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FOTO – Zerbin è a Napoli per discutere l’ accordo con la società azzurra

Un colpo in prospettiva futura per il Napoli: accordo già trovato e firme nelle prossime ore. E’ appena arrivato in città accompagnato dal suo procuratore Furio Valcareggi il giovanissimo Alessio Zerbin. Esterno d’attacco classe ’99, Zerbin in questa stagione si è messo in mostra con la maglia del Gozzano nel girone A di Serie D. Adesso la grande occasione con la società del presidente De Laurentiis, che girerà il giovane calciatore in prestito. Tra le pretendenti anche il Carpi. Come confermato dallo stesso Valcareggi: “E’ vero che c’è il Carpi che segue Zerbin, ma non so ancora dove andrà in prestito”.

 

Da gianlucadimarzio.com (anche foto)

Antonino Barca: “Il Messina non vive un momento felice. Lucarelli sta tentando di ricucire…”

L’intervento di Antonino Barca al Pungiglione Stabiese

Nel corso della puntata de “Il Pungiglione Stabiese”, programma radiofonico a cura della nostra redazione di ViviRadioWeb abbiamo avuto come ospite telefonico al Pungiglione Stabiese, Antonino Barca conduttore di Spazio Giallorosso.

Antonino, parliamo un pò della situazione societaria, ci sono queste due opzioni: Massone o la gestione dei tifosi. Qual è la tua preferenza?

Bisogna risolverla in fretta perchè la squadra sta subendo un contraccolpo negativo. Ci sono tanti calciatori in rosa, non ancora ceduti, che vogliono andare via, ma di fatto non si stanno allenando al meglio e di sicuro potranno riscontrare problemi sulla propria condizione fisica. Lucarelli sta tentando di ricucire lo strappo tra tifosi e società mediando con i calciatori. La società non sa come comportarsi in attesa di forze economiche fresche. In settimana ci sono stati problemi anche a causa delle cattive condizioni meteorologiche. Con un “Celeste” allagato la squadra non si è allenata perché risultava impossibile praticare gli allenamenti su un campo inagibile. Di conseguenza la squadra ha diramato anche un comunicato in merito e ovviamente non si esclude che nelle prossime ore qualcuno possa andare via senza pensarci su.

Mister Lucarelli ha dovuto gestire quindi una situazione difficile non solo dal punto di vista calcistico ma anche extra-calcistici.

Abbiamo appreso che lo stesso Lucarelli ha dovuto acquistare addirittura delle stufe per poter riscaldare lo spogliatoio:

Si, una situazione alquanto strana negli ultimi anni non avevamo mai assistito ad una situazione del genere,e forse nemmeno in Eccellenza o in una società di prima categoria hanno problemi di questo genere. Francamente ci stiamo un po’ vergognando che nel 2017 nel mondo del calcio professionistico si assistono ancora a queste situazioni.

E’ possibile ipotizzare ad una probabile formazione?

Nell’ultimo turno Lucarelli aveva gli uomini contati e in panchina non aveva alternative da poter schierare dal primo minuto. Milinkovic non giocherà contro la Juve Stabia in quanto squalificato. Ovviamente togliendo i pezzi migliori in questa squadra significherebbe dare un colpo definitivo alla rosa che non avrebbe più la possibilità di salvarsi. I tifosi ovviamente esprimono il proprio disappunto anche attraverso striscioni, ultimamente anche nel cantiere dove ha sede la struttura del Presidente Natale Stracuzzi. La richiesta è di lasciare libera la società a costo zero perché il Messina a detta dei tifosi appartiene a loro. L’augurio che possa ritornare il sereno e situazioni migliori visto che nel girone meridionale si parla solo ed esclusivamente di queste difficoltà che ha questa società.

E’ previsto uno sciopero del tifo oppure verranno a contestare un pò la situazione?

Sicuramente saranno li a contestare con cori e anche con degli striscioni per allontanare l’attuale società che francamente ha fatto solo chiacchiere. Soprattutto non si vuole l’ingresso in società di Massone che, come si può apprendere su internet, non è che abbia dei trascorsi positivi nel mondo del calcio. Magari si potrebbe scegliere la situazione interna con lo sponsor che recentemente ha apportato soldi nelle casse societarie, parliamo di un imprenditore salernitano che fa anche da sponsor nel Messina.

Un’ultima considerazione, De Vito come sta, calciatore ex obiettivo della Juve Stabia?

Dovrebbe stare abbastanza bene, non so se resterà qui a Messina, comunque non credo che si alleni con abnegazione come ha fatto fino a pochi mesi fa.

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Allan: “Affascinante la doppia sfida con la Juve ma occhio al Palermo. Real Madrid? Non esistono squadre imbattibili”

Allan Marques Loureiro, centrocampista azzurro, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, emittente ufficiale della società partenopea. Ecco quanto evidenziato:

“Siamo cresciuti, magari in alcune gare abbiamo giocato benissimo senza portare a casa il risultato. Ora abbiamo compiuto un passo avanti. Il nostro obbiettivo è lottare sempre per i tre punti. Manca ancora molto per dire dove possiamo arrivare“.

Sul Palermo: “Speriamo che il pubblico possa darci una mano. Hanno cambiato ancora l’allenatore, saranno più carichi. Contiamo di fare una bella gara e portare a casai tre punti “.
Sulla doppia sfida con la Juve: “Affascinante, sarà un mese bellissimo e pieno di partite importanti. Pensiamo, però, al match di domenica che è molto importante. Stiamo lavorando molto per preparare al meglio le partite e farci trovare pronti”.
Sul Real Madrid: “E’ difficile trovare una squadra imbattibile, il calcio è bello perché può accadere di tutto. Dobbiamo giocare il nostro calcio sperando di andare avanti”.
Sul gioco di squadra: “Anche l’anno scorso c’era il gioco del Napoli, Higuain non giocava da solo. C’ era sempre il gruppo a supportarlo e anche adesso è così”.  
Maggiore competitività nel gruppo:  “Abbiamo tanti elementi che possono giocare titolari. E’ complicato per il mister mettere tutti dentro. Noi ci facciamo  trovare sempre pronti. Abbiamo i nostri sogni ma manteniamo i piedi per terra. Vogliamo disputare un’ottima stagione!”

Berretti, Juve Stabia-Akragas seguila domani su ViViRadioWeb: i convocati di Panico

Berretti, Juve Stabia-Akragas seguila domani su ViViRadioWeb: i convocati di Panico

Torna in campo la Berretti di mister Domenico Panico dopo l’ottimo successo esterno sul terreno di gioco di Volla contro la Paganese. Si affronta l’Akragras al Menti alle ore 11 (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 10:45). Questi i convocati di Panico:

Riccio, Bianco, Sorrentino A., Rubino, Strianese, Berci, Bisceglia, Borrelli E., Mauro, Elefante, Scognamiglio, Vecchione, Servillo,
Sorrentino F., Spavone, Langella, Del Prete, Contieri, Procida, Chirullo, Matassa

a cura di Ciro Novellino

I nostri sponsor:

 







CALCIOMERCATO – Due ex Juve Stabia protagonisti delle trattative di oggi

Il mercato in tutte le categorie, senza distinzione, continua ad essere scoppiettante. Protagonisti della giornata sono due ex Juve Stabia: Luigi Carillo e Maxwell Acosty.
Il giovane difensore cresciuto nel vivaio delle Vespe, e passato in estate all’Akragas insieme a Gomez e Carrotta, ha già terminato la sua avventura in Sicilia. Per lui è ufficiale il trasferimento alla Paganese, che ne acquisisce le prestazioni a titolo definitivo. Ecco il comunicato della società di Pagani:
“La Paganese Calcio 1926 srl comunica l’avvenuto deposito contrattuale per l’acquisizione a titolo definitivo fino al 30 Giugno 2017, del difensore centrale Luigi Carillo dalla SS Akragas (17 presenze quest’anno). Il calciatore nato a Napoli l’8 Agosto 1996 è cresciuto nel settore giovanile della Juve Stabia dove ha collezionato 11 presenze tra Serie B e Lega Pro. Ha vestito la maglia del Catania in B nella stagione 2014/2015. Maglia numero 4 per il nuovo difensore azzurrostellato”.
Altro protagonista, è Maxwell Acosty. L’esterno offensivo ghanese, che ha vestito la maglia gialloblù nella stagione 2012/13, lasciando ricordi ampiamente positivi tra i tifosi stabiesi, si prepara al salto in Serie A. Non è ancora ufficiale ma sembra infatti mancare pochissimo al suo addio al Latina (Serie B) destinazione Crotone. La società calabrese punta quindi anche su Acosty per tentare la miracolosa salvezza in Serie A.

Raffaele Izzo

Nello scorso campionato fu pari in Messina vs Juve Stabia. Tutti i precedenti

Messina vs Juve Stabia: Sono dieci i precedenti in terra siciliana tra giallorossi e gialloblù

Messina vs Juve Stabia è la gara che si disputerà sabato al “Franco Scoglio”. Mentre il Messina di fatto non ha variato negli anni il proprio nome, la Juve Stabia ad inizio secolo scorso, aveva come denominazione solo “Stabia” senza il suffisso Juve.

Analizzando i precedenti calcistici tra le due città quella che segue sono i dati storici:

Messina e Stabia, si sono affrontate in gare di campionato al “vecchio stadio Giovanni Celeste” di Messina cinque volte, la squadra di Castellammare non è riuscita in nessuna occasione a portare almeno dallo stadio peloritano. Vediamo nei dettagli tutti i precedenti:

– 1929 / 1930 – Campionato Nazionale di Prima Divisione girone ‘ D ‘

12 gennaio 1930 – 13° giornata di ritorno: MESSINA – STABIA 2 – 1 (arbitro Mannerucci di Bari) siciliani in vantaggio alla mezz’ora con Corallo, pareggio stabiese dopo cinque minuti con CHIANTINI, nella ripresa gol vittoria dei peloritani con Ardrizzi.

– 1931 / 1932 – Campionato Nazionale di Prima Divisione girone ‘ F ‘

20 dicembre 1931 – 10° giornata d’andata: MESSINA – STABIA 5 – 0 (arbitro Rovero di Voghera) la manita giallorossa fu opera del poker di Corallo e di Ferretti I°.

– 1948 / 1949 – Campionato Nazionale di Serie C girone ‘ D ‘

6 febbraio 1949 – 1° giornata di ritorno: MESSINA – STABIA 4 – 1 (arbitro Cristantiello di Bari) tripletta giallorossa di Bertolin e rete di Marchetto; il “gol della bandiera” delle vespe fu siglato da ESPOSITO.

– 1949 / 1950 – Campionato Nazionale di Serie C girone ‘ D ‘

26 dicembre 1949 – 10° giornata d’andata: MESSINA – STABIA 3 – 0 le reti dei siciliani portarono la firma di Pietta, Della Casa e Marchetto.

– 1951 / 1952 – Campionato Nazionale di Serie B

27 gennaio 1952 – 19° giornata d’andata: MESSINA – STABIA 4 – 1 (arbitro Ferrari Aggradi di Firenze) doppietta di Koenig per i siciliani, poi Brack e Colomban, rete gialloblù dell’attaccante Gaspare PARVIS.

Messina vs Juve Stabia, si sono incontrate cinque volte con due vittorie per parte e un solo pareggio (quello dello scorso campionato). Vediamo nei dettagli i cinque precedenti:

– 1972 / 1973 – Campionato Nazionale di Serie C girone ‘ C ‘

7 gennaio 1973 – 16° giornata d’andata: MESSINA – JUVE STABIA 1 – 2 (arbitro Laurenti di Padova) peloritani in vantaggio con Mammì, rimonta stabiese ad opera dell’ala Adelchi MALAMAN (foto) e dello stopper Paolo PIERBATTISTA.

– 1979 / 1980 – Campionato Nazionale Serie C2 girone ‘ D ‘

2 marzo 1980 – 5° giornata di ritorno: MESSINA – JUVE STABIA 2 – 1 (arbitro Domenico Ramicone di Tivoli) vespe subito in vantaggio con l’attaccante Antonio CRUSCO dopo un minuto, Giobbio e Santarelli firmarono la rimonta dei giallorossi.

– 1980 – 1981 – Campionato Nazionale di Serie C2 girone ‘ D ‘

JStabia Pescara DI CARMINE
Samuel DI CARMINE

11 gennaio 1981 – 15° giornata d’andata: MESSINA – JUVE STABIA 1 – 0 (arbitro Giannone di Jesi) gol vittoria dei peloritani con Pauselli a metà primo tempo.

– 2014 / 2015 – Campionato Nazionale di Lega Pro girone ‘ C ‘

1° marzo 2015 – 8° giornata di ritorno: MESSINA – JUVE STABIA 0 – 3 (arbitro Saverio Pelagatti di Arezzo) il tris gialloblù si concretizzò con le reti di Samuel DI CARMINE (foto), Antonio GAMMONE e Francesco NICASTRO.

– 2015 / 2016 – Campionato Nazionale di Lega Pro girone ‘ C ‘

29 novembre 2015 – 13° giornata d’andata: MESSINA – JUVE STABIA 0 – 0 (arbitro Niccolò Pagliardini di Arezzo).

Giovanni MATRONE

La sfida di Intesa Sanpaolo

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Intesa Sanpaolo lancia la sfida ai banchieri transalpini. «Cresceremo ancora», afferma l’ad dell’istituto di credito Carlo Messina alla festa del decennale. E aggiunge: «Fa ridere chi difende l’italianità parlando francese». Il gruppo: abbiamo alternative a Generali.

Intesa lancia la sfida a Generali: “Noi difendiamo l’italianità”

L’Ad Messina attacca: “Mi fanno ridere quei banchieri che parlano in francese”. Il presidente Gros Pietro: “La nostra forza nasce dalle aggregazioni e dal consenso”

TORINO – «Noi siamo un’azienda che parla italiano e difende l’italianità… Mi fa ridere chi difende l’italianità e lo fa in francese». Nell’affollato auditorium del grattacielo di Intesa Sanpaolo a Torino, Carlo Messina getta finalmente la maschera. L’amministratore delegato della prima banca del Paese si candida pubblicamente non solo a banchiere di sistema e paladino dell’italianità.

Ma anche come il possibile artefice di una operazione straordinaria: un’«aggregazione consensuale» con le assicurazioni Generali.

 

Lo fa con qualche allusione maligna ai francesi e ai banchieri che parlano la lingua di Molière e il riferimento che in sala non passa inosservato è che l’ad di Unicredit, Jean-Pierre Mustier, e quello di Generali, Philippe Donnet, sono francesi. O usando toni muscolari: «Siamo la prima banca del Paese (con il 16% del mercato), abbiamo il dovere di analizzare possibilità di crescita. E noi possiamo farlo perché siamo in una condizione di forza e vogliamo restare leader nei prossimi dieci anni». Per dare l’idea di quanto sia una banca sempre più internazionale l’ad di Intesa parla anche dell’accordo con il colosso russo Rosneft e dell’incontro di mercoledì con Vladimir Putin.

E così nell’Auditorium del grattacielo non si festeggiano solo i 10 anni della nascita di Intesa Sanpaolo, ma si guarda già avanti. Intesa è pronta a celebrare un’aggregazione con Generali? Il presidente Gian Maria Gros Pietro usa prudenza: «Le feste le centelliniamo una per volta. Vedremo».

 

Ma intanto Messina che, per il piano di crescita parla di private banking, asset management e soprattutto di assicurazioni, sfruttando la gigantesca rete distributiva della banca, si spinge avanti. Sembra quasi voler fissare dei paletti a questa operazione straordinaria: «Non accetteremo mai di diluire la nostra forza patrimoniale, piuttosto rinunceremmo. Un’altra condizione: mantenere un forte flusso di dividendi». Terzo: perché l’operazione sia sostenibile Intesa deve valutare anche i prezzi delle azioni di Generali. E il titolo del Leone è gia salito di oltre il 15% da quando «La Stampa» ha pubblicato la notizia dell’interesse di Intesa per Generali.

Ma accanto ai muscoli e ai toni da gladiatore, Messina cerca anche di lanciare qualche messaggio un po’ più rassicurante alle Generali, a Mediobanca e al mercato. «Noi siamo trasparenti, non agiamo da corsari». Messina lascia intendere che una delle condizioni più importanti è che l’aggregazione sia consensuale. Una condizione che si ripete come un mantra e in varie sfumature riappare nell’arco della serata sulla bocca di tutti i protagonisti della serata.

Il presidente Gros Pietro ricorda che la stessa Intesa è nata per aggregazione consensuale e che la forza del gruppo è nata dalle aggregazioni, dal consenso, ma anche dal sostegno dei suoi soci storici». E forse non è un caso che Messina ringrazi «per la fiducia accordata al management di Intesa» le fondazioni azioniste e soprattutto Francesco Profumo, presidente della Compagnia, primo socio di Ca’ de Sass.

Della forza della banca parla anche Gros Pietro: «Intesa è tra le 20 imprese più sostenibili al mondo, l’unico gruppo bancario italiano in graduatoria». E quando dice che Intesa è in prima linea nella tutela del risparmio degli italiani, gestendo 850 miliardi, la metà del Pil del Paese, l’allusione immediata è di nuovo alle Generali e alle possibili sinergie che potrebbero nascere dalla creazione di un maxi-polo del risparmio.

Che Generali sia un importante crocevia di affari e simbolo di capitalismo di relazione da anni per Intesa lo fa capire anche il presidente emerito Giovanni Bazoli quando ricorda che si parlò per la prima volta di una fusione tra Banca Intesa e il Sanpaolo dopo un incontro in Generali con l’allora presidente e ad Alfonso Desiata, che caldeggiò l’operazione.

Allora andò bene, ma come finirà la partita Intesa-Generali al momento è imprevedibile. Ai suoi collaboratori più stretti Messina ha confidato: «Credo di aver realizzato più di quanto sperassi». Una frase enigmatica che qualcuno interpreta come se il primo obiettivo fosse stato già raggiunto: lo stop all’avanzata dei francesi di Axa. O come se qualcosa di quell’aggregazione consensuale si stesse già muovendo.

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vivicentro/La sfida di Intesa Sanpaolo
lastampa/Intesa lancia la sfida a Generali: “Noi difendiamo l’italianità” LUCA FORNOVO

Gaetano Fontana: “Attenti a non sottovalutare il Messina”

Per la conferenza stampa della vigilia del match di domani tra Messina e Juve Stabia, si è presentato in sala stampa il tecnico delle vespe Gaetano Fontana.

Prima di iniziare a parlare del prossimo avversario il mister si è soffermato sulla situazione psicologica dopo il pareggio con il Monopoli e di quello che si può fare per migliorare:

La gara con il Monopoli ci ha lasciato l’amaro in bocca. Il risultato non ci ha soddisfatti ma abbiamo analizzato la prestazione sottolineando gli aspetti positivi e quelli negativi. E’ stata la prima volta in cui abbiamo affrontato una squadra che si è barricata nella propria metà campo e questo ci servirà per il futuro.

Il prossimo avversario è il Messina che non versa in buone condizioni economiche, al riguardo Fontana è chiaro:

Non mi fido assolutamente della situazione del Messina, credo che giocheranno con tanta rabbia e con la mente sgombra da pressioni. Non sarà assolutamente facile per noi, Lucarelli è un combattente e so che caricherà a molla la propria squadra, una squadra comunque di categoria che già al Menti ci mise in difficoltà. Vorranno mettersi in mostra anche in vista degli ultimi giorni di mercato.

Ho parlato con i miei ragazzi e sanno che abbiamo tutto da perdere.

Il Messina ha individualità come Bruno, Musacci, Milinkovic, Madonia o Ferri che sono giocatori molto temibili e non dovremo assolutamente sottovalutare il Messina. Ogni volta che prendiamo sotto gamba l’avversario, poi usciamo con le ossa rotte. Dobbiamo lavorare su noi stessi e non pensare alle problematiche del Messina.

Dopo Sandomenico anche Del Sante che ha lasciato il gruppo ha pubblicato una lettera di addio. Il mister in merito a questa cessione si esprime così:

Ci spiace perchè c’era un bellissimo rapporto ma la sua partenza è dovuta principalmente per il problema della lista degli over, dovendo prendere ancora un terzino sinistro. Dispiace davvero tanto perchè non mi avevano parlato bene di lui e invece è una grande persona.

In vista della gara di domani il mister fa il punto sulla condizione fisica dei suoi uomini.

Siamo ridotti all’osso, sicuramente mancheranno Liviero, Atanasov, Kanoute e forse qualche altra pedina che stiamo valutando. Però, chi gioca, sa di dover dare tutto per poter soffiare il posto all’altro, è la sana concorrenza.

Dopo la gara con il Monopoli mister Fontana fu chiaro in merito alla gestione di Liotti. Oggi risponde così alle domande in merito dei giornalisti presenti.

E’ un ragazzo giovane e deve capire che gli errori fanno parte della vita, l’importante è ripartire. Giocherà ancora e deve sfruttare queste occasioni.

Il calciomercato riserva sempre sorprese positive e negative in queste ore tiene banco il pensiero di Ripa e del suo procuratore riguardo all’imminente scadenza del contratto (30 giugno 2017 n.d.r.). Il mister si esprime così:

Fa parte del gioco, ha chiesto delle certezze ma sono sicuro che non si muoverà da qui. Anche io ho passato un momento cosi ai tempi dell’Ascoli, fa parte del gioco e bisogna stare alle regole di questo gioco. Alla fine credo che si risolverà tutto.

Tanti ormai sono gli estimatori del mister, e in tanti non hanno perso occasione di salutarlo. In settimana è stata la volta di Gianni Improta.

Lo ringrazio per le parole, è stato un idolo per me ai tempi del Catanzaro, ho tifato per lui e ho lavorato per lui, sono felice del suo attestato di stima. Parliamo sempre però, ovviamente scherzandoci su, di una maglietta che non mi regalò quando lui giocava nel Catanzaro ed io ero un piccolo tifoso, mi ricordo ancora quel giorno.”

Renzi accelera sulle elezioni e blinda le liste

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Dopo il verdetto della Consulta sull’Italicum, Renzi accelera sulle elezioni e blinda le liste. Ma il voto a giugno  relegherebbe l’Italia ad un ruolo minore al G7 che ospitiamo a Taormina.

Se il G7 finisce nella palude delle elezioni

Per chi vuole le urne a giugno l’Italia è un’isola, forse non troppo felice ma impermeabile al resto del mondo. Dopo sei mesi di paralisi per il referendum, se ne può permettere altri sei d’introversione elettorale. L’amministrazione Trump galoppa verso il protezionismo commerciale e le barriere a rifugiati e immigrati, Londra salpa l’ormeggio europeo, l’automazione irrompe nel mondo del lavoro. L’Italia prolunga il time out. Quando rientrerà in campo, con una nuova o vecchia squadra, dovrà accontentarsi del risultato che troverà sul tabellone.

La sentenza della Corte costituzionale ha solo offerto il pretesto. La resistibile ascesa della fretta di votare è trainata da due logiche. La prima è fatta propria dalle molte forze politiche che, per calcoli diversi, ritengono nel proprio interesse andare alle urne il più presto possibile. Beppe Grillo e la Lega sentono odore trumpiano di vittoria; Matteo Renzi smania la rivincita. Evidentemente qualcuno sbaglia i conti. Né gli uni né gli altri si domandano se sia anche nell’interesse del Paese. La seconda è semplice: «Togliamoci il pensiero», inutile temporeggiare.

È avvertita da moltissimi italiani, stanchi di un Parlamento senza maggioranza. è condivisa da ragionevoli osservatori stranieri che non amano l’incertezza.

La seconda logica è comprensibile e, per molti versi, lodevole. Le circostanze europee e mondiali la rendono fuorviante. La prima è irresponsabile. Portare l’Italia al voto a giugno significa renderla irrilevante nei mesi e settimane in cui si definiscono i nuovi rapporti politici ed economici internazionali e l’Ue inizia il riaggiustamento dopo lo shock britannico. Il prurito elettorale butta alle ortiche una transitoria rendita di posizione italiana che non si estende oltre la soglia del 2017: il seggio in Consiglio di Sicurezza dell’Onu; le celebrazioni del 60° anniversario del Trattato di Roma in marzo; la presidenza annuale del G7, col vertice a Taormina il 27 e 28 maggio; il vantaggio comparativo rispetto ai tre Paesi dell’Unione europea (Olanda, Francia, Germania) che «devono» avere elezioni quest’anno.

Abbiamo anche un fortunato allineamento astrale europeo con tre italiani in cariche apicali: a Mario Draghi alla Bce e Federica Mogherini «ministro degli Esteri» dell’Unione, si è appena aggiunta la presidenza del Parlamento Europeo di Antonio Tajani. Sono punti di riferimento chiave con i quali si può far gioco di sponda, nel pieno rispetto dei loro ruoli istituzionali. Ci vuole però un governo in carica con una politica estera, non una campagna elettorale senza soluzione di continuità.

Il voto a giugno relegherebbe l’Italia a tappezzeria non solo al G7 che ospitiamo a Taormina, ma anche al vertice Nato di Bruxelles, proposto per maggio, forse al G20 di Hannover (7-8 luglio) e alle prime uscite europee di Trump Presidente. La lascerebbe da parte mentre si gettano le basi della difesa europea. La metterebbe in fondo alla coda nella corsa per essere ricevuti alla Casa Bianca di cui Theresa May taglia oggi vittoriosamente il traguardo. Non si va a Washington per scimmiottarla ma per prendere le misure di un Presidente americano che si muove alla velocità della luce in direzioni senza precedenti. L’Italia può ben dissentire, anche fortemente; non può ignorare. In un giorno i rapporti Stati Uniti-Messico sono precipitati al livello più basso da Fort Alamo. Cosa ci aspetta in Europa? Possiamo contare ancora sull’America in Libia? Che conseguenze avranno le battaglie commerciali di Trump sul nostro export?

L’Italia si è tenuta a galla nella globalizzazione grazie alle missioni militari, a sprazzi di diplomazia, ai ritagli di eroismo imprenditoriale, di creatività, di professionalità (spesso all’estero). Troppo spesso assente la politica. Inevitabilmente abbiamo perso posizioni. I riflessi del declino invadono altri campi: nel XXI secolo a nessun italiano non naturalizzato americano è stato assegnato un Nobel di qualsiasi natura. Il 2017 offre un’occasione di recupero che non si ripresenterà né presto né facilmente. Per coglierla bisogna far politica europea e internazionale, non campagna elettorale.

Il voto a giugno soddisferebbe solo l’impazienza ma non il buon senso degli italiani; urta gli interessi del Paese. Per capirlo basta alzare la testa dagli orticelli di Roma, di Genova, della «Padania», per guardare all’Europa, al Mediterraneo, alla Cina e all’Africa – dove si gioca il nostro futuro.

vivicentro.it/opinione
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lastampa/Se il G7 finisce nella palude delle elezioni STEFANO STEFANINI

L’intercettazione della Raggi: la sindaca si sfoga con l’ex braccio destro Marra contro Beppe Grillo e Casaleggio jr

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«Le nomine di Minenna e Raineri mi sono state imposte. Il sindaco sono io».

A parlare è Virginia Raggi all’interno di una chat di Telegram. Nelle conversazioni acquisite dai pm la sindaca si sfoga con l’ex braccio destro Marra contro Beppe Grillo e Casaleggio jr.

“Mi hanno imposto quelle nomine”. Così Raggi si sfogava con Marra

Le conversazioni via chat acquisite dai pm. L’ex braccio destro, ora agli arresti, diceva al fratello: «Devi farti amico De Vito, è della Casaleggio. Io parato, ha firmato solo Virginia»

ROMA – «Le nomine di Minenna e Raineri sono imposte. Ma il sindaco sono io». A parlare è Virginia Raggi, all’interno dell’ormai stranota chat di Telegram “Quattro amici al bar”. Gli interlocutori sono Salvatore Romeo, Daniele Frongia e Raffaele Marra, l’ex braccio destro che, subito l’arresto, la sindaca ha rinnegato in un baleno liquidandolo come «uno dei 23 mila dipendenti del Comune».

La prova che Raggi ha qualche problema nell’ammettere la realtà dei fatti è contenuta in questa intercettazione del Nucleo investigativo dei Carabinieri, ora agli atti della Procura di Roma che ha messo sotto indagine Raggi per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico nell’inchiesta sulle nomine in Campidoglio.

Quante volte Raggi ha smentito che il suo mandato fosse commissariato da Beppe Grillo, dai parlamentari romani più in vista e dalla Casaleggio Associati? Anche di fronte all’evidenza, anche di fronte all’imprenditore Massimo Colomban, amico di Gianroberto e spedito dall’erede Davide a Roma in qualità di assessore alle Partecipate dopo i pasticci della ricerca di un assessore al Bilancio, Raggi ha sempre dato la stessa risposta: «Le decisioni le prendo io con i miei assessori e i miei consiglieri». Per dire, un mese dopo l’arresto di Raffaele Marra, dopo i giorni del caos in Campidoglio, dopo che la costrinsero a far fuori il suo cerchio magico (il vicesindaco Frongia e il capo segreteria Romeo), lei è andata nel salotto tv di Giovanni Floris su La7 a dare un’altra versione: «Si sono dimessi loro per tutelare il Movimento». Falso. Come false appaiono, alla luce di questa intercettazione su Minenna e Raineri, le sue manifestazioni di autonomia all’indomani della vittoria.

 

Massimo Minenna, ex Consob, e Carla Raineri arrivano a Roma in qualità di super-assessore al Bilancio e alle Partecipate, lui, e di capo di gabinetto, lei, per volontà del minidirettorio romano, di Grillo e di Casaleggio. Si sa com’è andata a finire, poi. La guerra in Campidoglio, guidata nell’ombra da Marra, ha portato alle dimissioni di entrambi nel giro di una notte, alla ricerca affannosa di un nuovo assessore al Bilancio (trovato dopo un mese e dopo tanti rifiuti a ottobre) e alla vacatio che dura tuttora per il capo di gabinetto.

Che Raggi sia stata di fatto commissariata dal M5S è ormai indubitabile. Ma forse lo era anche dall’interno, domata dall’influenza che Marra esercitava su di lei ben prima che fosse eletta. «Ho appena finito di studiare i nominativi per gli incarichi delle strutture di diretta collaborazione del sindaco e del vicesindaco», scrive Marra a Romeo su WhatsApp a maggio 2016. Marra, Romeo, Frongia e Raggi si muovevano come una squadra compatta già mesi prima del voto.

I messaggi in chat depositati nel fascicolo del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Francesco Dall’Olio complicano le cose a Raggi ma gettano un’ombra sull’intera giunta, soprattutto leggendo lo scambio su WhatsApp tra Marra e suo fratello Renato, ex vicecapo dei vigili promosso a dirigente con una nomina poi revocata su cui indagano i magistrati. Nel luglio 2016, incassata da pochi giorni la vittoria alle urne, rivolgendosi al fratello Renato che ambiva a diventare capo dei vigili, Marra dice: «Devi farti amico De Vito, lui è potente. Se diventa tuo amico metà strada è fatta». Inoltre, parla di alcuni incontri con Di Maio anche se il vicepresidente della Camera ha sempre negato. Perché De Vito? Perché l’ex candidato sindaco sconfitto da Ignazio Marino e poi battuto alle primarie da Raggi, oggi presidente dell’Assemblea capitolina, è considerato l’uomo forte del M5S nella giunta. Il suo sponsor è Roberta Lombardi, all’epoca ancora nel cuore di Grillo e Casaleggio perché non in violento contrasto con la sindaca.

Renato a quel punto si mette in contatto con Adriano Meloni, assessore allo Sviluppo economico e al Turismo, ex amministratore delegato di Expedia, anche lui arrivato a Roma in quota Casaleggio Associati. Renato Marra cerca Meloni su WhatsApp e lui gli risponde: «Sei il fratello di Raffaele? Mi ha spiegato di te». Frase che è stata confermata martedì dallo stesso Meloni ai pm che lo interrogavano proprio su questi passaggi: «E’ stato Raffaele a suggerirmi di prendere suo fratello». Poco dopo, Renato riscrive a Raffaele (sempre luglio 2016): «Sai che mi ha chiamato Meloni? De Vito sta nella stessa squadra di Meloni?». Raffaele risponde sicuro: «De Vito sta proprio con Casaleggio».

In quello scambio in chat Raffaele incalza ancora il fratello: «De Vito è un amico, mi voleva fare direttore del terzo dipartimento per parare il culo alla moglie». A luglio Giovanna Tadonio, la moglie di De Vito, diventa assessora alla sicurezza del Personale e alla Polizia locale del municipio III. Una nomina anticipata dalla Stampa il 5 luglio in un articolo sulla parentopoli grillina. Suc cessivamente, nel novembre 2016, Diego Porta viene nominato capo dei vigili e l’attenzione si sposta sul dipartimento del Turismo. Dopo aver incassato la nomina di dirigente Renato scrive a Raffaele ringraziandolo ma mostrando timore per le prime voci sulle nomine che si rincorrono sui giornali. Raffaele è però sicuro: «Tranquillo gli atti li ha firmati la sindaca. Io che c’entro? Sono parato». L’ennesima frase che, assieme alle precedenti ricostruzioni sull’attivismo di Marra a favore del fratello, smentirebbe ancora una volta Raggi. La sindaca, infatti, sulla nomina di Renato ha detto di aver agito da sola.

vivicentro.it/politica
vivicentro/L’intercettazione della Raggi: la sindaca si sfoga con l’ex braccio destro Marra contro Beppe Grillo e Casaleggio jr
lastampa/“Mi hanno imposto quelle nomine”. Così Raggi si sfogava con Marra EDOARDO IZZO, ILARIO LOMBARDO

Messina-Juve Stabia, parte la prevendita

Messina-Juve Stabia, parte la prevendita

S.S. Juve Stabia rende noto che, sono disponibili, come da vigente normativa, ESCLUSIVAMENTE per i possessori della Tessera del Tifoso, i tagliandi di ingresso del Settore Ospiti dello Stadio “San Filippo-Franco Scoglio” di Messina per assistere all’incontro di calcio Messina-Juve Stabia, in programma domani, sabato 28 gennaio, alle ore 14,30 e valevole per la 23a giornata del Girone C della Lega Pro Divisione Unica 2016/17.

L’A.C.R. Messina, nel rispetto delle direttive ministeriali, NON HA ADERITO al progetto “Porta un amico allo stadio”.

I biglietti saranno in vendita al prezzo di € 10, più diritti di prevendita, fino alle ore 20,00 di oggi, venerdì 27 gennaio, tramite il
circuito Lira Tickets, con punti vendita a Castellammare di Stabia presso:

Tabaccheria Muratori – Via Napoli

Mail Boxes Etc. – Via Pozzillo

S.S. Juve Stabia

14esima Anteprima Amarone – Palazzo della Gran Guardia – Verona

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”Un assaggio di storia ed eleganza”: 14esima Anteprima Amarone 2013 – Palazzo della Gran Guardia – Verona: DAL 28 AL 30 GENNAIO

Verona – Conto alla rovescia per l’Anteprima Amarone, dal 28 al 30 gennaio al Palazzo della Gran Guardia a Verona. L’evento, organizzato dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, presenta l’annata del Grande Rosso veronese appena entrata in commercio. Si tratta del millesimo 2013 che la commissione del Consorzio, riunita poche settimane fa per tracciarne il profilo e il valore, ha definito di qualità medio-alta.

Accanto alla 2013 le cantine partecipanti, che sono 78 per oltre 150 etichette da degustare, presenteranno anche alcune annate precedenti: un’opportunità per godere di vini che l’affinamento ha reso ancor più interessanti.

Diverse le novità di quest’anno, a partire dal debutto del calice “istituzionale” in cui sarà versato il prezioso Amarone. Una commissione di esperti, infatti, ha selezionato un modello della VDglass che ne esalta l’espressione.

Altre novità riguardano la giornata inaugurale dedicata esclusivamente alla stampa.

Sabato 28 gennaio è in programma un talk show in cui il critico d’arte Philippe Daverio e il giornalista e scrittore appassionato di vino Andrea Scanzi dialogheranno sul parallelo, forse un poco spericolato e probabilmente divertente, tra le opere d’arte, icone di stile senza tempo la cui fruizione crea anche un indotto economico, e l’Amarone. Il Grande Rosso della Valpolicella, infatti, nell’immaginario collettivo è già un’icona di stile enologico, viste le sue peculiarità legate all’originalità dei vitigni autoctoni da cui si ottiene, al metodo e al territorio di produzione. Un territorio che, a giudicare dai numeri, interessa sempre più i turisti che ricercano la qualità del vino nel paesaggio e nell’attenzione all’ambiente, che in Valpolicella sono tutelati grazie alla certificazione “Riduci Risparmia Rispetta” del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella.

Diversamente dal solito, gli approfondimenti sulla denominazione – come la ricerca dell’Osservatorio Vini Valpolicella a cura di Wine Monitor di Nomisma sull’Amarone nel mercato Usa, i dati sui flussi turistici in Valpolicella, l’aggiornamento sul protocollo “Riduci Risparmia Rispetta” e gli stessi dettagli relativi all’annata – non saranno presentati diffusamente, ma dettagliati nella cartella stampa, ferma restando la disponibilità, per chi lo volesse, di approfondire i diversi argomenti con i responsabili del Consorzio e con gli esperti, quali Denis Pantini di Nomisma, Diego Tomasi del Crea Viticoltura ed Enologia di Conegliano e Renzo Caobelli consulente agronomico del Consorzio Valpolicella. Una scelta questa che punta a non sottrarre tempo alle degustazioni e al contatto con i produttori. La degustazione nelle sale riservate alla sola stampa con servizio sommelier sarà disponibile, infatti, dall’apertura alle 9,30 fino alle 17.

Domenica 29 gennaio l’Anteprima Amarone accoglierà, dalle 10 alle 19, i wine lover che già numerosi stanno acquistando l’ingresso on line (su faberest.com: info su www.anteprimaamarone.it; i biglietti saranno anche acquistabili direttamente in Gran Guardia a 30 euro). Gli appassionati potranno deliziarsi accompagnando l’Amarone, protagonista della manifestazione, con gli assaggi gastronomici proposti dal Ristorante Nicolis e le creazioni della Pasticceria Perbellini.

Per la prima volta nella storia dell’Anteprima Amarone, ci sarà una terza giornata – lunedì 30 gennaio dalle 10 alle 17 – interamente dedicata ai professionisti di settore, che potranno così con calma degustare i vini e parlare d’affari con i produttori.

CLASSICO E VERSATILE PERCHÉ PERFETTO SIA PER LE CENE CON PARENTI E AMICI, SIA PER FESTEGGIARE LE OCCASIONI IMPORTANTI: QUESTE LE RAGIONI CHE SPINGONO I CONSUMATORI STATUNITENSI A SCEGLIERE L’AMARONE DELLA VALPOLICELLA

Verona – L’Amarone della Valpolicella negli Stati Uniti? I consumatori americani lo scelgono perché è italiano, è “classico” e versatile, tanto da essere perfetto sia per le cene con parenti e amici, sia per festeggiare le occasioni importanti anche tra le mura domestiche. Queste le ragioni dell’appeal dell’Amarone che emergono dall’indagine 2016 dell’Osservatorio Vini Valpolicella commissionata dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella a Wine Monitor di Nomisma che mappa il modello di consumo di vino in USA, con particolare riferimento ai rossi italiani e alle denominazioni della Valpolicella sulla base di un campione di 750 consumatori di vino rosso, tra i 21 e i 65 anni, residenti in California, New York, Texas, Washington, Stati in cui il vino rappresenta una realtà rilevante, per consumo pro capite o per le dinamiche d’importazione di vino imbottigliato.

“L’indagine evidenzia una percezione assolutamente positiva dei nostri vini presso i consumatori di vino rosso statunitensi – sottolinea Christian Marchesini, presidente del Consorzio. Un dato molto importante e beneaugurante in un mercato che oggi rappresenta la destinazione di oltre il 10% della produzione di Amarone. Se ben il 25% del campione associa le caratteristiche distintive di questo vino alla ‘Qualità’ e un ulteriore 14% allo ‘Stile italiano’, ci sono margini per aumentare le performance del nostro vino di punta. E va bene anche per gli altri vini della Valpolicella nel loro complesso, per i quali i descrittori più citati sono ‘tradizione’, ‘qualità’ e “classico’”.

“Gli USA – osserva Olga Bussinello, direttore del Consorzio – sono la principale destinazione dei vini italiani per una quota di mercato del 26% in valore. Un mercato su cui la competizione degli altri Paesi è molto agguerrita. Se allarghiamo lo sguardo all’export su tutti i mercati, l’Italia si posiziona al secondo posto dopo la Francia, in valore e volume, grazie al ‘peso’ del Veneto che da solo ricopre il quarto posto in valore. Un valore a cui molto contribuiscono i vini della Valpolicella, anche negli Stati Uniti. Se il 10% della produzione di Amarone raggiunge gli Usa, le percentuali salgono al 14% per il Valpolicella e al 21% per il Ripasso”.

La notorietà spontanea (cioè senza la proposta di una lista di risposte) dei vini della Valpolicella negli Stati Uniti risulta significativa: il 3% dei red wine consumer cita spontaneamente l’Amarone come primo vino rosso italiano a cui pensa e un ulteriore 2% cita la denominazione Valpolicella. Se poi si restringe il campo a coloro che consumano vino rosso italiano, si sale al 4% per l’Amarone e al 2,4% per la doc Valpolicella. Se posto di fronte a un elenco di vini rossi italiani, l’11% degli americani riconosce e dichiara di aver consumato almeno una volta nell’ultimo anno il Valpolicella.

Ben il 10% ha bevuto Amarone negli ultimi 12 mesi, mentre il tasso di penetrazione del Ripasso e del Recioto è leggermente inferiore: rispettivamente 9% e 6%. Complessivamente, il 17% dei consumatori americani ha bevuto almeno una volta i vini della Valpolicella.

Per il consumo di Amarone l’occasione speciale è la più comune anche nelle situazioni di consumo domestico (41%); gli altri vini della Valpolicella, invece, vengono bevuti soprattutto durante i pasti (41%). Chi consuma il Grande Rosso della Valpolicella lo fa soprattutto fuori casa – il 44% lo ordina spesso al ristorante e l’11% in enoteche e wine bar – e in occasioni speciali come compleanni o anniversari (il 31% di chi consuma fuori casa). L’occasione più segnalata? Quella della cena “romantica” (26% di chi consuma fuori casa), a cui seguono, quasi a pari merito, le occasioni  speciali e le cene di divertimento tra amici (25% e 23%). Il consumo fuori casa in ristoranti (47%) e altri locali (7%) è prevalente anche per gli altri vini della Valpolicella.

Tra le nuove tendenze indicate dai consumatori statunitensi spiccano la propensione verso i vini “naturali”, con il 40% delle citazioni, verso quelli biologici (25%) e verso i vini provenienti da vitigni autoctoni (24%).

Sempre secondo l’indagine svolta da Wine Monitor, la propensione all’acquisto dell’Amarone negli USA è, ovviamente per il posizionamento di prezzo, più elevata tra i consumatori con reddito medio-alto, rispetto a quelli con redditi medio-bassi (15% vs 2%). Bevono più Amarone gli uomini (tasso di penetrazione del 13% contro il 6% delle donne) e coloro che hanno un elevato titolo di studio (16% contro il 3% di chi ha livelli di scolarizzazione più bassi). Anche l’età conta: nella fascia dai 23 ai 35 anni il tasso di penetrazione sale al 16% (contro il 2% degli over 56).

Quanto al territorio, la propensione al consumo è più alta nello lo Stato di New York.

“Non è certo una sorpresa per noi che – racconta Olga Bussinello, direttore del Consorzio – stiamo lavorando da anni con eventi e degustazioni mirate agli influencer newyorkesi, consapevoli che la città di New York, in cui si concentra quasi la metà della popolazione di tutto lo Stato, è il centro culturale più attivo e vivace degli Stati Uniti, dove si generano le tendenze”.

Come già rilevato dall’indagine svolta l’anno scorso sul Canada, il tasso di penetrazione dell’Amarone cresce fino al 24% tra gli americani che sono stati in Italia nell’ultimo anno e al 13% tra coloro che hanno familiari di origini italiane, a riprova dell’importanza che hanno le esperienze di viaggio nei luoghi di produzione e le radici.

Anteprima Amarone 2013 è organizzata dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella con la partecipazione di 78 aziende che presentano l’annata 2013 e una selezione di annate storiche.

L’evento, in collaborazione con AGSM, ATV, Banco Popolare, Faberest, Grafiche Valpolicella, Idea Grandimpianti, Stipa Spa, VDglass, Volkswagen Group Italia Spa si svolgerà al Palazzo della Gran Guardia dal 28 al 30 gennaio 2017 (sabato 28: ore 9,30-17 riservato alla stampa; domenica 29:ore 10-19 aperto al pubblico e lunedì 30: ore 10-17 riservato agli operatori).

Le informazioni per il pubblico su:

www.anteprimaamarone.it e Facebook.

A questo link l’elenco completo delle cantine partecipanti.

Il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, nato nel 1924 è una realtà associativa comprendente viticoltori, vinificatori ed imbottigliatori della zona di produzione dei vini della Valpolicella, un territorio che include 19 comuni della provincia di Verona.

Grazie alla rappresentanza di oltre l’80% dei produttori che utilizzano la denominazione «Valpolicella», il Consorzio realizza iniziative che valorizzano l’intero territorio: il vino e la sua terra d’origine, intendendo con questa anche la storia, le tradizioni e le peculiarità che la rendono unica al mondo. Il Consorzio annovera importanti ruoli istituzionali: si occupa della promozione, valorizzazione, informazione dei vini e del territorio della Valpolicella, della tutela del marchio e della viticoltura nella zona di produzione dei vini Valpolicella, della vigilanza, salvaguardia e difesa della denominazione.

 

29 gennaio 2017 – evento aperto al pubblico – dalle 10:00 alle 19:00
Biglietto di ingresso: 30 euro

(*25 euro con acquisto online)

COSA COMPRENDE IL BIGLIETTO?

Degustazione libera presso i banchi d’assaggio delle aziende di:
– annata 2013 in anteprima
– selezione curata dall’azienda

Assaggio di prodotti gastronomici nell’area riservata

I biglietti sono disponibili online (fino alle 23.00 di giovedì 26) e in loco durante i giorni dell’evento – secondo disponibilità
ASSICURATI LA PARTECIPAZIONE
E SALTA LA FILA ALL’INGRESSO

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NOTA

IL GIORNO DELL’EVENTO PRESENTATI ALLA BIGLIETTERIA DI INGRESSO PER RITIRARE IL BICCHIERE DI DEGUSTAZIONE ED IL MATERIALE INFORMATIVO ITALIANO

CLASSICO E VERSATILE PERCHÉ PERFETTO SIA PER LE CENE CON PARENTI E AMICI, SIA PER FESTEGGIARE LE OCCASIONI IMPORTANTI: QUESTE LE RAGIONI CHE SPINGONO I CONSUMATORI STATUNITENSI A SCEGLIERE L’AMARONE DELLA VALPOLICELLA, DAL 28 AL 30 GENNAIO PROTAGONISTA DELL’ANTEPRIMA DELL’ANNATA 2013 AL PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA (VERONA)

Verona, 18 gennaio 2017 – L’Amarone della Valpolicella negli Stati Uniti? I consumatori americani lo scelgono perché è italiano, è “classico” e versatile, tanto da essere perfetto sia per le cene con parenti e amici, sia per festeggiare le occasioni importanti anche tra le mura domestiche. Queste le ragioni dell’appeal dell’Amarone che emergono dall’indagine 2016 dell’Osservatorio Vini Valpolicella commissionata dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella a Wine Monitor di Nomisma che mappa il modello di consumo di vino in USA, con particolare riferimento ai rossi italiani e alle denominazioni della Valpolicella sulla base di un campione di 750 consumatori di vino rosso, tra i 21 e i 65 anni, residenti in California, New York, Texas, Washington, Stati in cui il vino rappresenta una realtà rilevante, per consumo pro capite o per le dinamiche d’importazione di vino imbottigliato.

“L’indagine evidenzia una percezione assolutamente positiva dei nostri vini presso i consumatori di vino rosso statunitensi – sottolinea Christian Marchesini, presidente del Consorzio. Un dato molto importante e beneaugurante in un mercato che oggi rappresenta la destinazione di oltre il 10% della produzione di Amarone. Se ben il 25% del campione associa le caratteristiche distintive di questo vino alla ‘Qualità’ e un ulteriore 14% allo ‘Stile italiano’, ci sono margini per aumentare le performance del nostro vino di punta. E va bene anche per gli altri vini della Valpolicella nel loro complesso, per i quali i descrittori più citati sono ‘tradizione’, ‘qualità’ e “classico’”.

“Gli USA – osserva Olga Bussinello, direttore del Consorzio – sono la principale destinazione dei vini italiani per una quota di mercato del 26% in valore. Un mercato su cui la competizione degli altri Paesi è molto agguerrita. Se allarghiamo lo sguardo all’export su tutti i mercati, l’Italia si posiziona al secondo posto dopo la Francia, in valore e volume, grazie al ‘peso’ del Veneto che da solo ricopre il quarto posto in valore. Un valore a cui molto contribuiscono i vini della Valpolicella, anche negli Stati Uniti. Se il 10% della produzione di Amarone raggiunge gli Usa, le percentuali salgono al 14% per il Valpolicella e al 21% per il Ripasso”.

La notorietà spontanea (cioè senza la proposta di una lista di risposte) dei vini della Valpolicella negli Stati Uniti risulta significativa: il 3% dei red wine consumer cita spontaneamente l’Amarone come primo vino rosso italiano a cui pensa e un ulteriore 2% cita la denominazione Valpolicella. Se poi si restringe il campo a coloro che consumano vino rosso italiano, si sale al 4% per l’Amarone e al 2,4% per la doc Valpolicella. Se posto di fronte a un elenco di vini rossi italiani, l’11% degli americani riconosce e dichiara di aver consumato almeno una volta nell’ultimo anno il Valpolicella.

Ben il 10% ha bevuto Amarone negli ultimi 12 mesi, mentre il tasso di penetrazione del Ripasso e del Recioto è leggermente inferiore: rispettivamente 9% e 6%. Complessivamente, il 17% dei consumatori americani ha bevuto almeno una volta i vini della Valpolicella.

Per il consumo di Amarone l’occasione speciale è la più comune anche nelle situazioni di consumo domestico (41%); gli altri vini della Valpolicella, invece, vengono bevuti soprattutto durante i pasti (41%). Chi consuma il Grande Rosso della Valpolicella lo fa soprattutto fuori casa – il 44% lo ordina spesso al ristorante e l’11% in enoteche e wine bar – e in occasioni speciali come compleanni o anniversari (il 31% di chi consuma fuori casa). L’occasione più segnalata? Quella della cena “romantica” (26% di chi consuma fuori casa), a cui seguono, quasi a pari merito, le occasioni  speciali e le cene di divertimento tra amici (25% e 23%). Il consumo fuori casa in ristoranti (47%) e altri locali (7%) è prevalente anche per gli altri vini della Valpolicella.

Tra le nuove tendenze indicate dai consumatori statunitensi spiccano la propensione verso i vini “naturali”, con il 40% delle citazioni, verso quelli biologici (25%) e verso i vini provenienti da vitigni autoctoni (24%).

Sempre secondo l’indagine svolta da Wine Monitor, la propensione all’acquisto dell’Amarone negli USA è, ovviamente per il posizionamento di prezzo, più elevata tra i consumatori con reddito medio-alto, rispetto a quelli con redditi medio-bassi (15% vs 2%). Bevono più Amarone gli uomini (tasso di penetrazione del 13% contro il 6% delle donne) e coloro che hanno un elevato titolo di studio (16% contro il 3% di chi ha livelli di scolarizzazione più bassi). Anche l’età conta: nella fascia dai 23 ai 35 anni il tasso di penetrazione sale al 16% (contro il 2% degli over 56).

Quanto al territorio, la propensione al consumo è più alta nello lo Stato di New York.

“Non è certo una sorpresa per noi che – racconta Olga Bussinello, direttore del Consorzio – stiamo lavorando da anni con eventi e degustazioni mirate agli influencer newyorkesi, consapevoli che la città di New York, in cui si concentra quasi la metà della popolazione di tutto lo Stato, è il centro culturale più attivo e vivace degli Stati Uniti, dove si generano le tendenze”.

Come già rilevato dall’indagine svolta l’anno scorso sul Canada, il tasso di penetrazione dell’Amarone cresce fino al 24% tra gli americani che sono stati in Italia nell’ultimo anno e al 13% tra coloro che hanno familiari di origini italiane, a riprova dell’importanza che hanno le esperienze di viaggio nei luoghi di produzione e le radici.

Anteprima Amarone 2013 è organizzata dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella con la partecipazione di 78 aziende che presentano l’annata 2013 e una selezione di annate storiche.

L’evento, in collaborazione con AGSM, ATV, Banco Popolare, Faberest, Grafiche Valpolicella, Idea Grandimpianti, Stipa Spa, VDglass, Volkswagen Group Italia Spa si svolgerà al Palazzo della Gran Guardia dal 28 al 30 gennaio 2017 (sabato 28: ore 9,30-17 riservato alla stampa; domenica 29:ore 10-19 aperto al pubblico e lunedì 30: ore 10-17 riservato agli operatori).

Le informazioni per il pubblico su:

www.anteprimaamarone.it e Facebook.

A questo link l’elenco completo delle cantine partecipanti.

Il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, nato nel 1924 è una realtà associativa

comprendente viticoltori, vinificatori ed imbottigliatori della zona di produzione dei vini della

Valpolicella, un territorio che include 19 comuni della provincia di Verona.

Grazie alla rappresentanza di oltre l’80% dei produttori che utilizzano la denominazione

«Valpolicella», il Consorzio realizza iniziative che valorizzano l’intero territorio: il vino e la sua terra

d’origine, intendendo con questa anche la storia, le tradizioni e le peculiarità che la rendono unica

al mondo. Il Consorzio annovera importanti ruoli istituzionali: si occupa della promozione,

valorizzazione, informazione dei vini e del territorio della Valpolicella, della tutela del marchio e

della viticoltura nella zona di produzione dei vini Valpolicella, della vigilanza, salvaguardia e difesa

della denominazione.

DA ns Archivio:

NORD – TERZA PAGINASPETTACOLI

Palazzo della Gran Guardia, Verona : Anteprima AMARONE 2012 (Francesco Cecoro)

Il Palazzo della Gran Guardia a Verona ha ospitato la tredicesima edizione  di Anteprima AMARONE  2012. Tra  sabato 30 e Domenica 31 Gennaio  i visitatori…

NORD – TERZA PAGINA

AMARONE DELLA VALPOLICELLA: PIÙ ANTIOSSIDANTI NEL BICCHIERE GRAZIE A TRADIZIONE PRODUTTIVA E VITIGNI AUTOCTONI.

Un bicchiere di Amarone della Valpolicella, grazie all’elevata presenza di antiossidanti naturali, riduce il rischio di malattie cardiovascolari…

NORD – TERZA PAGINA

IL VIGNETO DELL’AMARONE E LA SUA TRADIZIONE. FRA I VALORI STORICO RURALI MONDIALI DA CONSERVARE.

Verona, 18 gennaio 2016. I vigneti dell’Amarone e la loro storia saranno protagonisti nel 2016 del terzo incontro mondiale dell’ International…

NORD – TERZA PAGINA

ANTEPRIMA AMARONE 2012: UN’EDIZIONE 2.0 – SABATO 30 E DOMENICA 31 GENNAIO 2016 AL PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA DI VERONA

Sarà una versione 2.0, la tredicesima edizione di Anteprima Amarone in programma al Palazzo della Gran Guardia di Verona il 30 e 31 gennaio…

L’Empoli è in pole per El Kaddouri, scavalcati altri due club

L’Empoli è in pole per El Kaddouri, scavalcati altri due club

Mercato in uscita, sono giorni decisivi anche per Omar El Kaddouri: l’Empoli spera di strapparlo in prestito sul finire del mercato, avendo superato la concorrenza di Bologna e Nizza. Il Napoli conta di ricavarne un indennizzo. Si lavora, anche perchè il calciatore è in scadenza. Lo riporta Il Mattino.

Sarri ha già preso la decisione: Milik sarà tra i convocati di Napoli-Palermo

Sarri ha già preso la decisione: Milik sarà tra i convocati di Napoli-Palermo

Come riporta Il Corriere dello Sport, Maurizio Sarri ha deciso: Arek Milik sarà tra i convocati di Napoli-Palermo: “Bisognerà attendere solo le convocazioni di Sarri, ma la decisione del tecnico dovrebbe essere tale: Arkadiusz Milik fra i convocati. A questo punto c’è però bisogno di precisare. Nel caso in cui il polacco, riuscito solo ad assaporare un brevissimo ma molto intenso momento di gloria con la maglia azzurra, si ritrovasse già dalla prossima fra i convocati, non significherebbe (automaticamente) che possa già scendere in campo. Tutt’altro. Dopo un infortunio del genere il rodaggio, da ogni punto di vista (mentale e fisico cioè) dev’essere obbligatoriamente completato nel migliore dei modi. Senza esporre l’infortunato al benché minimo rischio, ma procedendo con cautela, badando bene a non trascurare nemmeno il particolare più insignificante”.

Il Napoli chiede aiuto alla Lega, calendario complicato nei primi 7 giorni di marzo

Il Napoli chiede aiuto alla Lega, calendario complicato nei primi 7 giorni di marzo

Una vera e propria settimana di fuoco quella che attende il Napoli dal primo al sette marzo. Gli azzurri infatti saranno chiamati ad affrontare nell’ordine Juventus, Roma e poi il ritorno in casa contro il Real Madrid. Il Napoli, come riporta Il Corriere dello Sport, sta provando a individuare una soluzione alternativa da valutare insieme con Lega e con gli altri club interessati, tipo lo spostamento della prima semifinale di Coppa Italia. Tuttavia gli incastri sono terribilmente complessi per via della Champions. Il Corriere allora lancia due soluzioni: il 28 febbraio si potrebbe giocare la semifinale d’andata contro la Juve che dovrebbe al contempo accetare l’anticipo al sabato contro l’Empoli. L’altra idea, valutata dal Napoli, è quella di giocare andata e ritorno delle semifinali di Coppa Italia direttamente ad aprile, ma anche qui la Champions non aiuta. la magra consolazione per gli azzurri è che Roma-Napoli si giocherà di sabato e non di domenica.

Giaccherini-Napoli, oggi Giuntoli ribadirà l’incedibilità

Giaccherini-Napoli, oggi Giuntoli ribadirà l’incedibilità

Come riporta La Gazzetta dello Sport oggi è in programma un incontro tra Furio Valcareggi, agente di Emanuele Giaccherini e Cristiano Giuntoli. L’entourage di Giak chiederà la cessione visto che lo spazio a disposizione per l’ex Bologna è stato praticamente zero finora. Il Napoli, come si legge sulla rosea, ribadirà che non ha nessuna intenzione di cedere il calciatore che è fondamentale nel ruolo di vice Callejon. Su Giaccherini ci sarebbero Torino, Fiorentina e Roma.

De Laurentiis non vuole restare scottato da Gabbiadini

De Laurentiis non vuole restare scottato da Gabbiadini

La Gazzetta dello Sport racconta su De Laurentiis e Manolo Gabbiadini“Il Southampton spinge, è arrivato a offrire 16 milioni più quattro di bonus (due dei quali raggiungibili in maniera abbastanza semplice per un goleador come Gabbiadini). Una cifra congrua al valore di un ragazzo che ha giocato poco nell’ultimo anno e mezzo pur segnando con buona continuità. L’agente del calciatore, Silvio Pagliari, ha fatto la sua parte, ora spetta a De Laurentiis l’ultima parola. Il presidente del Napoli non vuole rimanere «scottato» da quella che ritiene la probabile esplosione di Manolo nel futuro prossimo. Di conseguenza vorrebbe garantirsi una sorta di «indennizzo» qualora appunto l’ ex attaccante della Sampdoria dovesse sfondare in Inghilterra e diventare una stella di prima grandezza. Le parti stanno lavorando alacremente perché il tempo stringe ma di passi in avanti ne sono stati fatti molti in questi giorni e la possibilità che l’operazione si realizzi diventa sempre più concreta”.

ESCLUSIVA-Enrico Buonocore: “Sarà dura per il Messina contro le Vespe, ma nel calcio tutto può succedere”

L’intervento di Enrico Buonocore ex calciatore ed allenatore del Messina

Nel corso della puntata de “Il Pungiglione Stabiese”, programma radiofonico a cura della nostra redazione di ViviRadioWeb abbiamo avuto come ospite telefonico per la prima volta al Pungiglione Stabiese, Enrico Buonocore ex allenatore del Messina

Mister, voci provenienti dalla Sicilia parlano di un Messina davvero in crisi societaria. Tanti problemi che hanno coinvolto lei nella sua gestione e adesso stanno coinvolgendo Lucarelli che ha difficoltà a lavorare in settimana per l’organizzazione degli allenamenti e altre situazioni di ordinaria amministrazione:

Sicuramente noi in quest’annata abbiamo avuto delle grosse difficoltà in quasi tutto, la società ha difficoltà economiche ormai sotto gli occhi di tutti, anche se questa è una squadra che in estate a detta del Presidente doveva arrivare quarta, dico che invece deve mentalizzarsi per ottenere la salvezza perchè è una squadra che non può andare oltre la salvezza. Sarà comunque difficile ottenerla se consideriamo tutti i problemi che stanno continuando ad avere. E’ difficile per i calciatori trovare serenità per allenarsi per cui ci saranno sempre problemi, ed appunto anche Cristiano Lucarelli sta avendo le stesse difficoltà che abbiamo avuto noi.

Nel girone d’andata il Messina fu una squadra che spaventò le Vespe passando in vantaggio e di fatto la Juve Stabia ebbe vita difficile per portare a casa i tre punti: Noi le partite le abbiamo sempre giocate come a Castellammare e altrove. La Juve Stabia secondo me potenzialmente è una squadra che può arrivare prima perché ha una società importante, una squadra forte e organizzata, allenata da un allenatore che conosce l’ambiente visto che ha anche giocato con le Vespe e quindi per lui è un vantaggio anche sotto quest’aspetto. Troviamo una società importante che non ci pensa due volte ad acquistare un calciatore. A Castellammare disputammo una partita importante quasi fino al termine, poi l’espulsione di Musacci ci mise in difficoltà considerando che la Juve Stabia stava spingendo e di conseguenza fu dura per noi. Nel complesso una buona partita disputata contro una grande squadra.

In questa partita, contro una squadra che sulla carta è superiore nella situazione attuale, secondo lei il Messina può fare la sorpresa in campo grazie al sostegno dei suoi tifosi?

Nel calcio tutto può succedere, e ci può stare anche una vittoria del Messina. Però la realtà è molto diversa. La Juve Stabia viene dal pareggio casalingo contro il Monopoli e se punta alla vittoria del torneo dovrà andare a Messina con la convinzione di poter vincere la partita. Spero di no, al di là che ho allenato la squadra per tre mesi, ci ho giocato per quattro anni, ricordo dei campionati incredibili con una società forte, e al di la di queste vicissitudini sono un tifoso del Messina e mi auguro che sabato i ragazzi riusciranno a disputare una buona partita.

Ecco mister, lei che comunque in passato è stato un calciatore importante nella storia del club e ancora osannato dai tifosi sui social, quanto la inorgogliscono questi attestati di stima e soprattutto che rapporti ha con la tifoseria e con la piazza?

Se lei considera che l’anno prima di arrivare a Messina giocavo in serie A con il Venezia e l’anno dopo scesi in serie C2 accettando la chiamata dei siciliani penso che basti a dimostrare che per me il Messina è sempre stato tutto. Da bambino guardavo il Messina al Celeste allenato da Scoglio, e quando ci fu la possibilità di andarci non ho esitato. Da li fu la mia fortuna, vincemmo due campionati consecutivi. In quegli anni c’era una società importante, ho fatto bene da calciatore e quindi sono ricordato. Per quando mi riguarda, ho un ricordo fantastico di tre anni e mezzo giocando in una città dove si vive di calcio con una passione incredibile. In questo momento manca perché non ci sono i presupposti per fare un calcio da vertice. Secondo me questo è il momento più basso della storia del calcio messinese e molti si sono un po’ allontanati.

Mister se pronunciamo il nome di Alberto Zaccheroni, lei cosa ci risponde?

Zaccheroni è stato il mio allenatore a Cosenza, con lui passai un anno incredibile perché ci tolsero nove punti a metà campionato e riuscimmo comunque a salvarci con una giornata d’anticipo. Senza la penalizzazione quella squadra sarebbe andata in serie A e lui dopo quell’annata andò all’Udinese per poi arrivare all’apice della sua carriera da allenatore al Milan. La fortuna del mister fu proprio l’aver allenato quella squadra molto forte, visto che veniva da tre esoneri. A Cosenza non c’era una società solida, ma noi tra mille difficoltà riuscimmo comunque a salvarci.

Lei ha avuto una carriera importante da calciatore, quindi ha giocato con parecchi grandi campioni. Qual è il calciatore che ricorda con più affetto, e chi invece è stato il più forte che ha avuto come compagno di squadra?

Ho giocato con tantissimi calciatori, su tutti Negro, Cristian Vieri, Francioso e tanti altri; ma sicuramente Cristian ha avuto poi una carriera importante. Facile dire che il più forte sia stato lui, ma penso che Francioso come attaccante sia stato formidabile. Quando ho giocato nel Venezia ho avuto la fortuna di avere come compagno di squadra Recoba, che tutti ricordano all’Inter in serie A.

Il calciatore più forte che ho visto giocare in serie B però è stato Francesco Dell’Anno che in seguito è approdato all’Inter e all’Udinese, insomma per me è stato uno dei calciatori più forti che ho visto.

Lei ha giocato pure con Lucarelli a Cosenza?

Si, ma per poco perché a Gennaio andai a Ravenna, lui proveniva dalla Primavera del Perugia, fece 15/16 gol ed era molto giovane e si vedeva che aveva talento visto che non è da tutti realizzare tanti gol da esordiente in serie B. Adesso se prendiamo un ragazzo della Primavera che viene a giocare il Lega Pro fa fatica a ritagliarsi spazio. Lui invece in quel periodo già era pronto e i campionati di Serie B di quel periodo erano molto più forti del calcio di adesso. Ora sta allenando, vi garantisco che non è la stessa cosa, mi auguro che faccia una buona carriera anche da allenatore.

Invece parlando dell’attuale situazione societaria, c’è questa alternativa del gruppo capeggiato dall’avvocato Angelo Massone e poi la soluzione interna proposta dai tifosi. Lei cosa si augura da questa situazione?

Guardi, io non credo molto alle persone che vengono da fuori, non ho mai visto coloro che vengono da fuori fare calcio senza interessi nella città dove si va a fare calcio. Quindi per me è una bufala, se fosse vero, credo che abbia pochi interessi per il bene del Messina, sarebbe opportuno che rimanesse a casa sua, anche perché penso che potrebbe avere grossi problemi perché la piazza non ne può più. Per quando riguarda la soluzione interna, non è facile, ci sono grosse problematiche, mi auguro che riescano a fare il miracolo, ma facendo così penso che sarà molto difficile. Per me il calcio è sacro, ci vogliono tutti i presupposti a partire dalla società, dirigenza, squadra e tifosi, ma in questo momento a Messina c’è tanta confusione.

In che rapporti si è lasciato con il Presidente Stracuzzi?

Non ci siamo incontrati, non abbiamo mai avuto alcun rapporto. Un Presidente che disse che la squadra doveva arrivare quarta, con tutto il rispetto per i calciatori del Messina con i quali sto in buoni rapporti, ma francamente non è una squadra che può arrivare quarta. Secondo me  ci può arrivare il Foggia, il Catania se non avesse avuti i punti di penalizzazione o la Juve Stabia se non crede nella vittoria del campionato.

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La Decima Flottiglia MAS della Regia Marina nella Seconda Guerra Mondiale

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Breve storia (quella autentica) del fulgido eroismo degli Incursori della Regia Marina all’attacco delle Basi inglesi con “siluri umani” e barchini  esplosivi.

Nel 1940 la Marina britannica è presente in forze nei punti strategici del Mediterraneo in Basi ben protette. La sua consistenza è fonte di preoccupazione per la nostra Marina che programma attacchi con incursori audaci dotati di mezzi d’assalto per superare il gap esistente fra le due Flotte. Occorre, quindi, conoscere questo Reparto, la sua nascita, i suoi mezzi, le sue azioni e, soprattutto, i suoi Uomini.

Bisogna risalire al settembre 1935 quando due giovani Tenenti del Genio Navale, colleghi di corso dell’Accademia di Livorno, Teseo Tesei  ed Elios Toschi , progettano un’arma insidiosa che, trasportata da due operatori, possa essere collocata sotto la chiglia di una nave nemica alla fonda. S’ispirano alla mignatta utilizzata, nel novembre 1918, dal magg. G.N. Raffaele Rossetti e dal ten. med. Raffaele Paolucci, per affondare la corazzata austriaca Viribus Unitis nel porto di Pola (Istria). Si tratta di un siluro con motore elettrico, testata staccabile contenente una torpedine con spoletta ad orologeria. L’idea matura in coincidenza con la tensione internazionale seguita all’aggressione italiana all’Etiopia che ha determinato un’intensificata presenza della Flotta britannica nel Mediterraneo. I due Ufficiali, quindi, elaborano la possibile strategia, per contrastare, con attacchi audaci, la minaccia navale in caso di guerra.

Considerata inizialmente un’idea stravagante, lo Stato Maggiore della R.M., nel luglio 1939, autorizza lo sviluppo del progetto articolato su due prototipi: un siluro a lenta corsa (SLC) con possibilità di navigazione anche subacquea e un barchino veloce (MTM: motoscafo da turismo modificato), con cariche esplosive nelle testate. L’SLC  con due operatori muniti di muta gommata e respiratore che utilizza ossigeno puro con riciclo interno dell’anidride carbonica. L’apparecchio è idoneo a passare sopra alle ostruzioni o sottacqua. In questo caso l’operatore può ricorrere alle cesoie o all’alzareti (verricello sistemato ad una certa altezza per creare un varco alla base) per superare le reti di protezione. L’MTM, monoposto, da lanciare contro l’obiettivo, il cui operatore si autoespelle prima dell’impatto.

La selezione del personale è attuata con rigidi protocolli e l’addestramento particolarmente accurato con esercitazioni subacquee, prevalentemente notturne, per gli SLC. Gli operatori indosseranno, sotto la muta, una tuta da lavoro con gradi e stellette per rivelare l’appartenenza ad una Forza armata regolare.

Il gruppo è inquadrato nella 1^ Flottiglia MAS (cap.f. Paolo Aloisi). Sede di addestramento degli SLC sarà la casina di caccia della “tenuta Salviati” a Bocca di Serchio (Migliarino Pisano), confinante con quella reale di San Rossore; per gli MTM  il Balipedio Cottrau (poligono sperimentale militare) sulla via La Spezia-Portovenere. La Sezione degli SLC  è formata da otto Ufficiali, tra i quali i progettisti Tesei e Toschi, e relativi “secondi” con specialità di palombaro.

Gli SLC saranno comunemente chiamati maiali. È Tesei, che, nel recuperare il siluro dal mare dopo un’esercitazione, forse percependo lo strano rumore di rigurgito (come quello del suino che grufola) causato evidentemente dalla risacca sotto l’apparecchio, una volta tirato a riva, dice al suo “secondo”: “Lega il maiale!”. Il nomignolo, subito adottato, sarà utile anche per praticità a tutela del segreto militare. Per il trasporto sarà utilizzato un sommergibile “avvicinatore”, disarmato, sul cui scafo sono collocati contenitori cilindrici (2), uno a prua e due a poppa affiancati, nei quali vengono inseriti i maiali.

L’attività degli Incursori è storia di fallimenti, successi, perdite umane,  prigionia, ma è, comunque, la sublimazione dell’audacia di elementi scelti della Marina che sfidano la morte con gesta temerarie. Per raccontarle sarebbe indispensabile un trattato: ci limiteremo a ricordare le azioni più significative.

Nel febbraio 1940 il comando della 1^ Flottiglia è assunto, per avvicendamento, dal cap.f. Mario Giorgini. Obiettivo della prima operazione è la Base della Mediterranean Fleet britannica di Alessandria. L’impresa, però, finisce prima di cominciare. Il sommergibile “avvicinatore” Iride, (ten.v. Brunetti), da La Spezia raggiunge, a tappe, il golfo di Bomba in Cirenaica il 21 agosto 1940. È preceduto dagli Incursori, col comandante della Flottiglia, giunti con la torp. Calipso che trasporta gli SLC. Alle ore 12 circa del 22 agosto l’Iride, nella fase di trasbordo degli apparecchi dalla Calipso, è affondato da un attacco aerosilurante britannico. Il battello si spezza in due e si adagia sul fondale a circa 20 metri. Gli Incursori, con ardite operazioni, riescono a salvare otto marinai rimasti intrappolati (due moriranno poco dopo per complicazioni polmonari). Le operazioni durano l’intera notte ed il mattino seguente. Il sten.v. Luigi Durand De la Penne sarà costretto ad entrare nel troncone del battello, trascinare con forza l’ultimo marinaio che non intende uscire (non sa nuotare!). Tesei, concluso il salvataggio dell’equipaggio, s’immerge per recuperare la Bandiera del battello che agita, entusiasta, una volta emerso. Poi, il mesto ritorno a La Spezia.

Analoga sorte subirà, il 29 settembre 1940, il sommergibile “avvicinatore” Gondar. Sono predisposti attacchi contemporanei alle Basi di Alessandria e Gibilterra. I sommergibili “avvicinatori” partono dalla Base di La Spezia già con gli Incursori a bordo e gli SLC sistemati nei cassoni. Il Gondar (ten.v. Brunetti, già comandante dell’Iride)  alla volta di Alessandria, lo Scirè (cap. c. Junio Valerio Borghese) alla volta di Gibilterra. La sera dell’attacco Supermarina annulla l’operazione perché le Squadre navali britanniche sono uscite dalle rispettive Basi per cui vengono meno gli obiettivi. La comunicazione è ricevuta dallo Scirè che inverte la rotta per il ritorno, non dal Gondar che emerge a circa 5 miglia dall’obiettivo per predisporsi all’azione. Avvistato dal ct. australiano Stuart s’immerge per sfuggire all’attacco. Sarà costretto però a riemergere a causa dei gravi danni subiti dopo circa 12 ore di attacco con bombe di profondità lanciate anche da altre navi accorse sul posto. Il Gondar, ormai condannato, emerge con difficoltà dopo che il comandante ha predisposto le cariche per l’autoaffondamento. L’equipaggio è salvo e sono catturati, fra gli altri, Toschi e il comandante Giorgini: un contingente di Incursori, altamente addestrato, è così fuori combattimento. Nella circostanza il marinaio Luigi Longobardi, originario di Lettere (NA), con alto senso del dovere, si attarda per accertarsi del perfetto funzionamento dell’azione di autodistruzione onde garantire il segreto militare data la presenza degli SLC. Coinvolto nell’esplosione, scompare col battello. Sarà insignito di Medaglia d’Oro alla memoria ed a Lui è intestata la Sezione Marinai d’Italia di Castellammare di Stabia. Il comandante Brunetti, secondo una vecchia tradizione marinara, s’inabissa col battello ma viene proiettato in superficie da una bolla d’aria e recuperato.

Il susseguirsi di avarie ai mezzi ed alle attrezzature, non ancora definitivamente a punto, sono la conseguenza di alcune fallite azioni contro la Base di Gibilterra. La più importante quella del 30 ottobre 1940. Lo Scirè, raggiunto lo Stretto la notte sul 29 ottobre, è costretto in immersione fra mille difficoltà per l’assidua vigilanza di navi britanniche e la forza delle correnti sottomarine che sballottolano il sommergibile. Nelle prime ore del 30 gli Incursori, con 3 SLC, fuoriescono e si dirigono verso gli obiettivi. La messa in mare degli apparecchi sarà problematica per cui gli equipaggi partono isolatamente con difficoltà per l’orientamento. L’equipaggio Tesei-Pedretti ha problemi con gli autorespiratori mentre il duo De la PenneBianchi è fermato dal malfunzionamento del maiale. Rocambolesca l’avventura del duo Birindelli-Paccagnini: partito con notevole ritardo, supera due sbarramenti e, dopo oltre 3 ore e 40 di navigazione complicata per problemi di assetto dell’apparecchio e avarie agli autorespiratori, giunge a circa 70 metri dalla corazzata Barham, suo obiettivo. Paccagnini, costretto a procedere sempre sottacqua, accusa malessere dovuto al continuo ricorso all’ossigeno puro della sacca per cui riemerge. L’apparecchio, portato a 14 metri sul fondo, è in avaria. Birindelli trascina il maiale a spinta per circa 30 metri ma, ormai esausto, è colpito da sintomi di svenimento. Innesta comunque la spoletta della carica ed emerge. Non rintraccia il suo “secondo”, si porta sotto la banchina per riprendere le forze. Riesce a nascondersi su un mercantile attraccato ma è scoperto e catturato. Mentre è interrogato da un Ufficiale di Marina britannico la carica esplode ma, data la lontananza dall’obiettivo, non arreca danni. Intanto sa che il suo “secondo”, catturato in mattinata, è salvo. Birindelli e Paccagnini saranno avviati in un campo di prigionia. Gli altri Incursori, dopo aver proceduto all’autodistruzione dei mezzi, raggiungono a nuoto la costa spagnola e rientrano in Italia. Si verifica comunque un grave inconveniente: il maiale di Tesei, a causa di difetto strutturale, continua la navigazione subacquea e si arena sulla spiaggia spagnola ad un centinaio di metri dalla linea di confine per cui viene individuato dall’Intelligence britannica che ne chiederà inutilmente la consegna. Avrà comunque la possibilità di fotografarlo cercandone di comprendere le funzioni.

Il 14 marzo 1941 (questa la data esatta: nota di Supermarina n. 229: “con la data di oggi … la Flottiglia Mas Speciale … assume la denominazione di Decima Flottiglia Mas”) nasce, ufficialmente, la Decima Flottiglia MAS. Resa autonoma dalla 1^ Flottiglia, è strutturata su due Sezioni operative: Subacquea (SLC) (cap. c. Borghese) e di Superficie (MTM) (cap. c. Giorgio Giobbe). Il Comando è affidato al cap.f. Vittorio Moccagatta (10), brillante Ufficiale che nel passato aveva comandato il Battaglione San Marco.

Il battesimo della Decima coincide col primo successo. La notte sul 26 marzo 1941, 6 barchini, al comando del ten.v. Luigi Faggioni, attaccano la Base navale britannica di Suda (5) (Creta). Raggiungono la zona con due ct. “avvicinatori”, il Crispi e il Sella. Una volta in mare, superate tre ostruzioni retali, i barchini del sten.v. Angelo Cabrini e del capo mecc. 3^ classe Tullio Tedeschi, lanciati i mezzi alla velocità massima, a 300 m. dal bersaglio, bloccati i timoni, si lasciano cadere in mare a circa 80 metri dall’obiettivo. Colpiscono l’incr. York, l’unico nel Mediterraneo armato con cannoni da 203, che non sarà più in grado di riprendere l’attività. Gli altri equipaggi (2°capo Lino Beccati, capo 2^ classe Alessio De Vito e serg. Emilio Barberi), con analoghe manovre, colpiscono gravemente una petroliera e un mercantile. Un MTM, integro, si arena sulla spiaggia. I sei Incursori, catturati, saranno poi decorati di Medaglia d’Oro al V.M.-

L’esigenza di portare un attacco alla Base di Malta si avverte sempre più per la funzione assunta dall’isola contro il traffico marittimo verso la Libia. Il 26 luglio 1941 si dà corso all’Operazione Malta 2,missione complessa con l’impiego di 2 SLC, uno dei quali guidato da Teseo Tesei, e 9 MTM. Il duo Tesei-Pedretti ha il compito di far saltare la prima ostruzione per l’accesso alla diga foranea e, una volta aperto il varco, l’altro SLC (ten.v. Francesco Costa-serg. palombaro Luigi Barla) si sarebbe portato a Marsa Muscetto, base dei sommergibili, mentre i barchini, nel Grand Harbour, avrebbero colpito il naviglio alla fonda.

La partenza, sera del 25 luglio 1941, dalla Base navale di Augusta in Sicilia: l’Avviso scorta Diana trasporta i barchini fino a 20 miglia da Malta rimorchiando l’MTL che trasporta i due SLC; il MAS 451 (sten.v. Giorgio Sciolette) ed il MAS 452 (sten.v. Giovan Battista Parodi) provvedono al traino dei mezzi d’assalto fino a 5 miglia dall’obiettivo. L’operazione è diretta dal comandante Moccagatta e l’attacco dal comandante in 2^ cap.c. Giobbe.

Uno scoppio percepito dal contingente in attesa è interpretato come il segnale d’attacco. L’MTM del sten.v. Carlo Bosio si lancia sotto il viadotto di Sant’Elmo: forse urta la base del pilone di sostegno o finisce sul maiale di Tesei che, forse, non ha ancora ultimato l’operazione: la dinamica non si conoscerà mai, neanche a guerra finita. I corpi di Tesei e del suo “gregario”, 2° capo palombaro Alcide Pedretti, non si troveranno mai. Un  maiale sarà rinvenuto nel 1966 sul fondo, dinanzi al Forte S. Elmo, all’imboccatura del porto. Gli MTM del sten. AA. NN. Aristide Carabelli e del sten.v. Roberto Frassetto, salteranno in aria coi mezzi trovando ostruito il passaggio del viadotto. Il solo Frassetto si salverà e sarà l’unica Med. d’Oro al V. M. a vivente dell’intera spedizione. Da ogni parte del porto si accendono i riflettori ed inizia un nutrito fuoco incrociato. Alcuni operatori riusciranno a mettersi in salvo a nuoto e saranno catturati. Il solo che riesce a ritornare ai MAS che attendono al largo è il cap.c. Giobbe. È il fallimento dell’azione in cui rifulge solo l’eroismo ed il senso del dovere degli Incursori.

Il viaggio di ritorno è un’altra tragedia: i MAS sono attaccati dagli aerei britannici. Il MAS 452 è centrato: trovano la morte, fra gli altri, il comandante Moccagatta, il cap.c. Giobbe e il cap. med. Falcomatà. Gli 11 superstiti raggiungeranno il Diana, in attesa al largo di Capo Passero. Il MAS 451 è colpito ed affonda: i dieci superstiti saranno salvati da unità inglesi. L’azione costa 15 Caduti e 18 prigionieri. Saranno conferite 9 Med. d’Oro al V.M. (8 alla memoria), 13 Med. d’Arg. al V.M. (di cui 2 alla memoria), e 7 Med. di Bronzo (di cui 2 alla memoria). Il fallimento dell’azione è dovuto principalmente a due fattori: a Malta il radar, fin dalle ore 23, ha dato l’allarme; il mancato intervento dell’Aeronautica per un bombardamento sull’aeroporto maltese sia per distrarre le difese sia per impedire poi il prevedibile intervento aereo.

Lo spirito della Decima MAS, però, non si abbatte, anzi, prende ulteriore vigore. Il comando della Decima è assunto interinalmente dal cap.c. Borghese, quello dei mezzi di superficie dal cap.c. Salvatore Todaro, mitica figura di sommergibilista, definito il cavaliere del mare (dopo l’affondamento di un piroscafo in Atlantico prende al traino la barca con i naufraghi e, data la difficoltà, li prende addirittura a bordo sbarcandoli nelle Azzorre). Intanto viene creata un’altra specializzazione (comandante il ten.v. Eugenio Wolk), i nuotatori d’assalto o uomini gamma (14), che portano a nuoto, sottacqua, un congegno esplosivo a tempo (cimice) da collocare alla carena della nave. Successivamente sarà costruito un altro congegno (bauletto) che, una volta innescato, esplode quando la nave raggiungerà i 5 nodi di velocità, quindi fuori dal porto, per ottenere maggiori possibilità di affondamento e di perdita del carico in acque profonde. Con queste nuove tecniche saranno affondati, in due successive azioni, alcuni mercantili alla fonda nella rada di Gibilterra senza che gli Inglesi si accorgano di nulla. Del gruppo fa parte anche l’ineguagliato campione di vela (oro olimpico ad Helsinki 1952 e argento a Melbourne 1956) il ten.v. Agostino Straulino, istriano, che tra il 1964 e il 1965 avrà il comando della nave scuola Amerigo Vespucci, vanto del cantiere navale di Castellammare di Stabia, conquistando il record di velocità a vela.

Nel settembre 1941 si presenta l’occasione per il riscatto del fallito attacco a Gibilterra dell’ottobre 1940. Lo Scirè parte da La Spezia con quattro maiali. Gli Incursori, tra i quali i reduci della precedente operazione, raggiungono la Spagna in aereo sotto la copertura di operai addetti alla manutenzione della pirocisterna italiana Fulgor, internata nel porto di Cadice dall’inizio della guerra. L’adiacenza a Gibilterra l’ha trasformata in base logistica per le incursioni. Siamo nella notte fra il 19 ed il 20 settembre 1941. Nel porto della roccaforte britannica, oltre ad importanti navi da guerra, mercantili destinati all’ approvvigionamento di Malta. Gli Incursori sono trasferiti, col favore del buio, sullo Scirè dove il comandante Borghese assegna gli obiettivi: SLC 140 (ten.v. Decio Catalano e s/capo palombaro Giuseppe Giannoni) e SLC 210 (sten.v. Amedeo Vesco e s/capo palombaro Antonio Zorzoli) la corazzata Nelson; SLC 240 (ten.v. Licio Visintini e s/capo palombaro Giovanni Magro) la portaerei Ark Royal. I mezzi partono alle ore 23,30 del giorno 19. Purtroppo la navigazione è resa difficoltosa a causa di motovedette britanniche che incrociano lo specchio di mare antistante il porto e dai soliti difetti degli autorespiratori per cui sono costretti a rallentare la navigazione. Il ritardo sugli orari previsti rende necessario mutare gli obiettivi prefissati data la loro posizione all’interno del porto. I tre equipaggi riescono, comunque, ad affondare tre mercantili pronti per la formazione del convoglio ed a raggiungere a nuoto la costa spagnola per poi rientrare in Italia.

Per il successo dell’azione il cap.c. Borghese è promosso, per meriti di guerra, al grado di capitano di fregata, tutti gli operatori decorati di Med. d’Arg. al V.M. e i sottocapi promossi al grado superiore.

L’apoteosi della Decima Mas sarà, però, l’azione nota come il più grave colpo inferto alla Marina britannica dalla Regia Marina. È messo a segno da tre equipaggi nel porto di Alessandria la notte sul 19 dicembre 1941. C’è un solo superstite del gruppo storico di Bocca di Serchio, il ten.v. Luigi Durand De la Penne. Lo Scirè mette in mare tre maiali. La coppia De la Penne-capo palombaro Emilio Bianchi si porta sotto la corazzata Valiant e, dopo varie difficoltà, colloca l’ordigno sotto il castello di prua. Una volta riemersi i due, esausti per la fatica immane a causa di avarie all’apparecchio in fase di collocazione, sono individuati e catturati. Interrogati e minacciati, vengono rinchiusi in una cala di prua sotto la linea di galleggiamento (in corrispondenza dell’ordigno). Poco prima della prevista esplosione, De la Penne, con spirito di umanità, avverte il comandante dell’imminenza dello scoppio per far porre in salvo l’equipaggio. Si ripete, a 23 anni di distanza, quanto fece il magg. G.N. Rossetti che avvertì il comandante della Viribus Unitis dell’imminenza dell’esplosione che avrebbe affondato la corazzata austriaca. L’esito sarà diverso: il comandante austriaco strinse la mano al magg. Rossetti pronunciando parole generose invitandolo anche a mettersi in salvo, il comandante britannico, invece, pur ordinando l’abbandono nave, rimanda De la Penne nella cala in quanto si ostina nel rifiuto di indicare la collocazione dell’ordigno.

Alle 6,15 la deflagrazione: la Valiant ha un forte sussulto e si poggia sulla sinistra. Lo scoppio fa aprire la porta del locale-prigione e De la Penne riesce a salire in coperta (al suo passaggio i marinai inglesi assumono, facendogli largo, una posizione di rispetto). Dalla tolda della Valiant, adagiata sul fondo, assiste così, qualche minuto dopo, all’esplosione della Queen Elizabeth, nave ammiraglia della Mediterranean Fleet, opera della coppia istriana cap. G.N. Antonio Marceglia-s/capo palombaro Spartaco Schergat. La coppia cap. AA.NN. Vincenzo Martellotta e capo palombaro Mario Marino affondano, in assenza della portaerei, una grossa petroliera la cui esplosione danneggia anche il ct. Jervis, attraccato di fianco. Saranno catturati dopo aver raggiunta, illesi, la riva. L’esito dell’operazione sarà conosciuto in Italia solo a gennaio inoltrato grazie all’esame di una fotografia aerea. Churchill la comunicherà alla Camera dei Comuni in seduta segreta, con parole di ammirazione per il coraggio degli Incursori, solo il 23 aprile 1942!

Avventurosa la vicenda del duo MarcegliaSchergat: svestita la muta gommata, restano in tuta da lavoro con gradi e stellette. Fermati da sentinelle egiziane, riescono a farsi passare per marinai francesi (nel porto ci sono navi francesi internate). Raggiungono, in treno, Rosetta, località all’estremo lembo di un ramo del Nilo, decisi a prendere una barca: nel piano è previsto il recupero di eventuali superstiti da parte del sommergibile Ambra. All’atto di pagare il biglietto del treno esibiscono sterline, di cui sono stati dotati, che, però, sono fuori corso in Egitto! Riescono comunque a cambiarle e pernottano anche in una pensione ma, la mattina successiva, vengono catturati in seguito a delazione.

Il 10 agosto 1942, in navigazione per una missione di uomini gamma contro la Base navale britannica di Haifa (ora, Israele), il sommergibile Scirè (cap.c. Bruno Zelik), protagonista di tante missioni, viene affondato dal tiro incrociato di batterie costiere e unità navali. È evidentemente atteso tale è la precisione di tiro sul punto previsto di emersione. Si griderà ancora al tradimento ma è sempre la solita macchina Ultra ad avere funzione preminente nella decrittazione dei messaggi del cifratore tedesco Enigma di cui si è servito Supermarina. Nel settembre 1948 la Marina Militare provvederà al recupero di parti significative dello scafo ora conservate nel Museo Navale di La Spezia. Saranno tentate operazioni di recupero del battello risultate però pericolose dato l’innesco del siluro e la difficoltà del disinnesco. Per tenere vivo il ricordo del battello, nel dicembre 2004 viene dato il nome Scirè ad un moderno sommergibile. Madrina, la figlia di un affondatore della Valiant, Emilio Bianchi, ormai novantaduenne, presente alla cerimonia.

Di particolare rilievo saranno le operazioni che, in particolare, gli uomini gamma porteranno a termine nella baia di Gibilterra fra il 1942 e il 1943. L’azione è condotta dalla base logistica ideata e creata in una casa (Villa Carmela) sulla baia di Algesiras da un tecnico, Antonio Ramognino, con moglie spagnola, “arruolato” nella Decima MAS. La base operativa (ten.v. Licio Visintini) è ricavata dalla trasformazione della petroliera Olterra, di un armatore genovese, internata, dall’inizio del conflitto, nello stesso porto. Un’apertura nella murata consentirà ai mezzi ed agli uomini di uscire direttamente in mare. Gli operatori costituiscono la Squadriglia dellOrsa Maggiore. Il comandante Visintini, istriano di Parenzo, ed il suo “secondo”, s/capo palombaro Giovanni Magro, cadranno in azione l’8 dicembre 1942 nel corso di un attacco alla Base navale di Gibilterra. Saranno insigniti di Medaglia d’Oro al V.M. alla memoria.

Una delle ultime azioni di quegli ardimentosi uomini rana, con la situazione militare ormai compromessa, viene condotta da 10 Incursori nella rada di Algeri la notte sul 12 dicembre 1942 con l’affondamento di 2 piroscafi. Il 14 dicembre, il comandante  Salvatore Todaro, impegnato in un’operazione nel porto di La Galite (Tunisia), sarà colpito a morte nel corso di attacco aereo. Già protagonista in Atlantico al comando del sommergibile Cappellini, si era distinto per  imprese condotte con mezzi d’assalto, nel giugno 1942, nelle acque di Sebastopoli (Crimea). Sarà decorato di Med. d’O. al V.M. alla memoria.

Una particolare menzione meritano le azioni solitarie del ten. art. cpl. Luigi Ferraro, genovese vissuto a Tripoli. Entra a far parte, con la moglie (caso unico), del Gruppo gamma e destinato ad Alessandretta (la turca Iskenderun) col falso incarico di impiegato consolare. Riesce, operando da solo nei porti turchi di Alessandretta e Mersina, a danneggiare, coi bauletti esplosivi, un incrociatore inglese e ad affondare tre navi mercantili che trasportano materiale strategico per gli Inglesi. Le 4 medaglie d’argento per azioni individuali saranno poi tramutate in Medaglia d’Oro al V.M.!

L’armistizio dell’8 settembre 1943, purtroppo, creerà una frattura nella Decima MAS: il cap.f. Borghese, che aveva assunto il comando della Decima il 1° maggio, deciderà di continuare la guerra a fianco dei Tedeschi firmando, il 12 settembre, un protocollo, in autonomia dalla repubblica sociale fascista. La Decima diventerà, di fatto, una Divisione di Fanteria leggera ed i suoi reparti saranno impiegati prevalentemente nella lotta antipartigiana e, solo da ultimo, sul confine orientale, tenterà, con alcuni Reparti, un’inutile, disperata difesa di quel lembo di terra italiana che sarà, poi, irrimediabilmente perduta.

Ma questa è altra storia, effetto di una scelta scellerata del suo comandante pro tempore, che inquinerà il ricordo dell’eroismo sublime di cui si coprì la genuina Decima MAS fino all’8 settembre ’43. Cioè di quella Decima MAS che aveva partecipato ad innumerevoli operazioni, tutte di ardimento estremo, con all’attivo, l’affondamento di 5 navi da guerra e 27 navi mercantili, pagando il tributo della perdita di 25 Incursori oltre a quella degli equipaggi dei sommergibili Iride, Gondar e Scirè e dei MAS 451 e 452.

Nel 1944 alcuni Incursori rientrano dalla prigionia partecipando ad azioni belliche contro i Tedeschi, nel troncone di Decima rimasto fedele allo Stato legittimo che, intanto, ha assunto la denominazione di Mariassalt,. Il ten.v. De la Penne parteciperà ad un’incursione, in giugno, contro la Base di La Spezia affondano l’incrociatore Bolzano colà ormeggiato, preda di guerra tedesca. Il cap. Marceglia, istriano di Pirano (all’epoca provincia di Pola), su incarico del Servizio Informazioni della R.M. d’intesa con l’Intelligence Service britannica, nel febbraio 1945 passa le linee per contattare il comandante Borghese allo scopo di predisporre misure per garantire l’intangibilità del confine orientale. Il 24 aprile a Venezia partecipa, coi Partigiani del CLN, a preservare dalla distruzione l’Arsenale della città lagunare.

Nel marzo 1945, a guerra ancora in corso, nella Base Navale di Taranto, il Luogotenente del Regno, Umberto di Savoia, consegnerà le Medaglie d’Oro al V.M. agli affondatori di Alessandria. Ad appuntarla sul petto di De la Penne sarà l’amm. Morgan, all’epoca dei fatti, comandante della Valiant!

La storia della Decima Flottiglia Mas, quella autentica, si ferma, quindi, all’8 settembre 1943!

Per l’eroismo dimostrato, gli Stendardi della Decima Flottiglia MAS della R.M. e del sommergibile Scirè saranno decorati di Medaglia d’Oro al V.M.- Gli Incursori della Decima Mas risulteranno insigniti con 26 Medaglie d’Oro (di cui 10 alla memoria), 96 d’Argento, 30 di Bronzo, 27 Croci di guerra, una Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia e 20 promossi al grado superiore “sul campo”.

Nel rispettoso ricordo di tutti gli Incursori, ci piace riportare il brano di una lettera di Teseo Tesei, elbano, personaggio unico di alta sensibilità, scritta alla vigilia della missione a Malta, summa di sentimenti propri di un eroe autentico: “… occorre che il mondo sappia che vi sono Italiani che si recano a Malta nel modo più temerario …  quel che importa è che noi si sia capaci di saltare in aria con il nostro apparecchio sotto l’occhio del nemico”. Questo era e resta lo spirito degli eroici Incursori della Decima Mas.

La Marina Militare, il 15 febbraio 1960, ha costituito il COMSUBIN (15), Reparto addestrato per operazioni speciali di subacquei ed incursori cui è stato dato il nome di Teseo Tesei. Ideatore quel ten.v. Gino Brindelli, Med. d’Oro al V.M., nel 1960 ammiraglio, uno degli otto del gruppo storico di Bocca di Serchio, con l’intento di tramandare lo spirito dell’attacco navale non necessariamente bellico.

dicembre 2016

Giuseppe Vollono

Nota personale:

Nel dicembre 2009 la stampa nazionale riportò una polemica sorta per dichiarazioni dell’allora Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, in occasione di una visita alla Caserma Vannucci di Livorno, nel corso della quale, elogiando l’efficienza dei Reparti Speciali delle nostre Forze Armate, aveva ricordato: “La gloriosa Decima Mas, madre di tutte le specialità, orgoglio della nostra Marina e dell’intera Nazione”. Si scagliarono contro di lui alcuni politici della Sinistra accusandolo di rigurgito di nostalgia. In particolare si distinse, purtroppo, l’attuale Ministro della Difesa, On. Roberta Pinotti, che consigliò il Ministro “… di lasciare da parte le emozioni per un passato che l´Italia repubblicana ha combattuto e di concentrarsi sui messaggi da dare alle nostre Forze armate che rispondono alla Costituzione nata dalla lotta di Liberazione”. E, ancora: “l’Italia repubblicana deve … abiurare ciò che è stato il passato”.

Sono dichiarazioni, a mio parere, sconcertanti che offendono la memoria del coraggio e del senso del dovere di quegli ardimentosi, tutti autentici volontari per quelle missioni ad alto rischio, che obbedirono soltanto al loro dovere di soldati in guerra. L’evidente confusione fra la Decima Mas prima e dopo l’ armistizio non può giustificare le prese di posizione in quei termini anche perché di imprese eroiche la Decima al servizio dei Tedeschi certamente non ne realizzò. Ma v’è di più: l’On. Luciano Barca, esponente di spicco del partito comunista tra gli anni ‘60/’80, di cui l’On. Pinotti ha fatto attiva parte, durante la guerra, era Ufficiale nella Decima Mas e proprio in quella Sezione Subacquea che gli aveva consentito di stare a diretto contatto con quegli Incursori decorati al Valor Militare.

Quanto a me, per il profondo senso di rispetto ed ammirazione per quegli ardimentosi, lo scorso maggio, in occasione di un viaggio a Malta, ho gettato un fiore nello specchio di mare antistante Forte Sant’Elmo, laddove, in un’azione sfortunata quanto eroica, s’immolarono gli Incursori che intendevano violare la Base navale britannica. Ho voluto così onorare il sacrificio di tutti i Marinai che sacrificarono le loro vite ritenendo di farlo per la grandezza d’Italia.

 

Maradona: “Napoli nel mio cuore. La droga e la camorra, tutto sulla mia vita”

Le sue parole

FINE

00:40 – Sognare di entrare in campo? “Voglio continuare a giocare. Farlo nel calcio di oggi, mi renderebbe l’uomo più felice al mondo. Il tempo passa, mi diverto giocando con mio nipote, mio figlio e i miei amici”.

00:39 – Togliere un sassolino dalla scarpa? “Mi hanno sempre detto che non riconoscevo Diego Armando. La gente ha ragione, ho perso tanti anni ma adesso è con me”.

00:38 – “Ho ancora tre anni di contratto a Dubai, gioco a calcio e faccio l’amore con Rocio”

00:36 – Papa Bergoglio? “Siamo due argentini arrivati molto in alto. Io scenderò, lui deve continuare a restare in alto. Ho visitato l’altro parte, non trasmetteva niente. Bergoglio sta facendo cose nel Vaticano da fuoriclasse”.

00:34 – “Icardi è un traditore. Non puoi andare a casa, a cena e sposarti con la moglie dell’amico. Pelè? Non mi piace litigare con lui. Icardi è un traditore. Sarà un grandissimo calciatore ma quello che ha fatto a Maxi Lopez è brutto. Batistuta fa dieci Icardi”.

00:28 – Equitalia? “Mamma d’o Carmine! Quando venivo in Italia mi toglievano orologi, orecchini e anelli. Io non facevo i contratti. Il mio rappresentante e Ferlaino facevano i contratti. Ferlaino e Coppola possono camminare tranquillamente per strada e io devo avere problemi. Alemao e Careca hanno firmato lo stesso contratto, ma il fisco se la prende solo con me. Adesso ho risolto, stiamo parlando con Equitalia. Impossibile che io non possa lavorare in Italia, dopo che sul campo del Napoli ho lasciato l’anima. Oggi è quasi tutto cambiato, gli avvocati sono a lavoro”.

00:26 – Droga? “Avevo 24 anni quando a Barcellona presi per la prima volta la droga. E’ stato l’errore più grande della mia vita. Le miei figlie mi dicevano che dovevo vivere per loro”.

00:23 – Mala vita? “Il ricordo è delle notti che uscivo e mi incontravo con loro. Mi chiedevano le foto, le facevo. Poi veniva fuori sui giornali che erano camorristi. Non ho chiesto niente a loro ma loro mi hanno dato la sicurezza per i miei due figli. Quando ho parlato con Carmine, gli dissi che alla Gazzetta dello Sport qualcuno di loro aveva parlato. Mi dissero che dopo la coppa america dovevo tornare a Napoli altrimenti avrebbero fatto del male alle mie figlie. Ma Carmine mi tranquillizzò”.

00:19 – Padre bravo o assente? “Sono stato un padre assente perchè ho lavorato tutta la mia vita, anche da malato ho sempre lavorato. Oggi, però, i miei figli possono dire che sono un papà bravo. Nonno d’oro? Voglio prima avere il sesto figlio e poi penserò ad essere nonno. Mi piacciono i numeri pari”.

00:08 – Il problema più grande? “Quello della droga. La droga ammazza. Sono stato fortunato, oggi ne posso parlare. Se avessi continuato così, sarei morto. E’ da 13 anni che non mi drogo. Mi alzo al mattino e vedo mio figlio Diego, Diego Fernando: sono la mia gioia. Non mi hanno cambiato a 15 anni, non mi possono cambiare a 56 anni. Oggi sono tremendamente innamorato di Rocio, ma lei sa che così come amo lei, domani posso amare un’altra donna. Se lei la pensa come me? L’ammazzo. Stiamo bene insieme, ma non voglio un figlio con lei per l’età. Ho cinque figli che mi rendono felici. Prima litigavo con me stesso. Con Diego Jr, sempre ho voluto vederlo, ma sempre mi sono fermato. Quando l’ho conosciuto, mi sono innamorato subito. Adesso sta con me, lavora con me. Mi sta vicino. Quando faremo in Arabia e in Dubay l’Accademia Maradona, lavorerà con me”.

00:05 – Quante volte si è sposato? “Una sola volta con Claudia, poi ho avuto diversi figli. La mia prima moglie, una storia che ricordo sempre. Il mio primo amore. Ci sono giudici e giudizi, non vuole darmi le cose che ho vinto nel campo. Le mie figlie sono dalla parte della mamma. Oggi sono tremendamente innamorato di Rocio. Non ho figli, ha 26 anni: è ancora piccola. L’ho vista per strada, le ho fatto un occhiolino. Poi le ho offerto un gelato e lei mi ha detto di no. Poi attraverso un amico l’ho invitata a cena, poi qualche festa e alla fine è arrivato l’amore”.

00:02 – “Il sogno di tutti, i gol al mondiale. A letto, si pensa sempre di poter fare il gol più bello. Mi è capitato a 26 anni durante un Mondiale: ho aspettato 10 anni”.

00:01 – Argentina a 16 anni? “In Argenitna si arriva prima a giocare nelle prime squadre rispetto ad altri paesi. Il Mondiale per me è rapprensentare il mio paese. L’Argentina non stava bene, oggi neanche lo è: la gente fa i miracoli per mangiare e per questo mi allenavo di più per regalare una gioia a loro”.

23:58 – Banche per acquistarmi? “Se è così, è una cosa buona. Qualcuno ha anche detto che mi avevano pagato con la camorra. La camorra con i giocatori di calcio è diverso rispetto alla gente comune. Loro volevano che noi portassimo lo scudetto in città”.

23:56 – Napoli nel cuore? “Napoli continua ad essere nel mio cuore. Mi ha dato la possibilità di giocare a calcio a grandi livelli un’altra volta. Venivo da uno strepitoso Barcellona, ma in azzurro ho potuto giocare un campionato intero e lottare con le squadre del nord. Ho fatto delle cose che altri non potevano fare”.

23:53 – “E’ morta prima mia mamma: ero più legata a lei, le raccontavo tutto. Mio padre non aveva il tempo per essere mio amico. Mia madre è la mia prima tifosa. Speravo sempre che mio padre potesse prendere un pallone e giocare con me, ma non poteva, si alzava alle quattro del mattino per andare alla fabbrica e lavorare”.

23:51 – I genitori? “Mi mancano molto: ero il preferito di mia madre, quasi anche di mio padre che mi portava sempre ad allenarmi. Non ho avuto da lui giocattoli, ma amore. Non avevo ancora mio fratello, ma le mie sorelle si divertivano con me. Ero il quinto dei fratelli: eravamo in 10 per mangiare”.

23:49 – La mia casa? “Dormivamo tutti nella stessa stanza: non avevamo spazio per vivere liberi. Mangiavamo vicino al posto dove dormivamo. Mio padre ha fatto un miracolo nel farci mangiare tutti. Una cosa che voglio raccontare a tutti è che a 12 anni, una sera, a mia madre faceva male la pancia: voleva fare mangiare più a noi”

23:48 – “Non avevamo la televisione a casa, lavorava solo mio padre e noi eravamo in 7”.

23:46 – Caviglia? “Una palla che riconquisto a metà campo e Goikoetxea mi venne sulla caviglia. Il pallone è sempre stato per me il giocattolo più bello al mondo”.

23:45 – Quando sono diventato Maradona? “A 9 anni quando vinsi la coppa in Giappone”.

23:44 – Pibe de oro “Il nome nasce a Napoli per tutto quello che sono stato per la città. Arrivai dal Barcellona. Ricordo che litigavo con Nunez, presidente del Barcellona. Non c’erano squadre disposte a comprarmi. Il Napoli ha fatto il miracolo e mi ha portato in Italia”.

23:42 – “Ho due orologi che mi hanno regalato le mie due figlie e che sono in posti differenti, così le posso chiamare”.

23:41 – “Sto benissimo è un onore essere qui. Papa? Siamo due argentini dal passato particolare. Lui tifa San Lorenzo”.

23:39 – Comincia L’Intervista di Diego Armando Maradona con Maurizio Costanzo