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La Scuola portieri “Numero 1” organizza uno stage per i talentini del futuro: ecco tutti i dettagli!

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La Scuola portieri “Numero 1” riproporrà la terza edizione del Christmas Goalkeeper. Ad accompagnare l’evento di sarà anche Capri Event

Il calcio non si ferma mai, nemmeno nelle vacanze di Natale. Ebbene sì, perché anche quest’ anno sarà organizzato dalla scuola portieri “ Numero 1 ” uno stage, arrivato alla terza edizione il “Christmas Goalkeeper”. Il tutto si svolgerà presso il Centro Sportivo Terzo Tempo Village, sito a San Mango Piemonte, in provincia di Salerno, il 29 e 30 dicembre.  L’evento sarà in collaborazione con il centro tecnico Milan, con la presenza di osservatori di squadre professionistiche che potranno visionare i talentini che si metteranno all’opera durante questo stage. Il tutto sarà accompagnato. Lo staff, sarà gestito da Alessandro Pacifico, il quale con la sua professionalità, ha adottato per questo imperdibile appuntamento anche allenamenti sulla sabbia e riprese dall’alto con un drone, finalizzati ad una crescita tecnica del ragazzo. A partecipare all’evento oltre che tutte le scuole portieri “Numero 1” di Italia ci sarà anche l’istruttore del centro tecnico di Coverciano, Massimo Cacciatori e l’arbitro di Serie A, Claudio La Rocca, inoltre l’avvenimento sarà accompagnato anche dalla presenza di Nello Odierna, il quale trasmetterà tutto lo stage sulle frequenze televisive di Capri Event. Castellammare di Stabia è terra di portieri, si sa, tra questi ci sono i fratelli Donnarumma, Mirante e Iezzo. Chissà che il prossimo portiere del futuro non possa passare da questo stage.

Oggi avvenne, nel 2007 Zalayeta decise Napoli-Parma

Era il Napoli di Edy Reja

Nei ricorsi storici dei ricordi del Napoli affiorano, spesso, alla mente imprese, eventi e momenti malinconici. Uno di questi ricordi appartiene al 9 dicembre 2017.

Il giorno 9 dicembre il Napoli ha giocato tredici partite, undici in serie A, due in serie B, conquistando quattro vittorie, quattro pareggi e  cinque sconfitte.

Ricordiamo l’1-0 al Parma nella quindicesima giornata della serie A 2007/08

Questa è la formazione schierata da Edy Reja:

Iezzo, Cupi, Cannavaro, Contini, Grava, Blasi, Gargano (84′ Hamsik), Bogliacino, Savini, Zalayeta (90′ Sosa), Lavezzi (76′ Calaiò)

I gol: 18′ Zalayeta

Nel primo campionato di serie A dell’era De Laurentiis il Napoli si è piazzato all’ottavo posto con 50 punti. Lo scudetto è andato all’Inter di Roberto Mancini.

FantaViViCentro, ecco i consigli per la 16a giornata di Serie A

Vi presentiamo i consigli dei nostri esperti del FantaViViCentro, per questa nuova giornata di Fantacalcio

Torna anche questa settimana il consueto appuntamento con il FantaViViCentro, ecco i consigli per la 16° giornata del campionato di Serie A, a cura dei nostri esperti:

Cagliari – Sampdoria

Pavoletti tra le mura amiche sarde sta affrontando un buon momento, è da schierare, come lo sono Torreira e Zapata.

Juventus – Inter

Probabilmente Dybala partirà dalla panchina. Icardi non si può lasciare fuori, come Higuain. Dentro anche Perisic.

Chievo – Roma

Il ninja Nainggolan torna dall’infortunio, schieratelo assolutamente. Tra le fila dei clivensi occhio ad Inglese e Birsa.

Napoli – Fiorentina

Che sia la volta buona per il riscatto di Callejon e Mertens? Inseriteli nella vostra formazione. Per i viola attenzione al pericolo Veretout .

Spal – Hellas Verona

Borriello contro Cerci, inseriteli tutti e due potrebbero regalarvi gioie. Dentro anche Viviani.

Udinese – Benevento

Attenzione al Benevento, galvanizzato dal primo punto ottenuto con il Milan. D’Alessandro potrebbe essere una spina nel fianco per Oddo. Per i friulani schierate Jankto.

Sassuolo – Crotone

Berardi, il fantacalcio ha bisogno di te. La ventata di aria nuova portata da Iachini potrebbe far svegliare il talentino sassolese? Per il Crotone dentro Mandragora e Budimir.

Milan – Bologna

Il Milan è sempre un’incognita, ma affidiamoci alle poche certezze: Suso e Rodriguez. Per il Bologna l’ex Verdi potrebbe regalare qualche sorpresa.

Genoa – Atalanta

Cristante e il Papu Gomez vanno schierati, attenzione anche a Pandev, il quale è in un ottimo momento di forma.

Lazio – Torino

Luis Alberto e Immobile sono imprescindibili. Schierate però anche Iago Falque e Belotti.

Serie A, le designazioni della sedicesima giornata

Napoli affidato a Fabbri

L’Associazione Italiana Arbitri ha ufficializzato le designazioni della prossima giornata di Serie A. Al ‘San Paolo’, a dirigere Napoli-Fiorentina ci sarà Fabbri della sezione di Ravenna.

Ecco tutte le designazioni:

CAGLIARI – SAMPDORIA Sabato 09/12 h.18.00
PASQUA
LA ROCCA – VILLA
IV: LA PENNA
VAR: PAIRETTO
AVAR: PRETI

CHIEVO – ROMA h.12.30
MARESCA
VUOTO – LIBERTI
IV: PEZZUTO
VAR: MASSA
AVAR: ALASSIO

GENOA – ATALANTA Lunedì 11/12 h.19.00
DOVERI
DEL GIOVANE – MONDIN
IV: FOURNEAU
VAR: GAVILLUCCI
AVAR: MARINELLI

JUVENTUS – INTER Sabato 09/12 h.20.45
VALERI
GIALLATINI – DOBOSZ
IV: BANTI
VAR: IRRATI
AVAR: MELI

LAZIO – TORINO Lunedì 11/12 h.21.00
GIACOMELLI
PASSERI – CRISPO
IV: CHIFFI
VAR: DI BELLO
AVAR: CARBONE

MILAN – BOLOGNA h.20.45
GUIDA
LO CICERO – TASSO
IV: ROS
VAR: ORSATO
AVAR: MARTINELLI

NAPOLI – FIORENTINA 
FABBRI
PERETTI – MARRAZZO
IV: TAGLIAVENTO
VAR: DAMATO
AVAR: DI FIORE

SASSUOLO – CROTONE h.18.00
MANGANIELLO
VALERIANI – TOLFO
IV: ABISSO
VAR: MAZZOLENI
AVAR: ILLUZZI

SPAL – H. VERONA
ROCCHI
DI LIBERATORE – SANTORO
IV: ABBATTISTA
VAR: CALVARESE
AVAR: VIVENZI

UDINESE – BENEVENTO 
AURELIANO
SCHENONE – PAGANESSI
IV: NASCA
VAR: MARIANI
AVAR: SACCHI

Aumenta povertà e disagio sociale: 1,4 milioni di disagiati in più

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Cgil, cresce il disagio sociale: soffrono maggiormente i giovani, al Sud e le donne. La ricerca della Fondazione Di Vittorio: +45% dallo scoppio della crisi, mai così tanti in dieci anni

Cgil, cresce il disagio sociale: colpisce quattro milioni e mezzo di lavoratori

DISAGIO SOCIALE – I dati ufficiali dicono che il mercato del lavoro sta migliorando, per quanto lo faccia ormai al traino dei contratti a termine. Ma secondo la Cgil, nei primi sei mesi dell’anno l’area del disagio contava 4,492 milioni di lavoratori (+45,5% sullo stesso periodo del 2007, pari a 1,4 milioni di persone in più dallo scoppio della crisi), il numero più alto degli ultimi dieci anni.

E’ la fotografia scattata da una ricerca della Fondazione Giuseppe Di Vittorio (FdV), che rielabora le statistiche sull’area del disagio nell’occupazione (occupati in età 15-64 anni in modo non volontario con lavoro temporaneo o a tempo parziale). In particolare, rileva la ricerca, il tasso di disagio è maggiore nel Mezzogiorno (23,9%) rispetto al Nord (17,7%), nell’occupazione femminile (26,9%) rispetto a quella maschile (15,2%). Inoltre si dilata la distanza tra generazioni: l’analisi per età registra nella fascia 15-24 anni un tasso di disagio del 60,7%, ben 21 punti in più rispetto a dieci anni prima; segue la classe dei giovani-adulti (25-34 anni) con un tasso prossimo al 32% (era il 19% nel I  semestre 2007). Anche la forbice tra italiani e stranieri si allarga: il disagio coinvolge un lavoratore straniero su tre, contro il 18,4% di quelli di cittadinanza italiana.

Il disagio è aumentato notevolmente tra i lavoratori con basso titolo di studio (licenzia media), arrivando nel primo semestre dell’anno al 22,8%, in settori di attività come i servizi collettivi e personali, nel settore alberghiero e della ristorazione – nei quali il tasso di disagio ha toccato il 39% – e in agricoltura dove ha raggiunto il 34% (in questi tre comparti il tasso di disagio era sotto il 25% nel I semestre 2007). Diversamente da quanto osservato nei Paesi Ocse più sviluppati, dove gli occupati in attività ad alta qualificazione aumentano da molti anni più degli altri occupati, in Italia gli occupati in attività non qualificate sono aumentati quanto quelli in attività intellettuali e tecniche ad alta qualificazione ed anzi tra il 2013 e il 2016 in misura maggiore.

“Garantire maggiore flessibilità in entrata in questo contesto, come è stato fatto – sostiene la ricerca – ha quindi assecondato un processo di progressiva precarizzazione e dequalificazione dell’occupazione nel nostro Paese che allontana l’Italia dal novero dei Paesi europei più avanzati e che ha portato l’area del disagio nel mondo del lavoro al punto più alto degli ultimi dieci anni”.

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ROMA: Cade una statua a Piazza del Popolo

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Ritrovata statua lesionata a Piazza del Popolo: si indaga sulle dinamiche.

Si è staccato a Roma un pezzo della statua posta a via Gabriele D’Annunzio in Piazza del Popolo. Ad avvertire le forze dell’ordine una pattuglia di Carabinieri motociclisti della Radiomobile che si trovava nelle vicinanze ed ha trovato i resti a terra. Si è tentato di capire cosa abbia provocato lo staccamento di una parte dalla statua, intanto i pezzi caduti sono stati portati al vaglio degli organi competenti per poter procedere all’aggiustamento. Si indaga sull’ipotesi di atto vandalico.

Altro che disastro ambientale, i prodotti campani sono di ottima fattura

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Al comparto agroalimentare campano risulta un ammanco, presunto, di almeno 500 milioni di euro, a causa delle voci di “catastrofe ambientale” che girano sulle terre campane. In realtà i prodotti campani risultano di ottima fattura.

Queste sono le conclusioni alle quali è arrivato l’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno (IZsm) con sede a Portici a seguito della ricerca scientifica, condotta dal Direttore Antonio Limone, più accurata che abbia mai avuto luogo in Italia e durata tre anni con la partecipazione di cinquanta istituti pubblici specializzati in salute, ambiente e cibo.

Lo studio è stato presentato al Dipartimento di Agraria della Federico II, uno scrupoloso controllo ambientale che fa della Campania la regione più monitorata d’italia con il 99,98% di test superati su un totale di 30mila campionamenti che hanno coinvolto circa 10mila aziende campane.

Tutto partì dalle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone nel 2013, che peraltro non hanno mai avuto riscontri reali, ma che furono amplificate da alcuni servizi giornalistici tesi più al sensazionalismo che ai dati di fatto.

Attenzione, lo studio va estrapolato dalla tematica “Terra dei Fuochi” come emergenza ambientale e ricondotto solo alla qualità dei prodotti dell’agroalimentare campano, che da questo marchio infamante ha avuto non pochi danni in termini di indotto economico e di immagine. Basti pensare alle tante attività che ad altre latitudini hanno tenuto a precisare che loro non vendevano prodotti provenienti dalla “Terra dei Fuochi”.

Gli incendi, quasi sempre di origine dolosa, che soprattutto la scorsa estate hanno afflitto la Campania, dimostrano, se ce ne fosse bisogno, che il problema dell’emergenza ambientale è connesso principalmente alla necessità di controllodel territorio.

Lo studio che pone in evidenza le criticità legate allo smaltimento illecito e alle discariche abusive e non ad una presunta bomba ambientale spesso sbandierata a sproposito poiché su oltre 50mila ettari solo 33, sui quali da tempo è stata interdetta la produzione, risultano essere inquinati.

Siracusa-Juve Stabia: 88 anni in campo, 33 anni di fratellanza

Serie C Girone C – 18ª giornata

Domenica 11 Dicembre 2017 ore 14:30

Stadio Nicole De Simone 2017/2018

Siracusa-Juve

Diciottesima giornata di campionato al Nicola De Simone, si disputerà il match tanto atteso dalle due tifoserie: Siracusa-Juve Stabia.

Più che una partita sarà una giornata di festa per i tanti tifosi che si recheranno allo stadio per quest’occasione.

L’evento forse più importante fra le due squadre è senza dubbio quando le due tifoserie aprirono un patto di gemellaggio che ancora oggi, dopo 33 anni è vivo e forte.

Era il 13 Maggio 1979 quando Nicola De Simone entrò in coma per un calcio sulla tempia di un calciatore della Palmese. Lui Stabiese di origine, ma siracusano per maglia indossata, passò 28 giorni di agonia prima di morire il 30 Maggio 1979.

Quell’episodio segnò molto i tifosi e l’intera cittadinanza siracusana tanto da dedicare lo Stadio Vittorio Emanuele al calciatore stabiese. I Tifosi si recarono in pellegrinaggio a Castellammare di Stabia per omaggiare e salutare per l’ultima volta il grande calciatore.

Da quel momento un unione fu creata fra le due tifoserie così tanto lontane, ma vicine nel dolore e dal 1984 fu creato un gemellaggio che racchiude i veri valori calcistici: amore, fratellanza, gioia, sano tifo.

Coniano il Termine Sirastabia per unire due squadre , che pur avendo due realtà differenti possiedono amore e fratellanza.

Sirastabia non è una partita, è una giornata di festa dove l’abbraccio fra i fratelli  è molto più importante del risultato di un match.

Prima ancora che le due tifoserie suggellassero il gemellaggio, chiamandosi rispettivamente fratelli, le due squadre contesero il primo responso del match nella stagione calcistica 1929-1930, ben 88 anni fa.

Nel 1929, entrambe le squadre militavano in Secondo Divisione girone D, insieme a (ordine di classifica): Palermo, Messina, Nocerina, Foggia, Cagliari, Tommaso Gargallo, Salernitana, Macerata, Terni, Taranto, Virtus Lanciano, Vomero, Stabia, Acquaviviese, Foligno.

In totale, Siracusa e Juve-Stabia si sono incontrate in campo 31 volte con 16 vittorie del Siracusa, 7 pareggi e 8 vittorie della Juve Stabia.

Le due squadre in questione erano denominate con un altro nome societario: per Siracusa Tommaso Gargallo (l’anno successivo, nel 1930 la squadra acquisì il nome di Società Sportiva Syracusae) e per la Juve Stabia semplicemente Stabia.

La prima partita fu giocata il 24 Novembre 1929 durante l’ottava giornata di campionato, il Siracusa vinse il match per 2-1.

La partita di ritorno fu giocata durante la ventitreesima giornata di campionato, anche questa volta il Siracusa collezionò, il 13 Aprile, una vittoria per 3-1.

Il campionato si chiuse con la promozione del Palermo, il Siracusa al sesto posto con 32 punti e la Juve Stabia al tredicesimo posto con 18 punti. Quell’anno Juve- Stabia e Nocerina ottennero  dal Direttorio Meridionale la retrocessione volontaria in Seconda Divisione per gravi problemi economici.

Siracusa e Stabia si ritrovano in campo nella stagione 1931-1932, nel frattempo, la squadra campana aveva cambiato denominazione in  Football Club Stabiese. La squadra siciliana chiuse al terzo posto, mentre la Stabiese retrocesse, poi ripescata per  allargamento quadri.

Il 29 Novembre 1931 il Siracusa vinse 5-0 (ottava giornata di campionato) poi nella ventitreesima giornata, il 3 Aprile dell’anno successivo, 2-0.

Juve- Stabia Siracusa si contesero pure la Coppa Italia della stagione 1939-1940, giocarono insieme nel secondo turno eliminatorio il 17 settembre 1939, il Siracusa vinse  1-2 e passò al turno successivo per poi essere arrestato dal Brescia con un sonoro 4-2.

Dopo la Coppa italia, le due squadre si ritrovarono in campo 12 anni dopo, quando entrambe militavano in Serie B. era la stagione 1951-52, il 18 Novembre 1951 finalmente la Juve Stabia colleziona il primo pareggio contro la squadra Siracusana per poi perdere 4-2 nella ventitreesima giornata, durante la partita di ritorno. La Juve Stabia retrocesse, mentre il Siracusa chiuse il campionato in dodicesima posizione.

 

 

 

 

 

 

 

La lettera ad Antonio Pannullo: ‘Grazie sindaco Babbo’

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Una bambina scrive ad Antonio Pannullo: regalaci un albero.

Commovente la lettera scritta da una bambina all’attuale sindaco di Castellammare di Stabia Antonio Pannullo: poche righe in cui la bambina richiede degli abeti per le scuole di San Marco Evangelista e San Giovanni Bosco. Di seguito il testo: Caro Sindaco, sono una bambina della 1a B della Scuola San Marco Evangelista. La mia maestra vuole fare l’accensione dell’albero di Natale ma non sa a chi chiedere. Io ho pensato a te… perché tu per me sei come Babbo Natale. Puoi regalarci un pino argentato da piantare nel nostro giardino e uno anche per i nostri amici di San Giovanni Bosco? Ogni anno quando lo accenderemo penseremo a te. Grazie Sindaco Babbo “. Il sindaco si è subito mobilitato per mandare due abeti e quindi esaudire la richiesta della bambina che ha intenerito gli stabiesi e le maestre della scuola.

«Fake news» e  «alt-facts»: inglesismi per indicare «Leggende metropolitane»

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«Fake news» e  «alt-facts» sono locuzioni generiche in inglese, ingiustificate e poco trasparenti in italiano dove sarebbe più corretto, e comprensibile a tutti,  utilizzare le espressioni «Notizie false» e  «fatti alternativi» (in pratica, se vogliamo, un sinonimo che vuol dire, ugualmente: falsità esplicite e dimostrabili). In pratica, sono tutte espressioni, e modi di porre le news (notizie), che, alla fin fine, hanno sostituito il caro, vecchio, e sempre usato: «Leggende metropolitane», termine che, altrettanto efficacemente (e più chiaramente), si utilizzava per identificare notizie diffuse, o create, ad arte e ad uso e consumo di qualcuno.Inglesismi che hanno sostituito il caro, vecchio, e sempre usato: «Leggende metropolitane», termine che, altrettanto efficacemente (e più chiaramente), si utilizzava per identificare notizie diffuse, o create, ad arte e ad uso e consumo di qualcuno. Insomma, parafrasando il Pascoli ed il suo “Aquilone” sento di poter dire: “c’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico” (malcostume), appunto!
E’ di questa (quasi) nuova modalità d’espressione che si occupa, oggi, Massimiliano Panarari nell’editoriale che riportiamo a seguire:

Post-verità, la fabbrica avvelenata

Prima delle fake news, degli «alt-facts» (i «fatti alternativi») e dei fattoidi, c’erano le leggende metropolitane e lo «pseudo-ambiente» descritto da Walter Lippmann. Il grande intellettuale statunitense negli Anni Venti evidenziava già la fabbricazione da parte dei mass media di una sorta di «realtà parallela» e virtuale che poneva le basi per l’alterazione dell’obiettività e dei modi di pensare della cittadinanza.

Un balzo in avanti di alcuni decenni, ed eccoci arrivati nella contemporanea società delle reti, dei social e dei Big data. Ovvero, la società della post-verità, dove le opportunità di manipolazione delle opinioni si sono moltiplicate esponenzialmente assieme ai canali mediali per la loro circolazione, offrendo autostrade ai populismi e agli apparati di falsificazione degli Stati canaglia che li supportano. Il circolo vizioso delle fake news comincia con il lavoro di «trattamento» di una falsità per farla apparire verosimile – un’operazione divenuta sempre più facile nella postmodernità che ha spalancato la strada alla critica della categoria di «verità ufficiale» (come racconta bene il volume di Gili e Maddalena, «Chi ha paura della post-verità?»).

La fake news è come un «salsicciotto», o un derivato cartolarizzato, dentro cui si trovano variamente assortiti molteplici strati di bugie plausibili, falsità non immediatamente percepibili e qualche elemento oggettivo, il tutto spesso innaffiato di abbondanti dosi di sensazionalismo ed emotività.

Una volta confezionata, la bufala viene rilasciata nei flussi comunicativi della rete, dove viene pubblicata e amplificata da un arcipelago di siti fiancheggiatori (e pure, talvolta, da importanti media «di parte»), e poi raccolta e disseminata in modo virale da eserciti di bot (profili automatizzati) e di troll (gli account finti presenti sui social network), che hanno la funzione di commentare e rilanciare i falsi, allargando così la platea dei lettori. Ed è proprio questa la differenza sostanziale, oltre a una velocità di propagazione e una vastità potenziale della platea incomparabili, rispetto alle macchine propagandistiche del Secolo breve – vale a dire la diversità, per fare un esempio, fra la «disinformazia» di Stato sovietica e le rizomatiche e flessibilissime cyber-agenzie dell’attuale Russia putiniana.

Quella propaganda era rigorosamente top-down, dall’alto in basso, mentre oggi, nell’epoca di quella che Manuel Castells ha chiamato l’autocomunicazione di massa, ogni utente-prosumer può convertirsi in un volonteroso – talvolta, inconsapevole o ignaro – ambasciatore delle menzogne a geometrie variabili apparecchiate dai persuasori occulti.

Le fake news agiscono prevalentemente sulla base di un principio comunicativo eterno, quello della ripetizione e iterazione – in genere intensificato dalla spinta (non «gentile») della denuncia di un complotto che nasconderebbe la «verità vera», vellicando la sempre più diffusa mentalità cospirativa. E si avvantaggiano dei processi di tribalizzazione e di omofilia (la tendenza a sviluppare relazioni «amicali» con i propri simili) tipici dei social, accentuati dagli algoritmi che li governano per finalità commerciali: al novero delle fake news vanno infatti ricondotte anche le inserzioni pubblicitarie personalizzate che, via Facebook, i russi hanno scaraventato di recente sugli elettori Usa.

Stiamo parlando di fake news di testo, ma sono in lavorazione programmi che consentiranno in un futuro molto prossimo di modificare i video, dalla clonazione della voce alla contraffazione delle immagini. E, a quel punto, vien da pensare, non ci sarà più fact-checking che tenga.

@MPanarari

Ecco come passare le feste a Ercolano

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Anche Ercolano pubblica il programma con gli eventi per le festività

Moltiplicano i programmi per passare in allegria le festività in Campania. Tra le tante anche Ercolano s’illumina a festa per il periodo natalizio. Quaranta gli eventi messi in piedi dall’amministrazione comunale, dal Mav, dall’Associazione dei Commercianti e dalle parrocchie del territorio, unitesi attorno e a favore della cittadinanza ercolanese, invitata così a celebrare degnamente la festività più attesa dell’anno nel proprio centro abitativo. Iniziative, ovviamente, pensate sia per i più grandi che per i più piccoli, tra laboratori, spettacoli, mercatini e momenti religiosi.

Il fittissimo programma prenderà il via il 9 dicembre 2017 alle 17, quando nella Parrocchia di Santa Maria di Loreto, ci sarà l’Inno alla Madonna dell’artista ercolanese Pino Santoro. Per i più piccoli, a partire dal 16 dicembre, prenderà il via Natale al Mav con laboratori per bambini e spettacoli di animazione.

Con la collaborazione dei commercianti, a partire da oggi saranno previsti anche momenti di animazione di strada nelle vie del centro. Il 21 dicembre si terrà il Walking Tour nelle strade del Mercato di Resina organizzato dall’Assessorato al Turismo e dall’Istituto Tilgher: gli studenti accompagneranno i visitatori tra tesori nascosti della Basilica di Pugliano, dell’antico cimitero sotterraneo e tra le botteghe del vintage.

Il 22 dicembre, invece, il teatro della Scuola “De Curtis-Ungaretti” di via Viola ospiterà uno spettacolo di musiche della tradizione napoletana eseguite dal soprano Maria Pia Barlucchi, accompagnata al piano da Giuseppe De Matteo.

Il 27 dicembre al Mav si terrà il concerto “Note Note” della pianista Ivana D’Addona, accompagnata dalla voce recitante di Leda Conti. Per gli anziani è stato organizzato un programma di iniziative che si terranno nel centro Officine della Pace. Fino all’Epifania sarà visitabile la Mostra presepiale allestita all’interno delle Scuderie di Villa Favorita.

Torre Annunziata, investito un bimbo di 10 anni: in fin di vita al Santobono

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Torre Annunziata, investito un bimbo di 10 anni: in fin di vita al Santobono

Torre Annunziata – In via Vigne Sant’Antonio, al confine con Pompei, è stato investito un bambino cinese di 10 anni nella tarda serata di ieri.

Il pirata della strada è scappato senza prestare soccorso al piccolo, rimasto sull’asfalto prima di essere soccorso.

Ora è ricoverato all’ospedale Santobono di Napoli in fin di vita.

Sul posto i carabinieri del comando di Torre Annunziata che hanno sequestrato le immagini di videosorveglianza per individuare l’auto e ricostruire le dinamiche.

 

Spari nel Centro Antico, arrestato il 4° aggressore

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Individuato il 4° aggressore del pestaggio: è un collaboratore dei d’alessandro

I carabinieri hanno individuato e catturato il 4° componente del gruppo che ha sparato durante un pestaggio. Ad essere finito sotto custodia cautelare è un 27enne, Pasquale Vitale che è stato fermato dopo l’ordinanza emessa dal gip di Napoli su richiesta della direzione distrettuale antimafia.  Già da tempo l’uomo era ricercato, dopo l’episodio del 6 dicembre ed è stato ritenuto responsabile a causa di porto illegale di armi da fuoco e per aver agito con finalità camorristiche per il clan d’alessandro. Trovate in un’area di via vecchia Pozzano sono state trovate una semiautomatica di calibro 40 , usata per ferire Michele De Luca e Giovanni Panariello. Attualmente è detenuto nel carcere di Secondigliano.

Fonte: puntostabianews

Napoli, ancora raid armati per le strade della città

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Ancora raid armati per le strade di Napoli

L’aria di Napoli è stata ancora una volta scossa da colpi di pistola .L’ennesimo raid armato a Napoli, legato a fibrillazioni nei clan. Ieri sono stati esplosi colpi di pistola in aria nel rione di San Giovanni a Teduccio, zona orientale del capoluogo campano.

Dieci bossoli calibro 9×21 sono strati trovati nei pressi di corso San Giovanni a Teduccio nella veranda di un appartenente alla famiglia Rinaldi,  uno degli esponenti di spicco della cosca che da sempre si contende il territorio con i Mazzarella.

E proprio il riaccendersi del conflitto fra delle due cosche è alla base della ‘stesa’. Due giorni fa sono state molte le segnalazioni di colpi di arma da fuoco proprio in corso San Giovanni ma non sono stati trovati bossoli a terra.

Big match alla Senatore: Indomita Salerno vs Nola Città dei Gigli. La presentazione della gara

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Big match alla Senatore: Indomita Salern vs Nola Città dei Gigli

Domani, domenica 10 dicembre, l’Indomita Salerno affronterà la capolista Nola Città dei Gigli. Ecco il comunicato con la presentazione della gara tanto attesa:

“Mentre su Salerno brillano le Luci d’Artista, alla Senatore si accendono le luci della grande pallavolo. Domani, domenica, fischio d’inizio ore 19, l’Indomita femminile ospiterà la capolista Nola Città dei Gigli. Un big match, valido per la nona giornata del campionato di serie C femminile, che sicuramente richiamerà tanti tifosi. Reduce da quattro successi consecutivi la squadra allenata da coach Tescione vuole continuare a volare in classifica e punta a infliggere il primo ko stagionale alla compagine nolana. Infatti, la squadra allenata da coach Della Volpe, fin qui, nelle dodici partite disputate tra campionato e coppa ha sempre vinto, lasciando pochissimi set per strada. In campionato nelle otto gare vinte, sono stati soltanto tre i set persi. Una vera e propria corazzata il Nola costruito sulla forza della palleggiatrice Drozina e sui punti di Anna Pericolo, due giocatrici molto esperte che in questa categoria possono fare sicuramente la differenza. L’Indomita, dal canto suo, ha certamente le potenzialità per mettere in difficoltà la capolista. Quella di Tescione, inoltre, è una squadra che gara dopo gara sta acquistando sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi, spinta non solo dai risultati ma anche dalle prestazioni convincenti come quelle offerte negli ultimi due match contro Arzano e Ribellina, vinti in scioltezza. La squadra, un passo alla volta, sta crescendo sia dal punto di vista del gioco sia dal punto di vista fisico, dopo i problemi che a inizio stagione hanno colpito alcune delle ragazze in organico. Ora il calendario propone un esame importante per confermare che l’Indomita può essere protagonista in questo campionato di serie C. Nel corso della settimana le ragazze hanno lavorato tanto con determinazione e concentrazione, per arrivare al top al match in programma alla Senatore. Ora non resta che scendere in campo e provare a mettere a segno quel colpaccio che potrebbe dare un segnale importante al campionato e che accorcerebbe la classifica in vetta. Considerata l’importanza del match la società, con in testa la presidente Ruggiero, invita alla Senatore tutti gli appassionati e gli sportivi salernitani per spingere le ragazze verso un successo che sarebbe davvero importante. Da ricordare, infine, che la differita del match Indomita-Nola Città dei Gigli sarà trasmessa su Lira Sport lunedì alle 17.25, martedì alle 12, mercoledì e giovedì alle 21.25 con il commento di Fabio Setta ed Enzo Nicolao, oltre che sarà disponibile sul canale youtube di Lira Tv

Il programma della nona giornata: Pozzuoli-MpAuto Cava, Pontecagnano-Ribellina, Cs Pastena-Phoenix Caivano, Stabia-Arzano, Cava Volley-Oplonti, Indomita-Nola, Volare Benevento-Alma Volley
La classifica: Nola 24, Pontecagnano e Pozzuoli 19, Caivano 18, Oplonti, Indomita 16, MpAuto Cava 12, Cava Volley e Ribellina 10, Arzano 9, Alma Volley 7, Cs Pastena 4, Volley Ball Stabia 3, Volare Benevento 1”

Dopo 57 anni riabbraccia la figlia mai più ritrovata

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Si ritrovano grazie all’aiuto del giudice: aveva lasciato la figlia in una casa famiglia di Salerno.

Soltanto dopo 57 anni riabbraccia la figlia: l’aveva lasciata in una casa famiglia a Salerno e non l’aveva più ritrovata. Come riportato da Repubblica:Francesca aveva poco più di venti anni e due figlie da sfamare quando mise al mondo Anna. Era un periodo difficile, il cibo scarseggiava e portare avanti una famiglia non era facile. Allora Francesca, oggi quasi 80enne residente nel piccolo centro di Alfano, nel Cilento, prese una decisione che avrebbe segnato la sua vita: portò la bimba in fasce in una casa famiglia a Salerno”.  Con molto dolore: Fra le lacrime Francesca fece perdere le sue tracce e la sua identità restò sepolta come volevano i regolamenti dell’epoca. Anna fu invece adottata da una famiglia di Roccagloriosa. Ha avuto una vita serena, si è sposata, si è trasferita a Roma e ha due figli. Ma non ha mai dimenticato sua madre. Un pensiero fisso. Diventato un’ossessione quando a 13 anni scoprì di essere stata adottata. Chiese spiegazioni ai genitori che però le negarono tutto. Ma non contenta, a soli 18 anni, si presentò in tribunale e chiese di conoscere la sua vera famiglia”. Dopo quarant’anni e un vero e proprio lungo iter burocratico riesce a rincontrare la sua famiglia: grazie  al Comune di Alfano e il Piano di Zona S9, il giudice Angela Ravallese ha raccolto tutte le informazioni necessarie per rintracciare la mamma naturale e poi ha verificato se la donna volesse rincontrare la propria figlia. Un’emozione straordinaria per l’80enne cilentana che per tutta la vita aveva provato anch’essa a rintracciare la figlia. Una vita che si ricongiunge dopo un’attesa durata quarant’anni. 

Primi nel dissesto idrogeologico in Europa: oltre 610.000 frane all’anno

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Come è possibile che in un’Italia che vede diminuire del 30% le precipitazioni (dati Cnr) si possa ancora constatare la cifra, record europeo, di dissesto idrogeologico con oltre 610.000 frane (su un totale continentale di 800.000) non è un mistero

Le regole per salvare un Paese friabile

Quello che risulta incomprensibile è come mai il nostro Paese non sia all’avanguardia nella lotta contro il dissesto idrogeologico, visti gli innumerevoli casi, il tempo passato dal censimento dei dissesti e le conoscenze ormai ampiamente a disposizione.

Primi nel dissesto idrogeologico in Europa, siamo ancora agli ultimi posti per quello che riguarda i rimedi. E non che le cause non siano ormai note. In condizioni naturali, una frana è un movimento del terreno dall’alto verso il basso a causa della gravità, in gran parte favorito dalle piogge. Ma le condizioni naturali nel nostro Paese sono praticamente assenti, per cui sono le attività umane che innescano e aggravano il rischio. Prima di tutto l’eccessivo consumo di territorio: un’altro «Ius soli» di cui avremmo un gran bisogno sarebbe quello di approvare la proposta di legge contro il consumo di suolo giacente da tre anni in parlamento e ormai ufficialmente perduta. Uno specchietto per le allodole messo lì a tacitare dati sempre più preoccupanti: oltre otto metri quadrati al secondo in Italia spariscono sotto asfalto, cemento e incendi (per avere un’idea, in Svizzera, quattro volte di meno).

La responsabilità è soprattutto di chi amministra localmente e ha campato per troppo tempo su concessioni edilizie che in altri Paesi non sarebbero state nemmeno pensabili. Gli italiani sono un popolo di muratori che costruisce dovunque e sempre, incurante dei rischi naturali: nella regione vesuviana le costruzioni decuplicano quando il vulcano non erutta e si azzerano nei momenti di attività. E dopo aver troppo costruito, invece, di abbattere, chiediamo condoni, come se il condono sanasse anche il rischio. Si è così consentito non solo di aggravare il rischio, ma addirittura di crearlo ex novo, come a Sarno, in provincia di Messina, in tutta la Calabria e poi in Molise, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Marche e Basilicata (che hanno tutte, sottolineo, tutte, il 100% dei Comuni a rischio idrogeologico). Non è un caso che solo una regione in Italia abbia una legge contro il consumo di suolo, la Toscana, e nemmeno una legge restrittiva come si dovrebbe. Pensiamoci bene quando ci troviamo a votare i nostri prossimi amministratori, a prescindere dal colore politico: diamo consensi solo a chi promette (e magari mantiene) un consumo di suolo pari a zero e tutte le attività edilizie riconvertite nelle ristrutturazioni su aree già edificate. Ammesso di essere noi migliori di chi ci rappresenta.

Una volta compreso che abitazioni (spesso seconde case), infrastrutture inutili e troppe strade sono la causa, e che un Paese serio avrebbe già da tempo dovuto dotarsi di leggi maggiormente restrittive, dobbiamo constatare che anche le buone leggi esistenti (come la legge Galli, che vieterebbe di costruire sui fiumi) sono state costantemente disattese, da Olbia a Livorno, dalle Cinque Terre a Borghetto Vara, dove il letto del fiume è stato ridotto dalle costruzioni di due terzi rispetto a un secolo fa. Non è però una questione di opere idrogeologiche, grandi o piccole, che non sempre servono: ce ne è bisogno a Genova come a Firenze sull’Arno, ma non sul Tagliamento o sul Flumendosa.

In ogni caso l’Unità di Missione contro il Dissesto del governo ha recuperato quasi nove miliardi di euro già stanziati e mai spesi per le opere di cui c’è bisogno: è uno scandalo che un Paese serio «nasconda» per anni anche le risorse già disponibili a causa di burocrazia e distrazioni. L’abbandono delle campagne e delle montagne c’entra, come anche il cambiamento climatico, certo, ma i veri responsabili del dissesto sono soprattutto l’ignoranza e la malafede di chi preferisce sempre e comunque buttare denaro pubblico nell’ennesima strada o infrastruttura piuttosto che investire nel risanamento idrogeologico e nella riconversione ecologica e resiliente (sperando che si sappia cosa significhi) dei territori.

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lastampa/Le regole per salvare un Paese friabile MARIO TOZZI

“Trash toys” tolti dal commercio dalla guardia di finanza di Roma

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Continua la fervente attività svolta dalla guardia di finanza per togliere dal commercio merce contraffatta.

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno sequestrato oltre
7 milioni di prodotti contraffatti e non sicuri nei confronti di 6 imprenditori cinesi, tutti
denunciati alla locale Procura della Repubblica.

L’attività costituisce l’epilogo di un’ampia azione investigativa, convenzionalmente
denominata “Trash Toys”, condotta dai Finanzieri del I Gruppo Roma volta al contrasto della
contraffazione e dei prodotti pericolosi per la salute dei consumatori, nonché a colpire i
canali di approvvigionamento della merce illegale e a individuare la cd. “filiera del falso”.
In particolare, le Fiamme Gialle hanno avviato le indagini dopo alcuni sequestri minori
effettuati nei confronti di venditori ambulanti e di alcuni negozi del centro storico che
ponevano in vendita giocattoli recanti marchi contraffatti ovvero le tipiche luminarie natalizie
prive delle certificazioni e dei requisiti di sicurezza.

A seguito degli accertamenti, sono stati individuati, nella zona est della Capitale, più luoghi
di deposito e stoccaggio, alcuni dei quali completamente occulti. Sono scattate così le
perquisizioni dei magazzini che hanno permesso di rinvenire e sottoporre a sequestro oltre
un milione di giocattoli contraffatti e non sicuri, riproducenti immagini e loghi dei cartoni
animati più amati dai bambini, quali “I MINIONS”, “MASHA E ORSO” e “PJ MASKS”, nonché
circa 6 milioni di addobbi natalizi, in prevalenza catene di “luci di Natale”, non rispondenti ai
requisiti di sicurezza previsti dalla normativa europea. Sono state rinvenuti anche circa
100.000 prodotti cosmetici, risultati tossici a seguito dell’effettuazione di analisi di
laboratorio.

Gli approfondimenti successivi al sequestro hanno evidenziato anche la capillare rete di
vendita di cui disponevano i 6 imprenditori sinici, composta sia da altri connazionali che da
soggetti italiani.
L’operazione “Trash Toys” ha consentito di sottrarre dal mercato prodotti particolarmente
pericolosi, soprattutto i giocattoli, realizzati con plastiche scadenti e facilmente frangibili, che
sarebbero finiti nelle mani dei consumatori più piccoli. L’immissione in commercio avrebbe
invece consentito di conseguire ricavi per oltre 10 milioni di euro.
Sono in corso sviluppi anche di carattere fiscale tenuto conto delle posizioni di “evasori totali”
di alcuni degli imprenditori.

L’intervento si inserisce nell’ambito della costante attività della Guardia di Finanza a tutela
dei consumatori, dell’economia legale e degli imprenditori che operano nel rispetto delle
regole e rientra nell’intensificazione dell’azione di contrasto nell’imminenza delle festività
natalizie

Eccellenza,Barano-Giugliano gara rinvitata per avverse condizioni meteo

E ufficiale,la gara fra il Barano e il Giugliano 1928 valida per il 14° turno del campionato di Eccellenza, che si doveva  disputare oggi pomeriggio alle 14:30 al “Don Luigi Di Iorio”, è stata rinviata a data da destinarsi. Infatti, la comitiva giuglianese, che avrebbe già dovuto partire per l’Isola Verde, con tutta probabilità non lascerà la terra ferma a causa delle condizioni meteo marine avverse, che non le avrebbero assicurato il ritorno in giornata sulla terra ferma dopo la partita.

Un solo ministro del Tesoro? Primo passo verso gli Stati Uniti d’Europa

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(di Virginia Murru)

Lo avevano proposto lo scorso anno Jens Weidmann, e Francois Villeroy De Galhau, rispettivamente Governatori della Bundesbank e della Banca di Francia: l’istituzione di un Ministero unico per il Tesoro nell’Unione europea, avrebbe aiutato a superare tanti scogli e motivi di attrito tra gli stati membri dell’Eurozona.  Se ne riparla questi giorni, che sia la volta buona?

Un’autorità sovranazionale ‘super partes’,  quindi,  con l’obiettivo di creare maggiore convergenza, eliminando contese e nazionalismi così tanto dannosi per il raggiungimento del fine ultimo dell’Ue, che dovrebbe mirare, secondo l’intento dei Padri fondatori, alla costituzione degli Stati Uniti d’Europa. Ovvero un unico Stato Federale, che abbracci gran parte del vecchio Continente: in definitiva un’Unione che si fondi sul principio dello Stato di diritto.

Obiettivo tutt’altro che scontato, nonostante l’interminabile repertorio di trattati, da quelli siglati all’origine, come il Trattato di Roma che ha istituito la CEE (ed Euratom) nel 1957, e prima ancora, nel 1951, il Trattato che istituì la CECA, Comunità Europea per il Carbone e l’Acciaio. E poi, a seguire, tutti gli altri. Certamente i trattati di Schengen e Maastricht restano colonne portanti dell’asse unitaria che ha vincolato i paesi membri, diventati col tempo 28, poi, in seguito alla consultazione referendaria del 2016 (che ha determinato la Brexit), 27.

Paesi che hanno recepito la legislazione Ue, in tutto o in parte, a seconda delle convergenze (la Gran Bretagna è stata la grande assente in Euro zona, per esempio, avendo scelto di non aderire alla divisa unica), ma pur sempre una grande ‘coalizione’ di Stati che decidono, specialmente sul piano economico, norme in difesa di interessi comuni.

Basterebbe ricordare che Maastricht, modificando i precedenti trattati, ha consolidato un’Unione di Stati fondata su tre strutture portanti: le Comunità europee, la cooperazione in termini di Giustizia e affari interni (GAI), la politica estera e sicurezza comune (PESC). E il Trattato di Schengen, o Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, partito nel 1985 con l’adesione del Benelux, Francia e Germania, si è col tempo ampliato tramite l’integrazione (fine di ogni trattato Ue), di altri paesi.

Attualmente sono 22 i paesi aderenti allo ‘spazio Schengen’, i cui accordi sanciscono la libertà di circolazione di beni e persone, la liberalizzazione di flussi di capitale,  non solo in ambito Ue, ma anche all’esterno, dato che il Trattato è stato ratificato anche da Paesi terzi ‘extra Ue’, come Svizzera, Islanda, Liechtenstein, Norvegia.

L’insieme degli accordi parte da una base giuridica che trova riscontro  negli Articoli dal 63 al 66 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFU).

Contrariamente alle diffidenze, e al prevalere di pregiudizi di ordine nazionalistico, i rappresentanti delle maggiori economie dell’Ue, vedrebbero con favore  l’unione politica, e proprio lo scorso anno sono stati i governatori di due Banche Centrali (zona Euro) a diffondere al riguardo un articolo/documento. Si tratta, come si è già accennato, di Weidmann e Villeroy. Nell’articolo vi si leggono affermazioni davvero incoraggianti su un percorso di Unità che ancora oggi sembra quasi utopico:

“In Francia come in Germania, qualcuno può avere la percezione che la solidarietà europea, su questi due punti, sia carente. Altri arrivano addirittura a rimettere in discussione il progetto europeo, e le tendenze nazionaliste in diversi Stati membri si stanno accentuando. Tuttavia, come cittadini europei impegnati, noi siamo del parere che il futuro dell’Europa non possa poggiare su una rinazionalizzazione, ma al contrario debba passare attraverso un rafforzamento delle sue basi.”

C’è da dire che, nonostante l’apparente ostilità e rudezza nei confronti delle economie più fragili dell’Ue, Weidmann si è più volte espresso a favore dell’istituzione di un Ministro del Tesoro unico, primo passo per conseguire poi l’Unione politica. Il che, sia detto per inciso, porterà sicuramente Weidmann, in un futuro non lontano, a ricoprire anche questo posto chiave nell’Unione.

Così com’è organizzata oggi l’Ue, non è né carne né pesce, è sempre una porta aperta a tutti i venti, una sorta di arena di confronto, dalla quale non emerge quell’Autorità autentica sul piano internazionale, della quale l’Europa ha tanto bisogno. Proprio perché le sfide sul piano della politica economica sono davvero forti – non è l’Europa del Novecento, siamo in piena fase di globalizzazione – e tutti gli scenari hanno prospettive diverse.

I due governatori, il tedesco e il francese, dichiarano di essere pronti a rinunciare alle sovranità nazionali, per lasciare spazio ad una sola Autorità in materia economica e finanziaria, non si tratta di proposte di poco conto, nonostante i media non abbiano dato il dovuto rilievo alle dichiarazioni congiunte di Villeroy e Weidmann. Se ne lamentò lo scorso anno anche Eugenio Scalfari in un editoriale pubblicato su Repubblica (che pubblicò anche il documento in versione integrale).

Affermava Scalfari: “La cosa che mi ha stupito in questi ultimi tre giorni è il silenzio totale delle varie stazioni televisive su questo tema, e così pure quella di quasi tutti i giornali. Siamo stati i primi e i soli a dare la notizia e ad esaminarla. Ci fa piacere ma è comunque stupefacente”.

Non è per finire in retorica, ma le ‘voci’ che contano in ambito europeo restano inascoltate,  in questo caso è incomprensibile che una simile istanza non abbia trovato il giusto accoglimento nelle sedi opportune. Si tratta di disponibilità alla cooperazione, di aperture, importantissime per portare a compimento quell’obiettivo di Unità per il quale si versano torrenti di parole, di retorica, ma poi, alla fine, quando si trovano i passaggi per andare oltre, si resta nell’ingranaggio di un’inerzia che finirà per favorire solo i movimenti politici euroscettici e xenofobi.

All’Europa manca proprio la volontà di una ‘leasion’ che razionalizzi con i fatti ciò che resta di un’unione sospesa, vulnerabile, e con la perenne minaccia della disgregazione, alla mercé dei populismi.

Si leggeva ancora nell’articolo scritto dai due governatori (pubblicato un anno fa):

“Gli europei condividono valori forti, un modello sociale equo e una moneta solida. È questo il patrimonio su cui dobbiamo costruire. Premesso ciò, va detto che la crisi del debito sovrano ha scosso la fiducia nell’Unione economica e monetaria europea. Malgrado le differenti misure in atto per migliorare la stabilità della moneta unica, il quadro strutturale presenta insufficienze gravi. Non solo: la zona euro patisce la debolezza della crescita economica. Se è vero che la politica monetaria ha apportato sostegno all’economia della zona euro, è vero anche che non è in grado di generare una crescita duratura, dunque non costituisce l’argomento principale di questo editoriale. Sono necessarie altre politiche economiche.”

Francia e Germania hanno proposto una sola Autorità per governare l’euro, ma è come se avessero esposto le loro tesi ai mulini a vento. Nulla è seguito, si vive in questa sorta di ‘catalessi’ sul piano dei progressi verso l’Unione politica, e c’è solo spazio per le  divergenze, polemiche, evanescenza degli intenti. Mentre la direzione dovrebbe essere quella del riequilibrio fra responsabilità e controllo.

Questa inerzia potrebbe decretare la fine di un sogno.

Domanda legittima: ma perché si temporeggia e si foraggiano i populismi senza avere il coraggio di fare il passo decisivo, nonostante si scopra poi che sono le economie più forti dell’Ue a incoraggiarne il corso?

Risposta: perché, inspiegabilmente, il blocco dei Paesi facenti parte dell’Ue, è ancora arroccato nel suo nazionalismo sterile e inconcludente, dedito a ‘confezionare’ il pane di un inferno che sancirà davvero la fine di tante battaglie, se non si tracceranno le fondamenta per l’Unità.

Se ne parla anche questi giorni del ‘ministro del Tesoro per l’Eurozona’ e se ne parlava agli inizi dell’estate, quando con cautela si pensava che fossero di prossima introduzione gli ‘Eurobond’, insieme ad un sistema unico di garanzia per i depositi bancari, col fine di rendere più solida l’unione monetaria.

Si diceva ormai a voce alta a Bruxelles: “diventa necessario il completamento dell’Unione economica e monetaria, per incentivare l’occupazione e quindi la crescita, per la stabilità finanziaria e convergenza economica.”

Il cronogramma dovrebbe prevedere, entro il 2019, le norme per la garanzia dei depositi bancari, in un sistema unico, ed entro il 2025 si dovrebbe compiere ogni sforzo per l’emissione di un titolo pubblico europeo, garantito dagli Stati, passaggio fondamentale per arrivare verso un nuovo debito comune. Il termine ‘Eurobond’, nel documento proposto da Bruxelles, è sotteso, si accenna piuttosto ad un nuovo strumento finanziario che permetta l’emissione comune di debito, l’”european safe asset”, un tramite fondamentale per l’integrazione finanziaria e la stabilità.

Le ultime notizie su questo delicatissimo tema, di pochi giorni fa, riguardano la trasformazione del fondo ESM (o fondo salva Stati), in Fondo monetario dell’Unione. In programma uno ‘spazio’ finanziario nel bilancio Ue, che ha un fine di copertura per il fondo Esm, e che permette di affrontare le crisi qualora si presentassero choc economici non previsti, in soccorso comunque dei Paesi dell’area Euro.

Ma soprattutto,  e  finalmente, la nomina di un superministro del Tesoro, con il il Fiscal Compact integrato nella legislazione Ue. Sono le ultime proposte della Commissione europea. Sarà arrivato il tempo di fare aderire le parole ai fatti? Il 2018, ormai alle porte, ci darà queste risposte.