La Slovacchia è fuori dal Mondiale. La squadra di Marek Hamsik, nonostante il secondo posto centrato nel proprio girone, non può accedere alla fase successiva dei preliminari in virtù del regolamento, che prevede che la peggior seconda torni a casa. Ecco un estratto delle dichiarazioni di Hamsik prese dal quotidiano La Repubblica: “Era un girone complesso e avevamo centrato con una grande impresa l’obiettivo del secondo posto in classifica, dimostrando con le nostre prestazioni di meritare almeno la qualificazione per i playoff. Invece siamo stati costretti ad aspettare i risultati degli altri otto gruppi e alla fine ci siamo ritrovati addirittura fuori, per colpa di un regolamento davvero vergognoso…”
La Catalogna avvia l’indipendenza ma in piazza si vive una festa mancata
La Catalogna avvia il percorso per l’indipendenza dalla Spagna ma la dichiarazione è sospesa perché il presidente Carles Puigdemont sceglie di tentare il dialogo. “Un popolo – ha detto – non può essere costretto ad accettare uno status quo che non vuole: con i risultati del referendum la Catalogna ha guadagnato il diritto a essere indipendente e ascoltata”. La risposta di Madrid arriverà oggi dal premier Rajoy, ma l’idea che prevale nel governo è che le parole di Puigdemont valgono come dichiarazione di secessione.
In piazza a Barcellona si vive però una festa mancata perché il discorso e la ricerca del dialogo appaiono a molti come dei cedimenti.
La festa mancata di Barcellona: “Ci hanno tradito, lotteremo”
Fra la folla all’Arco di Trionfo che attendeva la proclamazione: «Siamo troppo diversi dalla Spagna, non ci verranno mai incontro»
BARCELLONA – Questa è la cronaca di una festa mancata. L’enorme piazza dell’Arco di Trionfo, ieri sera, era stracolma di gente. In piedi, nella calca, c’era anche la signora Maria Calvo, 77 anni, un’infermiera in pensione. Pregava, piangeva e si scusava con i vicini: «Sono troppo emozionata». Assieme a decine di migliaia di persone, avrebbe voluto urlare di gioia di fronte alla cosiddetta «Dui», la dichiarazione unilaterale di indipendenza. Ma il leader degli indipendentisti catalani Carles Puigdemont, che riferiva in Parlamento e arrivava in piazza su due giganteschi maxi schermi, alla fine quella frase netta non l’ha pronunciata. Anzi, alle 19,42 ha detto: «Chiedo all’assemblea di votare una mozione per sospendere la dichiarazione di indipendenza per dare tempo al dialogo». La signora Calvo si è messa a piangere, ma di sconforto: «Non è ancora il momento». Altri hanno urlato: «Traditore!». La cosa più impressionate è stata un silenzio strano, rimasto ad aleggiare nell’aria per alcuni secondi, come il contraccolpo di un gigantesco boato strozzato in gola.
«Quindi non l’ha detto?», domandava un signore con la barba bianca in cerca di conferme. «No, non l’ha detto», hanno assicurato due ragazzini vicini a lui. Volevano la secessione. Volevano festeggiare la nascita della Repubblica della Catalogna. Erano convinti che martedì 10 ottobre 2017 sarebbe stato il giorno giusto. «Invece percorreremo ancora la strada pacifica del dialogo» diceva la signora Calvo, infilandosi nel fiume di persone deluse che si allontanavano dalla piazza. «Speriamo che la Spagna sappia capire».
Quello che c’è da capire è che tutta questa gente tornerà a chiedere l’indipendenza molto presto. «Non finisce qui» diceva Maria Salut Gil, di mestiere commercialista. «Sono triste, ma cercheremo di arrivare comunque al nostro obiettivo. Ha ragione Puigdemont a cercare una mediazione. A me piacerebbe che ci venisse data la possibilità di fare un referendum riconosciuto ufficialmente. Quello che chiediamo da anni. Perché questa è la storia di un popolo, non è politica. È una storia fatta dalla gente, giorno dopo giorno, una storia di democrazia».
Hanno retorica, spillette, canti, cori, una lingua con un’inflessione unica al mondo, un’identità e un senso di appartenenza che negare sarebbe l’errore peggiore. Hanno un gesto della mano, alzata con quattro dita tese e il pollice ripiegato dietro, che simboleggia lo sfregio che venne fatto alla loro bandiera. Ma, soprattutto, hanno la convinzione di essere nel giusto. E non è un caso che uno dei passaggi più apprezzati nel discorso di Puigdemont sia stato questo: «Sono consapevole della narrativa che si è installata sui media. Ma noi non siamo delinquenti, pazzi, golpisti. Siamo gente normale che vuole votare e ha tentato di farlo con legalità». Poco prima del suo discorso, per la verità, c’erano stati anche dei fischi per il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che in un appello aveva chiesto proprio di non «prendere decisioni che renderebbero impossibile il dialogo».
Così è stato. Forse. Non tutti in piazza erano contro Puigdemont. Ha preso un’ovazione, ad esempio, quando ha ricordato il giorno del referendum: «Le violenze estreme della polizia di Madrid, senza precedenti in Europa, non hanno impedito il voto. E le immagini dei feriti rimarranno per sempre. Ci sono persone preoccupate, colte dallo sgomento di ciò che è accaduto e che potrebbe accadere». Ma il sentimento prevalente era la delusione. Uno dei più arrabbiati sembrava un ragazzo di 19 anni, di nome Alex Compte, in piedi sulle transenne con il pugno alzato proteso verso il mega schermo. «Stai sbagliando tutto!», urlava. «Sogno l’indipendenza dal 2010. Ho partecipato a tutte le manifestazioni, la mia famiglia è unita e determinata». Indossava una maglietta rossa con sopra scritto «Votare Sì significa prendere parte». Ovviamente ha votato «Sì», e anche lui si aspettava quella frase netta. Lo strappo. La proclamazione. «Era giusto farlo. Siamo troppo diversi dalla Spagna. Non ci verranno mai incontro, non ci capiranno mai». Era triste anche la volontaria Núria Murlà, una delle tante a indossare la pettorina dei «volontari dell’assemblea nazionale», una specie di servizio d’ordine catalano: «Ma l’indipendenza è solo rimandata».
Sono andati via con le bandiere sulle spalle, che ormai era quasi notte. Avevano portato tutto: birre catalane, spumante francese, musica tradizionale, popcorn e patatine. Avevano piazzato la loro iconografia al completo davanti alle telecamere di tutto il mondo. Doveva essere una festa, una specie di battesimo. «Ma Puigdemont ci ha traditi», ripeteva Alex Compte. Ecco cosa è successo, il figlio dei pasticcieri di Amer, l’ex sindaco di Girona, il giornalista con la passione dei Beatles, insomma lui, Carles Puigdemont, l’uomo che tutti aspettavano al varco, ha cercato di stare in equilibrio sul filo sottilissimo delle parole.
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lastampa/La festa mancata di Barcellona: “Ci hanno tradito, lotteremo” NICCOLÒ ZANCAN – INVIATO A BARCELLONA
Procida Calcio: l’assemblea sospende la decisione del ritiro dal campionato
Infront, De Siervo a De Laurentiis: “Domani chiederemo di rispondere in altra sede di quello che dichiara”
Aurelio De Laurentiis, dopo l’Assemblea di Lega, non ha speso belle parole nei confronti di Infront e dell’Amministratore Delegato Luigi De Siervo. Il diretto interessato ha replicato:
“De Laurentiis spesso parla sopra le righe. Domani chiederemo di rispondere in altra sede di quello che dichiara”.
Belgio-Cipro, Martinez risparmia Mertens: l’attaccante azzurro partirà dalla panchina
Ultima gara di qualificazione a Russia 2018 per il Belgio di Dries Mertens che si appresta da affrontare Cipro. L’attaccante azzurro, però, non compare nell’undici titolare scelto da Roberto Martinez e si accomoda inizialmente in panchina. Ricordiamo che i diavoli rossi hanno già strappato il pass per il Mondiale.
FORMAZIONE UFFICIALE BELGIO (3-4-3): Courtois, Alderweireld, Ciman, Vertonghen; Meunier, Tielemans, Witsel, Chadli; Hazard, Batshuayi, Hazard.
La Catalogna avvia l’indipendenza ma la sospende per aprire dialogo
“Prendo atto del risultato del referendum e assumo il mandato del popolo perché la Catalogna si converta in Stato indipendente in forma repubblicana”. Così il presidente della Generalit catalana Carles Puigdemont, durante il suo discorso davanti al parlamento di Barcellona. Poi annuncia la “sospensione degli effetti della dichiarazione di indipendenza per raggiungere una soluzione concordata” e aprire il dialogo con Madrid.
La Catalogna avvia l’indipendenza: “Ci siamo guadagnati il diritto di essere ascoltati”
«Non siamo pazzi nè golpisti, siamo gente normale che chiede di poter votare. Non abbiamo niente contro gli spagnoli, ma un popolo non può essere costretto ad accettare uno status quo che non vuole: con i risultati del referendum la Catalogna ha guadagnato il diritto a essere indipendente e ascoltata». A metà del suo discorso al parlament catalano, il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont smette di parlare in catalano e inizia a parlare in spagnolo. L’ora della verità per il Paese nell’infinita crisi catalana arriva in ritardo di un’ora rispetto agli annunci, qualcuno ipotizza per un tentativo di mediazione internazionale in atto. Poco dopo le 19 Puigdemont, prende la parola per dichiarare, dopo un lungo discorso, l’avvio del processo di indipendenza «in forma repubblicana». Il presidente chiede un mandato per trattare, sceglie di «sospendere la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione».
«Oggi il governo di Catalogna sta facendo un gesto di responsabilità e di generosità- dice-. Sono convinto che se nei prossimi giorni tutto il mondo agirà con la stessa responsabilità, il conflitto tra Catalogna e lo stato spagnolo possa risolversi nel rispetto della volontà dei cittadini e senza tensioni». Nessun muro contro muro dunque, ma una linea più morbida che potrebbe creargli dei problemi interni. Le pressioni erano state nelle ultime ore fortissime. Lui aveva tenuto le carte coperte, nonostante appelli (ultimo quello della sindaca di Barcellona Ada Colau) e moniti di alleati e avversari. Il premier spagnolo Mariano Rajoy lo aveva diffidato da procedere con una mossa che non avrebbe potuto prescindere da una dura reazione dello Stato.
«Siamo e resteremo un solo popolo»
«Non posso rispondere a ricatti nè a insulti. Il momento è molto serio – sottolinea Puigdemont aprendo il suo discorso-. Siamo parte di uno stesso popolo e dobbiamo restare tali, succeda quello che succeda. Il nostro modo di progredire non può passare per qualcosa di diverso da democrazia e dialogo. Per questo dobbiamo capire come rendere possibile la realizzazione delle nostre ambizioni».
«Violenza inedita nelle democrazie europee»
Il presidente ricorda i risultati della consultazione, ringrazia per gli spunti e i suggerimenti, sottolinea che le sue dichiarazioni sono frutto della scelta compiuta dai catalani, due milioni ai seggi, imprecisato il numero di chi non ha potuto votare, a causa dei tanti impedimenti messi in atto: «Un referendum in condizioni estreme. La prima volta nella storia delle democrazie europee in un quadro di attacchi della polizia contro i votanti. Hanno colpito persone indifese».
«Catalogna umiliata»
«La Catalogna è stata motore economico della Spagna, un fattore di modernità – rivendica Puigdemont-. Ha contribuito in maniera forte alla nascita della democrazia dopo la dittatura di Franco. Ma c’è stata una involuzione rispetto ai progetti, con una ulteriore centralizzazione». La Catalogna è stata umiliata quando ha tentato di modificare il suo statuto «rispettando la Costituzione» ha sottolinea, ricordando il testo di modifica dello statuto «tagliato» e «cambiato» per due volte, tanto da diventare «irriconoscibile». Il presidente ricorda che «in tutti i formati possibili è stato chiesto un dialogo per un referendum come in Scozia nel 2014. La risposta è stato un no combinato con la persecuzione della polizia, dei giudici e delle autorità spagnole contro la Catalogna», rievocando tra le altre la detenzione di 17 cariche pubbliche catalane».
“Appello a responsabilità per risolvere conflitto”
«Faccio appello alla responsabilità di tutti, se nei prossimi giorni il mondo agirà con responsabilità, il conflitto si potrà risolvere in modo calmo e rispettando la volontà dei cittadini» dichiara Puigdemont, nel suo intervento al Parlamento. «Chiedo al governo spagnolo di ascoltarci, non noi se non vuole, ma i milioni di cittadini in Spagna che chiedono di rinunciare alla repressione, e all’Ue di appellarsi ai valori fondamentali dell’Unione». Ha poi chiesto alle imprese «di continuare a produrre ricchezza e a non cadere alla tentazione di lasciare le nostre sedi».
Maxischermi in piazza
Decine di migliaia di persone si sono riunite nei dintorni del parco della Ciudadela a Barcellona, chiuso al pubblico per ragioni di sicurezza da questa mattina, per seguire in diretta il discorso grazie a due schermi giganti collocati dai tecnici della Anc, l’Assemblea Nazionale Catalana, una delle associazioni più attive del fronte indipendentista. I due schermi sono stati attrezzati nei pressi del Tribunale di Giustizia catalano, che da ieri era presidiato oltre che dai Mossos d’Esquadra anche dalla polizia nazionale spagnola. Mille i giornalisti accreditati per seguire l’evento, record assoluto nella storia di una seduta del “Parlament”.
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Intervista al sociologo José Casanova a cura di Giancarlo Bosetti
La violenza è il peccato originale della religione. Ecco perché ogni credo alterna ciclicamente pace e ferocia
I testi sacri delle grandi religioni grondano sangue da millenni. È un luogo comune, che è vero. Ma l’ispirazione violenta viene spesso abbandonata, a volte invece tragicamente sfruttata. La domanda interessante è come e perché questo accade. La giriamo a José Casanova, spagnolo di Saragozza, ma insediato a Washington (Georgetown University), uno dei maggiori studiosi nel mondo di sociologia della religione, tradotto ovunque (in italiano è noto il suo “Oltre la secolarizzazione”, Il Mulino, 2000). L’intossicazione originaria non è incurabile, dice, le fasi violente si presentano a cicli. I siti web di ogni parte catalogano con faziosità contabile la violenza “degli altri”: mani mozzate e uccisioni di infedeli invocate nel Corano o stermini realizzati o propiziati dal Dio della Bibbia e poi le teste tagliate delle scritture induiste, il Tridente di Shiva. Nessuna religione è innocente. “La violenza è nelle origini della società, con Durkheim possiamo dire nel sacro sociale, più che nella religione in sé. E questo non c’è dubbio si riflette nelle Scritture, ma nel tempo le cose cambiano. Nella Bibbia per esempio è necessario distinguere tra i testi precedenti all’esilio babilonese e quelli successivi. Il Dio di Israele sacralizza la violenza contro gli altri popoli, era un Dio monolatrico, non monoteista, un Dio di Israele non di tutta l’umanità. Dopo l’esilio a Babilonia, in quella che chiamiamo l’età assiale (Casanova usa l’espressione di Jaspers per indicare l’epoca tra Ottavo e Terzo secolo a.C., n. d. r.), i profeti non sacralizzano più la violenza, al contrario, il Dio della storia usa l’Impero romano per punire il suo popolo”.
Questo vale per tutte le religioni?
“Tutte le culture tribali delle origini sacralizzano la violenza del “nostro gruppo” contro gli altri. La novità delle religioni assiali è che la desacralizzano: arrivano così la critica profetica della violenza e la fine dei sacrifici cruenti”.
La violenza resta scritta però per sempre nei testi sacri.
“Troviamo nelle Scritture un misto di testi della sacralizzazione della violenza e di altri che espongono la critica della violenza. Si pone allora il problema di come i testi sono stati e vengono interpretati e usati nella storia”.
E nessuna religione fa eccezione, anche se ogni confessione è tentata di accusare le altre.
“Potremmo usare le parole di Papa Francesco: “Di fronte alle atrocità commesse nel nome di Dio o della religione, nessuna religione è immune da forme di delusione individuale e estremismo ideologico”, nessuna, inclusi il Cristianesimo e il Cattolicesimo. Io vengo dalla cattolica Spagna, in cui la religione e la violenza sono state intimamente connesse: le Crociate, l’Inquisizione, l’espulsione di ebrei e musulmani, la Conquista e l’evangelizzazione forzata, guerre civili”.
Anche gli atei militanti tengono la lista delle violenze a carico delle religioni. I religiosi rispondono ricordando la lista dei massacri del XX secolo e le pagine nere dell’ateismo.
“La religione non è l’unica fonte di violenza. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento abbiamo visto la sacralizzazione della violenza anarchica; con la Prima guerra mondiale lo Stato moderno, che rivendica il monopolio della violenza, la sacralizza sull’altare del nazionalismo; c’è il genocidio armeno; c’è la violenza comunista degli anni Trenta, il Gulag, Hitler e l’Olocausto; dagli anni Sessanta del ‘900 troviamo l’Ira, l’Eta, le Brigate rosse, i preti guerriglieri in Colombia, i cattolici Montoneros in Argentina. Il XX secolo è stato il più violento nella storia dell’umanità e la maggior parte della sua violenza non era religiosa”.
Ma oggi abbiamo una ondata di terrorismo religioso, quello islamico.
“Anche in questo caso dobbiamo chiederci quali fattori attivano il fenomeno del terrore jihadista e perché questa religione diventa fonte di violenza. La sua crescita avviene nel corso di una globalizzazione verso la quale certi settori dell’Islam legittimano la violenza contro quello che considerano un ordine mondiale che usa violenza contro di loro”.
Anche il Cattolicesimo in passato riteneva la modernità un assalto ai suoi principi morali.
“Certo, eppure ha subito nel tempo una grande trasformazione. Insieme ai protestanti i cattolici hanno dato vita in Germania alla Democrazia cristiana. Di fronte al sanguinoso conflitto tra sciiti e sunniti dei nostri giorni, penso che se la trasformazione è avvenuta per i cristiani, può accadere anche per i musulmani, quando le voci in favore della pacificazione supereranno quelle che sacralizzano la violenza”.
Il buddismo è candidato al ruolo di primo della classe, perché più pacifico? L’imperatore Ashoka nel Terzo secolo a.C., si convertì dall’induismo al buddismo e lasciò scritti sulla roccia i suoi editti sulla tolleranza. Ma oggi va in scena il terrore buddista.
“I monaci militari buddisti sono un ordine armato come tutti gli altri che si sono associati a un potere statale ed è accaduto per loro quello che è accaduto per tutti quando una religione diventa sacralizzazione dello Stato. Ma c’è sempre la possibilità che le religioni assiali facciano prevalere il volto pacifico, e la parte della loro tradizione che fa loro dire Salam, Shalom o Pace”.
Ma l’Islam con la Shari’a non presenta problemi maggiori delle altre religioni nel cammino verso la modernità?
“La Shari’a non era un problema alla nascita delle prime costituzioni in Iran o in Pakistan alla svolta di fine secolo tra ‘800 e ‘900. Lo è diventato più avanti. La stessa tradizione può essere letta in altri modi. La violenza jihadista non sarà diversa dalle altre del passato, quella anarchica o quella marxista”.
La tentazione illuminista è di immaginare nella storia un processo di riduzione della violenza. Ma la realtà ci dice il contrario.
“Non si possono fare generalizzazioni. La combinazione di religione e strutture del potere è la chiave esplicativa nel bene e nel male. In Spagna c’è stata l’epoca della convivencia tra cristiani, ebrei e musulmani e lo stesso è accaduto altrove, ma con l’emergere dello Stato moderno, delle monarchie cattoliche si è affermata la spinta alla pulizia etno-religiosa. Tutte le volte che il modello westfaliano – cuius regio eius religio – si è affermato il fenomeno si è ripetuto. Alla fine degli imperi, di quello ottomano e di quello britannico. Non c’è in questo una singola traiettoria, ma cicli. Ci sono però anche buone notizie e cicli di pace. L’America latina in una sola generazione è passata dal monopolio cattolico alla perdita di egemonia della Chiesa e a un pluralismo condiviso con i protestanti. Senza violenza”.
repubblica
Mediaset – Aguero tenta il recupero lampo: l’attaccante potrebbe rientrare per la sfida al San Paolo contro il Napoli
A meno di due settimane dall’incidente in taxi ad Amsterdam che gli è costato la frattura di alcune costole, Sergio Aguero è tornato ad allenarsi con il Manchester City. Una sessione blanda con il fisioterapista per il Kun insieme ai compagni non andati via per le nazionali, ma che fa tornare il sorriso a Pep Guardiola. Impossibile sia in campo tra una settimana col Napoli, mentre ci sono speranze per il ritorno del primo novembre al San Paolo.
Se fino a qualche giorno fa il Napoli sembrava un miraggio, ora crescono le speranze che Aguero possa essere in campo al San Paolo nel match di ritorno in programma il primo novembre, una sfida che potrebbe essere decisiva per la qualificazione agli ottavi di Champions League della squadra di Guardiola.
Fonte: sportmediaset.it
De Laurentiis si scaglia contro Infront: “Offerta da 350 milioni ridicola, il gap con i club stranieri aumenterà ancora”
Non c’è l’accordo per la cessione dei diritti tv della Serie A all’estero. A fare il punto della situazione quest’oggi a Milano è stato un deluso Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli:
“Abbiamo bisogno di recuperare tanti anni di grandi errori, ma abbiamo ricevuto offerte a dir poco mortificanti, anche per colpa di gravi errori di Nicoletti, Tavecchio e Infront. Per Infront questo è l’ultimo mandato e questo ci crea dei danni: se gli altri fatturano molto più di noi e pensiamo solo a prendere di più rispetto all’ultimo contratto siamo finiti. Il fatto di attestarci intorno a un’offerta da 350 milioni è ridicolo: non dico che dobbiamo essere ai livelli della Liga spagnola, ma almeno dobbiamo massimizzare gli introiti per tutti i club. In questo modo il gap con i club stranieri aumenterà a dismisura: avete visto quanto sono aumentati i costi per l’acquisto dei calciatori? Mi meraviglio di Inter e Milan che ci cascano. Ci sono anche questioni politiche e non solo: Infront cura anche gli interessi della FIGC che, di conseguenza, non andrà mai contro le scelte di Infront. A causa di questo caos che c’è il calcio italiano dovrà rinunciare ai suoi sogni di gloria ancora per diversi anni”.
Fonte: Tuttomercatoweb.com
Juve Stabia – Sicula Leonzio, la carica degli ex
Nella prossima gara di campionato la Juve Stabia dovrà cercare di dimenticare le due sconfitte consecutive delle ultime settimane affrontando tanti volti a lei noti. Tra le fila della Sicula Leonzio militano tanti ex calciatori delle Vespe.
L’ultimo in ordine di tempo ad aver vestito la maglia gialloblù è Gianluca Esposito. Il centrocampista classe 1995 la scorsa stagione è stato una Vespa, mostrando doti da affinare ma certamente importanti. Per lui inizio di stagione a alla Juve Stabia di grande responsabilità, avendo dovuto sostituire Paolo Capodaglio, fratturatosi la mascella durante lo scorso campionato. Per Esposito 11 presenze nella sua esperienza alla Juve Stabia.
Prima di lui c’è stato Pietro Arcidiacono, forse la delusione più grande per i tifosi stabiesi. “Biccio” arrivò alla Juve Stabia seguendo il suo maestro Ciullo, come grande colpo dell’estate 2015; 16 presenze e 4 reti nei sei mesi trascorsi a Castellammare, prima di preferire un campionato di alta classifica ed il conseguente trasferimento al Foggia.
Ancora, veste la maglia della Sicula Leonzio, Antonio Gammone, esterno gialloblù nella stagione 2014/15. Per lui ancora affetto dal pubblico stabile, che ricorda con piacere le sue 28 presenze con la maglia stabiese, condite da 3 reti, e la tanta generosità sempre messa in campo.
Altro ex è Francesco Marano, centrocampista classe 1990 nato proprio a Castellammare di Stabia. Per lui esordio tra i professionisti proprio con la maglia della squadra della sua città, con cui ha vissuto nel 2011 la gioia della promozione in Serie B.
Stessa gioia vissuta da Guido Davì, centrocampista siciliano della Juve Stabia tra Serie C e Serie B. Davì e la Juve Stabia hanno già incrociato le proprie strade da avversari: nella gara playoff contro il Bassano di quasi tre stagioni fa fu proprio Davì a punire le Vespe.
A completare la carica degli ex c’è Pino Rigoli, il tecnico della compagine siciliana. Esperienza amara e brevissima quella di Rigoli sulla panchina della Juve Stabia. Era il 2007 e Rigoli aveva preso il posto di Capuano, che aveva scelto di non guidare nuovamente una Juve Stabia ridimensionata. Per Rigoli però fu fatale la prima gara, persa ad Ancona per 3 – 0; i tifosi chiesero a gran voce il ritorno di Capuano, venendo immediatamente accontentati dal Patron dell’epoca, Cesarano.
Castel Volturno, ripresa degli allenamenti per il Napoli: il report
Dopo due giorni di riposo il Napoli ha ripreso oggi pomeriggio gli allenamenti a Castel Volturno. Gli azzurri preparano il match contro la Roma di sabato 14 ottobre, anticipo dell’ottava giornata di Serie A (ore 20,45). La squadra ha svolto attivazione in avvio e di seguito lavoro tecnico con sagome e porte piccole. Chiusura con partitina 9 contro 9. Come da programma sono rientrati i primi nazionali: Hamsik, Koulibaly, Chiriches, Rog e Zielinski che hanno svolto allenamento rigenerante. Domani doppia seduta.
Da sscnapoli.it
Da Norcia parte il tour 2017 di “Gioca Volley S3… in Sicurezza”
È una Norcia che fa i conti col suo recente passato quella che ha ospitato la prima tappa del Tour “Gioca Volley S3… in Sicurezza”; un appuntamento importante e un po’ speciale dato che proprio dalla cittadina umbra colpita un anno fa dal sisma è partita la campagna 2017 nata dal protocollo d’intesa tra l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie, la Polizia Ferroviaria e la FIPAV con l’obiettivo di sensibilizzare il mondo pallavolistico giovanile ad un uso corretto e consapevole del trasporto ferroviario per poter ridurre gli incidenti che vedono coinvolti spesso ragazzi in giovane età. Due le scolaresche, per un totale di quattrocento ragazzi, che hanno affollato e giocato Piazza San Benedetto sui campi di Volley S3 allestiti nel centro del comune umbro in collaborazione con lo storico partner di Fipav Kinder+Sport. In rappresentanza della Federazione il vicepresidente Giuseppe Manfredi che si è così espresso: “Abbiamo voluto iniziare questo circuito qui, dal cuore dell’Italia per ovvie ragioni. Da sempre la Fipav si muove sul territorio per promuovere lo sport, ma anche per portare un aiuto concreto quando ce n’è bisogno. Vedere in questa piazza il sorriso di tutti questi bambini presenti ci riempie di orgoglio e di gioia, ma ci dà anche lo stimolo ad andare avanti in questa nostra mission sociale. Crediamo fortemente nella validità di questo progetto che girerà l’Italia. Siamo felici ed orgogliosi di portarlo avanti per il secondo anno consecutivo”.
Il vice presidente era accompagnato nell’occasione dal segretario generale Alberto Rabiti e dal presidente del CR Umbria Giuseppe Lomurno. A Norcia presente anche Armando Nanei, Direttore del Servizio Polizia Ferroviaria che ha dichiarato: “Da tempo la Polizia Ferroviaria è impegnata in campagne di educazione alla sicurezza ferroviaria, nelle scuole e letteralmente “in campo” con lo sport, con l’obiettivo di veder ridotta l’incidentalità ferroviaria che vede coinvolti in particolare i giovani. Oltre 150.000 i ragazzi finora raggiunti in tutta Italia dagli operatori Polfer: un risultato importante per la nostra Specialità, che quest’anno compie 110 anni, ma che ci incoraggia a fare ancora di più. La scelta di Norcia ha poi un significato per tutti noi che non ha bisogno di essere sottolineato. A maggior ragione in questa piazza siamo felici, come Polizia di Stato, di “esserci sempre”. “La scelta di Norcia per l’avvio della campagna 2017 – ha concluso Amedeo Gargiulo, Direttore dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie – ha un alto valore simbolico di solidarietà d elle Istituzioni promotrici verso la cittadinanza di uno dei centri più colpiti dal recente sisma. L’ANSF è da tempo impegnata nella prevenzione degli incidenti dovuti a comportamenti scorretti in ambito ferroviario, purtroppo in crescita negli ultimi anni. Recentemente ha prodotto anche uno spot di pubblica utilità in programmazione sulle reti Rai, realizzato con il patrocinio della Presidenza del Consiglio e con un testimonial d’eccezione come Andrea Lucchetta”.
Sei gli appuntamenti del villaggio di “Gioca Volley S3…in Sicurezza” in giro per l’Italia. Dopo l’apertura odierna di Norcia venerdì tutti a Catania dove, in Piazza dell’Università, i giovani atleti daranno vita a una giornata interamente dedicata alla pallavolo e alla sicurezza. Il tour proseguirà poi in Puglia con Bari che ospiterà il 3 novembre al Pala Florio il villaggio di “Gioca Volley S3… in sicurezza”. Il 22 novembre il tour far&a grave; tappa al Centro Federale Pavesi di Milano per poi dirigersi a Modena il 7 dicembre nello storico impianto del Pala Panini. La stazione di Porta Susa a Torino farà da cornice invece per l’ultimo appuntamento a dicembre.
Fonte: federvolley.it
Juve, Sturaro: “Napoli? Al momento è primo in classifica ma ci sono anche altre squadre che possono darci fastidio”
Stefano Sturaro, centrocampista della Juventus, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport. Tra i temi trattati, anche la sfida scudetto con il Napoli:
“Il Napoli al momento è primo in classifica, sulla carta quindi è davanti a noi che siamo secondi e direi che al momento è l’anti-Juve ma ci sono tante altre squadre forti e attrezzate che possono tranquillamente darci fastidio così come il Napoli. Ultimamente ho giocato sulla fascia destra in difesa perché se dovesse servire potrei giocare ovunque, sono a completa disposizione dell’allenatore e dei miei compagni. Anche con qualche difficoltà iniziale, mi sto impegnando e sono contento di quanto fatto”.
Di Carlo: “Roma-Napoli sarà un test scudetto. Mertens? Gli vanno fatti i complimenti”
Mimmo Di Carlo, ex calciatore ed attuale allenatore, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli:
“Sarri è stato bravo negli anni ad adeguarsi ai giocatori che ha a disposizione. La partita con la Roma sarà un test scudetto e sarà una bella partita. Mertens è meritatamente candidato al Pallone d’Oro e Sarri ovviamente è stato bravo a reinventarlo come punta centrale”.
FOTO – Il Napoli torna a lavorare a Castel Volturno, rientrati alcuni nazionali: ecco chi
Il Napoli torna in campo a Castel Volturno in vista del big-match di sabato sera all’Olimpico contro la Roma. La Ssc Napoli annuncia il rientro in gruppo di Hamsik, Chiriches, Zielinski, Rog e Koulibaly attraverso il proprio account Twitter: “Bentornati!”

Rai – Ghoulam nel mirino del City ma il Napoli non lo cederà a gennaio: le ultime
A Radio Crc, nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’, è intervenuto Ciro Venerato, giornalista della Rai ed esperto di calciomercato. Ecco quanto evidenziato:
“Su Faouzi Ghoulam c’è da registrare l’interesse del Manchester City. Guardiola lo vorrebbe ma il Napoli non è disposto a cederlo a gennaio, piuttosto vuole perderlo a zero a fine stagione. Da quello che ci risulta Mendes spinge per il rinnovo dopo aver trovato una bozza d’intesa con Giuntoli mentre il fratello vorrebbe maggiori bonus. L’accordo potrebbe esserci perché comunque l’offerta del Napoli è di 3 milioni di euro comprensivi di bonus, la clausola rescissoria e la percentuale sull’uscita. Al momento c’è la sensazione che sia più un problema di rapporti tra De Laurentiis ed il fratello di Ghoulam”.
UFFICIALE – Roma-Napoli si giocherà alle 20:45, trasferta vietata ai residenti in Campania
Confermato per le 20:45 di sabato il big-match dell’ottava giornata di serie A tra Roma e Napoli, sul quale circolava l’ipotesi di anticipo alle 18. La decisione è maturata nella prima riunione di pianificazione delle misure di sicurezza in vista dell’incontro cui hanno partecipato i dirigenti di polizia individuati dal questore di Roma Guido Marino per i singoli settori di attività. L’accesso all’Olimpico sarà vietato ai tifosi partenopei residenti in Campania. Per i sostenitori azzurri residenti fuori dalla regione, invece, sono stati riservati 4000 posti del settore ospiti, nei distinti nord lato Monte Mario. A loro riservati anche gli itinerari di afflusso di via Salaria e via Flaminia, con aree di parcheggio a viale della XVII Olimpiade e vie limitrofe. Il piano degli steward sarà implementato per effettuare rigorosi controlli sulla corrispondenza biglietto-identità, compresa la residenza. I primi controlli scatteranno già dal pomeriggio ai caselli e lungo le vie consolari che portano allo stadio.
Fonte: Ansa
Circumvesuviana – Eav lancia l’allarme: Porta Nolana in balìa di scippatori e malintenzionati
Umberto De Gregorio e Pasquale Sposito, presidente e direttore generale di EAV (Ente Autonomo Volturno) hanno lanciato l’allarme circa la perciolosità della zona di Porta Nolana, capolinea di tutte le tratte della Circumvesuviana.
Il folklore che caratterizza la zona nelle ore diurne, si tramuta sistematicamente in paura e pericolosità dopo il calare del solre, quando l’intera zona diventa terra di nessuno. Tanti gli episodi di criminalità e microcriminalità (scippi, rapine, minacce, molestie) denunciati a Porta Nolana proprio in orario serale; per questo i dirigentiEav hanno lanciato l’allarme, come riporta Il Mattino.
“Nonostante il servizio di vigilanza armata predisposto dall’Eav, la presenza presso la stazione di barboni, questuanti, borseggiatori e tossicodipendenti non è stata eliminata, rendendo pericolosa la permanenza sia dei dipendenti della società che degli utenti” tuonano De Gregorio e Sposito.
Si chiede altresì un presidio fisso di Polizia all’interno della stazione; una postazione da cui si possa tenere sotto controllo la zona e da cui sia agevole l’intervento dei poliziotti. I vigilantes dell’Eav non sono evidentemente più sufficienti per la perciolosità della zona.
Fonte: Il Mattino
Theresa May, una zombie a Downing Street
A Firenze Theresa May ha proposto un rinvio di due anni della Brexit a un’Europa che le ha chiuso in faccia le porte del compromesso. Così a Manchester al congresso dei Tory si è messa a scimmiottare le proposte anti-mercato dei laburisti di Corbyn. Ma per ora la sua debolezza la tiene in piedi, almeno nel suo partito.
Theresa May, una zombie a Downing Street
Il settembre di Theresa May si riassume in due discorsi. Nel primo, a Firenze, si è rivolta all’opinione pubblica europea. Con il secondo, al congresso del suo partito a Manchester, ha parlato al paese. La sua posizione di leader non ne esce rafforzata.
Il discorso di Firenze
A Firenze, Theresa May ha chiesto alla UE un rinvio della Brexit di “circa” due anni. Pare anche aver accettato che il Regno Unito dovrà pagare parte del costo del divorzio (l’ammontare è pero soggetto a trattativa) e il principio di salvaguardia dei diritti dei cittadini europei.
Vedremo nel medio periodo quanto in concreto valgano queste dichiarazioni: per il momento notiamo la differenza tra le parole del primo ministro – “vogliamo che gli italiani che sono in UK continuino ad avere gli stessi diritti di cui godono adesso” – e la posizione di David Davis, il ministro per la Brexit: intervistato dalla Bbc, Davis contraddice May, dichiarando testualmente “la trattativa su questo punto è ancora in corso (pagina 5)”.
Al di là della scelta del palcoscenico del capoluogo toscano – caro a tutti gli inglesi, dai lettori di “Camera con vista” a chi fa la spola tra Islington, i Cotswolds e il Chiantishire – con questo intervento Downing Street ha voluto soprattutto dimostrare all’Europa la sua autorità sul partito tory. Ha infatti comandato esplicitamente la presenza del ministro degli esteri Boris Johnson, cha ha dovuto interrompere anzitempo la visita a New York, e quella del ministro del Tesoro Philip Hammond, che, si presume, potrebbe avere a Londra compiti più urgenti che fare la claque a una walking dead, una “morta che cammina”. Jonhson e Hammond infatti, sono i leader di fatto delle due fazioni del partito Tory: l’uno demagogico e sbruffone, nostalgico e volgare, un bambino viziato, sistematicamente intento a cercare i limiti della pazienza dei genitori, per esempio richiedendo, pochi giorni dopo la sua fedele presenza a fianco della leader, quattro punti fermi sulla Brexit diversi dalla linea ufficiale di Downing Street. L’altro, che probabilmente ritiene Brexit un errore madornale, ha l’appoggio praticamente unanime dell’industria, nonché di una corrente dei tory forte abbastanza da impedire a madam May di liquidarlo dopo le azzardate elezioni del giugno scorso.
In Europa il sollievo per l’abbassamento del volume della cacofonia brexitista e l’apparente abbandono del vacuo slogan del governo inglese “have the cake and eat it”, blanda e scolorita versione della nostrana “botte piena e moglie ubriaca”, ha lasciato presto spazio alla frustrazione per il continuo silenzio sulle questioni ancora irrisolte: oltre ai diritti dei cittadini europei post-separazione, c’è il ruolo della Corte di giustizia dell’UE e delle direttive europee, fino alla delicatissima questione del confine tra l’Irlanda del Nord e l’Eire (che non fa comunque parte dell’area Schengen).
Il discorso di Manchester
Il briciolo di autorità che May ha affermato a Firenze si è dissipato nei 65 minuti del suo discorso di Manchester.
Settembre vede i congressi annuali dei partiti, nell’intervallo tra le vacanze e la riapertura del parlamento. La sequenza tradizionale fa sì che l’ultimo atto del lungo rito sia il discorso del leader dei tory.
Tradizionali sono anche lo strettissimo controllo della coreografia e l’avversione al dibattito aperto, in stile vagamente sovietico. Così nel partito laburista è stato proibito un dibattito sulla Brexit, che il discorso di Jeremy Corbyn ha trattato solo di sfuggita, mentre la presenza del vice-leader sarà ricordata solamente per lo stonato tentativo di guidare il congresso in un coro adorante, reminiscente di culti della personalità che si sperava la sinistra si fosse lasciata alle spalle.
Ma senza dubbio la medaglia dell’imbarazzo va assegnata al discorso di madam May: fisicamente stremata, con un filo di voce, impreparata al punto da non avere con sé nemmeno le pastiglie per la gola, ancor più goffa e legnosa del solito, è stata per giunta tradita dalla straordinaria incompetenza organizzativa. Dal serio – un estraneo è arrivato al podio per consegnarle un P45, la notifica ufficiale del licenziamento – al faceto: uno slogan che si disfa da solo, con prevedibili conseguenze sui social. Perfino la sua scelta di indossare un braccialetto con ritratti di Frida Kahlo, pittrice messicana amica di Trotsky, ha suscitato commenti: vuole forse spostare l’attenzione dalla sua scelta di calzature?
Le poche politiche nuove annunciate dalla premier sono sbiadite fotocopie delle proposte ispirate dalla filosofia anti-mercato dei laburisti: un tetto ai prezzi di luce e gas, costruzione di case popolari e infrastrutture ferroviarie, oltre al già annunciato blocco degli aumenti delle tasse universitarie e l’inversione dello status quo per il trapianto di organi. Abbondano invece vacui slogan, magari presi a prestito dalla Cina comunista, e aspetti strappalacrime della vita personale, dalla nonna a servizio, alla tristezza di non poter aver figli, fino all’immancabile ringraziamento personale al servizio sanitario nazionale, che le ha diagnosticato il diabete.
Un discorso disastroso, insomma, che ha convinto molti giornali tory, fino a ieri rimasti fedeli, a buttarla in mare senza pietà. Paradossalmente, è proprio la sua debolezza a tenerla sulla poltrona: i suoi rivali temono non tanto la possibilità che madam May si rinforzi, quanto il rischio che un attacco esplicito possa finire come quello dell’ambizioso Michael Heseltine, il cui manovrare nel 1990 dette sì il colpo di grazia a Margaret Thatcher, ma si concluse con John Major al numero 10.
lavoce.info/Theresa May, una zombie a Downing Street (Gianni De Fraja)
Juve Stabia, la tifoseria rifa il look alla Curva Sud
Vi abbiamo svelato ieri gli ultimi aggiornamenti sullo stato dei lavori al Romeo Menti. A catturare l’attenzione di molti, il nuovo look della Curva Sud, che sfoggia colori accesi e ben distribuiti.
La Sud, il cuore del tifo stabiese, ha oggi annunciato come il restyling della Curva stia avvenendo a spese esclusive dei tifosi.
Questo il cumunicato dei tifosi:
Work in progress …
Ecco la famiglia Curva Sud all opera .. Il nostro settore cambia faccia , e questo non è nulla .
Tutto ciò è stato fatto con le nostre forze e con il fondo cassa della Curva , anche comprando un semplice gadget o un adesivo o con un contributo .
Ci vediamo stasera alla riunione ore 21:00 stadio R.Menti
Ujs1907

Ha conseguito il dottorato a Siena nel 1987 e il DPhil a Oxford nel 1990; è attualmente professore ordinario di Economia a tempo parziale presso l’Università di Roma “Tor Vergata” e presso l’University of Nottingham ed è Research Fellow al Cepr. In passato è stato professore ordinario a York e a Leicester, e visiting scholar a Tokyo, Bonn, e Barcellona. La sua recente ricerca si è soffermata sulle aree dell’economia dell’istruzione, economia del lavoro, economia industriale, coprendo sia aspetti teorici, sia applicazioni empiriche. La sua attività di ricerca si è concentrata sulla pubblicazione di articoli accademici in riviste internazionali. È stato direttore di dipartimento a Leicester, e co-ordinatore del dottorato a York, Leicester e Nottingham, e membro del GEV13 per la VQR 2016.


