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Saldi estivi 2016 a Napoli e in Campania

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Ancora pochi giorni e poi si potrà dare il via alla campagna ufficiale dei saldi estivi 2016: è infatti nota la data di inizio degli sconti in tutte le regioni d’Italia.

Stavolta i saldi estivi per il 2016 non cominceranno contemporaneamente in ogni parte d’Italia ma è stata concessa una deroga per le grandi città, come Napoli, in cui i saldi estivi inizieranno prima. A Napoli, infatti,la data prevista per l’inizio dei saldi è sabato 2 luglio 2016.

Diversa la situazione per le altre città della Campania che seguiranno la data ufficiale dei saldi prevista per la regione Campania che è stata fissata per lunedì 4 luglio 2016.

Queste date sono comunque indicative perché alcuni commercianti potrebbero decidere di far partire qualche forma di promozione sia in anticipo, che in ritardo.

Ricapitolando quest’anno le date di inizio e fine dei saldi saranno differenti:

  • A Napoli città si inizierà sabato 2 luglio 2016 e dureranno fino al 30 Agosto 2016

  • In Campania si inizierà lunedì 4 luglio 2016 e dureranno fino al 29 settembre 2016

Bisogna poi ricordare che in Italia la materia dei saldi è regolamentata anche dal DLgs 206/2005, noto come Codice del Consumo, che tutela i consumatori ed è sottoposta a regole.

Infatti c’è l’obbligo che la merce in saldo sia accompagnata da un cartellino che deve indicare:

  • il prezzo originario della merce (quanto costava prima che venisse praticato lo sconto);
  • il prezzo in saldo (quanto costa ora con lo sconto);
  • lo sconto applicato espresso in percentuale.

Naturalmente anche nel periodo dei saldi se un difetto nella merce si manifesta dopo l’acquisto la legge garantisce all’acquirente il diritto di cambiare la merce difettosa.

vivicentro.it/sud/economia –  Lifestyle / Saldi estivi 2016 a Napoli e in Campania (Rino Mastropaolo)

Lapadula più Caprari, ma l’ex Roma vuole il San Paolo subito

Il Napoli aspetta Herrera, con grande fiducia. E soprattutto ha mosso passi sempre più importanti in direzione Lapadula. Era partito da 600 mila euro di ingaggio a stagione, ha alzato fino a 800 mila, sta per aumentare offerta con i bonus. Soprattutto: i discorsi strettamente tecnici hanno quasi convinto Lapadula, oggi il Napoli è in pole. Più Sassuolo con la Juve dietro? No, oggi più Napoli. Anche più del Genoa. Certo, bisogna aspettare che tra martedì e mercoledì si arrivi a una decisione definitiva perché in linea di massima sono quelli i giorni stabiliti per arrivare a una fumata bianca. Il Sassuolo rilancerà, il Genoa ci proverà ancora, la Juve non si arrenderà. Ma oggi la pole è del Napoli, non ci sono dubbi, in attesa del resto. Inserire Caprari nella trattativa, come vi abbiamo svelato in tempi non sospetti, ha aiutato. Anche se Caprari spinge per andare a Napoli, non convintissimo di restare a Pescara per un anno con il cartellino acquisito da De Laurentiis, presto anche questo nodo verrà sciolto. Già, perché Lapadula ha fretta: nei primissimi giorni di luglio convolerà a nozze con la sua compagna Alessia, dopo la promessa di matrimonio datata 9 maggio 2015 durante Teramo-Ascoli. Una richiesta originale, fatta all’interno di uno stadio, una richiesta che ribadisce la fantasia – anche fuori dal campo – di Lapa. Tra poco più di dieci giorni ci saranno le figlie Bianca e Regina. Prima la fumata bianca di calciomercato: il Napoli vuole mantenere la pole. E per il capocannoniere della B potrebbe essere, chissà, il regalo di matrimonio.

Fonte: Alfredo Pedullà.

Ischia, occorrono nuove forze economiche per il futuro del club

Avv. Emanuele Di Meglio
Avv. Emanuele Di Meglio

Ischia-  Nella giornata di Sabato mattina si è tenuta una conferenza presso la sala stampa dello stadio “Mazzella” per fare chiarezza sulla delicata situazione della società del club gialloblù. Alla conferenza, oltre a un gran numero di tifosi (sopratutto quelli storici), era presente l’Avv. Emanuele Di Meglio al quale è stato affidato l’incarico di cercare nuove forze economiche sul territorio isolano.

L’incubo di un altro ’98, l’anno più nero della storia dell’Ischia Calcio, non è da scongiurare anche perché attualmente rimane un solo amministratore unico, Di Bello. L’argomento principale ha riguardato dunque la posizione debitoria della Società verso l’Erario per un ammontare pari a 600 mila euro. Il debito non è stato contratto dalla società durante l’anno in corso ma è la risultanza di anni di dilazionamento di pagamento e risale alla partecipazione, nel 2014, della famosa Green Island alle quote societarie della S.S. Ischia. L’Avvocato Di Meglio ha aggiunto che questa somma potrebbe essere anche incrementata nei prossimi giorni per eventuali maggiorazioni di spese. La società attualmente non riesce a decongestionare il debito essendo rimasta da sola.

Viene affidato dunque il mandato all’Avv. Di Meglio che in prima analisi sta già valutando la situazione economica contabile dell’Ischia Isola Verde.

Entro un paio di settimane si valuterà se sussistono i presupposti per poter contribuire al progetto Ischia Isolaverde e quindi verificare se sarà possibile entrare in società per la nuova stagione” – spiega l’Avvocato Di Meglio durante la conferenza– “Occorre dunque reperire nuove forze entro fine mese ma, qualora la società attuale non riuscisse a raggiungere questo obiettivo entro 15 giorni, e se quindi non ci fossero nuovi ingressi, occorrerebbe effettuare un piano di riparto dell’attuale situazione debitoria soddisfacendo tutti quanti i creditori secondo le norme della  legge fallimentare.

Infine, nel caso in cui venissero disattese le due ipotesi prospettate, l’ultimo step che si prospetterebbe –quello più gravoso- sarebbe quello di portare i libri sociali in tribunale perché la società attuale, essendo rimasta da sola, non riesce a gestire l’attuale massa debitoria.

 

Durante la conferenza stampa, l’Avvocato Di Meglio lancia un appello a tutti coloro che  fossero intenzionati a voler entrare a far parte della compagine societaria della S.S. Ischia: “Potete contattarmi direttamente– spiega- Sono in possesso del bilancio al 31 dicembre e di tutta la situazione economica contabile aggiornata ad una settimana fa. Questa documentazione potrà essere visionata da chiunque sia realmente interessato a partecipare”.

La società, nelle more, sta effettuando una serie di concordati con i pagamenti e sta risolvendo pian piano tutta la situazione della stagione attuale pertanto, se esiste una situazione debitoria, secondo quanto illustrato dall’avvocato, è una situazione di tipo fisiologica comune a tutte le società: “Non è stata determinata certamente dall’ultima annata ma è una situazione che si è portata avanti nel tempo e che l’attuale società sta gestendo in maniera graduale, quindi la situazione non è drammatica dal punto di vista economico contabile e chiunque ne sia interessato tranquillamente può rivolgersi a me, può venire al mio studio e può prendere visione di tutta quanta la documentazione, può sottoporla ai propri consulenti affinché possano verificare la situazione e quindi valutare quest’eventuale ingresso all’interno della società (previa sottoscrizione di un accordo di riservatezza)”.

La società è dunque aperta a tutti e le quote sono a disposizione di chi intende garantire il pagamento di tutti gli oneri che sono stati contratti in quest’annata.

Infine, il legale informa che la volontà della Società è quella di inoltrare un interpello alla Federazione Italiana Gioco Calcio per chiedere di essere ripescata: poiché alla società è stato inflitto il punto di penalità, ha già avuto la sanzione dal punto di vista amministrativo e quindi, da questo punto di vista, ha già adempiuto agli oneri, pertanto si potrà chiedere di riconsiderare la posizione dell’Ischia Isolaverde per la possibilità di un eventuale ripescaggio. Occorre tener presente che per il ripescaggio bisogna versare alla FIGC una cifra pari a 250mila euro. Qualora si riuscisse a reperire questa quota entro l’inizio del mese di luglio (termine ultimo), potrebbe essere inoltrata la domanda di ripescaggio. Ricordiamo, per completezza di informazione, che Ischia Isolaverde è partecipata al 100% dalla Green Island, che il mandato dell’Avvocato Di Meglio è limitato all’isola d’Ischia e che la massa debitoria di 600mila euro è stata già dilazionata in 10 anni: non è un importo che deve essere pagato entro 1-2 anni ma è stato scaglionato nel tempo.

Incarichi Raggi, negli atti Asl la firma della madre di una 5Stelle

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Nel 2014 Virginia Raggi, la candidata alla guida del Campidoglio per l’M5S, ottenne un secondo mandato dall’Azienda sanitaria di Civitavecchia. “Responsabile del procedimento” di assegnazione era la mamma della più giovane deputata in carica, eletta per M5s

ROMA Si arricchisce di un nuovo particolare la vicenda degli incarichi conferiti dalla Asl di Civitavecchia a Virginia Raggi, aspirante sindaco del M5S a Roma, da lei però negati in due diverse dichiarazioni pubblicate sul sito del Campidoglio. Quando Virginia Raggi è riuscita a ottenere, nel luglio 2014, un secondo mandato per recuperare circa 400mila euro di crediti vantati dall’ente nei confronti del dottor Giuseppe Crocchianti, l’avvocata pentastellata – all’epoca consigliera a Roma – aveva un “aggancio” all’interno dell’azienda RMF. Una funzionaria di lungo corso che le avrebbe consentito di procurarsi il lavoro, bypassando l’albo dei professionisti ai quali la Asl deve invece attingere per scegliere i nomi dei legali a cui rivolgersi. Pur non facendo parte dell’elenco istituito nel novembre 2012, la grillina ottenne infatti l’incarico per un compenso pattuito di 5mila euro. E ciò nonostante quello assegnato due anni prima, con la stessa causale e contro il medesimo creditore, non avesse prodotto gli esiti sperati: neppure un centesimo dei 458mila euro che nel 2012 la Asl intendeva riprendere è ancora rientrato nelle casse pubbliche.

Basta leggere la deliberazione n.773 del 31 luglio 2014, con cui il direttore generale Giuseppe Quintavalle conferisce il secondo mandato a Virginia Raggi, per scoprire che “responsabile del procedimento” di assegnazione è la dottoressa Gigliola Tassarotti. La quale firma anche come “estensore”. E chi è Gigliola Tassarotti? È la mamma di Marta Grande, classe 1987, la più giovane deputata in carica, indicata – all’indomani dell’elezione nella Circoscrizione Lazio 1 per il M5s – come possibile presidente della Camera.

Ebbene, neanche questo incarico – come pure quello precedente – è stato dichiarato dall’allora consigliera grillina nell’autocertificazione datata 1 dicembre 2014: sei mesi dopo averlo ricevuto. Raggi si limita semplicemente a denunciare, il 13 ottobre 2015, a dimissioni del sindaco Marino già presentate, i 1.870 euro percepiti a titolo di acconto per il mandato del 2012. Tacendo del tutto l’esistenza di questo ulteriore affidamento. Che non risulta mai dichiarato, nonostante il decreto Trasparenza che impone a tutti gli amministratori, quale lei era, di rivelare se si ricoprono “altri incarichi con oneri a carico della finanza pubblica”.

“Perciò Raggi è una bugiarda”, tuona subito il Pd. Puntando pure il dito contro le affermazioni rilasciate all’ultimo confronto Sky. “Quando ho fatto il consigliere comunale, lavorando circa 10 ore al giorno, mi rimaneva ben poco tempo per fare l’avvocato, quindi ho smesso completamente di lavorare”, disse il 15 giugno la candidata grillina. Che tuttavia viene smentita da una serie di documenti in possesso di Repubblica , dai quali risulta che sia nel 2014, sia nel 2015 – gli anni trascorsi da Raggi in Campidoglio – l’avvocata dei 5 Stelle ha compiuto una serie di azioni legali per cercare di riscuotere il credito che la Asl RMF le aveva chiesto di recuperare nel 2012: visure ipocatastali, tentativi di notifica (andati a vuoto), richiesta di preventivi a un’agenzia di investigazione per individuare i beni da pignorare, esito delle udienze presso il tribunale di Civitavecchia, scambi di e-mail in cui si relaziona sul procedimento.

Ma per Raggi, che ieri ha pubblicato su Facebook la dichiarazione del 2015 con l’acconto incassato, si tratta “dell’ennesimo attacco montato ad arte dal Pd” in “una delle campagne più sporche degli ultimi anni”. Parole che le hanno procurato l’accusa di “violare il silenzio elettorale” e di dire “ancora bugie”. Proprio mentre l’Anlep, associazione vicina ai dem, presentava un esposto in Procura per le autocertificazioni false: registrato ieri all’ufficio “primi atti”, resta da capire se verrà aperto un fascicolo a carico della Raggi, al momento smentito dai pm. Anche se, secondo l’avvocato Gianluigi Pellegrino, la candidata grillina rischia anche altro: “Il Campidoglio dovrebbe farle causa per danni”, spiega il legale: “Il decreto 33/2013 pone l’obbligo di trasparenza in capo all’ente, è cioè il Comune che deve far sapere ai cittadini quali sono gli incarichi ricevuti dai suoi amministratori. Rilasciando false dichiarazioni come la Raggi, non gli si consente di esercitare il suo dovere di trasparenza”.

vivicentro.it/centro/politica –  repubblica / Incarichi Raggi, negli atti Asl la firma della madre di una 5Stelle. GIOVANNA VITALE

Candreva rifiuta il Napoli, vuole il Chelsea

Il Napoli ci prova per Candreva, ma il centrocampista non vuole l’azzurro. Più volte ADL, anche pubblicamente, ha dimostrato stima verso il calciatore della nazionale, intrattenendo rapporti più o meno fitti con il presidente della Lazio Lotito. Servono 25 milioni di euro, tanti per il Napoli che potrebbe, ad ogni modo, trovare un accordo con i biancocelesti. Il vero problema è il giocatore stesso che non vuole andare al Napoli. Preferirebbe l’Inter o meglio il Chelsea di mister Antonio Conte. Attratto dal suo modo di lavorare, infatti, Candreva non vorrebbe lasciare il ct alla fine di questi Europei.

Vargas dà spettacolo e segna quattro gol: Cile in semifinale, male il Messico di Herrera

Brilla Edu Vargas in Copa America: il suo Cile fa 7-0 contro il Messico e vola in semifinale. Male l’obiettivo del Napoli Herrera, autore di una partita da quattro in pagella. Segna quattro gol, invece, l’ex attaccante azzurro, che diventa il primo marcatore della competizione.

Post-Higuain, chi potrebbe sostituire il Pipita? Uno gioca in Italia

La clausola di 94 milioni e 736 mila euro fa dormire sogni tranquilli al Napoli: non sarà facile strappare Higuain agli azzurri. Eppure, il Corriere dello Sport immagina un post-pipita e valuta eventuali alternative. Il primo giocherebbe in Italia: stiamo parlando di Maurito Icardi, capitano dell’Inter, classe 93. Poi ci sarebbe il 17enne ex Milan Aubameyang, attualmente al Borussia Dortmund. Seguono Benteke, età 23, giocatore del Liverpool, e Lukaku dell’Everton. A riportalo il Corriere dello Sport.

Hysaj-Napoli, si lavora per un rinnovo di contratto importante

Si lavora per migliorare la rosa, ma anche per trattenere i top players di cui la squadra già dispone. Secondo quanto riporta Gianluca Di Marzio, il Napoli starebbe trattando con Hysaj per un rinnovo di contratto importante, che lo premi per la stagione appena passata e per un Europeo da protagonista.

Tutto su Fabinho: ADL fiducioso, il brasiliano supera la concorrenza

Il terzino destro scelto da Sarri- secondo quanto riporta la Gazzetta dello Sport– sarebbe Fabinho del Monaco. Il Napoli preferirebbe il brasiliano ad eventuali alterative come Wdimer, Bruno Peres e D’Ambrosio per la sua duttilità ed esperienza internazionale. Gli azzurri avrebbero proposto al club del principato 12-13 milioni di euro più il cartellino di Zuniga; difficilmente ADL si spingerà più in là per arrivare a Fabinho, anche se il presidente si mostra fiducioso sulla chiusura dell’affare. Sul ragazzo ci sarebbe anche il City.

Maturità 2016: dai Pink Floyd a Di Caprio, quanta creatività nelle tesine

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Maturità 2016 – Sempre più studenti per la prova orale scelgono argomenti originali se non bizzarri e danno libero sfogo alla fantasia. Poi mettono alla prova i loro lavori sui profili sociali L’imperativo di quest’anno sembra essere “stop ai temi troppo scontati”

Maturità 2016 – La concezione dell’eroe, il fascismo, l’intelligenza artificiale, la follia, ma anche Caparezza, i Pink Floyd o addirittura il ‘colore rosso’. Sono solo alcuni dei titoli delle tesine che gli studenti presenteranno alle loro commissioni d’esame per la prova orale, l’ultima fatica della maturità. Diagrammi, mappe concettuali (magari aiutati da qualche applicazione a tema) e tanta tanta fantasia sono le armi usate dai maturandi per superare l’ultimo scoglio. Un lavoro da non sottovalutare perché se preparato bene può aiutare a passare agevolmente la prova orale. L’imperativo di quest’anno sembra essere: stop alle banalità e ai temi troppo scontati. Gli oltre 500mila maturandi del Belpaese scelgono senza dubbio l’immaginazione e l’originalità. Per farsi un’idea basta dare uno sguardo alla pagina Facebook “Maturità 2016” dove, tra una presa in giro, una immagine divertente, qualche richiesta bizzarra o chi si ricorda della maturità solo quando chiedono al ct Antonio Conte se la vittoria dell’Italia sulla Svezia agli Europei sia stato “l’esame di maturità” della nazionale, i maturandi mettono alla ‘prova social’ il loro lavoro. E non mancano le sorprese.

Marifè Scapellato, V C del Liceo Classico Bartolo di Pachino, propone una tesina dal titolo “Death note” con tanto di presentazione musicale e per immagini e più o meno congrui collegamenti con Hitler e lo scrittore George Orwell. Tesina di ambientazione ‘dark’ anche per Angelo Grande che lega insieme i pessimisti Ugo Foscolo, Arthur Schopenhauer,  Mary Shelley e il suo Frankenstein e Seneca con il De Brevitate vitae. ‘Ricordi’ e ‘sogni’ sono tra gli argomenti più gettonati, anche se non tra i più originali. Molly Cavalaglio, ad esempio, parte dall’interpretazioni dei sogni di Freud collegandolo con Italo Svevo e la sua Coscienza di Zeno, la Belle Epoque, Emily Bronte e Garcia Marquez. Umberto Molaro dedica la sua mappa concettuale a “La morte” (sottotitolo “non esiste più”) unendo Pirandello con Il Fu Mattia Pascal, Nietzsche e le Consolationes di Seneca, autore che sembra tra i più in voga. I più tradizionalisti e seri non hanno ceduto alla tentazione di voli pindarici, anche perché il rischio di effettuare collegamenti impropri tra le materie è alto, ed è proprio quello che va evitato. “La tesina è il proprio biglietto da visita alla commissione, ma non bisogna fare l’errore di concentrarsi solo su quello. È molto importante prepararsi una esposizione brillante e cercare dei collegamenti logici e non forzati tra le varie materie”, spiega la professoressa di matematica al Liceo Villa Sora di Frascati (Roma) Francesca La Rosa. “Gli argomenti – aggiunge – devono essere coerenti con il titolo. L’originalità è spesso premiata dai professori: è capitato di studenti che hanno scelto, ad esempio, argomenti ludici, come i videogiochi, e sono riusciti a fare dei collegamenti intelligenti con le varie materie. L’importante è che l’impianto logico della tesina sia valido”.

La tesina è diventato sempre più il luogo della creatività. C’è chi, al liceo artistico, la dedica tutta ai tatuaggi, altri cinefili, come Daniele Festa, puntano sul cinema e sul tema della “rappresentazione e riflessione sulla realtà”. C’è chi punta sul “Viaggio”, chi addirittura parte da Walt Disney e chi dai film di Leonardo Di Caprio: Il Grande Gatsby, Prova a prendermi, The Wolf of Wall Street. Tra i più musicofili vanno per la maggiore i Pink Floyd e Caparezza, collegato a il Sessantotto e a Verga. I più impegnati hanno optato per il tema della mafia, mentre altri hanno scelto “le voci fuori dal coro” di Baudelaire, Wilde e dei poeti decadenti. C’è persino chi ha scelto un colore, il rosso, da cui ha elaborato la propria mappa: Il Barone Rosso, Rosso Malpelo e la borsa valori (che ultimamente va spesso in rosso). Skuola.net ha persino realizzato una classifica delle tesine ‘più pazze’ mai presentate. Anche qui non mancano le sorprese: i Simpson come spunto per parlare dei problemi della società moderna, Valentino Rossi per parlare dei vizi e delle virtù dell’uomo, o addirittura i jeans e la ‘forza dell’abbraccio’. Non c’è limite alla fantasia.

vivicentro.it/cultura –  repubblica / Maturità 2016: dai Pink Floyd a Di Caprio, quanta creatività nelle tesine GIOVANNI CEDRONE

Koulibaly, l’agente a De Laurentiis: “Reazione spropositata, Kalidou ha espresso solo il suo desiderio”

Bruno Satin, agente di Kalidou Koulibaly, ha rilasciato alcune dichiarazioni a “Euro Calciomercato – L’ originale”. Ecco quanto evidenziato:
Attualmente c’ è bisogno di un po’ di calma, la reazione di De Laurentiis è stata eccessiva: Kalidou ha rilasciato un’ intervista all’ Equipe che attendeva da sei mesi di poterlo intervistare. Ha semplicemente espresso il suo desiderio e non capisco il perché di tanta rabbia da parte del presidente, sta facendo molto bene andando oltre le aspettative del club.
Aumento? Alcune cose devono rimanere confidenziali. C’ è un tempo per fare le cose: se un giocatore fa davvero bene allora la società deve muoversi in fretta per riconoscerne i meriti, cosa che il Napoli non ha fatto. È un difensore giovane dotato di grande talento e ha ancora tre anni di contratto, ma non esistono calciatori incedibili poiché tutto dipende dal prezzo”.

Brexit, il sì all’Ue torna in testa nei sondaggi

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BREXIT – Gli ultimi rilevamenti danno in vantaggio i favorevoli alla permanenza nell’Unione. Secondo gli esperti lo spostamento è determinato più dai timori delle ripercussioni economiche che dall’emozione suscitata dall’assassinio di Jo Cox. Intervento di Cameron sul Sunday Telegraph: “Da voto non si potrà tornare indietro”. E al Times: “Ma resto qualunque sia risultato voto”

LONDRA, BREXIT  Quando mancano quattro giorni al referendum, il fronte favorevole alla permanenza della Gran Bretagna nell’Ue torna in vantaggio nei sondaggi. Secondo un’indagine realizzata da YouGov per il Sunday Times, è orientato a dire sì all’Unione il 44% degli elettori, contro il 43% che si schiera per il divorzio da Bruxelles e il resto che ancora non ha deciso. Ancora più netto il margine per l’istituto Survation: 45% a 42%. Un terzo sondaggio, effettuato da Opinium per l’Observer, il domenicale del Guardian, dà invece una siutazione di perfetta parità al 44% e un 12% di indecisi o probabili astenuti.

Il Sunday Times ha precisato che le interviste dell’indagine di YouGov sono state realizzate giovedì e venerdì scorsi, ma non risentono dello shock suscitato dall’assassinio della parlamentare laburista Jo Cox che ha portato a sospendere la campagna per il referendum del 23 giugno. I favorevoli alla permanenza nell’Ue prevalgono, secondo gli analisti, più che altro perché nell’opinione pubblica aumentano le preoccupazioni per l’impatto economico che avrebbe la Brexit. Un assaggio si è già avuto nei giorni scorsi, quando i mercati finanziari hanno bruciato miliardi di euro e di sterline e il valore della divisa britannica è calato nettamente.

“Siamo nell’ultima settimana di campagna e sembra molto forte il ritorno al mantenimento dello status quo”, ha commentato Anthony Wells, manager di YouGov.

Con l’approssimarsi del voto si schierano anche i giornali più importanti. Mentre il Mail on Sunday ha preso posizione per il sì all’Ue, il concorrente Sunday Times, che vende circa la metà delle copie, ha esortato i suoi lettori a esprimersi per la Brexit.

E in un intervento sul Sunday Telegraph il premier britannico David Cameron ha sottolineato che ora il Regno Unito si trova davanti ad una “scelta esistenziale” nel referendum sulla Brexit dal quale non si potrà “tornare indietro”. Ma sullo stesso giornale, il ministro della Giustizia Michael Gove, a favore della Brexit, sostiene che l’uscita dalla Ue “causerà una recessione”.

Secondo Cameron, scegliere di lasciare l’Unione europea nel voto di giovedì prossimo sarebbe “un grande errore” e porterebbe ad una “debilitante incertezza” per un decennio.
“Sceglieremo la visione di Nigel Farage, una che porta a ritroso la Gran Bretagna; divide invece di unire e pone dubbi su chi ha una visione diversa. O invece sceglieremo una Gran Bretagna tollerante e liberale, un Paese che non dà la colpa dei suoi problemi ad altri gruppi di persone, che non si tormenta per il passato, ma guarda al futuro con speranza, ottimismo e fiducia? Penso che la risposta determinerà come il nostro Paese si sentirà per un lungo periodo”.

Il premier poi afferma che l’economia “è in bilico con il commercio e gli investimenti che soffriranno in caso di un voto favorevole alla Brexit e una “possibile recessione” che lascerebbe il Paese “permanentemente più povero”. La debilitante incertezza, forse per un decennio fino a quando la situazione non sarà risolta. I prezzi alti, i salari più bassi, pochi posti di lavoro, poche opportunità per i giovani…Come potremmo consapevolmente votare per questo? Io dico: non rischiare”.

Poi, in una intervista al Times, Cameron ha annunciato che rimarrà premier qualunque sia il risultato del referendum. Il premier ammette di sentirsiresponsabile della consultazione in quanto è stato lui stesso a convocarla nel 2015. Tuttavia, Cameron afferma che è lui la persona più adatta a guidare i negoziati con l’Ue in caso di vittoria del sì, grazie alle sue “solide relazioni” con Bruxelles.

vivicentro.it/politica  –  repubblica / Brexit, il sì all’Ue torna in testa nei sondaggi

Higuain: “Futuro? Sono tranquillo, adesso devo pensare alla Nazionale”

Al termine della partita contro il Venezuela che ha visto l’ Argentina trionfare per 4 a 1 ed accedere alle semifinali, Gonzalo Higuain ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport. Ecco quanto evidenziato:
“Era importante passare il turno e abbiamo centrato l’ obbiettivo, adesso la finale è più vicina.
Messi? Mi ha fornito un assist perfetto e per fortuna sono riuscito a fare gol.
Cosa vuoi dire ai tifosi azzurri che vogliono una tua permanenza a Napoli? Devono stare tranquilli, io sono tranquillo: al momento sono concentrato sulla Nazionale”.

Il Giudizio Capitale nelle città che vogliono tornare protagoniste

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Dopo i tentativi di cancellare Province e Comuni, sale una domanda di rivendicazione da parte del territorio. C’è la ricerca di visibilità attraverso sindaci a loro modo antagonisti rispetto al sistema politico e al potere centrale

Stanotte, quando i risultati saranno noti, scatterà immediatamente l’esercizio più noto del dopo-voto. La ricerca dei vincitori. Ma, soprattutto, degli sconfitti. Sempre e comunque “gli altri”. Lo sconfitto: è sempre l’altro. Il vincitore che non ha vinto nella misura pronosticata. “L’altra” corrente, “l’altro” leader del partito. Cittadino ma, soprattutto, nazionale. Tanto più in questo caso. Perché i contendenti sono il Pd di Renzi – il Pdr – e gli “altri”. Che cambiano, a seconda delle città.

Ma gli occhi sono puntati, principalmente, sul M5S. I giudizi nei suoi riguardi, dopo il primo turno, sono contrastanti. Dipende dal punto di vista, dal campo di osservazione. Se ci concentriamo sulle 143 maggiori città al voto, nelle 114 città dov’era presente con la propria lista e i propri candidati, il M5S risulta sostanzialmente stabile, rispetto al voto europeo (1 punto in meno). Ma il discorso cambia se escludiamo Roma e Torino. Allora, il calo appare più significativo: quasi 7 punti. E ciò spiega le polemiche sulle valutazioni del voto. Il M5S se la prende con chi (istituti di ricerca e di sondaggi compresi) sostiene che sarebbe in sostanziale calo. Mentre, dall’altra parte, il Pdr afferma di avere vinto, grazie alle performance ottenute nell’insieme dei comuni dove si votava. Il fatto è che i risultati elettorali si possono leggere in diversi modi. Ma ciò che conta, alla fine, è la percezione “generale” presso l’opinione pubblica. Che, a sua volta, riflette il “punto di vista” degli attori e degli osservatori politici. Oltre che, ovviamente, dei media.

Alle elezioni politiche del 2013 Silvio Berlusconi e il centrodestra persero le elezioni ma vinsero il dopo-voto. Perché tutti lo immaginavano fuori gioco, doppiato dal Pd di Bersani. Invece, il deludente esito del centrosinistra e il successo del M5S rimisero in gioco Berlusconi. Che rientrò al centro della scena politica. “Oltre ogni aspettativa”.

Alle europee del 2014, invece, fu il M5S a perdere il dopo-voto. Nonostante avesse raggiunto il 21%. Secondo partito in Italia. Ma Grillo aveva “minacciato” il sorpasso. E il Pd di Renzi lo doppiò. Così un risultato promettente divenne deludente. Dico questo per chiarire come il giudizio sul voto dipenda, in grande misura, dalle attese. E dai principali obiettivi “fissati” dagli attori e dagli osservatori politici. Così e per questo, al di là del bilancio dei comuni dove si è votato e in ballottaggio, il giudizio finale e definitivo dipenderà – inevitabilmente – dal risultato nelle maggiori città al voto. Le Capitali. Roma, anzitutto. Poi Milano, dove è depositato il capitale di credibilità del Pdr e di Renzi stesso. Ancora: Napoli, Torino. E Bologna. Senza dimenticare gli altri capoluoghi di provincia e di regione. In particolare: Trieste. Il limes d’Italia.

Tuttavia, il risultato già ottenuto dal M5S a Roma e Torino ha orientato la lettura della consultazione. E se dovesse conquistare (almeno) una delle due “capitali” dove è in ballottaggio, al di là di ciò che avverrà nelle altre 20 città maggiori nelle quali i suoi candidati sono ancora in gioco, allora si aprirebbe una stagione nuova. Dove il dualismo fra Stato e Città si riproporrebbe. Più forte che in passato. Soprattutto se in Italia emergesse una “capitale a 5 stelle”. Osservatorio permanente sulla politica dell’antipolitica. Sul governo del partito-non partito. Portabandiera della “democrazia diretta”. Promosso, con successo, dalla “democrazia rappresentativa”. Cioè: attraverso i consiglieri e il sindaco eletti dai cittadini.

D’altra parte, anche altrove si respira questa domanda di ri-vendicazione che parte dal territorio. Questa voglia di “cambiare” che non riflette – necessariamente – la degenerazione dei contesti interessati. Per capirci: a Roma il peso degli scandali ha delegittimato partiti e politici principali. Ma a Torino il giudizio degli elettori sul governo locale e sul sindaco in carica, Piero Fassino, è positivo. Come a Milano, nei confronti della giunta Pisapia e del sindaco stesso. Come a Bologna, verso la giunta Merola. Eppure, in queste città, il voto dei cittadini ha dato forza alle alternative. Al centrodestra a Milano, al M5S a Torino. All’opposizione leghista a Bologna. Come se, al di là di valutazioni specifiche, spirasse forte la voglia di cambiare. Un clima d’opinione evidente, a maggior ragione, a Roma. Mentre a Napoli il sindaco De Magistris ha riassunto, da solo, entrambi i sentimenti. La domanda di cambiare e di opposizione. Che sale dal territorio. Nei confronti del governo e il potere centrale. Cioè, contro il Pdr di Renzi.

Perché, a mio avviso, è questa la chiave di lettura delle elezioni amministrative. Dopo il primo turno. Il ritorno prepotente del territorio e delle città. Dopo una stagione, lunga, di rimozione. Dopo la scomparsa – presunta – delle province. Non ancora sostituite, nelle competenze. (L’attuale presidente dell’Upi – l’Unione delle province – Achille Variati, peraltro sindaco di Vicenza, guida, per questo, l’Isola che non c’è…). Dopo l’archiviazione della riforma del titolo V della Costituzione (sancita dal referendum del prossimo ottobre, se approvato).

Il Territorio, le Città: cercano visibilità. Protagonismo. Attraverso Sindaci – a loro modo – antagonisti, rispetto al sistema politico tradizionale e ai centri dello Stato nazionale. Attraverso forze politiche anti-politiche (almeno, a parole). Perché sono passati quasi venticinque anni dalla fine della prima Repubblica. Avvenuta, non lo dimentichiamo, a Milano. Ad opera dei magistrati. Spinta dal “Partito dei Sindaci”. E sono passati cinque anni dalla fine della seconda, fondata da Berlusconi – e dalla svolta im-politica del governo Monti. Eppure il vento soffia ancora. Così, nelle città sale una voglia – indefinita – di cambiare. Di nuovo. Il voto di oggi ci dirà se e quanto questa sensazione sia radicata e diffusa. Per quel che mi riguarda, io, cittadino dell’Isola che non c’è, circondato dal “nuovo che avanza”: ammetto di sentirmi un po’ sperduto.

vivicentro.it/politica – repubblica / Il Giudizio Capitale nelle città che vogliono tornare protagoniste ILVO DIAMANTI

Higuain devastante in Coppa America: doppietta al Venezuela

Higuain protagonista con l’Argentina in Coppa America. Il Pipita ha segnato una doppietta decisiva contro il Venezuela nella sfida terminata 4-1 per i quarti di finale.

Il bomber del Napoli ha sbloccato il match con una splendida girata di destro in area su assist di Messi e poi ha bissato in meno di mezzora i gol della Nazionale Albiceleste rubando palla alla difesa e saltando anche il portiere in uscita.

Gonzalo ha giocato 74 minuti. Le reti: 8′ Higuain, 28′ Higuain, 60′ Messi, 70′ Rondon, 71′ Aguero

Con questo successo l’Argentina accede alle semifinali della “Copa Cantenario”.

 

Da sscnapoli.it

 

Famiglia Schiavone : ‘’La morte di Angela non è stata una fatalità ma un caso di malasanità’’

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Al via il processo che vede imputato per omicidio il medico che eseguì l’intervento, per dimagrire, ad Angela Schiavone.
Angela Schiavone
Angela Schiavone

Si svolgerà il prossimo 27 giugno la prima udienza del processo per la morte della 44enne di Castellammare di Stabia, Angela Schiavone, deceduta nel luglio del 2014, dopo essere stata trasportata nel reparto di rianimazione dell’Ospedale Cardarelli di Napoli la donna aveva scelto di sottoporsi ad un intervento di “sleeve gastrectomy”, presso la clinica Villa Bianca a Napoli. Arriva nelle aule di giustizia, così come si era augurata fin da subito la famiglia, la triste storia di Angela. Toccherà ai giudici del Tribunale di Napoli stabilire quanto accaduto quel tragico giorno.

‘’Angela Schiavone, – ricorda l’avvocato Roberto Ucci che difende la famiglia della signora – pesava 130 chili e per dimagrire aveva deciso di sottoporsi a un intervento di “sleeve gastrectomy”.

La Sleeve Gastrectomy Laparoscopica (SGL) è un intervento di tipo restrittivo in cui lo stomaco viene tubulizzato’’. La SGL è una tecnica originariamente sviluppata in Inghilterra e successivamente adottata negli Stati Uniti, Germania e Belgio. L’intervento è eseguibile con tecnica laparoscopica e prevede l’asportazione di una gran parte dello stomaco tramite una resezione, realizzata con l’ausilio di suturatrici meccaniche.

‘’Secondo le casistiche più attuali, – rileva l’avvocato Ucci – il rischio di mortalità post operatoria precoce è soltanto dello 0.1%. La signora Schiavone fu operata presso la clinica Villa Bianca, a Napoli ma dopo poco più di 48ore da quest’operazione morì nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cardarelli nel quale era stata trasferita d’urgenza’’.

Da quel maledetto giorno i suoi familiari, in particolare la mamma di Angela, la Sig.ra Antonietta, le sorelle Cristina e Assunta e il fratello Vincenzo non riescono più a darsi pace.

“Nostra sorella voleva solo dimagrire, liberarsi una volta per tutte di quei chili di troppo che le creavano disagio. Ci aveva anche provato con diete continue, ma puntualmente riprendeva tutti i chili persi. Voleva solo cambiare vita, camminare meglio, indossare un vestito che le stesse bene. Era tranquilla e sicura che tutto sarebbe andato bene ed invece nostra sorella è andata, inconsapevolmente incontro alla morte’’.

Fin dal primo momento i familiari della signora hanno chiesto “giustizia”.

Una famiglia semplice, gli Schiavone, una famiglia distrutta dal dolore: “la morte di Angela ha lasciato un vuoto incolmabile’’.

“Una storia, purtroppo, commenta l’avvocato Ucci, simile ad altre ma che assolutamente non può essere catalogata come tragica fatalità. Noi vogliamo che la giustizia faccia il suo corso e che siano accertate le responsabilità. Così come accertato fin da subito, il trocar che consente di praticare dei fori nell’addome per l’intervento in laparoscopia, ha, nel caso di Angela Schiavone, reciso un vano arterioso causando una lesione di 5 millimetri e la conseguente perdita di sangue. La morte di Angela è un evidente caso di responsabilità medica, così come del resto hanno avuto modo di accertare i consulenti nominati dal tribunale, e noi ci batteremo in tutte le sedi affinché non si ripetano più disgrazie del genere’’.

Per l’Europa tre consultazioni in sette giorni

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Nel breve arco di una settimana, dal 19 al 26 giugno, si terranno in tre fra i più importanti Paesi europei tre diverse consultazioni elettorali: il secondo turno di amministrative parziali in Italia, il referendum britannico sulla permanenza nell’Unione europea, le legislative per il nuovo Parlamento spagnolo, dopo che quello appena sciolto non è riuscito a esprimere una maggioranza. Si tratta di consultazioni diverse, come diversi sono i contesti politici degli Stati in cui si andrà alle urne. Ma la posta in gioco è in larga parte comune. E può essere ricondotta alla contrapposizione, tipica di questi tempi, tra partiti tradizionali e forze anti-sistema; ovvero – le due linee di frattura spesso coincidono – tra fautori e avversari dell’integrazione europea.

La sovrapposizione fra i due temi è ben evidente nel caso del referendum britannico di giovedì prossimo: la competizione più importante quanto alle conseguenze di lungo periodo, soprattutto in caso di vittoria della Brexit, e anche la più coinvolgente sul piano emotivo, segnata addirittura, una settimana prima del voto, da un assurdo delitto politico che non ha precedenti nella storia del Regno Unito. Qui le leadership dei due partiti maggiori si sono in maggioranza schierate per la permanenza nell’Unione. Ma, a dar retta ai sondaggi, una larga quota di elettori – un po’ più della metà fino a giovedì scorso, un po’ meno dopo il delitto Cox – sembra pensarla diversamente. Facile immaginare che una vittoria della Brexit non solo accrescerebbe i consensi degli anti-europeisti «specializzati» di Nigel Farage, ma muterebbe anche gli equilibri interni dei partiti tradizionali, lasciando spazio alle spinte populiste soprattutto nel campo conservatore: dove l’ex sindaco di Londra Boris Johnson si candida a leader del fronte anti-Ue e già scalpita per la successione al premier Cameron.

Meno drastiche, ma proprio per questo più complicate, le alternative che si presenteranno il 26 giugno agli elettori spagnoli. Qui non c’è un fronte comune degli anti-sistema; e la linea divisoria fra destra e sinistra ancora tiene. Ma, nell’uno e nell’altro campo, le forze tradizionalmente maggioritarie (socialisti e popolari) sono insidiate dai movimenti «nuovisti», che le contestano: Podemos sul versante sinistro, Ciudadanos su quello moderato. Dal momento che i due partiti tradizionali rifiutano ogni ipotesi di grande coalizione, e visto che i movimenti contestatori della vecchia classe dirigente non sono disposti a coalizzarsi fra loro, la prospettiva di una prolungata ingovernabilità si fa sempre più concreta. E l’ingovernabilità è da sempre la condizione ideale per la crescita delle forze anti-sistema.

Altro e diverso caso è quello dei ballottaggi di domenica prossima nei nostri Comuni. In ballo non c’è solo – e già non è poco – il governo delle prime quattro città italiane (più la sesta, Bologna). E nemmeno l’atteso verdetto circa la solidità del governo Renzi. Se la sfida milanese – la più incerta – può ancora essere letta come un classico confronto fra centro-destra e centro-sinistra, negli altri centri maggiori la partita si presenta come uno scontro non convenzionale fra i partiti protagonisti della seconda Repubblica (Forza Italia a Napoli, il Pd a Roma, Torino e Bologna) e le forze del populismo, rappresentate a Bologna dalla Lega, a Napoli dai seguaci di De Magistris, altrove dal movimento Cinque stelle. Queste forze trarrebbero nuovo slancio da una vittoria (probabile) nella capitale, e più ancora da un successo in rimonta, che sarebbe clamoroso, nelle città (Torino e Bologna su tutte) in cui partono decisamente svantaggiate dai risultati del primo turno.

Il responso delle comunali italiane lo conosceremo fra poco. E potrebbe non essere di facile lettura. Dovremo invece aspettare la fine della settimana elettorale che sta per cominciare per sapere se l’ondata populista su scala continentale abbia già alle spalle la sua fase di massima espansione, o se, al contrario, si appresti a travolgere, assieme agli assetti politici di molti paesi membri, quanto resta del progetto di integrazione europea. Per capirlo, dovremo guardare non solo a Londra, ma anche a Roma e a Madrid.

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vivicentro.it/cronaca –  lastampa / Per l’Europa tre consultazioni in sette giorni GIOVANNI SABBATUCCI

Sirte, la battaglia nel Grande Gioco del Mediterraneo

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La battaglia di Sirte contro i jihadisti dello Stato Islamico (Isis) è la cartina tornasole di una Libia che rischia di spaccarsi per l’effetto convergente di rivalità interne e opposti schieramenti di nazioni europee ed arabe. A Sirte ciò che resta di Isis è assediato da una coalizione di forze libiche guidate dalle milizie di Misurata, dotate di carri armati ed artiglieria, coordinate da un centro operazioni situato 190 km a Ovest del campo di battaglia. A Misurata sono presenti consiglieri militari britannici – affiancati da americani – e i leader tribali locali godono del consistente sostegno, finanziario e politico, dell’Emirato del Qatar. Il governo di unità nazionale libico, guidato da Fayez Serraj, fa parte della coalizione che sta per completare l’espulsione dei jihadisti dall’ex roccaforte del colonnello Muammar Gheddafi, ma la leadership militare è nelle mani dei misuratini.

Ad appena 150 km a Sud-Est di Sirte sono attestate le forze del generale Khalifa Haftar, espressione del governo di Tobruk e alla guida della principale forza armata della Cirenaica. Haftar ha il proprio quartier generale a Bengasi, dove sono presenti consiglieri militari francesi, e gode del sostegno economico e finanziario di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La sua intenzione era di partecipare alla battaglia di Sirte e contribuire alla demolizione dell’enclave del Califfato, ma sono state alcune unità fedeli alle milizie misuratine a bloccare le sue unità, nell’evidente tentativo di escluderlo dalle operazioni in corso.

L’assalto a Sirte contro i jihadisti di Abu Bakr al-Baghdadi – in gran parte di origine tunisina e sub-sahariana – avrebbe dunque potuto trasformarsi nella genesi di un’alleanza fra le due maggiori fazioni libiche – governo Farraj-misuratini e Haftar – ma sta avvenendo l’esatto opposto. A suggerire la necessità di un coordinamento fra tutte le forze libiche anti-Isis era stato il governo italiano, confermando la scelta strategica di operare per il mantenimento della Libia come Stato unitario. Ma a prendere il sopravvento sul terreno sembrano essere spinte politiche e religiose, che tendono alla disgregazione. Si spiega così il fatto che Sheikh Sadiq Al-Gharyani, grande imam di Tripoli, ha lanciato dagli schermi della Tanasuh tv un appello alla «coalizione rivoluzionaria» guidata dai misuratini chiedendogli di «non fermarsi a Sirte» bensì di «arrivare fino a Derna e Bengasi» ovvero nel cuore della Cirenaica per sconfiggere anche Haftar.

Ed al tempo stesso Haftar adopera le armi più efficaci a sua disposizione – aerei ed elicotteri del disciolto esercito di Gheddafi – per bombardare a Derna le forze del Consiglio islamico locale sostenute da Tripoli, ovvero le stesse milizie che hanno contribuito ad allontanare dalla città costiera i jihadisti di Isis. Ciò che ne esce è il quadro di una rivalità fra Misurata ed Haftar che rischia di portare nel migliore dei casi ad una separazione fra Tripolitania e Cirenaica, e nel peggiore ad uno scontro armato aperto. E’ uno scenario che fa riflettere perché evidenzia la sovrapposizione fra il conflitto in corso in Libia e le rivalità fra gli attori regionali, ognuno dei quali segue una propria agenda: l’Egitto ha interesse a trasformare la Cirenaica in una regione-cuscinetto per proteggersi dai jihadisti del Sahara, sauditi ed emiratini vogliono a loro volta consolidare il ruolo del Cairo come argine anti-terrorista nel Nord Africa mentre il Qatar vede nei successi militari dei misuratini la conferma della propria statura di potenza regionale araba. E la presenza di britannici e francesi sui fronti opposti suggerisce la volontà di Londra e Parigi di sfruttare il processo di decomposizione degli Stati nazionali arabo-musulmani per creare proprie sfere di influenza all’ombra di un consenso politico di maniera per iniziative internazionali di assai difficile realizzazione. Se a ciò aggiungiamo che la Russia di Vladimir Putin sta tentando, a sua volta, di affacciarsi a Tripoli con mosse tanto abili quanto riservate non è difficile arrivare alla conclusione che la partita in atto in Libia va ben oltre l’esito dell’assalto finale dei misuratini agli ultimi 5 kmq di Sirte presidiati dai cecchini jihadisti. Ciò che si sta consumando è il Grande Gioco degli equilibri di potenza nello scacchiere del Mediterraneo.

vivicentro.it/opinioni –  lastampa / Sirte, la battaglia nel Grande Gioco del Mediterraneo MAURIZIO MOLINARI

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Juve Stabia, il 19 giugno 2011 il sogno della B diventava realtà: lo speciale di ViViCentro

Nella vita di ogni persona, di ogni squadra, di ogni società c’è un numero che ha un significato particolare, che racchiude qualcosa di speciale. Nel caso della Juve Stabia questo numero non può che essere il numero 19; “perchè?” vi chiederete voi. Semplice, perché lo Stabia Sporting Club (il nome “Juve Stabia” è arrivato dopo) fu fondato il 19 marzo 1907; perché il giorno del centenario, il 19 marzo 2007, ha visto le Vespe trionfare in un indimenticabile derby con la Salernitana; ancora perché la vittoria contro la corazzata Napoli è arrivata sempre il 19, questa volta febbraio 2006; e soprattutto perché la Juve Stabia ha conquistato la sua storica promozione in Serie B un pomeriggio del giugno 2011, indovinate un po’, il 19 per la precisione.
A distanza di cinque anni da quel magico giorno vogliamo rivivere, per quanto possibile, le emozioni che i gladiatori di Piero Braglia ci hanno regalato espugnando il Flaminio di Roma.

Il nostro racconto ha una forma un po’ particolare, e si sofferma su alcuni episodi forse meno conosciuti, ma sicuramente decisivi per la conquista della B .

Partiamo dalla finale di andata dei play off contro l’Atletico Roma, giocata a Castellammare. E’ il 12 giugno ed il Menti è una bolgia, pronta ad esplodere per spingere le Vespe. L’esplosione di gioia, però, non c’è perché il match termina 0-0. La Juve Stabia è la squadra che soffre di più nell’arco dei 90 minuti ma nel finale ci sono due episodi molto dubbi nell’area di rigore dei laziali, su cui però l’arbitro decide di sorvolare. A fine partita la rabbia del Presidente Manniello esplode in diretta ai microfoni Rai; il numero 1 gialloblù si scaglia contro l’arbitro e contro i poteri forti che sembrano tutti “tifare” per la squadra romana. In quegli istanti arriva, però, la frase sibillina di Braglia a telecamere spente: “Dite al Presidente di stare tranquillo…tanto a Roma vinciamo 2 a 0..”.

La profezia di Pierino il terribile carica tutta la squadra in vista del ritorno a Roma, il 19 giugno. Le Vespe preparano la partita della vita in un clima da “noi contro tutti”, sentendo forte il rumore dei nemici. La decisione di limitare la capienza del Flaminio, negando la trasferta più bella a migliaia di altri stabiesi pronti a partire per la capitale, non fa che caricare ancora di più gli uomini di Braglia. Come da lui stesso raccontato, Manniello il giorno prima della partita si reca a Roma a salutare la squadra per quello che deve essere solo un saluto veloce seguito dal ritorno a Castellammare. Il Presidente resta però incantato dalla grinta della squadra, tanto da decidere di rimanere nella struttura che ospita i suoi ragazzi, senza tornare, come da programma iniziale, a Castellammare.

Il giorno della storia arriva, è il 19 giugno 2011. In uno stadio Flaminio tinto di gialloblù, nonostante le restrizioni ai danni dei tifosi stabiesi, va in scena il capolavoro di Piero Braglia. Il tecnico toscano schiera i suoi col il consueto e aggressivo 4-3-3 sorprendendo però tutti; al posto dell’infortunato Albadoro, Braglia manda in campo Raimondi, lasciando in panchina Tarantino, l’uomo più in forma della Juve Stabia. La Juve Stabia è una macchina da guerra; difende in undici con una compattezza degna delle antiche legioni spartane per poi colpire in velocità. Quando ormai il primo tempo sembra volgere al termine, Mbakogu guadagna un calcio d’angolo dalla destra; dalla bandierina va Raimondi, la palla è respinta dalla difesa romana sui piedi di Molinari che fa partire il destro senza pensarci due volte: è gol! I calciatori si lanciano sotto la curva per esultare coi tifosi, mentre vicino alla panchina Cazzola e Fumagalli improvvisano una danza festante; Braglia però non è ancora soddisfatto..

Il secondo tempo legittima il vantaggio della Juve Stabia. Le Vespe non corrono rischi ed il cronometro continua a scorrere inesorabile. Potrebbe finire così, ma c’è quella profezia di Braglia della settimana precedente. L’allenatore manda in campo il suo jolly, Tarantino, spaccando la partita e mandando in tilt l’Atletico Roma, scoperto nel tentativo di arrivare al pareggio. Tarantino conserva la giocata più bella per il finale: il folletto mancino parte dalla sinistra saltando avversari come birilli, arrivato al limite dell’area serve Corona già pronto a ricevere il pallone. Il movimento che porta alla conclusione mancina del Capitano sembra fermo nel tempo, quasi come se Corona si goda ogni istante di quella azione prima di trafiggere il portiere in modo chirurgico. E’ il 2 a 0, la rete che porta la Juve Stabia in serie B, che dà ragione a Braglia, che fa scoppiare in lacrime tifosi e giocatori, che fa esplodere il Menti pieno di tifosi che guardano la partita su un maxischermo, che rompe un sortilegio lungo 60 anni. E’ la vittoria di Manniello, di Braglia, dei calciatori, degli stabiesi, degli operai Fincantieri, omaggiati dalla squadra sulle maglie di play off, e di tutta Castellammare.

A distanza di cinque anni sono cambiati giocatori, dirigenti, tifosi e, purtroppo, anche categorie. L’unica costante è il Patron Franco Manniello, oggi come cinque anni fa, voglioso di far vivere alla sua città ed alla squadra del suo cuore una nuova favola.

Vediamo infine dove sono tanti protagonisti di quell’impresa:

Colombi: il promettente portiere, dopo aver vissuto il primo anno di B a Castellammare, ha assaggiato la Serie A con le maglie di Cagliari e Palermo prima, e Carpi poi.
Molinari: il gigante buono, dopo essersi guadagnato il diritto di giocarsi sul campo la Serie B conquistata con i suoi gol, ha vissuto momenti importanti con la maglia della Salernitana, e ora, dopo aver attaccato le scarpette a chiodo, è collaboratore tecnico del Teramo.
Scognamiglio: il difensore di Gragnano dopo l’esperienza in gialloblù ha girato tra Perugia e Benevento, prima di sfiorare la Serie A (segnando ben 8 gol) col Trapani dei miracoli di Serse Cosmi.
Fabbro: uno degli idoli della tifoseria stabiese ha vissuto la Serie B da protagonista con la maglia dell’Avellino ed ha vestito nell’ultima stagione la maglia della Lupa Roma. Ancora oggi non è difficile vederlo in giro a Castellammare nel periodo estivo.
Dianda: dopo la conquista della B è diventato uno dei leader della Ternana, dove ha vissuto stagioni esaltanti. Nell’ultimo campionato ha incontrato le Vespe da avversario con la maglia del Martina.
Cazzola: il più amato a Castellammare. Dopo sei mesi in Serie B ha fatto il grande salto in Serie A, avendo però molto meno di quanto meritasse. I problemi fisici lo hanno frenato, ma è riuscito a lasciare ricordi positivi all’Atalanta, al Cesena ed al Livorno. Il sogno, non nascosto, di tanti tifosi è di rivederlo con la maglia gialloblù.
Mezavilla: il mastino di centrocampo ha accompagnato le Vespe fino alla chiusura del ciclo vincente, accasandosi poi all’Alessandria. Proprio in Piemonte ritroverà Braglia, che ha firmato da pochi giorni con i grigi.
Danucci: il geometra dopo aver indossato il 21, alla Pirlo, in Serie B con la Juve Stabia, ha vestito le maglie di Cuneo, Brindisi e Sorrento. Attualmente gioca ancora in Serie D.
Mbakogu: la giovane punta ha giocato per altri due anni con la Juve Stabia. Dopo il suo addio, condito da tante parole, i rapporti con la tifoseria stabiese si sono incrinati. Ha fatto intravedere buone cose in Serie A con il Carpi.
Raimondi: il talento dell’esterno padovano è rimasto in parte inespresso. Con le maglie di Padova, Trapani, Cosenza, Venezia e Benevento, Andrea non ha mostrato tutte le sue indubbie qualità.
Albadoro: a proposito di sfortuna, ecco Diego Albadoro. Incredibile la serie di infortuni che ha fermato la punta napoletana proprio durante la sua ascesa. L’infortunio nella finale di andata contro l’Atletico Roma è stata un presagio circa il suo sfortunato futuro. Dopo la parentesi a Bari, Diego veste da tempo la maglia del Matera. Anche per lui in futuro potrebbero riaprirsi le porte del Menti, non più da avversario.
Tarantino: l’esterno mattatore dei play off ha vestito la prestigiosa 10 della Juve Stabia nel primo anno di Serie B. Dopo l’addio alle Vespe ha avuto esperienze positive al Treviso, alla Lucchese ed al Gavorrano.
Corona: 42 anni e non sentirli. L’highlander siciliano continua a segnare valanghe di gol, a sterzare mandando in tilt gli avversari e ad alzarsi il pantaloncino quando le cose si fanno difficili. Dopo la parentesi alla Juve Stabia, Re Giorgio è stato per quattro anni il capitano del Messina, dove ha sempre superato la doppia cifra. Nell’ultima stagione ha giocato nello Scordia e nell’Atletico Catania.
Piero Braglia: il tecnico grossetano ha accompagnato la Juve Stabia nei tre anni di Serie B. L’ultima stagione in cadetteria è stata amara anche per Braglia, prima esonerato da Manniello e poi richiamato, per scendere mestamente in Lega Pro con la squadra che aveva portato alla ribalta, attirando complimenti da tutta Italia. Dopo la breve parentesi al Pisa, Braglia nell’ultima stagione ha guidato fino ai play off il Lecce. E’ di pochi giorni fa la notizia della sua firma per l’Alessandria.

Raffaele Izzo

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L’Inghilterra e l’Europa, il destino segnato da Brexit

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L’editoriale. L’uscita sarebbe una sconfitta per tutta l’Unione e una vittoria dei movimento populisti che vogliono sfasciare l’esistente

Noi oggi dobbiamo votare per le elezioni amministrative e questo è il tema dominante della giornata, ma è chiara la sua marginalità rispetto a quanto accadrà tra pochi giorni con il referendum britannico. Sarà quello un segno del nostro destino.

Ci sono molti motivi per i quali gli inglesi (ma non gli scozzesi) non si sentono europei. Uno in particolare lo spiega Bernardo Valli nel suo articolo di ieri su queste pagine, citando lo storico anglo-francese Robert Tombs: “Quando gli europei raccontano la storia d’Europa parlano dell’Impero romano, del Rinascimento e dell’Illuminismo. Raccontano una storia continentale che tascura la Gran Bretagna ed è questa la ragione per cui molti inglesi considerano l’Europa come un’entità con la quale bisogna mantenere le distanze”.

In realtà le cose non stanno proprio così: l’Inghilterra anzi, per molti europei, fa parte integrante del continente e la sua storia è la nostra, strettamente connessa con quella italiana, francese, spagnola, tedesca. Del resto l’Inghilterra (quando ancora la si chiamava soltanto così) è stata il penultimo dei grandi imperi occidentali: quello romano, quello spagnolo, quello inglese e quello americano. Il colonialismo francese fu un’altra cosa e non può dirsi propriamente un Impero, anche se l’influenza politico-culturale della Francia è stata dominante per tutto il nostro continente.

La verità è che sono soprattutto gli inglesi a sentirsi storicamente, politicamente, culturalmente una Nazione, anzi una civiltà che ha determinato la storia europea. Il progetto attuale di un’Unione europea che, almeno in prospettiva, dovrebbe arrivare ad una vera e propria Federazione sul modello degli Stati Uniti d’America, non piace affatto agli inglesi. Questa è la vera radice dello scontro, anche se il Brexit ridurrebbe il Regno Unito a non esser più unito e a diventare un’isoletta come cantavano i fascisti degli anni Quaranta del secolo scorso: “Malvagia Inghilterra / tu perdi la guerra / lasciare Malta e abbandonare Gibilterra”.

Non solo non perse la guerra ma riuscì da sola a fronteggiare Hitler prima che l’America intervenisse al suo fianco per difendere Londra e liberare tutta l’Europa dal dominio della Germania nazista.

Dunque l’Inghilterra o comunque vogliamo chiamarla appartiene alla nostra storia europea, geograficamente, politicamente, culturalmente. Il Brexit – se dovesse vincere – sarebbe una sconfitta per tutta l’Europa e per tutta la civiltà occidentale ed una vittoria dei movimenti populisti che vogliono sfasciare tutto l’esistente cancellando il passato e lasciando il futuro sulle ginocchia del Fato, cioè di nessuno.

***

Ci saranno anzitutto ripercussioni economiche, e infatti le istituzioni di tutto il mondo sono mobilitate: il Fondo monetario internazionale, la City e Wall Street, la Borsa di Shanghai, le Banche centrali di Washington, di Londra, di Zurigo, di Francoforte, di Tokyo, di Pechino, di Mosca, di San Paolo del Brasile, di New Delhi e di Cape Town; i Fondi d’investimento, i Fondi-pensione, il sistema bancario mondiale che è ormai strettamente interconnesso.

Venerdì scorso le Borse di tutto il mondo hanno avuto una svolta improvvisa: dopo una settimana dominata dal ribasso, c’è stato un consistente rialzo generale connesso ai sondaggi sul Brexit e sulle quotazioni degli allibratori di Londra: l’omicidio di Jo Cox è diventato paradossalmente un elemento positivo per le reazioni d’una parte consistente del Partito laburista e della pubblica opinione liberale. Parrebbe da questi sintomi che l’esito del referendum si stia per la prima volta orientando verso la permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea, sia pure alle condizioni abbastanza pesanti che Londra ha imposto e le Autorità dell’Unione europea hanno accettato.

Se questo sarà l’esito referendario quale sarà alla lunga la politica dei 28 Paesi membri dell’Ue?

Personalmente credo sia chiaro: una politica monetaria di maggiore flessibilità, una politica dell’immigrazione più contenuta con l’obiettivo di trattenere il più possibile in Africa i flussi che provengono da quel continente, una maggiore apertura verso la Russia e soprattutto un aumento dell’egemonia politica della Germania, concentrata soprattutto sull’Eurozona.

Il nuovo equilibrio non può sfuggire a chi osserva il sistema che si verrebbe a delineare: la Gran Bretagna resta in Europa dando maggior peso ai Paesi che non appartengono alla moneta comune; in compenso la Germania tende ad accettare una politica di crescita concentrandola appunto sui 19 Paesi dell’Eurozona. Draghi rientrerebbe nel quadro della Merkel che probabilmente accetterebbe la sua pressione verso una politica espansiva e bancariamente attiva. Ad una condizione però: che la garanzia alle banche non sia estesa anche ai depositanti poiché i tedeschi non vogliono pagare per gli altri.

Insomma, se la Gran Bretagna resta il suo peso politico-economico aumenterà, la Germania diventa più aperta ad una crescita moderata da aumenti di progressività; Francia e Spagna sono alle prese con difficoltà notevoli ma saranno comunque aiutate da Bruxelles. E l’Italia?

***

Noi abbiamo molto da guadagnare dal “Remain” inglese: diventiamo il principale interlocutore della Merkel e al tempo stesso dei Paesi dell’Europa meridionale, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia. Ed anche di Draghi e di Juncker. Ma al tempo stesso del governo di Tripoli e perfino di Putin come si è visto nei giorni scorsi. L’Italia ha un vasto e variegato orizzonte dinanzi a sé. Sarà in grado di gestirlo convenientemente?

Qui giocheranno in modo purtroppo difficile le qualità e i difetti di Matteo Renzi. Come tutti, il nostro presidente del Consiglio è dotato delle une e degli altri e più il quadro è complesso più le contraddizioni aumentano. Tende a centralizzare la politica: è normale, tutti gli uomini politici tendono a questo.

È normale la sua politica se rispetta le origini e il ruolo di un partito di sinistra democratica, che deve porsi come obiettivo di spostare l’Europa verso una linea di sinistra riformatrice. Non è più il momento di rottamare bensì quello di costruire e la sinistra riformatrice deve puntare in Europa e in Italia sulla creazione di nuovi posti di lavoro, sull’aumento degli investimenti, sull’aumento della produttività, sull’aumento della domanda, sulla crescita delle zone depresse in tutta Europa a cominciare dal Mezzogiorno italiano. Un ministro del Tesoro unico dell’Eurozona, una Fbi europea e un ministro dell’Interno europeo.

Questo è il programma da perseguire e questo ho avuto la possibilità didiscutere con Renzi sabato scorso all’Auditorium di Roma. Mi è parso abbastanza interessato a questa diagnosi; in gran parte da lui stesso anticipata. Con una differenza di fondo: la legge elettorale attualmente vigente, che personalmente mi sembra del tutto inadeguata. Ma oggi non è questo il tema: è il “Brexit”, puntando sull’ipotesi che vincerà il “Remain”.

Se dovesse invece perdere, allora tutti gli scenari cambiano. In peggio. Speriamo che la vecchia Inghilterra si ricordi del liberale Churchill e dei laburisti dell’epoca. Gli uni e gli altri volevano l’Europa. Erano più moderni dei “brexisti” di oggi che la storia d’Inghilterra sembrano averla dimenticata.

vivicentro.it/editoriale –  repubblica / L’Inghilterra e l’Europa, il destino segnato da Brexit EUGENIO SCALFARI