A marzo potrebbe discutersi il rinnovo di Sarri. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Mattino: “L’impressione attuale è che Sarri, troppo preso dai suoi impegni, preferisce parlare di un eventuale nuovo contratto a marzo. Anche perché in quei giorni sarà più chiaro dove sarà il Napoli. De Laurentiis ha tutte le intenzioni di far rispettare il contratto fino al 2020: verrà rispettato ma, almeno per il momento, non prolungato. Ne’, tantomeno, ritoccato. Questo, sia chiaro, al momento. Poi e’ chiaro che le cose potrebbero cambiare. E’ successo la stessa cosa nel giugno del 2016, quando il patron e l’ad Chiavelli cancellarono le clausole unilaterali che consentivano al Napoli, alla fine di ogni anno, di decidere se far restare Sarri o meno”.
Jorginho spera in una chiamata da parte di Ventura. Attenzione alle avances del Brasile
Il centrocampista del Napoli, Jorginho continua a non essere convocato dal ct dell’Italia, Giampiero Ventura. Negli ultimi giorni, la Nazionale Brasiliana, starebbe seguendo da vicino le prestazioni dell’ italo – brasiliano e sarebbe pronta a convocarlo. Secondo quanto riporta l’edizione odierna del quotidiano Il Corriere dello Sport, la Federazione del Brasile, avrebbe mandato alla FIGC una richiesta ufficiale per la documentazione di Jorginho. Il calciatore sta cercando di capire quali sono le intenzioni della Nazionale Italiana, per poter scegliere con grande serenità, quali saranno i colori che andrà a difendere.
Ghoulam – rinnovo: la trattativa si sta complicando. Ecco quali sono i motivi
Si complica il rinnovo di Faouzi Ghoulam con il Napoli. Come riporta Il Mattino, secondo le dichiarazioni di Chiarelli: “Il fratello Samir ha puntato i piedi: vuole una clausola non superiore ai 18 milioni di euro. Per tutti. De Laurentiis ritiene la cifra una beffa. Ma in questo caso e’ Ghoulam ad avere il coltello dalla parte del manico: perche’ senza il rinnovo, a gennaio il franco-algerino puo’ gia’ firmare per la prossima stagione. E il Napoli intascherebbe zero euro, perche’ come si sa, il giocatore e’ in scadenza. I familiari di Ghoulam ne fanno un motivo di principio: per troppo tempo hanno chiesto inutilmente al Napoli un ritocco dell’ingaggio. E la cosa li ha infastiditi. Dunque, nonostante la mediazione di Giuntoli, la questione non e’ semplice. Pero’ davvero una situazione che potrebbe essere risolta in 24 ore”.
Albiol potrebbe partire quest’estate. A Valencia per poter chiudere la carriera
A fine anno potrebbe chiudersi l’avventura di Raul Albiol con il Napoli. A riportarlo è l’edizione odierna del quotidiano la Gazzetta dello Sport. Ecco quanto scritto dalla Rosea: Nella scorsa estate c’è stata la possibilità che il difensore spagnolo potesse andare via, da Valencia gli è giunta un’offerta interessante, che l’avrebbe potuto riportare a casa. Ma, la ferma opposizione di Aurelio De Laurentiis l’ha convinto a restare. D’altra parte, il presidente era stato molto chiaro, in quel periodo: non avrebbe ceduto nessuno, d’accordo con l’allenatore. Ed allora, Raul Albiol ha ridiscusso il contratto, accettando serenamente la decisione della società e firmando il patto con i compagni per vincere lo scudetto, prima di accordarsi con De Laurentiis per prolungare l’accordo inserendo, però, una clausola: con 8 milioni di euro, il difensore sarà libero di andare altrove. A fine stagione, a 33 anni, potrebbe anche prendere in considerazione l’idea di chiudere la carriera nel club dove l’aveva iniziata nel 2002 e ritornare a Valencia
De Laurentiis preoccupato: “Temo la poca concentrazione al rientro dalle Nazionali”
Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha rilasciato alcune dichiarazioni all’ edizione odierna del quotidiano Tutto Sport. Eccone un estratto circa il match che attende gli azzurri contro la Roma, in programma sabato sera. De Laurentiis appare preoccupato: “Sapete cosa temo della sfida di sabato con la Roma? Il ritorno dei giocatori dalle maledette nazionali. Temo la poca concentrazione, però questo non deve diventare un alibi”.
Hamsik: “Incredibile uscire dal Mondiale per colpa di questo regolamento vergognoso”
La Slovacchia è fuori dal Mondiale. La squadra di Marek Hamsik, nonostante il secondo posto centrato nel proprio girone, non può accedere alla fase successiva dei preliminari in virtù del regolamento, che prevede che la peggior seconda torni a casa. Ecco un estratto delle dichiarazioni di Hamsik prese dal quotidiano La Repubblica: “Era un girone complesso e avevamo centrato con una grande impresa l’obiettivo del secondo posto in classifica, dimostrando con le nostre prestazioni di meritare almeno la qualificazione per i playoff. Invece siamo stati costretti ad aspettare i risultati degli altri otto gruppi e alla fine ci siamo ritrovati addirittura fuori, per colpa di un regolamento davvero vergognoso…”
La Catalogna avvia l’indipendenza ma in piazza si vive una festa mancata
La Catalogna avvia il percorso per l’indipendenza dalla Spagna ma la dichiarazione è sospesa perché il presidente Carles Puigdemont sceglie di tentare il dialogo. “Un popolo – ha detto – non può essere costretto ad accettare uno status quo che non vuole: con i risultati del referendum la Catalogna ha guadagnato il diritto a essere indipendente e ascoltata”. La risposta di Madrid arriverà oggi dal premier Rajoy, ma l’idea che prevale nel governo è che le parole di Puigdemont valgono come dichiarazione di secessione.
In piazza a Barcellona si vive però una festa mancata perché il discorso e la ricerca del dialogo appaiono a molti come dei cedimenti.
La festa mancata di Barcellona: “Ci hanno tradito, lotteremo”
Fra la folla all’Arco di Trionfo che attendeva la proclamazione: «Siamo troppo diversi dalla Spagna, non ci verranno mai incontro»
BARCELLONA – Questa è la cronaca di una festa mancata. L’enorme piazza dell’Arco di Trionfo, ieri sera, era stracolma di gente. In piedi, nella calca, c’era anche la signora Maria Calvo, 77 anni, un’infermiera in pensione. Pregava, piangeva e si scusava con i vicini: «Sono troppo emozionata». Assieme a decine di migliaia di persone, avrebbe voluto urlare di gioia di fronte alla cosiddetta «Dui», la dichiarazione unilaterale di indipendenza. Ma il leader degli indipendentisti catalani Carles Puigdemont, che riferiva in Parlamento e arrivava in piazza su due giganteschi maxi schermi, alla fine quella frase netta non l’ha pronunciata. Anzi, alle 19,42 ha detto: «Chiedo all’assemblea di votare una mozione per sospendere la dichiarazione di indipendenza per dare tempo al dialogo». La signora Calvo si è messa a piangere, ma di sconforto: «Non è ancora il momento». Altri hanno urlato: «Traditore!». La cosa più impressionate è stata un silenzio strano, rimasto ad aleggiare nell’aria per alcuni secondi, come il contraccolpo di un gigantesco boato strozzato in gola.
«Quindi non l’ha detto?», domandava un signore con la barba bianca in cerca di conferme. «No, non l’ha detto», hanno assicurato due ragazzini vicini a lui. Volevano la secessione. Volevano festeggiare la nascita della Repubblica della Catalogna. Erano convinti che martedì 10 ottobre 2017 sarebbe stato il giorno giusto. «Invece percorreremo ancora la strada pacifica del dialogo» diceva la signora Calvo, infilandosi nel fiume di persone deluse che si allontanavano dalla piazza. «Speriamo che la Spagna sappia capire».
Quello che c’è da capire è che tutta questa gente tornerà a chiedere l’indipendenza molto presto. «Non finisce qui» diceva Maria Salut Gil, di mestiere commercialista. «Sono triste, ma cercheremo di arrivare comunque al nostro obiettivo. Ha ragione Puigdemont a cercare una mediazione. A me piacerebbe che ci venisse data la possibilità di fare un referendum riconosciuto ufficialmente. Quello che chiediamo da anni. Perché questa è la storia di un popolo, non è politica. È una storia fatta dalla gente, giorno dopo giorno, una storia di democrazia».
Hanno retorica, spillette, canti, cori, una lingua con un’inflessione unica al mondo, un’identità e un senso di appartenenza che negare sarebbe l’errore peggiore. Hanno un gesto della mano, alzata con quattro dita tese e il pollice ripiegato dietro, che simboleggia lo sfregio che venne fatto alla loro bandiera. Ma, soprattutto, hanno la convinzione di essere nel giusto. E non è un caso che uno dei passaggi più apprezzati nel discorso di Puigdemont sia stato questo: «Sono consapevole della narrativa che si è installata sui media. Ma noi non siamo delinquenti, pazzi, golpisti. Siamo gente normale che vuole votare e ha tentato di farlo con legalità». Poco prima del suo discorso, per la verità, c’erano stati anche dei fischi per il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che in un appello aveva chiesto proprio di non «prendere decisioni che renderebbero impossibile il dialogo».
Così è stato. Forse. Non tutti in piazza erano contro Puigdemont. Ha preso un’ovazione, ad esempio, quando ha ricordato il giorno del referendum: «Le violenze estreme della polizia di Madrid, senza precedenti in Europa, non hanno impedito il voto. E le immagini dei feriti rimarranno per sempre. Ci sono persone preoccupate, colte dallo sgomento di ciò che è accaduto e che potrebbe accadere». Ma il sentimento prevalente era la delusione. Uno dei più arrabbiati sembrava un ragazzo di 19 anni, di nome Alex Compte, in piedi sulle transenne con il pugno alzato proteso verso il mega schermo. «Stai sbagliando tutto!», urlava. «Sogno l’indipendenza dal 2010. Ho partecipato a tutte le manifestazioni, la mia famiglia è unita e determinata». Indossava una maglietta rossa con sopra scritto «Votare Sì significa prendere parte». Ovviamente ha votato «Sì», e anche lui si aspettava quella frase netta. Lo strappo. La proclamazione. «Era giusto farlo. Siamo troppo diversi dalla Spagna. Non ci verranno mai incontro, non ci capiranno mai». Era triste anche la volontaria Núria Murlà, una delle tante a indossare la pettorina dei «volontari dell’assemblea nazionale», una specie di servizio d’ordine catalano: «Ma l’indipendenza è solo rimandata».
Sono andati via con le bandiere sulle spalle, che ormai era quasi notte. Avevano portato tutto: birre catalane, spumante francese, musica tradizionale, popcorn e patatine. Avevano piazzato la loro iconografia al completo davanti alle telecamere di tutto il mondo. Doveva essere una festa, una specie di battesimo. «Ma Puigdemont ci ha traditi», ripeteva Alex Compte. Ecco cosa è successo, il figlio dei pasticcieri di Amer, l’ex sindaco di Girona, il giornalista con la passione dei Beatles, insomma lui, Carles Puigdemont, l’uomo che tutti aspettavano al varco, ha cercato di stare in equilibrio sul filo sottilissimo delle parole.
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lastampa/La festa mancata di Barcellona: “Ci hanno tradito, lotteremo” NICCOLÒ ZANCAN – INVIATO A BARCELLONA
Procida Calcio: l’assemblea sospende la decisione del ritiro dal campionato
Infront, De Siervo a De Laurentiis: “Domani chiederemo di rispondere in altra sede di quello che dichiara”
Aurelio De Laurentiis, dopo l’Assemblea di Lega, non ha speso belle parole nei confronti di Infront e dell’Amministratore Delegato Luigi De Siervo. Il diretto interessato ha replicato:
“De Laurentiis spesso parla sopra le righe. Domani chiederemo di rispondere in altra sede di quello che dichiara”.
Belgio-Cipro, Martinez risparmia Mertens: l’attaccante azzurro partirà dalla panchina
Ultima gara di qualificazione a Russia 2018 per il Belgio di Dries Mertens che si appresta da affrontare Cipro. L’attaccante azzurro, però, non compare nell’undici titolare scelto da Roberto Martinez e si accomoda inizialmente in panchina. Ricordiamo che i diavoli rossi hanno già strappato il pass per il Mondiale.
FORMAZIONE UFFICIALE BELGIO (3-4-3): Courtois, Alderweireld, Ciman, Vertonghen; Meunier, Tielemans, Witsel, Chadli; Hazard, Batshuayi, Hazard.
La Catalogna avvia l’indipendenza ma la sospende per aprire dialogo
“Prendo atto del risultato del referendum e assumo il mandato del popolo perché la Catalogna si converta in Stato indipendente in forma repubblicana”. Così il presidente della Generalit catalana Carles Puigdemont, durante il suo discorso davanti al parlamento di Barcellona. Poi annuncia la “sospensione degli effetti della dichiarazione di indipendenza per raggiungere una soluzione concordata” e aprire il dialogo con Madrid.
La Catalogna avvia l’indipendenza: “Ci siamo guadagnati il diritto di essere ascoltati”
«Non siamo pazzi nè golpisti, siamo gente normale che chiede di poter votare. Non abbiamo niente contro gli spagnoli, ma un popolo non può essere costretto ad accettare uno status quo che non vuole: con i risultati del referendum la Catalogna ha guadagnato il diritto a essere indipendente e ascoltata». A metà del suo discorso al parlament catalano, il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont smette di parlare in catalano e inizia a parlare in spagnolo. L’ora della verità per il Paese nell’infinita crisi catalana arriva in ritardo di un’ora rispetto agli annunci, qualcuno ipotizza per un tentativo di mediazione internazionale in atto. Poco dopo le 19 Puigdemont, prende la parola per dichiarare, dopo un lungo discorso, l’avvio del processo di indipendenza «in forma repubblicana». Il presidente chiede un mandato per trattare, sceglie di «sospendere la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione».
«Oggi il governo di Catalogna sta facendo un gesto di responsabilità e di generosità- dice-. Sono convinto che se nei prossimi giorni tutto il mondo agirà con la stessa responsabilità, il conflitto tra Catalogna e lo stato spagnolo possa risolversi nel rispetto della volontà dei cittadini e senza tensioni». Nessun muro contro muro dunque, ma una linea più morbida che potrebbe creargli dei problemi interni. Le pressioni erano state nelle ultime ore fortissime. Lui aveva tenuto le carte coperte, nonostante appelli (ultimo quello della sindaca di Barcellona Ada Colau) e moniti di alleati e avversari. Il premier spagnolo Mariano Rajoy lo aveva diffidato da procedere con una mossa che non avrebbe potuto prescindere da una dura reazione dello Stato.
«Siamo e resteremo un solo popolo»
«Non posso rispondere a ricatti nè a insulti. Il momento è molto serio – sottolinea Puigdemont aprendo il suo discorso-. Siamo parte di uno stesso popolo e dobbiamo restare tali, succeda quello che succeda. Il nostro modo di progredire non può passare per qualcosa di diverso da democrazia e dialogo. Per questo dobbiamo capire come rendere possibile la realizzazione delle nostre ambizioni».
«Violenza inedita nelle democrazie europee»
Il presidente ricorda i risultati della consultazione, ringrazia per gli spunti e i suggerimenti, sottolinea che le sue dichiarazioni sono frutto della scelta compiuta dai catalani, due milioni ai seggi, imprecisato il numero di chi non ha potuto votare, a causa dei tanti impedimenti messi in atto: «Un referendum in condizioni estreme. La prima volta nella storia delle democrazie europee in un quadro di attacchi della polizia contro i votanti. Hanno colpito persone indifese».
«Catalogna umiliata»
«La Catalogna è stata motore economico della Spagna, un fattore di modernità – rivendica Puigdemont-. Ha contribuito in maniera forte alla nascita della democrazia dopo la dittatura di Franco. Ma c’è stata una involuzione rispetto ai progetti, con una ulteriore centralizzazione». La Catalogna è stata umiliata quando ha tentato di modificare il suo statuto «rispettando la Costituzione» ha sottolinea, ricordando il testo di modifica dello statuto «tagliato» e «cambiato» per due volte, tanto da diventare «irriconoscibile». Il presidente ricorda che «in tutti i formati possibili è stato chiesto un dialogo per un referendum come in Scozia nel 2014. La risposta è stato un no combinato con la persecuzione della polizia, dei giudici e delle autorità spagnole contro la Catalogna», rievocando tra le altre la detenzione di 17 cariche pubbliche catalane».
“Appello a responsabilità per risolvere conflitto”
«Faccio appello alla responsabilità di tutti, se nei prossimi giorni il mondo agirà con responsabilità, il conflitto si potrà risolvere in modo calmo e rispettando la volontà dei cittadini» dichiara Puigdemont, nel suo intervento al Parlamento. «Chiedo al governo spagnolo di ascoltarci, non noi se non vuole, ma i milioni di cittadini in Spagna che chiedono di rinunciare alla repressione, e all’Ue di appellarsi ai valori fondamentali dell’Unione». Ha poi chiesto alle imprese «di continuare a produrre ricchezza e a non cadere alla tentazione di lasciare le nostre sedi».
Maxischermi in piazza
Decine di migliaia di persone si sono riunite nei dintorni del parco della Ciudadela a Barcellona, chiuso al pubblico per ragioni di sicurezza da questa mattina, per seguire in diretta il discorso grazie a due schermi giganti collocati dai tecnici della Anc, l’Assemblea Nazionale Catalana, una delle associazioni più attive del fronte indipendentista. I due schermi sono stati attrezzati nei pressi del Tribunale di Giustizia catalano, che da ieri era presidiato oltre che dai Mossos d’Esquadra anche dalla polizia nazionale spagnola. Mille i giornalisti accreditati per seguire l’evento, record assoluto nella storia di una seduta del “Parlament”.
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Intervista al sociologo José Casanova a cura di Giancarlo Bosetti
La violenza è il peccato originale della religione. Ecco perché ogni credo alterna ciclicamente pace e ferocia
I testi sacri delle grandi religioni grondano sangue da millenni. È un luogo comune, che è vero. Ma l’ispirazione violenta viene spesso abbandonata, a volte invece tragicamente sfruttata. La domanda interessante è come e perché questo accade. La giriamo a José Casanova, spagnolo di Saragozza, ma insediato a Washington (Georgetown University), uno dei maggiori studiosi nel mondo di sociologia della religione, tradotto ovunque (in italiano è noto il suo “Oltre la secolarizzazione”, Il Mulino, 2000). L’intossicazione originaria non è incurabile, dice, le fasi violente si presentano a cicli. I siti web di ogni parte catalogano con faziosità contabile la violenza “degli altri”: mani mozzate e uccisioni di infedeli invocate nel Corano o stermini realizzati o propiziati dal Dio della Bibbia e poi le teste tagliate delle scritture induiste, il Tridente di Shiva. Nessuna religione è innocente. “La violenza è nelle origini della società, con Durkheim possiamo dire nel sacro sociale, più che nella religione in sé. E questo non c’è dubbio si riflette nelle Scritture, ma nel tempo le cose cambiano. Nella Bibbia per esempio è necessario distinguere tra i testi precedenti all’esilio babilonese e quelli successivi. Il Dio di Israele sacralizza la violenza contro gli altri popoli, era un Dio monolatrico, non monoteista, un Dio di Israele non di tutta l’umanità. Dopo l’esilio a Babilonia, in quella che chiamiamo l’età assiale (Casanova usa l’espressione di Jaspers per indicare l’epoca tra Ottavo e Terzo secolo a.C., n. d. r.), i profeti non sacralizzano più la violenza, al contrario, il Dio della storia usa l’Impero romano per punire il suo popolo”.
Questo vale per tutte le religioni?
“Tutte le culture tribali delle origini sacralizzano la violenza del “nostro gruppo” contro gli altri. La novità delle religioni assiali è che la desacralizzano: arrivano così la critica profetica della violenza e la fine dei sacrifici cruenti”.
La violenza resta scritta però per sempre nei testi sacri.
“Troviamo nelle Scritture un misto di testi della sacralizzazione della violenza e di altri che espongono la critica della violenza. Si pone allora il problema di come i testi sono stati e vengono interpretati e usati nella storia”.
E nessuna religione fa eccezione, anche se ogni confessione è tentata di accusare le altre.
“Potremmo usare le parole di Papa Francesco: “Di fronte alle atrocità commesse nel nome di Dio o della religione, nessuna religione è immune da forme di delusione individuale e estremismo ideologico”, nessuna, inclusi il Cristianesimo e il Cattolicesimo. Io vengo dalla cattolica Spagna, in cui la religione e la violenza sono state intimamente connesse: le Crociate, l’Inquisizione, l’espulsione di ebrei e musulmani, la Conquista e l’evangelizzazione forzata, guerre civili”.
Anche gli atei militanti tengono la lista delle violenze a carico delle religioni. I religiosi rispondono ricordando la lista dei massacri del XX secolo e le pagine nere dell’ateismo.
“La religione non è l’unica fonte di violenza. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento abbiamo visto la sacralizzazione della violenza anarchica; con la Prima guerra mondiale lo Stato moderno, che rivendica il monopolio della violenza, la sacralizza sull’altare del nazionalismo; c’è il genocidio armeno; c’è la violenza comunista degli anni Trenta, il Gulag, Hitler e l’Olocausto; dagli anni Sessanta del ‘900 troviamo l’Ira, l’Eta, le Brigate rosse, i preti guerriglieri in Colombia, i cattolici Montoneros in Argentina. Il XX secolo è stato il più violento nella storia dell’umanità e la maggior parte della sua violenza non era religiosa”.
Ma oggi abbiamo una ondata di terrorismo religioso, quello islamico.
“Anche in questo caso dobbiamo chiederci quali fattori attivano il fenomeno del terrore jihadista e perché questa religione diventa fonte di violenza. La sua crescita avviene nel corso di una globalizzazione verso la quale certi settori dell’Islam legittimano la violenza contro quello che considerano un ordine mondiale che usa violenza contro di loro”.
Anche il Cattolicesimo in passato riteneva la modernità un assalto ai suoi principi morali.
“Certo, eppure ha subito nel tempo una grande trasformazione. Insieme ai protestanti i cattolici hanno dato vita in Germania alla Democrazia cristiana. Di fronte al sanguinoso conflitto tra sciiti e sunniti dei nostri giorni, penso che se la trasformazione è avvenuta per i cristiani, può accadere anche per i musulmani, quando le voci in favore della pacificazione supereranno quelle che sacralizzano la violenza”.
Il buddismo è candidato al ruolo di primo della classe, perché più pacifico? L’imperatore Ashoka nel Terzo secolo a.C., si convertì dall’induismo al buddismo e lasciò scritti sulla roccia i suoi editti sulla tolleranza. Ma oggi va in scena il terrore buddista.
“I monaci militari buddisti sono un ordine armato come tutti gli altri che si sono associati a un potere statale ed è accaduto per loro quello che è accaduto per tutti quando una religione diventa sacralizzazione dello Stato. Ma c’è sempre la possibilità che le religioni assiali facciano prevalere il volto pacifico, e la parte della loro tradizione che fa loro dire Salam, Shalom o Pace”.
Ma l’Islam con la Shari’a non presenta problemi maggiori delle altre religioni nel cammino verso la modernità?
“La Shari’a non era un problema alla nascita delle prime costituzioni in Iran o in Pakistan alla svolta di fine secolo tra ‘800 e ‘900. Lo è diventato più avanti. La stessa tradizione può essere letta in altri modi. La violenza jihadista non sarà diversa dalle altre del passato, quella anarchica o quella marxista”.
La tentazione illuminista è di immaginare nella storia un processo di riduzione della violenza. Ma la realtà ci dice il contrario.
“Non si possono fare generalizzazioni. La combinazione di religione e strutture del potere è la chiave esplicativa nel bene e nel male. In Spagna c’è stata l’epoca della convivencia tra cristiani, ebrei e musulmani e lo stesso è accaduto altrove, ma con l’emergere dello Stato moderno, delle monarchie cattoliche si è affermata la spinta alla pulizia etno-religiosa. Tutte le volte che il modello westfaliano – cuius regio eius religio – si è affermato il fenomeno si è ripetuto. Alla fine degli imperi, di quello ottomano e di quello britannico. Non c’è in questo una singola traiettoria, ma cicli. Ci sono però anche buone notizie e cicli di pace. L’America latina in una sola generazione è passata dal monopolio cattolico alla perdita di egemonia della Chiesa e a un pluralismo condiviso con i protestanti. Senza violenza”.
repubblica
Mediaset – Aguero tenta il recupero lampo: l’attaccante potrebbe rientrare per la sfida al San Paolo contro il Napoli
A meno di due settimane dall’incidente in taxi ad Amsterdam che gli è costato la frattura di alcune costole, Sergio Aguero è tornato ad allenarsi con il Manchester City. Una sessione blanda con il fisioterapista per il Kun insieme ai compagni non andati via per le nazionali, ma che fa tornare il sorriso a Pep Guardiola. Impossibile sia in campo tra una settimana col Napoli, mentre ci sono speranze per il ritorno del primo novembre al San Paolo.
Se fino a qualche giorno fa il Napoli sembrava un miraggio, ora crescono le speranze che Aguero possa essere in campo al San Paolo nel match di ritorno in programma il primo novembre, una sfida che potrebbe essere decisiva per la qualificazione agli ottavi di Champions League della squadra di Guardiola.
Fonte: sportmediaset.it
De Laurentiis si scaglia contro Infront: “Offerta da 350 milioni ridicola, il gap con i club stranieri aumenterà ancora”
Non c’è l’accordo per la cessione dei diritti tv della Serie A all’estero. A fare il punto della situazione quest’oggi a Milano è stato un deluso Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli:
“Abbiamo bisogno di recuperare tanti anni di grandi errori, ma abbiamo ricevuto offerte a dir poco mortificanti, anche per colpa di gravi errori di Nicoletti, Tavecchio e Infront. Per Infront questo è l’ultimo mandato e questo ci crea dei danni: se gli altri fatturano molto più di noi e pensiamo solo a prendere di più rispetto all’ultimo contratto siamo finiti. Il fatto di attestarci intorno a un’offerta da 350 milioni è ridicolo: non dico che dobbiamo essere ai livelli della Liga spagnola, ma almeno dobbiamo massimizzare gli introiti per tutti i club. In questo modo il gap con i club stranieri aumenterà a dismisura: avete visto quanto sono aumentati i costi per l’acquisto dei calciatori? Mi meraviglio di Inter e Milan che ci cascano. Ci sono anche questioni politiche e non solo: Infront cura anche gli interessi della FIGC che, di conseguenza, non andrà mai contro le scelte di Infront. A causa di questo caos che c’è il calcio italiano dovrà rinunciare ai suoi sogni di gloria ancora per diversi anni”.
Fonte: Tuttomercatoweb.com
Juve Stabia – Sicula Leonzio, la carica degli ex
Nella prossima gara di campionato la Juve Stabia dovrà cercare di dimenticare le due sconfitte consecutive delle ultime settimane affrontando tanti volti a lei noti. Tra le fila della Sicula Leonzio militano tanti ex calciatori delle Vespe.
L’ultimo in ordine di tempo ad aver vestito la maglia gialloblù è Gianluca Esposito. Il centrocampista classe 1995 la scorsa stagione è stato una Vespa, mostrando doti da affinare ma certamente importanti. Per lui inizio di stagione a alla Juve Stabia di grande responsabilità, avendo dovuto sostituire Paolo Capodaglio, fratturatosi la mascella durante lo scorso campionato. Per Esposito 11 presenze nella sua esperienza alla Juve Stabia.
Prima di lui c’è stato Pietro Arcidiacono, forse la delusione più grande per i tifosi stabiesi. “Biccio” arrivò alla Juve Stabia seguendo il suo maestro Ciullo, come grande colpo dell’estate 2015; 16 presenze e 4 reti nei sei mesi trascorsi a Castellammare, prima di preferire un campionato di alta classifica ed il conseguente trasferimento al Foggia.
Ancora, veste la maglia della Sicula Leonzio, Antonio Gammone, esterno gialloblù nella stagione 2014/15. Per lui ancora affetto dal pubblico stabile, che ricorda con piacere le sue 28 presenze con la maglia stabiese, condite da 3 reti, e la tanta generosità sempre messa in campo.
Altro ex è Francesco Marano, centrocampista classe 1990 nato proprio a Castellammare di Stabia. Per lui esordio tra i professionisti proprio con la maglia della squadra della sua città, con cui ha vissuto nel 2011 la gioia della promozione in Serie B.
Stessa gioia vissuta da Guido Davì, centrocampista siciliano della Juve Stabia tra Serie C e Serie B. Davì e la Juve Stabia hanno già incrociato le proprie strade da avversari: nella gara playoff contro il Bassano di quasi tre stagioni fa fu proprio Davì a punire le Vespe.
A completare la carica degli ex c’è Pino Rigoli, il tecnico della compagine siciliana. Esperienza amara e brevissima quella di Rigoli sulla panchina della Juve Stabia. Era il 2007 e Rigoli aveva preso il posto di Capuano, che aveva scelto di non guidare nuovamente una Juve Stabia ridimensionata. Per Rigoli però fu fatale la prima gara, persa ad Ancona per 3 – 0; i tifosi chiesero a gran voce il ritorno di Capuano, venendo immediatamente accontentati dal Patron dell’epoca, Cesarano.
Castel Volturno, ripresa degli allenamenti per il Napoli: il report
Dopo due giorni di riposo il Napoli ha ripreso oggi pomeriggio gli allenamenti a Castel Volturno. Gli azzurri preparano il match contro la Roma di sabato 14 ottobre, anticipo dell’ottava giornata di Serie A (ore 20,45). La squadra ha svolto attivazione in avvio e di seguito lavoro tecnico con sagome e porte piccole. Chiusura con partitina 9 contro 9. Come da programma sono rientrati i primi nazionali: Hamsik, Koulibaly, Chiriches, Rog e Zielinski che hanno svolto allenamento rigenerante. Domani doppia seduta.
Da sscnapoli.it
Da Norcia parte il tour 2017 di “Gioca Volley S3… in Sicurezza”
È una Norcia che fa i conti col suo recente passato quella che ha ospitato la prima tappa del Tour “Gioca Volley S3… in Sicurezza”; un appuntamento importante e un po’ speciale dato che proprio dalla cittadina umbra colpita un anno fa dal sisma è partita la campagna 2017 nata dal protocollo d’intesa tra l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie, la Polizia Ferroviaria e la FIPAV con l’obiettivo di sensibilizzare il mondo pallavolistico giovanile ad un uso corretto e consapevole del trasporto ferroviario per poter ridurre gli incidenti che vedono coinvolti spesso ragazzi in giovane età. Due le scolaresche, per un totale di quattrocento ragazzi, che hanno affollato e giocato Piazza San Benedetto sui campi di Volley S3 allestiti nel centro del comune umbro in collaborazione con lo storico partner di Fipav Kinder+Sport. In rappresentanza della Federazione il vicepresidente Giuseppe Manfredi che si è così espresso: “Abbiamo voluto iniziare questo circuito qui, dal cuore dell’Italia per ovvie ragioni. Da sempre la Fipav si muove sul territorio per promuovere lo sport, ma anche per portare un aiuto concreto quando ce n’è bisogno. Vedere in questa piazza il sorriso di tutti questi bambini presenti ci riempie di orgoglio e di gioia, ma ci dà anche lo stimolo ad andare avanti in questa nostra mission sociale. Crediamo fortemente nella validità di questo progetto che girerà l’Italia. Siamo felici ed orgogliosi di portarlo avanti per il secondo anno consecutivo”.
Il vice presidente era accompagnato nell’occasione dal segretario generale Alberto Rabiti e dal presidente del CR Umbria Giuseppe Lomurno. A Norcia presente anche Armando Nanei, Direttore del Servizio Polizia Ferroviaria che ha dichiarato: “Da tempo la Polizia Ferroviaria è impegnata in campagne di educazione alla sicurezza ferroviaria, nelle scuole e letteralmente “in campo” con lo sport, con l’obiettivo di veder ridotta l’incidentalità ferroviaria che vede coinvolti in particolare i giovani. Oltre 150.000 i ragazzi finora raggiunti in tutta Italia dagli operatori Polfer: un risultato importante per la nostra Specialità, che quest’anno compie 110 anni, ma che ci incoraggia a fare ancora di più. La scelta di Norcia ha poi un significato per tutti noi che non ha bisogno di essere sottolineato. A maggior ragione in questa piazza siamo felici, come Polizia di Stato, di “esserci sempre”. “La scelta di Norcia per l’avvio della campagna 2017 – ha concluso Amedeo Gargiulo, Direttore dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie – ha un alto valore simbolico di solidarietà d elle Istituzioni promotrici verso la cittadinanza di uno dei centri più colpiti dal recente sisma. L’ANSF è da tempo impegnata nella prevenzione degli incidenti dovuti a comportamenti scorretti in ambito ferroviario, purtroppo in crescita negli ultimi anni. Recentemente ha prodotto anche uno spot di pubblica utilità in programmazione sulle reti Rai, realizzato con il patrocinio della Presidenza del Consiglio e con un testimonial d’eccezione come Andrea Lucchetta”.
Sei gli appuntamenti del villaggio di “Gioca Volley S3…in Sicurezza” in giro per l’Italia. Dopo l’apertura odierna di Norcia venerdì tutti a Catania dove, in Piazza dell’Università, i giovani atleti daranno vita a una giornata interamente dedicata alla pallavolo e alla sicurezza. Il tour proseguirà poi in Puglia con Bari che ospiterà il 3 novembre al Pala Florio il villaggio di “Gioca Volley S3… in sicurezza”. Il 22 novembre il tour far&a grave; tappa al Centro Federale Pavesi di Milano per poi dirigersi a Modena il 7 dicembre nello storico impianto del Pala Panini. La stazione di Porta Susa a Torino farà da cornice invece per l’ultimo appuntamento a dicembre.
Fonte: federvolley.it
Juve, Sturaro: “Napoli? Al momento è primo in classifica ma ci sono anche altre squadre che possono darci fastidio”
Stefano Sturaro, centrocampista della Juventus, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport. Tra i temi trattati, anche la sfida scudetto con il Napoli:
“Il Napoli al momento è primo in classifica, sulla carta quindi è davanti a noi che siamo secondi e direi che al momento è l’anti-Juve ma ci sono tante altre squadre forti e attrezzate che possono tranquillamente darci fastidio così come il Napoli. Ultimamente ho giocato sulla fascia destra in difesa perché se dovesse servire potrei giocare ovunque, sono a completa disposizione dell’allenatore e dei miei compagni. Anche con qualche difficoltà iniziale, mi sto impegnando e sono contento di quanto fatto”.
Di Carlo: “Roma-Napoli sarà un test scudetto. Mertens? Gli vanno fatti i complimenti”
Mimmo Di Carlo, ex calciatore ed attuale allenatore, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli:
“Sarri è stato bravo negli anni ad adeguarsi ai giocatori che ha a disposizione. La partita con la Roma sarà un test scudetto e sarà una bella partita. Mertens è meritatamente candidato al Pallone d’Oro e Sarri ovviamente è stato bravo a reinventarlo come punta centrale”.
FOTO – Il Napoli torna a lavorare a Castel Volturno, rientrati alcuni nazionali: ecco chi
Il Napoli torna in campo a Castel Volturno in vista del big-match di sabato sera all’Olimpico contro la Roma. La Ssc Napoli annuncia il rientro in gruppo di Hamsik, Chiriches, Zielinski, Rog e Koulibaly attraverso il proprio account Twitter: “Bentornati!”




