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“A me gli occhi e dammi i soldi”. L’ipnotizzatore di colf che spaventa Milano

Il caso dell’ ipnotizzatore. Decine di furti messi a segno con la stessa tecnica. Colpiti soprattutto i filippini. Ma quasi nessuno denuncia

MILANO – I filippini di Milano si stanno avvisando l’un con l’altro: ” Cabayan , non parlate con gli sconosciuti, vi rubano i soldi”. Cabayan vale come amico, capo, paesano. E a terrorizzare, come se fossero bambini, colf, autisti, portinai, cuochi, sono due ipnotizzatori da tempo al “lavoro” in città. Sono predatori di stranieri, perché non è raro che gli stranieri non denuncino i reati subiti.

“Era poco prima dell’una, stavo alla fermata del tram per andare a lavorare a Porta Romana. Dalle spalle mi si avvicina una signora: “Mi aiuti, non parlo bene, sa dov’è questo indirizzo?”. Mi mostra un foglietto piccolo, ripiegato, leggo, la via ha un nome simile a una che ho sentito, ma non la conosco. “Provi con il signore davanti a lei”, mi dice e insiste. Io passo il foglietto, lui si gira, mi guarda e mi tocca la mano, come se fosse una carezza, e il foglietto non è più piccolo, è lungo ed è pieno di scritte diverse”.

È appena cominciata l’opera di “aggancio”. È stata realizzata con la signora L., colf, da venticinque anni in Italia, minuta e gran lavoratrice. Gli scettici non mancheranno, ma anni fa un poliziotto si è “svegliato” un attimo prima che finisse derubato e si parla da anni di rapine con l’ipnosi. È, come si capisce dal racconto di L., un termine improprio: le vittime sono incappate in ciò che i mentalisti e i prestigiatori chiamano “rottura dello schema”.

L. stava infatti correndo a uno dei suoi tre lavori, è gentile e ha provato a rispondere. Le sue normali percezioni vengono spiazzate dalla confusione creata ad arte: il foglio piccolo della donna diventa lungo nelle mani dell’uomo e c’è l’estraneo che l’accarezza sulla mano, con una tecnica simile alla già studiata Hand shake induction, che consiste nel tendere a qualcuno la mano destra, ma bloccargli il braccio e afferrare la sua mano con la sinistra. Su Youtube ci sono alcuni video esemplari.

“L’uomo – continua L. – mi parla con calma: “Questa donna ha vinto all’Enalotto, è stata mandata dalla signora per cui lavora dall’avvocato che sta in questa via. Puoi andarci tu. Se vai, ricordati, è importante, non devi mai dire la cifra che hai vinto””. L. ricorda le parole, ma anche la sensazione di voler andare via senza riuscirci: “”Non ho vinto nulla, io”. “Vieni, andiamo al bar”. “Devo andare al lavoro”. “E lei come fa, poverina, chi l’aiuta? Non conosce la strada, è in difficoltà, fai finta che non capisci niente e andrà bene”, mi dice l’uomo. A quel punto non ho davvero capito niente. Ti entrano nella testa e una parte di te si addormenta”.

I ricordi di L. – ci abbiamo messo oltre un’ora per rimetterli in fila – aiutano per la prima volta a vedere da vicino il metodo di quello che appare come un furto con destrezza. Si è ritrovata, senza sapere come, dentro un bar-tabacchi, dove le offrono un tè caldo: “”Signora, preghiamo”. E io prego. Poi mi dicono di aprire la borsa e lo faccio. Non ti mettono mai le mani dentro, ti dicono che cosa fare e lo fai, non ti senti in pericolo”.

Poteva esserci, chiediamo, del narcotico nel tè? “Forse, ma non mi sono addormentata, infatti poco dopo sono andata al lavoro, per le tre ore che avevo”, risponde L., ancora agitata al pensiero di aver risposto alle strane domande dei due ladri: “”Non hai a casa i soldi per le medicine? Non hai duemila euro? Sei una persona fidata, quanti soldi hai addosso?”. Io avevo duecento euro miei, più 50 euro che il giorno prima mi aveva dato la signora per cui lavoro, per comprare un dolce. Glieli mostro, loro non li toccano, mi fanno solo aprire la borsetta. “Prendili e mettili là”, dice l’uomo, indicando una busta bianca. “Mettiamo dentro anche questo”, dice, e mi dà il biglietto dell’Enalotto. “Questi anelli, li puoi mettere?”, dice, io me li sfilo ed eseguo. La busta l’hanno chiusa avanti a me e lui me l’ha infilata nella camicia, sul seno. “Non diciamo niente a nessuno, sei una persona di fiducia, quando finisci il lavoro, prendiamo questo che ti abbiamo fatto nascondere e andiamo da una signora alla Centrale”. Io me ne vado, camminando toccavo la busta, sentivo il duro dei gioielli e le carte, finalmente entro nella casa dove lavoro. Dopo un po’ decido di andare in bagno, per aprire la busta, ma è piena di lacci e nodi. Sono talmente tanti che penso: “Se li apro, non faccio in tempo a lavorare, la signora mi sgrida”, così non apro. Finisco il lavoro, torno dove ci eravamo visti con mille pensieri, non voglio andare con loro, ma come faccio? Mi viene da chiamare mia sorella e non riesco a parlare. Lei capisce che qualche cosa non va e mi dice: “Torna subito a casa, resta al telefono, parla, dimmi che è successo, ma non chiudere la telefonata””.

Solo quando arriverà a casa, nella zona di Affori, la signora L. riuscirà ad aprire la busta: dentro ci sono un sasso e della carta stropicciata. “Ho pensato che non mi devo vergognare, perché all’inizio mi vergognavo tanto”, dice. Si vergognava di essere stata manipolata e di aver pensato che fosse pazza sua sorella, che un anno prima le aveva raccontato una vicenda simile, ma alla sorella è andata peggio, perché un uomo e una donna, probabilmente gli stessi, sono entrati a casa sua. L. ha cominciato a parlare in tram con altri cabayan della sua disavventura: “State attenti, mi è successo questo”. E si è aperta una diga: “Anche mio zio è stato ipnotizzato, due settimane fa”. “A mia cugina, mentre faceva la spesa, hanno tolto tutto”. “Uno è stato costretto a tornare a casa e aprire la porta, gli hanno portato via anche il computer e lo zaino dei libri di scuola. Si è svegliato quando lo hanno toccato””.

Nessuno ha denunciato. Una sola l’ha fatto, ma avrebbe ricevuto dalla polizia questa risposta: “Se nessuno ti ha toccato e i soldi glieli hai dati tu, noi che possiamo fare?”. Questa è comunque la frase che gira tra i cabayan. L. assicura che se rivede i due “ipnotizzatori”, come li chiama lei, li può riconoscere: “Lei è sui 48, 50 anni, lui un po’ più giovane, potrebbero essere peruviani. Vorrei vederli, ma se li incontro, che faccio?”.

Non ha raccontato, chiediamo, di questa storia alla signora di Porta Romana? “No, che penserebbe di me? Con 50 euro dei miei risparmi, le ho comprato io il dolce”.

vivicentro.it/nord/cronaca –  repubblica/”A me gli occhi e dammi i soldi”. L’ipnotizzatore di colf che spaventa Milano PIERO COLAPRICO

Mostra e Manifestazione di Premiazione Progetto Fiume Sarno – VIII Edizione

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“E’ importante considerare il progetto Fiume Sarno, un importante punto di Osservazione su un problema che ha assunto negli anni un impatto ambientale e sociale di preoccupanti dimensioni.”

Giunto alla VIII Edizione, il progetto Fiume Sarno, ancora una volta coinvolge gli studenti delle scuole secondarie di primo grado e secondo grado, nonché le loro famiglie e i cittadini che vivono nella Valle del Sarno e lungo le coste del Golfo di Napoli, che continua a subire i flussi negativi dell’inquinamento del Fiume.

Un percorso scientifico, informativo e didattico che è iniziato a gennaio 2016 con la visita da parte degli studenti delle scuole coinvolte alla “Casa del Sarno” presso il Polverificio Borbonico di Scafati e terminerà lunedì 30 maggio 2016, con la Mostra dei lavori e la Manifestazione Finale con l’Assegnazione dei Premi riservati ai lavori didattici, scientifici o divulgativi, presentati dalle 15 scuole partecipanti.

“Il progetto desidera mantenere sempre alta l’attenzione su una problematica per la quale sono stati scritti “fiumi” di inchiostro – dichiara il Presidente Francesco Pascucci “ e che pur avendo avuto l’interessamento di vari Enti Governativi non è ancora giunta alla sua soluzione, ovvero ridonare al Fiume Sarno un habitat disinquinato, in cui flora e fauna, possano nuovamente ristabilire gli equilibri eco sistemici pre-inquinamento”.

Al progetto, promosso dal Rotary Distretto 2100, partecipano ben nove club Rotary: Scafati-Angri Realvalle, Castellammare di Stabia, Cava de’ Tirreni, Nocera Inf.-Sarno, Pompei, Pompei – Villa dei Misteri, Ottaviano, Sorrento, Torre del Greco-Comuni Vesuviani, i quali ognuno sul proprio territorio, offriranno il loro service affinché si risveglino le coscienze e il senso civico delle popolazioni, ormai sopite in una grave rassegnazione, ovvero considerare il Fiume Sarno come un elemento naturale irrecuperabile che non appartiene più al loro quotidiano. E’ a questo scoramento che il Rotary vuole dedicare il suo impegno per far sì che, attraverso una informazione più puntuale e precisa, si possa sensibilizzare la popolazione e ricreare quel tessuto etico a garanzia di un appropriato rispetto per un Fiume che ha fatto la Storia di un territorio sin dall’antichità e che non merita la sorte che gli è stata inflitta negli ultimi quarant’anni.

Ogni anno alle scuole partecipanti viene consegnato un fotometro per l’analisi delle acque, affinché gli studenti possano procedere concretamente alle analisi nei tratti di fiume loro assegnati oltre che essere parte attiva durante la mostra finale dei lavori di tutte le scuole che saranno esposti, unitamente ai dati finali dell’indagine sulle acque del Sarno, nella mostra aperta al pubblico e a tutte le scuole del Territorio, il 30 maggio prossimo.

Una giuria di Esperti, dopo una attenta valutazione dei lavori giunti, sceglierà quelli meritevoli del podio ed inoltre quest’anno, per la prima volta, la Mostra dei lavori sarà allestita presso la “Casa del Sarno” nelle sale del Reale Polverificio Borbonico di Scafati, restaurato nel 2010 dalla Sovrintendenza Beni Architettonici ed affidato al Comune di Scafati che ha dichiarato la disponibilità del loro uso per l’allestimento della mostra permanente.

Tale location consente visite guidate da parte delle scolaresche del territorio sia per ammirare il luogo storico (il Polverificio era l’unico del Regno delle due Sicilie) sia per visitare e fruire della mostra dei progetti che aiutano a ricostruire la storia del Sarno e a immaginarne il futuro, ma nel tempo la “Casa del Sarno” diventerà un “osservatorio” del fiume monitorando lo stato dei lavori per la bonifica del Sarno.

“Il progetto ‘Fiume Sarno – dichiara il delegato distrettuale Carla Aramo – deve essere considerato non solo come un progetto riferito ad una problematica dell’acqua che scorre in un determinato territorio, circoscritto ai comuni che sorgono sulle sue sponde, ma bensì ad un progetto su un problema in senso più globale, riferibile a tutte le problematiche che riguardano le acque interne e di grande impatto sociale”

 

Ufficio Stampa

Progetto Fiume Sarno

La precedente edizione del progetto 

Canale di Sicilia: è strage di bambini nell’ultimo naufragio

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E’ strage di bambini. Sono almeno in quaranta i bambini morti annegati a seguito dell’ultimo naufragio che ha visto impegnati,  gli uomini della Guardia Costiera impegnati in ben 16 operazioni.

E’ nel corso di una di queste, mentre la Peluso 905 portava avanti le sue operazioni di salvataggio nel corso del quale ha portato in salvo 3 neonati (vedi filmato), che un’altro barcone semi affondato, quello che era stato trainato con una cima (fatta poi tagliare dagli scafisti e che, nel colpo di frusta che ha generato, ha quasi decapitato una giovane donna il cui corpo è stato poi recuperato che altre centiinaia), si è velocemente capovolto sotto gli occhi delle centinaia di migranti ammassati sull’altra imbarcazione portando a fondo almeno 40 bambini e oltre quattrocento adulti che, stando sempre ai racconti dei superstiti, hanno così perso la vita. Tra questi almeno trecento, quelli che avevano pagato di meno e che erano stati fatti entrare nella stiva, sono morti senza neanche sapere quello che stava accadendo in superficie.

Di questo secondo barcone si sono salvati solo una ventina di persone ed in totale sono quindi oltre 1900 – come già riportato nell’articolo precedente – le persone tratte in salvo in tutta l’operazione condotta nel Canale di Sicilia il 27 maggio

Il Salvataggio di tre bambini, altri quaranta, purtroppo, sembra che siano morti annegati

 

Un rigore di Del Vecchio in Napoli-Roma 1-0 del 1960

I dettagli

Il giorno 29 maggio il Napoli ha giocato nove partite, tre in serie A, due in serie B una nei playoff di C1, due in coppa Italia ed una nella coppa Italo-Inglese, ottenendo tre vittorie e quattro pareggi, con due sconfitte.

Ricordiamo l’1-0 alla Roma nella penultima giornata della serie A-1959/60

Questa è la formazione schierata da Amedeo Amadei:

Bugatti; Schiavone, Mistone; Morin, Posio, Beltrandi; Di Giacomo, Postiglione, Vinicio, Del Vecchio, Rambone

I gol: 11′ Del Vecchio (rig)

Il Napoli chiuse quel torneo al tredicesimo posto. Lo scudetto andò alla Juve.

Il rigore che decise il match contro la Roma è di Emanuele Del Vecchio. Il brasiliano vanta 31 gol nelle sue 74 presenze in maglia azzurra.

sscnapoli.it

Referendum del 1946, Scalfari: “Perché votai per il re”

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Referendum ’46: Il ricordo del fondatore di Repubblica, che all’epoca aveva 22 anni. “Ero liberale e crociano. E Croce riteneva che soltanto la monarchia avrebbe potuto arginare la pressione del Vaticano”

Scalfari, Referendum del 46“Perché ho votato per la monarchia? Ero liberale e crociano. E Croce riteneva che soltanto la monarchia avrebbe potuto arginare la pressione del Vaticano”. Era già maggiorenne Eugenio Scalfari il 2 giugno del 1946. Ventidue anni, neolaureato in Giurisprudenza, appasionato lettore del filosofo napoletano. Quel referendum segnò la storia d’Italia ma anche la sua storia personale, l’ingresso nell’età adulta che l’avrebbe condotto nel cuore della vicenda repubblicana. Seduto sotto un prezioso dipinto veneziano, nella luce della sua casa affacciata sui tetti di Roma, s’abbandona a un racconto dove la vita privata scivola fatalmente in quella pubblica, e viceversa.

Così il futuro fondatore di “Repubblica” scelse la monachia.
“Croce era convinto che l’istituto monarchico offrisse maggiori garanzie di laicità rispetto alla repubblica guidata dalla Democrazia cristiana. Per molti cattolici l’Italia era ‘il giardino del Vaticano'”.

Temevate l’egemonia scudocrociata?
“Sì, ne discussi anche con Italo Calvino, che votò per la repubblica. Lo ricordo bene perché fu l’ultima lettera, quella che chiuse il nostro scambio epistolare”.

Fu questo voto divergente a intiepidire i rapporti?
“No, più semplicemente si era esaurita l’intimità adolescenziale. Eravamo ormai due persone adulte con una diversa esperienza alle spalle: Italo aveva fatto la guerra partigiana in Liguria; io ero rimasto a Roma dove la resistenza era quella dei Gap, agguerrite formazioni comuniste a cui ero estraneo. Così per ripararmi dai tedeschi avevo trovato rifugio dai gesuiti, alla Casa del Sacro Cuore in via dei Penitenzieri. Rimasi lì dal marzo alla fine di aprile del 1944: un mese e mezzo di esercizi spirituali durissimi, fatti in ginocchio con le mani davanti agli occhi”.

È per questo che poi avresti trovato un’intesa con papa Francesco?
“Ma no, io mi ero fermato dai gesuiti per ragioni di necessità. Quando l’ho raccontato al papa, è rimasto sorpreso dalla durata degli esercizi. “Ma le saranno venuti i ginocchi della lavandaia”, mi ha detto sorridente. “Santità, peggio: in quelle condizioni, a terra e con gli occhi mortificati, a molti di noi venivano i cattivi pensieri”. “Beh, il minimo che potesse capitare””.

Insomma, il tuo vissuto era diverso da quello di Calvino.
“Sì, ma non eravamo distanti. Anche Italo temeva una preponderanza democristiana, ma era convinto che il quadro politico si sarebbe evoluto in meglio. Però non riuscì a convincermi”.

Anche Luigi Einaudi votò a favore della monarchia per poi diventare due anni dopo presidente della Repubblica.
“Era un liberale, come lo ero io. In realtà eravamo repubblicani. E infatti subito dopo il voto mi sentii lealmente schierato con la repubblica”.

Ma non fu subito chiaro a chi appartenesse la vittoria.
“In un primo momento circolò la voce che avessero vinto i monarchici: al Sud il loro voto era stato di gran lunga prevalente. C’era una grande confusione, anche il timore che la votazione non si fosse svolta in modo regolare”.

Hai mai creduto all’ipotesi dei brogli orditi per favorire la repubblica?
“Mah, il sospetto fu smentito con prove”.

Un “miracolo della ragione”, così Piero Calamandrei accolse la vittoria repubblicana. Fece notare la novità storica: non era mai avvenuto che una repubblica fosse proclamata per libera scelta di un popolo mentre era sul trono un re.
“Sì, aveva ragione. Devo dire che io mi trovavo in una condizione molto strana. In fondo mi consideravo anche io un miracolato. E a salvarmi, tre anni prima, era stato il vicesegretario del partito nazionale fascista. Nell’inverno del 1943 ero ancora fascista, come la massima parte dei miei coetanei. Ed ero contento di esserlo, tra mitografie imperiali, la divisa littoria che piaceva alle ragazze, il lavoro giornalistico su Roma fascista. Finché fui cacciato dal Guf per un articolo in cui denunciavo una speculazione dei gerarchi. Se Carlo Scorza non mi avesse espulso, avrei vissuto il postfascismo da fascista”.

Avresti potuto scoprire il tuo antifascismo in altro modo.
“Fu dopo la cacciata dal Guf che cominciai a gravitare negli ambienti più illuminati di Giuseppe Bottai, fucina del dissenso per molti antifascisti”.

Ti ho chiesto del voto referendario. Ma com’era l’Italia del dopoguerra?
“Un paese massacrato che però voleva dimenticare le ferite della guerra. Per rilanciare il turismo il governo consentì l’apertura di case da gioco. L’organizzazione di molte sedi dipendeva da mio padre, così gli proposi di occuparmene. “Sei matto?”. Alla fine riuscii a convincerlo. E nel giugno del 1946 ottenni il mio primo lavoro: direttore amministrativo del casinò di Chianciano. Grande divertimento, due smoking con giacca nera e bianca. E anche il dinner jacket che mi faceva sentire una specie di Cary Grant”.

Durò solo quattro mesi e poi la tua vita sarebbe stata molto diversa. Se dovessi scegliere un volto per illustrare una tua storia della repubblica di questi settant’anni?
“Domanda imbarazzante. Però non mi sottraggo: i busti di Riccardo Lombardi e Antonio Giolitti”.

Il simbolo più alto del riformismo italiano. Ma è vero che il primo governo di centrosinistra ebbe vita nel salotto di casa tua?
“Non esageriamo. Però è vero che nel 1963, agli albori di quella nuova stagione, ospitai una sera a cena Riccardo Lombardi, mio carissimo amico, e Guido Carli, allora governatore della Banca d’Italia. Lombardi era stato incaricato da Nenni, vicepresidente del consiglio, di preparare le grandi riforme. Così venne a casa per sottoporre a Carli alcune di quelle proposte – la nazionalizzazione dell’industria elettrica, la riforma dei suoli urbani e la nominatività dei titoli – ma ricevette un sacco di critiche, specie sulle due ultime questioni. Lombardi era arrivato da noi molto prima di Carli: non riusciva a camminare perché gli si era rotta una stringa delle scarpe. Quindi la nostra prima preoccupazione fu risolvere il problema dei lacci”.

Poi quella stagione riformista tramontò. Qual è stata l’altra grande occasione mancata della storia repubblicana?
“La grande riforma che aveva in mente Moro: rifondare lo Stato con l’indispensabile appoggio del partito comunista. I colpi di mitra dei brigatisti glielo impedirono. Pochi giorni prima del sequestro mi aveva mandato a chiamare. Non ci sentivamo da dieci anni perché lui mi aveva fatto condannare ingiustamente al processo per la campagna dell’Espresso contro il golpe del generale De Lorenzo. Ma fu un colloquio molto denso. E io ne avrei pubblicato il resoconto dopo la sua morte”.

Con gli inquilini del Quirinale hai avuto rapporti alterni, molto polemici – Segni e Leone – o molto amichevoli, ad esempio con Scalfaro, Ciampi e l’attuale presidente Mattarella. Con chi hai avuto maggiore intimità?
“A Pertini mi legava un’amicizia perfino imbarazzante, che il presidente ostentava senza reticenza. Interveniva per telefono anche alle riunioni mattutine di Repubblica, e la sua voce energica portava allegria. Con Francesco Cossiga invece era finita malissimo. Quando era presidente del Consiglio, ogni mercoledì mattina, avevamo l’abitudine di fare la prima colazione insieme. E l’amicizia durò anche al Quirinale, finché cominciò a togliersi i famosi “sassolini dalla scarpa”. Dopo le due prime esternazioni, gli chiesi di essere ricevuto con la massima urgenza. “Non puoi smantellare i principi del patto costituzionale, tu sei il garante della carta”. E lui non volle più vedermi. Soffriva di ciclotimia, psichicamente fragile”.

E il rapporto con Giorgio Napolitano?
“Nel corso della sua presidenza l’ho sempre sostenuto, ma non quando ha tollerato in silenzio la pugnalata di Renzi contro Letta. Tra noi c’è un rapporto di amicizia, che non comporta essere d’accordo su tutto: sull’attuale riforma costituzionale abbiamo pareri molto diversi”.

Direttore, un’ultima domanda azzardata. Ma non è che nella scelta del nome di “Repubblica” per il tuo giornale abbia inciso anche il desiderio inconsapevole di espiare il voto monarchico di trent’anni prima?
“Ma no, me l’ero scordato del tutto. Scelsi il nome di Repubblica perché volevo dare al giornale un carattere politico e nazionale. Il voto monarchico non era stato frutto di passione. Ero in realtà un repubblicano, e lo sarei ridiventato subito dopo”.

vivicentro.it/opinione –  repubblica/Referendum del 1946, Scalfari: “Perché votai per il re” SIMONETTA FIORI

Auriemma: “Ognuno dei titolarissimi di Sarri ha ricevuto almeno un’offerta”

I dettagli

Raffaele Auriemma, giornalista di Tuttosport, scrive: “Ognuno dei titolarissimi di Sarri ha ricevuto almeno un’offerta da un importante club italiano o di altra federazione. E’ il sintomo di quanto sia stata eccellente la stagione conclusasi con il secondo posto, i record di squadra ed individuali, oltre alla qualificazione diretta in Champions”. Gonzalo Higuain, Lorenzo Insigne, Kalidou Koulibaly: almeno in tre nel mirino dei grandi club.

Sarri ha chiesto di puntare su calciatori che conoscono il campionato italiano

Lo riferisce il quotidiano

Messo al sicuro il rinnovo di contratto con un accordo senza più clausole ed ingaggio raddoppiato, il Napoli inizia a programmare il futuro. La Gazzetta dello Sport scrive “Sarri ha chiesto di puntare su calciatori che conoscono il nostro campionato così da sveltire i tempi di apprendimento dei suoi schemi sperando che molti di loro siano già presenti in ritiro a Dimaro”. Con qualche eccezione, però: la prima si chiama Davy Klaassen, la seconda si chiama Hector Herrera, centrocampista messicano del Porto.

Ischia,ufficiale:il presidente Rapullino si dimette

rapullino-presidente-ischia

Al termine della stagione di Lega PRO 2015/2016, Luigi Rapullino rimette alla Società l’incarico di Presidente Onorario.

Rapullino precisa: “Sono davvero triste per come il campionato sia finito. Tutti noi investitori abbiamo messo a disposizione, di chi ha avuto la dirigenza tecnico-sportiva nel corso della stagione, importanti risorse economiche. Non abbiamo nulla da rimproverarci. Purtroppo il risultato sportivo conseguito è esattamente opposto all’obiettivo che la riferita dirigenza aveva ricevuto ad inizio stagione. Lascio il mio incarico di Presidente onorario a testa alta. Professionalmente abbiamo dato il massimo. Questa scelta non è legata alla retrocessione: umanamente sarei pronto ad andare avanti per rifondare la squadra ma ho anche altri impegni da rispettare per questo già nell’agosto scorso avevo comunicato alla Società che il mio incarico come presidente onorario sarebbe terminato con la fine del campionato, qualunque sarebbe stato l’esito. Ai tifosi ischitani vanno i miei auguri per una rapida ascesa verso i traguardi che gli spettano”

Sarri ha detto si: vuole Vrsaljko!

Vicino il prossimo acquisto

La Gazzetta dello Sport scrive su Vrsaljko:“Sarri ha dato il placet anche all’operazione formalmente chiusa con il Sassuolo ma non con il calciatore. L’Atletico Madrid dovrà guardarsi dal Napoli che da tempo segue il giocatore del Sassuolo. Per il croato, oltre alla difficoltà di doversi confrontare con il Napoli, serve anche alzare l’offerta rispetto agli 8-9 milioni stanziati dai Colchoneros”.

Gabbiadini, il Napoli ha comunicato che, ad oggi, non verrà ceduto

I dettagli

Manolo Gabbiadini aspetta di conoscere il suo futuro che è abbastanza nebuloso, perchè legato a doppio filo con quello dell’attaccante argentino Gonzalo Higuain e la sua clausola rescissoria da 94 milioni e 736 mila euro. Tuttosport scrive: “attendendo novità proprio su Higuain il Napoli ha comunicato al manager di Gabbiadini che, per il momento, non è in calendario la cessione del suo assistito. Il bomber della serie B, Lapadula, resta un obiettivo al pari del polacco Milik”.

De Laurentiis lavora a fari spenti con l’agente di Higuain

I dettagli

Paris Saint-Germain, Chelsea e Manchester United hanno seguito in questi mesi l’attaccante argentino Gonzalo Higuain, ma ad oggi non ci sono trattative anche perchè il Napoli ha fissato il prezzo del Pipita a quota 94 milioni e 736 mila euro. La Repubblica riferisce che De Laurentiis “sta lavorando a fari spenti con Nicolas Higuain, fratello e procuratore di Gonzalo, per un adeguamento fino al 2020 con ingaggio super. Il Pipita potrebbe diventare il giocatore più pagato della storia del Napoli con uno stipendio superiore ai 7 milioni di euro. Le parti stanno anche pensando di rimodulare la clausola”.

Pedullà: “Valdifiori piace ad una neo promossa, ma le aspettative sono altre”

I dettagli

Mirko Valdifiori piace al Cagliari, lo afferma Alfredo Pedullà: “Ci sono possibilità minime – quasi inesistenti – che l’operazione possa andare in porto. Con tutto il rispetto per il Cagliari, le aspettative del centrocampista sono diverse: malgrado l’interesse del club di Giulini, le possibilità di un’impennata della trattativa restano davvero ipotetiche e nulla più”.

Il Barcellona vuole Lorenzo Insigne!

I dettagli

Lorenzo Insigne è diventato l’uomo mercato del Napoli, o almeno piace molto in Spagna, tant’è che Tuttosport riferisce che l’allenatore del Barcellona Luis Enrique ha messo gli occhi sul talento di Frattamaggiore per un eventuale sostituzione di Neymar, che potrebbe partire: “Da alcuni mesi il ds del Barcellona, Robert Fernandez, ha avviato una fitta corrispondenza con l’entourage che cura gli interessi di Lorenzo Insigne, soprattutto per conoscere la volontà del calciatore. Come reagirà il Napoli? A breve ci sarà un incontro con De Laurentiis, il quale troverà gli argomenti giusti per convincere Insigne a proseguire con soddisfazione la sua esperienza con il Napoli”.

Marò, Girone non sarà alla parata del 2 giugno

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Il premier Renzi: “Evitare di esibirli come bandierine politiche”. Polemica sul sindaco del Pd di Cesano Boscone (Mi) per un post su Fb: “Pescatori state attenti”. Insorge FdI. La difesa del primo cittadino: “Solo una battuta. Ma non sono eroi”

Salvatore Girone non parteciperà alla parata del 2 giugno. Lo ha detto il premier Matteo Renzi in un’intervista al Tg5. Viene così archiviata la richiesta, portata avanti in particolare dalla destra, Fdi in testa, sulla presenza del marò rientrato ieri dall’India, alla consueta sfilata ai Fori imperiali.

Renzi: “Occorre sobrietà”. Salvatore Girone, ha spiegato Renzi, “non sarà con noi alla parata, perché lo abbiamo riportato a casa con il buon senso, quello che è mancato ad alcuni nostri governi che ci hanno preceduto nei mesi e negli anni scorsi. Buon senso significa consentirgli in questo momento di stare con la sua famiglia, di vivere con gioia la festa delle Forze Armate, perché siamo tutti felici del fatto che non ci sono due marò in territorio straniero, ma contemporaneamente dobbiamo anche evitare di vivere questa fase senza sobrietà e senza stile”.

“Io ieri non sono andato all’aeroporto a prendere Girone – ha aggiunto il premier – non perché non fossi felice di poterlo abbracciare, ma perché in passato troppo spesso si è strumentalizzata la vicenda dei marò. La gioia profonda di avere riportato a casa tutte e due i militari non deve essere oggi esibita come bandierina politica. Buon senso e determinazione, così va avanti l’Italia”.

L’appello degli ex ministri. Le ultime sollecitazioni a far sì che il militare,rientrato ieri dall’India, fosse presente, erano arrivate da una nota congiunta firmata dagli ex ministri della Difesa e degli Esteri, Ignazio La Russa e Giulio Terzi, dagli ex sottosegretari alla Difesa Giuseppe Cossiga e Filippo Milone e dall’ex presidente della commissione Difesa Edmondo Cirielli. “Chiediamo ufficialmente al capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, di far sfilare alla parata del 2 giugno, anche per conto del convalescente Massimiliano Latorre, il fuciliere Salvatore Girone”.

Ma già nei giorni passati era apparso chiaro che il governo, anche per una serie di motivi diplomatici propendeva per il no. Tante le procedure in corso che consigliavano di mantenere un basso profilo. Un esempio su tutti è il contenzioso con l’India su chi deve esercitare la competenza penale: l’Italia si è rivolta al tribunale arbitrale internazionale e sta aspettando una risposta.

Il sindaco di Cesano Boscone (Mi) su Fb: “Pescatori attenti”. Non sembra destinata ad esaurirsi in breve tempo la polemica su Girone: “La Fip, Federazione Italiana Pesca ha diramato un bollettino in cui invita gli associati alla prudenza alla luce del ritorno dei due marò”, ha scritto ieri il sindaco sul suo profilo Facebook il sindaco di Cesano Boscone (Milano), Alfredo Simone Negri del Pd. Il post è stato cancellato, ma è rimasto il tempo sufficiente perché lo notasse Paola Frassinetti, coordinatrice regionale di FdI-An: “Nelle prossime ore presenteremo un’interrogazione parlamentare per chiedere provvedimenti su questo caso vergognoso”. “Era solo una battuta non pensavo di destare tutto questo clamore, purtroppo come tutte le persone sarcastiche non so trattenermi”, si è giustificato il primo cittadino che aggiunge: “Sono ovviamente contento che tutti e due i marò ora siano in Italia, ma francamente non ritengo meritino di essere onorati come due eroi”.

E la polemica continua. “Bentornato a casa Salvatore Girone. Ora vogliamo applaudirlo alla parata del 2 giugno con Massimiliano Latorre”, ha scritto su Twitter stamattina la leader di FdI e candidata sindaca di Roma, Giorgia Meloni.

Bentornato a casa Salvatore . Ora vogliamo applaudirlo alla parata del con Massimiliano ST

E in una nota il candidato sindaco di Roma e presidente Codacons, Carlo Rienzi ammonisce: “Se i marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre prenderanno parte alla parata del 2 giugno, il Codacons chiederà i danni al governo e i ministri e i funzionari che organizzeranno la presenza, il trasferimento e il pernottamento dei due militari a Roma, dovranno rimborsare di tasca propria le spese sostenute”.

La libertà di Saviano (VIDEO)

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Ho incontrato Roberto Saviano per la prima volta a maggio del 2008, il suo libro era uscito due anni prima e da 19 mesi viveva sotto scorta. Aveva 28 anni e stava infagottato in un girocollo di lana blu, anche se a New York faceva già caldo. Era arrivato negli Stati Uniti per partecipare a un festival di letteratura. Venne invitato ad una cena in cui l’ospite d’onore era Salman Rushdie, i due non si erano mai visti e mi trovai tra loro quando cominciarono a parlare di libri pericolosi e di vite blindate. In quel suo primo viaggio americano Saviano venne messo sotto protezione dell’Fbi, l’autore di Versi Satanici invece si muoveva liberamente per Manhattan.

Rushdie gli chiese quando Gomorra aveva cominciato a dare fastidio e Saviano si mise a raccontare: “Quello che non mi hanno perdonato non è il libro ma il successo, il fatto che sia diventato un bestseller. Questo li ha disturbati e più la cosa diventa nota e più sono incazzati con me. Se il libro fosse rimasto confinato al paese, a Napoli, alla mia realtà locale, allora gli andava anche bene”.

“Anzi, i camorristi se lo regalavano tra loro, contenti che si raccontassero le loro gesta. Avevano perfino cominciato a farne delle copie taroccate da vendere per la strada e un boss aveva rimesso le mani in un capitolo riscrivendosi alcune parti che lo riguardavano. Poi però la cosa è cresciuta e questo ha iniziato a disturbarli. Perché fino ad allora non finivano mai sulla prima pagina dei giornali, neppure quando facevano massacri, e si sentivano tranquilli e riparati. Il libro ha risvegliato l’attenzione in tutta Italia e questo non mi è stato perdonato”.

Oggi Gomorra ha compiuto dieci anni, i riflettori dell’opinione pubblica e della giustizia sono tornati ad accendersi sulla camorra, che era scivolata nel disinteresse da tempo, i casalesi hanno pagato un prezzo giudiziario importante a questa notorietà e Roberto Saviano vive ancora sotto protezione. La scorta non è un merito, è una gabbia e il segnale più evidente di un Paese malato. Un Paese che ha il record dei giornalisti sotto tutela perché denunciano la criminalità organizzata (anche per questo l’Italia è messa così male nella classifica mondiale della libertà di stampa), dove si bruciano le auto ai cronisti, dove gli avvocati dei mafiosi minacciano platealmente nelle Aule dei Tribunali chi ha avuto il coraggio di raccontare. Di questo dovremmo parlare.

Vincenzo D'Anna, senatore verdiniano (imagoec)
Se necessitasse una nota al disappunto per Verdini, basterebbe questo suo affiliato

Invece c’è chi fa campagna elettorale, come il senatore verdiniano Vincenzo D’Anna, sostenendo che a Saviano si dovrebbe togliere la scorta e che con i soldi risparmiati si combatterebbe meglio la camorra. Se ragionassimo come il senatore potremmo replicare che anche i soldi delle nostre tasse potrebbero essere meglio spesi se non dovessero pagare il suo stipendio da parlamentare che ha già cambiato partito tre volte. Che l’accusa a Saviano sia strumentale e serva a fare campagna elettorale in zone dove la camorra controlla il territorio lo svela senza vergogna lo stesso D’Anna: “Da noi in Campania i voti ce li guadagniamo lottando, non stando zitti”. E lottare significa sostenere che Saviano è “un’icona farlocca” e che la protezione gli va tolta perché “è uno che ha copiato metà dell’unico libro che ha fatto”. Non si capisce quale sia il nesso tra le due cose, mentre è chiarissima l’intenzione di guadagnare consenso e popolarità denigrando chi denuncia la criminalità organizzata in un feudo elettorale dove la camorra prospera.

D’Anna attacca Saviano: “Toglierei la scorta, nessuno lo vuole uccidere: è un’icona farlocca”

La questione poteva finire qui, salvo che persone come D’Anna sono sempre più compagni di viaggio della maggioranza di governo, ma ieri l’ex direttore delFoglio Giuliano Ferrara non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione di scrivere un articolo per sposare il pensiero del senatore verdiniano e per rincarare la dose contro Saviano. Ferrara finge di fare un pezzo “pericoloso” e perciò coraggiosissimo, visto che dice di amare quel politico di razza casertana che ha l’ardire di affermare che “il libro è farlocco e la scorta farlocca”, ma la verità è che non c’è nulla di più facile in Italia che sputare controvento, dissacrare e diffamare. Prendere un’icona e farla a pezzi è la massima soddisfazione e garantisce consenso, sorrisini complici e simpatia.

Su cosa significhi dire tutto questo in Campania, sul messaggio inviato e sulle conseguenze evidenti Ferrara non se ne preoccupa, ama il gesto plateale e rumoroso, ha usato tutto il suo spazio sulla prima pagina del Foglio per ridicolizzare Saviano, e sarà felice che anche noi ce ne dobbiamo occupare. Anzi si concede anche il lusso di dire che “le minacce in Italia sono un genere su cui vivono e prosperano fior di stronzi”. Non riesco a togliermi di mente un altro politico della stessa razza “antica e nobile” di D’Anna quando disse che un professore bolognese era “un rompicoglioni” in quanto colpevole di denunciare d’essere in pericolo per avere la scorta. Purtroppo Marco Biagi venne ucciso sul portone di casa mentre scendeva dalla sua bicicletta. Ma il piacere di un certo dileggio è rimasto intatto.

I libri di Roberto Saviano si possono criticare, sezionare, smontare, ma in modo onesto e non per strizzare l’occhio ai casalesi. A me non piacciono le icone, gli eroi, le gabbie mentali e la messa all’indice del pensiero critico. Mi piacciono le persone coraggiose, quelle sì e mi piacerebbe che si ragionasse sulle conseguenze che quel libro ha avuto nell’opinione pubblica e nella vita di un ragazzo.

Saviano ormai passa più della metà del suo tempo fuori dall’Italia, proprio per camminare libero, per scegliere di entrare in un bar o di andare al cinema senza dover chiedere il permesso in anticipo. Per non avere la scorta. E spera che non sia lontano il giorno in cui non ce ne sarà più bisogno anche qui, ma questi attacchi allontanano quel giorno e rendono “La Scorta” un simbolo intoccabile.

In quel maggio di otto anni fa Salman Rushdie concluse così la sua chiacchierata: “Devi riprenderti la tua libertà. Ascoltami bene Roberto, non arriverà mai un giorno in cui un poliziotto o un giudice si prenderanno la responsabilità di dirti: è finita, sei un uomo libero, puoi andare tranquillo, uscire da solo”. Poi l’accompagnò alla macchina dell’Fbi e mentre gli chiudeva la portiera aggiunse: “Roberto abbi cura di te, sii prudente, ma riprenditi la tua vita e ricordati che la libertà è nella tua testa”. L’auto blindata dei federali partì veloce, mentre Rushdie, da solo, si mise a camminare nella notte lungo il Central Park.

Saviano ha capito quella lezione, cammina nel mondo da solo, e vorrebbe essere libero anche a casa sua. Libero dalla scorta, dai politici che scambiano voti e dai diffamatori.

vivicentro.it/editoriale – repubblica/La libertà di Saviano di MARIO CALABRESI

Ascolta l’ oroscopo del giorno di Paolo Fox: domenica 29 maggio

L’ oroscopo giorno per giorno

Ogni giorno Paolo Fox racconta, con il suo oroscopo in TV (Fatti vostri) e su Lattemiele, cosa le stelle hanno in serbo per noi, come andrà il lavoro, la salute, l’amore…

Questo il suo oroscopo per oggi, tratto da Lattemiele:

ARIETE
TORO
GEMELLI
CANCRO
LEONE
VERGINE
BILANCIA
SCORPIONE
SAGITTARIO
CAPRICORNO
ACQUARIO
PESCI

 

vivicentro.it/l’esperto  /lattemielecalabria/Ascolta l’oroscopo del giorno di Paolo Fox

CHI E’ PAOLO FOX:

Paolo Fox (Roma, 5 febbraio 1961) è un astrologo, pubblicista e personaggio televisivo italiano.

Biografia
Fin dagli anni novanta si occupa di astrologia nei mass media, proponendo il suo oroscopo nelle trasmissioni televisive della RAI e anche in radio, su LatteMiele e Radio Deejay; le sue prime apparizioni televisive sono state nelle trasmissioni di Rai 1 Per tutta la vita, In bocca al lupo! e Domenica In.

E’ iniziato a diventare noto al grande pubblico a partire dal 1997 quando ha iniziato la collaborazione con il network Lattemiele dove conduce uno spazio dedicato all’oroscopo giornaliero alle ore 7.40 e 19.40.

Il lunedì mattina il mago dell’oroscopo è presente anche su Radio Deejay. Per quanto riguarda il mondo della televisione, è apparso per le prime volte nei programmi televisivi Per tutta la vita, In bocca al lupo! e Domenica In.

Ha partecipato come ospite a tantissimi altri programmi tv: Festa di classe, Speciali di fine anno, Tutto Benessere, Furore, Uno Mattina, Speciale Grande Fratello, Piazza Grande, Aspettando cominciamo bene e tanti altri. Dal 2002 è una delle colonne portanti del programma tv di Raidue, I Fatti Vostri, dove legge il suo oroscopo. Negli ultimi anni risulta essere uno dei personaggi maschili più cliccati dell’anno sul web!

Annualmente cura per la RAI la serata dedicata alle previsioni astrologiche per il nuovo anno, trasmessa a fine dicembre.

È attivo anche sulla carta stampata, curando l’oroscopo per diversi settimanali

Nel 2014 ha interpretato sé stesso nel film di Natale Ma tu di che segno 6?.

Per quanto riguarda la sua vita privata non si sa praticamente nulla. E’ sposato? E’ fidanzato? Dove va in vacanza? Lui non ha mai rilasciato dichiarazioni o commenti sulla sua vita sentimentale anche perché grazie agli astri vuole indovinare quella del suo numeroso pubblico che non l’abbandona mai!

Abu è in Bangladesh: «Aiutatemi a tornare»

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Il quartiere di Mirpur, a Dacca, dove Abu è andato ad abitare.

«Vi prego: aiutatemi a tornare in Europa per continuare la scuola» Ha lasciato ieri mattina l’Italia alla volta del Bangladesh il piccolo Abu (nome di fantasia a tutela della sua identità), il ragazzino di 11 anni abbandonato dalla mamma e con il padre in carcere costretto a lasciare Schio per ritornare nel suo Paese d’origine. Abu, affidato agli zii materni, si era perfettamente integrato nel nostro Paese e anzi era diventato il primo della classe grazie ad una vivace intelligenza e ad una forte motivazione nonostante la sua giovanissima età: realizzarsi attraverso lo studio per poter dare una vita migliore alla sua famiglia. Ma il suo sogno rischia di infrangersi di fronte a un ostacolo burocratico: gli zii devono trasferirsi per lavoro in Inghilterra e vorrebbero portarlo con loro, ma secondo la legge inglese per portare il bambino oltre la Manica serve il consenso dei genitori. Consenso che il padre in carcere non vuole dare.

La necessità di partire entro pochi giorni ha costretto dunque la famiglia affidataria a riportarlo in Bangladesh dai nonni per poi cercare di risolvere i problemi legali e fargli raggiungere gli zii a Londra.

«Mi sarebbe piaciuto restare in Italia, ma voglio bene ai miei zii e voglio riuscire a raggiungerli in Inghilterra il prima possibile. Là potrò continuare la scuola. Se qualcuno può fare qualcosa per aiutarmi, lo faccia».

A poche ore dalla sua partenza il piccolo Abu aveva gli occhi velati di lacrime parlando di un futuro che evidentemente lo spaventa. Ma non ha pianto, cercando nonostante l’età di mostrarsi coraggioso di fronte all’ennesima prova che il destino gli sta mettendo di fronte.

Nato in Bangladesh e trasferitosi a sette anni in Italia, dove oggi si trovano tutti i suoi amici e punti di riferimento, ora si troverà a vivere in uno dei Paesi più poveri del mondo con la nonna gravemente malata e l’incertezza di tornare in Europa. «Se avessimo potuto restare qui sarebbe stato bello – dice – ma non è possibile». Per aiutarlo le maestre e i genitori dei suoi compagni di scuola stanno cercando di capire se c’è qualcosa da fare perché la sua vicenda si risolva per il meglio al più presto.

«Purtroppo temo che l’unico modo per riuscire a superare le difficoltà che abbiamo avuto a portarlo in Inghilterra – afferma lo zio – sia quella di togliere la potestà a suo padre». Il genitore di Abu sta scontando una condanna nel carcere di Vicenza per un’aggressione ai danni della madre, ma dovrebbe uscire entro pochi giorni ed anche questo motivo è alla base del frettoloso espatrio di Abu.

«Lui dice che non vuole separarsi dal bambino – continua il parente – ma temiamo che sia solo un modo per tenere sotto scacco l’ex moglie, che ora si è risposata e vive in un’altra città italiana». Per questo il padre non ha dato il consenso all’espatrio. «Mi ha anche minacciato dicendo che se avessi portato il bambino in Inghilterra me l’avrebbe fatta pagare» ha spiegato il parente il giorno prima della partenza.

La madre invece, che ha affidato il figlio a suo fratello, era d’accordo che lui si trasferisse coi parenti in Inghilterra, ma il suo consenso da solo non bastava. Non sarà facile sbrogliare la vicenda.

Ecco il quartiere del bambino rispedito in Bangladesh

Palazzine fatiscenti si affacciano su strade polverose, ai cui bordi cumuli di rifiuti si alternano ai mucchi di materiali da costruzione. L’aria afosa è pregna di odori fra i cantieri dalle impalcature di bambù e le baracche coi tetti di lamiera dove merci le più disparate sono impilate ed esposte alla vista dei numerosi passanti. Uomini con camicie di lino e sandali di cuoio e donne in abiti tradizionali si muovono a piedi o su sgargianti risciò che si infilano ovunque. Poche e scassate le auto, su questa strada laterale. Fra i palazzi e le chiome delle piante tropicali, si staglia sul cielo il disordinato reticolo dei cavi elettrici.

È uno scorcio di Mirpur, quartiere di Dacca, capitale del Bangladesh. È in una via come questa che ora si trova il piccolo Abu (nome di fantasia per tutelare l’identità del minore).

vivicentro.it/cronaca  –  ilgiornaledivicenza/Ecco il quartiere del bambino rispedito in Bangladesh (Elia Cucovaz)

 

Zielinski al Napoli: il centrocampista piace a Sarri, Giuntoli lavora

Zielinski, centrocampista dell’Udinese, classe 94, pare essere in orbita Napoli. Secondo quanto riporta Sky Sport, infatti, Giuntoli starebbe lavorando per portare con sé il ragazzo, che tanto piace a Sarri, con cui ha avuto già modo di lavorare, ad Empoli. Su di lui sono piombati gli occhi di tantissimi club, con i Liverpool che sembra averci provato più volte, anche se comunque la trattativa tra gli inglesi e i friulani, in queste ultime ore, sembra essersi bloccata.

Guardia Costiera: 668 migranti tratti in salvo, oggi, nel Canale di Sicilia (VIDEO)

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Sono 668 i migranti tratti in salvo nella giornata di oggi nel Canale di Sicilia, al termine di 4 operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale Operativa della Guardia Costiera di Roma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: si tratta di 3 gommoni e di un barcone.

In particolare, Nave Dattilo* della Guardia Costiera ha salvato 322 persone a bordo di un barcone.

Sui tre gommoni sono state impegnate nei soccorsi un’unità navale della Marina Militare, una nave tedesca nel dispositivo EUNAVFORMED, una nave militare irlandese e due unità navali di organizzazioni non governative.

  • NOTA: NAVE DATTILO CP 940, costruita nei Cantieri Navalli di Castellammare di Stabia e varata il 19 dicembre 2012

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Mario Giunta: “Vecino? De Laurentiis potrebbe accontentare Sarri”

Mario Giunta, giornalista ed esperto di calciomercato, è intervenuto negli studi di Sky Sport 24 per fare il punto sulle diverse operazioni di mercato in casa Napoli. Ecco quanto evidenziato:
Vrsaljko? Non c’è solo il Napoli sul giocatore. In mattinata vi è stato un incontro tra gli agenti del calciatore e i dirigenti dell’ Atletico Madrid a Milano. Per il momento si cerca di capire la volontà del club spagnolo, la base d’ asta si aggira intorno ai 15 milioni.
Vecino? Dopo le parole di De Laurentiis potrebbe essere lui il prossimo regalo per Sarri, c’ è un certo feeling tra i due e il presidente farà di tutto per accontentare il suo allenatore. Se salgono le quotazioni del centrocampista viola si abbassano, però, quelle di Klaassen: le stesse parole del padron azzurro fanno trapelare che la società sia stufa dei lunghi tempi di attesa, visto che la trattativa è già stata avviata da tempo.
Futuro di Higuain? Attualmente il Napoli non alcuna intenzione di cederlo. C’ è la clausola di 94 milioni e se qualcuno decide di arrivare a quella cifra, allora se ne discuterà”.