi della CEE, tutti instancabili sostenitori della spinta verso l’Unità economica e politica dell’Europa. E ovviamente non sono stati i soli. Trattato dopo trattato, si è arrivati, sia pure tra indecisioni e incertezze, all’assetto odierno, che resta comunque un cantiere sempre aperto, perenne work in progress.
Ma la struttura attuale, anche se dotata di tutti gli organi che permettono all’Unione d’interagire a livello normativo su tutte le materie che abbiano per oggetto gli interessi dei paesi membri, nonostante sia stata adottata la moneta unica, con una Banca Centrale che consente di prendere risoluzioni nell’ambito della ‘monetary policy’, sul piano internazionale non ha la credibilità e il potere che dovrebbe avere. Questa condizione crea nodi e freni continui nella gestione della politica economica e nelle scelte delle istituzioni preposte a portarle avanti, sia per via delle intese difficili dovute all’attrito con gli interessi interni, sia per ovvie ragioni burocratiche di passaggio e applicazione delle deliberazione stesse. Ogni direttiva proveniente dall’UE, deve essere recepita e applicata nel territorio di ciascuno stato membro che ha inviato i suoi rappresentanti al parlamento europeo. Niente avviene, per ovvie ragioni, in modo diretto, e non sono rari gli attriti dovuti a interpretazioni a volte arbitrarie delle direttive, le contestazioni..
Ma forse i problemi dell’Unione Europea sono da ricercare nella libera interpretazione da parte della gente di questa struttura sovranazionale, che non attrae, non unisce realmente i popoli, non esprime la convinzione che si giungerà davvero al capolinea di questo lungo percorso compiuto dall’Unione, ovvero la realizzazione di un’organizzazione politica federale, retta da un solo governo. Basterebbe una semplice lettura delle ultime consultazioni elettorali, che esprimono, se non un netto dichiarato dissenso, sicuramente disaffezione, e aree di voto che presentano forti spinte populiste e perfino xenofobe. Altro che desiderio di unità e omogeneità culturale e sociale.. Di fatto, queste tendenze antieuropeiste, diventano sempre più marcate e risolute, e si sa: sono sempre stati i popoli a scrivere le pagine della loro storia, non sempre in modo pacifico, ma certo attraverso influenze e condizionamenti determinanti per gli sviluppi futuri e l’assetto del territorio. Sono troppi i venti che soffiano contro l’obiettivo di unire definitivamente il vecchio continente con un potere sovrano che rappresenti tutti i popoli che ne fanno parte. Anche i tumulti delle fazioni indipendentiste di alcune regioni interne, che chiedono a gran voce la totale autonomia dal governo centrale, rendono instabile l’Unione, la quale, anziché procedere verso l’Unità, tende a frammentarsi, ponendo al centro del bersaglio le differenze di carattere etnico-linguistico-culturali. E non è in discussione la protezione delle minoranze etniche, con tutte le prerogative e i pregi culturali che le caratterizzano. E’ semmai la smania di spezzare vincoli storici che durano millenni, ma per andare dove?
Neppure una Gran Bretagna che se ne sta con un piede dentro e uno fuori dall’Unione, contribuisce a rendere più spedito il processo verso il definitivo assetto federale dell’UE. Certo, se si fossero tenute vive le idee lungimiranti di Churchill, oggi le divisioni interne sarebbero state strappi di poco conto, piccoli incidenti di percorso che non avrebbero insidiato realmente la volontà comune di giungere al passo decisivo, fattibile già forse prima dell’inizio del terzo millennio.
L’Europa, vecchio continente che ha portato la sue radici culturali oltre oceano (con metodi discutibili), resta comunque, a prescindere dalla sua competitività in ambito economico, il centro di appartenenza, e l’origine di una grande Cultura; punto di riferimento fondamentale per il suo percorso storico. Da queste basi, non dalle divergenze ideologiche e nazionalistiche, si dovrebbe partire per costituire gli Stati Uniti d’Europa. Le fondamenta esistono già, basterebbe prenderne atto rinunciando ai propri nazionalismi, talvolta parossistici, per giungere alla fine di una strada, che i padri fondatori dell’Europa, tracciarono con spirito di vera fratellanza. E che i cittadini europei di oggi, stanno seminando di chiodi.
Il Napoli non si ferma più, a Torino ancora da capolista. “La partita dei record.” (Pasquale Ammora)
E’ sempre più il Napoli dei record, grazie al rigore trasformato da Higuain gli azzurri centrano l’ ottava vittoria consecutiva mantenendo la vetta della classifica in attesa della super-sfida contro la Juventus allo Stadium.
La partita dei record considerando la striscia di vittorie consecutive: 14 per la Juventus e 8 per il Napoli.
In campo si affronteranno la migliore difesa (Juventus) con 15 gol subiti e il migliore attacco(Napoli) con 53 reti all’ attivo.
Sfida tutta argentina in attacco: Dybala con 13 gol e 9 assist, il pipita Higuain con 24 gol. Dunque il meglio che può offrire il calcio italiano.
Roma Sampdoria: tutto pronto all’Olimpico. Le formazioni
Roma- All’Olimpico la Roma affronta la Sampdoria per la 24esima giornata di campionato.
Dopo la frenata dell’Inter che ha pareggiato a Verona, la Roma aspira alla conquista del terzo posto: un’eventuale vittoria potrebbe portarla a meno 2 dalla Fiorentina e all’ambita posizione in Champions League.
Spalletti schiera un 3-5-2 con Florenzi al posto di Nainggolan squalificato. Il tecnico giallorosso, pur affermando in conferenza stampa che il ruolo di Florenzi poteva essere benissimo coperto da Iago Falque, preferisce poi lasciarlo in panchina, probabilmente la sua ripresa non era proprio totale. In attacco schiera Salah e Perotti preferendo quest’ultimo a Dzeko lasciato in panchina perché reduce da un colpo al polpaccio e quindi non al meglio della condizione fisica.
FORMAZIONI
ROMA (3-4-1-2): Szczesny; Manolas, Rüdiger, Zukanovic; Maicon, Pjanic, Keita, El Shaarawy; Perotti; Florenzi, Salah. Allenatore: Spalletti.
SAMPDORIA (3-4-2-1):Viviano; Ranocchia, Silvestre, Barreto; Cassani, Fernando, Ivan, Dodo’; Soriano, Correa; Muriel. All. Montella.
VIDEO ViViCentro – Hamsik: “In testa ci siamo noi, ora pensiamo alla Juve”
Al termine della gara vinta dal Napoli contro il Carpi, grazie al rigore trasformato da Higuain, Marek Hamsik si è presentato davanti ai nostri microfoni, in mixed zone.
dai nostri inviati al San Paolo, Ciro Novellino e Milena Fiscarelli.
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Francesco Nicastro: Abbiamo regalato un tempo agli avversari, non sono contento per la mia doppietta (VIDEO)
Al termine del rocambolesco match perso 4-3 dalla Juve Stabia al Torre di Pagani, con due rigori sbagliati e un palo, si è presentato in sala stampa l’attaccante della Juve Stabia Francesco Nicastro autore di una doppietta di pregevole fatture che non ha scongiurato la sconfitta per la propria squadra.
“Una doppietta che purtroppo non è valsa a nulla, abbiamo regalato un tempo agli avversari, nel secondo tempo c’é stata una buone reazione e con un pò di fortuna in più avremmo potuto anche portare i 3 punti a casa, dobbiamo rimboccarci le maniche e andare avanti.
Abbiamo iniziato col piglio sbagliato, l’abbiamo impostata male, il secondo tempo é comunque stato ottimo.
I 3 cambi hanno dato una scossa, c’è bisogno di tutti, siamo tutti importanti.
Sono uscito dolorante, ma è solamente una botta, da martedì si ricomincia in vista della Casertana, ottima squadra ma noi dobbiamo guardare solo in casa nostra per vincere più partite possibili.”
Il Podio Gialloblù di Paganese – Juve Stabia 4 – 3
Dopo quello con l’Ischia, anche il derby con la Paganese diventa per la Juve Stabia una partita pazza. A Pagani il match finisce 4 – 3 per i padroni di casa ma le Vespe recriminano per due calci di rigore falliti.
Campionato Lega Pro, Girone C, 07/07/16, Paganese – Juve Stabia 4 – 3
PODIO
Medaglia d’oro: a Francesco Nicastro, che scova due perle che illuminano il derby tra Paganese e Juve Stabia. L’attaccante siciliano è l’unico tra gli undici titolare ad avere qualche idea in tutto il primo tempo ed affianca alla grinta la lucidità ed i colpi da genietto che più volte ha mostrato da quando veste la casacca gialloblù. Difficile dire quale tra le sue due prodezze sia la più bella; i due gol, diversi tra loro ma ugualmente spettacolari, tengono in vita la Juve Stabia costringendo agli applausi anche il pubblico di Pagani. La prima rete del numero 10 nasce da un sombrero sul difensore, cui l’attaccante fa seguire un pregevole destro da posizione defilata che sorprende Marruocco come il più beffardo colpo da biliardo. Il gol del 2 a 4 è frutto del famoso pizzico di pazzia proprio a tutti i grandi attaccanti, che spinge Nicastro ad impattare in sforbiciata mancina un cross teso di Contessa; la palla come una saetta finisce nel sette tra gli “ooohhh” di stupore di tutto il “Marcello Torre” di Pagani. Se reti così fossero state siglate in Serie A le vedremmo per settimane su Sky Sport o Mediaset Premium; questi gol sono l’ennesima dimostrazione delle enormi qualità della punta stabiese che, prima di chiunque altro, deve credere di più in se stesso.
Medaglia d’argento: a Sergio Contessa, il cui ingresso in campo cambia volto alla partita. Paradossi della attuale gestione tecnica (come poi analizzeremo) sono proprio giocatori come Contessa e Del Sante, considerati semi infortunati e convocati solo per fare gruppo, ma che in campo fanno vedere di stare molto meglio di chi, invece, in campo scende dal primo minuto. L’esterno mancino dopo il suo ingresso in campo diventa il padrone della fascia e salva in almeno due occasioni l’area stabiese dove gli attaccanti azzurrostellati sono pronti a battere a rete per la quinta volta. E ancora, Contessa sforna cross a ripetizione mettendo lo zampino sia nella seconda rete di Nicastro, che nel bel sinistro al volo con cui Del Sante rimette definitivamente in partita le Vespe. Se stava bene, perché non ha giocato dal primo minuto? (Parte 1)
Medaglia di bronzo: a Stefano Del Sante, attaccante vero schierato troppo tardi. Sì, è vero, Del Sante si è fatto ipnotizzare da Marruocco dagli 11 metri proprio quando il pareggio sembrava ad un passo, ma è lampante come l’attaccante ex Pavia abbia fatto da solo in 45 minuti quello che Diop non ha fatto in 90. Sponde, contrasti, tentativi dalla distanza, conclusioni dall’interno dell’area, gol: nella partita di Del Sante c’è tutto questo. Il centravanti entra in campo con la voglia di spaccare il mondo e centra un palo con un bellissimo sinistro al volo; dopo pochi minuti la punta replica la conclusione mancina volante aggiustando la mira di quel tanto che basta per sorprendere Marruocco e riportare i gialloblù a ridosso della Paganese. All’ultimo minuto Del Sante si guadagna anche il calcio di rigore che potrebbe portare al miracolo 4-4 ma Marruocco versione Buffon gli nega la rete del pari. A prescindere dall’errore dal dischetto, la prestazione di Del Sante è di assoluto valore e ci fa sorgere una ulteriore domanda: se stava bene, perché non ha giocato dal primo minuto? (parte 2)
CONTROPODIO
Medaglia d’oro: a Nunzio Zavettieri che, purtroppo, scala nelle ultime settimane la classifica del contropodio fino a conquistarne la vetta. Il tecnico calabrese dimostra con le sue scelte quello che da un po’ avevamo intuito, cioè che in questo momento difficile è lui il primo ad aver perso lucidità e certezze. Innumerevoli gli errori commessi dall’allenatore, che si rende conto di aver sbagliato quando è troppo tardi per rimediare. Innanzitutto Zavettieri sceglie un atteggiamento troppo spregiudicato per affrontare la Paganese: quattro giocatori offensivi, tra cui due esterni quali Lisi e Grifoni che forse non sanno cosa sia la fase difensiva, con il solo Izzillo ad affiancare Obodo. I risultati sono disastrosi; contro un centrocampo inesistente, la Paganese arriva in porta con una facilità tipica di un allenamento contro la primavera. Ancora, il trainer sceglie a sorpresa Rosania al centro della difesa confidando nello spirito di rivalsa dell’ex di turno. Proprio il difensore diventa invece il peggiore in campo, saltato in continuazione dagli ex compagni ed in colpevole ritardo su tre dei quattro gol dei padroni di casa. Infine, nel reparto offensivo, Zavettieri relega ancora in panchina Del Sante preferendogli un Diop oggi rabbrividente per indolenza ed imprecisione. Quello che ci chiediamo è: perché non continuare a schierare Carillo che al fianco di Polak era in costante crescita? Possibile che venga scelto un difensore, messo da parte dopo le prime uscite disastrose, solo nella speranza del gol dell’ex? Peccato che i gol, l’ex di turno, li abbia fatti fare alla sua vecchia squadra. Ancora, e ce lo chiediamo da settimane in questa rubrica, perché relegare in panchina un centrocampista completo come Maiorano, in grado di fare bene entrambe le fasi? E’ un caso che Izzillo sia stato schiacciato insieme a tutta la squadra nel primo tempo e che Maiorano, nella ripresa, abbia trasformato la squadra stabiese? Se il mediano di Battipaglia sta bene, come ha dimostrato, perché deve restare fuori? Magari, se l’inserimento del centrocampista ex Catanzaro fosse arrivato nel primo tempo, il tracollo sarebbe stato evitato. Ed inoltre, perchè l’attaccante arrivato a gennaio (Del Sante), che ha sicuramente doti più incisive delle altre punte in rosa, non gioca se è lui stesso a dire nel dopo partita di essere pronto a partire dall’inizio e di aver superato già da tempo i problemi fisici? Le scelte fatte da Zavettieri nella ripresa sembrano indicare che gli errori sono stati compresi e che dalla prossima partita si dovrebbe assistere a scelte più lineari, speriamo sia così.
Medaglia d’argento: all’atteggiamento indolente del primo tempo. La squadra gialloblù è entrata in campo senza il minimo mordente, lasciando dal primo istante campo agli avversari. Sicuramente Caccavallo, Cunzi e company hanno fatto una grande partita, ma gli 11 di Zavettieri hanno steso il tappeto rosso alla Paganese. Sul primo gol nessuno ha rinculato dopo il palo di Cunzi; sul secondo gol la difesa in blocco si è fatta scappare il solito Cunzi; così come le azioni che hanno portato al rigore di Caccavallo ed al quarto gol sono incommentabili. A prescindere dagli errori tecnici la squadra nel primo tempo ha deciso, deliberatamente o meno, di non giocare facendo fare alla Paganese qualsiasi cosa. E’ da sottolineare la reazione del secondo tempo ma anche, se non di più, la mancanza di rispetto e di attaccamento alla maglia dimostrata nella prima frazione. Un atteggiamento, quello dei gialloblù, che nei primi 45 minuti è stato per larghi tratti vergognoso.
Medaglia di bronzo: a Daniele Rosania ed Abou Diop, che in zone opposte del campo hanno affossato con le loro prestazioni la Juve Stabia. Il difensore ex di giornata ha, se è possibile, peggiorato quanto di brutto fatto vedere a Lecce, all’esordio con la Juve Stabia. Se contro gli uomini di Braglia Rosania si era fatto beffare da avversari di assoluto valore, oggi il centrale ha fatto vedere errori che nemmeno nelle scuole calcio si vedono. Discorso simile per Diop che al nulla del primo tempo ha aggiunto nella ripresa un rigore calciato in modo indegno. Più che un penalty, il suo, è stato un passaggio che a stento ha raggiunto la porta di Marruocco. Emblematica della scarsa vena dell’attaccante senegalese, è la lentezza con cui Diop è andato, tra le urla dei compagni che lo richiamavano, a recuperare il pallone dopo il gol di Del Sante. Ora più di ogni altra cosa servono gli attributi, chi non li ha è pregato di farsi da parte.
Raffaele Izzo
Antonio Bocchetti: Contenti per la vittoria ma attenti ai cali di tensione, ci è andata bene (VIDEO)
Abbiamo sentito il difensore della Paganese Bocchetti.
Ecco l’intervista da noi realizzata:
“C’è dispiacere per come abbiamo fatto rientrare in partita la Juve stabia, che da ottima squadra ha poi approfittato delle nostre disattenzioni.
Se non fosse stato per il nostro portiere saremmo tornati a casa con un solo punto in tasca.
Siamo una squadra giovane e forse l’inesperienza ci ha giocato un brutto scherzo.
Fortunatamente le cose sono andate nel verso giusto.
Fa piacere per la classifica e per i tifosi che gioiscono per il derby vinto ma c’è da riflettere su quanto poco abbiamo fatto nel secondo tempo.



