Home Blog Pagina 6432

Catanzaro, mister Erra:” Una vittoria conquistata grazie anche ai nostri tifosi “

erra_catanzaro_lega_pro_allenatore

Il Catanzaro aveva un solo risultato a disposizione: vincere e portare a casa tre punti fondamentali. Al “Mazzella” i calabresi grazie ad un gol di Agodirin,possono festeggiare con una vittoria che ha il sapore della salvezza,ma mancano ancora novanta minuti per l’aritmetica salvezza diretta. Nel prossimo turno le aquile dovranno battere il Melfi in casa. Al termine della partita con l’Ischia,in sala stampa l’allenatore della squadra calabrese ha commentato così la vittoria: ” E’ arrivata una vittoria, certificata dalla superiorità nel primo tempo. Nella ripresa abbiamo subito la reazione dell’Ischia. Di fronte avevamo un avversario molto agguerrito che ci ha reso la vita difficile. Voglio sottolineare l’atteggiamento dei miei calciatori, che ci hanno creduto fino alla fine. Complimenti ai ragazzi,alla città che, in un momento molto difficile,ci hanno spinto verso la vittoria, dopo la sconfitta della scorsa settimana contro il Monopoli”. Nel primo tempo un risultato che vi vedeva in vantaggio,ma nella ripresa l’Ischia meritava il pareggio per quello che si è visto in campo. ” Era una partita importante,c’era tensione. E quando non chiudi la gara ci sta di soffrire il ritorno dell’avversario. L’Ischia ha degli ottimi giocatori,come nel finale quando hanno inserito giocatori centimetri in avanti,provando a giocare con queste palle lunghe. Però hanno creato soltanto l’occasione in cui hanno colpito la traversa. Noi abbiamo avuto anche nella ripresa due occasioni,prima con Agodirin e poi con Razzitti per chiuderla”. C’è stato un episodio nel finale di primo tempo,in area di rigore vostra quando Di Vicino è stato atterrato,e l’arbitro non ha fischiato nulla,per lei era rigore? “Questo non lo saprei dire,perchè quando si è lontano è difficile ad avere la percezione di un contatto. Nella mia gestione in 25 partite abbiamo avuto zero rigori,e in tre-quattro circostanze ci sono stati episodi assurdi”. Una vittoria conquistata,grazie al vostro pubblico che detiene un ruolo importante. ” Sono stati straordinari,hanno capito il momento di difficoltà e ci hanno sostenuto. Anche in settimana,dopo la sconfitta,c’è stata la giusta contestazione che una tifoseria matura deve fare,nei confronti della propria squadra del cuore. Più che altro era voglia di riscatto e ha sortito gli effetti sperati”. In attacco dal primo minuto come centravanti ha giocato Agodirin al posto di Razzitti, una mossa che alla fine ha pagato. “Ultimamente non avevamo molta profondità,quindi ho preferito iniziare con tre giocatori di movimento in avanti e ho deciso così. Credo che Agodirin nel primo tempo abbia fatto la differenza”. Un Catanzaro che più volte durante il corso della stagione,nella ripresa ha un netto calo fisico e a volte mentale. ” Non abbiamo tanti giocatori esperti. Quindi è normale che a volte vengono fuori dei limiti. Oggi non c’è stato un calo fisico,ma più mentale e con la paura di non farcela”.

Simone Vicidomini 

Ghoulam: “Koulibaly è il miglior difensore d’Italia, se non d’Europa”

Le sue parole

Alla trasmissione Le Maitres de Jeu andata in onda sulla televisione senegalese Télé Futurs Medias, ha parlato anche Faouzi Ghoulam, come riporta CalcioNapoli24: “Sono due anni che conosco Koulibaly, ci siamo conosciuti in un ritiro prestagionale: io rientravo dalla Coppa del Mondo e sono arrivato un po’ dopo di lui, ci siamo ritrovati nella stessa stanza perché lui parlava francese e quindi dormiva con me. Fu davvero una bella sorpresa, oggi è una persona importante per me. Quando Koulibaly è arrivato qui ha cominciato davvero molto forte, poi ha avuto un piccolo momento di difficoltà, che può succedere anche a causa del tempo di adattamento. Oggi per me è il miglior difensore d’Italia o addirittura d’Europa…è rapido, potente, è dotato per il gioco aereo, è molto forte nel contrattacco – credo che sia una delle sue migliori qualità – ecco la differenza fra un buon difensore e un eccellente difensore è che oggi anche la capacità di rilancio è fondamentale…per me è uno dei migliori in Italia, passa molto velocemente la palla… È giovane ancora, ha appena 25 anni, sta molto, molto bene a Napoli e sicuramente è capace di andare in grandi club e credo che sarà allora che farà davvero parlare di lui”.

Mertens: “Koulibaly mi fa ridere sempre: ha una caratteristica unica”

Le sue parole

Alla trasmissione Le Maitres de Jeu andata in onda sulla televisione senegalese Télé Futurs Medias, ha parlato anche Dries Mertens: “Koulibaly? Ad oggi è il secondo anno che gioco con Kalidou e mi diverto molto insieme a lui! Essere giocatori del Napoli è molto importante, anche perchè il Napoli è l’unica squadra di una città molto grande. Kalidou? Il suo punto di forza è che nei contrasti: credo sia impossibile superarlo, lui è molto forte in questo. Quest’anno ha lavorato molto sulle fasi difensive, quando deve guardare la linea … ha lavorato davvero moltissimo su questo suo punto di forza e credo che sia questo il motivo per cui le grandi squadre lo stanno notando. Koulibaly scherza ogni giorno, sorride, si diverte…mi fa ridere tutti i giorni, non è che ride da solo… tutti si divertono, è proprio la sua personalità, parla con affabilità con tutti nel club, dai giocatori all’altro staff”.

calcionapoli24

Koulibaly: “Il Napoli è un gran club, non ho voglia di andare via”

Torna a parlare un tesserato del Napoli, sebbene le dichiarazioni sia state rilasciate prima dell’inizio del silenzio stampa indetto dalla società. Lo ha fatto Kalidou Koulibaly, ospite della trasmissione Le Maitres de Jeu andata in onda sulla televisione senegalese Télé Futurs Medias. La giornalista senegalese Mama Fatou Ndoye spiega di essere a Napoli per scoprire altri “professionisti del gioco”, una città sicuramente appassionata di calcio e che ben si ricorda della vittoria dello scudetto nel ‘90 soprattutto grazie a Maradona. Vi proponiamo l’intervista integrale, tradotta per gentile collaborazione dalla dott.ssa Valentina Anacleria e da Ciro Ancora per CalcioNapoli24.

Come va? Come si sente a Napoli?

“Molto, molto bene. La città è magnifica”

Anche sul piano calcistico, va tutto bene?
“Sì, va tutto bene. Si cerca di vincere lo scudetto, è molto difficile. Ma spero che, con l’aiuto di Dio, ci riusciremo”.

Una fortuna non arriva mai da sola, lei ha anche la possibilità di giocare nella squadra nazionale del Senegal… 

“Sì, e lo faccio con grande onore, le mie origini si sono rivelate quest’anno e lo faccio con grande piacere…”

La pizza è una specialità italiana…

“Sì, è una specialità e non appena sono arrivato qui me l’hanno fatta mangiare ed è davvero molto, molto buona!”

Cosa significa essere al fianco, in un club come quello del Napoli, dio giocatori come Higuain, Ghoulam… Immagino che ciò l’abbia costretto a mettersi subito a loro livello…

“Certo, ma questo ti permette di crescere ogni giorno, di maturare; si cerca di maturare accanto a giocatori come Higuain, Callejon, di grandi giocatori. C’è anche Mertens che è un mio grande amico … si cerca di fare sempre dei buoni allenamenti, di migliorare tutto il tempo e ciò mi obbliga ad avere un buon livello, che è quello più prossimo alla nazionale…”
Nel dicembre 2013 riceve una telefonata dall’allenatore Rafa Benitez, e lei crede che sia uno scherzo: in quel momento cosa le è passato per la testa?
“Ero a casa con mia moglie a guardare la tivù come al solito e siccome ho un amico, Ahmed, che spesso mi chiamava, il giorno in cui mister Benitez mi ha chiamato io credevo che fosse lui che dicesse “pronto, sono Benitez, l’allenatore del Napoli” e là, scherzando, ho detto “dai, smettila di sfottermi e gli dico è da un po’ che non ci vediamo, magari vieni a casa, ti aspetto…” riattacco e lo stesso numero mi richiama ed io gli dico “insomma smettila, sono a casa ti aspetto, vieni, cosa vuoi?…” e riaggancio di nuovo, senza lasciarlo parlare e il mio agente mi chiama e mi dice: “R. Benitez ti chiamerà fra qualche istante, quindi sta vicino al telefono…” e là  ho detto “credo che mi ha già chiamato e io gli ho staccato il telefono in faccia due volte…dammi il suo numero, lo richiamo”…alla fine mi richiama una terza volta e allora mi sono scusato. Mi ha detto che mi seguiva da un po’ di tempo, già quando ero in un altro club, e che restavano due giorni di mercato per fare la trasferta…poi è tornato a cercarmi sei mesi dopo, ed io ero davvero contento perché ho visto che era un uomo di parola e che contava davvero su di me. Allora sono venuto in Italia a metà campionato, in modo da potermi preparare per il campionato successivo”.

Lei si è formato al centro di Metz, dove è rimasto circa 2 anni, e dove l’hanno rinviata perché le dicono che il suo livello è insufficiente, quale è stata la sua reazione in quel momento? Era dicembre 2010 se non erro.
“Sì, era dicembre 2010, io abitavo con i miei genitori e giocavo nella quinta divisione in Francia, per me non era finito il calcio, ma volevo giocare a livelli più alti. Ho continuato la scuola, ho lavorato per ottenere la maturità. Ero contento di poter aiutare i miei genitori e di stare anche con loro che mi hanno aiutato molto psicologicamente dopo l’insuccesso al centro di formazione. Dunque ho preso un’altra strada, la maturità e poi sono cresciuto molto in tre anni, stavo per diventare padre…ciò mi ha permesso di crescere più rapidamente”.
Due anni dopo la richiamano, che cosa le dicono?
“E’ Olivier Peran che è venuto a cercarmi a casa e che devo ringraziare. Gli allenatori hanno visto in me del potenziale, che potevo integrare col ciclo professionale e quindi come proposito positivo (più che come vendetta, come gli suggerisce la giornalista) il fatto che fossi stato richiamato mi ha fatto piacere, soprattutto perché loro avevano notato che io potevo fare altre cose…”
Poi tutti si è evoluto…
“Io ho molto rispetto per le persone, come molte persone anche io ho sofferto, quando vedo mio padre che ha lavorato per tutta la sua vita per renderci felici, questi sono gli esempi che prendo in considerazione …lavorare senza dire nulla, lui ha fatto brillare il suo nome a suo modo e mi ha dato modo di far brillare il mio a modo mio. Ed è a lui che mi ispiro. I miei genitori per me sono molto importanti”. 
Tecnicamente, crede che ci siano ancora delle cose che deve migliorare?
“Certamente, sono un giocatore che è sempre alla ricerca di un perfezionamento. So che ho ancora molto lavoro da fare tecnicamente e tatticamente. Ho molto da apprendere anche dai miei ‘nemici’. So di dover ancora imparare molto, e sì, so di essere un giocatore importante del Napoli (a conferma di quanto dice la giornalista) dove ci sono personalità di grandi giocatori e io cerco di rappresentare il Senegal in questa città e spero di farlo bene”.
Recentemente è stato vittima di un episodio di razzismo per il quale i suoi supporters napoletani si sono poi presentati allo stadio col volto coperto da una sua foto. Credo che per lei sia stato un momento di forte emozione. Come ha vissuto questa doppia sensazione: da un lato i cliché del razzismo e dall’altro quest’atto d’amore.
“E’ stato un po’ difficile, all’inizio non avevo sentito le grida e solo quando l’arbitro ha fermato il match ho capito che non ero folle, ma che davvero c’erano quelle grida se anche lui si era fermato. Ho cercato di ignorarle perché amo il calcio, amo lo spettacolo e il fatto che gli spettatori sono allo stadio per vedere la partita e quando ho visto ciò, sul momento mi ha deconcentrato e poi ho ringraziato molto l’arbitro Irrati che è stato davvero molto coraggioso a fermare la partita per qualche minuto  … sapevo che non era tutto il pubblico della Lazio a pensare queste cose, certo è stato molto spiacevole, ma poi quando ho visto allo stadio tutte le mie foto così, ciò mi ha fatto davvero un sacco bene, mi ha dato emozione perché ho capito di avere un grandissimo supporto che avevo già ricevuto tramite molti messaggi sui social network da parte di tutti, persino la federazione senegalese, l’ambasciata senegalese a Milano mi hanno sostenuto con una lettera. Poi il gesto dei napoletani; ciò mi ha fatto davvero un enorme piacere”.
Qualche settimana dopo sul canale Football Club in una trasmissione francese, il suo nome è stato fatto in quanto è stato riconosciuto come un potenziale giocatore della squadra francese. Che reazione ha avuto ascoltando ciò?
“Guardavo la trasmissione con la mia famiglia, ma ho ascoltato senza ascoltare, perché contemporaneamente eravamo insieme, si scherzava, si parlava e poi mi ha chiamato la moglie di un mio amico e mi ha detto guarda che su Football Club si parla di te e allora sono andato a vedere e non ho avuto da fare molti commenti poiché sanno bene che io gioco già nella nazionale del Senegal”
A proposito di scelta fra due nazionali…
“A 24 anni ho capito che era tempo di giocare in una squadra nazionale e quando mi ha chiamato Aliou Cissé chiedendomi se mi interessava giocare nella nazionale del Senegal, gli ho chiesto un po’ di tempo per riflettere, lui ha capito, mi ha dato del tempo per riflettere. La squadra mi è piaciuta, l’ambiente anche, e allora ho capito che il mio posto era là … è stata una scelta importante per me”.
Cosa conosce del Senegal?
“Cosa conosco? Beh in effetti non conosco moltissime cose perché io sono cresciuto in Francia, ma sono cresciuto a contatto con la cultura senegalese perché i miei genitori appartengono a questa cultura. A casa mia si parlava pular, per cui non ci sono dubbi, sono cresciuto con la cultura senegalese, mangiare thiebou era una cosa normale per me, quando dico che parlo pular le persone non mi credono, pensano che parli solo francese … i miei genitori sono senegalesi ed io sono cresciuto con questa cultura”.
Sulla base del suo potenziale, visto che la squadra del Senegal non arriva ancora ad imporsi sul piano continentale, secondo lei cosa bisognerebbe fare? 
“Abbiamo bisogno di tempo, siamo una squadra di giovani, abbiamo molti giocatori che giocano in molti campionati importanti: in Inghilterra, in Italia o anche in Francia…bisogna prima di tutto qualificarsi per le grandi competizioni, e poi si troverà la maniera…ma io credo che il coach lavori molto su ciò…”
Ha dei club in cui sogna giocare?
“Questa è una domanda che si ripresenta spesso ultimamente (ride), ma seriamente io sono già in un grande club che è il Napoli, quest’anno abbiamo cercato lo scudetto in tutti i modi e spero di conquistarlo ancora; ho sempre sognato di giocare la Champions League e spero di giocarla col Napoli, dopo si vedrà cosa succederà del mio futuro, ma per ora non ho molta voglia di lasciare questa vita, che è davvero l’ideale per me, la mia famiglia sta bene, i miei amici quando vengono sono molto contenti perché qui sono molto ospitali, la città non mi dà problemi, sto davvero bene”.

Lei ha 24 anni, è già sposato, eppure è piuttosto giovane!
“Sì, spesso me lo dicono, ma credo che sia davvero importante avere anche un equilibrio, oltre a quello professionale, quindi sono sposato, sono sette anni che sto con mia moglie, abbiamo avuto un bambino quest’anno, ne approfitto, sto bene, sono sereno in tutto quello che faccio”.
Cosa posso augurarle allora?
“Non so, di vincere lo scudetto col Napoli e di partecipare alla Coppa del mondo e di andare lontano col Senegal”.

calcionapoli24

Ischia, mister Porta:” Il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto”

Mister Porta Ischia

Al “Mazzella” passa anche il Catanzaro con un rete di Agodirin. Per l’Ischia si tratta della settima sconfitta consecutiva,da quando in panchina siede Porta. Al di là del risultato maturato in campo,contro i calabresi si è vista un Ischia in crescita sul piano di gioco,sopratutto nel secondo tempo dove più volte ha avuto diverse occasioni per trovare la rete del pareggio,nonostante il calcio di rigore non fischiato dall’arbitro. Dopo oltre un mese di silenzio stampa da parte della società, in sala stampa arriva mister Porta, che mai come questa volta la sua squadra avrebbe meritato molto di più. La squadra sta crescendo commenta l’allenatore- e i dati di fatto si vedono in campo e la squadra si sta riprendendo fisicamente. Abbiamo preso un gol su’ingenuità da calcio d’angolo,poteva esserci un calcio di rigore. Ma l’importante per me era vedere una squadra viva in campo,fino alla fine cosa che non era successo fino ad ora. Prima avevamo un’ora nelle gambe,mentre ora abbiamo novanta minuti nelle gambe. Pepe sta recuperando,Di Vicino sta migliorando e Filosa tornerà tornerà in campo nella prossima partita. Queste sono le note positive,la squadra è valida e queste sono le note da cui dobbiamo ripartite”. Una squadra che sarà difficile salvare,anche perchè si sta continuando a dimostrate vulnerabile e con una rosa molto stretta. Una scelta che forse ora fa riflettere. ” Non sono pentito di aver accettato, i ragazzi li vedo motivati e c’è un grande gruppo. La squadra migliorerà ulteriormente, sarà ancora più competitiva con i rientri di Filosa,Kanoute e la crescita di Pepe e Di Vicino che stanno tornando nella migliore condizione. Per me,la squadra è competitiva per disputare i play-out. Noi oggi contro il Catanzaro abbiamo giocato come se fosse una partita di play-out, e non abbiamo demeritato. Non dico che potevamo vincerla,però il risultato più giusto sarebbe stato il pari. Ripeto, la squadra è migliorata e confido nel rientro di tutti i calciatori”. In settimana in un intervista rilasciata,ha dichiarato che nei play-out il Melfi era la squadra ideale da poter affrontare. I risultati di questa giornata non sorridono all’Ischia,proprio perchè c’è il rischio di prendere il Catania,con un eventuale sconfitta in quel di Cosenza la settimana prossima. ” Noi intanto andremo a Cosenza,per provare a fare risultato. Noi dobbiamo guardare in casa nostra. In questo momento abbiamo fatto un netto passo in avanti,perchè abbiamo giocato con la miglior squadra. E non dobbiamo dimenticare che abbiamo giocato Kanoute, ed è impensabile giocare senza di lui nei play-out. Non perchè Kanoute sia più forte degli altri,ma per la caratteristiche che ha,è un calciatore che ha velocità ed attacca la profondità”. La società prima della gara proprio con il Catanzaro,aveva diramato un comunicato ,che soltanto dopo questa gara avrebbe prese la decisione per un eventuale cambio in panchina. ” Da quando sono nell’Ischia mi hanno cambiato di ruolo tante volte, io non faccio altro che lavorare. Ho un contratto fino al 30 giugno,quindi sono a disposizione della società e cerco di dare il massimo. Probabilmente se mi avessero dato modo di restare dopo la partita con la Lupa Castelli Romani avrei cercato di fare qualcosa in più”. Si sente in discussione? ” Non credo,ufficialmente non mi hanno mai detto niente,neanche quando in settimana si è parlato del ritorno di Bitetto. Continuo a lavorare e posso solo assicurare che il gruppo è omogeneo”.

Spalletti: “Domani Strootman titolare. Radja si butterebbe nel fuoco per la Roma. Abbiamo fatto cose eccezionali”

Queste le parole di Spalletti alla vigilia della sfida fuori casa della Roma contro il Genoa rivolte ai cronisti presenti nella sala stampa del Ulvio Bernardini:

Dall’infermeria…“Florenzi al 90 per cento non giocherà perché il problema al flessore sinistro che lo ha afflitto in questi giorni non è risolto. Falque ha un risentimento al flessore destro e non migliora, anzi ha avvertito un peggioramento. Ucan ha un’infezione alle vie respiratorie ma è in condizioni di vita normali ora, dopo essere stato ricoverato. Keita ha avuto un fastidio alla caviglia, un gonfiore che persiste quindi è da valutare così come Torosidis che ha avuto un fastidio all’anca. Gyomber è dentro, per quanto mi riguarda può giocare”.

Il Genoa in casa ha fatto un bel bottino di punti. È una partita complicata? “Al di là dei numeri tutti sanno della bontà del lavoro di Gasperini, ogni anno escono da lì grandi calciatori. Sono forti sotto il profilo dell’intensità e della forza fisica, c’è da dire che loro danno il meglio di sé stessi su quel campo ma noi siamo aggrappati alla possibilità di successo perché sarebbe un grandissimo risultato per cui andiamo lì convinti”.

Vista la squalifica di Pjanic, vedremo una Roma a trazione anteriore con 4 giocatori offensivi stile Madrid? “Quando metto in campo gli undici calciatori penso che tutta la squadra nel suo complesso possa essere offensiva: quando la squadra funziona chiunque riesce ad inserirsi, a prescindere da chi siano gli attaccanti. A Dzeko ho già detto ciò che gli dovevo dire, può stare tranquillo che se avrò bisogno da lui lo userò o prima o dopo in questa partita. Lui deve tenersi pronto, deve mostrare le sue qualità”.

Mancano 270 minuti alla fine del campionato e si deve capire se in futuro si potrà contare su Strootman o no… “Strootman gioca titolare, ci contiamo per il futuro. Domani comincerà a farcelo vedere perché è pronto”.

Abbiamo visto due Roma diverse contro il Napoli e con Torino o Atalanta (squadra molto più schizofrenica). Cosa manca per arrivare ai livelli della Juve? “Abbiamo fatto buone cose in questo campionato, c’è una buona difesa a dispetto di ciò che si diceva prima che io arrivassi, posso contare su buonissimi calciatori. La Juve è una squadra migliorata anno dopo anno, impreziosita da giocatori sempre più importanti. A noi in alcune partite manca il sostegno del carattere ma attraverso qualità e convinzione di potersela giocare contro tutti si sopperisce. Si può migliorare ma siamo già a buon punto. Stando dentro con la testa come abbiamo fatto fino a questo momento, i calciatori hanno dimostrato che tengono alla Roma, che non pensano al mercato. Evidenziano grande professionalità e correttezza nello spogliatoio e durante gli allenamenti perché ci tengono ad ottenere dei risultati con questa squadra. Radja (ndr Nainngolan) per la Roma e per questi risultati qui si getta nel fuoco, a lui interessa domani, non la prossima stagione. È uno che ti salta addosso, ti corrode”.

Su Totti, alla luce delle ultime prestazioni del giocatore, lei è stato chiamato in causa sul possibile rinnovo? “Il mio pensiero non serve su questo, io fin dal primo momento ho detto che la cosa non mi riguarda. Io Francesco lo alleno volentieri, era proprio il rischio che non volevo correre venendo qui il fatto che mi fosse addossata la gestione del tramonto di Totti. Io faccio l’allenatore, lo alleno e sono coerente con ciò che ho detto fin dal momento del mio arrivo”.

Su Castan? “Ha mostrato di aver compiuto dei passi in avanti importantissimi nell’ultimo periodo che se confermati potrebbero dare apertura a qualsiasi soluzione. Lo feci giocare all’inizio per vedere subito come se la sarebbe cavata nella situazione reale e non è stato pronto in quell’occasione. Il ragazzo, però, ha una forza d’animo incredibile, è venuto agli allenamenti sempre più voglioso perciò potrebbe essere a breve impiegato”.

Sul calciomercato…”Il mercato sono convinto che lo farà Sabatini anche il prossimo anno e questo sarà un punto a favore per la nostra squadra. Digne ha fatto un grande campionato, Florenzi può giocare terzino ed ha anche margini di miglioramento, Maicon dal canto suo si è sempre fatto trovare pronto nelle occasioni in cui l’ho chiamato in causa ed anche Emerson ha fatto vedere le sue qualità e all’occorrenza può giocare anche a destra. Tuttavia, non mi interessa il domani. Mi interessa l’oggi, mi preme sottolineare che la squadra che ho ora a disposizione ha fatto cose straordinarie anche senza la sua curva, quindi senza quel clima carico di entusiasmo, cori, partecipazione emotiva e sentimento che sono necessari. È vero che i cuori si sentono battere anche da fuori ma la presenza fisica sarebbe stata importante. Spero sappiate quanti punti sono stati presi in questo girone di ritorno a Napoli, Inter, Fiorentina (tutte squadre forti come noi) e non viene sottolineata abbastanza la straordinarietà di tutto ciò, si dimenticano le cose troppo in fretta. Questi ragazzi vogliono giocarsi la possibilità che hanno fino alla fine di questo campionato”.

Claudia Demenica

Juve Stabia, a Monopoli solo imprevisti..

La brutta prestazione della Juve Stabia a Monopoli – e Mister Zavettieri ci perdonerà se non siamo d’accordo con la sua analisi tutto sommato positiva del match – risulta difficile da commentare alla luce del gioco offerto dalle Vespe, privo di qualità ma anche della giusta intensità.

Ricollegandoci al gioco da tavolo più famoso del mondo, il Monopoli appunto, possiamo dire che i gialloblù sabato sono incappati, durante la propria partita, costantemente nella casella degli imprevisti, carta in grado di penalizzare il risultato finale e di compromettere l’assalto a parco della VITTORIA.

Nonostante ieri sia andata in scena una delle Juve Stabia più brutte della stagione, proviamo a individuare dei punti positivi su cui costruire la squadra del prossimo campionato. Il match di ieri, infatti, con tutti i suoi errori e le sue giocate non da Juve Stabia, ha offerto alcuni spunti di riflessione che possono avere una valenza rilevante in ottica futura.

Carillo ha confermato tutte le buone sensazioni suscitate nei mesi di campionato che lo hanno visto sostituire Migliorini al fianco di Polak. Il prodotto del settore giovanile stabiese sta crescendo in modo costante e ad ogni match appare meno timoroso e più sicuro di sé. Avendo al fianco un difensore di esperienza e di spessore, Polak o chi per lui se il ceco dovesse partire, Carillo può dire la sua anche nella prossima stagione.

A centrocampo, pur non brillando come quasi tutti i suoi compagni, Carrotta ha ben figurato, facendo intravedere buone qualità. Ovviamente la tecnica del ragazzo deve essere affinata ed i suoi movimenti perfezionati ma la stagione che lo ha visto, soprattutto nella prima parte, titolare forzato a causa dei tanti infortuni, può senza dubbio servire al giovane centrocampista in ottica del prossimo campionato, quando potrà far tesoro dell’esperienza maturata in questi mesi.

Ancora, a nostro avviso, a Monopoli è andata in scena l’ennesima buona prova di Diop, che anche in una partita storta non ha smesso un attimo di “importunare” i difensori avversari con la sua determinazione e la sua voglia di gol. La cattiveria messa in campo dall’attaccante senegalese è stata pari solo a quella di Cancellotti, autore di un’ottima prova. L’esterno ormai copre i due ruoli dell’out destro, quello da esterno appunto e quello da terzino, con la medesima efficacia, mettendo in luce tante peculiarità diverse a seconda della posizione. Da terzino Cancellotti offre una copertura costante ai compagni, mentre da esterno alto sforna a ripetizione cross e tiri verso la porta, dimostrando anche una crescita tecnica notevole. Proprio la metamorfosi di Cancellotti potrà essere utile in fase di mercato, magari portando Logiudice a cercare un terzino affidabile in modo da avanzare definitivamente il calciatore umbro nel ruolo di esterno.

Sempre in tema di mercato e di terzini, più che sulla fascia destra, sarà necessario intervenire in modo intelligente sull’out sinistro, che la prossima stagione sarà orfano di Contessa e vedrà invece un Liotti non ancora in grado di essere punto fermo di una squadra di vertice.

Considerazioni diverse vanno fatte, a malincuore, per Guido Gomez. Il ragazzo è un patrimonio della Società che la scorsa estate lo ha tesserato a titolo definitivo, ma le prestazioni offerte dalla punta continuano ad essere deludenti. Forse l’aggettivo non è quello giusto perchè Gomez per la pochezza che mette in campo risulta quasi difficile da giudicare. Probabilmente, per quanto riguarda le pure doti tecniche, Gomez ha poco da invidiare a Diop ma la differenza tra i due la fanno la grinta e la voglia di mettersi in luce. Mentre Diop gioca “ringhiando” sugli avversari e su ogni pallone che passa dalle sue parti, Gomez gioca quasi come un calciatore a fine carriera, che ha già vissuto i suoi anni migliori e che ormai è quasi disinteressato a quello che succede in campo. Per far parte della prossima Juve Stabia, il cambiamento deve essere mentale prima ancora che tecnico.

Discorso a parte lo merita Stefano Russo. L’estremo difensore, in una stagione intervallata dal brutto infortunio e dal dualismo con Polito, ha fatto vedere cose senza dubbio positive, risultando superlativo tra febbraio ed aprile. Le ultime due prestazioni, condite da due errori gravi per gli stardard cui ci aveva abituato, hanno messo in ombra quanto di buono fatto nei mesi precedenti. A nostro avviso resta un calciatore su cui puntare per la prossima stagione; inevitabilmente poi la scelta del numero 1 verrà fatta anche in funzione del suo “rivale” nel ruolo di estremo difensore.

A prescindere da tutte questa valutazioni tecniche, però, ciò che più conta, guardando ad un futuro molto più prossimo, è che nell’ultima partita della stagione tutta la squadra metta in campo tutte le motivazioni che a Monopoli non si sono viste.

Dopo una stagione al di sotto delle aspettative i tifosi stabiesi meritano un congedo che abbia un tono completamente diverso dal match in terra pugliese. Al Menti arriva il Foggia, storico avversario delle Vespe in tante battaglie di Serie C, non servono particolari parole o motivazioni per caricare una partita del genere.

Raffaele Izzo

Napoli-Atalanta, le probabili formazioni: tre possibili cambi per Sarri

“Monday Night” in serie A, allo stadio San Paolo va in scena il posticipo della 36esima giornata tra Napoli e Atalanta ( ore 21:00). Non è il periodo migliore per gli uomini di Maurizio Sarri che, nonostante una buona prestazione, sono stati beffati negli ultimi minuti nella delicata trasferta dell’ Olimpico. La qualificazione diretta alla fase a gironi della prossima Champions League, ora, è davvero a rischio: la Roma è distaccata di due sole lunghezze e il Napoli non può più permettersi di sbagliare per non andare a vanificare quanto di buono fatto in questa stagione. Gli azzurri sono padroni del proprio destino e domani sera potranno contare sul fattore San Paolo dove sono imbattuti ed hanno il migliore rendimento di tutto il campionato; servono i tre punti sperando che arrivino buone notizie da Genova dove i giallorossi saranno impegnati alle ore 19:00. Dall’ altra parte l’ Atalanta non ha più nulla da chiedere a questo campionato: grazie alla vittoria sul Chievo, la scorsa settimana, i bergamaschi hanno raggiunto la salvezza con tre turni di anticipo. Reja non ha nulla da perdere e potrebbe giocare un brutto scherzo alla sua ex squadra.
QUI NAPOLI Sarri dovrebbe affidarsi all’ undici titolari anche se trapelano, nelle ultime ore, tre possibili cambi: il primo riguarda l’ out di sinistra dove Strinic si gioca con Ghoulam una maglia da titolare, confermato il resto della difesa con Albiol e Koulibaly al centro e Hysaj a destra. A centrocampo Jorginho sarà affiancato da Hamsik e da uno tra Allan e David Lopez. Nel tridente, dopo due panchine consecutive, al posto di Mertens  torna  Insigne che andrà ad affiancare Callejon ed Higuain che vuole ritornare subito al gol.

QUI ATALANTA – Uomini contati per Reja che dovrà fare a meno degli infortunati Stendardo, Carmona, Pinilla, Bassi e degli squalificati Gomez e Paletta che tra l’ altro pare aver concluso la stagione per un problema all’ adduttore. Ballottaggio tra Cherubin e Djimsiti per sostituirlo con Masiello, Dramè e Toloi a completare il reparto difensivo. De Roon e Cigarini in mediana; Kurtic, Diamanti e D’ Alessandro alle spalle di un Marco Borriello in grande spolvero nelle ultime uscite.

ECCO LE PROBABILI FORMAZIONI:

NAPOLI (4-3-3): Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; David Lopez, Jorginho, Hamsik; Callejon, Higuain, Insigne.   All. Sarri

ATALANTA (4-2-3-1): Sportiello; Masiello, Cherubin, Toloi, Dramé; De Roon, Cigarini; Kurtic, Diamanti, D’Alessandro; Borriello.   All. Reja

RIPRODUZIONE RISERVATA

Roma, incendio all’ospedale San Camillo: morto un malato

0
La vittima è un paziente ricoverato nel reparto di Medicina del San Camillo, al secondo piano del padiglione Maroncelli. Fiamme domate, ancora da accertare la causa

Una persona è morta in un incendio che si è sviluppato poco dopo mezzanotte e mezza all’ospedale San Camillo di Roma, nel reparto Medicina, al secondo piano del padiglione Maroncelli. Secondo i vigili del fuoco, l’incendio ha riguardato una sola stanza. All’interno è stato trovato un corpo carbonizzato. Il piano è stato evacuato e il rogo è stato spento. La vittima è un uomo. Non è stata trovata la cartella clinica e l’identità è ancora da accertare, come pure le cause del rogo.

In seguito all’incendio è stato deciso di evacuare anche gli altri due piani dell’edificio, a scopo precauzionale e per effettuare le necessarie verifiche. La chiamata d’allarme è stata girata al centralino dei vigili del fuoco dal numero unico d’emergenza 112 alle 00,22, e 11 minuti dopo le squadre erano già operative sul posto.

“Ho visto le fiamme sotto il suo letto”. E’ quanto avrebbe raccontato il compagno di stanza dell’uomo morto nell’incendio. Secondo quanto si è appreso, è stato lui a dare l’allarme. Un’infermiera e alcune guardie giurate sono accorsi per primi nella stanza, ma non sono riusciti a mettere in salvo il paziente, bloccato nel letto a causa dell’amputazione di un piede. Sul posto vigili del fuoco e polizia.

vivicentro.it-centro-cronaca / larepubblica / Roma, incendio all’ospedale San Camillo: morto un malato

Diamo più forza ai diritti delle donne

0

Per un crescente numero di italiane Linda Laura Sabbadini è il simbolo della difficoltà di affermare i diritti delle donne nel nostro Paese. Il motivo ha a che vedere con il lavoro svolto da Sabbadini per lunghi anni in seno all’Istat nel campo delle indagini sociali, dando maggiore risalto al ruolo delle donne. In particolare Sabbadini è stata una sorta di pioniere nelle statistiche di genere perché è stata lei a volere gli studi sul rapporto tra generazioni, tra generi, sulla violenza contro le donne, il bullismo, le condizioni dei disabili e degli omosessuali, i migranti. Ed è grazie a lei se oggi fra gli indicatori Istat c’è il tasso di scolarizzazione delle bambine.

Sono meriti che le vengono riconosciuti, dentro e fuori l’Istat, per aver svolto le mansioni di direttore del Dipartimento per le Statistiche Sociali e Ambientali orientando le ricerche in maniera da dare attenzione alle donne ed alle fasce più deboli della società. La decisione di rimuoverla dall’incarico di dirigente non è stata frutto della volontà di azzerare tali progressi nell’analisi del Paese quanto il risultato di una riorganizzazione interna, dovuta in gran parte a revisioni di spesa, che ne ha sottovalutato il valore per milioni di persone. È stata la reazione di massa, sui social network ma non solo, di migliaia di donne a trasformarsi nella cartina tornasole di uno scontento che deve farci riflettere. La defenestrazione di Linda Laura Sabbadini è diventata il catalizzatore di chi rimprovera al nostro Paese di essere ancora troppo maschilista ignorando quanto proprio lei ha contribuito ad appurare in un rapporto pubblicato in dicembre.

«Le donne in Italia hanno più difficoltà a trovare un’occupazione adeguata al titolo di studio conseguito» perché «il divario di genere nella partecipazione al mercato del lavoro resta tra i più alti d’Europa (69,7% di uomini occupati contro il 50,3% di donne) e per colmarlo dovrebbero lavorare almeno 3 milioni e mezzo di donne in più di quanto attualmente avviene». Senza contare che «la qualità del lavoro è peggiore per le donne, più spesso occupate nel terziario e in professioni a bassa specializzazione». Sono argomenti ai quali Linda Laura Sabbadini ha dedicato tempo, passione e risorse fino all’ultimo giorno del suo incarico e che restano in cima all’interesse nazionale in quanto una democrazia matura ha bisogno di estendere la tutela dei diritti di tutti, a cominciare dalle donne che costituiscono oltre metà degli abitanti. La sensibilità pubblica sul tema delle unioni civili – giustamente rivendicate nel novero dei diritti civili – deve estendersi a questioni aperte come la tutela degli orfani causati da femminicidi che continuano a crescere nel nostro Paese e la protezione delle donne dalle violenze domestiche, causate da connazionali o da stranieri. C’è una oggettiva, impellente, necessità di dare maggiore attenzione alla richiesta di parità di diritti che viene dalle donne del nostro Paese. Viviamo in una nazione che diventa più diversa ogni giorno che passa: per farne un luogo migliore da lasciare ai nostri figli abbiamo il dovere di riconoscere, rispettare e rafforzare i diritti di ogni gruppo sociale che la compone. Primo fra tutti, le donne. Per questo stiamo dalla parte di Linda Laura Sabbadini.

vivicentro.it-opinioni / lastampa / Diamo più forza ai diritti delle donne MAURIZIO MOLINARI

La corruzione in Italia e l’Europa spaccata e moritura

0
Onestà e libertà rappresentano un binomio che ha illuminato alcuni fasi della storia occidentale ed anche di quella italiana

CI SONO molte magagne in Italia e in Europa ed una delle principali, specialmente nel nostro Paese, è l’affievolirsi della democrazia e l’accrescersi della corruzione. Sono due fenomeni diversi ma interconnessi. Per chiarire la natura del primo cito qui un passo del mio libro intitolato “L’allegria, il pianto, la vita”, uscito un paio di anni fa. “La democrazia declina e declina anche la separazione dei poteri costituzionali che Montesquieu mise alla sua base.

Da noi quella preoccupante esperienza ebbe inizio nei primi anni Novanta e non si è più fermata. Quel declino ha colpito il potere giudiziario e quello legislativo, rafforzando il potere esecutivo che ormai accentra su di sé la forza del governare con il minor numero di controlli. Il processo è ancora in corso ma un primo obiettivo è già stato realizzato e consiste nel completo stravolgimento della democrazia parlamentare e dei partiti. I partiti sono ormai tutti “liquidi”; riflettono società ed economie altrettanto liquide: un Capo, un gruppo dirigente a lui devoto, un’attenzione particolare ai potenziali elettori, la scomparsa della democrazia politica all’interno dei partiti”.

La corruzione diffusa purtroppo in tutte le classi sociali, dai più abbienti al ceto medio fino a quelli sulla soglia della povertà, ha come condizione preliminare il declino della democrazia partecipata. Di fatto è la scomparsa dello Stato come soggetto riconosciuto dai cittadini e quindi la scomparsa, nella coscienza delle persone, del concetto di interesse generale. L’effetto è il sovrastare degli interessi particolari, delle lobby economiche, delle clientele regionali, dei singoli e del loro circondario locale.

La corruzione dilaga, le mafie si affermano con le loro regole interne, i loro ricatti, il denaro illegale e gli illegali profitti che se ne ricavano, il mercato nero e il lavoro nero. Il popolo sovrano che dovrebbe essere la fonte dei diritti e dei doveri di tutti, ripone la sua affievolita sovranità nella corruzione. Corrisponde alla conquista d’un appalto, un posto di lavoro, un incarico importante nel mondo impiegatizio o imprenditoriale, si conquista insomma un potere.

Quel potere conquistato con la capacità di corrompere dà a sua volta la possibilità d’esser corrotti. I corruttori diventano corrompibili e viceversa: questa è la società nella quale viviamo. Non solo in Italia e non solo in Europa, ma in tutti i Paesi dell’Occidente. Negli Stati Uniti d’America si toccarono le punte massime nella Chicago del proibizionismo e del gangsterismo, ma c’era già prima ed è continuata dopo. È il vero e più profondo malanno della democrazia, fin dai tempi dell’antica Grecia che è all’origine della nostra civiltà.

L’impero ateniese fu la città della democrazia e contemporaneamente la culla della corruzione, molto più diffusa di quanto non lo fosse a Sparta e a Tebe. E così nella Roma antica, corrotta nelle midolla dai tempi della tarda Repubblica e a quelli dell’Impero. Accade talvolta che le dittature blocchino la corruzione. Quando il potere politico è interamente nelle mani di pochissimi o addirittura di uno soltanto, la corruzione scompare: il potere assoluto sopprime al tempo stesso la corruzione e la libertà.

Egualmente accade che la corruzione non c’è o è ridotta ai minimi termini quando il popolo è veramente sovrano. In quel caso – purtroppo poco frequente – il massimo della libertà, della separazione dei poteri, delle istituzioni che amministrano l’esercizio dei diritti e dei doveri, dello Stato di cui il popolo sovrano costituisce la base e che persegue l’interesse generale del presente in vista del futuro, della generazione dei padri che godono il presente e operano per le generazioni dei figli e dei nipoti; in quel caso l’onestà la vince. Onestà e libertà rappresentano un binomio che ha illuminato alcuni fasi della storia occidentale ed anche di quella italiana.

Fasi tuttavia assai transitorie, specialmente in Italia e la ragione non è certo di natura antropologica. Gli italiani non sono per natura un popolo di corrotti e di ladri, ma è la nostra storia che ha ridotto a plebe il popolo sovrano. Machiavelli lo teorizzò nei suoi scritti e nel suo “Principe” in modo particolare. Le Signorie erano un covo di intrighi e quindi di corruzione. Per di più lo Stato non esisteva, fummo per secoli servi di potenze straniere che facevano i propri interessi e non certo quelli d’un popolo schiavo.

Ma ci furono anche dei periodi di luce, di lotta per la libertà e per la costruzione dello Stato d’Italia, di assoluta onestà privata e pubblica. Pensate al trio di Mazzini, Cavour, Garibaldi, in dissenso tra loro ma uniti da diverse angolazioni per la libertà e l’indipendenza del nostro Paese. Ed anche alla guerra partigiana e alla Resistenza che coinvolse l’intera Italia centro-settentrionale, dai nuclei combattenti a gran parte del Paese che ad essi faceva da scudo. E così pure, ai tempi della ricostruzione materiale, morale e politica sulle rovine che la sciagurata guerra ci aveva lasciato in eredità.

Conclusione: la corruzione è figlia della scomparsa d’un popolo sovrano e d’una democrazia non partecipata di partiti “liquidi”, dell’affievolimento dell’interesse generale e dello Stato che dovrebbe rappresentarlo e perseguirlo. Questa è la situazione in cui già da molti anni ci troviamo e che con lo scorrere del tempo peggiora. E questa è anche la situazione europea dove i fenomeni deleteri sono per certi aspetti ancor più gravi.

***

Domenica scorsa scrissi a lungo sull’Europa “a pezzi”, sul patto di Schengen violato da un numero sempre più esteso di Paesi membri dell’Unione, sulla situazione greca, sulla anomalia sempre più evidente della Turchia di Erdogan con l’Europa democratica e infine sulla Libia, la Tunisia e l’Is che imperversa sempre di più sulla costiera mediterranea e in particolare sulla Cirenaica che ci fronteggia. Ma dopo appena sette giorni da allora la situazione è ancor più grave e più chiara nella sua gravità: esistono ormai tre diverse Europa che si fronteggiano, alle quali va aggiunto il terrorismo del Califfato, potenziale soprattutto, che aggrava sempre di più i malanni e il solco che divide le tre parti del nostro Continente.

Esistente anzitutto l’anti-Europa: movimento di estrema destra, xenofobo e antidemocratico, con tinte razziste e nazionaliste, sia politicamente sia economicamente. Molti di questi anti-europei vigoreggiano in Paesi dell’Unione che non fanno parte dell’Eurozona, ma alcuni sono nati e stanno costantemente rafforzandosi in Paesi che hanno la moneta comune. Così avviene in Austria, in Danimarca, nei Paesi baltici, nei Balcani. Alcuni di questi movimenti sono ancora di modeste dimensioni, ma altri, per esempio in Austria, hanno raggiunto dimensioni preoccupanti e alcuni sono addirittura arrivati a raggiungere il primo posto scavalcando i partiti che avevano finora governato. L’esempio più lampante è quello austriaco, ma anche in Francia il lepenismo è il movimento che i sondaggi collocano in prima posizione.

La seconda spaccatura dell’Europa è tra il Nord e il Sud e il suo aspetto più preoccupante è rappresentato dalla Germania. È il Paese egemone dell’Unione e soprattutto dell’Eurozona e finora si era mostrato in equilibrio su alcuni temi fondamentali, a cominciare da quelli dell’immigrazione, della flessibilità adottata dalla Commissione di Bruxelles, sia pure con modalità moderate, e nel rapporto tra la Cancelliera Angela Merkel – ufficialmente sostenitrice del rigore economico – e Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea e fautore d’una politica monetaria espansiva e anti-deflazionistica.

In questi ultimi giorni tuttavia la Merkel sembra aver abbandonato il suo equilibrio tra il rigore anche monetario della Bundesbank e la politica espansiva della Bce. Nei giorni scorsi Weidmann, governatore della Bundesbank, è venuto a Roma con un pretesto privato ma in realtà allo scopo di attaccare scopertamente la politica di Draghi, rendendo pubblico quell’attacco con un’intervista data proprio al nostro giornale.

Weidmann non è nuovo a quest’opposizione alla politica di Draghi, gli vota regolarmente contro in tutte le riunioni del Consiglio della Bce di cui la Bundesbank fa naturalmente parte; ma la novità di questa volta è che c’è stata l’approvazione piena delle dichiarazioni di Weidmann da parte del ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble, e nessuna parola di riequilibrio da parte della Merkel. Sarà la necessità di posizionarsi adeguatamente in vista delle prossime elezioni politiche tedesche, con una Cdu minacciata dagli xenofobi antieuropei e anche dall’alleato attuale, la Csu bavarese; ma comunque è un fatto nuovo e fortemente preoccupante questo atteggiamento “separatista” della Germania. Infine la terza spaccatura europea riguarda la politica estera, la guerra contro l’Is in Siria, l’amicizia senza remore di sorta con la Turchia, l’assoluta “neutralità” nei confronti dell’eventuale intervento europeo sulla situazione libica.

Queste tre spaccature sono micidiali per l’Europa: allontanano il suo rafforzamento istituzionale e quindi rinforzano il nazionalismo dei singoli Paesi membri, anche di quelli che non condividono le posizioni tedesche in tema di rigore economico e proprio per questo svalutano le regole comunitarie contribuendo così da opposte sponde alla disgregazione politica ed anche ideale dell’Europa unita.

Sono gli effetti delle democrazie non partecipate, liquide e senza alcun controllo dai diversi poteri costituzionali; è sempre meno esistente la parvenza d’un rafforzamento europeo e le prospettive pessime di questa situazione in una società globale. Barack Obama ha cercato nel suo viaggio europeo dei giorni scorsi, di patrocinare un radicale mutamento di rotta, ma non sembra sia stato molto ascoltato. L’Europa è a pezzi ma non cerca affatto di ricostruirli. Se continuerà così andrà dritta al cimitero e noi tutti con lei, Germania in testa. “Ave, Caesar, morituri te salutant”.

vivicentro.it-editoriale / larepubblica / La corruzione in Italia e l’Europa spaccata e moritura EUGENIO SCALFARI

Quarantena ….. Millenaria

0

Quarantena. La Grecia da anni versa in condizioni economiche difficili, l’economia e’ al palo, la disoccupazione e’ al 24%, il 52% delle famiglie sopravvive con una sola pensione. sembra la fotocopia dell’Italia.

Il Governo Tsipras ha deciso di usare ogni mezzo disponibile nei confronti di coloro che pur essendo nella disponibilta’ economica, non hanno alcuna intenzione di pagare i propri debiti erariali.

L’unico modo per battere cassa per il nuovo Governo Ellenico, e’ stato quello di congelare i conti bancari di migliaia di contribuenti che, in previsione di una possibile rateizzazione senza oneri fiscali, ha “preferito” tenere in caldo i soldi.

Cosi’ lo Stato Ellenico, ha iniziato a controllare i conti bancari di ogni singolo evasore, la “visura” era iniziata in sordina, poi e’ andata sempre piu’ ampliandosi, fino a raggiungere i mille conti correnti giornalieri congelati e messi in quarantena. Sicuramente in tanti correranno in banca per evitare “l’abbattimento di temperatura”.

Ammontano a quasi 87 mila Miliardi, i crediti vantati dall’Agenzia delle Entrate, se non verranno riscossi almeno in parte, nei prossimi mesi saranno messi in discussione i pagamenti degli stipendi e delle pensioni per milioni di cittadini Ellenici. La Comunita’ Europea, non avra’ nei prossimi anni, alcuna voglia di rifinanziare uno Stato al limite della bancarotta.
Al posto della quarantena, in Italia bisognerebbe adottare il Millennium nei confronti di tutti i politici che hanno succhiato alla grande, solo cosi’ potrebbe essere risanato  il nostro debito pubblico che ancora tocca cifre da capogiro.
Peccato che i Burocrati, fanno parte dello Stato, dovrebbero fare delle Leggi contro la propria personam? non se ne parla neppure, sarebbe come se spontaneamente decidessero di tagliarsi coda e testa. Avete mai visto un cane mangiarsi la coda? No…..e non lo vedrete mai.
La tracciabilita’, e’ una parola nuova, quasi enfatica che riempe la bocca di chi l’ha gia’ piena, si insegue chi fa piccoli spostamenti bancari, mentre i pescecani politici hanno la facolta’ in barba ad ogni Legge, di eliotrasportare le proprie ricchezze.
Fanno ridere i “pentiti economici”, che aiutati da uno Stato complice, restituiscono solo una parte del bottino esportato all’estero, mentre il tesoretto rimane sempre nelle loro disponibilita’ in territori incontaminati.
Italia e Grecia sono 2 Nazioni che stanno andando alla deriva, chi vive la vita di tutti i giorni puo’ capire, i proclami dei ciarlatani politici restano sulla carta, noi non decolliamo per colpa dei Politici che hanno fatto della nostra terra, un territorio di conquista.
Ora l’Italia e’ in vendita, un’infinita’ di grosse aziende sono finite in mani straniere, per non parlare di beni artistici e culturali che battono gia’ bandiera straniera.
Oggi e’ il 1 Maggio, cosa dovremmo festeggiare, visto che gran parte dei giovani e meno giovani sono:
                                            ORFANI DI LAVORO.

Quarantena…..Millenaria Lo Piano Saint Red

Monopoli vs Juve Stabia, le pagelle

0

Brutta figura della Juve Stabia che, già salva, viene umiliata 4-0 dal Monopoli.

Nonostante qualche occasione interessante creata dalle vespe e neutralizzate dall’ex Pisseri, i padroni di casa portano a casa i tre punti grazie ai gol di Pinto, Di Mariano, Viola ed Esposito.

Ecco le nostre pagelle delle vespe:

RUSSO 4.5: Parte di questa salvezza è merito suo. Oggi, però, non era in giornata e sbaglia in alcuni frangenti.

ATANASOV 5: Seconda presenza per lui, da rivedere.

POLAK 5: Partita mediocre per lui, sbaglia in più occasioni e dimostra una certa sofferenza con la difesa a tre.

CARILLO 4.5: Giornata negativa anche per lui. Ha l’età dalla sua parte e la prestazione odierna non eclissa quanto di buono fatto finora.

LISI 5: pochi spunti, cerca di essere pericoloso ma non ci riesce.

OBODO 5.5: Fa sentire la sua presenza a centrocampo ma paga anche lui la giornata negativa del gruppo.

CARROTTA 5.5: Mezzo voto in più per qualche sortita discreta in attacco.

CANCELLOTTI 6.5: Il migliore dei suoi. Tante discese sulla fascia e qualche bella giocata gli consegnano la palma di migliore.

LIOTTI 5.5: Ha due grandi occasioni ma trova sulla sua strada un grandissimo Pisseri.

GOMEZ 5: Abulico, non si vede praticamente mai.

DIOP 5: Colui che ha trascinato le vespe alla salvezza oggi era in ferie.

GRIFONI: SV GATTO: SV

vivicentro-news-juve-stabia / Monopoli- Juve Stabia, le pagelle

Copyright vivicentro common

La festa del Primo Maggio, Festa del lavoro, viene da lontano nel tempo.

0
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Cortese Direttore,
la festa del Primo Maggio, Festa del lavoro, viene da lontano nel tempo, ha attraversato spazi e stagioni culturali e sociali molto diverse, e giunge a noi nel bel mezzo di trasformazioni radicali nel mondo del lavoro e negli equilibri internazionali sia dal punto di vista politico che economicosociale. Da un lato si approfondiscono le differenze tra le diverse aree geografiche così come al loro interno, dall’altro avviene una specie di trasformazione antropologica nel mondo dei lavoratori. Restano vecchie distinzioni, legate ai diversi settori della produzione, diminuisce la percezione della distanza segnata dai ruoli ricoperti, spesso purtroppo accomunata da una sensazione diffusa di precarietà e incertezza. Ad oggi, manca il coraggio di una grande riforma sindacale che rompe radicalmente con il passato, con gli usi ed anche con la vecchia presunzione di immaginare le Confederazioni sindacali eterne e non riformabili. Verso il nuovo statuto dei lavori «Liberare il lavoro per liberare i lavori». Viviamo in un momento storico caratterizzato dall’incertezza e della discontinuità. Oggi i lavori sono «tanti» ed è doveroso proteggere, oltre che i lavoratori dipendenti, anche quelli indipendenti caratterizzati da debolezza socio-economica. Confronto di discussione, che servirà a formulare ipotesi condivise di riforma del settore, mirando alla ripresa e a «produrre lavori di qualità», non dimenticando mai l’obbiettivo primario quella che io chiamo «antropologia positiva» che vuol dire innanzitutto avere fiducia nella persona e nelle sue proiezioni relazionali, dalla famiglia alle imprese ai corpi intermedi, e nella sua attitudine a potenziare l’autonomia capacità dell’altro. L’esatto opposto di quell’antropologia non evoluta delle organizzazioni Sindacali e, quindi, sulla malafidenza verso le persone che non la pensano come loro. Ereditiamo da loro uno stato pesante e invasivo che conosciamo e che vogliamo cambiare. La prima è quella relativa alla promozione del valore, anche economico, della vita dal concepimento alla morte naturale. Il riconoscimento, anche empirico, della ricchezza e dell’unicità della persona consente di individuarne l’attitudine alla socialità. E ciò conduce ad assegnare alla famiglia e a tutti i corpi intermedi il giusto rilievo per la coesione della società. Ciò comporta la realizzazione diffusa della pratica del principio di sussidiarietà secondo il quale lo Stato, le amministrazioni pubbliche centrali e locali, operano per sollecitare il libero gioco delle aggregazioni sociali. E ancor più nelle nuove condizioni prodotte dalla crisi, la crescita deve essere sostenuta non tanto dalla leva della spesa pubblica quanto dalla vitalità delle persone, delle famiglie, delle imprese, e delle forme associative. Si tratta insomma, di stimolare una sorta di rivoluzione nella tradizione quale risultato di comportamenti istituzionali, politici e sociali coerenti con la visione di «meno Stato, più società». È comunque la collaborazione tra governo e popolo, tra istituzioni e corpi intermedi, la fonte fondamentale dello sviluppo economico e civile del Paese. Liberare il lavoro significa esattamente liberare i lavori. Vale a dire, incoraggiare nelle imprese l’attitudine ad assumere e a produrre lavori di qualità. A cogliere ogni opportunità di crescita, ancorché incerta. A realizzare attraverso il metodo della sussidiarietà orizzontale e verticale, e quindi il flessibile incontro tra le parti sociali nei luoghi più prossimi ai rapporti di lavoro, le condizioni per «more jobs, better jobs». Il mio sogno che si arrivi presto ai fini del passaggio dallo Statuto dei lavoratori allo Statuto dei lavori, è capire l’idea ispiratrice. Vorrei che rivivesse lo Statuto dei lavoratori nella realtà che cambia. Una parte del nuovo Statuto, attinente ai diritti fondamentali della persona e del lavoro, deve restare ferma come norma inderogabile di Legge. Un’altra parte, attraverso la contrattazione collettiva, si adeguerà meglio alle diverse condizioni e situazioni, così da rendere più efficaci quelle tutele. Il vecchio Statuto, che pure quarant’anni fa il nostro Paese la visse come una grande conquista, è stato costruito per un’Italia che oggi non c’è più e per un’economia fordista, della grande fabbrica e delle produzioni seriali. Oggi i lavori sono «tanti» ed è doveroso proteggere, oltre che i lavoratori dipendenti, anche quelli indipendenti caratterizzati da debolezza socio-economica. Quell’accordo rappresenta senza dubbio una svolta, come a suo tempo avvenne per la scala mobile. Il referendum di giugno 2010, e quello di gennaio 2011, così come quello per l’accordo di S. Valentino del 1985, ha chiesto ai lavoratori di dare il proprio consenso a scelte difficili. E anche questa volta i lavoratori hanno scelto con lungimiranza. E segna una svolta nel metodo più che nei contenuti, che dipendono in larga misura dalle singole realtà aziendali locali. Ma il caso dei due referendum sono innovativi nel metodo e resterà come pietra miliare nelle relazioni industriali. Meno Stato più società. Come diceva il Prof. Marco Biagi, «non c’è incentivo finanziario che possa compensare un disincentivo regolatorio da norme o da contratti». Solo i lavoratori e le loro Organizzazioni possono determinare quella produttività che garantisce il ritorno dell’investimento. Insomma, se il Governo resiste, dovrebbe arrivare il tanto atteso Statuto dei lavori (dopo tanti rinvii il condizionale è d’obbligo). Avanti, avanti con le Riforme.
vivicentro.it-nord-opinione / La festa del Primo Maggio, Festa del lavoro, viene da lontano nel tempo.  (Celso Vassalini)
Copyright vivicentro common

 

Esposito: Vincere a Matera per dare senso a questa vittoria (VIDEO)

0
Al termine del match vinto 4-0 dal Monopoli al Veneziani contro la Juve Stabia, si è presentato in sala stampa il capitano del Monopoli Pasquale Esposito.
Ecco le sue parole:
“Dovevamo vincere a tutti i costi e ci siamo riusciti. Avevamo maggiori motivazioni e si è visto. Ci prendiamo i complimenti oggi ma dobbiamo pensare alla prossima gara che sarà decisiva a Matera. Sono contento per il gol perché ha chiuso la gara, ora però voltiamo pagina e pensiamo al Matera, dobbiamo vincere altrimenti questa vittoria sarà stata vana. Vogliamo festeggiare la salvezza con i nostri tifosi e dobbiamo conquistarla a Matera domenica prossima, non tramite i play out. Non li meritiamo. Se volessi segnare il gol salvezza a Matera? Può segnare anche Pisseri, dobbiamo vincere e salvarci a tutti i costi. Se mi fanno paura Catanzaro e Catania? Non abbiamo paura di nessuno, dipende solo da noi. Se vinciamo siamo salvi. Non ci interessa degli altri. Sarà la partita della vita per noi.”
Copyright vivicentro common

 

NOTE:
Società Sportiva Monopoli 1966
Società calcistica
La Società Sportiva Monopoli 1966 è una società calcistica di Monopoli. Milita in Lega Pro, il terzo livello del Campionato italiano di calcio. Nata nel 1958 e rifondata nel 2003, ha al suo attivo diverse partecipazioni alla Serie C.
Località: Monopoli
Fondazione: 2010
Campionati: Serie D, Lega Pro

Alla fine della stagione 2009-2010, nonostante il buon campionato disputato, la dirigenza decide di non iscrivere la società al campionato di Lega Pro Seconda Divisione, conservando l’anzianità di affiliazione con ripartenza dalla Terza Categoria.

Per sopperire alla mancanza di una squadra di calcio di un certo livello in città, nel corso dell’estate 2010 alcuni imprenditori locali rilevano il titolo sportivo del Liberty Molfetta, con diritto di partecipazione al campionato di Eccellenza Puglia, costituendo l’A.S.D. Liberty Monopoli e facendole disputare le gare con le classiche divise biancoverdi. In tal modo, considerando che il Monopoli partecipa al campionato di ultimo livello, il Liberty Monopoli diventa, di fatto, la prima squadra della città.

L’A.C. Monopoli ha conosciuto il suo momento sportivo migliore a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, quando alternò la militanza nei professionisti tra la serie C1 e la serie C2.

Il Podio Gialloblù di Monopoli – Juve Stabia 4 – 0

Una Juve Stabia narcotizzata per buona parte del match dalla salvezza conquistata la scorsa settimana, incappa in una brutta e pesante sconfitta a Monopoli. I padroni di casa dilagano per 4 a 0.

Analizziamo nel Podio Gialloblù i principali spunti di riflessione del match.

PODIO
Medaglia d’oro: a Tommaso Cancellotti, il più pericoloso tra i gialloblù. Il calciatore umbro veste ormai alla perfezione la casacca dell’esterno di centrocampo e si rende protagonista dell’ennesima ottima prestazione da numero 7 puro. E’ infatti proprio Cancellotti nel primo tempo ad andare vicinissimo alla rete con due siluri dalla distanza, uno con il sinistro ed uno col destro, che costringono Pisseri ai super interventi che lo scorso campionato esaltavano proprio i tifosi stabiesi. Da apprezzare la grinta con cui, soprattutto nella prima frazione, Cancellotti cerca di svegliare i compagni dal torpore che ne accompagna le giocate. Buona la prova anche in fase di non possesso del calciatore gialloblù, condita da sacrificio ed anche da pregevoli giocate palla al piede, come la bella veronica con cui Cancellotti si libera dell’avversario in fase di marcatura. Calciatore che in questa stagione è maturato tanto e che nella prossima sarà fondamentale.

Medaglia d’argento: ad Abou Diop, pimpante nonostante la giornata negativa. La punta senegalese ha la sfortuna di trovare sulla sua strada un ottimo portiere come Pisseri, che neutralizza le sue conclusioni da distanza ravvicinata. Poche altre occasioni capitano a Diop, che è l’unico nel reparto offensivo a fare a sportellate con i pugliesi nel tentativo di scardinarne la difesa. Nella ripresa è degna di nota una serpentina del numero 11 con il destro di potenza murato dai difensori del Monopoli. In zona Cesarini è ancora Diop ad andare vicino al gol della bandiera con un poderoso stacco di testa, ma ancora un Pisseri monumentale nega la rete alla pantera gialloblù. Anche senza reti, il match di Diop è sicuramente da apprezzare.

Medaglia di bronzo: ai tifosi stabiesi, che sul 4 a 0 ed a match ormai concluso, non hanno mai smesso di sbandierare e cantare per la propria squadra. Ennesima dimostrazione di tifo sano, vero e passionale quella data dai tifosi della Curva Sud, che hanno seguito la squadra, a salvezza acquisita, in una trasferta non certo dietro l’angolo. Sempre parlando di questi splendidi tifosi, è ammirevole l’opera di “bonifica” dei giardinetti e della fontana al di fuori del Menti fatta da tanti di loro in settimana. Gli spazi verdi sono stati interamente curati e puliti, mentre le mura dello stadio si sono arricchite di un altro bellissimo murales a tinte gialloblù. Si spera che l’anno prossimo si possa ammirare una squadra, ed in generale ad una stagione, all’altezza dei tifosi che la sostengono.

CONTROPODIO
Medaglia d’oro: a Stefano Russo, al secondo errore consecutivo. Grave la disattenzione del portiere gialloblè in occasione della rete dell’1 a 0 dei padroni di casa, che arriva direttamente da calcio di punizione da posizione angolata e con una conclusione abbastanza centrale. Osservando anche una precedente uscita non del tutto sicura di Russo, ci viene da pensare che forse la sua prestazione non brillante del primo tempo sia stata condizionata dal sole contro, che ha infastidito i riflessi e la vista del portiere ex Salernitana. Dopo una striscia di prestazioni di altissimo livello, Russo incappa nel secondo match consecutivo viziato da errori non da lui.

Medaglia d’argento: a Guido Gomez, emblema del “vorrei ma non posso”. La punta nativa di Vico spreca una ghiotta occasione per incrementare il suo ruolino personale, fermatosi a due gol stagionali, con una prestazione impalpabile. Risulta quasi difficile giudicare la partita di Gomez proprio perché si contano sulle dita di una mano le palle toccate o le azioni a cui il numero 9 partecipa attivamente. Sicuramente la maggiore voglia del Monopoli ed una Juve Stabia salva hanno spostato le motivazioni dalla parte dei pugliesi, ma in campo ci vuole sempre un minimo di grinta e di voglia di fare, a prescindere dall’importanza della partita. In caso di dubbi si guardi alla cattiveria messa in campo da Diop.

Medaglia di bronzo: a Mister Zavettieri, che ha forse esagerato con il turn over. Il tecnico ha completamente rivoluzionato la squadra schierando una formazione orfana di troppi titolari. Con Romeo out per infortunio, anziché puntare su Cancellotti basso in difesa, Zavettieri ha schierato Atanasov, dal fisico troppo legnoso per fare il terzino. Sempre in difesa, Zav ha lasciato in panchina il super Contessa finalmente ammirato contro la Lupa Castelli, per lasciare la maglia numero 3 a Liotti, non al livello del titolare nel ruolo. Ancora, l’allenatore gialloblù ha scelto di rinunciare a due bocche da fuoco del calibro di Del Sante e Nicastro, facendo un grosso favore ai difensori del Monopoli. Andare in campo contemporaneamente senza la fisicità di Del Sante e la fantasia di Nicastro, il calciatore ampiamente più forte della rosa stabiese, ha tagliato le gambe alla squadra. Alla vigilia del match si era detto che l’obiettivo era fare più punti possibili per conquistare l’ottavo posto e l’accesso alla Tim Cup; le scelte di Zavettieri invece sono andate nel verso opposto, dimostrando che la partecipazione alla coppa nazionale non è tra le priorità dell’allenatore.

Raffaele Izzo

D’Adderio: Vittoria importante ma domenica ci giochiamo il futuro (VIDEO)

Al termine del match vinto 4-0 dal Monopoli al Veneziani contro la Juve Stabia, si è presentato in sala stampa il tecnico dei biancoverdi D’Adderio.

Ecco le sue parole:

“Questa è una grande vittoria contro una squadra blasonata come la Juve Stabia. Questa vittoria ci fa ben sperare in vista di Matera, abbiamo bisogno di vincere per salvarci. Ripeto che era importante vincere oggi e oltre alla vittoria abbiamo fatto anche una buona prestazione, soffrendo ma colpendo nel momento giusto. Pisseri è stato bravissimo e questo vuol dire che abbiamo affrontato una grande squadra con un grande potenziale offensivo. Ci godiamo la vittoria e iniziamo a lavorare per la gara più difficile dell’anno. Ringrazio i ragazzi per il lavoro svolto, si sono messi a disposizione e hanno lavorato tanto. Stiamo superando anche i nostri limiti e questo mi fa ben sperare in vista della finale di Matera. Ho una grandissima paura per la gara di Matera, sarà decisiva e io andrò via due giorni per staccare la spina e pensare a come fare per salvare questa squadra. I complimenti di oggi non mi importano, voglio vincere la prossima per poter festeggiare la salvezza. Catanzaro e Catania? Non penso agli altri, penso solo al Matera, che non regalerà niente. Ci giochiamo tutto!”

vivicentro.it-news-juve-stabia / D’Adderio: Vittoria importante ma domenica ci giochiamo il futuro (VIDEO)

Copyright vivicentro common

Liotti: Abbiamo completamente sbagliato l’approccio alla gara.. (VIDEO)

Dopo la brutta sconfitta accusata dalla Juve Stabia a Monopoli, abbiamo ascoltato il difensore della Juve Stabia, Daniele Liotti.
Liotti recrimina per il brutto inizio di partita delle Vespe e per il rigore non concesso a Gomez.

Di seguito le parole di Daniele Liotti.

Dispiace tanto per come è andata la partita. Siamo entrati in campo senza la solita cattiveria ed abbiamo preso subito due gol.

Dopo il terzo gol abbiamo avuto la colpa di mollare psicologicamente ed il Monopoli è dilagato. Il rammarico è soprattutto per i tifosi che ci hanno seguito fin qui.

In occasione del rigore negato a Gomez, posso dire che a me è sembrato netto proprio per la trattenuta ai suoi danni; l’arbitro invece ha detto che Guido si era buttato e gli ha detto di rialzarsi. Dispiace perchè con quel rigore poi avremmo avuto maggiori possibilità di rimettere in piedi la partita.

Adesso cercheremo di riprenderci il prima possibile per poi chiudere bene la stagione nel match casalingo contro il Foggia. Ci teniamo a fare bene anche perché l’obiettivo dell’accesso alla Tim Cup non è ancora sfumato.

Raffaele Izzo

Copyright vivicentro common

Zavettieri: Risultato bugiardo. Pisseri è stato il migliore in campo.. (VIDEO)

Dopo la brutta sconfitta accusata dalla Juve Stabia a Monopoli, abbiamo ascoltato il tecnico della Juve Stabia, Nunzio Zavettieri.

Il rammarico di Zavettieri è tanto, il tecnico si aspettava una prestazione e soprattutto un risultato diverso dalla sua squadra.

Ecco le parole dell’allenatore stabiese Nunzio Zavettieri.

Credo si tratti di un risultato troppo penalizzante per noi e che non dice la verità sul match. Pisseri, il portiere del Monopoli, è stato il migliore in campo e questo la dice lunga sulla nostra prestazione. Abbiamo preso quattro gol su quattro tiri e non sono d’accordo con chi dice che abbiamo perso l’onore.

A ciò si aggiunga che nel primo tempo c’era un netto rigore per fallo subito da Gomez in area di rigore; se l’arbitro avesse concesso il penalty la partita sarebbe cambiata.

Ho puntato su tanti ragazzi che hanno giocato di meno per capire chi l’anno prossimo possa fare al caso della Società, inoltre era giusto dare spazio ai ragazzi che si sono allenati bene per una stagione intera. Questo discorso vale anche per Atanasov; ovviamente non era facile per il ragazzo fare bene dopo tanti mesi passati senza giocare, ma sono soddisfatto della sua prestazione.

Adesso ci concentriamo in vista del Foggia con tanta voglia di riscattare questo brutto risultato.

Raffaele Izzo

Copyright vivicentro common

Monopoli vs Juve Stabia: la cronaca minuto per minuto

Monopoli vs Juve Stabia: per la trentatreesima giornata del campionato di Lega Pro girone C, si affrontano quest’oggi al “Veneziani” il Monopoli e la Juve Stabia. I biancoverdi stanno lottando per raggiungere la salvezza e hanno assoluto bisogno dei tre punti, le vespe invece hanno già centrato la matematica salvezza vincendo 4-2 domenica scorsa contro la Lupa Castelli Romani. Giornata soleggiata a Monopoli, con un forte sole che non crea le migliori condizioni per giocare una partita di calcio. D’Adderio, tecnico dei padroni di casa, deve rinunciare a Croce per squalifica, mentre Zavettieri non potrà contare su Romeo, Rosania, Izzillo e Favasuli. Ecco le formazioni ufficiali:

MONOPOLI (3-5- 2): PISSERI, ESPOSITO, FERRARA, BACCHETTI, VIOLA, LUCIANI, TARANTINO, PINTO,  ROMANO, DI MARIANO, GAMBINO.

A Disp: PELLEGRINO, CASTALDO, BEI, MERCADANTE, RICUCCI, JURIC,  BATTAGLIA, DI FINO, ROSAFIO, LESCANO.

JUVE STABIA (3-4- 3): RUSSO, ATANASOV, POLAK, CARILLO, CARROTTA, OBODO, CANCELLOTTI, LIOTTI, LISI, GOMEZ, DIOP.

A Disp: POLITO, NAVRATIL, CONTESSA, MAIORANO, GATTO, GRIFONI, NICASTRO, DEL SANTE.

1’: partiti! Batte il Monopoli

4’: cross tagliato di Di Mariano per Gambino, Russo blocca in presa bassa

7’: Lisi scende sulla fascia, rientra e calcia col destro: alto

10’: Luciani batte una punizione che per poco non sorprende Russo, che smanaccia in angolo

14’: Bel tiro di Cancellotti dal limite dell’area, Pisseri respinge in angolo

16’: GRANDISSIMA OCCASIONE JUVE STABIA: Gomez lancia in profondità Diop che a tu per tu con Pisseri si

fa ipnotizzare dal portiere ex delle vespe

18’: GOL MONOPOLI: Pinto, direttamente su punizione, sorprende Russo e porta in vantaggio il gabbiano

33’: RADDOPPIO MONOPOLI: Di Mariano al volo fredda Russo

39’: Bella punizione di Liotti, Pisseri vola e respinge

42’: Tiro dalla distanza di Cancellotti, super Pisseri vola e para

45’: finisce la prima frazione

45’: inizia la ripresa

50’: Lisi scende sulla fascia e serve al centro Gomez, Ferrara salva in extremis

55’: Tiro potente di Carrotta da fuori area, Pisseri blocca senza problemi

57’: cambio Juve Stabia: esce Carrotta entra Grifoni

60: TRIS DEL MONOPOLI: Cross di Pinto e colpo di testa vincente di Esposito. Gara chiusa.

63’: GOLEADA MONOPOLI: Assist vincente di Gambino per Viola, 4-0

64’: cambio Juve Stabia, esce Gomez entra Gatto

65’: cambio Monopoli, esce Di Mariano ed entra Rosafio

72’: grandissima parata di Pisseri su colpo di testa di Carillo

76’: cambio Monopoli: esce Romano ed entra Di Fino

80’: Cancellotti scalcia Pinto, ammonito

84’: cambio Monopoli, esce Gambino entra Lescano

89’: Lescano supera Atanasov e tira, esterno della rete

90’: 3 minuti di recupero

vivicentro.it-news-juve-stabia / Monopoli- Juve Stabia: la cronaca minuto per minuto

Copyright vivicentro common