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Juve Stabia: Trigesimo dell’ex Presidente Roberto Fiore

Domenica 19 marzo 2017 la Juve Stabia ha compiuto 110 anni di storia, la squadra ha regalato al popolo stabiese la vittoria a Cosenza, in questa storia ultracentenaria fa parte in maniera importante la figura del Presidente Roberto Fiore. Il presidentissimo, come in tanti lo chiamavano, con la sua scomparsa ha lasciato un vuoto nei cuori di tanti tifosi che hanno gioito sugli spalti del Menti vedendo all’opera le squadre che riusciva a “creare” ogni anno.

Il 28 febbraio 2017 tanti stabiesi e tante persone che lo hanno conosciuto. hanno voluto omaggiare la figura di Roberto Fiore andando al rito funebre.

La chiesa e il piazzale antistante si popolò di uomini dello sport, di tifosi, di politici, e di tante figura importanti del nostro paese che non vollero mancare di salutare un uomo che si era fatto apprezzare per il suo modo di fare.

In questo mese circa sono ancora vive le manifestazioni di affetto e di sconforto per la sua scomparsa.

Noi della redazione sportiva di ViViCentro, in particolare il Vicedirettore Mario Vollono e il Caporedattore  Ciro Novellino, informiamo tutti quelli che hanno ancora il desiderio di mostrare affetto nei confronti di Roberto Fiore che lunedi 27 marzo 2017 alle ore 19:00 nella chiesa di S.Antonio a Posillipo sarà celebrato il trigesimo.

Sarà un’occasione per dimostrare a tutti quanto era amato questo uomo carismatico del mondo del calcio.

Mixed Zone,Emerson Palmieri: “Era importante vincere e lo abbiamo fatto” (VIDEO)

Tre domande per Emerson Palmieri in mixed zone nel post Roma-Sassuolo

Roma- La Roma all’Olimpico, dopo un inizio incerto contro il Sassuolo, torna padrona del campo e mette ko l’avversaria vincendo 3 a 1. La squadra di Spalletti, reduce dalla gara contro il Lione in cui ha vinto ma non è bastato per qualificarsi ai quarti di Europa League (ndr.: Andata Lione 4 Roma 2; Rit: Roma 2 – Lione 1), ha dato prova di concretezza e determinazione. Qualche incertezza in difesa che la costringe a subire a pochi minuti dall’inizio della gara, sembra essere la costante di questa squadra che sa poi reagire e imporsi.

Nel post Roma Sassuolo, incontriamo in mixed zone Emerson Palmieri che ha sfiorato il vantaggio con una clamorosa traversa. Di seguito le dichiarazioni del difensore brasiliano che in questa gara ha occupato un ruolo da centrocampista. (VIDEO

TRE DOMANDE….

Avete fatto una bella gara, cosa sperate per le prossime partite?

Era importante vincere oggi e l’abbiamo fatto, ed era importante anche per la sosta della nazionale, per andare lì più tranquilli: sarà meglio lavorare per due settimane dopo aver ottenuto una bella vittoria.

L’inizio della partita è stato un po’ difficile, ha pesato quello che è successo in coppa?

Dobbiamo pensare partita per partita, quello che è successo in coppa è già una cosa  passata. La squadra del Sassuolo è una squadra fortissima davanti e abbiamo avuto un po’ di difficoltà ma  poi abbiamo messo il nostro gioco e abbiamo fatto bene, abbiamo fatto una buona gara e per questo abbiamo potuto vincere la partita. 

Sull’azione della traversa quanto ci hai creduto?

Ci sono andato vicino, io pensavo che fosse gol ma non è andata come speravo. Comunque devo sempre provarci come ho fatto contro il Real e le prossime volte chissà… magari può entrare!

Il tuo pensiero sul prossimo derby che si avvicina?

(non si sbilancia):Ora c’ è la sosta, dobbiamo sfruttare questa vittoria di oggi e poi pensiamo al derby

Maria D’Auria

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Promozione-Nuova Ischia altro stop con il Massa Lubrense e il Bacoli vola via in classifica

   DI SIMONE VICIDOMINI

Dopo la grande prestazione e la vittoria ottenuta con il Monte Di Procida,la Nuova Ischia frena ancora una volta. I gialloblu inciampano al “Mazzella ” contro il Massa Lubrense. Doppia beffa per la Nuova Ischia che dopo una serie di vittorie,non approfitta del passo falso del Monte Di Procida per allungare in classifica e si allontana ancor di più dalla capolista Bacoli,che ora dista 6 punti. Alla vigilia della gara si era detto che si doveva sperare in un passo falso del Bacoli per crederci ed invece è la formazione isolana ad aver buttato via due punti,dopo una gara dominata solo sul possesso di palla e con pochissime azioni da gol. La squadra ospite di mister Russo si conferma un po bestia nera,all’andata la gara fu condizionata dal vento e terminò sul risultato di 2-2.

Le formazioni. C’è da dire che mister Isidoro Di Meglio ha dovuto sopperire a tante assenze nel pacchetto degli under,mancavano Errichiello,Trani,Di Sapia,Varchetta e Silvitelli. Assenze pesanti anche nel reparto dei giocatori più esperti con Camorani fermo ai box per un problema muscolare, Gianluca Saurino per squalifica e con lo stesso Marano sceso in campo ma in condizione precarie. Il modulo resta invariato con il 4-3-3. Uno schieramento abbastanza insolito con Materese e Del Deo schierati esterni bassi sulle fasce,con Chiariello e Di Costanzo centrali. A centrocampo in cabina di regia Ciro Saurino,con Marano e il giovane Scritturale classe 2000′ all’esordio in campionato. In avanti Cuomo e Filosa altro classe 2000′ ad agire sugli esterni a supporto di Arcobelli.

La gara. Partita molto spezzata e poco emozionante allo stadio “Mazzella. A fare la partita è la Nuova Ischia che domina la gara sin dall’inizio,con le occasioni che però sono davvero poche. Il primo squillo arrivo al’11’ sugli sviluppi di un calcio d’angolo,con Ciro Saurino che colpisce di testa da buona posizione,ma non riesce ad impensierire Stinga. Passano due minuti è lo stesso Saurino a provarci da calcio piazzato,ma il portiere blocca senza problemi. Gli ospiti non superano mai la metà campo senza arrivare mai al tiro per impensierire Mennella. Al 25′ Cuomo si infila bene tra le linee e penetra nella difesa avversaria,vede l’inserimento di Arcboelli,che prova il tiro,ma la sua conclusione viene parata dall’estremo difensore ospite. Al 32′ giocata di Filosa che prova un tiro dalla distanza con la sfera che termina di poco alto sulla traversa. Nell’unico minuto recupero concesso nel primo tempo,i padroni di casa insistono e dopo uno spiovente in area la sfera arriva a Cuomo che prova una rovesciata al volo,centrando la porta ma senza mettere in difficoltà il portiere. Si va al riposo sul risultato di 0-0. Nella ripresa al 7′ la Nuova Ischia si rende pericolosa:Del Deo va via sulla destra,salta tre avversari e arriva davanti al portiere e prova a calciare da posizione defilata,invece di servire il compagno Arcobelli in area,con il portiere che respinge e la sfera termina fuori dopo un rimpallo in area. Al 10′ Filosa salta un avversario con una magia,avanza e prova un tiro di destro che termina alto. Mister Isidoro Di Meglio prova a mescolare le carte con una serie di cambi. Ciro Saurino lascia il campo dopo una botta in uno scontro di gioco,al suo posto Oratore. Si passa così al 4-4-2,con Arcobelli e il neo entrato Oratore in avanti. A lasciare il campo è anche Filosa che viene sostituito da un altro classe 2000′ Arcamone,esordio per lui in campionato. Dopo pochi minuti Cuomo lascia il posto a Muscariello. Dopo che lo stesso Isidoro Di Meglio aveva fatto riscaldare dall’inizio del primo tempo Capuano,che sembrava che dovesse subentrare lui in campo. La girandola di cambi non sortisce particolari effetti,con la gara che rimane bloccata sullo 0-0 e priva di ghiotte occasioni da gol. Al 32’cross di Cuomo dalla trequarti che trova Arcobelli solo in area,ma il numero 9 manda alto di testa da due passi dalla porta. Due minuti dopo lo stesso bomber della squadra isolana non concretizza al meglio un contropiede,servendo in maniera molto superficiale Oratore che non può arrivare a concludere nello specchio della porta. Al 37′ l’occasione più nitida della partita per la Nuova Ischia:cross di Del Deo per la testa di Oratore che colpisce da due passi dalla porta ma clamorosamente manda alto. Al 40′ arriva un vero è proprio miracolo di Stinga su un colpo di testa dopo una punizione battuta dalla trequarti da Matarese. Dopo 5′ di recupero al “Mazzella” finisce 0-0 con il Massa Lubrese,con la formazione ospite che esulta per un punto prezioso contro la seconda in classifica in ottica di salvezza. La Nuova Ischia esce con l’amaro in bocca per aver steccato ancora una volta. Un pareggio che taglia definitivamente la lotta al primo posto in classifica e la corsa per mantenere il secondo posto ora diventa una vera battaglia. Nel prossimo turno i gialloblu saranno di scena sul campo della Sangennarese.

NUOVA ISCHIA  0

MASSA LUBRENSE  0

NUOVA ISCHIA: Mennella, Del Deo, Matarese, Scritturale, Chiariello, Di Costanzo, Cuomo (39′ s.t. Muscariello), Saurino C. (18′ s.t. Oratore), Arcobelli, Marano, Filosa (27’s.t. Arcamone). (In panchina: Telese, Capuano, Paradiso, Prestopino)

MASSA LUBRENSE: Stinga, De Gregorio, Apreda, La Via, Sabatino, Schiazzano, Volpe, Schettino, Aiello (13’s.t. De Maio), Balduccelli (34’s.t. Gargiulo V.), Zarrella (24’s.t. Aprea). (In panchina: De Martino, Alfano, De Cesare, Gargiulo S.) All. Russo

ARBITRO: Andolfi di Ercolano (Ass. Borrelli di Ercolano e Barletta di Napoli)

NOTE: Calci d’angolo 4-0. Ammoniti Del Deo, Marano (NI); Sabatino, Schiazzano (M)

 

 

Andria-Siracusa 0-1: L’Ulivo della Vittoria a casa Siracusana (Dionisia Pizzo)

 “Il calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce”

Così scriveva il famoso giornalista sportivo Osvaldo Soriano, ed è quello che sta succedendo al Siracusa. Contro ogni pronostico la squadra siciliana, uno dopo l’altro ha divorato i suoi avversari, solo qualche sconfitta, ma è riuscita con caparbietà a salire sulla vetta dei grandi.

La squadra aretusea conquista la quinta vittoria consecutiva, riuscendo a superare il suo tallone d’Achille: vincere fuori casa, dopo Matera la storia si ripete e vuoi vedere che questo difetto e’ stato finalmente eliminato?

Allo Stadio degli Ulivi i ragazzi di Sottil trionfano con un goal di Valente dopo solo 14 minuti dal fischio di inizio partita. Grazie all’imponenza e alla bravura di Santurro la porta è stata ben difesa e il Siracusa ha potuto portare l’ulivo della vittoria a casa.

Mister Sottil, come abile stratega, è riuscito a far crescere i propri ragazzi, ognuno di loro ha ben presente il proprio potenziale. Ad ogni partita scendono in campo consapevoli della propria forza.

Sognatori erano stati definiti chi sperava che il Siracusa si svegliasse dal suo torpore. Invece, adesso, i Leoni fanno tremare ad ogni loro passo la terra del campo da calcio.

La loro impronta è sempre più marcata, gli artigli sono pronti, sempre più affilati, perché il Siracusa gioca adesso per vincere non per sognare.

Bufera su ”Parliamone sabato”: le donne dell’Est, perché sceglierle

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Nella puntata di due giorni fa, la rubrica della Vita in diretta ha sviluppato il dibattito sulle donne dell’est con ospiti in studio, proponendo una grafica in sei punti contestata sul web

Rai: Scoppia caso Paola Perego, Maggioni ‘errore folle, mi scuso’. Bufera dopo grafica su donne est

E’ bufera sui social per la rubrica Parliamone sabato, condotto da Paola Perego su Rai1, che si è occupata dei ‘Motivi per scegliere una fidanzata dell’est’, con tanto di lista. “Non ho visto la puntata, lo sto scoprendo dai siti. Quello che vedo è una rappresentazione surreale dell’Italia del 2017: se poi questo tipo di rappresentazione viene fatta sul servizio pubblico è un errore folle, inaccettabile”, commenta la presidente Rai Monica Maggioni, interpellata dall’ANSA. “Personalmente mi sento coinvolta in quanto donna, mi scuso”.

Nella puntata di due giorni fa, la rubrica della ‘Vita in diretta’ ha sviluppato il dibattito sulle donne dell’est con ospiti in studio, proponendo una grafica in sei punti che, secondo gli autori, spiegherebbero perché gli uomini italiani dovrebbero preferire le donne dell’est. La questione ha infiammato la rete, che oscilla tra incredulità e insulti.

“Ogni giorno – sottolinea Maggioni – ci interroghiamo su quale immagine di donna veicoliamo, su come progredire, uscire dagli stereotipi. Poi accade un episodio come questo: il problema non è una battuta inconsapevole, ma la costruzione di una pagina su un tema del genere: è un’idea di donna che non può coesistere con il servizio pubblico”. “Per prima cosa – dice ancora la presidente – mi scuso. Poi come azienda cercheremo di capire come è nata una pagina di questo tipo”. Anche il direttore di Rai1, Andrea Fabiano, si scusa per quanto avvenuto: “Gli errori vanno riconosciuti sempre, senza se e senza ma. Chiedo scusa a tutti per quanto visto e sentito a #Parliamonesabato”, ha scritto su Twitter.

La polemica contro la rubrica Parliamone sabato, condotta da Paola Perego su Rai1, è per il Codacons “ipocrita ed insensata”. “Tutti si scandalizzano per la ‘lista’ con i motivi per scegliere una fidanzata dell’est, ma nessuno rimane turbato quando, sfogliando le pagine dei quotidiani, la donna appare come un mero oggetto – afferma in una nota il presidente Carlo Rienzi – La rappresentazione delle donne che danno oggi i giornali è assai peggiore del servizio trasmesso da Rai1, perché sulle pagine dei quotidiani il corpo femminile e l’immagine della donna vengono continuamente umiliati e mercificati. Eppure non ci sembra che chi oggi si indigna con la Perego abbia mai protestato contro i direttori delle varie testate giornalistiche”. “Parlare delle ‘fidanzate dell’est’ e delle caratteristiche di donne di altri paesi non ci pare uno scandalo, ma anzi affronta una questione sociale esistente nel nostro paese, dove cresce costantemente il numero di donne provenienti dall’Europa dell’est, e può essere utile per portare ad una riflessione non solo sulla donne ma anche e soprattutto sugli uomini italiani e sui loro comportamenti”, conclude il presidente Codacons.

vivicentro.it/cultura
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ansa/Rai: Scoppia caso Paola Perego, Maggioni ‘errore folle, mi scuso’. Bufera dopo grafica su donne est

Paura per Al Bano, il cantante ricoverato al Vito Fazzi di Lecce per una leggera ischemia

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Al Bano era diretto a Cellino San Marco dopo una serara nelle Marche ma si è fatto accompagnare al Policlinico di Bari. Nella notte la decisione di trasferirsi al Vito Fazzi. Prima di Natale l’intervento per problemi al cuore.

Malore Al Bano, il cantante ricoverato a Lecce per una leggera ischemia

Paura per Al Bano: il cantante pugliese ha avuto un malore la sera di domenica 19 marzo di ritorno da Porto Sant’Elpidio, in provincia di Fermo, nelle Marche. Carrisi era in compagnia di un  collaboratore e stava rientrando a Cellino San Marco (Brindisi) ma si è fatto accompagnare al Policlinico di Bari dove è stato sottoposto ad accertamenti.

Pochi giorni prima di Natale Al Bano era stato operato per problemi cardiaci ma due mesi dopo era tornato sul palco del Festival di Sanremo. Secondo fonti del Policlinico, in contatto con i chirurghi che lo hanno operato a Milano, si sarebbe trattata di un’ischemia transitoria.

In ospedale, poche ore dopo il ricovero, lo ha raggiunto la compagna Loredana Lecciso. Nella notte la decisione di lasciare l’ospedale di Bari per trasfersi al Vito Fazzi di Lecce. Il cantante si trova nella Stroke Unit, il reparto specializzato nella cura dell’ictus, ed è cosciente.

Le sue condizioni non desterebbero preoccupazioni.

voivicentro.it/spettacolo
vivicentro/
repubblica/Malore Al Bano, il cantante ricoverato a Lecce per una leggera ischemia

Volontari Civili bulgari al fronte contro i migranti

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Dal confine tra Bulgaria e Turchia, Francesca Paci racconta come squadre di volontari in mimetica presidiano i confini con l’obiettivo di respingere i migranti e «fermare l’invasione dell’Islam». Sono muratori, impiegati, avvocati e lamentano l’immobilismo del governo di Sofia. Secondo gli attivisti per i diritti umani «le loro azioni sono ai limiti della legge».

Nelle foreste fra Turchia e Bulgaria: “Qui fermiamo l’invasione dell’Islam”

Muratori e avvocati in mimetica presidiano i confini: «Il governo di Sofia non fa nulla, noi volontari difendiamo l’Europa». Gli attivisti per i diritti: azioni ai limiti della legge

YASNA POLYANA (BULGARIA) – Passo veloce e il più possibile felpato, braccia sulla testa a protezione dai rami, bocche cucite. Per intercettare i migranti che dal confine turco cercano di entrare in Bulgaria si avanza in colonna fin dentro la foresta di Strandzha e poi via, sparpagliati in gruppi di tre. Chi trova dei «presunti profughi», come li chiamano i volontari del BNOShipka, avverte i compagni con il cellulare e chiama la polizia di frontiera.

«Dato che il governo non fa nulla, a parte obbedire alla Merkel e lasciar entrare chiunque dichiari una nazionalità a caso, ci pensiamo noi: da quattro anni presidiamo le montagne per proteggere dai terroristi e dall’invasione pianificata da Erdogan il nostro Paese e l’intera Europa». Vladimir Rusev è il comandante di questi 65 bulgari in mimetica e passamontagna che hanno parcheggiato le auto targate Varna, Burgas, Stara Zagora, Plovdiv e Dalgopolin in una radura vicino Yasna Polyana, a 30 km dal confine, per dare il cambio al turno precedente. Ex ufficiale dell’esercito in pensione, il pluridecorato Rusev gestisce una società d’intelligence e security specializzata in zone di conflitto e anima il BNOShipka, il movimento nazionalista intitolato alla città simbolo della vittoria bulgaro-russa sugli ottomani di Sulayman Pascià. «Par-ti-gia-ni», scandisce. Guai a definirli miliziani o «cacciatori»: «Non portiamo armi, non arrestiamo nessuno, rispettiamo la legge che autorizza i cittadini a impedire i crimini e considera un crimine varcare illegalmente il confine».

Le lattine di Red Bull e fagioli turchi abbandonate lungo il ruscello nascosto tra gli alberi segnano la strada. Da quando l’accordo tra Ankara e Bruxelles ha sigillato la rotta balcanica e in particolare la Grecia, ai migranti non restano che il mar Mediterraneo o i boschi bulgari per affidarsi ai trafficanti e puntare all’Europa del nord. Rusev, fluente in russo, greco, turco ed ebraico, sostiene di averne respinti migliaia dei 10 mila che si fanno sotto ogni mese, moltissimi passando da Zvezdez.

«I rifiuti servono anche da segnaletica per l’appuntamento con chi li porta in Serbia o per indicare il percorso a chi segue» spiega Attila, 35 anni, bagnino.

L’identikit del volontario di BNOShipka è sintomatico del malessere che si porta dentro un paese passato per 5 secoli di dominazione ottomana, 45 anni di dittatura sovietica e, nel 2007, il sogno di un salvifico destino europeo naufragato sulla transizione dal socialismo reale pagata a dosi massicce di disoccupazione, la fuga dei cervelli, la corruzione endemica. C’è il muratore 30enne Ilia convinto che dietro i profughi ci sia una strategia destabilizzante «guidata da americani e da ebrei». Kamal, musulmano, che vuole tenere l’Isis lontano da casa impacchettando la frontiera come un’opera del connazionale Christo. Todor, 35enne, impiegato delle ferrovie e nemico dell’«Islam colonizzatore» quanto simpatizzante di Putin. Tikhamir, fioraio, deluso da Bruxelles che «non ha trasformato la Bulgaria nella Svezia e ora la vorrebbe come Raqqa». E poi ancora l’avvocato europeista Lachezar felice di aver archiviato il giogo sovietico e deciso a non finire in quello coranico, Siliane che a 67 anni marcia e raccoglie erbe per curare eventuali ferite, la disoccupata Asia arruolatasi perché «i bulgari guadagnano 150 euro e gli immigrati molto di piu». Dai 20 ai 30 anni c’e di tutto: 800 persone a rotazione giorno e notte che non ricevono un soldo e si pagano la benzina.

S’intravede lo spettro dell’Islam dietro le quinte di questa caccia nella foreste, lo stesso riconoscibile nei mal di pancia politici del Paese che a novembre ha eletto il nuovo presidente filo-russo Rumen Radev e il 26 marzo voterà per il rimpiazzo del parlamento dopo le dimissioni del premier europeista Borisov. E poco importa che la etnicamente omogenea Bulgaria da 7 milioni di abitanti ospiti oggi ufficialmente tra i 7 e i 15 mila migranti in 6 campi aperti e 2 centri chiusi e che, per questo, abbia appena ricevuto dall’Ue 150 milioni di euro. La notizia più diffusa sui social è quella degli incidenti di novembre nella struttura di Harmanli, dove risiedono 3 mila richiedenti asilo.

«Il BNOShikpa ha più consensi fuori che dentro al Paese e si muove ai margini della legislazione bulgara» ci dice il direttore dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni di Sofia Radoslav Stamenko. Capita che i suoi uomini, come quelli di Amnesty International o del Bulgarian Helsinki Commitee, incrocino metaforicamente le spade con i volontari del comandante Rusev: gli attivisti pro-migranti chiamano la guardia di frontiera e gli altri, anziché essere aiutati dalle forze dell’ordine come vorrebbero, devono mostrare i documenti per provare di essere regolari.

«Dobbiamo contrastare le cosiddette organizzazioni umanitarie che addestrano i migranti a entrare illegalmente in Europa, ma più ci demonizzano e più cresciamo tra la gente, contiamo già 20 mila membri e 40 mila sostenitori» racconta l’agricoltore Ivan al termine della seduta di flessioni ed esercizi di autodifesa in cui si mira alle gambe e non alla testa. In realtà non ce n’é mai stato bisogno, e neppure del coltello che tutti portano alla cintura: «Quando i migranti vedono la mimetica si bloccano, hanno paura, al massimo provano a scappare. Noi comunque, sapendo che in Turchia si comprano perfino le famiglie, ci prendiamo cura delle rarissime donne e dei bambini, sapendoli vittime, e consegniamo gli uomini alla polizia. Quasi nessuno è un vero rifugiato. E poi, dovremmo aver compassione di chi “compra” i ragazzini per sconfinare? Abbiamo almeno 4 mila minori non accompagnati negli orfanotrofi bulgari».

Piove. Il terreno è scivoloso. È ora di spostarsi a ridosso del confine, a Brodilovo, dove, con regolare permesso, i volontari aiutano la costruzione della barriera, appena 67 km dei 230 che si snodano lungo il confine turco e degli altri 570 lungo quello greco. I tre varchi ufficiali sono deserti. Non lontano, oltre lo sguardo, qualcuno terrorizzato aspetta probabilmente la notte nascosto tra alberi e cespugli.

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lastampa/Nelle foreste fra Turchia e Bulgaria: “Qui fermiamo l’invasione dell’Islam” FRANCESCA PACI – INVIATA A YASNA POLYANA (BULGARIA)

In Italia la famiglia resta patriarcale: perché?

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Perché in Italia non è ancora possibile dare il cognome di padre e madre ai figli? Linda Laura Sabbadini affronta il tema a 4 mesi dalla sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il sistema a cognome unico. «I Comuni sono in ritardo» spiega «e le persone non trovano le istruzioni chiare nei siti istituzionali».

Se resiste la famiglia patriarcale

Possibile che in un Paese come il nostro permanga ancora l’obbligo del cognome del padre per i figli e le figlie? Possibile che dopo 4 mesi dalla sentenza della Corte Costituzionale che dichiara incostituzionale tutto ciò non ci si adegui velocemente? Purtroppo è così. Ancora una volta. I Comuni stentano a mettere in pratica in modo visibile e chiaro il contenuto della sentenza, le persone hanno difficoltà a capire come fare a mettere il doppio cognome e non trovano chiare note esplicative nei siti istituzionali.

Per non parlare delle notizie sbagliate che circolano in rete. Il ministero dell’Interno emana una circolare dopo un mese, ma non riesce ancora ad essere parte attiva con le altre amministrazioni. Questo è un grande vulnus, ci siamo quasi abituati a passare sopra a uno dei tanti residui del sistema patriarcale nel nostro apparato normativo. E non lo dico solo io, ha usato questi termini anche la Corte Costituzionale nel 2006, quando ha invitato, inutilmente ahimè, il Parlamento a legiferare. Parlava di retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, allora. Ne abbiamo battuti tanti di questi retaggi nel tempo. Abbiamo eliminato la condizione subalterna della moglie nel 1975, e poi il delitto d’onore e il matrimonio riparatore nel 1981, e poi la violenza contro le donne come reato contro la morale nel 1996.

Li abbiamo spazzati via uno per uno. Con fatica, nel tempo, ma lo abbiamo fatto. E’ ora di abbattere anche questo dopo 68 anni dal varo della Costituzione, dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 2006, dopo quella di Strasburgo del 2014 ; dopo quella di novembre 2016 della Corte Costituzionale. Da Strasburgo avevano chiaramente detto che l’attribuzione automatica del cognome del padre rappresentava una chiara discriminazione basata sul sesso. Dalle pagine di questo giornale proprio alla vigilia della sentenza ci auguravamo che la Corte non rinviasse per l’ennesima volta ad un Parlamento che non è stato capace di legiferare in tutti questi anni e se del caso, imponesse una volta per tutte il doppio cognome automatico salvo altra scelta dei coniugi. Avrebbe potuto farlo. Con una forzatura forse, ma legittimata dalla assoluta inerzia del Parlamento in tutti questi anni. Purtroppo non è stato così. Ha dichiarato incostituzionale il divieto al doppio cognome in caso di accordo tra i genitori e ha invitato ancora una volta il Parlamento a legiferare con urgenza, per superare l’assegnazione automatica del cognome del padre, rispettando il diritto alla piena identità del figlio e il principio di parità dei genitori.

Oggi in Commissione Giustizia del Senato scadono i termini per la presentazione degli emendamenti al vecchio testo approvato dalla Camera nel 2014 di un disegno di legge assolutamente insoddisfacente. Ci auguriamo che anche in questo caso si faccia come nel lontano 1975 sulla comunione dei beni dei coniugi: automatica, salvo altra decisione. Stabiliamo chiaramente per legge il doppio cognome automatico, con assegnazione per ordine alfabetico della sequenza dei due cognomi. Daremmo così un segnale importante, di rilevanza sociale e simbolica, un segno di visibile parità dei due genitori nella costruzione della identità dei propri figli. Pari dignità alla madre e al padre. Solo così eviteremo quelle discriminazioni invisibili, sempre presenti in ambito familiare, magari mascherate da tradizione, disinformazione o da apparente noncuranza. E’ il momento che le donne in Parlamento scendano in campo unite, raccogliendo le istanze delle tante associazioni che si battono da anni sul tema, tra queste la Rete per la Parità. E’ il momento che le donne del governo i prendano in mano la situazione.

E’ il momento che gli uomini che credono nei diritti si uniscano a loro. Non è una questione da poco, l’invisibilità delle donne nel loro ruolo di madri, è la punta dell’iceberg di quella cultura maschile e maschilista che ancora resiste nel nostro Paese. Perché ricordiamocelo esiste il diritto inviolabile del minore all’identità personale unitamente al riconoscimento del paritario rilievo di entrambe le figure genitoriali nel processo di costruzione di tale identità. E va garantito per legge.

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lastampa/Se resiste la famiglia patriarcale LINDA LAURA SABBADINI

Disabili e sesso, basta tabù (VIDEO)

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In Italia il diritto al sesso per le persone disabili resta un tema poco dibattuto e del tutto privo di normative. Diversamente dal resto d’Europa nel nostro Paese mancano figure professionali e denaro. La federazione paraplegici insiste sull’importanza di queste pratiche e chiede più attenzione da parte delle istituzioni pubbliche perché «le relazioni affettive sono decisive».

“Basta tabù, anche noi disabili ab biamo diritto al sesso”

Diversamente dal resto d’Europa in Italia mancano figure professionali e denaro. La  federazione paraplegici: «Le relazioni affettive sono decisive»

TORINO – Il disabile come e più degli altri ha bisogno di amare e di essere amato, di tenerezza, di vicinanza e di intimità. Particolare attenzione va riservata alla cura delle dimensioni affettive e sessuali». A pronunciare queste parole fu Giovanni Paolo II, tredici anni fa, in un messaggio a un simposio sui disabili mentali. Ancora prima, alla fine degli Anni Ottanta, grazie a un pionieristico e mai replicato sondaggio tra le persone con lesioni spinali in Piemonte, venne fuori che il desiderio più grande di riconquista non era recuperare le disfunzioni motorie, ma quelle cosiddette autonome: urinarie, intestinali e genito-sessuali. La buona notizia è che la qualità di vita di chi ha una lesione spinale da allora è infinitamente migliorata grazie ai progressi della medicina e della tecnologia. Quella cattiva è che il sesso è rimasto un tabù.

Nei paesi europei più attenti ai diritti civili è il servizio sanitario a occuparsi e preoccuparsi di educare e sostenere, anche finanziariamente, la sessualità delle persone disabili. Così se, come Danilo, non hai ancora compiuto vent’anni e un momento prima sei in macchina e quello dopo in un letto d’ospedale paralizzato dal petto in giù, trovare qualcuno capace di spiegarti se riuscirai ancora ad avere rapporti fisici con una ragazza è un affare complicato. «Ho dovuto imparare di nuovo a mangiare, lavarmi, andare in bagno – racconta Danilo Ragona, 36 anni, imprenditore e designer torinese -. Bisogna imparare a vivere con un corpo nuovo. Così la mia prima domanda all’urologo è stata: “Dottò, ma lì sotto come si fa?”».

Dopo una lesione spinale peli e unghie continuano a crescere, le ferite si rimarginano: il corpo è vivo. Lo spiega Roberto Carone, neuro-urologo dell’Unità spinale di Torino, nata con quella di Firenze alla fine degli Anni Ottanta, le prime in Italia. «Nella stragrande maggioranza dei casi dopo una lesione è possibile recuperare sia eiaculazione che erezione. Con un approccio che non si occupa solo del corpo, ma anche della psiche del paziente. Con una lesione spinale alta, c’è una eiaculazione riflessa che risponde alla stimolazione. In quelle più basse invece c’è più probabilità di avere anche erezioni psicogene – spiega –. In entrambi i casi possono aiutare la terapia farmacologica, che in Piemonte viene rimborsata, e la vacuum terapia. Per l’eiaculazione c’è un macchinario che in pratica è un vibro massaggiatore. Se non funziona, si passa all’elettrostimolazione. Sempre sotto controllo medico».

«Il dottore mi ha accompagnato in una stanzetta – continua Danilo -. E grazie a un macchinario ingombrante che poi è un vibratore per uomo ho scoperto che le mie sensazioni erano diverse, ma era tutto in ordine. Tra tornare nella stanzetta e lasciar perdere, decisi di comperare per conto mio il vibratore. Lo pagai più di un milione di lire, ora costa circa 800 euro. Nessun rimborso del servizio sanitario, ovvio».

Negli Stati Uniti i sex toys dedicati alle persone disabili non sono una novità, ma un ausilio come un altro. Si comprano anche online, con lo slogan: «Fai di più per la tua vita sessuale che una cena da 50 dollari». «Nelle unità spinali ci sono infermieri specializzati nell’assistenza urinaria e intestinale, ma mancano del tutto figure dedicate al genito-sessuale. Ed è una grossa mancanza. Il paziente nel suo percorso di recupero incontra degli specialisti, ma sviluppa un contatto giornaliero e confidenziale con gli infermieri. E’ facile che si rivolga prima di tutto a loro – spiega Carone –, con il rischio che gli vengano date informazioni sommarie o sbagliate. Per risolvere il problema c’è una sola soluzione: garantire una formazione adeguata e sistematica del personale sanitario». Dopo aver avviato un’azienda che produce sedie a rotelle di design – niente manopole, schienale basso, ruote perfette per correre in spiaggia – Danilo ha prestato la sua creatività a un altro progetto: la «Intimate Rider». Una seduta basculante, che aiuta le persone con disabilità e i loro partner a stare comodi e a divertirsi di più. «Riacquistare il controllo di sé, significa per esempio garantire al partner una vita sessuale soddisfacente, avere dei figli in modo naturale – conclude Danilo –. Non c’è niente di sporco. Lo dico da imprenditore: siamo così indietro che a nessuno è venuto in mente che questo è anche un ottimo business inesplorato».

Le unità spinali, punto di riferimento indispensabile, nel Sud Italia sono troppo poche. In Campania e Calabria non esistono. E questo costringe i pazienti a costosissimi pellegrinaggi. E non c’è neanche un registro nazionale delle lesioni spinali, e con la vita che si allunga è difficile capire quanti posti servono nei reparti, che sono sempre più affollati. «Se avessimo dati reali e non simbolici, l’offerta sanitaria potrebbe essere programmata con efficacia – dice Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana Paraplegici -. Così fa la differenza la provenienza dei pazienti. Per esempio, ci sono regioni più attente a stringere accordi con le aziende che producono ausili alla disabilità all’avanguardia, altre che invece sono ancora molto indietro. La sfida poi è l’inclusione sociale, che passa per scuola, lavoro e vita sociale. Relazionale e affettiva. C’è ancora molto da fare».

Danilo a vent’anni si preoccupava di poter amare ancora, ora sogna una famiglia con la sua fidanzata. E’ un uomo fortunato, e lo sa. Quando venne ricoverato dopo l’incidente, nel letto accanto a lui c’era un suo omonimo. Danilo Neri un bel giorno d’estate sbagliò un tuffo, ora non si muove più. Aveva diciassette anni, ora ne ha trentacinque. «Appena fuori dall’ospedale, gli amici mi hanno chiesto se avrei potuto ancora fare sesso – racconta -. Quando rispondevo di sì, dovevo essere pronto a tenere una lezione di educazione sessuale. Basta la stimolazione per rendere il mio pene attivo. La cosa triste è che un disabile, soprattutto uno come me, viene visto come un asessuato. Ho ricevuto dei no anche da diverse accompagnatrici, all’inizio ci rimanevo malissimo. Poi ho smesso di chiedere». Danilo ha perso il tatto, e va bene. Ma gli restano un corpo vivo, vista, udito e olfatto. E una buona dose di romanticismo: «Aggiungo che si può godere anche guardando una persona intensamente negli occhi. Sono le sensazioni che sprigiona la mente che fanno la differenza, in tutto e per tutti». Se Danilo vivesse in Olanda, in Germania, in Gran Bretagna oppure anche in Francia, forse non gli sarebbe tanto più semplice trovare l’amore, ma di certo potrebbe sentirsi meno solo. Nei paesi europei dove la prostituzione è legalizzata, le persone con disabilità fisica e anche psichica si possono rivolgere a un sex worker specializzato. Come spiega il disegno di legge italiano proposto dall’associazione «Love Giver», si tratta di «un operatore che dopo un percorso di formazione psicologico, sessuologico e medico, dovrà aiutare le persone a vivere un’esperienza erotica, sensuale o sessuale». Una guida «all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità».

Max Ulivieri, 46 anni, web designer bolognese, da quattro anni gira l’Italia per parlare di sessualità e disabilità. «Con la legge, firmata anche dalla Cirinnà, siamo a un punto morto. Non è stata nemmeno calendarizzata. In alcune regioni l’idea c’è, ma nessuno dei corsi di formazione annunciati è mai partito – spiega -. In Italia è complicato anche solo parlarne. Io però ormai ho una certa età. E sono stufo. In Francia è successa una bella cosa: in attesa della legge che non arriva, un’associazione come la nostra ha iniziato a organizzare dei corsi. Se nulla si muove, farò la stessa cosa. Mi metteranno in prigione per sfruttamento della prostituzione? Pazienza». Ulivieri nei suoi interventi racconta la sofferenza che si prova a dover rinunciare alla propria intimità. La stessa che ha provato lui da ragazzo, e quella che vive ogni giorno chi si rivolge alla sua associazione: racconta di genitori che non sanno a chi chiedere aiuto, e si trovano a soddisfare le esigenze sessuali dei figli. Maschi, e anche femmine.

«E’ molto importante iniziare a parlare di sessualità da subito: le famiglie spesso arrivano da noi quando ci sono comportamenti sessuali non adatti, già cronicizzati», spiega Stefania Mina, responsabile del progetto «Sessualità possibile», con gli ospiti della Domus Laetitiae di Biella. Assistenza sessuale sì oppure no? «Il nostro lavoro è accompagnarli in un percorso di consapevolezza, che porta magari a creare la situazione adeguata che porta all’autoerotismo, senza però superare il confine». «E’ un tema delicato, normale che le posizioni siano molto diverse – commenta Mauro Petrillo, dirigente urologo dell’Unità spinale di Torino -. Da una parte può rispondere bene a certe esigenze. Dall’altra bisogna essere sicuri di individuare la professionalità adatta: stiamo parlando di riabilitatrici o di prostitute?». «La sessualità è un diritto di tutti, ma i timori sono ancora molti – conclude Falabella -. Bisogna fare qualche cosa, perché questo tema è noto a chiunque si occupa di disabilità. E bisogna farlo in fretta. Parlandone, finalmente, con serenità».

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Love give, Maximilian Ulivieri con la moglie Enza
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La figura dei love giver, ovvero degli assistenti sessuali per disabili (VIDEO)

Love give:  Maximilian Ulivieri con la moglie Enza Sono anni che si parla di trovare modo e mezzi per poter far si che anche i disabili possano…

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lastampa/“Basta tabù, anche noi disabili ab biamo diritto al sesso” NADIA FERRIGO

Francesco La Licata: ”bisogna essere grati a Mattarella”

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Per Francesco La Licata «bisogna essere grati a Mattarella per la chiarezza e la determinazione delle sue parole nell’analisi e nella condanna del fenomeno mafioso».

Mattarella: “La mafia ruba il futuro”

Bisogna esser grati al Presidente della Repubblica per la sua partecipazione, a Locri, all’incontro coi familiari delle vittime delle mafie, come ogni anno promosso dall’Associazione Libera. Grati soprattutto per la chiarezza e la determinazione delle sue parole nell’analisi e nella condanna del fenomeno mafioso.

Sergio Mattarella non si è mai manifestato come un carattere estroverso, al contrario ha sempre preferito le scelte affatto plateali, anche a costo di apparire troppo freddo e riservato. Ma ieri non ha potuto sottrarsi a quello che deve considerare quasi un «dovere», stando al senso delle parole pronunciate in pubblico. Per lunghissimi decenni si è tenuto dentro l’atroce sofferenza per la perdita del fratello, Piersanti, assassinato da Cosa nostra nel 1980, mentre era al vertice della Regione Sicilia.

Bisogna dargli atto che mai, neppure di sfuggita in tanto tempo, ha usato la sua condizione di parente di una vittima della mafia per obiettivi che possono esser anche nobili, come la politica, quando è buona politica. E spesso ha evitato persino di sfiorare il tema della mafia, per non dover fare riferimento al suo dolore privato.

Ma ieri il Presidente ha derogato, e ne siamo contenti, forte del proprio ruolo istituzionale che lo qualifica a farsi portavoce dell’intero popolo italiano. E in questa doppia veste, di cittadino ferito e interprete della rivolta antimafiosa, ha dichiarato pubblicamente tutta l’avversione contro le cosche, ma anche contro la cultura mafiosa «che ruba il futuro di questa terra».

Senza mai citare il nome di Piersanti, si è immedesimato nella sofferenza delle persone che gli stavano di fronte. «I mafiosi non conoscono pietà né umanità». Ed è andato oltre, affondando: «Non hanno alcun senso dell’onore, non del coraggio. I loro sicari colpiscono, con viltà, persone inermi e disarmate». Parole cariche di significato, anche perché pronunciate, di certo inconsapevolmente, nella piazza dove abita il boss di Locri, detenuto agli arresti domiciliari.

Non poteva giungere in un momento più adatto, il monito del Capo dello Stato. Le sue parole hanno il merito di riportare al centro dell’attenzione e, si spera, dell’agenda governativa il tema delle mafie e della battaglia contro ogni tipo di illegalità. E’ significativo che il discorso di Mattarella sia stato pronunciato in terra di Calabria, sede legale della più forte mafia del momento (secondo alcuni), eppure forse un po’ ancora (da altri) sottovalutata per via di un certo ritardo culturale che si ostina a considerare di serie B un’organizzazione criminale capace di muovere miliardi in mezzo mondo.

Ma lo sguardo del Presidente è andato oltre il recinto della criminalità organizzata, mettendola in relazione con una delle cause generate da paura e omertà: la rassegnazione e l’immobilismo. «Le mafie – ha detto Mattarella – non risparmiano nessuno… non esitano a colpire chiunque diventi un ostacolo al raggiungimento dei loro obiettivi. Che sono potere, denaro, impunità. Per questo motivo, la lotta alle mafie riguarda tutti. Nessuno può dire: non mi interessa. Nessuno può pensare di chiamarsene fuori». Un bel richiamo al senso di responsabilità, che fa vacillare gli alibi di tanti Ponzio Pilato che si sono sottratti, negli anni, al dovere della lotta, la quale – spiega il Presidente – «è una necessità per tutti: lo è, prima ancora che per la propria sicurezza, per la propria dignità e per la propria effettiva libertà». Parole che riportano alla mente l’insegnamento di Giovanni Falcone, non a caso citato da Mattarella quando ha ricordato come la battaglia non possa essere delegata allo Stato o soltanto a pochi eletti. «Come diceva Giovanni Falcone, la lotta alla mafia non può fermarsi a una sola stanza, deve coinvolgere l’intero palazzo. All’opera del muratore deve affiancarsi quella dell’ingegnere». Operai e ingegneri facciano tesoro del suggerimento.

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lastampa/Mattarella: “La mafia ruba il futuro” FRANCESCO LA LICATA

L’utopia della nuova lira

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Nel dibattito politico torna a circolare l’ipotesi di una “nuova lira” da affiancare all’euro. Marco Zatterin spiega perché questa suggestione è priva di fondamenti economici. Tra tassi di cambio, imposte, stipendi e spesa corrente, la nuova moneta (che ricorderebbe la “Am lira” introdotta dagli americani nel 1943) non potrebbe che «alimentare bancarotta, inflazione e crisi».

La nuova lira della politica ferma al ’43

Nella confusione del dibattito politico è rispuntata la lira. La «nuova lira». Quella che alcuni programmi non scritti immaginano come strumento parallelo all’euro in grado di risollevare parecchi problemi del Paese, un portento salvifico – si assicura – «come la “Am lira”», introdotta dagli americani liberatori nel 1943. A parte l’idea, che qualcuno parecchio euroscettico potrà anche trovare suggestiva, la proposta non ha per ora una fisionomia precisa e la possibilità che ne trovi una viene pesata con scetticismo. Non si vede come si possa fare. E come, se fatta, potrebbe non alimentare bancarotta, inflazione e crisi.

Anzitutto la Am lira non fu salvifica e neanche tanto parallela, in quanto versione alternativa della regia moneta emessa dai nazifascisti. Gli americani la adottarono dopo lo sbarco in Sicilia e presero a stamparla senza troppe cautele. Ne sfornarono 917,7 milioni di pezzi per un controvalore di 167 miliardi. Le «nuove vecchie lire» cominciarono così a risalire la penisola con gli alleati, gonfiando i prezzi, foraggiando il mercato nero e contribuendo all’impoverimento di un Paese distrutto dalla guerra.

Non c’era una politica monetaria seria che sovrintendesse l’opera delle due zecche e i cittadini liberati avevano altro a cui pensare, per cui l’Am lira non generò stabilità nemmeno a ostilità finite. L’aumento dei prezzi fu del 62% nel 1947, anno in cui la Banca d’Italia repubblicana di Einaudi e Menichella avviò l’eliminazione di questa reliquia tossica del conflitto. Inevitabile, perché l’Italia non aveva due monete, ma una due volte.

Questo il passato. Una moneta che oggi vivesse in condominio con l’euro, e per forza di cose nella sua ombra, avrebbe buone chance di generare problematiche analoghe a quelle della «Am lira», se non peggio. Perché la sola eccentrica idea di una «nuova lira» parallela all’euro, oltre a essere incompatibile con i Trattati Ue, genera una ricca messe di domande da brivido.

Come concepirla, per cominciare? La si può introdurre a forza. O si può immaginare di uscire dall’Unione, coniare la nuova lira e chiedere agli ex partner di usare un po’ di euro. Ma perché dovrebbero? E perché dovremmo?

Se fosse fisso, il tasso di cambio della rinata lira costringerebbe la «nuova» Bankitalia a inseguire l’euro, una moneta forte e credibile, impresa di svenamento brutale e improduttivo. Se lasciata fluttuare, la «nuova lira» porterebbe un sistema di serie A (l’Eurozona) e uno di serie B (l’Italia). Avremmo insomma due unità per i pagamenti, con la certezza che nessuno vorrebbe la seconda se non costretto. Potrebbe essere imposta dallo Stato per alcuni tipi di pagamento? Potrebbe succedere che la pubblica amministrazione decida di pagare stipendi e fornitori solo in lire? E che fare col debito mostruoso?

Qui l’intreccio s’aggrava. Il debito internazionale dovrebbe restare in euro con costi elevati per scongiurare un crac. Se convertito in «nuova lire» proporrebbe tassi impraticabili e, stima un economista, «il default della Repubblica sarebbe immediato». Per banche e finanziarie sarebbe una scoppola micidiale.

Ammesso e non concesso che la «nuova» formula sia applicata, la doppia circolazione forzerebbe i cittadini ad avere due conti in banca (con doppie spese) a cambiare anche solo per andare a bere un Pernod a Mentone da Ventimiglia, accettando commissioni che l’euro ha cancellato.

Qualcuno suggerisce che il vero vantaggio sarebbe la svalutazione competitiva. Ma l’attivo della bilancia commerciale favorito dalla parte più competitiva dell’Azienda Italia dimostra che non è proprio una esigenza urgentissima. Per contro, volerebbe il costo delle importazioni. Dovremmo continuare a pagare in euro (o in dollari) petrolio, telefonini, computer, sneakers, borse francesi, moto e auto straniere, merluzzo, canzoni di iTunes. La «nuova» valuta potrebbe magari tornare utile per pomodori e arance, a patto che non siano marocchine e sempre che i coltivatori – che se usciti dall’Ue non avrebbero più i miliardi di Bruxelles – si persuadano a trattare con chi non li paga in euro.

Se la regola è che non bisogna mai chiudere le porte all’innovazione politica, sarà bene attendere il piano concreto per la «nuova lira». Semmai ci sarà, visto che vanno di moda gli slogan senza contenuto. Nell’attesa vale la pena di ricordare ai promotori del progetto – tutti nemici storici del comunismo – che a Cuba, dove vige da sempre una tripla circolazione tollerata fra peso ordinario, peso convertibile e dollaro, nessun vero attore del mercato offrirebbe ai turisti le sue merci più preziose in moneta locale: siano esse una scatola di sigari, una corsa in taxi o una qualche esperienza più peccaminosa.

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lastampa/La nuova lira della politica ferma al ’43 MARCO ZATTERIN

Sergio Mattarella mette in guardia sulla mafia: ”è ancora forte e presente”

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Da Locri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella mette in guardia sulla mafia che «è ancora forte e presente» invitando a «prosciugare le paludi della corruzione». Per Francesco La Licata «bisogna essere grati a Mattarella per la chiarezza e la determinazione delle sue parole nell’analisi e nella condanna del fenomeno mafioso».

Mattarella: “La mafia è presente. Prosciugare le paludi di corruzione”

Il Presidente della Repubblica a Locri per la Giornata della memoria e dell’impegno: «Arbitrio, clientelismo, favoritismo e assenza dello Stato fanno prosperare i clan»

ROMA – «È con grande partecipazione che prendo la parola tra voi, familiari delle vittime innocenti delle mafie…». Familiare tra familiari di vittime innocenti, ma anche Capo dello Stato, non è stato un discorso banale né facile quello di Sergio Mattarella, ieri a Locri, ospite d’onore dell’associazione Libera di don Luigi Ciotti. L’occasione di un discorso che è sprone contro la rassegnazione, ma anche testimonianza personale. «I mafiosi – ha detto quindi Mattarella – non conoscono pietà né umanità. Non hanno alcun senso dell’onore, non del coraggio. I loro sicari colpiscono, con viltà, persone inermi e disarmate».

Si è anche commosso, il Presidente della Repubblica, alla lettura dello sterminato elenco delle vittime. Tra cui, accompagnato da un applauso spontaneo, c’era quello di suo fratello, Piersanti, ucciso dalla mafia palermitana nel 1980. Presidente della regione Sicilia dal 1978, Piersanti Mattarella venne assassinato a Palermo una domenica mattina, mentre in auto con la moglie e i due figli andava a messa. Il primo a soccorrerlo fu proprio il fratello Sergio.

Ieri nello stadio di Locri sono risuonati i nomi di quasi mille persone uccise dalle mafie, citati a turno da un familiare di vittime. «Un elenco, al tempo stesso, doloroso e istruttivo». Epperò la presenza a Locri dell’associazione Libera, di don Ciotti, di tanti familiari e persone comuni, oltre che di Mattarella e del ministro dell’Interno Marco Minniti, sono i segni della volontà di reazione. Come avrebbe sottolineato poi Rosy Bindi, la presidente dell’Antimafia: « Ci ha ricordato che le mafie sono ancora tra noi, forti di complicità nelle professioni, nella pubblica amministrazione, nella politica. Serve l’impegno di tutti, la consapevolezza che ciascuno di noi può e deve essere sentinella della legalità e della democrazia».

Già, le complicità mafiose. «Lottare contro la mafia – ha detto ancora Mattarella – non è soltanto una stringente e, certo, doverosa esigenza morale e civile. È anche una necessità per tutti: lo è, prima ancora che per la propria sicurezza, per la propria dignità e per la propria effettiva libertà. Si tratta di una necessità fondamentale per chi tiene, insieme alla libertà, alla serenità personale e familiare; per chi vuole misurarsi con le proprie forze e le proprie capacità, senza padroni né padrini».

In una parola, lottare contro la mafia significa difendere i propri diritti perché, di contro, le mafie sono la negazione dei diritti. «Opprimono, spargono paura, minano i legami familiari e sociali, esaltano l’abuso e il privilegio, usano le armi del ricatto e della minaccia, avvelenano la vita economica e le istituzioni civili».

Ed è largo, purtroppo, il perimetro dei flagelli italiani entro cui sguazzano le mafie. «Bisogna prosciugare le paludi dell’inefficienza, dell’arbitrio, del clientelismo, del favoritismo, della corruzione, della mancanza di Stato, che sono l’ambiente naturale in cui le mafie vivono e prosperano».

Quella mafia che non esita di fronte a nulla per raggiungere i suoi scopi. «Vendono la droga, inquinano campi e acqua, contaminano alimenti e medicinali, incendiano boschi, devastano risorse ambientali. Riciclano i proventi illeciti in attività legali, falsando la concorrenza e inquinando i mercati. Trasformano in un’occasione di arricchimento ogni più turpe attività: la prostituzione, il traffico di esseri umani e di rifiuti tossici, il gioco d’azzardo, il commercio di armi, della droga e di organi del corpo umano».

Ma i mafiosi non sono invincibili, possono essere vinti. Non per caso Mattarella ha voluto concludere il suo intervento citando Giovanni Falcone: «La lotta alla mafia – diceva il giudice – non può fermarsi a una sola stanza, la lotta alla mafia deve coinvolgere l’intero palazzo. All’opera del muratore deve affiancarsi quella dell’ingegnere».

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lastampa/Mattarella: “La mafia è presente. Prosciugare le paludi di corruzione” FRANCESCO GRIGNETTI

Insigne: “Io voglio il rinnovo, ma le cose si fanno in due”

Insigne: “Io voglio il rinnovo, ma le cose si fanno in due”

Ai microfoni di Rai Sport, a Coverciano, per il ritiro della nazionale, è intervenuto Lorenzo Insigne, il quale ha dichiarato: “Sto facendo bene col Napoli, attirando anche l’attenzione di Ventura. Spero di essere decisivo anche con la nazionale quando il mister mi chiamerà in causa. Contratto? I matrimoni si fanno in due, ho sempre dato la disponibilità al Napoli, poi il presidente lo sapete com’è. Aspetto e poi vedremo. Il Napoli è una grande squadra, ce la siamo giocata anche col Real Madrid. Per vincere tanti trofei non servono solo i giocatori ma anche una grande società e spero che il Napoli continui a crescere. Io sto bene qui, sto dando il massimo, fino a quando il presidente mi darà l’opportunità di fare grandi cose con questa maglia io risponderò sempre presente, ma nessuno può sapere il futuro”. 

Gentiloni al traguardo dei 100 giorni. Adesso dovrà sciogliere il nodo con Renzi.

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Il governo di Paolo Gentiloni è al giro di boa dei 100 giorni. «Abbiamo rassicurato il Paese, preso decisioni cruciali e arriva il momento delle riforme» afferma. Adesso però dovrà sciogliere il nodo del rapporto con Matteo Renzi. Da Locri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella mette in guardia sulla mafia che «è ancora forte e presente» invitando a «prosciugare le paludi della corruzione». Per Francesco La Licata «bisogna essere grati a Mattarella per la chiarezza e la determinazione delle sue parole nell’analisi e nella condanna del fenomeno mafioso».

Gentiloni rassicurante al giro di boa dei 100 giorni: “Ora avanti con le riforme”

Tra decisioni impopolari e bisogno di apparire stabile, il premier dovrà sciogliere il nodo del rapporto con Renzi

ROMA – È la sua indole. Nei primi tre mesi di leadership di governo, Paolo Gentiloni ha puntualmente spento ogni focolaio di enfasi e ogni tentazione all’auto-elogio. Ma alla vigilia di un evento spartiacque come i primi cento giorni del suo esecutivo, il presidente del Consiglio è disposto a a riconoscere la sua soddisfazione: «Era doveroso in questa fase impegnarsi a rassicurare e a dare stabilità. Ma lo abbiamo fatto senza rallentamenti, abbiamo proseguito l’impegno riformatore, prendendo decisioni cruciali in campi importanti: la tutela del risparmio, l’immigrazione, la sicurezza urbana, la povertà, gli interventi per il terremoto». E davanti alla prospettiva dei prossimi cento giorni, sulla carta assai più complicati dei primi, Paolo «il calmo» (definizione di Romano Prodi), dimostra di crederci: «Avanti tutta con le riforme», dice il presidente del Consiglio, con una prima concessione all’ottimismo della volontà.

Decisionismo soft  

Dopodomani scadono i primi cento giorni di un governo che quando nacque, il 12 dicembre scorso, oltre ad un palese deficit di legittimazione popolare, sembrava dovesse restare sotto tutela. Matteo Renzi ammise di aver «straperso» il referendum, ma – dimettendosi da capo del governo ottenne un esecutivo-fotocopia rispetto al proprio. Eppure, nei suoi primi cento giorni il nuovo governo – senza venir meno alla lealtà verso Renzi – ha assunto una propria fisionomia: disegnata dalle decisioni assunte e dallo stile del suo leader.

Gentiloni non oserebbe mai usare una parola tabù in Italia come decisionismo, che oltretutto evoca una caratteristica attribuita al suo predecessore. Ma è pur vero che nei primi cento giorni il governo ha preso due decisioni che il precedente esecutivo, iper-sensibile al consenso, aveva rimosso: il 23 dicembre il governo – mettendo nel conto le critiche per il «soccorso ai banchieri», vara il decreto salva-risparmio per salvaguardare i correntisti più esposti e le banche a rischio bancarotta. Erano trascorsi appena 9 giorni dalla fiducia in Parlamento e quella decisione fulminea era stata imposta da un imperativo finanziario: non si poteva attendere oltre, dopo i ripetuti rinvii da parte del governo precedente. Il 10 febbraio il Consiglio dei ministri, in questo caso sfidando i detrattori dei Cie, approva le linee guide dei provvedimenti sui migranti voluti dal ministro dell’Interno Marco Minniti.

Il potere di Renzi  

E alla stessa categoria – il decisionismo soft e senza proclami – appartiene la più recente decisione “contropelo” di Gentiloni: abolire per decreto voucher e codice appalti in modo da evitare i referendum della Cgil. Una linea fortemente consigliata da Renzi («in vista dei ballottaggi alle amministrative non possiamo rompere con le forze alla nostra sinistra»), ma poi è toccato a Gentiloni fare un decreto legge che – come aveva immaginato – gli ha procurato critiche corali da tutte le associazioni imprenditoriali e artigianali. E proprio il rapporto con Matteo Renzi, per il governo è un punto dolente, che chiama in causa altre due parole-chiave dei cento giorni: lealtà con Renzi, ma anche dipendenza dal segretario del Pd. Il quale, coerente con la sua «dottrina», nei contatti riservati con Gentiloni e con Padoan nelle settimane scorse li ha invitati a vendere cara la pelle con Bruxelles, un atteggiamento che ha finito per irritare il ministro dell’Economia, che ha tenuto per sé il proprio malumore. Ma proprio questo fronte – Gentiloni lo sa bene – è quello destinato a creare in futuro le maggior turbolenze, se è vero che si sta ragionando attorno ad una manovra che in autunno potrebbe toccare quota 25 miliardi.

Un premier rassicurante

Uno scenario pieno di incognite che potrebbe mettere in crisi il sentimento più forte suscitato dal presidente del Consiglio: apparire rassicurante e al tempo stesso rassicurare l’opinione pubblica. Un messaggio evocato in un passaggio chiave nella storia del governo: domenica 5 marzo, il presidente del Consiglio si fa intervistare da Pippo Baudo a Domenica In, il talk show nazionalpopolare. Archiviato lo spettro di elezioni anticipate a giugno, in 47 minuti di intervista, Gentilioni vara la sua «operazione-simpatia», esce dalla dimensione «protetta» dei primi mesi e dimostra di voler affrontare la nuova stagione con un profilo più personale, che lo porta a «sdoganare» la parola chiave: «Se dovessi scegliere un aggettivo per il governo, direi: rassicurante». Evocando quella virtù, indirettamente contrapposta all’ansia trasmessa dal suo predecessore – significa che Paolo Gentiloni non teme più reazioni temperamentali da parte di Matteo Renzi.

I prossimi 200 giorni  

Eppure i prossimi duecento giorni potrebbero rivelarsi più complicati dei primi cento. Il perché lo spiega Giorgio Tonini, presidente della Commissione Bilancio del Senato, una delle «teste pensanti» del mondo renziano: «Questo governo ricorda quello di fine legislatura di Amato nel 2000: guida autorevole, manovra un po’ cedevole, rinvio dei nodi più importanti. In assenza di un chiaro mandato popolare ad inizio legislatura, la vittoria di Renzi alle Europee aveva consentito una simulazione di quel mandato. Ma ora siamo tornati al dualismo partito-governo, il potere si sposta sul partito e, come nella Prima Repubblica, i governi mediano… Gentiloni fa un lavoro egregio, equilibrato, saggio, ma persistendo l’assenza di un chiaro mandato popolare, non sarà semplice gestire la fine della legislatura».

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lastampa/Gentiloni rassicurante al giro di boa dei 100 giorni: “Ora avanti con le riforme” FABIO MARTINI

FOTO ViViCentro – Attività di base, Atletico Nocera-Juve Stabia 1-1: il tabellino

FOTO ViViCentro – Attività di base, Atletico Nocera-Juve Stabia 1-1: il tabellino

Atletico Nocera-Juve Stabia termina 1-1 con gol di Minasi. Le vespette ancora in campo con quattro 2005 hanno disputato un primo tempo equilibrato con Tornincasa che a metà tempo si esibisce in una bellissima parata e quasi allo scadere del tempo Minasi mette in seria difficoltà il portiere avversario con un bel tiro di sinistro respinto sopra la traversa. Nel secondo tempo dalla sinistra gran bella giocata di Papa (2005) che arriva sul fondo mettendo a centro area dove si fa trovare pronto Minasi che insacca. Quasi allo scadere gli avversari agguantano il pareggio con una palla sporca dentro l’area. Da annotare un palo colpito da Ferraiuolo e un palonetto di Di Serio finito di poco a lato. Negli ultimi minuti le vespette vengono pressate sotto la propria porta ma Sacco (2005) non si fa intimorire.

Da segnalare, quindi, l’esordio del 2005 Papa, altra scoperta del responsabile Saby Mainolfi, prelevato dalla scuola calcio Real Suessola a settembre, ha anche propiziato il gol del 1-0.

Così in campo:

Tornincasa (Sacco 2005), Noviello, Ferraiuolo, Marino, Ventrone (Papa 2005), Lettera, Prisco (Ferrara 2005), Miele 2005, Russo (Cavaliere), Di Serio 2005 (Tarantino), Minasi.

a cura di Ciro Novellino, foto Minasi

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VIDEO ESCLUSIVO – Under 17, Foggia-Juve Stabia 0-3: le immagini e i gol del match

VIDEO ESCLUSIVO – Under 17, Foggia-Juve Stabia 0-3: le immagini e i gol del match

Fondamentale la vittoria della Juve Stabia di mister Di Somma contro il Foggia. Questi tre punti aprono la strada verso i play off, a tre gare, difficili, dal termine della stagione. Il terzo posto resiste grazie al 3-0 arrivato con i gol di bomber Del Prete, doppietta, e Capasso. Queste le immagini del match.

dal nostro inviato a Foggia, Ciro Novellino

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Roma-Sassuolo 3-1 (9′ Defrel, 16′ Paredes, 47′ Salah, 68′ Dzeko) – Giallorossi a due facce ma è bottino pieno

CRONACA SECONDO TEMPO:

49′ Triplice fischio di Di Bello: il match si chiude sul risultato di 3-1 per i padroni di casa. Dopo 4 sconfitte, i giallorossi tornano a vincere e tengono a distanza il Napoli.

48′ Cartellino giallo per Strootman che ha perso tempo nel battere una punizione assegnata allla Roma

47′ Cartellino giallo per Peluso, autore di un fallo su Dzeko

45′ Di Bello assegna 4 minuti di recupero

44′ Fucilata di Palmieri dalla distanza. Il brasiliano vede un varco e di sinistro calcia di potenza. Palla fuori di un soffio

43′ Falloo di Strootman su Pellegrini, con l’olandese visibilmente nervoso nei confronti dell’avversario

41′ Terza ed ultima sostituzione per Spalletti: Paredes esce, al suo posto De Rossi

40′ La Roma sta amministrando il vantaggio attraverso una delle sue armi migliori: il palleggio

37′ Bella palla filtrante di Fazio per Dzeko, che si fa anticipare da Consigli

34′ Paredes ci riprova nuovamente con un altro tiro da fuori ma questa volta l’impatto col pallone è debole e la palla va fuori

32′ Battibecco tra Paredes e Berardi a seguito di un fallo dell’argentino

29′ Seconda sostituzione per Spalletti: esce Salah per lasciare il posto a Perotti

28′ La Roma sta polverizzando il Sassuolo. Salah conquista un calcio d’angolo. Paredes va a battere, parabola altissima, colpisce Dzeko di testa ma il pallone va fuori

25′ Miracolo di Consigli ancora su Dzeko, poi sulla respinta Salah non riesce a segnare

24′ Sostituzione tra le fila del Sassuolo: Missiroli passa il testimone a Federico Ricci, giocatore arrivato in prestito proprio dalla Roma

23′ GOL DELLA ROMA CON DZEKO! Strootman inizia l’azione, tocca delicatamente il pallone per il bosniaco che la butta dentro

20′ Ottimo tiro di Dzeko di interno destro, parata di Missiroli e palla che finisce in angolo grazie alla deviazione di Duncan. L’ingresso del centravanti bosniaco ha rivitalizzato la Roma.

19′ Bel gross su cui vanno sia Dzeko che Salah, il Sassuolo chiude in calcio d’angolo.

16′ Sugli sviluppi di un corner Dzeko fa valere subito la sua presenza: prova uno stacco di testa che finisce di poco sopra la traversa

14′ Prima sostituzione per la Roma: esce Bruno Peres accompagnato da qualche fischio di troppo. Al suo posto Edin Dzeko.

13′ Buona trama della Roma: un triangolo di Nainggolan, Strootman e Salah che si conclude con un buon tiro di SDtrootman

12′ Angolo per il Sassuolo, sugli sviluppi c’è un contropiede della Roma, che però termina con una rimessa laterale giallorossa.

11′ Rischio per la Roma, sembra che non ci sia feeling tra i componenti della linea difensiva

9′ La Roma cerca di alzare il baricentro: bel passaggio di Strootman a Nainggolan ma il belga è troppo defilato

5′ Tiro dalla distanza di Salah, il pallone va fuori di poco.

4′ Gran cross di Duncan e Ruediger si dimentica ancora una volta di Defrel, come sul gol dell’1-0. Per fortuna dei giallorossi, lui tira fuori

3′ Ennesimo angolo per la squadra ospite: il secondo tempo ricomincia sulla falsariga del primo

CRONACA PRIMO TEMPO:

48′ Il primo tempo termina 2-1

47′ GOL DELLA ROMA CON SALAH! Sul bel tracciante profondo di Fazio El Shaarawy tira addosso a Consigli e sulla respinta Salah la butta dentro

46′ Angolo di Berardi che batte col mancino, l’azione non ha sviluppi

45′ Parata di Szczesny su Politano, il Sassuolo non dà il colpo di grazia alla Roma. Intanto Di Bello assegna 3 minuti di recupero.

44′ La Roma rischia di nuovo di andare sotto: Szczesny ed Emerson non si capiscono

43′ Nainggolan tenta un cross da posizione defilata ma il pallone è eccessivamente telefonato

40′ Bel cross di Strootman al centro dell’area. Ruediger prova l’incornata, ma la palla va fuori di poco

37′ Bel contropiede del Sassuolo: Defrel e Berardi in tandem riescono ad ottenere però solo un calcio d’angolo

36′ Ammonizione per Letshert, autore di una brutta entrata su Emerson

33′ Gioco fermo: contrasto aereo tra Fazio e Pellegrini

32′ El Shaarawy da posizione interessante incespica sul pallone e poi se lo porta fuori

29′ Al termine di una buona manovra corale, Emerson tenta il tiro ma l’impatto con il pallone è debole

27′ El Shaarawy chiama l’intervento di Bruno Peres che lo capisce in ritardo

24′ Berardi entra su Manolas inducendolo alla caduta scomposta

20′ Gioco fermo per un inconveniente occorso a Paredes: il centrocampista ha ricevuto una tacchettata in piena fronte da Missiroli, Roma momentaneamente in 10.

19′ Grandissima parata di Szczesny su Politano con il piede, ancora un grande rischio per la Roma.

18′ Traversa di Emerson, che riceve da Nainggolan a seguito di un’imbucata di Strootman

16′ GOL DELLA ROMA CON PAREDES che dalla medio-lunga distanza prende l’angolino! Lenta la difesa del Sassuolo nell’uscire. Tiro preciso non irresistibile ma ben piazzato da fuori area, il primo della gara per i giallorossi.

13′ Bel filtrante di Emerson per El Shaarawy che poi passa a Salah. L’egiziano segna ma viene pizzicato in offside

12′ È una Roma scollegata quella di questi primi minuti, forse ancora stordita dall’eliminazione di coppa. Spalletti urla dalla panchina e smanaccia. Il Sassuolo ha già avuto 3 occasioni

9GOL DEL SASSUOLO CON DEFREL: sotto la tribuna Tevere tutti i giocatori seguono la linea del pallone, si schierano ma nessuno va sullo scarico. Arriva a rimorchio Defrel, Szczesny battuto.,

5′ Fuga solitaria di Salah che aziona il motorino e conquista il corner. Sugli sviluppi Fazio colpisce di testa ma l’azione offensiva non ha sviluppi.

3′ Rischio per la Roma: Ruediger non si accorge dell’attacco alle spalle da parte di Defrel, che poi spara alto da posizione defilata

2′ grande palla di Strootman per Salah. Peluso e Acerbi si sono dovuti spendere per fermare l’attacco con un doppio tackle. Subito dopo Salah prova a sorprendere Consigli, che si fa trovare pronto

NOTIZIE AS ROMA – I giallorossi ospitano il Sassuolo di Di Francesco tra le mura amiche per provare a ripartire dopo l’eliminazione dall’Europa per mano del Lione.

FORMAZIONI UFFICIALI:

ROMA (3-4-2-1): Szczesny; Manolas, Fazio, Rüdiger; Bruno Peres, Paredes, Strootman, Emerson Palmieri; Salah, Nainggolan; El Shaarawy.
A disp.: Alisson, Lobont, Mario Rui, Vermaelen, Jesus, De Rossi, Gerson, Perotti, Grenier, Totti, Dzeko.
All. Luciano Spalletti

SASSUOLO (4-3-3): Consigli; Letschert, Acerbi, Peluso, Dell’Orco; Pellegrini, Missiroli, Duncan; Berardi, Defrel, Politano.
A disp.: Pomini, Pegolo, Lirola, Cannavaro, Sensi, Aquilani, Iemmello, Matri, Ricci, Ragusa.
All. Eusebio Di Francesco

Arbitro: Marco Di Bello della sezione di Brindisi
Assistenti: Passeri – Lo Cicero
Quarto Ufficiale: De Pinto
Arbitri Addizionali d’Area: Rizzoli – Ghersini

VIDEO ViViCentro – Under 17, Capasso: “Una partita difficile, ma siamo riusciti a vincerla”

VIDEO ViViCentro – Under 17, Capasso: “Una partita difficile, ma siamo riusciti a vincerla”

Fondamentale la vittoria della Juve Stabia di mister Di Somma contro il Foggia. Questi tre punti aprono la strada verso i play off, a tre gare, difficili, dal termine della stagione. Il terzo posto resiste grazie al 3-0 arrivato con i gol di bomber Del Prete, doppietta, e Capasso. Al termine del match abbiamo ascoltato Gianluca Capasso.

dal nostro inviato a Foggia, Ciro Novellino

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VIDEO ViViCentro – Under 17, Del Prete: “Il gol mi mancava, che doppietta!”

VIDEO ViViCentro – Under 17, Del Prete: “Il gol mi mancava, che doppietta!”

Fondamentale la vittoria della Juve Stabia di mister Di Somma contro il Foggia. Questi tre punti aprono la strada verso i play off, a tre gare, difficili, dal termine della stagione. Il terzo posto resiste grazie al 3-0 arrivato con i gol di bomber Del Prete, doppietta, e Capasso. Al termine del match abbiamo ascoltato Pio Del Prete.

dal nostro inviato a Foggia, Ciro Novellino

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VIDEO ViViCentro – Under 17, Foggia-Juve Stabia 0-3: il tabellino del match e le parole di Di Somma

VIDEO ViViCentro – Under 17, Foggia-Juve Stabia 0-3: il tabellino del match e le parole di Di Somma

Fondamentale la vittoria della Juve Stabia di mister Di Somma contro il Foggia. Questi tre punti aprono la strada verso i play off, a tre gare, difficili, dal termine della stagione. Il terzo posto resiste grazie al 3-0 arrivato con i gol di bomber Del Prete, doppietta, e Capasso.

Così in campo:

FOGGIA – Di Stasio, Del Giudice (De Vivo), Lioce, Di Stasio, Ciccone, Croce (Pozzozengaro), Albano (Pacifico), Vigliotti (Buccirosso), Morena, De Cristofaro, Lo Muscio (Lamanna, Zingarelli). A disp. De Luca, Peres, Di Marzio. All. Agnelli

JUVE STABIA – Menzione, Maiorino, Matarazzo, Stallone, Casella, Diomaiuta, Ceparano (Imperato), Cucca (Mercatelli), Del Prete (Pistola), Bozzaotre (De Luca), Capasso (Masi). A disp. Pezzella, Sannino, Esposito. All. Di Somma

AMMONIZIONI – Ceparano (J), Cucca (J), Vigliotti (F)

ESPULSIONI

GOL – 21′ pt, 2′ st Del Prete, 6′ st Capasso

dal nostro inviato a Foggia, Ciro Novellino

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