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La fotogallery della gara Foggia vs Juve Stabia (1-0)

Foggia vs Juve Stabia foto di Armando Russo

Guarda le foto di Foggia vs Juve Stabia realizzate dal nostro fotografo Armando Russo che ci racconta così la sconfitta delle vespe con i ragazzi di Mister Giovanni Stroppa.

La Juve Stabia dopo aver chiuso il primo tempo in svantaggio di una rete a causa del rigore generato da Lisi e trasformato da Marotta. mette in campo tutto quello che ha nel secondo tempo senza trovare la via della rete. Arriva una sconfitta amara che di fatto chiude la corsa al primo posto e vede il Francavilla accorciare ad un solo punto dalle vespe.

FOGGIA (4-3- 3): GUARNA, RUBIN, COLETTI, MARTINELLI, LOIACONO, VACCA, AGAZZI, DELI, SARNO,  MAZZEO, DI PIAZZA.

A DISP.: TUCCI, FIGLIOMENI, AGNELLI, CHIRICò, SAINZ MAZA, EMPEREUR, SICURELLA, DINIELLI, POMPILIO, SANCHEZ, GERBO, FABER.

ALL. GIOVANNI STROPPA

JUVE STABIA (3-5- 2): RUSSO, MORERO, ATANASOV, SANTACROCE, CANCELLOTTI, IZZILLO, CAPODAGLIO, MASTALLI, LISI , KANOUTE’, PAPONI.

A DISP. BACCI, LIVIERO, MATUTE, MAROTTA, MANARI, GIRON, SALVI, ALLIEVI, ESPOSITO, ROSAFIO, RIPA, CUTOLO.

ALL. GAETANO FONTANA.

ARBITRO: FRANCESCO FOURNEAU DI ROMA 1

ASSISTENTI: MATTEO BENEDETTINO DI BOLOGNA – ANDREA FUSCO DI TORINO

5’ Primo tentativo della Juve Stabia con Paponi che da posizione defilata calcia a rete trovando Guarna pronto alla parata a terra.

18’ Occasionissima per il Foggia con Rubin  che parte in contropiede dalla propria metà campo si beve con una finta Cancellotti e calcia a rete trovando la stupenda risposta di un formidabile Russo. La Juve Stabia subisce questo contropiede dopo aver sprecato una punizione in zona d’attacco!

35’ Ancora Foggia vicino al vantaggio: Agazzi da fuori area calcia a rete a botta sicura, ma Morero si immola e riesce con la schiena a deviare in angolo il tiro del centrocampista rossonero.

38’ Clamoroso errore di Santacroce che prima recupera un bellissimo pallone ma poi se lo lascia rubare da Deli che serve Di Piazza ma per fortuna della Juve Stabia, l’attaccante rossonero spara alto.

43’ Lisi in mischia interviene in ritardo su Sarno, l’arbitro decreta il calcio di rigore per il Foggia.

44’ FOGGIA IN VANTAGGIO: Sul dischetto va Mazzeo che realizza spiazzando Russo.

47’ Parte forte la Juve Stabia che prova subito a spingere alla ricerca del pari: dopo una serie di azioni in area di rigore rossonera non finalizzate da nessun calciatore gialloblè, la palla su una rimessa laterale arriva a Kanoutè che si libera di Rubin e da posizione molto defilata, invece di servire Paponi, calcia a rete spedendo la palla alta sulla traversa.

64’ Juve Stabia ancora pericolosa con Marotta che riceve palla da Cancellotti, entra in area e calcia a rete senza inquadrare la porta.

80’ Bellissima azione della Juve Stabia: Triangolazione Capodaglio, Marotta, Paponi, Marotta con quest’ultimo che esce da un muro di giocatori rossoneri e da ottima posizione calcia tra le mani di Guarna.

82’ Ancora Juve Stabia con Marotta che serve di tacco Cancellotti, cross di quest’ultimo e Paponi e mezza sforbiciata non inquadra la porta.

85’ Altra azione della Juve Stabia con Paponi e Cutolo che scambiano con quest’ultimo prova la botta da fuori area con la palla che finisce di poco a lato alla sinistra di Guarna.

 

Eccellenza-Il Procida si aggiudica il derby delle isole 2-1 al Real Forio

Il Real Forio perde il suo primo derby delle isole. I biancorossi si sono imposti per 2-1 . Al momentaneo vantaggio di Sperandeo, ha risposto De Felice su rigore. A dieci minuti dalla ripresa è poi arrivato il 2-1 di Roghi che Chiaiese e compagni non sono mai riusciti a recuperare. Poche occasioni da una parte e dall’altra, partita non spettacolare e giocata soprattutto a centrocampo. Un pareggio, forse, non avrebbe scontentato nessuno.

LE FORMAZIONI. Mister Impagliazzo resta fedele al 3-5-2. Solita difesa davanti a Sollo composta da Mora, Calise e Di Dato. A centrocampo Conte (preferito a Fanelli) insieme a Sannino e Trofa con Vitagliano e Iacono F. sugli esterni. In attacco spazio a Chiaiese e De Felice, in panchina i fratelli Costagliola. Bruno Mandragora opta per il 4-3-3. Lamarra tra i pali, in difesa Lubrano, De Giorgi, Micallo e Signore; a centrocampo Coppola, Rinaldi e Annunziata; in attacco il tridente composto da Dodò, Sperandeo e Bacio Terracino.

LA PARTITA. Inizio di gara abbastanza brutto, squadre contratte e poco pericolose. Alla prima occasione utile, il Procida passa in vantaggio: l’errore di Calise in fase di impostazione permette ai padroni di casa di lanciare il solito Dodò sulla fascia, cross in mezzo e Sperandeo tira praticamente un rigore in movimento con il pallone che si insacca sotto la traversa. Il Forio è in partita e si vede. De Felice prova ad entrare in area,subisce una gomitata abbastanza evidente, ma l’arbitro lascia incredibilmente proseguire. Un minuto dopo, esattamente al 37′ l’azione si ripete, questa volta è Micallo a toccare De Felice. Intervento meno vistoso di quello precedente, ma l’arbitro (forse timoroso di aver sbagliato nell’altra occasione) assegna il penalty ai biancoverdi. Sul dischetto si presenta lo stesso De Felice, il giovane classe ’96 non sbaglia e mette a segno la tredicesima rete in campionato. Nel finale del primo tempo, alcune (non) decisioni arbitrali continuano a far discutere. Davide Trofa è lanciato il porta, il Forio si presenta quasi davanti a Lamarra in tre contro uno, ma il gioco viene fermato per un presunto fallo (molto dubbio) commesso da De Felice ai danni dell’unico difensore (Micallo) rimasto in copertura. Ancora  proteste dei ragazzi di Impagliazzo quando Dodò, a gioco fermo, volontariamente dà un calcio a Di Dato rimasto a terra. L’arbitro vede tutto, ma decide di ammonire Dodò (c’erano gli estremi per il rosso). La ripresa si apre nuovamente con un gol del Procida. Al 10′ Sperandeo serve con un filtrante Roghi (subentrato a Bacio Terracino), il quale supera Sollo con un diagonale. I ragazzi di Mandragora sfiorano poi il 3-1 sugli sviluppi di un calcio di punizione di Rinaldi che si avvicina all’incrocio dei pali. All’occasione dei biancorossi risponde il Forio con De Felice, il quale per due volte si fa stoppare da un miracoloso Lamarra: prima su un colpo di testa ravvicinato, poi sulla ribattuta Lamarra para anche il tap-in dell’attaccante biancoverde. Nel finale ancora episodi dubbi che fanno infuriare giocatori e dirigenti del Forio.Protagonista nuovamente Trofa, il quale subisce palesemente fallo, ma viene ammonito per simulazione davanti allo stupore di tutti (difensore del Procida compreso).  Il sig. Ambrosino di Torre del Greco completa la sua pessima prestazione con un’espulsione inventata ai danni di Nicola Mora. L’ex Napoli, a partita praticamente finita, chiedeva all’arbitro di far velocizzare i tempi con educazione e linguaggio pulito; l’arbitro, però, ha deciso di estrarre il cartellino rosso. Da segnalare, nei minuti di recupero, anche un’occasione sprecata dall’ex Lorenzo Costagliola (entrato nella ripresa, così come il fratello Tony).  Il derby termina sul 2-1 in favore del Procida. Squadra più forte e a dirlo è la classifica. Ma allo “Spinetti” il divario non si è visto, al contrario dell’arbitraggio oggettivamente discutibile che si è visto eccome. La corsa alla salvezza del Real Forio riprenderà domenica prossima (al “Calise”) contro il Mondragone.

 

 

ISOLA DI PROCIDA  2

REAL FORIO  1

 

ISOLA DI PROCIDA: Lamarra, Lubrano (24’s.t. Matrullo), De Giorgi, Annunziata, Micallo, Signore, Dodò, Coppola, Sperandeo, Bacio Terracino (1’s.t. Roghi), Rinaldi, (In panchina: Bardet, Romano, Granillo, Napolitano, Esposito) All. Mandragora

REAL FORIO: Sollo, Di Dato, Mora, Calise, Iacono F., Conte (19’s.t. Costagliola L.), Sannino, Trofa, Vitagliano (39’s.t. De Luise M.), Chiaiese (33’s.t. Costagliola A.), De Felice. (In panchina: Verde, De Luise V., Fanelli, Boria) All. Impagliazzo

ARBITRO: Ambrosino di Torre del Greco (Ass. Palomba e Robello di Torre Annunziata)

RETI: 13′ Sperandeo, 38′ De Felice (RIG), 55′ Roghi

NOTE: Ammoniti Dodò, Micallo, Signore, Sperandeo (P), De Felice, Trofa, Calise, Iacono F.. Espulso Mora (rosso diretto) al 90′

EDITORIALE – Foggia vs Juve Stabia la parola d’ordine è stata: contraddizione

Il match che la Juve Stabia ha giocato ieri allo Zaccheria di Foggia è la sintesi perfetta del momento non certo facile che stanno vivendo gli uomini di Fontana. La gara è stata contraddittoria così come di contraddizioni è fatta la stagione delle Vespe. Sì, contraddittoria e spieghiamo il perché.

Alla vigilia della gara contro il Foggia anche i tifosi più ottimisti guardavano alla gara con obiettività e con la consapevolezza che gli uomini di Stroppa fossero nettamente più in forma ed in palla rispetto alla squadra di Fontana. Il punteggio e l’andamento del match hanno dato invece risposte differenti, con i gialloblù sconfitti con il minimo scarto e sulla base di un rigore non del tutto cristallino. Poche sono inoltre state le palle gol effettivamente pericolose del Foggia.
Se il risultato non è stato “tragico” come molti pensavano, la prestazione delle Vespe è stata invece grigia. Nessuno spunto, nessun cambio di ritmo, nessuna idea da parte della Juve Stabia, apparsa come una squadra monocorde per tutti i 90 minuti. Una squadra che ha giocato con così poca fame che avrebbe potuto subire un passivo nettamente maggiore.

Le contraddizioni non finiscono certo qui ma hanno ad oggetto anche singole scelte di Fontana. Ripa e Marotta, ad esempio, ne sono l’emblea; Spider, nonostante sia il miglior marcatore delle Vespe e venisse dalla rete contro la Reggina, è stato relegato in panca per tutti i 90 minuti. Nemmeno l’assalto finale delle Vespe ha potuto contare sul bomber. Stesse considerazioni per Marotta: l’unico che nelle ultime due gare ha acceso la luce, con un assist e due reti all’attivo, è subentrato solo nella ripresa, dimostrando con la sua vivacità come sarebbe stato più giusto vederlo in campo dall’inizio.
Ancora, la contraddizione sta nel non aver visto in campo dall’inizio Liviero, calciatore in grado di fare la differenza nel suo ruolo; al suo posto Fontana ha preferito schierare un calciatore fuori ruolo, Lisi, disastroso ma non certo per colpa sua.

Contraddittorio è vedere steccare gli uomini che dovrebbero far fare il salto di qualità e dare tranquillità alla squadra. Il riferimento è a Morero e Santacroce, tra i più deludenti a Foggia. Delusione decisamente costante ormai quella che circonda le prestazioni del difensore argentino.

Le contraddizioni gialloblù sono forse le cause del tracollo degli ultimi mesi e non fanno altro che aumentare i rimpianti. Se solo si fosse mantenuta una normale continuità, non necessariamente da squadra schiacciasassi ma nemmeno da media retrocessione, ora il treno promozione sarebbe ancora a portata di mano. A questo punto conta guardarsi le spalle e mettere il massimo impegno nel nuovo campionato delle Vespe, quello per la conquista del terzo posto.

Raffaele Izzo

Champions, Sarri: “La pressione sarà tutta su di loro. Compito proibitivo ma ce la giocheremo”

Maurizio Sarri ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del ritorno degli ottavi di Champions League contro il Real Madrid:

 
“Tutta la squadra è unita per un obbiettivo comune. Discorso con De Laurentiis? E’ inutile parlarne. Un incontro di 30 minuti in cui abbiamo parlato maggiormente di cinema, gli ho preparato una sceneggiatura. Si è parlato trenta secondi di calcio, non vedo perché non ci debba essere convergenze sugli obbiettivi. Sarà il Real a essere sotto pressione, sono loro i campioni d’ Europa e del mondo e la squadra più ricca. Noi abbiamo la tifoseria campione del mondo e domani lo vedrà tutta l’ Europa. Tenteremo di fargli girare un po’ i coglioni ma segnano da 46 gare consecutive”
Serve un colpo di genio per batterli?
“Speriamo che il genio non sia andato tutto nella sceneggiatura (Ride ndr). Sarà una partita difficile perché hanno grandi qualità tecniche e fisiche. L’ aspetto più importante è quello della fase difensiva. Anche se saremo perfetti sotto questo aspetto possono venire fuori le loro qualità offensive. In avanti possiamo avere le nostre opportunità ma si parte da uno svantaggio di due gol. Se pure le possibilità sono minime ci sono e noi proveremo a giocarcela”.
Su Mertens:
“Sembra sia stato solo un inizio di crampi. Tutti sono comunque da valutare tra oggi e domani vista la serie di partite così importanti che non era mai capitata e nessuno. Non voglio fare polemiche ma qualcosa si poteva fare. Si sapeva da tempo che Napoli e Juventus potevano essere agli ottavi e non è stata presa nella giusta considerazione. Mertens non è uscito con un problema muscolare e sarà a disposizione”.
Sul match di Roma:
“Abbiamo fatto bene per 86 minuti poi un rinvio sbagliato ha creato il panico. L’ applicazione era stata buona anche nel primo tempo a Torino prima di farci travolgere dal corso degli eventi. Aver vinto il girone e poter giocare contro il Real è comunque un successo. E’ chiaro che questo tipo di gare dovrebbero diventare abituali per noi”.
Ha pensato a qualcosa in particolare per arginare l’ avversario?
“Avevo pensato di giocare con un uomo in più ma non è possibile. Quando una squadra è forte, è forte. La loro qualità tecnica è difficile da arginare. si potrebbe dire che all’ andata i nostri attaccanti non hanno portato la giusta pressione in certi momenti. Mettere pressioni a questi calciatori di qualità risulta sempre complicato. Importante sarà la prestazione complessiva. Non possiamo concentrarci difensivamente sul singolo uomo. Se le marcature a uomo funzionassero allora calciatori come Maradona e Platini non sarebbero diventati grandi. Sappiamo che sarà un compito proibitivo”
Su Rog:
“Domani il confine di essere tra gli undici o in tribuna è sottile. Rog ha fatto un percorso, da dicembre è stato inserito gradualmente. Quando è entrato appieno ha dimostrato il suo valore. E’ tenuto in considerazione ma tutto dipenderà dagli ultimi allenamenti”.
Il Napoli con la Roma ha perso palloni sanguinosi davanti all’area, può essere questo il  punto debole?

“La Roma ha avuto palle gol solo dall’ 86′ in poi. Sono dei rischi per prenderci dei vantaggi, se esci dalla pressione poi trovi spazi, sono dei rischi quando davanti hai attaccanti veloci. Lo stesso rischio che correremo domani, dovremo uscire dalla nostra pressione, all’andata ci siamo riusciti solo ogni tanto”.
Il Real è il club più ricco e vincente, come pensi di fargli girare le scatole?

“Loro sono abituati alle grandi partite ed a condizioni ambientali non semplici. L’ambiente deve servire a noi, non per influenzare loro che sono abituati. Quello che conta è ciò che si trasmette sul campo, con l’anima. A loro non mette mai timore il casino, l’unica cosa che può dargli timore è vedere gli occhi dell’avversario di chi vuole dare tutto”.

Il Pungiglione Stabiese – Addio sogni di gloria!

Il Pungiglione Stabiese programma sportivo in onda su ViViradioWEB

Questa sera c’è il consueto appuntamento con ” Il Pungiglione Stabiese “, programma sportivo che parla di Juve Stabia a 360° gradi. Come sempre alla conduzione ci sarà Mario Vollono. Collegatevi oggi 27 febbraio 2017 dalle ore 19:30 per avere notizie in esclusiva sul mondo gialloblè. Avrete due modi per seguire la puntata:

DIRETTA

DIFFERITA (dopo 2 ore dalla diretta)

In questa puntata in studio ci saranno in studio Mario Di Capua (Radio S.Anna), Andrea Alfano (ViViCentro) e l’opinionista Armando Russo.

Ci collegheremo telefonicamente con Giorgio Corona per discutere con lui di questo momento del campionato di Lega Pro.

Presenteremo il prossimo match con la Paganese degli ex Carrillo, Carrotta e Grassadonia. Gli azzurro-stellati vengono da una serie di quattro risultati utili consecutivi e vogliono continuare in questo periodo d’oro. La Juve Stabia invece viene dalla sconfitta di misura con il Foggia che mette la parola fine alla corsa al primo posto.

Avremo come ospite telefonico Danilo Sorrentino di PaganeseMania che ci presenterà la Paganese in vista della partita con le vespe.

Ci collegheremo telefonicamente con Alberico Turi Direttore responsabile del settore giovanile della Juve Stabia, per discutere sui risultati ottenuti in questa fine settimana.

Avvisiamo i radioascoltatori che è possibile intervenire in diretta telefonica chiamando il numero 081.010.29.29 oppure inviando un messaggio Whatsapp al 338.94.05.888.

Gli ascoltatori possono inoltre scrivere, nel corso del programma, sul profilo facebook “Pungiglione Stabiese” per lasciare i loro messaggi e le loro domande.

“Il pungiglione stabiese” è la vostra casa. Intervenite in tanti!

Vi ringraziamo per l’affetto e la stima che ci avete mostrato nel precedente campionato e speriamo di offrirvi una trasmissione sempre più bella e ricca di notizie.

Promozione-Nuova Ischia,Mister Isidoro Di Meglio:” Abbiamo l’obbligo di provare a fare 21 punti”

La Nuova Ischia ritorna a vincere,dopo il passo falso con l’Oratorio Don Guanella. Al Mazzella i gialloblu battono 3-0 il Quartograd. Una gara dominata sin dai primi minuti, con una vittoria che da il morale giusto non solo alla squadra ma i fini della classifica. Una prestazione che a fine partita soddisfa il tecnico Isidoro Di Meglio-L’avevo detto alla vigilia del match ,più che essere preoccupato dei risultati degli altri,a me interessava ritrovare la mia squadra. I ragazzi hanno fatto un’ottima partita,i nostri avversari non hanno praticamente mai tirato in porta. Ora dobbiamo ritrovare anche qualità. Mi interessava fare una buona fase di possesso,i ragazzi sono stati encomiabili ed hanno fatto tutto quello che abbiamo svolto durante la settimana”. Una partita che forse si è chiusa un po troppo tardi,avendo sprecato diverse palle gol . Per cercare un piccolo lato negativo forse sotto porta dovevate essere un po più cinici. “Assolutamente si,siamo arrivati almeno quattro o cinque volte a tu per tu col portiere. Si poteva e si doveva fare meglio,diciamo che abbiamo degli spunti su cosa lavorare in settimana”. Altra nota positiva della gara vinta,oltre ad aver schierato una squadra giovane i due under Trani alla sua prima da titolare e Filosa entrato ad inizio secondo tempo,con quest’ultimo che è un ragazzo da tenere sott’occhio.” Trani lo conosco bene,lo avevo già lo scorso anno. Un ragazzo che quando è nella giusta condizione riesce a fare la differenza,ha un’accelerazione che in queste categorie pochi giocatori hanno. Inizialmente l’avevamo perso,per scelte sue poi a gennaio l’abbiamo tesserato nuovamente. Lui e Cuomo possono darci una grossa mano,seppur con delle caratteristiche diverse. Ora abbiamo anche altre soluzioni sugli esterni ed alternative diverse,che ci permetteranno di scegliere a seconda dell’avversario che abbiamo di fronte”. Vittoria fondamentale che rilancia la Nuova Ischia a quattro punti dal Bacoli Sibilla in virtù del pareggio dello scontro con il Monte Di Procida. Isidoro Di Meglio rimane con i piedi per terra e resta molto scettico sulle possibilità di credere ancora nella vittoria del campionato.” Con questo distacco possono solo perderlo loro,dovranno perdere punti…Noi dobbiamo restare concentrati solo su di noi,perchè ogni volta che dovevamo fare il passo in avanti abbiamo sbagliato. Adesso dobbiamo pensare solo allo scontro diretto con il Monte Di Procida,mancano ancora sette partite ed abbiamo l’obbligo di provare a fare 21 punti”. 

Di Simone Vicidomini

Champions, Hamsik: “Consapevoli che non sarà facile ma ci proveremo. I tifosi saranno il dodicesimo uomo”

Marek Hamsik ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro il Real Madrid:
“Non siamo una squadra che sa gestire. Dobbiamo andare in campo e attaccare perché siamo sotto di 2 gol. E’ chiaro che dovremo stare attenti dietro Il Napoli non sbaglia mai questo tipo di partite in casa, daremo tutto”.
E’ più complicato fare due gol al Real o non subirne?
“Sicuramente sono molto pericolosi in avanti. Lo sappiamo e dovremo stare attenti”.
Sente una responsabilità maggiore per questa partita?
“E’ un grande evento che non ci deve dare pressione. Al contrario ci deve dare la carica perché affrontiamo un grande club. Non vedo l’ ora di scendere in campo e di godermela”.
Immaginate di segnare subito come all’ andata, sarebbe un vantaggio o uno svantaggio?
“Non dobbiamo immaginare ma fare quello che sappiamo fare. Sarà una grandissima serata che aspetta tutta la città. I nostri tifosi faranno un grandissimo tifo. L’ urlo ‘The Champions’ si sentirà fino a torino. Sicuramente sarà una partita che non dimenticherò mai”.
Obbiettivo o traguardo per questo Napoli?
“Non è un traguardo, ambiamo a giocare questa competizione ogni anno. E’ una competizione straordinaria per il valore dei club e dei calciatori”.
Unico superstite della gara contro il Chelsea. Può essere d’ aiuto psicologicamente?
“Siamo sotto e dobbiamo recuperare. Proveremo a passare il turno consapevoli che non sarà facile. Vogliamo giocare e goderci questa sfida”.
Da capitano sente maggiori responsabilità, visto anche il discorso di Maradona all’ andata?
“E’ stato un bel gesto il suo. Vederlo è sempre una grande gioia. Domani ci aspettiamo l’ aiuto dei nostri tifosi che saranno il dodicesimo uomo in campo”.
Periodo difficile alle spalle, quanto è stata importante la vittoria contro la Roma ?
“E’ stata molto importante soprattutto ai fini della classifica. Giocare la Champions è bellissimo e vogliamo farlo anche l’ anno prossimo. La vittoria ci aiuta mentalmente e fisicamente”.

Crisi economica: Nord-Sud, cosa divide le donne

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La crisi economica riduce le differenze di genere nel mondo del lavoro e questo soprattutto perché la condizione degli uomini è peggiorata. In compenso però cresce il divario tra le donne che vivono al Nord e quelle che risiedono al Sud con precariato e basso-reddito a fare da sfondo. Per tutte poi c’è una zavorra chiamata “pink tax” (la tassa rosa), una sorta di obolo mascherato che porta le donne a pagare molti prodotti più di quanto paghino gli uomini.

La crisi allarga il divario tra donne del Nord e del Sud

Nel Mezzogiorno le lavoratrici più precarie e a basso reddito

Le differenze di genere nel lavoro durante questa crisi sono diminuite. Non perché le donne abbiano particolarmente migliorato la loro situazione, ma perché gli uomini l’hanno peggiorata.

Se approfondiamo l’analisi, ci accorgiamo però che, se le differenze di genere sono diminuite, le differenze tra donne sono aumentate.

Guardiamoci indietro. Torniamo agli inizi degli anni ’90. Anche allora ci fu una crisi. Una recessione che colpì l’industria e le costruzioni, e che pagarono anche in quel caso molto più gli uomini che le donne. Fu più concentrata nel tempo, non durò così a lungo. Ebbene, anche allora le donne persero meno occupazione degli uomini e recuperarono prima.

Proprio come è successo nell’ultima crisi. Già dal 1995, ricominciò la crescita dell’occupazione femminile, che continuò ininterrottamente fino al 2008, prima con un ritmo più accentuato, poi più debole. Il trend positivo si interrompe con l’arrivo della nuova crisi. Ma non tutte le donne hanno potuto usufruire della crescita dell’occupazione nello stesso modo. Nel periodo che va dal 1995 al 2008 ci sono state 1 milione 700 mila lavoratrici in più. Ma, attenzione, la gran parte della crescita è avvenuta nel Centro Nord, il Sud ha raccolto le briciole, soltanto 300 mila occupate in più.

È così che si determina una forte divaricazione delle opportunità delle donne del Nord e delle donne del Sud. E si identificano due mondi profondamente diversi. Basta pensare alle giovani da 25 a 34 anni che lavoravano nel Nord, al terzo trimestre del 2008. All’epoca erano il 73,7% del totale delle donne, mentre nel Sud il 37,7%, la metà. Le donne da 35 a 44 anni lavoravano nel Nord nel 76% dei casi e nel Sud nel 41,5%.

Oggi è peggio  

Con la nuova crisi, questo divario, a prima vista, sembra ridursi, ma al ribasso per tutte. La crisi si scarica più sulle donne del Nord, le giovani perdono 10 punti percentuali di tasso di occupazione al Nord, 3 al Sud, il divario diminuisce anche qui al ribasso, nella sostanza rimane grave. Il basso tasso di occupazione femminile al Sud è spiegato anche dal fatto che in questa zona del Paese un basso livello di istruzione, al massimo la licenza media inferiore, praticamente preclude alle donne l’accesso al mercato del lavoro. Il loro tasso di occupazione è intorno al 20 per cento. Le doppiamente escluse sono proprio loro, perché del Sud e con bassa istruzione.

Le laureate sono le uniche che arrivano al 60% di tasso di occupazione, più vicino a quello delle donne del Nord, che supera ampiamente il 70%. È così che si accentuano le distanze, le crepe sociali e di genere , intersecate fra loro, sembrano non risanarsi proprio in questo Paese. Perdono terreno più le donne poco istruite, che già stavano peggio, che le laureate Le donne del Sud, continuano ad essere sempre più disoccupate e più scoraggiate, a fronte della difficoltà di competere con gli uomini nella ricerca del lavoro, ed in buona parte hanno rinunciato perfino a sognarlo.

I ruoli di coppia

Le differenze si sono accentuate non solo nell’accesso e permanenza al lavoro, ma anche in altri aspetti di vita, come ad esempio nella divisione dei ruoli nella coppia. Nelle coppie tra 25 e 44 anni in cui ambedue i partner lavorano, con figli, si è abbassato l’indice di asimmetria e gli uomini sembrano collaborare di più in famiglia, ma la trasformazione è concentrata più nel Centro Nord, mentre la situazione del Sud è rimasta stabile rispetto a sei anni prima.

Le donne del Sud, anche se riescono ad ottenere un lavoro, risultano più penalizzate, sono di meno, più precarie, più irregolari e a basso reddito, più sovra-istruite rispetto al lavoro svolto. Inoltre, la situazione di divisione dei ruoli nella coppia non migliora, interrompono di più il lavoro dopo la nascita dei figli, hanno meno asili nido e servizi sociali a disposizione, meno spesa sociale per disabili e anziani, meno supporto delle reti di aiuto informale. Sono insomma la spia rossa del malessere generale del Paese, che sta faticosamente uscendo e con enorme sforzo da questa lunghissima crisi, molto malconcio e con un improcrastinabile necessità di affrontare radicalmente i nodi irrisolti della sua modernizzazione.

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lastampa/La crisi allarga il divario tra donne del Nord e del Sud LINDA LAURA SABBADINI

Fisco: Unimpresa, Ue pretende subito aumento Iva al 24%

Iva al 24%?  Il vicepresidente dell’associazione Pucci: “Altra stangata che rischia di massacrare la ripresa economica”

“L’Unione europea vuole imporre subito all’Italia l’innalzamento delle aliquote Iva, quella ordinaria dal 22% al 24% e quella agevolata dal 10% al 13%. La richiesta è arrivata al governo italiano e si inquadra in una manovra, studiata nei dettagli dai tecnici di Bruxelles, volta allo spostamento del carico fiscale dal lavoro ai consumi. Il caldeggiato inasprimento dell’Imposta sul valore aggiunto, pertanto, è slegato dall’eventuale azionamento delle clausole di salvaguardia previste dalle leggi di stabilità e di bilancio approvare negli scorsi anni. Ma a nostro giudizio, l’Italia non deve dar seguito a questa pretesa e respingerla fortemente: si tratterebbe di un’altra stangata di tasse che rischierebbe di massacrare la ripresa economica”. E’ quanto denuncia il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, dopo aver visionato la documentazione predisposta dagli uffici della Commissione Ue e allegata alla comunicazione sugli squilibri macroeconomici inviata al governo italiano il 22 febbraio 2017.

“Il progetto – prosegue Pucci – prevede di utilizzare il maggior gettito derivante dall’incremento delle aliquote Iva come risorse per crediti di imposta sui redditi più bassi. Le stesse simulazioni della Commissione, però, mostrano come gli stipendi avrebbero benefici assai contenuti a fronte di sicuri aumenti dei prezzi che finirebbero col fiaccare i consumi e dunque di mettere una zavorra alla crescita del Paese. Riteniamo pertanto fondamentale che l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni non di seguito a questa ennesima, assurda imposizione dell’Unione europea”.

Banche: Unimpresa, da 2008 crollo prestiti aziende (-80 mld) e boom btp (+240 mld)

Lo studio dell’associazione: gli impieghi alle imprese crollati da 869 miliardi a 791 miliardi, mentre la liquidità della Bce agli istituti italiani è cresciuta di 123 miliardi. I crediti deteriorati aumentati di 240 miliardi e hanno raggiunto quota 330 miliardi. Il vicepresidente Pucci: “Banche salvate dal governo con un fondo da 20 miliardi, ma chi ci assicura che i finanziamenti ripartiranno?”. Il settore bancario si è ristrutturato per ridurre i costi operativi: 164 banche in meno e chiusi 4.628 sportelli

Sono crollati di quasi 80 miliardi di euro i finanziamenti bancari alle imprese negli ultimi 8 anni con i crediti deteriorati cresciuti di 243 miliardi, mentre gli istituti, che hanno ricevuto 123 miliardi in più di liquidità dalla Bce, hanno incrementato gli acquisti di titoli di Stato di 240 miliardi. Lo stock di impieghi alle imprese è sceso da 869 miliardi a 791 miliardi (-9%), mentre le masse finanziare prelevate dagli istituti italiani dalla Banca centrale europea sono salite da 50 miliardi a 173 miliardi (+245%); contemporaneamente, nel portafoglio delle banche italiane i bot e i btp sono aumentati da 175 miliardi a 415 miliardi (+137%) e i crediti deteriorati degli istituti (prestiti non rimborsati regolarmente) sono saliti da 87 miliardi a 330 miliardi (+280%). Questi i dati principali di un rapporto del Centro studi di Unimpresa sulle banche italiane in 8 anni di crisi tra prestiti alle aziende e investimenti in debito pubblico. “Lo Stato salva le banche, con un fondo da 20 miliardi che potrebbe non bastare, ma non ci sono certezze sulla riapertura dei rubinetti dei finanziamenti: chi ci assicura che ripartiranno?” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci

Secondo lo studio dell’associazione, che ha incrociato dati della Banca d’Italia e della Banca centrale europea, lo stock di prestiti alle aziende era a quota 869,4 miliardi nel 2008, a 864,7 miliardi nel 2012 e a 791,8 miliardi nel 2016: in otto anni è dunque diminuito di 77,6 miliardi (-8,93%). I crediti deteriorati sono saliti dagli 87,1 miliardi del 2008 ai 236,9 miliardi del 2012 fino ai 330,5 miliardi del 2016 con un incremento, in otto anni, di 243,4 miliardi (+279,45%); la parte più a rischio, ovvero le sofferenze, è passata dai 41,3 miliardi del 2008 ai 125 miliardi del 2012 ai 197,9 miliardi del 2016 con una variazione, in otto anni, di 156,6 miliardi (+379,18%). 

Alle banche italiane non è mancato il sostegno della Banca centrale europea che ha progressivamente incrementato le erogazioni di liquidità, peraltro a tassi bassissimi se non addirittura negativi. Nel 2008 lo stock di moneta prelevato dagli istituti italiani all’Eurotower era a quota 50,3 miliardi, per poi salire a 271,8 miliardi nel 2012 e attestarsi a 173,9 miliardi nel 2016: tutto questo con una variazione positiva, in otto anni, di 123,6 miliardi (+245,73%). Una quantità di denaro che ha incrementato gli asset finanziari degli istituti: erano a quota 3.634,6 miliardi nel 2008, a 4.211 miliardi nel 2012 e a 3.978,4 miliardi nel 2016: in otto anni il portafoglio delle anche è salito di 343,8 miliardi (+9,46%), ma il denaro non è confluito alla cosiddetta economia reale. Sono infatti aumentati gli acquisti, da parte delle banche italiane, di obbligazioni emesse dal Tesoro: lo stock di bot e btp si attestava a 174,9 miliardi nel 2008, a 354,5 miliardi nel 2012 e a 415,2 miliardi nel 2016 con un incremento, in otto anni, di 240,3 miliardi (+137,39%).

“Le operazioni di politica monetaria, dunque, non hanno consentito al motore del credito di ripartire regolarmente e il malfunzionamento è segnalato sia dall’ammontare di bot e btp comprati dalle banche sia dall’andamento dei crediti deteriorati e delle sofferenze” commenta ancora Pucci.

Nel corso del periodo analizzato, le banche hanno comunque dato il via a una profonda e progressiva riorganizzazione del settore: gli istituti erano 799 nel 2008, 706 nel 2012 e 635 nel 2016: in otto anni, dunque, tra fusioni e concentrazioni varie, si è registrata una diminuzione di 164 banche (-20,35%). Anche la rete ha subito un ridimensionamento, con l’obiettivo di ridurre i costi operativi: gli sportelli erano 34.139 nel 2008, 32.881 nel 2012 e 29.511 nel 2016 con un calo di 4.628 unità (-13,65%).

FOTO ViViCentro – Roma-Napoli, il racconto in scatti del match

FOTO ViViCentro – Roma-Napoli, il racconto in scatti del match

Il Napoli ha vinto a Roma un match importante per il secondo posto che vale oro, vale l’accesso diretto alla Champions League. Questo il racconto in scatti di Roma-Napoli del nostro Giovanni Somma.

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Grignetti: Romeo, su suggerimento di Bocchino, tentò di incontrarsi con Lotti

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Come racconta Francesco Grignetti nella sua ricostruzione, Alfredo Romeo su suggerimento dell’ex parlamentare Italo Bocchino tentò di organizzare anche un incontro con l’attuale ministro allo Sport Luca Lotti.  L’inchiesta sulla Consip si arricchisce di nuovi dettagli: dalle carte emerge una rete di affari molto ampia che riguarda altri appalti, numerosi politici e anche figure negli enti pubblici.

Bocchino consigliò a Romeo: dobbiamo incontrare anche Lotti

Era l’uomo da convincere, il suggerimento venne dall’ex deputato di An

ROMA – Puntavano su Lotti, dopo quella che consideravano una gran carognata. Anzi, per dirla con le parole di Alfredo Romeo, «un bidone». Già perchè lo spregiudicato imprenditore napoletano aveva nella manica l’ex amministratore delegato della Consip, tal Domenico Casalino. Quando però a palazzo Chigi arrivò il ciclone Matteo Renzi, cambiò tutto. Casalino lo mandarono a casa, vedasi sms disperato a Italo Bocchino del giugno 2015, e alla guida della Consip misero il fiorentino Luigi Marroni. E di colpo per Romeo furono porte sbattute in faccia.

Un caso è una gara di Consip contesa tra la Romeo Gestioni e la cooperativa rossa Cpl Concordia. Questione lunga e complessa, arrivata fino al Consiglio di Stato e all’Anac. Il 19 gennaio 2016, Bocchino, non sapendo che il suo cellulare è stato trasformato dai carabinieri in una micidiale microspia, si precipita a parlarne con Romeo. Bocchino: «Abbiamo preso un bidone…». Romeo: «Cpl Concordia…». Bocchino: «Un bidone». Romeo: «Chi ce l’ha tirato quel bidone là?». Bocchino: «Quello lì ce l’hanno tirato Consip e Cantone…. Tirato loro… nel senso che ce l’ha tirato Renzi». Romeo: «Chi?». Bocchino: «Sì, cioè hanno tutelato in sede politica… hanno tutelato Cpl con quella roba e Cantone gli ha fatto da sponda».

Ecco, è a quel punto che scatta l’allarme nella testa di Alfredo Romeo. Renzi sta favorendo la concorrenza? Sente di dover recuperare posizioni con i nuovi potenti. Di nuovo ad agosto si sfoga con il giovane Carlo Russo, l’amicone di babbo Tiziano, che nel frattempo si è proposto come «facilitatore» di rapporti verso il renziano Marroni. «Consip… (bisbiglia) mi trattano una chiavica!».

Da quel momento si moltiplicano gli incontri con Russo, così come le lusinghe, le promesse, i conciliaboli. Finché Alfredo Romeo si convince di avere trovato il gancio giusto con Rignano sull’Arno. Gli propone un patto segreto che chiama, con eufemismo, «un accordo quadro». E Russo, il 7 settembre, sembra proprio che abbia ricevuto il via libera da parte di chi di dovere: «Allora, lei mi dice… me l’ha detto più di una volta. Facciamo un accordo quadro… facciamo… Io ho riferito, mi dicono: “e che… che… che accordo è st’accordo quadro?».

L’accordo quadro è un pagamento periodico e regolare. Una mazzetta di quelle che si usano oggi, di cosiddetto «asservimento», non collegata a un singolo appalto. Dice Romeo: «Quindi io mi vengo a mangiare ’na… bistecca a… ogni mese! Secondo me noi dobbiamo fare un ragionamento… periodico. Perchè così non.. non si rischia! non so se lei mi segue su questo aspetto… non si rischia… uno, le telefonate mie (abbassa il tono di voce, ndr)… due, che è una cosa ordinata. che non è mang legata a un episodio, no? Ad ogni mese io me ne vado a villa san michele magari la sera».

 

Che cosa aveva in mente, Romeo lo spiega separatamente a Bocchino. E il consulente: «Così è perfetto… tu te ne vai a Firenze una volta a… una volta al mese vai a casa sua… ti pigli ’na tazz ’e cafè… e lì, e lì poi… a fa un pranzo a casa sua, eh! quello è! solo quella roba là! Perchè se fai un pranzo a casa sua…».

Certo, un salto nel buio. Ancora Bocchino si rivela il più pragmatico: «Ma poi tu lo vedi… nei primi 60 giorni vedi due cose. Uno: se fa il pranzo… Due, se la prima “cartuccella” che mandi col ragazzo… che risultato ha!». Pausa sapiente: «Voglio dire.. io questo farei… con attenzione… con garbo .. con signorilità». Sottinteso: nell’allungare il mensile al babbo.

Ma stringere un legame simile con Tiziano forse non sarebbe stato ancora sufficiente, per il duo Romeo&Bocchino. Vorrebbero agganciare un potente vero e conclamato come Luca Lotti, il sottosegretario alla Presidenza. E allora ecco ancora il consiglio di Bocchino: «Quindi a tutela di tutti e due …. soprattutto sua… facciamo in questo modo… (farfuglia, ndr). Affronta una volta al mese… un caffè… faccio la mia parte, poi lei mi aiuti e non si preoccupi….». E qui ci si riferisce all’incontro mensile che progettano con Tiziano Renzi.

Ma Carlo Russo dovrebbe organizzare anche altro. «Un caffè con lui e uno con Lotti a casa sua… (frase bisbigliata), tra …. il primo mese, e poi andiamo avanti. Quando c’è il problema, io le do la cartuccia». Annotano i carabinieri: «Il Bocchino suggerisce al Romeo di strutturare l’operazione una volta al mese per bere un caffè e di sollecitare un incontro con Lotti a casa sua». Quel Lotti che aveva alzato il sopracciglio quando Russo gli aveva sottoposto l’autocandidatura di Romeo ad acquisire l’Unità. Era lui l’uomo da convincere.

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lastampa/Bocchino consigliò a Romeo: dobbiamo incontrare anche Lotti FRANCESCO GRIGNETTI

Consip: Il sistema appalti puntava su Lotti

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L’inchiesta sulla Consip si arricchisce di nuovi dettagli: dalle carte emerge una rete di affari molto ampia che riguarda altri appalti, numerosi politici e anche figure negli enti pubblici. Come racconta Francesco Grignetti nella sua ricostruzione, Alfredo Romeo su suggerimento dell’ex parlamentare Italo Bocchino tentò di organizzare anche un incontro con l’attuale ministro allo Sport Luca Lotti.

Un sistema oltre la Consip: altri appalti, altri politici

Dalla fondazione di Quagliariello a uomini negli enti pubblici. Anche una presunta guerra di cordate, contro un uomo di Schifani

ROMA – Lo chiamano «sistema Romeo». Significa che l’imprenditore napoletano, che oggi verrà interrogato dal gip di Roma, ha capito come, in tema di appalti pubblici, la politica è la chiave che apre tutte le porte. Basta sapere a chi rivolgersi e soprattutto quanto pagare. Per dirla con le sue stesse parole, intercettate in un colloquio con il giovane faccendiere Carlo Russo: «Io conosco solo un modo. Il più garantista di tutti».
L’aeroporto di Palermo

Romeo ascolta sempre con attenzione quello che gli racconta il suo lobbista personale Italo Bocchino, ex parlamentare di An ed ex membro del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. Ad esempio quando gli racconta la vera storia di un business legato all’aeroporto di Palermo: «Il Presidente – dice Bocchino – è Fabio Giambrone, ex deputato (in effetti è stato senatore della Margherita e poi di Italia dei Valori, ndr)… uomo… amico di Leoluca Orlando e messo lì da Leoluca Orlando… dicono: ci stanno dando una mano e stanno facendo pressioni». Però c’è da temere la cordata avversaria che avrebbe agganciato il Responsabile Unico del Procedimento della Gara, in gergo RUP. «Vuole i soldi… è un consigliere comunale di Palermo, di Forza Italia, uomo di Schifani e si occupa di Schifani… quindi stiamo messi malissimo col RUP… secondo lui (Bocchino riferisce le confidenze di Dario Colombo, il predecessore dell’attuale RUP, ndr), ha già incassato… e poi sta lì coperto da Schifani… cioè… quindi… la battaglia la stai facendo contro Schifani». E conclude, pessimista: «Io non vorrei che arriva la telefonata di Schifani… che fa la telefonata a chi di dovere… e gli dice questa è una cosa mia… non mi dovete rompere il cazzo… quindi lì il problema che abbiamo è solo il RUP».

I fratelli Pittella

Se ci spostiamo in Basilicata, non cambia la musica. C’è un ennesimo business che piacerebbe tanto ad Alfredo Romeo. Ma c’è un ma. Scrivono i carabinieri del Noe: «Italo dice di aver acquisito informazioni da un ex consigliere regionale della Basilicata, il quale gli aveva indicato che le gare erano oggetto di “vendita” da parte del Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, ma che in tale ambito potevano anche percorrere il canale del fratello di quest’ultimo, meno costoso».

Qua occorre muoversi, incalza Bocchino. E Romeo: già mosso, nel senso che ho contattato chi di dovere. Questa l’intercettazione, in cui Bocchino ripete le parole del suo informatore lucano: «Noi abbiamo il sindaco sia a Matera che a Potenza, che sono due ex An! Mi ha detto… decide… solo ed esclusivamente il Presidente della Regione… Pittella fa lui. Allora se passate con il fratello è più di alto livello e costa un po’ meno (sorride), perchè è un po’ più pulita la cosa… Se passate per lui è un pochino più aggressivo!».

 

Gli immobili dell’Inail

Non c’è solo la Consip, a gestire mega-appalti. Da quattro anni c’è anche la Invimit, altra società del ministero dell’Economia, di cui è amministratore delegato l’architetto Elisabetta Spitz, già direttore dell’Agenzia del Territorio. La sua missione, per come si legge sul sito istituzionale, è «la promozione, l’istituzione, l’organizzazione e la gestione di fondi comuni di investimento immobiliare chiusi». In pratica, l’Invimit gestisce immobili pubblici.

Alfredo Romeo è interessato a un appalto per gli immobili dell’Inail da 1,8 milioni di euro. Dice Italo Bocchino a Romeo: «Quando abbiamo deciso, partecipiamo. Andiamo da Quagliariello e dico: queste sono le carte… questo è il lotto dove partecipiamo… mettiti quello a faticare». Con il che è chiaro ai due che il senatore Gaetano Quagliariello avrebbe un suo uomo dentro l’Invimit che è in grado di aiutarli a vincere la gara. D’altra parte Quagliariello è intimo di Romeo come si evince da diverse intercettazioni. Da una in particolare si intuisce che Romeo viene invitato a finanziare il nuovo quotidiano «La Verità» attraverso un bonifico alla fondazione Magna Carta, emanazione di Quagliariello.

E le case dell’Inps

L’imprenditore Romeo da 12 anni ha un contenzioso aperto con l’Inps. Grazie ai buoni uffici di Carlo Russo organizza un incontro con la dirigente Daniela Becchini, responsabile del patrimonio immobiliare dell’Inps. Lui vuole stringere nuove alleanze. Lei pare che aspiri alla carica di direttore generale e cerca appoggi. All’incontro il giovane Russo fa da anfitrione: «Eh… sono stato io a chiedere all’avvocato Becchini di essere qui oggi e mi fa enormemente piacere perchè… come poi accennato, avevo piacere che si instaurasse… si rinstaurasse (farfuglia, inc)… dite come volete, un rapporto cordiale con… con l’avvocato Romeo che ovviamente è una persona amica, conosciuta e quant’altro le ho anticipato». Detto fatto, la Becchini non si fa pregare per spifferare le strategie segrete dell’Inps: «Noi stiamo lavorando per eliminare l’obbligo di dare tutto a Invimit perchè è una follia… siamo riusciti a farlo capire al ministero dell’Economia».

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François Fillon, candidato della destra repubblicana, annuncia: ”Vado avanti, la gente è con me”

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Il candidato della destra repubblicana François Fillon, accusato di impieghi fittizi per moglie e figli, raduna migliaia di persone a Parigi e annuncia: «Vado avanti, la gente è con me». Intanto stasera i leader di Francia, Italia, Germania e Spagna saranno a Versailles per un vertice ma, come spiega Stefano Stefanini, «non saranno tanto le riunioni quanto le elezioni in arrivo a determinare il futuro dell’Ue» ed il presidente francese François Hollande, nell’intervista a Marco Zatterin,  ha già espresso il suo parere sul futuro dell’Europa e spiega che «l’Unione deve andare a più velocità oppure sarà la fine» ed afferma che il rilancio della Ue può partire dal summit di Roma per i 60 anni dei Trattati, in particolare «dalla Difesa»

Fillon, prova di forza in piazza: “Vado avanti, la gente è con me”

In migliaia per il candidato della destra: nessuno può dirmi cosa fare. Oggi vertice dei Repubblicani. Juppé pronto a sfilarsi dalla corsa

PARIGI – «Vivere è non rassegnarsi mai»: solo contro tutti nell’avversità, François Fillon, il candidato della Destra travolto dal PenelopeGate, l’accusa di impieghi fittizi a moglie e figli, denuncia una «rapina democratica» e tira avanti da solo, anche a costo di rompere con i suoi. «Nessun ha il potere di togliermi la candidatura, e in ogni caso la risposta è no, non mi ritiro», avverte al tg delle 20 di France 2, dopo che nel pomeriggio è riuscito a portare migliaia di sostenitori in piazza a Parigi. Un’ultima disperata prova di forza prima del cruciale vertice dei Républicains che oggi si riunisce per decidere sul da farsi a meno di due mesi dal voto. Situazione ancora più intricata se come ha scritto ieri in tarda serata «L’Obs» Juppè oggi dirà di «non essere disponibile» a correre per l’Eliseo.

Ieri, nel centro-destra sono continuate le trattative per organizzare una possibile «uscita di scena dignitosa» di Fillon. Lui, che conquistò l’investitura nelle primarie, non ci sta. «Non mi ritiro. Ogni altra candidatura improvvisata condurrebbe al fallimento del centrodestra», avverte. Per i neogollisti la situazione non appare brillante nemmeno nell’attuale configurazione. Secondo un ultimo sondaggio Sofres per «Le Figaro», Fillon crolla al 17% delle intenzioni di voto al primo turno del 23 aprile. Il leader di En Marche, Emmanuel Macron, è al 25% a un punto da Marine Le Pen (26%). Il sondaggio esamina pure l’ipotesi della candidatura di Juppé al posto di Fillon: passerebbe al ballottaggio con il 24,5% dietro a Le Pen (27%), eliminato Macron con il 20%. Scaricato da duecento alleati, addirittura dal direttore della sua campagna elettorale Patrick Stefanini, dopo la convocazione dai giudici il 15 marzo, Fillon è comunque riuscito nella scommessa di riempire la Place du Trocadéro. «Erano duecentomila», esulta in tv. «Non più di 40.000», dice la questura.

Dal palco lui ha fatto subito mea culpa. «Vi devo delle scuse, anche quelle di dover difendere me stesso e mia moglie mentre l’essenziale è difendere il nostro Paese». Tutto intorno migliaia di bandiere bleu-blanc-rouge distribuite gratis a chiunque accedesse alla piazza presidiata dalla Gendarmerie. Nell’incessante apri e chiudi degli ombrelli, la folla – tantissimi i militanti della Manif Pour tous, le associazioni anti-nozze gay – lo osanna mentre lui cita i grandi della Patria, Camus, Voltaire, il Gavroche dei Miserabili che si «rialza sempre». Travolto dall’acquazzone arringa la folla: «Un giorno la giustizia mi riconoscerà innocente e allora i miei accusatori proveranno vergogna, ma sarà troppo tardi».

Poi chiede a tutti di andare avanti, come gli ha chiesto anche la moglie Penelope, al suo fianco, e che ha parlato per la prima volta in un’intervista al Journal du Dimanche. Lavorava realmente in cambio dello stipendio da assistente parlamentare che le passava il marito? «Mi occupavo della corrispondenza insieme con la segretaria, preparavo per lui appunti e schede. Gli facevo anche una specie di rassegna stampa». E intanto su Place de la République andava in scena un’altra manifestazione, con migliaia di militanti schierati in contro Fillon.

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lastampa/Fillon, prova di forza in piazza: “Vado avanti, la gente è con me” PAOLO LEVI – PARIGI

Versailles: stasera vertice Francia, Italia, Germania e Spagna

Stasera i leader di Francia, Italia, Germania e Spagna saranno a Versailles per un vertice ma, come spiega Stefano Stefanini, «non saranno tanto le riunioni quanto le elezioni in arrivo a determinare il futuro dell’Ue». Intanto il presidente francese François Hollande, nell’intervista a Marco Zatterin,  parla del futuro dell’Europa e spiega che «l’Unione deve andare a più velocità oppure sarà la fine» ed afferma che il rilancio della Ue può partire dal summit di Roma per i 60 anni dei Trattati, in particolare «dalla Difesa», e il candidato della destra repubblicana François Fillon, accusato di impieghi fittizi per moglie e figli, raduna migliaia di persone a Parigi e annuncia: «Vado avanti, la gente è con me».

L’Unione verso le Idi di marzo

A Versailles l’Europa è stata nella polvere e sull’altare. Dobbiamo sperare nel secondo quando, stasera, i leader di Francia, Italia, Spagna e Germania s’incontreranno per serrare le file dell’Unione Europea. È il primo appuntamento di un calendario serrato. Non saranno tanto le riunioni quanto le elezioni in arrivo (Olanda, Francia, Germania, Italia) a determinare il futuro dell’Ue. Alla fine le spinte decisive verranno dalla crescita economica e dalla tenuta dell’euro. Sono i leader però che decidono le risposte alle sfide e conquistano, o perdono, la fiducia della gente. Evitiamo di dare sempre la colpa alle urne.

L’Ue ha conosciuto la crisi del debito sovrano europeo nel 2010-2011; del debito greco nel 2015; dell’immigrazione e del terrorismo nel 2015-2016. Nel gestirle (non superarle – sono ancora con noi) innestava la marcia d’emergenza. Lo si avvertiva non fosse altro che dagli interminabili Consigli notturni. È ancora presente questo senso d’urgenza? Sarebbe il caso lo fosse. In queste, annunciatissime, Idi di marzo si giocano le sorti dell’Unione.

La vittoria di una Presidente francese che dichiara apertamente di volere l’uscita di Parigi, via referendum, le darebbe un colpo di grazia. A differenza di molti anti-europeisti nostrani, maestri nell’equivocità, tutto si può rimproverare a Marine Le Pen, ma non di nascondere le convinzioni. Con lei all’Eliseo verrebbe meno il substrato d’intesa politica su cui poggia l’integrazione europea, con o senza referendum sulla formale uscita. Game over.

Indipendentemente da una Presidente Le Pen, l’Ue è comunque a un tornante della sua storia. Il punto di svolta è stato piantato da Brexit. L’uscita di Londra è ormai, purtroppo, un dato di fatto. La materia del contendere nella separazione sarà enorme e le conseguenze pesanti (come scriveva su queste colonne Francesco Guerrera), ma non si torna indietro. Il vero problema non è il Regno Unito, ma quello a cui il Regno Unito volta le spalle, cioè noi che rimaniamo. Che effetti avrà Brexit sul resto dell’Unione? Ne innesca la disgregazione o spinge a rimanere insieme?

I quattro che si riuniscono oggi a Versailles non hanno dubbi che l’Ue deve assolutamente tenere, con la formula pragmatica delle «più velocità». Non sono una novità, esistono già. Il padrone di casa, François Hollande, illustra abbondantemente i motivi del rimanere insieme. Fra gli altri: l’Ue è alle prese con l’ostilità di Mosca e con le scarse simpatie della nuova amministrazione americana. Dopo Versailles, toccherà a Bruxelles e poi a Roma. Fra tre giorni, al Consiglio europeo del 9 marzo, bisognerà convincere tutti gli altri. E poi la concordia andrà tradotta in voglia di rilancio con la dichiarazione per il 60° anniversario del Trattato di Roma, che l’Italia ospita il 25 marzo.

Non sarà facile. La risposta uniforme dei 27 al referendum del 23 giugno non deve ingannare. E’ difensiva e animata prevalentemente da un sano spirito di difesa degli interessi nazionali. L’unità è più apparente che reale; inesistente sul futuro dell’Ue. Per accontentare tutti, il Libro Bianco della Commissione ha sventagliato ben cinque scenari sul futuro dell’Ue; ognuno scelga quale preferisce. Un’Ue à la carte può essere un buon espediente tattico e un esercizio di consenso. Non dice però dove vada l’Unione. Cinque direzioni sono quattro di troppo.

La palla passa ora agli Stati. L’Italia, terzo Paese dell’Ue a 27, gioca un ruolo di cerniera nelle celebrazioni del 25 marzo, insieme alla Presidenza di turno maltese. Il tempo stringe. A fine marzo, al più tardi, arriverà la lettera di Theresa May che chiede l’uscita dall’Ue ai sensi dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona. O i 27 si fanno trovare uniti – non solo sulle procedure – o il difficile negoziato con Londra, quand’anche un successo nel far pagare ai britannici un conto salato, sarà il catalizzatore di altre spinte centrifughe. Ci sono Paesi Ue che hanno già detto «Brexit è un’opportunità».

I 27 non possono solo difendersi. Serve la voglia di ripartire. Con più realismo, con i piedi per terra, ma con una visione unitaria del nostro futuro europeo. Theresa May ha detto di voler fare di Brexit un successo per il Regno Unito. Buona fortuna. L’Ue che resta non deve essere da meno.

vivicentro.it/opinione
vivicentro/Versailles: stasera vertice Francia, Italia, Germania e Spagna
lastampa/L’Unione verso le Idi di marzo STEFANO STEFANINI

Mostra di Oscar Di Prata a Lograto (BS): ”Tra i drammi e le utopie del Novecento”

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La mostra in omaggio a Oscar Di Prata nasce da un sogno  e da un grappolo di disponibilità generose che sono rappresentate, prima di tutto, dall’Amministrazione comunale di Lograto e, in particolare, dal sindaco Gianandrea Telò e dal vicesindaco, assessore alla cultura, Valeria Belli, che mi hanno invitato a curare questa  mostra all’interno del percorso artistico sull’arte contemporanea  mettendo a disposizione un’ambientazione prestigiosa. Mi sono stati di incoraggiamento anche l’entusiasmo e la preziosa collaborazione di alcuni collezionisti che hanno offerto in prestito le loro opere al fine di consentire un itinerario rivelatore delle diverse fasi creative e stilistiche espresse dall’artista.

Il sogno è subito narrato. Qualche tempo fa sognai l’amico Oscar. Percorrevo la strada che conduceva alla sua abitazione sulle pendici della Maddalena. Mi apparivano subito  la recinzione e il cancellino dipinti d’azzurro che segnano il confine del suo giardino. Attraversavo il piccolo parco denso di cinguettii, salivo i gradini che conducono all’ingresso della sua abitazione ed entravo in casa. Ed ecco venirmi incontro  Eros, la sposa dell’artista, che, con un sorriso, mi diceva come al solito: “E’ di sopra, sta dipingendo, ti aspetta”. Salivo le scale ed eccomi nello studio dell’artista. Oscar era al cavalletto e stava dipingendo. Il pennello che impugnava correva lievemente sulla tela accarezzandola. La luce estenuata del tramonto, entrando dalle numerose finestre, irrorava la sua figura avvolgendola. Mentre lo osservavo dicevo tra me e me: “Ma come è possibile? Ero convinto che fosse morto, ero andato al suo funerale e in chiesa avevo anche pronunciato il saluto commemorativo di commiato, com’è possibile che, invece, sia qui e stia dipingendo!? Eppure è qui, la realtà è questa- mi dicevo. Sono stato sciocco a credere che fosse morto e non tornare a fargli visita in tutti questi anni.

In realtà, il mio colloquio con lui non si è mai interrotto perché lo sento sempre accanto in un bisogno di cuore e in un giacimento di presagi. E neppure il mio lavoro di studio e di esplorazione della sua vita nell’arte non è mai stato sospeso, come testimoniano le numerose pubblicazioni e saggi che gli ho dedicato

Del resto, il tempo, nel suo incessante scorrere, non riesce a sommergere nell’oblio la memoria di coloro che abbiamo amato. E i ricordi  non possono che affiorare continuamente dall’emozione che scaturisce da un orizzonte di antica amicizia. E, a maggior ragione, quando il rapporto d’affetto si è ancorato in profondità alimentandosi di riflessioni e  ricerche di senso che legano la creatività all’esistenza, l’arte alla vita, il sogno alla realtà, le cromie alle parole. 

Il sogno mi ha anche ricordato che  Oscar  aborriva il termine “morte, al suo posto prediligeva “trapasso perché implica la continuazione della vita lungo un differente percorso successivo al decesso della cui esistenza era convinto, illuminato da una fede intensa e vissuta anche  attraverso l’empito artistico, come testimoniano i numerosissimi affreschi, cartoni per mosaici e vetrate realizzati in santuari, chiese, santelle ed edicole, canoniche, oratori e ambienti privati

Altrettanto imponente è stata la sua produzione pittorica di dipinti che ha realizzato persino durante la sua prigionia in India, alle pendici dell’Himalaya, dopo essere caduto prigioniero degli Inglesi, a seguito di aspri combattimenti, nel deserto della Sirte nella seconda metà del 1941.

Il pittore Oscar di Prata con la sua attività creativa ha attraversato tutto il secolo scorso costituendo un prezioso ed imprescindibile riferimento non solo per il mondo artistico, ma anche per la società in generale per la tensione morale delle sue opere ed i valori che testimoniava nella vita di tutti i giorni: mitezza, bontà, accettazione e ascolto dell’altro, fede nel trascendente.

Con la sua pittura ha esplorato in profondità sentimenti ed emozioni in cui il gusto estetico si è condensato e raggrumato in valore morale.  La problematica condizione dell’uomo è stata narrata con empito gestuale attraverso ritmi compositivi aperti ai più diversi versanti artistici, reinterpretati in modo originale con autentica libertà creativa. Le sue riflessioni pittoriche continuano a mantenere viva attualità sia come la denuncia del ghigno del potere quando diviene prevaricante sul debole e l’oppresso che come solidale abbraccio pietoso del ferito, dell’oltraggiato vittima del sopruso e della violenza. E, nel contempo, appare emergere  inesplicabile l’atmosfera di misericordia nella stretta compassionevole che cinge sia la vittima incolpevole che il carnefice che non sa quello che fa, altrimenti non lo farebbe. 

Nelle sue tele, spesso, si ha la sensazione di trovarsi di fronte all’immenso che ci avvolge. Il pittore, diceva in sintesi, si sente investito da questo “immenso che ci avvolge” e cerca di esprimerlo riportandolo attraverso l’immagine. E l’immenso lo si può percepire ovunque perché è costituito da tutte quelle suggestioni che permettono di intravedere il mistero. Per Oscar di Prata la sensazione dell’immenso scaturiva continuamente dal ricordo  del deserto dove ha vissuto l’esperienza tragica della seconda guerra mondiale; un deserto inteso non soltanto come luogo geografico, ma soprattutto come evento interiore. E forse, anche per questo, le sue opere trasmettono profonda emozione. I suoi dipinti sono testimonianza della sua autenticità di uomo e di artista perché se si cercano i rapporti misteriosi che  legano tra di loro le cose e le situazioni, che si intrecciano con le sensazioni che si provano, la prima regola è essere se stessi. Ed ecco i suoi dipinti come luogo dove trovare il cuore delle cose, ma soprattutto il cuore dell’uomo nel mistero in cui è avvolto. 

La mostra si apre con un autoritratto degli anni Trenta e si chiude con alcune tele dipinte agli inizi del Duemila quando la figurazione tende a trasformarsi in soave canto cromatico, forse nel presagio dell’oltre. Si tratta di una quarantina di opere che, pur nell’esiguità del numero rispetto alla vasta produzione dell’artista, rappresentano un compendio, uno spiraglio che consente di affacciarsi sulla complessità della sua attività artistica.

Nel passato la critica ne ha indicato le ascendenze artistiche anche in Francisco José de Goya y Lucientes per la tragicità soprattutto delle fucilazioni, Marc Chagall per la lirica fantasiosità, Mario Sironi per la forza espressiva Georges Henri Rouault per il suo mettere al centro la figura umana costruita con pennellate vibranti d’empito espressionista. Ma se ne potrebbero citare molti altri come, ad esempio, Jean Louis André Théodore Géricault dal quale molto probabilmente è stato influenzato per i suoi dipinti avente per soggetto le  zattere colme di naufraghi tra i flutti del mare della storia.

I molteplici riferimenti citati, ma ne esistono numerosi altri, testimoniano come Oscar Di Prata sia  stato un uomo di vasta cultura che ha narrato gli umori, le preoccupazioni, le utopie e i drammi del Novecento vivendoli intimamente, mentre coniugava creativamente arte ed umanità con speranza perché i valori positivi possono essere offuscati, ma non sconfitti

La sua pittura continuerà a parlare al cuore dell’uomo.

 Giovanni Quaresmini

Hollande sul rilancio dell’Ue: ”l’Unione deve andare a più velocità oppure sarà la fine”

Il presidente francese François Hollande parla del futuro dell’Europa e spiega che «l’Unione deve andare a più velocità oppure sarà la fine». Nell’intervista a Marco Zatterin afferma che il rilancio della Ue può partire dal summit di Roma per i 60 anni dei Trattati. Suggerisce in particolare di «ripartire dalla Difesa». Stasera i leader di Francia, Italia, Germania e Spagna saranno a Versailles per un vertice ma, come spiega Stefano Stefanini, «non saranno tanto le riunioni quanto le elezioni in arrivo a determinare il futuro dell’Ue». Intanto il candidato della destra repubblicana François Fillon, accusato di impieghi fittizi per moglie e figli, raduna migliaia di persone a Parigi e annuncia: «Vado avanti, la gente è con me».

Hollande: “Per non morire l’Europa deve essere a geometrie variabili”

Intervista al presidente francese: «Ci sono Paesi che impediscono agli altri di andare avanti. Così l’Unione si disgrega»

PARIGI – «L’Europa dei Ventisette non può più essere l’Unione uniforme a Ventisette», sentenzia François Hollande con voce grave. Molte cose sono cambiate, nella politica continentale e negli assetti globali, così «non si può più accettare che alcuni Paesi impediscano agli altri di andare avanti». Il presidente francese assicura che, «se vogliamo fare tutto, tutti insieme, rischiamo di non fare nulla», pertanto non resta che giocare la carta delle geometrie variabili. «Per molto tempo – ammette il leader socialista -, l’idea di un’Europa diversificata, con velocità differenti, ha suscitato resistenza: oggi è l’idea che si impone, sennò sarà l’Europa a esplodere».

Mancano poche settimane al «grande addio», ma nelle stanze dell’Eliseo non c’è affatto aria di trasloco. L’ordine dell’ufficio al primo piano di Hollande, che non parla del suo futuro è perfetto: ogni oggetto ha il suo posto e il suo senso, è un simbolo forte la tessera antica del partito socialista esposta su una mensola, come lo sono le vignette di Coco che si prendono (amabilmente) gioco del presidente. La stagione richiede coraggio, suggerisce autocritica e impone nuove scelte. I populisti sono alle porte e il primo cittadino della République invita l’Europa a darsi un’altra rivoluzione, partendo già da Roma il 25 marzo. Schiera la Francia col partito delle più velocità, con Germania e Italia. «O agiamo in modo diverso – confessa -, o non saremo più insieme».

Presidente, una vittoria di Marine Le Pen sarebbe un pericolo mortale per l’Europa?

«La minaccia esiste, l’estrema destra non è mai stata così forte da 30 anni. Ma la Francia non cederà. È consapevole che il voto determinerà non solo il destino del nostro Paese, ma anche l’avvenire della costruzione europea, perché – se per caso dovesse affermarsi – la candidata del Fn si impegnerebbe in un processo di uscita da Eurozona e Ue. È l’obiettivo dei populisti: lasciare l’Europa, isolarsi e immaginare un avvenire circondati da barriere e frontiere difesa da guardie armate. La mia ultima missione è fare il possibile perché la Francia non si faccia convincere da un simile progetto e non si carichi di questa pesante responsabilità».

L’Europa, che festeggia i 60 anni il 25 marzo, è in crisi.

«Si, ma non ho perso speranza. Voglio dare all’Europa l’immagine che merita: un progetto, una forza, una potenza. Gli europei chiedono che l’Europa li protegga, che difenda le frontiere, li assicuri dai rischi del terrorismo e conservi lo stile di vita, la cultura, la comunione di spiriti».

Per proteggersi, gli europei devono potersi difendere?

«La Difesa è un argomento scientemente evitato dai Trattati di Roma. Oggi l’Europa può invece rilanciarsi con la Difesa, per garantirsi la sicurezza, essere attiva a livello globale, cercare le soluzioni ai conflitti che la minacciano. Questa deve essere, in coerenza con l’impegno Nato, la nostra priorità».

Come funzionerebbe il raccordo con la Nato?

«L’Alleanza è necessaria e l’Europa della Difesa non la contraddice. La Nato si fonda sulla solidarietà: se un Paese è aggredito, gli altri lo assistono. Trump è parso esitare, ma poi ha ribadito il sostegno per discutere meglio la condivisione degli oneri. Ciò che conta, adesso, è l’affidabilità dei partner».

Trump accelera la costruzione d’una Difesa europea?

«Si! Ne eravamo persuasi anche prima della sua elezione, ma l’annuncio d’un disimpegno americano ha favorito una piena presa di coscienza. L’Europa deve evitare le posizioni di dipendenza. La consapevolezza c’è. Va tradotta in un migliore coordinamento delle politiche di Difesa e nell’integrazione delle forze».

Il Regno Unito ha un ruolo nell’Europa della Difesa?

«Non tutti gli stati dell’Ue sarebbero parte dell’Europa della Difesa. Propongo una cooperazione strutturata, per federare i Paesi che vogliono andare più lontano. Per quanto uscito dall’Ue, il Regno Unito dovrebbe associarci a questo progetto».

Ha invitato Germania, Italia e Spagna a Versailles. Come mai questo formato?

«Con la cancelliera Merkel ci consultiamo regolarmente prima dei vertici, è nell’interesse dell’Europa. Il sessantesimo dei Trattati si tiene a Roma, dunque è sembrato logico associare Italia e Spagna. Non si tratta di imporre le idee di quattro Paesi, bensì di far avanzare l’Europa con determinazione, con un impegno che vada al di là dei nostri mandati, nel momento in cui la Commissione presenta gli scenari per il futuro».

Il patto franco-tedesco non basta più?

«È indispensabile. Se non c’è fiducia fra Francia e Germania, l’Europa non avanza. Ma non è sufficiente. Quando con la signora Merkel troviamo un accordo, poi dobbiamo convincere gli altri».

L’hanno accusata di debolezza rispetto alla cancelliera.

«La Francia ha portato la Germania più lontano di dove aveva previsto. Sull’Unione bancaria e sulla Grecia, caso in cui abbiamo evidenziato quanto sarebbe costata l’uscita dall’Eurozona, e loro ne hanno tenuto conto nel dibattito sugli impegni, poi rispettati da Tsipras».

Avete fermato Schaeuble?

«Diciamo che lo ha capito da solo. Potevamo esultare, ma se un gioco richiede frasi come “è la Francia che ha vinto con la Germania”, o viceversa, alla fine perdono tutti».

Nel 2012 promise di «riorientare l’Ue». Ci è riuscito?

«Si. Abbiamo introdotto una certa flessibilità nell’interpretazione delle regole di bilancio europee, il che ha permesso a Italia e Spagna di evitare sanzioni, e alla Francia di scampare a un’austerità distruttrice. L’Unione bancaria ha archiviato le crisi creditizie, ora pagano gli istituti non il contribuente. Il piano Juncker per gli investimenti è stato prolungato e amplificato. A dire che non l’abbiamo fatto sono, in effetti, quelli che rifiutano le regole».

Cioè la metà dei candidati presidenziali.

«Vero. Ma ciò che mi inquieta di più in Europa è il ritorno degli egoismi nazionali. Ogni Paese insegue l’interesse immediato senza contribuire a un’ambizione comune, così nessuno è soddisfatto e l’Europa perde. Senza un nuovo spirito europeo, l’Unione andrà a pezzi. Sento dire sempre più spesso “paghiamo più di quello che otteniamo”. È il ritorno della Thatcher e del “I want my money back”. Il Regno Unito se ne va, il cattivo spirito resta».

Ci sono alternative alle più velocità per l’Europa?

«In futuro, ci sarà un patto comune, un mercato interno e – per alcuni – una sola moneta. Su questa base sarà possibile, per chi vorrà, andare più lontano con la Difesa, l’armonizzazione fiscale o sociale, la ricerca, la cultura, la gioventù. In breve, dobbiamo immaginare dei diversi livelli di integrazione».

I cittadini non amano più l’Europa. Che errori avete commesso?

«L’allargamento è stato ispirato da principi rispettabili, ma ha permesso che dei Paesi venissero a fare concorrenza agli altri a condizioni molto vantaggiose. Avremmo dovuto immaginare una transizione più lunga. Oltre a questo, l’Europa non ha difeso a sufficienza i propri interessi commerciali, ha voluto essere esempio di apertura, però ha dato l’impressione di concedere troppo agli emergenti. Dobbiamo combattere il protezionismo, ma lottare contro il dumping. A partire dall’acciaio cinese».

E poi?

«Il problema maggiore dell’Europa è la lentezza delle decisioni. Facciamo piuttosto bene, ma troppo tardi. Quanto ci è voluto per l’accordo con la Grecia? E l’Unione bancaria? I rifugiati? Il terrorismo? Le nostre modalità non sono adatte al mondo dell’urgenza. I populisti vivono nell’immediatezza di twitter. Per essere efficaci dobbiamo essere veloci».

Che messaggio manda ai britannici che se ne vanno?

«Che saranno un Paese terzo e non avranno i vantaggi del mercato unico. È stata una scelta sbagliata nel momento sbagliato. Mi dispiace».

Donald Trump l’inquieta?

«Non è una questione di emozioni o convinzioni. È una realtà politica di quattro anni. Adesso conosciamo le sue linee di condotta: l’isolazionismo, la chiusura all’immigrazione e la fuga in avanti col bilancio. L’inquietudine nasce dall’incertezza e l’euforia dei mercati mi pare decisamente prematura. Quanto alla sua cattiva conoscenza delle cose europee, è il fattore che ci costringe a dimostrargli la nostra coesione, la nostra forza economica e la nostra autonomia strategica».

La vittoria di Trump gioca pro o contro i populisti?

«Tutte e due le cose. Da un lato dà credito ai nazionalisti. Dall’altro, propone a chi è aperto, ai progressisti che sono perlopiù europeisti, l’occasione di realizzare il loro progetto. In un certo senso, contribuisce a far chiarezza».

Che livello di minaccia rappresenta la Russia per le democrazie?

«La Russia vuole essere rilevante negli spazi che un tempo erano parte dell’Unione Sovietica, come in Ucraina. La Russia vuole partecipare alla risoluzione dei conflitti per trarne vantaggio, lo si vede in Siria. La Russia si afferma come potenza. Testa la nostra resistenza e misura i rapporti di forza. Allo stesso tempo, utilizza tutti i mezzi per influenzare le opinioni pubbliche. Non è la stessa ideologia dei tempi dell’Urss, ma sono spesso le stesse procedure, più le tecnologie. Ha una strategia di influenza, di rete e anche la pretesa di difendere la cristianità. Non esageriamo nulla, ma si deve mantenere l’attenzione».

Come si deve trattare con Mosca?

«Mi chiedono spesso “perché non dialogate di più con Putin?”, ma io non ho mai smesso di parlargli! L’ho fatto insieme con la cancelliera Merkel ed è stato un bene. Parlare non vuol dire arrendersi. Parlare vuol dire agire per trovare le buone soluzioni. Dire che in Siria, senza la partecipazione dell’opposizione, non ci sarà una soluzione politica. È una prova anche per l’Europa: se sarà forte e unita, la Russia vorrà mantenere una relazione duratura ed equilibrata. Quanto alle operazioni ideologiche, è necessario smascherarle, dire chiaramente chi è con chi e chi finanza cosa. Perché tutti i movimenti di estrema destra, chi più chi meno, sono legati alla Russia».

Parliamo di Italia. Renzi doveva essere il suo compagno di strada naturale. Non sembra essere andata benissimo.

«Ho avuto dei buoni rapporti personali e politici con Renzi. Abbiamo spinto insieme per la flessibilità di bilancio, per un piano Juncker ancora più robusto, e ho appoggiato la sua richiesta perché l’immigrazione non pesi solo sul Paese di prima accoglienza».

Buoni rapporti? Anche se impedite l’acquisto di Stx?

«La Francia non si oppone a che Fincantieri entri nel capitale di Stx. Noi diciamo solo che non possono avere la maggioranza. Non si tratta di una misura aggressiva o difensiva nei confronti dell’Italia, perché se altre imprese – indipendenti da Fincantieri – volessero partecipare all’operazione, siamo pronti a studiare una soluzione. L’ho detto al mio amico Paolo Gentiloni».

Non è protezionismo? In Italia c’è chi è ossessionato dall’idea di una strategia di invasione francese.

«Ogni Paese ha interesse a tutelare i posti di lavoro e proteggere gli interessi industriali, ma io sono favorevole a che in Europa si possano costruire gruppi di taglia globale. Come Airbus, ad esempio».

vivicentro.it/opinione
vivicentro/Hollande sul rilancio dell’Ue: ”l’Unione deve andare a più velocità oppure sarà la fine”
lastampa/Hollande: “Per non morire l’Europa deve essere a geometrie variabili” MARCO ZATTERIN – INVIATO A PARIGI

Una zavorra chiamata ”pink tax” (la tassa rosa)

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Per tutte le donne c’è una zavorra chiamata “ pink tax ” (la tassa rosa), una sorta di obolo mascherato che porta le donne a pagare molti prodotti più di quanto paghino gli uomini. In compenso però cresce il divario tra le donne che vivono al Nord e quelle che risiedono al Sud con precariato e basso-reddito a fare da sfondo.

Quanto costa la tassa rosa

Una tassa che costringe la metà della società che già riceve ingiustamente una retribuzione inferiore a pagare di più per i suoi acquisti

Che in Italia (come in quasi tutti i Paesi del mondo, del resto) le donne siano pagate meno degli uomini, a parità di lavoro svolto, è cosa nota. Si parla meno però del fatto che le donne – in quanto donne – pagano molti prodotti più di quanto li paghino gli uomini. Benvenuti nel magico mondo della cosiddetta «pink tax», la tassa rosa (una tassa esistente, ma che è molto ben mascherata).

Una tassa che costringe la metà della società che già riceve ingiustamente una retribuzione inferiore a pagare di più per i suoi acquisti.

Qualche esempio? Eccone alcuni. Vi siete mai accorti che gli shampoo e i conditioner per capelli mirati a una clientela femminile costano in media il 48% in più di quelli diretti alla clientela maschile? Che i jeans per donna costano il 10% in più di quelli per uomini? Che le biciclette «da donna» costano il 6% in più di quelle (equivalenti) per uomini? Per arrivare ai casi più paradossali: come ha twittato l’allora ministra per le Pari opportunità francese Pascale Boistard, le confezioni di rasoi Monoprix destinate alle donne ne contengono cinque al costo di 1,80 euro, mentre quelle per uomini ne contengono 10 e costano 1,72 euro.

La verità – che pochi ammettono – è che tutta una serie di beni e servizi che le donne sono per varie ragioni obbligate ad acquistare (prodotti per la cura personale e accessori, prodotti per la casa, abbigliamento) sono per definizione sproporzionatamente più costosi. Un taglio di capelli per uomini può costare 20 euro; in media un taglio per donna ne costa il doppio o il triplo. Per non parlare dei mille trattamenti estetici che sulla carta sono facoltativi, ma che ogni donna che ne abbia i mezzi è costretta a utilizzare da una massiccia e schiacciante pressione sociale: depilazione, anti-rughe, anti-cellulite, pulizie del viso, creme tonificanti e via dicendo. E la situazione è talmente paradossale che persino un prodotto palesemente indispensabile come gli assorbenti igienici sono nel nostro Paese trattati in modo penalizzante per le donne. A quanto risulta al Fisco e al legislatore italiano, infatti, gli assorbenti sono tassati con un’aliquota Iva al 22% perché sono considerati beni di lusso, e quindi non indispensabili. Mentre invece (chi scrive ha la barba…) i rasoi da uomo sono assolutamente un bene di prima necessità, e giustamente sono gravati da un’Iva ridotta del 4 per cento, come il pane e il latte. E i paradossi demenziali non finiscono qui, perché in nome della parità di genere di recente la maggior parte delle polizze auto – invece di premiare il fatto che le donne siano automobiliste meno a rischio degli uomini – abbiano registrato un rincaro del 4 per cento a danno delle femmine.

Di questa pink tax, tanto subdola quanto ingiusta e ingiustificata, non parla mai nessuno. E quando qualche politico tenta di porre il problema, viene sommerso da un coro – maschile – di prese in giro e sfottò di taglio maschilista e (quel che è peggio) ignorante. E’ quello che accadde nel 2016 al leader di Possibile Pippo Civati, che ebbe l’ardire di proporre di considerare gli assorbenti come un bene di prima necessità, da tassare a un’Iva del 4%. Un’idea talmente balzana da essere stata adottata anche in Francia. «L’Italia ha altre priorità», si disse, facendo in modo che la proposta di Civati cadesse nel nulla. L’Italia ha molti problemi, è vero: uno di questi è che tratta le donne in modo ingiusto e discriminatorio.

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Napoli formato trasferta convince: gli azzurri primi a +2 dalla Juventus

Napoli formato trasferta convince: gli azzurri primi a +2 dalla Juventus

Il Napoli da trasferta è il primo in serie A. Gli azzurri fuori casa risultano essere i più decisivi del campionato: con 28 punti conquistati, a +2 dalla Juventus, +3 dalla Roma, e +4 dall’Atalanta, fuori casa i partenopei hanno una media punti di 2.08 punti a gara, con 32 gol fatti e 14 subiti. Sono 8 le vittorie per gli uomini di Sarri lontano dal San Paolo, compresi anche i big match con Roma e Milan.

Il Podio Gialloblù di Foggia – Juve Stabia 1 – 0

La Juve Stabia esce sconfitta dal big match di Foggia per 1 – 0. Decisivo è il rigore di Mazzeo determinato da un fallo di Lisi

PODIO
Medaglia d’oro: a Danilo Russo, autore di un grande intervento. L’estremo difensore può fare poco o nulla sul rigore calciato perfettamente da Mazzeo, ma nelle restanti occasioni dei rossoneri è pronto e reattivo nel rispondere presente. Sempre puntuale nelle uscite, due delle quali, basse, sono perfette per coraggio e tempismo e, soprattutto, superlativo sul tiro a botta sicura di Di Piazza. L’attaccante pugliese si rende protagonista di un coast to coast da applausi ma Russo con una parata eccezionale gli nega quello che sarebbe stato un gol bellissimo. Nessuna sbavatura nella prestazione di Russo, solida come (quasi) sempre in questa stagione.

Medaglia d’argento: a Mario Marotta, che dà ancora la sveglia alla Juve Stabia. L’ottimo spezzone di gara di Vibo Valentia e la prestazione maiuscola di sabato contro la Reggina sembravano aver riconsegnato a Marotta un posto stabile tra i titolari, non invece, evidentemente, per Fontana che relega nuovamente in panchina il numero 10 delle Vespe. Che la scelta del tecnico stabiese non sia tra le più azzeccate lo confermano la verve quasi nulla di Paponi e Kanoute e la scossa che l’entrata di Marotta, nella ripresa, dà alla partita. Corsa, dribbling e tanta grinta per il fantasista stabiese, che si avvicina anche alla rete del pareggio con un bel sinistro parato, però, da Guarna. Inconcepibile non schierare dall’inizio l’uomo più in forma di tutta la rosa.

Medaglia di bronzo: a Zivko Atanasov, sempre una sicurezza in campo. Il passaggio alla difesa a tre non scombussola i movimenti del centrale bulgaro, che rappresenta l’unico baluardo concreto su cui può contare Russo. Atanasov si disimpegna bene, non soffrendo la rapidità e la tecnica delle punte rossonere; il centrale bulgaro è l’ultimo a gettare la spugna e nel finale si trasforma in centravanti cercando il tutto per tutto.

CONTROPODIO
Medaglia d’oro: al duo Morero – Santacroce, decisamente catastrofico. I difensori di maggior esperienza e blasone, quelli che dovrebbero fare la differenza, sono invece le note dolenti della squadra e del pacchetto arretrato, dove solo Atanasov mostra le sue qualità. Morero conferma il suo periodo nero con una prestazione orrenda culminata dall’espulsione finale; se la seconda ammonizione è ben “giocata” ed evita un pericoloso contropiede del Foggia, completamente folle è il primo cartellino giallo, che l’argentino sceglie di prendere uscendo dalla sua area esclusivamente per andare a falciare Sarno ben lontano dall’area di rigore. Stesse considerazioni per Fabiano Santacroce, che dopo un unico intervento positivo, perde clamorosamente la bussola. Errori elementari per l’ex Napoli sia in fase di chiusura che di gestione del pallone al limite dell’area di rigore; anche la rimessa laterale che porta al rigore del Foggia nasce da un erroraccio dell’italobrasiliano.

Medaglia d’argento: a Francesco Lisi, autore del fallo da rigore che regala la vittoria al Foggia. IL posto sul podio se lo dividono Lisi, appunto, e Mister Fontana che a sorpresa schiera l’esterno fuori ruolo, come quinto di centrocampo. Che il numero 23 non sia nella sua miglior giornata lo si capisce dalla quantità industriale di errori, anche in fase di passaggio e controllo, che condizionano le sue giocate; l’errore più grave però Lisi lo commette in difesa, fase in cui è giustamente in netta difficoltà, stendendo il suo avversario appena all’interno dell’area di rigore. Risultano francamente impossibili da capire le motivazioni che portano Fontana a schierare un calciatori fuori ruolo, avendo a disposizione Giron ma, soprattutto, Liviero. Dopo tanti mesi trascorsi, anche giustamente, a ricordare costantemente l’assenza di Liviero quale fattore negativo per la squadra, Fontana nel big match schiera nel ruolo del terzino scuola Juventus un calciatore fuori posizione. A parlare dopo si è sempre bravi, ma l’episodio che decide il match porta proprio la firma di chi è stato schierato fuori ruolo mentre Liviero sedeva in panchina.

Medaglia di bronzo: a Yaye Kanoute, corpo ormai estraneo alla squadra. L’esterno senegalese spumeggiante e devastante visto fino a dicembre ha lasciato spazio ad un calciatore spento, svogliato e quasi disinteressato a quello che succede in campo. Schierato sia da seconda punta che da esterno, Kanoute mette un briciolo del suo strapotere fisico in campo, passeggiando e corricchiando per larghi tratti della gara. Bruciata completamente, a questo punto, la fiducia di Fontana che per fare posto al numero 7 ha lasciato in panchina Marotta nonostante il suo magic moment. Vale quanto detto sopra per il parlare col senno di poi, ma forse le prestazioni di Kanoute ci dicono che a gennaio è stato ceduto l’esterno sbagliato.

Raffaele Izzo