Per la consueta conferenza stampa infrasettimanale che precede la gara con il Messina, si è presentato in sala stampa al comunale di Casola di Napoli il centrocampista della Juve Stabia Nicolas Izzillo.
Ecco le sue parole:
“Quello di Andria è stato senza dubbio un risultato sudato, era una gara difficile e portare a casa questo punto ci soddisfa. Ora affronteremo una squadra già salva come il Messina, ma abbiamo la consapevolezza che nessuno regalerà niente quindi dobbiamo essere noi bravi a conquistare una vittoria che sarebbe fondamentale. Sul modulo che adotteremo, posso dire che non sarà importante, conta la fame e la voglia di vincere e noi ne abbiamo tanta, vogliamo salvarci presto e speriamo di farlo già nelle prossime tre gare raccogliendo 9 punti. Titolare col Messina? La squalifica di Obodo potrebbe essere una buona occasione per me, ma io sono sempre pronto e sempre a disposizione. Sto bene fisicamente e se il mister deciderà di farmi giocare io darò tutto, così come daranno tutto i miei compagni per raggiungere una vittoria fondamentale. I tifosi? Ci stiamo guadagnando la loro fiducia, vogliamo salvarci presto per poterli far felici”
Le parole di Daniele Liotti nella conferenza stampa organizzata dalla Juve Stabia.
Per la consueta conferenza stampa infrasettimanale, al comunale di Casola di Napoli, si è presentato per commentare la gara di Andria e presentare quella con il Messina, il terzino sinistro delle vespe Daniele Liotti.
Ecco le sue parole:
“Il punto di Andria è molto importante perché ci fa allungare a 4 punti il distacco su Catania e Monopoli, potevamo vincerla anche la partita, ma poi l’espulsione di Obodo ci ha frenato e ci siamo accontentati del pareggio. Ma per dare un senso maggiore al pari del Degli Ulivi dovremo vincere la gara contro il Messina, loro sono praticamente salvi ma non verranno qui in vacanza, sono una squadra forte e ha un buon attacco, ma noi non li temiamo e giocheremo dando tutto per vincere una gara molto importante, nelle prossime tre con Messina, Ischia e Lupa ci giochiamo una stagione. Il mio campionato? Ho giocato molto di più rispetto alla passata stagione quindi sono contento, spero di raggiungere presto la salvezza per poter coronare una buona stagione. Ruolo? Sono a disposizione del mister e lui sta puntando su di me, mi adatto alla sua volontà e gioco ovunque. I tifosi? Devono continuare a starci vicini, sia in casa che fuori. Sono loro che devono spingerci alla salvezza.”
Per la tredicesima giornata di ritorno del campionato di Lega Pro girone C che si disputerà domenica 10 alle ore 17 e 30 al “Romeo Menti” di Castellammare è stato designato Daniel AMABILE della sezione di Vicenza a dirigere la gara tra Juve Stabia e Messina.
Daniel AMABILE di Vicenza
Amabile, nato a Valdagno in provincia di Vicenza il 19 luglio 1986 è al suo secondo campionato in Lega Pro, vanta un solo precedente con la società di Castellammare, era il 14 dicembre 2014 al “Menti” le vespe vinsero in casa contro il Melfi per due a zero, le reti una per tempo portarono la firma di Matthias LEPILLER e di Samuel DI CARMINE su calcio di rigore.
L’assistente numero uno sarà: Stefano VIOLA della sezione di Bari mentre il numero due Giuseppe PERROTTI della sezione di Campobasso.
Referendum Trivelle – L’inquinamento e gli incidenti, gli affari e i rischi per l’occupazione, le tasse e le rinnovabili. In vista del voto del 17 aprile sulle estrazioni in mare, sono circolate tante tesi e pochi fatti. Ecco quelli più importanti
Domenica 17 aprile si terrà il cosiddetto Referendum Trivelle , il primo nella storia d’Italia ad essere stato ottenuto dalle Regioni. Sono stati infatti dieci consigli regionali, diventati nove dopo il ritiro dell’Abruzzo, ad aver depositato le firme necessarie per indire il voto popolare. Un referendum richiesto da governatori in buona parte iscritti al Partito Democratico, che di fatto si oppongono alla politica energetica del loro segretario e premier, Matteo Renzi.
1. IL QUESITO. Gli elettori dovranno votare su una questione piuttosto tecnica. Dovranno decidere se i permessi per estrarre idrocarburi in mare, entro 12 miglia dalla costa, cioè più o meno a 20 chilometri da terra, debbano durare fino all’esaurimento del giacimento, come avviene attualmente, oppure fino al termine della concessione. In pratica, se il referendum dovesse passare – raggiungere il quorum con la vittoria del sì – le piattaforme piazzate attualmente in mare a meno di 12 miglia dalla costa verranno smantellate una volta scaduta la concessione, senza poter sfruttare completamente il gas o il petrolio nascosti sotto i fondali. Non cambierà invece nulla per le perforazioni su terra e in mare oltre le 12 miglia, che proseguiranno, né ci saranno variazioni per le nuove perforazioni entro le 12 miglia, già proibite dalla legge.
2. LE REGIONI HANNO GIÀ VINTO. In principio i quesiti referendari proposti dalle Regioni erano sei. Ora ne è rimasto solo uno, visto che nel frattempo il governo ha sterilizzato gli altri con delle modifiche all’ultima legge di Stabilità. I cinque quesiti saltati puntavano a restituire agli enti locali un ruolo rilevante nelle decisioni sullo sfruttamento di gas e petrolio. Ruolo ridimensionato con la legge Sblocca Italia, voluta sempre da Renzi con l’obiettivo di velocizzare i processi autorizzativi nel settore, fra i più lenti d’Europa. Con le modifiche alla legge di Stabilità, insomma, il governo è tornato sui suoi passi restituendo alle Regioni il potere originario.
La mappa delle concessioni in Italia
Referendum Trivelle
3. LE PIATTAFORME INQUINANO? A sostenere che le trivelle in mare sono pericolose per la salute umana e per la fauna ittica c’è un documento pubblicato di recente da Greenpeace . Il rapporto è basato su dati raccolti fra il 2012 e il 2014 dall’Ispra, su commissione dell’Eni, relativi a 34 piattaforme a gas gestite dalla compagnia nell’Adriatico. Nei sedimenti marini e nelle cozze che vivono vicino alle piattaforme sono state trovate, in alcuni casi, sostanze chimiche in quantità superiori ai limiti di legge . A questi dati ha risposto Ottimisti e Razionali, organizzazione che si batte contro il referendum ed è formata da politici o ex politici (come Gianfranco Borghini e il presidente di Assoelettrica Chicco Testa), imprenditori, giornalisti e associazioni per lo sviluppo sostenibile come Amici della Terra. Oltre a ricordare che le cozze della zona, come tutte le altre, sono sottoposte ai controlli delle Asl prima di essere messe in commercio, l’organizzazione mette in luce soprattutto due punti . Primo: i limiti di legge presi a riferimento da Greenpeace valgono per le acque che distano un miglio dalla costa, mentre le piattaforme sono più lontane e sottostanno ad altre soglie. Secondo: nelle sue relazioni l’Ispra conclude sostenendo che non ci sono criticità per l’ecosistema marino legate alle piattaforme.
4. INCIDENTI E BANDIERE BLU. Nella storia italiana si ricorda un solo grande incidente. È quello avvenuto nel 1965 al largo di Ravenna, quando la piattaforma Paguro, di proprietà dell’Eni, in fase di installazione saltò in aria causando la morte di tre persone. Non ci furono gravi danni ambientali, visto che il giacimento era di gas. Piccoli sversamenti di petrolio, tuttavia, avvengono spesso dove ci sono attività di estrazione. Lo dice un rapporto del Parlamento europeo , secondo cui solo tra il 1994 e il 2000 nel Mediterraneo (dati specifici sull’Italia non vengono forniti) ci sono stati 9.000 episodi di questo genere rilevati dai satelliti. Per dimostrare che le trivelle non recano danno all’ambiente, le società petrolifere – raggruppate sotto Assomineraria – ribattono con un dato : alle località della riviera romagnola, che ospitano circa 40 piattaforme, l’anno scorso sono state assegnate nove bandiere blu, simbolo del mare pulito.
5. GLI EFFETTI: DAL 2018 AL 2034. Secondo il ministero dello Sviluppo economico, al momento nei mari italiani ci sono 135 piattaforme e teste di pozzo . Di queste, 92 ricadono dentro le 12 miglia : sono quelle a rischio con il Referendum Trivelle, quindi la maggioranza. Come si può vedere dalla mappa di pagina 29, ad eccezione della Sicilia le altre si trovano tutte nell’Adriatico e nello Ionio. Per sapere quando, in caso di vittoria dei sì, verranno smantellate le piattaforme, bisogna capire come funzionano le concessioni. Questi permessi rilasciati dallo Stato alle compagnie hanno una durata iniziale di trent’anni, prorogabile la prima volta per dieci, la seconda per cinque e la terza per altri cinque. La prima chiusura di una trivella entro le 12 miglia avverrebbe tra due anni, per l’ultima bisognerebbe aspettare fino al 2034, data di scadenza della concessione rilasciata a Eni ed Edison per trivellare davanti a Gela, in Sicilia.
6. A TUTTO GAS. Dai pozzi situati entro le 12 miglia si estrae soprattutto metano. Secondo i dati forniti a “l’Espresso” dal ministero dello Sviluppo economico, nel 2015 queste piattaforme hanno contribuito al 28,1 per cento della produzione nazionale di gas e al 10 per cento di quella petrolifera. Giacché l’Italia deve importare idrocarburi per soddisfare la domanda di energia, le percentuali crollano se si calcola l’incidenza di queste produzioni sui consumi nazionali. Le trivelle entro le 12 miglia, infatti, nel 2015 hanno contribuito a soddisfare fra il 3 e il 4 per cento dei consumi di gas e l’1 per cento di quelli di petrolio. Fermando progressivamente queste produzioni, l’Italia dovrebbe quindi aumentare le importazioni da altri Stati, alcuni dei quali – come Egitto e Libia – perforano nello stesso Mediterraneo.
7. CHI HA PAURA DEL VOTO. A gestire le piattaforme che rischiano di chiudere per via del referendum è soprattutto l’Eni. La compagnia di Stato italiana è azionista di maggioranza di 76 impianti sui 92 totali, mentre la francese Edison ne possiede 15 e l’inglese Rockhopper una. Chi sostiene il no al referendum porta come principale argomentazione quella della perdita di posti di lavoro. Un dato preciso sugli occupati nelle piattaforme offshore entro le 12 miglia, però, non lo forniscono né i sindacati né l’Assomineraria. Quest’ultima dice che in totale l’attività estrattiva in Italia dà lavoro a 10 mila persone, fra diretti e indiretti, che diventano 29 mila se si aggiungono gli addetti dell’indotto esterno al settore. Quanti sono quelli che perderebbero il posto in caso di vittoria del sì? La questione è controversa per via della gradualità delle chiusure, dal 2018 al 2034. Secondo il vicesindaco di Ravenna, Gianantonio Mingozzi, nel distretto della città emiliana alla fine verrebbero a mancare circa 3.000 posti di lavoro rispetto a oggi.
8. QUANTO INCASSA PANTALONE. Secondo la società di ricerca Nomisma-Energia, la tassazione complessiva a cui sono sottoposte in Italia le società petrolifere è pari in media al 63,9 per cento , un livello «relativamente alto» nel confronto tra i Paesi Ocse. Rispetto alle aziende di altri settori, quelle che estraggono idrocarburi pagano in più le royalties, imposte applicate sul valore di vendita del gas o del petrolio estratto. Succede quasi in tutto il mondo. In Italia le royalties per chi trivella in mare sono però piuttosto basse: il 7 per cento per il gas e il 4 per il petrolio. Nel 2015 tutte le estrazioni, sia su mare che in terra, hanno prodotto un gettito da royalties pari a 352 milioni . La quota delle piattaforme entro le 12 miglia, dice il ministero dello Sviluppo, è stata di circa 38 milioni: la perdita per le casse pubbliche non sarebbe dunque rilevante.
9. ITALIA RINNOVABILE. Nel confronto europeo, l’Italia è uno dei Paesi che ha spinto di più sullo sviluppo delle rinnovabili. Secondo il Gestore dei servizi energetici (Gse) , nel 2015 le cosiddette fonti alternative hanno contribuito a soddisfare il 17,3 per cento dei consumi nazionali di energia. Il dato è in costante aumento, se si pensa che nel 2004 la quota rinnovabile era del 6,3 per cento . L’Italia ha dunque raggiunto in anticipo l’obiettivo fissato dall’Unione europea, che chiede al nostro Paese di arrivare al 2020 con il 17 per cento di energia prodotta da fonti rinnovabili. I critici, però, mettono in evidenza due aspetti. Il primo è che l’obiettivo italiano è poco ambizioso, dato che altri Paesi dell’Ue puntano molto più in alto e alcuni (Svezia, Islanda, Norvegia) ricavano già più del 50 per cento dalle rinnovabili. Il secondo punto è che il governo Renzi, avendo ridotto gli incentivi per le fonti verdi, non sta spingendo sufficientemente per lo sviluppo sostenibile.
10. ECCO CHI TRIVELLA IN EUROPA. L’Italia non è l’unico Paese a trivellare in mare. Secondo gli ultimi dati disponibili (2010) della Commissione europea, nelle acque della Ue nel 2010 c’erano quasi 900 piattaforme . La maggior parte, 486, si trovano nel Regno Unito. Segue l’Olanda con 181, l’Italia con 135, la Danimarca con 61. Staccati di gran lunga tutti gli altri, con meno di 10 impianti l’uno: Germania, Irlanda, Spagna, Grecia, Romania, Bulgaria, Polonia. Paesi a cui si potrebbero presto aggiungere, visti i piani annunciati dai rispettivi governi, anche Croazia, Malta e Cipro. Poi ci sono altri Stati del Mediterraneo che trivellano in mare, come Egitto, Libia, Algeria e Israele.
vivicentro-politica / espresso / Referendum Trivelle , 10 cose da sapere per votare informati DI STEFANO VERGINE
Mattia Grassani, legale della SSC Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Radio Kiss Kiss: “Avendo letto il rapporto arbitrale, abbiamo già il quadro dei fatti completo come riferito da Irrati e cosa è stato scritto dal Giudice. Riteniamo che ci sono delle discrasie da queste due cose e che quindi ci sono le possibilità perridurre la squalifica. Per Higuain ci sono 8 giorni perpresentare ricorso mentre per Sarri il ricorso verrà presentato già domani. Nei dettagli entro mercoledì verrà presentato il ricorso di Gonzalo. Parlando con il club, il primo step sarà ridurre da 4 a 2 la squalifica oppure, in caso negativo, di ridurre da 4 a 3 turni la pena. La presenza di Higuain davanti ai giudici è un’ipotesi concreta, c’è la volontà del ragazzo di volersi difendere”.
La Gazzetta dello Sport parla di una Roma pronta a braccare il Napoli in classifica
“Partiamo da un assunto, quegli 8 punti lì Spalletti li ha recuperati nelle ultime dieci gare, portandone a casa 28 (9 vittorie e un pari, con l’Inter) contro i 20 del Napoli (frutto di sei vittorie, due pareggi e due sconfitte, contro Juventus e Udinese). Ma da quando siede sulla panchina della Roma la differenza è inferiore, tanto che i punti totali del tecnico di Certaldo diventano 29 contro i 26 di Sarri ed il differenziale scende da +8 a +3. Questo, però, per l’allenatore giallorosso conta poco, interessa di più potersela giocare fino alla fine per la piazza d’onore, obiettivo che francamente dopo la partita persa contro la Juventus sembrava davvero un mezzo miracolo. In quel momento, infatti, la Roma era quinta e rischiava addirittura di uscire dall’Europa League, con il Milan a -2 e Sassuolo ed Empoli a -3. Oggi sembra un altro mondo, un’altra storia, tutta un’altra cosa. E questo perché Spalletti ha ridato alla squadra un’organizzazione di gioco e rivitalizzato i giocatori sotto il profilo psicologico, ridandogli fiducia e carica motivazionale.A incidere è stato Spalletti, è vero, ma anche i rinforzi di gennaio. Da una parte sono arrivati due come El Shaarawy (6 gol e due assist da quando è tornato in Serie A) e Perotti (3 gol e 3 assist in giallorosso) che hanno trasformato il volto della Roma, a cui aggiungere un gregario come Zukanovic, che quando è stato chiamato in causa ha sempre dato un mano. Dall’altra parte, invece, Regini è stato preso per completare la rosa dei difensori ma finora non è riuscito mai ad andare in campo, Grassi è un investimento per il futuro ma anche per lui di presenze neanche l’ombra. «Può diventare un grande centrocampista tra tre anni», il pensiero espresso da Sarri qualche mese fa. Come dire, per ora no. Tanto è vero che a Udine il giovane centrocampista non è entrato neanche nella lista di quelli che sono andati in panchina, nonostante oramai abbia recuperato a tutti gli effetti dall’infortunio al menisco mediale del ginocchio destro. La differenza attuale tra Roma e Napoli nasce anche da qui, dall’incidenza di come i due club hanno lavorato sul mercato di gennaio. Poi, probabilmente, a decidere potrà essere la sfida diretta del 25 aprile. Ma, intanto, la rincorsa giallorossa parte da molto lontano…”
Dopo averlo lasciato intendere, l’esponente della minoranza dem, Roberto Speranza, rompe gli indugi e esorta gli italiani a partecipare, andando contro l’auspicio di Matteo Renzi per un “fallimento” della consultazione popolare: “Importante superare il fossile e puntare su energie verdi”
ROMA – “Mancano 11 giorni al referendum, io penso sarà un referendum molto importante e mi auguro che un numero significativo di italiani decida di partecipare. Io ho scelto personalmente di andare a votare e di votare sì, perchè penso sia l’occasione per lanciare un messaggio su un nuovo modello di sviluppo in cui il fossile venga superato e si provi a puntare su rinnovabili e energia verdi”. Lo ha detto Roberto Speranza a proposito del referendum sulle trivelle.
Dopo averlo lasciato intendere nei giorni scorsi, l’esponente della minoranza dem si è quindi schierato apertamente contro le indicazioni del premier e segretario del suo partito, Matteo Renzi, che anche ieri, durante il question time in diretta su Facebook, aveva auspicato il “fallimento” della consultazione referendaria sul proseguimento dell’attività di estrazione in mare fino al termine delle concessioni o fino all’esaurimento dei giacimenti. Dove votare “sì” vuol dire sposare la prima alternativa.
“Da Renzi sono arrivata parole eccessive, perchè quando c’è un referendum va rispettata la scelta degli elettori e io sono convinto che andranno a votare in tanti”, ha aggiunto il leader della minoranza dem replicando al premier sul quorum e aggiungendo: “Io penso che anche i nostri elettori capiscano il senso di questo referendum nato da regioni che in larga parte sono governate dal Pd e che quindi non è errato dire che è un referendum proposto dal Pd”.
“La Cop 21 – ha poi spiegato Speranza – ha segnato un cambio di rotta che avverrà in una fase medio lunga e che porta alla riduzione del fossile con uno spostamento sull’energia verde e green. Anche questo referendum spero possa essere vissuto come un momento importante di dialogo, confronto e discussione che provi a spostare l’asse verso le rinnovabili e il green e penso che tutto il Pd possa spingere in questa direzione al netto delle scelte che si faranno al referendum”.
PANAMA PAPERS. Proteste in Islanda contro il premier Gunnlaugsson (reuters)
PANAMA PAPERS – Sale il pressing internazionale contro il paradiso fiscale, che si difende: “Abbiamo alzato gli standard di trasparenza”. La Russia accusa la Cia di cospirazione
MILANO – Si alza il pressing internazionale per ‘emarginare’ Panama, il centro nevralgico della rete di società offshore al cuore dello scandalo nato dai Panama Papers. Una levata di scudi che, come in altri casi, rischia di arrivare a buoi ampiamente scappati dalla stalla. In ogni caso, la Francia chiede all’Ocse (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico), basata proprio a Parigi, di classificare Panama come un paradiso fiscale, alla luce dello scandalo dei documenti dello studio Mossack Fonseca, emerso grazie al lavoro d’inchiesta dell’Icij al quale ha partecipato l’Espresso per l’Italia. L’attacco francese è arrivato per bocca del ministro delle Finanze, Michel Sapin: a una domanda di un giornalista della radio francese Europe 1, Sapin ha detto di augurarsi “che l’Ocse si riunisca perché la stessa decisione (già presa dalla Francia) sia adottata dall’insieme dei Paesi interessati”. Martedì Sapin ha informato il Parlamento che la Francia inserirà Panama nella sua lista dei “Paesi non collaborativi”.
Lo scandalo panamense si conferma dunque di rilievo politico altissimo, a livello internazionale, mentre le Procure (anche in Italia) muovono i loro passi. D’altra parte, ha già fatto una vittima eccellente come il primo ministro dell’Islanda, David Gunnlaugsson, costretto alle dimissioni dal coinvolgimento nello scandalo. In Gran Bretagna la bufera ha travolto il premier David Cameron. Nella stessa Francia, d’altra parte, l’onda lunga delle carte e dei contratti passati dagli archivi della boutique fiscale ha bagnato la cerchia di Marine Le Pen e un vero e proprio esercito di sportivi (da Messi a Seedorf) ne risulta interessato. Tra quelli del mondo dello sport, l’ultimo nome bollente emerso è del neo-presidente della Fifa, Gianni Infantino, chiamato al governo del calcio mondiale proprio per fare piazza pulita della mala-gestione di Blatter & Co. Infantino ha oggi replicato: “La mia integrità non è in dubbio”. Dell’elenco fa parte anche Garibaldi Thohir, fratello del presidente dell’Inter Erick.
Se l’Occidente, compresi gli Stati Uniti di Barack Obama e la Germania di Angela Merkel, serrano le fila nel fuoco contro Panama chiedendo “più trasparenza”, non si può dire lo stesso di Cina e Russia: la prima ha imposto il blackout sulle informazioni, la seconda accusa la Cia di una cospirazione internazionale.
L’attacco francese, l’ultimo in ordine cronologico segue di poche ore la mossa del numero uno dell’Organizzazione parigina, Angel Gurrìa, il primo ad alzare i toni. Gurria ha parlato dei Panama Papers come un elemento in grado di gettare “luce sulla cultura e pratica della segretezza a Panama”, l’ultima “grossa fortezza che continua a permettere di nascondere fondi offshore alle autorità fiscali e giudiziarie”. In una nota dai toni insolitamente duri, l’Ocse ha spiegato che “le conseguenze del fallimento di Panama nell’adeguarsi agli standard internazionali è ora emerso, alla vista di tutti. Panama deve fare ordine in casa propria, implementando subito queste regole”.
A deporre a favore dell’Ocse c’è l’ultimo documento ufficiale presentato dal Global Forum on Transparency and Exchange of Information for Tax Purposes, l’organismo in seno all’Organizzazione parigina che si occupa proprio di trasparenza fiscale. Panama era stata rimossa dalla “lista grigia” dell’Ocse, cioè dei Paesi che necessitano di passi avanti per quanto riguarda la trasparenza fiscale, nel luglio del 2011, proprio dopo un accordo sottoscritto proprio con la Francia. Ma negli ultimi tempi l’Ocse ha sottolineato la marcia indietro ingranata da Panama. Nel presentare lo stato dell’arte sulla trasparenza fiscale nel corso dell’ultimo G20 di Shanghai, infatti, il report dell’Organizzazione ha sottolineato le macchie di Panama e il disimpegno rispetto all’adesione al Common Reporting Standard (Crs), lo strumento attraverso il quale le Autorità fiscali devono parlare l’un l’altra, con cadenza annuale a partire dal 2017. Già nel G20 dello scorso febbraio, l’Ocse sottolineava che Panama – nonostante avesse inizialmente dichiarato di voler andare verso lo scambio automatico di informazioni – si è poi dettaimpossibilitata ad aderire a tutti gli aspetti del Crs. Una posizione che l’ha portata alla rimozione dalla lista delle giurisdizioni “impegnate” ad alzare gli standard di traspranze, con Bahrain, Nauru e Vanuatu. Fino ad oggi, sono 132 le giurisdizioni che si sono impegnate a rispettare gli standard sullo scambio volontario di informazioni in materia fiscale, e 96 quelle che introdurranno lo scambio automatico entro i prossimi 2 anni.
Dal canto suo, Il governo di Panama ha difeso gli “alti standard di trasparenza” del sistema finanziario nazionale aggermando che a Panama sono stati approvati e applicati “strumenti legali molto più restrittivi e rigorosi che in altri centri di servizi finanziari a livello internazionale”.
La Gazzetta dello Sport scrive su De Laurentiis e Tosel in merito alla squalifica di 4 turni inflitta a Higuain
“La versione di Tosel è già nella storia, tribolata, di questa stagione. De Laurentiis è furibondo con il giudice sportivo. Il tranello, davvero sleale, dell’intervista radiofonica in cui ieri, poco prima di dare alle stampe il comunicato, Tosel è caduto, sarà nel caso materia per la Commissione di garanzia della giustizia sportiva: organo federale che nel 2008 stilò un regolamento disciplinare che all’articolo 2, lettera b, impone ai suoi componenti l’obbligo di riservatezza «… in ordine a fatti di possibile rilevanza ai fini della giustizia sportiva…».
Il giudice sportivo avrebbe così violato una norma del regolamento e correbbe un serio rischio sulla sua posizione; infatti scrive ancora Gazzetta:
“La sua violazione, se accertata (ma il soggetto deve essere prima deferito dalla Procura federale poi giudicato dalla Commissione), può far scattare un provvedimento disciplinare, che va dal minimo dell’ammonizione al massimo della destituzione del soggetto coinvolto. Va detto che raramente in passato si è arrivati a tanto, e mai per componenti così importanti come il giudice sportivo della Serie A. E poi Tosel non ha mai divulgato alla stampa il contenuto né l’entità delle sue sanzioni, ma «solo – ha ammesso – aspetti tecnici»”.
La Gazzetta dello Sport si sofferma sul ricorso che il Napoli
“Per togliere il turno di squalifica a Sarri («per avere, al 27’ del primo tempo – scrive il giudice – contestato platealmente l’operato degli Ufficiali di gara rivolgendo loro reiteratamente espressioni ingiuriose…»), venerdì Grassani proverà a derubricare le espressioni «ingiuriose» in «irriguardose» (l’assistente che lo ha pizzicato ha riferito di un «vi dovete vergognare» pronunciato nel caos): ma sarà dura, il tecnico è recidivo. Più lunghi i tempi («Tra mercoledì e venerdì della prossima settimana», ipotizza l’avvocato bolognese) e più complessa la faccenda Higuain. La linea difensiva del Napoli però è già chiara: posto, come ha scritto Tosel applicando il codice di giustizia, che delle 4 giornate di squalifica una è di default (per la doppia ammonizione), due sono per l’«espressione ingiuriosa», una per l’«atteggiamento irriguardoso» tenuto con Irrati «fronteggiandolo e ponendogli entrambe le mani sul petto», Grassani ha due strade per provare a ridurre la sanzione in appello. La prima: dimostrare con l’ausilio del fermo immagine che nel momento in cui Higuain appoggia le mani su Irrati, la sua testa è in linea con il corpo, mentre quella del direttore di gara è protesa in avanti. Il che dimostrerebbe che il centravanti ha voluto quasi proteggersi, o impedire uno scontro frontale. La seconda: verificare dalla lettura del referto arbitrale l’effettivo tenore dell’ingiuria, se sia stata una parolaccia vera o propria o se piuttosto, come confida il Napoli, non sia stato qualcosa di più vicino all’espressione irriguardosa, del tipo «sei scandaloso». Se Grassani facesse l’en plein, la squalifica potrebbe essere dimezzata. Con un obiettivo centrato su due, scenderebbe a tre turni. Quanto margine di manovra avrà, il legale lo scoprirà oggi, dopo aver ricevuto gli atti. E quindi dipende ancora molto da cosa ha scritto il signor Irrati”.
Tutto lo spogliatoio del Napoli ha fatto quadrato intorno a Higuain e adesso vuole subito rialzarsi dopo la sconfitta di Udine: “L’ordine di scuderia è: vietato deprimersi. Anzi, alla ripresa degli allenamenti di ieri, il Napoli ha ritrovato le energie per superare a pie’ pari sia la sconfitta di Udine, con annesso l’addio allo scudetto, che la choccante squalifica di Gonzalo Higuain. «Vinceremo tutte e quattro le partite che dovremo giocare senza di te e te le dedicheremo Pipita», la forza d’animo e lo spirito di corpo della squadra hanno preso il sopravvento sulle recenti vicissitudini, trasformandosi in morbide carezze appoggiate sul volto di Higuain, ancora rigato dalle lacrime sgorgate domenica in un mezzogiorno, per lui, mai così tanto di fuoco. «Uno per tutti, tutti per il Pipita», il coro unanime della squadra è stato stimolato dal tecnico Sarri e dal ds Giuntoli, i primi ad aver digerito subito sconfitta e squalifica, un doppio episodio sfortunato che non può cancellare la memoria di una formazione capolista al giro di boa di gennaio”.
BAGNOLI (NA) – Il premier al sindaco: “Dice di me cose inaudite, ma se viene in prefettura lo accolgo a braccia aperte”. Ma De Magistris annuncia che diserta l’incontro sulla rinascita dell’area ex Italsider
“Spero di incontrare de Magistris se viene alla cabina di regia. Ha detto di me cose inaudite ma è l’anno della Misericordia e se viene lo accolgo a braccia aperte. Noi ci siamo dovuti muovere perché gli altri non facevano niente”.Matteo Renzi risponde così a una domanda su Facebook durante la diretta di “#matteorisponde.
Il presidente del Consiglio arriva oggi pomeriggio a Napoli. Dovrebbe arrivare in aereo a Capodichino alle 16, ma potrebbe scegliere anche un altro mezzo di trasporto, la riserva sarà sciolta questa mattina. Verso le 16 Renzi parteciperà a un forum al “Mattino”. Alle 18 si unirà alla “cabina di regia” per la rigenerazione di Bagnoli in corso in prefettura. Alla riunione partecipano il sottosegretario Claudio De Vincenti, il commissario Salvo Nastasi, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro e Domenico Arcuri, amministratore di Invitalia, la società incaricata della riqualificazione di Bagnoli. Sono previsti interventi per il porticciolo turistico, spiaggia pubblica e recupero degli arenili. Da chiarire il destino della colmata di cui al momento non si è parlato.
“Stiamo rimettendo a posto Bagnoli. Stiamo facendo la bonifica – afferma il premier – dopo anni in cui gli altri hanno fatto gli splendidi, noi ci mettiamo le mani. Rimetto in moto la speranza. Spero che quest’estate si possa fare il bagno, si riapra la spiaggia. Non ne sono ancora certo, lo capirò in cabina di regia”. De Magistris non ci sarà, salvo colpi di scena, al contrario del governatore Vincenzo De Luca: “Penso che approveremo sul piano politico le linee guida della riqualificazione. Il piano tecnico lo affronteremo in una Conferenza dei servizi”, dice a Radio Kiss Kiss. Alle 19 Renzi incontrerà i deputati campani, tra loro il candidato sindaco Valeria Valente.
“Siamo fieri di avere un governo e un premier che ci mettono la faccia e le mani nell’interesse dei cittadini, che chiedono fatti concreti e sono stanchi dell’immobilismo e dell’isolamento istituzionale causati dal sindaco” afferma il segretario regionale del Pd, Assunta Tartaglione. Sposa la linea Renzi anche il candidato primo cittadino del centrodestra Gianni Lettieri: “De Magistris scrive in una lettera al premier – passerà alla storia come colui che in 5 anni non ha mosso un dito per rilanciare il progetto di rinascita dell’area Ovest. Questo film horror però può cambiare finale”.
E aggiunge: “Non penso esistano approcci di destra o di sinistra, ma solo buone soluzioni per la città che vanno perseguite ed attuate. Con me sindaco, il commissario per Bagnoli troverà spazio per insediare i propri uffici a Palazzo San Giacomo”.
vivicentro.it-sud-cronaca / Il giorno di Renzi a Napoli: “Così si rilancia Bagnoli”. Tensione per i cortei di ANTONIO DI COSTANZO
La squalifica assurda di Gonzalo Higuain per 4 giornate inflitta dal giudice Tosel con tanto di polemiche al seguito per l”anticipo’ dato ad alcuni organi di stampa, non è andata giù a nessuno. Dal calciatore, alla società, passando per la stampa in generale napoletana e tutti i tifosi. Ecco che allora, attraverso il tifoso Samuele Esposito, appasionato dei colori azzurri dalla nascita, veniamo a conoscenza della sua stessa iniziativa: Tutti al San Paolo con la maglia 9 di Higuain. Infatti, la sua idea, che noi appoggiamo, è quella di far recare tutti i tifosi azzurri presenti alla gara di domenica contro l’Hellas Verona, che si giocherà alle ore 15, con tanto di maglia del Pipita in bella mostra. Una forma di protesta silenziosa, ma che avrebbe certamente grande impatto. #IostoconHiguain è il motto di questi giorni e sosteniamo il Pipita.
La Repubblica parla di un Gonzalo Higuain pronto a difendersi di persona davanti ai giudici. Una decisione storica che ha però un precedente illustre: “Higuain si è limitato invece a fare un po’ di lavoro defaticante, in palestra: dolorosa prova generale dell’isolamento che lo aspetta nelle prossime settimane. Allo stato attuale, in attesa dell’esito del ricorso alla Corte sportiva d’Appello, si prospetta uno stop molto lungo (Verona, Inter, Bologna e Roma) per il campione argentino, intenzionato a difendersi di persona davanti ai giudici, come già Maradona nel 1984 per un rosso ad Ascoli: può essere l’addio alla Scarpa d’Oro e al mitico record delle 35 reti di Nordahl. Ma i danni più pesanti rischia di pagarli il Napoli, privato del suo miglior giocatore nella fase cruciale della stagione”.
La SSC Napoli, attraverso un comunicato ufficiale apparso sul sito ufficiale della società partenopea, ufficializza la decisione di presentare ricorso immediato per le squalifiche comminate a Gonzalo Higuain e Maurizio Sarri. Ecco il testo del comunicato:
“Il Napoli presenterà ricorso contro le squalifiche di Gonzalo Higuain e Maurizio Sarri, perché le ritiene ingiuste e comunque eccessive”.
Ricordiamo che, oltre alle squalifiche per un turno a Maurizio Sarri (per “espressioni ingiuriose nei confronti degli Ufficiali di gara”) e per quattro turni a Gonzalo Higuain (di cui un turno per il doppio giallo e tre per le reazioni successive all’espulsione nei confronti di arbitro e avversari), il giudice sportivo Tosel ha squalificato per una giornata effettiva di gara anche:
“KOULIBALY Kalidou (Napoli): per comportamento scorretto nei confronti di un avversario; già diffidato (Decima sanzione). 194/522
MERTENS Dries (Napoli): per comportamento non regolamentare in campo; già diffidato (Quinta sanzione)“.
La notizia della squalifica di quattro turni inflitta dal Giudice Sportivo Gianpaolo Tosel a Gonzalo Higuain complica notevolmente i piani del Napoli nella rincorsa al primo posto della Serie A occupato dalla Juventus. Eppure l’allenatore azzurro Maurizio Sarri ci crede ancora e Il Mattino riporta alcune parole riferite in sala-tv durante la visione della gara di Udine: “La risposta migliore che possiamo dare è battere il Verona. Lavoriamo per questo. Come è capitata la giornata storta a noi, può capitare anche a loro”. Nessuna resa, nessuna bandiera bianca. Eppure per la prima volta Gonzalo Higuain è “triste sul serio, è a pezzi”.
Ad Anzola dell’Emilia il progetto di ztl suscita la preoccupazione dei cittadini: “E la privacy?”, “Peggio che in Urss”. Un “grande fratello”, si difende la giunta, senza voler fare cassa: saranno multati solo i forestieri e chi ricadrà “nella black list, e il centro sarà più sicuro”
BOLOGNA – Dalle 22.30 alle 4.30 del mattino entreranno in paese solo i residenti. Loro, e gli eventuali parenti in visita a quell’ora, le cui targhe delle auto dovranno essere segnalate entro le 48 ore successive. Resterà fuori dal centro del paese la “black list”, ovvero “ladri, malintenzionati e sfruttatori di prostitute”. Se il ministero dell’Interno darà il suo via libera definitivo Anzola dell’Emilia, paesone di 12mila abitanti alle porte di Bologna, inaugurerà nel giro di pochi mesi (forse già all’inizio dell’estate) la sua Zona a traffico limitato (in ingresso) sulla via Emilia: di fatto, un ampio tratto del Comune, che si sviluppa proprio in lunghezza, per circa 4 km, sulla Statale 9 fra Bologna e il Modenese. Sei varchi notturni: ingresso consentito solo ai residenti, appunto, mentre gli altri dovranno trovare un’altra strada e aggirare il paese, che sia la bretella che porta a Modena o la Bazzanese.
Un grande fratello. Lo slogan è “Ztl Anzola. Limita il traffico notturno, aumenta la sicurezza”. La giunta comunale ha annunciato il progetto pochi giorni fa e già in rete, specialmente sulla pagina Facebook del Comune, si sono scatenati i commenti di cittadini in parte curiosi e in parte preoccupati o arrabbiati contro il “grande fratello” pronto a vigilare sul centro di notte, una scelta – dal costo che si aggira intorno ai 200mila euro – che la giunta di Giampiero Veronesi (avvocato, uomo di centrosinistra) motiva con esigenze principalmente di sicurezza, e secondariamente di traffico.
La piaga della prostituzione in strada. “In questo modo scoraggeremo i ladri e gli sfruttatori delle prostitute dal venire ad Anzola, perché sanno che li fotograferemo e sanzioneremo”. Anzola è in effetti un paese che soffre una costante presenza di “lucciole”, e dunque di clienti, contro i quali la stessa giunta aveva lanciato un anno fa un altro provvedimento, il divieto di sosta e di fermata sulla via Emilia, praticamente sullo stesso tratto che sarà interessato dalla ztl. “Il nostro è uno dei pochissimi Comuni che sorge sulla Ss9 fra Bologna e Modena, e purtroppo la prostituzione in strada è un problema drammatico che non ha quasi pari nel circondario”, ammette il sindaco. Con l’attivazione della ztl si impedirebbero le trasferte di bolognesi e modenesi a caccia di piacere a pagamento. L’obiettivo primario, però, è combattere la microcriminalità, che colpisce Anzola tanto quanto gli altri Comuni della zona. E, come si difende la giunta, vi sarebbero anche numerosi effetti indotti: poiché oltre ai sei varchi notturni saranno attive anche due telecamere in funzione 24 ore su 24 per rilevare auto rubate, non revisionate, senza assicurazione, il Comune otterrà una serie di dati a cascata in maniera automatica.
I sei varchi notturni: dall’1 (il ponte sul Martignone) al 6 (la rotonda Guido Rossa nella frazione di Lavino). Proprio l’1 e il 6 saranno anche la postazione delle telecamere h24
Meno auto di notte. Esistono anche due motivazioni che hanno più strettamente a che fare col traffico. “A breve partirà la produzione continuata allo stabilimento della Philip Morris di Crespellano: soltanto di notte sono previsti 400 turnisti. Salvo le auto degli anzolesi, gli altri non potranno più transitare dal nostro centro. Idem per la prossima apertura del casello di Valsamoggia sulla A1”: un flusso di veicoli che di notte dovrà necessariamente aggirare il centro di Anzola.
“Controlli in automatico”. Il costo dell’operazione, si diceva, è intorno ai 200mila euro: un investimento che il municipio spera di ammortizzare in due, massimo tre anni (ma non esiste in merito un piano di rientro). E poiché l’incrocio dei dati automobilistici – precisa – sarà fatto in automatico tramite i registri del Pra, non sarà necessario distaccare forze della Municipale a visionare continuativamente i dati in entrata dai sei varchi notturni e le due telecamere in funzione tutto il giorno.
“Nessun rischio privacy”. In rete i cittadini più perplessi paventano rischi per la privacy (“Scherziamo? Ma neanche nell’Unione sovietica una roba così”, ha scritto un utente, Stefano L., sulla pagina Fb di Anzola), contestano il provvedimento nel merito (sempre da Facebook, commenta l’utente Elisa S.: “Chi vuole delinquere basta che entri alle 10.29. Da che mi risulta, molti furti vengono fatti al pomeriggio…A prostitute ci vanno anche i “benpensanti” anzolesi) e la “ufficializzazione del concetto di paese dormitorio” (anche qui, l’espressione è di un utente), e soprattutto l’intenzione dell’amministrazione di far cassa.
Il sindaco e la giunta obiettano così: “Dopo le 22 ad Anzola è difficile trovare un ristorante con la cucina aperta; non c’è in giro un flusso enorme di persone, e anzi, questo sistema potrà consentire alle persone di uscire di casa e sentirsi più sicure, perché i malintenzionati saranno tenuti alla larga”. Insomma, via libera alla “white list”, cioè i residenti. “E nessun rischio per la privacy, perché chi vorrà segnalare la visita di un parente dovrà solo comunicarci la targa, senza spiegare alcunché”. E “al limite lo considero un modo furbo di far cassa”, commenta il sindaco Veronesi, “visto che colpisce ladri, papponi e in ogni caso non tocca gli anzolesi, che potranno sempre transitare per il paese”.
vivicentro.it-nord-cronaca / larepubblica / Bologna, il paese che chiude di notte “contro ladri, malintenzionati e prostitute” di MICOL LAVINIA LUNDARI
Gonzalo Higuain è stato squalificato dal Giudice Sportivo Gianpaolo Tosel per quattro turni di campionato dopo l’espulsione, ed il Napoli dovrà fare a meno del suo campione argentino che, tuttavia, ha chiesto scusa ai compagni aggiungendo di non aver strattonato l’arbitro Irrati dopo l’espulsione. Il Mattino riporta le sue parole: “Mi dispiace ragazzi, mi dispiace. Ma io non ho fatto nulla di male, non ho spinto l’arbitro. E’ lui che è venuto verso di me”. Il Napoli ha fatto ricorso contro la squalifica inflitta, che costerebbe ad Higuain l’opportunità di giocare contro Inter e Roma.
Fermezza – Siamo a una svolta da parte egiziana. Non sappiamo ancora se e quanto ci avvicinerà alla verità sulla tragica scomparsa di Giulio Regeni. Ma la decisione di mandare a Roma una delegazione della procura e polizia del Cairo è un cambio di marcia. Viene meno il muro di gomma finora opposto alla costante pressione italiana per ottenere una risposta credibile sulle vicende che hanno spezzato la vita del giovane ricercatore.
Il passo avanti può non bastare. Gli inquirenti italiani valuteranno rapidamente fin dove si spinge. Hanno il dovere di non accontentarsi. Hanno anche, per la prima volta, la possibilità d’intavolare con le controparti egiziane un dialogo serrato ma costruttivo, dopo un mese di dialogo fra sordi. E’ incoraggiante la presenza di magistrati nella delegazione egiziana. E’ il riconoscimento che non si parla solo di un’investigazione di polizia. Da parte nostra, l’importante è cogliere l’occasione, tenere alta la guardia su fatti e ricostruzioni e verificare l’effettiva disponibilità egiziana ad affrontarli. Se esiste, va incoraggiata con pazienza e perseveranza, evitando che l’incontro di Roma diventi un confronto a colpi di dichiarazioni e comunicati.
C’è voluto un mese. Un mese di silenzi e riluttanti mezze spiegazioni egiziane che non hanno convinto nessuno.
C’è voluto un mese al Presidente egiziano per intaccare incardinate rigidità interne – che non conosciamo. Non dev’essere stato facile. Al Sisi è al comando ma non è onnipotente.
All’atteggiamento del Cairo l’Italia ha risposto con composta fermezza, senza smagliature politiche o falsamente diplomatiche, dal presidente del Consiglio, al ministro degli Esteri, all’ambasciatore Massari. Ha però evitato di inasprire i toni per lasciare all’Egitto una via d’uscita dalle contraddizioni in cui si stava cacciando. Forse – è d’obbligo non fare aperture di credito in bianco – è quanto la delegazione egiziana viene qui a fare.
Questa è la prima vera apertura che ci fa l’Egitto di Al Sisi. Premia una linea italiana che è consistita nel mettere il Cairo di fronte ad innegabili responsabilità ma non con le spalle al muro – che otterrebbero l’effetto opposto, di una reazione di rigetto senz’ascolto. L’Italia non ha mai dimenticato di sottolineare che la tragedia umana di Guido Regeni è intervenuta fra due paesi amici. E che lo restano. Il messaggio sembra essere giunto a destinazione.
L’amicizia è anche una scelta. Può essere la leva che fa breccia con l’Egitto. Lo scopriremo. Quel che è certo è che più venisse messo solo sulla difensiva, più il Cairo si trincererebbe dietro indifendibili argomentazioni, più la verità si allontanerebbe.
In questi giorni Paola Regeni ci ha dato una lezione di coraggio. La verità può essere scomoda ma non va cacciata sotto il tappeto. L’Italia, non solo la famiglia Regeni, ha diritto alla verità. L’Egitto ha bisogno di non perdere la faccia. Il dialogo che inizia con la visita della delegazione egiziana a Roma si regge tutto su questo cruciale equilibrio. La giustizia che chiede l’Italia non passa attraverso l’umiliazione dell’Egitto.
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vivicentro.it-editoriale / lastampa / La fermezza incomincia a pagare STEFANO STEFANINI
Sulla base degli elementi forniti dalle cronache, Federica Guidi appare come la versione moderna della monaca di Monza. Una donna ricca e potente cresciuta alla scuola della freddezza con l’unica missione di prendere i voti: imprenditoriali, nel suo caso. Per l’erede designata di un impero nessun sentimento è contemplato, se non quello di compiacere l’amata e temuta figura del Padre. I duri e le dure non si innamorano. Perciò, quando succede, si innamorano delle persone sbagliate. Lo sciagurato Egidio dell’algida Federica è un accalappiatore seriale di «figlie di». Prima porta all’altare la figlia del cittadino più ricco di Siracusa, poi compie il salto di qualità e si fidanza con l’erede di uno degli uomini più ricchi d’Italia. Gianluca Gemelli non è certo un adone, ma ha il talento dei veri seduttori: fare sentire uniche e desiderate le donne che non si sono mai sentite né l’una cosa né l’altra. La Guidi è severa per educazione e ruolo, ma con lui si scioglie e impara ad amare, cioè a dare senza condizioni. Quando scoppia lo scandalo del petrolio, per un attimo sembra di assistere al ribaltamento dello schema maschilista, con una femmina di potere che elargisce favori al sottoposto. Ma poi viene diffusa l’intercettazione in cui la sventurata accusa tra le lacrime il suo Egidio: «Tu mi stai utilizzando». E il quadro vira di colpo verso uno scenario più tradizionale: la donna innamorata, succube di un furbissimo principe ereditario.
L’antipatica Guidi ha sbagliato per amore di un uomo sbagliato. Non è un’attenuante, ma in quel mondo di ego arroventati è quantomeno un attestato di umanità.
vivicentro.it-opinioni / lastampa / Federica Guidi L’utilizzata finale MASSIMO GRAMELLINI