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Crisi: Unimpresa, su tasse e debito pubblico Italia supera Europa e Usa

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Nel nostro Paese il  prelievo erariale (tasse) è sistematicamente oltre la media europea. In Italia pressione fiscale al 43,8% del pil, in Germania al 39,6%, in Gran Bretagna al 34,8% e negli Stati Uniti al 26,4%. Ma il giro di vite fiscale e le casse statali gonfie non hanno contenuto l’allargamento del buco nel bilancio dello Stato. Lo studio dell’associazione sul confronto internazionale tra tributi versati dai contribuenti e conti pubblici. Il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci: “Le tasse extralarge sono il principale ostacolo alla crescita economica. Bene il governo con la cancellazione dell’Irap sul costo lavoro, ma non basta”. Nei prossimi giorni un documento al governo con le proposte per le pmi: via l’Irap e via gli studi di settore, flat tax. Meno tasse sulle persone fisiche con due sole aliquote al 25% e al 37% (e no tax area fino a 10mila euro).

Più tasse e più soldi nelle casse statali che non si sono tradotti, per l’Italia, in un miglioramento dei conti pubblici. Negli ultimi 10 anni, i contribuenti del nostro Paese hanno visto crescere enormemente il peso delle tasse senza riscontrare un andamento virtuoso delle finanze pubbliche: la pressione fiscale era al 39,1% del prodotto interno lordo nel 2005 ed è progressivamente salita fino ad attestarsi al 43,5% nel 2015; e contemporaneamente sono aumenti gli incassi per lo Stato, passati dal 42,5% del pil al 47,6%; un incremento di balzelli ed entrate a cui non ha fatto seguito un contenimento del debito, schizzato al 132,7% del pil nel 2015 rispetto al 101,9% del 2005. Impietoso il confronto con altri paesi: in Germania la pressione fiscale è passata dal 38,4% al 39,6% del pil, il debito pubblico dal 66,9% al 71,2%; nella media dell’area euro il peso delle tasse è passato dal 39,4% al 41,%; il debito degli Stati dal 62,1% all’83,3%; in Gran Bretagna, il fisco è salito dal 35,7% al 34,8% e il “rosso” nei conti dello Stato dal 41,5% all’89,2%; negli Stati Uniti, il prelievo fiscale è rimasto sostanzialmente invariato, dal 26,3% al 26,4% con il debito salito dal 66,9% al 113,6% del pil Usa. E’ quanto emerge da una analisi del Centro studi di Unimpresa secondo cui in Italia si registra il livello più alto sia per le imposte sui consumi (Iva), con un’aliquota massima al 22%; sia per le imposte personali sul reddito (Irpef), con un’aliquota massima al 48,9%; sia per le imposte sul reddito delle società (Ires), con un’aliquota massima al 31,4%.

Secondo lo studio di Unimpresa “Pressione fiscale e conti pubblici nel confronto internazionale”, che contiene elaborazioni di dati della Banca d’Italia, in Italia il giro di vite fiscale e le casse statali gonfie non hanno contenuto l’allargamento del buco nel bilancio dello Stato. Nel 2005 la pressione fiscale era al 39,1%: da quel momento la corsa all’insù non si è mai fermata con il picco massimo al 43,6% raggiunto nel triennio 2012-2013-2014; lo scorso anno una lieve flessione al 43,5%. Una analoga impennata è quelle registrata sul versante delle entrate che 10 anni fa erano al 42,5% del pil e nel 2014 hanno raggiunto il livello più alto al 47,7% per poi ridursi dello 0,1% al 47,6% nel 2015. L’anno scorso, invece, è stato toccato il record del periodo sotto esame sul versante del rapporto tra debito e pil: 132,7%; nel 2005 la percentuale si attestava al 101,9% ed è poi scesa solo nel 2007, quando si è fermata al 99,9%. Un livello altamente superiore alla media registrata in Europa (sia nell’area euro sia tra i paesi che non adottano la moneta unica) e anche negli Stati Uniti d’America. Nella media dell’area euro (esclusa l’Italia) il rapporto tra debito e pil si è attestato all’83,3% nel 2015, quando la pressione fiscale era al 41% e le entrate pubbliche al 46,3%; nel 2005, il rapporto tra debito e pil era ad appena il 62,1%, il prelievo tributario al 39,4% e gli incassi statali al 44,3%. Impietoso il paragone con i paesi anglosassoni;ì: in Gran Bretagna, lo scorso anno il peso delle tasse era al 34,8%, le entrate al 38,8% e il debito all’89,2%; negli Usa, 26,4% di tasse (2014), 33,1% di entrate (2014) e 111,7% di debito (2015). Anche limitando l’analisi ai paesi dell’area euro e più vicini, il confronto vede l’Italia in cima alla classifica per il maggior peso tributario: in Germania lo scorso anno le tasse erano al 39,6% del pil, le entrate al 44,6% e il debito al 71,2%; solo la Francia è più vicina ai nostri valori: il prelievo fiscale dei contribuenti transalpini si attesta al 47,8% (più alto dell’Italia) e le entrate al 53,2%, ma l’aggravio tiene il debito al 95,8% del pil.

PUCCI: “TASSE EXTRALARGE PRINCICPALE OSTACOLO ALLA CRESCITA ECONOMICA”

“La pressione fiscale è il principale ostacolo alla crescita economica del nostro Paese” commenta il vbicepresidente di Unimpresa con delega al fisco e ai bilanci, Claudio Pucci.  “Un primo passo è stato attuato con le modifiche introdotte dal governo attualmente in carica – spiega Pucci – che ha abolito l’Irap sul costo del lavoro. Tuttavia, continua a permanere l’incidenza di una imposta che non ha nessuna ragione di esistere, se non quella di fare cassa”. Il vicepresidente di Unimpresa spiega, poi,  che “ra i problemi e limiti delle imprese italiane c’è quello dell’internazionalizzazione, che non vuol dire semplicemente delocalizzare la produzione. Il nostro sistema fiscale ha introdotto una serie di normative antielusione che rappresentano un serio ostacolo per l’imprenditore creando anche qui una distorsione rispetto alle grandi imprese che sono strutturate per far fronte alle presunzioni di tali strumenti di accertamento, magari sfruttando le norme relative alla exit tax, alla esterovestizione e al transfer price”.

IVA, IRPEF E IRES: IN ITALIA E’ RECORD DI BALZELLI 

Secondo il rapporto di Unimpresa, in Italia si registra il livello più alto per tutte le categorie dei prelievi fiscali principali: nel nostro Paese è record sia per le imposte sui consumi (Iva) con una aliquota massima del 22% da confrontare col 21,4% della media dell’Unione europea e col 20,8% della media dell’area euro; sia per le imposte personali sul reddito (Irpef), con un’aliquota al 48,9% da paragonare al 39,3% della media Ue e col 42,1% della media dell’area euro; sia per le imposte sul reddito delle società (Ires), con un’aliquota al 31,4% più alta del 22,8% della media dell’Unione europea e del 24,6% della media dell’area euro.

DOCUMENTO AL GOVERNO: UN PIANO IN 6 PUNTI PER RIFORMARE IL FISCO 

Nelle prossime settimane Unimpresa invierà una articolata proposta in materia fiscale a governo e Parlamento. Il progetto elaborato dall’associazione si divide in sei punti: abolizione dell’Irap; cancellazione degli studi di settore; introduzione di una flat tax per le micro, piccole e medie imprese; diminuzione del carico tributario sui redditi personali con la previsione di due sole aliquote (25% e 37% oltre a una no tax area fino a 10mila euro); tassazione delle rendite finanziarie con prelievo al 20% sui capital gain e al 12,5% sui titoli di Stato; eliminazione delle norme relative alle attività estere della piccola impresa.

 

Brescia, il Centro Studi Bellum Iustum (CESBI) si presenta

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Il Centro Studi Bellum Iustum (CESBI), centro di studi storico-strategici e sulla Globalizzazione è uno spazio sorto nel comune di Rovato (Bs) il cui scopo è quello di colmare un vuoto culturale presente da troppo tempo sia nella nostra Provincia, che sull’intero territorio nazionale, ossia quello della rimozione da ogni dibattito culturale, religioso e politico del drammatico tema della “difesa” e della “guerra”, e di quanto ciò implichi relativamente al fenomeno epocale della “globalizzazione”.

Il Centro Studi Bellum Iustum crede che affrontare il tema della “difesa dell’identità”, in un tempo in cui il concetto di “Identità” sembra essersi sciolto in quello di “Globalizazione”, non sia antiquato ma, al contrario, ultramoderno. E lo è perché: se da un lato le moderne tecnologie di comunicazione hanno conferito all’uomo il potere di abbattere facilmente i più solidi “confini” dello spazio nazionale, favorendo il veloce spostamento delle informazioni, delle cose e delle persone; da un altro lato tale spostamento implica un confronto diretto con le diverse “visioni del mondo” di coloro che oltrepassano questi confini, e questo è un fattore che può diventare problematico, come testimoniano le vicende drammatiche di molti giovani, i quali si trovano ad essere perfettamente integrati dal punto di vista dell’utilizzo delle tecniche e dei dispositivi di comunicazione sociale, ma completamente disintegrati nell’identità e senza aspettative per il futuro.

Alla luce di ciò il CESBI coglie l’occasione offerta dalla Sezione dei Bersaglieri “A. Carretto” di Rovato Franciacorta, che dal 17 al 19 giugno, presso la città di Rovato, organizzerà il Raduno Interregionale Italia Settentrionale dei Bersaglieri, festeggiando insieme sia il “Centenario” della “Grande Guerra”, che il 180° anniversario della “fondazione” del Corpo, per riflettere intorno alla figura di Meuccio Ruini, un grande bersagliere italiano, che al tema della difesa dell’identità Sabato 18 Giugno, alle ore 10.00, presso l’Aula Magna delle Scuole Elementari (Rovato Cetro), il CESBI organizzerà il suo 1° Convegno di Studi, intitolato: «La difesa dell’Identità. La vita e il pensiero di Meuccio Ruini, combattente e politico».

Meuccio Ruini (Reggio nell'Emilia, 14 dicembre 1877 – Roma, 6 marzo 1970), è una figura importante della storia politica italiana che merita di essere ricordata e studiata. Egli fu un eroe di guerra nel corpo dei bersaglieri nella 1’ Guerra Mondiale, che si distinse per l’ardimento al punto di meritare la medaglia d’argento al valor militare per mano del generale Armando Diaz, ed un discorso di elogio da parte di Francesco Saverio Nitti alla Camera dei Deputati. Inoltre fu antifascista nel corso del ventennio mussoliniano, ed un importante politico italiano nel primo dopoguerra. Meuccio Ruini occupò infatti un posto di primo piano nell’elaborazione della nuova Costituzione, venne eletto Presidente del Consiglio di Stato nel 1947 e designato Presidente del Senato della Repubblica nel 1953. Infine venne nominato Senatore a vita nel marzo del 1963.

Considerare le vicende storiche di un personaggio così singolare, che ha combattuto per la libertà e contro le ideologie, sarà per tutti un occasione per guardare questo nostro tempo di “crisi” con occhi diversi e sia utile per scongiurare il dilagare dello stesso. L’avvento delle ideologie è infatti sempre preceduto dal vuoto che le genera.

ANTEPRIMA – Juve Stabia, presto on line il nuovo sito ufficiale

La nuova stagione è ormai ai nastri di partenza e la Juve Stabia si prepara per essere pronta ed “efficace” in tutti i settori. Dopo la notizia di campo, arrivata ieri, con la tanto attesa ufficialità di Gaetano Fontana come nuovo allenatore, ora le Vespe si concentrano sull’aspetto virtuale, fondamentale al giorno d’oggi.

Come comunica l’avviso che campeggia recandosi su www.ssjuvestabia.it, presto la Juve Stabia avrà un sito internet nuovo, aggiornato, con tanti nuovi contenuti e con una nuova vesta grafica.

Il nuovo sito delle Vespe sarà pronto nelle prossime settimane e la società gialloblù ne darà avviso con un apposito comunicato ufficiale. Non resta che aspettare di vedere il nuovo “vespaio”.

Raffele Izzo

Scontri Marsiglia e Nizza Uomo in fin di vita, 3 gravi

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Scontri nella notte. Scatenati holligans inglesi, russi e nordirlandesi. Timori a Parigi per possibili scontri tra tifoserie di Turchia e Croazia

Marsiglia – Lotta tra la vita e la morte il tifoso inglese rimasto ferito ieri sera negli scontri tra hoolingans inglesi e russi a Marsiglia. Ma la ‘battaglia’, a margine della partita di calcio Inghilterra-Russia, ha causato 35 feriti, di cui altri tre versano in gravi condizioni. Le cifre sono state fornite dal prefetto della polizia di Marsiglia, Laurent Nunez, che all’emittente France Info ha confermato 8 arresti. Ma il numero delle persone fermate potrebbe aumentare “nei prossimi giorni e nelle prossime settimane” perche’ le forze dell’ordine studieranno attentamente i video registrati in modo da identificare gli autori della violenza, ha aggiunto il portavoce del ministero dell’Interno, Pierre Henri Brandet. Quanto al divieto di alcool, durante la partita Inghilterra-Russia, come appunto avverra’ in altre sedi dell’Eurocoppa, per esempio a Lens, il portavoce ha spiegato che e’ una misura che spetta alle amministrazione comunali; ma ha fatto notare che e’ complicato da mettere in pratica, soprattutto in una grande citta’ come Marsiglia, con molti bar e che accoglie un gran numero di turisti.

Poiche’ inoltre alcuni tifosi erano riusciti a entrare nello stadio Velodromo con bengala e petardi, tanto Nunez che Brandet hanno dovuto riconoscere che ci sono stati falli nei controlli di sicurezza. In vista della partita Turchia-Croazia, al Parco dei Principi di Parigi, un’altra delle partite a rischio, Brandet ha assicurato che ci sara’ un dispositivo “rafforzato” e che ci saranno agenti turchi e croati per cercare di identificare i tifosi violenti.

  •  Svizzera-Albania 1-0
  • Galles-Slovacchia 2-1
  • Inghilterra-Russia 1-1

Dopo Marsiglia, Nizza: nella notte, poco dopo la fine delle partita di Euro 2016 tra Inghilterra e Russia a Marsiglia, a Nizza ci sono stati scontri provocati da tifosi dell’Irlanda del Nord, che hanno fatto sette feriti di cui uno con una lesione alla testa. Secondo la prefettura, verso le 23:00, alcuni nizzardi hanno provocato tifosi nord-irlandesi lungo Cours Saleya, un viale pedonale del centro storico di Nizza ed e’ scoppiata una rissa con tafferugli e lanci di bottiglia. Oggi nella citta’ in Costa Azzurra e’ prevista la partita Polonia-Irlanda alle 18:00. Per fortuna molti tifosi polacchi, seduti nei bar, non hanno preso parte alla bagarre. E adesso il timore e’ che i tafferugli accompagnino anche altre partite, per esempio Turchia-Croazia, un altro match considerato a rischio in programma alle 15:00 al Parco dei Principi di Parigi. E’ il secondo di cinque incontri dopo Inghilterra -Russia, classificato a libello 3 (su una scala di rischio 4). Gli altri tre sono Germania-Polonia (il 16 giugno) allo Stade de France), Inghilterra-Galles (il 16 giugno al lens), Ucraina e Polonia (21 giugno, ancora a Marsiglia).

vivicentro.it/sport/Cronaca-sportiva –  (AGI)/Scontri Marsiglia e Nizza Uomo in fin di vita, 3 gravi

ADL su Higuain: “Gonzalo può diventare un super-Maradona. Si parla di rinnovo”

Ai microfoni di Sky, De Laurentiis ha parlato anche del futuro di Gonzalo Higuain, impegnato, in questo momento, negli Usa con la sua Argentina: “Higuain è entrato nella storia del club come Maradona e può uscirne come un super-Maradona. Lui era preoccupato solo del terzo posto e del preliminare, ma oggi la Champions è garantita. Io credo che sarà difficile staccare Higuain da Napoli, col fratello abbiamo parlato anche di rinnovo. Ho messo altri soldi sul tavolo per il rinnovo del suo contratto. Bisogna fare degli sforzi, ma anche per questo non si possono fare follie su altri fronti”. 

Esplosione in appartamento a Milano: 3 morti e 3 feriti

La violenta esplosione avvenuta questa mattina, alle ore 8:56, in un appartamento al quarto e ultimo piano di una palazzina in via Porto Ferraio nella zona di via Brioschi, a Milano, ha provocato almeno 3 morti e 3 feriti.

I vigili del fuoco hanno salvato una persona e recuperato i corpi senza vita di altre due. Tra le possibili cause una fuga di gas.

Sul posto sono accorse numerose ambulanze e decine di vigili del fuoco che, con le unita’ cinofile e le squadre Usar, stanno cercando altri dispersi sotto le macerie.

Le primissime ricostruzioni – quando ancora la priorità è di natura sanitaria – parlano di una probabile fuga di gas. Sul posto sono state inviate una decina di ambulanze, i vigili del fuoco e la polizia.

Allertati gli ospedali San Giuseppe e San Paolo.

Lo scoppio ha provocato il crollo di una parte dell’edificio.

Nessun giocatore in scadenza sta puntando i piedi: le parole di Mertens…

Il Corriere del Mezzogiorno scrive sui rinnovi in casa Napoli

Le dichiarazioni di Mertens sono arrivate come manna dal cielo e serviranno di sicuro a stemperare gli animi tesi della piazza napoletana, scossa dalle dichiarazioni del calciatore senegalese. Per la verità nessun altro tra i giocatori in scadenza o che chiedono il rinnovo sta puntano particolarmente i piedi. Al momento arrivano dai procuratori garbate dichiarazioni con relativo invito a provvedere al rinnovo o a un adeguamento. A Napoli, a differenza di altre società anche più blasonate, l’anno prossimo si giocherà la Champions e questa voglia di andare via appare davvero inopportuna in un momento in cui si stanno gettando le basi per affrontare una competizione affascinante e unica nel suo genere.

L’interesse del Napoli per Raicevic è calato: spuntano due club

I dettagli da Il Corriere Veneto

Ma a movimentare le prime indiscrezioni di mercato sono sempre gli attaccanti, e in casa biancorossa tutto ruota attorno a Filip Raicevic, che a gennaio è stato molto vicino ad essere ceduto al Napoli. Rispetto alla sessione invernale di mercato, l’interesse del Napoli è decisamente calato, anche se il direttore sportivo dei partenopei, Cristiano Giuntoli, resta un estimatore del centravanti del Vicenza. La settimana scorsa su Raicevic s è registrato un interessamento del Cagliari e una richiesta d’informazioni del Grassophers, ma si tratta solo di primi contatti. Quello che è certo è che Raicevic rimane un probabile partente.

Questione stadio, ADL: “Progetto San Paolo? Il comune lo ha bocciato”

Aurelio De Laurentiis, intervistato dal Mattino, s’è soffermato in merito alla questione stadio: “Progetto San Paolo? Il Comune lo ha bocciato. Avrei potuto mettere io i soldi per lo stadio in cambio di una concessione per 99 anni: 30 milioni per gli interventi sugli impianti e 40 per creare un parallelepipedo all’esterno in cui creare attività commerciali per generare ulteriori proventi. Il Comune ha deciso di farsi anticipare 25 milioni dall’istituto di Credito sportivo. L’assessore allo sport, Borriello, ha detto che i lavori cominceranno in novembre e c’è da augurarsi che l’Uefa ci autorizzi a giocare la Champions al San Paolo perché i seggiolini non sono stati cambiati. Avrebbero potuto perlomeno farsi anticipare 5 milioni dal Credito sportivo per la sostituzione dei seggiolini. Il Comune ci ha chiesto recentemente di versare un vecchio debito di 600mila euro: ricordo che il debito dell’amministrazione comunale verso il Napoli è di 5 milioni, ancora aspettiamo i soldi dei tornelli installati nove anni fa”. 

Speranze per Gabbiadini, ADL: “Convincerò Manolo a restare qui”

Ai microfoni della Repubblica, Aurelio De Laurenttis s’è focalizzato sul mercato in uscita, in particolare sulla particolare situazione che vede protagonista Manolo Gabbadini: “Rinforzi? Tratto sette giocatori, almeno tre conto di prenderli. E di cessioni non se ne parla, convincerò Gabbiadini a restare: per confermarci in campionato e ben figurare in Champions”.

De Laurentiis: “Tutti vogliono Valdifiori. Albiol? Resta anche senza rinnovo”

Le sue parole a La Repubblica

De Laurentiis ha parlato anche del possibile mercato in uscita:

Il Napoli non vende…
“Ho detto anche al Valencia che Albiol costa 15 milioni, altrimenti resta con noi. Anche se dovessimo andare a scadenza di contratto, se non troveremo un accordo per prolungarlo”

La conferma dei big è un buon punto di partenza. E poi?
“Per Zielinski con l’Udinese siamo già d’accordo, ma lui vuole andare al Liverpool. Herrera e Lapadula sono nomi reali, ho contattato anche Fabinho del Monaco. Sto sul mercato su sette giocatori, sperando dopo Grassi e Tonelli di prenderne almeno tre”

Basteranno per far bene in campionato e Champions, De Laurentiis?
“Abbiamo undici titolari, poi possiamo contare su Mertens, Gabbiadini, Chiriches, Strinic e Valdifiori, che non dev’essere poi un regista così incapace, visto che me lo stanno chiedendo tutti. Grassi l’ho pagato 10 milioni, David Lopez piace tanto a Sarri, con Tonelli e Rafael siamo già a venti. Di che cosa stiamo a parlare?”

Ischia,la società è al lavoro per programmare il futuro

tifosi ischia aversa

Non è un momento facile per l’Ischia. La società gialloblu sta però provando a reagire dopo la brutta retrocessione arrivata al termine di una stagione travagliata di errori. A tutto questo si è aggiunto l’addio dei soci della squadra isolana: da Rapullino a Manna,fino a Colantonio per quanto riguarda il settore giovanile. Questo crea innanzitutto problemi per il futuro, con l’Ischia che ha urgentemente bisogno di trovare nuovi soci con i quali ripartire. Per il momento,però oltre a pensare a quello che verrà,la società gialloblu sta provvedendo a chiudere l’ultima stagione. Ci sono ancora gli ultimi stipendi da pagare, per non incorrere poi in ulteriori penalità che potrebbero vanificare il prosieguo del percorso. In questi giorni gli incontri e le riunioni sono frequenti, per mettere la cifra che serve per chiudere il discorso riguardante l’ultimo campionato. Dopo aver pagato tutti i tesserati, si procederà a parlare del futuro. Una questione per la quale ci vorranno ancora un paio di giorni,che dovrebbe risolversi al massimo entro il fine settimana. Ci si mette in regola con il presente per poi progettare il futuro. Ora bisogna vedere però quali saranno i presupposti. Attualmente è rimasto solo l’amministratore Di Bello,insieme a Giancarlo Senese al suo fianco ad occuparsi della parte economica. Occorrono nuovi ingressi in società,perchè senza i quali sarebbe difficile puntare alla domanda di ripescaggio e proseguire il progetto. Di Bello, attraverso l’ultimo comunicato, ha chiesto un aiuto all’isola d’Ischia per procedere all’aumento di capitale disposto dall’assemblea dei soci e per far si che si siano le basi per continuare in Lega Pro. La piazza,però non sembra entusiasta di continuare sulla falsa riga, di quest’anno date le vicende accadute. La Lega Pro, è un palcoscenico troppo importante per i tifosi ma anche per l’intera Isola d’Ischia, e sarebbe un vero peccato perdere un’occasione ghiotta così. Dopo i tanti sforzi sopratutto sotto l’aspetto economico per raggiungere di nuovo questa categoria, sarebbe un vero peccato gettare al vento tutto questo.

La Gazzetta conferma Vivicentro: fumata nera per Zielinski!

Non ci sarà il Napoli nel futuro di Zielinski: la Gazzetta dello Sport conferma la nostra esclusiva di pochi giorni fa. Gli azzurri avrebbero trovato un accordo totale con l’Udinese, sulla base di 15 milioni di euro più Zuniga, che poi sarebbe girato al Watford. Ma il problema è il ragazzo: il centrocampista, infatti, non è sicuro del trasferimento in Campania. Vorrebbe l’Inghilterra, vorrebbe Liverpool. Per questa ragione, Zielinski aspetta una mossa dei reds.

Lapadula non ha sciolte le riserve: il si non è ancora arrivato

I dettagli

La Gazzetta dello Sport scrive: “De Laurentiis è convinto di spuntarla sulla concorrenza, anzi ha già un’intesa con il collega pescarese Sebastiani che però ha ricevuto altre offerte e quindi aspetta un rilancio del Napoli (che potrebbe opzionare qualche giovane abruzzese o mandare in riva all’Adriatico qualche suo talentino come Roberto Insigne). Domani potrebbe essere la giornata decisiva, a patto che anche Lapadula si convinca perché il contratto per lui è pronto ma serve l’assenso deciso del centravanti ex Teramo che ovviamente partirà come riserva di Higuain. Paradossalmente, ad aver abbracciato”.

Herrera, c’è differenza tra Napoli e Porto

I dettagli sul mercato

Il Napoli lavora su uno degli obiettivi dichiarati: è il centrocampista messicano del Porto Hector Herrera. Secondo il Corriere dello Sport, però, il Porto lo valuta oltre venti milioni di euro ma il Napoli, che ha già il gradimento definitivo del giocatore, non si spingerà oltre un’offerta di 15 milioni.

Napoli-Avellino 0-0 nei playoff del 2005

I dettagli

Il giorno 12 giugno il Napoli ha giocato sei partite, due in serie A, due in serie B, una nei playoff di C1 ed una in coppa Italia, senza mai vincere: due pareggi e quattro sconfitte.

Ricordiamo lo 0-0 contro l’Avellino della finale d’andata dei playoff della serie C1-2004/05

Questa è la formazione schierata da Eddy Reja:

Gianello, Grava, Accursi, Giubilato, Bonomi (73′ Calaiò), Montervino, Montesanto, Corrent (35′ Consonni), Capparella (60′ Abate), Sosa, Pià

Il primo Napoli dell’era De Laurentiis, che aveva iniziato la stagione con Ventura in panchina, ha concluso quel campionato di C1 al terzo posto e, dopo aver eliminato in semifinale la Sambenedettese, non è riuscito a centrare la promozione in serie B che è arrivata l’anno dopo.

sscnapoli.it

Perché il Regno Unito deve restare nella Unione Europea

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Navigando senza bussola, Europa e Usa si avvicinano a due passaggi decisivi: il referendum Gb del 23 sull’ Unione e il voto americano dell’8 novembre fra Clinton e Trump. Entrambi rischiano di spaccare dall’interno la tenuta di un Occidente cui non mancano certo le minacce e le sfide esterne, dalla Siria alla Russia, dallo Stato Islamico alla Cina. Come sempre il nemico peggiore è quello dentro. Ecco perché bisogna averne paura.

Si parla ma non ci si preoccupa abbastanza di Brexit e di Trump. In Italia, il presidente del Consiglio pensa al fronte interno, mentre va al secondo turno delle amministrative col referendum costituzionale d’autunno in mente; i ministri Padoan e Calenda danno fiato alla timida ripresa, i ministri Gentiloni e Pinotti palleggiano la bollente patata libica. Giusto. Fra cinque mesi (che passano presto) avrebbero esattamente gli stessi problemi, referendum a parte, con in più un’Ue assorbita nel divorzio (riottoso, costoso e lungo) da Uk e alla soglia di una presidenza Trump oltreoceano.

Sia l’ingresso di Trump alla Casa Bianca che l’uscita del Regno Unito dall’Europa segnerebbe un punto di non ritorno. A Cannes, George Clooney ha detto che Donald Trump non sarà presidente degli Stati Uniti. In E. R. – Medici in prima linea – non sbagliava mai una diagnosi, ma è passato un po’ di tempo.

I sondaggi su Brexit oscillano sul filo del 40% pro e 40% contro. Decideranno gli indecisi. Chi vota per l’Ue vota con ragione e lucidità, i Brexiteers con passione e frustrazione. Poco tranquillizzante. Per di più i sondaggi sono falsati quando gli intervistati mentono perché si vergognano d’ammettere cosa faranno nel chiuso dell’urna.

Brexit e Trump sono disastri annunciati ma evitabili. L’esito è democraticamente nelle mani degli elettori britannici e americani. Il resto dell’Occidente non vota ma può farsi sentire. Le nostre voci, preoccupazioni, sensibilità pesano nella rete delle interdipendenze e dei social media; i nostri governi sono legati a filo doppio. Anche il resto del mondo teme il duplice rischio Brexit-Trump. Con qualche miope eccezione intorno alle mura del Cremlino, il nervosismo si avverte da Pechino a Santiago. Ma sarebbe l’Occidente in primis a perdere, buttando alle ortiche i suoi punti di forza: l’unione dell’Europa e la comunità atlantica. Imperfetta la prima, increspata la seconda, rimangono queste le nostre fondamenta.

Con l’avvicinarsi dell’anno 2000 si temeva il crollo dei sistemi informatici, tarati a due cifre, che non avrebbero riconosciuto il nuovo secolo e millennio. Le conseguenze sarebbero state catastrofiche. Non è successo niente e il temutissimo «Y2K bug» è stato consegnato al reliquario delle curiosità storiche. Ma solo perché ne abbiamo avuto paura.

Non meno ne serve oggi. Di Trump dovranno prendersi cura soprattutto gli americani. Mancano cinque mesi. Brexit si decide invece in una manciata di giorni. L’elettorato britannico è sommerso dagli avvisi di burrasca. Londra ha molto da perdere dall’uscita dall’Ue; chi vota può ignorarlo ma gli è stato detto.

Meno chiaro agli europei quanto abbia da perdere l’Ue. Non solo perché l’uscita di Londra lascerebbe un’Europa geopolitica, militare ed economica più debole, ma per il ruolo britannico all’interno dell’Unione, determinante nel contenere i riflessi centralizzatori e dirigisti di Bruxelles. Senza Londra la predominanza tedesca – non per volontà di Berlino, ma per inerzia – troverebbe minori contrappesi. L’Italia perderebbe la sponda della Manica che spesso ci evita la schiavitù di schieramenti rigidi.

Che Brexit spiani la via a un’Europa «federale» è una pia illusione: con chi? Con l’Austria che minaccia muri al Brennero? Con l’Olanda che respinge per referendum l’innocuo accordo d‘associazione con l’Ucraina? Quali opinioni pubbliche seguirebbero, a cominciare da quella italiana? Quanti altri pezzi perderebbe l’Ue? Chi fermerebbe l’emulazione e l’effetto domino delle secessioni?

Nessuno più di Ulisse incarna lo spirito della cultura e civiltà occidentale. Non siamo più nell’epoca omerica, ma nel XXI secolo. Per superare la Scilla di Brexit e le Cariddi di Donald Trump, l’Occidente deve sperare che il Dna sia rimasto uguale.

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vivicentro.it/editoriale –  lastampa/Perché il Regno Unito deve restare nella Ue STEFANO STEFANINI

De Laurentiis: “Zielinski non ha voglia di Napoli. Higuain? Resterà!”

Le sue parole

Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, al Corriere dello Sport: “Abbiamo chiuso in rosso gli ultimi due bilanci, e forse accadrà così anche per il prossimo – nonostante la Champions – ma l’oculatezza del passato e le riserve accantonate ci permetteranno di muoverci senza alcun tipo di limitazione”. 

Sul mercato: “Bisogna rivolgersi ai giovani, di talento ovviamente, per ricominciare e continuare ad essere all’avanguardia. Zielinski l’ho trattato con la famiglia Pozzo ed abbiamo anche definito ogni dettaglio. Però mi sembra che il ragazzo stia facendo il possibile per non venire”. 

Su Higuain: “Ho messo i soldi sul tavolo. Offerte non gliene sono arrivate e il Pipita è un uomo serio, quando finirà la coppa America ci dirà. Sento che non tradirà l’affetto di Napoli”. 

Su Koulibaly: “Credevo che Koulibaly fosse una persona perbene. Nel momento in cui mi rendo conto che tu ed il tuo procuratore non avete studiato i contratti firmati, la mia intolleranza diventa totale. Il Napoli stava per firmare nuove intese commerciali per utilizzare l’immagine di Koulibaly: le sue esternazioni, perché di ciò si tratta, hanno fatto saltare queste operazioni. La sua maglia ora è invendibile. Ha creato danni per milioni di euro e gli specialisti che ho interpellato stanno studiando la questione. Non vorrei che Koulibaly debba lavorare a vita per rimediare. Mi spiace non essere stato raggiunto da una telefonata in cui mi fosse chiesto se intendessi vendere o meno Koulibaly. Io non vado a rompere le scatole ad un altro club, insidiando calciatori sotto contratto”. 

Su Champions e Scudetto: “Mi piacerebbe vincere sia il titolo che la coppa, per regalare una gioia così prepotente ad una città che deve mantenere il proprio equilibrio tra terra di fuochi, monnezza ed il sopruso dilagante. Sarebbe un modo per ripagare i napoletani di aspettative altrimenti non realizzabili in tempi brevissimi”. 

RepIdee, Renzi: “Due mandati per il premier. Con il no nella Ue non ci fila più nessuno”

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A Repubblica delle Idee Eugenio Scalfari intervista Matteo Renzi. Il direttore Mario Calabresi: “Due punti di vista diversi. Ma d’accordo per il ministro unico europeo dell’Economia”. Il premier: “Prima di fare una Fbi dell’Ue, per ogni euro che investiamo in sicurezza, spendiamo un euro in cultura”. Il fondatore di Repubblica: “Se non cambi l’Italicum, voto no”

ROMA  A ‘Repubblica delle Idee’ il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, intervista il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. “Un incontro per mettere a confronto due punti di vista che in questi due anni hanno duellato – ha spiegato il direttore di Repubblica, Mario Calabresi – ma sul tema del ministro unico dell’Economia europeo sono stati d’accordo”. Matteo Renzi esordisce con un “in bocca al lupo per il presidente Berlusconi (ricoverato in attesa di un intervento al cuore, ndr)” . “Anch’io voglio mandare un pensiero a Berlusconi – interviene Scalfari – mio avversario politico dal ’94 in poi. Con tutto quello che ha comportato di pubblico e di privato. Però, mi associo a quello che ha detto Renzi, perché non possiamo che fargli gli auguri di guarigione. Adesso – ha chiosato Scalfari, rivolgendosi a Renzi – mi pongo un problema. Noi due, ci diamo del tu, o ci diamo del lei?” Renzi: “Dipende da lei”. E si danno del tu.

RepIdee, Renzi e Scalfari fanno gli auguri a Berlusconi: “In bocca al lupo”

Claudio Tito, capo della redazione Politica di Repubblica, chiede: “Se a ottobre non  passa il referendum, il governo cade?”.

Scalfari. “Su un punto, sono diventato renziano, il capo comanda da solo, principio che ho criticato in passato. Sono favorevole a un sistema monocamerale. Ma la Camera deve essere eletta liberamente. Nella legge italicum attuale, è in parte nominata perché i capi sono nominati, si possono presentare in due o tre sezioni”. “Parliamoci chiaro – dice Scalfari a Renzi – questa è una Camera tua, allora io sono per votare no al referendum. Io voterei sì, qualora però la legge elettorale venisse cambiata. E ho proposto più volte di adottare nientemeno che quella che allora fu chiamata legge truffa. Pensate, la legge che propose De Gasperi nel 1953. Se un partito, o una lista prende, il 50 % più 1 voto, la maggioranza assoluta, c’è un premio che assicura la continuità. E allora se tu cambi la legge elettorale, io voto sì al referendum. Ma se invece non la cambi, io voto no perché la legge così com’è ti rende per 15 anni padrone del campo, e questo non va bene. Padrone di un pezzo di campo, ma con contropoteri e controforze. Adotta la legge truffa, e ti voto”.

La replica di Renzi: “Se uno mi dice che voglio governare l’Italia per 15 anni lo querelo. Se andiamo verso un sistema di responsabilità, al massimo si possono fare due mandati. Io sarei pronto a firmare qualsiasi proposta di legge in questa direzione. Perché chi governa, checché ne pensasse Andreotti, si logora”. “Sulla riforma costituzionale – dice rivolgendosi a Scalfari – mi pare che tu abbia meno resistenze di quelle che avevo capito. Anch’io avrei preferito un sistema diverso del Senato, ma siccome non sono padrone dell’Italia, la legge è venuta fuori da sei letture e ha dovuto cercare una maggioranza difficilissima da trovare. Per dirla alla fiorentina, ‘se era facile l’aveva fatta qualcun altro’. È una riforma che non tocca i poteri del premier che rimane l’unico capo di governo della storia occidentale che non ha neanche il potere di cambiare un ministro”. “Se il referendum non passa – sottolinea Renzi – vado a casa perchè non sono adatto, non ce la faccio, la politica non fa per me. Ma se passa il no, l’Italia diventa ingovernabile. Se passa il no ci sarà sempre una larga intesa, un inciucio, un accordo. Non ci sarà mai la possibilità per un partito di vincere. Se blocchiamo le riforme, in Ue non ci fila più nessuno. Io sono autenticamente un sostenitore dell’alternanza. Vorrei un sistema in cui il Pd fa il pd: se vince governa, se perde fa opposizione preparandosi a governare. Altro che partito della Nazione. Altro che padrone….”.

RepIdee, Renzi: “Se qualcuno dice che voglio governare per quindici anni lo querelo”

Renzi risponde sulla legge elettorale. “La legge elettorale si fa con le maggioranze che si trovano.  Abbiamo messo i ballottaggi, che è uno strumento fantastico, perché ti consente di avere un vincitore. Questo è il punto di forza della legge elettorale. Nel 2013 nella sfida tra Bersani Berlusconi e Grillo nessuno avrebbe ottenuto la maggioranza. E il ballottaggio sarebbe stato tra Bersani e Berlusconi.

Il botta e risposta Scalfari-Renzi. La discussione sulla legge elettorale si anima. Scalfari incalza il premier: “La Dc di De Gasperi non arrivò al 50 più 1, prese il 48 % con dentro partiti minori. Ma con la proporzionale quella democrazia cristiana governò il Paese per 30 anni. Con la tua legge elettorale, se tu perdi, poi avremo Grillo“. Replica Renzi: “Se vince Grillo, sarà perché prende un voto in più. Ma se vince lui è colpa nostra e non vincerà perché noi siamo credibili”. Poi, rivolto al fondatore di Repubblica: “Il tuo sistema di governo dura come un gatto in autostrada. Con quel sistema i governi duravano pochissimo. Io sono perché un governo duri 5 anni con un programma chiaro. Scommetto che sia una tesi maggioritaria tra i cittadini. E se poi votano Grillo, e la Raggi, se li prendano”. Scalfari di rimando: “Non è un problema se Grillo si prende Roma. Ma se si prende il governo del Paese, con quella legge elettorale è una cosa diversa”. Renzi è tranchant: “Abbiamo idee diverse”.

Renzi risponde sulla “Camera eletta liberamente”. Renzi non si sottrae alla provocazione di Scalfari a proposito di una Camera non eletta liberamente. “Non condivido questa analisi. C’è una parte di persone indicata dalle segreterie dei partiti? Sì. Ma minori rispetto al passato. Non mi posso permettere di ripensarci, però forse anche noi abbiamo troppo alzato il tono nella discussione referendaria. Vi invito a riflettere l’alternativa al sì: non provoca solo il cambio di governo, ma l’ingovernabilità”.

La domanda di Scalfari: “Saresti d’accordo per una polizia federale?”. Si cambia argomento, e il fondatore di Repubblica, riflettendo sulla necessità che lo vede d’accordo col premier sul ministro unico europeo del Tesoro, estende il ragionamento anche sul ministro dell’Interno. Renzi: “Sul ministro delle Finanze, come lo chiamo io, sono d’accordo. Diverso il discorso sulla sicurezza: prima di partire dalla unificazione delle istituzioni (ministro dell’Interno, Fbi), occorre partire dalle politiche. L’Ue è in crisi dall’interno. I terroristi che hanno disintegrato le speranze dell’Ue a Parigi e Bruxelles erano nati nel cuore delle periferie urbane delle Capitali europee. La nostra proposta dunque è: per ogni euro investito in sicurezza, investiamone uno in cultura”.

RepIdee, Renzi: “L’Europa è in crisi dall’interno”

“Fine dell’austerity europea“. A Scalfari che stimola il premier a riflettere sul ruolo guida della Germania, e della Merkel, nella politica economica europea, Renzi risponde: “Usiamo il 2017 per finire la politica dell’austerity che ha provocato tanti danni. E iniziare quella degli investimenti. Se nei prossimi sei mesi l’Italia riuscirà a essere autorevole e credibile, penso che la riflessione di Scalfari su Italia-Germania possa essere interessante. Quello che dobbiamo fare è, più investimenti, meno austerity”.

Claudio Tito solleva un tema: “Basta la crisi economica a giustificare la crescita dei populismi?”

Scalfari. Il fondatore di Repubblica fa una analisi dei populismi in Italia, rappresentati da Lega e M5s. “Per fortuna – spiega Scalfari, con sottile ironia – che abbiamo il capo della Lega, Salvini (un giornalista non si dovrebbe permettere a fare apprezzamenti….), che non becca palla. E qui bisogna chiedersi come mai, invece, beccano palla i 5Stelle. Debbo dire che i 5Stelle in alcuni comuni sono abbastanza forti, a Roma e a Torino. Ma cosa sono i 5Stelle ora che Grillo ha fatto il passo di lato, e Casaleggio poverino è morto? Sono l’aspetto degli indifferenti, degli assenti. C’è una massa crescente di astenuti. Poi c’è una massa notevole di 5Stelle che è come fossero astenuti che vanno a votare. Ma è la stessa cosa.  Loro, i grillini, dicono, ‘noi vogliamo smontare quello che c’è, man mano che smontiamo facciamo quel che vogliamo fare’. Gli astenuti fanno la stessa cosa. Ora dico una cosa: quando concorse a diventare sindaco, Veltroni prese 900 mila voti. Giachetti ne ha presi 300 mila. Da 900mila a 300mila…. c’è questo disinteresse, un affare addirittura epocale. I giovani hanno un altro linguaggio. Girano con nell’orecchio la musica. Gli piace la civiltà delle immagini. Parlano usando twitter. L’indifferenza-più-Grillo, questo è un pericolo epocale”.

Renzi: Il premier mette a fuoco la contraddizione rappresentata dai populismi nei Paesi dell’Est. “I Paesi dell’Est che l’Europa ha salvato dalla crisi – osserva Renzi – sono, oggi, quelli che tirano su i muri. Quei Paesi ci danno lezioni di morale sull’immigrazione, ignorando che, se c’è un bambino che annega in mare, i valori italiani sono di andare a salvarlo e dargli un futuro. E non ci importano le lezioni di morale dei Paesi dell’est Europa. C’è chi, come Salvini, dice che i migranti vanno aiutati a casa loro. Ma questo vuol dire andare a fare cooperazione internazionale in Africa, e su questo c’è un deficit della politica italiana. Sono il premier numero 27 e il mio è il 63esimo governo in questi 70 anni della Repubblica. E il mio è il primo governo il cui premier è sceso sotto il Sahara. Ma cooperazione internazionale non vuol dire portare i diamanti in Tanzania, come hanno fatto i leghisti predecessori di Salvini“.

Sul M5s, l’attacco di Renzi: Parlando dei populismi nel nostro Paese, Renzi non si fa sfuggire l’occasione, ad una settimana dai ballottaggi, di pungolare il M5s. “Il M5s – attacca il premier – è un partito che nasce antieuropeo. Raggi (l’ho letto sull’Huffington Post) promuove i banchetti per uscire dall’Euro. I 5Stelle sono contro l’idea europea come la conosciamo noi. Noi vogliamo portare i giovani a Ventotene per educarli ai valori dell’Europa, loro propongono il baratto e l’uscita dall’euro. Proviamo a mettere insieme i voti in Italia, in questo momento, se ci fosse il ballottaggio a livello nazionale, sarebbe tra Pd e centrodestra. Perché il M5s è andato bene a Roma. A Torino, a Carbonia. Poi basta. E nei 17 comuni dove governano, in 3 hanno espulso i loro sindaci, in metà hanno problemi giudiziari“. “E se vince la Raggi a Roma – conclude il presidente del Consiglio – sarà poi un problema dei romani”.

vivicentro.it/politica –  repubblica/RepIdee, Renzi: “Due mandati per il premier. Con il no nella Ue non ci fila più nessuno” di ALBERTO CUSTODERO

 

Ag.Lapadula: “Tanti club su di lui, ma potrebbe rimanere anche a Pescara”

Vive in Francia, ma ama e segue l’Italia. Gianluca Libertazzi, agente di Gianluca Lapadula, attaccante del Pescara, promosso in Serie A, è stato intervistato da Sky. Ecco quanto dichiarato: “A inizio stagione, col mio gruppo, abbiamo deciso di fare questa valutazione. Dopo Italia e Inghilterra abbiamo deciso di essere presenti in Francia, perché è giusto dare un taglio internazionale al mercato. Dove va Lapadula? Anche io vorrei saperlo, stasera ancora non lo so. Ha una mentalità un po’ particolare, molto forte. Quest’anno s’è fatto conoscere bene, venerdì mattina mi ha chiamato dopo la festa promozione. Sinceramente credevo che avesse sbagliato numero, perché avevano fatto tardi per rientrare e festeggiare. Mi ha detto che l’anno prossimo vuole vincere di nuovo, gli ho risposto che in quel momento doveva festeggiare e riposare dopo quest’annata. Devo essere sincero, fino a oggi i discorsi di mercato li abbiamo affrontati poco. Il ragazzo era concentrato sul campionato e sul Pescara, l’ha dimostrato sul campo. Adesso c’è spazio per i festeggiamenti. Restare a Pescara? Tutto è possibile.  Conte l’ha mai contattato per portarlo in Nazionale? “Mai sentito il Ct. La possibilità legata alla Nazionale peruviana?  Più che una scelta, non voleva scegliere solo in base a un interesse professionale. Lui è nato e cresciuto in Italia, si sente italiano e non è mai stato in Perù. Non voleva accettare solo per una opportunità professionale, conosce poco la lingua e il Paese sudamericano. ventura lo seguiva per il Torino, può finire in Nazionale a breve? Lo staff di Ventura s’era incuriosito ai tempi in cui lui giocava al Teramo, fecero una amichevole. Ma il salto dal Teramo al Torino sarebbe stato troppo grande”.