Anas comunica che la strada statale 19 “Delle Calabrie” è provvisoriamente chiusa al km 78,700, a Padula, in provincia di Salerno, a causa di un incidente.
Nel sinistro, che ha coinvolto un furgone e un’autovettura, due persone sono rimaste ferite.
Sul posto sono presenti le squadre dei Vigili del Fuoco e dell’Anas per la gestione della viabilità.
Anas raccomanda prudenza nella guida e ricorda che l`evoluzione della situazione del traffico in tempo reale è consultabile sul sito web www.stradeanas.it oppure su tutti gli smartphone e i tablet, grazie all`applicazione VAI Anas Plus, disponibile gratuitamente in “App store” e in “Play store”. Inoltre si ricorda che il servizio clienti “Pronto Anas” è raggiungibile chiamando il nuovo numero verde, gratuito, 800 841 148.
Tra i tanti modelli lanciati con successo dal marchio torinese si distingue sicuramente la Fiat Panda, entrata nel 1980 anni nel cuore degli italiani.
Una parte di questo successo è dovuto anche alla pubblicità di ottimo livello realizzata per la Fiat Panda.
Normalmente si pensa che il compito di un costruttore sia quello di progettare automobili e di fabbricarle, in realtà esso deve progettare qualità, sicurezza, economia e soddisfazione, in una parola sola ‘Felicità’, per chi sceglierà e utilizzerà le sue automobili.
La pubblicità serve per lanciare un prodotto e, lanciandolo, a posizionarlo. Nel caso di una vettura Fiat, in realtà, la notorietà della casa fa si che il posizionamento sia quasi automatico in Italia. Il lancio/posizionamento dura poco più di un anno. Si può operare una distinzione tra il lancio vero e proprio, in cui viene reso noto che è arrivata sul mercato una nuova automobile, e il posizionamento, in cui alcuni elementi già presenti nella fase del lancio vengono ripresi e approfonditi. Il pubblico è, però, distratto e, chi idea una pubblicità, deve prestare la massima attenzione a rendere una campagna coerente in tutte le sue fasi, non si può lasciare nulla al caso.
La fase successiva al lancio è una campagna di mantenimento, ma in presenza di nuovi fattori, invece, può capitare di dover riposizionare un prodotto, ed è stato necessario riposizionare la Fiat Panda.
La Fiat Panda nacque quando esisteva ancora la 127, e si configurò inizialmente come una La grande utilitaria, spartana con un motore raffreddato ad aria e anche un po’ rumoroso.
Fiat Panda: la grande utilitaria
Poi è arrivata la Uno, che apparteneva allo stesso segmento ma era più comoda e lussuosa e fu allora che la Panda venne rinnovata completamente nel pianale nel motore nelle sospensioni e negli interni, in pratica nell’essenza stessa dell’automobile.
L’head che fu scelto da Fiat in quell’occasione fu: ‘Panda supernova’; nello spot si vedeva l’interno di un osservatorio astronomico, ad un certo punto un tecnico attira l’attenzione generale annunciando di aver avvistato una supernova: viene cioè introdotto l’equivoco fra supernova stella e la Panda; il tecnico guarda in uno strumento e annuncia: ‘Nuovi sedili’ e sullo schermo calcolatore appaiono i nuovi sedili della Panda; poi ‘Nuovo motore’ e così via elencando tutte le novità della vettura; alla fine si scopre il trucco: ‘Panda supernova’ non è una stella ma un’automobile.
Fiat panda: Panda Supernova
Questo è l’esempio di una campagna televisiva in cui viene sottolineato l’effetto novità e allo stesso tempo, fatto abbastanza raro in uno spot, informazioni tecniche e para-tecniche sul prodotto. Seguì uno spot più ludico ‘Imbattibile Panda’.
Fiat Panda: Imbattibile Panda
La successiva campagna, nota a tutti e rimasta nella vita quotidiana come un tormentone: ‘Panda. Se non ci fosse bisognerebbe inventarla’ è una classica campagna di mantenimento, infatti non c’era nulla di nuovo da dire sul prodotto ma bisognava tenere conto che, accanto alla Fiat Panda, esisteva la Uno, e che le due vetture erano simili per molti aspetti: potevano portare le stesse persone, avevano un bagagliaio simile, e che con il motore 1.0 fire avevano perfino la stessa potenza. Però erano diverse, perché viste con l’occhio dell’immagine, ed era necessario tenerle differenziate per evitare un effetto di cannibalismo all’interno della Fiat. Il ruolo assegnato alla Fiat Panda fu quello di una vettura ‘No problem’ questo era il breafing di due righe. La campagna risultò estremamente coerente, perché diceva esattamente quello che la Casa voleva.
Lo spot televisivo presentava la ragazzina con la panda dell’autoscuola che urta contro un palo, il ragazzo che va a prendere la fidanzata e le presenta una torta con le candeline accese, la donna che va a fare la spesa e chiude il portellone con il sedere, la coppia che va a teatro con la Panda infangata, una serie di azioni che, in teoria, si potrebbero fare con altra vettura, ma che con la Panda sono più credibili.
Fiat Panda: spot 1990
Fiat panda spot 1990
E’ chiaro che si potrebbe andare a teatro anche con una Rolls-Royce infangata però non sarebbe credibile; è ovvio che si può mettere una torta con le candeline accese anche su una Ferrari, ma non sarebbe coerente e magari si avrebbe paura di sporcare i sedili. Per questo se non ci fosse bisognerebbe inventarla, perché permette di fare cose che, in teoria, si potrebbero fare con qualsiasi altra automobile, ma che solo con la Panda sono coerenti. Particolarmente adatto è risultato il tono di queste ‘tranches de vie’ che non potevano essere presentate come ‘riprese verità’ ma con un tono divertente e ammiccante e una musica simpatica.
La Fiat Panda era un prodotto che ha un forte circolante e non era il caso di ricordarne continuamente l’esistenza, è questo probabilmente il motivo per cui ci sono periodi senza pubblicità. E fu così che dopo qualche mese di silenzio, in occasione di un minimo restyling, fu presentato un simpatico mini-spot.
Fiat Panda: spot 1991
La prima generazione di Fiat Panda, con 23 anni di presenza a listino, non ha ancora trovato una sostituta e, grazie alle numerosissime versioni, ha superato con successo il peso degli anni e la spietata concorrenza che ha cercato invano di trovarle una diretta rivale. ‘Il modo piu’ semplice e spensierato di vivere l’automobile’, l’ultima campagna scelta dalla Fiat per questo modello che ‘offre molto e non chiede niente per sé’ sottolineando che la Panda è una compatta vivace ed economica in Città come su strada aperta disponibile in una gamma di numerose versioni.
Il target al quale si rivolgeva questa vettura è molto vario: ‘ideale per i giovanissimi, per chi desidera un’auto robusta, per chi desidera un’auto maneggevole e la versione 4×4 per spostarsi con sicurezza su fondi difficili, per lavoro o nel tempo libero offrendo i vantaggi di una grande fuoristrada.’ Panda offriva tutti i vantaggi di una moderna compatta con il minimo dell’impegno economico e psicologico tanto che non bisogna sforzarsi neanche a scegliere gli optional, cosi` semplice da avere ‘tutto quello che serve di serie’. In quell’occasione, per rilanciare il prodotto, fu scelto l’head: ‘Facile, con Panda’, campagna ancora una volta coerente al prodotto in cui la Fiat è riuscita a comunicare esattamente quello che voleva.
Facile, con Panda
Ma questa, analizzando con attenzione, non è che un sottoprodotto del perfetto advertising di pochi anni prima: ‘Panda, se non ci fosse bisognerebbe inventarla’ che la Fiat riprenderà poi ai tempi della rottamazione, inserendo nello spot anche il prezzo di acquisto che ammontava a L. 9.950.000, un prezzo di suggestione: esisteva un’automobile che costa meno di 10.000.000 di Lire. Nello spot televisivo si vedeva un paesaggio da sogno disegnato a mano con la Panda che avanzava tra tanti cuoricini e campi di fiori di colori pastello con una musica dal tono allegro e simpatico e, a conclusione, lo straordinario head.
Fiat Panda: spot 1998Fiat Panda: spot 1998
Possiamo, quindi, dividere la campagna pubblicitaria della FIAT Panda in tre fasi principali:
– Il lancio/riposizionamento con lo head: “Panda supernova”, vettura “No problem”.
– Una campagna di mantenimento con l’head: “Panda. Se non ci fosse bisognerebbe inventarla”.
– Una campagna di ri-lancio con lo head: “Facile, con Panda!”
La campagna realizzata in occasione della rottamazione si può considerare una campagna di promozione, perché oramai tutti conoscevano sin troppo bene il prodotto e l’immagine che la casa costruttrice le aveva affibbiato.
Ciò che più conta è che la cara e vecchia Fiat Panda è stata anche un’auto di costume e di cultura popolare, essendo presente in prima linea a tutti gli avvenimenti più importanti del nostro Paese e non. Ne esiste anche una versione Papa-Mobile su base Seat. Senza dimenticare che ha sfoggiato anche una livrea ad hoc per i mondiali di Calcio Italia 90.
Fiat Panda Italia 90
Più popolare di così. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla.
Le prossime elezioni politiche potrebbero far esplodere i costi della politica: il sistema basato sulle preferenze spingerà un esercito di candidati a tentare di farsi largo senza badare a spese. Un contesto, ci spiega Ugo Magri, in cui la magistratura, forte di nuove leggi ormai operative, potrà verificare chi paga e con i soldi di chi. Uno scenario che rischia di portare una Tangentopoli bis.
Verso elezioni per soli ricchi
La corsa alle preferenze moltiplicherà le spese dei candidati. Nuove leggi per punire chi bara ma si rischia una Tangentopoli bis
ROMA – Nella storia della Repubblica mai si è visto niente del genere. Eppure, alle prossime Politiche potrà davvero accadere che la Guardia di Finanza faccia irruzione, clamorosamente, in campagna elettorale. E su ordine della magistratura verifichi chi paga le spese di certi candidati, con che soldi, provenienti da dove, per quali finalità. Non era accaduto in passato ma forse accadrà tra pochi mesi, in quanto saranno pienamente operative un paio di nuove leggi volte a reprimere il malcostume della politica, con tanto di sanzioni penali prima inesistenti. La severità di queste leggi rischia di trovare terreno fertile nel sistema di voto che, se la normativa non cambierà, pare fatto apposta per calamitare le attenzioni delle Procure. Si basa infatti sulla libera competizione a colpi di preferenze, tanto avvincente e democratica quanto economicamente costosa. Un esercito di candidati tenterà di farsi largo senza badare a spese.
Falò delle vanità
Alle ultime elezioni, la campagna dei singoli candidati costò complessivamente 3milioni 800mila euro. Così perlomeno ha calcolato Openpolis sulla base delle autocertificazioni rese dagli eletti. Una cifra davvero modesta che si spiega con i “listini” del famigerato «Porcellum», dove bastava essere inseriti per avere la garanzia del seggio. Guarda caso, il 41 per cento degli eletti nel 2013 ha dichiarato di non aver investito nemmeno un cent. Ma stavolta, grazie alle correzioni della Corte costituzionale, di ogni lista alla Camera saranno “nominati” al massimo 100 (i cosiddetti “capilista bloccati”), laddove gli altri dovranno battersi all’ultimo sangue. Al Senato tutti i 315 scranni saranno assegnati con il metodo della preferenza unica, su circoscrizioni a base regionale, cioè gigantesche. I costi della campagna balzeranno alle stelle perché solo chi già gode di vasta notorietà potrà limitare le spese della propaganda. Perfino nell’era del web, per vincere nei corpo a corpo è ancora indispensabile mettere in piedi comitati locali, squadre di galoppini, allestire call center, affiggere manifesti, distribuire “santini”. Dunque pagare, pagare, pagare. Chi si intende della scivolosa materia stima che, per giocarsela al Senato, un candidato berlusconiano dovrà spendere non meno di 7-800 mila euro. La cifra scende (non di molto) per il Pd, dove esiste ancora una rete organizzativa che premia i personaggi legati al territorio. Dentro Lega e M5S si annuncia una guerra tra “poveri”, dove gli spiccioli per la benzina potranno fare la differenza. Globalmente, centinaia di milioni verranno arsi nel falò delle vanità.
Tetti e tentazioni
In teoria nessuno potrebbe superare i “tetti” che variano a seconda delle circoscrizioni: si va dai 55 mila euro in Molise ai 150 mila della Lombardia. Ma questi limiti sono aggirabili; per esempio, spendendo e spandendo prima che la campagna elettorale abbia ufficialmente inizio. Oppure tenendo parzialmente nascoste le entrate e le uscite. In questo caso chi viene eletto rischia la decadenza; se poi si scopre che ha preso più di 5mila euro senza denunciarli, può farsi da 6 mesi a 4 anni in carcere per finanziamento illecito. Idem chi passa i denari: non per nulla Tangentopoli trascinò a fondo la Prima Repubblica in cui vigeva, guarda caso, il regime delle preferenze. Che non sono certo il male assoluto ma, segnalava tempo fa Raffaele Cantone, scatenano la corsa ai finanziamenti per “aiutare” i candidati. E qui, sempre secondo il presidente dell’Anticorruzione, «può inserirsi la consorteria criminale». Lobby, mafie e malavita organizzata sono lì per dare una mano, cosicché il tasso di illegalità rischia di crescere proprio nel momento in cui si dispiegherà con più forza il rigore della legge.
Pistole puntate
Il reato di «scambio elettorale politico-mafioso», ad esempio, quattro anni fa ancora non esisteva. O meglio: era previsto, ma solo nel 2014 è stato tipizzato e rinverdito (articolo 416 ter del codice penale). I voti delle cosche, promessi in cambio di «altre utilità», potranno diventare oggetto di segnalazioni e di esposti che la magistratura avrà l’obbligo di prendere in esame senza nemmeno aspettare il giorno delle elezioni. Se ci fossero sospetti sulla provenienza dei finanziamenti, la legge offre nuovi agganci per intervenire in tempo reale. Lo stesso vale per l’altra tipologia di reato che promette scintille: il «traffico di influenze illecite», introdotto dalla legge Severino sul finire della scorsa legislatura (articolo 346 bis del codice penale). Nel mirino finirà il sottobosco che promette, illude, millanta. Il clientelismo avrà un confine. Ma pure i rapporti con imprese e categorie dovranno ispirarsi ai canoni di trasparenza, perché la materia è scivolosa, i margini di interpretazione incerti, la discrezionalità parecchio vasta. La guerra delle preferenze si combatterà in una terra di mezzo da cui si terranno prudentemente alla larga, per paradosso, le persone più timorate e perciò meno propense a sporcarsi le mani. Mentre si tufferanno i veri ricchi. Oppure chi ama il brivido e non teme la sinistra profezia dell’ex radicale Giuseppe Calderisi: «Dopo le elezioni apriranno un nuovo corridoio per collegare direttamente la Camera con Regina Coeli».
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Una giornata di festa sull’Adda finisce in tragedia. La notte scorsa un’auto si è schiantata contro il guardrail lungo la provinciale 14 Rivoltana, tra Milano e Cremona, nel territorio di Truccazzano nel milanese.
La Peugeot 307 con a bordo quattro persone, tutte di origine ecuadoriana residenti a Pioltello, ha sfondato il guardrail finendo nel canale Muzza. La forte corrente ha trascinato la vettura e i suoi occupanti per oltre un chilometro e mezzo. Ci sono volute quattro ore prima che i sommozzatori riuscissero a localizzare l’auto, dopo l’allarme dato intorno alle 20.30 dagli occupanti di un’altra auto che avevano assistito alla scena.
Il primo corpo estratto senza vita dalle lamiere è quello di un cinquantenne, ritrovato verso l’una di notte dai vigili del fuoco. Secondo quanto riferito dal fratello della vittima, a bordo della Peugeot c’erano anche la compagna della vittima, il loro figlio di 8 anni e il conducente dell’auto.
A tarda notte le ricerche si sono interrotte, per riprendere questa mattina all’alba. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri della compagnia di Cassano d’Adda coadiuvati da alcuni mezzi del 118 e da un elicottero.
Le ricerche di questa mattina hanno consegnato alla terra ferma il corpo senza vita del conducente dell’auto. Ancora dispersi la compagna della vittima e il figlio di 8 anni.
Le parole di Zielinski durente un’intervista fatta dai media polacchi: “Hamsik è un grande giocatore, è un modello per me”.
Come riporta l’edizione di oggi de Il Mattino, Zielinski è sempre più il dodicesimo titolare del Napoli: Sarri trova sempre un modo per farlo sempre giocare, o sin dall’inizio come a Verona (preferito a Allan nell’undici base), o a partita in corso. Può giocare mezzala indifferentemente sia destra che a sinistra, al posto di Hamsik oppure con lo slovacco come al Bentegodi. Proprio Marek lo incoronò in Trentino come suo erede e Piotr in un’intervista realizzata nei giorni scorsi dai media polacchi ha ribadito la sua grande stima per il capitano azzurro. «Marek è un grande giocatore, si prende tante responsabilità sulle spalle: è molto esperto e tutti ci fidiamo di lui. Molte delle azioni passano da lui ma anche da me. Siamo complementari e aiutiamo il Napoli. Io sono spesso al centro del gioco. Hamsik è il migliore nel suo ruolo e non lo dico perché giochiamo insieme. Ha proprio tutto, è un modello per me. Vedo in lui quello che posso avere io: abbiamo caratteristiche simili».
Durante la partita contro l’Hellas Verona hanno giocato insieme e sono stati protagonisti nel centrocampo con Diawara. Una serata felice per Zielinski che ha festeggiato il gol dell’amico e connazionale Milik: i due partiranno dopo la partita di domenica sera contro l’Atalanta al San Paolo per la convocazione della Polonia in vista dei prossimi match di qualificazioni mondiali contro Danimarca (la squadra contro la quale Milik s’infortunò nel match di andata a Varsavia) e il Kazakistan. I due azzurri fanno parte in pianta stabile della nazionale polacca e Zielinski gioca un numero consistente di partite, la stagione scorsa proprio a cuasa di questomotivo accusò un calo fisico.
Il Napoli offre il rinnovo a Ghoulam, i dettagli della trattativa
Quanto riporta l’edizione odierna de Il Mattino, rendimento elevatissimo e nessuna distrazione per il rinnovo ancora da mettere a punto per Faouzi Ghoulam, argomento destinato a infiammarsi dopo il ritorno dei playoff di domani di Champions.
Il club azzurro gli ha offerto il rinnovo fino al 2022 con due milioni più bonus e aspetta il consenso e la firma del terzino algerino.
Trattativa ben avviata già da tempo ma che ora è destinata ad entrare nella fase conclusiva dato che il contratto scade nel 2018 e che da gennaio si svincolerebbe: il Napoli vuole chiudere il discorso in questa settimana e aspetta la risposta positiva di
Ghoulam. L’obiettivo del club azzuzzo è tenerlo e lui è intenzionato a restare ma non c’è ancora il pieno accordo sulla parte economica del rinnovo.
Ghoulam rappresenta un pezzo pregiato come terzino sinistro ed è seguito già da tempo da diversi club europei. L’ultima voce di mercato riguarda il Monaco che sarebbe molto interessato all’algerino e potrebbe offrirgli per la prossima stagione un contratto dalle cifre consistenti.
Il terziono vive il momento con serenità perché sta benissimo in gruppo e ha un ottimo rapporto con i compagni: con la guida
tecnica di Sarri è migliorato sensibilmente soprattutto nella fase difensiva, l’aspetto sul quale aveva bisogno di
lavorare maggiormente. Un terzino ideale per il gioco del tecnico toscano perché riesce ad abbinare l’attenzione in fase difensiva alla grande spinta sulla fascia, tempi d’inserimento e cross puntuali per gli attaccanti, un’intesa perfetta a sinistra con Hamsik e Insigne.
Nel suo editoriale Stefano Lepri analizza la scelta del premier e quali possono essere gli effetti economici parlando di un “risiko con risorse limitate”.
Il Risiko delle risorse limitate
Ci voleva, una indicazione di priorità precise, concentrate, per la politica economica del governo. Se Paolo Gentiloni sarà capace di rispettarle, eviterà innanzitutto che la vacuità estrema del dibattito politico di questa estate si prolunghi nella campagna elettorale.
Concentrarsi sul lavoro dei giovani e aggiungervi interventi contro la povertà è opportuno. Nasce da lì la perdita di speranza che deprime gli italiani. A differenza degli Stati Uniti, dove le disuguaglianze si sono accresciute in misura enorme, ciò che fa rabbia sono confini in apparenza divenuti immutabili, chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori.
Parlare di misure «selettive» significa riconoscere che le risorse sono limitate. Specie quando si avvicina il voto, di qualsiasi spesa inutile e anche di parecchie dannose si può facilmente sostenere che sono «per lo sviluppo».
Si è finora perlopiù discusso a vuoto su quanto sia buon segno il prodotto lordo cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre; ci si continua ad accapigliare pro e contro il «Jobs Act» senza mai offrire interpretazioni serie o proposte alternative che non siano un ritorno all’indietro.
Pressoché in tutti i Paesi avanzati i cittadini non sono soddisfatti di come vanno le cose, nonostante la ripresa sia, dove più dove meno, in corso. Per la maggioranza delle persone, il benessere ancora non aumenta. Di questo si discuterà, in linguaggio da tecnici, da giovedì prossimo nel convegno organizzato dalla banca centrale Usa a Jackson Hole.
Ai mali comuni l’Italia ne aggiunge di suoi propri. Quale segno di declino può essere più evidente della fuga all’estero dei giovani meglio preparati o con maggiore voglia di apprendere? Nulla si smuove, a cominciare da università sì a corto di soldi ma soprattutto governate da corporazioni di docenti anziani che non vogliono cambiare nulla.
Sul «Jobs Act» occorre un bilancio sereno. Ha avuto risultati positivi, soprattutto nel periodo iniziale (all’estero nessuno ne dubita), eppure limitati. Modificare le tutele non genera il miracolo promesso dai sostenitori delle «politiche dell’offerta». Il precariato continua ad essere troppo vantaggioso per le imprese, e insieme insidioso, perché le tenta a non innovare.
Lo «shock» di incentivi permanenti promesso da Gentiloni a favore dei giovani assunti a tempo indeterminato può essere utile. Chi li assume contribuirà alle loro future pensioni meno di quanto dovrebbe. È un modo un po’ distorto di alleviare il peso di un sistema previdenziale troppo favorevole agli anziani; forse tuttavia l’unico praticabile.
Difficile sarà arrivare a rendere più conveniente per l’impresa il posto fisso rispetto al posto precario. In prospettiva lo è, perché chi può sperare in una carriera lavora meglio di chi si sente condannato a restare in fondo alla scala delle mansioni. Ma gli imprenditori guardano anche al contesto; se il Paese appare incapace di crescere, non mutano le abitudini consolidate.
Utile sarebbe se il governo riuscisse anche a dare segni di novità con riforme che non costano, burocrazia, giustizia, normative anti-corrotti. Ben altre liberalizzazioni servirebbero, oltre a quelle della legge approvata dopo lunga fatica prima delle vacanze.
Per dare il segno di una vera svolta, occorrerebbe forse riflettere su ulteriori misure, come limiti più stretti e paghe minime per i contratti a termine, magari a gradi. Fare una scelta verso i giovani può sottrarre il centro-sinistra allo scontro ormai sterile su Renzi sì o Renzi no; chiama le altre forze politiche a esprimere giudizi precisi. Altrimenti, le disparate rabbie suscitate dall’impoverimento generale del Paese rischiano di unirsi su obiettivi menzogneri.
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vivicentro/La scelta del premier, assegni ai disoccupati e incentivi agli under 32, analizzata da Lepri
lastampa/Il Risiko delle risorse limitate
Lorenzo Tonelli è vicino alla cessione. Il difensore voluto da Sarri dall’Empoli non ha mai trovato il suo spazio nella rosa
azzurra, a causa anche di una serie di infortuni che l’anno scorso lo hanno tenuto lontano dal rettangolo gioco. Su di lui c’è sempre l’interesse della Sampdoria, ma, come riferisce l’edizione odierna del quotidiano sportivo la Gazzetta dello Sport, si è fatta avanti anche un’altra squadra di Serie A: il Chievo Verona che ha mostro interessati verso il difensore. Nel frattempo i doriani lavorano al passaggio in prestito.
Giuntoli lavora per piazzare i colpi sul mercato in uscita, tra questi c’è anche Duvan Zapata. L’attaccante colombiano è richiesto dalla Sampdoria, il Napoli chiede 20 milioni di euro. Mercoledì ci sarà un incontro con l’entourage dell’ex Udinese per cercare l’intesa. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.
Ciro Ferrara ha parlato a Il Mattino: “Il Napoli non si è rinforzato sul mercato, ma parte da alcune certezze ben precise. Sicuramente avere un vantaggio rispetto a tutte le altre, perché i giocatori già conoscono a memoria tempi e movimenti. Juventus? Hanno preso giocatori già pronti. La campagna acquisti delle altre squadre, non solo quella della Juventus, è stata ricca di giocatori importanti e questa sarà sicuramente una discriminante ai fini dei risultati che ci saranno in questo campionato. Dico che migliorare il Napoli non era assolutamente facile, ma se avesse preso Douglas Costa o Matuidi la musica sarebbe certamente cambiata. Le grandi squadre sono tali perché portano via punti in momenti non ottimali della stagione e la gestione delle gare è sempre stato il punto debole del Napoli. Capiteranno partite in cui la squadra non sarà al meglio della condizione e portare comunque a casa punti sarà fondamentale per stare a lottare fino alla fine. Si tratta di un percorso di crescita importante e sarà quello che farà la differenza. Se pensiamo che Mario Rui e Ounas, i due acquisti dell’estate, non sono andati neanche in panchina contro il Nizza vuol dire che forse Sarri non li ritiene ancora pronti”.
Si raffredda la pista Zinchenko, Sarri vuole confermare un azzurro
Doveva il colpo successivo al preliminare di Champions League, e invece pare si stia raffreddando la pista che porta ad Oleksandr Zinchenko. Il gioiellino del Manchester City che piace tanto a Cristiano Giuntoli potrebbe non vestire più la maglia del Napoli. Scelte tecniche, Sarri sembra che preferisca Emanuele Giaccherini nel ruolo di vice Callejon. Lo riporta Tuttosport.
Come riferisce Il Corriere dello Sport, la Champions League è un orizzonte. Tutto è rimandato al futuro e quando il preliminare sarà solo un ricordo, augurandosi d’aver raggiunto l’obiettivo, il Napoli riprenderà il mercato. Ma si lavorerà prima alle uscite ed è per questo che la pista che conduce Pavoletti al Cagliari è sempre più attuale: è una destinazione assai gradita, e la trattativa è ben avviata. Ma il Napoli avrebbe rifiutato la formula del prestito.
Tocca al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni aprire i lavori del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, giunto alla sua trentottesima edizione. Questi i punti principali del suo intervento, iniziato con un pensiero per l’attentato terroristico che ha colpito Barcellona: “Noi siamo al fianco di questa città straziata che ha dato un messaggio di forza umana a tutta l’Europa”. Quindi, dal palco, “un abbraccio alle famiglie di Luca, Bruno e Carmela“, le vittime italiane dell’attentato.
Assegni ai disoccupati e incentivi agli under 32: ecco il piano per il lavoro del governo Gentiloni
In autunno il voucher per il ricollocamento: anche per i dipendenti in cassa integrazione
ROMA – Sgravi per l’assunzione dei giovani e la formazione dei dipendenti, un assegno per aiutare i disoccupati a cercare lavoro, più fondi per le famiglie povere. I piani del governo per il 2018 si possono riassumere in queste poche righe. Nel discorso di Rimini Paolo Gentiloni conferma le anticipazioni di questi giorni: la prossima legge Finanziaria si concentrerà su pochi obiettivi. Consapevole dei rischi di un assalto alla diligenza pre-elettorale, il premier mette le mani avanti. No alla spesa allegra, ma «impegni selettivi» per «accompagnare la fine della legislatura». Non è solo un problema di numeri e di impegni con l’Europa. Al Senato Gentiloni è senza maggioranza: per paradosso, evitando una manovra monstre il governo riduce il rischio di essere impallinato da un Parlamento zeppo di deputati e senatori in cerca d’autore. L’impianto della Finanziaria cercherà di accontentare anzitutto gli scissionisti di Mdp, la spina nel fianco di Gentiloni.
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Se c’è un obiettivo che secondo molti Renzi avrebbe fallito, è quello di dare una spinta decisa all’occupazione, in particolare quella giovanile: tre anni di forti sgravi ai contributi previdenziali delle imprese non sono bastati a riportare il tasso di disoccupazione sotto l’undici per cento. Ora il governo punta a rendere quei tagli strutturali. L’ipotesi più gettonata prevede di dimezzare i contributi pagati per gli under 32 nei primi due anni, e di ridurli dal terzo anno di tre o quattro punti. Sul tavolo del governo esistono ancora ipotesi tecniche alternative, sia per quanto riguarda l’età massima dei lavoratori (l’Europa ad esempio preferirebbe che lo sgravio si fermasse a 29 anni), sia rispetto alle modalità del taglio. Ad esempio: il dimezzamento dei contributi potrebbe essere nei primi tre anni a favore di tutti i nuovi assunti, e per sempre.
Assegno per i disoccupati
Gentiloni sottolinea che la prossima manovra sarà «in linea con quelle che l’hanno preceduta». È così. Sui tavoli di Palazzo Chigi e del Tesoro c’è un pacchetto che punta ad allargare il sostegno attivo ai disoccupati. Si chiama assegno di ricollocazione, è già legge dello Stato e finora è stato applicato solo in via sperimentale. In autunno entrerà a regime un sistema che permetterà, dopo quattro mesi di cosiddetta «Naspi», l’accesso a un voucher per pagare la ricerca del lavoro attraverso le società di placement. Fin qui sarebbero coinvolte circa 500 mila persone l’anno. La manovra dovrebbe allargare la platea di altre 70-100 mila persone: sono i lavoratori coinvolti in procedure di cassa integrazione. Spiega il presidente dell’Agenzia per le politiche attive Maurizio Del Conte: «Ipotizziamo che un’azienda (sono interessate solo quelle sopra i 15 dipendenti) firmi con i sindacati un accordo che preveda il licenziamento di mille dipendenti entro due anni. Se quei lavoratori – grazie al voucher – troveranno lavoro prima della scadenza, avranno diritto a godere dei fondi della cassa integrazione rimanenti». Per dirla più brutalmente: prima trovano un nuovo lavoro, più alta sarà la buonuscita garantita dal plafond della cassa. A questo pacchetto dovrebbe poi collegarsi uno sgravio fiscale per le aziende che finanzieranno programmi di formazione dei dipendenti.
Più fondi per i poveri
L’altro grande problema emerso dalla doppia crisi del 2008 e del 2011 è quello delle diseguaglianze. Anche in questo caso Gentiloni si muove sulla strada tracciata da Renzi. Il «Ria» – reddito di inclusione attiva – è legge da qualche mese. La manovra dovrebbe allargare la platea dei beneficiari: l’obiettivo sono tutte le famiglie con minori a carico e in condizioni di povertà assoluta. Il parametro principale è il reddito Isee (oggi si considerano in quelle condizioni chi vive con meno di ottomila euro l’anno), ma si terrà conto anche delle condizioni patrimoniali. In ogni caso, l’allargamento della platea dipenderà dai fondi complessivamente a disposizione.
Le coperture
Inutile dire che tutto dipenderà da questo. Perché se è vero che l’Europa per il 2018 ci chiederà un aggiustamento strutturale del deficit di «soli» cinque miliardi (la richiesta iniziale era di dieci), c’è da scommettere che Renzi cercherà di ridurre al minimo i sacrifici, fossero nuove tasse o tagli alla spesa. Il solo intervento sui contributi dei giovani costa cinque miliardi in tre anni. Per Gentiloni e Padoan impostare una manovra asciutta serve anzitutto a questo: più basse saranno le aspettative dei partiti, più sarà semplice superare il guado parlamentare senza affogare nel mare della spesa allegra.
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La probabile formazione del Napoli contro il Nizza nel match di ritorno dei preliminari di Champions
Si respira aria di Champions, la stagione è già cominciata con ritmi elevati tra campionato e coppa. Maurizio Sarri dovrà affrontare il match di ritorno dei preliminari contro il Nizza. L’edizione odierna del quotidiano sportivo La Gazzetta dello Sport prova ad anticipare la possibile formazione in vista della partita contro i francesi. Il quotidiano prevede un rientro nel reparto difensivo per Albiol accanto a Kalidou Koulibaly. Sugli esterni ci saranno Ghoulam e Hysaj che riposerà in campionato vista l’espulsione alla prima contro l’Hellas Verona.
Dubbi sui giocatori che potrà schierare al centrocampo: Jorginho è in vantaggio, anche se la marcatura su Sneijder potrebbe imporre un più fisico e dinamico come quello di Diawara. Il risultato dell’andata comunque suggerisce a Sarri una certa tranquillità, ciò potrebbe incidere sulle sue decisioni. Mentre Hamsik è confermato con certezza, Allan in vantaggio su Zielinski.
Per quanto riguarda invece l’attacco, dopo la partenza titolare di Milik in campionato, sarà Mertens a guidare il reparto offensivo con Callejon ed Insigne sulle fascie.
De Laurentiis soddisfatto, potrebbe esserci anche a Nizza!
La squadra azzurra è compatta, ieri allenamento a Castel Volturno per preparare la trasferta francese contro il Nizza. Oggi pomeriggio gli azzurri partiranno e a loro potrebbe unirsi anche il presidente Aurelio De Laurentiis, come riporta La Repubblica che inoltre specifica come il numero uno del club sia soddisfatto dell’avvio di stagione. De Laurentiis ha visto le prime due partite in TV, ma probabilmente ci sarà in tribuna a Nizza per seguire gli azzurri da vicino.
Dal palco del Meeting di Rimini il premier Gentiloni afferma che garantirà «la fine ordinata della legislatura» e che il governo punta a consolidare la ripresa con misure permanenti a sostegno del lavoro giovanile.
Gentiloni allunga la vita al governo
Il premier al Meeting risponde ai renziani:«Garantirò la fine ordinata della legislatura». L’obiettivo: consolidare la ripresa e aiutare il lavoro giovanile con misure choc e durature
RIMINI – Nello sterminato hangar della Fiera di Rimini, cinquemila posti a sedere, l’ennesimo presidente del Consiglio in visita al Meeting, viene accompagnato al palco dal “popolo” ciellino con un applauso che dura cinquantacinque secondi, un battimani che si spegne soltanto quando Paolo Gentiloni si siede. Eppure, l’incoraggiamento della platea non è bastato ad indirizzare il presidente del Consiglio verso un discorso compiacente o “empatico”. Gentiloni aveva preparato un discorso che rispondesse all’“epigrafe” della trentottesima edizione del Meeting, una frase di Goethe: «Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo». È stato al tema, con un discorso “alto”, ma non si è limitato a questo.
Il Meeting, come sempre, riapre la stagione politico-parlamentare dopo la pausa agostana e anche per questo il premier ha voluto lanciare un messaggio ai “naviganti” del mare politico. E lo ha fatto con una frase apparentemente anodina: «La prossima legge di Bilancio sarà un passaggio chiave per concludere in modo ordinato la legislatura, che è il compito che mi pongo e sul quale impegnerò tutto il governo».
Ma conclusione «ordinata», nel “politichese gentiloniano”, significa puntare ad una scadenza in tempi ordinari della legislatura (15 marzo 2018), dunque con elezioni da tenersi nella prima parte della primavera. Tra marzo e aprile. Apparentemente un obiettivo scontato e condiviso. Ma non è così. In una recente intervista a La Stampa il presidente dei deputati del Pd Ettore Rosato ha auspicato una rapida chiusura della legislatura, in altre parole un “auto-scioglimento” subito dopo Natale. Matteo Renzi pensa che, tirandola per le lunghe, il Pd perderebbe voti? Che nella finestra tra gennaio e febbraio potrebbero maturare le condizioni per una legge elettorale sgradita?
A Palazzo Chigi naturalmente sono pronti a rimettersi ad un “crono-programma” renziano che accelerasse lo scioglimento delle Camere, ma pensano che farebbe bene al Paese (e anche al Pd) un fine-legislatura «ordinato», soprattutto per una ragione: con gli incentivi fiscali per le assunzioni dei giovani da inserire nella legge di bilancio, è facile immaginare un effetto pressoché immediato nei primi mesi del 2018. Dunque, la parola d’ordine del presidente del Consiglio è una sola: consolidare la ripresina in atto, investendo sugli sgravi fiscali a favore dei giovani. Con risultati concreti da “incassare” già nel primo trimestre del 2018.
Quanto alla riforma della riforma elettorale, il governo si tira fuori: Gentiloni non ha mai “brigato” in un senso o nell’altro e anche stavolta farà così. Ma, come sanno bene al Quirinale, per una revisione della legge elettorale (che Mattarella ha apertamente auspicato ma solo nel senso di un’armonizzazione tra le due Camere), l’unico spazio plausibile si aprirebbe proprio nelle settimane successive alla approvazione della legge di stabilità, di solito al traguardo prima di Natale. La discussione parlamentare si riaprirà a metà settembre, ma poco dopo l’apertura della sessione di bilancio, è destinata a spegnere le eventuali velleità “riformiste”, rimandando la possibile apertura dei giochi a gennaio.
Nel suo intervento al Meeting Gentiloni, ribadendo quanto preannunciato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ha definito «misure choc» quelle che poi lui stesso ha indicato come «limitati interventi per accompagnare la crescita, con interventi molto selettivi», incentrati soprattutto sull’accesso dei giovani al mondo del lavoro con «incentivi permanenti, stabili». Sulla legge per lo Ius soli, Gentiloni ha detto che «il governo non deve avere paura di riconoscere diritti e di chiedere rispetto dei doveri anche a chi in Italia è nato e studia nelle nostre scuole». In altre parole il capo del governo “tiene” il punto sul fatto che la legge debba essere approvata, ma fa capire che il governo non si sbraccerà per rimetterla all’ordine del giorno politico. Lasciando la decisione sull’opportunità al Pd e al suo leader Matteo Renzi.
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lastampa/Gentiloni allunga la vita al governo FABIO MARTINI – INVIATO A RIMINI
Lazio vs Spal 0-0 : un pareggio tutto sommato giusto che fa felice la Spal, un po’ meno la Lazio che spreca tante occasioni, complice anche una difesa avversaria ben organizzata che chiude tutti gli spazi. È anche la sfida tra l’allenatore più giovane della Serie A ed un allenatore al debutto nella massima serie.
Formazioni- Un’unica variazione nella Lazio rispetto alla gara di Supercoppa, Lucas Leiva dà forfait, al suo posto il debuttante Palombi che in avanti fa coppia con Immobile e Luis Alberto arretrato in cabina di regia.
Nelle file della Spal, Semplici è costretto a fare a meno di Grassi e Felipe e preferisce Floccari ad Antenucci. Parte dalla panchina il nuovo acquisto Marco Borriello, nella scorsa stagione 16 gol con la maglia del Cagliari.
Primo tempo- La prima palla gol del match la creano gli ospiti al 7’: schema da calcio d’angolo, il pallone arriva fuori area a Viviani, ma il tiro va a finire sul palo alla destra di Strakosha.
Dopo poco, due occasioni della Lazio nel giro di un minuto prima con Radu, poi con Milinkovic ma Gomis respinge entrambe le conclusioni.
Al 19’ è ancora la Lazio a sfiorare il vantaggio: lancio di Basta, Milinkovic salta più in alto di tutti, colpisce di testa ma il pallone sfiora il palo.
La Spal non rimane certo a guardare e al 34’ crea un’ottima occasione da gol con una lunga discesa sulla fascia di Lazzari, pallone in mezzo, Floccari anticipa di testa De Vrij ma la spizzata dell’attaccante di Nicotera viene neutralizzata dal portiere laziale. L’ultima occasione del primo tempo è di Immobile che aggancia in area un cross di Basta, ma la girata troppo centrale non impensierisce Gomis.
Secondo tempo- Nei primi minuti del secondo tempo è Immobile a rendersi pericoloso in un paio di occasioni, con la Spal che spesso preferisce difendersi in undici per poi provare a partire in contropiede, mentre Simone Inzaghi chiede maggiore spinta sugli esterni.
Al 16’ Semplici inserisce Borriello al posto di Paloschi e pochi minuti più tardi Lukaku e Marusic prendono il posto di Palombi e Basta; per l’attaccante laziale al debutto prestazione parecchio in ombra. Al 32’ sassata da fuori area di Luis Alberto che finisce di poco sopra la traversa e poco dopo stessa conclusione questa volta di Lulic con Gomis che si fa trovare pronto. Gli ultimi minuti sono un assedio della Lazio nell’area della Spal ma i capitolini peccano di mira e non trovano il gol.
Non ci sono più emozioni, all’Olimpico la partita termina a reti bianche.
Una Lazio completamente diversa rispetto a quella vista in Supercoppa, le assenze di Felipe Anderson e Keita si fanno sentire; buona prova della Spal, ben organizzata che rischia di passare in vantaggio in più di un’occasione.
È morto a 91 anni a Las Vegas Jerry Lewis, un attore simbolo del cinema comico americano. E l’America che non l’ha mai dimenticato lo festeggia con una retrospettiva al Moma
A comunicare la notizia è stato il suo agente. Jerry Lewis, leggenda della comicità statunitense, è morto al Las Vegas a 91 anni. Nato a Newark, nel New Jersey, il 16 marzo del 1926, di origine ebraica come tanti altri giganti del cinema comico americano, fin da ragazzo fu attore e imitatore. In coppia con l’attore e cantante Dean Martin ebbe un enorme successo in teatro, al cinema e in televisione. Il primo film del sodalizio fu “La mia amica Irma”, a cui seguirono altre pellicole di successo.
Dal sodalizio con Dean Martin alla carriera solista
Nel 1956, a dieci anni esatti dall’inizio della loro unione artistica, Lewis e Martin annunciarono la loro separazione. Fu un divorzio molto amaro, voluto soprattutto da Martin, che non tollerava come il compagno gli rubasse di continuo la scena. Lewis proseguì la carriera di attore, alla quale unì anche quella di regista. Il primo film che diresse fu “Ragazzo tuttofare” del 1960. In parallelo tentò anche la carriera musicale, pubblicando alcune hit di successo. Si impegnò molto anche nelle iniziative benefiche, ad esempio con il programma tv “The Jerry Lewis MDA Labor Day Telethon” per raccogliere fondi in favore dei malati di distrofia muscolare.
Negli ultimi anni diede vita a “House of Laughter” (La Casa della Risata) per aiutare i bambini e i giovani affetti da malattie o reduci da traumi, attraverso il potere terapeutico della risata. Ritornò al cinema nel 1983, quando Martin Scorsese lo chiamò per interpretare “Re per una notte”, accanto a Robert De Niro. Dopo aver divorziato nel 1980 dalla cantante Patti Palmer, sposata nel 1944, e dalla quale aveva avuto sei figli, Lewis nel 1983 Jerry sposò la ballerina SanDee Pitnick. Dal nuovo matrimonio nacque nel 1992 una figlia, Danielle Sarah.
Una lunga lotta contro la malattia
I problemi di salute di Lewis iniziarono nel 1983, quando l’attore fu costretto a un’operazione a cuore aperto. Nel 1992 arrivò un’altra operazione per rimuovere un tumore alla prostata. Nel 2003 Lewis dovette inoltre andare in terapia per la sua dipendenza dagli antidolorifici. Tre anni dopo seguirà un attacco cardiaco, legato in parte alla fibrosi polmonare della quale ha sofferto a lungo. Ora è grande il cordoglio di tutti i suoi ammiratori, e l’hashtag #RIPJerryLewis domina su Twitter
Un cordoglio davvero internazionale. Come sottolinea Hollywood Reporter, il “picchiatello” godeva di una fama enorme anche in Europa, forse, almeno durante gli anni della carriera solista, addirittura superiore a quella che gli veniva tributata in Usa. Nel vecchio continente Lewis fu incoronato otto volte “miglior direttore”, una volta in Belgio, Italia, Germania, Olanda e Spagna e ben tre volte in Francia, Paese dove era amatissimo, tanto da ricevere la Legion d’Onore nel 2009. A favorire la sua fama Oltralpe, dove era noto come ‘Le Roi du Crazy’, la grande passione che avevano per lui, e il suo modo di incarnare l’assurdo, i registi della nouvelle vague, da Francois Truffaut a Jean-Luc Godard.
Castellammare di Stabia – In casa Juve Stabia cresce l’attesa per l’inizio ufficiale del campionato di Serie C che inizierà per il girone C (in cui sono inserite le Vespe) sabato 26 agosto.
Nella prima giornata la Juve Stabia sarà ospitata dalla Fidelis Andria allo stadio “Degli Ulivi”, l’inizio è fissato per le 20:30, un orario comodo per i calciatori che potranno giocare con una temperatura più fresca, qualche problema in più ci sarà per i tifosi gialloblè che faranno rientro a Castellammare a notte fonda. Siamo sicuri però che ci sarà come sempre un buon seguito di tifosi gialloblè che non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno.
Questi gli orari di tutte le prime tre gare del girone C:
PRIMA GIORNATA
CATANIA vs RACING FONDI Sabato Ore 18.30
CATANZARO vs CASERTANA Sabato Ore 20.30 FIDELIS ANDRIA vs JUVE STABIA Sabato Ore 20.30
MATERA vs AKRAGAS Sabato Ore 18.30
MONOPOLI vs COSENZA Sabato Ore 18.30
PAGANESE vs BISCEGLIE Sabato Ore 18.30
RENDE vs REGGINA Sabato Ore 20.30
TRAPANI vs SIRACUSA Sabato Ore 18.30
VIRTUS FRANCAVILLA vs LECCE Sabato Ore 18.30 Riposa: SICULA LEONZIO
SECONDA GIORNATA
AKRAGAS vs RENDE Sabato Ore 20.30 (NOTA *)
BISCEGLIE vs VIRTUS FRANCAVILLA Sabato Ore 18.30
CASERTANA vs CATANIA Sabato Ore 18.30
COSENZA vs PAGANESE Sabato Ore 20.30
LECCE vs TRAPANI Sabato Ore 20.30
RACING FONDI vs MONOPOLI Sabato Ore 18.30
REGGINA vs CATANZARO Sabato Ore 20.30
SICULA LEONZIO vs MATERA Sabato Ore 18.30
SIRACUSA vs FIDELIS ANDRIA Sabato Ore 18.30 Riposa: JUVE STABIA
TERZA GIORNATA
CATANIA vs LECCE Sabato Ore 20.30 CATANZARO vs JUVE STABIA Sabato Ore 20.30
FIDELIS ANDRIA vs CASERTANA Sabato Ore 18.30
MATERA vs COSENZA Sabato Ore 18.30
MONOPOLI vs AKRAGAS Sabato Ore 18.30
PAGANESE vs REGGINA Sabato Ore 20.30
RENDE vs SIRACUSA Sabato Ore 18.30
TRAPANI vs SICULA LEONZIO Sabato Ore 20.30
VIRTUS FRANCAVILLA vs RACING FONDI Sabato Ore 20.30 Riposa: BISCEGLIE
*La Lega, a modifica di cui al com. uff. n.1/DIV dell’11 agosto 2017, ha disposto che la gara Akragas-Rende venga disputata domenica 3 settembre presso lo Stadio “Nicola De Simone” di Siracusa, con inizio alle ore 16,30.
Atalanta Roma 0-1. Buona la prima. Vince la Roma di Di Francesco rischiando nella ripresa
Atalanta Roma |Allo stadio Atleti Azzurri di Bergamo, la Roma affronta l’Atalanta nella prima di campionato. Il nuovo allenatore dei giallorossi, Eusebio Di Francesco, si affida al tridente Defrel-Dzeko-Perotti in una gara tutta da vincere. La risposta della Roma alle dirette antagoniste, la Juventus e il Napoli che ieri in anticipo di campionato, non hanno deluso le aspettative di vittoria, è stata positiva portandosi in vantaggio nel primo tempo con un gol d’astuzia del neo acquisto Aleksàndar Kolarov.
La Roma vince la gara chiudendo la ripresa in affanno, difendendo a denti stretti il risultato.
Roma pericolosa in avvio di gara ma la prima occasione è dell’Atalanta con Gomez al 4’: Alisson si fa trovare pronto e blocca la palla. La riposta dei giallorossi arriva subito con Dzeko che, al 5’ controlla in area una buona palla e prova la conclusione ma non centra il bersaglio.
All’11’ ci prova Nainggolan da fuori area, il suo potente tiro viene però intercettato da Freuler, si riparte con un buon equilibrio.
Al 23’ arriva l’occasione gol per la Roma: Defrel, servito da Bruno Peres, sfiora il vantaggio, la palla esce fuori di poco!
L’Atalanta reagisce con molta grinta creando più di un pericolo dalle parti di Alisson. Gosens e Petagna impegnano il portiere in due occasioni e al 25’ Kurtic fa tremare la difesa giallorossa con il suo potente mancino che sfiora la traversa.
Alla mezz’ora insiste la Roma e arriva il gol del vantaggio su punizione!
Al 31’ è la new entry, AleksàndarKolarov che segna il gol su punizione dal limite dell’area: il suo tiro rasoterra, di grande astuzia, riesce a bucare la barriera bergamasca. Il serbo calcia appena la difesa saltella e piazza la palla in rete portando i giallorossi in vantaggio.
Atalanta Roma 0-1.
Al 42’ un fallo di Strootman su Gomez regala una buona punizione ai begamaschi, intenti ad agguantare il pareggio. Alisson non si fa sorprendere, l’half time si conclude con la Roma in vantaggio.
Secondo Tempo
Nessun cambio in avvio di ripresa, la gara riprende su ritmi più elevati, l’Atalanta è intenzionata a recuperare lo svantaggio e ne sta dando dimostrazione. Petagna pericoloso in area, chiama direttamente in causa Alisson con un tiro velenoso bloccato in tempo dal portiere.
Al 55’ primo giallo della gara all’indirizzo di Defrel per fallo su Palomino.
Al 58’ Gasperini decide il primo cambio, entra il nuovo acquisto Cornelius al posto di Petagna che si è speso molto dall’inizio della ripresa.
La Roma si chiude in difesa mentre i bergamaschi provano ad avanzare aumentando il pressing. Cornelius e Gomez seminano panico in area giallorossa, solo dopo 20 minuti dal riavvio di gara la Roma alza la testa. Nainggolan prova un cross basso ma non troppo potente, intercettato e allontanato da Masiello.
Al 69’ ammonitoToloi dell’Atalanta per fallo su Perotti.
Al 70’ secondo cambio tra le fila nerazzurre, Kurtic lasci il posto ad Ilicic che si rende subito pericoloso prima con un tiro da fuori area bloccato da Alisson, poi scartando due avversari e pronto al tiro, viene fermato da De Rossi.
Al 74’ ultimo cambio per Gasperini, esce Cristante, dentro De Roon mentre Di Francesco mette dentro El Shaarawy al posto di Defrel. L’Atalanta si fa sempre più pericolosa.
All’86’ Atalanta vicinissima al pareggio, Ilicic in attacco, il suo destro sfiora il palo, la palla non entra per un centrimetro!!!
Nei 5 minuti di recupero è solo Atalanta, la Roma chiusa in difesa subisce l’attacco degli avversari che dominano l’area giallorossa. Sfortunati i bergamaschi che a un minuto dal fischio finale assediano la Roma: Hateboer su cross di Gomez non riesce ad impattare in porta la palla del pareggio.
La Roma si porta a casa il risultato chiudendo in affanno una gara dai risvolti pericolosi.