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Juve Stabia-Monopoli: nei precedenti a Castellammare prevalgono i pari

L’ultima vittoria dei baresi a Castellammare risale ad inizio anni ottanta

Juve Stabia e Monopoli, si sono affrontate in gare di campionato otto volte a Castellammare in casa delle vespe, il risultato prevalente è il pareggio (ben cinque), poi due vittorie per i gialloblù e una sola per i biancoverde. Questi i dettagli:

– 1976 / 1977 – Campionato Nazionale di Serie D girone ‘ H ‘

15° giornata d’andata: JUVE STABIA – MONOPOLI 0 – 0.

– 1979 / 1980 – Campionato Nazionale di Serie C2 girone ‘ D ‘

10 febbraio 1980 – 2° giornata di ritorno: JUVE STABIA – MONOPOLI 0 – 0.

– 1980 / 1981 – Campionato Nazionale di Serie C2 girone ‘ D ‘

10 maggio 1981 – 13° giornata di ritorno: JUVE STABIA – MONOPOLI 0 – 1.

 1992 / 1993 – Campionato Nazionale di Serie C2 girone ‘ C ‘

7 marzo 1993 – 4° giornata di ritorno: JUVE STABIA – MONOPOLI 0 – 0 (arbitro Gilberto Dagnello di Trieste).

– 2009 / 2010 – Campionato Nazionale di Seconda Divisione girone ‘ C ‘

10 gennaio 2010 – 2° giornata di ritorno: JUVE STABIA – MONOPOLI 3 – 0 (arbitro Leandro Borracci di San Benedetto del Tronto) Danilo D’AMBROSIO (foto), Maurizio PELUSO e Gianluca DE ANGELIS gli autori delle reti gialloblù.

– 2015 / 2016 – Campionato Nazionale di Lega Pro girone ‘ C ‘

19 dicembre 2015 – 16° giornata d’andata: JUVE STABIA – MONOPOLI 0 – 0 (arbitro Matteo Proietti di Terni).

– 2016 / 2017 – Campionato Nazionale di Lega Pro girone ‘ C ‘

21 gennaio 2017 – 3° giornata di ritorno: JUVE STABIA – MONOPOLI 1 – 1 (arbitro Andrea Giuseppe Zanonato di Vicenza) Pinto per i gabbiani e pari vespe di Francesco RIPA.

– 2017 / 2018 – Campionato Nazionale di Serie C girone ‘ C ‘

15 aprile 2018 – 16° giornata di ritorno: JUVE STABIA – MONOPOLI 2 – 1 (arbitro Diego Provesi di Treviglio) reti gialloblù di Simone SIMERI e Luigi CANOTTO, nel mezzo la rete biancoverede di Salvemini.

Giovanni Matrone

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Sorrento, i Bagni della Regina Giovanna entrano a far parte dei beni tutelati dalla Fai

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Fino al 30 novembre sarà possibile votare la località: ecco come

Sorrento, fino al prossimo 30 novembre prossimo sarà possibile votare, sul sito www.iluoghidelcuore.it, le località da inserire tra quelle da tutelare attraverso all’intervento del Fai, il Fondo Ambiente Italiano. Un obiettivo al quale punta anche l’amministrazione comunale di Sorrento per il sito archeologico e naturalistico dei bagni della Regina Giovanna, meta di centinaia di bagnanti ed escursionisti soprattutto durante l’estate.

Nella speciale classifica dei 20mila luoghi del cuore per i quali si può votare, quello del Capo di Sorrento è attualmente al 29mo posto con oltre 2mila e 600 preferenze. Nel sito si mescolano storia e leggenda. Qui, infatti, la Regina Giovanna D’angiò amava fare il bagno e, tra fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento, si ritirava in villeggiatura accompagnata dai suoi giovanissimi amanti. Sempre da quelle parti si stagliava, nel primo secolo avanti Cristo, la villa marittima di Pollio Felice: un gioiello di cui oggi sono visibili i resti, sistematicamente sfregiati da writers, clochard ed escursionisti indisciplinati.

Anche per questo il Comune punta a inserire i bagni della Regina Giovanna tra i siti tutelati dal Fai: «Abbiamo partecipato con entusiasmo a questa iniziativa già questa estate sensibilizzando i numerosissimi visitatori del sito – spiega il consigliere comunale Luigi Di Prisco –  Questa iniziativa è stata fortemente voluta dal sindaco Giuseppe Cuomo ed è la naturale prosecuzione di un programma importante avviato ad aprile scorso con il Fai, in occasione delle Giornate di Primavera, e volto a valorizzare i nostri beni culturali. In quella occasione abbiamo installato nel sito alcuni totem turistici che ne spiegano l’importanza sotto il profilo storico e culturale».

Castellammare, l’Amerigo Vespucci fa ritornò in città: ecco come farle visita

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L’aspetto tecnico e organizzativo è stato curato dal Rotary di Castellammare di Stabia

Castellammare di Stabia, l’Amerigo Vespucci fa ritorno sul suolo stabiese, e in virtù di questo il Comune e  in particolar modo il Rotary, hanno curato nei minimi particolari tutti gli aspetti organizzativi e logistici, per poterle far visita. Infatti, come si legge sulla pagina ufficiale del Sindaco Gaetano Cimmino,  per la visita alla nave scuola Amerigo Vespucci, aperta al pubblico presso lo Stabia Main Port nella giornata di sabato 20 ottobre tra le ore 16 e le ore 20 e 30, si comunica quanto segue.

Per ragioni di ordine pubblico, come da decisione recepita proveniente dalle autorità e dalle forze dell’ordine competenti sul territorio, sarà necessario ritirare il Pass d’Ingresso presso l’Ufficio Passi del Comune di Castellammare di Stabia, situato al piano terra di Palazzo Farnese in piazza Giovanni XXIII.

Sarà possibile ritirare il Pass d’Ingresso venerdì 19 e sabato 20 ottobre tra le ore 9 e 30 e le ore 13 e 30. I Pass saranno distribuiti gratuitamente in numerazione crescente fino a quota 2000, corrispondente alla stima di 2000 persone che potranno visitare il Vespucci nel tempo in cui resterà a Castellammare, ovvero, si ricorda, tra le ore 16 e le ore 20 e 30.

I Pass saranno erogabili fino ad un massimo di 3 per ciascun titolare di documento d’identità esibito. Per ragioni di sicurezza è necessario che i visitatori di tutte le età siano muniti di Pass.

La stima di quota 2000 è stata effettuata dai responsabili dell’ordine pubblico sul territorio di Castellammare. L’evento è organizzato dal Rotary Club di Castellammare di Stabia e patrocinato dal Comune. Il Comune metterà a disposizione la propria struttura e i Pass d’Ingresso numerati, come richiesto dalle autorità, mentre per ogni altro aspetto tecnico o organizzativo si prega di rivolgersi al Rotary Club di Castellammare

Ue: “Stop flessibilità per l’Italia”

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Ue: “Stop flessibilità per l’Italia”

Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha parlato della manovra italiana e della reazione degli altri Paesi all’aumento del deficit contenuto nel Def.

“So, e alcuni colleghi l’hanno detto al telefono, che non vogliono che sia aggiunta altra flessibilità a quella già esistente per l’Italia, e non è nostra intenzione procedere in questo senso”.

“So dal passato – ha riferito Juncker, nella conferenza stampa a conclusione del vertice a Bruxelles – che la Commissione è sempre stata accusata di essere troppo generosa quando si tratta del bilancio italiano. Io non dico che siamo stati generosi, ma abbiamo introdotto nell’applicazione del Patto di crescita e stabilità alcuni elementi di flessibilità”.

E l’Italia, ha ribadito il presidente della Commissione europea, “è l’unico Paese che ha usato tutta la sua flessibilità sin da quando l’abbiamo introdotta, l’Italia è stata in grado di spendere negli ultimi tre anni 30 miliardi di euro in più”.

“Siamo stati molto gentili e positivi quando si è trattato dell’Italia, perché l’Italia è l’Italia”, ha sottolineato Juncker sottolineando poco prima che la Commissione europea “non ha alcun pregiudizio negativo” rispetto alla manovra italiana.

181018 IL PUNTO sulle News del giorno appena finito

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Stralcio delle news principali dal primo Giornale Radio del giorno: “Notizie dal mondo”, con IL PUNTO su quelle che potrete trovare su Vivicentro.it mentre, per approfondire e riascoltare tutto il GRV trasmesso su Viviradio-Web, clicca QUI.

  • Decreto fiscale. La lega attacca. Quel testo lo conoscevano tutti. Di Maio, ieri sera, aveva provato a fare la retromarcia evocando un complotto degli alleati.
  • A Bruxelles dialogo fra Sordi. Conte prova a far digerire la manovra all’Europa che cerca di convincere il governo a cambiarla.
  • A Genova i primi sfollati di Ponte Morandi sono potuti entrare nelle proprie abitazioni intanto slitta ancora l’emendamento preannunciato dal governo al decreto Genova che doveva contenere le coperture.

Bocche cucite dei 5 Stelle sul decreto fiscale dopo il grottesco tentativo di Di Maio di smarcarsi dal condono tombale evocando il complotto da Vespa a Porta a Porta. Una manina che ha modificato il testo concordato, la tesi di Maio, introducendo due articoli: sul condono per i capitali all’estero, la non punibilità del riciclaggio. Un’accusa, di fatto, ai propri alleati di governo.

La lega a sua volta accusa 5 Stelle di sollevare un polverone per cercare in extremis di fermare un decreto indigeribile dal loro elettorato. Quel testo lo conoscevano tutti, attacca il Sottosegretario all’economia Garavaglia.

Conte da Bruxelles dice che al suo ritorno leggerà il decreto e lo controllerà riga per riga.

Il premier al Consiglio Europeo sta cercando di far digerire la manovra ai partner europei molto scettici che, a loro volta, cercano di convincere il governo italiano a cambiarla.

E’ una manovra bella, sappiamo che l’Europa avrà delle modifiche da chiedere, ha detto il presidente del consiglio, e che delle modifiche ci devono essere l’hanno ribadito faccia a faccia il Presidente del Consiglio olandese Mark Rutte, e lo dirà probabilmente il commissario europeo Moscovici che nel frattempo è giunto a Roma.

Moscovici vedrà Tria, Mattarella e il governatore di bankitalia Visco.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiede senso di responsabilità da parte di tutti, a partire dalla politica, per le sfide che deve affrontare il paese. Il capo dello Stato lo ha scritto in un telegramma inviato all’assemblea di Assolombarda: servono un dialogo costruttivo e un alto senso di responsabilità da parte della politica, delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni e della società civile per scelte consapevoli con una visione di lungo termine nell’interesse collettivo, ha scritto il Presidente.

Lo scudo fiscale è un regalo ai criminali, la politica disattenta sulla mafia. Sono le dure parole del procuratore nazionale antimafia Cafiero de Raho. La nostra zavorra sono mafia e corruzione, quest’ultima dilaga, ma non vi è attenzione per questi fenomeni emergenziali, ha detto De Raho alla presentazione del rapporto di Libera su mafia e corruzione

E veniamo a Genova. Questa mattina Ci sono stati momenti di forte commozione quando i primi sfollati del Ponte Morandi sono potuti accedere alle proprie abitazioni in via Porro dopo che l’ingresso era stato rinviato di un’ora per il forte vento. Le persone avranno due ore di tempo per recuperare i loro effetti personali. Al massimo due persone per famiglia sono e saranno accompagnate da tre Vigili del Fuoco, avranno 50 scatoloni a disposizione da riempire.

Luca fava è uno degli sfollati del Ponte Morandi:

fino ad oggi […]

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CRONACA • RADIO NEWS

Segretaria storica di Bossi: “Salvini sapeva tutto sui soldi”

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Segretaria storica di Bossi: “Salvini sapeva tutto sui soldi”

Daniela Cantamessa, ex dipendente e storica ex segretaria di Umberto Bossi, a The Post Internazionale parla a proposito dei fondi del Carroccio.

“A Salvini segnalai tutto, lui era vice segretario federale, e con lui avevo un rapporto cameratesco. Era uno di noi. Gli dissi di fare qualcosa perché stavano sparendo tutti i soldi. Ma non si sbilanciò molto quando glielo dissi”, riferisce.

“Tutto cominciò dopo il 2012”, dice. “Quando Bossi si è dimesso aveva lasciato nelle casse del partito circa 40 milioni di euro”, poi con la “gestione Maroni” le cose cambiarono nell’organizzazione. “Maroni, invece di usare la struttura storica della Lega, utilizzava strutture esterne che avevano dei costi molto alti” nonostante “la Lega avesse la sua struttura contabile che funzionava”. Cantamessa dice inoltre di aver avvertito Salvini, allora vice segretario federale della Lega, di quanto stava accadendo: “A Salvini segnalai tutto”.

Terra dei Fuochi, scatta il maxi blitz: arrivano venti denunce tra Napoli e Caserta

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Contestate sanzioni amministrative per oltre 32 mila euro

Operazione di controllo straordinario del territorio per il contrasto al rogo dei rifiuti nei comuni di Acerra, Afragola, Camposano, Castel Volturno, Castello di Cisterna, Ercolano, Frattaminore, Giugliano in Campania, Lusciano, Maddaloni, Marcianise, Mondragone, Mugnano, Napoli, Nola, Parete, Recale, Striano e Torre del Greco.

In campo 80 equipaggi, per un totale di 204 unità appartenenti al Raggruppamento ‘Campania’ dell’Esercito Italiano, al Commissariato di Polizia di Stato e al Comando Compagnia Carabinieri di Torre del Greco, alla Compagnia della Guardia di Finanza di Torre del Greco, al Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Napoli, alla Polizia Metropolitana di Napoli, alle Polizie locali dei Comuni interessati, nonché personale dell’ARPAC.
Sono state controllate 19 attività commerciali e imprenditoriali operanti nel settore dello stoccaggio e smaltimento rifiuti, dell’artigianato, cantieristico navale e meccanico; otto attività sono state sequestrate. Sono state controllate 81 persone (di cui 20 sono state denunciate all’autorità giudiziaria, 19 sanzionate e 3 lavoratori irregolari) e 51 i veicoli, di cui 6 sequestrati. Nel complesso sono state contestate sanzioni amministrative per oltre 32 mila euro.

Il ds del Genoa: “Piatek-Napoli? I presidenti ne parlano ma l’affare è difficile”

“Milik in prestito al Genoa? Fantacalcio”

Mario Donatelli, direttore sportivo del Genoa, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio CRC durante la trasmissione Un Calcio alla Radio per parlare delle voci che vogliono Krzysztof Piatek al centro della trattativa tra Enrico Preziosi, presidente rossoblu e Aurelio De Laurentiis, patron del Napoli.

Ecco le sue parole:
“Preziosi si sta muovendo con De Laurentiis per Piatek, non so se l’operazione si farà. Il patron vuole trattenere il polacco, non so cosa si sia detto con De Laurentiis. Napoli su Piatek? L’intenzione è di trattenerlo sino a fine anno. Milik in prestito al Genoa è fantamercato? Piatek è nostro e ce lo vogliamo tenere stretto. Per quanto riguarda le strategie del Napoli, dovete chiedere a loro”.

Minacciano di buttarsi dal tetto, azienda in crisi di Napoli porta la biancheria agli ospedali

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I Vigili del Fuoco presidiano il perimetro dei capannoni

Un gruppo di lavoratori dell’American Laundry, l’azienda di Melito che fornisce biancheria ai più importanti ospedali di Napoli e della provincia, è salito sui tetti dei capannoni dell’industria, che ha sede sulla circumvallazione esterna, per protestare contro il piano di licenziamento, prospettato dopo sette anni di disagi e contratti di solidarietà. Minacciano di lanciarsi nel vuoto.

Sono centinaia le persone impiegate nei vari turni di lavorazione e che ora rischiano di perdere il posto. Disagi negli ospedali dove da ieri scarseggiano i ricambi di biancheria per gli ammalati ed il personale sanitario.
Sul posto i vigili del fuoco hanno predisposto lungo il perimetro dei capannoni i materassi salva persone, mentre altre squadre di pompieri sono pronte con le autoscale. Anche i carabinieri presidiano la zona.

Pompei, l’epigrafista sulla scritta agli Scavi: “La data dell’eruzione resta dubbia”

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La data dell’eruzione del Vesuvio resta un giallo

Metti una scritta con il carboncino. Aggiungi che la frase è in latino. Considera che è stata trovata a Pompei su una parete delle casa con il giardino, una di quelle che si stanno riportando alla luce nelle Regio V, su quell’area detta del ‘cuneo’ che affaccia sulla Via di Nola. Fai tradurre a un epigrafista d’eccellenza come Antonio Varone quanto riportato sull’intonaco e cioè “XVI (ante) K (alendas) Nov (embres) in ulsit pro masumis esurit” ovvero “il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato” ed ecco che il giallo è servito.

Quella data, secondo il direttore generale del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, riposizionerebbe nel tempo il giorno dell’eruzione con la quale il Vesuvio distrusse Pompei, Ercolano, Stabiae e Oplontis. Non più dunque il 24 agosto del 79 dopo Cristo, come si era sempre detto, bensì il 24 ottobre dello stesso anno.
I codici di Plinio riportano tutti “nonum kalendas semptember”, ovvero “nove giorni prima delle calende di settembre”, tranne uno che annota “nonum kalendas november”: nove giorni prima delle calende di novembre. I filologi hanno sempre optato per settembre. Calenda era il primo giorno del mese. Il conto va fatto all’indietro. Dunque nove giorni prima dell’uno settembre cade il 24 agosto. Identico ragionamento per la frase successiva e cioè ‘nove giorni prima delle calende di novembre’ ossia il 24 ottobre. La scritta scoperta recita “sedici giorni prima delle calende di novembre” e dunque vale il 17 di ottobre. In quel giorno, quello che certamente non era un semplice operaio. forse uno dei maestri decoratori che lavoravano sulla parete della stanza accanto, vergò la frase.

Sant’Antonio Abate, truffavano gli automobilisti con la ‘tecnica dello specchietto’: arrestati

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I carabinieri sono intervenuti dopo aver assistito alla scena

I carabinieri della stazione di Sant’Antonio Abate hanno tratto in arresto tre uomini, già noti alle forze dell’ordine, dopo aver tentato la truffa ai danni di un anziano con la “tecnica dello specchietto”. I militari hanno assistito alla scena per poi intervenire e bloccare i truffatori.

A bordo di una Opel presa a noleggio, avevano simulato – con una botta data al volo con uno stivale – di essere stati colpiti allo specchietto da una vettura in transito su via Scafati, la Renault di un pensionato 71enne. Dopo il finto urto hanno cominciato a seguire la Renault lampeggiando, suonando il clacson e sbracciandosi per far capire al malcapitato che doveva fermarsi. A seguire la contrattazione, la convenienza di evitare il Cid (costatazione amichevole) e l’idea di portare l’auto da un “amico” che avrebbe riparato il danno a poco prezzo. I malfattori sono stati bloccati dai militari dell’Arma che hanno assistito da lontano alla scena. Sono intervenuti in aiuto dell’anziano riuscendo a evitare il versamento di 150 euro che la vittima si accingeva a consegnare.

Il Consiglio Nazionale di Castellammare cambia il comitato di presidenza di Unimpresa

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Le nuove cariche

Cambia il comitato di presidenza di Unimpresa. Le nomine sono state decise dal consiglio nazionale e sono state ufficializzate oggi nel corso di un incontro nella sede dell’associazione a Castellammare di Stabia, al termine di due giorni dedicati ai servizi. Giovanna Ferrara è stata confermata alla presidenza. Il resto della squadra è così composto: Claudio Pucci (vicepresidente con delega per fisco e bilanci); Cristiano Minozzi (vicepresidente con delega per edilizia e infrastrutture); Dario Tozzi (vicepresidente con delega per attività legate al mondo dello sport, del tempo libero e della cultura); Giuseppe Spadafora vicepresidente con delega per research and development in management and security and privacy); Salvatore Politino (vicepresidente con delega allo sviluppo delle relazioni con le istituzioni bancarie e finanziarie); Rossano Petti (vicepresidente con delega per innovazione e tecnologie); Mario Braga (vicepresidente con delega per l’agroalimentare); Mario Ciardiello consigliere nazionale e membro del comitato di presidenza con delega per l’Internazionalizzazione); Laura Angelisanti (consigliere nazionale e membro del comitato di presidenza con delega per gli affari legislativi); Laura Mazza (segretario generale).

Ufficio stampa Unimpresa

Serie A, Udinese-Napoli affidata a Mariani, il derby di Milano a Guida: le designazioni

Gli assistenti di Mariani saranno Bindoni e Paganessi

L’Associazione Italiana Arbitri ha reso noti gli arbitri che dirigeranno le dieci gare in programma per la nona giornata del campionato di Serie AUdinese-Napoli sarà diretta dal sig. Mariani della sezione di Aprilia che sarà coadiuvato da Bindoni di Venezia e da Paganessi di Bergamo. Al VAR ci sarà Chiffi di Padova.

Ecco tutte le designazioni:

BOLOGNA-TORINO 
BANTI
TONOLINI – DI IORIO
IV: BARONI
VAR: DI BELLO
AVAR: POSADO

CHIEVO-ATALANTA
ROCCHI
CECCONI – ROSSI C.
IV: RAPUANO
VAR: PASQUA
AVAR: MONDIN

FIORENTINA-CAGLIARI h. 18:00
GIACOMELLI
CALIARI – LANOTTE
IV: PILLITTERI
VAR: AURELIANO
AVAR: SCHENONE

FROSINONE-EMPOLI h. 12:30
ORSATO
MANGANELLI – VIVENZI
IV: MANGANIELLO
VAR: SACCHI
AVAR: DEL GIOVANE

INTER-MILAN h. 20:30
GUIDA
MELI – PASSERI
IV: MARESCA
VAR: IRRATI
AVAR: GIALLATINI

JUVENTUS-GENOA Sabato 20\10 h. 18:00 
LA PENNA
MARRAZZO – BOTTEGONI
IV: ROS
VAR: CALVARESE
AVAR: TOLFO

PARMA-LAZIO
FABBRI
PRETI – ALASSIO
IV: MASSA
VAR: MAZZOLENI
AVAR: LO CICERO

ROMA-SPAL Sabato 20\10 h. 15:00
PAIRETTO
RANGHETTI – FIORITO
IV: DI MARTINO
VAR: ABISSO
AVAR: CARBONE

SAMPDORIA-SASSUOLO Lunedì 22\10 h. 20:30
FOURNEAU
VUOTO – GORI
IV: PEZZUTO
VAR: VALERI
AVAR: DE MEO

UDINESE-NAPOLI Sabato 20\10 h. 20:30
MARIANI
BINDONI – PAGANESSI
IV: GHERSINI
VAR: CHIFFI
AVAR: VALERIANI

Garza dimenticata, donna muore a Castellammare: indagate in 17 persone

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Garza dimenticata, donna muore a Castellammare

Una garza è stata dimenticata da chi ha effettuato l’operazione, una donna di 67 anni di Torre del Greco è deceduta. Per l’Asl invece si trattava di un drenaggio che i sanitari avrebbero dovuto cambiare con una frequenza di circa 5-7 giorni. Il fatto è avvenuto all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia dopo che l’anziana era stata operata al Maresca di Torre del Greco ed era transitata anche nella clinica Bianchi di Portici. La Procura di Torre Annunziata ha iscritto nel registro degli indagati 17 tra medici e infermieri.

Boscoreale, la refurtiva dei furti di appartamenti in Campania portata nei depositi clandestini della città

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Sarebbero sedici gli indagati con due donne in carcere

I carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata hanno esgeuito una ordinanza di misura cautelare – emessa dal Gip del Tribunale oplontino su richiesta della locale Procura – nei confronti di sedici soggetti con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al furto, alla ricettazione e al riciclaggio.

Nove sono finiti in carcere a Poggioreale, due le donne coinvolte – rinchiuse a Pozzuoli -, quattro indagati ristretti ai domiciliari. Uno è già detenuto. Le indagini – coordinate dalla Procura torrese e condotte dai militari dell’Arma della Stazione di Boscoreale, hanno appurato l’esistenza di un gruppo criminale composto da italiani e rumeniche tra le province di Napoli, Caserta, Avellino e Salerno ha messo a segno un numero indeterminato di furti in abitazioni e luoghi di dimora privati (anche fondi agricoli), sfruttando poi una vasta rete di sodali dediti alla ricettazione dei beni sottratti e al riciclaggio dei proventi ottenuti dall’illecita attività.
Sono trenta i colpi realizzati tra maggio e agosto 2017, sia di giorno che di notte, e in alcuni casi anche con la presenza delle vittime in casa. Nel corso dell’indagine, sono state arrestate in flagranza di reato due persone. I malviventi agirono nel Salernitano. Altri tre complici, datisi alla fuga, vennero poi individuati e sottoposti a misura cautelare.
I ricettatori invece operavano pressotre depositi clandestini situati a Boscoreale, dove veniva stoccata la refurtiva. In particolare, sono stati individuati quei soggetti che si occupavano del ricondizionamento, mediante interventi di riverniciatura e alterazione dei segni distintivi, di mezzi agricoli e trattori, che venivano così “ripuliti” e reimmessi nel mercato illecito. I carabinieri hanno infine sequestrato quattro vetture con le quali la banda si spostava per commettere i furti.
Al vertice dell’organizzaizone c’era lo “zio”, Mario Falanga, 46enne di Boscoreale. Era lui ad organizzare i raid, a decidere gli obiettivi e ad assegnare i compiti ai banditi per ciascun “colpo”. In questa sua attività veniva coadiuvato dalla nipote,la 34enne Giovanna Fusco.

BREXIT. ANCORA FUMATA NERA SUI NEGOZIATI

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L’accordo sulla Brexit, tra la premier britannica Theresa May e i rappresentanti dell’Ue, sembrava ad un passo dal traguardo nel corso dell’ennesimo meeting a Bruxelles, e invece non rassicurano le dichiarazioni di Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo: “la convergenza delle parti negli ultimi incontri sembra più lontana che mai”.
E il totale accordo tra Regno Unito e Ue non è stato affatto raggiunto.
Il nodo è tra i più dibattuti – già all’indomani del referendum svoltosi due anni fa – e riguarda i confini tra Irlanda del Nord e Irlanda, che già si porta dietro una memoria storica di scontri e tensioni.
Il risultato di queste divergenze, tra la delegazione del RU e Ue, è che si ritorna al rischio del ‘no deal’, o hard Brexit, anche se questa ipotesi, com’è facile presentire, porterebbe conseguenze veramente serie per l’economia del Regno Unito, che già sta scontando le conseguenze del successo referendario in favore dei “Leave”.
Del resto sono allarmati un po’ ovunque nel Paese; recentemente lo ha affermato anche il personale accademico delle Università scientifiche, il quale sostiene che ‘non esiste un piano B’, e che è indispensabile salvaguardare la ricerca dai possibili esiti negativi della Brexit. “La ricerca – dichiarano  senza eufemismi – è stata anche finanziata dall’Ue, un negoziato che si concludesse senza accordi significherebbe un cataclisma”.
In questi ultimi due anni, le tentazioni di un secondo test elettorale sono state forti, incoraggiate, foraggiate e sostenute da orizzonti diversi della società britannica, da quello politico a quello economico e finanziario, nonché giuridico. Soprattutto dalla parte della popolazione che non si riconosce nel risultato elettorale.
E proprio qui sarebbe necessaria qualche considerazione. Domanda: è lecito che il 51% dei votanti trascini il restante 48% in una scelta così importante per il Regno Unito? Non sarebbe stato più ovvio il buon senso, ossia prevedere uno scenario dal quale potesse emergere un simile risultato, e per questo stabilire un margine di consensi maggiore, per entrambi le parti?
Risposta: a questo punto, poiché non si è tenuto conto di un dettaglio così importante, sarebbe ovvio procedere con una seconda consultazione referendaria.
Recentemente è stato scritto sul Financial Times:
“Ha senso l’idea di un secondo referendum? I tanti che condividono le mie vedute sul voto – che è stato un errore enorme – insistono che un senso ce l’ha. Anche se dalla parte dei ‘Leaves’ naturalmente non è proponibile. Eppure fa parte dell’essenza di una democrazia il fatto che gli elettori possano cambiare le loro tendenze sul voto.
Se questo non fosse stato possibile, tutto sarebbe rimasto nei limiti dello stesso risultato ottenuto con il referendum del 1975, quando il popolo del Regno Unito scelse di diventare membro dell’Ue..”
Un brevissimo excursus storico al riguardo è necessario.
Cominciò nel 1973 (non nel ’57 col Trattato di Roma), quando il RU entrò a fare parte della Cee (Comunità economica europea, ossia Mercato comune). L’accordo fu siglato da un rappresentante dei Tory, Hedward Heath. Nei primi anni ’60, la Gran Bretagna affrontò una crisi economica non di poco conto, si trovava di fronte ad un elevato tasso di disoccupazione, e il Pil era tra i più bassi in Europa.
Il precario stato dell’economia spinse il Governo a chiedere l’adesione alla Cee, ma la richiesta fu respinta due volte. Poi fu in seguito accettata. In quel periodo ci fu però un ‘turn over’ del premier: Heath era stato sconfitto, gli subentrò il laburista Harold Wilson, il quale, volle sondare gli umori della popolazione sulla permanenza della GB nella Cee, e, nel 1975 , indisse pertanto un referendum. I “Remain” di allora vinsero con il 62% dei consensi. Anche la Thatcher si schierò a favore.
In questo caso il risultato riflette veramente uno schieramento chiaro, verso una scelta decisa, con quasi il 10% in più dei consensi ottenuti dai “Leave” nel 2016. Qui si può ragionare meglio in termini di democrazia. Se si fosse conseguito un buon 70%, il risultato, ovvio, sarebbe stato ancora più garantito.
Ma quando più o meno il 50% si schiera in una posizione positiva e l’altra metà propende per l’altro versante, vincendo la competizione elettorale per pochi punti, è possibile che il dibattito e il dissenso finiscano per incoraggiare anche gli atti violenti. Cosa che puntualmente si sta verificando negli ultimi due anni in Regno Unito.
Come si è accennato, anche le pressioni per un’altra prova elettorale sono state tante, le lotte della premier scozzese (Nicole Sturgeon) che non voleva e non vuole saperne di lasciare l’Ue, sono state implacabili. Ha minacciato a lungo un nuovo referendum per la secessione della Scozia da Londra (consultazione che peraltro c’era già stata alla fine del 2014, quando i ‘no’ avevano vinto più o meno con lo stesso risultato dei brexitiers, ossia il 55,4%).
Ma Nicola Sturgeon, e il Parlamento scozzese, sono sempre sul piede di guerra. Non intendono divorziare dall’Unione europea, e anzi vorrebbero sfruttare il dissenso popolare al riguardo per imporre una seconda consultazione referendaria sull’indipendenza . Il Parlamento ha infatti recentemente respinto il progetto di legge-quadro formulata da Londra per l’uscita dall’Ue.
L’entusiasmo non è alle stelle neppure in Irlanda, e in quella del Nord; i fermenti pro Ue non mancano; vi sono stati anche incontri con i reciproci rappresentanti politici, volti a trovare un accordo per l’unione dell’isola. Ma non è semplice, il ‘leone’, a Londra, non tollererebbe la disgregazione del Regno Unito, c’è già la Scozia che preme, come spina sul fianco. La Gran Bretagna, che con il Commonwealth ha avuto mezzo mondo in passato tutto per sé, non accetterebbe di essere ridotta ai minimi termini senza battere ciglio.
Londra non vuole in ogni caso spostare il confine doganale sulle coste dell’isola. Per l’Ue si prospetterebbe una hard border. Né il RU è disposto a concedere l’inclusione dell’Irlanda del Nord nell’Unione, perché creerebbe i presupposti per l’indipendenza politica, e la conseguente unità dell’isola. Realtà scongiurata dal Governo inglese, per le ragioni esposte.
A febbraio scorso, Michel Barnier, negoziatore capo dell’UE per la Brexit, aveva proposto l’inclusione dell’Irlanda del Nord, ma com’è facile intuire, aveva trovato ferma opposizione da parte di Theresa May e dal suo entourage politico.
La questione Irlanda è sempre in graticola, oggetto del contendere, e sta tuttora creando ostacoli nei negoziati.
I “remain”, in Gran Bretagna, hanno sperato a lungo in un’inversione di tendenza decisiva per quel che concerne gli umori della popolazione, soprattutto tra coloro che avevano votato il movimento “Leave” nella consultazione referendaria del 23 giugno 2016. Da un anno a questa parte, la possibilità di un nuovo test elettorale si è fatto sempre più reale, se si considerano le vicissitudini politiche della leader Tory Theresa May, e il dissenso sempre più evidente tra i suoi stessi sostenitori in parlamento.
La stessa premier, nei giorni scorsi, ha dichiarato che i risultati dei recenti incontri a Bruxelles si sono rivelati più complicati di quanto ci si potesse attendere.
I problemi sul tavolo delle trattative sono pochi, ma si tratta di quelli più ostici, come il dossier Irlanda del Nord, appunto. Indiscrezioni raccolte negli ambienti Ue da Reuters, fanno intendere che a Bruxelles ci si prepara anche al peggio, ossia ad un negoziato senza accordi. La May è “under pressure” (sotto pressione), si fa influenzare da esponenti Tory che spingono per una hard Brexit, al di là delle conseguenze, e possibili ritorsioni Ue.
Nello specifico, Londra, non intende accettare un’ipotesi di backstop, pieno d’insidia per il RU, ossia la proposta dell’Unione volta a tenere dentro i confini del mercato unico l’Irlanda del Nord. La premier  deve lottare tra due fuochi: gran parte dei parlamentari non vogliono una hard Brexit, non ne accetterebbero le condizioni.
Si attende una possibile svolta durante il vertice (dei leader) dei 27 Paesi membri a Bruxelles, previsto per mercoledì, nel corso del quale potrebbe maturare l’accordo decisivo. Marzo 2019 è ormai prossimo, ed entro questa data si dovrebbe applicare, nei confronti del Regno Unito, l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che prevede e disciplina il recesso volontario e unilaterale di un paese membro dall’Unione europea.

IN ATTESA DELLA VERITA’ SULLE STRAGI DI PALERMO. TESTIMONIANZA DEL PENTITO CALCARA

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(Di Virginia Murru)

Dire qualcosa sui 25 anni di processi riguardanti le stragi di Palermo, significa introdursi, sia pure da cittadini comuni, in una fitta rete di accadimenti, tra i resoconti sommari (considerato lo spazio che consente un articolo) dei collaboratori di giustizia, e infine, nelle trame oscure dei tentativi di depistaggio, che hanno offeso ancora di più la memoria delle vittime.

Povera Italia, sempre imbavagliata, messa a tacere in un angolo, mentre illustri innominati ne guidano i passi, senza il coraggio di mostrarsi a volto scoperto, di rispondere all’appello della Giustizia quando chiama. 50 anni di storia violenta alle spalle, di stragi e vittime,  fiumi di sangue e  lacrime. Possibile che tutto questo debba dissolversi nel nulla, che tanto male debba essere immolato alla causa del tacere (e del potere)?

Sono questi i veri “non luoghi a procedere” che bloccano la Verità.

Possibile che sia questo il modo migliore per andare incontro alla svolta? Non si può passare in una sponda più degna così, per scrivere parole nuove è necessario che si abbia il coraggio di dire basta. Basta alla corruzione, alla sopraffazione, basta soprattutto alla violenza chiara e occulta. Basta all’insidia del silenzio. Un Uomo ha altre prerogative più degne, un Uomo sbaglia, anche, ma non può contraffare la propria natura fino a questo punto. Eppure, i veri mandanti, ossia la Verità ultima delle stragi di Palermo (e non solo), è ancora preclusa.

In nome di coloro che sono passati sotto i cingoli spietati del potere violento, è necessario lottare per la verità e la trasparenza nell’attività delle Istituzioni.

Il giudice Antonino Di Matteo, il 17 settembre scorso, in audizione al Csm, ha fatto un bilancio positivo sui 25 anni di processi contro i responsabili delle stragi del ’92/93, e l’accertamento della verità sulla trattativa Stato-mafia. Il magistrato ha chiesto che l’audizione fosse pubblica, Radio Radicale (e non solo) ha infatti registrato tutto il suo intervento.

Sostiene il magistrato : “non è vero che tutti questi anni di indagini e ricerca della verità siano stati inutili, intanto sono state inflitte pene esemplari, l’irrogazione di 26 ergastoli è già una prova”.

E aggiunge: “Su via d’Amelio siamo  ad un passo dalla verità. Mai come ora siamo stati vicini all’accertamento dei fatti riguardanti le stragi di Palermo . E questo grazie al mio contributo  e a quello di altri magistrati. Non è giusto che questi magistrati siano oggi accostati a depistaggi, l’ accusa è strumentale a chi non vuole che si vada avanti”.

Sembra retorico chiedersi perché è necessario andare oltre. La risposta è evidente:  nonostante i progressi, restano tante ombre e interrogativi sulle stragi. Su Via D’Amelio, per esempio, non è stato affrontato  solo il depistaggio legato alle false affermazioni del pentito Scarantino, che ha ritardato il corso della verità. C’è anche quello che riguarda l’agenda rossa del giudice Borsellino. I giudici della Corte d’assise l’hanno definito come il “depistaggio più grave della storia”. Proprio alcuni giorni fa sono stati rinviati a giudizio tre poliziotti, accusati “di avere favorito la mafia, tramite una falsa ricostruzione della fase esecutiva della strage, che ebbe come conseguenza la condanna all’ergastolo di sette mafiosi, estranei all’attentato”.

Nelle vicende di mafia concernenti gli anni ’80 e ’90, c’è anche un testimone di giustizia piuttosto noto, Vincenzo Calcara – il quale, avendo fatto parte, fino  al ’91, dell’organizzazione mafiosa in qualità di uomo d’onore ‘riservato’ (‘riservato’ perché non era conosciuto dagli altri membri dell’organizzazione), al servizio di Francesco Messina Denaro – avrebbe voluto essere ascoltato dai giudici che si sono occupati negli ultimi 25 anni della strage di Via d’Amelio.

Vincenzo Calcara ha scritto un memoriale, pubblicato peraltro  nel blog di Salvatore Borsellino (ma anche in altri), la sua è una storia lunghissima e travagliata, che per ovvie ragioni di spazio non può essere riportata per intero in un articolo. Egli ha tuttavia riferito fatti nelle sedi opportune che sembrano inverosimili, ma si tratta di testimonianze rese a suo tempo  al giudice Paolo Borsellino, il quale ha preso nota per mesi delle sue rivelazioni, sul finire del ’91, e nel ‘92, fino a poco prima della strage  in cui, insieme alla sua scorta, fu assassinato.

Il rapporto tra il testimone di Giustizia e il giudice, fu di rispetto reciproco, nonostante la scioccante rivelazione del Calcara, il quale gli confidò di avere ricevuto, poco tempo prima del suo arresto, l’incarico da parte del capo famiglia  Francesco Messina Denaro di Castelvetrano,  di ucciderlo con un fucile di precisione, nella statale tra Palermo e Agrigento. Qualora si fosse decisa la strage attraverso l’uso del tritolo, e dunque con un’autobomba, avrebbe dovuto svolgere un ruolo di copertura.

“Di quel Borsalino –  pare avesse detto in modo sprezzante il boss – non devono restare nemmeno le idee..”

Per chi volesse conoscere la testimonianza di Vincenzo Calcara, basta leggere i suoi memoriali. Le video interviste e la partecipazione a tante trasmissioni televisive, inoltre, rendono l’idea dell’attaccamento alla memoria del giudice Borsellino, e al rispetto sempre dichiarato  nei confronti della sua famiglia.

Da anni è uscito fuori dal programma di protezione, vive con la moglie e le quattro figlie, ma gli resta il rammarico di non essere stato ascoltato abbastanza in ambito giudiziario. Solo il giudice Borsellino gli aveva prestato la dovuta attenzione. Vincenzo Calcara vorrebbe offrire il suo contributo per il riscatto della verità, ma non è stato messo a confronto  con i pentiti più seguiti sia nei processi svoltisi a Caltanissetta che a Palermo.

Tanto è stato l’impegno della Magistratura per la ricerca della verità, e tuttavia un’infinità d’interrogativi restano ancora senza risposta, perché mancano i nomi e i volti dei veri direttori d’orchestra, ossia le cosiddette ‘entità’ di un potere occulto che dietro le quinte sembra sia stato il vero regista. E’ il muro più ostinato, invalicabile fino ad ora, col quale i magistrati si sono misurati. Sono quelle ‘menti raffinatissime’ alle quali faceva riferimento  il giudice Falcone.

Questi misteri sono le ‘terre irredente’ della giustizia, rappresentano la porta blindata delle istituzioni deviate che fu interdetta a Borsellino, e ai giudici coraggiosi come lui, che hanno pagato con la vita l’ardire di condurre le indagini negli angoli più oscuri della vita della Nazione. Che hanno vissuto di tradimenti e detrazioni, hanno respirato l’aria piena di veleni e sospetti di chi era già inviso alla verità e alla giustizia. Una terribile lotta in sordina tra bene e male, dove la distanza, tra irreprensibilità e corruzione, è davvero una questione di maschere. Chi ha osato inoltrarsi in questi fondali limacciosi, aveva solo il fine di portare in superficie la verità; unico obiettivo che ha distinto  l’operato delle persone cadute sotto gli strali di queste forze oscure. Ma qui la verità è avvolta davvero da una spessa coltre  di nebbia, non è un percorso illuminato, non si può andare oltre.

Occorrerebbe ora un altro ordine di pentiti, come scrive la rivista on line Antimafia Duemila: proprio quelli che si riparano dietro il paravento di cariche pubbliche, Istituzioni. Persone che conoscono risvolti inediti, in grado di spalancare la porta più inaccessibile: la Verità ultima sulle stragi. Ossia coloro che hanno sempre considerato il potere violento alla stregua del fine che giustifica i mezzi.

Il collaboratore di giustizia Antonino Giuffré, nei suoi resoconti, è stato molto più onesto di altri, meno strumentale nei confronti di altri pentiti, ha almeno fatto riferimento a questi presunti poteri occulti che agivano in concerto con i criminali mafiosi.  Così come Leonardo Messina, anch’egli nel ’92 riferì al giudice Borsellino particolari e nomi utili alle indagini, grazie al suo contributo furono arrestati 200 uomini d’onore ( fu definita  ‘Operazione Leopardo’).

A Vincenzo Calcara, dopo avere ascoltato con attenzione i fatti che ha raccontato, ho rivolto alcune domande. Devo precisare che la registrazione è troppo lunga, il pentito è un torrente in piena, e per ragioni di spazio ho dovuto riassumere ed estrapolare i dettagli che ritenevo più rilevanti.

 Sig. Calcara, lei ha sempre dichiarato la sua perplessità sul fatto che, pur essendo stato un testimone di giustizia, che ha goduto della fiducia del giudice Borsellino, non è stato coinvolto nel corso dei tanti processi condotti sulle stragi, lei avrebbe voluto che le si chiedesse anche solo una conferma, un confronto, con le confessioni di alcuni pentiti.

Quali sono a suo avviso gli angoli ancora oscuri sui quali è necessario fare luce, al fine di arrivare alla verità  dei fatti criminali legati a cosa nostra, e quale contributo potrebbe dare in questo versante?

Sono tanti ancora gli angoli oscuri sulle stragi, io avrei voluto offrire il mio contributo, mi sarei reso utile, perché avere militato nell’organizzazione mafiosa nel ruolo di ‘uomo riservato’, significa venire a conoscenza di fatti importanti. In questo senso mi sento frustrato, vorrei veramente essere almeno messo a confronto con i collaboratori che non hanno detto tutta la verità.

Sono entrato a fare parte di cosa nostra il 4 ottobre del 1979, nel 1981 io ero sorvegliato speciale, con una condanna a 15 anni di carcere per omicidio, ero un uomo libero perché aspettavo la sentenza della cassazione. In quel periodo fui assunto nell’aeroporto di Linate a Milano, con tanto di cartellino al collo, nella dogana; ma lo scopo non era il lavoro in sé quanto favorire i traffici di droga, e proteggere i colli dalle ispezioni delle forze dell’ordine.

Per questo ‘lavoro’ l’Istituto previdenziale mi ha versato i contributi.. Nessuno ha mai fatto i dovuti controlli al riguardo. Come poteva un pregiudicato come me entrare in un posto così delicato come la dogana di un aeroporto tanto importante, se non grazie a complicità che stavano veramente in alto?

E’ tutto verificabile. Lo affermo limpidamente, proprio per dimostrare che la Giustizia su tanti aspetti che riguardano la criminalità organizzata, è arrivata in ritardo, e su tanti altri forse deve ancora arrivare.

Ho trasportato droga e armi sul finire degli anni ’80 con persone affiliate alla Ndrangheta, io in seguito alla mia scelta di collaborare con la Giustizia, ho segnalato questi fatti con nomi e cognomi, e grazie  alla mia testimonianza sono stati identificati, processati e condannati.

Sig. Calcara, è semplice dedurre dalle sue testimonianze, che ha un grande rammarico, ossia non avere avuto l’opportunità di parlare di importanti fatti dei quali è venuto a conoscenza, o per esperienza diretta, nelle sedi opportune. Soprattutto – lei dice – di non essere stato messo a confronto con tanti collaboratori di giustizia, che a suo avviso, non solo non hanno detto la verità su questioni importanti riguardanti le stragi, ma si sono resi responsabili di  omissioni, che avrebbero acceso una luce più chiara sulle indagini. Con quali pentiti avrebbe voluto confrontarsi nei processi?

Con diversi pentiti, in particolare con Giovanni Brusca, che era figlio di un capo mandamento (S. Giuseppe Jato) e a sua volta, dopo la scomparsa del padre, è stato lui a tenere le redini. Ci sono diversi vuoti nelle testimonianze del Brusca, in particolare non ha parlato dei poteri occulti, quella linea trasversale alla criminalità organizzata siciliana, e non solo. Avrebbe dovuto parlarne, perché sicuramente, questi personaggi ancora senza un nome, hanno difeso e protetto gli interessi della sua famiglia, quindi sa molto di più di quanto abbia dichiarato. Le mie rivelazioni su questo punto, sono state confermate dalle testimonianze di Antonino Giuffré, anch’egli collaboratore di Giustizia, Leonardo Messina, ed altri pentiti.

Ma dei poteri forti ormai sono in tanti ad  averne parlato,  i giudici dopo anni d’indagine, si sono persuasi che esista una linea di convergenza d’interessi con l’organizzazione mafiosa, del resto tanti sono i testimoni di giustizia che hanno parlato di servizi segreti deviati, e purtroppo di uomini delle istituzione coinvolti a vario titolo in complicità sconcertanti. Ai poteri occulti si è riferito Walter Veltroni, Piero Grasso, e tantissimi giudici che sono pervenuti a questa conclusione, dopo fiumi d’interrogatori ai collaboratori di giustizia, e  conclusioni scaturite dalle indagini. Se ne parla ormai apertamente, non ne parlo solo io, non è un mistero per nessuno che dietro le stragi vi sia una verità sommersa, coperta,  proprio perché riguarda personaggi ‘intoccabili’, purtroppo spesso ‘irreprensibili’ davanti alla gente. Lo so che non è facile,  è un’impresa arrivare al capolinea della Verità che riguarda poi tutte le stragi commesse in Italia. Questo lo so bene.

Io sono convinto che esiste una ‘Commissione nazionale’, della quale fanno parte anche esponenti delle organizzazioni mafiose, siciliane e calabresi, e questa Commissione è potentissima. Ma sono altrettanto convinto che esista anche un riferimento internazionale. Certi fatti gravissimi, come sono state le stragi, non potevano essere organizzate solo dalla criminalità organizzata, dietro ci sono altri referenti, complicità e collusioni ad altissimo livello. Del resto, il giudice Falcone parlava di “menti raffinatissime..” E se ne stava convincendo anche il dottore Borsellino, per questo doveva sparire.

Una parte della politica siciliana, ormai è noto, era collusa con la mafia, e basterebbe citare Salvo Lima, Vito Ciancimino, e tanti altri nomi illustri, per capire quanti scambi di favori ci fossero dietro l’apparente irreprensibilità di certi personaggi. Non si dimentichi che i collegamenti tra esponenti di primo piano della politica nazionale con i boss di cosa nostra sono stati provati, e se gli interessati  non sono stati condannati è dipeso dallo scadere dei termini di prescrizione del reato di associazione per delinquere/ mafiosa (caso Andreotti).

Signor Calcara, sappiamo che i depistaggi che hanno riguardato la strage di Via d’Amelio, hanno concorso a ritardare l’esito delle indagini, e che alcuni pentiti, con le loro false rivelazioni, ne hanno deviato il corso. Ma comunque si è fatta luce, sia pure dopo diversi anni, soprattutto grazie al contributo di testimoni di giustizia più attendibili e coerenti con il reale svolgimento dei fatti. Ci sono stati 26 ergastoli e tante altre condanne per concorso in strage, ma la verità, tutta la Verità, sembra ancora sulla Via di Damasco. 

Sì, è vero, ma perché? Certamente, ci sono stati ritardi perché purtroppo si è concessa fiducia troppo presto a falsi pentiti come Scarantino, non tutti i cosiddetti collaboratori di giustizia sono affidabili, molti usano la Giustizia e i vantaggi che ottengono con le loro confessioni, ma fanno affermazioni non corrispondenti al vero, e soprattutto non dicono tutto quello che sanno.

Lei cosa mi dice sui tanti depistaggi legati alla sparizione dell’agenda rossa del giudice Borsellino, conosce dettagli importanti al riguardo?

Cosa posso dire.. io prima di tutto quell’agenda l’ho vista più volte nelle mani del dottore Borsellino, lui annotava anche davanti a me dettagli che erano importanti per le indagini. Non conosco i nomi di coloro o di chi l’hanno resa irreperibile. Non ho certezze, ma sono convinto che l’agenda, per il valore del suo contenuto, sia oggetto di ricatti proprio all’interno di questo sistema di poteri occulti e deviati di cui ho già accennato. Il notaio Salvatore Albano era molto probabilmente un tramite tra queste entità, che hanno un potere enorme.

Io ho conosciuto il notaio Albano, avevo portato di persona, una decina di miliardi che dovevano essere ‘ripuliti’. Lo stesso Brusca ha confermato in una deposizione, che il notaio in rappresentanza di un noto esponente politico, aveva fatto avere un regalo alla figlia di uno dei fratelli Salvo che si era sposata.

Altro sull’agenda rossa non so, ma direi che la sua sparizione  è la prova del fatto che esiste una gerarchia di poteri forti, e che il destino del giudice Borsellino è stato forse deciso in “alte sfere”, così come l’agenda è stata sottratta per le stesse ragioni: perché la verità è scomoda. Del resto anche il suo ufficio era stato ‘visitato’ subito dopo la strage, e documenti importanti sono stati portati via.

E non è la prima volta, è stato fatto anche dopo la strage di Capaci, con documenti e prove importanti in mano del dottore Falcone. Ma anche a casa del generale Dalla Chiesa, erano arrivate puntuali le visite nella sua abitazione, dopo la strage.

Stiamo ancora a chiederci le ragioni? Ci chiediamo ancora perché la villa di Totò Riina non è stata perquisita, e non è stata chiusa e sigillata dopo avere portato via documenti sicuramente importantissimi ai fini delle indagini? La sua villa è rimasta senza un’ispezione per settimane, il tempo necessario alla mafia di ripulirla bene, perfino imbiancare le pareti..

Sig. Calcara, lei ha parlato in più occasioni delle “cinque entità”, ossia un insieme di poteri occulti del quale fa parte la criminalità organizzata, istituzioni deviate, servizi segreti ecc. E tuttavia  non può provare l’esistenza di questa Commissione nazionale..

Ma esiste! E come ho già avuto modo di sottolineare, a questi poteri deviati fanno riferimento in tanti, tutte persone rispettabili e non compromesse con la giustizia. Non è un mio delirio. Si dovrebbe indagare ora in questa direzione, perché qui si troveranno le risposte ai tanti interrogativi che hanno interessato la storia d’Italia negli ultimi cinquant’anni, se non anche prima.. Qui è la verità, lo sostengono ormai in tanti, come bisogna dirlo?

L’ultima domanda: come mai sig. Calcara è uscito fuori dal programma di protezione?

Sono uscito fuori volontariamente, in seguito ad un rinvio a giudizio per calunnia, dichiarazioni ritenute false, ma io ho detto la verità riguardo ai dieci miliardi consegnati al notaio, per questo mi sono rivoltato verso questo trattamento. Ne avevo parlato con la moglie del giudice Borsellino, la sig.ra Agnese, la quale mi aveva assicurato, che in mancanza di un aiuto da parte dello Stato, avrebbe pensato la sua famiglia a trovarmi un lavoro, e infatti lo ottenni. Con mansioni di custode lavorai in un convento al nord. Ho ricevuto sostegno morale ed economico dalla stimatissima famiglia Borsellino, e non finirò mai di essere loro grato per tutto il bene che hanno fatto a me e alla mia famiglia.

Grazie, sig. Calcara della sua testimonianza.

Il giudice Roberto Scarpinato, in un’intervista, definisce l’agenda rossa come “una sorta di promemoria dell’indicibile”. E aggiunge: “forse le tracce che portano a questi ‘indicibili’ sono proprio nell’agenda  del giudice scomparso”.

E basterebbero le conclusioni di questo giudice coraggioso a fare riflettere: “L’Italia è un Paese democraticamente immaturo, che non ha mai saputo fare i conti con il proprio passato”.

Lo stesso giudice Paolo Borsellino confidò alla moglie, poche settimane prima della strage: “sarà la mafia a uccidermi, ma altri a deciderlo..”

181018 IL PUNTO sulle News del giorno. Prima edizione (mp3)

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Stralcio delle news principali dal primo Giornale Radio del giorno: “Notizie dal mondo”, con IL PUNTO su quelle che potrete trovare su Vivicentro.it mentre, per approfondire e riascoltare tutto il GRV trasmesso su Viviradio-Web, clicca QUI.

  • I cinque stelle tentano di smarcarsi dal condono che hanno firmato evocando il complotto. Una manina ha manipolato il decreto, faremo denuncia, dice Di Maio da Vespa. Testo mai arrivato precisa il Quirinale.
    Ma quale decreto truccato reagisce stizzito l’alleato Leghista.
  • Continuano le schermaglie con la Commissione Europea sulla manovra. Il commissario al bilancio Guenther Oettinger prima ha affermato che l’Europa respingerà la manovra poi, di fronte alle proteste italiane si è corretto ed ha specificato che si trattava di una sua opinione personale.
  • In Italia il numero dei poveri assoluti continua ad aumentare. Dagli anni pre crisi ad oggi, il numero di persone che non riescono a raggiungere uno standard di vita dignitoso è aumentato addirittura del 182%. Lo dice la Caritas nel suo ultimo rapporto.
  • Un 22enne del Gambia si è impiccato lunedì scorso a Castellaneta Marina, vicino Taranto, perché gli era stato negato l’asilo politico. Ne ha dato notizia l’associazione Babele.
  • Milano ancora odore di rifiuti bruciati nell’area, oggi risultati delle analisi dell’Arpa sulla concentrazione di diossina. (Vedi documentazione video)
  • E ancora stallo sulla brexit e nessuno passa davanti al vertice europeo si lavora all’ipotesi di prolungare la transizione ancora di un anno per evitare un’uscita traumatica di Londra.
  • Situazione molto tesa tra Israele e palestinesi nella striscia di Gaza dopo il lancio di razzi avvenuto ieri dalla Striscia. La risposta dell’aviazione di Tel Aviv. Per oggi Netanyahu ha convocato il consiglio di difesa.
  • Si rischia una nuova Catastrofe Umanitaria tra Angola e Congo. Cosa sta succedendo in quella regione ce lo racconta in diretta Raffaele Masto.
  • Da ieri in Canada la cannabis è legale. Il Canada è così diventato il secondo paese al mondo dopo l’Uruguay dov’è il possesso è l’uso di cannabis è legale. Nel paese latinoamericano è ormai da diversi anni che la marijuana è stata legalizzata, ma con quali risultati e conseguenze. Ce lo spiega Alfredo Somoza.

I 5 Stelle tentano di smarcarsi del condono che hanno firmato evocando il complotto. Lo ha fatto Di Maio ieri sera da Vespa a Porta a porta:

“….. e poi a un certo punto fa dell’imposta sul valore degli immobili all’estero dell’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero”
Cioè questo significa che possono rientrare i capitali
“Lo dico chiaramente davanti agli italiani, a parte il fatto che bisogna denunciare subito, infatti domani io deposito una denuncia alla Procura della Repubblica perché questo testo non era negli accordi del consiglio dei ministri, ma una cosa importante è che noi non lo votiamo in Parlamento questo decreto se arriva così …..”

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CRONACA • RADIO NEWS

Eccellenza- Il Barano perde un altro tassello,lascia anche Mario Andres

A cura di Simone Vicidomini– In casa Barano sembra non esserci pace. Dopo l’addio di Luigi Martucci,(la retroguardia difensiva è stata affidata al giovane Di Chiara) l’esperto portiere pare che abbia trovato lavoro in terra ferma a Napoli e aveva problemi nel svolgere gli allenamenti sull’isola. Gli aquilotti perdono un’altro tassello. A lasciare definitivamente il club baranese è stato il centrocampista Mario Andres classe 1983. E pensare che ad inizio stagione il calciatore era stato il primo acquisto della società bianconera. Il motivo del divorzio del centrocampista con la società para sia dovuto a qualche screzio avuto dopo la sostituzione della gara di sabato scorso contro l’Aversa Normanna. Di certo non è da escludere che nelle prossime ore Andres possa trovare un accordo con qualche squadra in terra ferma. Gli addii di Martucci e Andres sicuramente rappresentano un bel gruzzoletto di risparmio per il Barano,che magari all’apertura del prossimo mercato di dicembre possano essere investiti in un attaccante da affiancare al duo Cirelli- Viscovo.

Il Napoli sfida la Juventus per James Rodriguez: è un fedelissimo di Ancelotti!

Il Napoli sfida la Juventus per James Rodriguez: il colombiano è un fedelissimo di Ancelotti!

L’ingaggio di un allenatore del calibro di Ancelotti è servito non solo per far esprimere alla squadra partenopea un tipo di calcio vincente in Europa dopo tanto sarrismo, ma anche per attrarre talenti di fama mondiale. Gli ultimi rumors di mercato, secondo Tuttosport, riguardano James Rodriguez.
Il colombiano non sta trovando molto spazio al Bayern Monaco ed una sua partenza dalla Baviera non sarebbe poi così remota: la Juventus ci sta facendo un pensierino ma non si può non pensare ad Ancelotti, suo ex allenatore, in caso di addio anticipato al Bayern.
Il rapporto tra Ancelotti e l’ex giocatore del Real Madrid è da sempre ottimo, con i due che hanno condiviso l’esperienza spagnola e quella proprio in Germania. Il Napoli fiuta l’affare e resta vigile: l’investimento sarebbe importante ma lo stesso James potrebbe essere spinto dalla voglia di riabbracciare il suo vecchio allenatore per riprendersi dopo gli ultimi deludenti anni.

Per lui, così come per Piatek, è sfida di mercato con la Juventus che è su di lui da anni: basterà la “carta Ancelotti” per convincerlo a vestire i colori azzurri? De Laurentiis permettendo…