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ROMA: Cade una statua a Piazza del Popolo

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Ritrovata statua lesionata a Piazza del Popolo: si indaga sulle dinamiche.

Si è staccato a Roma un pezzo della statua posta a via Gabriele D’Annunzio in Piazza del Popolo. Ad avvertire le forze dell’ordine una pattuglia di Carabinieri motociclisti della Radiomobile che si trovava nelle vicinanze ed ha trovato i resti a terra. Si è tentato di capire cosa abbia provocato lo staccamento di una parte dalla statua, intanto i pezzi caduti sono stati portati al vaglio degli organi competenti per poter procedere all’aggiustamento. Si indaga sull’ipotesi di atto vandalico.

Altro che disastro ambientale, i prodotti campani sono di ottima fattura

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Al comparto agroalimentare campano risulta un ammanco, presunto, di almeno 500 milioni di euro, a causa delle voci di “catastrofe ambientale” che girano sulle terre campane. In realtà i prodotti campani risultano di ottima fattura.

Queste sono le conclusioni alle quali è arrivato l’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno (IZsm) con sede a Portici a seguito della ricerca scientifica, condotta dal Direttore Antonio Limone, più accurata che abbia mai avuto luogo in Italia e durata tre anni con la partecipazione di cinquanta istituti pubblici specializzati in salute, ambiente e cibo.

Lo studio è stato presentato al Dipartimento di Agraria della Federico II, uno scrupoloso controllo ambientale che fa della Campania la regione più monitorata d’italia con il 99,98% di test superati su un totale di 30mila campionamenti che hanno coinvolto circa 10mila aziende campane.

Tutto partì dalle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone nel 2013, che peraltro non hanno mai avuto riscontri reali, ma che furono amplificate da alcuni servizi giornalistici tesi più al sensazionalismo che ai dati di fatto.

Attenzione, lo studio va estrapolato dalla tematica “Terra dei Fuochi” come emergenza ambientale e ricondotto solo alla qualità dei prodotti dell’agroalimentare campano, che da questo marchio infamante ha avuto non pochi danni in termini di indotto economico e di immagine. Basti pensare alle tante attività che ad altre latitudini hanno tenuto a precisare che loro non vendevano prodotti provenienti dalla “Terra dei Fuochi”.

Gli incendi, quasi sempre di origine dolosa, che soprattutto la scorsa estate hanno afflitto la Campania, dimostrano, se ce ne fosse bisogno, che il problema dell’emergenza ambientale è connesso principalmente alla necessità di controllodel territorio.

Lo studio che pone in evidenza le criticità legate allo smaltimento illecito e alle discariche abusive e non ad una presunta bomba ambientale spesso sbandierata a sproposito poiché su oltre 50mila ettari solo 33, sui quali da tempo è stata interdetta la produzione, risultano essere inquinati.

Siracusa-Juve Stabia: 88 anni in campo, 33 anni di fratellanza

Serie C Girone C – 18ª giornata

Domenica 11 Dicembre 2017 ore 14:30

Stadio Nicole De Simone 2017/2018

Siracusa-Juve

Diciottesima giornata di campionato al Nicola De Simone, si disputerà il match tanto atteso dalle due tifoserie: Siracusa-Juve Stabia.

Più che una partita sarà una giornata di festa per i tanti tifosi che si recheranno allo stadio per quest’occasione.

L’evento forse più importante fra le due squadre è senza dubbio quando le due tifoserie aprirono un patto di gemellaggio che ancora oggi, dopo 33 anni è vivo e forte.

Era il 13 Maggio 1979 quando Nicola De Simone entrò in coma per un calcio sulla tempia di un calciatore della Palmese. Lui Stabiese di origine, ma siracusano per maglia indossata, passò 28 giorni di agonia prima di morire il 30 Maggio 1979.

Quell’episodio segnò molto i tifosi e l’intera cittadinanza siracusana tanto da dedicare lo Stadio Vittorio Emanuele al calciatore stabiese. I Tifosi si recarono in pellegrinaggio a Castellammare di Stabia per omaggiare e salutare per l’ultima volta il grande calciatore.

Da quel momento un unione fu creata fra le due tifoserie così tanto lontane, ma vicine nel dolore e dal 1984 fu creato un gemellaggio che racchiude i veri valori calcistici: amore, fratellanza, gioia, sano tifo.

Coniano il Termine Sirastabia per unire due squadre , che pur avendo due realtà differenti possiedono amore e fratellanza.

Sirastabia non è una partita, è una giornata di festa dove l’abbraccio fra i fratelli  è molto più importante del risultato di un match.

Prima ancora che le due tifoserie suggellassero il gemellaggio, chiamandosi rispettivamente fratelli, le due squadre contesero il primo responso del match nella stagione calcistica 1929-1930, ben 88 anni fa.

Nel 1929, entrambe le squadre militavano in Secondo Divisione girone D, insieme a (ordine di classifica): Palermo, Messina, Nocerina, Foggia, Cagliari, Tommaso Gargallo, Salernitana, Macerata, Terni, Taranto, Virtus Lanciano, Vomero, Stabia, Acquaviviese, Foligno.

In totale, Siracusa e Juve-Stabia si sono incontrate in campo 31 volte con 16 vittorie del Siracusa, 7 pareggi e 8 vittorie della Juve Stabia.

Le due squadre in questione erano denominate con un altro nome societario: per Siracusa Tommaso Gargallo (l’anno successivo, nel 1930 la squadra acquisì il nome di Società Sportiva Syracusae) e per la Juve Stabia semplicemente Stabia.

La prima partita fu giocata il 24 Novembre 1929 durante l’ottava giornata di campionato, il Siracusa vinse il match per 2-1.

La partita di ritorno fu giocata durante la ventitreesima giornata di campionato, anche questa volta il Siracusa collezionò, il 13 Aprile, una vittoria per 3-1.

Il campionato si chiuse con la promozione del Palermo, il Siracusa al sesto posto con 32 punti e la Juve Stabia al tredicesimo posto con 18 punti. Quell’anno Juve- Stabia e Nocerina ottennero  dal Direttorio Meridionale la retrocessione volontaria in Seconda Divisione per gravi problemi economici.

Siracusa e Stabia si ritrovano in campo nella stagione 1931-1932, nel frattempo, la squadra campana aveva cambiato denominazione in  Football Club Stabiese. La squadra siciliana chiuse al terzo posto, mentre la Stabiese retrocesse, poi ripescata per  allargamento quadri.

Il 29 Novembre 1931 il Siracusa vinse 5-0 (ottava giornata di campionato) poi nella ventitreesima giornata, il 3 Aprile dell’anno successivo, 2-0.

Juve- Stabia Siracusa si contesero pure la Coppa Italia della stagione 1939-1940, giocarono insieme nel secondo turno eliminatorio il 17 settembre 1939, il Siracusa vinse  1-2 e passò al turno successivo per poi essere arrestato dal Brescia con un sonoro 4-2.

Dopo la Coppa italia, le due squadre si ritrovarono in campo 12 anni dopo, quando entrambe militavano in Serie B. era la stagione 1951-52, il 18 Novembre 1951 finalmente la Juve Stabia colleziona il primo pareggio contro la squadra Siracusana per poi perdere 4-2 nella ventitreesima giornata, durante la partita di ritorno. La Juve Stabia retrocesse, mentre il Siracusa chiuse il campionato in dodicesima posizione.

 

 

 

 

 

 

 

La lettera ad Antonio Pannullo: ‘Grazie sindaco Babbo’

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Una bambina scrive ad Antonio Pannullo: regalaci un albero.

Commovente la lettera scritta da una bambina all’attuale sindaco di Castellammare di Stabia Antonio Pannullo: poche righe in cui la bambina richiede degli abeti per le scuole di San Marco Evangelista e San Giovanni Bosco. Di seguito il testo: Caro Sindaco, sono una bambina della 1a B della Scuola San Marco Evangelista. La mia maestra vuole fare l’accensione dell’albero di Natale ma non sa a chi chiedere. Io ho pensato a te… perché tu per me sei come Babbo Natale. Puoi regalarci un pino argentato da piantare nel nostro giardino e uno anche per i nostri amici di San Giovanni Bosco? Ogni anno quando lo accenderemo penseremo a te. Grazie Sindaco Babbo “. Il sindaco si è subito mobilitato per mandare due abeti e quindi esaudire la richiesta della bambina che ha intenerito gli stabiesi e le maestre della scuola.

«Fake news» e  «alt-facts»: inglesismi per indicare «Leggende metropolitane»

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«Fake news» e  «alt-facts» sono locuzioni generiche in inglese, ingiustificate e poco trasparenti in italiano dove sarebbe più corretto, e comprensibile a tutti,  utilizzare le espressioni «Notizie false» e  «fatti alternativi» (in pratica, se vogliamo, un sinonimo che vuol dire, ugualmente: falsità esplicite e dimostrabili). In pratica, sono tutte espressioni, e modi di porre le news (notizie), che, alla fin fine, hanno sostituito il caro, vecchio, e sempre usato: «Leggende metropolitane», termine che, altrettanto efficacemente (e più chiaramente), si utilizzava per identificare notizie diffuse, o create, ad arte e ad uso e consumo di qualcuno.Inglesismi che hanno sostituito il caro, vecchio, e sempre usato: «Leggende metropolitane», termine che, altrettanto efficacemente (e più chiaramente), si utilizzava per identificare notizie diffuse, o create, ad arte e ad uso e consumo di qualcuno. Insomma, parafrasando il Pascoli ed il suo “Aquilone” sento di poter dire: “c’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico” (malcostume), appunto!
E’ di questa (quasi) nuova modalità d’espressione che si occupa, oggi, Massimiliano Panarari nell’editoriale che riportiamo a seguire:

Post-verità, la fabbrica avvelenata

Prima delle fake news, degli «alt-facts» (i «fatti alternativi») e dei fattoidi, c’erano le leggende metropolitane e lo «pseudo-ambiente» descritto da Walter Lippmann. Il grande intellettuale statunitense negli Anni Venti evidenziava già la fabbricazione da parte dei mass media di una sorta di «realtà parallela» e virtuale che poneva le basi per l’alterazione dell’obiettività e dei modi di pensare della cittadinanza.

Un balzo in avanti di alcuni decenni, ed eccoci arrivati nella contemporanea società delle reti, dei social e dei Big data. Ovvero, la società della post-verità, dove le opportunità di manipolazione delle opinioni si sono moltiplicate esponenzialmente assieme ai canali mediali per la loro circolazione, offrendo autostrade ai populismi e agli apparati di falsificazione degli Stati canaglia che li supportano. Il circolo vizioso delle fake news comincia con il lavoro di «trattamento» di una falsità per farla apparire verosimile – un’operazione divenuta sempre più facile nella postmodernità che ha spalancato la strada alla critica della categoria di «verità ufficiale» (come racconta bene il volume di Gili e Maddalena, «Chi ha paura della post-verità?»).

La fake news è come un «salsicciotto», o un derivato cartolarizzato, dentro cui si trovano variamente assortiti molteplici strati di bugie plausibili, falsità non immediatamente percepibili e qualche elemento oggettivo, il tutto spesso innaffiato di abbondanti dosi di sensazionalismo ed emotività.

Una volta confezionata, la bufala viene rilasciata nei flussi comunicativi della rete, dove viene pubblicata e amplificata da un arcipelago di siti fiancheggiatori (e pure, talvolta, da importanti media «di parte»), e poi raccolta e disseminata in modo virale da eserciti di bot (profili automatizzati) e di troll (gli account finti presenti sui social network), che hanno la funzione di commentare e rilanciare i falsi, allargando così la platea dei lettori. Ed è proprio questa la differenza sostanziale, oltre a una velocità di propagazione e una vastità potenziale della platea incomparabili, rispetto alle macchine propagandistiche del Secolo breve – vale a dire la diversità, per fare un esempio, fra la «disinformazia» di Stato sovietica e le rizomatiche e flessibilissime cyber-agenzie dell’attuale Russia putiniana.

Quella propaganda era rigorosamente top-down, dall’alto in basso, mentre oggi, nell’epoca di quella che Manuel Castells ha chiamato l’autocomunicazione di massa, ogni utente-prosumer può convertirsi in un volonteroso – talvolta, inconsapevole o ignaro – ambasciatore delle menzogne a geometrie variabili apparecchiate dai persuasori occulti.

Le fake news agiscono prevalentemente sulla base di un principio comunicativo eterno, quello della ripetizione e iterazione – in genere intensificato dalla spinta (non «gentile») della denuncia di un complotto che nasconderebbe la «verità vera», vellicando la sempre più diffusa mentalità cospirativa. E si avvantaggiano dei processi di tribalizzazione e di omofilia (la tendenza a sviluppare relazioni «amicali» con i propri simili) tipici dei social, accentuati dagli algoritmi che li governano per finalità commerciali: al novero delle fake news vanno infatti ricondotte anche le inserzioni pubblicitarie personalizzate che, via Facebook, i russi hanno scaraventato di recente sugli elettori Usa.

Stiamo parlando di fake news di testo, ma sono in lavorazione programmi che consentiranno in un futuro molto prossimo di modificare i video, dalla clonazione della voce alla contraffazione delle immagini. E, a quel punto, vien da pensare, non ci sarà più fact-checking che tenga.

@MPanarari

Ecco come passare le feste a Ercolano

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Anche Ercolano pubblica il programma con gli eventi per le festività

Moltiplicano i programmi per passare in allegria le festività in Campania. Tra le tante anche Ercolano s’illumina a festa per il periodo natalizio. Quaranta gli eventi messi in piedi dall’amministrazione comunale, dal Mav, dall’Associazione dei Commercianti e dalle parrocchie del territorio, unitesi attorno e a favore della cittadinanza ercolanese, invitata così a celebrare degnamente la festività più attesa dell’anno nel proprio centro abitativo. Iniziative, ovviamente, pensate sia per i più grandi che per i più piccoli, tra laboratori, spettacoli, mercatini e momenti religiosi.

Il fittissimo programma prenderà il via il 9 dicembre 2017 alle 17, quando nella Parrocchia di Santa Maria di Loreto, ci sarà l’Inno alla Madonna dell’artista ercolanese Pino Santoro. Per i più piccoli, a partire dal 16 dicembre, prenderà il via Natale al Mav con laboratori per bambini e spettacoli di animazione.

Con la collaborazione dei commercianti, a partire da oggi saranno previsti anche momenti di animazione di strada nelle vie del centro. Il 21 dicembre si terrà il Walking Tour nelle strade del Mercato di Resina organizzato dall’Assessorato al Turismo e dall’Istituto Tilgher: gli studenti accompagneranno i visitatori tra tesori nascosti della Basilica di Pugliano, dell’antico cimitero sotterraneo e tra le botteghe del vintage.

Il 22 dicembre, invece, il teatro della Scuola “De Curtis-Ungaretti” di via Viola ospiterà uno spettacolo di musiche della tradizione napoletana eseguite dal soprano Maria Pia Barlucchi, accompagnata al piano da Giuseppe De Matteo.

Il 27 dicembre al Mav si terrà il concerto “Note Note” della pianista Ivana D’Addona, accompagnata dalla voce recitante di Leda Conti. Per gli anziani è stato organizzato un programma di iniziative che si terranno nel centro Officine della Pace. Fino all’Epifania sarà visitabile la Mostra presepiale allestita all’interno delle Scuderie di Villa Favorita.

Torre Annunziata, investito un bimbo di 10 anni: in fin di vita al Santobono

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Torre Annunziata, investito un bimbo di 10 anni: in fin di vita al Santobono

Torre Annunziata – In via Vigne Sant’Antonio, al confine con Pompei, è stato investito un bambino cinese di 10 anni nella tarda serata di ieri.

Il pirata della strada è scappato senza prestare soccorso al piccolo, rimasto sull’asfalto prima di essere soccorso.

Ora è ricoverato all’ospedale Santobono di Napoli in fin di vita.

Sul posto i carabinieri del comando di Torre Annunziata che hanno sequestrato le immagini di videosorveglianza per individuare l’auto e ricostruire le dinamiche.

 

Spari nel Centro Antico, arrestato il 4° aggressore

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Individuato il 4° aggressore del pestaggio: è un collaboratore dei d’alessandro

I carabinieri hanno individuato e catturato il 4° componente del gruppo che ha sparato durante un pestaggio. Ad essere finito sotto custodia cautelare è un 27enne, Pasquale Vitale che è stato fermato dopo l’ordinanza emessa dal gip di Napoli su richiesta della direzione distrettuale antimafia.  Già da tempo l’uomo era ricercato, dopo l’episodio del 6 dicembre ed è stato ritenuto responsabile a causa di porto illegale di armi da fuoco e per aver agito con finalità camorristiche per il clan d’alessandro. Trovate in un’area di via vecchia Pozzano sono state trovate una semiautomatica di calibro 40 , usata per ferire Michele De Luca e Giovanni Panariello. Attualmente è detenuto nel carcere di Secondigliano.

Fonte: puntostabianews

Napoli, ancora raid armati per le strade della città

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Ancora raid armati per le strade di Napoli

L’aria di Napoli è stata ancora una volta scossa da colpi di pistola .L’ennesimo raid armato a Napoli, legato a fibrillazioni nei clan. Ieri sono stati esplosi colpi di pistola in aria nel rione di San Giovanni a Teduccio, zona orientale del capoluogo campano.

Dieci bossoli calibro 9×21 sono strati trovati nei pressi di corso San Giovanni a Teduccio nella veranda di un appartenente alla famiglia Rinaldi,  uno degli esponenti di spicco della cosca che da sempre si contende il territorio con i Mazzarella.

E proprio il riaccendersi del conflitto fra delle due cosche è alla base della ‘stesa’. Due giorni fa sono state molte le segnalazioni di colpi di arma da fuoco proprio in corso San Giovanni ma non sono stati trovati bossoli a terra.

Big match alla Senatore: Indomita Salerno vs Nola Città dei Gigli. La presentazione della gara

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Big match alla Senatore: Indomita Salern vs Nola Città dei Gigli

Domani, domenica 10 dicembre, l’Indomita Salerno affronterà la capolista Nola Città dei Gigli. Ecco il comunicato con la presentazione della gara tanto attesa:

“Mentre su Salerno brillano le Luci d’Artista, alla Senatore si accendono le luci della grande pallavolo. Domani, domenica, fischio d’inizio ore 19, l’Indomita femminile ospiterà la capolista Nola Città dei Gigli. Un big match, valido per la nona giornata del campionato di serie C femminile, che sicuramente richiamerà tanti tifosi. Reduce da quattro successi consecutivi la squadra allenata da coach Tescione vuole continuare a volare in classifica e punta a infliggere il primo ko stagionale alla compagine nolana. Infatti, la squadra allenata da coach Della Volpe, fin qui, nelle dodici partite disputate tra campionato e coppa ha sempre vinto, lasciando pochissimi set per strada. In campionato nelle otto gare vinte, sono stati soltanto tre i set persi. Una vera e propria corazzata il Nola costruito sulla forza della palleggiatrice Drozina e sui punti di Anna Pericolo, due giocatrici molto esperte che in questa categoria possono fare sicuramente la differenza. L’Indomita, dal canto suo, ha certamente le potenzialità per mettere in difficoltà la capolista. Quella di Tescione, inoltre, è una squadra che gara dopo gara sta acquistando sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi, spinta non solo dai risultati ma anche dalle prestazioni convincenti come quelle offerte negli ultimi due match contro Arzano e Ribellina, vinti in scioltezza. La squadra, un passo alla volta, sta crescendo sia dal punto di vista del gioco sia dal punto di vista fisico, dopo i problemi che a inizio stagione hanno colpito alcune delle ragazze in organico. Ora il calendario propone un esame importante per confermare che l’Indomita può essere protagonista in questo campionato di serie C. Nel corso della settimana le ragazze hanno lavorato tanto con determinazione e concentrazione, per arrivare al top al match in programma alla Senatore. Ora non resta che scendere in campo e provare a mettere a segno quel colpaccio che potrebbe dare un segnale importante al campionato e che accorcerebbe la classifica in vetta. Considerata l’importanza del match la società, con in testa la presidente Ruggiero, invita alla Senatore tutti gli appassionati e gli sportivi salernitani per spingere le ragazze verso un successo che sarebbe davvero importante. Da ricordare, infine, che la differita del match Indomita-Nola Città dei Gigli sarà trasmessa su Lira Sport lunedì alle 17.25, martedì alle 12, mercoledì e giovedì alle 21.25 con il commento di Fabio Setta ed Enzo Nicolao, oltre che sarà disponibile sul canale youtube di Lira Tv

Il programma della nona giornata: Pozzuoli-MpAuto Cava, Pontecagnano-Ribellina, Cs Pastena-Phoenix Caivano, Stabia-Arzano, Cava Volley-Oplonti, Indomita-Nola, Volare Benevento-Alma Volley
La classifica: Nola 24, Pontecagnano e Pozzuoli 19, Caivano 18, Oplonti, Indomita 16, MpAuto Cava 12, Cava Volley e Ribellina 10, Arzano 9, Alma Volley 7, Cs Pastena 4, Volley Ball Stabia 3, Volare Benevento 1”

Dopo 57 anni riabbraccia la figlia mai più ritrovata

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Si ritrovano grazie all’aiuto del giudice: aveva lasciato la figlia in una casa famiglia di Salerno.

Soltanto dopo 57 anni riabbraccia la figlia: l’aveva lasciata in una casa famiglia a Salerno e non l’aveva più ritrovata. Come riportato da Repubblica:Francesca aveva poco più di venti anni e due figlie da sfamare quando mise al mondo Anna. Era un periodo difficile, il cibo scarseggiava e portare avanti una famiglia non era facile. Allora Francesca, oggi quasi 80enne residente nel piccolo centro di Alfano, nel Cilento, prese una decisione che avrebbe segnato la sua vita: portò la bimba in fasce in una casa famiglia a Salerno”.  Con molto dolore: Fra le lacrime Francesca fece perdere le sue tracce e la sua identità restò sepolta come volevano i regolamenti dell’epoca. Anna fu invece adottata da una famiglia di Roccagloriosa. Ha avuto una vita serena, si è sposata, si è trasferita a Roma e ha due figli. Ma non ha mai dimenticato sua madre. Un pensiero fisso. Diventato un’ossessione quando a 13 anni scoprì di essere stata adottata. Chiese spiegazioni ai genitori che però le negarono tutto. Ma non contenta, a soli 18 anni, si presentò in tribunale e chiese di conoscere la sua vera famiglia”. Dopo quarant’anni e un vero e proprio lungo iter burocratico riesce a rincontrare la sua famiglia: grazie  al Comune di Alfano e il Piano di Zona S9, il giudice Angela Ravallese ha raccolto tutte le informazioni necessarie per rintracciare la mamma naturale e poi ha verificato se la donna volesse rincontrare la propria figlia. Un’emozione straordinaria per l’80enne cilentana che per tutta la vita aveva provato anch’essa a rintracciare la figlia. Una vita che si ricongiunge dopo un’attesa durata quarant’anni. 

Primi nel dissesto idrogeologico in Europa: oltre 610.000 frane all’anno

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Come è possibile che in un’Italia che vede diminuire del 30% le precipitazioni (dati Cnr) si possa ancora constatare la cifra, record europeo, di dissesto idrogeologico con oltre 610.000 frane (su un totale continentale di 800.000) non è un mistero

Le regole per salvare un Paese friabile

Quello che risulta incomprensibile è come mai il nostro Paese non sia all’avanguardia nella lotta contro il dissesto idrogeologico, visti gli innumerevoli casi, il tempo passato dal censimento dei dissesti e le conoscenze ormai ampiamente a disposizione.

Primi nel dissesto idrogeologico in Europa, siamo ancora agli ultimi posti per quello che riguarda i rimedi. E non che le cause non siano ormai note. In condizioni naturali, una frana è un movimento del terreno dall’alto verso il basso a causa della gravità, in gran parte favorito dalle piogge. Ma le condizioni naturali nel nostro Paese sono praticamente assenti, per cui sono le attività umane che innescano e aggravano il rischio. Prima di tutto l’eccessivo consumo di territorio: un’altro «Ius soli» di cui avremmo un gran bisogno sarebbe quello di approvare la proposta di legge contro il consumo di suolo giacente da tre anni in parlamento e ormai ufficialmente perduta. Uno specchietto per le allodole messo lì a tacitare dati sempre più preoccupanti: oltre otto metri quadrati al secondo in Italia spariscono sotto asfalto, cemento e incendi (per avere un’idea, in Svizzera, quattro volte di meno).

La responsabilità è soprattutto di chi amministra localmente e ha campato per troppo tempo su concessioni edilizie che in altri Paesi non sarebbero state nemmeno pensabili. Gli italiani sono un popolo di muratori che costruisce dovunque e sempre, incurante dei rischi naturali: nella regione vesuviana le costruzioni decuplicano quando il vulcano non erutta e si azzerano nei momenti di attività. E dopo aver troppo costruito, invece, di abbattere, chiediamo condoni, come se il condono sanasse anche il rischio. Si è così consentito non solo di aggravare il rischio, ma addirittura di crearlo ex novo, come a Sarno, in provincia di Messina, in tutta la Calabria e poi in Molise, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Marche e Basilicata (che hanno tutte, sottolineo, tutte, il 100% dei Comuni a rischio idrogeologico). Non è un caso che solo una regione in Italia abbia una legge contro il consumo di suolo, la Toscana, e nemmeno una legge restrittiva come si dovrebbe. Pensiamoci bene quando ci troviamo a votare i nostri prossimi amministratori, a prescindere dal colore politico: diamo consensi solo a chi promette (e magari mantiene) un consumo di suolo pari a zero e tutte le attività edilizie riconvertite nelle ristrutturazioni su aree già edificate. Ammesso di essere noi migliori di chi ci rappresenta.

Una volta compreso che abitazioni (spesso seconde case), infrastrutture inutili e troppe strade sono la causa, e che un Paese serio avrebbe già da tempo dovuto dotarsi di leggi maggiormente restrittive, dobbiamo constatare che anche le buone leggi esistenti (come la legge Galli, che vieterebbe di costruire sui fiumi) sono state costantemente disattese, da Olbia a Livorno, dalle Cinque Terre a Borghetto Vara, dove il letto del fiume è stato ridotto dalle costruzioni di due terzi rispetto a un secolo fa. Non è però una questione di opere idrogeologiche, grandi o piccole, che non sempre servono: ce ne è bisogno a Genova come a Firenze sull’Arno, ma non sul Tagliamento o sul Flumendosa.

In ogni caso l’Unità di Missione contro il Dissesto del governo ha recuperato quasi nove miliardi di euro già stanziati e mai spesi per le opere di cui c’è bisogno: è uno scandalo che un Paese serio «nasconda» per anni anche le risorse già disponibili a causa di burocrazia e distrazioni. L’abbandono delle campagne e delle montagne c’entra, come anche il cambiamento climatico, certo, ma i veri responsabili del dissesto sono soprattutto l’ignoranza e la malafede di chi preferisce sempre e comunque buttare denaro pubblico nell’ennesima strada o infrastruttura piuttosto che investire nel risanamento idrogeologico e nella riconversione ecologica e resiliente (sperando che si sappia cosa significhi) dei territori.

vivicentro.it/editoriale
vivicentro/
lastampa/Le regole per salvare un Paese friabile MARIO TOZZI

“Trash toys” tolti dal commercio dalla guardia di finanza di Roma

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Continua la fervente attività svolta dalla guardia di finanza per togliere dal commercio merce contraffatta.

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno sequestrato oltre
7 milioni di prodotti contraffatti e non sicuri nei confronti di 6 imprenditori cinesi, tutti
denunciati alla locale Procura della Repubblica.

L’attività costituisce l’epilogo di un’ampia azione investigativa, convenzionalmente
denominata “Trash Toys”, condotta dai Finanzieri del I Gruppo Roma volta al contrasto della
contraffazione e dei prodotti pericolosi per la salute dei consumatori, nonché a colpire i
canali di approvvigionamento della merce illegale e a individuare la cd. “filiera del falso”.
In particolare, le Fiamme Gialle hanno avviato le indagini dopo alcuni sequestri minori
effettuati nei confronti di venditori ambulanti e di alcuni negozi del centro storico che
ponevano in vendita giocattoli recanti marchi contraffatti ovvero le tipiche luminarie natalizie
prive delle certificazioni e dei requisiti di sicurezza.

A seguito degli accertamenti, sono stati individuati, nella zona est della Capitale, più luoghi
di deposito e stoccaggio, alcuni dei quali completamente occulti. Sono scattate così le
perquisizioni dei magazzini che hanno permesso di rinvenire e sottoporre a sequestro oltre
un milione di giocattoli contraffatti e non sicuri, riproducenti immagini e loghi dei cartoni
animati più amati dai bambini, quali “I MINIONS”, “MASHA E ORSO” e “PJ MASKS”, nonché
circa 6 milioni di addobbi natalizi, in prevalenza catene di “luci di Natale”, non rispondenti ai
requisiti di sicurezza previsti dalla normativa europea. Sono state rinvenuti anche circa
100.000 prodotti cosmetici, risultati tossici a seguito dell’effettuazione di analisi di
laboratorio.

Gli approfondimenti successivi al sequestro hanno evidenziato anche la capillare rete di
vendita di cui disponevano i 6 imprenditori sinici, composta sia da altri connazionali che da
soggetti italiani.
L’operazione “Trash Toys” ha consentito di sottrarre dal mercato prodotti particolarmente
pericolosi, soprattutto i giocattoli, realizzati con plastiche scadenti e facilmente frangibili, che
sarebbero finiti nelle mani dei consumatori più piccoli. L’immissione in commercio avrebbe
invece consentito di conseguire ricavi per oltre 10 milioni di euro.
Sono in corso sviluppi anche di carattere fiscale tenuto conto delle posizioni di “evasori totali”
di alcuni degli imprenditori.

L’intervento si inserisce nell’ambito della costante attività della Guardia di Finanza a tutela
dei consumatori, dell’economia legale e degli imprenditori che operano nel rispetto delle
regole e rientra nell’intensificazione dell’azione di contrasto nell’imminenza delle festività
natalizie

Eccellenza,Barano-Giugliano gara rinvitata per avverse condizioni meteo

E ufficiale,la gara fra il Barano e il Giugliano 1928 valida per il 14° turno del campionato di Eccellenza, che si doveva  disputare oggi pomeriggio alle 14:30 al “Don Luigi Di Iorio”, è stata rinviata a data da destinarsi. Infatti, la comitiva giuglianese, che avrebbe già dovuto partire per l’Isola Verde, con tutta probabilità non lascerà la terra ferma a causa delle condizioni meteo marine avverse, che non le avrebbero assicurato il ritorno in giornata sulla terra ferma dopo la partita.

Un solo ministro del Tesoro? Primo passo verso gli Stati Uniti d’Europa

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(di Virginia Murru)

Lo avevano proposto lo scorso anno Jens Weidmann, e Francois Villeroy De Galhau, rispettivamente Governatori della Bundesbank e della Banca di Francia: l’istituzione di un Ministero unico per il Tesoro nell’Unione europea, avrebbe aiutato a superare tanti scogli e motivi di attrito tra gli stati membri dell’Eurozona.  Se ne riparla questi giorni, che sia la volta buona?

Un’autorità sovranazionale ‘super partes’,  quindi,  con l’obiettivo di creare maggiore convergenza, eliminando contese e nazionalismi così tanto dannosi per il raggiungimento del fine ultimo dell’Ue, che dovrebbe mirare, secondo l’intento dei Padri fondatori, alla costituzione degli Stati Uniti d’Europa. Ovvero un unico Stato Federale, che abbracci gran parte del vecchio Continente: in definitiva un’Unione che si fondi sul principio dello Stato di diritto.

Obiettivo tutt’altro che scontato, nonostante l’interminabile repertorio di trattati, da quelli siglati all’origine, come il Trattato di Roma che ha istituito la CEE (ed Euratom) nel 1957, e prima ancora, nel 1951, il Trattato che istituì la CECA, Comunità Europea per il Carbone e l’Acciaio. E poi, a seguire, tutti gli altri. Certamente i trattati di Schengen e Maastricht restano colonne portanti dell’asse unitaria che ha vincolato i paesi membri, diventati col tempo 28, poi, in seguito alla consultazione referendaria del 2016 (che ha determinato la Brexit), 27.

Paesi che hanno recepito la legislazione Ue, in tutto o in parte, a seconda delle convergenze (la Gran Bretagna è stata la grande assente in Euro zona, per esempio, avendo scelto di non aderire alla divisa unica), ma pur sempre una grande ‘coalizione’ di Stati che decidono, specialmente sul piano economico, norme in difesa di interessi comuni.

Basterebbe ricordare che Maastricht, modificando i precedenti trattati, ha consolidato un’Unione di Stati fondata su tre strutture portanti: le Comunità europee, la cooperazione in termini di Giustizia e affari interni (GAI), la politica estera e sicurezza comune (PESC). E il Trattato di Schengen, o Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, partito nel 1985 con l’adesione del Benelux, Francia e Germania, si è col tempo ampliato tramite l’integrazione (fine di ogni trattato Ue), di altri paesi.

Attualmente sono 22 i paesi aderenti allo ‘spazio Schengen’, i cui accordi sanciscono la libertà di circolazione di beni e persone, la liberalizzazione di flussi di capitale,  non solo in ambito Ue, ma anche all’esterno, dato che il Trattato è stato ratificato anche da Paesi terzi ‘extra Ue’, come Svizzera, Islanda, Liechtenstein, Norvegia.

L’insieme degli accordi parte da una base giuridica che trova riscontro  negli Articoli dal 63 al 66 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFU).

Contrariamente alle diffidenze, e al prevalere di pregiudizi di ordine nazionalistico, i rappresentanti delle maggiori economie dell’Ue, vedrebbero con favore  l’unione politica, e proprio lo scorso anno sono stati i governatori di due Banche Centrali (zona Euro) a diffondere al riguardo un articolo/documento. Si tratta, come si è già accennato, di Weidmann e Villeroy. Nell’articolo vi si leggono affermazioni davvero incoraggianti su un percorso di Unità che ancora oggi sembra quasi utopico:

“In Francia come in Germania, qualcuno può avere la percezione che la solidarietà europea, su questi due punti, sia carente. Altri arrivano addirittura a rimettere in discussione il progetto europeo, e le tendenze nazionaliste in diversi Stati membri si stanno accentuando. Tuttavia, come cittadini europei impegnati, noi siamo del parere che il futuro dell’Europa non possa poggiare su una rinazionalizzazione, ma al contrario debba passare attraverso un rafforzamento delle sue basi.”

C’è da dire che, nonostante l’apparente ostilità e rudezza nei confronti delle economie più fragili dell’Ue, Weidmann si è più volte espresso a favore dell’istituzione di un Ministro del Tesoro unico, primo passo per conseguire poi l’Unione politica. Il che, sia detto per inciso, porterà sicuramente Weidmann, in un futuro non lontano, a ricoprire anche questo posto chiave nell’Unione.

Così com’è organizzata oggi l’Ue, non è né carne né pesce, è sempre una porta aperta a tutti i venti, una sorta di arena di confronto, dalla quale non emerge quell’Autorità autentica sul piano internazionale, della quale l’Europa ha tanto bisogno. Proprio perché le sfide sul piano della politica economica sono davvero forti – non è l’Europa del Novecento, siamo in piena fase di globalizzazione – e tutti gli scenari hanno prospettive diverse.

I due governatori, il tedesco e il francese, dichiarano di essere pronti a rinunciare alle sovranità nazionali, per lasciare spazio ad una sola Autorità in materia economica e finanziaria, non si tratta di proposte di poco conto, nonostante i media non abbiano dato il dovuto rilievo alle dichiarazioni congiunte di Villeroy e Weidmann. Se ne lamentò lo scorso anno anche Eugenio Scalfari in un editoriale pubblicato su Repubblica (che pubblicò anche il documento in versione integrale).

Affermava Scalfari: “La cosa che mi ha stupito in questi ultimi tre giorni è il silenzio totale delle varie stazioni televisive su questo tema, e così pure quella di quasi tutti i giornali. Siamo stati i primi e i soli a dare la notizia e ad esaminarla. Ci fa piacere ma è comunque stupefacente”.

Non è per finire in retorica, ma le ‘voci’ che contano in ambito europeo restano inascoltate,  in questo caso è incomprensibile che una simile istanza non abbia trovato il giusto accoglimento nelle sedi opportune. Si tratta di disponibilità alla cooperazione, di aperture, importantissime per portare a compimento quell’obiettivo di Unità per il quale si versano torrenti di parole, di retorica, ma poi, alla fine, quando si trovano i passaggi per andare oltre, si resta nell’ingranaggio di un’inerzia che finirà per favorire solo i movimenti politici euroscettici e xenofobi.

All’Europa manca proprio la volontà di una ‘leasion’ che razionalizzi con i fatti ciò che resta di un’unione sospesa, vulnerabile, e con la perenne minaccia della disgregazione, alla mercé dei populismi.

Si leggeva ancora nell’articolo scritto dai due governatori (pubblicato un anno fa):

“Gli europei condividono valori forti, un modello sociale equo e una moneta solida. È questo il patrimonio su cui dobbiamo costruire. Premesso ciò, va detto che la crisi del debito sovrano ha scosso la fiducia nell’Unione economica e monetaria europea. Malgrado le differenti misure in atto per migliorare la stabilità della moneta unica, il quadro strutturale presenta insufficienze gravi. Non solo: la zona euro patisce la debolezza della crescita economica. Se è vero che la politica monetaria ha apportato sostegno all’economia della zona euro, è vero anche che non è in grado di generare una crescita duratura, dunque non costituisce l’argomento principale di questo editoriale. Sono necessarie altre politiche economiche.”

Francia e Germania hanno proposto una sola Autorità per governare l’euro, ma è come se avessero esposto le loro tesi ai mulini a vento. Nulla è seguito, si vive in questa sorta di ‘catalessi’ sul piano dei progressi verso l’Unione politica, e c’è solo spazio per le  divergenze, polemiche, evanescenza degli intenti. Mentre la direzione dovrebbe essere quella del riequilibrio fra responsabilità e controllo.

Questa inerzia potrebbe decretare la fine di un sogno.

Domanda legittima: ma perché si temporeggia e si foraggiano i populismi senza avere il coraggio di fare il passo decisivo, nonostante si scopra poi che sono le economie più forti dell’Ue a incoraggiarne il corso?

Risposta: perché, inspiegabilmente, il blocco dei Paesi facenti parte dell’Ue, è ancora arroccato nel suo nazionalismo sterile e inconcludente, dedito a ‘confezionare’ il pane di un inferno che sancirà davvero la fine di tante battaglie, se non si tracceranno le fondamenta per l’Unità.

Se ne parla anche questi giorni del ‘ministro del Tesoro per l’Eurozona’ e se ne parlava agli inizi dell’estate, quando con cautela si pensava che fossero di prossima introduzione gli ‘Eurobond’, insieme ad un sistema unico di garanzia per i depositi bancari, col fine di rendere più solida l’unione monetaria.

Si diceva ormai a voce alta a Bruxelles: “diventa necessario il completamento dell’Unione economica e monetaria, per incentivare l’occupazione e quindi la crescita, per la stabilità finanziaria e convergenza economica.”

Il cronogramma dovrebbe prevedere, entro il 2019, le norme per la garanzia dei depositi bancari, in un sistema unico, ed entro il 2025 si dovrebbe compiere ogni sforzo per l’emissione di un titolo pubblico europeo, garantito dagli Stati, passaggio fondamentale per arrivare verso un nuovo debito comune. Il termine ‘Eurobond’, nel documento proposto da Bruxelles, è sotteso, si accenna piuttosto ad un nuovo strumento finanziario che permetta l’emissione comune di debito, l’”european safe asset”, un tramite fondamentale per l’integrazione finanziaria e la stabilità.

Le ultime notizie su questo delicatissimo tema, di pochi giorni fa, riguardano la trasformazione del fondo ESM (o fondo salva Stati), in Fondo monetario dell’Unione. In programma uno ‘spazio’ finanziario nel bilancio Ue, che ha un fine di copertura per il fondo Esm, e che permette di affrontare le crisi qualora si presentassero choc economici non previsti, in soccorso comunque dei Paesi dell’area Euro.

Ma soprattutto,  e  finalmente, la nomina di un superministro del Tesoro, con il il Fiscal Compact integrato nella legislazione Ue. Sono le ultime proposte della Commissione europea. Sarà arrivato il tempo di fare aderire le parole ai fatti? Il 2018, ormai alle porte, ci darà queste risposte.

 

 

 

 

Progetto sociale “Canapa in Terra di Lavoro”: le novità all’evento

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Progetto sociale “Canapa in Terra di Lavoro”: le novità all’evento

A Castel Volturno si è tenuto l’evento riguardante il progetto sociale Canapa in Terra di Lavoro. Tanti gli ospiti che si sono alternati per esprimere le novità e le iniziative in programma, questo il comunicato:

“CASTEL VOLTURNO. Si è tenuto nel pomeriggio di giovedì 7 dicembre, a partire dalle ore 17:00, presso la chiesa Santissima Maria del Mare di Castel Volturno, località Pineta Mare, il convegno riguardante il progetto sociale (lavoro-ambiente-cultura-salute) dal nome “Canapa in Terra di Lavoro”.

Nel corso dell’evento, che ha vantato il patrocinio morale del Consiglio Regionale della Campania, della Provincia di Caserta, della città di Aversa, della città di Marcianise, dell’Arcidiocesi di Capua, dell’Arcidiocesi di Napoli, della Diocesi di Aversa, della Diocesi di Caserta, dell’ISSR San Paolo Aversa, dell’Eupolis e della Cattedra Italiana di Bioetica UNESCO, sono intervenuti il Dott. Cesare Diana (apertura conferenza e saluti), l’avv. Nicodemo Di Michele (il quale ha esplicato tutti gli aspetti dell’attuale normativa vigente), la Dott.ssa Raffaella Pergamo (Researcher Crea che ha approfondito gli aspetti economici e produttivi della filiera di Canapa), il Dott. Sergio Cerrato (che ha posto l’accento sugli effetti nutraceutici della Canapa), l’Avv. Luigi Benigno (Presidente dell’associazione di promozione del progetto sociale della Canapa in Terra di Lavoro) e Don Antonio Palazzo (Parroco cella comunità locale).

“Il progetto – dice l’Avvocato Benigno -, è promosso dall’Associazione di promozione sociale denominata “Canapa in Terra di Lavoro ETS”; una realtà senza scopo di lucro, composta da cittadini desiderosi di realizzare il bene comune. Da qui la connotazione sociale, ideata e finalizzata al perseguimento di quattro grandi obiettivi, sarebbe a dire: la tutela dell’ambiente in cui viviamo e della biodiversità; il disinquinamento ambientale e dei suoli; la tutela della dignità umana attraverso la cultura della legalità, dell’effettività del lavoro con opportunità di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro; la tutela della salute dell’uomo, nella sua piena personalità morale e giuridica; lo sviluppo dell’agricoltura biologica e moderna in Terra di lavoro.

Sono queste le grandi tematiche che costituiscono la fonte ispiratrice e il filo conduttore del progetto, che poggia sulla memoria e sulla cultura del nostro territorio, che dovrebbe caratterizzare l’identità del popolo e di un’area geografica, appunto quella in cui viviamo. La riscoperta ed il ritorno in chiave moderna e industrializzata della coltivazione e trasformazione della canapa nei suoi molteplici utilizzi rappresenta un passo verso gli anni ’50, età storica ad altissima vocazione agricola in cui migliaia di ettari di terreno erano utilizzati per la coltivazione della canapa, principalmente nell’area dei Regi Lagni in provincia di Caserta, sebbene non sia mai stata realizzata una vera e propria filiera. L’Italia era il secondo produttore europeo di canapa ed il primo produttore in termini di qualità; le regioni più attive erano il Piemonte (Carmagnola), l’Emilia Romagna e la Campania.

Successivamente con l’avvento del proibizionismo, anche fagocitato dalle grandi lobbies internazionali, la coltivazione della canapa ha subito una globale battuta d’arresto. Negli ultimi anni è tornata alla ribalta, con il favore anche del legislatore che a livello nazionale ne ha liberalizzato la coltura sciogliendola da quei vincoli e lacciuoli che di fatto l’avevano relegata quale attività illecita, essendo sottoposta alla normativa per le sostanze psicotrope. La canapa si divide in due grandi famiglie o specie, la canapa sativa e la canapa indica.

La prima specie è quella coltivata per l’impiego industriale, il cui contenuto di THC (tetroidrocannabinoide), molecola responsabile dell’effetto psicotropo, è molto ridotto mentre la seconda contiene un più elevato contenuto di questa molecola ma il progetto prevede la coltivazione della sola CANAPA SATIVA per uso industriale. Siamo partiti valutando le problematiche del territorio e la sostenibilità ambientale del progetto industriale che andrà ad incidere sul territorio senza danneggiare l’ambiente anzi favorendone la cura prevedendo una intensa attività formativa/educativa sui valori etici, sulla legalità e sulla formazione scolastica, anche mediante l’attivazione di accordi per l’alternanza scuola/lavoro.

Abbiamo attentamente valutato l’impatto e la sostenibilità ambientale del progetto riscontrando tutti i requisiti necessari alla qualificazione del progetto quale eticamente sostenibile. Al centro del progetto c’è l’uomo a cui vogliamo offrire gli strumenti necessari per vivere una vita connotata di cultura, legalità, di attenzione per l’ambiente con la consapevolezza che tutti abbiamo il dovere di averne cura ora e per le generazioni future. Il progetto consentirà la creazione di centinaia di posti di lavoro sia nei campi che nell’industria (filiera) e creerà nuove opportunità anche nel campo della ricerca industriale e scientifica. La filiera dovrà necessariamente essere corta per cui la coltivazione e la trasformazione saranno effettuate in loco. La canapa è voluminosa e la percorrenza di molti chilometri per raggiungere gli impianti di conferimento produrrebbe un inquinamento ambientale causato dal trasporto oltre ad incidere negativamente anche sui costi per i coltivatori.

Le attività saranno sviluppate in un incubatore locale, in via di individuazione con la valutazione di strutture pubbliche in disuso oppure di strutture confiscate alla criminalità; l’incubatore favorirà la nascita di startup innovative sia in termini di prodotto che di servizio. Avvieremo un dialogo con le industrie di vari settori in cui è possibile sostituire l’utilizzo di combustibili fossili o di altre materie prime più dannose per l’ambiente con la canapa e i suoi derivati. L’obiettivo è favorire la delocalizzazione o l’apertura di stabilimenti green in Campania con la possibilità di assumere giovani opportunamente formati anche attraverso l’alternanza scuola lavoro. Si pensi al settore del tessile, del cordame, dei biocarburanti, della bioedilizia, della cosmesi, del food etc.. Basti pensare che numerose applicazioni dei derivati della canapa sono oggi effettuate in vari settori, da quello alimentare a quello industriale (carta, cordame, automotive, calzaturiero, bioedilizia etc), a quello farmaceutico e della cosmesi nonché a quei settori che costituiscono una validissima alternativa ai combustibili fossili, in primis il petrolio ed i suoi derivati. Con la canapa si produce biocarburante, biodiesel, biomasse, e soprattutto tali prodotti sono altamente compatibili con l’ambiente in quanto biodegradabili. Nel solo settore della carta si pensi che per 1 ettaro di terreno coltivato a canapa occorre disboscare ben 4 ettari di foresta.

La canapa, a differenza degli alberi, impiega circa cinque mesi per completare il ciclo agricolo (dalla semina al raccolto) mentre un albero, prima di essere abbattuto, impiega circa 30 anni per crescere. È chiaro che, essendo noto oggi che la deforestazione è causa o concausa del buco dell’ozono, l’abbattimento degli alberi è nocivo per l’ambiente e per la biodiversità, seriamente minacciata dalla trasformazione dell’ambiente naturale e degli ecosistemi. Milioni di ettari di terreno nel mondo sono stati sottratti all’agricoltura perché destinati a soddisfare le esigenze abitative oppure alcune specifiche coltivazioni a danno di altre. Ciò rientra nel fenomeno della globalizzazione. Basti pensare che sulle nostre tavole arrivano spesso prodotti provenienti da altri continenti e che tali prodotti sol per questo non sono connotati dalla sostenibilità ambientale poiché il solo rapporto costi benefici, dovuti i primi alle emissioni nell’aria di diserbanti utilizzati per la coltivazione e di inquinanti generati dal trasporto, azzerano di gran lunga i benefici nutrizionali di qualunque prodotto. È per questo che il progetto si basa su una filiera corta i cui prodotti derivati debbano essere realizzati nelle zone d’origine limitando al minimo i trasporti sebbene l’utilizzo del biodiesel e dei biocarburanti, di fatto neutralizzerebbero gli effetti delle emissioni nocive nell’aria che respiriamo.

Per ciò che concerne il food basti pensare che i semi di canapa possiedono un’altissima proprietà nutraceutica essendo in grado di favorire un apporto proteico, oltre ad amminoacidi essenziali per l’organismo, in grado di consentire la nutrizione di un individuo per circa 10 giorni utilizzando 1 kg di semi. Si pensi ai benefici che potrebbe apportare nelle aree del pianeta perennemente colpite dalla fame e dalla malnutrizione. Dal punto di vista scientifico in campo farmacologico, studi di laboratorio rivelano che gli estratti della canapa, le molecole di Thc e Cbd, applicate in campo medico consentono di curare e gestire i sintomi di malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, la Sindrome laterale amiotrofica (SLA), il morbo di Parkinson, l’Autismo, ma ancor più importante consentono di curare il cancro e di alleviare gli effetti collaterali della chemioterapia.

La realizzabilità del progetto dipende da molti fattori ma siamo convinti che il senso di responsabilità di ciascun attore e il dovere di curare noi stessi e l’ambiente che ci circonda e di cui dovremmo esserne i guardiani, favoriranno e scuoteranno la sensibilità affinché tutti possiamo contribuire a rimediare ai disastri finora provocati per soddisfare l’irrefrenabile corsa ai consumi. Intendiamo anche recuperare alla legalità quei terreni e strutture sottratti alla mafia che ha prodotto nei nostri territori ingenti disastri ambientali.

Abbiamo – conclude – avviato un dialogo con alcuni Enti ed Istituzioni del nostro paese che possano contribuire a fornire non solo gli strumenti ma anche le opportune reti di protezione. Intendiamo connotare ed esaltare le caratteristiche del progetto per avviare un dialogo ad ampio raggio con quella parte della finanza non speculativa che sempre più non presta attenzione alla remunerazione degli investimenti ma presta molta attenzione alla destinazione e all’impiego di essi. Per dirla in breve, il denaro non è inteso quale fine ma quale strumento per la realizzazione di progetti connotati dal rispetto dell’ambiente e della legalità”.

Tensioni tra Israele e Palestina. Quando le parole diventano ordigni

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(di Virginia Murru)

Era nell’aria, ci si attendeva una reazione ben precisa, ed eccoli i risultati della politica internazionale scellerata, che scansa il buon senso per ragioni che vanno al di là della ponderazione dei propri atti, in un’epoca in cui gli equilibri geopolitici del pianeta, la stessa pace, sono nelle mani di personaggi che hanno manifestato segnali a dir poco pericolosi.

Le tensioni roventi tra Israele e Palestina hanno ripreso la loro escalation di violenze, da fonti palestinesi si apprende che ci sono stati un migliaio di feriti e due morti, tanti dei quali con contusioni derivanti dai proiettili rivestiti di gomma lanciati dall’esercito israeliano. Altri palestinesi sono stati soccorsi in seguito ad intossicazione da gas lacrimogeni.

E la mattanza nella linea di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme est, continua. Il fuoco delle tensioni ardeva certo sotto la cenere, ma era il caso che Trump
istigasse con l’ennesima sfida, se le parole non di rado sono le armi più destabilizzanti e pericolose? Il presidente degli Usa e il suo entourage non potevano ignorare le conseguenze di certe dichiarazioni, e nella striscia di Gaza le sirene hanno di nuovo suonato, mentre la gente si è riversata nei rifugi.

La decisione di trasferire la sede diplomatica americana da Tel Aviv a Gerusalemme, per imporre uno status ben preciso alla città, che non sarà più lo spartiacque fra tre religioni, non poteva suscitare entusiasmo né in Palestina né altrove nel mondo.
Tutto questo mentre il genero di Donald Trump, Jared Kusner era impegnato su un fronte di pace, e stava lavorando proprio per creare le migliori condizioni per riportare i rapporti tra palestinesi e israeliani su un piano di più sensato equilibrio. Non si sa fino a che punto i palestinesi si fidassero, ma si attendevano maggiori sviluppi. Non ci dovevano essere ingerenze, sia pure indirette, in ogni caso, era una partita da risolvere inter partes, secondo gli accordi di Oslo. Una partita infinita, che dura da oltre 60 anni.

Ma Trump è ‘uomo di parola’ e doveva mantenere la promessa fatta in campagna elettorale. E tuttavia, sul trasferimento della sede diplomatica, c’è anche un rimando politico che proviene dal Congresso, il cosiddetto ‘Jerusalem Embassy Act’ che era stato appunto votato nel 1995, ma al quale nessuno dei presidenti che si sono succeduti alla Casa Bianca aveva dato seguito.

Ognuno, vista la delicatezza e i rischi, ha rinunciato regolarmente, di sei mesi in sei mesi con la propria firma. Trump non vuole tradire gli elettori di credo ebraico, a costo di scatenare dissenso ovunque – perfino Theresa May ha espresso il suo disappunto – ma i riflessi peggiori sono stati i disordini, l’amplificazione delle tensioni a Gerusalemme.

Se Trump si ostinerà a portare avanti le sue strategie scellerate, le conseguenze potrebbero essere ben maggiori. Accendere nuovamente le ire dell’Intifada e le reazioni del suo nemico sionista, sempre pronto ad usare la forza per sopprimere le ragioni di un popolo cacciato dalla propria terra, senza alcuna misericordia, serve solo a riaprire i battenti di un incubo nella coscienza dell’umanità.

Gli Usa si sono sempre comportati da gendarmi nel mondo, decidendo il bello e il cattivo tempo, comminando sanzioni agli Stati non in regola con i principi democratici, come Cuba, costretta all’embargo per 50 anni, non sarebbe ora di sanzionare anche loro, per il lungo repertorio di violenze perpetrate a danno di popoli inermi?

 

Bollettino Meteo: Week-end freddo e nevoso

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Pieno inverno per il sud mentre al nord persiste il sereno ma avanza il freddo

Da sabato 9 dicembre faranno ingresso in Italia dei venti settentrionali che interesseranno tutta la penisola. Piogge e temporali ancora nella mattinata e per l’intera giornata copriranno il Centro ed il Sud ,in particolare il versante adriatico ed il Lazio. Sensibili piogge anche sull’Umbria e Sardegna che resterà comunque nel complesso poco nuvolosa. Nel meridione la perturbazione  porterà anche neve fino a sopra i 150 metri al Centro, mentre 700 metri al Sud. Ben diversa la situazione al nord che resterà soleggiato in gran parte ma più freddo; qualche rovescio sarà evidente solo a Nordest e sulla Romangna in mattinata.

Mattia del Zotto e l’ossessione della Purezza

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L’avvelenatore di parenti prossimi Mattia Del Zotto voleva punire, ha detto, tutti «i soggetti impuri». Vasto programma. Lui si era autorecluso davanti a un computer, ma la sua follia igienista risulta tutt’altro che isolata. La condividono il naziskin allergico al mescolarsi delle genti, il fondamentalista religioso che nelle usanze diverse dalle proprie vede un virus morale da estirpare con la forza, il politico che (a parole) fa dell’etica il fine anziché il mezzo e il sito web che induce un’anoressica a straziarsi le carni per inseguire un ideale asettico di perfezione che in fondo è lo stesso dei dittatori di destra e di sinistra, fanatici sperimentatori di ingegneria razziale o sociale.

Si riconoscono, questi invasati, per la loro assoluta incapacità di sorridere delle imperfezioni del mondo e di se stessi. Sono abbagliati dal mito della purezza, che anche molti sani di mente ritengono un valore. Il linguaggio pubblicitario e quello comune ne fanno largo uso: puro oro, pura lana, puro amore.

Invece la vita non la pensa così. La vita è contaminazione, è sporcarsi di continuo le mani con il nuovo, il diverso, l’imprevisto. La vita è movimento: l’esatto opposto della purezza, statica per natura. Per Jung l’obiettivo di ogni esistenza umana non consiste nel raggiungere la perfezione, ma la completezza. I puri si sentono perfetti, ma saranno sempre incompleti. La loro è un’utopia monca e sterile, però non nel senso di pulita. Nel senso di improduttiva.

COLLEGATA:

Mattia Del Zotto arrestato, avrebbe ucciso, con il Tallio, la zia Patrizia e i nonni paterni
CRONACA • NORD – CRONACA

Arrestato Mattia Del Zotto avrebbe ucciso, con il Tallio, la zia Patrizia e i nonni paterni

Mattia Del Zotto, introverso e fissato con l’informatica, avrebbe ucciso la zia Patrizia e i nonni paterni. Intossicati altri cinque familiari. Trovate le…

vivicentro.it/opinioni
vivicentro/Mattia del Zotto e l’ossessione della Purezza
corrieredellasera/Purezza (Massimo Gramellini)

Anas, provvisoriamente chiuso tratto della Statale Sorrentina per allerta meteo

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Anas, chiuso tratto della Statale Sorrentina per allerta meteo

L’Anas informa che a causa dell’allerta meteo diramata dalla Protezione Civile la Statale Sorrentina resterà momentaneamente chiusa. Questo il comunicato:

“Anas comunica che, in considerazione dell’allerta meteo diramata dalla Protezione Civile, rimane chiuso al traffico il tratto della strada statale 145 “Sorrentina” dallo svincolo di Castellammare Ospedale (km 3,600) a quello di Castellammare Villa Cimmino (km 9,700), comprese le gallerie ‘Varano’ e ‘Privati’, in provincia di Napoli.

Nel rispetto di quanto precedentemente comunicato da Anas lo scorso 22 novembre, in occasione del ripristino della transitabilità lungo la tratta stradale, l’interdizione al traffico è necessaria per motivi di sicurezza legati al limitato deflusso delle acque di monte, per effetto della ridotta sezione di scorrimento delle acque del torrente ‘Rivo Calcarella’, a seguito del franamento della ripa posta a valle, occorsa in conseguenza delle eccezionali precipitazioni dello scorso 6 novembre.

La riapertura del tratto stradale e il conseguente ripristino della regolare circolazione (sempre nella fascia oraria compresa tra le 6.30 e le 22.00, con la presenza della sorveglianza permanente) verranno effettuati in relazione alla cessazione della allerta meteo.

Il traffico utilizza i percorsi alternativi precedentemente impiegati, ovvero viabilità locale ed ex strade statali 366 “Agerolina” e 145.

  • Anas raccomanda prudenza nella guida e ricorda che l`evoluzione della situazione del traffico in tempo reale è consultabile anche su tutti gli smartphone e i tablet, grazie all`applicazione “VAI” di Anas, disponibile gratuitamente in “App store” e in “Play store”. Inoltre si ricorda che il servizio clienti “Pronto Anas” è raggiungibile chiamando il numero verde gratuito, 800.841.148″.