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L’importante è la salute. Anche nella ricerca

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Degli 8,5 miliardi di finanziamenti Ue alla ricerca nel campo della salute, all’Italia è andato solo l’8 per cento del totale. Eppure in Lombardia, Toscana e Lazio si concentrano alcune eccellenze. A conferma delle disuguaglianze nel campo della sanità di cui si è parlato al Festival dell’Economia a Trento.

Dal 2007 al 2015 l’Europa ha finanziato progetti di ricerca nel settore della salute per circa 8,5 miliardi. L’Italia ne ha ottenuti solo l’8 per cento. Eppure, in alcune regioni si realizzano progetti di eccellenza, che andrebbero valorizzati meglio.

Chi realizza i progetti europei sulla salute

La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica nel settore della salute sono fondamentali per il benessere. Mettere a punto cure più efficaci e meno costose che consentano di far fronte alle sfide socio-economiche derivanti dai cambiamenti demografici, dall’invecchiamento della popolazione, dalle disuguaglianze, dalla povertà, dalle migrazioni e dalle epidemie è essenziale. Così come sono indispensabili una solida cultura scientifica e un rigoroso controllo regolatorio per contrastare usi spregiudicati di trattamenti privi di qualsiasi fondamento scientifico, come il caso “Stamina” testimonia. Una delle priorità del programma europeo Horizon 2020 è proprio sostenere la ricerca e lo sviluppo tecnologico finalizzati a garantire migliori standard di salute per tutti.

I programmi europei per la ricerca hanno finanziato oltre 2mila progetti nel settore della salute dal 2007 a fine 2015, per un valore di circa 8,5 miliardi di euro. Quasi 20mila organizzazioni, tra università, centri di ricerca e imprese vi hanno collaborato. I principali paesi per ammontare di risorse ottenute sono il Regno Unito (circa 18 per cento del totale), la Germania (16 per cento), la Francia (11 per cento), l’Olanda (10 per cento) e, al quinto posto, l’Italia con l’8 per cento dei fondi (circa 672,6 milioni) e 1.890 partecipazioni. In termini pro-capite, l’Italia ha ottenuto 11 euro, meno della media europea (16 euro pro-capite) e degli altri grandi paesi (17 euro in Germania e 13 in Francia). Una frazione di quanto hanno “vinto” paesi più piccoli e virtuosi come l’Olanda (52 euro pro-capite), la Svizzera e la Svezia (44 euro) (vedi figura 1).

Regioni di eccellenza in Italia

Se il nostro paese nel suo complesso non primeggia, le regioni italiane hanno risultati diversi fra loro. Vi è una forte concentrazione delle risorse in tre territori – Lombardia, Toscana e Lazio – che hanno ottenuto circa il 60 per cento del totale conquistato dall’Italia. La Lombardia, oltre a essere leader nazionale, ricopre un ruolo di spicco anche in Europa, al quarto posto tra le regioni europee per risorse procurate. Toscana e Lazio, rispettivamente seconda e terza nel panorama italiano, si collocano dopo il ventesimo posto in Europa (vedi figura 2).

Le aree di ricerca strategiche su cui si concentrano i progetti italiani sono in linea con quelle europee. Prevalgono la ricerca medica di base (23 per cento delle risorse totali), l’area dei farmaci e delle terapie (20 per cento), l’area “e-health” (19 per cento) e, in misura minore, la medicina rigenerativa e le terapie avanzate (12 per cento). I progetti di “ricerca medica di base” puntano a migliorare la comprensione dei meccanismi biologici da cui dipende la salute umana, al fine di sviluppare nuovi interventi di prevenzione e strategie terapeutiche più mirate ed efficaci per affrontare specifiche malattie. I progetti dell’area “farmaci e terapie” intendono sviluppare nuovi medicinali, dalla ricerca in laboratorio fino alla sperimentazione clinica sull’uomo. I progetti “e-health” si concentrano su nuove applicazioni Ict per migliorare la gestione ed erogazione dei servizi sanitari e per coadiuvare la ricerca scientifica. I progetti di “medicina rigenerativa e terapie avanzate” si focalizzano su nuovi prodotti di terapia genica e cellulare che aprono importanti scenari per la cura di malattie gravi e croniche e per la riparazione di tessuti danneggiati. Per esempio, l’Istituto nazionale di biostrutture e biosistemi, un consorzio interuniversitario di ventitré atenei pubblici, sta sviluppando un dispositivo low-cost per rilevare segnali precoci di tumore attraverso l’analisi del sangue. Il Politecnico di Milano ha coordinato la realizzazione di un prototipo, complementare alla risonanza magnetica, per la misurazione del flusso sanguigno e del livello d’ossigeno nel cervello dei nati prematuri, attualmente in sperimentazione nell’ospedale Mangiagalli di Milano.

I dati mostrano che l’Italia, grazie ad alcune eccellenze, è attiva nei programmi europei per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie innovative per la salute, benché restino sono poca cosa di fronte al calo costante dei finanziamenti pubblici registrato nell’ultimo decennio. Le eccellenze nazionali andrebbero maggiormente valorizzate e messe in rete per sfruttare le economie di agglomerazione che possono derivarne, come fa per esempio il Regno Unito con i centri Catapult, creati dall’agenzia per l’innovazione (Innovate UK) per promuovere ricerca e opportunità di mercato attraverso collaborazioni tra ricercatori e imprese. La collaborazione e la sinergia tra eccellenze pubbliche e private è infatti essenziale nel settore della salute, come dimostrano i successi nelle terapie avanzate. Infatti, sono italiani 3 dei 6 prodotti approvati al commercio in Europa per il trattamento di pazienti affetti da malattie rare, gravi ustionati e adulti affetti da leucemie e altre neoplasie ematologiche.

Figura 1 – Dove vanno le risorse dei programmi europei della ricerca nel settore della salute?

Figura 2 – Chi partecipa di più in Italia e cosa fa?

Il ritorno dei contratti di lavoro precari

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Torna il contratto di lavoro a tempo determinato come formula più utilizzata nelle nuove assunzioni. È un effetto del decreto Poletti del 2014 che si manifesta oggi. Finiti gli sgravi contributivi del Jobs act e con una ripresa da consolidare. Ritorna la convenienza delle aziende ad assumere precari.

Finiti gli sgravi contributivi, i contratti a tempo indeterminato sono crollati. Così il tempo determinato è oggi la formula contrattuale più utilizzata nelle nuove assunzioni. Sono gli effetti del decreto Poletti del 2014, che per questo va modificato.

Contratti di lavoro nel 2016

A marzo del 2014, prima di diventare presidente dell’Inps, Tito Boeri nell’articolo “Per favore, cambiate quel decreto!” evidenziava i rischi, in termini di conseguenze sociali, dell’introduzione nella regolamentazione del mercato del lavoro italiano del cosiddetto “decreto Poletti” (decreto legge 20 marzo 2014, n. 34). Oggi quelle paure purtroppo sono confermate: anche senza affidarsi a complessi calcoli o stime, basta semplicemente osservare i dati sulle comunicazioni obbligatorie dal 2013 al 2016 elaborate dell’Osservatorio del precariato dell’Inps.

Nel 2015, complice il sovrapporsi di due misure (contratto a tutele crescenti + sgravi contributivi), i contratti a tempo indeterminato erano decisamente decollati: il governo Renzi aveva volutamente “drogato” il sistema di regolamentazione proprio per garantire una maggiore stabilizzazione dei rapporti di lavori e sotto molti punti di vista alla fine di quell’anno c’era quasi riuscito.

Tuttavia, al termine degli incentivi si è tornati alla normalità e il contratto a tempo indeterminato è crollato del 37 per cento, mentre quello a tempo determinato rappresenta ancora oggi il contratto più utilizzato nelle nuove assunzioni e nel 2016 è addirittura aumentato dell’8 per cento rispetto all’anno precedente. Esattamente come affermava Boeri, il contratto a tempo determinato così riformato spiazza le altre forme contrattuali (non solo il contratto a tempo indeterminato, ma anche l’apprendistato).

D’altronde, per quale “assurda ragione” un datore di lavoro dovrebbe assumere una persona alla ricerca di un lavoro con un contratto a tutele crescenti, che prevede comunque penali per uscirne, quando può utilizzare un contratto a tempo determinato per tre anni (con la possibilità di realizzare numerose proroghe), dove non è tenuto a indicare le ragioni tecniche, organizzative e produttive della cessazione del rapporto di lavoro?

Insomma, se da una parte il Jobs Act nasce per contrastare il “precariato”, il contratto a tempo determinato previsto dal decreto Poletti va nella direzione opposta. Purtroppo, riprendendo quanto scritto nel 2014 da Tito Boeri, chissà quante discriminazioni si sono già effettivamente verificate: per fare un solo esempio, “alla notizia della maternità di una lavoratrice, il datore di lavoro potrà semplicemente non rinnovare il suo contratto”. Ma non ci sono solo le eventuali discriminazioni, non dimentichiamo infatti che un effetto negativo dei contratti a termine è l’impossibilità, soprattutto per le generazioni più giovani, di costruire un percorso professionale che porti a promozioni e scatti di carriera. Anzi, davanti a loro si apre il rischio concreto di vedersi costretti dopo tre anni di lavoro a ripartire da capo, in altri ambiti o settori economici.

Una norma da modificare

Ci sono tutti i rischi di creare un modello che porti alle conseguenze già viste in Spagna, dove una parte significativa della forza lavoro rimane intrappolata in contractos temporales e dove chi vuole trovare lavoro compete con milioni di lavoratori che passano da contratto a contratto. Al momento non si conosce “quale” lavoro richieda un contratto a termine di tre anni e perché non possa andar bene il contratto a tutele crescenti a tempo indeterminato. Seppure più flessibile rispetto al passato, prevede comunque tutta una serie di condizioni e tutele che al momento gli oltre 3 milioni di lavoratori a tempo determinato sarebbero più che contenti di ricevere (in primo luogo, potrebbero affrontare con maggiore serenità tutte le future scelte di vita). Come evidenziano anche Lorenzo Cappellari e Marco Leonardi, è necessario incentivare il più possibile i datori di lavoro verso il contratto a tutele crescenti, non tanto con ulteriori sgravi contributivi, quanto con la modifica del contratto a tempo determinato, reintroducendo la causale o un costo di non-trasformazione del contratto in un rapporto a tempo indeterminato.

Francesco Giubileo

FRANCESCO GIUBILEO – giubileoÈ Dottore di ricerca in Sociologia del lavoro. Si occupa di valutazione dei Servizi pubblici per l’impiego e in particolare di analisi a livello internazionale dell’applicazione delle teorie neo-istituzionali che riguardano il rapporto pubblico/privato nell’erogazione delle politiche attive del lavoro. E’ stato Consigliere di Amministrazione di Afol Metropolitana e consulente in politiche del lavoro in Regione Friuli Venezia Giulia e in Lombardia.

/lavoce.info

Trump e il clima, tra promesse elettorali e scelte politiche

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Il ripudio dell’accordo di Parigi sul clima da parte di Donald Trump è grave ma non distrugge quanto fatto finora per la decarbonizzazione. La cui base è nella Convenzione di Rio del 1992, non denunciata dagli Usa. Così il presidente salva la faccia con gli elettori e – sotto sotto – non scontenta troppo gli altri leader mondiali.

Gli Stati Uniti si ritirano dall’accordo di Parigi, ma non sono usciti dalla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici. Così l’amministrazione Trump mantiene una promessa elettorale. Senza però invertire la tendenza che porta alla decarbonizzazione. 

Accordo di Parigi “figlio” della Convenzione quadro

L’ultima sortita del presidente Trump in tema di cambiamenti climatici è riuscita a serrare le fila di tutti i suoi oppositori. Unione europea e Cina – giusto per citare i più grandi – hanno ribadito una volta di più la loro adesione alle politiche espresse durante la conferenza di Parigi e meditano su un possibile accordo bilaterale di cooperazione. Da Angela Merkel a Emmanuel Macron, passando per Leonardo Di Caprio, Goldman Sachs e Papa Francesco, la pur disomogenea alleanza pro-clima ha cercato all’unisono di convincere un riluttante presidente che l’accordo di Parigi è essenziale sia per la salute del pianeta sia per la credibilità degli Stati Uniti.

Ma facciamo un passo indietro.
L’accordo di Parigi è stato firmato nel dicembre del 2015 e ratificato finora da 147 paesi, sui 197 rappresentati nella Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc). Per capire meglio la situazione, bisogna partire proprio da questo cruciale aspetto. L’accordo di Parigi – come a suo tempo il protocollo di Kyoto – rappresenta uno degli strumenti all’interno di una Convenzione quadro sui cambiamenti climatici firmata a Rio de Janeiro nel 1992.

L’articolo 2 della Convenzione rappresenta l’architrave della costruzione giuridica perché chiama i firmatari a “stabilizzare, in conformità con le disposizioni della Convenzione, le concentrazioni di gas a effetto serra nell’atmosfera a un livello tale che sia esclusa qualsiasi pericolosa interferenza delle attività umane sul sistema climatico. Questo livello deve essere raggiunto entro un periodo di tempo sufficiente per permettere agli ecosistemi di adattarsi naturalmente ai cambiamenti di clima e per garantire che la produzione alimentare non sia minacciata e lo sviluppo economico possa continuare a un ritmo sostenibile”.

Ma l’articolo 2 – così come il resto della Convenzione – non specifica come l’obiettivo debba essere raggiunto, né da parte di chi e neppure in quanto tempo. Per questa ragione nascono le Cop (Conference of Parties), ovvero gli incontri fra i firmatari della Convenzione (Parties) per chiarire quello che al suo interno non è previsto. Come hanno fatto Cop3 a Kyoto nel 1997 e Cop21 a Parigi nel 2015. Il preambolo serve a chiarire che Trump ha dovuto risolvere un dilemma importante: dare il benservito all’architrave della diplomazia sul clima (la Convenzione) oppure al suo ultimo figlio (l’accordo di Parigi)? Ha scelto la seconda soluzione e non a caso.

Il conto si paga. O forse no?

In un momento non semplice della politica interna americana inveire contro l’accordo di Parigi paga. L’elettorato di Trump si compiace della volontà del capo di sfidare le élite globali poiché condivide la convinzione che il cambiamento climatico sia una bufala inventata dai cinesi per vendere più pannelli solari. Trump è in realtà assai più accorto del suo elettorato e sa bene che – a norma dell’articolo 28 dell’accordo di Parigi – per uscirne ci vogliono una notifica formale e tre anni. A quel punto saremo dunque nel Trump 2. Forse.

Il presidente avrebbe potuto scegliere di uscire dall’intera Convenzione, ma non l’ha fatto, rendendo così meno complesso il ritorno di una politica ambientale più rispettosa del clima gestita da una possibile prossima amministrazione democratica.

D’altra parte, il ritiro dalla Convenzione sarebbe stata una mossa estremamente controversa non solo perché a firmarla nel 1992 è stato un presidente repubblicano (George H.W. Bush) ed è poi stata approvata dal Senato, ma anche perché avrebbe rappresentato uno strappo difficilmente riparabile. Eppure il ritiro dalla Convenzione (pur con aspetti controversi) avrebbe potuto concludersi in un anno. Perché allora decidere di uscire dall’accordo di Parigi con un percorso di tre o quattro anni? La scelta fatta dal presidente suggerisce che l’intenzione politica sia stata di pagare un debito elettorale, ma che, nelle questioni pratiche, sia meglio accettare un confortevole laissez faire.

Anche perché l’accordo di Parigi si compone di misure volontarie e non di prescrizioni legalmente vincolanti. E soprattutto le politiche di efficienza energetica pagano, tanto è vero che emissioni e intensità energetica negli Stati Uniti sono in costante declino a partire dal 2005 (figura 1): crisi economica a parte, un risultato non banale per chi si è auto-escluso dal protocollo di Kyoto. Così come è in caduta libera l’uso del carbone (figura 2), ovvero un altro dei cavalli di battaglia durante la campagna elettorale. C’è dunque da scommettere che non basteranno le parole di Trump a invertire in modo duraturo e significativo questo trend.

Naturalmente la scelta dell’amministrazione Usa rallenterà il processo e per tutti quelli che credono che il tema del cambiamento climatico vada affrontato in modo serio e deciso è uno stop difficile da digerire. Resta tuttavia acclarato che i mercati e l’industria, anche negli Stati Uniti, hanno già puntato da tempo sulle rinnovabili e sulla decarbonizzazione. La decisione di Trump è dunque poco più che simbolica. Le aziende americane legate alla decarbonizzazione dell’economia continuano a macinare utili e non sarà questo incidente di percorso a cambiare la direzione della storia.

Marzio Galeotti e Alessandro Lanza

MARZIO GALEOTTIgaleotti – E’ Professore ordinario di Economia dell’ambiente e dell’energia presso la Facoltà di scienze politiche, economiche e sociali dell’Università degli studi di Milano. Dopo la laurea in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano ha conseguito il dottorato in economia (Ph.D.) presso la New York University di New York. E’ Research Fellow ricerca presso il Centro di ricerca sull’economia e politica dell’energia e dell’ambiente (IEFE) dell’Università Luigi Bocconi. E’ stato Expert Reviewer del terzo, quarto e quinto rapporto sui cambiamenti climatici dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), gruppo di lavoro III sulla mitigazione e membro della delegazione italiana alla 9a sessione dell’IPCC Working Group III (Mitigation) (30 aprile – 3 maggio 2007) e alla 26a sessione dell’IPCC (4 maggio 2007) a Bangkok, Tailandia. E’ stato coordinatore del programma di ricerca in modellistica e politica dei cambiamenti climatici della Fondazione Eni Enrico Mattei. Ha pubblicato estesamente in riviste scientifiche nelle aree della scienza economica, dell’economia delle ambiente e dell’energia. Redattore de lavoce.info.

RO LANZAlanza – Ha conseguito il Ph.D in Economics presso l’University College of London. È stato Chief Economist dell’Eni e Direttore della Fondazione Eni Enrico Mattei e Principal Administrator dell’International Energy Agency (Energy and Environment Division). Autore di molte pubblicazioni su temi legati ad energia e ambiente è stato anche Autore principale (Lead Author) per il Third Assessment Report ed il Fifth Assessment Report per conto del IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change). È consigliere di amministrazione dell’ENEA in rappresentanza del ministero dello Sviluppo economico.

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Sepe, l’agente: “Futuro? L’idea è di andare a giocare con continuità. Resterebbe solo per fare il vice di Reina”

Mario Giuffredi, agente di Luigi Sepe, è intervenuto ai microfoni di Radio Crc nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’. Ecco quanto evidenziato:

“Vogliamo andare altrove per giocare con continuità, sentiremo il parere del Napoli che ancora non è arrivato. Prima dovrà risolvere la grana Reina poi vedremo cosa succederà. Mi fa male quando si fanno altri nomi e ci si dimentica del campionato che Luigi ha fatto a Empoli. Può essere solo il vice di Reina e non di altri”.

Rog: “Il primo anno in Serie A è difficile per tutti ma sono soddisfatto della mia stagione”

Marko Rog ha rilasciato alcune dichiarazioni ai media croati direttamente dal ritiro con la propria Nazionale. Il centrocampista azzurro ha tracciato un bilancio della sua prima stagione in Italia:

“Il primo anno in Serie A è difficile per qualsiasi calciatore. Complessivamente sono soddisfatto ma sono convinto che nella prossima stagione posso fare ancora meglio. Mi auguro che la squadra possa ripetere i risultati ottenuti quest’anno ma anche migliorarli”.

Dalla Serbia: “Napoli su Mitrovic, c’è l’ok di Sarri. Il Newcastle chiede 10 milioni”

Ritorno di fiamma da parte del Napoli per Aleksandar Mitrovic. L’ attaccante serbo, di proprietà del Newcastle di Rafa Benitez, sarebbe sulla lista dei partenti. Stando a quanto riportano alcuni media serbi, il Napoli avrebbe individuato in lui il profilo giusto per rafforzare il reparto offensivo. Lo stesso Sarri avrebbe dato l’ok per la trattativa ma servirebbe un’offerta di 10 milioni.

Rai – Il Napoli ha incontrato l’entourage di Berenguer, accordo sulle cifre: i dettagli

Ciro Venerato, giornalista della Rai ed esperto di calciomercato, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Crc. Ecco quanto evidenziato:

“Per quanto riguarda Berenguer, ieri c’è stato un incontro con il suo entourage in un hotel di Milano. L’ offerta del Napoli è di cinque milioni più bonus vari per arrivare ai famosi nove della clausola. Con il calciatore c’è già l’accordo sulla base di un milione più bonus a stagione per cinque anni. Si conta di chiudere la trattativa con l’ Osasuna nel giro di un paio di settimane, Credo che si tratti di un affare ormai in dirittura d’arrivo”.

Benevento, Vigorito: “Il Napoli non si è mai fatto avanti per Ciciretti. Futuro Cragno? Deciderà il Cagliari”

Oreste Vigorito, presidente del Benevento, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli:

“A inizio campionato nessuno avrebbe scommesso sulla nostra promozione. Abbiamo un gruppo fantastico che ha confermato il grande campionato dell’anno scorso. Mercato per l’anno prossimo? E’ bello essere invitati a una festa di gran classe e per starci bisogna avere un bel vestito. Passeremo dal giocare sui campi polverosi della C2 a giocare al San Siro e ci dovremmo attrezzare. Un grazie alla mia famiglia che mi ha sostenuto per questo doppio lavoro. Cragno è del Cagliari e quindi deciderà la società sarda il suo futuro. Non mi risulta l’interesse del Napoli per Cragno, se fosse così noi non tarpiamo le ali a nessuno.

Avevo chiamato Giuntoli, tre anni fa, per farlo diventare il nuovo direttore sportivo ma non si fece niente perché perdemmo i play off. Sarebbe bello avere una sinergia con il Napoli, non per valorizzare i giovani azzurri, ma per crescere insieme. Non siamo il feudo di nessuno. Ciciretti? Ho parlato con il ragazzo e lui voleva la Serie A e ora c’è l’ha con il Benevento, per farlo partire dovrebbe arrivare una squadra che gli garantisca la Champions League ma con gli azzurri non si sono mai fatto avanti per Ciciretti. Per migliorare lo stadio ci incontreremo con il comune già la settimana prossima. Baroni? La nobiltà non è stata abolita in Europa ma lui ha un ‘feudo’ da salvaguardare”.

Rai – Il Napoli non molla Leno del Leverkusen, Zapata potrebbe sbloccare l’affare

A Radio Crc, nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’, è intervenuto Ciro Venerato, giornalista della Rai esperto di calciomercato. Ecco quanto evidenziato:

“Il Napoli continua ad avere contatti per Neto. La Juventus è a conoscenza dell’interessamento ma non c’è stato ancora alcun contatto diretto tra le due società.
Resta in piedi anche la pista che porta a Leno del Bayer Leverkusen. Ieri Giuntoli ha avuto un colloquio con l’entourage del giocatore: il club tedesco chiede 20 milioni, il calciatore 2,5 per cinque anni. Cifre che al momento il Napoli non potrebbe permettersi ma occhio a Duvan Zapata. Potrebbero arrivare offerte superiori ai 20 milioni dalla Cina, in quel caso si tenterebbe l’affondo per Leno”.

Domitia Cup, il 17 giugno il via al torneo

Domitia Cup, il 17 giugno il via al torneo

Organizzato dalla Gp Sport events, sabato 17 giugno si terrà la terza edizione della Domitia Cup, torneo di calcio giovanile riconosciuto dalla FIGC, riservato alle categorie 2006/2007/2010, presso il centro sportivo “Sporting Club Malibù” di Baia Domizia (centro sportivo dotato di N.4 campi di calcetto, N.1 campo di calciotto, piscina, N.2campi di tennis e N.1 campo di basket). Ci saranno 15 società provenienti da tutte le provincie della regione Campania, 30 squadre, per un totale di circa 350 ragazzi. L’obiettivo è di trascorrere una giornata di sport in un centro sportivo immerso nel verde, e soprattutto quello di valorizzare un territorio importante come quello del litorale Domitia. Torneo per grandi e piccoli, animazione, balli latino americani, e gonfiabili. Saranno premiati tutti i ragazzi partecipanti, i migliori calciatori per categoria e soprattutto i migliori FairPlay.

Pescara: la Polizia arresta due rumeni per furto aggravato in concorso

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Nella mattinata di ieri, in via Fonte Romana a Pescara, gli agenti della Polizia  hanno arrestato due cittadini rumeni, con precedenti in materia di reati contro il patrimonio: C. N., classe ‘71 e M. M., classe ‘85 responsabili di furto aggravato in concorso, commesso in un supermercato di via Punta Penna. I, due, infatti,  avevano asportato ed occultato indosso diversi cosmetici per un valore di circa euro 70 per poi uscire di corsa dal supermercato inseguiti dai dipendenti dell’esercizio; gli stessi chiamavano il “113” e senza mai perdere di vista i malfattori, i quali tentavano di allontanarsi a piedi, indicavano alla pattuglia intervenuta la posizione dei due.

I poliziotti della Volante bloccavano gli stranieri e procedevano all’identificazione rilevando, inoltre, che uno dei due malfattori era altresì sottoposto ad obblighi di dimora e firma.

Gli arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati accompagnati presso la Casa Circondariale di Pescara in attesa del processo per direttissima.

vivicentro.it/sud cronaca

 

Partorisce e occulta il corpo del figlio nel freezer di casa

Partorisce da sola in casa e poi congela il corpicino del figlio nel freezer. È quello che ha fatto M. R., 40enne di Migliarino (Fe).

Il parto le ha causato una forte emorragia, per cui la donna martedì è stata costretta a chiedere aiuto all’ospedale di Ferrara, dove ha riferito di essere caduta 4 giorni prima. Una giustificazione che però non ha convinto i medici, i quali già avevano ipotizzato che potesse trattarsi di un aborto o di un parto prematuro. Poi a causa delle condizioni di salute gravi, M.R. è entrata in coma, ed è stato difficile chiarire subito la vicenda.

La polizia, per due giorni, ha ispezionato la casa della donna, dove vive col marito e altri 6 figli, per ritrovare il neonato, ma le ricerche sono state vane.

Ieri la donna si è risvegliata e ha confessato di aver nascosto il corpicino del bimbo appena nato nel freezer del suo appartamento. Il marito ha dichiarato di essere all’oscuro di tutto, anche che la moglie fosse incinta.

Intanto la procura e la polizia hanno aperto un’inchiesta per far luce sull’accaduto e valutare la posizione della donna e del marito. Il neonato sarà sottoposto all’autopsia per chiarire se è nato vivo o il contrario.

Buon compleanno, Paperino!

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9 giugno 1934, dalla fantasia di Walt Disney nasceva Paperino

La nascita di Paperino risale al 9 giugno del 1934 con la sua prima apparizione cinematografica nelle vesti di Donald Duck, il cortometraggio d’animazione della serie “Sinfonie allegre” prodotto negli Stati Uniti d’America dalla fantasia di Walter Elias Disney e diretto da Wilfred Jackson, della durata di 8 minuti, dal titolo originale “The wise little hen” (“La gallinella saggia”).

Il film è basato sulla fiaba popolare russa e in particolare sulla versione americana del 1911 illustrata da Jessie Willcox Smith. La prima bozza risale al mese di novembre dell’anno prima.

La gallinella saggia voleva piantare il grano e poi raccoglierlo per dare ai pulcini delle belle torte fragranti da mangiare, ma i due pigroni, il maiale Peter Pig e il papero Donald Duck, si rifiutavano di aiutarla fingendo colossali mal di pancia. Alla fine, i due furbi presentandosi per una fetta di torta, venivano serviti, visti i mal di pancia, con dell’olio di ricino.

Il 16 febbraio 1934 uscì un altro adattamento della fiaba dal titolo “La gallina e il porcellino”.

Chi si è occupato esclusivamente dell’universo di Paperino, l’inventore di Paperopoli e di molti dei suoi abitanti, tra i quali Paperon de’ Paperoni, è Carl Barks, l’uomo dei paperi. Fumettista statunitense, è uno dei più grandi maestri della storia del fumetto e ha influenzato diverse generazioni di artisti ed illustratori, grazie alla sua fervente creatività. Fu tra i primi tre fumettisti ad essere inserito nella Will Eisner Hall of Fame nel 1987, anno della sua fondazione.

Quando preparava le storie di Paperino, si faceva aiutare dalla moglie, Margaret Williams, pittrice, chiamata dagli amici Garé, che gli completava gli sfondi. Se disegnava l’interno del deposito di Zio Paperone raccomandava alla moglie: “Disegna tutte le monete. Sai che si sente derubato se ne dimentichi qualcuna”.

Donald Fauntleroy Duck, semplicemente Paperino, unico personaggio Disney con un secondo nome, è un papero pechino di 83 anni, bianco, becco e piedi arancioni (inizialmente il becco era lungo e le sue mani erano più come piume), con una blusa e un berretto da marinaio (non indossa mai i pantaloni, solo un costume da bagno quando va a nuotare), è un personaggio ad altissima capacità di identificazione perché ha molte sfaccettature.

È sfortunato, ma anche simpatico. Lavativo, ma generoso. Ha un carattere ricco di chiaroscuro, proprio come tutti, nella vita reale. Per qualcuno rappresenta il bambino che si nasconde dietro ognuno di noi, un eterno adolescente, sfortunato e insicuro, alle prese con grandi potenzialità e contraddizioni altrettanto grandi. Ha profondità, nonostante sia un personaggio dei fumetti. Visione del personaggio coerente con il clima da economia di guerra esistente all’epoca.

Lo schema dei rapporti familiari tra Paperino e gli altri parenti di Paperopoli secondo Carl Barks, è il seguente: nato venerdì 13 marzo, così riferisce la sua biografia ufficiale rilasciata nel 1941 (la targa sulla sua macchina è 313, riferita al suo compleanno) da mamma Ortensia de’ Paperoni e da papà Quackmore Duck. Una sorella gemella, Della Duck, madre di Qui, Quo e Qua (Huey, Dewey e Louie) che spesso dovevano sorbirsi i discorsi su quanto era buono Paperino, e una fidanzata, sì anche lui ha una fidanzata, la sua amata Paperina (Daisy Duck). Paperon de’ Paperoni (zio materno), Gastone Paperone (cugino di primo grado), Paperoga (cugino di primo grado), Abner Duck (cugino di primo grado), Sgrizzo Papero (cugino di terzo grado), Nonna Papera (nonna paterna), Humperdink Duck (nonno paterno), Matilda de’ Paperoni (zia materna), Fergus de’ Paperoni (nonno materno), Piumina O’Drake (nonna materna), Clinton Coot (bisnonno paterno), Gertrude Folaga (bisnonna paterna), Cornelius Coot (trisavolo paterno) e infine Ciccio (cugino di terzo grado).

Anche “nemici”, due scoiattolini, Cip e Ciop (Chip & Dale); due creature che sembrano essere molto dolci, ma che a volte rendono la vita di Paperino estremamente difficile. Spesso riescono a superarlo in astuzia, ma qualche volta Paperino li ricambia con altri scherzi.

In Italia appare per la prima volta in un supplemento del settimanale Topolino edito dalla Casa Editrice Nerbini nel 1935 e successivamente, con il passaggio dei diritti alla Mondadori, guadagna una testata propria con il settimanale Paperino nel 1937 edito dalla A.P.I. e inizia ad apparire su tutte le testate Mondadori che pubblicano materiale Disney.

Esistono cinque identità diverse di Paperino: Paolino Paperino (sfortunato), Pikappa (supereroe ipertecnologico) e tre segrete.

Prima identità segreta di Paperino è stata quella di Paperinik. Personaggio dei fumetti nato da un’idea di Elisa Penna e sviluppata dallo sceneggiatore Guido Martina e dal disegnatore Giovan Battista Carpi, apparso per la prima volta nel 1969 su Topolino n°706. Un Paperino non solo scansafatiche ma addirittura dai discutibili principi morali: maltratta i nipotini, inganna e deruba l’amico Archimede Pitagorico e lo zio Paperone facendone incolpare un innocente Gastone.

L’agente segreto della P.I.A. (Paperon Intelligence Agency) Qu-qu 7 (Agente quasi qualificato 7), servizio segreto ideato da Paperon de’ Paperoni a difesa del proprio patrimonio e infine Double Duck, abile agente segreto a servizio di una misteriosa “Agenzia”.

Nel 1999 debutta il personaggio Paperino Paperotto, che non è altro che Paperino da giovane.

Tantissime le edizioni estere e diversi i nomi di Paperino nel mondo. Bottouta in Arabia, Tang Lao Ya in Cina, Aku Ankka in Finlandia, Schnatterich in Germania, Donal Bebek in Indonesia e Donald Dak in Russia.

Paperino è stato doppiato in più di 80 anni solo da due persone: l’attore, doppiatore e cantante statunitense Clerence Charles Nash detto Ducky, dal 1934 al 1983. Dal 1985, dopo la morte di Nash, il testimone passò all’animatore e doppiatore statunitense Tony Anselmo

A Paperino sono stati dedicati videogiochi ed è comparso in oltre 200 produzioni cinematografiche una delle quali, “Der Fuehrer’s Face”, gli permise la vittoria agli Oscar nel 1943 come Miglior Cortometraggio d’animazione, in cui il personaggio di Paperino viene utilizzato dalla propaganda americana durante la 2° Guerra Mondiale contro il regime nazista.

Nel 1944, nella storia “Paperino chimico pazzo”, viene citata una molecola, il Carbene, la cui chimica sarà nota solo negli anni sessanta.

Nel 1958 è apparso dietro ad uno schermo presentando gli Oscar.

Nel 1973 apparve il personaggio “Howard il papero” dell’Universo Marvel e fu accusato di plagio nei confronti di Paperino per via della grande somiglianza tra i due. Alla fine, al personaggio della Marvel, furono aggiunti dei pantaloni.

Il 26 settembre 1995 fu scoperto un asteroide, dagli astronomi italiani Pierangelo Ghezzi e Piero Sicoli, a cui fu dato il nome di “12410 Donald Duck”.

Nel 2004 ha ottenuto una stella nella celebre Walk of Fame di Hollywood, quartiere della città di Los Angeles, nell’anno del suo 70° compleanno.

In occasione del suo 80esimo compleanno il settimanale Topolino pubblicò uno speciale numero da collezione, il n.3054, impreziosito dalla copertina firmata dal maestro Giorgio Cavazzano. Per la prima volta, Topolino cedette il timone del giornale proprio a Paperino, che si improvvisò direttore, occupandosi della rubrica della posta, delle interviste e scrisse perfino l’editoriale.

Carl Barks diceva: “Mi piaceva lavorare con il papero, perché potevo riempirlo di botte, fargli male, farlo cadere da un precipizio. Mi divertivo un sacco con Paperino. Con Topolino sarebbe stato un po’ pericoloso, perché Topolino deve sempre aver ragione. Col papero avevo un personaggio comico e potevo trattarlo male e prendermi gioco di lui.”

Vincenzo Vanacore

Cdm: primo esame per il decreto sul Reddito di inclusione

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Arriva in Consiglio dei Ministri, per un primo esame, il decreto legislativo che introdurrà in Italia il Reddito di inclusione a sostegno delle famiglie in difficoltà.

IL DECRETO

Il decreto attua la delega approvata a marzo e segue il Memorandum d’intesa firmato ad aprile dal premier Gentiloni. Il reddito di inclusione si rivolge a 400 mila famiglia, pari a circa 1,8 milioni di persone. Le risorse stanziate complessivamente per questo piano sono di 1,18 miliardi per il 2017 e 1,704 miliardi per il 2018. Il Rei (reddito di inclusione) sostituirà l’attuale Sia (Sostegno per l’inclusione attiva).

LA PLATEA

La platea di riferimento è quella delle famiglie con minori, disabili, donne in gravidanza e over 55 disoccupati. Il sussidio dovrebbe arrivare al massimo intorno a 480 euro al mese: 80 euro a componente fino a un massimo di 400 euro, ma sarà esteso fino a 480 euro in caso di madre single con quattro figli a carico. Obiettivo del Rei è anche quello di estendere la durata del sussidio: dai 12 mesi del Sia a 18 mesi, con possibilità di rinnovo.

Il carattere innovativo della misura sta nel fatto che la condizione di bisogno non è identificata solo con il reddito. Il disagio infatti non tocca solo la sfera materiale, ma anche quella sociale. Il rischio di povertà e esclusione sociale –  che investe il 28,7% della popolazione secondo le stime dell’Istat datate 2016 – potrebbe ampliare la platea dei possibili bisognosi di un supporto al reddito.

 

Casamicciola: l’attesa è finita, tutto pronto per l’ Holi Color Party 2.0

Di Simone Vicidomini

Mancano poche ore all’evento organizzato dalla Ellegi Spettacoli e patrocinata dal Comune di Casamicciola Terme. Tutto pronto per la seconda edizione dell’’Holi Party, la festa dei colori,dove l’intera piazza di Casamicciola si colorerà. Un’evento in cui si festeggerà l’ultimo giorno di scuola con la collaborazione da parte di tutti gli istituti scolastici dell’isola d’Ischia. Appuntamento dalle 16:30 presso il Piazzale dell’Ancora. A rendere unico ed inimitabile l’evento ci sarà in consolle: Edo Dj, il giovane rinomato e idolo di tutti i ragazzi delle scuole e non solo…con lui Simone Rossi e VANHAISER. Ad animare la grande festa dei colori ci sarà Vin_Twin, la voce più gettonata delle notti isolane.

 

L’attesa è finita…corri festeggiare con noi l’ultimo giorno di scuola…

 

  • Si consigliano abiti giornalieri non abiti eleganti o da sera le polveri sono atossiche, anallergiche, non contengono metalli pesanti e sono 100% eco friendly. Inoltre entrambe le tipologie di prodotto misurano 52 Micron rendendole sicure anche se inalate.

 

Ufficiale il programma della prossima Tim Cup. Per la Juve Stabia esordio a luglio..

Juve Stabia: il 30 luglio 2017 scatterà la nuova stagione

La Lega Serie A ha provveduto a rendere noto il programma ufficiale della prossima Tim Cup, alias la Coppa Italia; quella della stagione 2017/18. Come da tradizione, a scendere nel primo turno in campo saranno prima le squadre di Lega Pro e Serie D; poi nel secondo turno scenderanno in campo le compagini di Serie B, mentre solo nel terzo turno scatterà la Coppa Italia per le squadre di Serie A.

Soltanto le semifinali si giocheranno in doppia gara; tutti i turni precedenti, ed ovviamente la finale, saranno in gara unica.

Queste le date: il primo turno scatterà domenica 30 luglio 2017; anche la Juve Stabia quindi vedrà cominciare ufficialmente la sua stagione in questa data.

Il secondo turno partirà domenica 6 agosto 2017, seguito immediatamente dal terzo turno, sabato 12 agosto 2017.

Si dovrà invece aspettare mercoledì 29 novembre 2017 per il quarto turno.

Ottavi di finale il 13 dicembre 2017 ed il 20 dicembre 2017; quarti di finale il 27 dicembre 2017 ed il 3 gennaio 2018; le semifinali il 31 gennaio 2018 ed il 28 febbraio 2018; tutte le gare si giocheranno quindi di mercoledì.

La finale si disputerà domenica 27 maggio 2018, con mercoledì 9 maggio 2018 quale data alternativa nel caso una delle finaliste sia impegnata anche nella finale di Champion’s League.

Gli accoppiamenti ed il tabellone saranno resi noti intorno alla metà di luglio.

ESCLUSIVA VIDEO – L’ex Moretti: “Manniello è un vero tifoso: sono convinto di una cosa sul futuro della Juve Stabia”

L’ex Moretti: “Manniello è un vero tifoso: sono convinto di una cosa sul futuro della Juve Stabia”

Allo stadio Pinto di Caserta, in occasione della cerimonia di apertura dell’edizione IX del Memorial ‘Gianni Scalera’, abbiamo raggiunto, in esclusiva, l’ex calciatore della Juve Stabia, Vincenzo Moretti. Queste le sue dichiarazioni alla redazione di ViViCentro.it.

a cura di Ciro Novellino

Addio Conti, il calciatore andrà al Milan

Addio Conti, il calciatore andrà al Milan

Come riporta La Gazzetta dello Sport l’accordo tra il Milan e l’entourage di Andrea Conti sarebbe stato raggiunto nella tarda serata di ieri: “L’incontro nella sede rossonera è durato tre ore, tutto il tempo che merita un difensore goleador. Ieri a Casa Milan è rimasta accesa soltanto una luce, ai piani alti: era la stanza del d.s Massimiliano Mirabelli e a essere illuminato era l’incontro con Mario Giuffredi, procuratore di Andrea Conti. Il giocatore desidera fortemente trasferirsi a San Siro, al di là dell’offerta contrattuale comunque molto vantaggiosa. Nel lungo vertice di ieri il d.s. rossonero ha proposto un quinquennale a due milioni netti a stagione: l’intesa tra Milan e giocatore è ormai cosa fatta”.

Chiriches ha chiesto la cessione, due club turchi su di lui

Chiriches ha chiesto la cessione, due club turchi su di lui

Secondo Tuttosport: Vlad Chiriches ha già fatto sapere di volere cambiare aria al più presto. Pur essendo la seconda scelta con più minuti all’attivo in campionato, il centrale vuole giocare di più e «sentirsi importante». Gli sono arrivate, in questi giorni, offerte allettanti dalla Turchia, da Galatasaray e Antalyaspor, e le sta esaminando con grande interesse. Il ds Cristiano Giuntoli ha chiesto tempo, onde evitare qualche altra partenza a sorpresa e per trovare un’alternativa la rumeno”.

Il Napoli attende offerte per Pavoletti: tre club italiani su di lui, 20 mln la richiesta

Il Napoli attende offerte per Pavoletti: tre club italiani su di lui, 20 mln la richiesta

Mertens centravanti, Milik l’alternativa ed ecco perche’ lo spazio sara’ ridotto per Pavoletti con gli azzurri pronti a prendere in considerazione eventuali offerte che arriveranno a destinazione. Come riporta l’edizione odierna de Il Mattino: “I primi sondaggi fatti da Genoa, Udinese e soprattutto della Lazio sono trattative ancora in fase embrionale. La valutazione e’ di venti milioni, il club di Lotito non arriverebbe a questa cifra”.