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VIDEO ViViCentro – Callejon: “Vinto in tranquillità? Non credo, anche gli avversari giocano…”

Le sue parole

In mixed zone, nel post-partita di LazioNapoli, ha parlato José Callejon: “Sono state due partite importanti con la Juve, peccato per l’eliminazione in Coppa Italia ma ce la siamo giocata. Secondo posto? E’ l’obiettivo che abbiamo in testa, la Roma ha un calendario difficile sulla carta e noi speriamo di approfittarne. Lazio? Abbiamo giocato una partita bella ed importante, nel secondo tempo sono stati pericolosi avendo più giocatori in attacco. Vinto in tranquillità? Non credo, anche gli avversari giocano (ride, ndr). E’ stata una vittoria bella per la città e per i tifosi”.

a cura di Ciro Novellino

Nordcorea, Trump muove le sue pedine contro Kim

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Il presidente Usa muove le sue pedine per fermare lo sviluppo dei programmi balistici e nucleari da parte di Pyongyang.

Nordcorea, Trump schiera la portaerei contro Kim

La mossa degli Usa per neutralizzare i test nucleari di Pyongyang

NEW YORK – Donald Trump vuole stringere il cerchio attorno alla Corea del Nord per fermare lo sviluppo dei programmi balistici e nucleari da parte di Pyongyang.

E lo fa inviando nell’alto Pacifico, a ridosso della penisola coreana, il «Carrier Strike Group 1», un gruppo d’assalto navale con portaerei, dotato di sistema di difesa missilistica Aegis, in grado di intercettare, inseguire e neutralizzare «bersagli», tra cui vettori balistici come quelli lanciati dalla Corea del Nord negli ultimi test. Capofila del gruppo comandato dall’ammiraglio James Kilby è la Uss Carl Vinson, portaerei classe Nimitz a propulsione nucleare di 97 mila tonnellate, che trasporta 60 velivoli e imbarca 5 mila tra uomini e donne.

Il gruppo ha lasciato sabato Singapore su ordine dell’ammiraglio Harry Harris, comandante della flotta Usa nel Pacifico, variando destinazione dall’Australia alle Coree. La mossa è legata ai segnali secondo cui Pyongyang potrebbe effettuare il suo sesto test nucleare verso il 15 aprile, per celebrare i 105 anni del fondatore dello Stato, Kim Il-sung, nonno del giovane leader.

In navigazione assieme alla Vinson ci sono i cacciatorpediniere Uss Wayne E. Meyer e Uss Michael Murphy, dotati di sistema Aegis, e la fregata Uss Lake Champlain, armata con missili teleguidati. Da un punto di vista militare il gruppo d’assalto ha un impiego «sopravanzato», ovvero creare uno scudo difensivo (Aegis appunto), e trasportare la forza aerea a ridosso di eventuali obiettivi. Le operazioni condotte con questa formazione sono di solito supportate da una scorta di sommergibili che funziona da «hunter killer», ovvero neutralizzano eventuali insidie provenienti da siluri filoguidati, sottomarini o sommergibili nemici. La Vinson, originariamente di base a San Diego, è da febbraio in Estremo Oriente, e ha partecipato alle attività di routine e addestramento nel mar delle Filippine. Da inizio marzo ha preso parte alle manovre congiunte di Usa e Corea del Sud nel mezzo delle tensioni intercoreane alimentate dal test del missile fatto il 12 febbraio da Pyongyang, e dall’omicidio del 13 febbraio a Kuala Lumpur di Kim Jong-nam, fratellastro del leader Kim Jong-un.

Poco tempo fa Uriminzokkiri, il principale mezzo di propaganda esterna nordcoreano, ha pubblicato un video, che mostra la portaerei Vinson prima di finire nel mirino immaginario di Pyongyang e poi bruciare tra le fiamme. Il North American Aerospace Defense Command, che vigila sulle possibili minacce balistiche contro gli Usa, è però «assolutamente fiducioso» sulla capacità di intercettare e distruggere missili intercontinentali di Pyongyang.

Gli Usa puntano a una «denuclearizzazione» della penisola coreana, ma «non hanno come obiettivo un cambio di regime», afferma Tillerson, dicendo di «non esser a conoscenza di un piano» per uccidere Kim Jong-un. Anche se a Trump sarebbero state presentate due opzioni «interventiste»: l’uccisione del giovane leader o il trasferimento di armi nucleari in Corea del Sud.

In questo quadro, Washington chiede a Pechino di rafforzare le misure contro la Corea del Nord: «La Cina ha iniziato ad ammettere che tutto questo rappresenta una minaccia anche agli stessi interessi di Pechino», ha proseguito Tillerson, facendo capire che delle grandi manovre navali in corso nella regione il presidente Xi Jinping ne è stato opportunamente informato durante il bilaterale di Mar-a-Lago con Trump.

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vivicentro/Nordcorea, Trump muove le sue pedine contro Kim
lastampa/Nordcorea, Trump schiera la portaerei contro Kim FRANCESCO SEMPRINI – NEW YORK

”Adesso basta”! Manifesti di un uomo con un manganello tra le mani: shock a Torre Annunziata

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La campagna pubblicitaria promossa dal Comune oplontino mostra un uomo con una mazza da baseball che avverte gli incivili: Se lasci rifiuti in strada ti bastono, «Adesso basta»

Sta facendo scalpore, e soprattutto sta scatenando polemiche, la campagna pubblicitaria dal Comune di Torre Annunziata contro l’abbandono dei rifiuti in strada. Il manifesto mostra un uomo minaccioso con mazza da baseball che «avverte» i trasgressori: «Adesso basta, abbandonare i rifiuti lungo le strade è un gesto di inciviltà».

Il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il commissario della cittadina torrese Marinella Cimmino, spiegano il loro dissenso dichiarando:

“Torre Annunziata è stata invasa invasa in questi giorni da manifesti contro l’abbandono incivile e selvaggio per le strade. Una iniziativa voluta dal comune che viene presentata con l’immagine di un grosso uomo arrabbiato e minaccioso con una scritta al suo fianco “adesso basta” che impugna in una mano un grosso manganello e ha l’altra mano chiusa pronta a scagliare un pugno. Un messaggio a nostro avviso fortemente violento e diseducativo, perchè sembra voler spiegare ai cittadini che se lasciano i rifiuti per strada saranno bastonati o picchiati. Noi riteniamo invece che la lotta agli incivili debba essere fatta in modo concreto con azioni durissime e realizzabili tipo controlli serrati, multe salate a chi sbaglia e casomai pubblico ludibrio per chi viene sanzionato più volte”

 

Varo a Castellammare, la Marina Militare festeggia alla presenza del ministro Pinotti (FOTO e VIDEO ViViCentro)

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FOTO e VIDEO ViViCentro – Varo a Castellammare, la Marina Militare festeggia alla presenza del ministro Pinotti

All’evento ha partecipato il ministro alla difesa Roberta Pinotti: “Le regioni che si affacciano sull’acqua – ha affermato – e che sviluppano su di essa la propria economia devono essere potenziate. Ecco perché Castellammare non può esistere senza Fincantieri e viceversa”.

La Marina Militare festeggia la ‘nascita’ e il completamento del troncone di prua dell’unità di supporto logistico Lss che è stato realizzato nel cantiere di Castellammare di Stabia. Il varo, che si è tenuto questa mattina, è avvenuto alla presenza del ministro della Difesa Roberta Pinotti.

Il ministro è arrivato alle ore 10:25 circa a bordo di un elicottero della Marina ed è atterrato all’interno dello stadio Menti.

«È un momento di grande orgoglio, abbiamo superato momenti di grande difficoltà e ora guardiamo al futuro con occhi diversi. Abbiamo potuto conciliare le esigenze del lavoro della Fincantieri con l’esigenza di rinnovare le navi della flotta della Marina Militare. Abbiamo deciso di farlo in modo intensivo, poiché lo scenario internazionale lo prevede»,

ha detto Pinotti che ha aggiunto: 

“In virtù di un accordo fatto con alcuni cantieri francesi per la costruzione di air bus navali l’italia, nel settore navale diventerà un player internazionale di prima fascia per sfidare il mercato asiatico. Questo vuol dire che Castellammare rientrerà in un’orbita di livello internazionale”

a cura di Ciro Novellino

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Mirakian, ex ambasciatore a Damasco, spiega l’isolamento di Assad

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Sul fronte siriano l’editoriale di Laura Mirakian, ex ambasciatore a Damasco, spiega l’attuale situazione di isolamento di Bashar Al Assad.

La solitudine del raiss di Damasco

Che Bashar al-Assad non sia uno stratega è ampiamente provato dai sei anni di guerra civile in cui ha perso oltre metà del territorio, sei milioni di siriani rifugiati all’estero e quasi mezzo milione di vittime, ritrovandosi legato a filo doppio con una potenza straniera come la Russia di Putin che persegue i suoi propri interessi e lo farà fino al punto di sua convenienza; il secondo asse è la dipendenza dalle assonanze con il vicino Iran, che pure muove da una propria strategia di consolidamento della direttrice mediterranea. Non uno stratega, Assad, semmai un tattico.

Si diceva così anche di Milosevic, e sappiamo come è finita. Il suo istinto lo ha portato a non aprire un tavolo negoziale fin dalla ribellione di Dara’a nel marzo 2011, quando forse era ancora in tempo, non calcolando che non vi sarebbe stato motivo per la Siria di rimanere indenne dal malessere profondo che stava investendo altre società arabe. Un malessere che veniva da lontano, almeno una decina d’anni, e che in Siria si riassumeva in quel famoso passaggio della Costituzione che sanciva il partito unico, il Baath, rigidamente dominato dalla minoranza al potere. Un sistema chiuso, esclusivo, che relegava ai margini la classe media emergente a maggioranza sunnita.

Assad ha immaginato che un alleato come la Russia lo avrebbe posto al riparo dalle strategie di altri attori del vicinato, e che l’Iran avrebbe volentieri compensato con le sue milizie l’erosione di consensi tra le sue stesse Forze Armate. Per qualche tempo ha funzionato. Da ultimo, le propensioni filo-russe di Trump, la sua proclamata priorità alla demolizione di Isis e jihadisti, hanno rafforzato in lui la convinzione che lo scenario di «regime change» fosse sventato e la continuità del suo potere assicurata. Per contro, l’improvviso raid americano sulla base aerea di Sheikhoun il 6 aprile ha rimescolato le carte. Per stessa ammissione di Trump, dopo la tragedia di Idlib «l’approccio verso la Siria e verso Assad è molto cambiato».

Ora a Damasco regna la più grande incertezza. Assad non sa se quel raid rimarrà un unicum o sarà l’avvio di una vera e propria campagna militare. Non sa come Mosca reagirà, se si impegnerà in un confronto con Washington oppure verrà a patti, in tal caso abbandonandolo. Né può contare sui Paesi del vicinato a lungo antagonisti, che hanno inneggiato con manifesto sollievo al ritorno degli Stati Uniti in area. Ad eccezione dell’Egitto, il più tiepido, ma impegnato a sua volta in un difficile scenario interno. Né ha idea se la breve alleanza intessuta con i curdi del Rojava reggerà oppure saranno proprio loro a determinare alla fine lo smembramento del territorio, o se l’opposizione rivendicherà, come fatto finora, la fine del regime e la sua definitiva esclusione dal negoziato e dal potere.

In questa totale incertezza, Bashar Al Assad non ha veri amici. I fantasmi di altri leader arabi scomparsi di scena anche violentemente devono essergli ben presenti. Potrebbe allora essere tentato di tornare a rivolgersi agli europei, con cui negli scorsi anni ha negoziato un accordo di associazione purtroppo mai concluso e ratificato. Loro sono i primi a subire così pesantemente le conseguenze della crisi siriana in termini di terrorismo e insicurezza alle frontiere, ed ora, pur con diverse sfumature, uniscono ad un misurato plauso per l’iniziativa militare americana una forte raccomandazione per una soluzione politica della crisi e la ripresa dei negoziati di Ginevra. Lo schema del negoziato è quello che risale al Piano di Kofi Annan del 2012, partecipazione di tutte le forze in campo incluso quindi anche Assad, periodo transitorio da utilizzare per l’elaborazione di una nuova Costituzione, e a termine elezioni pluripartitiche. Un percorso che, nelle circostanze date, potrebbe rivelarsi una vera risorsa.

Con questo articolo inizia la collaborazione con La Stampa di Laura Mirakian, ex ambasciatore a Damasco

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lastampa/La solitudine del raiss di Damasco LAURA MIRAKIAN

Egitto: Al-Sisi dichiara lo stato di emergenza per tre mesi

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Nuovo attacco jihadista contro i cristiani d’Egitto protetti dal presidente Al-Sisi che ha dichiarato nel Paese lo stato di emergenza per tre mesi.

La campagna jihadista contro i cristiani protetti da Al-Sisi

Per i militari nazionalisti sono “cittadini”, per gli islamici “infedeli”

Gli attentati che hanno colpito ieri due chiese in Egitto, uccidendo almeno 47 persone, arrivano dopo una serie di attacchi contro la minoranza cristiano-copta del Paese. Il complesso della cattedrale di Abbasseya, al Cairo, è stato a dicembre teatro di un attentato in cui sono morte 25 persone. Tra gennaio e febbraio, sette copti di al-Arish, cittadina impoverita del Sinai, sono stati uccisi. Queste violenze casa per casa, firmate Stato islamico come gli attacchi di ieri, hanno obbligato decine di famiglie cristiane alla fuga dalla penisola.

La violenza dell’Isis si trasforma, spiega Michael Hanna, esperto di Egitto per la Century Foundation: se prima era contenuta soltanto nel Sinai e prendeva di mira lo Stato, tracima ora verso altre zone del Paese e colpisce civili. I copti – il 10% di una popolazione di 92 milioni, da decenni considerati dai regimi egiziani cittadini di seconda classe – sono «il soft target per eccellenza». Come in Iraq, il terrore dello Stato islamico si insinua in quelli che sono già precari equilibri tra comunità religiose, in un Paese dove gli scontri tra cristiani e musulmani risorgono ciclicamente. In estate, alcuni episodi hanno riavviato le tensioni nel Sud: un’anziana cristiana era stata trascinata nuda per un villaggio innescando l’odio settario e gli scontri; famiglie e un asilo cristiani erano stati presi d’assalto nella regione di Minya, ignoti avevano sparato a una suora lungo l’autostrada Cairo-Alessandria, un farmacista di Tanta era stato decapitato.

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L’attacco di dicembre al Cairo ha portato al rafforzamento della sicurezza, almeno visivamente, in molte chiese della capitale, davanti alle quali già dal sabato sera compaiono blocchi di cemento, transenne. Gli attacchi di ieri però sono destinati a sollevare questioni sul livello di sicurezza garantito dalle autorità all’inizio della Settimana Santa pasquale, quando le chiese del Paese sono gremite. Già a dicembre, una folla arrabbiata di cristiani aveva criticato il governo, e mass media locali e internazionali si erano chiesti se il presidente Abdel Fattah al-Sisi non stesse perdendo parte del sostegno copto. Il raiss egiziano gode dell’appoggio dei cristiani, spaventati dopo la rivoluzione del 2011 dal successo elettorale dei Fratelli musulmani: dalla sua investitura, Sisi ha agito in maniera diversa rispetto ai predecessori, partecipando per esempio alla messa di Natale al Cairo. A ottobre 2016, nell’incontrare papa Tawadros, ha garantito che musulmani e cristiani sono uguali davanti alla legge per la Costituzione del 2014, accolta con favore dalla comunità cristiana.

A inizio marzo, l’Università-moschea di al-Azhar, tra i più significativi centri dell’Islam sunnita che Papa Francesco visiterà a fine mese, ha ospitato una conferenza, sponsorizzata dal presidente, sul tema della cittadinanza: non minoranze, ma cittadini, è il messaggio della dichiarazione conclusiva. La Corte costituzionale ha recentemente emanato un verdetto contro il divieto che impediva ai copti di visitare i luoghi sacri a Gerusalemme, e durante l’estate è passata una legge, richiesta per decenni dai cristiani, sulla costruzione di chiese, regolata dallo Stato. Attivisti e politici cristiani hanno però criticato i vertici della Chiesa copta per aver accettato un compromesso reputato debole con il governo e non manca nella comunità chi accusi i responsabili religiosi di appiattirsi sul regime. Le nuove violenze contro le chiese potrebbero erodere parte del sostegno dei cristiani, che oggi si sentono nel mirino e non adeguatamente protetti, ma «la popolazione, anche se delusa, non si sente avventurosa nel caos, in molti pensano non sia il momento di cercare alternative», spiega Hanna.

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vivicentro/Egitto: Al-Sisi dichiara lo stato di emergenza per tre mesi
lastampa/La campagna jihadista contro i cristiani protetti da Al-Sisi ROLLA SCOLARI

Domenica di sangue in Egitto

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Nella domenica delle Palme due chiese copte sono state colpite dagli attentati dell’Isis. Almeno 45 i morti e un centinaio i feriti.

L’Isis fa strage di copti in Egitto

Sangue sulla Domenica delle Palme in due chiese: 47 morti. Dichiarati 3 mesi di stato d’emergenza. Poliziotto eroe ferma il kamikaze nella cattedrale “San Marco”. Il Califfo vuole rafforzare le cellule

Volevano uccidere il Papa copto, a tre settimane dall’arrivo del Papa cattolico. L’Isis alza al massimo livello la sua guerra in Egitto contro i cristiani, cerca di destabilizzare il presidente Al-Sisi, punta a rafforzare e ad allargare la sua presenza nel Sinai proprio mentre a Raqqa e a Mosul è sempre più vicino alla sconfitta.

I jihadisti hanno colpito nel cuore della terra copta, nel Delta del Nilo, massacrato 47 fedeli durante la messa della Domenica delle Palme. Prima a Tanta, città a metà strada fra il Cairo e Alessandria, dove un kamikaze è riuscito a entrare nella chiesa di San Giorgio e si è fatto esplodere. Poi nella cattedrale dove celebrava la funzione lo stesso Tawadros II.

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Nella chiesa di San Giorgio è venerata un’immagine della Madonna considerata miracolosa, era stracolma di fedeli. C’era anche la tv di Stato a trasmettere in diretta la cerimonia. La telecamera ha colto il momento dello scoppio, le immagini s’interrompono, si sentono le urla strazianti dei feriti. Il bilancio, ieri sera, era di 29 morti e 78 feriti.

Neanche due ore dopo il secondo kamikaze punta alla cattedrale di San Marco di Alessandria. L’obiettivo è il leader della chiesa copta, Papa Tawadros II. Il primo attacco ha però allertato le forze di sicurezza. Tre agenti notano il terrorista, gli vanno incontro, cercano di bloccarlo ma non riescono a impedirgli di innescare la cintura esplosiva. È strage lo stesso, ma il Papa è salvo, assieme a molti altri fedeli.

A frenare l’impatto dell’esplosione, con i loro corpi, sono gli agenti Emad al-Rokeby e Najwa al-Hajjar, una donna, eroi che hanno salvato probabilmente decine di vite. Alla fine i morti sono 18, compresi i tre poliziotti, i feriti 41. L’Egitto è scosso. Una folla di cristiani si raduna davanti alla sede della polizia di Tanta, per protestare contro le scarse misure di sicurezza. Il presidente Abdel Fatah Al-Sisi ordina all’esercito, alle forze speciali, di schierarsi nelle strade, davanti a tutte le chiese.

Altre immagini mostrano Tawadros II, nella cattedrale, piegato dal dolore, fra le foglie di palma insanguinate. Lo chiama il premier Sherif Ismail: i terroristi, dice, «non danneggeranno l’unità di questo popolo e la sua coesione, gli egiziani sono uniti di fronte a questo terrorismo fino a quando sarà sradicato». Il colpo è però tremendo, tutta la strategia di Al-Sisi, basata sulla sicurezza, sulla convivenza di cristiani e musulmani in un regime laico, anche a costo di una repressione durissima, vacilla.

Il tema della sicurezza è particolarmente sentito dai cristiani, alleati indispensabili per Al-Sisi, che ieri ha decretato tre mesi di stato d’emergenza. Ogni mese si registra almeno un attacco a una chiesa. Gli islamisti colpiscono nelle ricorrenze importanti. A Capodanno nel 2011, 21 morti ad Alessandra, o lo scorso 12 dicembre al Cairo, nella cattedrale di Abbassia, durante la preghiera comune con i musulmani, 25 morti.

Dopo quell’attacco l’Isis ha diffuso un video con le immagini del kamikaze e promesso «fiumi di sangue». Il livello degli attentati di ieri, subito rivendicati dalla «Provincia del Sinai» dello Stato islamico, mostra che le sue cellule si sono rafforzate. Il Sinai è la loro base da tre anni, da quando il gruppo jihadista Ansar Bayt al-Maqdis ha giurato fedeltà al califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Trentamila uomini delle forze di sicurezza non sono riusciti a distruggerlo, anche perché gli islamisti contano sulla copertura di tribù beduine del deserto. I cristiani sono braccati, con uccisioni mirate, aggressioni, migliaia di famiglie sono fuggite verso il Cairo.

È una strategia a lungo termine. Il nome Ansar Bayt al-Maqdis fa riferimento a Gerusalemme. La posizione del Sinai è strategica, una base perfetta per tentare la conquista dell’Egitto e nello stesso tempo attaccare Israele. Al-Baghdadi ci ha messo su gli occhi da tempo. Dopo la sconfitta in Libia, potrebbe diventare quella «seconda casa» dello Stato islamico, ormai vicino a essere sloggiato da Raqqa e

Mosul.

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vivicentro/Domenica di sangue in Egitto e le mosse di Trump sulla Nordcorea
lastampa/L’Isis fa strage di copti in Egitto GIORDANO STABILE – INVIATO A BEIRUT

Callejon: “Siamo scesi in campo con la giusta cattiveria. Speriamo di raggiungere la Roma”

Josè Callejon ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Premium Sport nel post di Lazio-Napoli. Ecco quanto evidenziato:

“Siamo usciti dalla Coppa Italia purtroppo, ora dobbiamo concentrarci sul campionato. Ci serviva una grande gara, abbiamo giocato con la giusta cattiveria. Aver portato la vittoria a casa stasera è fondamentale.
Speriamo di fare più punti possibile e di raggiungere la Roma che non ha un calendario semplice. Contento del mio rendimento anche se sto segnando di meno. Se giochiamo come stasera abbiamo grandi possibilità di arrivare secondi. Felice di aver raggiunto quota duecento partite in maglia azzurra”.

Sarri: “Sfida con la Juve ci ha dato benzina. Stasera era importante ai fini della classifica”

Maurizio Sarri è intervenuto ai microfoni di Premium Sport nel post partita. Ecco quanto evidenziato:

 

“La gara in Coppa Italia ci ha dato benzina. Vedere la Juve così in difficoltà non ci fa uscire stravolti. Delusi per l’eliminazione ma convinti che la strada sia quella giusta. Come ci succede a volte abbiamo dei cali di tensione ma i ragazzi hanno risposto alla grande. Stasera era una gara importante ai fini della classifica, a fine stagione tireremo le somme.

Hamsik? Marek è un ragazzo talmente semplice e buono che penso che questo lo abbia anche limitato a volte. Lui è un campione assoluto e noi non possiamo farne a meno, cerchiamo di fargli risparmiare il fiato spesso nell’ultimo quarto d’ora di partita. Mi auguro che questi ragazzi possano restare con noi.

Spero di recuperare Milik, è un giocatore che farà bene quando tonerà in piena condizione fisica. Lo stesso vale per Pavoletti che non ha reso per quello che può. Nel reparto avanzato siamo messi bene, e sono anche contento per come sono entrati i ragazzi più giovani.
Taccuino? Scrivo gli appunti che mi faranno fare l’analisi della partita il giorno dopo in breve tempo.

Ci sono squadre che hanno qualcosa in più di noi sotto certi punti di vista . Noi abbiamo cominciato un percorso di questo tipo sapendo di non essere una potenza economica. Abbiamo tanti giovani e cerchiamo di dare un’identità alla squadra, sperando di poter dare continuità al gruppo crescendo sul piano della mentalità e della personalità. E’ chiaro che se vogliamo fare il salto di qualità dovremo cercare di subire qualche gol in meno”.

Giordano: “Il Napoli ha fatto la gara che ci aspettavamo. Scudetto? Se la scorsa stagione…”

Bruno Giordano, ex attaccante di Napoli e Lazio, è intervenuto a Sky Calcio Club rilasciando alcune dichiarazioni:

 

“Il Napoli ha fatto la partita che ci aspettavamo, la Lazio contro le grandi ha dimostrato di non essere all’ altezza. I biancocelesti hanno bisogno di una rosa più ampia. Se l’ anno scorso a gennaio fossero arrivati Diawara e Zielinski, forse poteva essere l’ anno buono per il Napoli. Invece sono arrivati Grassi e Regini e i risultati si sono visti”.

SSC Napoli: “Il Napoli si prende la capitale, Insigne batte se stesso”

SSC Napoli: “Il Napoli si prende la capitale, Insigne batte se stesso”

A marzo la Roma, ad aprile l’aquila laziale, in due mesi il Regno di Napoli si prende la Capitale. Gli azzurri dopo aver superato la Roma, battono anche la Lazio e si siedono sulla vetta dell’Olimpico. Callejon festeggia le sue 200 partite con la rete che apre la partita e la strada del successo. Insigne infila un’altra doppietta e segna il 14esimo gol in Serie A battendo il suo record dell’anno scorso. Il Napoli conta il quinto risultato utile consecutivo e mette la Lazio a distanza di sicurezza con un match di livello altissimo ed una supremazia che non ha mai storia. Calleti timbra col suo marchio d’autore la serata: volo planare sul secondo palo del Buitre andaluso quando non è passata neppure mezzora. Poi Insigne segna con la suola come un passo di tip tap appena comincia la ripresa. E nel finale Lorenzo s’inventa il colpo di biliardo per poi disegnare il suo enorme cuore nel cielo dell’Olimpico. La Roma a marzo,  la Lazio ad aprile. La primavera napoletana illumina d’azzurro il cielo della Capitale…

Fonte: SSC Napoli.

Inzaghi: “Onore al Napoli, è una grandissima squadra”

Inzaghi: “Onore al Napoli, è una grandissima squadra”

Al termine di Lazio-Napoli, ai microfoni di Premium Sport, ha parlato Simone Inzaghi, tecnico capitolino, il quale ha dichiarato:  “Stasera incontravamo una grandissima squadra come il Napoli, sapevamo che dovevamo essere perfetti. Abbiamo commesso qualche errore che in queste partite non ti perdonano. Nel primo tempo eravamo contratti e facevamo fatica a gestire la palla. Sogno Champions? Avevamo una grandissima occasione, giocavamo in casa ed avevamo l’opportunità di andare ad un punto dal Napoli, potevamo far meglio ma onore a loro. Sono quasi tutte costrette a concedere il palleggio al Napoli. C’è rammarico per il secondo gol a difesa schierata, ma onore al Napoli che ha fatto una grandissima partita. Perchè Keita non parte mai dall’inizio? Lo ha fatto per tantissime partite, ora abbiamo cambiato un po’ assetto”

Reina a Sky: “Il secondo posto è la nostra realtà ma sono contento della crescita della squadra”

Pepe Reina ha parlato ai microfoni di Sky Sport al termine della gara contro la Lazio. Ecco quanto evidenziato:

“In questo momento il secondo posto è la nostra realtà. Siamo cresciuti, stiamo facendo meglio dello scorso anno. La rosa è più ampia ed è composta da calciatori giovani che ci garantiscono un futuro importante. Sono contento per la stagione, la squadra è in fase di crescita”.

I NUMERI- Insigne vola a quota 16 gol in stagione, lo segue Callejon: a Roma vittoria storica

Insigne vola a quota 16 gol in stagione, lo segue Callejon: a Roma vittoria storica

Ottimi i numeri per il Napoli di Sarri in questo periodo del campionato: gli azzurri hanno ottenuto, in 17 match, 13 vittorie, 3 pareggi, ed una sola sconfitta. Lorenzo Insigne supera se stesso e raggiunge quota 16 gol in stagione con la doppietta siglata questa sera alla Lazio. Sale in classifica capocannonieri anche Callejon, che siglia il gol numero 12. Il Napoli supera i biancocelesti in una partita difficilissima: i partenopei non vincevano a Roma dall’annata 1975-76, quando sulla panchina azzurra sedeva Vinicio.

Sky, Mauro: “Napoli bello ma dovrebbe imparare a soffrire in determinati momenti”

Massimo Mauro, ex calciatore  ed attuale opinionista Sky, ha commentato così il match tra Lazio e Napoli:

“Il Napoli ha fatto una grande prova ma deve imparare a soffrire un po’ in determinati momenti della gara. Su questo sono d’ accordo con Allegri, ci sono quindici-venti minuti in cui devi imparare a difendere. Non è una vergogna, per me lo sarebbe se fatto per novanta minuti. Sapersi difendere in alcuni momenti è una grande dote”.

Record Callejon, segna nella notte della sua 200esima presenza in maglia azzurra

Record Callejon, segna nella notte della sua 200esima presenza in maglia azzurra

Callejon: 200 volte in azzurro! Con la gara contro la Lazio di stasera, Josè raggiunge il traguardo delle 200 partite con il Napoli.

Calleti ha festeggiato segnando anche la rete dell’1-0 che ha aperto la strada al successo all’Olimpico.

L’attaccante spagnolo è alla sua quarta stagione in azzurro ed ha segnato 57 gol.

Fonte: SSC Napoli.

Reina: “Lotta al secondo posto aperta, lavoro per raggiungere il 100% della condizione”

Reina: “Lotta al secondo posto aperta, lavoro per raggiungere il 100% della condizione”

Ai microfoni di Premium Sport, al termine di Lazio-Napoli, è intervenuto Pepe Reina, portiere azzurro, il quale ha dichiarato: “Eravamo consapevoli che oggi c’erano in palio tanti obiettivi stagionali, per il discorso anche del terzo posto. Adesso guardiamo su e si lavora per andare a cercare la Roma. Si, è ancora tutto aperto. Abbiamo un calendario piuttosto difficile, ma questa squadra è in salute e siamo fiduciosi, possiamo giocarcela fino alla fine contro di loro. Ora bisogna riposare bene domani, sabato prossimo sarà difficile anche contro l’Udinese. Problemi fisici? Sto meglio, è stata una settimana un po’ diversa e difficile, ma si lavora per essere quasi al 100%, anche perché sono anni che il 100% non ci sta, ma si lavoro per la squadra”.

FOTO CLASSIFICA – Il Napoli blinda il terzo posto ma la Roma resta a più quattro

Vittoria importante per il Napoli all’ Olimpico. Ennesima grande prova per la squadra di Maurizio Sarri che di fatti ipoteca il terzo posto in classifica e resta in scia alla Roma. I giallorossi con la vittoria di Bologna conservano quattro punti di vantaggio sugli azzurri.

 

Cosenza-Siracusa: 1-2. Siracusa Inarrestabile, un’altra vittoria aretusea.

Cosenza-Siracusa: 1-2

Trentaquattresima giornata di campionato per il girone C.

Allo stadio “San Vito- Gigi Marulla” si contendono la vittoria Cosenza vs Siracusa.

Il Siracusa inizia la battaglia con passo sicuro consapevole che pochi punti possano distanziarlo dal quarto posto. La risposta non si fa molto attendere, al 30′ De Silvestro segna con una palla servita da Malerba.

Nel secondo tempo il Cosenza tenta con un goal di portarsi in pareggio, ma non viene assegnato per fuori gioco.

Al 50′ sugli sviluppi di calcio d’angolo, Pirrello segna il secondo goal facendo impazzire il popolo Aretuseo.

Il Cosenza non molla la presa: miracolo di Santurro che para per ben due volte salvando la porta Siracusana.

Turati e compagni controllano e solo in pieno recupero il Cosenza segna su calcio di Rigore grazie a Baclet, ma non basta.

La partita si chiude con la vittoria del Siracusa per 1-2

IL TABELLINO:

  • COSENZA (4-3-3): Perina; Corsi, Blondett, Tedeschi, D’Orazio; Caccetta, Ranieri (72’ Calamai), Mungo (52’ Cavallaro); Letizia (52’ Baclet), Mendicino, Statella.
  • A disp.: Saracco, Pinna, Meroni, D’Anna, Madrigali, Capece, Criaco.
  • All. De Angelis.
  • SIRACUSA (4-2-3-1): Santurro; Brumat, Turati, Pirrello, Malerba; Giordano (65’ Palermo), Spinelli; Azzi, De Silvestro (90’ Dentice), Valente (73’ Russo); Scardina.
  •    A disp.: Gagliardini, Diakitè, Cossentino, Toscano, Longoni, Persano.
  • All. Sottil.
  • ARBITRO: Cudini di Fermo (Gregorio-Mittica).
  • MARCATORI: 30’ De Silvestro, 51’ Pirrello, 92’ Baclet.
  • NOTE: ammoniti Corsi, Giordano, De Silvestro, Spinelli, Valente, Malerba.

Credit Foto: Siracusa/Facebook

Lazio-Napoli 0-2, i voti di ViViCentro: decisiva per la Champions!

Questi i voti di ViViCentro

Il Napoli ha giocato allo stadio Olimpico contro la Lazio una gara importante ai fini della classifica e della rincorsa Champions. Questi i voti di ViViCentro.it:

Reina 7; Hysaj 5.5, Albiol 6.5, Koulibaly 6.5, Strinic 6.5; Allan 7.5, Jorginho 6, Hamsik 6.5; Callejon 7, Mertens 6, Insigne 8. A disp. Rafael, Sepe, Maggio, Leandrinho, Maksimovic, Zielinski 6, Chiriches, Rog 6, Ghoulam, Pavoletti, Diawara, Milik 6. All. Sarri 7

dal nostro inviato a Roma, Ciro Novellino