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Il Presidente Mattarella visita i Laboratori Nazionali del Gran Sasso INFN (VIDEO)

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In occasione del trentennale delle attività scientifiche dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è recato ad Assergi (AQ) dove ha visitato le sale sperimentali all’interno del massiccio del Gran Sasso ed ha partecipato alla cerimonia celebrativa che si è svolta presso la Sala Fermi.

Il Presidente Mattarella è stato accolto dal Presidente dell’INFN Fernando Ferroni, dal Direttore dei LNGS Stefano Ragazzi, dal Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, dal Presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e dal Presidente della Provincia dell’Aquila Angelo Caruso, ed è stato accompagnato quindi nella visita delle tre grandi sale sperimentali anche da una delegazione della Giunta Esecutiva dell’INFN e dal professor Antonino Zichichi. In particolare, il Presidente della Repubblica ha visitato gli esperimenti Borexino, GERDA, CUORE e XENON1T, le cui attività di ricerca, che riguardano la fisica del neutrino nel caso dei primi tre, e la ricerca diretta di materia oscura, nel caso di XENON1T, sono state illustrate dai coordinatori delle collaborazioni internazionali impegnate negli esperimenti.

La visita del Presidente Mattarella ai Laboratori del Gran Sasso è quindi proseguita nei Laboratori esterni e si è conclusa nella sala Fermi con l’incontro con la comunità dell’INFN, riunita per celebrare i trent’anni dei Laboratori.

Assergi, 15 gennaio 2018

vivicentro.it/ATTUALITÀ CRONACA

Juve Stabia, arriva la giornata del giovane calciatore: i dettagli

L’obiettivo è gremire il “Menti” in occasione del match contro il Catanzaro

Colorare lo stadio e dare l’opportunità ai giovani calciatori di avvicinarsi alla Juve Stabia, ecco l’obiettivo dell’iniziativa ideata dal presidente stabiese Franco Manniello. Il sito ufficiale della squadra di Castellammare di Stabia descrive l’evento, ecco quanto evidenziato:

Sviluppare le attività di natura sociale anche nell’intento di contribuire alla crescita dei giovani, è stata sempre una prerogativa della S. S. Juve Stabia. Gremire e colorare il Romeo Menti, per rendere sempre più pulsante il glorioso cuore gialloblù, è sicuramente uno dei prossimi obiettivi. Nasce così il progetto “la giornata del giovane calciatore”.

Il Presidente Manniello, in occasione della gara Juve Stabia – Catanzaro del 21 gennaio, ha invitato, allo stadio “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia, i ragazzi delle scuole calcio operanti sul territorio. Colorare lo stadio con la passione genuina dei giovani che sicuramente rappresentano il volano per far crescere il movimento calcistico nazionale è la parola d’ordine. #forzajuvestabialagiornatadelgiovanecalciatore

S.S.Juve Stabia

Napoli, l’ufficializzazione dell’arrivo di Verdi arriverà entro giovedì

Sarri conta di convocarlo per Atalanta-Napoli

Ciro Venerato, giornalista RAI ed esperto di mercato, ha fornito importanti novità riguardo il trasferimento di Simone Verdi dal Bologna al Napoli in diretta su RaiNews24.

Ecco le sue parole: “Poche ore fa uno dei procuratori di Simone Verdi, Branchini, ha fatto capire al ds Cristiano Giuntoli che in serata arriverà il si di Verdi. Già stasera ci sarà un confronto tra tutte le parti per definire la base contrattuale su cui c’è già un accordo di massima, probabilmente il Napoli darà al calciatore qualcosa in più rispetto al milione e mezzo di ingaggio e si arriverà a 1,8. Entro stasera dirà di si al Napoli e massimo entro giovedì sarà tutto definito anche con le visite mediche. Tutto talmente fatto che Sarri conta di poter convocare l’esterno per la gara di domenica a Bergamo. Giaccherini gli farà spazio, andrà al Chievo a titolo definitivo. Dall’altra parte, il Bologna prenderà Orsolini e attende il si dell’Atalanta”.

Jorginho, parla la madre: “A 4 anni lo allenavo in spiaggia. Quando l’Italia lo chiamò…”

“Se sbagliava il contro, lo offendevo”

Maria Tereza Freitas, madre di Jorginho, centrocampista del Napoli, ha parlato dei primi calci ad un pallone del figlio sulle spiagge brasiliane.

Fino a 43 anni, Maria Tereza è stata una calciatrice ed ha trasmesso la sua passione al figlio allenandolo fin da piccolo: “A quattro anni lo portavo sulla spiaggia per giocare a calcio, per allenarlo. L’obiettivo era il controllo della palla, non doveva scappare. Quando non la fermavo, lo offendevo anche. Lui mi diceva che ero antipatica. Io gli ribadivo che non è così che volevo, volevo che la fermasse. Io ho giocato fino a 45 anni, oggi ne ho 53 e ancora ricevo inviti. Quando poi è partito per l’Italia volevo morire nell’aeroporto. Doveva fare 16 anni e l’aereo volò. Dissi a Dio di proteggerlo, poichè io non potevo farlo”.

Quegli allenamenti sulla sabbia, evidentemente, hanno aiutato Jorginho a diventare quello che è oggi. Quel metronomo che riesce a giostrare i tempi della squadra di Sarri e a guidare i ritmi. Il Brasile ha regalato al Napoli un ragazzo importante di un valore enorme.

Hysaj: “E’ ora di portare lo scudetto a Napoli”

Sarri è molto importante. Resterei a vita a Napoli

Arrivato a Napoli su esplicita richiesta di Sarri, è stato il primo nome che il tecnico volle avere a disposizione appena arrivato in Campania.

Conosceva le sue capacità, sapeva cosa poteva dargli e quanto poteva essere importante: un ragazzo giovane ma con una maturità da calciatore navigato. Hysaj è giunto alla terza stagione in maglia azzurra ed ha fatto benissimo, ha dato ragione a quelle che erano le convinzione di Sarri tanto da portare il presidente Aurelio De Laurentiis ad includere nel suo contratto una clausola da 50 milioni di euro.

Il terzino albanese si è concesso ad un’intervista al quotidiano Il Roma rilasciando importanti dichiarazioni:

Allora Elseid, qual è la forza di questo gruppo?
“È prima di tutto il lavoro. I miei compagni che stanno qua sono tutti umili e tutti insieme di diamo una grande forza”.

Da cosa nasce la consapevolezza di poter arrivare fino in fondo sempre a questi ritmi?
“Da tre anni di programmazione. Tutto il lavoro fatto nel triennio ci fa capire di potercela giocare con tutti, a prescindere dalla forza o dalla qualità avversaria”.

Quanto conta Maurizio Sarri in ciò che sta facendo il Napoli?
“È il più importante del progetto, ci ha dato lui la consapevolezza di essere forti. Si vede da fuori che giochiamo bene grazie alle sue qualità di maestro di calcio. Ci ha fatto migliorare in difesa e in attacco”.

In tanti dicono che il Napoli è bello ma non alza trofei….
“È vero, giochiamo bene e non vinciamo ma non è detto. Bisogna rimanere umili cercando di giocare sempre il nostro calcio, i risultati poi arriveranno”.

Si aspettava quando è cominciato tutto il 16 agosto contro il Verona che oggi il Napoli potesse essere primo in classifica e in fuga con la Juventus?
“Se siamo in testa qualcosa vorrà dire. Siamo migliorati rispetto al passato nelle sfide contro le piccole. Prima non riuscivamo a vincerle, ora sì. Abbiamo iniziato molto prima rispetto agli altri e siamo riusciti a conquistare la Champions battendo il Nizza ai preliminari. Tanti gli sforzi fatti ma siamo sempre davanti a tutti con la Juve che insegue. Il merito è del lavoro”.

A proposito di Juventus, ma è davvero più forte del Napoli?
“Per ora siamo noi i primi, si sa, però, che la Juve è sempre stata la più forte. Bisogna pensare solo a noi stessi, vincere partita per partita e fare i conti alla fine”.

Ma davvero non si può pronunciare la parola scudetto?
“È troppo presto per parlarne. Mancano tante partite. È giusto pensarla alla giornata. Può cambiare il mondo, ma il sogno deve rimanere”.

Eppure a luglio scorso nel ritiro di Dimaro, tranne Sarri, tutti hanno ammesso di voler puntare al titolo….
“Ognuno ha questa aspirazione perché ci arriviamo sempre vicini e non lo abbiamo vinto. È giusto anche stare con la testa bassa. Non stiamo a 30 punti dalla seconda. Può succedere di tutto nel calcio”.

Quanto è costato uscire dalla Champions?
“È stato brutto, è una manifestazione bellissima. Poi quando esci fuori devi pensare al campionato per vincere qualcosa “.

L’Europa League può togliere energie fisiche e mentali per la lotta al tricolore?
“Non penso. È una competizione affascinante. La giocheremo ad alti livelli per cercare di arrivare fino in fondo. La possiamo anche vincere”.

L’infortunio di Ghoulam quanto è pesato?
“È stato un giocatore importante per la nostra squadra ma in una stagione si possono avere degli infortuni, si devono mettere in conto. Bisogna utilizzare chi c’è. Stanno facendo tutti bene”.

È difficile per lei spostarsi a sinistra in alcune gare?
“Abbastanza, ma faccio ciò che dice il mister. È naturale che rendo di più nel mio ruolo base ma all’occorrenza sono a disposizione. Anche se ci sono delle difficoltà”.

Lei è arrivato in questo Napoli assieme a Sarri e a soli 21 anni ha dimostrato di essere già un big. Se lo aspettava?
“È vero, sembravo essere già esperto. Ho giocato presto in serie B e in A. Rispetto a tre anni fa è cambiata la mentalità. Il calcio ti fa crescere e giocare poi col Napoli non ha eguali”.

Il girone di ritorno della scorsa stagione è stato eccezionale. Lo sa che se il Napoli lo ripete davvero si può festeggiare?
“Bisogna continuare così. Tutti noi abbiamo sbagliato qualcosa due anni fa e un anno fa. Se sei forte non hai delle pause. Ora abbiamo la mentalità giusta per lottare in ogni gara come se fosse una finale”.

Intanto domenica c’è l’Atalanta che vi ha buttato fuori dalla Coppa Italia….
“È una squadra fastidiosa nel modo di giocare. Bisogna capire gli errori e limarli. Si deve andare la per vincere. È importante per i tifosi. Bisogna cambiare il vento contro i nerazzurri”.

Con chi ha legato di più nel gruppo?
“Sto bene con tutti. Sono tutti bravi ragazzi. Alcuni come Tonelli e Mario Rui li conosceva già fa Empoli. Quando arrivai sembrava tutto difficile ed invece mi hanno fatto sentire subito a casa”.

A proposito di compagni di squadra, quella spinta ad Insigne prima di Genoa-Napoli è diventata virale su youtube….
“Siamo diventati famosi (sorride). È stato un momento di scherzo. Ci siamo messi a ridere. È sempre lui a fare scherzi. Ci siamo fatti una risata”.

È pronto ad accogliere Verdi che ha giocato con lei ad Empoli?
“È forte ma ancora non si sa se verrà. Se viene ci darà una bella mano”.

È un motivo di vanto avere una clausola di 50 milioni solo per l’estero?
“È una valutazione loro. Non lo decido io il prezzo. Sembrano tantissimi. Ma vedendo il calcio come sta andando…. Devo pensare a me e poi se arriverà qualcuno vedremo che cosa accadrà “.

Resterebbe a vita in questo Napoli?
“Sì sicuramente. Me lo sono immaginato così e così è. Si sta benissimo ed è una grande città”.

Perché ha cambiato il numero di maglia a luglio scorso?
“Il 23 è stato sempre il mio numero. Quando sono arrivato ce lo aveva Gabbiadini. Appena è andato via l’ho preso”.

Come si trova in città?
“Benissimo. I tifosi sono molto caldi. Ti aiutano su tutto. Danno tutto. Un bambino di 2 anni sa già chi sei. Poi qui fa caldo”.

Cosa adora mangiare?
“Ci sono troppe cose buone. Si mangia troppo bene. Il primo anno che sono arrivato se non mi mettevo in regola ingrassavo “.

Che rapporto ha con i tifosi?
“Sono i numeri uno. Ti conoscono da due chilometri di distanza. Amano il calcio e i giocatori, ci proteggono. È una bella sensazione”.

Vuole dire qualcosa ai tifosi?
“Speriamo di farli contenti e di portare loro qualcosa che manca da tempo”.

Poggiomarino, rapinano un’azienda con le maschere di Scream: i carabinieri indagano

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I ladri sequestrano titolari e personale, poi scappano col bottino

Una scena da horror quella che hanno vissuto il personale i dirigenti dello zuccherificio D’Avino. I malviventi sono entrati travestiti da Ghostface, il popolare assassino della saga “Scream”, la cui maschera richiama “L’urlo” di Munch.

Il tutto è avvenuto lo scorso venerdì sera: i rapinatori hanno aspettato l’uscita di un furgone che aveva appena scaricato la merce per introdursi dal cancello principale a bordo della loro autovettura con le armi in pugno. Una volta entrati nello stabilimento, hanno immobilizzato personale e dirigenti relegandoli negli uffici amministrativi per rubare alcune decine di migliaia di euro. Si sono, poi, dileguati facendo perdere le proprie tracce.

Uno dei rapinatori avrebbe avuto un marcato accento straniero, ma i costumi hanno reso praticamente ininfluente questo dettaglio, così come le immagini della videosorveglianza. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

Campagna elettorale: contraddizioni e farlocchismo

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Nel suo editoriale Bill Emmott analizza l’attuale campagna elettorale italiana sottolineandone le contraddizioni a partire dal fatto che «i partiti che promettono di rinnovare non sono quelli che garantiscono la stabilità».

I paradossi nascosti nelle urne

A ogni appuntamento con il voto, c’è un crescendo di enfasi: politiche, di partiti, di personalità. I sistemi elettorali in vigore negli Stati Uniti, in Gran Bretagna o in Francia, dove chi vince conquista la maggioranza assoluta, tendono a favorire le personalità, e solo in seconda istanza i partiti, mentre quelli con rappresentanza proporzionale, come in Germania o nei Paesi Bassi, favoriscono i partiti e poi le politiche. La stranezza dell’Italia, nel 2018 come nelle precedenti elezioni, è che, nonostante il sistema sia per lo più proporzionale, le personalità con ogni evidenza predominano.

Questo, da una prospettiva internazionale, a un osservatore non italiano appare bizzarro. Ma qualsiasi lettore di un quotidiano italiano sa già che la politica nell’Italia moderna è, ed è sempre stata, principalmente un gioco di personalità, e che la logica della fedeltà al partito è buona seconda e con grande distacco.

Tuttavia, il risvolto strano e spiacevole di tutto questo, e che ogni analista, economista o giornalista sa, è che ciò di cui il Paese ha bisogno per porre fine ai suoi vent’anni di sottosviluppo economico rispetto ai vicini dell’Europa occidentale è una politica migliore. Quindi sarebbe auspicabile vedere una competizione volta a costruire il consenso, e di conseguenza le coalizioni, attorno a politiche che servano a riformare l’Italia e a cambiarla in meglio.

In una certa misura, è ciò che sta accadendo. Ma mi pare ci siano tre grandi ostacoli: in primo luogo il grande rumore mediatico generato dalle due personalità dominanti: Silvio Berlusconi e Matteo Renzi; in secondo luogo l’associazione delle politiche più innovative con un approccio euroscettico e conflittuale a Berlino, Francoforte e Bruxelles; infine, il fatto che mentre le singole politiche appaiono radicali e innovative, i partiti le accompagnano con un incoerente pacchetto di altre iniziative che minano la loro credibilità complessiva.

Prendiamo le due proposte politiche che, da straniero, mi sembra abbiano un autentico potenziale per fare una grande differenza per l’Italia nel lungo periodo. Una è l’imposta sul reddito forfettaria, promossa dalla Lega Nord e ora adottata da tutto il centrodestra. L’altra è la proposta dei Cinque stelle per un nuovo «reddito minimo di dignità» rivolto a persone che necessitano di riqualificazione e sostegno nella ricerca di nuovi posti di lavoro.

Penso da anni che l’idea di un’imposta sul reddito semplificata con una sola aliquota pagata da chiunque guadagni oltre un determinato importo, nota come imposta forfettaria, si addica molto all’Italia. La battaglia infinita del Paese contro l’evasione fiscale e l’enorme economia illegale rendono una soluzione del genere piuttosto naturale.

L’incentivo all’evasione fiscale dev’essere ridotto. La finzione della tassazione progressiva in un contesto ad alto tasso di evasione deve finire. L’attuale situazione, in cui un onere fiscale iniquo ricade sui poveretti che non sono in grado di evadere le tasse – il che significa milioni di semplici impiegati e salariati – è ingiusta e improduttiva.

Inoltre il corollario logico e necessario alla riforma del diritto del lavoro, il Jobs Act di Matteo Renzi, sarebbe un sistema di tutela contro la disoccupazione in grado di aiutare i dipendenti che hanno perso il posto a trovare un nuovo lavoro, come proposto dai Cinque Stelle. Questa combinazione di nuove leggi sull’occupazione e aiuto per l’adeguamento del lavoro è esattamente ciò che il presidente Emmanuel Macron ha promesso durante la sua campagna elettorale in Francia l’anno scorso, e che i Paesi scandinavi come la Danimarca utilizzano già con molto successo.

Quindi, a prima vista, a questo non italiano sembra che le opzioni politiche più pratiche e interessanti siano proposte da partiti ampiamente considerati agli estremi della politica. Una vittoria dei Cinque Stelle o della Lega Nord sarebbe considerata, soprattutto dai mercati finanziari internazionali, come una ricetta per l’instabilità. Il risultato «stabile» sarebbe una grande coalizione centrista mediata da Berlusconi e Renzi.

Eppure una tale «stabilità» implica che l’Italia continui ad avere performance economiche insufficienti: anche oggi, con il più rapido tasso di crescita economica del Paese dalla crisi finanziaria del 2008, l’Italia sta crescendo più lentamente di qualsiasi altro Paese dell’eurozona a parte la Grecia. Solo la Grecia e la Spagna hanno tassi di disoccupazione più elevati rispetto all’Italia, e con una crescita spagnola del 3% all’anno attualmente due volte quella italiana, a breve il tasso di disoccupazione in Spagna, attualmente al 16,7%, potrebbe scendere al di sotto di quello dell’Italia (11%).

Quindi l’Italia ha bisogno di innovazione politica e di riforme. Il governo Renzi del 2014-2016 ha deluso perché, nonostante abbia annunciato a gran voce le riforme, ha concluso troppo poco. Idee come la tassa forfettaria e il reddito di cittadinanza sono logiche eredi degli scarsi risultati ottenuti da Renzi con il Jobs Act, l’aiuto alle start-up e incentivi per gli investimenti in tecnologia avanzata.

Lasciatevelo dire da questo cittadino di un Paese come la Gran Bretagna che ha scelto la Brexit: la via peggiore e più seducente è l’euroscetticismo. Sì, tanto i Cinque Stelle come la Lega hanno attenuato le loro posizioni sull’euro. Tuttavia, entrambi continuano a fare affidamento su questo presunto potenziale per costringere la Germania e la Commissione europea a allentare i vincoli sulla politica fiscale italiana; probabilmente non è una strategia di successo, ma non è comunque sensato per un Paese con un debito pubblico superiore al 130% del Pil e un sistema bancario ancora vulnerabile. L’Italia ha bisogno di amici a Bruxelles, Berlino e Francoforte, non di nemici.

E poi ci sono i pensionati. Berlusconi sembra Trump quando parla di modificare la legge Fornero del 2012. Ma questo è l’opposto di ciò che serve a un Paese che per le pensioni pubbliche spende, in percentuale sul Pil, più soldi dei contribuenti (il 16%) di qualsiasi altra grande nazione europea, e cioè quattro volte di più che per l’istruzione e la formazione. L’età pensionabile è troppo bassa, non troppo alta: il 76% degli svedesi di età compresa tra i 55 e i 64 anni è in attività rispetto al 52% degli italiani (e al 51% dei francesi).

Promettere una politica pensionistica così sconsiderata e generosa significa minare la credibilità dell’imposta sul reddito forfettaria; promettere uno scontro con Bruxelles sulla politica fiscale significa minare la credibilità delle promesse di un’assistenza sociale in stile scandinavo.

Tutto ciò ci riconduce al discorso sulle personalità. Il sistema elettorale del Rosatellum offre un forte vantaggio a chiunque sia in grado di formare coalizioni, sia prima del voto per vincere in una gran parte dei collegi elettorali uninominali, sia successivamente, a meno che un miracolo non doni la maggioranza assoluta a un singolo partito o a una coalizione.

Ecco perché il grande architetto di coalizioni, Silvio Berlusconi, è tornato al centro della scena. Contrariamente a quanto i suoi giornali hanno scritto su di me, lo considero ancora «inadatto» a guidare l’Italia come lo era nel 2001, quando noi di The Economist gli dedicammo la nostra famigerata copertina. Ma probabilmente il 5 marzo avrà ancora un ruolo cruciale – sfortunatamente.

Traduzione di Carla Reschia

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lastampa/I paradossi nascosti nelle urne BILL EMMOTT

VAR, incontro tra arbitri e allenatori a Milano. Ecco perchè…

Saranno analizzati gli episodi che hanno fatto discutere

Un importante incontro si terrà questa mattina nella sede della Lega Calcio a Milano tra arbitri ed allenatori per parlare del VAR, la tecnologia innovativa usata da quest’anno in fase sperimentale per ridurre al minimo gli errori arbitrali.

Nicola Rizzoli (designatore arbitrale di Serie A), Roberto Rosetti (supervisore del progetto italiano sulla tecnologia) e Marcello Nicchi (Presidente Associazione Italiana Arbitri) il compito di fare il punto della situazione e di stilare un bilancio alla luce dei controversi episodi che hanno alimentato le polemiche durante le ultime giornate.

Oltre a mostrare numeri e statistiche del VAR in questa prima parte di campionato, i vertici arbitrali terranno una vera e propria master class per chiarire e spiegare quando sia possibile utilizzare questa tecnologia in base al protocollo IFAB (International Football Association Board).
Questo incontro ha lo scopo di eliminare ogni dubbio che ancora tormenta calciatori, dirigenti e allenatori nonostante una importante scolarizzazione fatta ad inizio anno da Rosetti recatosi nei ritiri di tutte le società presenti ai nastri di partenza del massimo campionato nazionale.

Il confronto nasce proprio per fornire ulteriori spiegazioni, per analizzare i casi che hanno tenuto banco in queste ultime settimane, come i tocchi di mano in Lazio-Torino, Crotone-Napoli e Cagliari-Juventus, non visti dai direttori di gara e nemmeno rivalutati dopo l’accaduto. Quest’incontro servirà anche a smorzare le polemiche, a distendere gli animi e ad abbassare la tensione in vista della ripresa del campionato.

Al Sud i Cinque Stelle preoccupano il centro destra: potrebbero superare il 30%

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I sondaggi commissionati da Forza Italia preoccupano il centro destra e non solo: da Berlusconi a Renzi fino a Salvini hanno sempre più chiaro che nel Mezzogiorno i Cinque Stelle potrebbero raggiungere percentuali superiori al trenta per cento.

Giovani arrabbiati e intellettuali spingono l’onda M5S, così Grillo sfonda anche a Sud

L’allarme nei sondaggi commissionati da Forza Italia

ROMA – Per ora nessuno ha il coraggio di parlarne in pubblico, ma i leader dei partiti «tradizionali» – da Berlusconi a Renzi fino a Salvini – in questi giorni si stanno scambiando un passaparola che somiglia a uno spettro: nel Mezzogiorno il Movimento Cinque Stelle potrebbe fare il «botto». Si tratta di qualcosa in più di una sensazione segnalata dai notabili di «territorio» più sensibili agli umori popolari. A parlar chiaro sono i sondaggi più analitici (e per questo più costosi per i committenti) che all’unisono rilanciano lo stesso dato: in tutte le principali regioni e città del Sud il Movimento di Grillo per il momento è al primo posto. Saldamente e nettamente. Un fenomeno che, laddove venisse confermato, rappresenterebbe un dato politico rilevantissimo, con connotati persino storici, se si pensa che in 72 anni di Repubblica gli elettori meridionali hanno sempre premiato in prevalenza i partiti di governo (la Dc, Forza Italia, l’Ulivo) e comunque mai un movimento dichiaratamente anti-sistema.

Certo, mancano ancora 48 giorni alle elezioni e qualcosa può ancora cambiare, ma i primi dati degli istituti più accreditati sono eloquenti. Molto analitiche e con campionature importanti, come sempre, sono le ricerche che Alessandra Ghisleri realizza per conto di Forza Italia. Proprio perché «mirati» agli interessi del committente, questi sondaggi non sono diffusi immediatamente, ma chi li ha visti racconta di una striscia che parla chiaro: il Movimento Cinque Stelle viaggia tra il 34 e 36% in Sardegna, tra il 33 e il 35% in Sicilia, tra il 30 e il 32% in Puglia, tra il 29 e il 31% in Campania. Se ancora è prematura la traduzione in seggi, sia per i collegi sia per la parte proporzionale, un dato è già acquisito: i Cinque stelle sono il primo partito nelle grandi aree metropolitane del Sud, dunque a Napoli, Bari, Palermo e Reggio Calabria, oltreché nelle principali regioni.

Numeri molto importanti, che non stupiscono chi conosce la realtà sociale e l’immaginario collettivo del Mezzogiorno. Spiega l’irpino Marco Ciriello, uno degli scrittori meridionali più originali e anticonformisti dell’ultima generazione: «Il meridionale Luigi Di Maio, un ex giovane che non ha finito l’Università, che sbaglia i congiuntivi, che non ha un papà professionista, che non è riuscito mai ad avere un lavoro, provoca una sorta di identificazione in lui da parte di tantissimi giovani ed ex giovani meridionali che sono avvelenati verso tutto quello che è istituzione, che odiano tutti quelli che sono “realizzati” e che sono inquadrati. Quelli che sono restati a casa sono giovani spesso mediocri, purtroppo senza una biografia e che si identificano in un leader senza biografia. E poi pesa molto nella simpatia verso i Cinque Stelle il tradizionale individualismo meridionale, un certo egoismo sul quale lo slogan “uno vale uno” finisce per colpire un nervo sensibile».

Ma nella propensione al voto a Cinque Stelle non c’è soltanto la frustrazione dei giovani e l’atavico familismo amorale. Racconta Clemente Mastella, sindaco di Benevento, dotato di un proverbiale fiuto per l’aria che tira: «È vero al Sud sotto traccia ci sono le premesse per un boom grillino e a gonfiare l’onda non ci sono soltanto i diseredati incavolati neri, ma c’è anche una “sopraelevata” che scorre sopra il tetto dei Cinque Stelle: ho incontrato diversi accademici che mi hanno annunciato il voto per Grillo. C’è una intellighenzia meridionale che, in parte per convinzione ma in larga parte per opportunismo si sta spostando verso quella parte». E lo storico Aldo Giannuli, barese, vicino ai Cinque Stelle, completa l’analisi con un altro tassello: «Nel Mezzogiorno è meno sentito il tema fiscale, che invece al Nord farà vincere la destra. Ma concorrerà al successo dei Cinque Stelle, oltre a tanti disoccupati e sottoccupati, anche l’apporto di segmenti sociali e di protesta: quelli che hanno lavorato senza mai avere una pensione, i pensionati più poveri, ma anche città come Taranto, dove non è difficile immaginare un vero e proprio boom elettorale».

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Napoli, Verdi si allena regolarmente con il Bologna ma…

Questa potrebbe essere l’ultima volta prima del trasferimento a Napoli

Simone Verdi e il Napoli: un matrimonio che sembra dover andare a buon fine, un matrimonio che “s’ha da fare”. L’ancora attaccante rossoblu questa mattina ha svolto normalmente l’allenamento agli ordini di mister Donadoni.

In realtà, questo allenamento potrebbe essere l’ultimo. Infatti, l’accordo tra il Napoli, il Bologna e il calciatore sembra essere ad un passo dalla fumata bianca. Presto Verdi svestirà la casacca emiliana per indossare quella azzurra.
Arrivato a Bologna dal Torino, dopo i prestiti alla Juve Stabia, all’Empoli, all’Eibar e al Carpi, Verdi ha collezionato in due anni 48 presenze arricchite da 12 realizzazioni. Ora siamo ai saluti, anche i tifosi felsinei sembrano rassegnati.

Napoli, Milik e Ghoulam a visita dal prof. Mariani: il momento della verità

O si prosegue con la riabilitazione oppure ci si allena in gruppo

Secondo quanto raccolto in esclusiva dalla redazione di Si Gonfia La Rete, Arek MilikFaouzi Ghoulam sono arrivati da pochi minuti a Villa Stuart dove ad attenderli c’è il prof. Mariani che li ha seguiti per tutto il tempo: dall’operazione fino ad oggi.

I due calciatori saranno accolti alle 12.00 dallo stesso professore e svolgeranno quelli che vengono definiti “test funzionali”. Si tratta di prove e relative valutazioni sulla forza e sulla reattività. I risultati che daranno questi test porteranno a due possibili aree. All’area medica se bisognerà completare il percorso di riabilitazione, oppure all’area tecnica se il percorso di riabilitazione è considerato completato e quindi si potrà considerare il giocatore pronto per il rientro in gruppo e i conseguenti allenamenti.

La speranza dei due calciatori, di Sarri, della squadra e dei tifosi è di vedere Milik e Ghoulam aggregarsi al gruppo per tornare al top per calcare di nuovo il prato dello stadio San Paolo.

 

Grasso trova l’accordo con Zingaretti nel Lazio e detta le condizioni a sinistra

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Grasso trova l’accordo con Zingaretti nel Lazio ed escludendo dalla coalizione gli esponenti della lista Lorenzin apre una crepa tra gli alleati del Pd nazionale. Le mosse del presidente del Senato, sempre più leader di Leu, contengono anche un messaggio a Bersani e D’Alema: fatevi da parte.

La nuova strategia di Grasso: “Ci vuole un leader che decide”

Accordo con Zingaretti nel Lazio tagliando fuori la lista della ministra Lorenzin. E chiede a D’Alema e Bersani di fare un passo di lato in campagna elettorale

ROMA – L’incontro faccia a faccia, sabato. Pietro Grasso ha consegnato al presidente del Lazio Nicola Zingaretti il documento con le tante richieste partorite dall’assemblea romana di Liberi e uguali. Ieri il governatore ha detto sì. Ci sono ancora parecchi dettagli da limare, ma la sostanza è che LeU correrà a fianco di Zingaretti alle regionali del 4 marzo. «Ci sono tutte le condizioni per costruire un’alleanza di sinistra», spiega Grasso, che ha apprezzato il sì di Zingaretti su alcuni punti chiave come assunzione dei precari nella sanità, stop a nuovi inceneritori, trasporto su ferro, reddito minimo per chi perde il lavoro. «C’è anche l’impegno, se il Consiglio di Stato a primavera dovesse bocciare l’autostrada Roma-Latina, a rivedere quel progetto già finanziato dal Cipe e appaltato a favore di una metropolitana di superficie», spiega Piero Latino, coordinatore di Mdp nel Lazio. Il governatore si definisce «contento» per la nascita di un «nuovo centrosinistra». «I prossimi – assicura – saranno 5 anni di svolta». A sinistra però si apre una crepa: Possibile, il gruppo che fa riferimento a Pippo Civati, si chiama fuori dall’intesa nel Lazio: «Rispettiamo la decisione, ma vista la contrarietà della nostra base non esprimeremo candidati nella lista di LeU».

È il primo accordo che porta la firma di Pietro Grasso. Che in mattinata incontra alcune associazioni di volontariato nel quartiere romano della Garbatella. E ribadisce, dopo il botta e risposta con Laura Boldrini sulla possibile alleanza col M5S (la presidente della Camera si è detta contraria), che la decisione finale toccherà a lui: «Nessuno screzio con Laura. È normale che ci sia una pluralità di idee, io ascolto tutti, poi rifletto, poi qualcuno che prenda la decisione finale ci deve essere», spiega il presidente del Senato, in giro per il quartiere con jeans, scarpe sportive e giaccone di renna.

Grasso appare sempre più intenzionato a esercitare la sua leadership da qui alle elezioni. E anche dopo, se il risultato di LeU consentirà al progetto di andare avanti. Nei giorni scorsi ha fatto capire ai big come Bersani e D’Alema che gradirebbe un loro passo di lato, almeno a livello mediatico, durante la campagna elettorale. Non certo un minore impegno nei rispettivi collegi. D’Alema da settimane gira in lungo e in largo il Salento e così farà Bersani una volta che si sarà deciso in quale collegio emiliano correrà. Ma Grasso ci tiene che passi un messaggio, soprattutto sulle tv: LeU è un progetto nuovo e il leader sono io. Un modo, spiegano, per puntare a un elettorato giovanile che non gradisce i vecchi leader politici. Una linea che non ha trovato particolari resistenze nei due leader, consapevoli che Grasso, volto relativamente nuovo sulla scena politica, può rappresentare un valore aggiunto. «Un uomo abituato al comando», ha detto di lui D’Alema prima di Natale. E così Grasso si sta muovendo. Tanto da prendersi ieri il rimbrotto di Laura Boldrini, che studia sempre più da numero due della nuova formazione: «Ha fatto bene oggi il presidente Grasso a sottolineare il carattere pluralistico della nostra formazione. Sarebbe del resto paradossale se LeU volesse riprodurre quelle forme di gestione personalistica che critichiamo in altre forze politiche». Pace fatta, dunque? Non proprio. Meglio parlare di una tregua.

L’accordo tra Grasso e Zingaretti apre una frattura nella già fragile coalizione attorno al Pd nazionale. LeU infatti ha chiesto al governatore di escludere dalla coalizione gli esponenti della lista di Beatrice Lorenzin. «Non vogliamo trasformisti, neppure nascosti dentro le liste civiche», il diktat di Paolo Cento. Zingaretti ha escluso la presenza di una lista Lorenzin nella sua alleanza per le regionali, e lo stop ha irritato i centristi a livello nazionale. Lorenzo Dellai, fondatore della lista con il ministro della Salute, è furioso. Definisce «surreale» la vicenda e arriva a mettere in discussione l’alleanza col Pd alle politiche: «Per noi ora si aprono pesanti ed insuperabili questioni politiche, non siano una lista civetta “à la carte”». I centristi ora aspettano un «segnale di chiarezza dal Pd». Al Nazareno non si percepisce particolare preoccupazione: «Nessun rischio, si risolve tutto», ragionano fonti dem.

vivicentro.it/POLITICA
vivicentro/Grasso trova l’accordo con Zingaretti nel Lazio e detta le condizioni a sinistra
lastampa/La nuova strategia di Grasso: “Ci vuole un leader che decide” ANDREA CARUGATI

Napoli, i test fisici di Machach sono impressionanti

Sarri, ora, gli vuole trovare una collocazione tattica

Arrivato al Napoli a parametro zero dopo la rescissione contrattuale con il Tolosa, Machach si è presentato come meglio non poteva agli allenamenti a Castel Volturno, nel quartier generale azzurro.

L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport dedica una menzione al neo acquisto partenopeo: “Buoni i riscontri forniti nei primi giorni di Napoli dal francese Zinedine Machach, ovviamente non al meglio della condizione, ma dotato di una spiccata fisicità. A breve Sarri lo testerà anche nelle partitine a tutto campo provando a capire in quale ruolo il franco-algerino si esprime al meglio”.

La prima impressione da dare non poteva essere migliore, ora dovrà convincere Sarri che può essere l’uomo giusto per questo Napoli, che può contribuire al raggiungimento degli obiettivi partenopei.

Napoli- incendio nel rione sanità: morta una donna

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Fiamme divampate all’interno di un’abitazione nel rione sanità: morta una 53enne. Diverse ipotesi sulle dinamiche del tragico incidente.

É successo ieri, alle 9 del mattino, nel rione sanità a Napoli, in una delle case caratteristiche di quella zona, i bassi, quando a seguito di un incendio una donna è  rimasta intrappolata nella sua abitazione . La causa va ascritta ad un accidentale corto circuito, stando alle prime ipotesi. Inutili i soccorsi arrivati, infatti la donna è stata trovata già morta. A dare l’allarme sono stati i vicini. Il vicolo ha sentito l’odore e visto le fiamme e ha lanciato l’Sos. Si tratta di una signora  di 53 anni, deceduta nel rogo tra le grida di terrore da parte degli abitanti che hanno visto levarsi alte le fiamme nel cielo in via Calce. Alcuni però hanno azzardato altre ipotesi, stando alla Repubblica:” Carolina, secondo i vicini aveva disturbi mentali. La sua casa è andata completamente distrutta dalle fiamme. Sul posto 118, vigili del fuoco e polizia. Tra le ipotesi per la causa dell’incendio una sigaretta spenta male o caduta sulle coperte. Carolina fumava spesso a letto, secondo i vicini“.

Napoli, le baby gang colpiscono ancora: 16enne preso a pugni in faccia

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Napoli. É l’ennesimo caso di violenza dopo quelli degli ultimi giorni che ancora fanno parlare della violenza delle  baby gang in stile Gomorra in Campania.

Questa volta insulti e poi un pugno in faccia, così è stato aggredito a Napoli un ragazzo nelle ultime ore. Ieri sera, verso le 21.30, davanti alla stazione della metropolitana ‘Policlinico’ un sedicenne ha riferito di essere stato avvicinato da un gruppo di ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 18 anni, che non conosceva. Prima hanno iniziato ad insultarlo, poi lo hanno colpito al volto con un pugno rompendogli ferocemente il naso. Il minorenne è andato a casa e poi con i genitori si è recato all’ospedale Vecchio Pellegrini dove gli è stata refertata una prognosi di 30 giorni. Il ragazzo ha deciso di rifiutare il ricovero. La Polizia di Stato, che non è intervenuta sul posto ma è stata allertata in ospedale, sta accertando i fatti.

 

Sindaco De Cristofaro e consigliere Innocenti in visita in quartiere popolare

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Il sindaco insieme ai cittadini, per risolvere i problemi della sua città.

Il sindaco insieme al consigliere Innocenti si é recato nella città, domenica mattina, per un “sopralluogo”volto ad analizzare le criticità, in particolare modo in via Filippo Saporito, nel rione Urra Casas:

“AVERSA. Nella mattinata di domenica 14 gennaio, il sindaco di Aversa, Enrico De Cristofaro, ed il consigliere, Giovanni Innocenti, si sono recati in via Filippo Saporito, nel rione Urra Casas, per valutare le varie criticità della nota zona periferica aversana.

Si è tenuto un incontro con alcuni residenti e con dei loro portavoce, prendendo atto delle loro istanze. Il Sindaco ed il consigliere hanno fatto anche un sopralluogo nella scuola elementare “Plesso Platani”, dove, finalmente è stata realizzata una copertura all ingresso della scuola, che i cittadini sollecitavano da anni e che dava non pochi disagi. La mattinata è proseguita con un incontro con il parroco della zona, con il quale si è ragionato sulla necessità di avviare un iter che porti ad una sinergia e confronto continuo tra istituzioni scolastiche, parrocchia e amministrazione .

“L’intento del Sindaco e dell’amministrazione – dice Innocenti -, è quello di creare una continua collaborazione tra le parti in campo che ci porti al riscatto totale di tutte le periferie.

Siamo pronti ad attivarci a fronte delle problematiche che ci vengono presentate e che sono di pertinenza comunale; per quanto concerne gli interventi da attuare da parte dell’ente provinciale case popolari (IACP), ci rendiamo disponibili a perorare le loro istanze, affinché si intervenga nel più breve tempo possibile.

Ancora una volta ci siamo recati in aree periferiche con la volontà di trasmettere un segnale forte, di presenza e vicinanza ai residenti. Daremo inizio ad una programmazione di incontri che favorisca il confronto; le istituzioni – conclude – sono presenti nella quotidianità dei cittadini”.

L’intento è quello di far sentire la presenza delle istituzioni sul territorio, come sottolinea il sindaco e per favorire un dialogo con i cittadini partirà anche un programma di incontri che permetterà il confronto con il tessuto cittadino.

Fonte: Biagio Russo

Pensionato spende tutta la sua pensione, la moglie scopre un giro di prostituzione

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Milano, sgominato un giro di prostituzione dai sospetti di una donna, l’anziano marito spendeva tutta la sua pensione in un centro benessere.

É successo nel milanese, un uomo di 65 anni stava spendendo tutta la sua pensione all’interno di un centro massaggi quando la moglie ha iniziato ad insospettirsi pensando che ciò che avvenisse all’interno di quel centro non fosse proprio del tutto lecito ed ha deciso di seganalare il problema a chi di dovere . I militari indagando hanno scoperto, come riportato dal Metropolis:”un centro massaggi orientali vicino alla strada Paullese in cui gli investigatori ritengono avvenisse anche attivita’ di prostituzione: una cinese di 39 anni residente a Milano, titolare dell’impresa, e’ stata arrestata in flagranza di reato per sfruttamento mentre incassava 100 euro da un cliente, un’altra cinese, di 43 anni e residente a Milano, gia’ nota alle forze dell’ordine, e’ stata denunciata a piede libero per lo stesso reato, in quanto proprietaria del negozio. Identificati durante il  controllo anche 4 clienti e altrettante ragazze cinesi”.

De Laurentiis ci ripensa: eliminare le clausole di Sarri e Mertens

De Laurentiis ci ripensa: eliminare le clausole di Sarri e Mertens

De Laurentiis ci ripensa e ora l’obiettivo è eliminare le clausole che lui stesso ha fissato. Come riporta Il Corriere della Sera, il presidente del Napoli si è già attivato risolvere le questioni legate al tecnico Maurizio Sarri e al proprio bomber Dries Mertens. La scorsa settimana si è precipitato a Figline Valdarno per trattare il rinnovo e per eliminare la clausola che dal 2 febbraio può liberare l’allenatore per ‘solo’ 8 milioni di euro (col Chelsea che già osserva), poi ha avviato i colloqui per rinegoziare il contratto e cancellare anche la clausola del falso 9 belga.

Ryanair, da oggi tagli sul bagaglio a mano: le nuove regole della compagnia

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Ryanair, da oggi tagli sul bagaglio a mano: la nuova policy della compagnia

Da oggi nuove regole per viaggiare con Ryanair, una delle compagnie aeree low cost più competitive del settore. Il cambiamento riguarda il bagaglio a mano: se prima era possibile portarlo con sè in cabina, adesso verrà imbarcato ma senza costi aggiuntivi. Perchè? Per evitare ritardi ai voli causati, secondo la compagnia, dal massiccio numero di clienti che si presentano all’imbarco con due valige.

La nuova policy di Ryanair prevede che solo i clienti con Imbarco Prioritario potranno portare in cabina due bagagli a mano, agli altri passeggeri, invece, ne è consentito uno solo e di piccole dimensioni (borse da passeggio, zainetti, marsupi ecc), mentre i trolley con due ruote saranno collocati nel gate d’imbarco senza però pagare il servizio. Ma attenzione, la gratuità è garantita solo se il peso della valigia è minore di 20 kg.

La compagnia low cost ha, infatti, introdotto altri cambiamenti: il peso consentito per poter effettuare l’imbarco in modo gratuito è aumentato da 15 kg a 20 kg. E’ stato abbassato anche il prezzo dei bagagli registrati superiori ai 20 kg, da 35 euro a 25 euro.

Questa soluzione è stata adottata per invogliare i passeggeri a viaggiare con un solo bagaglio, evitando così ritardi negli imbarchi.

Vice-Callejon ma non solo: con Verdi Sarri pensa ad un nuovo modulo

Vice-Callejon ma non solo: con Verdi Sarri pensa ad un nuovo modulo

Vice-Callejon ma non solo, la Gazzetta dello Sport parla delle possibili novità tattiche con Verdi: “In effetti, Simone Verdi rappresenterà l’alternativa a Callejon, ma per caratteristiche, può ricoprire sia il ruolo di centravanti, un falso nove per intenderci, sia di trequartista, alle spalle delle due punte e poter in qualche modo avere a disposizione una nuova variante tattica, quel 4-3-1-2 che ha spesso adottato a Empoli e che ha dovuto accantonare a Napoli in tutta fretta. L’attaccante del Bologna, potrebbe tornare molto utile in Europa League, dove il Napoli affronterà il Lipsia nei sedicesimi di finale: i tedeschi sono al secondo posto in Bundesliga, alle spalle del Bayern… Verdi, in ogni modo, rappresenterà il futuro, l’investimento del club è stato fatto anche in funzione di una eventuale partenza di Callejon, ammesso che l’attaccante spagnolo esprima il desiderio di voler tornare a giocare nella Liga”.