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Keita nuovamente nel mirino del Napoli: offerti 22 milioni ma c’è sempre la Juventus

Ritorno di fiamma in casa Napoli: spunta nuovamente il nome di Keita Baldé. Secondo quanto riporta l’edizione odierna del Corriere dello Sport, De Laurentiis sta lavorando con la Lazio per capire se ci sono margini. Pronta un’offerta di 22 milioni per il club biancoceleste, proposta ritenuta ancora bassa da Lotito che ne chiede trenta. Sul giovane attaccante senegalese c’è sempre la Juventus ma il Napoli spera di convincere il ragazzo con la qualificazione in Champions League. Una carta che potrebbe rappresentare uno stimolo in più per il classe ’95.

Rulli piace ma non c’è stato alcun contatto tra il suo entourage e il Napoli

Rulli di qua, Rulli di là. A quanto pare di “rulli compressori” ci sono solo alcune voci di mercato che accostano al Napoli un portiere dopo l’altro. Geronimo Rulli, per l’appunto, viene con insistenza accostato al Napoli ormai da settimane. Di vero c’è che il ragazzo piace, ma probabilmente non si va molto oltre. Gioco delle parti in casa Real Sociedad e nell’entourage del giocatore, che a quanto pare non ha mai avuto alcun contatto con Giuntoli o qualsiasi altro rappresentante del Napoli. Anzi, a lui interessa solo giocare titolare per puntare ai Mondiali dell’Argentina. Mentre la Real Sociedad, probabilmente, non si deciderà mai a cederlo prima della prossima estate. Il Napoli però ci ha provato, e sembra intenzionato a riproporsi per la prossima sessione estiva, quando bisognerà parlare anche col Manchester City, che ad oggi fa solo da “consulente” esterno alla Real Sociedad ma che non è interlocutore.

ECCO PERCHÉ IL CLUB azzurro si sta decidendo a chiudere il discorso portieri in fretta. Anche Sarri vorrebbe chiarezza in vista del play off di Champions. L’opzione più valida resta quella di Orestis Karnezis, che aspetta il Napoli e che per l’azzurro ha già rifiutato qualche offerta. Chi conosce il greco lo ha sentito sicuro del suo passaggio al Napoli, che lo ha chiesto all’Udinese in prestito, che però vorrebbe cederlo a titolo definitivo. Ma con il club friulano si apre un altro fronte: è quello legato a Leonardo Pavoletti, l’attaccante simpatico a tutti i tifosi che però rischia di non trovare spazio.

L’Udinese lo vuole e Leonardo gradisce la destinazione. Il Napoli è disposto al prestito (non si esclude della durata di due anni) ma vorrebbe inserire in questo meccanismo anche Karnezis, in modo da avere anche lui a titolo temporaneo. Pozzo riflette, ma Pavoletti spinge per Udine, che preferisce al ritorno al Sassuolo, ma anche alle offerte di Spal e Benevento, che avrebbero comunque problemi di ingaggio. Se Napoli e Udinese riuscissero a fare almeno uno di questi affari, sarebbe la nona di fila a partire dalla stagione 2008-2009. Domizzi, Quagliarella, Denis, Inler, Armero, Allan, Zapata e Zielinski. Ogni anno c’è sempre un affare tra le due società. Che sia anche questa la volta buona?

Fonte: Giovanni Scotto – Il Roma

Hamsik: “Vogliamo lo scudetto ma sappiamo che non sarà facile. Io mai come Higuain”

Il capitano azzurro Marek Hamsik ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera.

Ancelotti da calciatore ha fatto le fortune di Roma e Milan, lei crede di aver fatto quelle del Napoli?
“Bisogna prima vincere per dirlo. E questo può essere l’anno giusto. Da tempo giochiamo bene, tutti ci riconoscono qualità e organizzazione. Siamo un gruppo forte e stavolta, credo, possiamo farcela. Del resto, sono qui da così tanto tempo che non posso nascondermi: l’ambizione sarebbe quella di regalare lo scudetto a questi tifosi meravigliosi che mi hanno adottato”.

Sarri ci va più cauto, prudenza o scaramanzia?
“Questione di ruoli. Lui fa bene a tenere tutti con i piedi per terra, sa che ci sono tante insidie ed è giusto che non alzi troppo le aspettative. Anche noi sappiamo che l’impresa non sarà semplice, ma sarebbe ipocrita negare che vogliamo vincere. C’è questa possibilità e dobbiamo sfruttarla. Abbiamo anche un vantaggio”.

E quale sarebbe?
“La Juventus ha perso Bonucci, un giocatore di grande personalità. Vogliamo approfittarne”.

Bonucci ha rinforzato un’altra concorrente, però.
“Vedremo in che modo. Il Milan sta facendo un grande mercato, è giusto che provino a rilanciarsi. Ma per me resta la Juventus la squadra da battere. Il gruppo, la conoscenza tra calciatori sono sempre un valore aggiunto”.

Milan, Inter e Roma: chi teme di più?
“Sono tutte competitive. D’istinto dico l’Inter, ha preso Spalletti che è un grande allenatore e ha fatto bene ovunque. Mi aspetto molto. Bisogna vedere quanto tempo poi impiegherà la nuova Roma di Di Francesco”.

Giusto l’addio di Totti?
“A 40 anni credo di sì. Al di là dei titoli Totti è un campione vero. Ha dato tutto per la maglia, cuore, anima e forza. Senza cambiarla mai. Amore assoluto”.

Lei è sulle sue orme. Poteva andare al Milan qualche anno fa, più recentemente si era fatta avanti la Juventus. Come si fa a dire di no a club così competitivi?
“A Napoli sono sempre stato bene, perché andare via? Mi sono sempre sentito importante per questa squadra e ho scelto di continuare a esserlo. Alla fine chi è andato via poi si è sempre pentito. Qualche titubanza l’ho avuta per il Milan, ma ero anche più giovane. Alla Juve non ho mai realmente pensato”.

Perché?
“Ma ha visto cosa è successo per il Pipita? Il calcio è così, nessuno perdona se passi con la rivale storica. Certe scelte andrebbero rispettate, ma capisco l’amore dei tifosi e non gli avrei fatto questo torto”.

Poteva cambiare procuratore, Raiola aveva puntato anche lei.
“Si, l’operazione con il Milan era sua. Ma comprese che non avrei lasciato il mio procuratore storico che mi segue da quando sono nel calcio professionistico e al quale devo tanto. E mi ha lasciato tranquillo”.

Hamsik bandiera del Napoli, si può dire?
“Beh, è la mia seconda casa. Sono orgoglioso di questa piazza, di essere un idolo per i tifosi”.

Undicesimo anno con Aurelio De Laurentiis, da capitano ci ha mai litigato?
“De Laurentiis non è una persona facile, ma chi lo è? Gli riconosco capacità imprenditoriali, ha idee e vorrebbe fare sempre tante cose. È una persona di cuore e mi ha sempre accontentato”.

I giocatori più forti con cui ha giocato?

“Higuain, Cavani e Lavezzi”.

Il più forte di questo Napoli?

“Siamo una buona squadra, ma credo che Lorenzo Insigne abbia qualità impressionanti. È cresciuto, ha imparato anche a difendere. Dovrà continuare così”.

Hamsik dove si colloca? Nedved dice di rivedersi molto in lei.
“Lo ringrazio, ma è fin troppo generoso. Ha avuto una carriera incredibile. In campo ha sempre combattuto come un leone, era il mio idolo. Dovrei vincere un Pallone d’oro e se ne potrebbe riparlare. Sono ancora in tempo…”.

Sempre con la cresta così alta?
“Finché giocherò a calcio, avrò sempre i capelli così, sono un portafortuna”.

Leader silenzioso e anche poco social.
“Ne faccio un uso moderato e non pago nessuno per mettere foto o fare post per me”.

Canali molto utilizzati anche dalle mogli dei calciatori.
“Vedo. La mia non si permetterebbe mai di fare un commento sul mio lavoro. Sono un uomo fortunato!”.

Chi era Vincenzo Ruggiero: selfie, risate e notti in discoteca

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Ha lo sguardo imbronciato e il sole dritto in faccia, nell’ultima foto postata su Facebook. Un selfie come tanti, che campeggia sulla sua bacheca, pronta a essere riempita all’occorrenza di foto, parole e stralci di canzoni. Pezzi di vita che scorre rapida, tra amicizie, serate in discoteca e risate. Tante, proprio come quelle di milioni di ragazzi. Così era la vita di Vincenzo Ruggiero, 25enne di Parete, fatto a pezzi dal compagno della sua coinquilina trans e il cui cadavere è stato trovato ieri sera mutilato dai carabinieri in un garage in via Scarpetta nel quartiere Ponticelli, zona orientale di Napoli. I militari stanno ancora procedendo all’identificazione del corpo, ma hanno pochi dubbi che si tratti di Vincenzo.

Un raptus di gelosia avrebbe spinto Ciro Guarente, 35 anni, a uccidere Vincenzo, trucidato durante un litigio. L’uomo lo avrebbe assassinato perché convinto che la sua compagna trans Heven Grimaldi avesse una relazione con lui. Era stata la stessa Heven, consulente d’immagine polacca, a denunciare la scomparsa del suo amico, di cui si erano perse le tracce dal 7 luglio scorso. Prima la ragazza ne aveva segnalato l’allontanamento e poi aveva fatto appello a ‘Chi l’ha visto?’, ignorando che la vita di Vincenzo era stata spezzata per sempre dalla furia omicida del suo compagno. “Ho assolutamente bisogno di sapere che stai bene – diceva nel videomessaggio – ti prego io non posso obbligarti a tornare, ma mi auguro che tu stia bene. Sei importante per me“.

Scorrendo i profili social di Heven e Vincenzo, è facile intuire quanto i due fossero legati. Sembrano fratello e sorella mentre si abbracciano davanti alla telecamera prima di marciare insieme al gay pride, piuttosto che due amanti. O quando si mettono in posa con i loro “sorrisi vincenti e sguardi ammiccanti”. Due ragazzi come tanti altri, due anime che si erano trovate senza troppe pretese, pronte ad aiutarsi e condividere qualche spiraglio di felicità. Lavorava come commesso, Vincenzo, e nelle foto postate a centinaia sul proprio profilo, sorride sempre. Spesso è in compagnia di amici, li abbraccia, si diverte, mima lo sguardo da duro. Immagini che ora sembrano lontane, perse per sempre, inghiottite dalla rapidità di cui vivono e si nutrono i social.

Laura Pausini e Giorgia, ma anche le canzoni di Ariana Grande e George Michael facevano da colonna sonora al mondo a colori di Vincenzo. “Parlano di te che non hai regole – scriveva qualche mese fa, citando ‘Oronero’ di Giorgia – La gente parla quando non ascolta neanche se parlano di me che non mi amo davvero. Ma una carezza sul mio viso è il mio primo pensiero. Parlano di noi, che abbiamo tutti contro ma tu sei come me so che rimarrai al mio fianco”. Heven era una di quelle. Sempre lì, pronta ad aiutarlo, a tendergli la mano nei momenti di difficoltà. Si era presa cura di lui, lo aveva accolto in casa. Vincenzo era il suo migliore amico, tutta la sua vita. Non avevano legami di sangue ma erano fratelli nell’anima. E’ Heven, ora, ad affidare ai social tutto il suo dolore.

“E’ inutile esprimere il mio dolore qui sopra perché non ho più alcuna forza” scrive Heven nell’ultimo post, dove racconta di come Vincenzo fosse la sua vita, “vita che ora non ho più”. “Ho sempre aiutato Vincenzo in qualunque modo mi è stato possibile, soprattutto nell’ultimo periodo – scrive Heven – dove a seguito di un feroce litigio in famiglia ho prelevato Vincenzo portandolo in pronto soccorso per poi tenerlo a vivere con me. Ho provveduto a lui economicamente, gli ho lasciato la mia auto, mi sono curata di lui con tutti i mezzi a disposizione perché Vincenzo era la mia vita, vita che ora non ho più”.

Ho perso in una sola tragedia le due persone più importanti della mia vita – conclude – il mio migliore amico e fratello, il mio fidanzato con il quale ho trascorso 7 lunghi anni della mia esistenza, la mia casa, la mia vita. Se non capite il mio dolore almeno siate umani. Grazie”.

Cronaca

adnkronos/Federica Mochi/Selfie, risate e notti in discoteca: chi era Vincenzo

Orrore a Napoli: trovato corpo di un attivista gay ucciso e fatto a pezzi per gelosia

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Il cadavere è stato rinvenuto nel pavimento cementato di un vano attiguo ad un autolavaggio in via Scarpetta, nei pressi dell’abitazione dei genitori del 35enne arrestato per il delitto e reo confesso. A darne la certezza sono gli esami anatomopatologici, il corpo, infatti, è in avanzato stato di decomposizione.

Sarebbe quello di Vincenzo Ruggiero, 25 anni, attivista gay di Parete nel Casertano, ucciso la scorsa settimana dall’ex compagno di un trans che frequentava, il corpo senza vita trovato ieri sera dai Carabinieri in un garage in via Scarpetta nel quartiere Ponticelli, zona orientale di Napoli. I militari stanno ancora procedendo all’identificazione del cadavere, fatto a pezzi dall’omicida.

Due giorni fa i Carabinieri del reparto territoriale di Aversa hanno eseguito un provvedimento di fermo emesso dal pm nei confronti di Ciro Guarente, 35enne originario di San Giorgio a Cremano ma residente a Giugliano in Campania, indagato per omicidio e occultamento di cadavere.

Guarente ha poi confessato di aver ucciso Ruggiero, da lui considerato rivale in amore, e di aver gettato il cadavere in mare. Le ricerche finalizzate al ritrovamento del corpo della vittima sono state svolte inizialmente con il supporto delle unità della Capitaneria di Porto di Napoli, fino al ritrovamento ieri sera a Ponticelli del cadavere che i militari ritengono con buone possibilità possa essere proprio quello di Vincenzo Ruggiero.

Ciro Guarente sospettava che Vincenzo avesse una relazione con il suo compagno. Ruggiero era molto attivo nell’ambito della comunità lgbt campana. Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, ha dedicato all’amico scomparso il 7 luglio un post su Facebook poco dopo aver appreso la notizia del fermo di Guarente, spiegando di essere anche stato contattato in privato da quest’ultimo e di aver vissuto ore di “ansia, paura e angosce”. Ruggiero è stato ricordato anche con una fiaccolata in piazza Bellini a Napoli sabato 29 luglio.

Chi era Vincenzo Ruggiero
CRONACA • SUD – CRONACA

Chi era Vincenzo Ruggiero: selfie, risate e notti in discoteca

Ha lo sguardo imbronciato e il sole dritto in faccia, nell’ultima foto postata su Facebook. Un selfie come tanti, che campeggia sulla sua bacheca, pronta…

redazione vivicentro campania /agi /adnkronos

Corleone: il Comune sciolto per mafia dove la Chiesa si veste da Stato

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Andrea Malaguti è stato a Corleone: nel Comune sciolto per mafia dove la Chiesa si veste da Stato, per i giovani rimane solo il volontariato.

Contrada San Marco a Corleone dove la Chiesa si veste da Stato

Comune sciolto per mafia, per i giovani c’è solo il volontariato

CORLEONE – La donna ha tre figli che non sa come campare, i denti larghi, curati male, una vita che spesso fa schifo e un marito libico che se n’è andato al nord lasciandola sola dopo averle dato un sacco di botte. Eppure oggi si sente bene. Se si gira verso destra, dall’altra parte della strada, ma in qualche modo lontanissima, vede Corleone, distesa irregolarmente sotto la coperta delle sue contraddizioni e delle sue paure. E davanti, con la sua bellezza stanca e i suoi campi di grano anneriti da incendi intimidatori, la valle del Belice. Il silenzio quotidiano è fatto più di solitudine che di pace, di guerre di cui non parla più nessuno lontano da qui, di controllo del territorio.

Ma è a guardare sotto, dal balcone della piazzetta, arredata con lampioni sfondati dalle sassate, che questo pomeriggio le si alleggerisce il cuore. «Lei non sa che regalo ci ha fatto don Luca, nessuno pensa a noi». Don Luca, che è un frate – quello degli spot dell’8 per mille, «chiedetelo a don Luca» – farfuglia qualcosa imbarazzato e dà il merito al vescovo. «Ha organizzato tutto lui, monsignor Pennisi». Poi dice: «dai, manda di sotto i ragazzi a giocare con gli altri», mentre l’aria all’improvviso si riempie della musica delle chitarre degli animatori di RelAttiva, un’associazione che crede nella relazione – qualcuno ricorda ancora il significato della parola? – come prima fonte di benessere. Solo che le relazioni tra i cinquecento abitanti del quartiere, dei loro figli senza futuro, sono rasoterra.

E spesso sono fatte di risse e di insulti. Di furti di acqua e di corrente. Di liti per i rumori molesti, per i latrati dei cani, le bici rubate, lo spaccio della marijuana e per l’alcol. Di povertà e piccoli lavoretti, di raccolta di fieno e di meloni e, quando capita, di manovalanza a basso costo per Cosa Nostra. «Il peccato è figlio del bisogno», dice la signora prima di segnarsi fronte, petto e spalle. E i servizi sociali? «Ci vogliono soldi anche per quelli e qui non ce ne sono», spiega don Luca. I ragazzi si arrangiano come possono, rischiando di diventare inutili come alberi che crescono bassi e storti senza mettere foglie.

«Eppure io in loro ci credo. La nostra comunità ci crede». Per questo RelAttiva, i frati, i volontari e la parte migliore delle confraternite di Corleone, quelle che ospitano gli immigrati e insegnano loro l’italiano, adesso sono qui. Per stare un pomeriggio assieme dove assieme non sta nessuno. I giovani del quartiere sono diffidenti. Guardano dai balconi, dalla collina, da dietro le macchine e solo quando sentono la musica e vedono il cibo decidono che sta succedendo qualcosa che non succede mai. Qualcosa che rischia persino di farli stare bene.

LE CASE ABUSIVE

Contrada San Marco scivola lungo un declivio bollente consegnato alle case popolari. Metà, la parte più alta, le ha prese chi ne aveva diritto. L’altra metà le hanno occupate abusivamente, arrivando anche da Palermo. Hanno sfondato le porte e hanno detto: nostre. Come se vivere lì fosse un privilegio. Nella diocesi a più alta infiltrazione mafiosa della Sicilia, quella di Monreale, guidata da un vescovo settantenne abituato a confrontarsi con la strada, a viverci in mezzo, contrada San Marco è forse la periferia più periferia di tutte. Pensato come quartiere residenziale, si è trasformato in fretta in un ghetto. Più che Milano 2 sembra lo Zen. Gli unici libri sono quelli della parrocchia e per arrivare a scuola servirebbe un pullmino. Che però non c’è. O meglio c’è, ma passa da un’altra parte nonostante le preghiere di deviare il tragitto di un paio di chilometri, mica tanto, una cosa semplice, che non si fa. Il tasso di evasione scolastica è tra i più alti d’Italia.

Il paradosso, in una terra che nella storia di questo Paese ha un significato preciso, è che di Stato dovrebbe essercene moltissimo, perché il 10 agosto del 2016 il Comune di Corleone, sul cui cartello d’ingresso spicca un involontariamente autoironico: «benvenuti nella capitale mondiale della legalità», è stato commissariato per infiltrazioni mafiose. I commissari sono addirittura tre. Ma lo fanno part time. Perché devono occuparsi altrove di problemi altrettanto seri, come gli sbarchi dei profughi sulle coste di Pozzallo. A Corleone ci vengono a rotazione, tre volte a settimana. E la loro vera ossessione è chiudere un buco di bilancio da sei milioni di euro. Per il resto si vedrà. Così, di notte, il paese di Riina e Provenzano, in cui Ninetta Bagarella gestisce ancora il tesoro di famiglia (l’ultimo sequestro dei Ros è arrivato il 19 luglio), resta con le strade al buio. L’acqua è razionata e se non ci fosse la solidarietà di una parte della società civile, sostenuta da una Chiesa che, dopo decenni di collusioni, curiosamente si mobilita, finirebbe per andare tutto in malora. «Il nostro ruolo dovrebbe essere sussidiario, invece finisce per essere centrale», dice don Luca. Interessa a qualcuno?

«GIOCHIAMO A FARE IL BOSS»

Stamattina Monsignor Pennisi si è svegliato alle sette. Lasciando Monreale è passato da Tagliavia per la festa della raccolta del grano e mentre la macchina lo porta a Corleone racconta di una diocesi dove i bambini giocano a fare i boss mafiosi e dove a Prizzi, tra Corleone e Sciacca, l’alcol e la droga sono diventati il problema più grosso tra giovani abbandonati a loro stessi. Riceve la telefonata di un magistrato minacciato dalla mafia assieme a un giornalista. Gli dice: «vediamoci presto». Poi giura che esiste sempre una strada buona da prendere. «Questo dirò oggi a Corleone. Dirò, citando Francesco, che i giovani devono avere il coraggio di vivere felici. Aggiungerò che Corleone è libera. Che nessuno è padrone del loro destino». E quando sale sul palco improvvisato del quartiere San Marco – uno dei tanti non luoghi italiani – è esattamente questo che dice. Sembra una cosa da poco. Invece è molto.

«In questa piazza faremo arrivare un container e lo trasformeremo in un punto di ascolto. Saremo qui ogni giorno. Per fare sentire a queste persone che non sono sole», dice don Luca. Prende Monsignor Pennisi sotto braccio e lo porta in casa di Giovanna, che ha tre figli – una in comunità a Partinico, uno con piccoli problemi di fumo e di spaccio e uno ancora troppo piccolo – e un corpo enorme fatto esplodere da qualche ghiandola fuori controllo. Ha gambe maldestre che hanno smesso di ubbidirle e quando vede il Monsignore gli occhi le si riempiono di lacrime. «E’ bello che lei sia qui», dice sottovoce. E si piega a baciargli una mano, come se solo in questo modo potesse contenere tutto il dolore che ha dentro. Così la domanda ritorna identica: interessa a qualcuno?

Ragazzi senza famiglia, l’incubo dei 18 anni

CRONACA • L’ESPERTO

Ragazzi senza famiglia, l’incubo dei 18 anni per 28mila ragazzi allontanati dalle famiglie

Per i 28mila ragazzi allontanati dalle famiglie d’origine per decisione dei Tribunali dei minori compiere 18 anni significa perdere ogni tutela: niente più…

vivicentro.it/cronaca
vivicentro/Corleone: il Comune sciolto per mafia dove la Chiesa si veste da Stato
lastampa/Contrada San Marco a Corleone dove la Chiesa si veste da Stato ANDREA MALAGUTI – INVIATO A CORLEONE

Venezuela, ancora morti nella protesta anti- Maduro

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In Venezuela la tensione è alta per l’elezione dell’Assemblea Costituente voluta da Nicolas Maduro. Nonostante il divieto di manifestare imposto dal governo,  i dimostranti hanno occupato diverse strade e gli scontri con le forze armate hanno tinto (ancora) di sangue le strade del Venezuela. Il bilancio di 12 vittime fa salire a 110 il numero di persone che hanno perso la vita dall’inizio di aprile, da quando sono iniziate le proteste anti-Maduro.

SCONTRI IN PIAZZA

Tre persone sono morte nelle proteste nelle ore prima dell’inizio delle operazioni di voto, cominciate alle 6 di mattina locali. Alle tre vittime si aggiunge un candidato dell’Assemblea Costituente, Felix Pineda, ucciso nella sua casa a Ciudad Bolivar, capitale dello stato di Bolivar nel sud est del Paese; mentre un leader dell’opposizione, Ricardo Campos, è morto nella città di Cumana. Altre due persone sono decedute durante le manifestazioni nello stato di Tachira, nell’ovest del Venezuela. Si tratta di due giovani ragazzi di 15 e 17 anni uccisi da colpi di arma da fuoco durante le proteste antigovernative. A questi si aggiungono un sergente della Guardia Nazionale e un manifestante dell’opposizione. Altri due uomini sono morti nelle proteste nello stato di Merida e un 43 enne è rimasto ucciso per un colpo di pistola alla testa durante una manifestazione nello stato occidentale di Lara.

L’ASSEMBLEA COSTITUENTE

L’Assemblea Costituente, che sarà composta da 545 membri, è chiamata a redigere una nuova Costituzione (dopo quella riscritta da Chavez nel 1999) e modificare l’ordinamento giuridico. L’opposizione vede la creazione della Costituente come un modo per accrescere ulteriormente il potere del presidente Maduro e permettergli di sciogliere il Parlamento, ora in mano all’opposizione.

Ragazzi senza famiglia, l’incubo dei 18 anni per 28mila ragazzi allontanati dalle famiglie

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Per i 28mila ragazzi allontanati dalle famiglie d’origine per decisione dei Tribunali dei minori compiere 18 anni significa perdere ogni tutela: niente più assistenza, né vitto né alloggio. Antonio Marziale, garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria fa un quadro fosco: “Sono privi di mezzi di sostentamento eppure formalmente adulti”, dice.

Ragazzi senza famiglia, i 18 anni sono un incubo: “Perdiamo casa e vitto”

Allontanati da genitori violenti, disadattati o criminali alla maggiore età vengono abbandonati al loro destino

ROMA – La maggiore età è una mannaia sul sussidio. Da 70 a zero euro. «Per i 28mila ragazzi allontanati dalle famiglie d’origine, compiere 18 anni significa perdere ogni tutela: niente più assistenza, né vitto né alloggio – afferma Antonio Marziale, garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria-.Sono privi di mezzi di sostentamento eppure formalmente adulti. Appena diventano maggiorenni non hanno più la sicurezza di un tetto e di un piatto a tavola. Perdono tutto». Per ciascun minore lo Stato paga in media 70 euro al giorno alle case famiglia e 130 euro alle comunità educative.

«A 18 anni si ritrovano soli, abbandonati al loro destino », racconta Cesare Romano, garante della Campania che ha riunito al Centro direzionale di Napoli una delegazione di di neo-maggiorenni rimasti senza tutele e, con l’assistente sociale Carmela Grimaldi, gira in lungo e in largo la regione per promuovere i «gruppi appartamento» dove seguire e rendere autonomo con un contributo chi sta per diventare maggiorenne. Dietro il ghigno e i tatuaggi Valerio Anaclerio nasconde una sofferenza che gli fanno pesare come macigni i suoi pochi anni. «Al 18° compleanno sulla torta c’erano preoccupazioni invece di candeline», sorride. Finito in una casa famiglia ad Atripalda per un motorino rubato, dopo la morte della mamma non vuole tornare a Pozzuoli («non c’entro più niente lì»). La maggiore età come una disgrazia: «Senso di vuoto, precarietà, nessuna certezza».

Accanto a lui Ahmed Sahane annuisce. «Io 18 anni li compio ad agosto», dice con un filo di voce prima di ripercorrere la sua Via Crucis che inizia con la fuga dalla Somalia, lo scampato reclutamento da parte dell’Isis, le violenze degli scafisti e il fallito reinserimento nella famiglia dello zio in Svizzera. «Sogno di diventare cuoco»,conclude. Solo un giovane su tre rientra in famiglia dopo essere stato allontanato. E una famiglia di origine su tre è povera. I minori fuori dal nucleo di origine sono 28.449, divisi a metà tra famiglie affidatarie (14.194) e comunità residenziali (14.255). Patrizia Saraceno è la vicepresidente del Ceis, il Centro di solidarietà fondato a Roma da don Mario Picchi: all’Eur, nelle palazzine di via Ambrosini, si occupa dei gruppi di minorenni dagli 8 ai 18 anni. In Italia il 60% degli affidamenti si protrae per oltre 2 anni e il 31,7% supera i 4 anni.

«Arrivano da noi ragazzi italiani e di altre nazionalità- spiega Saraceno-. Alcuni escono dai centri di accoglienza, altri ce li portano i carabinieri che li trovano per strada o sono mandati qui dai tribunali dei minori per graviproblemi familiari. Vivono la comunità come una seconda casa, condividono difficoltà e mansioni interne». Perciò, aggiunge, «non scopriamo il giorno prima che stanno per compiere 18 anni e prevediamo un percorso per ciascuno neo-maggiorenne: raggiunta la maggiore età, li teniamo anche se non riceviamo più fondi». Laddove non intervengano strutture non profit, i neo-18enni fuori dalla famiglia si ritrovano senza alcun sostegno.

«Chi si occupa di loro, lo fa a proprie spese, non ha alcun sussidio pubblico, come don Giacomo Panizza alla comunità Progetto Sud di Lamezia Terme- sottolinea Marziale-.In questa condizione di abbandono, molti ragazzi per sopravvivere diventano manovalanza per i clan criminali, per il caporalato o finiscono nei circuiti della prostituzione. Far uscire dal Welfare statale i neo 18enni significa consegnarli al business dell’illegalità». Alla base c’è «un vuoto legislativo», denuncia Marziale: «Quando un ragazzo diventa maggiorenne, le strutture di accoglienza devono mantenerlo con i loro mezzi quindi non sono in condizione nè hanno interesse a tenerlo ancora».

Oggi, precisa, «ci sono molte richieste per aprire case famiglie destinate ai minori, mentre nessuno si interessa ai neo-maggiorenni che vengono espulsi dal circuito dell’accoglienza come merce scaduta: si guadagna coi minori, non con i 18enni». A Reggio Emilia, nei comuni della Val d’Enza, si sono organizzati per fronteggiare il disagio. «Continuiamo a seguirli per dare compimento ai progetti individuali dei neo-maggiorenni- racconta Federica Anghinolfi, responsabile del servizio sociale integrato-. Il tribunale per i minori può richiedere che i servizi sociali proseguano nel loro impegno. Inoltre i genitori sono obbligati, anche se decaduti dalla responsabilità familiare, ad ottemperare al mantenimento dei figli, ma ciò non succede mai malgrado sia un reato perseguibile penalmente». Soprattutto nel Mezzogiorno è un’emergenza. «Dove vado senza lavoro?»,chiede Youssouf Kone. 18 anni li ha compiuti a novembre ma per ora resta a Casa Vanni, a Marano, nella periferia di Napoli, come «mediatore culturale volontario».

Lavora in nero come fruttivendolo e manda 90 euro a trimestre alla sua famiglia in Costa d’Avorio («mio fratello è morto in un incidente»). Con 13 anni di vita in comunità Christian Mustafa, di etnia Sinti, ascolta Youssouf come la traccia di una biografia condivisa. «Possibilità ce ne sono poche, è davvero dura»,sospira. Sanno bene quanto sia difficile trovare una strada per mantenersi fuori dalla comunità Rosario Giovanni Pepe e Antonella Tomasetta che da più di vent’anni in provincia di Avellino accolgono in casa minori tolti dai servizi sociali a famiglie disastrate o mandati da loro in prova dai tribunali minorili per evitare il processo. «Vengono eliminati dal sistema degli aiuti pubblici senza che siano pronti a camminare con le proprie gambe», osserva Pepe che poi descrive il «Far West delle rette negoziate con i sindaci per l’accoglienza di ciascun minore».

Nessuna progettazione, concordano i garanti. Contro la «corsa al ribasso delle rette per accaparrarsi fette di mercato» in Campania Romano ha riunito enti locali e comunità per fissare regole e tariffe, mentre in Calabria Marziale, monitorando come vengono accolti i minori, ha scoperto che molti, soprattutto stranieri fuggono dalle strutture . «E’ un esercito invisibile di cui non si sa più nulla: è appena venuta da me la responsabile di tre ragazzi che non si trovano più- accusa. – L’assistenza è resa confusa e burocratizzata tra livello statale, regionale e comunale, intanto esce dai radar una gioventù lasciata a sè stessa. Sono ragazzi che hanno alle spalle situazioni terribili e non possono tornare indietro. A 18 anni lo Stato non versa più un euro per loro. Abbandonarli significa perderli, far finta di niente è orrendo».

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Il Podio Gialloblù di Juve Stabia – Bassano 3 – 1 (Coppa Italia)

Esordio da incorniciare per la nuova Juve Stabia di Fabio Caserta e Ciro Ferrara, che supera in Coppa Italia il Bassano con un netto 3 – 1

PODIO

Medaglia d’oro: a Filippo Berardi, che battezza la stagione della Juve Stabia con la prima rete. Pregevole la giocata del talentuoso esterno scuola Torino, cheal dodicesimo fulmina Grandi con un sinistro a giro chirurgico. La finta finalizzata ad accentrarsi dell’esterno mette costantemente in difficoltà la difesa del Bassano, spesso sorpresa dalla rapidità di Berardi. Nella gara del numero 10, se la qualità è sotto gli occhi di tutti, non manca anche la quantità; tanta corsa, infatti, per Berardi, anche per aiutare in copertura. Promosso.

Medaglia d’argento: a Valerio Nava, terzino tuttofare. Grande prestazione dell’ex difensore del Catania, che non parte benissimo ma che poi recupera alla grande le sbavature iniziali. Nava parte in sordina, per poi diventare un martello sulla distanza. Preciso il cross di destro con il 2 offre a Strefezza la palla del 2-1; se il suo assist è perfetto, da cineteca è invece la rete con cui Nava chiude i conti: sassata di destro da 30 metri con palla che toglie le ragnatele estive dal sette della porta del Pinto di Caserta. Esplosivo.

Medaglia di bronzo: a Luigi Viola, fosforo del nuovo centrocampo della Juve Stabia. L’ex Vibonese è il più in palla nella mediana delle Vespe, e riesce a sdoppiarsi bene nella fase di costruzione e in quella di interdizione. Da fantasista più che centrocampista, è il diagonale con cui Viola innesca Berardi per la prima rete dei gialloblú; nella ripresa il numero 8 dimostra di avere tanta benzina in corpo, andando in pressing sui portatori di palla veneti. Fumo ma anche arrosto.

CONTROPODIO

Medaglia d’oro: a Daniele Paponi, a tratti invisibile durante la gara. Si contano sulle dita di una mano i palloni giocati dal centravanti gialloblù, sicuramente non innescato sotto porta, ma nemmeno in grado di valorizzare i pochi palloni giocati o di fungere da guida per i compagni più giovani. Prestazione che si assesta sulla falsa riga di quelle offerte la scorsa stagione.

Medaglia d’argento: alla disattenzione di Pietro Dentice. Buona la prestazione del terzino sinistro ex Siracusa, sfortunato nel pagare caro l’unico errore della sua gara. Dentice al minuto 40 si fa infatti bruciare dal suo avversario, bravo a servire Minesso per il momentaneo pareggio del Bassano.

Medaglia di bronzo: a Giacomo Calò, troppo timido a centrocampo. Inevitabile, vista la sua giovanissima età, che il classe 97 ex Sampdoria non sia stato subito incisivo in campo. Qualche rischio di troppo e qualche errore di misura nella sua gara; ad ogni modo sbavature ampiamente comprensibili nella prima uscita stagionale.

Raffaele Izzo

Mosca, è finita “la luna di miele con Trump”: Putin caccia da Mosca 755 diplomatici Usa

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Sono 755 i diplomatici americani che dovranno lasciare la Russia, come rappresaglia per sanzioni approvate dal Congresso Usa contro Mosca. Lo ha annunciato il presidente russo Vladimir Putin. E’ finita, scrive Gianni Riotta, “la luna di miele con Trump iniziata quando Vladimir, di fronte alle espulsioni di diplomatici decise da Obama a fine 2016, non reagì”.

Se la luna di miele si trasforma nella Guerra Fredda II

La Guerra Fredda II è cominciata con una luna di miele. Obama confiscava due basi diplomatiche russe a Washington, usate per lo spionaggio, ed espelleva funzionari del Cremlino, in rappresaglia contro la cyberguerra che – a detta degli 007 Usa – Putin ha scatenato per intorbidare le elezioni 2016. Putin, invece di reagire con rabbia, aveva sorriso, non mandando a casa nessun membro del corpo diplomatico americano, un bouquet di fiori per il neo eletto presidente repubblicano Donald Trump.

Sette mesi dopo, mentre Trump e il suo nuovo, focoso, portavoce Scaramucci si ostinano a negare l’hackeraggio russo, in attrito con Cia, Nsa e Fbi, Putin scaccia infine 755 diplomatici Usa e confisca una dacia e un magazzino a stelle e strisce in Russia. La luna di miele era effimera, la Guerra Fredda II troppo insidiosa. «Washington è un pericolo pubblico», tuona il viceministro russo Sergey Riabkov, da Facebook gli fa eco Konstantin Kosachev, presidente della commissione esteri al Parlamento di Mosca, «la speranza è ultima a morire, ma adesso è morta». Il flirt Trump-Putin si spegne frivolo davanti a quella che Ugo Stille, decano del «Corriere della Sera», definiva la terribile «Forza delle cose». Putin, il più astuto leader del XXI secolo, prende atto che Trump, come Gulliver, è reso impotente da un nugolo di pestiferi Lillipuziani, inclusi i parlamentari del suo partito, che non gli votano la contro riforma sanitaria e impongono pesanti sanzioni economiche contro Mosca. Pressato da Trump e già amico del Cremlino dai tempi in cui guidava la compagnia petrolifera Exxon, il segretario di Stato Tillerson ha provato ad evitare lo schiaffo a Putin, ignorato però dai repubblicani.

Trump e Putin volevano dividere il mondo in zone di influenza, poi, ciascuno a proprio modo, fare i conti con la Cina di Xi Jinping, leader cinese più potente e adulato dai giorni di Mao. L’idillio, ingenuo da parte di Trump, cinico per Putin, naufraga sulla «forza delle cose» e apre una stagione violenta ed ambigua. Il Venezuela brucia, Assad ha vinto, gli europei sono colpiti dalle sanzioni Usa (il gasdotto Nord Stream II Russia-Germania ne è danneggiato, il presidente Ue Juncker minaccia incaute rappresaglie anti americane). Xi Jinping, in divisa da capo dell’Esercito popolare, presidia una poderosa parata militare, la Corea del Nord lancia missili, Trump e la sua ambasciatrice Onu Haley attaccano Pechino che non richiama i vassalli, bombardieri nucleari Usa Air Force pattugliano i cieli coreani. Google e altre aziende Usa temono di pagare un prezzo alto, un dirigente russo annuncia: «Il Congresso Usa non vuole che la Nasa entri nelle sanzioni, ma se non li facciamo volare noi, gli astronauti Usa come arrivano sulla piattaforma spaziale, a cavallo?».

Trump ha sottovalutato il Russiagate, l’inchiesta guidata dall’ex capo dell’Fbi Mueller, ma lui, lo staff e la famiglia, ne sono avvinti e il licenziamento del capo di gabinetto Priebus, sostituito dall’ex generale dei marines Kelly, è solo l’ultimo atto del caos Casa Bianca. Machiavellico di rango, Putin molla il partner incapace di garantirgli il disgelo Mosca-Washington e vara la linea dura. Preparatevi a corteggiamenti con Cina ed Europa, per isolare Trump e i suoi foschi tweet.

La strana coppia Donald-Vladimir scoppia d’estate, come gli amori da spiaggia, la Guerra Fredda II, cominciata già sotto l’amletico Barack Obama, durerà a lungo. La Cina gioca le sue carte con sagacia, l’America smarrisce il ruolo storico di superpotenza, Putin gioca d’azzardo. L’Europa, pur davanti agli eccessi di Trump, non dimentichi i suoi veri interessi strategici, antichi, guardi responsabile all’Atlantico, senza lasciarsi tentare dal bagatto degli oligarchi.

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Droga, Piaga Peggiore del Cancro! (Lo Piano, Saint Red)

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La droga viene “distribuita” in maniera capillare in ogni angolo della Terra, pur essendo peggiore di qualsiasi tumore, anche il piu’ maligno, viene comprata da milioni di persone, incuranti dei pericoli ad essa collegati.

Dal tumore se ne puo’ venire fuori, dalla droga certamente no, chi la prova ne rimane schiavo a vita. Sono pochi i casi in cui un tossicomane riesce ad uscire dal tunnel, e quando ce la dovesse fare, vi e’ sempre un pericolo costante che possa tornare sui suoi passi.

La droga ti fa sentire cio’ che non sei, alcune volte ti fa cadere in uno stato di prostrazione, in altri ti fa gioire, in altri ancora, con i suoi effetti devastanti sul sistema nervoso, ti fa ricorrere alle “amorevoli” cure dei sanitari per salvarti la vita.

La droga “gira” in ogni ceto sociale, hai pochi soldi? ti devi accontentare di roba a buon mercato, se ne hai tanti, puoi scegliere fra una vasta gamma di prodotti di 1a scelta, ma ad altissimo rischio.

Tanti giovanissimi parlo di adolescenti dai 10 ai 15 anni, sono attratti prima dallo spinello, per poi passare ad altre droghe sempre piu’ pesanti e dannose come l’eroina e la cocaina, quando si giunge a questi stadi, si diventa al pari dei vegetali.

Discorso a parte, occupano in questa Hit Parade dello sballo, i miscugli e gli accoppiamenti fra droghe e composti chimici diversi.

Le principali cavie sono i giovanissimi, a cui vengono vendute pasticche di ogni tipo e pericolosita’.

Apriamo parentesi :

Chi “costruisce” le nuove droghe, quasi mai ha idea di quale potrà essere l’effetto: ne vengono create in continuazione, modificando le vecchie.

L’obiettivo è di avere composti sempre più potenti, con effetti maggiori a dosaggi più bassi per massimizzare i guadagni; per gli effetti collaterali nessun problema.

La sperimentazione clinica la fanno i ragazzi, inconsapevolmente, sulla loro pelle, e qualche volta ce la lasciano.

Molte pasticche restano sul mercato pochi mesi, il tempo di raccogliere le opinioni e gli eventi avversi da chi le ha provate, poi vanno nel dimenticatoio, perché o non funzionano bene o ci sono scappati troppi morti.

Questi particolari per gli spacciatori di morte, non hanno alcuna valenza, purtroppo non hanno un cuore che batte nel loro corpo.

L’affondo di Renzi: governo italiano debole con Macron

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Matteo Renzi commenta gli attriti di questi giorni tra Italia e Francia – Fincantieri, la Libia, i migranti – e, pur non attaccando il premier Gentiloni, punta il dito sulla debolezza del governo italiano. In un’intervista pubblica con il direttore de La Stampa Maurizio Molinari, Renzi spiega che “il problema è la fragilità di un governo che, non per colpa di chi lo guida, ha un orizzonte molto breve davanti a sé”.

L’affondo di Renzi su Fincantieri: “Governo debole di fronte a Macron”

Il segretario del Pd: “Il presidente francese fa solo l’interesse del suo Paese. Esecutivo fragile perché ha un orizzonte breve”. E rilancia sulla rete Telecom

MARINA DI PIETRASANTA – «Da me una parola contro Macron non l’avrete mai. Il presidente francese fa il suo interesse nazionale: il problema piuttosto è un governo italiano debole».

Se non vogliono essere un attacco al premier Paolo Gentiloni – «facciamogli un applauso» – le prime parole del segretario del Pd Matteo Renzi sulle tante occasioni di scontro tra Italia e Francia degli ultimi giorni assomigliano però a una critica all’irresolutezza italiana.

Da qualche giorno il leader del Pd pensava a come intervenire. Dopo il vertice parigino sulla Libia da cui Roma è stata esclusa e la marcia indietro del capo del governo libico al-Sarraj sulle nostre navi nelle acque di Tripoli, poi parzialmente rientrata, venerdì mattina Renzi avrebbe dovuto rilasciare un’intervista in radio. L’ha annullata all’ultimo minuto, per evitare di lasciarsi andare a commenti infuriati su Parigi e ancor di più a polemiche con Palazzo Chigi. Si è preso ancora un paio di giorni per pensarci, e ieri, nella pineta della Versiliana, sotto un sole ancora torrido nonostante l’ora, alla presentazione del suo libro “Avanti” moderata dal direttore della Stampa, Maurizio Molinari, ha cercato di dirla così: il problema non è l’attivismo di Macron, ma la fragilità di un governo che, non per colpa di chi lo guida, ha un orizzonte molto breve davanti a sé.

«Abbiamo sempre detto che, dopo il referendum, l’Italia avrebbe attraversato un periodo di debolezza, soprattutto a livello internazionale. Quello che sta facendo Macron era prevedibile, non ho niente contro di lui», risponde a precisa domanda sulle tensioni sulla rotta Parigi-Roma: «Il punto è che l’Italia deve andare a testa alta, noi ci siamo presi la flessibilità a sportellate» ma «questo governo ha davanti cinque o sei mesi», e in Europa «contano i rapporti di forza». Non è colpa insomma di Gentiloni, ci tiene a chiarire («avrà sempre la mia amicizia e il mio sostegno») ma di un governo strutturalmente debole, se le tensioni si moltiplicano e Parigi sembra talvolta farci lo sgambetto.

Come reagirebbe lui è facilmente immaginabile, per chi ricorda il Consiglio europeo di Bratislava di un anno fa in cui attaccò clamorosamente le conclusioni del vertice e anche gli alleati Francia e Germania, ma davanti alla platea accaldata di Marina di Pietrasanta, tra cui la moglie Agnese e la figlia Ester, renziani della prima ora come Simona Bonafè, il sottosegretario franceschiniano Giacomelli, l’ex lettiano Sanna, evita consigli a Gentiloni, «sa benissimo cosa fare». «Macron fa una battaglia su Fincantieri?

Bene, le regole europee lo consentono: consentiranno anche a noi di fare battaglie su altre partite», posto che nella prossima legislatura «abbiamo bisogno di un governo che abbia un progetto forte e autorevole nel rapporto con l’Europa». E se non è pensabile una ritorsione verso la Francia nazionalizzando Telecom («nessuno immagina di farlo») si può fare invece, propone il leader dem, «un ragionamento attorno a Cassa depositi e prestiti sulla rete, perché la rete è un asset fondamentale per il futuro del Paese».

Mescola futuro e passato nel suo discorso il segretario dem. Critiche a chi «va via col broncio, quando dopo che hai servito il Paese devi solo dire grazie» (riferimento chiaro al suo predecessore a Palazzo Chigi, Enrico Letta), punzecchiature agli scissionisti del Pd che hanno fondato un altro partito («se ne sono andati per paura delle primarie, auguri!»), bordate contro il M5S («un movimento eterodiretto che confonde il Cile col Venezuela»), dichiarazioni di fiducia per un Pd «diga contro i populismi». E c’è anche del personale, quando si tocca il tema degli sms fra lui e suo papà Tiziano intercettati e finiti ieri sulle pagine del Fatto quotidiano.

«Non so cosa accadrà quando e se mio padre, che è stato pedinato come un camorrista, sarà archiviato per la seconda volta. Dimostreranno che le intercettazioni erano regolari: non hanno rilevanza penale, chi le pubblica spiegherà perché le pubblica». Ma sul caso Consip dice di più: «Questa storia non può oscurare la vera storia: la Procura sospetta siano stati manomessi documenti e prove dell’allora presidente del consiglio: questo è tecnicamente un atto eversivo». Se qualcuno lo ha commesso, insiste, dovrà pagare: trovarlo per la magistratura non sarà difficile, si augura, «hanno lasciato più tracce di Pollicino».

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lastampa/L’affondo di Renzi su Fincantieri: “Governo debole di fronte a Macron” FRANCESCA SCHIANCHI – INVIATA A MARINA DI PIETRASANTA

Coppa Italia 2017 / Minesso: “Il secondo gol ci ha penalizzato” VIDEO

Al termine del match valido per il primo turno della Coppa Italia 2017-2018, disputato al Pinto di Caserta tra Juve Stabia e Bassano, con le vespe che hanno vinto 3-1 grazie alle reti di Berardi, Strefezza e Nava, si è presentato in sala stampa l’autore del gol dei veneti Mattia Minesso.

Ecco le sue parole:

“La partita è cambiata in occasione del secondo gol che ci ha condizionati. Credevamo fosse finito il primo tempo e invece è arrivato il loro gol. Questo campo era molto pesante e ci ha fatto peccare fisicamente e di lucidità. Siamo abbastanza felici della prestazione ma volevamo passare e ci dispiace. Ai tifosi dico che l’obiettivo è fare meglio della passata stagione e prometto che faremo il massimo per farli felici.”

Salvatore SORRENTINO

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Magi: “Contento della prestazione. Miglioreremo in futuro” VIDEO

Al termine del match valido per il primo turno della Coppa Italia 2017-2018, disputato al Pinto di Caserta tra Juve Stabia e Bassano, con le vespe che hanno vinto 3-1 grazie alle reti di Berardi, Strefezza e Nava, si è presentato in sala stampa il tecnico dei veneti Giuseppe Magi.

Ecco le sue parole:

“Il risultato ci penalizza e ci elimina e siamo delusi, però sono contento che la mia squadra abbia provato a passare il turno giocando con un’idea precisa. Abbiamo sfoderato una buona prestazione ma i nostri avversari hanno meritato il passaggio avendo segnato tre gol molto belli. Siamo stati stupidi in occasione del secondo gol, però credo che questi errori siano figli della poca attenzione e su questo possiamo lavorare e migliorare. Quello che mi fa ben sperare è che la squadra ci abbia sempre provato anche sul 3-1. È stata una partita vera che ha mostrato lati positivi e negativi e sicuramente miglioreremo in vista del campionato. Mercato? La società ha dato un segnale prendendo due giocatori forti come Diop e Salvi. Ci aiuteranno e credo che la squadra con loro crescerà. Abbiamo tempo per lavorare in vista del campionato. Sono contento della mia rosa ma eventuali nuovi acquisti funzionali non mi dispiacerebbero. Siamo una squadra nuova con un allenatore nuovo, ci siamo posti degli obiettivi e cercheremo di raggiungerli.”

Salvatore SORRENTINO

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International Champion Cup| Roma Juventus 1-1. Si decide ai rigori, vince la Juve

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Roma Juventus. Al Gillette Stadium di Foxborough la Roma affronta la Juventus nell’ultima amichevole americana. Un’amichevole che ha il sapore di un anticipo di campionato che non tralascia grandi spunti e giocate avvincenti tra le due grandi antagoniste di sempre che stavolta si incontrano a 30km da Boston.

Dopo un equo pareggio e una buona prestazione dei giallorossi, la partita viene decisa ai rigori. Come un remake di un film già visto (ndr Roma PSG), vince l’antagonista della Roma per 5 a 4. Tocca al giovane Tumminello il fardello della sconfitta per l’unico rigore sbagliato.

Cronaca Primo tempo

Prima occasione gol per la Roma al 6’ con Kolarov che riceve palla dalla sinistra e va al tiro ma  viene intercettato da Rugani, Juventus salva.

Al 7’ la risposta di Dybala la sua pericolosa conclusione viene bloccata da Alisson.

Ancora i giallorossi vicino al gol del vantaggio con una bella conclusione di Dzeko che, all’8’ su cross di Defrel, colpisce in acrobazia la palla, ma il suo destro sfiora il palo.

Poi è la volta di Nainggolan che sugli sviluppi di un calcio di punizione fa partire un tiro velenoso, la palla sfiora la traversa.

Dopo 20 minuti di gioco è la Juve che domina la gara costruendo più azioni pericolose. Pjanic al 25’ da fuori area fa partire un siluro che esce fuori di poco. Al  28’ la difesa giallorossa si assopisce, ne approfitta Alex Sandro che verticalizza per Mandzukic, il croato riesce a superare prima Fazio e poi Alisson, fuori dai pali, e con determinazione mette dentro la palla del vantaggio.

Roma 0 Juventus 1

Al 40’ Perotti viene sgambettato in area da Benatia, viene ammonito dall’arbitro per simulazione. C’erano gli estremi per un calcio di rigore.

Al 45’ Kolarov scambia con Perotti che serve Dzeko in area, il tiro dell’attaccante bosniaco viene facilmente bloccato da Buffon. Si chiude così un avvincente primo tempo.

Secondo tempo

Nella ripresa doppio cambio per Di Francesco: Gonalons e Moreno al posto di De Rossi e Juan Jesus, mentre Allegri mette in campo Barzagli, Chiellini, Khedira, Lichtsteiner e Douglas Costa, fuori Benatia, Rugani, Marchisio, De Sciglio e Cuadrado.

Al 51’ gran tiro di Strootman su cross di Bruno Peres, ma la sua potente conclusione colpisce la traversa!

Al 54’ Buffon viene chiamato in causa da Dzeko che, posizionato in area, riceve da Nainggolan e fa partire il suo destro, ma il portiere blocca il suo tiro al volo.

Al 63’ altri tre cambi  sulla panchina giallorossa: dentro Pellegrini, Gerson e Under, fuori Nainggolan, Strootman e Defrel. Anche Allegri effettua ancora 5 sostituzioni:  entrano Pinsoglio, Sturaro, Asamoah,  Bentancur e l’ultimo acquisto, Bernardeschi; fuori Buffon, Pjanic, Mandzukic, Alex Sandro e Dybala, in campo

La Roma, dopo la traversa di Strootman appare molto più compatta ed aggressiva.

Al 74’ Dzeko, su cross di Kolarov, batte Pinzoglio e deposita in rete il gol del pareggio.

Roma Juventus 1-1.

Anche Higuain lascia il campo, al suo posto entra Kean.

All’80’ occasione per la Roma: Pinsoglio respinge in due tempi un tiro su calcio di punizione battuto da Kolarov. La Juve risponde con Bernardeschi che al 90’ cerca di beffare Alisson con un tiro angolato, ma Moreno intercetta deviando la palla bollente.

Ultimi cambi per Di Francesco: esce Dzeko tra gli applausi, fuiri anche Perotti e Kolarov che ha fornito una buona prova; dentro Tumminello, Castan e Iturbe.

Terminano i tempi regolamentari, nessun recupero per Gonzalez. Per la seconda volta per i giallorossi, si decide ai rigori.

RIGORI:  Roma Juventus 5-4

Tumminello: tiro rasoterra intercettato e respinto da Pinsoglio.

Lichtsteiner porta in vantaggio la Juve ai rigori.

Pellegrini: tira sul portiere che para ma la palla finisce in porta.

Barzagli, gol perfetto.

Iturbe in gol con un tiro non perfetto. Pinsoglio individua ma la palla passa.

Bernardeschi spiazza il portiere, il rigorista non fallisce.

Bruno Peres: balletto brasiliano, un attimo di riflessione e poi spiazza il portiere segnando il terzo gol.

Khedira: infallibile. Gol.

Under: Pinsoglio non intercetta, rete.

Douglas Costa: Alisson spiazzato, Costa segna il gol della vittoria.

Tocca al giovane Tumminello il fardello della sconfitta.

CRONACA di Maria D’Auria

 FORMAZIONI

ROMA: Alisson; Bruno Peres, Fazio, Juan Jesus, Kolarov; Strootman, De Rossi, Nainggolan; Defrel, Dzeko, Perotti.

A disp.: Skorupski, Lobont, Romagnoli, Moreno, Castan, Nura, Gonalons, Pellegrini, Gerson, Sadiq, Tumminello,  Ünder, Iturbe, Keba, Antonucci.

Allenatore: Di Francesco.

Juventus: Buffon; De Sciglio, Benatia, Rugani, Alex Sandro; Pjanic, Marchisio; Cuadrado, Dybala, Mandzukic; Higuain.

A disp.: Pinsoglio, Del Favero, Barzagli, Chiellini, Lichtsteiner, Coccolo, Khedira, Asamoah, Rincon, Sturaro, Bentancur, Mandragora, Caligara, Douglas Costa, Kean, Bernardeschi.
Allenatore: Allegri.

Arbitro: Gonzalez (USA)

Coppa Italia 2017 / Juve Stabia- Bassano, le pagelle

Termina 3-1 il match tra la Juve Stabia e il Bassano disputato al Pinto di Caserta. Berardi, Strefezza e Nava regalano il passano di turno alle vespe che ora affronteranno l’Ascoli al Del Duca sabato prossimo.

Buona la prestazione corale, ecco le pagelle dei gialloblù:

BACCI 6: Il Bassano si rende pericoloso in poche occasioni e lui risponde presente.

NAVA 7: Ottima la prova del terzino ex Catania. Bene in fase difensiva, superbo in zona gol con il bolide che regala il 3-1.

ATANASOV 7: Monumentale. Ennesima grande prestazione del centrale bulgaro.

REDOLFI 6.5: Prova solida per l’ex Olhanense

DENTICE 6: Partita sufficiente per l’ex Siracusa. Sbaglia in occasione del gol .

VIOLA 6: Partita senza lode ne infamia per il mediano di Pozzuoli.

MATUTE 6: Stesso discorso fatto per Viola, gara sufficiente e di sacrificio nella zona nevralgica del campo.

CALÒ 6.5: Buonissima la gara del giovane centrocampista scuola Samp. Smista una miriade di palloni con precisione.

BERARDI 7: Imprendibile per gli avversari. Il giovane scuola Toro è veramente indemoniato e porta in vantaggio i suoi con un bel gol a giro.

STREFEZZA 7: Il giovane brasiliano sfodera una prestazione più che positiva impreziosita dal gol del 2-1 in chiusura di primo tempo. L’ex Corinthias è ispirato sin dal primo minuto.

PAPONI 6: Lotta e fa a sportellate ma sotto porta lascia a desiderare.

MASTALLI 6: Entra quando la gara è ormai in cassaforte e aiuta a gestire il risultato.

CAPECE: SV

ROSAFIO: SV

Salvatore SORRENTINO

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Juve Stabia – Berardi: Numero 10, gol e vittoria, una serata bellissima! VIDEO

Tra i migliori in campo in casa Juve Stabia, sicuramente Filippo Berardi. Per il prodotto del vivaio del Torino il gol che ha aperto le marcature.

Queste le dichiarazioni di Berardi:

Il gol è stata una emozione enorme. Già partire con la maglia numero 10 è sempre bello, in più farlo alla prima gara tra i professionisti, segnando tra l’altro è stato bellissimo. Siamo un grande gruppo, fatto di ragazzi per lo più giovani, quindi ci troviamo bene e speriamo di fare altre risultati così. Il Mister ci chiede tanto lavoro ed è giusto così, noi cerchiamo di seguirlo sempre al meglio. I tifosi già qui mi hanno fatto un’impressione incredibile, non vedo l’ora di giocare al Menti.

Raffaele IZZO

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Juve Stabia – Strefezza: Felice per la prestazione e per la vittoria VIDEO

Ottima prova del giovane esterno brasiliano Gabriel Strefezza, autore della seconda rete delle Vespe.

Qui le parole di Strefezza nel post gara:

Sono contento per la vittoria e per il gol, ora ci aspetta un’altra gara difficile contro un avversario ancora più forte. Sono felice di aver scelto la Juve Stabia, la piazza ed i tifosi danno davvero i brividi. Le mie caratteristiche? Mi piace puntare l’uomo e andare al tiro. Spero di fare sempre meglio.

Raffaele IZZO

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JUVESTABIA – NEWS

Juve Stabia – Caserta: Risultato meritato e frutto del nostro lavoro. Mercato? Chi vede la Juve Stabia come un ripiego può andare via

Al termine della gara vinta 3 -1 contro il Bassano, abbiano ascoltato Fabio Caserta, che ha esordito con una vittoria sulla panchina della Juve Stabia. Queste…

Juve Stabia – Caserta: Risultato meritato e frutto del nostro lavoro – VIDEO

Mercato? Chi vede la Juve Stabia come un ripiego può andare via

Al termine della gara vinta 3 -1 contro il Bassano, abbiano ascoltato Fabio Caserta, che ha esordito con una vittoria sulla panchina della Juve Stabia.

Queste le parole di Caserta:

È stata una serata emozionante per tutti noi. Siamo felici per la vittoria, frutto del lavoro di tutti. In questa categoria non ci sono fenomeni, contano le motivazioni. Vogliamo qui solo calciatori felici di sudare la maglia della Juve Stabia; chi pensa che la Juve Stabia sia un ripiego può andare via: noi vogliamo gente motivata.
Berardi? Non solo lui; ha qualità tecniche importanti ma tutti i ragazzi hanno dato il massimo.
Considerate le difficoltà con cui siamo partiti, questo risultato assume ancora più valore. Non abbiamo obiettivi, se non dare il massimo per Castellammare.
Mastalli fuori? Nessuna motivazione misteriosa; ha preso una botta quindi ho preferito risparmiargli qualche minuto. Ha la testa per giocare in Serie A: egoisticamente vorrei rimanesse, ma spero di vederlo quanto prima in categorie ben superiori perché ha qualità enormi.
Lisi e Sandomenico in tribuna? Erano indisponibili quindi non voglio parlarne.
I tifosi? Sfondi una porta aperta; questa piazza mi ha fatto sentire importante quando nessuno credeva in me. Non avevo dubbi sul loro supporto e li ringrazio ancora una volta.
Dedico questa vittoria a mio fratello e mio zio, che mi avrebbero voluto vedere in questa veste. Sono certo che mi saranno stati vicini dall’alto.

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Juve Stabia – Filippi: Risultato che ci dà morale. Contro l’Ascoli giocheremo sabato alle 18 VIDEO

Dopo la vittoria per 3-1 contro la Virtus Bassano,si è soffermato ai nostri microfoni Clemente Filippi, Direttore Generale delle Vespe.

Queste le sue dichiarazioni:

È ancora presto per esprimere giudizi, siamo solo all’inizio. Certamente la vittoria è un qualcosa che dà sempre morale e ci fa piacere averla centrata.
Ci sono aspetti da affinare e migliorare, come è giusto che sia ma per il momento ci godiamo questo risultato.
Al di là dell’accoglienza perfetta e scrupolosa di tutta la città di Caserta, dal Prefetto alle Forza dell’Ordine, che ringrazio, speriamo che non ci siano altre gare casalinghe giocate lontano dal Menti.
Contro l’Ascoli si giocherà sabato alle 18; sarà una gara che ci permetterà di mettere benzina nella gambe contro una squadra di categoria superiore.

Raffaele IZZO

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JUVESTABIA – NEWS

RILEGGI LIVE – Tim Cup, Juve Stabia-Bassano 3-1 (12′ Berardi; 40′ Minesso; 46′ Strefezza; 66′ Nava)

LIVE – Tim Cup, Juve Stabia-Bassano 3-1 93′ Fine Partita! 90′ Vengono concessi 3 minuti di recupero 86′ Botta di Venitucci che supera…