Home Blog Pagina 5623

Università degli Studi di Salerno, Beatrice Benocci presenta: “La Germania necessaria”

0
La Merkel ha vinto ancora. All’indomani delle elezioni tedesche, una riflessione socio-politica a partire dal libro “La Germania necessaria”

In occasione della presentazione del libro di Beatrice Benocci “La Germania necessaria, L’emergere di una nuova leading power tra potenza economica e modello culturale (FrancoAngeli, 2017)”, il Centro Interdipartimentale di Ricerca sul Conflitto in Età Contemporanea – CIRCEC, in collaborazione con il Dottorato in Studi letterari, linguistici e storici e il Seminario Permanente di Storia e Storiografia dell’Università di Salerno, promuove un incontro/dibattito sul ruolo europeo e internazionale della Germania all’indomani delle elezioni tedesche del 24 settembre.

Coordina: Lucia Perrone Capano, Coordinatrice del Dottorato in Studi letterari, linguistici e storici.
Intervengono: Carmine Pinto Direttore del CIRCEC, Roberto Parrella Università di Salerno, Massimo Pendenza Università di Salerno.
Discutono: Antonluca Cuoco – Il Denaro – Strade on Line, Edoardo Toniolatti – Sole24ore (via Skype), Francesco Maselli – Il Foglio.
Partecipa ai lavori l’autrice, giornalista e storica, Beatrice Benocci.
L’evento sarà seguito in diretta dalla Radio di Ateneo Unisound ed è patrocinato da Associazione Scienze Politiche – ASP.

 

/Precultura comunicazione

Ma la Catalogna ha un futuro nella Ue?

0

Mentre sale la tensione con Madrid, si può ragionare sul fatto che una Catalogna stato sovrano potrebbe contare in Europa più di quanto conta ora. Ma, piccolo problema, prima dovrebbe essere riammessa nella Ue. Con il consenso della Spagna e delle altre nazioni che vogliono scoraggiare nuove secessioni.

Se la Catalogna lasciasse la Spagna, avrebbe meno peso politico in Europa e nel mondo? No, anzi avrebbe una maggiore influenza politica nella Ue. Certo, l’Unione potrebbe rifiutarsi di riammetterla tra gli stati membri. Ma è una minaccia poco credibile.

Globalizzazione e domanda di autonomia

La crisi politica e istituzionale che si è sviluppata in questi giorni in Spagna con il referendum indipendentista della Catalogna è un altro esempio di come la globalizzazione aumenti la domanda di autonomia e la spinta verso la decentralizzazione.

Le ragioni furono spiegate nel 2011 da Alberto Alesina, Enrico Spolaore e Romain Wacziarg in un visionario articolo dal titolo “Economic Integration and Political Disintegration”. In estrema sintesi, la liberalizzazione degli scambi internazionali e la creazione di un nuovo ordine politico ed economico mondiale riducono i benefici dell’essere parte di uno stato nazionale di grandi dimensioni. Il motivo è che con la globalizzazione si guadagna l’accesso al mercato mondiale, quindi l’accesso a quello nazionale è relativamente meno importante. Ma ci sono costi nell’appartenere a uno stato grande? Sì, e questi non si riducono. Per la Catalogna, consistono nel subire la sovranità di Madrid, pur avendo profonde differenze economiche e culturali con il resto del paese.

Qual è il peso politico di Barcellona nella Ue

Si potrebbe contro-argomentare che qualora lasciasse la Spagna, la Catalogna avrebbe meno peso politico in Europa e nello scenario internazionale. Cercherò qui di dimostrare che questo non è vero. La ragione è proprio l’appartenenza all’Unione Europea, che per il momento do per acquisita.

È possibile “misurare” il peso politico di un paese nell’Ue? Si tratta di un concetto vago, spesso ritenuto non-quantificabile. Tuttavia, nel 1954 Martin Shubik e Lloyd Shapley(quest’ultimo insignito del premio Nobel nel 2012) proposero di misurare il potere politico con la probabilità di un paese di dare il voto decisivo, quello che permette a una coalizione di paesi di raggiungere la maggioranza richiesta. Quindi misurarono il potere con un valore percentuale. La forza di questo metodo consiste nel fatto che deriva da un approccio “assiomatico” e si fonda su ipotesi assolutamente ragionevoli. In altre parole, è difficile sostenere che abbia dei difetti. In un lavoro con il mio coautore Jason Barr (“Who has the Power in the EU?”, Mathematical Social Sciences, 2009, 57/3), abbiamo misurato il peso politico dei membri della Ue, dopo che il nuovo sistema di voto a doppia maggioranza è entrato in vigore nel Consiglio della Ue. Il sistema dà molto peso ai paesi più grandi, perché il potere di voto riflette la loro popolazione. Però dà peso anche ai paesi piccoli, perché per raggiungere la maggioranza occorre che un minimo numero di stati siano d’accordo.

Vediamo cosa succede con questo sistema di voto alla Catalogna. Oggi la Spagna, con 42 milioni di persone inclusa la Catalogna, ha un potere di voto pari all’8 per cento. I catalani sono circa un sesto della popolazione. Se la Catalogna fosse indipendente, con i suoi 7 milioni di abitanti e un proprio voto in Consiglio, avrebbe un potere in Europa di circa il 2 per cento. Quindi l’influenza politica in Europa dei cittadini catalani aumenterebbe del 50 per cento se a rappresentarli fosse direttamente Barcellona invece di Madrid. A questo si aggiungerebbe il fatto che Barcellona userebbe il suo peso per difendere gli interessi dei catalani, facendo meglio di quanto oggi faccia Madrid.

Sarà ancora uno stato membro

Essere piccoli e autonomi conviene, perché ci pensa l’Europa a difendere i propri interessi nello scenario internazionale e perché il proprio peso in Europa di fatto aumenta, grazie al sistema di voto nel Consiglio dei ministri della Ue. Vale non solo per la Catalogna, ma anche per le regioni dei paesi membri in cui spinte autonomiste sono alimentate da diversità culturali ed economiche. Ci sarebbe quindi da aspettarsi che le tensioni verso la frammentazione si ripetano sempre più frequenti in futuro. Ma l’Europa e i suoi stati nazionali non possono permettersi la frammentazione. Ecco perché i Trattati prevedono che se una regione raggiunge l’autonomia, allora viene di fatto esclusa dall’Unione e può rientrare solo se l’unanimità dei membri è d’accordo, compreso il paese da cui quella regione si è staccata. Nel caso della Catalogna, la riammissione alla Ue richiederebbe il voto favorevole della Spagna.

Molti ritengono che la Spagna voterebbe contro per ritorsione e che il resto dell’Unione la supporterebbe per non creare pericolosi precedenti. Ma sarebbe davvero così? Potremmo davvero immaginare uno scenario in cui la Catalogna viene tenuta fuori dall’Unione Europea solo perché ha voluto staccarsi dalla Spagna? Personalmente trovo difficile crederlo. All’Europa converrebbe avere la Catalogna come membro, piuttosto che avere una seconda Svizzera. Molto più verosimile è che si tratti solo di una minaccia (in sé poco credibile) fatta per aumentare l’incertezza attorno allo scenario della secessione della Catalogna, e per prevenire pericolosi effetti di imitazione.

FRANCESCO PASSARELLI Professore associato di economia all’Università di Torino

18 Commenti:

  1. Dario  
    mi permetto di sottolineare un’incongruenza logica nel paragrafo “sara’ ancora uno stato membro” di questo non riuscitissimo articolo di Francesco Passarelli. 1. si dice che l’Europa e i suoi stati membri non possono permettersi la frammentazione, quindi manca il movente politico, economico ed organizzativo per accettare uno stato neonato e poco influente nell’UE 2. si dice che i Trattati disciplinano in maniera chiara l’ingresso di uno stato secessionista nell’EU e si dice che molti ritengono (probabilmente anche lo stesso Passarelli) che la Spagna voterebbe contro l’ingresso della Catalogna in Europa, quindi manca il supporto legale all’ingresso della Catalogna in Europa 3. quindi e’ probabile che la Catalogna indipendente entri immediatamente in Europa… mah oltretutto adducendo come ragione di realpolitik il fatto che la Catalogna rappresenterebbe un’altra Svizzera, senza rimarcare che la Confederazione Elvetica esisteva ben prima della fondazione della CEE, che di entrare in Europa non ci pensa nemmeno e che ha fatto della sua storica terzieta’ ed indipendenza rispetto al resto del mondo la sua principale ragione di esistere
  2. Carlo  
    “Difficile sostenere che abbia difetti”? Le percentuali che lei cita hanno una qualche validità nel caso in cui un singolo paese faccia da ago della bilancia. Il suo ragionamento ignora completamente altri punti fondamentali: per qualunque argomento che stia più a cuore alla Catalogna che al resto della Spagna e dell’UE, la Catalogna ha più probabilità di influenzare le politiche europee facendo parte della Spagna che da sola. Ipotizziamo, tiro ad inventare, che una specifica normativa danneggi in maniera notevole quasi solo il porto di Barcellona. Io credo che sarebbe più facile per la politica catalana influenzare Madrid che Bruxelles, il che fa una notevole differenza perché il potere contrattuale e diplomatico di Madrid resta superiore a quella della sola Barcellona; inoltre Madrid avrebbe interesse a proteggere i lavoratori e le relative entrate fiscali se il porto di Barcellona continua a far parte della Spagna, altrimenti che gli interessa? Concnetrarsi in maniera così sterile su numeri e percentuali è l’atteggiamento tipico degli economisti che scambiano la matematica per la fisica, e gli esseri umani per dei protoni – peccato che gli esseri umani non obbediscano ai modelli degli economisti come i protoni obbediscono ai modelli dei fisici.
  3. Michele Lalla  
    L’argomento è coinvolgente, perché non siamo estranei a tale pericoloso fenomeno, e i sagaci commenti lo dimostrano. Mi fermo su un solo punto. L’autore dà per acquisito l’ingresso della Catalogna nell’UE. Se fosse cosí facile entrare, la Scozia starebbe già dentro; la Corsica si staccherebbe dalla Francia (lo vede possibile?), il Belgio si spaccherebbe in due (almeno, Vallonia e Fiandre?), eccetera. Da un lato, c’è una ragione politica di integrità nazionale che spinge a contrastare il fenomeno. Dall’altro lato, ci potrebbe essere la convenienza dell’asse franco-tedesco a polverizzare gli altri e spadroneggiare. Penso, tuttavia, che questa sarebbe una visione miope e ignorante la storia, perché le spinte secessionistiche stanno anche dentro di loro, solo che ora non affiorano a sufficienza. Che autorità avrebbe una UE regionalizzata? Una bella domanda, tra tante altre inquietanti e complesse.
  4. gregorio ignazi  
    Trovo l’analisi del Prof. Passarelli alquanto superficiale. Ad esempio non cita il problema di sostenere dei costi fissi da parte di un neo stato indipendente (burocrazia, esercito, infrastrutture, trasporti) ora tutte coperte dallo Stato centrale. Non si cita il problema di eventuali dazi che la Spagna potrebbe imporre alle merci catalane (se fuori UE) o (se dentro UE) ad un boicottaggio naturale da parte degli spagnoli (che sono i principali acquirenti di merci catalane). Né cita il problema del costo del debito catalano che molto probabilmente aumenterà in tale scenario. Pertanto, fuori o dentro la UE, non credo che a nessun nuovo stato piccolo e autonomo convenga un’indipendenza di questo tipo. Oltretutto questo spirito separatista credo contraddica quello europeista
  5. Henri Schmit  
    Ecco un estratto del lavoro del prof. Passarelli con Jason Barr citato nell’articolo pubblicato nel lontano 2006: Conventional wisdom holds that France and Germany, for example, are the big “players” in the EU arena. This is simply true from an a priori consideration due to their having the largest number of votes and consequently the largest Shapley-Shubik indices. But why is the same power not conventionally assigned to Italy and United Kingdom, who have the same weight in the Council? Saltando il lavoro econometrico degli autori, provo a dare una risposta intuitiva: l’UE è stata creata, sviluppata e continua a essere difesa da un patto preliminare fra F e D. Due giorni dopo le elezioni tedesche Macron parlando alla Sorbonne ha proposto alla D un nuovo trattato dell’Eliseo da firmare il 22 gennaio per rifondare l’UE. Qualche giorno dopo ha aggiunto (senz’altro dopo proteste diplomatiche) che anche l’Italia è un pilastro importante dell’UE (…). Chi è (per interesse, per convinzione, per tattica) allineato sulle scelte del binomio F-D sembra avere un peso maggiore nelle decisioni, chi rema contro, il contrario. Il fatto che, nonostante l’accordo UE per la ponderazione dei voti, le regole di decisione (a maggioranza appunto ponderata) danno più potere ai paesi membri piccoli, è per tutti gli stati membri una ragione in più per NON consentire né alla Catalogna né a nessun altra regione di uno stato membro di accedere all’UE come stato indipendente.
  6. Henri Schmit  
    In qualche misura l’UE bluffa, perché una Catalogna indipendente non potrebbe stare a lungo fuori. Non vedo l’alternativa CH, che non è una minaccia per l’UE ma semmai un rischio per la Catalogna. Però anche la Catalogna bluffa. Non ci sarà alcuna indipendenza da Madrid (a meno che la Spagna ridivenga una dittatura). Contrariamente a quello accaduto in UK con la Brexit, i Catalani capiranno presto che una vera secessione avrebbe più costi che benefici. La bolla presto si sgonfierà per ragioni di convenienza. Gli ingenui a Barcellona e i duri a Madrid ne usciranno male. Manca una teoria democratica delle autonomie e dell’autodeterminazione. Serve un potere superiore per fare rispettare eventuali regole. Sarà pensabile all’interno dell’UE, ma solo fra decenni, per il momento il potere vero è nelle mani degli stati nazionali, e prima di avere un ombrello superiore sicuro, faremo bene perfezionare la democrazia nello stato. I paesi vincitori saranno quelli efficienti, economicamente e democraticamente. Forse la Catalogna è attrezzata meglio della Spagna. L’Italia invece per ora è perdente su entrambi i registri.
    • Giuseppe G B Cattaneo  
      Infatti il problema nasce dalla crisi economica e dall’involuzione dell’autonomia catalana durante i governi del partito popolare. Adesso è diventata una questione di principio che mette in discussione l’Unione Europea, che come sempre si rivela incapace di mediare. Questo è il vero problema: a cosa serve questa Europa?
      • Henri Schmit  
        A che cosa serve l’Europa? L’UE serve AGLI STATI NAZIONALI per creare un grande mercato con benefici per tutti i cittadini e promuovere un certo numero di politiche comuni a vantaggio di tutti i cittadini. Non si occupa di tutto, e vige sempre il principio di sussidarietà. Se i singoli stati sono inefficienti (al loro interno o nella definizione delle politiche europee) i cittadini farebbero bene prendersela con i loro governanti, invece di biasimare Bruxelles dove detta legge il Consiglio dell’UE (ministri) sotto l’impulso del Consiglio europeo (capi di stato e di governo) (e in una certa misura insieme al PE). PS Con questo non ho detto che sono soddisfatto dell’UE.
  7. stefano fontana  
    Insomma, non è in alcun modo spiegato il motivo per cui il diniego della Ue all’ingresso della Catalogna sarebbe poco credibile. Vorrei proprio sapere sulla base di quale logica la Spagna voterebbe per la riammissione dei catalani.
  8. Filippo  
    Francamente questo articolo mi sembra condizionato da un’ideologia di sfondo. Tanto per dirne una: definire “impossibile trovare difetti” in un algoritmo che calcola il peso politico di un paese nell’UE in base ai meccanismi di voto è talmente ingenuo da sfiorare il grottesco (provate a dirlo alla Merkel che il peso della Germania nell’UE è quello calcolato dall’algoritmo). La verità a me pare che sia che l’autore favorisce il regionalismo per principio, dando per assunto che gli interessi dei catalani possano essere meglio difesi se non soggetti a mediazione, e poi “ridimostrando” l’assunto. Purtroppo questo modo di ragionare non solo indebolirebbe gli stati nazionali, di cui all’autore nulla interessa, ma la stessa UE, estenuata da processi decisionali sempre più ingestibili, con le regioni che pretendono di pesare come staterelli e paralizzare ancor più la già farraginosa Europa (v. la vicenda della Vallonia). Veramente questo livello di approssimazione sarebbe da lasciare ai quotidiani online.
  9. Giuseppe G B Cattaneo  
    Condivido totalmente l’analisi del professor Passarelli, con una precisazione. Le istituzioni statali stanno diventando un doppione delle istituzioni europee (o viceversa) e quindi sono percepite sempre di più come un costo al quale non corrisponde nessun servizio. Le regioni con una tradizione di indipendenza come la Catalogna, la Scozia, etc. sono quelle dove, anche in conseguenza della crisi economica, questa percezione è maggiore. Mi sembra evidente che il problema non sia la tendenza a trasferire le competenze statali alle macroregioni economiche, ma la mancata presa di coscienza dell’esistenza del problema. In parole povere o si fa l’Europa, e allora si deve dare spazio alle nazionalità regionali, riducendo il peso degli Stati, o si trova un modello federativo fondato sugli Stati nazionali nel quale l’Europa conti meno e costi meno.
    • gregorio ignazi  
      Non capisco quale ulteriore spazio si possa dare alle “nazionalità regionali”, almeno non nel caso Catalano. L’autonomia di cui gode la Catalogna non ha pari in Europa ed è pressochè totale (per lingua, competenze, polizia, economia) e ben poco si può aggiungere (salvo l’indipendenza). Invece di portare questo come esempio di regionalismo positivo, si vuole alimentare una nuova era di separatismi che l’Europa di oggi non solo non è pronta ad affrontare, ma che non può tollerare visto che non è mai stata pensata come una federazione di regioni.
  10. Savino  
    Il popolo ha il dovere di manifestare il malcontento col suo vero nome e non può nascondersi dietro patriottismi e campanilismi di facciata. I problemi sono quelli della crisi, della disoccupazione, della corruzione, della eccesiva burocrazia. Si abbia il coraggio di scendere in piazza per questo e si lasci perdere la geografia che, con tutto questo, non c’entra nulla.
  11. Michela Nardo  
    Gentile prof. Passarelli, che la Spagna non ostacoli il rientro della Catalunya è tutto da vedere. Le ricordo che la Spagna non ha mai riconosciuto l’indipendenza del Kossovo e che si è opposta fermamente al rientro della Scozia nell’Unione Europea. Che cosa possa arrivare a fare la Spagna è chiaro: sta mandando l’esercito. E questo non è sintomo di ragionevolezza né di acume politico. Nell’altro lato, a proteggere un sentimento anti-spagnolo profondamente radicato nella popolazione ma che non ha riscontro storico (la Catalunya non è mai stata una nazione, anzi: Contea del regno di Arago’ è stata la protagonista della creazione del regno di Spagna alla fine del 400) ci sono un miscuglio eterogeneo di forze politiche prevalentemente di impronta anti-capitalista, con poche idee e nessun progetto economico serio, molto interessate a legare la loro permanenza al potere alla bandiera rivoluzionaria, quindi interessate a spingere il governo di Rajoy a gesti estremi. Insomma tutti gli ingredienti per un pessimo finale.
  12. bob  
    ” Il motivo è che con la globalizzazione si guadagna l’accesso al mercato mondiale, quindi l’accesso a quello nazionale è relativamente meno importante” Passarelli questo che Alesina sostiene è pura utopia. Basta analizzare i blocchi geo-politici della globalizzazione stessa. USA, Cina, India, Brasile a fronte di simili giganti quello che Alesina sostiene circa “l’accesso ai mercati” a me viene da ridere. Il punto è solo uno: come creare un blocco europeo o Stati Uniti d’ Europa chiamiamoli come vogliamo per “gareggiare” sul mercato del mondo. La Catalogna come altre cosidette ” minoranze” non sono altro che “interessi privati localistici in atto pubblico” lo dice anche lo scarso risultato ottenuto dalla farsa del referendum. Stride di per sé il concetto di gareggiare con tutto il mondo facendo castelli con il fossato e coltivando il proprio orticello.
  13. giuli 44  
    Fermo restando che, viste anche le condizioni in cui si è svolto il referendum, la dichiarazione di indipendenza sarebbe effettuato con un voto minoritario (il 90% del 42% dei votanti), la secessione della Catalogna è VS la Spagna, non VS Europa. E se gli ottocenteschi stati nazionali avessero fatto il loro tempo? Se le varie regioni, anche transfrontaliere, (non le nostre nano regioni, ma finalmente le macro regioni) aderissero ad una Federazione Europea con veri poteri politici sulle materie comuni (difesa, fisco, politica estera, istruzione, ecc.) sul modello degli Stati Uniti D’America, con l’abolizione dei vari Stati “nazionali”? Non si allenterebbero buona parte di quelle tensioni anti europeiste che montano in molte persone e partiti?
    • Marcomassimo  
      Gli Stati Uniti sono un melting pot storico e naturale e si parla una sola lingua, l’inglese; l’europa è un mosaico di nazionalità millenarie, è una babele linguistica e, per di più, ha in sè differenze di reddito medio di 1 a 20 tra le aree economiche più estreme; per fare un paragone in Italia, che è gia nota come terra di contrasti, la differenza fra nord e sud è di 2 a 1; a 150 anni dalla unità. Anche ipotizzando una europa federale i problemi non si allevierebbero: uno stato federale comporta una moneta unica e delle forme di trasferimento più o meno cospicue da regione a regione; a meno che non si verifichi una crescita economica costante ed equilibrata sia fra ceti sociali che fra regioni, in una compagine eterogenea la tentazione di buttare le colpe dello stecchetto sociale sugli altri sono sempre spiccate; e se lo sono per regioni che sono ad un tiro di schioppo e in cui le differenze antropologiche sono solo sfumature, figuriamoci come lo possono essere quando una regione vede il sole a mezzanotte mentre l’altra ha un caldo africano. La tendenza alla disgragazione sarebbe sempre presente, assieme al rancore e alle susseguenti rivendicazioni per le differenti impostazioni economiche o per il valore della moneta o almeno, come succede da noi, per i trasferimenti da regione a regione che “impoveriscono” le regioni più ricche: comunque la rigiri il malessere sociale si incrocia con quello etnico generando miscele esplosive di “tutti contro tutti” generalizzato.
  14. Bruno Gibbardo  
    Mi sembra un argomento un po’ tecnicistico per sostenere le istanze di indipendenza catalane. In pratica si sostiene che organizzare un referendum, dichiarato illegale dalla Corte Costituzionale spagnola, in sfida aperta alle leggi spagnole, non riconosciuto da nessuna organizzazione internazionale, e quindi dichiarare l’indipendenza unilaterale, sarebbe una sagaccissima mossa (popolare) per aumentare il peso nelle istituzioni europee dall’1 al 2%. Violare le leggi spagnole (la Costituzione è anche dei Catalani) per cavillare sui regolamenti europei? Se così fosse i Catalani sarebbero proprio sprovveduti! Chi li scrive i regolamenti europei, i piccoli stati da 5-10 milioni di abitanti? Si fa qualcosa senza Francia e Germania? A me sembra che la Brexit, l’indipendenza catalana, la crisi belga, le istanze pseudosecessisioniste italiane… se tutte avessero successo lascerebbero uno scenario di mini-stati polverizzati e ininfluenti intorno al gigante franco-tedesco (un po’ come l’effetto che esercita Giove sulla fascia di asteroidi o Saturno sui suoi anelli). Questo scenario mi sembra già presente a est: ex Jugoslavia, ex Cecoslovacchia, ex Ucraina tra un po’… L’Europa così configurata non può essere un modello perché sarebbe l’Europa delle periferie e dunque delle disuguaglianze. D’altra parte stati fortemente unitari e centralisti come la Francia non favorirebbero mai processi di devolution interna, per bilanciare il potere verso gli stati più piccoli, perché non convien

NOTE, Aggiornamenti: ultimo ore 13:25 del 6 ottobbre 2017

Un “Belpasso” per ZUIKI: ampliato e rinnovato lo store catanese di ben 800 mq

0

L’appuntamento con la re-opening del punto vendita ZUIKI di Belpasso, presso il Centro Commerciale “Etnapolis”, in provincia di Catania, è fissato per sabato 7 ottobre. Lo store di ben 800 mq si presenterà ai clienti rinnovato nello spazio e nell’immagine. Il concept architettonico è basato sulla centralità della luce. Al suo interno domina un’ambientazione in stile moderno, con arredi essenziali e minimal che esaltano la luminosità degli spazi.

Un restyling in linea con la nuova strategia aziendale che punta anche all’ampliamento dei punti vendita, per renderli più sofisticati ed accoglienti, in un’ottica di comfort-shopping per una maggiore libertà di movimento e una migliore e più funzionale selezione dei capi. Il nuovo layout ZUIKI, insieme al rebranding del logo e la riprogettazione del concept, si fa anch’esso portavoce dello stile giovane e assolutamente pop del marchio.
Più confortevole e glamour lo store di Belpasso (CT) regalerà una piacevole esperienza d’acquisto alle donne e agli uomini. Al suo interno saranno presenti, infatti, la collezione AI 2017-18 DONNA, con look “Fusion” sempre freschi ed attuali, che mixano colori tenui ed intensi, stili e stampe, floreali e geometriche, perfetti per ogni occasione; la linea YOU, dal gusto non convenzionale, casual che propone toni psichedelici, per uno stile vivace anche d’inverno, e la nuova linea UOMO con un’ampia varietà di proposte versatili, dai look street e sportswear ideali per un uomo dinamico e sempre all’avanguardia, a quelli più classici ed eleganti con dettagli chic e raffinati.
La re-opening dello store catanese si inserisce in un ambizioso piano di sviluppo per il brand, proiettato al 2018, che conta un totale di 35 new opening e 60 riqualificazioni di punti vendita esistenti.

Fondata nel 2003, ZUIKI è presente sul territorio nazionale con oltre 140 punti vendita, tra diretti, franchising e outlet. Un’affermazione straordinaria per una realtà tutta italiana che ha costruito il suo successo con una formula innovativa: un prodotto sempre nuovo realizzato in un’ottica friendly price; rapporto diretto con la produzione e continui flash di collezione con un sistema creativo e produttivo veloce, snello e capace di rispondere tempestivamente alle richieste del mercato.

/Ufficio Stampa Zuiki

De Laurentiis: “Presto apriremo un museo itinerante sulla storia del Napoli, e ci sarà un’altra novità”

0

L’ estratto dell’intervista di Aurelio De Laurentiis a Il Mattino: “Abbiamo un profondo rispetto verso il nostro pubblico. Presto apriremo un museo itinerante sulla storia del Napoli grazie alla collaborazione del Museo archeologico nazionale: in tre saloni sarà possibile rivivere il percorso che ha compiuto il club. E ci sarà presto un’altra novità: avremo una squadra di calcio femminile perché è il momento di dare impulso al settore così come è stato fatto in tanti Paesi con risultati molto apprezzabili. Le due squadre potrebbero giocare nello stesso giorno, uno spettacolo che durerebbe sei ore allo stadio“.

Juve Stabia, Caserta: Resettare quanto fatto a Bisceglie. Contro il Lecce col coltello tra i denti

Alla vigilia della gara di domani tra la sua Juve Stabia ed il Lecce, ha parlato ai nostri microfoni Fabio Caserta, allenatore delle Vespe.

Di seguito le dichiarazioni di Caserta:

Speriamo di aver resettato la prestazione di Bisceglie, perché di buono c’è stato ben poco. Domani ci attende una gara difficile contro un grandissima squadra; dovremo giocare col coltello tra i denti e fare la vera Juve Stabia. Inutile continuare a parlare del match scorso; fortunatamente il calendario ci dà la possibilità di mettere subito da parte l’ultima sconfitta ed ora dobbiamo pensare solo a domani. Se giochiamo con la voglia e con l’intensità che sappiamo dare possiamo mettere in difficoltà chiunque, anche il Lecce.

C’è tanta voglia di fare bene, anche perché sono un ex di questa gara. Auguro al Lecce di fare un grande campionato, ma possibilmente dalla prossima giornata. Domani conta solo la Juve Stabia. Penso che i pugliesi verranno a Caserta sapendo che troveranno di fronte una squadra affamata di punti e di voglia di rivalsa. Noi vogliamo resettare tutto quanto di negativo fatto martedì nonostante l’avversario di assoluto livello. Conosco Liverani, con cui ho giocato, e posso immaginare la carica che sta dando alla sua squadra.

Lecce con tante assenze? E’ un fattore relativo. Il Lecce ha una rosa talmente forte e completa che può sopperire ad ogni tipo di assenza. Guardo solo ai miei ragazzi, esigendo da loro che in campo diano tutto.

Le critiche dopo Bisceglie? Per la non prestazione che abbiamo messo in campo, è giusto che i tifosi siano arrabbiati. Detto questo, tutti noi, non dobbiamo abbatterci quando perdiamo né dobbiamo esaltarci dopo i risultati positivi. Conta essere uniti per il bene della Juve Stabia; è una annata particolare e questo non va dimenticato. Siamo a ottobre ed ancora non abbiamo potuto contare sul nostro stadio ed appieno sui nostri tifosi; abbiamo cambiato tanto rispetto al passato e credo che in qusto momento siamo nella media, nella posizione che tra l’altro ci garantirebbe la salvezza.

Sono il primo ad essere ambizioso ed a voler regalare vittorie e, magari, la Serie B, a questa piazza, ma ora va guardato al presente in modo obiettivo. Dobbiamo remare tutti in un’unica direzione per far sì che la Juve Stabia possa dare il massimo.
Il possibile ritorno di Improta? Non so se c’è effettivamente la possibilità di un suo ritorno. So che Improta è una persona per bene e che mi è stata sempre vicina; la sua è una figura competente e positiva. Spetta al Patron Manniello decidere su queste questioni e sono certo che insieme ad Improta sarà presa le decisione migliore nell’interesse della Juve Stabia.

Raffaele Izzo

Si diffida da qualsiasi riproduzione o utilizzo del presente contenuto, sia totale che parziale, senza autorizzazione e citazione della fonte ViViCentro.it

Napoli, uomo nudo davanti ai bambini. Arrestato nel centro storico della città

0

Totalmente nudo nel centro storico di Napoli. Si tratta di un 58enne, già conosciuto nella zona per gli atti osceni compiuti. In particolare, quelli attuati nei pressi di una palestra frequentata da bambini. L’uomo era solito spogliarsi e una volta nudo cominciava a toccarsi i genitali davanti ai ragazzini.

Così ieri sera, dopo che si é verificato di nuovo l’episodio in via Vicoletto San Domenico Maggiore,
gli agenti del commissariato Decumani lo hanno arrestato.

Il 58enne inizialmente ha mentito sulla sua identità per depistare i poliziotti. Stamattina sarà giudicato con rito direttissimo e dovrà rispondere non solo degli atti osceni compiuti, ma anche delle false dichiarazioni.

Sequestrati 2,2 milioni in contanti a Gruppo Pellini

0
Sequestrati 2,2 mln in contanti a Gruppo Pellini

La guardia di finanza di Napoli ha sequestrato una società fiduciaria, che ha sede al centro di Milano, appartenente fratelli Giovanni, Salvatore e Cuono Pellini, imprenditori di Acerra.

La società, intestata alle loro mogli, era usata come “cassaforte” e disponeva di un patrimonio di 2,2 milioni in denaro contante e titoli di Stato.

I Pellini titolari dell’ omonimo gruppo imprenditoriale, sono stati condannati per reati ambientali. Il 14 febbraio 2017, su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Napoli, i finanzieri avevano già eseguito nei loro confronti un sequestro del valore di circa 200 milioni di euro in beni immobili (250 fabbricati, 68 terreni) e mobili (50 tra auto e mezzi industriali, 3 aerei e 49 conti correnti bancari).

Fonte: Ansa

La seduta del Consiglio Comunale di Napoli è terminata dopo l’approvazione di 11 delibere e 2 ordini del giorno

0

I lavori del Consiglio si sono conclusi dopo la discussione e approvazione di 11 delle delibere iscritte nell’ordine dei lavori della seduta odierna e di quella già convocata per lunedì 9 nella quale sarà trattato in apertura il bilancio consolidato relativo al 2016.

Secondo punto all’ordine dei lavori, la delibera 403/2017 sull’affidamento all’Agenzia delle Entrate dell’attività di riscossione coattiva delle entrate tributarie e patrimoniali del Comune per un anno; la delibera era all’attenzione di una precedente seduta che aveva registrato la mancanza del numero legale al momento della votazione. La delibera è stata approvata a maggioranza nella nuova votazione per appello nominale, con 23 voti favorevoli.

L’assessora all’Istruzione Palmieri ha quindi illustrato la delibera 131/2017 per il riconoscimento della spesa di circa 165 mila euro effettuata per lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza delle facciate dell’edificio scolastico di via Tommaso Campanella di proprietà comunale e sede delle scuole Fiorelli e Ruta. Sono intervenuti i consiglieri Moretto (Prima Napoli), riprendendo il tema della spesa per somme urgenze, che viene sottoposta al Consiglio solo dopo essere stata effettuata e senza che si adottino misure di precauzioni per evitare che si verifichino situazioni di pericolo. Nonno (Misto – Fratelli d’Italia)  sui controlli effettuati dai tecnici delle Municipalità alle strutture scolastiche, evidentemente effettuati con metodi non accurati vista la continua riproposizione di spese effettuate con ricorso alla somma urgenza. Brambilla (Movimento 5 Stelle) sulle modalità con cui vengono effettuati i lavori di somma urgenza, e sulla loro rendicontazione, sui tempi con i quali sono sottoposti all’attenzione dell’Aula, sulla mancanza della perizia giustificativa dell’aumento dell’importo di affidamento, sui criteri di scelta delle ditte che eseguono i lavori. Palmieri (Napoli Popolare) sui costi sostenuti per gli interventi urgenti che sono spesso superiori a quelli che potrebbero sostenersi in modo ordinario. Un bilancio ingessato privo di programmazione causa questi effetti. L’assessora Palmieri, nella replica, ha ricordato la responsabilità dei dirigenti nell’accertamento dei requisiti per ricorrere alla somma urgenza e della Giunta di accertare la regolarità contabile e amministrativa della procedura. La delibera è stata approvata a maggioranza col voto contrario dei gruppi PD, Movimento 5 Stelle, Misto-Fratelli d’Italia, Napoli Popolare e Prima Napoli.

Sulla delibera successiva, la 135/2017, sulla presa d’atto del verbale di somma urgenza ed approvazione della perizia relativa ai lavori minimi indispensabili prescritti dalla Asl Napoli 1 per la bonifica da amianto e il trattamento differenziato dei rifiuti presenti all’interno dell’area ubicata in via dell’Avvenire, all’incrocio con via Grottole, il consigliere Santoro (Misto-Fratelli d’Italia) ha illustrato una  “questione pregiudiziale”; ha chiesto di non discutere l’atto evidenziando, con una lunga ricostruzione della vicenda, irregolarità procedurali ed errori nel merito delle decisioni adottate dall’amministrazione; ha suggerito, in conclusione, alla Giunta, di riesaminare l’atto per correggere gli errori evidenziati nella ricostruzione.  Sulla pregiudiziale è intervenuto il consigliere Moretto (Prima Napoli) dicendosi d’accordo con la proposta di ritiro criticando inoltre la consuetudine di portare in Consiglio per la ratifica delibere adottate come somma urgenza anche laddove non ci sono le condizioni; anche il consigliere Nonno (Misto – Fratelli d’Italia) si è detto d’accordo con la pregiudiziale aggiungendo che la bonifica dovrà essere necessariamente ripetuta una volta chiuso il cantiere; Palmieri (Napoli Popolare) ha ribadito la propria contrarietà all’atto criticando in particolare il metodo adottato del ricorso alla somma urgenza e, nel merito, ha rilevato la non oculatezza della spesa così effettuata; Brambilla (Mov. 5 Stelle) per richiamare l’attenzione anche sulle discutibili modalità dell’intervento di bonifica e di smaltimento dell’amianto effettuati, oggetto di discussione anche in commissione consiliare.

Dopo il parere negativo sulla questione pregiudiziale, l’assessore all’Ambiente Del Giudice è intervenuto per ribadire la correttezza dell’atto e della procedura seguita dall’amministrazione, obbligata ad intervenire per la salute pubblica quando si tratta di bonifiche da amianto, la questione pregiudiziale illustrata dal consigliere Santoro  è stata votata per appello nominale e respinta (22 no, 7 si, 2 astenuti).

La delibera 135 è quindi stata illustrata dall’assessore Del Giudice, che ha ricostruito le fasi della vicenda sin dal sequestro del 2015. Dopo gli interventi dei consiglieri  Gaudini (Verdi – Sfasteriati), Moretto (Prima Napoli), Nonno (Misto-Fratelli d’Italia), Santoro (Misto-Fratelli d’Italia), Palmieri (Napoli Popolare) , la dichiarazione di voto di Felaco (Dema) e la replica di Del Giudice, la delibera è stata  votata per appello nominale e approvata a maggioranza, dopo che era stato respinto un ordine del giorno presentato dal consigliere Moretto, primo firmatario,  sulla creazione di una commissione di indagine con compiti di controllo e trasparenza sugli interventi attuati nel rispetto del piano generale di protezione civile.

E’ stata presentata dall’assessore alle Infrastrutture Calabrese la delibera 264 del 23.5.2017 con la quale la Giunta propone al Consiglio il riconoscimento del debito fuori bilancio generatosi per la spesa relativa ad espurghi fognari nel territorio della Sesta Municipalità. Dopo interventi dei consiglieri – Brambilla (Mov. 5 Stelle) che ha espresso contrarietà all’atto segnato da numerose incongruenze, anche in confronto con atti dello stesso periodo, Moretto (Prima Napoli), che ha riproposto le obiezioni sul ricorso alla somma urgenza per interventi che rientrerebbero nell’ordinario se ci fosse attenzione al funzionamento dei servizi e mezzi comunali – l’assessore Calabrese ha replicato ricordando che l’intervento ha richiesto l’urgenza per sollecitazione della Asl. L’atto è stato approvato a maggioranza (con la contrarietà di Mov. 5 Stelle, Prima Napoli, e l’astensione di Napoli Popolare).

La delibera seguente, presentatore l’assessore Del Giudice, (n. 301 del 01.06.2017), anche questa relativa alla spesa per lavori di somma urgenza per il ripristino idraulico del manufatto fognario in via Raffaele de Cesare nella Prima Municipalità, ha visto gli interventi critici di Brambilla (Mov. 5 Stelle), Moretto (Prima Napoli). Dopo la replica del vice Sindaco, l’atto deliberativo è stato messo in votazione e approvato con 21 voti favorevoli.

La delibera 352/2017, di presa d’atto del verbale di somma urgenza per lavori di messa in sicurezza di parti del ponte di Bellaria è stata illustrata dall’assessore alle Infrastrutture Calabrese. Sono intervenuti i consiglieri Brambilla (Movimento 5 Stelle), Moretto (Prima Napoli). L’atto è stato quindi approvato a maggioranza col voto contrario dei gruppi Movimento 5 Stelle e Prima Napoli.

L’assessora Sardu ha quindi illustrato la delibera 445/2017 di presa d’atto dei lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza del manufatto funerario denominato “Itinerari della Fede”. Sono seguiti gli interventi dei consiglieri Brambilla (Movimento 5 Stelle); Moretto (Prima Napoli). Dopo la replica dell’assessora la delibera è stata approvata a maggioranza.

La delibera 377/2017 del 13.7.2017  è stata illustrata dal vicesindaco e assessore all’Ambiente Del Giudice: riguarda l’approvazione del progetto definitivo di collettamento delle acque fognarie Camaldoli, previsto dall’accordo di programma sulle compensazioni ambientali della Regione Campania. Dopo gli interventi dei consiglieri Brambilla (Movimento 5 Stelle) e Moretto (Prima Napoli), che si sono detti contrari alla delibera, e di Cecere (Dema) e Rinaldi (Sinistra Napoli in Comune a Sinistra) che hanno invece annunciato voto favorevole, la delibera, in seguito alla replica di Del Giudice, è stata approvata a maggioranza (astenuti Prima Napoli e Movimento 5 stelle).

Dopo che il consigliere Capasso (Dema) ha proposto – proposta accettata dall’Aula – una ulteriore inversione dell’ordine dei lavori per anticipare la trattazione della delibera n. 513 del 22.9.2017, l’assessore alla Cultura Daniele l’ha illustrata; l’atto propone al Consiglio di prendere atto della delibera di giunta regionale relativa ai finanziamenti del Programma operativo complementare 2014/2020 (POC) per le politiche per turismo e cultura e di approvare la conseguente variazione del bilancio di previsione per il 2017 che consentirà di inserire in esso il finanziamento assegnato a Napoli di circa 400mila euro. Dopo gli interventi di Brambilla (Mov. 5 Stelle), che ha contestato l’iter seguito dalla Giunta nella ripresentazione dell’atto – decaduto nella precedente versione per mancata ratifica nei tempi previsti -, della presidente della commissione Cultura Coccia (Sinistra Napoli in Comune a Sinistra), che ha invece contestato l’esiguità dei fondi regionali assegnati a Napoli nonostante il grande contributo della città nello sviluppo turistico; del consigliere Moretto (Prima Napoli) che ha auspicato un maggiore coinvolgimento del Consiglio comunale in questo tipo di tematiche, la delibera è stata approvata a maggioranza (con l’astensione di Prima Napoli e Movimento 5 Stelle).

Anche la delibera n. 475, sempre presentata dall’assessore Daniele, riguardante la ratifica della  variazione al bilancio di previsione 2017 / 2019 relativa al finanziamento di attività residue del Forum delle Culture, dopo intervento di Brambilla (Mov. 5 Stelle), e la replica dell’assessore Daniele, che ha confermato la chiusura con gli adempimenti residui di ogni attività connessa al Forum delle Culture, è stata approvata a maggioranza con l’astensione di Movimento 5 Stelle e Prima Napoli.

La delibera illustrata subito dopo dall’assessore Daniele riguarda la riprogrammazione del fondo dell’assessorato alla cultura e turismo per interventi di adeguamento di palazzo Cavalcanti, di proprietà del Comune, in vista della costituzione a Napoli della Casa del Cinema (delibera 476 del 7.9.2017);   dopo gli interventi di Menna (Mov. 5 Stelle), che ha chiesto di discutere del progetto in commissione, della consigliera Coccia (Sinistra Napoli in Comune a Sinistra) che ha ripercorso le molte iniziative che vedono protagonista la cinematografia napoletana e auspicato la riqualificazione del palazzo che dovrà ospitare la Casa, di Brambilla (Mov. 5 Stelle) che ha criticato la poca definizione delle modalità con cui si intende gestire la struttura; di Moretto (Prima Napoli) che ha chiesto di chiarire alcuni aspetti relativi alla competenza del Consiglio sull’atto, l’assessore Daniele ha replicato precisando che la delibera che poi istituirà la Casa del cinema sarà oggetto di approfondimento con il Consiglio, mentre all’attenzione odierna è il solo atto tecnico, propedeutico, di variazione di bilancio. La delibera è stata approvata a maggioranza con l’astensione di Prima Napoli e Mov. 5 Stelle.

Prima di concludere i propri lavori per oggi, il Consiglio ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, con primi firmatari i consiglieri Andreozzi e De Majo di Dema, sul mancato rispetto delle garanzie occupazionali previste dall’art. 7 CCNL da parte dell’ azienda G.S.P. s.r.l e a maggioranza (con l’astensione di Prima Napoli) un ordine del giorno, con primo firmatario Coppeto (Sinistra Napoli in Comune a Sinistra)  su tematiche ambientali e sulle cinture verdi della Città

Bolzano-Campania: divario di un anno tra gli studenti?

0

Stando a quanto scrivono Valentina Iorio e Roberto Russo sul Corriere del mezzogiorno, sembra che «Il divario di valutazione tra gli studenti della provincia di Bolzano e quelli della Campania equivalga a più di un anno scolastico» Questo è quanto sembra emergere dall’ulltimo studio dell’OCSE e questo è anche quanto emerge dal rapporto Invalsi 2017 dal quale si evince che questo divario comincia in terza media, per poi aumentare ulteriormente in seconda superiore. Eppure però, ad esempio, nove delle prime 10 scuole con più elevato «valore aggiunto» in italia sono meridionali. E questo al netto della preparazione «in ingresso» degli studenti e del livello socio-economico familiare e territoriale. Come si spiega la cosa? E’ solo questione di valutazione OCSE e/o INVALSI? Ma se così è, come sembra, allora basterà ottenere punteggi più alti al prossimo appuntamento Invalsi per cancellare l’anno? Si vedrà, intanto sembra che ci troviamo di fronte a un’Italia a due velocità anche sul piano scolastico. Un divario che puntualmente viene rappresentato, anno dopo anno, sotto varie forme e con vari “appoggi”: OCSE, Invalsi, “Cerebralità” e via di seguito eppure, epperò, un mistero offusca la mia mente e una domanda mi sorge spontanea: ma se gli studenti meridionali sono “più scarsi” e, se è vero come è vero, che i Prof sono “quasi” tutti meridionali, come è possibile che dei “somari” riescano poi (invece) ad istruire masse nordiche così bene da farle brillare e surclassare gli altri? Boh!  A me sembra che sia come dire che, ad esempio, i fiammiferi non sono buoni per accendere un incendio, ma poi li si appicca con i fiammiferi, e che incendi, anche da Nobel se ce ne fosse uno per essi.

Ma leggiamo ora l’articolo di Valentina Iorio e Roberto Russo sul Corriere del mezzogiorno dal quale abbiamo tratto spunto di riflessione.

L’Ocse: il livello di studio dei giovani napoletani è come quello di Cile e Bulgaria

I due Paesi sono ritenuti fanalino di coda al mondo nell’istruzione. La Campania agli ultimi posti in Italia, il divario con gli studenti di Bolzano equivale a un anno scolastico

«Il divario di valutazione tra gli studenti della provincia di Bolzano e quelli della Campania equivale a più di un anno scolastico». Una conclusione che somiglia a una condanna senz’appello quella dell’ultimo studio sulla «strategia delle competenze» dell’Ocse, l’organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico. Dati negativi sulla preparazione degli studenti campani e meridionali, in generale, sono già emersi a più riprese dai risultati delle contestate prove Invalsi. Inutile ricordare che molti professori mettono in discussione l’attendibilità di questo tipo di valutazioni, tuttavia il rapporto è impietoso e paragona la preparazione media degli studenti campani «a quelli di Cile o Bulgaria che in genere ottengono risultati più bassi nelle classifiche internazionali», al contrario dei loro coetanei bolzanini, paragonati ai coreani che invece riescono meglio nei test sulla preparazione.

Confrontare la realtà campana, notoriamente più complessa, con quella altoatesina, molto più piccola, può sembrare quasi ridicolo. Tuttavia anche in un contesto più articolato, come la Lombardia, i risultati sono nettamente superiori a quelli del Sud. E anche i programmi sembrano molto più aggiornati. «Da noi con la storia si arriva fino agli anni ‘70», racconta Domenico Guglielmo, preside del liceo Berchet di Milano, che aggiunge: « I nostri allievi sono orientati a rafforzare le competenze linguistiche e informatiche, che oggi sono indispensabili. Abbiamo anche creato da tempo un cloud d’istituto dove insegnanti e allievi possono scambiarsi materiale didattico e di approfondimento». Nel liceo milanese infatti si organizziamo i corsi per l’Ecdl (la patente europea del computer, ndr) e per la certificazione linguistica Cambridge English. «Questo tipo di prove consente ai ragazzi di misurare il proprio livello di preparazione», spiega Guglielmo, precisando: «Pur essendo un liceo classico, diamo grande importanza all’approfondimento delle materie scientifiche. Molti nostri studenti partecipano alle Olimpiadi della matematica e della fisica, alcuni di loro con ottimi risultati».

Proprio nell’ambito scientifico si registra la differenza più significativa tra Nord e Sud. Nella interpretazione di dati e fenomeni complessi infatti i ragazzi delle scuole del Mezzogiorno mostrano di avere difficoltà superiori a quelle dei loro coetanei settentrionali. A quanto emerge dal rapporto Invalsi 2017, questo divario comincia in terza media, per poi aumentare ulteriormente in seconda superiore. Unica eccezione, la scuola primaria, dove i risultati sono abbastanza uniformi in tutto il territorio nazionale. Nel Sud però non tutto va male. Ad esempio nove delle prime 10 scuole con più elevato «valore aggiunto» in italiano sono meridionali. E questo al netto della preparazione «in ingresso» degli studenti e del livello socio-economico familiare e territoriale. Insomma, a volte le difficolta spingono a fare di più e meglio. La strada però è ancora lunga. E così ci troviamo di fronte a un’italia a due velocità anche sul piano scolastico.

Secondo l’Ocse per accorciare questa distanza sono necessari interventi sulle politiche per le competenze che siano coordinati, ma al contempo differenziati sul territorio. Un passo avanti in questa direzione è stato fatto con la Buona scuola che, secondo il rapporto ha «conferito maggiore autonomia alle scuole, introdotto un bonus volto a valorizzare il merito degli insegnanti, rafforzato la responsabilità dei dirigenti scolastici e reso lo sviluppo professionale degli insegnanti obbligatorio, strutturale e permanente». Basterà a ottenere punteggi più alti al prossimo appuntamento Invalsi?

Foto – Il murales di Maradona ai Quartieri Spagnoli cambia volto

0
Il murales di Maradona ai Quartieri Spagnoli cambia volto

Il famoso murales di Maradona ai Quartieri Spagnoli ha cambiato faccia. In questi giorni l’artista Francisco Bosoletti ha eseguito in Via De Deo il murales de “La Pudicizia”,  che raffigura la statua di Antonio Corradini custodita nel Museo Cappella Sansevero. L’opera sarà inaugurata
domani. Gli abitanti dei Quartieri hanno chiesto a Bosoletti di ridisegnare anche il volto di Maradona. Volto fatto rinascere da Salvatore proprio in via De Deo, dandoci nuova vitalità al vecchio disegno di Mario Filardi. Bosoletti ha parlato con la padre di Filardi e con Salvatore Iodice e dopo il loro ok ha eseguito l’opera. A raccontarlo è Il Napolista.

Di seguito la foto del murales prima e dopo la modifica del volto da parte di Francisco Bosoletti

De Laurentiis: “Faremo una valutazion se Inglese verrà al Napoli”

0

Aurelio De Laurentiis, intervistato dal quotidiano Il Mattino, risponde così sull’infortunio di Milik: “Mettere un altro attaccante dietro a Milik? E quando avrebbe giocato? Io, nel pomeriggio dell’ultimo giorno di mercato,ho avuto un’idea e ho dato al presidente del Chievo, Campedelli, 12 milioni secchi, senza bonus, per Inglese, con l’accordo che avrei potuto prendere il giocatore a gennaio se mi fosse servito. Ma dato che il rientro di Milik dovrebbe avvenire a metà gennaio, dunque un mese prima rispetto ai tempi della scorsa stagione, faremo una valutazione e decideremo se il giocatore debba venire o meno dal Chievo“.

Corbo: ” Il Napoli di Maradona vinceva in F1, oggi invece vince nel Rally. Sarri? farà da differenza”

0

Antonio Corbo, editorialista de La Repubblica, è intervenuto durante Marte Sport Live su Radio Marte: “Voglio sfidare i professionisti del malumore che hanno accompagnato le vittorie del Napoli con una eccessiva euforia in passato. Questa volta c’è buonsenso, ma è gisuto che si sogni la vittoria finale dello scudetto. Questo Napoli arriva attraverso il gioco corale al risultato, quello scudettato era forte ma aveva il più forte in campo. Poi faceva parte del primo campionato più forte d’Europa. Oggi il campionato è inferiore a quel calcio. Quel Napoli vinceva in F1, questo vince oggi nel Rally. I calciatori forti oggi vanno all’estero, prima venivano tutti in Italia. Sarri? La sua volontà farà la differenza sulla sua permanenza. Il Napoli è primo perchè è maturato, è più forte. De Laurentiis se deve parlare lo faccia facendo in modo che intorno al Napoli ci sia tranquillità“.

Oggi Avvenne – Napoli-Ascoli del 1974 con Vinicio allenatore

Lo riporta il sito del Napoli: sscnapoli.it

Il giorno 6 ottobre il Napoli ha giocato quindici partite, undici in serie A, una in serie B, una in serie C1, una in coppa Italia ed una in coppa Uefa, ottenendo cinque vittorie e cinque pareggi con cinque sconfitte.

Ricordiamo il 3-1 all’Ascoli nella prima giornata della serie A-1974/75

Questa è la formazione schierata da Luis Vinicio:

Carmignani; Bruscolotti, Pogliana; Burgnich, La Palma, Orlandini; Rampanti, Juliano, Clerici, Esposito, Braglia

I gol: 6′, 68′ e 89′ Braglia, 80′ Campanini

Al Napoli di Vinicio sfuggì lo scudetto per il ko alla sestultima giornata sul terreno della Juventus per quell’ormai famoso gol di Josè Altafini “core ‘ngrato”. La stagione era partita davvero alla grande con Giorgio Braglia autore della tripletta che stese l’Ascoli dell’esordiente Mazzone. Il Napoli chiuse quel torneo al secondo posto a due punti dai bianconeri e davanti alla Roma ed alla Lazio.

All’Ascoli l’unica tripletta in campionato firmata da Giorgio Braglia. La punta ha segnato 35 gol nelle sue 110 presenze in maglia azzurra: 24 in 80 partite di serie A, 9 nelle 22 di coppa Italia e 2 nelle sue 8 presenze in Europa.

Hysaj: “Siamo rimasti tutti a Napoli per vincere! Bello ricevere i complimenti per il gioco”

Hysaj: “Siamo rimasti tutti a Napoli per vincere! Bello ricevere i complimenti per il gioco”

Elseid Hysaj ha dichiarato a Premium Sport: “Si sa che con la Spagna sarà una gara difficile. Con Callejon abbiamo scherzato un po’ su questa sfida, mi ha anche chiamato. C’è anche Pepe Reina. Spero possa giocare Josè così avremo un po’ di concorrenza (ride ndr). Insigne? Secondo me è il giocatore italiano più forte, ha grandi qualità ed è un grande ragazzo. Giocare nel Napoli è bellissimo, soprattutto quando ti dicono che fai il calcio più bello in Italia ed Europa. E’ bello sentire questi complimenti ma è ancora più bello giocare in campo perchè quando hai la palla tra i piedi ti diverti. Manchester City? Non vedo l’ora di giocare per vedere a che livello siamo. Scudetto? Ci crediamo tutti, tutti lo vogliono perchè è da tantissimi anni che manca. Napoli merita questo, noi faremo il massimo e faremo il possibile. Patto scudetto? Siamo rimasti tutti per vincere così come è rimasto il mister”.

Croazia, Rog: “Vogliamo vincere queste due gare e qualificarci”

Croazia, Rog: “Vogliamo vincere queste due gare e qualificarci”

Dal ritiro della nazionale croata Marko Rog ha dichiarato: “Vogliamo qualificarci per il Mondiale, non possiamo sottovalutare queste due partite perchè è un obiettivo troppo importante. Gli infortuni? E’ vero, sono tanti ma questa nazionale ha dimostrato già in passato il suo valore nonostante tante assenze pesanti. Speriamo di vincere”.

Del Piero: “Questa Juve è battibile, il Napoli ne deve approfittare. Sarri? Lo volevo come allenatore”

Le sue parole

Alessandro Del Piero ha parlato alla Gazzetta dello Sport:

L’estate 2017 ha segnato anche la fine della BBC originale.

“Per questo vedo una Juve più vulnerabile rispetto agli altri anni. Io la vedo sempre come la favorita numero uno, ma con meno margine. E questo Napoli è assolutamente da scudetto”.

Tutto perché è andato via Bonucci?

“Il calcio a volte è fatto di meccanismi complessi. Ricordo Leo quando arrivò a Torino, in questi anni ha fatto dei progressi giganteschi. Inoltre parliamo di un leader e un professionista scrupoloso. Giocare nella Juve lo ha reso migliore, e lui ha reso migliore la Juve. La società in questi anni ha sempre fatto dei cambiamenti, ma una fortezza come la BBC non era stata toccata e non c’è dubbio che ci sia stata una grave perdita. Anche perché cambiare giocatori dietro non è come farlo in attacco, ci sono dei movimenti e delle situazioni che necessitano di tempo per essere perfezionate. Il Napoli dovrà essere bravo ad approfittare del periodo necessario a oliare nuovamente certi meccanismi”.

Il Napoli secondo tutti gioca il miglior calcio per merito del suo allenatore.

“Sarri è una persona molto interessante, ma soprattutto è un grandissimo conoscitore di calcio. Basta vedere certi gol per capire che c’è dietro un percorso di anni. In questa stagione i suoi giocatori hanno anche maggiore consapevolezza. La struttura societaria è cresciuta di pari passo con quella sul campo. In questo De Laurentiis è stato bravissimo, non dimentichiamoci che il Napoli era in Serie B con noi”.

Durerà fino alla fine?

“Non è mai semplice correre su tre fronti facendo giocare quasi sempre gli stessi giocatori. Alla lunga rischi di perdere in brillantezza. L’infortunio di Milik non ci voleva, limita ancora di più le rotazioni. Sarri ha creato una macchina quasi perfetta, ma qualche volta dovrà anche improvvisare e fidarsi di tutta la sua rosa. E c’è l’eventuale Champions che in Primavera si mangia tante energie”.

Di sicuro un attaccante si diverte con lui.

“Oh sì. Sarebbe piaciuto anche a me averlo come allenatore. Magari con la conoscenza del calcio che ho adesso, molto più profonda e matura di quando avevo 20 anni”.

Presentato a Roma il Campionato del Mondo di Pallavolo maschile 2018

0

Roma. Nella suggestiva cornice della sala Dante di Palazzo Poli, si è svolta nel pomeriggio di ieri la conferenza stampa di presentazione dei Campionato del Mondo maschile di Pallavolo 2018, organizzato congiuntamente da Italia e Bulgaria dal 10 al 30 settembre.

Di fronte ai vertici dello sport italiano e internazionale si è quindi alzato il sipario sulla grande manifestazione in programma il prossimo anno e che vedrà ancora una volta l’Italia diventare il centro della pallavolo mondiale, sia a livello tecnico che organizzativo.

Ad aprire la conferenza è stato il Consigliere del Ministero dei beni e delle attività culturali Paolo Masini che ha sottolineato come sia stato un grande piacere il fatto che l’evento odierno si sia tenuto presso l’Istituto Centrale della Grafica.

Il testimone è passato poi al Ministro per lo Sport, l’onorevole Luca Lotti: “Siamo davvero orgogliosi di poter ospitare un evento così importante come il Mondiale di pallavolo e se ce l’abbiamo fatta è stato solo grazie ad un gran gioco di squadra. L’Italia è un paese bellissimo e manifestazioni di questo livello permettono di farla apprezzare ancora di più anche ai tanti appassionati provenienti da tutto il mondo. Oggi siamo in una bellissima sede e così sarà anche il 30 novembre quando a Palazzo Vecchio di Firenze si svolgerà il sorteggio del Mondiale, ovviamente siete tutti invitati.”

Dello stesso tenore le parole del Ministro dello Sport bulgaro Krasen Kralev: “Sono molto lieto di rappresentare oggi il mio paese perché il Mondiale 2018 sarà l’evento internazionale più importante che organizzeremo in Bulgaria. La pallavolo nel nostro paese è sempre molto seguita e quindi ci impegneremo al massimo per allestire una grande rassegna iridata.”

A intervenire è stato poi il Presidente del Coni Giovanni Malagò: “Tutti sanno che da sempre sono molto legato al mondo della Pallavolo, nel 2005 infatti ho avuto la fortuna di vivere in prima persona lo straordinario successo del Campionato Europeo organizzato in Italia e Serbia-Montenegro. Voglio fare i complimenti al presidente Bruno Cattaneo, a Carlo Magri e a tutto il Consiglio Federale che con grande coraggio si sono buttati in questa nuova avventura. Ancora una volta sono convinto che il mondo del volley saprà mostrare tutte le sue eccellenti doti organizzative, così come accadrà per i tornei di Beach Volley che organizzeremo insieme nei prossimi anni. Al Mondiale 2014 le azzurre, seppur non andarono a medaglia, seppero uscire a testa altissima e questo è una cosa che va oltre ogni risultato sportivo.

A rappresentare i vertici internazionali pallavolistici è stato il numero uno della Cev e vicepresidente Fivb, Aleksandar Boricic: “Questo Mondiale sarà una grandissima occasione per tutto il movimento europeo. Sono molto felice che Bulgaria e Italia abbiano unito le proprie forze per organizzare una rassegna iridata nel migliore dei modi e coinvolgere un numero sempre maggiore di spettatori sia nei palazzetti che in tv. Il nostro obiettivo è ampliare ancor di più il nostro bacino e aumentare anche l’interesse sia dei media che a livello social.

Per i temi più specifici sulla rassegna continentale a prendere la parola è stato Carlo Salvatori, Presidente del Comitato Organizzatore dei Mondiali: “Non si può limitare il Mondiale a un semplice evento sportivo, perché le ricadute positive interessano tutto il paese. Dietro all’organizzazione di un Mondiale c’è un grande lavoro che coinvolge soprattutto le amministrazioni locali. In questo tipo di manifestazioni emergono sempre tre elementi: storico, culturale e sociale. Ci impegneremo al massimo in questi mesi per realizzare una rassegna continentale che sappia garantire il miglior spettacolo a tutti i nostri appassionati.

Dopo il discorso di Carlo Salvatori il microfono è passato al Presidente della federazione bulgara Dancho Lazarov: “L’organizzazione di questo Mondiale ha come base l’Europeo 2015 quando Italia e Bulgaria seppero allestire una fantastica rassegna continentale. Sono estremamente felice di aver aderito a questo progetto; per convincere la Fivb e le nostre amministrazioni locali abbiamo lavorato molto duramente.

L’ultimo degli interventi è toccato al Presidente federale Pietro Bruno Cattaneo: “Giornate come questa mi rendono ancora più orgoglioso di essere il Presidente del nostro splendido movimento. Nel corso degli anni la pallavolo è uscita dal suo piccolo bacino e ormai sempre più persone si riconoscono nella nostra disciplina. Per questo motivo non posso accettare l’etichetta di “Sport Minore” noi non lo siamo affatto e meritiamo la giusta attenzione per gli ottimi risultati raggiunti negli ultimi anni. Da sempre la nazionale è il miglior strumento di marketing per tutta la pallavolo, attraverso le imprese degli azzurri l’intero movimento italiano può crescere. La nostra vera forza è quella di riuscire ad aggregare il vertice alla base, ovvero le migliaia di società sparse in tutto il paese. Gli ultimi dati di ascolto degli Europei, nonostante non siano andati molto bene, testimoniano il grande attaccamento che le persone provano verso le nostre nazionali. Il prossimo Mondiale di pallavolo sarà il primo organizzato da due nazioni differenti e anche in questo campo, come successo per l’Europeo 2005, possiamo dire di aver aperto una nuova strada.

Sempre il numero uno della pallavolo italiana ha aperto ufficialmente il sipario sul Mondiale 2018, svelando i nomi delle città che verranno toccate dalla rassegna iridata: Roma (gara inaugurale), Firenze, Bari, Bologna, Milano e Torino dove si svolgeranno le semifinali e finali che assegneranno le medaglie.

Le città bulgare coinvolte, invece, saranno: Sofia, Varna e Ruse.

[Leggi qui per i dettagli sulle sedi scelte]

Oltre alle sedi di gioco è stata poi svelata la formula della rassegna iridata, illustrata da Renato Arena, vicepresidente Cev e Direttore Esecutivo del torneo.

QUESTO IL FORMAT DELLA COMPETIZIONE – Il Campionato del Mondo maschile si disputerà in Italia ed in Bulgaria e si articolerà in quattro fasi distinte. La terza e la quarta fase si giocheranno in Italia.

Prima fase

Le 24 squadre classificate verranno suddivise in quattro pool da 6 squadre (due si giocheranno in Italia e due in Bulgaria), che si disputeranno con il round robin (60 match complessivi).

Al termine della prima fase la 5 e la 6 classificata di ogni raggruppamento verranno eliminate.

Le prime quattro di ogni girone accederanno alla seconda fase conservando i punti conquistati in tutti e cinque gli incontri disputati.

Seconda Fase

Le sedici squadre rimaste in gara verranno suddivise in quattro pool (2 si giocheranno in Italia e 2 in Bulgaria) da quattro squadre, che si disputeranno con il round robin (24 match complessivi).

Alla conclusione degli incontri verranno stilate delle classifiche delle quattro pool, che terranno conto dei punti conquistati da ogni singola squadra nella prima e nella seconda fase.

Le quattro vincitrici delle pool della seconda fase accederanno alla terza fase, insieme alla migliore delle seconde dei raggruppamenti italiani ed alla migliore delle seconde dei raggruppamenti bulgari.

Terza fase

Le sei squadre rimaste in lizza verranno suddivise tramite sorteggio in due pool da 3 squadre che si disputeranno con il round robin (6 match complessivi).

Le prime due di ciascuna pool accederanno alla quarta fase.

Quarta fase

Le quattro squadre rimaste gara si affronteranno nelle classiche semifinali incrociate e nelle finali per la medaglia di bronzo e per il titolo Mondiale.

Al termine della spiegazione è intervenuto il Commissario Tecnico della Nazionale italiana maschile Gianlorenzo Blengini: “Poter disputare un Mondiale in casa sarà un grande emozione e soprattutto un onore. Ce la metteremo tutta, sia io che i ragazzi, per dare il massimo e rendere orgoglioso il nostro paese. In una competizione internazionale di solito non si dice mai speriamo di andare a casa, ma in questo caso invece possiamo proprio dirlo” ha scherzato il ct torinese, visto che proprio nel capoluogo piemontese si svolgerà la fase finale del torneo.

All’evento hanno preso parte i Sindaci di Torino Chiara Appendino, di Sofia la signora Fandakova, e diversi rappresentanti delle amministrazioni locali di tutte le città interessate.

In sala tra gli spettatori c’erano il vicepresidente federale Adriano Bilato, il direttore generale della Fivb Fabio Azevedo, il segretario generale Alberto Rabiti, Carlo Magri membro del Comitato Organizzatore e molti esponenti del Coni e del Consiglio federale, così come diversi dirigenti delle organizzazioni territoriali Fipav.

Torino, il bivio di Appendino

0

Cosa sta succedendo a Torino? Luigi La Spina analizza lo stato di salute della città che era riuscita ad aprirsi al turismo e alla cultura ma che oggi sembra aver perso lo smalto degli ultimi anni. Tra il calo di popolarità della sindaca Appendino, i problemi del bilancio e i progetti per le periferie in stallo, la sensazione è quella di un “tradimento collettivo che accomuna ceti molto diversi”. Ora la Appendino si trova davanti ad un difficile bivio: rilanciare lo sviluppo cittadino o rimanere imprigionata fra i grillini.

Il declino silenzioso di Torino, ora la città si sente tradita

Politica senza visione, società civile abbandonata. Appendino al bivio

TORINO – Ma che cosa sta succedendo a Torino? Dove è finita quella retorica di una città che aveva saputo allargare la sua vocazione manifatturiera al turismo e alla cultura, scoperta da turisti sorpresi e affascinati dalla sua bellezza, lanciata verso un futuro da protagonista nella competizione tra le metropoli del nuovo secolo?

Una narrazione, pubblica e privata, che, ripetuta ossessivamente dai leader di un centrosinistra che aveva governato 25 anni, aveva finito per suonare persino troppo propagandistica e rituale per soddisfare i suoi abitanti, ma che aveva indubbiamente cambiato l’immagine di Torino agli occhi degli italiani. Perché la sindaca dei «5 Stelle», Chiara Appendino, accolta con indici di gradimento altissimi nei sondaggi di inizio mandato, sta scendendo vertiginosamente nelle classifiche del consenso?

Perché sulla città, delle cui sorti si discuteva appassionatamente, dentro e fuori dai suoi confini, sembra calata una cappa di silenzio e di indifferenza, rotta soltanto dalle cronache di fatti tragici e dolorosi come quelli della notte di piazza San Carlo o degli incidenti di chi contestava il G7?

Per avanzare qualche risposta a questi interrogativi, basta partire da un elenco dei fatti avvenuti in questi mesi, a partire dal più recente, l’annuncio, da parte della sindaca, di un taglio di 80 milioni al bilancio comunale, accusando i suoi predecessori di aver detto il falso sulla realtà finanziaria dei conti pubblici e attribuendo a loro la colpa di dover operare sanguinosi risparmi di servizi ai cittadini.

Un annuncio che, ricevendo la sferzante replica di Chiamparino, il primo imputato di questa grave denuncia, sanziona la fine di quella intesa istituzionale tra Comune e Regione, bollata dai critici dell’uomo ancora più popolare della sinistra torinese, come «un governo Chiappendino» sulle sorti delle due più importanti poltrone del Piemonte, che potrebbe avere conseguenze imprevedibili sul futuro della politica cittadina.

Ultimi mesi, poi, costellati dagli allarmi, ripetuti e insistenti, dei leader delle categorie più importanti del mondo produttivo, professionale, commerciale, culturale torinese, dai presidenti degli industriali a quello dei costruttori, dagli albergatori a chi, con finanziamenti ridotti al lumicino, deve mantenere le attività di importanti musei, gallerie, teatri. Tutti sostanzialmente lamentando la mancanza di una chiara visione sul futuro della città, dovuta a una irrisolvibile contraddizione tra le due «anime» della maggioranza di governo «5 stelle», quella «movimentista» che fa capo al vicesindaco Montanari e quella «governativa», rappresentata da Appendino. Un carosello di preoccupazioni e di critiche che domani, con la presentazione del rapporto Rota, annuale autorevole bollettino dello stato della città, dovrebbe aggiungere dati inquietanti sulle prospettive di una Torino che ha perso definitivamente la rincorsa a Milano, ma che, addirittura, è sconfitta dal confronto con Firenze e Bologna, fino a potersi paradossalmente definire, dal punto socioeconomico, come la capitale del Sud d’Italia.

In attesa, dopo 4 mesi, che i parenti della vittima, i tantissimi feriti, l’opinione pubblica conoscano i primi risultati dell’inchiesta sui fatti di piazza San Carlo, risultati che potrebbero creare pure qualche difficoltà alle principali cariche delle istituzioni torinesi, la politica della città pare preda di un languore propositivo imbarazzante. La sindaca, come detto, cerca di destreggiarsi tra consiglieri che sfilano accanto ai movimenti radicali di contestazione «al sistema» e propensioni personali e familiari molto più istituzionali, ben lontane dalle tentazioni della cosiddetta «decrescita felice», ma senza concepire, o riuscire a comunicare, visioni convincenti di come ritenga possa delinearsi il futuro di Torino. Il centrosinistra sembra non aver ancor «elaborato il lutto» di una sconfitta clamorosa e imprevista, più ripiegato in se stesso che capace di offrire alla città una proposta chiara e realistica, tale da rianimare un elettorato diviso, incerto e deluso da polemiche quotidiane con gli avversari, sterili e noiose, tali da perdersi nel disinteresse generale. La destra, ininfluente da decenni sulla vita pubblica della città e priva di personalità dotate del necessario carisma, si adegua al mediocre clima generale.

La società cittadina, infine, quel ceto di classe dirigente che, nella svolta impressa dal sindaco Castellani a cavallo del secolo, aveva contribuito grandemente, prima ad elaborare la strategia e, poi, a collaborare alla realizzazione di quella importante e inedita esperienza di sviluppo cittadino, si sente abbandonata da una politica che non sa più né individuare un traguardo, né avere la credibilità e l’autorevolezza per suscitare attenzione e attivare l’impegno civile.

Si salda così, in modo curioso e sconcertante, la sensazione di un «tradimento» collettivo che accomuna ceti molto diversi. La borghesia, che in parte aveva votato Appendino al ballottaggio con Fassino, pur di scacciare il dominio «comunista» sulla città, è irritata da iniziative che colpiscono i suoi interessi, a partire dalla quadruplicata tariffa delle strisce blu per i residenti, ma e, soprattutto, dallo spettro di una città in declino, che non offre più opportunità di lavoro nel settore dell’edilizia pubblica e privata, ad esempio. Gli abitanti delle periferie, speranzosi per gli impegni elettorali della sindaca, non avvertono neppure i primi passi della promessa riqualificazione dei loro quartieri. I commercianti, vera base elettorale di Appendino, continuano a soffrire l’arrivo di nuovi supermercati e vedono inascoltati i loro allarmi sui piccoli, ma magari storici negozi, costretti a chiudere.

In una situazione che ricorda il vuoto dei partiti che favorì, appunto, l’avvento di Castellani nel 1993, forse toccherebbe proprio a quella società civile che si mobilitò, guidata da Salza, per supplire alla mancanza di leadership politica, prendere l’iniziativa di coordinare le tante e valide forze, produttive, professionali, le tante risorse intellettuali, tecnologiche, lavorative presenti in città per superare un momento così delicato per il futuro dei figli e dei nipoti di Torino.

vivicentro.it/editoriali
vivicentro/Torino, il bivio di Appendino
lastampa/Il declino silenzioso di Torino, ora la città si sente tradita LUIGI LA SPINA

Givova Scafati, esordio casalingo in campionato con Pasta Cellino Cagliari

0
Givova Scafati, esordio casalingo in campionato con Pasta Cellino Cagliari

Ancora poche ore ed il PalaMangano potrà nuovamente ospitare tifosi ed appassionati, tutti ansiosi di vedere all’opera la Givova Scafati 2017/2018. L’esordio stagionale in serie A2, in trasferta contro la N. P. C. Rieti, ha lasciato l’amaro in bocca per la maniera in cui è terminata una sfida, che capitan Crow e compagni hanno tenuto in pugno per oltre tre quarti, prima di capitolare nel rocambolesco finale.

Aleggia una gran voglia di riscatto negli spogliatoi della struttura di viale Della Gloria, dove la squadra si è allenata sodo in questi giorni per sistemare ciò che in terra laziale non ha funzionato e per preparare al meglio la sfida contro la Pasta Cellino Cagliari, trovatasi quest’anno nel secondo campionato italiano, grazie all’acquisto del titolo sportivo che era stato di Ferentino fino alla scorsa estate.

La squadra che domenica sera, alle ore 18:00, calcherà il parquet scafatese è reduce da una buona vittoria interna ai danni dell’Eurotrend Biella (82-79), nonostante l’assenza dello statunitense Stephens, che si è completamente ripreso dall’infortunio ed è pronto ad aiutare i suoi compagni in questa trasferta, mettendo a disposizione i suoi centimetri, la sua prestanza fisica e i suoi rimbalzi. Come da pronostico, nella gara d’esordio, i principali terminali offensivi rossoblù sono stati i tre esterni Keene (23), Rullo (25) e Bucarelli (13), che hanno trovato manforte nelle ali Ebeling (7) ed Allegretti (6) e nella guardia ex Agropoli Turel (6). Il navigato coach Riccardo Paolini potrà poi contare anche sull’apporto dell’ala piccola Rovatti, sull’esperienza del playmaker di scorta Bonfiglio e sulla voglia di far bene contro i suoi ex compagni del centro Matrone, prodotto del vivaio scafatese.

Dichiarazione di coach Giovanni Perdichizzi: «L’idea è quella di trasformare in rabbia quei 38’ di buona pallacanestro sciorinata a Rieti, dove abbiamo sciupato una ghiotta occasione di andare a punti su un campo tanto caldo, quanto corretto. La rabbia, a sua volta, deve trasformarsi in energia positiva contro il nostro prossimo avversario, Cagliari, che è reduce da una vittoria importante contro Biella, nella quale ha dimostrato tutto il proprio valore. Tanto a Rieti quanto nel precampionato, noi invece abbiamo dimostrato di avere una buonissima identità difensiva, ma dobbiamo ancora crescere tanto in attacco, soprattutto nei minuti finali. Stiamo lavorando su questo, siamo smaniosi di giocare dinanzi ai nostri sostenitori e mettere questi due punti in classifica, che ci permetterebbero di continuare a lavorare in maniera positiva».
Dichiarazione dell’ala piccola Alex Ranuzzi: «Giochiamo in casa per la prima volta domenica sera ed arriviamo a questa partita molto concentrati e carichi a mille per riscattare la sconfitta di Rieti. Affrontiamo una squadra insidiosa, che viene da una vittoria all’ultimo tiro, che sicuramente ha portato fiducia e positività nell’ambiente. Dobbiamo ripartire dalle cose buone che abbiamo fatto a Rieti, ma dobbiamo avere maggiore cattiveria per far nostra la partita. Faremo di tutto per incamerare i primi due punti stagionali».

Dichiarazione del centro Vincenzo Pipitone: «Non vediamo l’ora di riscattarci per come è terminata la prima di campionato. Ci attende una partita importante, la prima in casa dinanzi ai nostri sostenitori, ai quali vogliamo regalare un successo. Ci stiamo allenando duramente e non vediamo l’ora di affrontare Cagliari, reduce da una vittoria che sicuramente l’ha motivata e che vorrà provare a bissare anche sul nostro campo, ma noi lo impediremo con ogni mezzo».

Arbitreranno l’incontro i signori Pepponi Giulio di Spello (Pg), Tallon Umberto di Bologna e Azami Aydin di Bologna.

La partita sarà trasmessa in diretta video streaming dal sito internet della Lega Nazionale Pallacanestro (tramite il servizio in abbonamento prepagato “LNP TV Pass”). Inoltre, sarà possibile assistere alla visione della gara in differita su TV Oggi (tasto 71 del digitale terrestre) nei giorni di lunedì (ore 15:00) e, in replica, martedì (ore 21:00).

Il Pd torna sullo Ius soli con un piano preciso

0

Il Pd torna alla carica con la legge sullo Ius soli e studia un piano per sbloccare uno stallo che dura da due anni. L’idea è quella di convincere Alfano (e i suoi senatori) a uscire dall’Aula di Palazzo Madama al momento del voto. In questo modo il quorum si abbasserebbe e la legge potrebbe passare.

Il piano del Pd per lo Ius soli. Convincere gli alfaniani a uscire dall’aula del Senato

Quorum abbassato e la legge potrebbe passare con chi ci sta

ROMA – «Io voglio farcela, voglio portare a casa lo ius soli». Nel tardo pomeriggio, in un Senato ormai quasi deserto dopo le votazioni del Def, il capogruppo del Pd Luigi Zanda lascia ancora una possibilità alla legge sulla cittadinanza. Riservatamente, sottotraccia, lì a Palazzo Madama dove il provvedimento è spiaggiato da due anni, si continua a lavorare: e chi, nei piani dei dem, potrebbe aiutare a raggiungere l’obiettivo, sono proprio gli alfaniani che hanno imposto uno stop al testo.

Una bocciatura arrivata una decina di giorni fa: «Una cosa giusta fatta al momento sbagliato può diventare una cosa sbagliata», la spiegazione del leader di Ap, il ministro Alfano. Tanto netta da far sbilanciare la sottosegretaria Boschi – «non ci sono i numeri» – e convincere molti che le speranze di far passare la legge sono ridotte al lumicino. Sono cominciate le critiche e le iniziative di protesta: l’ultima in ordine di tempo, lo sciopero della fame a staffetta a cui aderiscono il ministro Graziano Delrio («il parlamentare risponde alla nazione, non alla disciplina di partito: sui diritti civili non ci si astiene») e altri membri del governo (il viceministro Mario Giro, i sottosegretari Della Vedova, Olivero e Rughetti), oltre a una settantina di parlamentari e, in forse, la presidente della Camera Boldrini. Eppure, senza troppo darne notizia, c’è chi tra i dem del Senato non ha desistito, lavorando dietro le quinte per convincere gli alleati e permettere al premier Gentiloni di mantenere la promessa: «La approviamo entro l’autunno».

Il piano messo a punto dal Pd prevede il coinvolgimento di Alfano e la sua truppa (in Senato sono 24), ma senza pretendere che votino la legge. La proposta che stanno avanzando al ministro degli Esteri e ai suoi è una sorta di compromesso: lasciate che portiamo il testo in Aula, che lo votiamo con chi ci sta (Sinistra italiana, dall’opposizione, ha dato la disponibilità addirittura a una “fiducia di scopo”), e voi dateci una mano uscendo dall’Aula, abbassando i numeri per ottenere una maggioranza. Tranne chi di loro – e qualcuno ci sarebbe – se la dovesse sentire di dare il suo sì a titolo personale. In questo modo, è il ragionamento dei dem, i centristi andrebbero incontro al mondo cattolico più vicino a papa Francesco – quello che col segretario della Cei monsignor Nunzio Galantino ha biasimato il fatto che si sia accelerato sui diritti gay e non su quelli di cittadinanza – ma senza intestarsi la legge. Una via di mezzo non scontata, visto che i voti sono faticosamente da cercare uno a uno, ma che se realizzata faciliterebbe anche la discussione in corso tra Pd e Ap su una possibile alleanza futura.

E che ci sia qualche spiraglio di apertura, lo si capisce dalle parole della senatrice Simona Vicari: «Ho parlato col ministro Finocchiaro: se ci daranno la possibilità di andare un minimo avanti e non fare tristi battaglie elettorali ce la possiamo fare». Al momento, ufficialmente, la richiesta di Ap è di qualche modifica al testo. Il problema sono i tempi stretti: «L’ideale sarebbe chiudere in Aula prima delle Regionali siciliane di novembre, perché, dopo, può succedere di tutto», rivela chi è al corrente della trattativa, alludendo al rischio di fibrillazioni se il Pd, come previsto dai sondaggi, dovesse andare male nell’isola.

Il segretario dem, Matteo Renzi, di ius soli non parla più. È una legge che, giura, avrebbe voluto portare a casa, ma ha lasciato che sia Gentiloni a decidere come affrontare la questione «e per noi andrà bene», il suo ritornello. Non a caso, ieri, né dal giornale online Democratica né dalla sua enews ha espresso una parola sullo sciopero della fame. Lascia che tra governo e Palazzo Madama si lavori per cercare i numeri necessari e convincere Alfano e i suoi a una “collaborazione passiva”. «Non so se ci sarà la maggioranza o meno», commenta Delrio, ormai volto di questa battaglia: «Se non ce la facciamo, amen: ma mi interessa fare un dibattito tranquillo e ragionevole».

vivicentro.it/politica
vivicentro/Il Pd torna sullo Ius soli con un piano preciso
lastampa/Il piano del Pd per lo Ius soli. Convincere gli alfaniani a uscire dall’aula del Senato FRANCESCA SCHIANCHI