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“THE HATEFUL EIGHT” (Critica di Patricia Santarossa) – TRAILER

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Pochi anni dopo la Guerra Civile americana (1861-1865), nel gelido Wyoming otto persone sono bloccate per una tormenta di neve.

“THE HATEFUL EIGHT” (Critica di Patricia Santarossa) – TRAILER

“Il Boia”, uno spregiudicato Bounty Killer, trasporta in catene l’assassina Daisy: e, tra fiumi di parole, si fa strada il sospetto che non tutti sono ciò che dicono di essere, proprio in relazione alla donna; fino allo scontro finale. Embé, che vi debbo dire: Quentin Tarantino, regista e sceneggiatore del film (USA,15), ci “ha fatti” un’altra volta! Ha imbastito un circo, uno spettacolone, una sarabanda di fatti, parole e persone; effetti e situazioni pirotecniche; veloci ribaltamenti delle situazioni che si fa seguire fino all’ultimo dei 167 minuti della sua mastodontica durata: ma siamo alle “durate medie” dei film di Tarantino. Questi è un regista che ama cinema: lo ama fino ad ingurgitarne in quantità pantagrueliche; lo fagocita con una voracità senza freni o stacchi da stanchezza o da indigestione. A me sembra proprio un personaggio dantesco. Eppure, in questa sterminata quantità di “cibo dell’anima”, che è il cinema e che lui continuamente, dipsomaniacalmente assume, riesce ad operare un geniale discernimento. Egli, nonostante ogni apparenza, lo filtra e lo elabora: non lo subisce.

Lo ama fino alla follia, ma ha la capacità sommamente intellettuale di essere in grado di elaborare delle linee interpretative che sono unitarie e in grado di connettersi al pubblico. Molti registi sono cinefili: ma lo sono della qualità più raffinata e criptica: spesso velleitaria e, nella sostanza, spettacolarmente, emotivamente impotenti, per non dire noiosi. Non ci rimandano nulla, se non la loro impotenza e spocchia intellettuale. Invece, quando mi accingo a vedere “un” Tarantino, mi domando, pieno di golose aspettative, come i bambini alla vista di un clown amato: e mò vediamo che ci combina e come ci stupirà…Uno dei registi che Q.T. ama di più è Sergio Leone: tutta la storia dei cadaveri di criminali spacciati dai Bounty Killer, e addirittura offerti e scambiati, con un grottesco gore implicito, corruttivamente in cambio di favori, per il valore delle taglie poste “vivi o morti” su di loro, è alla base di “Qualche dollaro in più” (65). E poi c’è la sua icona vivente musicale: Ennio Morricone, da Tarantino considerato come un Maestro degno di stare a pari di Mozart e Bach; e che finalmente ha collaborato fattivamente col regista fin dall’inizio; e non solo con una canzone, come in “Django”. Ma non solo il maestro Leone: come ha permesso di rivalutare dei registi italiani degli anni 70, da lui conosciuti, amati e giudicati con maggiore obiettività e lungimiranza di molta critica nostrana, qui è citato un altro di quei misconosciuti ma validi professionisti (con qualche punta elevata): mi riferisco a Sergio Corbucci. Del quale è citato uno dei suoi più convincenti film :”Il grande silenzio” (67) con Jean-Louis Trintignant, pure musicato da E. Morricone, “spaghetti western” ambientato su un vasto e suggestivo paesaggio innevato; e che pure trattava di bounty killer, anche se da un punto di vista diverso, meno cinico e più democratico e giustizialista (diremmo oggi).

L’importante di “Hateful eight”, tutto ambientato in un unico ambiente, a parte l’uso dell’angolatura da 70mm, che dà, come ha detto il regista, un senso di sfondo inglobante continuamente tutti i personaggi, che dilata al massimo le sue dimensioni, quasi rendendolo astratto; è la potenza dei suoi personaggi. Tutti attori vetero-tarantiniani: a partire da Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Tim Roth, Michael Madsen ecc.. Essi passano dallo sbrodolo verbale, il più sconclusionato e logorroico possibile, con la massima disinvoltura e con la stessa aria sardonica e distaccata, ad un’interazione fisica violenta e feroce. La loro presenza e consapevolezza gestuale è imponente. Ma anche la new entry Jennifer Jason Leigh, menata a più non posso dal pur legalitario Kurt Russell (il Boia), ha energia, una sua personale configurazione e un masochistico senso dell’humour. Però in tutto quel fiume di parole rivivono la tensioni sociali dei loro tempi: quelle della Guerra Civile, e soprattutto quelle relative al problema della schiavitù dei neri, i cui retaggi culturali, il razzismo, non sono stati nemmeno scalfiti. In questo senso giustamente il regista dà valore anche politico al suo narrare. Il film sembra lento: ma non lo è, perché all’inizio deve preparare l’atmosfera di reciproco sospetto hitchockiano, che deve realizzarsi, pezzo a pezzo nella narrazione. E poi, una volta messa in moto la macchina, essa è inarrestabile. E, come al solito, Trantino ci frega: come in “Pulp Fiction” le storie, i “capitoli” come vengono da lui nominati, non sono nella successione in cui li vediamo, qui avviene che il “Capitolo 5”, prima del finale, precede il Primo, ne è l’antefatto. Ma ciò non impoverisce o attenua l’impatto: ma lo potenzia; perché ormai tutti gli attori sono in presenza di sé e di ciò che realmente sono e di ciò che avrebbero dovuto combinare fin dall’inizio. Il puzzle si è definitivamente ricombinato: in questo senso il film è anche un “giallo”. Ma il miracolo non ci sarebbe potuto essere senza la qualità armonizzata dei suoi principali collaboratori artistici: la scenografa Yohei Taneda, che ha dato quell’aria stilizzata di disordine della frontiera: tutto confuso, ma tutto obbediente alla regola della funzionalità; il montatore Fred Raskin che ha intervallato il passaggio da una personaggio all’altro, ovvero da una frombolata di parole all’altra, con stacchi e angolature continue, fluenti, ma assai varie; e il Direttore della Foto, Robert Richardson. Costui è uno dei più insigni del cinema di Hollywood: ha lavorato con i più grandi, Oliver Stone soprattutto, ma anche Scorsese; e spesso con Tarantino. Qui fa il miracolo di darci il senso cromatico della neve anche “dentro” il rifugio; ne coglie quell’atmosfera attutente dell’aria solo attraverso i cambi di angolatura ottica, che accompagnano i singoli personaggi, il loro disvelarsi e fare.

Patricia Santarossa

GIOVANISSIMI NAZIONALI, COLANTONIO E LEPRE REGALANO UNA VITTORIA ALL’ISCHIA

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Con una prestazione maiuscola, l’Ischia batte la Fidelis Andria e conquista la seconda vittoria stagionale, allontanandosi dal fondo della classifica.

Bella soddisfazione per il gruppo Under 15 che nel girone di ritorno sta mostrando evidenti progressi.

Dopo un fallo commesso poco prima della linea dei sedici metri di un difensore ospite che rischia l’espulsione, si registra un tocco di mano in area di un calciatore della Fidelis: l’arbitro assegna senza esitazione il rigore che Onofrio Colantonio trasforma.

Poco dopo Battipaglia impegna il portiere dalla media distanza. La difesa ischitana fa buona guardia, rischiando poco. Nella ripresa, al 10’, Mancino pareggia i conti. Ma l’Ischia non demorde e continua a crederci.

A dieci minuti dalla fine azione dalla destra di Brandi che mette al centro: l’estremo difensore cerca di respingere la sfera ma viene beffato dal neo entrato Lepre che insacca con un colpo di testa.

Nel finale Attolico tocca la palla con una mano in piena area, costringendo il signor Guida di Torre Annunziata a decretare ancora la massima punizione. Sul dischetto si presenta Brandi ma il possente quanto bravo Ndiaye blocca, dimostrandosi tra i più quotati dell’Andria.

Prossimo turno in casa del Benevento secondo in classifica.

ISCHIA ISOLAVERDE-FIDELIS ANDRIA 2-1

ISCHIA ISOLAVERDE: Ingenito, Piscitelli, Tamburro, Acampora, Oliva, Di Salvatore, Del Gaudio, Brandi, Battipaglia, Colantonio, Zaccaro. In panchina Ventriglia, Ceparano, Lauro, Sansone, Lepre, Domigno, Tarallo, Sgambato, Chiocchetti. All. Borrelli. 

FIDELIS ANDRIA: Ndiaye, Tammacco, Storelli, Laporta, Attolico, Di Chio, Di Modugno, Labalestra, Dibari, Sannicandro, Mancino. In panchina Modugno, Cortese, Pasquale, Lopez, Bruno, Piarulli, Pizzulli, Peres, Traversa. All. Nanni.

ARBITRO: Guida di Torre Annunziata.

MARCATORI: 15’ p.t. Colantonio (rig.), 10’ s.t. Mancino, 25’ s.t. Lepre.

CLASSIFICA Gir. G:

  1. Bari 35;
  2. Benevento 33;
  3. Martina Franca 29;
  4. Casertana e Lecce 26;
  5. Avellino 21;
  6. Juve Stabia 20;
  7. Fidelis Andria 18;
  8. Monopoli 12;
  9. Ischia Isolaverde e Foggia 11;
  10. Melfi 8.

I risultati

  • Casertana-Avellino 2-2
  • Monopoli-Bari 1-7
  • Martina Franca-Benevento 3-0
  • Foggia-Juve Stabia 0-0
  • Lecce-Melfi 3-0
  • Ischia-Andria 2-1

ESCLUSIVA – Logiudice: “Bisogna ripartire dalla reazione del secondo tempo di Pagani”

Nel corso della puntata de “Il Pungiglione Stabiese” programma radiofonico a cura della nostra redazione e in onda ogni lunedì sulle onde di ViviRadioWeb, è intervenuto il direttore sportivo della Juve Stabia Pasquale Logiudice.

Ecco le sue dichiarazioni:

“Credo che stia pensando molto, dal punto di vista psicologico, la rocambolesca partita pareggiata 5-5 con l’Ischia, da quel momento si è rotto qualcosa. La squadra non ha dato più quello che dava prima e ha regalato molto alle squadre avversarie, sopratutto in casa. I nostri pareggi sono stati più vittorie che sconfitte, in quanto come gioco abbiamo espresso poco. Mi viene in mente anche la gara con il Melfi, in cui abbiamo sofferto troppo e il pareggio era giusto. Non nascondo che ieri a Pagani mi sono nati dubbi anche sul mio operato, ho rivisto i gol e gli errori individuali ci sono, purtroppo bisogna lavorare tanto. Zavettieri? Dobbiamo ripartire dalla reazione del secondo tempo, nel primo tempo abbiamo fatto errori come contro l’Ischia. Bisogna ripartire dalla reazione del secondo tempo perché non c’è stata solo la reazione d’orgoglio, che può averla qualsiasi squadra, ma abbiamo dimostrato anche di avere tanta qualità, dobbiamo sfruttare al massimo le nostre qualità e lavorare sodo in vista dei prossimi match. Credo che la seconda frazione sia stata esclusivamente di marca gialloble, sono stati tutti meriti nostri e non demeriti della Paganese, come diceva ieri Grassadonia. Purtroppo avevamo alcune defezioni e i 3 entrati nella ripresa non erano al meglio. Il mercato? Avevamo bisogno di difensori centrali e abbiamo deciso di prendere Rosania in cambio di Vella che non giocava, è esploso Carillo e abbiamo chiuso un’operazione sulla falsariga di Polak, prendendo Navratil che ora deve tornare in condizione. Avevamo questa carenza in quella zona del campo e abbiamo sopperito numericamente. Migliorini? Era un discorso nato in estate, abbiamo deciso di dargli la possibilità di giocare in B. Squadra smembrata? Assolutamente no. Abbiamo rifiutato offerte allettanti da squadre di B per i nostri giocatori, su tutti Polak e Nicastro. Manniello poteva benissimo vendere i giocatori per fare cassa, essendo il mercato l’unico mezzo per guadagnare considerando l’assenza di diritti televisivi e i pochi spettatori. Quindi Manniello ha deciso di tenere i giocatori per salvarci il prima possibile. I tifosi? Sono maturi, dobbiamo fare quadrato e remare tutti nella stessa direzione per raggiungere una fondamentale salvezza.”

Orgoglio Stabiese, i tifosi si radunano al Menti mercoledì 10 febbraio

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Non c’è montagna più alta di quella che scalerò … E per noi stabiesi non c’è ostacolo che tenga !!

MERCOLEDI’ 10 FEBBRAIO ORE 21:00 ci sarà un incontro al Romeo Menti tra tutti coloro che amano i colori gialloblù. Siete invitati tutti , dal più grande al più piccolo.

E’ arrivato il momento di mettere da parte rancori e delusioni , dobbiamo avere un unico obbiettivo comune : ” LA JUVE STABIA !! ” Si deve invertire la rotta , teniamo un attimo da parte società e calciatori e rispolveriamo quella passione che nutre dentro ognuno di noi . Solo NOI , TUTTI UNITI , potremmo riprenderci le giuste soddisfazioni, iniziando dalla prossima partita a Caserta. C’è bisogno del sostegno di ognuno di noi. Diciamo spesso : ” SIAMO NOI LA JUVE STABIA “.. E’ il momento di dimostrarlo ora ! Vi aspettiamo in tanti con in testa e nel cuore la nostra passione !!!

ALLIEVI NAZIONALI, ISCHIA: ”UN GOL DI CORATELLA REGALA LA VITTORIA E IL PRIMATO IN CLASSIFICA”

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Colpaccio a Matera e primo posto in solitaria! L’Ischia sorpassa la Juve Stabia, sconfitta dall’Akragas, ritornando al primo posto. I ragazzi guidati da mister Fusaro si prendono una bella soddisfazione, continuando nel loro percorso di crescita sotto tutti i punti di vista.

I gialloblù hanno meritato di vincere in virtù di una ottima condotta di gara. L’1-0 finale sta decisamente stretto. Coratella dopo dieci minuti ha la possibilità di sbloccare il risultato ma si fa parare un calcio di rigore, concesso dal direttore di gara per fallo su Vanacore. Quest’ultimo da fuori area colpisce la traversa (20’) a portiere battuto. Coratella al 25’ e al 31’ a tu per con Ranieri non riesce a mettere la palla in rete. Infine al 35’ Marigliano tutto solo davanti al portiere spedisce la sfera sul fondo. Matera non pervenuto. Nel secondo tempo c’è maggiore equilibrio, anche se sul piano tecnico l’Ischia si fa preferire. Il pallino del gioco è maggiormente nelle mani della squadra di mister Fusaro che cerca di mettere in crisi la difesa lucana. A metà tempo, in seguito ad un calcio piazzato, da posizione defilata controlla e scarica il pallone sotto l’incrocio dei pali. Il Matera accusa il colpo, resta in dieci a causa di una espulsione, ma non riesce a rimediare perché l’Ischia è tonica e ci tiene a portare a casa l’intera posta in palio. La neo capolista domenica prossima se la vedrà con la quotata Paganese.

MATERA-ISCHIA ISOLAVERDE 0-1

MATERA: Ranieri, Colella, Lampugnani, Hysaj, Angelastri, Cristillo, Taccogna, Pirolo, Dellino, Camporeale, Daddato. In panchina Fortunato, Marcellino, Di Chiara, Giuga, Marocco, Colucci, Strippoli, Guastamacchia, Zumpano. All. Abbrescia.

ISCHIA ISOLAVERDE: Pezzella, Barrella, Severino (10’ s.t. Perna), Cardone, Sivero, Rinaldi, Vanacore, Vecchione (10’ s.t. Buonocore), Coratella, Catavere (25’ s.t. Vatiero), Marigliano (20’ s.t. Mancini). In panchina D’Amato, Gaglione, Guadagno, Vitiello, Sicoro. All. Fusaro.

ARBITRO: Abbatangelo di Policoro (ass. Eramo di Matera e Viola di Policoro).

MARCATORE: 25’ s.t. Coratella.

CLASSIFICA Gir. F:

  1. Ischia Isolaverde 39;
  2. Juve Stabia 38;
  3. Martina Franca 37;
  4. Matera 26;
  5. Cosenza 25;
  6. Monopoli 24;
  7. Napoli 21;
  8. Akragas 20;
  9. Paganese 17;
  10. F.Andria* 14;
  11. Catania 13;
  12. Lecce* 12; 
  13. Messina 11.

(* una gara in meno)

I risultati

  • Akragas-Juve Stabia 2-1
  • Napoli-Catania 3-0
  • Matera-Ischia 0-1
  • Paganese-Catanzaro 1-2
  • Messina-Martina Franca 1-2
  • Cosenza-Monopoli 1-0
  • Andria-Lecce 0-2

ISCHIA, OGGI ALLENAMENTO A CASAMICCIOLA

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Dopo la strepitosa vittoria contro il Catania,per 2-0 la squadra è tornata al lavoro.

I gialloblu nella giornata di ieri hanno ripreso la preparazione al “Kennedy”in vista della trasferta di Agrigento domenica contro l’Akragas. La squadra partirà sabato e rientrerà domenica sera in aereo. Lavoro differenziato per i giocatori che sono stati impegnati nella partita contro il Catania.Il resto della squadra tutti a disposizione di mister Di Costanzo tranne il difensore Sirigu,che sabato a poche ore dalla sfida contro gli etnei ha dato forfait. Nella serata di ieri si è sottoposto ad un esame ecografico alla coscia sinistra. Come dichiarato da mister Di Costanzo la società è vigile sul mercato degli svincolati,da ieri infatti con la squadra si allena il terzino sinistro Giuseppe Pugliese classe ’83. L’esperto difensore è fermo da oltre un anno,dopo l’esperienza in Lega Pro con il Monza. Ha militato in serie B con le maglie di Verona,Varese e Cittadella,inoltre ha vestito la casacca del Monopoli in Lega Pro per quattro anni e in Serie D con il Noicattaro. Un giocatore a cui non manca di certo l’esperienza,ma ci sarà da valutare la sua condizione fisica-atletica.

Il ritorno ad Ischia. Nella giornata di oggi,i gialloblu torneranno ad allenarsi sull’isola dove resteranno fino a giovedì. Sarà una settimana importante,nella quale si proverà a recuperare giocatori importanti come Pepe,Blasi e lo stesso Di Vicino che potranno essere fondamentali per la lotta alla salvezza diretta. La squadra isolana di Mister Di Costanzo e il suo staff effettueranno la seduta di allenamento alle ore 15:00 presso il campo sportivo “Monti “ di Casamicciola Terme.

Toninelli: sanzioni eletti M5S? E’ un modo per non imbarcare furbi

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“Non lasciamo l’Italia in mano ai soliti partiti”

Roma, 9 feb. – “Oggi tutti parlano delle sanzioni che gravano sui futuri eletti del M5s a Roma. Anche se quello delle sanzioni non è certamente il punto più rilevante ma solo il più mediatico, è un bene che se ne parli perché ci permette di dire che nel M5s viene prima il programma rispetto alle persone che lo devono realizzare”. Lo afferma il deputato del Movimento cinque stelle Danilo Toninelli, in un post su Facebook.

“Se entri nel Movimento sposi un progetto concreto. Se lo violi ti devi fermare, mentre invece il progetto va avanti. L’intransigenza contro chi viola il programma e i principi del M5s è l’unico modo per far scendere dal nostro treno i furbi e i disonesti – spiega Toninelli -. E questo è un aiuto soprattutto per chi continuerà a viaggiare su questo treno. Possiamo immaginare l’Italia come un corpo scheletrico che per riprendere vigore ha bisogno di essere nutrito di legalità e giustizia sociale. Se lo lasciamo in mano ai soliti vecchi partiti possiamo stare certi che non potrà sopravvivere”.

Renzi: “Se l’Europa non cambia strategia è finita”

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Il presidente del Consiglio a Bloomberg: puntare sulla crescita.

Roma, 9 feb. – Se l’Unione europea non cambia strategia, puntando sulla crescita, “è finita”. Ne è convinto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha rilasciato un’intervista a Bloomberg per parlare di temi europei, dalla Brexit a Schengen. Renzi chiede all’Europa di “porre l’accento su un’agenda per la crescita e sul taglio della burocrazia” al cuore della sua politica. “Se l’Europa non cambia la sua visione, la sua strategia, l’Europa è finita”.

Nell’incontro con il premier olandese Mark Rutte all’Aia la scorsa settimana c’è stato “accordo sulle priorità per l’Europa, sulla necessità di crescita”, ha detto Renzi all’agenzia finanziaria Usa. “Sono certo che le migrazioni saranno il problema più importante per l’Europa nei prossimi 12 mesi”, ha proseguito il premier. “Dobbiamo raggiungere un accordo con le nazioni africane sui rimpatri, dobbiamo sviluppare infrastrutture là, investire là”, ha detto ancora. Quanto alla possibilità che l’Europa rinunci al trattato di Schengen per rispondere alla crisi dei migranti, “senza Schengen, l’identità europea è a rischio” ha avvertito Renzi: “sono preoccupato delle possibile fine di Schengen”.

Il premier ha detto di attendersi che i leader Ue trovino un accordo sull’intesa messa a punto tra Bruxelles e Londra per evitare la Brexit. “Vedo un accordo al vertice del 18 e 19 febbraio”, ha detto Renzi. “Scommetto su David” Cameron, il primo ministro britannico. “Non possiamo permette che l’assenza di un accordo causi la Brexit”.

Renzi ha parlato di un “buon compromesso” proposto dal presidente del Consiglio Ue Donald tusk. “Le lettera inviata da Tusk è un buon compromesso. Penso che sia un cambiamento molto importante per la Ue. David ha ottenuto qualcosa”. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel sosterrà Londra, secondo Renzi. “Angela si impegnerà a sostenere David, è una leader e il referendum è rischioso, ma va nella giusta direzione”. 

Regeni, l’Egitto respinge le accuse

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Giulio Regeni trovato con entrambe le orecchie mozzate Fonti investigative: “Strappata unghia mano e piede. Piccoli tagli su tutto il corpo” Egitto insiste: “Mai arrestato. E’ un atto criminale, non era una spia”. Gentiloni: “Non ci accontentiamo di verità presunte”. Pm Roma ascolta i genitori.

Il Cairo –  Il passaporto e il cellulare spariti, entrambe le orecchie mozzate, decine di piccoli tagli sul corpo, fin sotto la pianta dei piedi, provocati da uno strumento che potrebbe essere simile ad un punteruolo, numerose ossa rotte, le unghie di un dito della mano e di uno del piede strappate.

L’Egitto continua a smentire che Giulio Regeni sia finito nelle mani degli apparati di sicurezza e sia stato torturato, ma tutti gli elementi finora a disposizione dell’Italia sembrano andare nella direzione contraria: “La polizia non è coinvolta nella morte di Giulio Regeni“. così il ministro dell’Interno egiziano Magdy Abdel Ghaffar che respinge con decisione le accuse di un coinvolgimento delle forze di sicurezza locali nella morte del 28enne ricercatore trovato cadavere non lontano dal Cairo, vittima secondo l’autopsia di percosse e torture. “Non è accaduto”, ha risposto Ghaffar ad un giornalista che chiedeva se il giovane fosse stato “arrestato dalla polizia”.

“Respingiamo queste accuse – ha insistito – è completamente inaccettabile che vengano rivolte. Sono voci, non possiamo neppure accettare un’allusione”. In precedenza, una fonte anonima dello stesso governo egiziano aveva suggerito l’ipotesi che l’omicidio sia stato commesso proprio per scaricarne la colpa sulla polizia: “la polizia non può agire così con uno straniero. Altri occidentali sono detenuti per crimini ben più gravi di qualsiasi atto Regeni possa aver commesso”.

Non solo: “Aver fatto ritrovare il corpo durante la visita rappresenta un evidente tentativo di compromettere le relazioni con l’Italia, il primo Paese europeo a sostenere l’Egitto dopo la rivolta del 30 giugno 2013 (data della deposizione dell’ex presidente Mohamed Morsi, ndr)”.

Ricostruzione discutibile, che sicuramente non vale a smorzare l’attenzione internazionale sul caso: secondo il New York Times, del delitto si parlerà nei prossimi incontri tra la diplomazia egiziana e quella Usa, impegnata di frequente a ricordare al Cairo l’importanza del rispetto dei diritti civili e umani.

Le tappe del giallo – Infografica

E il riferimento alla morte del ricercatore sarà “probabilmente” sollevato anche nel corso del viaggio che Sarah B. Sewall, sottosegretario del Dipartimento di Stato per i diritti umani, farà nella capitale egiziana oppure quando il capo della diplomazia americana, John Kerry, riceverà a Washington il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shiukry. Sul fronte delle indagini, oggi è emerso che l’analisi del telefonino di Giulio “conferma le testimonianze dei coinquilini e degli amici”, secondo cui il giovane si stava recando ad una festa di compleanno il giorno in cui è scomparso, il 25 gennaio.

“Regeni ha lasciato la sua abitazione alle 19,30 – ha spiegato il direttore della procura di Giza, Hossam Nassar – per incontrare il suo amico Gennaro, insegnante di Scienze politiche all’Università britannica”. Il ricercatore però non è mai arrivato all’appuntamento: “è scomparso 25 minuti dopo la sua ultima telefonata all’amico” che – preoccupato per il connazionale, “ha telefonato alla sua amica Noura Fatihi”.

Contemporaneamente, in Italia, il pm titolare dell’inchiesta; Sergio Colaiocco, sta cercando di ricostruire la rete di amicizie e conoscenze di Giulio Regeni, in Italia e in Egitto. Il magistrato, in attesa di acquisire le prime informazioni utili dal team di esperti di Sco e Ros spediti nella capitale egiziana, ha messo a verbale le dichiarazioni dei genitori di Giulio, Claudio e Paola, per capire il quadro delle relazioni coltivate dal figlio e le ragioni della sua presenza in Egitto in coincidenza con il quinto anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir. La coppia ha rappresentato al pm i timori e le aspettative di Giulio, che si trovava al Cairo per una tesi sulle tematiche socio-economiche dell’Egitto: secondo i genitori, il ragazzo era consapevole del difficile clima politico che si respira da tempo al Cairo, ma non ha mai espresso esplicite preoccupazioni per la propria incolumità.

“Non ci accontenteremo di verità presunte”, ha in ogni caso assicurato in un’intervista Repubblica il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. “Vogliamo che si individuino i reali responsabili – ha ribadito – e che siano puniti in base alla legge. Conosco la professionalità dei nostri investigatori, e se verrà loro consentito di lavorare, come in queste ore sembra possibile, potremo ottenere dei risultati. è questo che il governo italiano pretende”. 

La domanda è e resta:

è stato ucciso da qualcuno a cui è sfuggita la situazione di mano, e in questo caso la ‘pressione’ di Sisi è servita quanto meno a far ritrovare il corpo che altrimenti mai sarebbe apparso, oppure è finito nella mani di soggetti che avevano come obiettivo quello di colpire il governo egiziano?

agi-ansa

Ferrara: “Dybala-Higuain? Con me giocherebbero entrambi!”

Ciro Ferrara, ex difensore del Napoli e della Juventus, ha parlato al Corriere del Mezzogiorno di Juventus-Napoli: Higuain o Dybala? Con me giocherebbero entrambi titolari. Dybala è fortissimo ma io vorrei la maglia di Higuain e sono pronto a ricambiare con la mia maglietta del Napoli. L’unica pecca di Gonzalo è che è del River Plate, io tifo in Argentina Boca Juniors. Sarri o Allegri? Due ottimi allenatori. Sarri è riuscito a trasferire in città e ai tifosi equilibrio e misura. La maglia numero 10 a Insigne? Tengo a Lorenzo. L’ho allenato nell’Under 21 ma quella 10 a tinte bianco e azzurre è di Diego. La chiave della gara? Gli esterni. Callejon e Insigne per il Napoli. Cuadrado e Alex Sandro per la Juventus”.

Ricavi da stadio, le big della Premier sfiorano i 400 milioni: Liga e Bundesliga staccano la Serie A

I ricavi da botteghino dei primi quattro club inglesi per fatturato (e per classifica, stando al campionato 2014/15) sfiorano i quattrocento milioni di euro. 396 milioni di matchday revenue per le due di Manchester, Chelsea e Arsenal, un dominio confermato dall’ultimo report di Deloitte sui ricavi dei club europei nel 2015. In poche riescono a raggiungere i picchi delle big della Premier: Real Madrid e Barcellona su tutte, ma anche il Bayern Monaco, che continua a fare progressi pur restando sotto la soglia dei cento milioni annui, e il Paris Saint-Germain. Dietro, e di molto, le italiane: la Juventus, prima tra le squadre della Serie A, chiude il 2015 superando di poco l’asticella dei cinquanta milioni di euro, una chimera per Roma, Milan e Inter.

Una Premier da 400 milioni di euro. L’Arsenal, con i suoi 132 milioni di euro ottenuti dall’Emirates Stadium, è il club europeo ad aver avuto i maggiori ricavi dal botteghino nel 2015. Con circa 60 mila spettatori di media a partita, i Gunners hanno così alzato l’asticella del record di ricavi da stadio, trascinando con sé le altre inglesi. Tra le big supera la soglia dei cento milioni di euro anche il Manchester United, che ha chiuso l’ultima stagione con 114 milioni di matchday revenues, mentre resta di poco sotto il Chelsea, quinto in Europa con i suoi 93,1 milioni di euro. Le prime quattro classificate nell’ultima edizione della Premier League, contando dunque anche i 57 milioni ricavati dal Manchester City, hanno chiuso il 2015 con un totale di 381 milioni di euro di matchday revenues. Ma non è solo dalle quattro grandi che arrivano note liete sui ricavi da stadio: il Liverpool si conferma tra le prime in Europa con i suoi 75 milioni di ricavi, così come il Tottenham con 54,2 milioni.

Spagna e Germania staccate. Il trio spagnolo è l’unico capace di tener testa alle superpotenze inglesi, seppur a circa cento milioni di distanza. Real Madrid e Barcellona sono rispettivamente seconda e terza in Europa con i loro 129,8 e 116,9 milioni di euro portati a casa al termine della stagione 2014/15, con l’Atletico che si ferma invece a “soli” 37,2 milioni di euro. Una cifra che varrebbe ai Colchoneros un secondo posto tra le italiane e le francesi, ma solo il terzo tra le tedesche. In Germania, infatti, i consueti sold-out stagionali valgono al Bayern 89,8 milioni di euro di ricavi da stadio, mentre il Borussia Dortmund senza Champions League si ferma a 54,2 milioni. Vola anche il Paris Saint-Germain, che con i suoi quasi 46 mila spettatori di media a partita ha chiuso l’ultima stagione con 78 milioni di ricavi dal botteghino.

Italia sempre più dietro. L’effetto Juventus Stadium, in Italia, continua a farsi valere. I bianconeri superano infatti il muro dei cinquanta milioni di ricavi da stadio in un anno e passano dai 41 milioni del 2014 ai 51,4 milioni del 2015, grazie agli oltre 36 mila spettatori di media a partita in una stagione che ha visto la squadra allenata da Massimiliano Allegri arrivare fino in fondo in ogni competizione. Un record che, purtroppo, resta isolato nel calcio italiano. Tra le big è la Roma l’unica ad avvicinarsi ai campioni d’Italia: 30,4 milioni messi in cassa dal club capitolino al termine dell’ultima stagione per quanto riguarda il botteghino, chiudendo davanti al Milan (22,3 milioni) e all’Inter (22,2 milioni).

Ilsole24ore

Trapattoni: “Chi mi ricorda Higuain? Faccio un nome che farà storcere il nasp…”

Giovanni Trapattoni ha rilasciato una lunga intervista a Il Mattino:

Facciamo un viaggio a ritroso. Cosa è stato per lei Juve-Napoli?«Senza dubbio Maradona contro Platini. Non parlo solo del loro talento da numero 10 con una classe unica, ma della personalità che avevano. Né prima, né dopo, ci sono stati giocatori capaci di essere il simbolo di una squadra. In quegli anni fantastici Maradona era il Napoli. E la Juventus era Platini».

Le ricorda qualcuno Higuain?«Faccio un nome diverso dagli altri e che magari farà storcere il naso a molti: è Edmundo! Lasciamo stare l’aspetto caratteriale. Ma aveva un potenziale fisico che tanto mi fa venire a mente il brasiliano. Poi come spietatezza e concretezza, se dico Paolo Rossi non credo che l’argentino si offenderà».

Nottate di lavoro e tanta grinta, Khedira ci crede

La Gazzetta dello Sport scrive sulle condizioni di Sami Khedira: “Se decidi di correre contro il tempo per diminuire i giorni passati lontano dal campo, anche le ore notturne diventano utili per cercare di raggiungere l’obiettivo. Quello di Khedira è scendere in campo nelle due partite clou del mese di febbraio: Juventus-Napoli di sabato e Juventus-Bayern di martedì 23 febbraio. Se ci riuscirà il merito sarà della sua forza di volontà, del lavoro dello staff medico della Juve e anche dell’ex dottore del Bayern Monaco, che continua a seguirlo anche in bianconero. Stiamo parlando di Hans-Wilhelm Muller-Wohlfahrt, medico della nazionale tedesca e fino a poco tempo fa anche del club bavarese. In realtà Khedira ha alzato ancora di più l’asticella: rientrare con il Napoli, ovvero 13 giorni dopo infortunio. La Juve inizialmente aveva parlato di un stop di 2-3 settimane, Allegri però nei giorni scorsi ha svelato che spera di riaverlo in gruppo in settimana: il viaggio bavarese ha acceso nuove speranze. Khedira dovrà lavorare sodo, seguendo un programma di recupero mirato. Se dovesse farcela sarebbe davvero un miracolo. Di sicuro Allegri non correrà alcun rischio: Khedira sabato giocherà solo se sarà lui stesso a sentirsi pronto. Il Napoli è importante, ma 10 giorni dopo c’è l’andata degli ottavi di finale con il Bayern e quel giorno Sami vuole essere in campo”.

Pellissier: “Non prendo impegni, sabato guardo il Napoli!”

Sergio Pellissier, attaccante del Chievo, ha rilasciato alcune dichiarazioni su Juventus-Napoli in occasione dell’incontro tenuto a Roma tra arbitri, allenatore e calciatori riportate dall’edizione odierna del Corriere dello Sport: “Prima di tutto: sarà una sfida bella da vedere, straordinaria. Io stesso credo non prenderò altri impegni, sarò davanti alla tv. La Juventus è una squadra molto compatta, ha solidità in ogni reparto. Il Napoli, però, sta andando molto bene, non sembra avere cedimenti, gioca davvero un gran calcio. Dovessi puntare un euro, scommetterei sulla squadra di Sarri. Anche per cambiare…”

Il Punto – 9 febbraio

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Sulle borse che crollano incombe anche il referendum sull’uscita della Gran Bretagna dalla Ue (Brexit). Sul suo esito regna la nebbia più fitta. Favorevoli e contrari sono gruppi definiti ma minoritari mentre il grosso degli elettori è indifferente. Decisivi saranno gli elettori meno informati, forse influenzati da eventi marginali. E l’Europa paga pegno.

La legge sulla concorrenza in lettura (attenta, a giudicare dai tempi) al Senato consente di costituire srl semplificate con scrittura privata, risparmiando i salati costi notarili. Il tira-e-molla tra governo e notai continua. Sullo sfondo una direttiva europea che prevede la possibilità di costituire società unipersonali anche solo online.
Siamo all’ultimo posto in Europa per numero di laureati e calano drammaticamente le immatricolazioni all’università. Non è solo la demografia. Le riduzioni sono più contenute al Nord e spesso marcate al Centro-Sud. Per controbilanciare sarebbe ora di fare di più per attrarre studenti stranieri nel nostro paese.
Prorogate le detrazioni Irpef per il recupero edilizio e l’efficientamento energetico. Bene, perché hanno dato buona prova. Capita spesso, però, che la classificazione comunale degli interventi crei un accavallamento di regole tutt’altro che chiaro. Cercasi un po’ di riordino. Anche perché i bizantinismi diventano facilmente iniquità. Lo si è visto con le norme approdate in Parlamento per limitare l’uso diterreni agricoli per fini diversi dalla coltivazione. I meccanismi contorti rischiano di consolidare la mappa disegnata a livello locale, premiando i comuni che più hanno cementificato. 
 

  • To Brexit or not to Brexit? Un voto all’ultimo respiro
    09.02.16
    Gianni de Fraja

    Il referendum per la permanenza del Regno Unito nell’UE potrebbe tenersi già in giugno. La maggioranza dei cittadini ha però scarsa consapevolezza di ciò che si decide a Bruxelles. Non seguirà le indicazioni ufficiali dei partiti e voterà sulla base di emozioni più che di convinzioni profonde.

  • Se le srl fanno a meno della firma del notaio
    09.02.16
    Andrea Zorzi

    Il disegno di legge sulla concorrenza riprova a introdurre la possibilità di costituire la srl base senza l’intervento del notaio, per favorire l’imprenditoria. Ma non è facile vincere le resistenze. Intanto l’Europa presenta una proposta per la costituzione on line delle società con un solo socio.

  • Sempre meno matricole nell’università italiana
    09.02.16
    Domenico Cerosimo, Antonella Rita Ferrara, Rosanna Nisticò e Gianfranco Viesti

    Le immatricolazioni negli atenei italiani sono in calo. Non è una buona notizia per un paese che ha già un basso numero di laureati. Il fenomeno ha varie cause e non è uniforme in tutte le zone del paese. Ma ha riflessi rilevanti sul bacino di domanda delle università. E sul loro finanziamento.

  • La buona edilizia inizia in comune
    09.02.16
    Sabrina Iommi

    Da molti anni le detrazioni fiscali previste per la ristrutturazione degli edifici rappresentano un rilevante volano economico e un ottimo strumento per ridurre inquinamento e consumo di territorio. Ma per sfruttare appieno le opportunità della buona edilizia occorre rivedere la catena decisionale. 

  • Quella percentuale che non fermerà il consumo di suolo
    09.02.16
    Raffaele Lungarella

    Il parlamento si appresta a discutere un disegno di legge per limitare l’utilizzo di terreni agricoli per finalità diverse dalla coltivazione. Prevede meccanismi complessi e rischia di consolidare la mappa del consumo disegnata a livello locale. La riduzione in valore percentuale genera un paradosso.

Mattarella da Obama, insieme sconfiggeremo terrorismo (Video)

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Washington – Un incontro lungo 40 minuti più del previsto quello di ieri tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Barack Obama alla Casa Bianca, a testimonianza l’importanza dell’Italia come partner per gli Usa e dell’importanza dei temi in gioco.

“I legami tra Italia e Stati Uniti non potrebbero essere più stretti”, ha tenuto a sottolineare Obama al termine della riunione, la prima per Mattarella da capo dello Stato alla Casa Bianca dove è stato accompagnato dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

Il presidente americano ha parlato di una “grande affinità, da subito” con Mattarella che come lui è stato professore di diritto costituzionale. “Come stretti alleati Nato e membri della campagna contro Isis – ha proseguito il comandante in capo – abbiamo discusso della situazione in Iraq e Siria e ho ringraziato il presidente per il forte contributo dell’Italia nell’addestramento delle forze di polizia…e per il cruciale ruolo che avrà l’Italia nella protezione della diga di Musul, una questione di estrema importanza per il popolo iracheno”.

Sul tavolo anche la Libia e lo sforzo comune per la creazione di un governo di unità nazionale senza il quale gli Stati Uniti hanno escluso la possibilità di un intervento militare.

Sulla crisi dei migranti, che Obama ha definito una “questione globale” e non solo europea, il presidente Usa ha illustrato a Mattarella la sua proposta, ancora allo stato embrionale, di affidare alla Nato un ruolo anche umanitario. Un tema con il quale discuterà anche con il premier italiano Matteo Renzi e con il presidente francese Francois Hollande mentre con la cancelliera Angela Merker ne ha già discusso. 

Mattarella, ringraziando Obama per l’invito , ha sottolineato come l’amicizia tra i due paesi che da 70 anni “sanno di poter contare l’uno sull’altro” consentirà di “superare le molte nuove sfide che si presenteranno e di sconfiggere i nemici della pace, della libertà e dei diritti umani”.

Contro il terrorismo e di fronte alla attuale tragedia dei rifugiati “è nel quadro transatlantico che possiamo sperare di avere successo – ha rimarcato Mattarella – e ovviamente l’Italia e gli Stati Uniti sono impegnati insieme”.

In vista delle prossime tappe dalla missione del capo dello Stato, a New York e a Houston, “sono sicuro che ovunque andrà – ha concluso Obama – riceverà la stessa calorosa accoglienza non solo per gli incredibili legami tra l’Italia e l’America ma anche per gli straordinari sacrifici compiuti dai nostri popoli per creare un mondo migliore”. 

Un’unica autorità per governare l’euro

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OGGI l’Europa si trova a un bivio. La crisi del debito non è del tutto terminata, e in molti Stati membri la disoccupazione rimane elevata. L’ascesa del terrorismo e l’ingente afflusso di profughi sono dei problemi che non potranno rimanere senza risposta. In Francia come in Germania, qualcuno può avere la percezione che la solidarietà europea, su questi due punti, sia carente. Altri arrivano addirittura a rimettere in discussione il progetto europeo, e le tendenze nazionaliste in diversi Stati membri si stanno accentuando. Tuttavia, come cittadini europei impegnati, noi siamo del parere che il futuro dell’Europa non possa poggiare su una rinazionalizzazione, ma al contrario debba passare attraverso un rafforzamento delle sue basi. Gli europei condividono valori forti, un modello sociale equo e una moneta solida. È questo il patrimonio su cui dobbiamo costruire. Premesso ciò, va detto che la crisi del debito sovrano ha scosso la fiducia nell’Unione economica e monetaria europea. Malgrado le differenti misure in atto per migliorare la stabilità della moneta unica, il quadro strutturale presenta insufficienze gravi. Non solo: la zona euro patisce la debolezza della crescita economica. Se è vero che la politica monetaria ha apportato sostegno all’economia della zona euro, è vero anche che non è in grado di generare una crescita duratura, dunque non costituisce l’argomento principale di questo editoriale. Sono necessare altre politiche economiche. Per rafforzare la prosperità e la stabilità della zona euro è necessario erigere tre pilastri economici: programmi di riforme strutturali nazionali portati avanti con determinazione, un’unione ambiziosa di finanziamenti e investimenti e una gestione migliore dell’economia.
Il fardello demografico. Programmi di riforme strutturali condotti con determinazione sono essenziali per rafforzare crescita e occupazione. Cominciamo dalla Francia: il funzionamento del mercato del lavoro necessita di miglioramenti e va affrontato il dualismo fra contratti a tempo determinato e indeterminato; al di là del credito di imposta per competitività e occupazione, sono necessarie altre misure per ridurre il costo degli impieghi non qualificati; il sistema di istruzione e formazione va riorganizzato per creare vie d’accesso al lavoro per i giovani, la promozione dell’apprendistato potrebbe rappresentare la via migliore. Sui mercati di beni e servizi, la concorrenza va rafforzata sopprimendo le barriere in entrata e in uscita, in particolare nei servizi. Sul debito pubblico, si dovrebbero proseguire gli sforzi intrapresi per raggiungere livelli più sostenibili: la disciplina di bilancio va rafforzata con una gestione più rigorosa delle spese.
Anche la Germania, a dispetto della situazione economica più favorevole, deve proseguire sulla strada delle riforme: le tendenze demografiche dovrebbero comportare una diminuzione della popolazione attiva, e l’afflusso di rifugiati a cui assistiamo non cambierà le cose in modo significativo. Il risultato sarà un rallentamento della crescita nel lungo periodo. Due sono le leve principali per agire: innalzare l’età di pensionamento, per allinearla all’aspettativa di vita, e accrescere il tasso di attività, in particolare incoraggiando più donne a prendere parte al mercato del lavoro. I servizi per l’infanzia e i servizi educativi vanno migliorati e sviluppati. Il sistema fiscale e di ridistribuzione tedesco può essere modificato per stimolare la ricerca di un impiego retribuito. È necessario varare misure decise per garantire ai rifugiati che resteranno nel Paese le conoscenze linguistiche e le competenze professionali necessarie per trovare lavoro. Inoltre, gli ostacoli all’aumento della produttività potrebbero essere eliminati riducendo le barriere in entrata, per esempio con la liberalizzazione e la deregolamentazione delle professioni, o con la rimozione dei vincoli alla creazione di un’impresa.
Un’insufficiente mobilizzazione del risparmio.
Oltre a riforme strutturali su scala nazionale, sono necessarie misure a livello europeo per rafforzare la crescita. La soppressione delle barriere esistenti alla creazione di un mercato comune nei servizi e nel digitale consentirebbe di moltiplicare i benefici prodotti dall’integrazione dei mercati dei beni.
La seconda tappa importante sulla strada del rafforzamento della zona euro riguarda l’implementazione di un programma ambizioso di “unione dei finanziamenti e degli investimenti”. Infatti, una delle sfide principali riguarda il paradosso di un risparmio abbondante che non viene sufficientemente mobilizzato per investimenti produttivi. L’Europa può fare di più per colmare il divario, l’emissione di azioni sembra l’evoluzione più promettente. In Europa il peso dell’emissione di azioni fra gli strumenti di finanziamento delle imprese è la metà che negli Stati Uniti, mentre il finanziamento attraverso il debito è il doppio. Questo è un problema, perché il finanziamento attraverso l’emissione di azioni è il modo migliore per condividere i rischi e le opportunità, e per sostenere l’innovazione. Per esempio, il mercato borsistico americano, caratterizzato da una forte integrazione, è in grado di ammortizzare il 40% di uno shock economico che interessa un singolo Stato, perché i guadagni e le perdite delle imprese vengono distribuiti fra i proprietari sull’insieme del territorio.
Condivisione di sovranità. Nella zona euro, questa forma di condivisione dei rischi è quasi inesistente. Avvicinarsi ai livelli Usa consentirebbe di diventare un’unione monetaria più solida. Il progetto della Commissione europea di creare una “unione dei mercati dei capitali” offre risposta ad alcuni problemi. Prese singolarmente, iniziative come “l’unione dei mercati dei capitali”, il piano Juncker per gli investimenti e il completamento dell’unione bancaria (una volta soddisfatte le condizioni preliminari) non sarebbero realmente significative, mentre sotto una forma più razionalizzata e ribattezzata “unione dei finanziamenti e degli investimenti” riuscirebbero, collettivamente, a canalizzare meglio il risparmio verso investimenti produttivi.
Infine, sulla politica economica e di bilancio, è necessario rafforzare la governance della zona euro. L’asimmetria fra sovranità nazionale e solidarietà comune costituisce una minaccia per la stabilità della nostra unione monetaria. Sfortunatamente, il quadro di coordinamento che era stato istituito come meccanismo di salvaguardia non è bastato a evitare il deterioramento delle finanze pubbliche e l’accumulo di squilibri economici, come ha dimostrato in particolare la crisi greca. Ci troviamo a un bivio e la domanda a cui rispondere ora è: come uscire da questa situazione subottimale? Una maggiore integrazione appare la soluzione più semplice per ripristinare la fiducia nell’euro, perché favorirebbe strategie comuni su finanze pubbliche e riforme e, di conseguenza, favorirebbe la crescita. A tal fine, sarebbe necessario che gli Stati membri della zona euro acconsentissero a una condivisione della sovranità e dei poteri a livello europeo, cosa che comporterebbe una più grande responsabilità democratica.
In questo nuovo contesto, la zona euro poggerebbe su una base istituzionale più solida, che dovrebbe fondarsi sull’idea centrale dell’integrazione monetaria europea, quella per cui l’Unione economica e monetaria apporta stabilità e crescita. Concepire il nuovo quadro è un compito che spetta ai leader politici, ma potrebbero partire, per esempio, dai seguenti elementi: un’amministrazione europea efficace e meno frammentata per costruire un Tesoro unico per la zona euro, con un consiglio di bilancio indipendente; un organo politico più forte per prendere le decisioni politiche, sotto il controllo del Parlamento. Queste nuove istituzioni consentirebbero di ristabilire l’equilibrio fra responsabilità e controllo.
Responsabilità e controllo. Tuttavia, se i governi e i Parlamenti della zona euro dovessero tirarsi indietro sulle implicazioni politiche di un’Unione vera e propria, l’unica opzione rimarrebbe un approccio decentralizzato fondato sulla responsabilità individuale e su regole più stringenti. In questo scenario, le regole di bilancio, già rafforzate, con il fiscal compact e il semestre europeo, dovrebbero essere completate. In questo sistema di maggiore responsabilità individuale, dovremmo assicurarci anche che il rischio, compreso quello legato alle esposizioni debitorie degli Stati, venga tenuto in considerazione da tutti gli operatori, non foss’altro che per ridurre la vulnerabilità delle banche in caso di turbolenze che interessano il debito sovrano.
Inoltre, sarebbe necessario esaminare come coinvolgere meglio gli investitori privati nei piani di salvataggio previsti nel quadro del Meccanismo europeo di stabilità, e come concepire un processo di ristrutturazione del debito sovrano che non metta a rischio la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso. Andare in questa direzione consentirebbe di conservare la sovranità nazionale in seno alla zona euro, con un livello di solidarietà conseguentemente più basso. È questa l’altra opzione nella direzione di un riequilibrio fra responsabilità e controllo.

* Jens Weidmann è presidente della Bundesbank, François Villeroy de Galhau è governatore della Banca di Francia
(Traduzione di Fabio Galimberti)
 

di JENS WEIDMANN e FRANCOIS VILLEROY DE GALHAU *

Insigne vuole convincere Conte, sta facendo di tutto!

Lorenzo Insigne ci spera, ma sa che non sarà facile: ha fatto fin qui 10 gol e 10 assist col Napoli eppure non sa se basteranno per conquistare la maglia della Nazionale per l’Europeo. L’edizione odierna del Corriere della Sera dedica un lungo focus al numero ventiquattro azzurro, anche in prospettiva Nazionale dove sta cercando di riconquistare la fiducia del ct: “il 7 ottobre chiese di lasciare il ritiro della Nazionale. Nemmeno al Mondiale brasiliano Insigne brillò per la sua capacità di fare gruppo, tuttavia non si può dire che adesso non stia facendo sul campo di tutto e di più per meritarsi il posto in Nazionale. E la pura sofferenza che Insigne esprime ogni volta che parla della maglia azzurra fa capire che forse la lezione è servita, che il napoletano è pronto a tornare a testa china in Nazionale. E che la sfida dello Stadium vale doppio”.

Svolta in Valsusa, il cantiere Tav apre alle visite guidate. MARIACHIARA GIACOSA*

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Virano: “E’ la nostra nuova sfida: chiunque potrà entrare e chiedere informazioni”. Ma è polemica

Svolta in Valsusa. I cantieri della Torino Lione saranno aperti al pubblico. Non solo per i gruppi di scolaresche o i parlamentari in ispezione, come è avvenuto finora, ma “per chiunque voglia vedere da vicino e avere informazioni su quest’opera”. Non solo aperti, ma allestiti, con proiezioni, materiale, installazioni “il cui appeal comunicativo non sia solo affidato alla vista del cantiere e dei lavori, ma sia l’occasione per trasmettere informazioni sul progetto e su ciò che si sta facendo in Europa e nel mondo”. E’ la sfida di Mario Virano, presidente di Telt, secondo cui la galleria della Maddalena, o la discenderia di Saint Martin La Porte, dove qualche esperimento in questo senso è già stato fatto, devono diventare “luoghi dove sia possibile parlare con la gente”.

Una svolta radicale per un’opera che ancora oggi mobilita in val di Susa centinaia di agenti per sorvegliare il cantiere ancora nel mirino del movimento “No Tav”. Ma l’ipotesi di cantiere trasparente e aperto non convince tutti. “In realtà è il contrario. E’ un’ area militarizzata, resa inaccessibile alla popolazione a colpi di ordinanze prefettizie”. Così Francesca Frediani, consigliere regionale M5S, interviene in merito all’annuncio di Virano. Frediani osserva che “non si possono ottenere nemmeno informazioni complete relative ai monitoraggi ambientali condotti dallo Spresal, dal momento che su alcuni documenti ufficiali vige il segreto istruttorio a causa di un’indagine in corso”. “Prima dell’arrivo delle ruspe – aggiunge – la località era davvero un bene comune sia sotto il profilo ambientale che sotto quello culturale” Ma Viranotira dritto. “Il concorso lanciato da Telt all’inizio dell’autunno per scegliere il nuovo logo dell’opera è partito dalla considerazione che uno dei primi atti del movimento contro la globalizzazione era stata la messa al bando dei loghi, considerati brand di società che conquistano le terre e ‘catturano’ i valori dove si insediano. Invece, Telt ha dimostrato che il logo siamo noi, sono i giovani, è un motivo di festa” .

Arancia meccanica nell’hinterland napoletano, presa banda di albanesi

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Vittime seviziate e minacciate di morte, denti cavati e percosse. I raid partivano da Caivano

Irruzione notturna in ville isolate, stile Arancia meccanica. Vittime seviziate. Botte, denti cavati, minacce di morte. Incursioni perfettamente organizzate. Sono i metodi che utilizzava la banda sgominata dai carabinieri della Compagnia di Casoria. La base della banda era Caivano, da lì partivano con potenti auto rubate e modificate, recuperavano le armi dai nascondigli e raggiungevano gli obiettivi nelle zone isolate delle province campane e lucane.

Nel corso delle indagini sono state registrate fughe rocambolesche, sparatorie, posti di blocco forzati e vetture speronate. Le investigazioni, coordinate dalla Procura della Repubblica Napoli Nord e condotte dai carabinieri della Compagnia di Casoria, hanno permesso l’emissione di misure cautelari nei confronti di tre persone, ritenute responsabili di diverse rapine in villa e componenti di un gruppo di rapinatori albanesi composto da otto persone.

Presa banda di albanesi, rapine in stile “Arancia meccanica”

Le vetture scelte dagli indagati per gli spostamenti sempre velocissime e di provenienza furtiva. Venivano poi modificate con l’installazione di un sistema rapido per la sostituzione delle targhe, inserendo quelle corrispondenti a veicoli rubati durante i colpi e quelle “pulite” durante i sopralluoghi per la selezione degli obiettivi da depredare.