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“I Capuleti e i Montecchi “al Teatro Filarmonico di Verona (Diana MARCOPULOPULOS )

Al Teatro Filarmonico, Domenica 19 febbraio ore 15,30, debutta l’opera I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini, terzo titolo operistico della Stagione Artistica 2016-2017.

Fabrizio Maria Carminati sarà impegnato a dirigere l’Orchestra, il Coro e i Solisti. La regia è di Arnaud Bernad, le scene di Alessandro Camera e i costumi di Maria Carla Ricotti. L’allestimento della Fondazione Arena di Verona in coproduzione con il Gran Teatro La Fenice di Venezia e la Greek National Opera è stato portato in scena nel marzo 2014 alla Royal Opera House di Muscat in una trasferta della Fondazione Arena, dove ha riscosso grande successo.

L’opera in due atti” I Capuleti e i Montecchi “viene composta da Vincenzo Bellini tra la fine di gennaio e i primi di marzo del 1830 e rappresentata per la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia l’11 marzo 1830 in occasione del Carnevale. Felice Romani riadatta il libretto scritto cinque anni prima per l’omonima opera di Nicola Vaccaj per far fronte ai tempi molto stretti per la composizione. A quell’epoca la tragedia shakespeariana è ancora sconosciuta, pertanto tra le fonti a cui il librettista si ispira troviamo:”Dell’istorie della Città di Verona di Girolamo Dalla Corte, i Quattro libri delle novelle di Matteo Bandello, il Giulietta e Romeo di Luigi Scevola ed il balletto Le tombe di Verona,ossia Giulietta e Romeo del coreografo Antonio Cherubini”.Bellini attinge per la partitura a motivi della sua Zaira, l’opera dell’anno precedente che aveva ottenuto un elevato insuccesso, sottoponendoli ad un’accurata rielaborazione, oltre che a parti del suo primo saggio di Conservatorio Adelson e Salvini.

Arnaud Bernard, nel concepire la drammaturgia dell’opera, la qualifica come “un’opera da museo. La partitura dei Capuleti mi è apparsa come un’opera d’arte protetta da una teca, un’opera che possiamo contemplare ma non riusciamo a toccare. (…) Rispettando la struttura di Bellini, tre scene al primo atto, tre al secondo, percorriamo il museo, di sala in sala, ed incontriamo questi fantomatici personaggi che sfidano gli abitanti attuali del luogo. Percorso storico dunque  ,percorso psicologico, percorso verso il nero della morte. La scenografia asseconda questi percorsi: dall’oro sontuoso dello sfarzo, passiamo al rosso vivo delle tensioni, al verde brillio dalla passione. Ci inoltriamo attraverso corridoi segreti e passiamo da una stanza all’altra senza fermare la musica che è il vero filo d’Arianna di quest’opera: unità di luogo, unità di tempo, unità di azione. L’epoca rispettata. La fluidità dello spettacolo al servizio dell’emozione per uno spettatore diventato oramai molto esigente”.

Il titolo replica martedì 21 febbraio alle 19.00, giovedì 23 febbraio alle 20.00 e domenica 26 febbraio alle 15.30

Diana MARCOPULOPULOS

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Contro i populismi serve un patto sociale che Trump non vuol dare

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In molti a Washington a temono il peggio. «Contro i populismi – sostiene Charles Kupchan – serve un nuovo patto sociale che Trump e i suoi amici non intendono offrire».

Un patto sociale contro i populismi CHARLES A. KUPCHAN*

Insieme la Pax Britannica e la Pax Americana hanno fornito le basi dell’attuale mondo globalizzato. Eppure oggi entrambi i membri fondatori dell’Occidente stanno allontanandosi dall’ordine che hanno contribuito a stabilire e a mantenere con un notevole dispendio di sangue e di denaro. Il voto sulla Brexit e l’elezione di Donald Trump hanno chiarito che molti cittadini britannici e americani ne hanno abbastanza dell’ordine internazionale liberale, consolidatosi dopo la Seconda guerra mondiale. In lotta per guadagnare un salario di sussistenza, a disagio con la diversità sociale alimentata dall’immigrazione, e preoccupati per il terrorismo, un numero considerevole di elettori delle democrazie occidentali ha la sensazione di aver tutto da perdere dalla globalizzazione – e vuole abbandonarla.

Giusto. La legittima rabbia di questi elettori rende chiaro che i nostri sistemi politici post-industriali non hanno fatto abbastanza per gestire la globalizzazione e garantire che i suoi benefici fossero condivisi più ampiamente nelle nostre società. L’elezione di Trump e l’imminente uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea sono segnali allarmanti; ignoriamo le difficoltà della nostra classe operaia mettendo a rischio la democrazia occidentale. Qualunque cosa si pensi di Donald Trump, la sua ascesa rivela che c’è un disperato bisogno di riformulare il patto sociale che sostiene il centrismo democratico e il sostegno popolare a un ordine liberale internazionale.

Il problema è che Trump e i suoi compagni populisti non intendono offrire un nuovo patto sociale; stanno imbrogliando i loro sostenitori. Le politiche di Trump e la sua retorica possono fare gioco con la sua base e il suo fervore anti-sistema, ma la piega che sta prendendo promette, se mai, solo di aggravare le sofferenze degli americani in difficoltà. Non si può tornare all’economia industriale degli Anni 50, quando l’industria manifatturiera trainava l’economia degli Stati Uniti. Quando la realtà si imporrà, Trump potrà sentire il bisogno di ricorrere a un populismo ancora più irresponsabile, mettendo in pericolo tutto ciò che è rimasto della nostra democrazia deliberativa basata sui fatti.

Un nuovo patto sociale comporta che la globalizzazione sia gestita meglio, non che la si rinneghi. Se Washington costruisce un muro al confine con il Messico, respinge le notevoli tariffe sulle importazioni, e blocca o spaventa gli immigrati che contribuiscono a alimentare la crescita, il principale risultato sarà un rallentamento economico, prezzi più elevati per molti beni di consumo e un’economia meno competitiva e innovativa. A dire il vero, Trump potrebbe riuscire a riportare in patria alcune linee manifatturiere. Ma sono posti di lavoro che stanno diminuendo di numero soprattutto per l’automazione, non a causa del commercio estero.

Inoltre, gli Stati Uniti non saranno «di nuovo grandi» costruendo migliori lavatrici e condizionatori d’aria (anche se sarebbe certamente gradito), ma restando leader mondiali nei campi dell’innovazione, della tecnologia e dell’istruzione – che sui nuovi arrivati ci campano. Molti immigrati lavorano nel settore dei servizi, ma sono anche collaboratori strategici del settore high-tech. Un recente studio sulle start-up americane valutate oltre un bilione di dollari ha rivelato che la metà sono state fondate da stranieri e oltre il 70 per cento da immigrati che sono dirigenti di alto livello.

Il Regno Unito si sta mettendo nello stesso cul de sac. I fautori della Brexit promettono una «Gran Bretagna globale» affrancata dagli obblighi politici e fiscali dell’adesione all’Ue e libera di scegliere i suoi rapporti commerciali. Con il traguardo di un’economia in ripresa. Ma, se la Gran Bretagna si stacca dal più grande mercato del mondo e sta a guardare mentre gli imprenditori e le società finanziarie se ne vanno verso il continente, la sua economia è destinata a ridimensionarsi drasticamente. E anche se il Regno Unito resta aperto al libero scambio, dal momento che rappresenta meno del 20 per cento del mercato unico europeo, difficilmente sarà in grado di negoziare migliori patti commerciali in proprio.

Nel momento in cui gli Stati Uniti e il Regno Unito optano per le politiche dell’illusione e della rottura piuttosto che fare affidamento sulle decisioni condivise e sulle politiche informate, potremmo davvero essere alla fine dell’era dell’internazionalismo liberale che si è aperta nel 1945. Per scongiurare questo rischio ci sono tre cose a cui si deve mettere mano con urgenza.

In primo luogo, i centristi di tutte le convinzioni politiche devono unirsi per offrire un nuovo patto sociale che rappresenti un’alternativa credibile alle false promesse economiche dei populisti. Restituire ai lavoratori la fiducia nelle istituzioni politiche richiede un piano globale – nuove iniziative in materia di istruzione, formazione professionale, politica commerciale, politica fiscale e minimi salariali – per fare sì che tutti abbiano un tenore di vita adeguato e godano dei benefici della globalizzazione. Che è destinata a durare. Ma la disomogeneità dei suoi effetti distributivi dev’essere affrontata per il bene della politica democratica.

In secondo luogo, mentre gli Stati Uniti e le altre democrazie occidentali sono scosse dalle forze populiste, gli effetti moderatori dei contrappesi istituzionali saranno di importanza cruciale. Il sistema legislativo, i tribunali, i media, l’opinione pubblica e l’attivismo – rappresentano tutti un freno all’autorità esecutiva e devono essere pienamente adoperati.

Infine, se gli Stati Uniti e la Gran Bretagna saranno, almeno temporaneamente, latitanti quando si tratta di difendere l’ordine liberale internazionale, l’Europa continentale dovrà difendere la posizione. Nel momento in cui la coesione interna dell’Unione europea è messa alla prova dallo stesso populismo che occorre sconfiggere, non è buon momento per chiederle di colmare il vuoto lasciato dal disimpegno anglo-americano. Ma almeno per ora, la leadership europea è la migliore speranza per l’internazionalismo liberale.

[Traduzione di Carla Reschia]

*Docente di affari internazionali alla Georgetown University e membro del Council on Foreign Relations. Dal 2014 al 2017 è stato assistente speciale per la Sicurezza nazionale del presidente Barack Obama. Con questo articolo inizia la sua collaborazione con «La Stampa»  

Analizzando l’avversario – Il Napoli prepara la sfida stellare del Bernabeu

Analizzando l’avversario – Il Napoli prepara la sfida stellare del Bernabeu

È arrivato finalmente il momento tanto atteso da tutti i tifosi azzurri, una sfida che per i veri appassionati di questa squadra rappresenta tanto, il culmine di un’era iniziata dal fallimento e la retrocessione in serie C, la risalita, la gestione Mazzarri che ha fatto crescere vistosamente il Napoli,  finalmente è arrivata questa sfida. Real Madrid – Napoli, un ottavo di Champions degno di Nota. I Blancos di Zidane sono più che abituati a questo tipo di sfide, attualmente primi in Liga nonostante due partite in meno dalla seconda, il Barcellona. Vantano la seconda difesa migliore del campionato, soli 18 gol presi in 20 partite, meno di uno a partita. La qualità di questa squadra la conosco tutti tanto da essere definiti Galcticos, Cristiano Ronaldo l’uomo simbolo di questa squadra guiderà i compagni in questa sfida, 14 gol in Liga per lui, non al top come gli altri anni, ma la classe e il talento di questo giocatore non sono in discussione.

Zidane schiererà il seguente 4-3-3 : Navas; Carvajal, Varane, Sergio Ramos, Marcelo; Modrić, Casemiro, Kroos; Lucas Vázquez, Benzema, Cristiano Ronaldo.

L’unico precedente ufficiale tra le due formazioni risale alla Coppa dei Campioni 87/88. Gli spagnoli eliminarono i partenopei con un 3-1 complessivo: il Real vinse 2-0 all’andata, mentre la gara al San Paolo si concluse 1-1.

a cura di Andrea Bosco

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Le Iene incotrano Maradona: “Perchè non fai da padrino alla figlia di Icardi?”

Le Iene incotrano Maradona: “Perchè non fai da padrino alla figlia di Icardi?”

La Gazzetta dello Sport racconta un siparietto avvenuto tra un inviato delle Iene e Maradona a Madrid: “Non ha voluto rinunciare all’abituale seduta di allenamento, Maradona. Nella tarda mattinata, dopo un lungo sonno, ha lavorato per un’ora, tra tapin roulant e cyclette, prima di concedersi un massaggio rilassante. Intanto, all’esterno dell’albergo il numero dei tifosi aumenta di ora in ora, i cori sono sempre più acuti: la gente vuole vederlo e la security fa fatica a contenerne gli slanci. Diego non ha alcuna intenzione di concedersi all’abbraccio dei tifosi, ha fame, vuole mangiare. Intanto, c’è una nuova puntata della diatriba con Mauro Icardi. Qui, ci sono gli inviati delle Iene, con lui scherzano, ma poi gli piazzano il colpo: «Diego, perché non fai da padrino alla figlia di Mauro?». La domanda genera la risata dell’ex pibe de oro che ribatte: «Tutti sbagliano nella vita». Pace fatta? «Ma lascia stare il traditore…»”

L’ultima scelta di Dino, malato di Sla

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Dino Bettamin, di Montebelluna, 71 anni, da tempo malato di Sla, ha chiesto di essere addormentato per non soffrire più. Durante la sedazione, come da sua richiesta, i medici smettono di alimentarlo e muore. L’infermiera che era con lui spiega: «Fatto tutto secondo la legge». E l’Italia torna a interrogarsi sull’eutanasia.

“Addormentatemi per sempre”. Così Dino ha deciso di morire

Nel Trevigiano somministrato un cocktail di farmaci a un malato di Sla. L’infermiera che lo ha visto spirare: non è eutanasia, ho rispettato la legge

MONTEBELLUNA (TV) – Al bar dell’Inter vicino alla chiesa non era più riuscito ad andare. Anche i pappagallini che allevava con amore non riuscivano più a strappargli un sorriso. La vita di Dino Bettamin non era più la sua vita. Anche il lavoro da macellaio, prima da suo cugino poi alla Pavo, era un ricordo lontano. Per fortuna ogni tanto passava Guido, lo caricava su una carrozzella e lo portava a fare un giretto. L’ultima gita, se lo ricorda bene Tommaso, il figlio di Dino, l’avevano fatta 15 giorni fa: «Aveva voluto andare a prendere la cioccolata ad Asolo. Poi quando ha sentito di non farcela più ha chiesto di essere addormentato per spegnersi senza soffrire».

In questa villetta bianca a un piano dietro a una chiesa, Dino Bettamin ha vissuto tutta la sua vita e ha deciso di morire. Nel più semplice dei modi. Non rifiutando le cure. Non facendosi staccare dal respiratore che lo teneva in vita, l’ossigeno come unica cura. Solo chiedendo di non essere attaccato ai sondini esofagei o a quelli nello stomaco, lui che da settimane non riusciva più a mangiare perchè un solo boccone poteva soffocarlo. E chiedendo e ottenendo di essere sedato con un cocktail di midazolan, aloperidomo e morfina, con lo stesso protocollo adotatto per i malati terminali di cancro. Lui che non aveva il cancro ma che il termine della sua vita era solo dietro l’angolo. «Mio marito aveva paura di morire soffocato. Se non si fosse addormentato sarebbe morto così», ripete per la milionesima volta la signora Maria dopo che la storia è finita sulla «Tribuna di Treviso», dopo che le televisioni sono venute fino a qui, a questa villetta bianca con tanto verde dove lunedì, alle 16.15, Dino ha smesso di soffrire.

Ovunque sono polemiche. La parola eutanasia viene citata a sproposito. Il direttore generale della Ussl 2 Francesco Benazzi non si scompone: «Un paziente può dire: “Basta con i farmaci, lenite il mio dolore e idratatemi”. La strada è segnata dal Comitato Bioetico». E figuriamoci se si agitano Anna Tabarin e Santo Tavana, i due infermieri dell’associazione «Cura con cura», anche il nome è gentile, che per due anni sono stati a fianco di Dino Bettamin. Anna Tabarin lo ripete e si aggiusta gli occhiali mentre parla, quasi volesse esse sicura di essere capita bene: «Il signor Dino non è Eluana Englaro. Non è stato staccato nessun respiratore. Non gli sono stati tolti farmaci né gliene sono stati dati per accelerare la sua morte. Non abbiamo paura. Non abbiamo fatto niente che non sia stabilito dalla legge o dal comitato Bioetico».

Il cocktail di farmaci che lo hanno sedato, la prima volta per un malato di Sla, è stato somministrato da un medico della guardia medica. Sul referto di morte si parla di arresto cardiaco. Tecnicamente lo ha ucciso la Sla. Quello che è successo davvero lo dice Santo Tavana, un omone con la barba ma si capisce che è un buono: «Il signor Dino è morto di morte naturale nel modo più naturale possibile». Una morte che il signor Dino deve aver iniziato ad augurarsi cinque anni fa. Quando erano comparsi i primi segni della Sclerosi Laterale Amiotrofica, che tutti chiamano Sla pensando che faccia meno paura. Chi la prende ne è terrorizzato. I muscoli si bloccano. Deglutire diventa impossibile. Il respiro si ferma. «La cosa più terribile è l’angoscia che genera nei pazienti. Angoscia e attacchi di panico. Il signor Dino aveva paura di morire soffocato. Tre anni ha lottato. Poi quando non ce l’ha fatta più ha chiesto di essere aiutato a non soffrire», assicura l’infermiera Anna.

Il signor Dino lo diceva a tutti. Lo diceva alla moglie. Lo ripeteva ai figli. Anche al parroco che ogni settimana gli portava l’eucarestia a casa glielo aveva detto. Poche parole di un macellaio di paese che aveva studiato le questioni etiche legate alla malattia, aveva dialogato con la sua coscienza e alla fine a tutti ripeteva sempre quelle parole semplici perchè è semplice dire che non ce la si fa più: «Voglio dormire fino all’arrivo della morte. Senza più soffrire a causa di questa malattia». Lo aveva detto anche a Guido, il suo amico, durante quell’ultima gita per una cioccolata calda ad Asolo, se lo ricorda bene sua moglie: «Anche a noi diceva che non voleva più vivere questa vita che non era, questa che non era più la sua vita». Il suo pensiero il signor Dino lo ha dovuto dire davanti ai famigliari e agli infermieri e poi più volte ai medici. L’unica raccomandazione era che non gli togliessero il respiratore. E alla fine dopo che sua moglie gli ha detto che tutto era stato fatto come lui aveva voluto, il signor Dino ha chiuso gli occhi e se ne è andato finalmente in pace.

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lastampa/“Addormentatemi per sempre”. Così Dino ha deciso di morire FABIO POLETTI – INVIATO A MONTEBELLUNA (TV)

Insigne: “Sarri ci ha lanciato un messaggio in vista del Real e sulle scarpette di Ronaldo…”

Le sue parole
Lorenzo Insigne ha rilasciato un’intervista all’edizione nazionale de La Repubblica: “Sappiamo che è una grande squadra, davanti hanno Ronaldo: il miglior giocatore del mondo insieme a Messi. Ma il mister ci ha detto di stare sereni, resta comunque una partita di calcio. Magari riusciamo a tornare a casa con un buon risultato per giocarci la qualificazione al San Paolo, uno stadio che può incutere timore perfino al Real”.
L’arma migliore del Napoli?
“Il gruppo che ha creato Sarri, con lui nessuno si sente escluso. Tutti sanno che prima o poi arriva la loro occasione, e ognuno sa quello che deve fare”.
Lei è l’unico napoletano della rosa oltre al terzo portiere.
“E questo aumenta la pressione, i tifosi si aspettano sempre di più da me. Lo stesso che succede a Totti, Florenzi e De Rossi nella Roma”.
Cosa la diverte del calcio?
“Tutto. Se fosse per me, mi allenerei tutti i giorni con il pallone. Mi mettono a correre senza la palla e divento pazzo. Dove sto io dev’esserci un pallone: è il vizio che ho fin da piccolo”.
Sarri le ha dato più libertà in campo rispetto a Benítez?
“Devo ringraziare Benítez: con lui ho imparato l’importanza della fase difensiva. Prima mi preoccupavo solo di quella offensiva. Nel calcio di oggi in Europa, devi essere bravo sia ad attaccare, sia a difendere”.
Qualcuno la rimprovera perché dribbla troppo ?
“No. Sarri dà libertà totale a me, Callejón e Mertens negli ultimi 30 metri. Ci chiede solo di stare attenti nei ripiegamenti”.
Com’era con Zeman invece?
“Ti divertivi… Con lui esisteva solo la fase offensiva: “preoccupati di attaccare”, mi ripeteva. Mi ha insegnato a vivere lontano da casa. Quando andai con lui al Foggia era la prima volta: all’inizio mi pesava, di sera soffrivo. Quelli che non conoscono Zeman dicono che non ride mai: tutto il contrario, scherzava sempre. Se sono arrivato fino a qui è per la fiducia che mi ha dato”.
Che cosa serve a un calciatore per arrivare in alto?
“Sapersi sacrificare. Io ho rinunciato a tante cose: a uscire il sabato sera, a fare tardi con gli amici. A Napoli ci sono tanti giocatori di talento che non arrivano in alto perché non hanno la capacità di rinunciare a tante cose. Io devo molto ai miei genitori, perché quando avevo 17-18 anni il coprifuoco era alle 22.30, mentre i miei amici tornavano all’una. E prima delle partite andavo a letto alle 20. Sono cresciuto in un quartiere operaio, tra casini di ogni tipo. I miei mi hanno aiutato molto, sarò sempre grato a loro per questo. Per restare in alto servono professionalità e serietà. A me piace arrivare sempre un’ora prima agli allenamenti”.
A chi avrebbe chiesto l’autografo?
“Ad Alessandro Del Piero: per il suo modo di giocare, per come tirava le punizioni, per la sua professionalità. E perché non discuteva mai con nessuno, né dentro né fuori del campo”.
Il regalo più bello che ha ricevuto quando era piccolo?
“Gli scarpini di Ronaldo, il fenomeno. Mio padre lavorava al Nord, tornava a casa ogni due settimane e portava me e i miei tre fratelli a comprare scarpini da calcio. Lo facevo girare a piedi per tutta la città finché non trovavamo quelli di Ronaldo…”

Pericolo ultrà per Real-Napoli: in 300 saranno a Madrid

Pericolo ultrà per Real-Napoli: in 300 saranno a Madrid

Come riporta la Gazzetta dello Sport a Madrid c’è preoccupazione: “Sono arrivati in 4.000 nella sola giornata di ieri. Almeno altrettanti sbarcheranno oggi per un totale di circa 10 mila presenze. Saranno tanti i tifosi del Napoli che troveranno posto sulle tribune del Santiago Bernabeu per la sfida di questa sera. A far da contraltare all’entusiasmo dei tifosi azzurri arrivati ieri nella capitale spagnola, c’è la preoccupazione delle forze dell’ordine, in apprensione per l’imminente arrivo a Madrid di 300 ultrà azzurri in viaggio con alcuni pullman partiti da Napoli. La polizia madrilena sta lavorando alacremente per intercettare i mezzi in arrivo dall’Italia, in modo da poter controllare i tifosi fino all’arrivo al Bernabeu ed evitare qualsiasi contatto con i supporter del Real. Sono stati già predisposti alcuni posti di blocco lungo le strade principali che portano in città. C’è preoccupazione in particolare per quei tifosi che arriveranno oggi senza biglietto e andranno gestiti”.

Sacchi al Napoli: “Potete compiere un’impresa, a patto che non tradite per paura”

Le sue parole

Arrigo Sacchi ha scritto un interessante articolo sulle pagine della Gazzetta dello Sport: “Gli scugnizzi di Sarri all’attacco del mitico Bernabeu. Come nel lontano 1987, quando gli azzurri guidati dal grande Maradona uscirono dominati e sconfitti pur in uno stadio senza tifosi. Gli azzurri dovranno interpretare il match da protagonisti senza artifici tattici o difese eroiche. Non possono tradire identità, giovinezza, entusiasmo e una guida formidabile che li aiuta, aumentandone creatività e talento. Da una parte ci saranno i più grandi giocatori del mondo, nel club più ricco, famoso e vincente (11 Champions), dall’altra un gruppo di ragazzi in crescita, quasi nessuno titolare nelle nazionali top e in un club che mai ha vinto una Champions e con un fatturato che è un quinto del rivale. Tutto sembra non dare spiragli agli azzurri che posseggono però un valore che non si compra: una grande organizzazione di gioco. Sarri ha dato ai suoi uno stile di gioco. Perso Higuain e dovendo rinunciare a Milik la squadra ha segnato più gol dell’anno scorso e inventato Mertens cannoniere. Il lavoro di Sarri è quello di un genio, al pari di impegno e volontà dei suoi ragazzi, obbligati a praticare un copione dove volontà, intelligenza e lavoro sono fondamentali. In un confronto individuale non ci sarebbe storia, ma il calcio è una somma di valori fisici e tecnici. Gli uomini di Sarri dovranno possedere uno spirito di organizzazione di squadra superiore, un possesso palla veloce e mai statico. Servono ripartenze e cambi di velocità con tagli e attacchi alle spalle dei rivali. La velocità e i movimenti senza palla faranno aumentare le soluzioni e mettere in difficoltà Ramos e compagni. Cari e bravi ragazzi, potete compiere un’impresa, a patto che non tradite per paura il vostro lavoro e il vostro sapere”.

Berdini – Muraro: il doppio affondo alla Raggi

Paolo Berdini, titolare dell’Urbanistica, si dimette accusando: «Virginia ha scordato la legalità. Le periferie sprofondano e lei pensa solo al nuovo stadio». Gli fa eco l’ex assessore Paola Muraro che dichiara: «La giunta Raggi è nella morsa di gruppi di potere».

Roma, Berdini lascia e accusa: “Raggi ha scordato la legalità”

L’assessore all’Urbanistica si dimette: “La sindaca pensa solo allo stadio” La replica: non lavorava. Accordo con la società sul progetto di Tor di Valle

ROMA – È un commiato senza lacrime né fazzoletti bianchi quello tra Paolo Berdini e Virginia Raggi. «Dimissioni irrevocabili», comunica con una nota l’ormai ex-assessore all’Urbanistica di Roma.

L’addio non è dei più dolci, inasprito dalle recriminazioni di Berdini: «Mentre le periferie sprofondano in un degrado senza fine e aumenta l’emergenza abitativa, l’unica preoccupazione sembra essere lo stadio della Roma». «Dovevamo riportare la città nella piena legalità e trasparenza delle decisioni urbanistiche – continua l’ex assessore – invece si continua sulla strada dell’urbanistica contrattata che ha provocato immensi danni alla Capitale».

 

Dichiarazioni che, ragionano in Campidoglio, sembrano essere state confezionate per distogliere l’attenzione dal motivo reale – le frasi proferite contro la sindaca e contro la giunta, riportate in un’intervista alla Stampa – e ripulirsi il nome. Poco più tardi, arriva anche la risposta piccata di Raggi: «Berdini preferisce far polemiche invece che lavorare. Noi andiamo avanti anche senza di lui».

E dunque, ognuno tenta di dare una immagine di sé migliore dell’altro, in uno scontro che su entrambi i fronti ha il forte retrogusto della vendetta personale.

Berdini, dopo aver compreso che non ci fossero più spiragli per una sua permanenza in giunta, e nonostante avesse accettato in un primo momento la formula delle “dimissioni respinte con riserva” per dare tempo a Raggi, ha deciso autonomamente di staccare la spina. Così, i piani di Raggi sono scombinati.

La sindaca, prima di accompagnarlo alla porta, avrebbe voluto trovare un sostituto. Quantomeno, portare il progetto dello stadio della Roma fino alla fase conclusiva con Berdini ancora in sella, seppur depotenziato, per evitare di diventare il bersaglio di possibili polemiche da parte di quella base più ambientalista, vicina alle battaglie dell’ex assessore. E invece, con la ricerca ancora in corso del prossimo assessore, Raggi si ritrova le deleghe all’Urbanistica e alle Infrastrutture sulle spalle.

Anche se probabilmente non è il motivo scatenante del conflitto tra i due, sullo sfondo resta imponente il progetto per lo stadio della Roma. Avversato sin dal principio da Berdini e sempre meno dalla giunta capitolina. Non è un caso che alla riunione in Campidoglio, in cui ieri pomeriggio è stato sancito l’accordo di massima con i costruttori e la società sportiva, l’assessore ancora in carica non abbia partecipato. Solo poche ore dopo, sono arrivate le dimissioni.

Tra As Roma e Campidoglio è stato trovato l’ accordo di massima. Un’intesa raggiunta al termine di una riunione durata circa due ore alla presenza dei vertici dell’amministrazione Raggi, del direttore generale dell’As Roma Luca Baldissoni e del costruttore Luca Parnasi. Seduti intorno a un tavolo nella sala delle Bandiere, i proponenti hanno fatto tirare le tende e con un proiettore hanno mostrato le modifiche apportate al progetto ai cinque stelle capitolini.

Le nuove planimetrie, gli schizzi di come cambierà il business park e alcuni rendering riadattati per portare in porto il necessario compromesso Per ora l’ordine del Campidoglio è «massima riservatezza», almeno per un’altra settimana, quando i tavoli tecnici avranno limato i dettagli e concluso il lavoro. Ma il taglio delle tre grandi torri firmate dall’archistar Daniel Libeskind dovrebbe essere importante. Ben più di qualche piano verrà eliminato dai grattacieli, per ridimensionare le aspirazioni newyorchesi all’area di Tor di Valle. Un limite, quello della riduzione delle cubature, entro il quale la rinuncia alle opere pubbliche contenute nel progetto sarebbe minima e non riguarderebbe gli interventi più importanti, dai collegamenti ferroviari a quelli stradali. Ora, vanno limati i dettagli.

La volontà di entrambe le parti, come dichiarato oggi dopo l’incontro, è quella di chiudere la partita entro il termine del 3 marzo.

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lastampa/Roma, Berdini lascia e accusa: “Raggi ha scordato la legalità” FEDERICO CAPURSO

La Raggi sotto accusa. Muraro: è nella morsa di gruppi di potere, si deve slegare se vuole sopravvivere

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«La giunta Raggi è nella morsa di gruppi di potere». Il nuovo affondo contro il sindaco di Roma viene dall’ex assessore Paola Muraro e coincide con la scelta di Paolo Berdini, titolare dell’Urbanistica, di dimettersi accusando: «Virginia ha scordato la legalità. Le periferie sprofondano e lei pensa solo al nuovo stadio».

Muraro: “Virginia commissariata da gruppi affaristici dentro e fuori il M5S”

L’ex assessora: si deve slegare se vuole sopravvivere

ROMA – «Berdini avrebbe dovuto lasciare immediatamente: quello che ha detto è imbarazzante e falso. La sindaca non è fragile, inadeguata e senza personalità, come i dissennati comunicatori del Movimento la fanno apparire. Ho assistito a telefonate con i vertici in cui troncava la conversazione dicendo: “La sindaca sono io”».

Certe volte la chiama «la Raggi». Altre «la sindaca». «Fino a Natale era solo Virginia. C’era forte sintonia. Poi il suo commissariamento s’è compiuto. Mi pare provata. Se potessi le direi: sii te stessa, slegati. I romani hanno votato te, non Casaleggio». A due mesi dalle dimissioni da assessore all’ambiente per l’avviso di garanzia, la versione di Paola Muraro.

Il vostro primo incontro?  

«Prima del ballottaggio. Dopo un’ora mi avvertì: lei sarà triturata, se la sente?».

È stata triturata?  

«Da subito. Cominciarono a uscire calunnie politiche ai miei danni. Per esempio che ero pro inceneritori. Falso, non me ne sono mai occupata. Sono specializzata in impianti di compostaggio».

Da dove provenivano?

«Dal sottobosco di pseudoambientalisti che gravitano attorno al Movimento e aspirano a laute consulenze. Se non li foraggi, ti scatenano contro il web. Ho chiuso il rubinetto, era un fiume di soldi, e l’ho pagato sulla mia pelle».

Com’è andata esattamente la vicenda delle sue dimissioni?  

«Quando ho informato la sindaca dell’avviso di garanzia, lei ha convocato i consiglieri comunali dicendo: “Ti autosospendi, chiarisci e torni”. Ma il segretario generale diceva che l’autosospensione non era possibile. Virginia era contraria alle dimissioni e i consiglieri mi difendevano ma i vertici, Grillo e Casaleggio, erano irremovibili. L’imbarazzo era evidente tanto che io sono andata via. Nella notte la Raggi ha postato il video in cui dava la notizia delle dimissioni».

È rimasta delusa?  

«L’intesa era che dopo l’interrogatorio, viste le carte, sarei tornata in giunta. L’indomani mi arrivavano messaggi di solidarietà da consiglieri, assessori, parlamentari come Di Battista che stimo e ha leadership. In realtà il successore era già pronto. Dopo qualche giorno la sindaca mi ha richiamato. Faticava a trovare le parole: “Paola, non posso reggere”. Io l’ho interrotta: “Virginia, ho capito”. Dopo qualche ora ha nominato il nuovo assessore».

Ci ha ripensato?

«Mi sono dimessa per fedeltà ai dettami del Movimento. In realtà l’avviso di garanzia era l’atteso escamotage per farmi fuori».

Rifarebbe tutto?  

«Non offrirei le dimissioni, li costringerei a cacciarmi».

Condivideva il programma M5S?

«A parte qualche bizzarria come quelle sul riciclo dei pannolini, totalmente. E ho provato ad applicarlo. Senza di me, è stato tradito».

Che cosa intende?  

«C’è all’opera un gruppo trasversale di affaristi dentro e fuori il Movimento. L’ho capito dall’interno. Un’esperienza che mi ha aperto gli occhi. Per questo dico agli attivisti 5 Stelle: io ho fatto da scudo umano, voi svegliatevi prima che sia tardi».

Perché, a suo giudizio, volevano farla fuori?  

«C’è stato un grande scontro. Per tre volte gli assessori alle aziende partecipate mi hanno presentato un progetto di partnership con Acea. Io l’ho sempre rispedito al mittente».

Perché?  

«Premetto che è un vecchio piano studiato da diversi anni dalle amministrazioni precedenti. Prevede nuovi impianti su terreni di Acea e non di Ama. Questo è il vero business. Altro che rifiuti zero. Su questo la mia posizione divergeva da quella di Colomban».

Lui che rispondeva?

«Colomban è capace e pratico, non lascia molto spazio. Diceva di avere un filo diretto con Grillo che chiamava “Beppe” e con i parlamentari nazionali. In realtà non ha nulla di grillino. In una riunione mi disse: “Non si governa con l’utopia”».

Lei che cosa pensava?

«Che Roma non può essere governata da avvocati liguri e manager lombardi e veneti, che non sanno dov’è Centocelle, quali sono i parchi o com’è difficile la raccolta differenziata a Tor Bella Monaca».

Che c’entrano gli avvocati?  

«La nomina del direttore generale dell’Ama, l’azienda rifiuti della Capitale, fu fatta da Casaleggio attraverso tale avvocato Lanzalone, che in pieno agosto si presentò a una riunione con una lista di candidati. Bina, il prescelto, veniva dall’azienda di Voghera, non proprio una metropoli, dove faceva appena il 30% di differenziata. Gli telefonammo che era in spiaggia. E’ inadeguato perchè proveniente da una realtà pari a un quartiere di Roma, spiegai. Fui zittita».

Perché Bina è importante?  

«Quando è arrivato a Roma, ha confessato di non aver nemmeno letto il programma del M5S. Aveva un compitino da fare non proprio in linea col programma Raggi. Ho capito che gli obiettivi erano diversi».

Quali sono questi obiettivi?  

«Lo stipendio di Romeo e la nomina di Marra sono specchietti per le allodole. Parliamo di qualche decina di migliaia di euro. Il business dei rifiuti a Roma vale miliardi. Acea può diventare la multiutility più grande d’Europa. Quello che destra e sinistra non sono riusciti a realizzare, potrebbero farlo i grillini».

La Raggi ne è consapevole?  

«Fino a un certo punto avevo la sua copertura totale. In simbiosi, nelle sabbie mobili. Poi si è dovuta piegare. Penso che se ne sia resa conto».

Lei sapeva delle chat dei “quattro amici al bar”?  

«Le chat erano molte. Un giorno Virginia disse: “Basta, non riesco a star dietro a tutte”».

Che orizzonte ha la Raggi?  

«Dipende dalla capacità di liberarsi da lacci e lacciuoli che le hanno imposto dall’esterno».

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lastampa/Muraro: “Virginia commissariata da gruppi affaristici dentro e fuori il M5S” GIUSEPPE SALVAGGIULO

Sarri: “Dubbi di formazione? Solo se giocare a tre o quattro punte”

Le loro parole

Queste le parole di Sarri, Albiol e Callejon nella conferenza stampa di presentazione del match di questa sera col Real Madrid:

Sarri sul seguito dei tifosi e Maradona: “Non l’ho ancora visto, spero dicadue parole alla squadra. Avere davanti una leggenda che ti dà fiducia e ha stima in te dà benzina nelle gambe. Non deve dedicare minuti a me, ma alla squadra. Mi ritengo fortunato al 50% perchè l’altro 50% me lo sono meritato. C’è chi domani sera va a fare un turno in fabbrica, ecco perchè mi ritengo fortunato”. 

Sarri su Sergio Ramos: “Ha fatto 8 gol, 7 mengtre era marcato a uomo… Ditemi che devo fare, sono in difficoltà”. 

Sarri: “Non so se avrò brividi all’ingresso in campo. Sono situazioni personali, difficile generalizzare. Stiamo crescendo a livello di mentalità, altrimenti non fai una striscia di 3 mesi e mezzo. Ma dobbiamo dimostrare ancora qualcosa a livello di personalità. Ho detto alla squadra che accetto tutto, l’unica cosa che non accetto è quella timorosa. Sen stiamo chiusi in area 90 minuti deve essree perchè loro ci chiudono in area, non perchè abbiamo paura di alzare la testa”. 

Sarri sulla preparazione: “Tempo a disposizione breve, abbiamo cercato di lavorare ma contro il talento non ci sono antidoti. Altrimenti non esistevano Maradona e Platini e adesso Ronaldo. Si può limitare, ma il talento può decidere le partite. Ma è bello così, altrimenti giochiamo alla playstation, che mi sta anche parecchio antipatica. Questa è una squadra che ha giuocatori che possono tirare fuori il colpo in ogni momento della partita”. 

Sarri scherza su Sorrentino“Era meglio avere iol pallone d’oro che il premio oscar!”

Sarri sul fattore campo: “Può influire, abbiamo fatto trasferte difficili come quella turca. La nostra è una squadra che può fare bene sia in casa che in trasferta. Perchè se prendiamo il sopravvento riusciamo a macinare gli avversari. Il nostro cammino in casa si basa su alcuen partite che non fanno testo come Dinamo e Besiktas. Io sento tanti discorsi su questo stadio. La realtà è che questo stadio deve il proprio prestigio alla squadra, ecco perchè ci hanno perso quasi tutti. Per la forza della squadra. E’ normale che lo stadio prenda alone mistico”. 

Sarri sul suo percorso: “Per me è gratificante aver fatto una carriera dal basso. Formativo, soprattutto perchè in categorie vedi di tutto e di più. Lì o cresci o muori. Certe esperienze le ho pagate sulla mia pelle. Penso sia un percorso che dovrebbe essere fatto da tutti. Poi ci sono le grancdi eccezioni, ma Guardiola ha fatto involontariamente dei danni. La sua esperienza ha invogliato tante società a prendere quella strada bruciando tanti allenatori che hanno fatto troppo presto certe esperienze alle prime armi”.  

Sarri sulle ripartenze: “Dobbiamo essere straordinari, perchè incontriamo una squadra che è tra le migliori al mondo in questo aspetto”.

Sull 11 luglio 82: “Ricordo una cena incredibile a base di pesce, nonostante la grande soddisfazione per aver vinto. Mi è rimasto più in presso quello! E’ importante giocare qui. Ma eè altrettanto chiaro che non è che settimana scorsa ho giocato in uno stadio da 1500 persone. E’ stato un percorso lungo e razionale, ti smorza a livello emotivo questo”.

Sui dubbi di formazione: “L’unico dubbio è se giocare con tre punte o quattro punte! Faccio giocare la migliore formazione possibile considerando anche una gamba che mi possa difendere anche meglio. Non è che se cambiamo due uomini riusciamo a colmare il gap con il Real. DOvremmo cambiarne 11 e forse non ce la faremmo, per responsabilità mie”.

Sarri: “Ci vuole faccia tosta, è indispensabile. Rischiamo in tutti i casi. Fare una partita timorosa sarebbe controproducente. Cerchiamo di avere la faccia più tosta possibile, dobbiamo abvere la follia di giocare il nostro calcio. E se ci riusciamo comunque sarà contro i campioni di tutto. Dobbiamo capire a che punto siamo nei confronti nei confronti di certe squadre a livello top mondiale. La squadra deve pensare cheè molto bello venire qui a giocare contro il Real, e vada come vada!”

Callejon: “Entrambe le partite saranno importanti, anche se il Bernabeu fa un certo effetto. Sarà importante domani, perchè è la prima. Ma non da meno il ritorno. Si sono rimasto in contatto con i miei ex compagni del Real Madrid.

Albiol: “Noi abbiamo giovani di carattere in squadra, giocatori importanti. Questo stadio è simile ad altri come quello della Juventus. Certe partite piace giocarle a tutti, giovani e vecchi. Tutti sappiamo dell’importanza di questa gara, tutti daranno il massimo. Siamo una squadra e sappiamo dell’importanza della gara”. 

Callejon: “Non perdere al Bernabeu sarebbe un buon risultato. Segnare poi anche. Domani scenderemo in campo come siamo abituati a fare, dobbiamo cercare di far loro del male. 

Albiol: “Noi non cambieremo il nostro sistema di gioco, è un anno e mezzo che giochiamo così con il nostro mister. Il sistema funziona, siamo cresciuti e non lo cambieremo. Noi cercheremo di fare la partita, il pareggio sarebbe un buon risultato perchè sarà una gara doppia. Sappiamo che è molto difficile vincere. Noi però abbiamo la mentalità per vincere, dobbiamo scendere in campo con questa testa. Ogni giocatore deve farlo”. 

Callejon sul passaggio del turno: “Loro sono i favoriti, anche se arriviamo qui con tanta fiducia. Vogliamo fare bene come squadra e società. 

Albiol su Ronaldo: “Il collettivo del Real Madrid è molto forte. Loro sono fortissimi in tutto, speriamo di fare una partita compatta. Non dobbiamo lasciargli spazio e alla fine dobbiamo fermarli tutti, non sono Cristiano. Sono grandi giocatori tutti, non solo lui. Nemmeno un secondo possiamo pensare a qualche altra cosa, altrimenti diventa tutto più difficile”. 

Albiol: “Dobbiamo dimostrare che sappiamo fare bel gioco anche al Bernabeu, lì mnon ci si può distrarre un attimo. Lo sappiamo, quindi è importante giocare con la mentalità giusta. Abbiamo molta voglia di fare bene. Daremo il massimo per tornare a Napoli con un risultato favorevole, vogliamo avere questa opportunità”. 

Callejon: “Giocare la seconda al San Paolo è importante ma non determinante, noi ci metteremo la faccia domani e vedremo cosa succederà. Non abbiamo molta maturità in Europa, ma dobbiamo giocare con concentrazione partrita dopo partita. Se domani otteniamo un risukltato favorevole sarà un ulteriore passo in avanti. 

Albiol: “Loro hanno attaccanti molto pericolosi, sono i campioni del mondo. Sappiamo che dovremo dare il massimo non solo domani, anche nella gara di ritorno. Dobbiamo fare in modo tale che al ritorno sia ancora tutto aperto, vogliamo imporre il nostro gioco anche qui”. 

Callejon apre la comnferenza: Per no isarà una partiuta speciale,, abbiamo vinto tante partite con il Real. E’ importante per tutti, anche società e tifosi. Domani al Bernabeu e il ritorno al San Paolo, saranno 180 minuti in cui vogliamo mettere in difficoltà il Real. Noi arriviamo con la consapevolezza che possiamo fare grandi cose, anche se loro sono molto forti. Noi siamo consapevoli della nostra forza. 

De Laurentiis: “Investirò sui diciottenni e vincerò con loro. Ho offerto a Diego il ruolo di ambasciatore”

Le sue parole

Aurelio De Laurentiis ha rilasciato una lunga intervista a Il Mattino: “Andiamoci piano. Se da sette anni siamo in Europa e il nostro ranking è passato dal 550esimo posto al 16esimo vuol dire che siamo una realtà, e non un’illusione. Quando nel 69 Ferlaino prese la società, impiegò 18 anni per vincere il primo scudetto. Io ne sono presidente da 12. Vuol dire che ho ancora margine per fare meglio, considerando anche che i tempi sono cambiati, e che vincere è diventato più complicato. Però, se guardo agli ultimi sette anni, vedo un crescendo continuo e mi convinco di due cose: che qualche scelta l’ho azzeccata e che, quanto meno secondo ciò che è logico prevedere, siamo destinati a salire ancora”

Mazzarri, Benitez e Sarri, tre gradini diversi per una sola scala. Come se li rappresenta oggi? “Mazzarri è stato bravo a portarci in Champions con un monte stipendi che era la metà di quello attuale. Benitez è stato abile nel selezionare talenti pur rimanendo nel budget di quanto si poteva allora spendere. Sarri è quello che si dice uno scienziato del calcio. Se penso oggi che, quando l’ho preso, alcuni gruppi delle curve, per fortuna non tutti, mi hanno contestato con gli striscioni allo stadio, mi viene da ridere». Lo difese contro l’evidenza dei primi incerti risultati”

Che cosa le diceva che era la scelta giusta? “Intuii subito che era un allenatore speciale. Anzitutto perché è innamorato perso del calcio, ma dico del calcio bello. Quello che ti porta con sfrontatezza a vincere, divertendo i tuoi fan. Poi è un grande studioso, insegue un’esattezza che direi scientifica. Non ho mai visto un tecnico così attento sul campo di allenamento e così meticoloso nel rapporto con i calciatori. Per questo non brucia mai un nuovo acquisto. Se il Napoli avesse comprato Gagliardini, lui non lo avrebbe mai fatto entrare da subito, come invece ha fatto l’Inter”

Sono cresciuti gli ingaggi? “Gli ingaggi sono cambiati, ma non solo. Con Leandrinho e Zerbin abbiamo una rosa di 26 giocatori”

Maradona? Gli ho offerto il ruolo di ambasciatore del Napoli nella prospettiva di aprire accademie azzurre nel mondo. Aspetto cosa deciderà visto il nuovo ruolo in Fifa. Stiamo discutendo, chi vivrà vedrà”

Sullo stadio: “Devo aspettare che maturino certe opportunità a Napoli per decidere se trasformare il San Paolo in uno stadio modello con tutti gli ostacoli che ne deriverebbero o se fare un impianto nuovo a Bagnoli. Lì c’è solo un problema di bonifica, ma la caduta di Renzi ha rallentato le cose. Una cosa è certa, il San Paolo non è la soluzione finale. Ha una copertura che andrebbe smaltita, poi ci sono problemi di viabilità ed architettonici. Avevo offerto complessivamente 75mln per fare spazi commerciali ma devo ringraziare il sindaco e il consiglio comunale per aver bocciato la mia proposta. La cosa che mi dà più fastidio è che la gente pensi che lo stadio sia mio, ma le manutenzioni sono a carico del Comune. Io ho investito svariati milioni per questo e ancora devono ritornarmi quei soldi. Dubito che i 25mln del Credito Sportivo serviranno per metterew a posto lo stadio”

Sul futuro: “Investirò sui diciottenni e vincerò con loro”

Roberto Amodio: “Logiudice? Dopo un disguido tecnico è andato via senza dare spiegazioni”

Roberto Amodio intervenuto alla puntata de “Il Pungiglione Stabiese” di ieri sera ci esprime il suo pensiero sulla situazione che vede coinvolto il D.S. Pasquale Logiudice.

Quello che segue è il passaggio specifico dell’intera intervista che ci ha concesso:

Muovere qualche “filo a gennaio” può essere controproducente, nel nostro caso perdere il Direttore Sportivo a campionato in corso, ha creato qualche scompenso?

I calciatori che sono andati via a gennaio hanno fatto le loro scelte di voler giocare e ritagliarsi maggior spazio.

Per quello che so io, lui ha avuto un disguido in seguito ad una riunione tecnica con l’allenatore, ed è andato via senza occuparsi più della squadra. In realtà resta ancora il nostro Dirigente, perchè non è stato assolutamente licenziato, e dispiace che in giro si sentono tante chiacchiere senza sapere i fatti.

Come in ogni ambiente di lavoro, anche nel nostro caso abbiamo una Società e in particolare un Presidente che prende le proprie decisioni. Manniello ha ritenuto opportuno non intervenire subito con il licenziamento, ritenendo che tutto poi potesse rientrare, e magari che la sua assenza fosse dovuta solo ad un momento di rabbia del Direttore Logiudice. Ci può stare che possano nascere dei disguidi in seguito ad una discussione, ma allontanarsi nel momento topico del mercato penso che non sia giusto, anzi reputo che il Presidente sia stato fin troppo corretto a non prendere provvedimenti.

Ho una grossa stima nei confronti di Pasquale, potrei dire quasi che lo considero come un fratello, ma su queste scorrettezze non mi trova d’accordo. Il sottoscritto quando ha avuto dei problemi si è sempre assunto le proprie responsabilità.

È inutile andare a parlare nei bar o attraverso i social con critiche mirate nei confronti della società. A Castellammare c’è solo il gusto di attaccare, in campo non giocava il Direttore Sportivo, ma una squadra guidata da un bravo allenatore, una società che non ha mai fatto mancare niente e tutti fanno la propria parte.

Si parlava del terzino del Messina De Vito? Il calciatore non ha accettato il trasferimento nonostante la Juve Stabia era disposta a fare un esborso economico importante, ma il Messina voleva anche una contropartita tecnica individuata in Liotti, che però ha rifiutato il trasferimento, tant’è vero che la stessa società peloritana non ha ceduto più nessun calciatore, e il solo Pozzebon è stato venduto al Catania in cambio di soldi e contropartite tecniche.

Si poteva fare un sacrificio per riappacificare un pò le parti, stiamo parlando di Manniello e Logiudice?

Personalmente non ho mai telefonato a nessuno, ma comunque resto sempre amico con tutti anche a distanza di molto tempo. Posso dirvi che non c’è stato nulla, quindi non vedo il motivo per il quale bisognava fare un sacrificio di rappacificazione. Alla fine il Presidente è colui che mette i soldi e che ha il potere di prendere una decisione. Io ero presente e non è successo niente, forse c’erano altri problemi che evidentemente Logiudice aveva e non ha voluto dire le cose in faccia. Non ho mai ricevuto nessuna chiamata da lui, non so se chiamava il Presidente, so solo che c’è stata una discussione tecnica. Su alcuni calciatori, che hanno manifestato la volontà di andare via, c’era l’assenso di tutti per la loro cessione.

Reputo sia stato giusto che siano stati messi alla porta quei calciatori che non avevano il piacere di rimanere qui a Castellammare. È stato il Presidente che ha definito gli accordi visto che già c’erano degli obiettivi e c’era l’assenza del Direttore Sportivo.

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Gli insegnamenti della Consulta sull’Italicum

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Le 60 pagine della sentenza della Consulta sull’Italicum disegnano una legge elettorale coerente con la Costituzione e immediatamente applicabile. Ma non vietano un nuovo intervento del Parlamento, troppo esposto ai veti incrociati di chi guarda solo al proprio orticello. Ci aspetta un futuro di grandi coalizioni, i “caminetti” che Matteo Renzi ha contestato alla direzione nazionale del Pd.

Cosa ci insegna la sentenza sull’Italicum

La sentenza della Consulta ha dichiarato incostituzionali il ballottaggio e le candidature plurime così come previste nell’Italicum. Le legge elettorale che ne risulta è sì subito applicabile, ma ciò non significa che il parlamento debba rinunciare a intervenire. L’omogeneità tra Camera e Senato.

Le questioni accolte

Il 9 febbraio è stata pubblicata la sentenza 35/2017, con cui la Corte costituzionale ha dichiarato la parziale incostituzionalità della legge elettorale 52/205 (il cosiddetto Italicum). Si tratta di un documento molto interessante, che risponde a diversi dubbi e curiosità e che arricchisce sensibilmente la giurisprudenza della Consulta in materia elettorale.
Le motivazioni della sentenza sono espresse in ben sessanta pagine: se confrontate con le scarse quindici dedicate alla legge 270/2005 (Porcellum), la differenza appare enorme e si spiega principalmente con la pluralità dei soggetti ricorrenti (i tribunali di Messina, Torino, Perugia, Trieste e Genova) e il numero delle questioni sollevate. Tra tutte, solo due sono state considerate fondate e quindi accolte: l’incostituzionalità del ballottaggio e quella delle candidature multiple dei capilista.
Per quanto riguarda il ballottaggio, la Corte fonda il suo giudizio sulla mancanza di una soglia minima di voti per essere ammessi al secondo turno. Si tratta della stessa motivazione con cui era stato dichiarato incostituzionale il premio di maggioranza del Porcellum (sentenza n. 1/2014) e sulla base della quale è stato invece salvato quello dell’Italicum, quando attribuito al primo turno. La lista vincente al ballottaggio avrebbe infatti ottenuto un premio di maggioranza molto elevato: in questo caso, la garanzia del principio costituzionale della governabilità, pure riconosciuto, non sarebbe stata sufficiente a compensare la violazione dei principi di sovranità popolare (articolo 1 comma 2 Costituzione) e di uguaglianza dei cittadini e del voto (articoli 3 e 48 comma 2). Interessante come la Corte argomenti ciò anche alla luce della mancata possibilità di apparentamento tra liste al secondo turno, suggerendo forse al legislatore un modo per reintrodurre lo stesso ballottaggio in una successiva revisione della legge elettorale.
Del resto, la Corte enuncia chiaramente che, in sé e in astratto, il ballottaggio non debba considerarsi affatto costituzionalmente illegittimo. La Consulta tiene infatti a chiarire che, nel caso dell’elezione del sindaco nei comuni con più di 15mila abitanti, l’effetto che potrebbe risultare problematico (il ballottaggio influenza infatti anche la composizione del consiglio comunale) è considerato secondario rispetto a quello principale, cioè l’elezione diretta del titolare del potere esecutivo locale.
Per ciò che concerne le candidature multiple, è risultata cruciale nel giudizio della Corte la discrezionalità attribuita al candidato bloccato di scegliere il proprio collegio; di nuovo, ciò è considerato una violazione del principio dell’uguaglianza dei cittadini e del voto. Infatti, non è la candidatura plurima in sé il problema (in vigore prima del 1993 e tuttora caratterizza la legge elettorale per il parlamento europeo) bensì il fatto che nell’Italicum la pluricandidatura è possibile esclusivamente per taluni soggetti (i capilista, appunto) e inoltre la loro elezione non avviene sulla base di preferenze raccolte nei collegi, ma sulla base della loro posizione. In aggiunta, la Corte suggerisce alcuni criteri di scelta che avrebbero comunque salvato l’impostazione voluta dall’Italicum (ad esempio, condizionare la scelta alla cifra elettorale relativa ottenuta dalla lista).
Non potendo – e non volendo – intervenire in maniera discrezionale, la Corte fa salvo l’unico criterio residuale possibile, previsto dalla legge stessa, vale a dire il sorteggio, che perlomeno cancella la discrezionalità nella scelta del collegio. La previsione è necessaria in quanto la legge deve essere ovviamente applicabile; tuttavia, la Corte richiama esplicitamente il legislatore a introdurre un criterio diverso, che sia maggiormente rispettoso della volontà degli elettri.

E adesso?

Adesso, naturalmente, la questione è nelle mani del parlamento. La sentenza della Corte chiarisce che la legge elettorale risultante è direttamente applicabile e utilizzabile, ma ciò non costituisce certo un obbligo per il parlamento a rinunciare alla propria prerogativa di legiferare di nuovo in materia. Anzi, da un certo punto di vista, la sentenza dovrebbe addirittura essere uno stimolo per il legislatore. Tristemente, ma non è una novità, la decisione sulla legge elettorale sembra più condizionata dalla strategia di segreterie di partito o direttori rispetto alle elezioni che alla libera scelta dei parlamentari. Stando così le cose, c’è da aspettarsi un futuro di grandi coalizioni elettorali e parlamentari, le uniche in grado di far funzionare in maniera omogenea Camera e Senato. A proposito di maggioranze omogenee, la Corte chiude la sentenza con una chiosa ripresa da più parti con interpretazioni diverse: chiarisce che sistemi elettorali diversi per Camera e Senato sono del tutto ammissibili, a patto che non ostacolino la formazione di “maggioranze parlamentari omogenee” nelle due camere.

POLITICA

Consulta: illegittimi ballottaggio e pluricandidature

La Consulta si è espressa sulla legittimità dell’Italicum, la legge elettorale approvata nel 2015 dal governo guidato da Matteo Renzi.  Relatore…

vivicentro.it/attualità
vivicentro/Gli insegnamenti della Consulta sull’Italicum
lavoce.info/Cosa ci insegna la sentenza sull’Italicum (Paolo Balduzzi)

Juve Stabia: Zhivko Atanasov convocato in nazionale viene seguito anche da un club di serie A

Zhivko Atanasov dopo l’ottimo campionato disputato fino a questo momento, comincia a raccogliere i frutti del suo lavoro e della sua caparbietà.

Un premio. Conquistato, sudato, meritato. Un biglietto di ritorno per la Bulgaria, anche se solo per tre giorni. Sensazioni intense, emozionanti. Da Castellammare di Stabia verso l’Est, un passo breve per un salto grande così. Zhivko Atanasov, ci scommettiamo, in questo momento è il volto della felicità. Perché ne ha passate tante, e perché ora può gustarsi la chiamata più bella: quella della sua Nazionale. Il difensore classe 1991 della Juve Stabia è stato convocato, infatti, per uno stage che la Bulgaria di Hubcev terrà dal 20 al 22 febbraio. Applausi. Per chi nel febbraio dello scorso anno ha chiuso le valigie tra speranze e sogni e, dopo varie esperienze tra Levski Sofia, Cherno More e Slavia Sofia, è andato verso un futuro senza certezze.

Qualità indiscutibili, quelle di Zhivko: forza fisica (187 centrimetri), la giusta dose d’esperienza, la voglia di rispondere presente alla grande chiamata della Juve Stabia, che ha visto in quel ragazzone venuto dall’Est la luce del potenziale campione. Questione di dna, dato che lo sport non è proprio una novità in famiglia. La madre di Zhivko, Jordanka Donkova, è stata una meravigliosa campionessa nell’atletica leggera, con la medaglia d’oro nei 100 metri a ostacoli alle Olimpiadi di Seul nel 1988 e quella di bronzo a Barcellona nel 1992, oltre al primato mondiale di 12″21 che ha resistito per quasi 28 anni e battuto solo nel luglio del 2016 dall’americana Kendra Harrison.

Nonostante tutto, però, il destino ha provato a giocare brutti scherzi. Zhivko Atanasov, arrivato in prova al Menti, ha infatti dovuto fare i conti con un ginocchio che proprio non ne voleva sapere di dargli pace. Una prima stagione tormentata, solo due presenze e tanti, troppi rimpianti. Valigie pronte, da chiudere per tornare indietro, con il rammarico di non avercela fatta. E invece no. Perché il club del presidente Manniello ha continuato a credere in quel ragazzo. E lo ha aspettato.

I risultati, con pazienza e fiducia, arrivati: in questa stagione, Atanasov è diventato titolare indiscusso e grande protagonista della squadra di Gaetano Fontana che si sta giocando la vittoria del Girone C di Lega Pro con corazzate come Lecce, Foggia e Matera. I numeri parlano chiaro: 21 presenze complessive (18 in Lega Pro, 2 in Coppa Italia e 1 in Coppa Italia Lega Pro) con 1759 minuti giocati e un gol segnato il 14 settembre contro il Messina. Costanza, intelligenza, riscatto. Già, il riscatto. La convocazione per la Nazionale bulgara è un premio sia per Zhivko che per la Juve Stabia, che ci hanno sempre creduto, anche quando sembrava che tutto questo non dovesse accadere. Problemi fisici alle spalle, un rendimento ben al di sopra della sufficienza e le luci del mercato puntate addosso.

Già, perché le sue prestazioni non sono passate inosservate: il Chievo Verona del presidente Campedelli ha già appuntato nome e cognome sul taccuino e degli osservatori gialloblù lo hanno seguito durante la partita contro la Casertana dello scorso 13 novembre. Un futuro ancora tutto da scrivere, tra speranze e rivincite. Con il mercato sullo sfondo, Atanasov e la Juve Stabia si godono un riconoscimento come quello della convocazione nella Nazionale bulgara. Il premio per chi ha saputo aspettare. Per chi ha saputo crederci.

fonte https://gianlucadimarzio.com/it/atanasov-gioia-juve-stabia-la-bulgaria-chiama-il-chievo-lo-osserva

Assemblea PD: dialogo tra sordi

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Marcello Sorgi analizza il “ dialogo tra sordi ” che porta il partito a una scissione sempre più vicina. Bersani: “Renzi ha spinto il pulsante dell’autodistruzione”.

Alla direzione del Pd che dopo i risultati del referendum doveva decidere sui destini della legislatura, del governo, e di conseguenza del Paese, è andato in scena il più classico del dialogo tra sordi, tra Renzi e la sua maggioranza che ha lasciato avvertire qualche scricchiolio, da una parte, e gli avversari della minoranza dall’altra. Al di là di qualche pallido tentativo di ritorno alle buone maniere, tra gente che in molti casi non si rivolge più la parola da tempo e si parla solo attraverso interviste a giornali e tv, i due schieramenti, divisi in quattordici correnti, sono rimasti ciascuno sulle sue posizioni.

Renzi punta a far svolgere il congresso del suo partito in tempi brevi, entro aprile o maggio, per andare alle elezioni anticipate entro giugno, o al massimo settembre. Bersani ha chiesto che la legislatura arrivi alla sua scadenza naturale, in nome della necessità di dare al governo la possibilità di affrontare i più urgenti problemi italiani, e di posporre l’esigenza del Pd di rilegittimare il proprio vertice, misurando consensi e dissensi tra i propri iscritti ed elettori.

Ma poiché ridurre all’essenziale – Renzi sì o no – il dibattito interno, incarognitosi e giunto alle soglie di una scissione a meno di dieci anni dalla nascita del Pd, non sarebbe stato possibile, senza aggravare il penoso clima interno, e peggiorare in diretta tv l’immagine del più grande partito di governo, per quattro ore si è assistito a un confronto non del tutto mediocre sui destini della sinistra mondiale insidiata dal populismo arrembante, dalla destra trumpista e xenofoba vincente, dalla globalizzazione calante. Una discussione a tratti perfino interessante, per chi voglia farsi un’idea del panico e del senso di accerchiamento che accompagna una delle poche classi dirigenti di centrosinistra rimaste alla guida di un Paese importante come l’Italia, mentre tutt’attorno, dall’Inghilterra alla Francia all’Olanda, i nostri maggiori partners provano come possono a fronteggiare le proprie crisi politiche e quella più complessiva dell’Unione Europea. E una prova abbastanza esplicita – sebbene si sia trattato dell’inizio abbastanza estemporaneo di un dibattito destinato a proseguire – che anche il Pd, come quasi tutti i democratici e i socialisti nel mondo, di fronte alle sfide che tutt’insieme s’è trovato davanti non ha altre risposte che una sorta di indietro tutta, rispetto all’assunzione dì responsabilità che avevano caratterizzato le sinistre dell’inizio degli Anni Novanta, oggi guardati quasi come il momento di un grande errore e l’occasione di un tradimento delle idee e dei bisogni tradizionali del proprio elettorato. Dunque, basta mercati, privatizzazioni, liberalizzazioni delle regole del lavoro, terze vie tra capitalismo e socialismo, e via libera alle nostalgie d’altri tempi, statalismo, interventi pubblici, assunzioni (pagate con chissà quale capitolo del bilancio statale, oberato dal debito). Il tutto, coniugato con le parole-chiave del successo di Trump in America, declinate ovviamente a sinistra e nella lingua nazionale: «Prima l’Italia!» e «Protezione».

Ora, è lecito dubitare che al di là di qualche slogan elettorale – non dissimile da quelli adoperati, per perdere, dal leader laburista Corbyn in Inghilterra o dall’aspirante e sconfitto dalla Clinton candidato democratico Sanders in Usa -, queste proposte possano trasformarsi in soluzioni per i pesanti e crescenti problemi italiani. Come manifesto per una sinistra che voglia tornare all’opposizione sono perfette, e può darsi che servano anche a recuperare una parte di voti perduti, ma non la maggioranza che serve a governare. E va da sé che se questo dovesse diventare il programma del Pd, Renzi non potrebbe più esserne il leader: al dunque, questo sembra il vero obiettivo dei compagni ritrovati.

L’accelerata verso il congresso dell’ex premier, e tra qualche giorno segretario dimissionario del Pd, nasce di qui: sarà il suo ultimo azzardo, per cercare di non soccombere alle sirene del passato, di certo il più rischioso della sua recente avventura.

vivicentro.it/opinione
vivicentro/Assemblea PD: dialogo tra sordi
lastampa/L’ultimo azzardo del leader MARCELLO SORGI

Real Madrid-Napoli, i convocati di Zidane: assente Bale

Il Real Madrid ha diramato la lista dei convocati in vista della sfida di domani contro il Napoli al Bernabeu. Gara valevole per l’ andata degli ottavi di finale di Champions League. Non figura tra l’ elenco il nome di Gareth Bale, l’ attaccante gallese  è rientrato in gruppo solo pochi giorni fa dopo un lungo stop.

 

Portieri: Keylor Navas, Kiko Casilla, Ruben Yanez.

Difensori: Carvajal, Pepe, Ramos, Varane, Nacho, Marcelo.

Centrocampisti: Kroos, James, Casemiro, Kovacic, Modric, Isco.

Attaccanti: Cristiano Ronaldo, Benzema, Lucas Vazquez, Morata

Champions League, Zidane: “Entrambe le squadre hanno le stesse possibilità di passare il turno. Sarri? Sta facendo benissimo”

Zinedine Zidane, allenatore del Real Madrid, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia dell’ andata degli ottavi di Champions League contro il Napoli. Ecco quanto evidenziato:

“Bale ha recuperato e ha lavorato già due volte con il gruppo. Sta bene e vedrete se sarà convocato. Bisogna essere cauti visto che è stato fuori due mesi. Siamo molto concentrati sulla sfida di domani. Entrambe le squadre hanno il 50% di possibilità per passare il turno. Sarri sta facendo un grande lavoro, il Napoli gioca molto bene e i risultati positivi sono una conseguenza.
Finale? La strada è lunga, prima abbiamo due partite difficilissime contro il Napoli. Crediamo molto in questa competizione, per vincere domani dovremo dare il massimo in campo.
Maradona? Da bambino lo veneravo ma con tutto il rispetto sono i giocatori che scenderanno in campo che temo maggiormente. Il Napoli ha tanti giocatori forti e rapidi, specialmente in avanti. Anche noi abbiamo le nostre armi, vedremo chi la spunterà.
Il Napoli gioca a ritmi elevati, sappiamo delle difficoltà cui andremo in contro in diversi momenti della gara. Dobbiamo limitarli sul piano offensivo e non esporci al loro contropiede. Per questo servirà la massima concentrazione per portare a casa il risultato”.

Attività di base, Virtus Palma-Juve Stabia 1-2: il tabellino

Attività di base, Virtus Palma-Juve Stabia 1-2: il tabellino

L’attività di base della Juve Stabia, categoria 2005/06, ha giocato contro la Virtus Palma e vinto con il risultato di 2-1 grazie ai gol di Cioffi e Minasi.

Così in campo:

1 tempo:

Sacco, Provvisiero, Miele, Granatello, Maffei, Testa, Di Nardo, Cioffi, Rinaldi

2 tempo:

Galluccio, Coppola, De Curtis, Papa, Natale, Mottola,  Improta, Cioffi, Minasi

3 tempo:

Galluccio, Provvisiero,  Miele, Zaccariello, Maffei, Natale, Buzzo, Fabrizio, Testa

a cura di Ciro Novellino

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Champions League, Modric: “Gara difficile, il Napoli gioca bene. Speriamo di ottenere un buon risultato”

Luka Modric, centrocampista del Real Madrid, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro il Napoli. Ecco quanto evidenziato:

“Domani ci attende una gara difficile, il Napoli è un ottima squadra. Siamo fiduciosi in quanto giochiamo in casa. Possiamo fare bene e non concedere il gol all’ avversario. Mi aspetto una grande sfida, noi abbiamo una grande storia in Champions e i nostri tifosi ci supporteranno dall’ inizio alla fine. Maradona? Uno dei più grandi della storia. Siamo contenti che sia presente ma fortuna che non gioca.

Noi ci siamo allenati al meglio e siamo pronti a scendere in campo per centrare la vittoria. Il Napoli viene da una buona serie di risultati e gioca molto bene. Noi giochiamo in casa e dobbiamo subito partire a ritmi elevati. E’ una buona squadra che sa far bene   in attacco ma anche a centrocampo. Sarà difficile prendere in mano la partita ma speriamo di ottenere un buon risultato. Sono maturato molto e sono contento del mio rendimento, spero di continuare così per anni”.