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L’ex Napoli “Pampa Sosa” Spero che l’Ischia si salvi. Futuro ad Ischia? Perchè no

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Un ospite d’onore nella partita tra Ischia e Monopoli, allo stadio “Mazzella ,era presente l’ex calciatore del Napoli “Pampa Sosa”e allenatore con una breve esperienza quest’anno sulla panchina del Savoia nel campionato di Eccellenza. Alla fine della prima frazione di gioco quando il risultato era fermo sul’1-1,l’ex attaccante si è concesso ai alla stampa per scambiare qualche commento sulla gara. “E partito meglio il Monopoli, -commenta Sosa-penso che nel calcio sia fondamentale l’approccio alla gara,passando dalla Seria A all’ultima categoria se parti male è difficile recuperare. Poi però l’Ischia ha avuto una bella reazione,anche perchè ha un giocatore come Di Vicino che se è motivato può ancora fare la differenza. E si visto perchè oggi con il suo sinistro,come da quello di Armeno sono nate delle cose molte interessanti”. Un’Ischia che si ritrova penultima in classifica,con la certezza di giocare i play-out ma sicuramente mister Porta dovrà lavorare tanto per portare questa squadra alla salvezza. “Ancora mancano un pò di giornate,è chiaro che queste partite potranno servire sia ai calciatori che all’allenatore a preparare nel migliore dei modi questi play-out. Le motivazioni sono fondamentali,spero che le trovino per uscire da questa situazione”. Per l’Ischia potrebbe essere un vantaggio sapere già da ora di giocare la salvezza tramite i play-out. “Sapere che lotti per non retrocedere non penso che sia il massimo. Purtroppo il campionato è stato questo,bisogna accettarlo e prepararsi nel migliore dei modi”. Per la seconda volta ad Ischia,potrebbe esserci un futuro sulla panchina gialloblu? “Voglio allenare,ho una grande passione e mi sto preparando seguendo un sacco di partite. Ad Ischia? Perchè no. Mi piacerebbe dimostrare quello che ho imparato da calciatore, e credo che l’allenatore possa andare avanti,dalle qualità dei giocatori e della struttura su cui ti alleni. Qui ad Ischia le strutture ci sono,però bisognerebbe migliorare la qualità dei giocatori della rosa”. Il Pampa era partito ad inizio stagione ad allenare il Savoia,una piazza calda che però ha vissuto una stagione con diversi problemi societari,fino ad arrivare alla separazione. “Sono esperienze che ti fanno crescere. Quando sono andato via,li ho lasciati in zona play-off. Io sono contento del mio lavoro. Sono pronto a tornare ad allenare perchè è la mia grande passione”. Quando indossavi la maglia del Napoli eri un vero rapinatore d’aria,e non a caso oggi il gol del pareggio dell’Ischia lo ha segnato Gomes di testa. “Ha fatto un bello stacco però forse è un pò macchinoso. Io punto molto sulle motivazioni,probabilmente ha avuto dei problemi. Nel calcio devi giocare massimo due tocchi, se la porti te la tolgono subito”. Ischia oltre ad essere un isola che vive di turismo,ha anche una forte passioni di tifosi per la squadra. Quest’anno però, hanno influito diverse problematiche ,partendo con scelte sbagliate da parte della società,i risultati negativi ma anche far allenare la squadra a Napoli e non sull’isola. “Purtroppo queste cose influiscono sui risultati,quando si parte male a livello societario. Mi dispiace perchè questa categoria può essere una realtà da sfruttare molto meglio,spero che l’Ischia si salvi così da programmare un futuro diverso”.

”La bellezza dischiusa” in un saggio di Ettore Goffi

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       Il giornalista e scrittore Andrea Barretta (a destra) con l’artista Ettore Goffi nel suo studio.

Accezione e ruolo partecipano insieme in questo libro e allo stesso modo manifestano appartenenza nel voler  descrivere un disegno unico improntato all’emozione nella ricerca del bello come capacità di coinvolgimento  incondizionato. 

di Andrea Barretta

Fatto anomalo dell’arte contemporanea è quello di un artista che s’interroga sulla bellezza e, badate bene, non con riferimento a un’estetica banalizzata da motivazioni di gusto o di moda, ma a quell’essenziale obiettivo di guardare un’opera d’arte senza l’ausilio della parola. E’ il paradosso – attuale in un dibattito culturale – che mette in campo Ettore Goffi nella dicotomia dell’artista che diventa scrittore o, se vogliamo, il contrario, non in una divisione contrapposta ma nel valicare pagine di un libro per andare oltre e approdare nello spazio che rende visibile l’immagine a dilatare il pensiero, dove appare evidente anche la dualità tra definizione di arte e l’esercizio della bellezza che possa competere con il configurarsi di una necessaria presenza dell’estetica.

Così accezione e ruolo partecipano insieme in questo saggio – dal titolo “La bellezza dischiusa” – e allo stesso modo manifestano appartenenza nel voler qui descrivere un disegno unico improntato all’emozione. C’è, insomma, la sensibilità di una ricerca del bello come capacità di coinvolgimento incondizionato. Non solo. C’è il far apparire la rivendicazione di una storia personale che Ettore Goffi racconta con il coraggio intellettuale che gli deriva dai suoi studi finalizzati in una laurea in lingue e letterature straniere moderne, e dall’aver viaggiato tra culture diverse con un lungo soggiorno a Parigi per frequentare, negli anni Novanta, la scuola del nudo al “Les ateliers des beaux-arts”. La sua produzione artistica, però, non è in argomento per un’introduzione che avverrà in altro specifico ambito, mentre ora sono queste pagine da mettere in una cornice che sia parafrasi per il lettore di quanto di eloquente è tra le righe di un discorso come avamposto di un fronte di cui ormai si sente l’esigenza: quello tra arte e bellezza. In verità l’autore tocca questo conflitto per misurarsi da artista, ma in tale veste resta in campo neutro, mentre quale scrittore prende posizione in una trincea dove si combatte una battaglia ben più importante per le implicanze nella società che chiama e c’interpella sulla “libertà di opinione e di parola, inalienabile per ogni uomo”, precisa Goffi con una citazione di Vladimir Majakovskij, interprete della cultura russa post-rivoluzionaria: “Noi non siamo schiavi, gli schiavi sono muti!”.

Per questo sostiene la comunione d’intenti tra arte e società che sia vertigine in grado di superare la condizione  dove realizzare una proporzione artistica nella filosofia dell’integrazione. Ne è dimensione e adesione l’opera  riportata in copertina in cui davvero l’aspetto culturale si confronta e convive con un assunto complesso qual è  l’umanità che si tiene per mano in una prospettiva d’emancipazione antropologica dello stare insieme, presenze  “animade” ci direbbe il nostro autore quale insegnante di letteratura spagnola.

La collettività per Ettore Goffi, di fatto, è misericordia e la società compressione di trasformazioni in atto: questi i  punti focali dei tratti pittorici in copertina in un orizzonte di figure su un piano, seppure a ostacoli, per interagire  con il possibile cambiamento del vivere globalizzato. Cosicché più volte propone in antitesi una visione locale  come interconnessione indispensabile tra creativo e comunità di appartenenza, e ne fa un’analisi tra ambito  domestico, dove vive l’artista nell’esprimere proporzione di grazia, e la pur doverosa premura di un afflato che ne  superi i confini per l’universalità come frutto della solidarietà, come unione corrisposta “capace di accogliere le sue  estasi e mitigare i suoi tormenti”.

Diventa, lo scrittore, sentinella della bellezza che vorrebbe “dischiusa” come alba verso un giorno nuovo nella  metafora di altre luci e su motivi di urgente rilevanza, perché se “l’arte è l’ignoto”, secondo quanto asserisce il  poeta francese Jules Laforgue, o è figlia della natura, come leggiamo nel riferimento a Dante, ecco che l’artista può dirsi “quasi nipote” rispetto a Dio nel seguire come per il “maestro fa il discente”. Una cosa chiara in filosofia nel dare al Creato l’incedere dell’’ingegno divino, già con Aristotele nel suo contemplare l’arte quale imitazione della natura giacché ne assume l’origine.

Mimesi e catarsi, dunque, stanno in quell’inesauribile inchiesta sull’etica nell’estetica condotta da Goffi anche in  suoi precedenti interventi sapienziali, e ne lascia l’impronta quando mette in discussione l’arte stessa se priva della  bellezza, e se stesso con domande che lascia al lettore nella percezione del presente come risorsa rinnovabile in  una linea multiculturale dove non risiedano logiche di potere. E’ il nucleo di una scrittura ritmata da citazioni e  precetti quasi a guida del comportamento morale, o della vita pratica, cui pone il racconto di ognizioni individuali, in un ritualismo inteso sia come purificazione della parola sia come riscatto dall’incoerenza di molti nel non definire l’arte né a purificarla da sperimentazioni folli, tanto che si assiste a forme che lasciano perplessi, se non esterrefatti, chiunque mastichi almeno un po’ la storia dell’arte o soltanto il buonsenso a dire in coro con l’editore Leopoldo Longanesi che l’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati.

In tale contesto sono importanti i riferimenti a ricomporre un’angolazione utile a rintracciare una ricognizione attraverso le suggestioni e le potenzialità della bellezza esercitate nella radicalità linguistica lontana dallo star system che avanza nell’affogare l’arte in un mercato fatto di stereotipi a sradicare i tradizionali rapporti tra  meraviglia e stupore, immaginazione e seduzione. Non a caso Ettore Goffi pone un diverso punto di vista che  affiora nell’autorialità usata per ridefinire un’attesa: quella di riconoscere il passato per entrare nel futuro,  nell’attualità in cui operare senza egocentrismi che corrodono l’anima e le nuove generazioni nella precarietà. E prima o poi dovremo pur affrontare l’adeguamento a essere “immunizzati da occhi nuovi” e a dare all’arte “un  significato antropologico e sociale” cui assegna una “soggettività personale” nel tentativo “mai pienamente  compiuto, di dare forma estetica” all’ispirazione, perché a dirla con Saba, l’opera d’arte è sempre una confessione.

Goffi, allora, cerca di entrare nella condizione dell’artista scrittore e di trovare un’intesa con l’alchimia tra arte e  bellezza, ma anche – appunto – tra società e quotidianità, accennando a temi forti che un breve saggio necessariamente non approfondisce e per questo lascia alcune domande al lettore per una riflessione singolare, ma  chiede di fare memoria del “vedere” e del “guardare”, per quanto è intorno a noi affinché arrivi al cuore. E’,  insomma, il richiamo principale di tutta la sua dialettica che orchestra in una sorta di caccia al tesoro per  raggiungere l’incanto epifanico del “giusto criterio delle realizzazioni”, come dettava Giovanni Paolo II in  riferimento all’arte. E ci dà un indizio fondamentale – per uscire da qualsiasi dubbio – nel citare lo scrittore  austriaco Karl Kraus, quando afferma che “il vizio e la virtù sono parenti, come il carbone e i diamanti che hanno  per base comune il carbonio”.

In “La bellezza dischiusa” l’autore indaga, e sembrerebbe venire a mancare in qualche passo rallentato, portato  avanti con la sofferenza di attimi di pessimismo, ma è proprio in questi momenti che pronuncia il polimorfismo  dell’arte a contatto con il pubblico e segna la radice letteraria della scrittura risemantizzata. Proprio qui, infatti, va a originare nuovi sigilli senza automatismi facili né censure o conformismi da far dire che la non arte evoca il brutto e il banale.

Semiotica e sociologia, quindi, sono nel suo interesse, nel lasciare le orme più profonde tra le righe dove è animato  dal desiderio di guardare dietro e dentro il sé, consapevole di cercare soprattutto un dialogo esplicitato fin dal  titolo, là dove si allontana da una vicenda esclusiva per aprirsi all’universale esplorazione della bellezza. E ci porta  in una posizione di primato grazie a questa pratica transdisciplinare a plasmare l’armonia e l’energia narrativa in paesaggi mnemonici che si fanno visibili solo a chi è capace di un’attenzione “sincera a favore della bellezza” nello “svelare il mistero nascosto di un’anima, l’identità stessa del suo autore, che non solo espone la propria opera ma si espone senza difesa alcuna”, scrive.

Un approccio, certo, ma incisivo e lucido, coeso per Ettore Goffi per non arrancare in una realtà distante, utopica,  senza uno sviluppo ascrivibile a mancati pragmatismi e riferibili alla commercializzazione dei valori che scalfisce  l’esistere. Ne è pausa e dignità, questo il cuore della riflessione, tant’è che intende provocare nel lettore  quell’emozione che, avvisa, ci sarà solo se riusciamo a sospendere “le mille distrazioni e preoccupazioni di cui siamo succubi abitualmente”, perché “il contatto con l’intera umanità nutre e dà forma all’ispirazione artistica”. E come non essere con lui, con il nostro autore, se poi convoca in una chiamata allo splendore, alla magnificenza,  all’incanto, con la pittura di Van Gogh, la musica di Beethoven e la scrittura di Dante?

E’ da adocchiare tra tele e colori seduto al tavolo a scrivere con in testa la grande arte e nelle orecchie la grande musica mentre escono dalla penna parole dalle molte aspettative e un testo che ora, caro lettore, hai tra le mani in una reazione che indubbiamente consegna benefici reciproci e che inevitabilmente risiedono nella cultura di base di Ettore Goffi. Sarebbe da cercare ma possiamo soltanto immaginarlo nell’irruenza donchisciottesca di andare contro la bruttezza con la classicità letteraria a colpire ibridi contemporanei contagiati da ammiccanti e per niente geniali déjà vu. Ma le parole non sempre sono sufficienti anche quando importune: in questo senso l’autore indica che bisognerebbe seguire unicamente la forza della bellezza che da sola dovrebbe bastare a essere energia per il cuore e per la mente, scavando nella contaminazione delle arti purtroppo senza inediti creativi e sorretta solo dalla verbosità di commenti a imprigionare l’opinione in un labirinto da cui non si vede ancora una via d’uscita.

La bellezza per Ettore Goffi è circoscritta nel dovere-obbligo per l’artista di due modi propri quali l’immanenza e la trascendenza e quindi nel cercare un ponte tra l’aspetto esteriore e quello interiore. Così inteso, entra in campo  l’universale dello spirito umano e se accostiamo questo modello alla decadenza in cui viviamo, abbiamo la  maturità di un giudizio critico nei confronti di esiti stilistici oggettuali e della parola a sostegno. Su cosa bisogna fondare la percezione dell’uno o dell’altro percorso c’è il vissuto e l’interpretazione del mondo chiuso in se stesso e autosufficiente (immanenza), e quanto il contrario suggerisce come discendente da qualche cosa d’altro (trascendenza), ed è la consuetudine a fare notare l’immanentista orientato a sembianze freudiane mediate dal  silenzio emotivo, separato e indipendente, come per la sostanza divina di Spinoza o l’Idea di Hegel, fino ai principi  conoscitivi validi solo all’interno dell’esperienza stessa riferita da Kant cui segue l’Io di Fichte che dà profilo e  contenuto alla conoscenza attraverso tesi, antitesi e sintesi.

Una ricapitolazione e una via determinata da Goffi che presuppone ideali trascurati, nel nichilismo di cui si  approfitta l’arte concettuale in obiettivi diversi e in un falso equilibrio nel mobilismo di epigoni all’assalto, senza alcun conto del “momento oscuro, il momento in cui i poveri non sono felici, perché la madre sente il bambino piangere di fame”, cita riportando un testo di Arturo Paoli, un missionario alla ricerca di una spiritualità per l’uomo d’oggi che nasca dalla responsabilità contro il pericolo della dissociazione. Ed è condivisibile perché  constata diversità secondo una descrizione dell’etica kantiana che pone nella ragione dell’uomo l’attendibilità  dell’etica al fine di proteggere la libertà. E lo è ancora di più quando imbocca il cammino del sentimento non per  una bellezza come qualità ma per l’assoluto che risiede in un valore, ovviamente non economico, in un’entropia  che continui a trasmettere principi per costruire un sistema coeso ma senza fermarsi per non entrare in una stasi  che marcherebbe la fine non solo dell’arte ma del poeta che l’autore lega all’artista nel “compito di testimoniare …  il primato della bellezza come modo di approccio al mondo”, anche “quando nella società incombe la brutalità e la violenza” o soffiano venti di guerra.

Pur sapendo, tuttavia, che ogni sistema contiene delle contraddizioni è indubbio, seguendo questo percorso, che  possiamo desiderare il bene e il bello in una convergenza al di sopra di tutto, sempre più intermedia nella nostra  esistenza a comporre la speranza cui si appella Goffi, senza illusioni estetiche né elogi soggettivi che andrebbero a  significare che non è arte e non c’è l’artista. Allora bisogna trovare la bellezza e bisogna cercarla seppure nel  deserto dell’incomunicabilità e continuare a materializzarla conservandone la sostanza. Bisogna, insomma, ci dice l’autore, operare delle scelte nel disporre risultati espressivi e funzione estetica affidata alla tensione del nostro essere, nell’indefinibile avvertito con inequivocabile trasporto intimo se c’è la presenza trascendente, per la purezza concretizzata in un carattere prevalente leggibile nell’incessante arricchimento reciproco.

In questi istanti letterari ravvisiamo lo scrittore, quando fa sua l’espressione di Bertolt Brecht sul far confluire tutte le arti nell’arte più grande di tutte: quella di vivere, e quando palesa la risolutezza di lasciare anche solo per un momento i pennelli e la sua tavolozza per essere strumento di un’idea che sia tema di facoltà nel giardino delle  opportunità, pur in un paese che si è impoverito culturalmente. In fondo basta averne la consapevolezza, ed Ettore Goffi l’ha, perché ragiona fuori da imposizioni e limitazioni, soprattutto in quel ritorno a casa, nella dimora in cui abbracciare non l’intenzione di Kant ma la realizzazione di Hegel, nell’impegno morale da versare al vero oltre il dominio di balzelli pseudo culturali, almeno nell’accostare il pensiero all’esperienza artistica, e se questa bellezza “dischiusa” non salverà il mondo come nei desideri di Dostoevskij, forse basterà a salvare l’arte.

Ettore Goffi, “La bellezza dischiusa” Ed. Primp, pagg. 64, euro 10.

Andrea Barretta

vivicentro.it-cultura / “La bellezza dischiusa” in un saggio di Ettore Goffi (Andrea Barretta)

  • Libreria Rinascita di Brescia, presentazione libro: “ La bellezza dischiusa ” di Ettore Goffi

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Allievi Nazionali: la Juve Stabia vince in rimonta con l’Ischia,con un tripletta di Chirullo

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L’Ischia perde anche l’altro scontro diretto in casa della Juve Stabia e dice così addio anche al secondo posto, scivolando di una posizione che però non preoccupa in vista dei play-off. Dopo cinque minuti Ischia in vantaggio. Schema su calcio d’angolo, Marigliano serve Cardone che salta un uomo e mette la palla a ritroso per Siviero che non sbaglia. Al 10’ ancora Sivero fa volare il portiere Pezzella (fratello dell’estremo difensore isolano) che toglie letteralmente il pallone dall’incrocio dei pali. La Juve Stabia mette in difficoltà la squadra di mister Fusaro con lanci lunghi. In due occasioni Chirullo spara addosso a Pezzella che è bravo a respingere. Sull’altro fronte ci prova Coratella che però calcia a lato. Al 25’ lancio lungo che viene letto male dalla difesa isolana, questa volta Chirullo mette in rete per l’1-1. L’arbitro concede due minuti di recupero ma, poco prima di entrare negli spogliatoi, Chirullo scatta in posizione irregolare (come dimostrano i filmati), salta Pezzella ribaltando il risultato. L’avvio della ripresa è combattuto. L’ennesimo errore difensivo (stavolta di Barrella) consente a Chirullo di allungare sul 3-1. Al 15’ Ischia in dieci per l’espulsione di Severino per fallo da ultimo uomo: eccessiva la decisione dell’arbitro irpino. La squadra di Fusaro, anche se in inferiorità numerica, cerca sempre di giocare la palla, creando un paio di occasioni pericolose, costringendo il portiere stabiese a compiere un grande intervento su Buonocore al 35’. Il big-match di giornata termina 3-1. Domenica l’Ischia ospiterà il Napoli.

JUVE STABIA-ISCHIA ISOLAVERDE  3-1

JUVE STABIA: Pezzella, Bisceglia, Matano, Imperato, Casella, Diomaiuta, Cucca, Manna, Chirullo, Bozzatore, Ceparano. In panchina Menzione, Sannino, Manzo, Maiorino, Andelora, Mercatelli, De Luca, Polito, Esposito. All. Chiaiese.

ISCHIA ISOLAVERDE: Pezzella, Barrella, Vanacore, Cardone (10’ s.t. Moreno), Rinaldi (30’ s.t. Vitiello), Sivero, Vecchione, Marigliano (30’ s.t. Buonocore), Catavere (30’ s.t. Panico), Vatiero (10’ s.t. Severino)., Coratella. In panchina D’Amato, Perna, Esposito, Gaglione. All. Fusaro.

ARBITRO: Festa di Avellino (aaa. Iodice e Natale di Caserta).

MARCATORI: nel p.t. 5’ Sivero, 25’ e 41’ Chirullo; nel s.t. 5’ Chirullo.

Da S.S.Ischia Isolaverde

I Risultati 

Juve Stabia-Ischia 3-1

F.Andria-Messina 0-3

Catania-Lecce 1-2

Akragas-Paganese 5-1

Napoli-Catanzaro 3-1

Cosenza-Matera 1-2

CLASSIFICA Gir. F: Martina Franca 58; Juve Stabia 52; Ischia Isolaverde 52; Monopoli e Catanzaro 36; Matera 35; Cosenza 32; Napoli 29; Lecce 28; Akragas 27; Fidelis Andria 24; Messina 21; Paganese 20; Catania 19.

Giovanissimi Naz.: Zaccaro trascina l’Ischia alla vittoria contro il Monopoli

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All’Ischia Isolaverde basta un gol di Zaccaro (subentrato nella ripresa) per avere ragione del Monopoli, riscattando così la sconfitta subita all’andata. Nella prima frazione il gioco si sviluppa perlopiù a centrocampo e non si registrano occasioni pericolose degne di nota. Mister Balzano decide di cambiare qualcosa e la mossa di gettare nella mischia Zaccaro risulta vincente visto che il neo entrato con una bella conclusione supera il pur bravo Gallitelli. Il Monopoli cerca la via del pareggio ma si espone ai contropiedi dell’Ischia ma prima Graziani e poi Zaccaro si rendono pericolosi, anche se le loro conclusioni risultano imprecise. Fino alla fine la difesa ischitana rintuzza i timidi tentativi dei pugliesi ma non riesce a chiudere l’incontro, pur avendone l’opportunità. Prossimo turno a Martina Franca (ultima di campionato).

Da S.S.IschiaIsolaverde.it

ISCHIA ISOLAVERDE-MONOPOLI  1-0

ISCHIA ISOLAVERDE: Ventriglia, Oliva, Tamburro, Del Gaudio, Piscitelli, De Simone, Brandi, Di Salvatore, Battipaglia, Colantonio, Graziani. In panchina Loveno, Ceparano, Lauro, Lepre, Zaccaro, Domigno, Scarpati, Ingenito. All. Balzano.

MONOPOLI: Gallitelli, Menna, Oscuro, Pirchio, Calabrese, Marangi, De Luca, Nitti, Spinelli, Benedetti, Calisi. In panchina Biasi, Diroma, Romanazzi, Felline, Dimola, Turco, Prifti, Bozzi. All. Costantini.

ARBITRO: Guida di Torre Annunziata.

MARCATORE: 10’ s.t. Zaccaro.

I Risultati

Fidelis Andria-Juve Stabia 4-1

Benevento-Bari 1-1

Melfi-Casertana 2-3

Avellino-Martina Franca 0-0

Lecce-Foggia 0-1

Ischia Isolaverde-Monopoli 1-0

CLASSIFICA Gir. G: Bari 51; Casertana 41; Martina Franca 40; Benevento 38; Avellino 37; Lecce 31; Juve Stabia 27; Fidelis Andria 26; Ischia Isolaverde 21; Foggia 15; Monopoli 14; Melfi 8.

 

Ischia,il Monopoli espugna il “Mazzella”

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Passo indietro dell’Ischia Isolaverde che cade in casa contro il Monopoli. Una partita poco spettacolare, decisa da due svarioni difensivi della squadra campana. I gialloblù scendono in campo con un 4-4-2: difesa composta da Bruno e Porcino esterni con Savi e Sirigu centrali, in mediana Palma e Di Vicino con sulle corsie laterali Florio e Armeno, in avanti Kanoute e Gomes.

Buon avvio dei gialloblù che sfiorano il vantaggio con un colpo di testa di Armeno che viene respinto da Pisseri. All’8’, arriva la risposta degli ospiti con un altro colpo di testa di Esposito che termina sul fondo. Passano quattro minuti e gli ospiti passano in vantaggio approfittando di un’uscita maldestra di Iuliano che favorisce il posto di testa di Bacchetti a porta praticamente vuota.  L’Ischia trova l’immediato pareggio al 23’ con un colpo di testa di Gomes che tocca il palo prima di gonfiare la rete. I gialloblù prendono le redini del match ma non si rendono mai pericolosi dalle parti di Pisseri.

Ad inizio ripresa, mister Porta è costretto a inserire Modesti al posto di Iuliano ( problema al polpaccio). Alla prima occasione, i pugliesi trovano la via del gol su azione di contropiede con un pallonetto di Gambino. I gialloblù risentono del contraccolpo e si rendono pericolosi solo con una conclusione di Florio che viene respinto da Pisseri.

ISCHIA ISOLAVERDE-MONOPOLI 1-2

ISCHIA ISOLAVERDE: Iuliano (1’st Modesti); Florio, Porcino, Bruno, Savi, Sirigu (32’st D’Angelo), Kanoute, Palma (14’st Moracci), Gomes, Di Vicino, Armeno. All.: Porta. A disp.: Guarino, Van dam, Acampora, Spezzani, Pistola, Manna, Belmonte.
MONOPOLI: 
Pisseri, Esposito, Bacchetti (40′pt Ferrara), Luciani, Meduri, Pinto, Viola, Tarantino, Gambino, Romano, Croce (46’st Di Mariano). All.: D’Adderio. A disp.: Pellegrino, Castaldo Bei, Mercadante, Difino, Battaglia, Djuric, Ricucci, Rosafio, Lescano.
Arbitro: Edoardo Paolini di Ascoli Piceno. (Ass. Andrea Dessena di Ozieri e Luca Bianchini di Cesena)
Note:
 Spettatori 428, incasso di € 2039,15. Ammoniti: Bruno (I), Gomes (I), Esposito (M), Armeno (I). angoli 7-2 per l’Ischia. Recupero 2’pt-5’st.

#LaRiscopertaDeiFatti- Napoli, Aristotele sarebbe fiero di te

La sostanza, per citare il noto giornalista, e scrittore, Travaglio è questa: I fatti separati dalle opinioni. Perché, fondamentalmente, senza fatti si può dimostrare tutto e il contrario di tutto mentre con i fatti no. L’intenzione sarebbe quella, essere quanto più sistematici possibili. Se è fatto giusto, chapeau, mentre se è fatto sbagliato, guai. E ci perdoni ancora Travaglio se utilizzeremo la sua idea per parlare di calcio, ma al popolino piace così.

Il fatto è che ieri non ho potuto vedere la partita. Quindi, al momento, ho estrema difficoltà ad analizzarla come si deve, come merita.

Il fatto è che gli highlights dei 90 minuti sono cose che odio perché credo che esse non possano ricostruire un quadro preciso del match. Anche se comunque sono necessarie, se almeno si vuole capire qualcosa su ciò che si scrive.

Ad ogni modo, anche nella sintesi, ho potuto ammirare un San Paolo bello come non mai, uno striscione sacrosanto che recitava: “Di questo schifo non mi meraviglio, si tramanda da padre in figlio. Di abbattersi ora non è il momento, combattete col cuore e grinta e non sarà mai un fallimento.” Ho potuto vedere il gol di Gabbiadini, la sua esultanza, l’abbraccio con la panchina, il gol siglato da Insigne, su rigore, e un video in cui Manolo glielo lasciava tirare. Ho potuto vedere la rete di Callejon, su assist di El Kaddouri, entrato dalla panchina.

Il tutto, lo sono andata a recuperare ieri sera, sul tardi. Prima ho dovuto studiare l’intera filosofia di Aristotele. Che, lasciatemelo dire, è un geniaccio grande, molto avanti rispetto a noi comuni mortali.

Il fatto è che quando studi per più di 5 ore un certo autore/filosofo immagini ciò che pensa, ciò che farebbe in questo momento, e incominci a domandarti che musica ascoltava, se gli piaceva il calcio, che squadra avrebbe tifato oggi.

Alla fine- in questo delirio- ho pensato che il filosofo di Stagira sarebbe, per certo, un tifoso azzurro. Aristotele, infatti, sarebbe fiero di questa squadra, di ciò che è stato fatto. Dopo Udine, sarebbe stato facile, per gli uomini di Sarri, ieri in tribuna, lanciarsi andare e mollare. Invece non l’hanno fatto, preferendo utilizzare ciò che è di più caro ad Aristotele e che caratterizza tutti gli uomini: la ragione.

Magari Sarri avrà appreso da Aristotele che ci vuole logica per andare avanti e pensare correttamente, la fisica per muoversi e non rimanere fermi e la metafisica perché ciò che è adesso in potenza, scudetto e sogni di gloria, potrebbero trasformarsi in atto nella prossima stagione. Magari lo avrà studiato Aristotele, per non buttare all’aria un’intera stagione.

In sostanza, per utilizzare il lessico aristotelico: bisogna lavorare ed avere pazienza, che poi magari la Juventus sbaglia. Con la consapevolezza, però, di aver fatto una grande annata e che la natura, in un modo o nell’altro, farà il suo corso in modo necessario e razionale.

Il Pungiglione Stabiese: Vittoria dovuta, voluta e sudata!

Il Pungiglione Stabiese programma sportivo in onda su ViViradioWEB

Il Pungiglione Stabiese sarà condotto da Mario Vollono e andrà in onda oggi 11 aprile alle ore 20:10.

DIRETTA

In questa puntata studio ci saranno Gianluca Apicella (Magazine Pragma), Mattia Longobardi (Resportweb), Salvatore Sorrentino e Claudio Scotognella (ViViCentro).

Parleremo della vittoria della Juve Stabia con il Messina.

Fondamentale vittoria per la Juve Stabia di mister Zavettieri. Le vespe, nel match interno contro il Messina, vanno sotto per un gol irregolare di Scardina e ribaltano il match nella ripresa con la doppietta su rigore di Favasuli. Tantissime occasioni sia per i padroni di casa che per gli ospiti, i quali hanno sfiorato il gol dello 0-2 in più frangenti, così come le vespe hanno sfiorato l’1-1 ben prima della doppietta di Favasuli che permette alla Juve Stabia di effettuare una incredibile rimonta dal dischetto.

La Juve Stabia conquista tre punti di capitale importanza in ottica salvezza.

 

Questa sera avremo come ospite telefonico Giovanni Giuseppe Di Meglio Ex difensore della Juve Stabia.

Parleremo della prossima partita con l’Ischia con il nostro corrispondente dall’isola campana Simone Vicidomini.

Chiuderemo la puntata come di consuetudine parlando del settore giovanile della Juve Stabia.

Ci collegheremo telefonicamente con Alberico Turi responsabile del settore giovanile della Juve Stabia.

Avvisiamo i radioascoltatori che è possibile intervenire in diretta telefonica chiamando il numero 081.048.73.45 oppure inviando un messaggio Whatsapp al 338.94.05.888.

Gli ascoltatori possono inoltre scrivere, nel corso del programma, sul profilo facebook “Pungiglione Stabiese” per lasciare i loro messaggi e le loro domande.

“Il pungiglione stabiese” è la vostra casa. Intervenite in tanti! 

Vi ringraziamo per l’affetto e la stima che ci avete mostrato nel precedente campionato e speriamo di offrirvi una trasmissione sempre più bella e ricca di notizie.

Trivelle, Grossi : “Al referendum si deve votare”

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Grossi, presidente della Corte Costituzionale: “Partecipazione fa parte carta identità del cittadino”

ROMA – Al referendum sulle trivelle “si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d’identità del buon cittadino”. Lo ha detto il presidente della Corte Costituzionale*, Paolo Grossi *, interpellato nella conferenza stampa dopo la relazione annuale.

Intanto il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, non scioglie ancora la riserva – tra non voto e voto no – sulla propria scelta al referendum di domenica 17 aprile sulle trivelle. “Io sono convinto della strumentalità di questo referendum – ha detto Galletti a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’accademia nazionale di Agricoltura a Bologna -. Il referendum è su un argomento molto limitato. Tocca solo le piattaforme che sono già in funzione entro le 12 miglia (stiamo parlando di una piccolissima parte di quelle operanti in Italia) e tende a regolare la durata di queste. E’ chiaro che si vuole fare una battaglia politica di un altro tipo”.

Scheda – Cosa sapere per votare

Know how trivelle – Le ragioni del sì e del no

Una posizione criticata anche da alcuni esponenti del Pd. “Le dichiarazioni del ministro dell’ambiente galletti sulla sua scelta di partecipazione o meno al referendum sono a dir poco opinabili”, ha detto Davide Zoggia della sinistra Pd, a margine di un’iniziativa per il sì al referendum di domenica prossima.

NOTE:

  • Paolo Grossi
    Paolo Grossi è un giurista e storico italiano, Presidente della Corte costituzionale dal 24 febbraio 2016.
    Data di nascita: 29 gennaio 1933 (età 83), Firenze
  • Corte costituzionale della Repubblica Italiana
    La Corte costituzionale, nel sistema politico italiano, è un organo di garanzia costituzionale[2] cui è demandato il compito di giudicare la legittimità degli atti dello Stato e delle Regioni, dirimere eventuali conflitti di attribuzione tra i poteri di dette istituzioni e tra le Regioni stesse, ed esprimersi su eventuali atti di accusa nei confronti del presidente della Repubblica. Prevista già nel dettato costituzionale del 1948 all’articolo 134,[2] trovò attuazione solo nel 1955 a seguito della legge costituzionale 1/1953 e della legge ordinaria 87/1953[3] e tenne la sua prima udienza nel 1956. La sua sede è a Roma, al palazzo della Consulta, da cui si attribuisce alla Corte l’informale nome, per metonimia, di Consulta.

Dalla Francia: “Lemina piace al Napoli ma non solo”

I dettagli

Il futuro di Mario Lemina non ha molte certezze. E dalla Francia si parla di diversi club interessati a lui, che è sotto contatto dell’Olipique Marsiglia, in prestito alla Juventus: Arsenal, Leicester, Valencia, Siviglia, Borussia Dortmund ma anche il Napoli. Non ha trovato molto spazio a Torino, sotto la guida di Allegri e non avrebbe alcuna intenzione di affrontare un’altra stagione da seconda linea. Lo riferisce Le10sport.com.

UFFICIALE – Sarri allenatore dell’anno per Football Leader 2016

E’ Maurizio Sarri il vincitore del premio “Football Leader – Allenatore dell’anno” per il 2016.

L’allenatore della SSC Napoli è stato votato dalla giuria speciale composta da: Alberto Brandi (Direttore SportMediaset), Paolo De Paola (Direttore di Tuttosport), Gianluca Di Marzio (giornalista Sky), Xavier Jacobelli (Direttore Editoriale di Corrieredellosport.it e di Tuttosport.com), Matteo Marani (Vicedirettore SkySport), Andrea Monti (Direttore della Gazzetta dello Sport), Enrico Varriale (conduttore Rai) e Alessandro Vocalelli (Direttore del Corriere dello Sport e del Guerin Sportivo), in accordo con l’Assoallenatori (AIAC) presieduta da Renzo Ulivieri.

Sarri si aggiudica per il secondo anno consecutivo il premio “Football Leader”, avendo vinto lo scorso anno il riconoscimento “Panchina Giusta” assegnatogli dai tecnici iscritti all’Aiac.

Questa la motivazione per l’edizione 2016: 
“Per aver guidato con personalità e intelligenza il Napoli, conferendo una precisa identità tattica e proponendo un gioco spettacolare, vincente ed internazionale. Grazie ai suoi metodi di allenamento e di gestione ha inoltre contribuito alla crescita e alla valorizzazione della rosa del Napoli”. 

ll Premio “Allenatore dell’anno” di Football Leader 2016 verrà consegnato a Maurizio Sarri nel corso della manifestazione in programma il 24, 25 e 26 maggio nella splendida cornice del Grand Hotel Il Saraceno di Amalfi.

Tre enigmi e la rivincita del bomber trascurato Gabbiadini

Antonio Corbo-La Repubblica

Diventa enigmatica anche una vittoria così attesa e perentoria. Il Napoli riprende il ritmo della Juve, ma teme che ora sia tardi, sei punti a sei turni dalla fine spargono la mestizia di una resa. Ha ritrovato nella sfrontata allegria del gioco un risultato netto ed il suo pubblico felice, ma appena fuori dello stadio il Napoli si disperde nel grigiore di troppi dubbi. Almeno tre. Il primo: la sconfitta di Udine. Che cosa portò il Napoli a liquefarsi l’altra domenica, che cosa lo ricompone adesso in un’identità di gioco irresistibile. Quel Napoli affondava persino nella fatica di perdere, si offriva sfilacciato alla modesta Udinese ieri sconfitta dalla Sampdoria, lasciava che Higuain andasse da solo a sbattere con la sua rabbia contro l’arbitro. In sette giorni, quale magia ha trasformato uno scadente filmaccio in bianco e nero in un moderno 3D? L’irritante arbitro di Udine, che avanzava petto in fuori verso Higuain per poi raccontare di esserne stato spinto, non basta a spiegare la sconfitta né il divario: a Udine il Napoli non era in campo, ieri c’era tutto. Questione di nervi? Sarà, ma in questi sette giorni c’è la storia di un anno. Il secondo enigma deriva da un altro evento lieto. Alla 21esima vittoria ed a quota 70, con 14 punti in più del Napoli di Benitez, la squadra arriva con Gabbiadini. Sostituisce con decoro Higuain. Con i ritrovati Hamsik, Insigne, Callejon e Jorginho, ieri Gabbiadini ha segnato e deciso quasi tutto. Domanda: siamo certi che nel febbraio nero non siano state trascurate le sue risorse? Cambiare non è mai un errore e si è vista qualche novità ieri, assente Higuain. Il gioco si è svolto anche sulla destra, dove Hysaj e David Lopez hanno marcato di più, con Callejon più avanti da attaccante puro per incrociare i tagli da sinistra di Insigne ed Hamsik. Terzo dubbio: il silenzio stampa che dalle lontane Maldive si abbatte su Sarri e i giocatori. Un altro test per misurare l’infinita pazienza di un allenatore già carico di meriti. Il presidente da uno dei 26 atolli dell’Oceano Indiano osservava senza parlare, ha lasciato Sarri da solo, poi è calato il bavaglio. Che cosa potevano e non dovevano dire? Ricordando l’assedio dei procuratori che battono cassa viene il sospetto che si voglia arginare la richiesta di bonus, premi, conferme. Calma, rimane ancora un pezzo di campionato. Il Napoli che gioca meglio della Juve, che la batte nei gol fatti 66 a 58, che se vuole vince anche senza Higuain, merita serenità. Lo scudetto è più lontano, ma chissà.

 

Gazzetta elogia i napoletani: “Niente isterismi o esagerazioni…”

La Gazzetta dello Sport scrive sul pubblico dello stadio San Paolo

“La protesta c’è stata. Moderata, ma c’è stata, così com’era stato annunciato dal tifo napoletano. Niente isterismi, dunque, o esagerazioni: il San Paolo ha dato una grande lezione di comportamento, diversamente da chi ha provato in tutti i modi ad incendiare la domenica di Fuorigrotta. Un solo striscione, esposto in curva B, che ha racchiuso il senso della contestazione: «Di questo schifo non mi meraviglio, si tramanda da padre in figlio. Di abbattersi ora non è il momento, combattete col cuore e grinta e non sarà mai un fallimento». Un chiaro riferimento alla proprietà della Juventus, club antagonista del Napoli in questo finale di campionato”.

Il Napoli riesce in una grande impresa…

Il Napoli riparte subito, 3-0 all’Hellas Verona, dopo il tonfo rumoroso della Dacia Arena la scorsa domenica

Come racconta l’edizione odierna del Corriere della Sera, la squadra allenata da Maurizio Sarri è riuscita in una piccola impresa, ovvero “far scivolare via i cattivi pensieri che hanno animato la sua delicata settimana. Il rischio era che la squadra si avvitasse su se stessa dopo il capitombolo friulano, a maggior ragione senza i gol di Higuain e le parole del profeta Sarri, entrambi in tribuna squalificati, come Koulibaly e Mertens”. Non ha avuto molta difficoltà il Napoli, ieri pomeriggio: il Verona non è stato in grado di opporre una resistenza efficace.

Svelato il vero motivo del silenzio stampa del Napoli

La Gazzetta dello Sport scrive il motivo per il quale il Napoli ha deciso di fare silenzio stampa

“Come era stato ampiamente previsto, a fine partita, il Napoli ha deciso di continuare il silenzio stampa. Strategico, sicuramente, studiato per evitare che ai tesserati azzurri venissero rivolte domande scomode sulla squalifica di Higuain. Il club di De Laurentiis ha deciso di adottare un profilo basso per evitare che qualche dichiarazione fuori posto possa influire sulla decisione della Corte d’appello sportiva che, a metà settimana, dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato contro la squalifica del Pipita”

Sarri ha seguito la gara in un luogo anonimo per non avere fastidi

La Gazzetta dello Sport scrive su Sarri e Higuain

“Nei primi venti minuti, le telecamere si sono soffermate su alcune smorfie di disapprovazione, una in particolare, quando Albiol è stato strattonato in area e ha protesto con l’arbitro di porta, Mazzoleni, mostrandogli la maglietta stracciata. Il gesto, tuttavia, non è piaciuto al direttore di gara, Celi, che l’ha ammonito. Ci sono voluti 33 minuti per liberare l’esultanza del vantaggio: è il suo sostituto, Manolo Gabbiadini, a sbloccare la partita dopo un paio di gol falliti e dopo alcune prodezze di Gollini. Il raddoppio di Insigne ha convinto il Pipita a abbandonare la tribuna autorità qualche minuto prima della fine del tempo: la ripresa l’ha seguita in uno dei salottini dello stadio per guardare la partita in tutta tranquillità, mentre Sarri – anche lui squalificato – ha preferito sistemarsi in un luogo anonimo della tribuna per non avere fastidi”.

Con il secondo posto De Laurentiis pronto a rafforzare la rosa

I dettagli

Una delle questioni da risolvere al più presto, da parte del Napoli, è quella del contratto di Maurizio Sarri. Il presidente azzurro Aurelio De Laurentiis, tuttavia, come riportato dall’esperto di mercato della Rai Ciro Venerato, non avrebbe intenzione di separarsi dal suo allenatore a fine stagione. Anzi. A prescindere dal finale di campionato che vede il Napoli correre uno sprint decisivo per il secondo posto che varrebbe l’accesso diretto alla Champions League, nel caso si finisse secondi a quel punto Sarri riceverebbe un importante adeguamento di contratto sotto il profilo economico. E, soprattutto, la rosa del Napoli sarebbe rafforzata.

Un gesto di Ghoulam dopo il 3-0 lascia intendere che…

La Repubblica si sofferma su un gesto insignificante

ma che racchiude la voglia di non mollare da partedel Napoli: “Un gesto nella sostanza insignificante, di quelli che non incidono sul risultato, ha lasciato intendere che il Napoli non si è arreso. A una ventina di minuti dalla fine della sfida con il Verona, sul 3-0, Ghoulam si è fatto consegnare il pallone da Gollini e l’ha riportato di corsa a centrocampo: per accelerare la ripresa del gioco. Il sogno scudetto dista sempre 6 punti e altrettante sono le partite che mancano alla fine. Ma gli azzurri continuano a pensare alla differenza reti, decisiva nell’ipotetico arrivo in volata con la Juventus: per la perfetta parità tra le due squadre negli scontri diretti. Non basterà neppure aggrapparsi a tutto, quasi sicuramente. Nel frattempo, l’orgoglioso gruppo di Sarri è uscito indenne dalla domenica della grande emergenza: senza alibi o vittimismo”.

Giustizia, Bruxelles bacchetta l’Italia

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Giustizia: nel civile oltre 500 giorni per sentenza primo grado, peggio di noi solo Malta e Cipro. Siamo agli ultimi posti anche per la percezione sull’indipendenza dei magistrati

L’ITALIA conferma il suo record di lunghezza dei processi civili*: secondo il rapporto sulla giustizia nell’Unione pubblicato oggi dalla Commissione europea, nel 2014 ci volevano oltre 500 giorni per ottenere un giudizio di primo grado in un processo civile e amministrativo. Solo a Malta e a Cipro ci vuole più tempo, mentre in tutti gli altri paesi che hanno fornito i dati (una ventina: mancano solo quelli di Belgio, Bulgaria, Irlanda e Regno Unito) la durata dei processi è decisamente inferiore e in una dozzina di paesi, fra cui la Germania, servono meno di 200 giorni. Il dato italiano mostra un miglioramento rispetto a quello del 2013, quando i giorni necessari per un giudizio superavano i 600, ma è peggiore rispetto al primo rapporto del 2010, quando erano sotto i 500.

L’Italia è agli ultimi posti della classifica europea anche per quanto riguarda la percezione sull’indipendenza dei magistrati: il 60% circa degli interpellati (cittadini e imprese) la considera “piuttosto o molto cattiva”, mentre solo per il 25% è “piuttosto buona” e per l’1% “molto buona”. In Italia, si sottolinea ancora nel rapporto, ci sono poco più di 10 giudici ogni 100 mila abitanti (al sestultimo posto) ma circa 375 avvocati (al terzo posto dopo Grecia e Lussemburgo). Il mese prossimo la Commissione pubblicherà le sue raccomandazioni specifiche per paese, che presumibilmente ribadiranno nel caso dell’Italia la richiesta di fare ulteriori sforzi per accelerare i tempi della giustizia civile.

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NOTA:

Processi Civili
Il processo civile è uno strumento giuridico atto a dirimere controversie aventi ad oggetto il diritto privato. Si basa sui principi del diritto processuale civile contenuti per gran parte nel codice di procedura civile.

SSC Napoli, la radio ufficiale: “Ricorso Higuain, ecco le possibili date del dibattimento”

I dettagli dalla radio ufficiale

I motivi del ricorso preannunciato dal Napoli contro la squalifica inflitta a Gonzalo Higuain verranno depositati entro mercoledì 13 aprile alla Corte d’Appello Federale. Successivamente la Corte convocherà formalmente le parti per l’udienza di discussione del reclamo che potrebbe avvenire tanto il prossimo fine settimana quanto l’inizio della prossima settimana. Tutto dipenderà dalla calendarizzazione della Corte d’Appello.

Hamsik: “Il gol era solo questione di tempo, abbiamo fatto una grande gara”

Le sue parole

Marek Hamsik ha rilasciato alcune dichiarazioni al suo sito ufficiale dopo il successo contro l’Hellas Verona: “Già dai primi minuti abbiamo preso in mano il pallino del gioco. Il gol era solo questione di tempo. Abbiamo disputato una grande partita risucendo a segnare tanti gol e creando tante occasioni pericolose. Sono felice per i tre punti e per la gioia che abbiamo dato ai nostri tifosi” .