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E’ morto Cesare Maldini, l’ex CT della Nazionale

Si è spento l’ex CT della Nazionale

E’ morto a 84 anni Cesare Maldini, ex giocatore del Milan ed ex allenatore della Nazionale italiana di calcio e padre di Paolo, ex terzino rossonero. A darne notizia la famiglia Maldini, che in una nota “annuncia con immenso dolore la scomparsa di Cesare nella notte tra sabato e domenica”. Da allenatore Maldini è stato vice di Bearzot ai Mondiali di Spagna vinti dall’Italia nel 1982. Dal 1986 al 1996 ha allenato la nazionale italiana Under 21, con cui ha vinto tre campionati europei e nel ‘96 è passato sulla panchina della nazionale maggiore portando gli azzurri ai Mondiali di Francia del 1998. Nel 2001, poi, ha allenato il Paraguay portandolo ai Mondiali di Corea del 2002. Negli ultimi anni è stato anche commentatore sportivo per Al Jazeera.Da allenatore Maldini è stato vice di Bearzot ai Mondiali di Spagna vinti dall’Italia nel 1982. Dal 1986 al 1996 ha allenato la nazionale italiana Under 21, con cui ha vinto tre campionati europei e nel ‘96 è passato sulla panchina della nazionale maggiore portando gli azzurri ai Mondiali di Francia del 1998. Nel 2001, poi, ha allenato il Paraguay portandolo ai Mondiali di Corea del 2002. Negli ultimi anni è stato anche commentatore sportivo per Al Jazeera.

Ansa

Tuttosport attacca: “Il lamento di Sarri è servito”

La critica del solito giornale

Tuttosport scrive sulle parole di Sarri rilasciate in conferenza stampa prima della partenza per Udine: “Resta solo un dato statistico, ormai così ininfluente in questo duello per lo scudetto vissuto punto a punto, da renderlo quasi indispensabile: «Giochiamo sempre dopo la Juventus? Sì, è la sesta volta quest’anno, ormai siamo abituati, anzi, affezionati a questa situazione», Maurizio Sarri la butta sull’ironico. E la sua battuta è densa di sarcasmo, una sottile punzecchiatura per scandire un dato di fatto inaccettabile in un finale di stagione così equilibrato ed avvincente. «Per noi è un macigno sulla testa – aggiunge – ma per fortuna, fin qui, i loro risultati non hanno minato la nostra tranquillità». Otto giornate al termine sono un’eternità, quando il distacco è minimo, oppure un soffio di vento da inalare tutto quanto intero, senza badare a niente di ciò che succede intorno. Nemmeno che la Juventus ne giocherà 5 su 8 allo Stadium. «Di solito le più grandi cazzate si fanno in casa, ma questa è solo una speranza», il modo scanzonato di Sarri è tipico di chi vuole sdrammatizzare per esorcizzare il pericolo e credere ancora nel clamoroso sorpasso”.

Higuain, ancora un passo per fare la storia

Ecco di cosa si tratta

A Gonzalo Higuain basta un’altra occasione per fare la storia: al Pipita argentino basta un solo gol per superare il record di Edinson Cavani, a quota 29 gol in un solo campionato. Basta un colpo ancora per stabilire il nuovo record di reti di un giocatore del Napoli in un singolo campionato di serie A. Nella centesima partita in azzurro. Higuain è centravanti di razza, fuoriclasse vero e trascinatore di una squadra che oggi vivrà l’ennesima tappa di una maratona scudetto giunta ormai nel vivo.

Il fiammifero della Guidi e l’incendio che ora divampa

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                                                   Federica Guidi e Gianluca Gemelli

Da quando la ministra Federica Guidi ha dato le dimissioni, incoraggiate (si fa per dire) dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il dibattito politico ha assunto dimensioni mai raggiunte negli ultimi dieci anni

DA QUANDO la ministra Federica Guidi ha dato le dimissioni, incoraggiate (si fa per dire) dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il dibattito politico ha assunto dimensioni mai raggiunte negli ultimi dieci anni. Argomenti prima distinti si sono intrecciati: democrazia, partiti, rottamazione, riforme economiche, riforme costituzionali, elezioni amministrative, referendum abrogativi, referendum confermativi, clientele, questione meridionale, Europa confederata o federale, terrorismo, immigrazione, Libia, Turchia, un magma di problemi e un filo d’Arianna che nessuno riesce più ad impugnare per uscire da un labirinto che non è soltanto italiano.

Perché questa estrema confusione ha raggiunto il culmine in Italia da un episodio così microscopico? La ragione è evidente: quelle dimissioni hanno sottolineato un fenomeno la cui diffusione è ormai dominante in tutto il mondo ma soprattutto in Italia e non da ora ma da anni, anzi da decenni, anzi da secoli. Corruzione e mafie. Corruzione e trasformismo. Corruzione e rabbia sociale. Corruzione e potere.

Le dimissioni della Guidi sono stati il fiammifero che ha fatto divampare l’incendio. Non sarà facile spegnerlo e quando lo sarà, soltanto allora vedremo le rovine che ha lasciato. In una fase in cui stiamo vivendo la crisi di un’epoca, i problemi sono già numerosi ed estremamente complessi. Questo incendio è un sovrappiù che aggiunge un peggio al peggio, una ferita ad una ferita, una tempesta ad una tempesta, incertezza ad incertezza. Sicché il primo tentativo è quello di capire il senso di quanto sta avvenendo e districare i nodi di quel filo d’Arianna che ci porti a riveder le stelle.

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Il tema di quelle dimissioni riguarda il giacimento petrolifero trovato a ridosso d’un piccolo paese della Basilicata e investe il dibattito sulle trivellazioni che si effettuano in alcune zone dell’Adriatico. L’Italia ha bisogno di petrolio e di gas e quando riesce a trovare nuovi giacimenti in casa propria ne ricava un indubbio arricchimento, maggiori investimenti e maggiore occupazione.

Tuttavia, nonostante questi aspetti positivi, ce ne sono altri negativi di carattere ambientale: possibile inquinamento con tutte le conseguenze che esso può arrecare. Abbiamo già visto gli effetti di queste due facce della medaglia a proposito dell’Ilva di Taranto. La zona è più o meno la stessa e lo scontro politico e sociale è analogo, con valutazioni spesso divergenti tra governo, Regione, magistratura, imprese pubbliche e private.

Era opportuno indire un referendum? Ed era opportuno che, una volta indetto, il governo e il partito che lo sostiene raccomandassero di votare scheda bianca o astenersi dal voto? Personalmente ritengo di no. Si tratta d’una materia molto complessa, risolvibile soltanto con un compromesso che consenta l’estrazione della materia prima e tutte le prevenzioni necessarie a tutela delle persone. Il referendum non risolve il problema, l’astensione rischia di dare la vittoria all’una o all’altra tesi per qualche voto di differenza purché sia raggiunto il quorum del 50 più uno per cento degli aventi diritto.

Il ricorso al referendum abrogativo ha aggiunto dunque un rebus al rebus. Speriamo in un’astensione di massa che annulli l’esito referendario e lasci lo spazio per il compromesso.

Il caso Guidi sembra aver aperto un caso Boschi, ma non è così: l’emendamento in discussione era pienamente accettabile e la Boschi non aveva ragione alcuna per respingerlo. Altra cosa sarà l’atteggiamento della ministra delle Riforme qualora suo padre sia rinviato a giudizio per il caso della Banca Etruria. Attendiamo che la Procura di Arezzo e il gip diano una risposta, dopodiché, allora sì, la posizione della Boschi diventerebbe insostenibile.

Il tema della democrazia è stato più volte riproposto da quando Renzi ha preso il potere nel 2013 come segretario del Pd prima e di presidente del Consiglio poi. Da allora Renzi comanda da solo con il suo cerchio magico composto da suoi più fedeli collaboratori. Ho più volte criticato questa tendenza autoritaria, connessa anche ad una riforma elettorale maggioritaria e ad una riforma costituzionale di trasformazione- abolizione del Senato. Fermo restando – per quanto mi riguarda – la più netta contrarietà a quelle due riforme (elettorale e costituzionale) ho invece rivisto la mia contrarietà al comando solitario. L’ho rivista per due ragioni: la prima riguarda l’estrema complessità dei problemi che oggi ogni governo deve fronteggiare nel proprio Paese, in Europa e nel mondo. La seconda sta nella constatazione che una società globale complica ancor più la complessità dei problemi e la maggiore rapidità necessaria per risolverli.

Ma c’è una terza ragione: in tutto l’Occidente democratico esiste un Capo che comanda da solo: il cancelliere in Germania, il premier in Gran Bretagna, il presidente della Repubblica in Francia, il presidente degli Stati Uniti d’America. Solo per ricordare gli esempi di maggiore importanza. Questi esempi non configurano dittature: esistono contropoteri adeguati: i Parlamenti, le Corti costituzionali, la Magistratura. Questi poteri ci sono e vanno comunque rafforzati. Entro questi limiti l’esistenza di un capo dell’Esecutivo che sia al timone non desta preoccupazioni.

Ho anche avuto modo di constatare che Renzi, dopo molte incertezze in proposito, ha scelto la via di sostenere in Europa la necessità di un unico ministro delle Finanze dell’Eurozona, con i poteri di pertinenza di quella nuova istituzione più volte richiesta anche da Mario Draghi. Più di recente, dopo i gravissimi episodi di terrorismo soprattutto in Francia ed in Belgio ma non soltanto, abbiamo sostenuto su queste pagine la proposta di un ministro dell’Interno europeo e di una polizia federale europea sul modello dell’Fbi americano. A questa proposta Renzi non ha ancora risposto. Gli rinnovo quindi la domanda perché il tema purtroppo è di stringente attualità e l’Italia, Paese fondatore dell’Unione europea, ha tutti i titoli per sostenerlo e dare battaglia a chi sarà contrario. Coloro che vedono la difficoltà del consenso per realizzare i vari passi del percorso che dovrebbe portarci agli Stati Uniti d’Europa, non dimentichino la definizione tra tempo breve e sguardo lungo che fu di Altiero Spinelli. Tanto prima Renzi si schiererà tanto meglio sarà.

C’è un altro tema che mi sono posto: a chi somiglia veramente Renzi? Non sono certo il primo a porre questa domanda. Molti hanno scritto che somiglia a Berlusconi, altri addirittura a Craxi. Anch’io ho colto alcuni tratti di somiglianza a Berlusconi e qualcuno anche con Craxi. Ma il vero personaggio cui somiglia molto credo che Renzi non lo sappia: si chiama Giovanni Giolitti. Mi direte che è un paragone di troppo alto livello e certamente è così, ma per alcuni aspetti fondamentali queste due figure che distano di quasi due secoli tra loro si comportano in modi analoghi.

Giolitti nacque nel 1842 e morì a ottantasei anni nel 1928. Dopo un lungo tirocinio nel ministero delle Finanze entrò decisamente nell’agone politico nel 1892. Da allora fu uno dei maggiori esponenti della politica italiana pur senza mai far parte di un partito. La sua posizione era ispirata genericamente ad un liberalismo progressista e la maggioranza di cui dispose alla Camera fu quasi sempre molto elevata. Per mantenerla tale cambiò spesso le sue alleanze. Guardò contemporaneamente al capitalismo industriale e alle classi lavoratrici, favorendo incentivi alle imprese e decenti livelli ai salari. Cercò di ottenere l’appoggio dei socialisti riformisti in genere, di Turati in particolare. Nel Mezzogiorno appoggiò clientele e proprietari terrieri guadagnandosi l’insulto politico di Salvemini che chiamò il suo governo “ministero della malavita” ed “ascari” i suoi sostenitori meridionali.

Quando il Partito socialista e le organizzazioni sindacali operaie sentirono sempre più un orientamento di sinistra, soreliano, massimalista e rivoluzionario, Giolitti si alleò con il primo gruppo di cattolici democratici gestito da Gentiloni (avo dell’attuale nostro ministro degli Esteri).

Quando gli operai della Fiat occuparono la fabbrica a Torino, tentò e riuscì a trovare un compromesso tra le due parti. Fu contrario all’entrata in guerra dell’Italia e neutralista, lasciò ovviamente il governo alla destra italiana ma lo riprese nel 1920. Fece sgombrare D’Annunzio da Fiume ma tollerò le violenze degli squadristi fascisti sperando di poterli assorbire gradualmente nella sua maggioranza politica. A questo fine favorì l’ingresso alla Camera nella sua maggioranza dei trenta deputati fascisti nel 1921. Ma si ritirò definitivamente dalla politica dopo la marcia su Roma e la nascita del Regime.

In conclusione un partito giolittiano fu un vero e proprio partito della Nazione, che oscillava tra una destra e una sinistra moderate, con ancoraggio sostanzialmente centrista e un Capo unico che era lui. Il giolittismo e il renzismo. Il primo al livello dieci, il secondo al livello cinque. Ma la vera analogia è quella del Paese. Il nostro è un Paese percorso da un fiume sotterraneo, sempre latente e spesso emergente dove domina una corrente su tutte le altre: purché ci sia libertà privata si accetta la dipendenza pubblica. E quindi corruzione diffusa, clientele diffuse, interessi particolari diffusi. Scarsi ideali, scarsi valori, fortemente sentiti ma da piccole minoranze.

Il Manzoni questa situazione la descrisse così: “Con quel volto sfidato e dimesso / Con quel guardo atterrato ed incerto / Con che stassi un mendico sofferto / Per mercede sul suolo stranier / Star doveva in sua terra il Lombardo / L’altrui voglia era legge per lui / Il suo fato un segreto d’altrui / La sua parte servire e tacer”.

Lui sperava di farne un popolo sovrano e in parte quel popolo sovrano è nato. Non è più servo, è libero, tutela e lotta per i propri interessi, ma l’interesse generale lo vede assai poco e da lontano. Lo lascia ad altri, a chi comanda per tutti. Il problema è sapere se chi comanda tutelerà l’interesse generale o il proprio potere. Questo, alla fine, sarà solo la storia a dirlo.

vivicentro.it-editoriale / larepubblica / Il fiammifero della Guidi e l’incendio che ora divampa di EUGENIO SCALFARI

Sarri non si discosta dal pensiero di sempre…

I dettagli

Maurizio Sarri, come riporta Il Corriere del Mezzogiorno, “non si discosta dal pensiero di sempre. Qual è, dunque, il nemico vero del Napoli nelle ultime otto gare di stagione? Non ha dubbi: «La nostra difficoltà sta nella forza della Juve e in quella della Roma, le squadre che ci stanno davanti e dietro in classifica. Formazioni che tutti a inizio stagione avrebbero dato almeno venti punti avanti al Napoli». Sarri sottolinea legittimamente il percorso straordinario che la sua squadra ha svolto finora, andando oltre qualsiasi aspettativa”. Non incide sull’atteggiamento del Napoli il chiacchiericcio sul futuro di Higuain oppure quello sul futuro dell’allenatore, tuttavia “l’incognita dei quindici giorni di stop e dei lunghi viaggi dei suoi giocatori continua a tenere in apprensione Sarri”.

A Udine conta solo vincere, non importa la prestazione

I dettagli

La Gazzetta dello Sport scrive su Udinese-Napoli: “Ci sono pochi calcoli da fare, la vittoria serve più di ogni altra cosa per non perdere contatto dalla Juventus. Magari, basterà anche un successo di misura, perché a nessuno verrà in mente di discutere la prestazione: a questo punto della stagione, conta soltanto vincere, lo spettacolo interessa relativamente. L’unico interrogativo è rappresentato dalla presenza di Pepe Reina: il portiere soffre di un problema muscolare e il suo impiego verrà deciso soltanto stamattina. Secondo la tabella stilata da Maurizio Sarri, da questa trasferta bisognerà ritornare coi tre punti per poi preparare senza troppi patemi la prima delle due gare con un grado di difficoltà altissimo: la sfida di San Siro, contro l’Inter, che ci sarà tra 15 giorni, dopo la gara interna col Verona”.

LIVE – Udinese Napoli 3 -1 risultato finale

finisce l’incontro, 3-1 per l’Udinese

CONCESSI 6 MINUTI DI RECUPERO

39′- colpo di testa di Hamsik da angolo, di poco fuori

37′- esce Thereau entra Perica

35′- ammonito anche Mertens

33′ – ammoniti Fernandes e Widmer

30′- doppia ammonizione per Higuain, che viene espulso

28′- esce Jorginho entra El Kaddouri

26′- entra Gabbiadini esce Insigne

20′- Insigne vince un contrasto ma tira forte alla destra del portiere

19′- per l’Udinese esce Zapata entra Matos

18′- Insigne tira alto dal limite

16′- ammonizione per Allan

15′ – Higuain viene ammonito per proteste

12′ – entra Mertens esce Callejon

11′- cross dalla destra,  gol dell’Udinese con Thereau che tra Albiol e Koulibaly mette dentro col piattone

8′ – si riscalda Mertens

SECONDO TEMPO 0′-45′

ore 13:37 INIZIA IL SECONDO TEMPO

FINISCE IL PRIMO TEMPO

46′- gol dell’Udinese, Gabriel esce dai pali, cross dalla destra, Fernandes tira a volo e segna

45′ – un minuto di recupero

42′- cross basso dalla sinistra di Ghoulam, Callejon non arriva sulla palla

41′ CORI CONTRO I TIFOSI DEL NAPOLI

39′- punizione dalla sinistra, Jorginho tita debole sul portiere

SARRI CONTINUA A FUMARE IN TRIBUNA

34′- lancio di Albiol per Higuain, che fa fallo sul difensore

33′ – lancio per Callejon che non riesce a tirare

32′ – taglio di Insigne per Higuain, para il portiere

29′ – angolo dalla destra per il Napoli, Albiol di testa manda fuori

26′ – l’arbitro Irrati espelle Sarri

25′ – secondo rigore a favore dell’Udinese, tira Fernandes, PARA  GABRIEL

24′ – GOOOLLLLL di Higuain su passaggio di Calleon

23′- Heurtaux ammonito per fallo su Insigne

21′- Ghoulam dal limite su passaggio di Insigne tira alto

20′ – Insigne prova a spingere dalla sinistra

16′ – tiro dal limite di Fernandas, alto

15′- il Napoli cerca di reagire in contropiede

13′ – Udinese in vantaggio, gol di Fernandes

11′ – rigore per l’Udinese

PRIMO TEMPO – 0′-45′

ore 12:32 – partita iniziata

Benvenuti dalla Dacia Arena di Udine, giocatori in campo per l’allenamento prepartita. In campo Gabriel al posto di Reina.
ore 12:05
NAPOLI (4-3-3): Gabriel; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan, Jorginho, Hamsik; Callejon, Higuain, Insigne. All. Sarri
UDINESE (3-5-2): Karnezis; Heurtaux, Danilo, Felipe; Widmer, Fernandes, Kuzmanovic, Badu, Armero; Thereau, Zapata. All. De Canio
Queste le formazioni ufficiali:

Premi F5 per aggiornare

Il Napoli scende in campo alla Dacia Arena per affrontare l’Udinese e portare a casa i 3 punti che servono per rispondere alla Juventus che ha battuto l’Empoli nell’anticipo di ieri. Vivicentro.it vi aggiornerà in tempo reale.

dal nostro inviato a Udine, Antonio Toscano

 

 

Lo Sterco Del Demonio

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                             Lo Sterco del Demonio  e lo IOR

Dalla sua istituzione, nel 1942, la Banca Vaticana (IOR), è stata al centro di innumerevoli scandali, Papa Francesco ha dichiarato guerra a tutto cio’ che Lui stesso ha chiamalo “ Lo Sterco del Demonio ”.

L’Istituto per le Opere Religiose (IOR) è una delle banche più segrete al Mondo, la sua unica sede si trova all’interno della torre Niccolò V della Città del Vaticano, Il suo sportello bancomat parla la lingua di Virgilio:

Retrahe scidulam deposita………………….………………… (ritirare la tessera).

Non rilascia carnet di assegni, i depositi di qualsiasi importo non lasciano tracce, offrono interessi superiori al 5% senza alcun tipo di tassazione, lo IOR può far “viaggiare” anonimamente capitali ai quattro angoli del Pianeta, alla faccia della tracciabilita’.

All’inizio della sua istituzione, solo i membri del clero o gli impiegati della Santa Sede potevano aprire un conto, ma soltanto all’inizio…

Lo IOR nasce nel 1942, quando Pio XIIIl,  volle dotare la Chiesa di uno strumento finanziario moderno con una rete internazionale che potesse sopravvivere all’arrivo dei comunisti in Italia. Lo IOR è nato quindi nel quadro di psicosi paranoica e con l’ossessione del segreto

Paul Casimir Marcinkus, Vescovo americano, un metro e novanta d’altezza, un sigaro avana in bocca,  whisky a portata di mano, abile giocatore di golf, accompagnato da giovani segretarie sexy,  viene nominato Presidente dello IOR da Paolo VI nel 1971.

Marcinkus incontra allora il banchiere siciliano Michele Sindona, quest’ultimo inizia i Cardinali all’ebrezza delle speculazioni nei paradisi fiscali, fino a quando si scopre che utilizza la Banca del Vaticano per riciclare i proventi del traffico di eroina di Cosa Nostra.

Nel 1984, Michele Sindona viene arrestato e condannato per bancarotta fraudolenta e per omicidio: come mandante del delitto Ambrosoli. Nel 1986 viene avvelenato nella sua cella con un caffè al cianuro.

“Perestroika” per lo IOR

Monsignor Marcinkus trova allora un altro mentore nella persona di Roberto Calvi,  il copione si ripete, ma Calvi non è mafioso, peggio ancora:  appartiene alla loggia massonica di estrema destra P2. Grazie a lui, Marcinkus entra nel consiglio di Amministrazione di una banca di… Nassau.

Nel 1982, il Banco Ambrosiano Veneto di Roberto Calvi fallisce, lo IOR sborsa 240 milioni di dollari alle vittime del fallimento e Calvi viene ritrovato impiccato a Londra.

La Magistratura Italiana emette un mandato di cattura nei confronti di Marcinkus per bancarotta fraudolenta per il suo presunto coinvolgimento nel fallimento del Banco Ambrosiano Veneto, ma il Vaticano rifiuta di estradarlo,

Monsignor Marcinkus viene finalmente fatto rientrare negli Stati Uniti nel 1989 e a capo dello IOR viene nominato Angelo Caloia. Riconosciuto per la sua onestà, raccomanda una “perestroika” dello IOR. Ma, ahimé, nel 1993 i magistrati scoprono che la tangente da 108 milioni di euro versata da Raul Gardini ai politici italiani per prendere il controllo della società Enimont è transitata su un conto dello IOR. Un conto che doveva “aiutare i bambini meno fortunati”…

Nel 2005, un gruppo di imprenditori spuntati dal nulla si impadronisce di due banche italiane [ Antonveneta e BNL]. I fondi illeciti sono transitati attraverso due conti aperti dallo IOR nella banca svizzera BSI.

Nel 2006 il calcio italiano è macchiato dallo scandalo delle partite truccate. La cassaforte di Luciano Moggi, il corruttore degli arbitri, si trova nella torre Niccolò V. Come quella del gruppo di imprenditori arrestati per appropriazione indebita dei fondi pubblici destinati alle catastrofi naturali.

“Allo IOR le sottane hanno sempre l’ultima parola contro gli uomini in grigio”
Nel 2009 Ettore Gotti Tedeschi sostituisce Caloia. Banchiere di statura internazionale, vicino all’Opus Dei, fedelissimo di Benedetto XVI è, come il suo predecessore, considerato incorruttibile. Ma la Banca di Dio divora uno ad uno i suoi presidenti. La procura di Catania rivela che nel 2010 il mafioso siciliano Vincenzo Bonaccorsi ha riciclato 300 000 euro attraverso un conto dello IOR aperto da suo nipote, Don Orazio (bisogna sempre avere un prete in famiglia). Gotti Tedeschi è a sua volta messo sotto accusa in seguito a due bonifici per un totale di 23 milioni di euro, di cui non si conoscono né le origini né i beneficiari. E il 24 maggio viene destituito dal suo consiglio di amministrazione.
“Ho chiesto la lista dei conti dei laici. Hanno rifiutato di comunicarmela ed è iniziata la guerra” dichiara Gotti Tedeschi ai magistrati.
“Allo IOR le sottane hanno sempre l’ultima parola contro gli uomini in grigio” afferma Giancarlo Galli. “Gli uomini di Chiesa servono Cristo, non Cesare. Per loro, il diritto canonico viene prima del diritto internazionale”.

Lo scorso 15 febbraio, quando ormai aveva già annunciato le sue dimissioni, Benedetto XVI nomina a capo dello IOR il banchiere tedesco Ernst von Freyberg. Quest’ultimo gesto del pontificato, imposto ad un Joseph Ratzinger ormai al tramonto, è un tentativo della Curia di piazzare uno dei suoi uomini prima dell’arrivo del nuovo papa.

Ma con papa Francesco la musica cambia. Affermando che “Pietro non aveva un conto in banca” il sommo pontefice mette in discussione l’esistenza stessa dello IOR. Nel corso dei primi 100 giorni del suo pontificato non ha trovato il tempo di ricevere von Freyberg. Una sconfessione dell’uomo che, a torto o a ragione, rappresenta la vecchia guardia. Ed è soltanto l’inizio. Lo scorso 14 giugno, il Gentiluomo di Sua Santità Francesco La Motta viene arrestato per appropriazione indebita di 10 milioni di euro. Il papa approfitta dell’occasione per sopprimere l’ordine millenario dei Gentiluomini di Sua Santità, che conferiva ad alcuni laici disonesti il privilegio di accendere conti allo IOR.

Due giorni dopo nomina monsignor Ricca, uno dei suoi collaboratori più stretti, “prelato dello IOR”. Infine il 26 giugno, con un chirografo – un decreto firmato di suo pugno – nomina una commissione di 5 cardinali incaricati di indagare sui traffci dello IOR.

E per la prima volta nella movimentata storia giudiziaria della banca vaticana, la magistratura italiana riceve la sua piena collaborazione sull’inchiesta riguardante Nunzio Scarano, il prelato arrestato il 28 giugno per riciclaggio. Papa Francesco è determinato a non risparmiare nessuno nella sua guerra contro il denaro sporco, questo “sterco del demonio” denunciato ai suoi tempi dall’evangelista Marco.
A buon intenditor…

vivicentro.it-opinioni / Lo Sterco Del Demonio (Mauro Lo Piano)

Ciclotidi : Una speranza in piu’ per la Sclerosi Multipla

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                                                Sclerosi Multipla, i ciclotidi
Sclerosi Multipla
Sclerosi Multipla

Sclerosi Multipla  – I ciclotidi sono peptidi vegetali, possono essere isolati e estratti da tutte le principali famiglie di piante (ad esempio caffè, cucurbitacee, erbe e piante della famiglia delle Solanaceae), quindi rappresentano un gruppo di sostanze che si trovano facilmente in natura. Il farmaco ottenuto, può essere assunto per via orale, mentre gli attuali trattamenti per la Sclerosi Multipla sono somministrati per via endovenosa.

Questa scoperta e’ stata fatta da un gruppo di ricercatori provenienti da Austria Germania, Australia e Svezia, guidati dal Prof. Gernot Schabbauer, e dal Prof. Christian Gruber, nel centro di Farmacologia e Fisiologia dell’Universita’ di Vienna. Si e’ dimostrato in un modello animale, che dopo il trattamento con questi ciclotidi, non vi e’ stato alcun progresso dei soliti segni clinici della malattia.

La sclerosi multipla e’ una malattia autoimmune infiammatoria cronica e degenerativa del sistema nervoso centrale, in cui vengono distrutte le guaine mieliniche isolanti intorno alle fibre nervose.

Il meccanismo di infiammazione nel sistema nervoso è stato compreso solo parzialmente, sulla base di queste conoscenze, ci sono trattamenti per rallentare la progressione della malattia, ma questi hanno significativi effetti collaterali, soprattutto nella terapia a lungo termine, in sostanza e’ una malattia degenerativa ancora incurabile.

La somministrazione dell’agente attivo dei ciclotidi, ha determinato un notevole miglioramento dei sintomi della malattia, in parole povere potrebbe rallentarne il decorso. Si stima che circa 2,5 milioni di persone sono affette da SM in tutto il Mondo, di queste, circa 8.000 in Austria, in Italia i casi accertati sono quasi 70.000, uno ogni 4 ore.

La scoperta fatta dagli scienziati viennesi adesso offre la speranza che la malattia possa essere fermata in una fase molto precoce o, per lo meno, la sua progressione venga notevolmente ritardata. Appena si verificano problemi neurologici funzionali e la risonanza magnetica identifica i primi cambiamenti patologici nel sistema nervoso centrale, il farmaco può essere somministrato come terapia di base.

E’ quindi possibile che si possa ampliare l’intervallo tra gli episodi o, eventualmente, evitare l’esordio della malattia”, spiegano Gruber e Schabbauer, riassumendo la scoperta dello studio, che ora è stato pubblicato sulla rivista di primo piano “PNAS”.

Sulla base di questo sviluppo, l’Università di Vienna, assieme all’Università di Friburgo ha presentato domande di brevetto e di licenza in diversi paesi per il Cyxone, una società che hanno istituito per realizzare ulteriori sviluppi (www.cyxone.com ). L’obiettivo di questa collaborazione è di sviluppare un farmaco sicuro ed attivo per via orale per il trattamento della sclerosi multipla. Uno studio clinico di fase I  potrebbe iniziare alla fine del 2018, spiega Gruber.

La modalità di azione dei ciclotidi è stata scoperta tre anni fa, sempre dagli scienziati dell’Università di Vienna, in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Friburgo.

Quindi, i ciclotidi potrebbero eventualmente essere utilizzati per il trattamento di altre malattie caratterizzate da una risposta immunitaria errata iperattiva, come ad esempio l’artrite reumatoide.

vivicentro.it-salute-e-scienze / Ciclotidi : Una speranza in piu’ per la Sclerosi Multipla. Lo Piano – Saint Red

REPORT, domenica 3 aprile: PADRONI SI NASCE + È TUTTO UN MAGNA MAGNA

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                  REPORT  “PADRONI SI NASCE” + “È TUTTO UN MAGNA MAGNA”

Report domenica 3 aprile 2016, ore 21.45 su Rai3 andrà in onda la nuova puntata con: “PADRONI SI NASCE” + “È TUTTO UN MAGNA MAGNA” 

“PADRONI SI NASCE”
Di Bernardo Iovene

Confindustria è governata da imprenditori di seconda, terza e quarta generazione. Dalla sede di Roma alle territoriali, una carica in Confindustria rimane ambita dai figli e nipoti dei vecchi capitani d’industria. Oggi l’associazione comprende oltre alle industrie anche imprese di servizi, le aziende statali, partecipate, municipalizzate, aziende sanitarie e persino Onlus. Obiettivo di sempre è cambiare il paese, renderlo moderno e competitivo, ma a rimanere immobile, nonostante il tentativo di riforma e semplificazione della commissione presieduta da Carlo Pesenti, è proprio Confindustria. Tante aziende, pur destinando milioni di euro alle casse di viale dell’Astronomia, dichiarano di ricevere in cambio pochi servizi o inadeguati. Puntano poi il dito contro la situazione di conflitto: dentro la stessa associazione ci sono aziende di servizi e produttori di energia (come Enel e Eni) che hanno interessi contrapposti a quelli delle industrie, che l’energia la consumano. Confindustria ha rivendicato tra gli ultimi successi l’approvazione del Jobs act, ma sono in tanti a lamentarsi della carenza di risultati e così da tempo l’organizzazione deve fare i conti con una lenta, inesorabile emorragia. Molti abbandonano, sostituiscono con consulenti privati i servizi che offre Confindustria e aziende importanti la scavalcano facendo accordi direttamente con il sindacato. Nel 2015 le imprese hanno versato nelle sue casse circa 500 milioni in quote associative, ma è difficile capire cosa ci fa esattamente Confindustria: il bilancio consolidato, per esempio, non esiste. Ci sono i bilanci delle sedi territoriali e delle federazioni di settore, in totale 234 associazioni, ma non sono pubblici perché la legge non lo prevede. 

“È TUTTO UN MAGNA MAGNA”
Di Stefania Rimini

Siamo diventati troppo grassi e pertanto ci ammaliamo di più, sarebbe ora di mettersi a dieta, ma le diete funzionano? Frullati, tisane, dieta vegetariana, paleodieta, dieta alcalina, dieta Dukan… Quali sono quelle veramente sane? Ci hanno fatto credere che mangiare la pasta ci faceva ingrassare, adesso si scopre che perfino il formaggio può farci dimagrire se piace ai nostri batteri, che sono oltre un chilo nel nostro intestino. Non c’è solo il nostro genoma, in realtà il nostro corpo è un condominio in cui conviviamo con le famiglie di miliardi di batteri. Sono loro che determinano la nostra possibilità di dimagrire, di restare snelli e sani, però bisogna coltivarseli e lo possiamo fare mangiando dei cibi particolari. Perché quella è gente a cui piace mangiare vario, vivo e anche un po’ ammuffito. 

vivicentro.it-terza-pagina / REPORT, domenica 3 aprile: PADRONI SI NASCE + È TUTTO UN MAGNA MAGNA

Video e trascrizioni delle inchieste saranno disponibili sul sito www.report.rai.it pochi minuti dopo la fine della trasmissione.

 

VIDEO ViViCentro – Berretti, Juve Stabia-L’Aquila 2-1: gli highlights e i gol

Gli highlights del match

La Juve Stabia, categoria Berretti, di mister Nicola Liguori, ha vinto una gara importantissima e con il cuore, visto che ha finito in 9 contro 11 e ha trovato il gol vittoria su rigore nel finale, contro i pari età de L’Aquila. Il risultato è di 2-1 grazie ai gol stabiesi di Luca Natale e Simone Mauro su rigore e di Ruggini per gli ospiti. Menzione per Vincenzo Riccio, grandi parate anche oggi e per Pasquale Contieri che si è procurato il penalty finale dopo pochi minuti dal suo ingresso in campo. Una vittoria fondamentale per la corsa paly off. Ecco gli highlights del match.

dal nostro inviato al Menti, Ciro Novellino

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FidelisAndria vs JuveStabia : le Pagelle

                                               FidelisAndria vs JuveStabia: pagelle

FidelisAndria vs JuveStabia – Scialbo ma importante pareggio per la Juve Stabia che impatta 0-0 ad Andria. Una partita molto noiosa in cui le occasioni da gol sono state praticamente nulla ambo i lati. Con questo pari, complice la sconfitta interna per 2-3 del Monopoli col Cosenza, le vespe salgono a quota 33 a più 4 dall’ultimo posto play out.

Ecco le nostre pagelle delle vespe:

RUSSO 6.5: Attento nelle poche volte in cui è chiamato in causa, nel finale salva il risultato su tiro di Cianci.

ROMEO 6: Partita ordinata per il difensore siciliano, che ha tenuto bene De Vena.

POLAK 6: Mezzo voto in meno per il giallo rimediato dopo una reazione su Stendardo. Grandolfo non tocca palla ed è merito suo.

LIOTTI 5.5: Tante sbavature per lui oggi, per sua fortuna i padroni di casa non ne hanno approfittato.

CANCELLOTTI 6: Spinge tanto e ha anche l’occasione di segnare il gol vittoria, il suo tiro esce di un soffio.

IZZILLO 6: Molto vivace nel primo tempo, nella ripresa cala vistosamente.

FAVASULI 5: Non era al 100% fisicamente e si è visto. Doveva uscire prima, ma il rosso ad Obodo ha rovinato i piani di Zavettieri.

OBODO 6: Grandissima prova per il mediano nigeriano. Nel primo tempo è il migliore in campo, nella ripresa tiene bene il centrocampo e solo un rosso diretto (molto discutibile) lo ferma.

CONTESSA 6: Tanti cross per lui, ma gli attaccanti non ne approfittano. Corre fino al 94′.

NICASTRO 5: Non si vede praticamente mai. Una delle peggiori prove della sua esperienza alla Juve Stabia.

DEL SANTE 4.5: Il peggiore dei suoi. Non combina niente sottoporta, rallenta il gioco dei suoi e si intestardisce in tante occasioni. Si farà perdonare…

DIOP: SV LISI 5.5: Sottotono. Ha abituato troppo bene gli stabiesi e ora ci si aspetta di più da lui.

MAIORANO 6: Entra nel finale e aiuta a gestire il pareggio

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VIDEO ViViCentro – Liguori: “Impegno e determinazione: così si vince, bravi ragazzi”

Queste le sue dichiarazioni

La Juve Stabia, categoria Berretti, di mister Nicola Liguori, ha vinto una gara importantissima e con il cuore, visto che ha finito in 9 contro 11 e ha trovato il gol vittoria su rigore nel finale, contro i pari età de L’Aquila. Il risultato è di 2-1 grazie ai gol stabiesi di Luca Natale e Simone Mauro su rigore e di Ruggini per gli ospiti. Menzione per Vincenzo Riccio, grandi parate anche oggi e per Pasquale Contieri che si è procurato il penalty finale dopo pochi minuti dal suo ingresso in campo. Una vittoria fondamentale per la corsa paly off. Abbiamo ascoltato nel port partita mister Nicola Liguori.

dal nostro inviato al Menti, Ciro Novellino

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VIDEO ViViCentro – Noto: “Una vittoria di cuore: ora testa all’Avellino”

Queste le sue dichiarazioni

La Juve Stabia, categoria Berretti, di mister Nicola Liguori, ha vinto una gara importantissima e con il cuore, visto che ha finito in 9 contro 11 e ha trovato il gol vittoria su rigore nel finale, contro i pari età de L’Aquila. Il risultato è di 2-1 grazie ai gol stabiesi di Luca Natale e Simone Mauro su rigore e di Ruggini per gli ospiti. Menzione per Vincenzo Riccio, grandi parate anche oggi e per Pasquale Contieri che si è procurato il penalty finale dopo pochi minuti dal suo ingresso in campo. Una vittoria fondamentale per la corsa paly off. Ottima partita di Michele Noto che abbiamo ascoltato nel post partita.

dal nostro inviato al Menti, Ciro Novellino

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Il Podio Gialloblù di Fidelis Andria – Juve Stabia 0 – 0

La Juve Stabia, con una prestazione non bella ma concreta, conquista ad Andria un ottimo punto in chiave salvezza. Contro la Fidelis Andria la partita termina a reti bianche. Analizziamo nel Podio Gialloblù gli elementi chiave del match.

PODIO
Medaglia d’oro: a Tommaso Cancellotti, il più vicino al gol tra i gialloblù. Il calciatore umbro si conferma ormai a suo agio in tutti i ruoli dell’out destro, offrendo questa volta una prestazione positiva schierato per tutti i novanta minuti come esterno alto. Il numero 7 va spesso al cross per gli attaccanti grazie alla copertura garantita alle sue spalle da Romeo. Buona quindi la costanza con cui Cancellotti si propone, così come è ottima la copertura che il difensore offre stoppando due pericolosi contropiede dei padroni di casa. Cancellotti va poi vicinissimo alla rete del vantaggio stabiese, imbeccato da Contessa, con una rasoiata di destro che fa la barba al palo alla destra di Poluzzi. Prestazione ampiamente positiva.

Medaglia d’argento: a Nicolas Izzillo, che risponde bene alla chiamata di Zavettieri. Il centrocampista ex Ischia dà tanto fosforo al centrocampo stabiese, affiancando alla corsa ed alla visione di gioco quel pizzico di imprevedibilità tanto utile alle giocate della squadra. Izzillo va bene in pressing sul portatore di palla avversario e spesso ringhia sulle caviglie dei pugliesi nel tentativo di rubare più palloni possibili. Alla luce della squalifica di Obodo, la buona prestazione di Izzillo assume una valenza doppia, e dà la certezza a Zavettieri di poter contare su un giocatore di tutto rispetto per la sostituzione del centrocampista nigeriano.

Medaglia di bronzo: a Francesco Favasuli, rispolverato dopo tanti mesi in naftalina. Il Capitano mette al solito la sua enorme esperienza al servizio della squadra, dando tanta tranquillità ai compagni nei momenti difficili del match. Prendendo il posto del non brillante Maiorano delle ultime settimane, Favasuli si affianca ad Obodo, ricomponendo il tandem che tanto bene aveva fatto nelle stagioni passate a Pisa, e ad Izzillo, integrandosi bene con entrambi. Propositiva la prova del numero 10 stabiese soprattutto nella ripresa, quando i ritmi calano un po’ e più che correre serve ragionare, tenendo d’occhio il cronometro ed il risultato positivo ai fini della classifica. Per Favasuli valgono le stesse considerazioni fatte per Izzillo in relazione alla sostituzione di Kenneth Obodo contro il Messina.

CONTROPODIO
Medaglia d’oro: a Stefano Del Sante, inconsistente per tutto il tempo in cui è stato in campo. Ammettiamolo, l’ariete stabiese non ha avuto alcuna concreta palla gol quindi il giudizio non positivo non riguarda certo la sua presenza in zona gol. Al contrario, sulla nostra valutazione pesano i tanti falli ingenui, plateali ed inutili commessi dal numero 9 gialloblè sui difensori dell’Andria, e che hanno spezzettato innumerevoli volte il gioco delle squadre. Troppa irruenza quella che mette Del Sante in ogni contrasto e con cui l’attaccante diventa facile bersaglio della terna arbitrale. Da un calciatore della sua esperienza ci si aspetta di più anche in questi frangenti di gioco, ed anche a trenta o quaranta metri dalla porta.

Medaglia d’argento: all’espulsione rimediata da Kenneth Obodo. Incredibile la svista arbitrale che costa al centrocampista nigeriano il cartellino rosso e che mette in seria difficoltà la Juve Stabia, lasciata in 10 uomini, nel momento chiave del match. Ferma restando l’eccessiva severità del direttore di gara nel sanzionare il fallo commesso da Obodo, quella di oggi non è stata la migliore prestazione del centrocampista nigeriano, che dovrà sfruttare al meglio il turno di riposo forzato per tornare a trascinare la squadra a partire dalla gara di Ischia.

Medaglia di bronzo: a Francesco Nicastro, impalpabile per tutti i novanta minuti. Il fantasista stabiese forse sta accusando il rientro lampo dopo la botta rimediata contro il Matera  che lo ha costretto ad accorciare i tempi per essere presente già contro il Benevento. Il numero 11 oggi non è riuscito ad accendere la lampadina della idee gialloblù, non producendo sussulti nell’area pugliese. Da apprezzare, invece, il sacrificio soprattutto nelle battute finali del match, offerto da Nicastro in fase di copertura.

Raffaele Izzo

VIDEO ViViCentro – Elefante: “Una vittoria di carattere: che gioco con Liguori!”

Queste le sue dichiarazioni

La Juve Stabia, categoria Berretti, di mister Nicola Liguori, ha vinto una gara importantissima e con il cuore, visto che ha finito in 9 contro 11 e ha trovato il gol vittoria su rigore nel finale, contro i pari età de L’Aquila. Il risultato è di 2-1 grazie ai gol stabiesi di Luca Natale e Simone Mauro su rigore e di Ruggini per gli ospiti. Menzione per Vincenzo Riccio, grandi parate anche oggi e per Pasquale Contieri che si è procurato il penalty finale dopo pochi minuti dal suo ingresso in campo. Una vittoria fondamentale per la corsa paly off. Ottima partita di Mario Elefante che abbiamo ascoltato nel post partita.

dal nostro inviato al Menti, Ciro Novellino

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Logiudice: Buon risultato, vogliamo chiudere bene questa stagione storta.. (VIDEO)

Al termine del match tra Fidelis Andria e Juve Stabia abbiamo ascoltato il D.S. delle Vespe, Pasquale Logiudice.

Ecco le parole di Logiudice.

Quello di oggi è un risultato che ci avvicina alla salvezza. Era impensabile venire ad Andria e fare risultato senza mettere in campo tanta grinta e tanto cuore come poi abbiamo fatto. Non so con precisione la quota salvezza a quanti punti è, ma so che la squadra sta bene e in campo mette tutto.

Adesso pensiamo al Messina che verrà al Menti; dovremo avere delle motivazioni speciali perché dai match contro i siciliani, Ischia e Lupa Castelli passa la nostra salvezza. Il discorso va chiuso quanto prima e voglio la salvezza matematica già al termine di queste tre partite.

L’espulsione di Obodo è veramente eccessiva; ci troviamo a commentare l’ennesimo episodio arbitrale che condiziona le nostre partite. Anche da questi elementi si capisce che questa è stata una stagione sfortunatissima e che deve culminare a tutti i costi con la salvezza.
A Castellammare sto bene, a fine stagione parlerò con il Presidente e cercheremo di trovare un accordo perché io rimanga qui. Non penso ci dovrebbero essere problemi in questo senso ma ne riparleremo a salvezza acquisita, dopo il mio confronto con Manniello.

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Aya: Salvezza quasi raggiunta, voglio restare qui (VIDEO)

Le parole di Ramzi Aya

Al termine del match del “Degli Ulivi” di Andria tra la Fidelis e la Juve Stabia, terminato 0-0, si è presentato il difensore dei padroni di casa Ramzi Aya. Ecco le sue parole: “Non siamo felici perchè noi vogliamo sempre vincere, tra andata e ritorno dovevamo fare 6 punti ma ne abbiamo fatti 2. Ora ci prendiamo il punto e guardiamo avanti, siamo quasi salvi e siamo felici perchè abbiamo lavorato tanto. Pochi gol subiti? Abbiamo una grande difesa, siamo la difesa meno battuta d’Italia e non subiamo gol da 6 partite, vogliamo mantenere la porta inviolata anche nelle prossime 5 gare. Vogliamo salvarci matematicamente il prima possibile. Puntiamo a rientrare nelle prime 8 perchè c’è la possibilità di disputare la Coppa Italia. Futuro? Ad Andria sto bene, ci sederemo al tavolino con la società e vedremo il da farsi, mi piacerebbe restare.”

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Favasuli: Abbiamo messo in campo tanto cuore. Testa al Messina.. (VIDEO)

Dopo il match contro la Fidelis Andria abbiamo avuto ai nostri microfoni il centrocampista stabiese Francesco Favasuli.

Ecco le dichiarazioni di Francesco Favasuli.

Sapevamo che oggi sarebbe stata una partita dura. Qui hanno perso squadre importanti e conquistare un punto è sicuramente importante per noi.

Credo che il pareggio sia il risultato più giusto, abbiamo avuto una grossa palla gol a testa ed alla fine per fortuna abbiamo portato a casa il risultato. L’espulsione di Obodo è stata francamente eccessiva ma non ci ha condizionato, ci siamo compattati ed abbiamo risposto bene anche in 10.

Sono felice di essere tornato in campo, ringrazio Dio e chi mi è stato vicino in questi mesi; sono al servizio della squadra ma con la speranza di giocare di più da qui alla fine. Ora testa al Messina, sperando di fare bene. Dalle prossime tre partite passa la nostra salvezza e non vogliamo di certo fallirle. Speriamo che possa andare tutto bene, contando anche sul sostegno dei nostri tifosi.

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Filippi: Espulsione inventata che poteva costare cara..

Al termine del match tra Fidelis Andria e Juve Stabia abbiamo ascoltato il D.G. delle Vespe, Clemente Filippi.

Ecco le sue dichiarazioni.

Oggi ho visto un’ottima Juve Stabia ma sono stupito dalla decisione dell’arbitro sul fallo di Obodo. Sicuramente Kenneth ha fatto fallo, ma era un intervento al massimo da cartellino giallo. La decisione dell’arbitro ha rischiato di cambiare completamente una partita che era in nostro pieno controllo.

La nostra resta una buona prestazione contro una delle squadre più in forma in tutta Italia. Ora siamo a quattro punti dai play out e dobbiamo dare il massimo per consolidare la salvezza. So bene che le partite con Messina, Ischia e Lupa Castelli sono quelle da cui passerà la nostra salvezza, ma chiedo a squadra e tifosi di pensare ad una partita alla volta. La testa deve essere proiettata esclusivamente alla prossima gara contro il Messina; dopo quella partita, sperando di aver conquistato la vittoria, penseremo all’Ischia ed alle successive.

Sulla questione stadio purtroppo non ci sono novità, e l’incertezza dal punto di vista comunale, che culminerà con le elezioni amministrative, non aiuta di certo. Questa situazione fa del male a chi come noi vuole dare lustro alla Città tramite il calcio e la Juve Stabia. Resta la nostra buona volontà nell’investire in alcuni interventi al Menti, mentre il cambio del manto erboso, imprescindibile, deve essere fatto direttamente dal Comune.

Raffaele Izzo