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Castellammare di Stabia
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ESCLUSIVA – Juve Stabia, Nicola Ciotola: 19 giugno vittoria da brividi. Che azione con Tarantino e Corona..

Alla vigilia della gara con la Reggina abbiamo intervistato Nicola Ciotola, ex punta della Juve Stabia targata Braglia ed ora in forza alla Casertana. Pubblichiamo anche sul nostro sito la chiacchierata con Ciotola, presente sulle pagine del match program distribuito sabato al Menti.

Ciao Nicola! Come stai e come valuti la stagione tua e della Casertana? Ciao! A Caserta mi trovo veramente bene e sono contento della buona stagione che stiamo disputando. Siamo un gruppo solido e stiamo ottenendo degli ottimi risultati. Il fatto di essere in zona play off ci fa ovviamente piacere ma non dobbiamo perdere di vista l’obiettivo primario che è la salvezza. Non dobbiamo accontentarci ma pensare solo a fare più punti possibili; dopo aver fatto i punti necessari per la matematica salvezza penseremo a qualcosa di diverso.

Che ricordo hai della tua esperienza alla Juve Stabia? Di Castellammare ho un bellissimo ricordo. Si tratta di una piazza che vive di calcio e che trasmette passione anche ai suoi calciatori; in più si ha sempre un ricordo particolare delle piazze dove si è vinto. Per tutte queste ragioni non posso che essere legato a Castellammare ed alla Juve Stabia.

Ci sono due istantanee del 19 giugno in cui sei protagonista: la splendida azione finalizzata da Corona per lo 0 – 2 e la successiva esultanza in cui ti arrampichi sulla rete quasi per abbracciare i tifosi. Esatto, forse però mia istantanea è il triplice fischio dell’arbitro. In quel momento ci rendemmo conto di essere entrati nella storia e di aver fatto qualcosa di inimmaginabile. Nessuno avrebbe pronosticato quel risultato e la fine della partita fu una liberazione.

Arrivasti alla Juve Stabia come botto di quel mercato invernale. C’è un po’ di rammarico in te per non aver potuto essere più incisivo? Un pizzico di rammarico c’è perchè mi feci male appena arrivai alla Juve Stabia. Ai primi di febbraio, dopo tre partite, mi infortunai al ginocchio e questo compromise tutta l’esperienza alle Vespe. Fortunatamente scelsi di operarmi subito dopo la fine della stagione, così da essere disponibile per i play off. Se non sbaglio mi operai proprio uno o due giorni dopo la fine dei play off. Essere stato parte di quella impresa mi riempie ancora di gioia e sinceramente..Tarantino avrebbe potuto ridarla a me quella palla e non a Corona!! (ride n.d.r.)

Il tuo approdo alle Vespe è legato a Piero Braglia, con cui hai vinto il campionato, ma da protagonista, anche a Pisa. Fu determinante nella tua scelta? Ti senti ancora con lui? Con Mister Braglia ho un bellissimo rapporto ed ovviamente la sua presenza fu determinante per la mia scelta. Ricordo che mi chiamò quando ero al Taranto ed in un attimo mi convinse a venire alla Juve Stabia. Con lui c’è un legame che va oltre il calcio. Ci sentiamo spesso e ancora oggi gli ricordo che in tutti i campionati che ha vinto c’ero io in campo..sono il suo portafortuna! Forse quest’anno all’Alessandria riuscirà a vincere senza avermi come talismano! (ride n.d.r)

Molti tuoi ex compagni che abbiamo intervistato hanno parlato di uno spogliatoio molto unito, eravate amici, non colleghi. E’ rimasto con qualcuno un legame forte? Eravamo uno spogliatoio bello ed unito, e questo ha inciso sui risultati. Alla Casertana sono con Gigi Pezzella, altro ex di quell’impresa e con lui mi trovo benissimo. Anche con altri ragazzi dello spogliatoio della mia Juve Stabia mi sento spesso tramite sms e chiamate.

Nella tua Juve Stabia militavano Cazzola, Mbakogu, Colombi, giovani arrivati poi in Serie A. Ti aspettavi potessero fare tanta strada? Sinceramente sì, già all’epoca si vedevano qualità diverse dalle altre. In più stiamo parlando di tre bravissimi ragazzi che hanno anche lavorato tanto per affinarsi e migliorarsi in tanti aspetti. Dispiace un po’ per gli infortuni che hanno colpito Cazzola e Mbakogu condizionandone la crescita.

Tornando all’attuale Juve Stabia, pensi che gli ultimi due mesi di calo abbiano un po’ tagliato fuori i gialloblè dalla corsa alla promozione diretta o ci sono ancora possibilità di recuperare le prime della classe? Credo che manchino ancora troppe partite per dare verdetti definitivi. Ci sono ancora tanti punti disponibili ed è ancora tutto aperto; in più il girone C è particolarmente difficile quindi anche le altre big possono perdere punti. Penso che le Vespe se la possano giocare ancora fino in fondo con Lecce, Foggia e Matera.

Un saluto ai tifosi stabiesi. Saluto con tanto affetto la Juve Stabia ed i tifosi stabiesi; Castellammare è una piazza stupenda e faccio a tutti un in bocca al lupo di cuore, sperando che possiate raggiunge tutti i vostri obiettivi.

Raffaele Izzo

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Credit Foto: Tuttomecatoweb.com

Comunicato Rai: “Operato dei telecronisti ineccepibile, critiche Napoli strumentali”

Non si spengono le polemiche dopo le discutibili decisioni arbitrali di Juventus-Napoli e le critiche mosse dall’ ambiente Napoli nei confronti della telecronaca di Rai Sport. Ecco il comunicato Rai:

 

“Riguardo alle polemiche sulla telecronaca della partita Juventus-Napoli, la direzione di Rai Sport ritiene ineccepibile l’operato di Gianni Cerqueti e Roberto Rambaudi. Telecronista e commentatore tecnico hanno dimostrato competenza ed equilibrio. Ogni critica è strumentale”.

Ssc Napoli, Lombardo: “La Rai non ha mostrato tutto. Siamo stati noi a chiedere nel post il repley dell’ episodio di Albiol”

Nicola Lombardo, direttore della comunicazione della Ssc Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio 24. Ecco quanto evidenziato:

Il Napoli è in assoluto la società che interviene meno per parlare di  decisioni arbitrali. In cinque anni  è avvenuto solo quatro volte. Noi pensiamo che gli arbitri siano un anello importante e debole della catena calcio. Siamo intervenuti perchè nella telecronaca della Rai non si è visto tutto mentre Sky e Mediaset fanno vedere tutti gli episodi . L’ episodio del rigore non concessso ad Albiol non si è praticamente mai visto.
Io non metto in dubbio che il regista svolga il proprio lavoro, ma l’ immagine del fallo su Albiol se fosse stata richiesta da qualcuno sarebbe stata isolata e mandata. Quando parlano Giuntoli e Reina non c’era il replay su Albiol, siamo stati noi a chiederla. Allora perché non è stato mandato in onda prima su richiesta del telecronista? La Rai non l’avrebbe neanche mostrato e non se ne sarebbe proprio parlato.

Tweet dopo la gara? Abbiamo avuto segnalazioni d’intervenire da una quantità di persone e non solo semplici tifosi. Se non vengono mostrato certi episodi, un tweet di protesta contro una televisione di stato che siamo noi a pagare ci può stare. Al di là tutto abbiamo un enorme rispetto per la classe arbitrale. Preferiamo continuare il silenzio stampa che è una decisione aziendale, è chiaro che prima o poi finirà”.

Cittadini e diritti

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Cittadini e diritti“L’impressione – scrive Francesca Sforza – è che sulle questioni riguardanti le difficoltà dei cittadini si possa sempre prendere tempo. Ma in questo modo le sofferenze continuano e i tribunali si incaricano sempre di più di riempire i vuoti lasciati dalla politica”.

La vita riempie i vuoti della politica

Ogni volta che nel nostro Paese si solleva la questione di un’emergenza sui diritti c’è sempre qualcuno pronto ad alzarsi in piedi: «E il lavoro?», «E l’economia che non riparte?», «E il costo della vita?».

Come se parlare di diritti fosse un lusso che solo Paesi che superano un determinato grado di benessere potessero permettersi, quasi ci fosse un che di ozioso o salottiero nei dibattiti e nelle questioni relative ai diritti delle minoranze, delle donne, dei disabili, degli anziani o dei poveri. A parte che se così fosse allora di diritti si finirebbe per non parlare mai – quando saremo abbastanza ricchi tutti quanti per potercelo finalmente permettere? – ma piuttosto è vero il contrario: un Paese che si occupa dei diritti dei propri cittadini è già per questo un Paese più ricco.

Le cronache di questi giorni ci portano una serie di esempi che sembrano fatti apposta per dare una sveglia al nostro Parlamento: il caso del dj Fabo, costretto ad andare a morire in Svizzera (Paese per cui gli economisti hanno previsto un aumento dell’1,7% di Pil nel 2017, tanto per dire) ha squarciato il velo sui tanti concittadini meno famosi e sulle loro famiglie, a cui viene negato il diritto a porre fine a una vita che non può più definirsi tale. Sono passati dieci anni dal caso Englaro, e l’anno scorso, di questi tempi, si parlava di una legge sul fine vita praticamente pronta. Quanto dolore deve ancora scorrere nelle famiglie italiane perché i tempi di una decisione siano maturi?

È di ieri l’ennesimo pronunciamento di un tribunale su una questione etica piuttosto delicata, quella riguardante la maternità surrogata. Secondo la Corte del tribunale di Trento, due padri possono essere legittimi genitori di due gemelli ottenuti con la surrogata all’estero, in nome del principio che la genitorialità non si fonda sul legame biologico. Ora, non è una questione da nulla espellere una madre biologica dalla partita, ancorché consenziente (e poi bisogna vedere), ma soprattutto non va bene che siano i tribunali a dettare le linee guida sulla maternità surrogata. Il nostro Paese è un laboratorio a cielo aperto di idee e proposte sulle questioni di bioetica: basta vedere il livello di ricerca nelle nostre università, il numero di convegni incontri e seminari che ogni giorno si organizzano in tutta Italia, persino il livello del dibattito nei nostri livorosissimi social si mantiene alto, malgrado i toni. Come mai la politica interagisce così poco con i ricercatori, con le femministe (sì, diciamolo, sono tante, diverse, attive e intelligenti), con le tante organizzazioni civiche che si interrogano sulle cose, più che sventolare bandiere?

Fra poco sarà l’8 marzo, più che una festa (che c’è da festeggiare?) sarà l’occasione per fare il punto sulla condizione delle donne nel nostro Paese. Oggi la «Stampa» comincia il suo racconto con l’inchiesta di Linda Laura Sabbadini, da cui emerge un quadro difficile per le donne italiane: pagate meno, sovra-istruite rispetto alle occupazioni, sempre più sole nella gestione del welfare familiare. Non è anche questo un segno di povertà profonda?

Il presidente del Consiglio ha assicurato che il Parlamento è al lavoro, ma l’impressione è che sulle questioni riguardanti le difficoltà dei cittadini – e i cittadini in difficoltà – si possa sempre prendere tempo. Ecco, in questo tempo però le cose non smettono di accadere: le sofferenze continuano, i tribunali si incaricano sempre di più di riempire i vuoti lasciati dalla politica e alle quotidiane difficoltà di ognuno si aggiunge un senso di solitudine, non quella di chi non è accudito – i liberalisti non temano – ma quella di chi non è ascoltato. Pare sia una cosa comune, nei Paesi poveri.

FOTO – L’ultimo saluto al presidente Roberto Fiore: tutta la rosa della Juve Stabia presente ai funerali

L’ultimo saluto al presidente Roberto Fiore: tutta la rosa della Juve Stabia presente ai funerali

Questa mattina, alle ore 12, alla chiesa di Sant’Antonio a Posillipo, c’è stato l’ultimo saluto all’ex amato presidente della Juve Stabia, Roberto Fiore. Tutta la rosa, guidata dal tecnico Gaetano Fontana, suo ex calciatore negli anni della sua gestione, sono corsi per rendere omaggio. Ringraziamo la redazione di CalcioNapoli24 che ci ha gentilmente concesso la foto in questione.

a cura di Ciro Novellino

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Donne e lavoro, la parità resta un miraggio

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La percentuale delle occupate aumenta, ma rimane sotto il 50 per cento. Su precarietà, retribuzione e tutele il divario con gli uomini resta alto. “L’impressione – scrive Francesca Sforza – è che sulle questioni riguardanti le difficoltà dei cittadini si possa sempre prendere tempo. Ma in questo modo le sofferenze continuano e i tribunali si incaricano sempre di più di riempire i vuoti lasciati dalla politica”.

Più lavoro a condizioni peggiori. Così la parità resta un miraggio

Si avvicina l’8 marzo, ma niente retorica. Siamo ancora in tempi difficili e la crisi non ha aiutato. Le donne hanno retto più degli uomini, hanno perso meno occupazione e recuperato prima. Soprattutto perché erano meno numerose nell’industria e nelle costruzioni, i settori più colpiti. È per questo che le differenze di genere nel mercato del lavoro si sono ridotte. Può sembrare positivo, ma a ben vedere si tratta di una diminuzione delle disuguaglianze al ribasso: non per la crescita dell’occupazione femminile, come avvenuto negli Anni 90, dopo la precedente crisi, ma perché gli uomini hanno visto peggiorare la loro situazione occupazionale. Certo, ci sono stati miglioramenti, con l’aumento della percentuale di occupate e delle stabilizzazioni, ma non sono bastati per raggiungere il 50% di tasso di occupazione femminile. La situazione è particolarmente critica per le giovani, che non solo hanno difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro, ma che più facilmente lo perdono, per la più frequente precarietà, e per i rischi che corrono all’indomani della nascita dei figli. In generale, in questi anni, la qualità del lavoro femminile è peggiorata.
 È cresciuto il part time involontario, non lo strumento di conciliazione dei tempi di vita, ma quello «più utile» alle imprese, come strumento di flessibilità. E così si evidenzia il paradosso che chi vorrebbe fare il part time per conciliare i tempi di vita non riesce ad ottenerlo e chi invece, non lo vorrebbe, è costretto ad accettarlo, non trovando altro. Abbiamo una quota di part time involontario doppia rispetto all’Europa (60%): con la crisi è cresciuto anche negli altri Paesi, ma non fino a questo punto. La crescita è avvenuta in tutte le zone del Paese, di più tra le donne e in professioni non qualificate, nel commercio, soprattutto alberghi e ristorazione. Le donne, più degli uomini, sperimentano la precarietà con la conseguenza di più basse retribuzioni e instabilità economica.

Sono più le donne che sono in stato di precarietà da almeno cinque anni e la percentuale di lavoratori a bassa paga è più alta tra le donne, raggiunge il 12,5% e il 37% per le giovani fino a 24 anni. Negli anni della crisi è aumentata anche la quota di occupate sovra-istruite, di donne che lavorano in professioni non adeguate al titolo di studio conseguito; ciò è avvenuto anche per gli uomini, ma è evidente lo svantaggio femminile (25,2% contro 22,4%), in particolare tra le giovani, quasi il 40%, tra le 25-34enni. Sono diminuite le professioni tecniche e aumentate quelle non qualificate. Basta pensare che l’unico settore che ha visto un segno di crescita occupazionale durante la crisi è stato quello dei servizi alle famiglie.

A fronte di bisogni di assistenza di anziani non autosufficienti, diventati sempre più incomprimibili con il progressivo processo di invecchiamento demografico, le famiglie, anche quando sono in difficoltà, preferiscono tagliare su altre spese piuttosto che privarsi di un supporto fondamentale. Inoltre, le donne continuano ad interrompere il lavoro in seguito alla nascita dei figli, ed hanno sempre maggiori problemi di conciliazione dei tempi di vita. D’altro canto, non sono stati fatti passi in avanti, né sul piano dei servizi per la prima infanzia, né su quello della rigidità delle organizzazioni del lavoro. E ciò pesa anche sui percorsi di carriera delle donne. Con fatica, conquistano posti rilevanti mentre la segregazione verticale di genere del nostro mercato del lavoro continua ad essere accentuata. Il lavoro ha rappresentato un cambiamento fondamentale dell’identità femminile.

Da una fase transitoria della vita delle donne, e fortemente condizionato dalle fasi del ciclo di vita, diventa un aspetto fondamentale di realizzazione di sé. Le donne vogliono realizzarsi su tutti i piani, essere valorizzate per quello che valgono, e tradurre il loro maggiore investimento in istruzione e cultura in migliore lavoro. Ci tengono al loro lavoro, ne sono soddisfatte, anche se si lamentano di più degli uomini della retribuzione. Le aspettative si scontrano con una dura realtà e spesso il lavoro non lo trovano o lo trovano precario. E così rinviano i progetti di vita. Poi dai rinvii si passa alle rinunce, piccole o grandi, fino a quella di continuare a cercarlo un lavoro.

Cronache di vita quotidiana, che le donne conoscono bene. E questo è un grande problema, perché se poche donne lavorano non ci perdono solo le donne, ma ci perde socialmente ed economicamente il Paese, che non valorizza le sue risorse, che espone di più le famiglie al rischio di povertà, che non scommette su una crescita inclusiva e sostenibile.

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lastampa/Più lavoro a condizioni peggiori. Così la parità resta un miraggio LINDA LAURA SABBADINI

Sì dei giudici ai papà gay: i primi bimbi italiani con due papà

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Bambini con due papà. Per la prima volta in Italia viene riconosciuta a due uomini la possibilità di essere considerati padri di due gemelli nati grazie alla maternità surrogata.

La storica sentenza è della Corte d’Appello di Trento: «Il legame biologico con i figli non è tutto». Ma sulla decisione è già scontro.

I primi bimbi italiani con due papà. I giudici: sono entrambi genitori

Trento, la Corte d’Appello: il legame biologico con i figli non è tutto

MILANO – «La incontroversa insussistenza di legame genetico fra i due minori» e il padre non biologico «non rappresenta un ostacolo al riconoscimento del rapporto di filiazione accertato dal giudice, dovendosi escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato».

E’ il punto centrale della sentenza della Corte d’Appello di Trento che, con una decisione storica, recependo un analogo provvedimento emesso dalla Superior Court of Justice di Ottawa, ha riconosciuto per una coppia di gemelli, nati in Canada con la maternità surrogata, l’esistenza di ben due papà, omosessuali e regolarmente sposati oltreoceano 8 anni fa.

In altre parole: non esiste in Italia una legge che definisca il rapporto tra genitori e figli basato esclusivamente sul legame biologico. Dunque, la genitorialità si esprime anche attraverso altri canali, rivoli di un’affettività dirompente che – per garantire i minori, prima ancora che i genitori – deve essere riconosciuta anche dal nostro ordinamento, sebbene non esistano leggi in proposito. E’ questo che scrivono i giudici di Trento in 20 pagine che non hanno precedenti e che spostano ancora più in là l’asticella alzata con la legge 76/2016 sulle unioni civili (meglio conosciuta come legge Cirinnà) che prevede la possibilità per una coppia omosessuale di un’adozione «in casi particolari», definita in sentenza la «soluzione di equilibrio più avanzato nell’attuale momento storico raggiunto dall’ordinamento tra i vari orientamenti sociali e culturali».

I giudici di Trento in realtà vanno verso il semplice diritto di due minori a vedersi riconosciuti come figli legittimi di due genitori omosessuali, entrambi “papà”, per il mantenimento dello “status filiationis” conseguito legittimamente in Canada, dove invece la legislazione prevede esplicitamente coppie di questo genere. Scrivono i giudici: «Non può non considerarsi che “le conseguenze della violazione delle prescrizioni dei divieti imposti dalla legge n.40 del 2014 (che vieta la fecondazione surrogata, ndr) imputabili agli adulti che hanno fatto ricorso a una pratica fecondativa illegale in Italia – non possono ricadere su chi è nato, il quale ha il diritto fondamentale, che deve essere tutelato, alla conservazione dello status filiationis legittimamente acquisito all’estero».

 

Ed è l’altra faccia della medaglia della sentenza che, come qualcuno potrebbe obiettare, non scardina affatto l’ordinamentale vigente visto che riconosce esplicitamente la disciplina sulla procreazione assistita come «il punto di equilibrio attualmente raggiunto a livello legislativo a tutela di interessi fondamentali». Ciò nonostante: «L’importanza assunta a livello normativo del concetto di responsabilità genitoriale – scrivono- si manifesta nella consapevole decisione di allevare e accudire il nato». Il che vale per genitori, biologici, adottivi, surrogati.

Ciò che conta, insomma, è l’amore per il figlio che è, riconosce la sentenza, il bene primario da tutelare. E se l’amore vince su tutto, vince quindi anche sulle pretese del ministero degli Interni che si era costituito in giudizio sostenendo che il riconoscimento all’anagrafe della doppia paternità avrebbe creato “problemi di ordine pubblico”. Inoltre, notano i giudici, a favore dei due papà gioca anche «la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento giuridico al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza dei figli, anche indipendentemente dal dato genetico…». Del resto, stabilisce una sentenza del 24 gennaio scorso della Corte dei diritti dell’Uomo «la vita familiare costituisce una questione di fatto che dipende da stretti legami personali…o quando altri fattori dimostrino che una relazione è sufficientemente costante…»

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lastampa/I primi bimbi italiani con due papà. I giudici: sono entrambi genitori PAOLO COLONNELLO

Tuttosport attacca Giuntoli: “Romperlo così, forse era meglio il silenzio stampa!”

Tuttosport attacca Giuntoli: “Romperlo così, forse era meglio il silenzio stampa!”

Il post-partita di JuventusNapoli è stato abbastanza infuocato, visto che le decisioni arbitrali di Valeri hanno dato luogo ad una serie di polemiche infinite. Il direttore sportivo Cristiano Giuntoli si è presentato ai microfoni. Tuttosport scrive: “Per romperlo così, forse era meglio il silenzio stampa. Il ds del Napoli decide di parlare dopo il match senza però accettare un contraddittorio né voler rivedere le immagini dubbie che contestava. Così come anche sull’account Twitter ufficiale del Napoli appare un tweet al vetriolo e anche un po’ fuori luogo”.

De Laurentiis arrabbiato, chiama Giuntoli: “Al ritorno gioca la Primavera”

De Laurentiis arrabbiato, chiama Giuntoli: “Al ritorno gioca la Primavera”

Silenzio, si parla: perché la rabbia implode anche oltre Oceano e quando Valeri fischia la fine, Aurelio De Laurentiis risponde alla propria coscienza, chiama Cristiano Giuntoli, lo spinge a parlare in tv con Reina, non prima d’aver provato faticosamente a metabolizzare quelle scene che restano e che lo spingono a pensare che forse è il caso, nella gara di ritorno, di «far giocare la Primavera», come rivela Il Corriere dello Sport.

C’è la tensione e la voglia del Napoli di ribellarsi anche platealmente, rinunciando alla sfida del 5 aprile, lasciando che a giocarsela siano i ragazzi: sul red carpet di Los Angeles scorre una decisione clamorosa, di rottura con il Palazzo ed il sistema.

Gazzetta contro Koulibaly: “E’ stato sciagurato!”

Gazzetta contro Koulibaly: “E’ stato sciagurato!”

La Gazzetta dello Sport scrive: “Ormai sta diventando una consuetudine. Gli errori dei difensori stanno rendendo più complicato il momento del Napoli. Tre sconfitte nelle ultime quattro partite: un dato che adesso deve preoccupare se si vuole tenere in piedi ancora qualche flebile speranza di andare avanti in Champions Leag​ue e Coppa Italia”.

Sotto accusa finisce Koulibaly: “E’ stato sciagurato in due delle azioni che hanno portato al primo rigore di Dybala e al raddoppio di Higuain. Sul primo, stende il fantasista bianconero in area; sul secondo, invece, anticipa l’uscita di Reina favorendo la rete dell’attaccante argentino”.

La moviola della Gazzetta: “Su Albiol è evidente rigore, Pjanic lo tocca”

La moviola della Gazzetta: “Su Albiol è evidente rigore, Pjanic lo tocca”

Tanti dubbi sull’arbitraggio di Valeri in JuventusNapoli. La Gazzetta dello Sport propone la moviola:

Sul contatto DybalaStrinic: “Lo tocca ma non in modo tale da impedirgli la conclusione, parata da Reina. Fa bene, dunque, il direttore di gara a sorvolare”.

Sul contatto KoulibalyDybala, il primo rigore: “L’argentino è già in volo prima del contatto, il difensore del Napoli però lo tocca sulla parte anteriore del piede. Decisione corretta”.

Sul doppio contatto Albiol/Cuadrado, il secondo rigore: “Quanto succede poi in occasione del 3-1 ricorda a molti quanto avvenuto nell’ormai storica Juventus-Inter 1998 quando, dopo un rigore negato ai nerazzurri per fallo di Iuliano su Ronaldo, nella prosecuzione dell’azione ne fu concesso uno ai bianconeri (in quel caso sbagliato). Qui la beffa, per il Napoli, è ancora più atroceAlbiol finisce nella morsa di Bonucci e Pjanic: il difensore non lo tocca, il bosniaco sì, evidente il rigore. Cuadrado a tu per tu con Reina: è vero che il portiere tocca la palla, ma questa resta a disposizione dell’attaccante, sul quale rovina Reina e quindi il penalty, poi trasformato da Dybala, ci sta”.

De Laurentiis ordina di rompere il silenzio stampa: troppi gli errori di Valeri

De Laurentiis ordina di rompere il silenzio stampa: troppi gli errori di Valeri

L’episodio che ha portato al rigore assegnato alla Juventus per il fallo di Pepe Reina su Juan Cuadrado, dopo il fallo non sanzionato precedentemente su Raul Albiol nell’area di rigore della Juventus, è stata la scintilla che ha fatto esplodere la furia del Napoli. Il Mattino scrive: “Da Los Angeles arriva l’ordine perentorio di De Laurentiis di rompere il silenzio stampa: ha visto la partita, è rimasto colpito da quelle che considera delle vere e proprie nefandezze”.

 

Furia Sarri contro Valeri: negli spogliatoi è accaduto di tutto!

Furia Sarri contro Valeri: negli spogliatoi è accaduto di tutto!

Nonostante il silenzio stampa gli impedisca di parlare, l’allenatore del Napoli Maurizio Sarri non ha gradito molto le decisioni dell’arbitro Valeri durante JuventusNapoli. Come riporta Il Mattino, subito dopo il fischio finale Sarri “esce per primo, si precipita nel tunnel: attende Valeri, gli porge la mano con un sorrisaccio di fiele. Gliene dice di tutti i colori, chissà cosa scriverà nel referto l’arbitro romano”.

Viene anche riportato un virgolettato che potrebbe essere anche attribuito a Sarri, oppure a Giuntoli (non viene specificato): “Queste non sono state scelte discutibili, queste sono state scelte vergognose che fanno male al calcio italiano”.

La parola «vergogna» quella che rimbomba più spesso nelle stanze vicine all’arbitro: “I giocatori non ci stanno a perdere una partita così: Sarri vuole dirne quattro agli arbitri, è convinto di aver subito una serie di torti infiniti. E pensa, ovviamente, alla malafede. Ed è questa la cosa peggiore”.

Beffe Renziane (Lo Piano Saintred)

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Una vera e propria beffa per 1 milione e 700 mila lavoratori che saranno costretti a restituire al Fisco gli 80 euro che erano stati concessi da Renzi ad iniziare dal 2014, quando ricopriva la carica di 1° Ministro.

Pur essendo passato poco tempo dal momento in cui dopo il Referendum del 4 Dicembre 2016, Renzi e’ stato “costretto” a lasciare il timone della barca Italia, si vedono i primi nodi inizIare a venire al pettine.Milioni di famiglie che negli anni passati avevano ricevuto il bonus, adesso dovranno mettere mano al portafoglio e restituire il ‘malus’ delle’ somme percepite.

I motivi del rimborso sono due: una crescita del reddito annuale per chi ha varcato la soglia dei 26mila euro lordi, oppure un errore di calcolo da parte del Fisco, a conti fatti saranno circa 800 mila i dipendenti che dovranno restituire per intero il bonus. Altri 651 mila ne hanno restituiti solo una parte, fra poco dovranno saldare il conto con il Fisco.

Entriamo nei particolari :

Si tratta fondamentalmente di tre tipologie di contribuenti:

  • coloro che hanno percepito un reddito inferiore agli 8.174 euro;
  • coloro che hanno percepito un reddito superiore al limite previsto dalla Legge (ovvero 26.000 euro);
  • coloro che hanno commesso o addirittura subito (nel senso che è stata l’Agenzia delle Entrate a commettere l’errore) errori nella compilazione della dichiarazione dei redditi modello 730 precompilatoL’aspetto più antipatico della vicenda è che i contribuenti interessati, pur avendo percepito il bonus Renzi 80 euro a rate durante l’anno precedente, dovranno restituire l’importo in un’unica soluzione: oltre la beffa il danno.Sul punto è intervenuta anche la Politica, con il vicepresidente della Camera Baldelli che nei mesi scorsi ha accusato il Ministero dell’Economia ed il Governo di scarsa attenzione nei confronti dei cittadini.Nota Finale :
  • Al politico fanno gola solo i voti, che il Popolo tiri la cinghia interessa poco le promesse si fanno solo in fase preelettorale, quando si concede qualche briciola, viene raccolta a fine pranzo.
  • Purtroppo in Italia continuiamo ad avere una classe politica che bada solo ai propri interessi.

Il fantasma di Renzi si aggira ancora per le stanze romane: triste presagio per le prossime elezioni.

Lo Piano Saintred

copyright-vivicentro

Trump al Congresso, nessun riferimento a Russia, Iraq o Afghanistan, ma ribadito il sostegno alla Nato

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Un “epocale” taglio delle tasse, un grandioso piano di investimenti pubblici in infrastrutture e la cancellazione dell’Obamacare sono i cardini del primo discorso al Congresso del presidente americano Donald Trump. “Sono qui per portare un messaggio forza e unità dal profondo del mio cuore”.

Un Trump più diplomatico, ma con poca politica estera: il presidente americano che nella notte ha parlato per la prima volta al Congresso a camere riunite non si è concentrato sulle questioni internazionali. Anzi, sembra proprio aver evitato di citare alcuni dossier tra i più controversi, a cominciare dalla Russia, a cui ha fatto solo un indiretto accenno, dichiarando che “gli Stati Uniti sono intenzionati a trovare nuovi amici, a plasmare nuovi partenariati, laddove si incontrino interessi comuni”.

Ecco in sintesi cosa ha detto, e soprattutto cosa non ha detto Trump, in materia di politica estera.

Il mio lavoro non è rappresentare il mondo. E’ rappresentare gli Usa

 

Il presidente ha chiesto al Congresso di approvare un piano di investimenti in infrastrutture da 1.000 miliardi di dollari durante il suo primo intervento davanti alle Camere riunite. “L’America ha speso circa 6.000 miliardi di dollari in Medio Oriente e tutto questo mentre le nostra infrastrutture si sbriciolavano. Con 6.000 miliardi di dollari avremmo potuto ricostruire il Paese”, ha osservato Trump chiedendo sia ai repubblicani e sia ai democratici si sostenere la sua proposta.

 

Demolire l’Isis

Guardando il segretario alla Difesa Jim Mattis, Trump ha detto di aver ordinato ai militari di sviluppare un piano per distruggere lo Stato islamico, che è “una rete di selvaggi senza legge che hanno massacro musulmani, cristiani, e uomini, donne e bambini di qualsiasi fede”.

“Come promesso ho chiesto al dipartimento della Difesa di definire un piano che distrugga l’Isis, una rete di selvaggi senza legge che ha assassinato musulmani e cristiani, uomini, donne e bambini di ogni fede e credo. Lavoreremo con i nostri alleati, compresi gli amici e gli alleati del mondo musulmano, per eliminare questo vile nemico dal nostro pianeta”.

Via l’Obamacare

“Oggi chiedo al Congresso di cancellare e rimpiazzare l’Obamacare con riforme che incrementino le scelte…abbassino i costi ed allo stesso tempo forniscano una Sanita’ migliore”.  Trump ha invitato “repubblicani e democratici a lavorare insieme per salvare gli americani dalla disastrosa Obamacare che sta implodendo”.

Il muro con il Messico

“Costruiremo presto un grande grande muro” al confine con il Messico che contribuirà a fermare il traffico di “droga e il crimine”.

Il commercio

“Sono un forte sostenitore del libero scambio” ma con l’accordo commerciale Nafta, con Messico e Canada, “gli Stati Uniti hanno perso il 25% della loro occupazione nell’industria”. Bisogna quindi rivedere gli accordi commerciali in modo tale da non svantaggiare le imprese americane.

Riforma dell’immigrazione

“Credo che una riforma dell’immigrazione vera e positiva sia possibile se ci concentriamo sui seguenti obiettivi: aumentare i posti di lavoro e i salari degli americani, rafforzare la nostra sicurezza nazionale e ripristinare il rispetto delle nostre leggi”. Il presidente ha proposto una riforma basata sul merito, cioè sulla qualificazione professionale degli immigrati. “Se adottiamo un sistema basato sul merito – ha osservato – ne trarremo molto beneficio: saremo in grado di risparmiare tantissimi soldi, di aumentare le retribuzioni e di aiutare le famiglie in difficoltà comprese quelle degli immigrati”.

Vittime dell’immigrazione

La creazione di una nuova agenzia per le vittime di crimini commessi da immigrati è stata annunciata dal presidente. Si chiamerà Victims of Immigration Crime Engagement (l’acronimo è “Voice”, cioè “voce”). “Vogliamo dare voce a coloro che sono stati ignorati dai nostri media e messi a tacere da interessi particolari”, ha dichiarato il presidente, annunciando il nuovo ufficio in seno al dipartimento per la Sicurezza Nazionale.

Ovazione per il soldato ucciso in Yemen

Trump ha suscitato una commossa ovazione in Congresso mentre rendeva omaggio a Carryn Owens, la vedova di Ryan Owens, il Navy Seal morto il mese scorso nello Yemen durante una missione delle forze speciali contro di terroristi di Al-Qaeda. La giovane donna era seduta in galleria, vicino alla figlia del presidente, Ivanka.

“Ryan è morto come è vissuto: da guerriero, da eroe, combattendo contro il terrorismo per rendere sicura la nostra nazione”, ha detto Trump mentre tutti i parlamentari si sono alzati in piedi. Il comandante in capo ha spiegato che l’operazione gli è stata descritta come di “enorme successo” dal segretario alla Difesa, James Mattis. Owens è stato il primo uomo in divisa americano dell’era Trunp a perdere la vita. Il padre di Ryan, William Owens, ha invece chiesto un’indagine sulla morte del figlio rifiutandosi di incontrare il presidente.

NATO

“Sosteniamo con forza la Nato, un’alleanza forgiata attraverso i legami di due guerre che hanno spodestato il fascismo e di una guerra fredda che ha sconfitto il comunismo”, ha affermato il presidente Usa, che ancora di recente aveva definito l’Alleanza atlantica “obsoleta”. Il capo della Casa Bianca ha ribadito tuttavia che i partner internazionali debbono “pagare la loro giusta quota” dei costi della collaborazione militare con gli Stati Uniti. Poi ha aggiunto: “vi posso assicurare che il denaro sta arrivando, eccome. Molto bene”.

ISRAELE

Trump ha rivendicato il rilancio di una “alleanza indissolubile” con Israele. Parlando di Medio Oriente in senso allargato, il presidente ha detto che gli Usa hanno speso per la regione 6mila miliardi di dollari, senza specificare come, ma sottolineando che un investimento di questo genere avrebbe permesso di “ricostruire il nostro Paese, due volte, forse anche tre volte, sempre che alla guida della nazione ci fosse stata gente in grado di negoziare accordi”.

ISIS

Guardando il segretario alla Difesa Jim Mattis, Trump ha detto di aver ordinato ai militari di sviluppare un piano per distruggere lo Stato islamico, che è “una rete di selvaggi senza legge che hanno massacro musulmani, cristiani, e uomini, donne e bambini di qualsiasi fede”.

RUSSIA

Nessun diretto riferimento alla Russia, se non una allusione alla volontà degli Usa di “trovare nuovi amici, plasmare nuovi partenariati, laddove si incontrino interessi comuni”.

CINA

Un solo riferimento, inoltre, è stato riservato alla Cina, citata nel contesto della perdita di posti di lavoro in America da quando Pechino è entrata nel Wto. Ieri, il segretario di Stato Rex Tillerson ha incontrato il collega cinese Yang Jiechi, rafforzando le voci di un prossimo incontro tra Trump e il presidente cinese Mi Jinping.

IRAQ E AFGHANISTAN

Iran e Afghanistan sono stati altri due grandi assenti dal discorso di Trump: è la prima volta, fa notare Politico.com, che un presidente americano parlando al Congresso non cita questi due Paesi – al centro di interventi militari americani – dal 2001, quando alla presidenza c’era George W. Bush. Silenzio totale anche sulla Siria, malgrado il riferimento alla lotta all’Isis.

YEMEN

La crisi nello Yemen si è invece ritagliata un momento di grande visibilità durante il discorso di Trump, che in presenza della vedova del Navy Seal Ryan Owens ha reso omaggio alla memoria di questo militare, il primo caduto americano sul campo di battaglia dall’inizio della 45esima presidenza.

CTB, Brescia: ”Maryam” martedì 7 e Mercoledì 8 marzo ore 20,30 (Diana Marcopulopulos)

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Teatro delle Albe/Ravenna Teatro
In collaborazione con Teatro de Gli Incamminati/deSidera
presenta

MARYAM
Testo di Luca Doninelli

Ideazione, spazio, costumi e regia di Marco Martinelli e Ermanna Montanari
musica Luigi Ceccarelli – regia del suono Marco Olivieri
disegno luci Francesco Catacchio
consulenza e traduzione in arabo Tahar Magnani – in video Khadija Assoulaimani
voci e percussione in audio Marzouk Mejri
realizzazione video Alessandro Renda – realizzazione musiche Edisonstudio Roma
Con
ERMANNA MONTANARI , tre volte Premio UBU come migliore attrice.

L’idea di scrivere questo testo teatrale su Maria, Luca Doninelli se la portava dentro da anni , precisamente dal lontano 2005 quando andò a visitare la Basilica dell’Annunciazione di Nazareth. Lo colpì molto una fila interminabile di donne musulmane che entravano nella basilica per rendere omaggio alla Madonna . Una enorme e solenne devozione che Doninelli non la dimenticò più a tal punto da scrivere un testo teatrale nel momento in cui si creò l’occasione…”..Maryam ruota intorno alla figura della Madre di Gesù, quella che nel Corano è definita “la veritiera”, figura centrale anche nella cultura islamica. In tempi di terrorismi e di ferocia, Maryam si pone come la “donna dell’incontro”, un ponte tra cristianesimo, islam e cultura contemporanea…”

Ermanna Montanari dà voce a tre donne palestinesi che condividono con Maria il dolore per la morte dei figli e dei fratelli dovute all’ingiustizia e agli orrori del mondo. Madri che si rivolgono a lei per chiedere consolazione, o per gridare la propria rabbia, per reclamare vendetta, o semplicemente per invocare una risposta al perché della guerra e della violenza. La invocano come accade in tanti santuari musulmani del Medio Oriente e del Maghreb. Ed è infine Maryam stessa ad apparire e a condividere, madre tra le madri, il dolore di quelle donne.

La drammaturgia musicale, un intarsio elettroacustico di Luigi Ceccarelli, compositore-totem delle Albe, attinge da suoni di guerra, dall’affiorare di motivi arabi nelle vibrazioni ascendenti delle architetture sacre. La prima collaborazione tra le Albe e Luca Doninelli risale a La mano, nel 2005, quando Ermanna Montanari interpreta una potente Isis, ricavata con la drammaturgia di Marco Martinelli dall’omonimo romanzo dell’autore.

Diana Marcopulopulos

copyright-vivicentro

Ssc Napoli: “Gli episodi hanno condizionato l’andamento del match”

La Juventus batte 3-1 il Napoli, questo il commento della società partenopea tramite il propriosito ufficiale:

“Il Napoli perde 3-1 allo Juventus Stadium contro la Juve nella semifinale d’andata di Coppa Italia. Ma l’analisi tecnica non può leggersi al netto di episodi che hanno condizionato l’andamento del match e che certamente susciteranno discussioni, portando a corredo della gara un carico notevole di rammarico ed amarezza per il Napoli. Eloquente la sequenza che si sviluppa poco dopo l’ora di gioco. Sul 2-1, il Napoli è riversato in avanti e su cross d’angolo Albiol viene steso in area da Bonucci.

L’arbitro Valeri non fischia il rigore, la Juve va in contropede e sullo svolgimento dell’azione Cuadrado si trova davanti a Reina. Il portiere azzurro esce e tocca il pallone, poi dopo Cuadrado va giù. Stavolta Valeri concede il rigore. Tutto in meno di 30 secondi. Peccato, perchè il Napoli era passato per primo con una splendida azione culminata dal marchio d’autore di Callejon che dalla sua “mattonella” preferita ha infilato sul secondo palo l’1-0. Poi il secondo tempo. In avvio un rigore molto al limite fischiato su Dybala per un presunto fallo molto dubbio di Koulibaly sancisce il pareggio. Di seguito il 2-1 di Higuain. E successivamente il frame decisivo al minuto 68, già raccontato. Finisce 3-1, ma soprattutto finisce con il sapore amaro di un boccone al veleno. Il ritorno si giocherà il 4 aprile al San Paolo”.

Da sscnapoli.it

Pepe Reina: “Non c’era rigore, partita condizionata dagli arbitri”

Pepe Reina: “Non c’era rigore, partita condizionata dagli arbitri”

Ai microfoni della Rai, al termine di Juventus-Napoli, è intervenuto il portiere azzurro Pepe Reina, il quale ha dichiarato: “Nell’azione del rigore, dopo aver toccato il pallone, non potevo sparire. Dispiace perdere così. Ottimo primo tempo. Poi alcuni episodi sono stati decisivi. Abbiamo fatto un bel primo tempo, abbiamo difeso bene e fatto il nostro lavoro. Nel secondo tempo cambia tutto per via degli episodi. Cambia tutto solo per le decisioni arbitrali.  Se io prendo la palla, non è calcio di rigore. Se io prendo la palla, la sposto. Cuadrado mi salta, e non va a terra e gioca di nuovo la palla. Il rigore su Albiol è netto. Noi dobbiamo sicuramente migliorare, imparare, giocare un secondo tempo migliore. Sono incazzato, non è giusto, il risultato è condizionato dalle decisioni arbitrali. La partita con la Roma? Affrontiamo una squadra in salute in uno scontro diretto, dobbiamo fare il meglio possibile.”

Giuntoli: “Devo fare i complimenti ai ragazzi, usciamo sconfitti per un arbitraggio vergognoso”

Cristiano Giuntoli, direttore sportivo del Napoli, è intervenuto ai microfoni di Rai Sport in merito agli episodi arbitrali:

“Non abbiamo deciso di inerrompeere il silenzio stampa, ci sembrava ilcaso di fare i complimenti ai ragazzi. Si esce sconfitti per episodi vergognosi che fanno male al calcio italiano.
Primo rigore? Dybala butta la palla indietro per cercare il contatto con il nostro ragazzo, pensavo fosse più netto ma non c’è nulla. Sul secondo Reina prende palla piena, poi è chiaro che non può scomparire. Decisioni davvero vergognose”.

Il Napoli attacca la Rai e lancia l’hashtag #SeGuardateLePartiteSullaRaiFateloSenzaAudio

Il Napoli attacca la Rai e lancia l’hashtag #SeGuardateLePartiteSullaRaiFateloSenzaAudio

Juventus-Napoli, terzo tempo: la società azzurra, attraverso il profilo Twitter ufficiale, ha attaccato la telecronisti della Rai, che hanno commentato il match, cinguettando: