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Juve Stabia, Mastalli e quei parastinchi porta fortuna…

Mastalli e i parasticnhi che scacciano gli incubi

Grande entusiasmo in casa Juve Stabia dopo la vittoria contro l’Akragas che ha rilanciato le Vespe in classifica.

Tra i più felici dopo il match vinto in rimonta contro i siciliani, Alessandro Mastalli, che proprio ieri ha sfoggiato dei nuovi parastinchi. Su uno campeggia l’effige di un leone, mentre sull’altro il mantra reso famoso dal film di animazione “Il Re Leone” Hakuna Matata, ossia vivere senza pensieri ed ansie. Il centrocampista ha mostrato i suoi nuovi “talismani” sul proprio profilo Instagram.

In sostanza forza e serenità, queste le virtù che Mastalli vuole portare con sé in campo e che ieri, tramite i nuovi parastinchi, hanno portato fortuna.
È palpabile ora l’entusiasmo di tutto l’ambiente per l’imminente ritorno al Menti, come confermato ieri da Filippi, Caserta e Canotto.

LA BAMBINA IN CAMICIA NERA

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Quando l’incoscienza dei padri e dei nonni pretendono di condizionare i figli: una bambina alla cerimonia di Giulino di Mezzegra.

Il 26 aprile scorso un quotidiano di grande tiratura nazionale ha riportato la cronaca della commemorazione  dell’uccisione di Mussolini a Giulino di Mezzegra a 65 anni dall’episodio. Nello spazio sopra l’articolo la fotografia di una bambina, dall’apparente età di 5/6 anni, in camicia nera con in testa un basco nero con gladio ed alloro, simbolo delle formazioni militari della c.d. repubblica sociale al servizio dei Tedeschi. Il titolo sintetizzava l’inopportunità della presenza in una manifestazione rievocativa di stampo ideologico: “Quella bambina in camicia nera costretta a subire una lezione di odio”.
Ho sempre ritenuto inopportuna la partecipazione a manifestazioni politiche di bambini ritenendola una vera e propria violenza sulla loro libera formazione culturale giungendo ad auspicare addirittura una legge che ne disponesse il divieto nel loro esclusivo interesse formativo che, nel caso che interessa, assume il carattere di una vera e propria coartazione. È vero che la libertà di pensiero e di manifestazione sono capisaldi della democrazia liberale garantiti dalla nostra Costituzione senza limiti di età ma è essenziale che la scelta di un orientamento politico debba essere libera e non già, come nel caso, una implicita violenza psicologica che la bambina, evidentemente, prende, nella sua innocenza, come un atteggiamento per adeguarsi al padre e al nonno che nella fotografia appaiono addirittura fieri ed orgogliosi di quella partecipazione.
L’episodio mi ha portato con la mente alla mia fanciullezza quando il sabato – definito all’epoca “sabato fascista” in antitesi a quello che era già il “sabato inglese” cui ci saremmo adeguati nel dopoguerra – andavo a scuola, per disposizione ministeriale, in divisa di Figlio della lupa (pantaloncini corti grigio-verde, camicia nera attraversata diagonalmente da due strisce bianche larghe fermate al centro da una grande “M” maiuscola di metallo e fez rigorosamente nero). Ne ero orgoglioso, non c’è che dire, perché mi sentivo parte attiva di quella generazione guerriera che il Regime progettava sul modello della grandezza dell’antica Roma. Il pomeriggio era poi dedicato ad attività sportive e addestrative dirette da caporioni con aspetto superbo, camicia nera, berretti con aquila gigante e stivaloni. Ho ricordato anche il mio atteggiamento la sera del 25 luglio del 1943 quando si era sparsa la notizia della caduta di Mussolini, mito della mia fanciullezza: mi rannicchiai in un angolo, corrucciato ed in preda a straziante malinconia e dovetti essere rincuorato dai miei genitori. Avevo solo 9 anni ed ero vissuto nell’ideale di grandezza dell’Italia fascista e nelle scuole campeggiava la foto del Duce che, per l’aspetto superbo, offuscava quella, di fianco,  del piccolo Re. Poi, con gli anni, ho avuto la possibilità di acquisire, in piena autonomia culturale, senza  condizionamenti genitoriali, le conoscenze sulle vicende storico-politiche che hanno interessato la vita del Paese dalla mia fanciullezza. Ho dovuto rivedere, con la maturità, quanto mi era stato imposto da quell’imprinting che il Regime attuava con una ficcante propaganda per omogeneizzare le menti.
Ecco perché, anche sulla scorta della mia esperienza personale, non ho mai condiviso la partecipazione di bambini a manifestazioni di carattere politico ritenendola una violenza psicologica auspicando di attivare un’azione a tutela della crescita sana e ordinata del minore. Se la prima educazione è affidata ai genitori questi devono saperla gestire non secondo i propri convincimenti ma rispettando l’autonomia mentale e culturale dei figli che non debbono essere considerati cloni da plasmare, quindi, a loro immagine e somiglianza, ma ricevere solo esempi ed indicazioni di massima nel rispetto del loro sviluppo psicologico e culturale.
Passi per l’indirizzo religioso (che è pur sempre spirituale) o sportivo (seguire la passione per la squadra del padre o del nonno, magari legata al territorio di origine per mantenere uno stretto legame con le proprie radici) ma non la politica perché questa deve essere una scelta razionale ed autonoma avendo riflessi nella vita futura, nella forma mentis, del come intendere la forma politico-istituzionale dello Stato.
Da un’osservazione sulla partecipazione di bambini a manifestazioni politiche o sindacali, osservazione, beninteso, non realizzata su basi scientifiche, posso tranquillamente affermare che, stranamente, il fenomeno è riscontrabile soprattutto in quelle organizzate dalle componenti estremistiche dello schieramento politico. Cioè di quegli  schieramenti che fanno maggiore leva sull’ideologia e che, tradizionalmente, utilizzano la piazza come arma di pressione per andare oltre ciò che rappresenta il quadro politico espresso da votazioni democratiche.
Non è certo uno studio sociologico che posso fare ma l’inopportunità per un bambino di partecipare ad una  manifestazione impegnativa come la commemorazione in argomento è palese. Nel caso specifico poi si tratta di  rievocare un personaggio con varie sfaccettature che appartiene alla recente storia d’Italia e che, inevitabilmente, è pervasa di passioni e di convincimenti non sempre razionali e critici ma d’impatto emotivo.
Comunque, giacché il danno per la bambina mi auguro sia solo all’inizio, se proprio chi ha potestà su di lei volesse insistere nel comportamento già manifestato, suggerirei di completare la formazione ampliando, nel suo interesse, gli orizzonti di conoscenza integrando la commemorazione (o la gita) a Giulino di Mezzegra con un itinerario di interesse storico per conoscere a fondo il personaggio commemorato. Senza però, con questo, condividere le motivazioni e le modalità dell’esecuzione del personaggio in questione.
Saltando l’attività svolta per giungere alle leve del potere trattandosi di un periodo – quello del dopoguerra della prima guerra mondiale – di problematica interpretazione e conoscenza, peraltro difficilmente comprensibile per un bambino, l’itinerario potrebbe essere articolato con una visita alle zone delle tante aree insalubri che si estendevano dal Veneto all’Emilia Romagna, al Tavoliere delle Puglie, dalla Piana del Sibari alle terre della Sila e del Neto, che costituirono la più grande opera di bonifica idraulica e di difesa del territorio di tutti i tempi. Fra le grandi opere del Regime potrebbe essere visitata, per economia di tempo, la sola pianura pontina che portò anche alla fondazione di nuove città laddove regnavano miseria e malaria. Oltre ad illustrare le notevoli iniziative di interesse sociale, andrebbe poi fatta una visita alle varie isole (Ustica, Ponza, Pantelleria, Ventotene, ecc.) dove venivano concentrate le persone dissenzienti, tralasciando i paesini della Basilicata di cui si sbizzarrì a scriverne un certo Carlo Levi, colà inviato per meditare in una villeggiatura forzata. Per concludere consiglierei, fra i tanti, un percorso trasversale  dell’Italia centrale, dalla Versilia all’Adriatico, a ridosso di quella che i Tedeschi, nel 1944, chiamarono linea Gotica per opporsi all’ avanzata delle truppe alleate, fra le quali anche i reparti del Regio Esercito italiano. È un itinerario d’ interesse anche paesaggistico che, partendo da Massa, sul Tirreno, giunge fino a Pesaro, sull’Adriatico, attraverso i paesi e i villaggi dell’Appennino tosco-emiliano. S’incontrano dei paesini nei quali, in genere, nella piazzetta della chiesa o del cimitero, ci sono delle lapidi con nomi, in particolare di bambini con a fianco indicata l’età, che nell’estate del 1944, ebbero la visita non gradita degli alleati del personaggio in questione che vi lasciarono il triste ricordo. Si tratta di Sant’Anna di Stazzema, Caprara, Casaglia, Cerpiano, San Giovanni, Valla, San Martino, fino a Marzabotto. A Sant’Anna di Stazzema le si potrà raccontare che c’era una certa famiglia Tucci, costituita da padre e madre con 9 figli dai 15 anni agli 8 mesi, che il 12 agosto di quel triste anno, fu sterminata perché, in particolare, il bambino di 8 mesi, costituiva un grave pericolo per la sicurezza della repubblica di cui era capo il personaggio
omaggiato e dei camerati suoi alleati dei quali auspicava la vittoria per un mondo, a suo dire, migliore. Nello stesso paese una ragazza allora sedicenne, Milena Bernabò, commise l’affronto di limitare l’opera purificatrice degli alleati e degli accoliti del personaggio affrontando il pericolo dell’incendio di una stalla per salvare tre bambini che vi erano stati rinchiusi da camicie nere e brune, tanto perché potessero arrostire ed evitare anche il fastidio della sepoltura. A Casaglia invece un’altra famiglia, Perini, con 7 figli piccoli, fu azzerata. Uno dei bambini che si era attaccato alla gamba del carnefice implorando pietà fu sparato al cranio evidentemente per non lasciare un orfano senza la guida e l’affetto dei genitori già trucidati.
Queste operazioni furono possibili perché il personaggio cui è stato reso omaggio, con la bambina in veste di rievocazione storica, non volle staccarsi dai suoi alleati che combattevano una guerra di aggressione e di  sopraffazione negando i principi di libertà e democrazia di cui, invece, godono la bambina della fotografia,
i suoi genitori ed i parenti tutti.
A questo punto non credo sia il caso di portarsi all’estero per una visita ad Oswiecim in Polonia (i Tedeschi la chiamarono Auschwitz) e spiegare all’inconsapevole bambina chi era il dottor Mengele che s’interessava in particolare di bambini gemelli, usandoli per esperimenti pseudo-scientifici, inoculando germi e virus come si fa con le cavie nei laboratori di ricerca e compararne gli effetti. Sarebbe interessante chiedere al nonno e al padre della bambina se avessero offerto a quel medico la propria bambina, completa di divisa, per sottoporla agli esperimenti nel nobile intento di agevolare il progresso della scienza.
Si tratterebbe comunque di viaggi istruttivi direttamente connessi con le motivazioni che hanno portato la bambina a Giulino di Mezzegra in un’atmosfera di rigurgito di nostalgia.
Per concludere, forse senza bisogno di fare tutti i viaggi suggeriti, basterebbe raccontare alla bambina come e perché il personaggio commemorato si trovasse a Giulino di Mezzegra, come ci era arrivato, come ed in quale abbigliamento era stato rintracciato dopo aver blaterato, per un ventennio, retorica vuota ed insulsa da un balcone di Roma: era stato catturato da un anonimo partigiano con indosso un cappottone militare tedesco, evidentemente in segno di rispetto per quelli che erano da tempo i suoi padroni, lui che aveva fatto scrivere sui muri dei paesi d’Italia frasi reboanti quali quella che più gli si addiceva in quel frangente: “Meglio un giorno da leone che cento da pecora”. Forse quello era il primo dei cento giorni da pecora che si apprestava a vivere, solo che non gli fu consentito continuare!
Comunque, oggi come oggi, mi viene da fare una sola considerazione: povera bambina, dove sei capitata!

Giuseppe Vollono

Ancora una tragedia al San Leonardo: muore mentre attende il suo turno al pronto soccorso

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Ennesima tragedia all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. A perdere la vita a causa di un’aneurisma all’aorta è G. B., operaio stabiese di 61 anni. L’uomo stava aspettando il suo turno al pronto soccorso in quanto non era chiara la natura del malore che aveva accusato. Ma ha atteso troppo tempo e l’attesa è stata fatale. L’operaio non era stato messo in codice rosso, ecco perché i suoi familiari hanno subito sporto denuncia per scoprire le cause reali. E’ stata aperta subito un’inchiesta da parte della procura di Torre Annunziata che ha disposto l’autopsia ed ha anche sequestrato la cartella clinica dell’uomo.

Visto dalla Panchina – Napoli-Inter, ‘A ciorta’!”

Visto dalla Panchina – Napoli-Inter, ‘A ciorta’!”

Lo sentite il boato? bene, lo sentono anche loro, e hanno paura. Dobbiamo aggredirli, da subito, senza timore. Sappiate che loro hanno sempre segnato nelle ultime undici partite, ma noi stiamo in casa nostra, siamo primi, e vi assicuro che loro ci temono,
e molto. Il mio collega sulla panchina accanto ha un centrocampo assortito e fisico, di qualità e quantità. Partiti, e Marek subito si affaccia dalle parti di Handanovic, su suggerimento di Lorenzo, ma senza troppa convinzione. Loro restano bassi, hanno anche i centrocampisti propositivi asserragliati sulla mediana, Perisic per adesso non scatta, e si affidano ai contropiede di Candreva e
Icardi. Ecco lo scatto di Hysaj, rimette in mezzo per Callejon che calcia da pochi metri, Handanovic fa una parata straordinaria, e subito anche sulla ribattuta di Dries Mertens. Eccezionale Handanovic… Ecco la serpentina di Mertens, appoggia per Insigne esterno, ma il suo tentativo di tiro a giro finisce molto largo. Peccato. Ancora un assist al bacio di Marek che pesca Lorenzo solo, ma il colpo di testa non ha molta forza e viene bloccato dal portiere interista. Koulibaly ruba palla, ma non c’è nessuno in area,
peccato. Icardi prova da un angolo impossibile, e Reina neutralizza facile. Non dobbiamo concedere nulla all’argentino, quello una ne tocca e due ne segna!!! Attenzione alla linea di difesa, Borja Valero è furbo a staccarsi, e si trova a tu per tu con Reina, che fa una parata eccezionale. Fine primo tempo, e se i protagonisti sono i portieri vuol dire che le difese sono in difficoltà. Dobbiamo sfruttare meglio le occasioni, non possiamo permetterci passi falsi. Loro sono furbi, ma noi abbiamo il pallino del gioco, veloci a cambiare passo quando intercettiamo a centrocampo!!! Jorginho, lo so che avere la marcatura a uomo addosso ti può limitare la visione, ma devi girarla subito a lato per vanificarla. Forza, il gol è nell’aria! Loro ripartono fortissimo subito, Vecino salta anche Reina e per fortuna salviamo sulla linea con Albiol. Non possiamo concedere questi tagli nel nostro centrocampo!!! Ripartiamo subito, con un lancio millimetrico di Jorginho per Callejon, sponda per Hamsik e tiro velenoso di un soffio a lato!!! Lorenzo, va bene provarci ma non dobbiamo sempre concludere con il tiro a giro! possono segnare anche gli altri! Certo che quest’ultimo ci è andato proprio vicino… Ormai le squadre sono allungate, si cerca sempre il lancio, lungo, e Candreva riesce spesso a metterci in difficoltà. E’ tempo di forze fresche a centrocampo, fuori Hamsik, dentro Zielinski, e Spalletti la pensa come me se toglie Borja Valero per Joao Mario; entrambi vogliamo più fisicità e meno fantasia. Proprio Piotr prova un tiro a volo da fuori area fantastico, ma Handanovic è attento e ribatte. Peccato! Mancano pochi secondi al novantesimo, e Mertens stavolta ha l’occasione più ghiotta: lancio millimetrico di Ghoulam, Mertens sguscia alle spalle di Skriniar, e solo davanti alla porta spara su quell’armadio che si chiama Samir Handanovic. E poi dice che non è fortunato, il pelato sull’altra panchina… Finisce così. Guardiamo il lato positivo: siamo sempre primi… peccato perchè potevamo vincere con un po’ di .. come dicono da queste parti? ah si, “ciorta”…

a cura di Fabiano Malacario

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Degrado Politico (Lo Piano, Saint Red)

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L’Italia sta attraversando una fase di degrado politico senza precedenti, quadro desolante che rispecchia una Societa’ indebolita, stremata, sfinita dall’apatia e dalla rassegnazione, incapace di riappropriarsi del proprio futuro. 

Giornalmente assistiamo ad una costante manipolazione della politica e della comunicazione che non descrive la reale situazione in cui ci troviamo.

Il milione di posti di lavoro tanto decantato, non trova riscontro neppure nei sogni degli italiani: se hai famiglia e perdi il lavoro, pur facendo i tripli salti mortali come un circense, non riesci neppure a sopravvivere. 

In tale drammatica situazione, tante famiglie appartenenti al ceto medio, (ormai estinto), dall’oggi al domani, si sono ritrovate in mezzo ad una strada. Alcune, nella migliore delle ipotesi, sono state ospitate da parenti, per altre si sono spalancate le porte della piu’ totale indigenza.

 Vivere in una macchina e’ cosa normale, se non hai neppure quella puoi vivere comodamente da clochard, senza tetto ne’ casa, ombre visibili in una societa’ invisibile.

La crisi a che ne dica una politica distorta, fuorviante, lontana anni luce dalla nostra vita quotidiana, e’ presente nel nostro paese, e’ come una cappa che toglie il respiro, che ne impedisce crescita e produttivita’.

Le parole rassicuranti, sussurrate a mo’ di ninna nanna, dai nostri governanti, non fanno dormire sonni tranquilli, gli incubi per il futuro si fanno sempre piu’ inquietanti.

In questo drammatico contesto economico – sociale, per centinaia di nostri concittadini, la morte ha rappresentato l’unica “via di salvezza”, per non essere costretti a vivere una vita di stenti e rimanere per sempre emarginati da una societa’ in cui avevano sempre vissuto con dignita’.

Solo 2 giorni fa, a queste tragedie, se ne e’ aggiunta un’altra, in cui a pagare il conto, sono stati un padre marocchino ed i 4 figli ancora in tenera eta’. L’uomo in preda alla disperazione, ha dato fuoco alla propria casa, portando nella tomba se stesso ed i suoi 4 figli.

A dramma avvenuto si cercheranno le responsabilita’,si faranno mille ipotesi, duemila congetture, i se, i ma, si sprecheranno, forse si trovera’ un povero cristo a cui addossare la colpa  di questa tragedia che poteva e doveva essere evitata.

I politici, blaterano con tanta assiduita’, fingono con tanta maestria di azzuffarsi per questioni di poco conto, giornalmente l’attenzione e’ concentrata su piccoli episodi di incivilta’ politica; Non vengono trattati i problemi seri della gente, come quello della sopravvivenza, per false informazioni televisive la crisi e’ passata, per milioni di ItalianI la vera crisi deve ancora arrivare.

Lo Piano Saint Red

Giugliano-Presidente Sestile:”Buona prestazione ma scontenti del risultato”

A cura di Simone Vicidomini

Il Giugliano pareggia al “Calise” contro il Real Forio e porta a casa un punto ai fini della classifica. Al termina della partita pareggiata sul risultato di 0-0 è intervenuto ai nostri microfoni il Presidente del Giugliano 1928, Salvatore Sestile. Ecco le sue dichiarazioni: “Buona squadra il Real Forio e ottima prestazione e ben messa in campo. Abbiamo trovato una squadra ostica che ci ha creato un po’ di problemi. Dobbiamo essere più cattivi e cinici sotto porta per portare a casa punti importanti. Siamo un po’ scontenti per il risultato sia noi come società che i tifosi,perché la caratura tecnica in campo è completamente diversa come valore,ma questo è un giudizio opinabile. Io la vedo così a modo mio. La prestazione è ottima,ma il risultato ci condanna perché abbiamo fatto due passi indietro rispetto alla gara di sabato scorso. Un plauso alla tifoseria oggi va data ? “I tifosi del Giugliano sono il dodicesimo uomo in campo, loro sono di un’altra categoria superiore. Seguono la squadra ovunque con tanta passione e voglia. Oggi ci dobbiamo accontentare dell’Eccellenza. Una società come la nostra,senza stadio,parte con l’obiettivo di salvare la categoria poi si vedrà con il passare del tempo quello che accadrà.

Real Forio-Il Ds. Manna:” Ottima prova,mister Leo in discussione? Mai…

A cura di Simone Vicidomini

Il Real Forio conquista il suo primo punto in campionato,grazie al pareggio ottenuto al “Calise”contro il Giugliano 1928. Dopo sei sconfitte consecutive arriva il primo risultato positivo.Ottima prova dei biancoverdi che nella ripresa sfiorano più volte il gol .Al termine della gara ai nostri microfoni ha parlato il DS Vito Manna al posto del tecnico Flavio Leo. Ecco le sue dichiarazioni: Bellissima prestazione da parte dei ragazzi dal punto di vista dell’intensità,era quello che ci aspettavamo. La classica partita a cui è mancato solo il gol,soprattutto nel secondo tempo. Abbiamo avuto un paio di occasioni dove veramente ci è mancato poco per sbloccare la gara. Siamo contenti per la prestazione,fermiamo l’emorragia e otteniamo il primo punto stagionale in classifica. Il Giugliano è un ottima squadra, non lo dico io ma le prestazioni precedenti fin ora. Era difficile da affrontare e l’abbiamo affrontata con il piglio giusto e abbiamo meritato il pareggio anche se ci va un po’ stretto. Loro sono una squadra aggressiva,con giocatori di categoria esperti e in più hanno un seguito non solo come tifoseria ma anche come città alle spalle. Penso che abbiamo retto bene il campo e di non meritare assolutamente l’ultimo posto in classifica. Un silenzio stampa che termina oggi dopo questo pareggio,ma mister Flavio Leo è stato in discussione? “ No, non abbiamo mai pensato di sostituire il mister. Il silenzio stampa,era solo per cercare più concentrazione attorno alla squadra cercando di compattarci tutti insieme. Siamo contenti del lavoro svolto in questa settimana e della partita disputata oggi. Un commento sul direttore di gara ? “ Tutto sommato per me è stato un buon arbitraggio. Se mi devo ricordare dei grossi errori dell’arbitro, al momento non mi vengono in mente, forse a mente fredda si.

Monaco, uomo ferisce 8 passanti. Ma non è terrorismo

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“Non si è trattato di terrorismo” ha affermato il capo della polizia di Monaco di Baviera Hubertus Andrae, in seguito alla vicenda  dell’uomo fermato dalle forze  nelle prime ore di sabato  mattina per aver aggredito con un coltello diversi passanti nella zona di Rosenheimer Platz, ferendone una dozzina. L’aggressore è un tedesco di 33 anni con diversi precedenti alle spalle. “Non c’è alcuna indicazione che vi sia una motivazione terroristica o religiosa” spiega in conferenza stampa il capo della polizia, “siamo più dell’idea che si tratti di un problema psichico”.

Il 33enne dopo aver aggredito a caso i passanti, ha cercato di fuggire su una bicicletta. Inizialmente il portavoce della polizia non aveva rivelato nè le generalità dell’uomo e nè il perchè di tale gesto. Solo nel pomeriggio è arrivata la conferma che era proprio lui l’accoltellatore descritto dai testimoni come un uomo biondo, barbuto e corpulento, con una felpa verde e pantaloni grigi, zainetto sulle spalle e un tappetino da camping arrotolato, fuggito con una bici nera.

Tra i feriti c’è anche un cittadino italiano. Gli altri sono sono cinque uomini (4 tedeschi e un romeno), una donna tedesca e un bambino di 12 anni. Nessun è in pericolo di vita.

Sos malattie sessualmente trasmesse, +400% casi sifilide

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Sifilide: dermatologi ospedalieri, allargare uso preservativo tra giovani

Sos malattie sessualmente trasmesse, +400% casi sifilide

Sesso e infezioni vanno, purtroppo, sempre più a braccetto ed aumentano le malattie sessualmente trasmesse (Mst): la sifilide, ad esempio, in Italia è cresciuta del 400% dal 2000 e se i casi da virus hiv sono stabili tra i giovani, un picco di nuove infezioni si registra tra gli over 50. La gonorrea, invece, ha visto quasi raddoppiare i casi in Europa tra il 2008 al 2013. L’allarme arriva dal 56mo congresso dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri (Adoi).
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno l’impatto di quattro Mst, tra le più diffuse, corrisponde a 498,9 milioni di nuovi casi. Questo vuol dire che nel mondo oltre un milione e mezzo di persone ogni giorno si ammala per una Mst. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, negli ultimi anni i casi di Mst sono sempre aumentati, passando dai circa 3500 del 2006 ai circa 6500 del 2013.

“In Europa, dalla metà degli anni ’90 alcune Mst hanno trovato ‘terreno fertile’ per espandersi dopo un decennio di declino dei trend epidemiologici, soprattutto nelle grandi metropoli e in alcuni gruppi di popolazione maggiormente a rischio, ad esempio i maschi omosessuali – spiega Antonio Cristaudo, Presidente del 56mo Congresso Adoi -. Negli ultimi anni poi questa crescita è stata amplificata dalla facilità degli incontri sessuali occasionali dovuta all’utilizzo di Internet e delle App”. Fondamentale è dunque “allargare tra i giovani l’uso routinario del preservativo – avverte Massimo Giuliani, dell’Istituto Dermatologico San Gallicano – ma anche migliorare l’accesso alle strutture cliniche delle persone che sospettano un’infezione o un rischio e andare loro incontro mediante tecniche rapide di diagnosi facilmente eseguibili anche fuori dagli ospedali”. Oggi infatti, conclude l’esperto, “si può diagnosticare una sifilide su una goccia di sangue da un dito o fare nello stesso modo un test HIV a casa. Oppure in ospedale si può ricevere un risultato per un’infezione da Clamydia o di gonorrea in 2 ore su una piccola quantità di urine”.

vivicentro.it/salute
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1.Cat. Rinascita Ischia Isolaverde primo ko. Il Qualiano cala il poker

Brutta sconfitta per la Rinascita Ischia Isolaverde. I gialloblu tornano dalla trasferta di Qualiano con una sconfitta, e la prima in campionato. Non è stata un’Ischia delle migliori quella di ieri pomeriggio al Comunale di Qualiano dove i padroni di casa si impongono con un 4-2. Gli isolani di mister Fontanella hanno dovuto rinunciare a Restituto e Ciccarone fermi ai box per problemi muscolari con Piro fermato in settimana da un attacco febbrile. Pronti e via e gialloblu si trovano subito in svantaggio: cross dalla destra e Pellecchia deposita in rete. Gli ospiti hanno trovato il gol del pareggio grazie a un gol di Gigio Trani che sfrutta un cross di Muscariello. Il pareggio dura pochi minuti,perchè lo stesso Pellecchia riporta in vantaggio i suoi trovando un doppietta personale. Il terzo gol dei padroni di casa lo segna Sequino che sfrutta una disattenzione della retroguardia gialloblu. A chiudere definitivamente la gara è De Tommaso che sfrutta una ripartenza,nonostante l’inferiorità numerica della sua squadra,per via dell’espulsione di De Rosa. Sul finire del match è arrivato anche il timbro di Ciro Impagliazzo che rende meno amara la sconfitta,fissando il punteggio finale sul 4-2.

A fine gara arriva anche il commento-sfogo del copresidente Ciro Curci: “Coloro i quali indossano questa maglia ne devono capire l’importanza a prescindere dalla categorie anzi soprattutto in queste categorie non ci possiamo permettere le figure come quelle di oggi,nel calcio come nella vita si può perdere ma va fatto sempre con onore e dopo aver dato tutto. Abbiamo tutto il tempo per rialzarci e non far accadere più quanto visto oggi.
FORZA ISCHIA SEMPRE”.

CITTA’ DI QUALIANO      4

RINASCITA ISCHIA I.V.    2

CITTA’ DI QUALIANO: Rippa, Sequino, Matarozzi, De Rosa, Silvestre, Bergamo (30’ Esposito), De Tommaso, Cardone, Amato, Pellecchia (Iammuno), Paglionico.

RINASCITA ISCHIA: Tufano, Napoleone, Pilato (46’ Di Meglio), Ferrandino (70’ Di Maio), Trani A., Del Deo, Trani L., Buono (75’ Borrelli), Impagliazzo, Fondicelli (65’ Grifo), Muscariello. All. Fontanella

Arbitro: Arcangelo Paciolla di Frattamaggiore

Reti: Pellecchia 2, Sequino e De Tommaso (CdQ), Trani L., Impagliazzo (RI)

Ammoniti: Bergamo (CdQ)

Espulso De Rosa (CdQ)

Di Simone Vicidomini

Proseguono i lavori di riqualificazione dell’ex Birreria Peroni di Miano: lavoro per 2 anni a circa 300 lavoratori

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Proseguono i lavori di riqualificazione dell’ex «Birreria Peroni», a Miano, dove sorgerà un complesso polifunzionale in cui la residenza, il commercio, l’intrattenimento, i servizi e gli spazi verdi si integreranno e convivranno in maniera sostenibile con l’impiego delle più moderne tecnologie.

In questi giorni, è stato completato il rifacimento della rotatoria all’incrocio di Via Cupa della Vedova con l’installazione contestuale degli impianti di illuminazione pubblica e la manutenzione dei muretti prospicienti i marciapiedi. Ma si tratta solo di una piccola porzione del più vasto programma di rigenerazione del quartiere attorno al complesso. Oltre all’edificazione del centro polifunzionale il piano porterà infatti al miglioramento anche dell’assetto viabilistico di contorno con allargamento delle sedi stradali e riqualificazione delle stesse, in uno con il collegamento alla nuova stazione «Margherita» della metropolitana, i cui lavori saranno presto ripresi e conclusi nell’arco di due anni, consentendo il collegamento rapido con il centro di Napoli.

In particolare, nei 10 ettari dell’ex fabbrica «Peroni», sarà costruito un centro commerciale urbano con oltre 70 tra negozi e medie strutture e un supermercato di 2500 mq, oltre 300 appartamenti di piccolo e medio taglio, un centro servizi, un sistema di parcheggi interrati e multipiano, aree relax e benessere, un parco urbano pubblico ma gestito direttamente dall’attuale proprietà, un centro per la sorveglianza e manutenzione del luogo.
Il gruppo imprenditoriale «Cualbu», che realizza l’intervento, cofinanziato da un importante gruppo bancario (Intesa San Paolo), opererà coordinando gli appalti, affidati al consorzio «Cosap» e alla impresa «Principe Spa», nella massima trasparenza lavorando fianco a fianco all’Amministrazione comunale che ha colto con grande sensibilità l’importanza e l’impegno di un così vasto piano di investimenti.

Le opere in corso garantiranno lavoro per 2 anni a circa 300 lavoratori, ad opera finita lavoreranno nel complesso, tra servizi e commercio, non meno di 200-250 giovani adeguatamente formati. Le opere avranno termine a partire dalla primavera del 2018 fino alla primavera del 2019 per lotti funzionali.

A cura di Giovanni Donnarumma

Sesta giornata Serie A2, Club Italia Crai-Monini Spoleto 0-3

Nella sesta giornata della Serie A2 UnipolSai il Club Italia Crai è stato superato a Vigna di Valle dalla Monini Spoleto 0-3 (18-25, 20-25, 18-25).
Di fronte ad oltre duecento spettatori, tra cui le atlete del Club Italia di basket, i ragazzi di Monica Cresta nei primi due set per lunghi tratti sono riusciti a tener testa agli avversari, mentre nel terzo Spoleto è sempre stata al comando.
Rispetto alla partita contro Taviano Recine e compagni hanno mostrato segnali di crescita, ma la squadra umbra, una tra le maggiori favorite per la promozione in Superlega, come da pronostico si è dimostrata superiore. In classifica Il Club Italia resta quindi fermo a quota 2 punti, mente la Monini è salita a 14 punti.
Nella formazione iniziale il tecnico federale ha schierato Salsi in palleggio, opposto Cantagalli, schiacciatori Recine e Gardini, centrali Russo e Cortesia, libero Federici. Per il capitano Roberto Russo si è trattato dell’esordio stagionale dopo che nelle prime giornate non era stato disponibile.
Convincente l’avvio degli azzurrini che non hanno permesso agli avversari di scappare, esprimendo una buona pallavolo. Recine e compagni si sono anche portati al comando sul 16-14, ma da quel momento in poi a prendere il sopravvento è stata la Monini Spoleto. Con un lungo parziale la formazione umbra, infatti, ha preso il largo e si è imposta (18-25).
Al rientro in campo il Club Italia si è prontamente riscattato e con autorità ha guadagnato un buon margine sugli ospiti. Nella fase centrale del set le due squadre hanno dato vita ad un lungo botta e risposta, contrassegnato da diverse azioni spettacolari. A prevalere sono stati ancora gli umbri che, grazie ad un ottimo Galliani, hanno piegato le resistenze degli azzurrini (20-25).
Nella terza frazione la Monini Spoleto ha subito forzato il ritmo, mettendo in grossa difficoltà i ragazzi di Monica Cresta che sono scivolati indietro. Con il passare del gioco il divario è aumentato sempre di più, sino al definitivo (18-25) in favore degli umbri.
Domenica prossima Russo e compagni saranno impegnati in trasferta contro la Geosat Geovertical Lagonegro (ore 16).

CLUB ITALIA CRAI – MONINI SPOLETO (18-25, 20-25, 18-25)

CLUB ITALIA CRAI: Recine 11, Cortesia 11, Cantagalli 4, Gardini 4, Russo 9, Salsi. Libero: Federici. Rondoni (L). Panciocco 1. N.e: Stefani, Motzo, Sperotto, Baciocco, Mosca. All. Cresta

MONINI SPOLETO: Galliani 12, Zamagni 6, Corvetta 1, Bertoli 9, Van Berkel 10, Giannotti 14. Libero: Bari. Cubito. N.e: Katalan, Mariano, Costanzi, Agostini, Di Renzo (L), Segoni. All. Provvedi.

Arbitri: Vecchioni e Autuori.
Spettatori: 250. Durata Set: 23’, 27’, 24’.
Club Italia: 1 a, 14 bs, 6 m, 23 et.
Spoleto: 4 a, 8 bs, 11 m, 16 et.

 

Fonte: federvolley

Rajoy tira dritto. Puigdemont pure e chiede un dibattito in parlamento

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Cosa sta succedendo in Spagna. Madrid commissaria la Catalogna. Il leader indipendentista, Puigdemont, dice che l’articolo 155 è un attacco di Madrid, evoca Franco e dà la parola al ‘Parlament’. In 450 mila in piazza a Barcellona.

Tre settimane dopo il referendum sull’indipendenza della Catalogna, arriva il commissariamento della regione ribelle: il premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha annunciato che assumerà le competenze del presidente catalano, Carles Puigdemont, e convocherà nuove elezioni entro sei mesi. Il leader indipendentista, alla testa di una manifestazione indipendentista che ha visto 450 mila persone sfilare per le strade di Barcellona, ha rievocato la dittatura, definendo la decisione di Madrid “la peggiore dai tempi di Franco” e ha alzato il livello della sfida, chiedendo al ‘Parlament’ locale di esprimersi.

Madrid: “Non sospendiamo l’autonomia”
Dopo la scontata ratifica del Senato, il governo iberico attiverà quindi l’articolo 155 della Costituzione, quello che prevede la revoca dell’autonomia. “Abbiamo dovuto farlo anche se non era questa la nostra intenzione”, ha dichiarato Rajoy, “non si sospende l’autonomia, né l’autogoverno della Catalogna ma si sospendono le persone che hanno messo la Catalogna fuori dalla legge”, cercando “lo scontro” con Madrid.
Immediata la reazione catalana. Di “colpo di Stato” e “nuovi decreti di Nueva Planta” (le misure repressive contro i catalani adottate a inizio ‘700 dal re Felipe V, ndr) ha parlato il PDeCAT, il partito indipendentista di Puigdemont e del suo predecessore Artur Mas. Ma anche una forza politica contraria all’indipendenza come Podemos si è detta sconvolta per la “sospensione della democrazia non solo in Catalogna ma anche in Spagna”. È “un colpo di stato contro il popolo della Catalogna”, ha denunciato il numero due del partito ‘viola’, Pablo Echenique.

Gli effetti dell’articolo 155
L’annuncio di Rajoy è arrivato al termine di un Consiglio dei ministri straordinario, convocato dopo che Barcellona ha lasciato passare due ultimatum senza chiarire se abbia davvero proclamato la secessione dalla Spagna ma insistendo per l’avvio di un dialogo diretto con Madrid.
Il governo ha chiesto la destituzione di Puigdemont, del vicepresidente Oriol Junqueras e di 12 membri del Govern, accusati di “disobbedienza ribelle, sistematica e consapevole”. Una volta attivato l’articolo 155, il Parlament catalano eserciterà solo una “funzione rappresentativa”, quindi non potrà eleggere un sostituto di Puigdemont, né potrà adottare “iniziative contrarie alla Costituzione”: entro 30 giorni, Madrid potrà porre il veto sulle sue decisioni. Il governo centrale assumerà anche il controllo della polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, e di radio e tv.
Il premier del Partito popolare ha però rassicurato che con il tempo le cose “si aggiusteranno” e “nessuno sarà danneggiato”. Rajoy ha anche invitato le imprese a rimanere in Catalogna: “Gli ultimi dati dell’economia catalana sono preoccupanti”, ha osservato, “più di mille aziende, le aziende più grandi che danno lavoro, hanno lasciato. C’e’ stata una disincentivazione degli investimenti e un crollo del turismo”.

“Rajoy come Franco”
Puidgemont si è posto alla testa delle 450 mila persone che hanno marciato a Barcellona per chiedere la liberazione dei due esponenti secessionisti arrestati nei giorni scorsi con l’accusa di sedizione, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart. “Il governo spagnolo”, ha tuonato Puigdemont, “ha preso la peggiore decisione dai tempi di Franco malgrado la volontà dei catalani, il governo si è illegittimamente proclamato titolare del potere politico in Catalogna”.
La decisione del governo spagnolo di commissariare, di fatto, la Catalogna, dopo il referendum illegale del primo ottobresulla secessione da Madrid, “rappresenta un attacco alla democrazia”, ha proseguito, “per questo chiedo che si convochi il ‘Parlament’ (catalano) per combattere gli abusi di Madrid. In base a cosa deciderà la plenaria del ‘Parlament’ decideremo di conseguenza”.

La tattica di Puigdemont
Puigdemont conferma così la sua tattica di dare risposte nebulose, prima alle richieste ora alle decisioni di Madrid, anche a tempo ormai scaduto. E continua a giocare la carta delle emozioni per il ricordo delle repressioni subite da Barcellona durante la dittatura di Francisco Franco, accostato al premier spagnolo (“non è la prima volta che le istituzioni catalane subiscono un golpe dallo Stato spagnolo)”. Puigedmont si è poi rivolto per l’ennesima volta all’Europa – che non vuole sentir parlare di indipendenza della Catalogna o di mediazione con Madrid – sostenendo che la regione autonoma spagnola è uno Stato dell’Eruopa.

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Sconcerti: “Brillantezza contro solidità: Spalletti è in corsa per lo scudetto”

Sconcerti: “Brillantezza contro solidità: Spalletti è in corsa per lo scudetto”

Mario Sconcerti su Il Corriere della Sera: “È stata una grande partita un po’ tradita. Il Napoli non ha saputo vincerla, l’Inter ci ha provato poco. Se nel calcio conta chi attacca, il Napoli ha fatto molto di più, ma tenere il pallone con eleganza gli ha fruttato alla fine solo due tiri in porta, più un mezzo autogol di Miranda. L’Inter ha crossato molto con Candreva senza mai avere una traiettoria giusta. Ha rischiato il gol Borja Valero che nel primo tempo aveva trovato una giusta posizione da pendolare, poi si è esaurito. Il risultato fa male a tutti e nessuno. Non si può vincere sempre. Semmai conferma che l’Inter è ormai una squadra e che sa fare le partite che vuole. Il Napoli negli ultimi quindici mesi, cioè nelle ultime 47 partite, solo altre tre volte era rimasto senza segnare. Stavolta una squadra ha fermato l’altra, con il Napoli più brillante e l’Inter più solida. Direi che la partita è stata tutta nel primo tempo, il lungo momento più spavaldo, quando entrambi hanno provato a vincere. Il secondo tempo è stato più farraginoso, più lento, con pochi spazi per tirare davvero in porta. La poca durata del gioco conferma il momento più complesso del Napoli, che gioca ancora di corsa ma scatta meno. La partita conferma tutta la forza del Napoli e fa comodo all’Inter per fare curriculum da scudetto. È stata la migliore partita dell’Inter. Non la migliore del Napoli. Il suo è stato un dominio elastico, con qualche pausa profonda e una strana routine che di tanto in tanto si allungava sul campo. Mi sembrano i classici problemi di chi ha vinto molto e in fretta. Ora tocca alla Juventus e a tutti gli altri riprendersi un po’ di spazio. Ma la risposta di Napoli è che nella corsa c’è ufficialmente anche l’Inter”.

Hysaj ricorderà a lungo Napoli-Inter…

Hysaj ricorderà a lungo Napoli-Inter…

NapoliInter è una partita che Elseid Hysaj ricorderà a lungo perchè è la numero cento con la maglia del Napoli. Il Corriere dello Sport scrive: “Ci ha creduto eccome, s’è messo a sfidare il mondo ed il destino partendo da lontano, dai disagi di un’infanzia che ormai è lontana ma resta. Cento volte di Hysaj ed è un bigliettino di visita per i ragazzi che si inerpicano lungo le fasce e sperano di potersi regalare un sogno”.

Corbo: “Due grandi sfide in cinque giorni sono troppe per tutti…”

Antonio Corbo su La Repubblica

Antonio Corbo su La Repubblica: “Impossibile sostenere due grandi sfide in cinque giorni. Neanche il Napoli vi riesce, prima scommette tutto se stesso per sfondare la muraglia interista, poi deve arrendersi alla bravura di Handanovic e accetta il pareggio. Sarri ha rimandato in campo la stessa squadra con quel suo gioco che ripete come una cantilena, Spalletti aveva invece ha mandato a memoria il secondo tempo della squadra a Manchester, ed ha provato a bloccarne gli ingranaggi, senza trascurare Jorginho, affidato al migliore interista, l’illuminato Borja Valero, che ha perso il conto delle sue partite con il Napoli, ed ieri si è dovuto raddoppiare: ostruire il rivale, primo costruttore di gioco del sistema Sarri, per poi creare quello dell’Inter, trovando anche forza e tempo per disturbare Reina. Forse troppo gli chiede Spalletti, che a un certo punto prova anche a vincere. […] Un controllo a uomo, uno contro uno, stile vecchio calcio. L’ingresso di Joao Mario insospettisce Sarri, che replica con le annose sostituzioni: Hamsik cede il posto a Zielinski, quindi il tenace Allan a Rog. Il retropensiero di Sarri è chiaro: vede ampliare il volume di gioco intorno a Vecino, uno che Sarri conosce bene e fa ancora meglio a temere, perché con Joao Mario eleva il ritmo spostando in avanti il baricentro dell’Interal centro spostando in avanti il baricentro dell’Inter, al resto pensa Handanovic”.

Mura: “Alla faccia dello 0-0, che partita!”

Mura: “Alla faccia dello 0-0, che partita!”

Gianni Mura nel suo editoriale per La Repubblica: “Alla faccia dello 0-0, bella partita tra le prime della classe. Che restano tali. È il primo pareggio per il Napoli, il secondo per l’Inter, che però esce dal San Paolo con due medagliette. Una sta nell’aver bloccato il Napoli, e non era facile. L’altra è nell’autostima che questo risultato può portare. Squadra fortunata, si diceva, ed era vero. Non ieri sera, però. Poteva finire 1-1 come 2-2, ma il pareggio è il risultato più giusto tra due squadre forti, che hanno fatto tutto quel che potevano per vincere, ma andando a sbattere contro due portieri in vena. Il Napoli, fra l’altro, veniva da una partita massacrante a Manchester, l’Inter ha cercato di sfruttare un accenno di stanchezza nel finale, ma la parata determinante, nel recupero, è di Handanovic su Mertens. Spalletti imposta una gara di attenzione, sofferenza e contenimento. Sarri fa giocare i suoi come al solito. Il Napoli attacca di più, un paio di volte con la bellezza ormai stranota. Se c’è qualcuno un po’ al disotto delle attese sono le punte. Mertens, fino al recupero, non riesce a superare il massiccio Skriniar, che non abbocca alle finte. Insigne, recuperato, non dev’essere al massimo. Prova e riprova il colpo migliore del suo repertorio, il destro a giro dalla sinistra dell’area, ma non inquadra mai la porta. Attacchi più frequenti sulla sinistra, Callejon poco cercato. In attacco nemmeno l’Inter luccica. I due che fin qui l’avevano sorretta , Perisic e Icardi, sono ai margini del gioco. A Icardi viene concesso soltanto un tiro da posizione defilata. L’Inter dimostra di essere una squadra vera con le incursioni dei centrocampisti: prima Borja Valero chiama Reina alla paratona, su tiro da pochi passi, poi Vecino (una signora partita) galoppa per mezzo campo e Albiol respinge davanti alla linea, a portiere battuto. In cartellone era prevista la sfida del gol tra Icardi e Mertens. Rinviata. Oltre alla sfida tra due toscanacci dell’interno, due tecnici che lasciano il segno. Qui Spalletti, a Milano da pochi mesi, era sfavorito nei confronti di Sarri. Ma sul campo la sua Inter ha giocato con rispetto del Napoli (normale, parlano i numeri) ma senza nessun timore, senza perdere la testa né le distanze tra i reparti, pronta a rispondere colpo colpo. Sarà il morale post-derby, sarà che non ha altri impegni oltre al campionato, ma l’Inter adesso assume un’altra dimensione. Serviranno altre partite, certamente, ma la mentalità è quella giusta. Il pubblico di Napoli ha capito che i suoi hanno dato tutto e ha avuto solo applausi. Giusto sottolinearlo”.

Non il solito Mertens quello visto ieri contro l’Inter: è stato un po’ sprecone

Contro l’Inter non è stato il solito Napoli e soprattutto non è stato il solito Dries Mertens. Prestazione, a tratti, opaca per l’attaccante belga che si è fatto trovare poco lucido in alcune occasioni. La Gazzetta dello Sport gli assegna un 5 in pagella:

“Soffre parecchio le chiusure di Skriniar che, nell’uno contro uno, si dimostra insuperabile. Ha sul destro due buone opportunità, ma le spreca. Gli è mancata la solita brillantezza, d’altra parte è tra i giocatori più utilizzati da Sarri”.

Inter solida al San Paolo ma deve ringraziare Handanovic in svariate occasioni

Prova di solidità da parte dell’Inter al San Paolo. I nerazzurri, però, devono ringraziare particolarmente Samir Handanovic, la Gazzetta dello Sport elogia la sua prestazione con un 8 in pagella:

“Esce su Callejon: tempismo! Due volte enorme su Callejon e subito dopo sulla botta ravvicinatissima di Mertens. Controlla il colpo di testa di Insigne, poi disinnesca Zielinski ed il potenziale autogol di Miranda”.

FOTO ViViCentro – Napoli-Inter, il racconto in scatti del match

FOTO ViViCentro – Napoli-Inter, il racconto in scatti del match

Un pareggio che può bastare ma che sta anche stretto al Napoli per quanto visto in campo. La squadra di Sarri avrebbe meritato decisamente di più contro l’Inter di Spalletti. Resta in testa alla classifica la squadra partenopea, in attesa della gara di mercoledì col Genoa. Questo il racconto in scatti di Giovanni Somma.