Home Blog Pagina 5922

Accordi prematrimoniali: le novità e il testo

0

Il ddl sull’introduzione degli accordi prematrimoniali all’esame della commissione giustizia della Camera. Le novità e il testo

Ammettere i patti prematrimoniali, con cui i coniugi possono stabilire preventivamente le regole, soprattutto economiche, di un eventuale divorzio, prima del matrimonio. E’ questo lo scopo della proposta di legge depositata alla Camera più di due anni fa, che con un po’ di ritardo rispetto alla tabella di marcia prefissata (visto che doveva essere calendarizzata subito dopo la legge sulle unioni civili), ha iniziato in questi giorni l’esame in commissione giustizia a Montecitorio.

Il provvedimento, che vede come primi firmatari i deputati Alessia Morani (PD) e Luca d’Alessandro (ALA), ha l’obiettivo, si legge nella relazione al testo, di “riconoscere ai futuri coniugi nel momento che precede il matrimonio una più ampia autonomia al fine di disciplinare i loro rapporti patrimoniali e personali anche relativamente all’eventuale fase di separazione e di divorzio, attraverso accordi contenuti in un’apposita convenzione”.

Tale tipologia di accordi, ad oggi, “viene ritenuta nulla da costante giurisprudenza, in particolare con riferimento agli accordi di divorzio”, a differenza, invece, di quanto avviene in altri paesi europei (e d’oltreoceano) in cui i patti prematrimoniali sono pacificamente ammessi e regolamentati.

Riconoscere ai coniugi, la facoltà di gestire anticipatamente e consensualmente i propri rapporti patrimoniali e personali in relazione ad un’eventuale futura crisi del matrimonio, sostengono i relatori, “può costituire uno strumento molto utile, specialmente al fine di evitare che la fase di negoziazione di tali rapporti avvenga nel momento in cui il matrimonio è entrato già in crisi e sono particolarmente difficili il compimento di un accordo e il raggiungimento di un assetto che soddisfi entrambi i coniugi, in presenza di reciproche recriminazioni e rivendicazioni”.

I CONTENUTI DEL DISEGNO DI LEGGE

Gli accordi prematrimoniali

Il testo prevede che i futuri coniugi, prima di contrarre matrimonio, possono stipulare, in base al nuovo art. 162-bis del codice civile, “con la forma prevista dall’articolo 162”, ovvero mediante negoziazione assistita, da uno o più avvocati, “accordi prematrimoniali volti a disciplinare i rapporti dipendenti dall’eventuale separazione personale e dall’eventuale scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio”.

Se ci sono figli minori o economicamente non autosufficienti gli accordi dovranno essere autorizzati dal procuratore della Repubblica presso il tribunale competente, il quale, laddove ritenga che i patti siglati non rispondano all’interesse dei figli, ne indica i motivi e invita le parti a un’eventuale riformulazione, ovvero, “qualora non ritenga autorizzabile neppure la versione eventualmente riformulata, nega definitivamente l’autorizzazione”.

Il contenuto

Secondo quanto prevede il disegno di legge, negli accordi prematrimoniali un coniuge può decidere di attribuire all’altro una somma di denaro periodica o una tantum, così come un diritto reale su uno o più immobili, anche con il vincolo di destinare, ai sensi dell’articolo 2645-ter, i proventi al mantenimento dell’altro coniuge o al mantenimento dei figli fino al raggiungimento dell’autosufficienza economica degli stessi. Il limite, in ogni caso, è quello di non poter attribuire all’altro più di metà del proprio patrimonio.

Negli accordi c’è spazio anche per la rinuncia da parte del futuro coniuge al mantenimento da parte dell’altro, facendo salvo solo il diritto agli alimenti ex artt. 433 e seguenti c.c.

Possono essere trasferiti all’altro coniuge o a un terzo anche “beni o diritti destinati al mantenimento, alla cura o al sostegno di figli disabili per la durata della loro vita o fino a quando permane lo stato di bisogno, la menomazione o la disabilità”.

Inoltre, può essere stabilito, previo accordo delle parti, un criterio di adeguamento automatico del valore delle attribuzioni patrimoniali predisposte con gli accordi.

Gli accordi possono essere stipulati o modificati in ogni momento, anche durante il matrimonio, e comunque prima del deposito del ricorso per separazione personale o della sottoscrizione della convenzione di negoziazione assistita o ancora della conclusione dell’accordo di cui, rispettivamente agli articoli 6 e 12 del d.l. n. 132/2014. I ricorsi di separazione e divorzio devono contenere il riferimento agli accordi prematrimoniali stipulati e, nelle sentenze, i giudici devono tenerne conto.

I patti successori

Rilevante nel disegno di legge è, altresì, la previsione che consente ai due futuri coniugi, in deroga al divieto dei patti successori e alle norme in materia di riserva del coniuge legittimario, di prevedere negli accordi prematrimoniali, anche norme per la successione di uno o di entrambi i coniugi, fatti salvi i diritti degli altri legittimari.

I patti possono essere modificati in ogni momento anche durante il matrimonio.

Tale previsione, evidenziano i relatori, “può favorire l’accesso all’istituto del matrimonio per le coppie che sono restie a compiere tale passo per non arrecare danni sotto il profilo successorio ai figli di primo letto” oltre a far venir meno l’alternativa a volte molto difficile, “tra la scelta di dare attuazione a princìpi etici e quella di prediligere contrarie esigenze di carattere economico e morale di natura successoria (quali, per esempio, evitare l’ingresso di soggetti estranei in compagini societarie con assetti già definiti o evitare conflittualità con i figli nati dal primo matrimonio)”.

Fonte: Marina Crisafi /Accordi prematrimoniali: in arrivo la legge (www.StudioCataldi.it)

Napoli: branco minori torna libero. Aveva stuprato e filmato una 15enne

0

In dodici, tutti minorenni, un anno fa furono arrestati e portati in comunità per avere stuprato e filmato ripetutamente una 15enne, costringendola a sottostare alle violenze del branco con la minaccia di diffondere i video hard realizzati in un bosco. Accadde a Pimonte, paese dei Monti Lattari.

Stamane il Tribunale dei Minori di Napoli ha disposto un programma di riabilitazione per gli 11 ragazzi (uno di loro all’epoca era 13enne e quindi non imputabile) – tutti minorenni residenti tra Pimonte, Gragnano e Vico Equense, in provincia di Napoli – andranno a scuola o al lavoro, poi faranno faranno tutti attività di volontariato, sport e seguiranno un percorso di recupero psicologico con l’unica restrizione di non avvicinare in alcun modo la vittima, ma di adoperarsi perristabilire – mediante adeguati comportamenti e scuse – dei buoni rapporti con lei dalla quale devono ottenere il perdono.

All’udienza ha assistito anche la madre della vittima, mentre la ragazzina non era in aula. La messa in prova terminerà l’8 ottobre 2018, poi i ragazzi torneranno davanti al giudice per valutare l’esito del percorso

 

Il Pungiglione Stabiese – Juve Stabia da 110 e lode o rimandata a settembre?

Il Pungiglione Stabiese programma sportivo in onda su ViViradioWEB

Questa sera c’è il consueto appuntamento con ” Il Pungiglione Stabiese “, programma sportivo che parla di Juve Stabia a 360° gradi. Come sempre alla conduzione ci sarà Mario Vollono. Collegatevi oggi 20 marzo 2017 dalle ore 19:30 per avere notizie in esclusiva sul mondo gialloblè. Avrete due modi per seguire la puntata:

DIRETTA

DIFFERITA (dopo 2 ore dalla diretta)

In questa puntata in studio ci saranno in studio Mario Di Capua (Radio S.Anna), Salvatore Sorrentino e Andrea Alfano (ViViCentro) e l’opinionista Armando Russo.

Ci collegheremo telefonicamente con l’ex Donovan Maury. Con lui discuteremo di questo momento del campionato di Lega Pro e della Juve Stabia in generale.

Presenteremo il prossimo match con il Catanzaro dell’ex Gomez. Il Catanzaro viene dal pareggio interno con il Monopoli che ha dato un’altra mazzata psicologica alla squadra di mister Erra in ottica obbiettivo salvezza. La Juve Stabia invece viene dalla vittoria di Cosenza della nuova era targata Mister Carboni ed è alla ricerca della prima vittoria tra le mura amiche.

Avremo come ospite telefonico Vittorio Giummo di Radio Catanzaro che ci presenterà il Catanzaro in vista della partita con le vespe.

Ci collegheremo telefonicamente con Alberico Turi Direttore responsabile del settore giovanile della Juve Stabia, per discutere sui risultati ottenuti in questa fine settimana.

Avvisiamo i radioascoltatori che è possibile intervenire in diretta telefonica chiamando il numero 081.010.29.29 oppure inviando un messaggio Whatsapp al 338.94.05.888.

Gli ascoltatori possono inoltre scrivere, nel corso del programma, sul profilo facebook “Pungiglione Stabiese” per lasciare i loro messaggi e le loro domande.

“Il pungiglione stabiese” è la vostra casa. Intervenite in tanti!

Vi ringraziamo per l’affetto e la stima che ci avete mostrato nel precedente campionato e speriamo di offrirvi una trasmissione sempre più bella e ricca di notizie.

Jorginho, l’agente: “Si sta confermando anche quest’anno. Mancata convocazione? Questione di caratteristiche”

Joao Santos, agente fra gli altri di Jorginho e Leandrinho, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli nel corso di ‘Radio Gol’. Ecco quanto evidenziato:

 

Jorginho si sta confermando, quando il mister ha bisogno lui è sempre a disposizione. Nazionale? Ventura non lo convoca per una questione di caratteristiche, quando ne avrà bisogno lo chiamerà. Il ragazzo è uno dei migliori registi italiani. In questo momento è concentrato sulla doppia sfida con la Juventus. Ha ancora diversi anni di contratto con il Napoli e spero possa restare in azzurro anche la prossima stagione. Contro l’ Empoli per poco non è arrivato il gol.
Leandrinho? Il ragazzo sta facendo bene al Torneo di Viareggio. Ci auguriamo che possa seguire la prima squadra nel ritiro estivo a Dimaro. Date le sue qualità può giocare come vice Callejon”.

Atalanta, Sartori: “Conti al Napoli? Non parlo di mercato. Puntavamo molto su Grassi ma…”

Giovanni Sartori, direttore tecnico dell’ Atalanta, ha parlato ai microfoni di Radio Crc nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’. Ecco quanto evidenziato:

 

“L’ Atalanta sta crescendo anno dopo anno. Stiamo puntando molto sui giovani e grande merito va dato anche al mister.
Grassi? Puntavamo molto su di lui. L’ esplosione di Gagliardini, però, gli ha impedito di esprimere al meglio le proprie qualità.
Futuro Conti? Non parlo di mercato in questo momento. In ogni caso posso dire che ci stiamo già muovendo in caso di eventuali partenze di Conti e Spinazzola.
Per quanto riguarda Kessié ho sentito di un forte interesse della Roma. Su di lui non ci sono solo Roma e Napoli. Il centrocampista ha attirato l’ attenzione di diversi club europei. Se dovesse partire lo sostituiremo con un calciatore altrettanto importante”.

Reina: “Juve-Barça? Partita difficile per entrambe le squadre”

Pepe Reina è già arrivato al ritiro delle Furie Rosse a Las Rozas. Prima di entrare nell’hotel, il portiere del Napoli ha parlato della prossima sfida di quarti di finale di Champions tra Juventus e Barcellona.

“È una partita difficile per entrambi”, si legge su Mundo Deportivo, “suppongo che nessuno dei 2 sia contento dell’l’accoppiamento. Sono 2 delle squadre più forti d’Europa. Nei quarti di finale è ciò che ci si aspetta, ci sono partite molto simili, come Bayern e Real Madrid. È complicata allo stesso modo, forse sono le 4 squadre, assieme all’Atletico Madrid, che hanno più possibilità di arrivare in finale. Saranno contenti anche gli spettatori, per qualsiasi giocatore vivere questi tipi di partite è stupendo”.

 

Da calciomercato24.com

Mixed Zone, Leandro Paredes: “Non è iniziata come volevamo ma l’importante è aver vinto” (VIDEO)

Tre domande per Leandro Paredes in mixed zone nel post Roma-Sassuolo

 Roma- La Roma all’Olimpico, dopo un inizio incerto contro il Sassuolo, torna padrona del campo e mette ko l’avversaria vincendo 3 a 1. La squadra di Spalletti, reduce dalla gara contro il Lione in cui ha vinto ma non è bastato per qualificarsi ai quarti di Europa League (ndr.: Andata Lione 4 Roma 2; Rit: Roma 2 – Lione 1), ha dato prova di concretezza e determinazione. Qualche incertezza in difesa che la costringe a subire un gol a pochi minuti dall’inizio della gara, sembra essere la costante di questa squadra che sa poi reagire e imporsi.

Nel post Roma Sassuolo, incontriamo in mixed zone Leandro Paredes che ha segnato il gol del pareggio con un tiro straordinario da fuori area. Di seguito le dichiarazioni del centrocampista argentino che si dice soddisfatto della sua prestazione. (VIDEO)

TRE DOMANDE PER LEANDRO PAREDES….

Cosa pensi di questa tua prestazione?

Una vittoria importante, non è iniziata proprio come volevamo ma alla fine siamo riusciti a vincere e questa è la cosa più importante. Sono contento per la vittoria perché, dopo essere usciti con il Lione, dovevamo usare la testa e lo abbiamo fatto.

È pesata questa eliminazione sull’umore e anche sull’approccio a questa partita?

Sicuramente è pesato perché è stata una sconfitta molto dura ma per fortuna siamo riusciti ad alzare la testa subito.

Un giudizio della tua stagione fino a questo punto…

Sono tranquillo, devo sempre migliorarmi, cercherò di dare do un giudizio quando finirà la stagione.

Per l’impiego…. sicuramente tutti vogliono giocare sempre, però ho due compagni di reparto che lo stanno facendo bene e quando mi tocca giocare cerco di dare il mio massimo.

Maria D’Auria

copyright-vivicentro

 

 

 

 

 

EDITORIALE – Juve Stabia, voltiamo pagina..

Se volessimo paragonare la stagione agonistica della Juve Stabia ad un libro, potremmo ottenere un romanzo ricco di emozioni e dal finale tutt’altro che scontato. L’arrivo di Guido Carboni, ed il suo ottimo esordio, condito dai 4 gol rifilati al Cosenza, rappresentano certamente i capitoli di maggior interesse del romanzo gialloblù.

I capitoli targati Fontana sono stati tanti ed hanno raccontato storie inizialmente bellissime. Protagonista è stata una squadra capace per mesi di sovvertire le gerarchie del campionato, riuscendo non solo a stare a contatto con le corazzate del girone, ma anche di precederle fino al termine della prima parte di stagione. Il romanzo avventuroso, da quel momento per i calciatori ed i tifosi della Juve Stabia, è diventato un racconto a tratti drammatico, in cui tutto nelle dinamiche gialloblù è andato storto. Conseguenza inevitabile è stato il cambio di “autore”, con Carboni che ha preso il posto di Fontana.

Proprio la prima gara del tecnico toscano sulla panchina della Juve Stabia può servirci da piacevole anticipazione sui prossimi capitoli.
Pochi fronzoli in campo, dove il gioco passa in secondo piano, in virtù della vittoria quale obiettivo primario da raggiungere. Si parte dalla semplicità, unico strumento attraverso cui ritrovare certezze; complicarsi la vita in un momento dove nemmeno le cose basilari riescono appare folle. Inoltre il nuovo tecnico ha dato un ulteriore input chiaro: nessuno schema imprescindibile, ci si adatta alle caratteristiche dell’avversario, della partita ed in base al momento della stagione. Così a Cosenza è andato in scena un 3-5-2 propositivo, con un Lisi versione Gareth Bale ed un Kanoute efficace quanto Mertens nel ruolo di falso nueve. Solo nella ripresa, con la squadra troppo schiacciata dal ritorno del Cosenza, Carboni è tornato al 4-3-3 così sa far salire le Vespe alla ricerca del gol sicurezza che poi è arrivato.

Conseguenza del cambio di guida tecnica è stata anche la verve e la voglia ritrovata da tutta la squadra, che ha giocato con un piglio pimpante e gagliardo fin dai primi minuti di Cosenza. Segno questo che, probabilmente, qualcosa si era rotto nell’equilibrio e nell’entusiasmo iniziale della gestione Fontana. Piacevole sorpresa è stata anche il “rispolvero” di Kelvin Matute, roccioso personaggio voluto da Fontana per il suo romanzo ma mai protagonista. Carboni ha invece subito lanciato i muscoli del centrocampista ex Casertana, autore di una prestazione monumentale per generosità ed abnegazione.

Certamente è eccessivo pensare che tutto i problemi siano ormai alle spalle ma le premesse per essere finalmente ottimisti cominciano a vedersi.
Una nuova grinta nella squadra, un allenatore voglioso di lavorare senza essere preda di un solo modulo o di una sola convizione, con le certezze dei calciatori che pian piano cominciano a ricomparire. Alla luce di tutte queste premesse, e di personaggi che devono tornare a recitare ruoli da protagonista (Ripa, Paponi, Mastalli e Liviero), è lecito sperare in un finale di stagione positivo.
Ora che è stata voltata pagina si può puntare ad un lieto fine.

Raffaele Izzo

Empoli, Corsi: “Concessi quattro regali al Napoli. Ho visto Sarri un po’ nervoso nel finale”

Fabrizio Corsi, presidente dell’ Empoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Tuttomercatoweb all’ indomani della sconfitta contro il Napoli. Di seguito alcuni stralci.

Mister Martusciello ha detto che anche da una sconfitta come quella di ieri si può imparare.
“La squadra nel secondo tempo ci ha regalato delle belle soddisfazioni, ripartiamo dalla ripresa. Ma ci sono tanti aspetti sui quali bisognerà riflettere e lavorare”.

Ad esempio?
“Il primo tempo. Abbiamo concesso al Napoli quattro regali. Non uno, ma quattro: errori che fino a un mese e mezzo fa non avremmo mai commesso. Su questo aspetto bisognerà lavorare nei prossimi giorni”.

Sempre con mister Martusciello in panchina?
“Ovviamente”.

Come ha visto Sarri?
“L’ho visto molto nervoso negli ultimi minuti di gara, guardava sempre l’orologio… Per il resto mi è sembrato il solito Sarri, il suo Napoli con due passaggi arrivava in porta. Una bella squadra da vedere”.

La buona notizia arriva dalle ultime tre che hanno tutte perso.
“Ma noi dobbiamo tornare a fare punti e pensare a noi. Abbiamo conquistato un solo punto nelle ultime otto gare, serve invertire la rotta”.

Zapata: “Se l’ Udinese mi compra resto volentieri ma è ancora presto per parlare di mercato”

Duvan Zapata, attaccante dell’Udinese in prestito dal Napoli, ha parlato commentando il suo momento:

“Ora non voglio più fermarmi, voglio continuare così da qui alla fine del campionato. Ho eguagliato il mio record stagionale di gol e ora voglio batterlo. Sono riuscito ad andare avanti nonostante i problemi e dopo il gol alla Juve per me è cambiato tutto. E’ un periodo fantastico per me, sono davvero felice. Grazie all’Udinese è arrivata anche la prima convocazione in nazionale che aspettava da anni. Futuro? Tutto dipende da cosa farà la società, se l’Udinese mi compra io resto qui volentieri. Purtroppo l’Udinese non ha il diritto di riscatto, mi spiace molto che non mi abbiamo acquistato subito. Ora però è ancora presto per parlare di mercato”.

Da alfredopedulla.com

Juve Stabia: Trigesimo dell’ex Presidente Roberto Fiore

Domenica 19 marzo 2017 la Juve Stabia ha compiuto 110 anni di storia, la squadra ha regalato al popolo stabiese la vittoria a Cosenza, in questa storia ultracentenaria fa parte in maniera importante la figura del Presidente Roberto Fiore. Il presidentissimo, come in tanti lo chiamavano, con la sua scomparsa ha lasciato un vuoto nei cuori di tanti tifosi che hanno gioito sugli spalti del Menti vedendo all’opera le squadre che riusciva a “creare” ogni anno.

Il 28 febbraio 2017 tanti stabiesi e tante persone che lo hanno conosciuto. hanno voluto omaggiare la figura di Roberto Fiore andando al rito funebre.

La chiesa e il piazzale antistante si popolò di uomini dello sport, di tifosi, di politici, e di tante figura importanti del nostro paese che non vollero mancare di salutare un uomo che si era fatto apprezzare per il suo modo di fare.

In questo mese circa sono ancora vive le manifestazioni di affetto e di sconforto per la sua scomparsa.

Noi della redazione sportiva di ViViCentro, in particolare il Vicedirettore Mario Vollono e il Caporedattore  Ciro Novellino, informiamo tutti quelli che hanno ancora il desiderio di mostrare affetto nei confronti di Roberto Fiore che lunedi 27 marzo 2017 alle ore 19:00 nella chiesa di S.Antonio a Posillipo sarà celebrato il trigesimo.

Sarà un’occasione per dimostrare a tutti quanto era amato questo uomo carismatico del mondo del calcio.

Mixed Zone,Emerson Palmieri: “Era importante vincere e lo abbiamo fatto” (VIDEO)

Tre domande per Emerson Palmieri in mixed zone nel post Roma-Sassuolo

Roma- La Roma all’Olimpico, dopo un inizio incerto contro il Sassuolo, torna padrona del campo e mette ko l’avversaria vincendo 3 a 1. La squadra di Spalletti, reduce dalla gara contro il Lione in cui ha vinto ma non è bastato per qualificarsi ai quarti di Europa League (ndr.: Andata Lione 4 Roma 2; Rit: Roma 2 – Lione 1), ha dato prova di concretezza e determinazione. Qualche incertezza in difesa che la costringe a subire a pochi minuti dall’inizio della gara, sembra essere la costante di questa squadra che sa poi reagire e imporsi.

Nel post Roma Sassuolo, incontriamo in mixed zone Emerson Palmieri che ha sfiorato il vantaggio con una clamorosa traversa. Di seguito le dichiarazioni del difensore brasiliano che in questa gara ha occupato un ruolo da centrocampista. (VIDEO

TRE DOMANDE….

Avete fatto una bella gara, cosa sperate per le prossime partite?

Era importante vincere oggi e l’abbiamo fatto, ed era importante anche per la sosta della nazionale, per andare lì più tranquilli: sarà meglio lavorare per due settimane dopo aver ottenuto una bella vittoria.

L’inizio della partita è stato un po’ difficile, ha pesato quello che è successo in coppa?

Dobbiamo pensare partita per partita, quello che è successo in coppa è già una cosa  passata. La squadra del Sassuolo è una squadra fortissima davanti e abbiamo avuto un po’ di difficoltà ma  poi abbiamo messo il nostro gioco e abbiamo fatto bene, abbiamo fatto una buona gara e per questo abbiamo potuto vincere la partita. 

Sull’azione della traversa quanto ci hai creduto?

Ci sono andato vicino, io pensavo che fosse gol ma non è andata come speravo. Comunque devo sempre provarci come ho fatto contro il Real e le prossime volte chissà… magari può entrare!

Il tuo pensiero sul prossimo derby che si avvicina?

(non si sbilancia):Ora c’ è la sosta, dobbiamo sfruttare questa vittoria di oggi e poi pensiamo al derby

Maria D’Auria

copyright-vivicentro

Promozione-Nuova Ischia altro stop con il Massa Lubrense e il Bacoli vola via in classifica

   DI SIMONE VICIDOMINI

Dopo la grande prestazione e la vittoria ottenuta con il Monte Di Procida,la Nuova Ischia frena ancora una volta. I gialloblu inciampano al “Mazzella ” contro il Massa Lubrense. Doppia beffa per la Nuova Ischia che dopo una serie di vittorie,non approfitta del passo falso del Monte Di Procida per allungare in classifica e si allontana ancor di più dalla capolista Bacoli,che ora dista 6 punti. Alla vigilia della gara si era detto che si doveva sperare in un passo falso del Bacoli per crederci ed invece è la formazione isolana ad aver buttato via due punti,dopo una gara dominata solo sul possesso di palla e con pochissime azioni da gol. La squadra ospite di mister Russo si conferma un po bestia nera,all’andata la gara fu condizionata dal vento e terminò sul risultato di 2-2.

Le formazioni. C’è da dire che mister Isidoro Di Meglio ha dovuto sopperire a tante assenze nel pacchetto degli under,mancavano Errichiello,Trani,Di Sapia,Varchetta e Silvitelli. Assenze pesanti anche nel reparto dei giocatori più esperti con Camorani fermo ai box per un problema muscolare, Gianluca Saurino per squalifica e con lo stesso Marano sceso in campo ma in condizione precarie. Il modulo resta invariato con il 4-3-3. Uno schieramento abbastanza insolito con Materese e Del Deo schierati esterni bassi sulle fasce,con Chiariello e Di Costanzo centrali. A centrocampo in cabina di regia Ciro Saurino,con Marano e il giovane Scritturale classe 2000′ all’esordio in campionato. In avanti Cuomo e Filosa altro classe 2000′ ad agire sugli esterni a supporto di Arcobelli.

La gara. Partita molto spezzata e poco emozionante allo stadio “Mazzella. A fare la partita è la Nuova Ischia che domina la gara sin dall’inizio,con le occasioni che però sono davvero poche. Il primo squillo arrivo al’11’ sugli sviluppi di un calcio d’angolo,con Ciro Saurino che colpisce di testa da buona posizione,ma non riesce ad impensierire Stinga. Passano due minuti è lo stesso Saurino a provarci da calcio piazzato,ma il portiere blocca senza problemi. Gli ospiti non superano mai la metà campo senza arrivare mai al tiro per impensierire Mennella. Al 25′ Cuomo si infila bene tra le linee e penetra nella difesa avversaria,vede l’inserimento di Arcboelli,che prova il tiro,ma la sua conclusione viene parata dall’estremo difensore ospite. Al 32′ giocata di Filosa che prova un tiro dalla distanza con la sfera che termina di poco alto sulla traversa. Nell’unico minuto recupero concesso nel primo tempo,i padroni di casa insistono e dopo uno spiovente in area la sfera arriva a Cuomo che prova una rovesciata al volo,centrando la porta ma senza mettere in difficoltà il portiere. Si va al riposo sul risultato di 0-0. Nella ripresa al 7′ la Nuova Ischia si rende pericolosa:Del Deo va via sulla destra,salta tre avversari e arriva davanti al portiere e prova a calciare da posizione defilata,invece di servire il compagno Arcobelli in area,con il portiere che respinge e la sfera termina fuori dopo un rimpallo in area. Al 10′ Filosa salta un avversario con una magia,avanza e prova un tiro di destro che termina alto. Mister Isidoro Di Meglio prova a mescolare le carte con una serie di cambi. Ciro Saurino lascia il campo dopo una botta in uno scontro di gioco,al suo posto Oratore. Si passa così al 4-4-2,con Arcobelli e il neo entrato Oratore in avanti. A lasciare il campo è anche Filosa che viene sostituito da un altro classe 2000′ Arcamone,esordio per lui in campionato. Dopo pochi minuti Cuomo lascia il posto a Muscariello. Dopo che lo stesso Isidoro Di Meglio aveva fatto riscaldare dall’inizio del primo tempo Capuano,che sembrava che dovesse subentrare lui in campo. La girandola di cambi non sortisce particolari effetti,con la gara che rimane bloccata sullo 0-0 e priva di ghiotte occasioni da gol. Al 32’cross di Cuomo dalla trequarti che trova Arcobelli solo in area,ma il numero 9 manda alto di testa da due passi dalla porta. Due minuti dopo lo stesso bomber della squadra isolana non concretizza al meglio un contropiede,servendo in maniera molto superficiale Oratore che non può arrivare a concludere nello specchio della porta. Al 37′ l’occasione più nitida della partita per la Nuova Ischia:cross di Del Deo per la testa di Oratore che colpisce da due passi dalla porta ma clamorosamente manda alto. Al 40′ arriva un vero è proprio miracolo di Stinga su un colpo di testa dopo una punizione battuta dalla trequarti da Matarese. Dopo 5′ di recupero al “Mazzella” finisce 0-0 con il Massa Lubrese,con la formazione ospite che esulta per un punto prezioso contro la seconda in classifica in ottica di salvezza. La Nuova Ischia esce con l’amaro in bocca per aver steccato ancora una volta. Un pareggio che taglia definitivamente la lotta al primo posto in classifica e la corsa per mantenere il secondo posto ora diventa una vera battaglia. Nel prossimo turno i gialloblu saranno di scena sul campo della Sangennarese.

NUOVA ISCHIA  0

MASSA LUBRENSE  0

NUOVA ISCHIA: Mennella, Del Deo, Matarese, Scritturale, Chiariello, Di Costanzo, Cuomo (39′ s.t. Muscariello), Saurino C. (18′ s.t. Oratore), Arcobelli, Marano, Filosa (27’s.t. Arcamone). (In panchina: Telese, Capuano, Paradiso, Prestopino)

MASSA LUBRENSE: Stinga, De Gregorio, Apreda, La Via, Sabatino, Schiazzano, Volpe, Schettino, Aiello (13’s.t. De Maio), Balduccelli (34’s.t. Gargiulo V.), Zarrella (24’s.t. Aprea). (In panchina: De Martino, Alfano, De Cesare, Gargiulo S.) All. Russo

ARBITRO: Andolfi di Ercolano (Ass. Borrelli di Ercolano e Barletta di Napoli)

NOTE: Calci d’angolo 4-0. Ammoniti Del Deo, Marano (NI); Sabatino, Schiazzano (M)

 

 

Andria-Siracusa 0-1: L’Ulivo della Vittoria a casa Siracusana (Dionisia Pizzo)

 “Il calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce”

Così scriveva il famoso giornalista sportivo Osvaldo Soriano, ed è quello che sta succedendo al Siracusa. Contro ogni pronostico la squadra siciliana, uno dopo l’altro ha divorato i suoi avversari, solo qualche sconfitta, ma è riuscita con caparbietà a salire sulla vetta dei grandi.

La squadra aretusea conquista la quinta vittoria consecutiva, riuscendo a superare il suo tallone d’Achille: vincere fuori casa, dopo Matera la storia si ripete e vuoi vedere che questo difetto e’ stato finalmente eliminato?

Allo Stadio degli Ulivi i ragazzi di Sottil trionfano con un goal di Valente dopo solo 14 minuti dal fischio di inizio partita. Grazie all’imponenza e alla bravura di Santurro la porta è stata ben difesa e il Siracusa ha potuto portare l’ulivo della vittoria a casa.

Mister Sottil, come abile stratega, è riuscito a far crescere i propri ragazzi, ognuno di loro ha ben presente il proprio potenziale. Ad ogni partita scendono in campo consapevoli della propria forza.

Sognatori erano stati definiti chi sperava che il Siracusa si svegliasse dal suo torpore. Invece, adesso, i Leoni fanno tremare ad ogni loro passo la terra del campo da calcio.

La loro impronta è sempre più marcata, gli artigli sono pronti, sempre più affilati, perché il Siracusa gioca adesso per vincere non per sognare.

Bufera su ”Parliamone sabato”: le donne dell’Est, perché sceglierle

0

Nella puntata di due giorni fa, la rubrica della Vita in diretta ha sviluppato il dibattito sulle donne dell’est con ospiti in studio, proponendo una grafica in sei punti contestata sul web

Rai: Scoppia caso Paola Perego, Maggioni ‘errore folle, mi scuso’. Bufera dopo grafica su donne est

E’ bufera sui social per la rubrica Parliamone sabato, condotto da Paola Perego su Rai1, che si è occupata dei ‘Motivi per scegliere una fidanzata dell’est’, con tanto di lista. “Non ho visto la puntata, lo sto scoprendo dai siti. Quello che vedo è una rappresentazione surreale dell’Italia del 2017: se poi questo tipo di rappresentazione viene fatta sul servizio pubblico è un errore folle, inaccettabile”, commenta la presidente Rai Monica Maggioni, interpellata dall’ANSA. “Personalmente mi sento coinvolta in quanto donna, mi scuso”.

Nella puntata di due giorni fa, la rubrica della ‘Vita in diretta’ ha sviluppato il dibattito sulle donne dell’est con ospiti in studio, proponendo una grafica in sei punti che, secondo gli autori, spiegherebbero perché gli uomini italiani dovrebbero preferire le donne dell’est. La questione ha infiammato la rete, che oscilla tra incredulità e insulti.

“Ogni giorno – sottolinea Maggioni – ci interroghiamo su quale immagine di donna veicoliamo, su come progredire, uscire dagli stereotipi. Poi accade un episodio come questo: il problema non è una battuta inconsapevole, ma la costruzione di una pagina su un tema del genere: è un’idea di donna che non può coesistere con il servizio pubblico”. “Per prima cosa – dice ancora la presidente – mi scuso. Poi come azienda cercheremo di capire come è nata una pagina di questo tipo”. Anche il direttore di Rai1, Andrea Fabiano, si scusa per quanto avvenuto: “Gli errori vanno riconosciuti sempre, senza se e senza ma. Chiedo scusa a tutti per quanto visto e sentito a #Parliamonesabato”, ha scritto su Twitter.

La polemica contro la rubrica Parliamone sabato, condotta da Paola Perego su Rai1, è per il Codacons “ipocrita ed insensata”. “Tutti si scandalizzano per la ‘lista’ con i motivi per scegliere una fidanzata dell’est, ma nessuno rimane turbato quando, sfogliando le pagine dei quotidiani, la donna appare come un mero oggetto – afferma in una nota il presidente Carlo Rienzi – La rappresentazione delle donne che danno oggi i giornali è assai peggiore del servizio trasmesso da Rai1, perché sulle pagine dei quotidiani il corpo femminile e l’immagine della donna vengono continuamente umiliati e mercificati. Eppure non ci sembra che chi oggi si indigna con la Perego abbia mai protestato contro i direttori delle varie testate giornalistiche”. “Parlare delle ‘fidanzate dell’est’ e delle caratteristiche di donne di altri paesi non ci pare uno scandalo, ma anzi affronta una questione sociale esistente nel nostro paese, dove cresce costantemente il numero di donne provenienti dall’Europa dell’est, e può essere utile per portare ad una riflessione non solo sulla donne ma anche e soprattutto sugli uomini italiani e sui loro comportamenti”, conclude il presidente Codacons.

vivicentro.it/cultura
vivicentro/Bufera su ”Parliamone sabato”: le donne dell’Est, perché sceglier
ansa/Rai: Scoppia caso Paola Perego, Maggioni ‘errore folle, mi scuso’. Bufera dopo grafica su donne est

Paura per Al Bano, il cantante ricoverato al Vito Fazzi di Lecce per una leggera ischemia

0

Al Bano era diretto a Cellino San Marco dopo una serara nelle Marche ma si è fatto accompagnare al Policlinico di Bari. Nella notte la decisione di trasferirsi al Vito Fazzi. Prima di Natale l’intervento per problemi al cuore.

Malore Al Bano, il cantante ricoverato a Lecce per una leggera ischemia

Paura per Al Bano: il cantante pugliese ha avuto un malore la sera di domenica 19 marzo di ritorno da Porto Sant’Elpidio, in provincia di Fermo, nelle Marche. Carrisi era in compagnia di un  collaboratore e stava rientrando a Cellino San Marco (Brindisi) ma si è fatto accompagnare al Policlinico di Bari dove è stato sottoposto ad accertamenti.

Pochi giorni prima di Natale Al Bano era stato operato per problemi cardiaci ma due mesi dopo era tornato sul palco del Festival di Sanremo. Secondo fonti del Policlinico, in contatto con i chirurghi che lo hanno operato a Milano, si sarebbe trattata di un’ischemia transitoria.

In ospedale, poche ore dopo il ricovero, lo ha raggiunto la compagna Loredana Lecciso. Nella notte la decisione di lasciare l’ospedale di Bari per trasfersi al Vito Fazzi di Lecce. Il cantante si trova nella Stroke Unit, il reparto specializzato nella cura dell’ictus, ed è cosciente.

Le sue condizioni non desterebbero preoccupazioni.

voivicentro.it/spettacolo
vivicentro/
repubblica/Malore Al Bano, il cantante ricoverato a Lecce per una leggera ischemia

Volontari Civili bulgari al fronte contro i migranti

0

Dal confine tra Bulgaria e Turchia, Francesca Paci racconta come squadre di volontari in mimetica presidiano i confini con l’obiettivo di respingere i migranti e «fermare l’invasione dell’Islam». Sono muratori, impiegati, avvocati e lamentano l’immobilismo del governo di Sofia. Secondo gli attivisti per i diritti umani «le loro azioni sono ai limiti della legge».

Nelle foreste fra Turchia e Bulgaria: “Qui fermiamo l’invasione dell’Islam”

Muratori e avvocati in mimetica presidiano i confini: «Il governo di Sofia non fa nulla, noi volontari difendiamo l’Europa». Gli attivisti per i diritti: azioni ai limiti della legge

YASNA POLYANA (BULGARIA) – Passo veloce e il più possibile felpato, braccia sulla testa a protezione dai rami, bocche cucite. Per intercettare i migranti che dal confine turco cercano di entrare in Bulgaria si avanza in colonna fin dentro la foresta di Strandzha e poi via, sparpagliati in gruppi di tre. Chi trova dei «presunti profughi», come li chiamano i volontari del BNOShipka, avverte i compagni con il cellulare e chiama la polizia di frontiera.

«Dato che il governo non fa nulla, a parte obbedire alla Merkel e lasciar entrare chiunque dichiari una nazionalità a caso, ci pensiamo noi: da quattro anni presidiamo le montagne per proteggere dai terroristi e dall’invasione pianificata da Erdogan il nostro Paese e l’intera Europa». Vladimir Rusev è il comandante di questi 65 bulgari in mimetica e passamontagna che hanno parcheggiato le auto targate Varna, Burgas, Stara Zagora, Plovdiv e Dalgopolin in una radura vicino Yasna Polyana, a 30 km dal confine, per dare il cambio al turno precedente. Ex ufficiale dell’esercito in pensione, il pluridecorato Rusev gestisce una società d’intelligence e security specializzata in zone di conflitto e anima il BNOShipka, il movimento nazionalista intitolato alla città simbolo della vittoria bulgaro-russa sugli ottomani di Sulayman Pascià. «Par-ti-gia-ni», scandisce. Guai a definirli miliziani o «cacciatori»: «Non portiamo armi, non arrestiamo nessuno, rispettiamo la legge che autorizza i cittadini a impedire i crimini e considera un crimine varcare illegalmente il confine».

Le lattine di Red Bull e fagioli turchi abbandonate lungo il ruscello nascosto tra gli alberi segnano la strada. Da quando l’accordo tra Ankara e Bruxelles ha sigillato la rotta balcanica e in particolare la Grecia, ai migranti non restano che il mar Mediterraneo o i boschi bulgari per affidarsi ai trafficanti e puntare all’Europa del nord. Rusev, fluente in russo, greco, turco ed ebraico, sostiene di averne respinti migliaia dei 10 mila che si fanno sotto ogni mese, moltissimi passando da Zvezdez.

«I rifiuti servono anche da segnaletica per l’appuntamento con chi li porta in Serbia o per indicare il percorso a chi segue» spiega Attila, 35 anni, bagnino.

L’identikit del volontario di BNOShipka è sintomatico del malessere che si porta dentro un paese passato per 5 secoli di dominazione ottomana, 45 anni di dittatura sovietica e, nel 2007, il sogno di un salvifico destino europeo naufragato sulla transizione dal socialismo reale pagata a dosi massicce di disoccupazione, la fuga dei cervelli, la corruzione endemica. C’è il muratore 30enne Ilia convinto che dietro i profughi ci sia una strategia destabilizzante «guidata da americani e da ebrei». Kamal, musulmano, che vuole tenere l’Isis lontano da casa impacchettando la frontiera come un’opera del connazionale Christo. Todor, 35enne, impiegato delle ferrovie e nemico dell’«Islam colonizzatore» quanto simpatizzante di Putin. Tikhamir, fioraio, deluso da Bruxelles che «non ha trasformato la Bulgaria nella Svezia e ora la vorrebbe come Raqqa». E poi ancora l’avvocato europeista Lachezar felice di aver archiviato il giogo sovietico e deciso a non finire in quello coranico, Siliane che a 67 anni marcia e raccoglie erbe per curare eventuali ferite, la disoccupata Asia arruolatasi perché «i bulgari guadagnano 150 euro e gli immigrati molto di piu». Dai 20 ai 30 anni c’e di tutto: 800 persone a rotazione giorno e notte che non ricevono un soldo e si pagano la benzina.

S’intravede lo spettro dell’Islam dietro le quinte di questa caccia nella foreste, lo stesso riconoscibile nei mal di pancia politici del Paese che a novembre ha eletto il nuovo presidente filo-russo Rumen Radev e il 26 marzo voterà per il rimpiazzo del parlamento dopo le dimissioni del premier europeista Borisov. E poco importa che la etnicamente omogenea Bulgaria da 7 milioni di abitanti ospiti oggi ufficialmente tra i 7 e i 15 mila migranti in 6 campi aperti e 2 centri chiusi e che, per questo, abbia appena ricevuto dall’Ue 150 milioni di euro. La notizia più diffusa sui social è quella degli incidenti di novembre nella struttura di Harmanli, dove risiedono 3 mila richiedenti asilo.

«Il BNOShikpa ha più consensi fuori che dentro al Paese e si muove ai margini della legislazione bulgara» ci dice il direttore dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni di Sofia Radoslav Stamenko. Capita che i suoi uomini, come quelli di Amnesty International o del Bulgarian Helsinki Commitee, incrocino metaforicamente le spade con i volontari del comandante Rusev: gli attivisti pro-migranti chiamano la guardia di frontiera e gli altri, anziché essere aiutati dalle forze dell’ordine come vorrebbero, devono mostrare i documenti per provare di essere regolari.

«Dobbiamo contrastare le cosiddette organizzazioni umanitarie che addestrano i migranti a entrare illegalmente in Europa, ma più ci demonizzano e più cresciamo tra la gente, contiamo già 20 mila membri e 40 mila sostenitori» racconta l’agricoltore Ivan al termine della seduta di flessioni ed esercizi di autodifesa in cui si mira alle gambe e non alla testa. In realtà non ce n’é mai stato bisogno, e neppure del coltello che tutti portano alla cintura: «Quando i migranti vedono la mimetica si bloccano, hanno paura, al massimo provano a scappare. Noi comunque, sapendo che in Turchia si comprano perfino le famiglie, ci prendiamo cura delle rarissime donne e dei bambini, sapendoli vittime, e consegniamo gli uomini alla polizia. Quasi nessuno è un vero rifugiato. E poi, dovremmo aver compassione di chi “compra” i ragazzini per sconfinare? Abbiamo almeno 4 mila minori non accompagnati negli orfanotrofi bulgari».

Piove. Il terreno è scivoloso. È ora di spostarsi a ridosso del confine, a Brodilovo, dove, con regolare permesso, i volontari aiutano la costruzione della barriera, appena 67 km dei 230 che si snodano lungo il confine turco e degli altri 570 lungo quello greco. I tre varchi ufficiali sono deserti. Non lontano, oltre lo sguardo, qualcuno terrorizzato aspetta probabilmente la notte nascosto tra alberi e cespugli.

vivicentro/cronaca
vivicentro/Civili bulgari al fronte contro i migranti
lastampa/Nelle foreste fra Turchia e Bulgaria: “Qui fermiamo l’invasione dell’Islam” FRANCESCA PACI – INVIATA A YASNA POLYANA (BULGARIA)

In Italia la famiglia resta patriarcale: perché?

0

Perché in Italia non è ancora possibile dare il cognome di padre e madre ai figli? Linda Laura Sabbadini affronta il tema a 4 mesi dalla sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il sistema a cognome unico. «I Comuni sono in ritardo» spiega «e le persone non trovano le istruzioni chiare nei siti istituzionali».

Se resiste la famiglia patriarcale

Possibile che in un Paese come il nostro permanga ancora l’obbligo del cognome del padre per i figli e le figlie? Possibile che dopo 4 mesi dalla sentenza della Corte Costituzionale che dichiara incostituzionale tutto ciò non ci si adegui velocemente? Purtroppo è così. Ancora una volta. I Comuni stentano a mettere in pratica in modo visibile e chiaro il contenuto della sentenza, le persone hanno difficoltà a capire come fare a mettere il doppio cognome e non trovano chiare note esplicative nei siti istituzionali.

Per non parlare delle notizie sbagliate che circolano in rete. Il ministero dell’Interno emana una circolare dopo un mese, ma non riesce ancora ad essere parte attiva con le altre amministrazioni. Questo è un grande vulnus, ci siamo quasi abituati a passare sopra a uno dei tanti residui del sistema patriarcale nel nostro apparato normativo. E non lo dico solo io, ha usato questi termini anche la Corte Costituzionale nel 2006, quando ha invitato, inutilmente ahimè, il Parlamento a legiferare. Parlava di retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, allora. Ne abbiamo battuti tanti di questi retaggi nel tempo. Abbiamo eliminato la condizione subalterna della moglie nel 1975, e poi il delitto d’onore e il matrimonio riparatore nel 1981, e poi la violenza contro le donne come reato contro la morale nel 1996.

Li abbiamo spazzati via uno per uno. Con fatica, nel tempo, ma lo abbiamo fatto. E’ ora di abbattere anche questo dopo 68 anni dal varo della Costituzione, dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 2006, dopo quella di Strasburgo del 2014 ; dopo quella di novembre 2016 della Corte Costituzionale. Da Strasburgo avevano chiaramente detto che l’attribuzione automatica del cognome del padre rappresentava una chiara discriminazione basata sul sesso. Dalle pagine di questo giornale proprio alla vigilia della sentenza ci auguravamo che la Corte non rinviasse per l’ennesima volta ad un Parlamento che non è stato capace di legiferare in tutti questi anni e se del caso, imponesse una volta per tutte il doppio cognome automatico salvo altra scelta dei coniugi. Avrebbe potuto farlo. Con una forzatura forse, ma legittimata dalla assoluta inerzia del Parlamento in tutti questi anni. Purtroppo non è stato così. Ha dichiarato incostituzionale il divieto al doppio cognome in caso di accordo tra i genitori e ha invitato ancora una volta il Parlamento a legiferare con urgenza, per superare l’assegnazione automatica del cognome del padre, rispettando il diritto alla piena identità del figlio e il principio di parità dei genitori.

Oggi in Commissione Giustizia del Senato scadono i termini per la presentazione degli emendamenti al vecchio testo approvato dalla Camera nel 2014 di un disegno di legge assolutamente insoddisfacente. Ci auguriamo che anche in questo caso si faccia come nel lontano 1975 sulla comunione dei beni dei coniugi: automatica, salvo altra decisione. Stabiliamo chiaramente per legge il doppio cognome automatico, con assegnazione per ordine alfabetico della sequenza dei due cognomi. Daremmo così un segnale importante, di rilevanza sociale e simbolica, un segno di visibile parità dei due genitori nella costruzione della identità dei propri figli. Pari dignità alla madre e al padre. Solo così eviteremo quelle discriminazioni invisibili, sempre presenti in ambito familiare, magari mascherate da tradizione, disinformazione o da apparente noncuranza. E’ il momento che le donne in Parlamento scendano in campo unite, raccogliendo le istanze delle tante associazioni che si battono da anni sul tema, tra queste la Rete per la Parità. E’ il momento che le donne del governo i prendano in mano la situazione.

E’ il momento che gli uomini che credono nei diritti si uniscano a loro. Non è una questione da poco, l’invisibilità delle donne nel loro ruolo di madri, è la punta dell’iceberg di quella cultura maschile e maschilista che ancora resiste nel nostro Paese. Perché ricordiamocelo esiste il diritto inviolabile del minore all’identità personale unitamente al riconoscimento del paritario rilievo di entrambe le figure genitoriali nel processo di costruzione di tale identità. E va garantito per legge.

vivicentro.it/opinione
vivicentro/In Italia la famiglia resta patriarcale: perché?
lastampa/Se resiste la famiglia patriarcale LINDA LAURA SABBADINI

Disabili e sesso, basta tabù (VIDEO)

0

In Italia il diritto al sesso per le persone disabili resta un tema poco dibattuto e del tutto privo di normative. Diversamente dal resto d’Europa nel nostro Paese mancano figure professionali e denaro. La federazione paraplegici insiste sull’importanza di queste pratiche e chiede più attenzione da parte delle istituzioni pubbliche perché «le relazioni affettive sono decisive».

“Basta tabù, anche noi disabili ab biamo diritto al sesso”

Diversamente dal resto d’Europa in Italia mancano figure professionali e denaro. La  federazione paraplegici: «Le relazioni affettive sono decisive»

TORINO – Il disabile come e più degli altri ha bisogno di amare e di essere amato, di tenerezza, di vicinanza e di intimità. Particolare attenzione va riservata alla cura delle dimensioni affettive e sessuali». A pronunciare queste parole fu Giovanni Paolo II, tredici anni fa, in un messaggio a un simposio sui disabili mentali. Ancora prima, alla fine degli Anni Ottanta, grazie a un pionieristico e mai replicato sondaggio tra le persone con lesioni spinali in Piemonte, venne fuori che il desiderio più grande di riconquista non era recuperare le disfunzioni motorie, ma quelle cosiddette autonome: urinarie, intestinali e genito-sessuali. La buona notizia è che la qualità di vita di chi ha una lesione spinale da allora è infinitamente migliorata grazie ai progressi della medicina e della tecnologia. Quella cattiva è che il sesso è rimasto un tabù.

Nei paesi europei più attenti ai diritti civili è il servizio sanitario a occuparsi e preoccuparsi di educare e sostenere, anche finanziariamente, la sessualità delle persone disabili. Così se, come Danilo, non hai ancora compiuto vent’anni e un momento prima sei in macchina e quello dopo in un letto d’ospedale paralizzato dal petto in giù, trovare qualcuno capace di spiegarti se riuscirai ancora ad avere rapporti fisici con una ragazza è un affare complicato. «Ho dovuto imparare di nuovo a mangiare, lavarmi, andare in bagno – racconta Danilo Ragona, 36 anni, imprenditore e designer torinese -. Bisogna imparare a vivere con un corpo nuovo. Così la mia prima domanda all’urologo è stata: “Dottò, ma lì sotto come si fa?”».

Dopo una lesione spinale peli e unghie continuano a crescere, le ferite si rimarginano: il corpo è vivo. Lo spiega Roberto Carone, neuro-urologo dell’Unità spinale di Torino, nata con quella di Firenze alla fine degli Anni Ottanta, le prime in Italia. «Nella stragrande maggioranza dei casi dopo una lesione è possibile recuperare sia eiaculazione che erezione. Con un approccio che non si occupa solo del corpo, ma anche della psiche del paziente. Con una lesione spinale alta, c’è una eiaculazione riflessa che risponde alla stimolazione. In quelle più basse invece c’è più probabilità di avere anche erezioni psicogene – spiega –. In entrambi i casi possono aiutare la terapia farmacologica, che in Piemonte viene rimborsata, e la vacuum terapia. Per l’eiaculazione c’è un macchinario che in pratica è un vibro massaggiatore. Se non funziona, si passa all’elettrostimolazione. Sempre sotto controllo medico».

«Il dottore mi ha accompagnato in una stanzetta – continua Danilo -. E grazie a un macchinario ingombrante che poi è un vibratore per uomo ho scoperto che le mie sensazioni erano diverse, ma era tutto in ordine. Tra tornare nella stanzetta e lasciar perdere, decisi di comperare per conto mio il vibratore. Lo pagai più di un milione di lire, ora costa circa 800 euro. Nessun rimborso del servizio sanitario, ovvio».

Negli Stati Uniti i sex toys dedicati alle persone disabili non sono una novità, ma un ausilio come un altro. Si comprano anche online, con lo slogan: «Fai di più per la tua vita sessuale che una cena da 50 dollari». «Nelle unità spinali ci sono infermieri specializzati nell’assistenza urinaria e intestinale, ma mancano del tutto figure dedicate al genito-sessuale. Ed è una grossa mancanza. Il paziente nel suo percorso di recupero incontra degli specialisti, ma sviluppa un contatto giornaliero e confidenziale con gli infermieri. E’ facile che si rivolga prima di tutto a loro – spiega Carone –, con il rischio che gli vengano date informazioni sommarie o sbagliate. Per risolvere il problema c’è una sola soluzione: garantire una formazione adeguata e sistematica del personale sanitario». Dopo aver avviato un’azienda che produce sedie a rotelle di design – niente manopole, schienale basso, ruote perfette per correre in spiaggia – Danilo ha prestato la sua creatività a un altro progetto: la «Intimate Rider». Una seduta basculante, che aiuta le persone con disabilità e i loro partner a stare comodi e a divertirsi di più. «Riacquistare il controllo di sé, significa per esempio garantire al partner una vita sessuale soddisfacente, avere dei figli in modo naturale – conclude Danilo –. Non c’è niente di sporco. Lo dico da imprenditore: siamo così indietro che a nessuno è venuto in mente che questo è anche un ottimo business inesplorato».

Le unità spinali, punto di riferimento indispensabile, nel Sud Italia sono troppo poche. In Campania e Calabria non esistono. E questo costringe i pazienti a costosissimi pellegrinaggi. E non c’è neanche un registro nazionale delle lesioni spinali, e con la vita che si allunga è difficile capire quanti posti servono nei reparti, che sono sempre più affollati. «Se avessimo dati reali e non simbolici, l’offerta sanitaria potrebbe essere programmata con efficacia – dice Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana Paraplegici -. Così fa la differenza la provenienza dei pazienti. Per esempio, ci sono regioni più attente a stringere accordi con le aziende che producono ausili alla disabilità all’avanguardia, altre che invece sono ancora molto indietro. La sfida poi è l’inclusione sociale, che passa per scuola, lavoro e vita sociale. Relazionale e affettiva. C’è ancora molto da fare».

Danilo a vent’anni si preoccupava di poter amare ancora, ora sogna una famiglia con la sua fidanzata. E’ un uomo fortunato, e lo sa. Quando venne ricoverato dopo l’incidente, nel letto accanto a lui c’era un suo omonimo. Danilo Neri un bel giorno d’estate sbagliò un tuffo, ora non si muove più. Aveva diciassette anni, ora ne ha trentacinque. «Appena fuori dall’ospedale, gli amici mi hanno chiesto se avrei potuto ancora fare sesso – racconta -. Quando rispondevo di sì, dovevo essere pronto a tenere una lezione di educazione sessuale. Basta la stimolazione per rendere il mio pene attivo. La cosa triste è che un disabile, soprattutto uno come me, viene visto come un asessuato. Ho ricevuto dei no anche da diverse accompagnatrici, all’inizio ci rimanevo malissimo. Poi ho smesso di chiedere». Danilo ha perso il tatto, e va bene. Ma gli restano un corpo vivo, vista, udito e olfatto. E una buona dose di romanticismo: «Aggiungo che si può godere anche guardando una persona intensamente negli occhi. Sono le sensazioni che sprigiona la mente che fanno la differenza, in tutto e per tutti». Se Danilo vivesse in Olanda, in Germania, in Gran Bretagna oppure anche in Francia, forse non gli sarebbe tanto più semplice trovare l’amore, ma di certo potrebbe sentirsi meno solo. Nei paesi europei dove la prostituzione è legalizzata, le persone con disabilità fisica e anche psichica si possono rivolgere a un sex worker specializzato. Come spiega il disegno di legge italiano proposto dall’associazione «Love Giver», si tratta di «un operatore che dopo un percorso di formazione psicologico, sessuologico e medico, dovrà aiutare le persone a vivere un’esperienza erotica, sensuale o sessuale». Una guida «all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità».

Max Ulivieri, 46 anni, web designer bolognese, da quattro anni gira l’Italia per parlare di sessualità e disabilità. «Con la legge, firmata anche dalla Cirinnà, siamo a un punto morto. Non è stata nemmeno calendarizzata. In alcune regioni l’idea c’è, ma nessuno dei corsi di formazione annunciati è mai partito – spiega -. In Italia è complicato anche solo parlarne. Io però ormai ho una certa età. E sono stufo. In Francia è successa una bella cosa: in attesa della legge che non arriva, un’associazione come la nostra ha iniziato a organizzare dei corsi. Se nulla si muove, farò la stessa cosa. Mi metteranno in prigione per sfruttamento della prostituzione? Pazienza». Ulivieri nei suoi interventi racconta la sofferenza che si prova a dover rinunciare alla propria intimità. La stessa che ha provato lui da ragazzo, e quella che vive ogni giorno chi si rivolge alla sua associazione: racconta di genitori che non sanno a chi chiedere aiuto, e si trovano a soddisfare le esigenze sessuali dei figli. Maschi, e anche femmine.

«E’ molto importante iniziare a parlare di sessualità da subito: le famiglie spesso arrivano da noi quando ci sono comportamenti sessuali non adatti, già cronicizzati», spiega Stefania Mina, responsabile del progetto «Sessualità possibile», con gli ospiti della Domus Laetitiae di Biella. Assistenza sessuale sì oppure no? «Il nostro lavoro è accompagnarli in un percorso di consapevolezza, che porta magari a creare la situazione adeguata che porta all’autoerotismo, senza però superare il confine». «E’ un tema delicato, normale che le posizioni siano molto diverse – commenta Mauro Petrillo, dirigente urologo dell’Unità spinale di Torino -. Da una parte può rispondere bene a certe esigenze. Dall’altra bisogna essere sicuri di individuare la professionalità adatta: stiamo parlando di riabilitatrici o di prostitute?». «La sessualità è un diritto di tutti, ma i timori sono ancora molti – conclude Falabella -. Bisogna fare qualche cosa, perché questo tema è noto a chiunque si occupa di disabilità. E bisogna farlo in fretta. Parlandone, finalmente, con serenità».

Licenza Creative Commons 

Love give, Maximilian Ulivieri con la moglie Enza
L’ESPERTO

La figura dei love giver, ovvero degli assistenti sessuali per disabili (VIDEO)

Love give:  Maximilian Ulivieri con la moglie Enza Sono anni che si parla di trovare modo e mezzi per poter far si che anche i disabili possano…

vivicentro.it/sanità
vivicentro/Disabili e sesso, basta tabù
lastampa/“Basta tabù, anche noi disabili ab biamo diritto al sesso” NADIA FERRIGO

Francesco La Licata: ”bisogna essere grati a Mattarella”

0

Per Francesco La Licata «bisogna essere grati a Mattarella per la chiarezza e la determinazione delle sue parole nell’analisi e nella condanna del fenomeno mafioso».

Mattarella: “La mafia ruba il futuro”

Bisogna esser grati al Presidente della Repubblica per la sua partecipazione, a Locri, all’incontro coi familiari delle vittime delle mafie, come ogni anno promosso dall’Associazione Libera. Grati soprattutto per la chiarezza e la determinazione delle sue parole nell’analisi e nella condanna del fenomeno mafioso.

Sergio Mattarella non si è mai manifestato come un carattere estroverso, al contrario ha sempre preferito le scelte affatto plateali, anche a costo di apparire troppo freddo e riservato. Ma ieri non ha potuto sottrarsi a quello che deve considerare quasi un «dovere», stando al senso delle parole pronunciate in pubblico. Per lunghissimi decenni si è tenuto dentro l’atroce sofferenza per la perdita del fratello, Piersanti, assassinato da Cosa nostra nel 1980, mentre era al vertice della Regione Sicilia.

Bisogna dargli atto che mai, neppure di sfuggita in tanto tempo, ha usato la sua condizione di parente di una vittima della mafia per obiettivi che possono esser anche nobili, come la politica, quando è buona politica. E spesso ha evitato persino di sfiorare il tema della mafia, per non dover fare riferimento al suo dolore privato.

Ma ieri il Presidente ha derogato, e ne siamo contenti, forte del proprio ruolo istituzionale che lo qualifica a farsi portavoce dell’intero popolo italiano. E in questa doppia veste, di cittadino ferito e interprete della rivolta antimafiosa, ha dichiarato pubblicamente tutta l’avversione contro le cosche, ma anche contro la cultura mafiosa «che ruba il futuro di questa terra».

Senza mai citare il nome di Piersanti, si è immedesimato nella sofferenza delle persone che gli stavano di fronte. «I mafiosi non conoscono pietà né umanità». Ed è andato oltre, affondando: «Non hanno alcun senso dell’onore, non del coraggio. I loro sicari colpiscono, con viltà, persone inermi e disarmate». Parole cariche di significato, anche perché pronunciate, di certo inconsapevolmente, nella piazza dove abita il boss di Locri, detenuto agli arresti domiciliari.

Non poteva giungere in un momento più adatto, il monito del Capo dello Stato. Le sue parole hanno il merito di riportare al centro dell’attenzione e, si spera, dell’agenda governativa il tema delle mafie e della battaglia contro ogni tipo di illegalità. E’ significativo che il discorso di Mattarella sia stato pronunciato in terra di Calabria, sede legale della più forte mafia del momento (secondo alcuni), eppure forse un po’ ancora (da altri) sottovalutata per via di un certo ritardo culturale che si ostina a considerare di serie B un’organizzazione criminale capace di muovere miliardi in mezzo mondo.

Ma lo sguardo del Presidente è andato oltre il recinto della criminalità organizzata, mettendola in relazione con una delle cause generate da paura e omertà: la rassegnazione e l’immobilismo. «Le mafie – ha detto Mattarella – non risparmiano nessuno… non esitano a colpire chiunque diventi un ostacolo al raggiungimento dei loro obiettivi. Che sono potere, denaro, impunità. Per questo motivo, la lotta alle mafie riguarda tutti. Nessuno può dire: non mi interessa. Nessuno può pensare di chiamarsene fuori». Un bel richiamo al senso di responsabilità, che fa vacillare gli alibi di tanti Ponzio Pilato che si sono sottratti, negli anni, al dovere della lotta, la quale – spiega il Presidente – «è una necessità per tutti: lo è, prima ancora che per la propria sicurezza, per la propria dignità e per la propria effettiva libertà». Parole che riportano alla mente l’insegnamento di Giovanni Falcone, non a caso citato da Mattarella quando ha ricordato come la battaglia non possa essere delegata allo Stato o soltanto a pochi eletti. «Come diceva Giovanni Falcone, la lotta alla mafia non può fermarsi a una sola stanza, deve coinvolgere l’intero palazzo. All’opera del muratore deve affiancarsi quella dell’ingegnere». Operai e ingegneri facciano tesoro del suggerimento.

vivicentro.it/opinioni
vivicentro/Francesco La Licata: ”bisogna essere grati a Mattarella”
lastampa/Mattarella: “La mafia ruba il futuro” FRANCESCO LA LICATA