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Le prime adozioni gay trascritte dal Tribunale dei minori di Firenze

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L’Italia scrive un’altra pagina storica per i diritti delle coppie gay: il Tribunale dei minori di Firenze trascrive due provvedimenti di adozione emessi all’estero. Secondo il giudice deve prevalere l’interesse dei bambini.

Riconosciute le adozioni da parte di due coppie gay

Il Tribunale dei minori di Firenze: prevale l’interesse dei bambini

ROMA – Il Tribunale dei minori di Firenze ha segnato ieri una pietra miliare nel diritto di famiglia: per la prima volta il nostro Paese riconosce l’adozione da parte di una coppia gay disponendo la trascrizione dei provvedimenti della Corte britannica che nel 2014 aveva regolarizzato la famiglia composta da due papà, italiani ma residenti nel Regno Unito, e dai due fratellini da loro sottratti all’abbandono. Un caso che fa giurisprudenza. E poche ore dopo, a sorpresa, arriva il bis: gli stessi giudici riconoscono la status di figlia e la cittadinanza alla bimba adottata da un nostro connazionale che vive a New York con il suo compagno americano. I paladini liberal celebrano il D-day per i conservatori, da «Scienza e Vita» a Maurizio Gasparri, è l’alba dell’Apocalisse.

«E’ un grande giorno, ma eravamo sicuri che sarebbe finita bene» commenta la coppia italo-britannica dopo aver inviato un enorme mazzo di fiori all’avvocato-ariete Susanna Lollini. Lei invece, legale dell’Avvocatura per i diritti Lgbti-Rete Lenford, ammette di aver temuto fino all’ultimo: «Capivo che il giudice non era contrario ma finora tutti i precedenti erano negativi, una decina di anni fa a Brescia fu bocciata l’adozione da parte di due donne e si spiegò che era ancora presto. Ma soprattutto pesava la sentenza della Cassazione che nel 2011 aveva respinto l’istanza di una donna sola perché la legge sull’adozione prevede come requisito sine qua non che i genitori siano sposati da almeno 3 anni escludendo le coppie omosessuali ma anche i single. Abbiamo vinto perché sono riuscita a smontare questo impianto facendo leva sulla deroga prevista dal comma 4 dell’articolo 36 ».

La deroga impugnata dall’avvocato Lollini ha persuaso la Corte che fosse ammissibile l’adozione da parte di due adulti stabilitisi all’estero da oltre 2 anni (con regolare certificato di residenza in un Paese che nulla osta all’adozione omosessuale) senza trasfigurare né la legge sulle adozioni né quella sulle unioni civili (che esclude la «stepchild adoption», l’adozione del figliastro). «Si tratta di una vera e propria famiglia e di un rapporto di filiazione in piena regola che come tale va tutelato» hanno argomentato i giudici. I due bambini italo-britannici infatti, così come la bambina italo-americana, sono perfettamente inseriti nel proprio Paese di residenza, vanno a scuola, vengono in Italia per le vacanze con gli affettuosissimi nonni (tanto la Gran Bretagna quanto gli Stati Uniti prima di concedere l’adozione ad etero quanto a gay verificano che l’intero contesto familiare sia accogliente per la crescita di un minore).

Per quanto le sentenze di Firenze non tirino in ballo l’adozione da parte di coppie gay o single residenti in Italia (dunque rispettano la legge) e non siano associabili al caso di Trento, dove la Corte d’appello ha riconosciuto a due uomini la paternità dei bimbi nati all’estero con la maternità surrogata, i sostenitori della famiglia tradizionale accusano i tribunali di scavalcare il Parlamento. Mentre i papà di New York brindano («siamo usciti dalla zona d’ombra, ora nostra figlia avrà anche il passaporto italiano») chi non condivide la loro festa, a partire da Salvini, teme la fuga in avanti dei giudici con sentenze che sebbene diverse si rafforzano a vicenda: nel 2014 il Tribunale per i minori di Roma ha riconosciuto a due donne la stepchild adoption di una bimba nata con procreazione assistita in Spagna (la legge Cirinnà non era ancora in discussione), tre mesi dopo la Suprema Corte ha fatto lo stesso sempre «nell’interesse del minore». Ora Firenze.

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vivicentro/Le prime adozioni gay
lastampa/Riconosciute le adozioni da parte di due coppie gay FRANCESCA PACI

Giustizia A Triplice Velocita’ (Lo Piano Saintred)

Non è la prima volta che in Italia si pretendano giudizi rapidi, come se la Giustizia fosse a triplice velocità : Freccia rossa per i pezzi da novanta politici, expres per gli amici degli amici, locale per i poveri Cristi. 

Ogni qual volta scoppia uno scandalo in cui sono coinvolti Ministri, faccendieri, padri, madri, nipoti, diretti ascendenti o discendenti da purosangue politici, viene reclamato (in particolar modo da alcuni esponenti della classe politica italiana), che i processi debbano iniziare con celerita’ e concludersi nel più breve tempo possibile.

Come se i Giudici dovessero mettersi a disposizione secondo il peso politico del richiedente. In questi ultimi mesi centinaia le persone che sono state coinvolte in scandali senza fine, per alcune di esse si sono gia’ spalancate le porte del carcere, per altre ancora se coinvolte speriamo che si aprano al piu’ presto.

Chi chiede processi rapidi per i propri “cari”, dovrebbe vergognarsi, l’Italia non rimarra’ “orfana”, di personaggi che si sono macchiati di reati penalmente gravi, nessun cittadino ne sentira’  mai la mancanza.

Chi ha truffato e si e’ arricchito a discapito della collettivita’, e’ giusto che abbia un processo temporale uguale a quello a cui vanno incontro migliaia di comuni cittadini, prima che vengano giudicati.

Mediamente i processi in Italia si sa quando iniziano, ma non quando finiscono, quelli civili se non vanno in prescrizione prima, possono avere un decorso trentennale, quelli penali un po’ meno, allora perché fare salire sulle frecce rosse gli amici degli amici politici, se la Legge e’ uguale per tutti? Risposta:  facciamo viaggiare tutti in classe Economy.

Un paese che va a pezzi, e non è una metafora (VIDEO)

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“Siamo un Paese che va a pezzi, e non è una frase fatta”, commenta Alberto Mingardi alla notizia del crollo di un ponte sull’autostrada A14 nelle Marche che ha provocato la morte di due persone che viaggiavano in auto e che sono state colpite dalle macerie.

Ricostruiamo un Paese che va in pezzi

Dopo il cavalcavia crollato ad Annone Brianza nell’ottobre scorso, ieri è stata la volta di un ponte sull’A14

Siamo un Paese che va a pezzi: e non è una frase fatta. Dopo il cavalcavia crollato ad Annone Brianza nell’ottobre scorso, ieri è stata la volta di un ponte sull’A14, fra Loreto e Ancona Sud. Le due tragedie hanno avuto dinamiche diverse e un esito simile: a ottobre era morta una persona e sei erano rimaste ferite, ieri sono morte due persone e tre sono rimaste ferite. Gli imprevisti sono, per l’appunto, imprevisti. Non c’è principio di precauzione che possa garantire una vita senza rischi. E tuttavia questi eventi, a una manciata di mesi l’uno dall’altro, ci consegnano l’immagine di un Paese in cui avvengono cose che non dovrebbero succedere. L’Italia resta l’ottava economia del mondo, la quarta in Europa, è un Paese fondatore dell’Unione Europea. Però è sorprendentemente facile dimenticarselo.

A tre mesi dal crollo, i lavori per la ricostruzione del cavalcavia di Annone non sono ancora incominciati. Siamo in una delle aree più prospere e operose d’Europa, la Brianza. Per chi percorra la superstrada 36, oggi il ponte invisibile è una sorta di monumento all’italianità. Lo sgombero delle macerie, dopo il disastro, è stato eseguito con solerzia. Nell’emergenza, gli italiani si distinguono sempre. Ma col passare dei giorni il senso di solidarietà e la voglia di fare si spengono, l’opinione pubblica è dominata dalla frenesia della caccia al colpevole (che regolarmente non si trova), le istituzioni coinvolte, in questo caso Anas e Provincia, si rimbalzano le responsabilità. Il risultato è che quel andava chiarito resta ancora da chiarire, e la ricostruzione del cavalcavia avverrà in un imprecisato tempo futuro.

Tutto questo non è soltanto la conseguenza del carattere nazionale. E’ il portato di una lenta stratificazione di norme, che servono in primo luogo, come scrivono Francesco Giavazzi e Giorgio Barbieri in un libro intitolato non a caso «I signori del tempo perso» (Longanesi, 2017), a tutelare chi le ha fatte e le deve applicare, e solo in seconda battuta, forse, a ridurre l’incertezza per tutti i cittadini.

Quando discutiamo dell’adeguatezza della nostra rete infrastrutturale, è difficile non ripensare a dibattiti recenti, per esempio alle rodomontate sulla banda ultra-larga. La politica crede che i lavori pubblici servano per offrire Impieghi e salari, presumibilmente per averne in cambio dei voti. Sfugge un aspetto solo all’apparenza banale: cioè che fare una strada dovrebbe servire per l’appunto per avere una strada, e magari la strada «giusta», quella di cui c’è bisogno. Il fatto che un’attività generi occupazione è un effetto collaterale, non la ragione per intraprenderla. Proprio questo fraintendimento fa sì che la discussione sia dominata da immaginifici piani per realizzare opere i cui benefici sono dubbi, mentre la noiosa manutenzione dell’esistente non interessa a nessuno.

I parlamentari Cinquestelle delle Commissioni trasporti e lavori pubblici hanno già chiesto l’audizione di Autostrade per l’Italia, stigmatizzando come l’A14 sia gestita da un concessionario. Si potrebbe rispondere loro che la superstrada 36 è invece gestita dall’Anas: difficile sostenere che il «pubblico» abbia funzionato meglio del «privato».

Una volta tanto sarebbe bello evitare di seguire un canovaccio già scritto. Se il rinnovamento infrastrutturale del Paese è una priorità, non deve diventare il pretesto per spese a pioggia e investimenti politicizzati. Se le norme attuali rendono difficile attestare le responsabilità, vanno esaminate nel merito, prima di proporne di nuove, promosse dall’ennesima commissione d’inchiesta. Queste tragedie esigerebbero dalla nostra classe dirigente una prova migliore del solito «facite ammuina».

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vivicentro/Un paese che va a pezzi, e non è una metafora
lastampa/Ricostruiamo un Paese che va in pezzi (Alberto Mingardi)

Il crollo del ponte nell’Italia a pezzi: morti Emidio e Antonella Diomede (VIDEO)

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Il crollo di un ponte sull’autostrada A14 nelle Marche provoca la morte di due persone che viaggiavano in auto e sono state colpite dalle macerie. Il cedimento è stato improvviso: fino a pochi attimi prima le automobili scorrevano regolarmente, poi il cemento è sembrato sgretolarsi. A cedere è stato un ponteggio provvisorio per i lavori di ampliamento della terza corsia: il ponte andava chiuso. “Siamo un Paese che va a pezzi, e non è una frase fatta”, commenta Alberto Mingardi.

Crolla il cavalcavia sull’A14, muoiono marito e moglie

Lungo il tratto si stavano eseguendo lavori sul ponte. Feriti tre operai. Il ministro invia gli ispettori. S’indaga per omicidio plurimo colposo

CAMERANO (ANCONA) – La Nissan bianca, lì intrappolata sotto quel che resta del cavalcavia crollato, è un urlo muto di dolore e di rabbia. Dolore perché in questo tragico incidente nel cuore delle Marche ci sono due vite spezzate – Emidio e Antonella Diomede, che viaggiavano a bordo dell’auto – e tre feriti fra gli operai del cantiere. Rabbia perché, come continua a ripetere il sindaco di Castelfidardo, Roberto Ascani, «non si capisce proprio perché il cavalcavia fosse chiuso e l’autostrada sottostante no. Per questioni di sicurezza sarebbe stato meglio bloccare il traffico anche di sotto». Provvedimento ovviamente adottato subito dopo l’incidente, mandando letteralmente in tilt la circolazione con ingorghi e deviazioni obbligatorie.

Il crollo del cavalcavia numero 167 sull’A14 è avvenuto, intorno 13, nella zona vicino a Castelfidardo, tra Loreto e Ancona. Nemmeno a cinque mesi di distanza da quello in provincia di Lecco dove perse la vita un pensionato. Nel caso marchigiano, il cavalcavia era in fase di ristrutturazione, più precisamente si stava provvedendo a innalzarlo per adeguarlo all’ampliamento a tre corsie dell’autostrada.

Un lavoro quasi di routine in questo tratto dell’A14, se si pensa che tra Ancona e Sant’Elpidio, con l’allargamento dell’autostrada, sono già stati sopraelevati altri dieci cavalcavia. Uno è ancora da sistemare, mentre un altro è stato completante sostituito per un problema di cedimento che non ha avuto però alcuna conseguenza.

Crolla un ponte sulla A14, le prime immagini e i soccorsi

C’è forse stato un cedimento anche questa volta, magari a causa di struttura disomogenea de cavalcavia? Secondo Autostrade per l’Italia no, «non si tratta dunque del cedimento strutturale», ma si è trattato di «un tragico incidente non prevedibile, determinato dal cedimento di pile provvisorie su lavori di innalzamento del cavalcavia necessari per ripristinare l’altezza dell’opera rispetto al nuovo livello del piano autostradale».

L’origine è dunque da ricondursi al crollo dei martinetti a sostegno della campagna? Oppure c’era qualche problema nella «spalla», nella muratura?

Il ponte era stato chiuso lo scorso 28 febbraio e il termine dei lavori era previsto per il 15 maggio. Autostrade per l’Italia precisa che ieri le attività di innalzamento «erano state completate alle ore 11,30. Al momento dell’incidente, alle 13 circa, il personale stava realizzando attività accessorie». La società appaltatrice, la Delabech, è peraltro nota a livello internazionale per la sua professionalità ed esperienza. Sul cantiere, infine, era presente l’ingegnere responsabile tecnico dei lavori per la Delabech.

L’auto schiacciata sotto il ponte crollato sulla A14

Che cosa non ha funzionato? E, soprattutto, poteva essere previsto? Autostrade per l’Italia precisa che si sta facendo il possibile per chiarire l’accaduto, compresa l’acquisizione di «tutti gli elementi per ricostruire la dinamica dell’evento, partendo dai documenti progettuali elaborati dalla Delabech stessa».

Intanto il nastro della memoria si riavvolge fino allo scorso 28 ottobre quando ad Annone, in provincia di Lecco, crollò un cavalcavia sulla corsia Nord della superstrada 36. Il cedimento si verificò al passaggio di un Tir da oltre 108 tonnellate che trasportava bobine di acciaio. La struttura piombò sulla strada sottostante e schiacciò l’auto, un’Audi, di Claudio Bertini, 68 anni, che rimase ucciso sul colpo. Altre quattro persone rimasero ferite.

E ora tocca alle Marche. «Gli operai stavano sollevando la campata del ponte con dei martinetti, quando la struttura ha ceduto: evidentemente qualcosa è andato storto» ribadisce il sindaco di Castelfidardo. Mentre i tre operai feriti, di nazionalità romena, sono ancora sotto choc: «Non ci abbiamo capito niente, a un certo punto è crollato tutto, e ci siamo ritrovati per terra». Fortunatamente le loro condizioni non sono gravi e potrebbero essere dimessi dall’ospedale già oggi.

Il ponte crollato visto dall’elicottero dei Vigili del fuoco

Il ponte crollato sulla A14 visto dall’elicottero dei Vigili del fuoco

Nel frattempo il ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Graziano Delrio ha inviato gli ispettori ad Ancona per verificare e analizzare quanto successo. Mentre la Procura del capoluogo marchigiano ha aperto un’inchiesta, affidata al pm Irene Bilotta. Al momento si procede per omicidio colposo plurimo a carico di ignoti.

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vivicentro/Il crollo del ponte nell’Italia a pezzi
lastampa/Crolla il cavalcavia sull’A14, muoiono marito e moglie GRAZIA LONGO – INVIATA A CAMERANO (ANCONA)

Europa League: Lione Roma 4-2. La Roma crolla nella ripresa, rimonta dei francesi

Roma ko a Lione. Ottimo primo tempo dei giallorossi, nella ripresa crollo fisico

Lione Roma. I giallorossi approdano in terra francese per ipotecare la qualificazione ai quarti di finale di Europa League nella gara di andata con il Lione. Dopo un primo tempo di supremazia fisica e tattica, i giallorossi crollano nella ripesa lasciandosi travolgere dagli avversari.

Inizia il primo tempo con un buon controllo dei giallorossi. Sugli sviluppi di un calcio di punizione, il Lione passa in vantaggio all’8’ con Diakhaby,  un gol che però non scalfisce la manifesta supremazia tattica e fisica della squadra di Spalletti. Al 20’ Salah pareggia i conti approfittando proprio di un errore di Diakhaby che scivola e perde la palla: l’egiziano, palla al piede, scatta in area alla velocità della luce e con un destro rasoterra fa passare la palla tra le gambe di Lopes. È il gol del pareggio.

I giallorossi continuano a dominare la prima frazione di gioco e  alla mezz’ora arriva il ribaltone: sugli sviluppo di un calcio d’angolo, Fazio stacca di testa nella mischia e trafigge la rete.

Nella ripresa, dopo 2 minuti, una bella combinazione tra Lacazette e Tolisso portano alla realizzazione del 2-2. Palla imprendibile per Alisson.

Al 49’ occasione per la Roma su una pericolosa ripartenza: Salah viene servito in area ma controlla male la palla e crossa per Strootman che mira alla porta con una conclusione angolata, grande risposta del portiere che respinge in tuffo.

Dopo il quarto d’ora, la Roma appare in difficoltà, gli avversari diventano più aggressivi e riescono a creare più azioni velenose. Chezzal e Valbuena impegnano il primo difensore che spesso si supera per preservare il risultato. Al 65’ Alisson riesce a deviare un tiro di Lacazette che sembrava imprendibile, e un minuto dopo replica l’impresa su una conclusione di Valbuena. Alisson uomo partita in questo frangente di gara.

Al 75’ ribaltone del Lione: Fekir con un tiro a giro mette ko Alisson.

Lione Roma 3 -2

La Roma perde fisicità, la gara cambia volto e arriva anche il crollo psicologico dei giallorossi, Alisson è sotto assedio mentre il resto della squadra è segnato dalla stanchezza. Nel recupero i francesi danno il colpo di grazia agli ospiti e segnano il gol del 4 a 2 con Lacalzette (al 92’).

La gara di ritorno impone un 2 a 0 secco per i giallorossi per passare il turno. Impresa non impossibile, è una questione di volontà, Barcellona docet.

FORMAZIONI

LIONE: Lopes; Rafael (46′ Jallet), Mammana, Diakhaby, Morel; Gonalons, Tousart, Tolisso; Ghezzal, Lacazette, Valbuena.
A disp.: Gorgelin, Yanga-Mbiwa, Jallet, Darder, Ferri, Fekir, Cornet.
All. Genesio.

ROMA: Alisson; Manolas, Fazio, Juan Jesus; Bruno Peres, De Rossi, Strootman, Emerson; Salah, Nainggolan; Dzeko.
A disp.: Szczesny, Vermaelen, Mario Rui, Paredes, Totti, Perotti, El Shaarawy.
All. Spalletti.

Arbitro: Taylor (ENG).

Marcatori: 8′ Diakhaby (L), 20′ Salah (R), 33′ Fazio (R), 47′ Tolisso (L), 75’ Fekir (L), 92’ Lacazette (L).

Maria D’Auria

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Tornei in vista per la Juve Stabia: i dettagli dal settore giovanile

Tornei in vista per la Juve Stabia: i dettagli dal settore giovanile

Tornei in vista per il settore giovanile, almeno per quanto riguarda l’Attività di base. Il mese di aprile vedrà, infatti, dal 10 al 15 i classe 2003 in campo nel III Memorial Michael Il Guerriero, organizzato dall’Assocalcio Salerno;

sempre i 2003 giocheranno martedì 18 aprile il torneo d’Ischia per l’intera giornata;

la categoria 2004 giocherà il III Memorial Michael Il Guerriero, organizzato dall’Assocalcio Salerno dal 10 al 15 aprile;

i classe 2005 giocheranno giovedì 13 aprile il Torneo Zurich per tutta la giornata, organizzato dagli Aquilotti Sarno.

a cura di Ciro Novellino

I nostri sponsor:

 







Juve Stabia, il programma gare del settore giovanile: segui le 4 dirette su ViViRadioWeb

Juve Stabia, il programma gare del settore giovanile: segui le 4 dirette su ViViRadioWeb

Questo il programma gare del prossimo fine settimana. Segui ben 4 dirette su ViViRadioWeb:

Berretti: J.Stabia-Cosenza sabato 11 marzo ore 14.30 stadio Menti (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 14:15)

Under 17: J.Stabia-Lupa Roma domenica 12 marzo ore 15 Comunale di Casola (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 14:45)

Under 15: J.Stabia-Lupa Roma domenica 12 marzo ore 11 Comunale di Casola (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 10:45)

Under 16: J.Stabia-Comp. Pianura Nello Cutolo sabato 11 marzo ore 16.30 stadio Menti (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 16:15)

2003: S.Nicola-J.Stabia domenica 12 marzo ore 10 comunale di Castello di Cisterna

2004: J.Stabia-Azzurri martedì 14 marzo ore 16.30 campo Leopardi

a cura di Ciro Novellino

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Lady Callejon: “Quando arrivai a Napoli piansi, ma adesso siamo felici”

Lady Callejon: “Quando arrivai a Napoli piansi, ma adesso siamo felici”

Ai microfoni di nerolibynagore.com, lady Callejon, Marta Ponsati Romero, ha rilasciato una lunga ed interessante intervista, dichiarando: “In questo post voglio parlare un po’ della città in cui viviamo, Napoli. E voglio farlo sulla base della mia esperienza e, soprattutto, con molto rispetto per questa città e per la sua gente.

Onestamente, la prima reazione che ho avuto quando sono arrivata con mio marito per la prima volta a Napoli in auto è stata piangere … piangere, perché sapevo che saremmo rimasti qui per molto tempo e, inizialmente, quello che vedevo non mi piaceva molto.

Ricordo quel giorno come se fosse ieri, venivamo da Roma ed entrammo nella zona del porto. Un luogo che a prima vista appare come abbastanza scioccante se non sei di qui o non sei stato prima in città. Credo che la nostra reazione fosse normale essendo giunti da Madrid (dove avevamo vissuto due anni) e avendo già vissuto precedentemente a Barcellona. Sono due città spettacolari, pulite, ordinate, piene di vita e di cose da fare sempre e soprattutto vicine alla nostra gente. Napoli, in un primo momento, ci sembrò il contrario.

Sapevamo che saremmo rimasti alcuni anni qui, quindi decidemmo di vedere le cose positivamente per starci il meglio possibile. I primi mesi sono stati difficili per noi, Napoli è una città complicata … C’è un sacco di traffico, è molto caotica, per strada c’è molta gente e c’è molto disordine! Credo che a tutti quelli che non sono napoletani e vengono qui in vacanza o per vivere succede più o meno la stessa cosa che è accaduta a noi. Napoli è una città che non lascia indifferente nessuno.

Lentamente abbiamo iniziato a conoscere il suo fascino, i suoi angoli e la sua magia. Si tratta di una città piena di segreti, di storia e luoghi meravigliosi da visitare.

I napoletani sono fantastici; ti aprono le porte delle loro case senza chiedere nulla in cambio. Mi ricordo che dopo le prime volte in cui mi sono recata al supermercato, dal parrucchiere, nei negozi e in qualunque altro posto, sono stata sottoposta a un interrogatorio di cinque minuti per scoprire se mi ero persa a Napoli! (Sorrido solo a pensarci) . Oggi, in alcuni posti lo fanno ancora, ma questo fa parte del fascino della città e mi sono abituata!

Abbiamo stretto molte amicizie che continuiamo a mantenere; persone che danno il braccio, la mano e la testa, se necessario, per i loro amici. Le persone qui sono così molto gentili e aperte.

A Napoli c’è un bel clima quasi tutto l’anno. È una città che ha una grande ricchezza storica, artistica e culturale e ciò ha portato l’Unesco a dichiarare il suo centro storico patrimonio dell’umanità. Il Palazzo Reale, il porto di Napoli, il teatro San Carlo e il Castel Nuovo, sono il principale biglietto da visita. Il “Lungomare”, un luogo per rilassarsi, passeggiare, mangiare il gelato e visitare il Castel dell’Ovo, fortezza storica della città, così come le innumerevoli chiese sparse per Napoli come il Duomo di Napoli o il misterioso Museo della Cappella di Sansevero. Possiamo anche fare una passeggiata per i Quartiere Spagnoli e Spaccanapoli, una strada che attraversa la città per tutta la sua lunghezza.

Vicino Napoli ci sono posti spettacolari come la famosa isola di Capri, a soli 35 minuti di traghetto e le meno conosciute isole di Ischia e Procida, altrettanto o più spettacolari di Capri. La favolosa costa di Sorrento e poi Amalfi, un luogo paradisiaco.

Napoli è sovrastata da una catena montuosa che circonda la città in cui si trova il Vesuvio. Un imponente vulcano situato di fronte alla baia di Napoli.

Proprio sotto il Vesuvio possiamo trovare le spettacolari rovine dell’antica città di Pompei, che è scomparsa nel 79 d.C., quando una terribile eruzione del Vesuvio seppellì questa e altre località nei dintorni, come ad esempio Ercolano e Stabia.

Se venite a Napoli e volete mangiare una buona pizza napoletana, dovete passare per la pizzeria “Da Michele” una vera delizia per il palato.

Dopo quattro anni vissuti qui ci siamo pienamente adattati alla città. Siamo particolarmente felici qui, abbiamo due figlie napoletane e porteremo sempre nel cuore questa città. Quindi vi esorto, se state pensando di visitare qualche città italiana, ad avvicinarvi a Napoli, una città meravigliosa che non vi lascerà indifferenti”.

Koulibaly, l’agente: “Napoli all’altezza del Real, non come il Psg. Il mister stravede per Kalidou”

Koulibaly, l’agente: “Napoli all’altezza del Real, non come il Psg. Il mister stravede per Kalidou”

Ai microfoni di Radio Sportiva, è intervenuto l’agente di Koulibaly, difensore azzurro, Bruno Satin, il quale ha dichiarato: “Il giocatore non ha nessun problema con la direzione del club, il ragazzo deve finire la sua stagione e provare a portare questo Napoli ai migliori risultati in campionato e Coppa Italia dal suo punto di vista è tutto tranquillo. Rimarrà al Napoli? E’ un giocatore del club, a cui piace la città di Napoli e che ha un buon rapporto coi tifosi. E’ migliorato molto con Sarri. Fa parte di questo progetto. Clausola? Son cose confidenziali, non si può parlare di queste cose. Riguardano la società e il giocatore. Vale per l’Italia o per l’estero? Nessun commento. Il mister stravede per Koulibaly. Peccato per come sono andate le cose martedì contro il Real. Nel primo tempo il Napoli ha fatto sognare i tifosi poi invece Sergio Ramos ha raffreddato un po’ tutti. Almeno il Napoli si è dimostrato all’altezza del Real, non come il Psg ieri col Barcellona”. 

Incidente a Portici: via Diaz si tinge ancora di rosso

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La zona che collega via Diaz con la stazione ferroviaria di Via Libertà, ultimamente sta diventando un campo minato. Purtroppo ancora una volta dobbiamo registrare un incidente tra una macchina ed uno scooter di grossa cilindrata.

Come detto poc’anzi non è la prima volta che su Vivicentro vi raccontiamo episodi del genere e soprattutto la zona è sempre vittima di questi spiacevoli episodi.

Servirebbe maggior Buon senso e forse anche un nuovo regolamento per tutelare questa oramai zona rossa.

Sul posto sono giunti i soccorsi e vi daremo aggiornamenti sulla vicenda.

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Portici Incidente tra auto e motorino

SUD – CRONACA

Portici Incidente tra auto e motorino: accertamenti in corso

Portici Incidente. Pochi minuti fa nei pressi di Via Diaz a Portici una macchina ed un motorino hanno dato vita ad un incidente stradale. Una precedenza…

VERONA LEGEND CARS 2017 (Diana Marcopulopulos)

Per gli appassionati di auto d’epoca dal 5 al 7 maggio Verona Fiere ospiterà la terza edizione dell’evento VERONA LEGEND CARS 2017. La fiera delle auto storiche. Auto indimenticabili sia per chi ha vissuto quel periodo sia per gli amanti di auto storiche .  Auto uniche che hanno tracciato un periodo di prosperità economica . La novità di quest’anno sarà un evento unico nel suo genere intitolato “La Sfida dei Campioni”.

 Campioni mondiali e nazionali di rally come : Miki Biasion, Juha Kankkunen, Alex Florio, Francois Delecour tornano a sfidarsi a bordo di auto che hanno davvero vissuto quel periodo,come la  Lancia Delta Integrale e Lancia Rally 037le Abarth 695 Rally e Abarth 124 Rally.

Gli spettatori assisteranno a vere e proprie performance da gara come sgommate e testa coda . Otto saranno le auto storiche che prenderanno il via a questa esaltante esibizione . La Sfida dei Campione avrà luogo il 6 ed il 7 maggio all’interno di un circuito di un km su un ‘area di 15000 metri quadri , naturalmente visionata e approvata dall’ACI Verona .

Inoltre si potranno ammirare e fotografare più di 1000 auto del passato . Ci saranno stand di commercianti e ricambisti specializzati da tutta Europa .

 Da non perdere !

        Diana Marcopulopulos

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Questo il comunicato pervenuto alla nostra redazione:

Dal 5 al 7 maggio Verona “capitale” italiana dell’Heritage con Verona Legend Cars

Per la prima volta i 4 Club ASI scaligeri uniti per la passione dell’auto d’epoca: oltre 15.000 iscritti faranno rete per la crescita dell’Heritage veneto ed italiano. Dal 5 al 7 maggio 2017 a Verona Legend Cars, protagonisti in un unico stand di 640 Mq . Parallelamente, Aci Verona collabora all’incontro tra presente e passato nel mondo dei rally: sarà il partner tecnico-sportivo de “La Sfida dei Campioni” supervisionando il circuito di gara dove si incontreranno Lancia Delta integrali e Abarth contemporanee alla guida di piloti “mondiali” come Miki Biasion e Juha Kankkunen.

Il Veneto e Verona si distinguono nel panorama dell’Heritage italiano con un patrimonio di oltre 50.000 mezzi, con centinaia di specialisti, meccanici, carrozzieri, tappezzieri, elettrauto. Una preziosa opportunità occupazionale da difendere e promuovere

Verona, x marzo 2017. La terza edizione di Verona Legend Cars è già un successo ancor prima di cominciare. La Fiera che si terrà dal 5 al 7 maggio 2017 a Verona, presso Verona Fiere, può contare, infatti, su un primato significativo che testimonia la passione tutta scaligera e veneta per il mondo dell’Heritage.

I 4 club veronesi ASI (Benaco Auto Classiche, Historic Car Club Verona, Veteran Car Club Enrico Bernardi e Veteran Car Club Legnago), grazie ad un importante accordo faranno “rete” e condivideranno le proprie conoscenze ed esperienze per una crescita ancora più forte dell’Heritage veneto ed italiano. Per coronare l’iniziativa parteciperanno insieme a Verona Legend Cars in un unico grande stand di 640 metri quadrati celebrando, così, uno nuovo spirito di collaborazione nel mondo delle auto storiche.

Parallelamente anche Aci Verona collabora come partner tecnico-sportivo all’organizzazione del Salone: supervisionerà il circuito dedicato a“La Sfida dei Campioni”, la gara ad inseguimento che, Sabato 6 e Domenica 7 maggio, vedrà per la prima volta riuniti assieme i grandi del Campionato Mondiale Rally come Miki Biasion, Juha Kankkunen, Alex Florio e Francois Delacour. In tutto, saranno 8 i piloti su 8 auto stellari: dalle storiche Lancia Delta Integrale e Lancia Rally 037 alle contemporanee Abarth 695 biposto e Abarth 124 Rally.

“Nasce un nuovo modo di vivere l’Heritage, che vuole essere un forte stimolo per tutti gli appassionati italiani, non solo veneti, afferma Mario Carlo Baccaglini, organizzatore di Verona Legend Cars. Tante partnership a suggellare che il mondo delle auto storiche e del suo indotto è in continua crescita sia nel numero di “tifosi” che delle iniziative. A Verona questa crescita si riflette in un nuovo dinamismo. Da una parte Aci Verona – grazie alla passione del suo presidente ed ex pilota Adriano Baso – ha capito subito l’importanza del salone e ha sposato con una collaborazione importante la sua formula originale. Dall’altra, i club storici avviano una nuova stagione incentrata sul gioco di squadra e sull’organizzazione di raduni ed eventi via via più ambiziosi e complessi”.

A Verona Legend Cars i quattro club ASI esporranno i gioielli del tempo che furono, precursori a volte di tecnologie che hanno ispirato i modelli di oggi: Benaco Auto Classiche unisce acqua e terra in onore dei 70 anni di Ferrari con una 348 spider, una Ferrari California e un motoscafo Riva motorizzato Ferrari.

Historic Car Club Verona dedicherà la rassegna al mondo e al mito dell’Alfa Romeo. 

Veteran Car Club Verona Enrico Bernardi, il primo sorto nella città scaligera proporrà a Verona Legend Cars una mostra tematica dedicata all’Abarth che, proprio a Verona, conquistò importanti successi nella corsa in salita più veloce d’Europa: la Stallavena-Boscochiesanuova. La stessa gara è organizzata ogni anno dal club con un’apprezzata riedizione storica, più volte vincitrice del premio ‘Manovella d’oro’ dell’Asi.  Tra i modelli Abarth 1000 bialbero del 1963, Fiat 131 Abarth (alla fine degli anni ‘70 si impose nel panorama rallystico mondiale), Abarth 850 TC, Abarth 2000 SP e Fiat 124 Abarth. 

Veteran Car Club Legnago celebrerà le otto decadi di Volkswagen con una rassegna dei modelli più rari e particolari: dai primi maggiolini e T1 ai mezzi “all terrain” d’epoca derivati dai veicoli militari: Maggiolino 6 Volt 1960 conservato e mai restaurato, Pulmino T1 9 posti, una Volkswagen Pescaccia, un’Autozodiaco Baja (un Dune buggy su pianale e meccanica maggiolino), Golf GTI prima serie e una Karmann Ghia (versione sportiva sempre sulla meccanica del maggiolino) 

“Alla fiera di Verona, i 4 Club presenteranno la città in maniera compatta ed eclatante, ognuno sviluppando una sfaccettatura della cultura classic secondo la propria filosofia, spiega Alessandro Lonardelli, del Benaco Auto Classiche.

“La passione per l’epoca è sempre più diffusa – racconta Enzo Mainenti, Presidente Historic Car Club Verona, e il futuro è fare rete. Verona Legend Cars è il nostro punto di partenza. L’obiettivo è crescere, coinvolgere i club del Veneto e organizzare eventi assieme”

“Per la prima volta mettiamo in pratica una collaborazione reale partecipando assieme all’organizzazione e dando a tutti i tesserati parità di trattamento nei diversi appuntamenti – annuncia Lorenzo Zambelli del Veteran Legnago. Già l’11 febbraio l’HCC – specialista delle gare di regolarità – ci ha ospitati nel Track Day all’International Raceway di Adria. Viceversa, il X Défilé Città di Legnago (1 e 2 luglio 2017) sarà aperto a tutti i tesserati dei 4 club e lo stesso sarà per il 23° MotoBardolino 2018”.

“Verona e il Veneto hanno una ricchissima tradizione legata all’auto d’epoca che si riflette in una grande vitalità degli appassionati e dei club,conclude Silvia Nicolis, Presidente del Veteran Car Club Bernardi e del Museo Nicolis di Verona. Dare valore a questo patrimonio non significa solo riscoprire le nostre radici – il primo motore a benzina venne realizzato a nell’agosto 1882 dal veronese Enrico Bernardi – ma investire attivamente nello sviluppo culturale e turistico dei nostri territori”.

Boom di sordi tra i giovani: sotto accusa i troppi decibel nelle cuffie e nelle discoteche.

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In tre anni i ragazzi con problemi di udito sono aumentati dal 3% al 4,2%. Sotto accusa i troppi decibel nelle cuffie e nelle discoteche. Anche l’Organizzazione mondiale della Sanità è intervenuta suggerendo le regole per proteggersi.

Boom di sordi tra i giovani per i troppi decibel in cuffia

In tre anni i ragazzi con problemi di udito sono balzati dal 3% al 4,2%. Sotto accusa anche le discoteche. Le regole dell’Oms per proteggersi

ROMA – «Regolando il sonoro ho rotto il ritorno dei bassi e all’improvviso ho sentito l’orecchio esplodere. In ospedale mi hanno detto che lo choc poteva essere fatale se non fossi corso subito da loro»: Franck, 25 anni.

«Quattro giorni dopo il concerto i fischi continuavano a non farmi concentrare. Sono finita in ospedale dove mi hanno diagnosticato una importante perdita dell’udito»: Leila, 16 anni. Sono i ragazzi della generazione «a tutto volume», che avanzano a grandi falcate verso la sordità. L’allarme viene dalla Francia, dalla Jna, società che fa prevenzione e informazione sui danni all’udito, ai quali oltralpe è dedicata oggi una giornata nazionale di sensibilizzazione.

Ma il bombardamento di decibel ai quali si sottopongono i ragazzi tra Mp3, discoteche, concerti e stereo in auto con il volume a tavoletta fanno sempre più danni anche qui da noi. L’ultimo studio «Eurotrack 2015» dice che un italiano sui dieci ha problemi di udito e che tra i giovani il fenomeno è in forte aumento: il 4,2%, quasi uno su quattro dei giovani tra i 15 e i 24 anni non ci sente più bene. Solo tre anni prima erano il 3%. In pratica un aumento del 25% a stretto giro. Se poi si somma anche il 2,2% di adolescenti si arriva a circa mezzo milione di ragazzi che rischiano di girare con l’apparecchietto acustico prima di aver messo i capelli bianchi.

Il problema è universale, anche se poi si manifesta soprattutto nei Paesi dove acquistare una cuffietta o andare in discoteca non è un lusso per pochi. A rischio per sovraesposizione ai decibel sarebbero oltre un miliardo di ragazzi, denuncia l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità. Nei Paesi a medio e alto reddito la metà dei ragazzi tra i 12 e i 35 anni è inseparabile da smartphone e dispositivi musicali vari, che per di più non usa a volume di sicurezza. Un altro 40% è esposto a livelli sonori potenzialmente dannosi in locali notturni, concerti o eventi sportivi.

Per aiutare a prevenire i danni l’Oms ha anche stilato una lista delle soglie temporali massime di esposizione a vari tipi di rumore. Tralasciando l’assordante rumore di un Jet (un secondo) o la vuvuzela simbolo dei Mondiali di calcio in Sudafrica (9 secondi) a guadagnarsi la palma dell’inascoltabilità è la musica dal vivo, che con i suoi 115 decibel non andrebbe tollerata oltre i 28 secondi. Il fatto è che sopra gli 80 decibel le nostre orecchie iniziano ad avere problemi ma la soglia del dolore è a quota 120, per alcuni anche 150, così spesso ci si accorge del danno quando è troppo tardi.

Per risolvere il problema l’Oms consiglia di seguire la regola del 60: musica mai superiore a 60 decibel e per non più di 60 minuti al giorno.

I francesi della Jna, nel loro opuscolo informativo, sono un po’ meno drastici e fissano la soglia di sicurezza entro gli 80 decibel, spiegando anche come regolarsi. State esagerando con il volume quando è difficile sostenere una conversazione senza gridare a un metro dal vostro interlocutore, quando con l’auto in fila e i finestrini chiusi il vicino sente ugualmente il vostro stereo, quando in treno o in metro chi vi è seduto accanto sente il vostro iPod come se fosse lui a indossare le cuffie.

Ma a prestare attenzione dovrebbe essere anche chi la musica la emette. Spesso non è così, denuncia la Jna. Nelle discoteche e nei concerti la normativa europea fissa il limite a 105 decibel di media, 120 nei picchi. «Valori spesso superati, in particolare vicino alle casse». Anche la potenza di uscita di Mp3 e iPod non dovrebbe superare i 100 decibel, quelli più vecchi però non rispettano il limite.

«Ma i giovani non devono rinunciare alla musica o a divertirsi con gli amici, basta qualche piccolo accorgimento», raccomanda Antonio Cesarini, presidente della Società italiana di audiologia. «Ad esempio ridurre l’uso continuativo di Mp3 o di altri riproduttori musicali a non più di due ore al giorno e quando si va in discoteca o a un concerto seguire la regola dell’in&out, prendersi una pausa di un quarto d’ora ogni 90 minuti». Le contromisure ci sono. Basta convincere i ragazzi a voler ascoltare da questo orecchio.

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lastampa/Boom di sordi tra i giovani per i troppi decibel in cuffia PAOLO RUSSO

Italia nel mirino di Strasburgo: deve correre ai ripari per istituire nuove procedure

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Come scrive Francesco Grignetti il richiamo dell’Ue non fa piacere al governo italiano che adesso deve correre ai ripari per istituire nuove procedure, soprattutto per quanto riguarda i minorenni.

E il Viminale corre ai ripari con nuove procedure

Gentiloni: il problema non lo risolve neanche mago Merlino

ROMA – Trovarsi a fronteggiare un esodo biblico di persone che vengono dal Sud del mondo, e poi sentirsi criticare perché non si fanno abbastanza espulsioni, al ministero dell’Interno non ha fatto piacere. Un fastidio a cui Paolo Gentiloni ha dato voce ironica: «Su questa strada (degli accordi con la Libia, ndr) per quanto impervia e arrischiata, – ha detto – possiamo ottenere gli unici risultati che oggi ci consentano, non di cancellare il tema dell’immigrazione, perché non lo cancella neanche il mago Merlino, ma di regolare i flussi».

Il Consiglio d’Europa ci imputa di non rispedire indietro abbastanza clandestini. È un tema che brucia a tutti i governi europei, e non da oggi. Le espulsioni forzate sono in effetti ben poche. «Il vero buco nero – rispondeva ieri il Capo della polizia, Franco Gabrielli in Senato – è l’identificazione: ci vuole uno Stato sovrano che riconosca che quel cittadino è un suo cittadino». Ma siccome pochi Stati in Africa e Asia collaborano, tante espulsioni non si possono fare. Negli ultimi dieci anni, per dire, soltanto il 45% degli ospiti dei Cie è stato effettivamente riportato indietro.

I minori stranieri non accompagnati sono un problema nel problema. Nel corso del 2016, sono sbarcati sulle coste dell’Italia meridionale in 25.846, ovvero il 14,2% del totale (in tutto, 181.436 migranti sbarcati). Nel 2015 erano stati 12.386 pari alla metà. «Un incremento inverosimile e inimmaginabile», spiega Domenico Manzione, sottosegretario al ministero dell’Interno.

Che l’accoglienza dei minori stranieri sia in affanno, è vero. Il Senato ha approvato alcuni giorni fa una nuova legge, ora all’esame della Camera, proprio per affinare il sistema. «Noi – dice ancora Manzione – vorremmo passare l’accoglienza dei minori a un canale dedicato dello Sprar (il sistema gestito dai Comuni in condominio con il ministero dell’Interno, ndr), ma occorre la sponda degli enti locali. Già oggi, comunque, la legge prescrive che il minore, appena identificato, sia trasferito in un centro specialistico di prima accoglienza». E se è in passato è stato riscontrato qualche caso di minore trasferito in ritardo, «è accaduto sempre per un affollamento imprevisto e risolto in corsa».

Il Consiglio d’Europa ci bacchetta infine per i deficit nel sistema d’accoglienza. Che vi siano stati scandali, ruberie, e anche corruzione lo si sa da diverse inchieste. Non ultima Mafia Capitale che ha rivelato il ruolo opaco di Luca Odevaine con chi operava a Mineo (Catania). Anche qui il Viminale sta correndo ai ripari. È notizia di ieri che il ministro Marco Minniti ha licenziato, dopo esame dell’Autorità anticorruzione, il nuovo schema di capitolato per questi appalti. Minniti si attende «uniformità delle procedure, trasparenza, economicità». Ogni appalto sarà spacchettato per quattro: servizi alla persona; assistenza sanitaria, sociale e psicologica; pasti; pulizia. Al ministero dell’Interno il potere di ispezione.

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lastampa/E il Viminale corre ai ripari con nuove procedure FRANCESCO GRIGNETTI

Fabio Cannavaro: “Cori anti-Napoli? Da evitare il vittimismo, ricordo quando Thuram…”

Le sue parole

Fabio Cannavaro ha rilasciato una lunga intervista a Il Mattino: “Non mi ha meravigliato il pubblico di Fuorigrotta ed è strano che qualcuno ancora si sorprenda. Napoli è questa: con i suoi colori, la sua passione, il suo amore per la squadra. Il risultato contro il Real non deve pesare sul prosieguo della stagione. Sono stati presi sei gol, ma dal Real Madrid. Si guardi avanti”

De Laurentiis si è guardato anche intorno mettendo a confronto lo straordinario show offerto dal San Paolo e le vergogne razziste cui i napoletani assistono in quasi tutti gli stadi. Sensazioni che ha provato anche lei

“Prima da giocatore del Napoli, poi di altre squadre, perchè non ho mai nascosto il mio amore verso Napoli, che è rimasto il punto di riferimento anche quando sono andato via. Ne ho ascoltate tante, troppe. Una volta Thutam mi disse: Fabio, su questo campo hanno insultato più te che me. Provammo a sorridere”

Lei ha vissuto a Parma, Milano e Torino. Perchè tanto odio verso la squadra e la città?
“Forse perchè ci invidiano le cose belle che abbiamo a Napoli? Non so da dove nasca tutto questo, però credo sia importante non fare vittimismo ed andare oltre. E’ un problema che esiste da tempo, non è una questione che riguarda solo il calcio. I napoletani sono molto orgogliosi dellaloro città: continuino a difenderla così come ho fatto io anche quando giocavo con la maglia di altre squadre. Mi fischiavano, mi massacravano: era dura fare finta di nulla ma la migliore risposta era andarfe avanti. Giocando con maggiore vigore”

Sull’esultanza di Morata, ex juventino, al San Paolo: “Sembra che la maggiore preoccupazione di alcuni club sia quella di fare guerra alla Juve. Ma se ti comporti così perdi perchè fai il loro gioco bruciando energie che sarebbero utili in campo. Cala la concentrazione con le polemiche e non mi riferisco in particolare a nessuno degli episodi accaduti in queste settimane. Bisogna pensare ai propri obiettivi, solo a quelli”

Migranti, il richiamo dell’Ue all’Italia

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Il Consiglio d’Europa bacchetta l’Italia sulla gestione dei migranti. Nel mirino vi sono accoglienza e rimpatri, giudicati insoddisfacenti. Come scrive Francesco Grignetti il richiamo dell’Ue non fa piacere al governo italiano che adesso deve correre ai ripari per istituire nuove procedure, soprattutto per quanto riguarda i minorenni.

Strasburgo bacchetta l’Italia: “Male in accoglienza e rimpatri”

Rapporto del Consiglio d’Europa sui migranti: il Paese non può farcela da solo

BRUXELLES – Procedure di identificazione non efficaci, condizioni nei centri di accoglienza ai limiti del rispetto dei diritti umani, gestione opaca degli hotspot, scarsa informazione ai migranti sui loro diritti, poca protezione ai minori non accompagnati, lentezza nelle procedure d’asilo e debolezze nel sistema dei rimpatri.

La fotografia scattata dal Consiglio d’Europa sull’Italia è allarmante. Il rapporto sulla gestione dell’immigrazione nel nostro Paese dice che «l’Italia non ce la può fare da sola». Perché i flussi in entrata sono massicci (più di 180 mila arrivi nel 2016, oltre 15 mila dall’inizio del 2017), ma soprattutto perché le cose funzionano malissimo in tutti gli step: registrazione, accoglienza, iter burocratici e rimpatri. Anche sulla mancata redistribuzione dei richiedenti asilo, frenata dalle resistenze degli altri Stati Ue, l’Italia ha le sue colpe per via degli «ostacoli burocratici».

Va detto che la missione del Consiglio d’Europa risale all’ottobre scorso. Nel frattempo in Italia è cambiato il governo e quello guidato da Paolo Gentiloni ha adottato un pacchetto-immigrazione che interviene soprattutto su rimpatri e gestione dei richiedenti asilo. Ma chiaramente ci vorrà un po’ di tempo prima che le cose cambino e dunque le défaillance attuali non fanno altro che fornire valide ragioni ai governi che si rifiutano di aiutare l’Italia, accusandola di una malagestione del fenomeno.

Prendiamo il momento in cui i migranti mettono per la prima volta piede in Italia. «La maggior non transita dagli hotspot» scrive il Consiglio. Vengono sbarcati in altri porti e le operazioni «possono durare fino a diversi giorni». Qui «le procedure non sempre garantiscono una identificazione effettiva e un’adeguata informazione». Molti non sanno nemmeno che possono chiedere diritto d’asilo. «In alcuni posti – si legge nel report – viene chiesto ai migranti se vogliono lavorare in Italia. In caso di risposta affermativa, vengono subito classificati come “migranti economici”, anche se fuggono dal loro Paese per altri motivi». Al tempo stesso, però, si dà conto del fatto che l’Italia è molto «generosa» nel concedere la protezione per motivi «umanitari».

La permanenza massima negli hotspot è di 72 ore, ma a Lampedusa sono stati individuati minorenni «che erano lì da due mesi», in condizioni igieniche precarie. I migranti negli hotspot avrebbero poi diritto a una dotazione di 2,5 euro al giorno, ma «a Lampedusa sigarette e biscotti hanno rimpiazzato il denaro contante». In Italia «non esiste un quadro giuridico unico per gli hotspot» per questo «le condizioni variano di molto da centro a centro». Gli appalti per la gestione vengono fatti «seguendo solo il criterio del massimo ribasso», spesso sulla base di «considerazioni politiche locali» e a volte chi si aggiudica la gara «non ha alcuna esperienza nel settore». «Le grandi somme in gioco – si legge nel rapporto – aprono chiaramente la via a fenomeni di corruzione. La gestione è diventata una manna per imprenditori poco scrupolosi». Strasburgo dà conto di un’inchiesta in corso per verificare «infiltrazioni mafiose nelle società vincitrici degli appalti» per i centri.

Gli altri nodi riguardano il fatto che «non vengono assicurati aiuto e protezione necessari ai minori non accompagnati» e che anche chi ha ottenuto lo status di rifugiato «non ha i mezzi per ricostruirsi una vita». «Questo – conclude il Consiglio – ha favorito lo sviluppo di accampamenti selvaggi in cui si vive in condizioni rudimentali».

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lastampa/Strasburgo bacchetta l’Italia: “Male in accoglienza e rimpatri” MARCO BRESOLIN – INVIATO A BRUXELLES

Molto probabile il passaggio di Ghoulam al PSG: rifiutata una super offerta dal Napoli

Molto probabile il passaggio di Ghoulam al PSG: rifiutata una super offerta dal Napoli

Clamorosa indiscrezione quella lanciata da Il Mattino che scrive su Faouzi Ghoulam: “L’algerino va in scadenza il prossimo anno, ha rifiutato l’aumento d’ingaggio (da 1.5 milioni a tre) e difficilmente metterà nero su bianco, più che probabile il trasferimento al PSG”. Quindi l’algerino avrebbe rifiutato un’offerta importante da parte del Napoli.

Klaassen è il regalo per Sarri, con lui altri due nomi

Klaassen è il regalo per Sarri, con lui altri due nomi

Davy Klaassen, centrocampista olandese dell’Ajax, è il regalo per Maurizio Sarri. Ad affermarlo è Il Corriere dello Sport, con il nome del capitano dei lancieri che torna violentemente di moda dopo diversi mesi. Dopo l’eliminazione dalla Champions League per mano del Real ciò che resta al Napoli è la certezza di avere varie qualità, tra cui il gioco, di essere in possesso di un Capitale Umano di rilevante valore – e non solo tecnico – di potersi migliorare ancora“.

Come? Attraverso tre colpi di mercato: un esterno basso, che potrebbe essere Andrea Conti dell’Atalanta, un centrocampista, Davy Klaassen di cui sopra, ed un attaccante laterale come Bertrand Traoré, classe 1995 in prestito all’Ajax ma del Chelsea.

CorSera a De Laurentiis: “Fare in tv nome e cognome di un giornalista avverso, mette a rischio la sua incolumità”

CorSera a De Laurentiis: “Fare in tv nome e cognome di un giornalista avverso, mette a rischio la sua incolumità”

Dopo la Gazzetta dello Sport, anche il Corriere della Sera dedica un breve editoriale al presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis e al suo sfogo nel post-partita di NapoliReal Madrid: “In un Paese dove in Parlamento c’è chi fa le liste di proscrizione dei giornalisti, figuriamoci quanto può sorprendere che le faccia anche un presidente di calcio. Aurelio De Laurentiis ha diritto di criticare la Gazzetta dello Sport , come la Gazzetta ha diritto di criticare lui. Poi ognuno fa le cose con il proprio stile. Il più grande quotidiano sportivo italiano potrà pure scrivere cose che al padrone del Napoli non piace leggere, ma non lo ha mai accusato di non saper fare il presidente. De Laurentiis ha invece accusato la Gazzetta di essere il giornale di Juventus, Inter e Milan, quindi di non essere un giornale indipendente: ma la storia della rosea (Gino Palumbo, Candido Cannavò, Bruno Raschi, tanto per dire) e i lettori che la scelgono ogni giorno dimostrano il contrario. Quello che preoccupa è invece l’attacco personale: fare in tv nome e cognome di un giornalista (serio e onesto come il suo giornale) che vive e lavora a Napoli e accusarlo di criticare per una questione di tifo avverso, significa mettere a rischio la sua incolumità, perché il mondo del tifo è popolato anche da idioti. De Laurentiis forse non se ne sarà reso conto, ma lui, che è uomo di cinema, si ricordi di Nanni Moretti e di Palombella rossa: «Le parole sono importanti». E certe volte pure pericolose”.

Mertens diventa un giallo, l’entourage del belga ha incontrato emissari del Man Utd

Mertens diventa un giallo, l’entourage del belga ha incontrato emissari del Man Utd

Il Mattino parla di un incontro avvenuto tra Dries Mertens ed emissari del Manchester United che ci sarebbe stato ieri in un hotel in pieno centro città. L’entourage del giocatore ha prontamente e fortemente smentito ogni forma di incontro tra Mertens e possibili intermediari di squadre estere, ma il quotidiano scrive: “Un mese fa sembrava cosa fatta, con il club azzurro che metteva sul piatto una cifra pari a 2,4 milioni di euro con annessi bonus stagionali fino al 2021. Ovvero il doppio rispetto allo stipendio attuale di Mertens che è pari a 1,2 milioni. Ma niente da fare. Ad oggi quella firma sul nuovo contratto non c’è ancora. Perché evidentemente le condizioni offerte dal Napoli non rispecchiano al cento per cento i desiderata dell’attaccante belga”.

Nannicini svela il piano per rilanciare il progetto politico del Pd di Renzi

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L’ex sottosegretario Tommaso Nannicini svela il piano per rilanciare il progetto politico del Pd di Renzi: “Basta bulimia riformista, bisogna ripartire da Gramsci”. Intanto, in un’intervista, il giurista e uomo del fronte del “No” al referendum Gustavo Zagrebelsky parla della politica italiana. “Renzi è vittima di viltà” spiega, “un patto con Berlusconi non è per forza un inciucio”. Parlando dell’ex premier lo definisce “sfibrato e isolato” e ai Cinque Stelle suggerisce: “Apritevi alle alleanze per non perdervi nella protesta”.

Nannicini, lo stratega del Lingotto: “Basta bulimia riformista, ripartiamo da Gramsci”

L’ex sottosegretario del governo Renzi: battaglia per l’egemonia culturale

ROMA – Matteo Renzi gli ha dato un compito piuttosto difficile: ridare ossigeno al suo progetto politico e a quello del partito. Tommaso Nannicini, classe 1973 e una cattedra in Bocconi, non ha paura di citare le formule ormai lontane dei padri fondatori del Pd: Gramsci e Veltroni.

Nannicini, perché il Lingotto?

«Perché lì è iniziata la storia di un partito a vocazione maggioritaria che non si rassegna alle regole della democrazia consociativa. Quella che uno va a votare, poi si decide con chi allearsi a tavolino dopo le elezioni».

Come si fa ad avere una vocazione maggioritaria ora che tutti chiedono il ritorno al proporzionale?

«La si vive giorno per giorno. Per essere chiari: per noi il segretario del partito è colui che si candida alla guida del Paese».

Il Lingotto serve a fare la ola a Renzi?

«Tutt’altro. Sarà un momento di elaborazione collettiva. Ha presente Gramsci? Ecco, va fatta una battaglia per l’egemonia culturale».

Retrò ma ambizioso. E come si fa?

«Primo: l’Europa. Basta col manierismo, bisogna rilanciare il progetto dei padri fondatori su basi nuove. Ci vuole un nucleo duro di Paesi disposti a condividere alcune grandi scelte: immigrazione, sicurezza, difesa, politiche fiscali».

Si chiama Europa a due velocità. Ha pudore a definirla tale?

«No, purché poi non diventi Europa à la carte».

Sempre che non vinca la Le Pen.

«E se vincessero Macron e Schultz?».

Ci fa un esempio concreto di come rilanciare l’Europa?

«La discussione di questi giorni sul futuro del lavoro. Il problema non è tassare i robot, semmai Bill Gates. I capitali e l’innovazione devono muoversi, ma in un quadro di regole omogenee, per esempio con una base imponibile unica per le imprese. Sennò il modello sociale è a rischio».

Sta dicendo che ci vuole la web tax?

«Non solo. Vogliamo un’assicurazione europea contro la disoccupazione, una lotta comune alla povertà educativa, una gestione condivisa dei flussi migratori».

Una delle critiche più ricorrenti nel Pd sui mille giorni di Renzi a Palazzo Chigi è quella di aver abbandonato il partito. Come sarà il nuovo Pd senza D’Alema e Bersani?

«Non è più il tempo delle riunioni fiume in sezione in cui si partiva dalle analisi geopolitiche per finire alle buche del quartiere. La voglia di partecipazione deve essere intercettata, sulla rete e non solo».

Due errori da non ripetere dei mille giorni di Renzi (e dei suoi) a Palazzo Chigi?

«Invertire l’ordine delle priorità per realizzare le riforme: non prima il cosa e poi il perché, semmai il contrario. È l’unico modo per sperare che quelle riforme attecchiscano. Il secondo errore che non farei è quello di accontentarsi di scrivere una buona legge. Il difficile viene dopo, quando deve diventare prassi nella macchina pubblica e nella testa delle persone».

In mille giorni avete fatto molte cose, alcune giuste, altre sbagliate, ma con energia. Eppure al dunque il Paese vi ha puniti. Si è chiesto il perché?

«Abbiamo avuto una sorta di bulimia riformista. Abbiamo voluto affrontare tutte in una volta molte questioni che chiedevano risposte da molto tempo. Purtroppo il consenso oggi è una risorsa scarsa e va maneggiato con cura».

In queste ore il governo Gentiloni sta scrivendo il Documento di economia e finanza per il 2018. Il primo problema è una clausola di salvaguardia da 20 miliardi di euro. Hanno ancora senso i vincoli di Maastricht?

«Le regole sono stupide per definizione, perché tolgono discrezionalità politica, ma non stanno lì per stupidità. Esistono perché in Europa manca la fiducia, ci vogliono più politica e condivisione delle scelte. Se si raggiunge questo obiettivo, le regole diventano secondarie, e le si sottrae alla rigidità di una tecnostruttura».

Nannicini, andiamo sul concreto. Siete contrari all’aumento dell’Iva nella prossima finanziaria?

«Non è questo il momento. Occorre andare avanti con la riduzione delle tasse nei margini concessi dal percorso di consolidamento fiscale e dal recupero di base imponibile, a partire dall’Iva. Per dirla più chiaramente, deve pagare più tasse soprattutto chi oggi le evade».

Al Lingotto proporrete di abbassare l’Irpef ai più giovani. È così?

«È solo uno dei tanti temi di cui discuteremo. Io e Filippo Taddei abbiamo rielaborato una vecchia idea che propone una doppia progressività: oggi le tasse aumentano in base al reddito, ma potrebbero aumentare anche in base all’età anagrafica. Ciò non significa che i più anziani debbano pagare più di quanto non paghino oggi».

Non sembra una proposta popolare, ne è consapevole?

«Non sono d’accordo. In Italia non c’è solo un problema di equità generazionale, ma come in passato ha fatto notare Mario Draghi il nostro è l’unico Paese fra quelli industrializzati in cui i salari crescono esponenzialmente fino all’età della pensione. In tutto il resto del mondo ad un certo punto della vita lavorativa iniziano a decrescere».

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