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Silea è la migliore utility italiana 2025

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(Adnkronos) – E' Silea, società pubblica partecipata da 87 Comuni delle province di Lecco, Como e Bergamo, tra i principali operatori lombardi nel settore dell’economia circolare e della produzione di energia rinnovabile, la vincitrice del premio 'Top utility award 2025', il più prestigioso riconoscimento nazionale attribuito alle eccellenze nel settore delle utilities e dei servizi pubblici. Giunto alla sua tredicesima edizione, Top Utility rappresenta il principale think-tank italiano di riferimento.Sotto la direzione dell’economista Alessandro Marangoni e con la collaborazione di Utilitalia e di altre associazioni nazionali di categoria, l’analisi valuta ogni anno le cento maggiori aziende nel comparto dell’energia, dell’acqua, del gas e dei rifiuti.

Silea è stata decretata migliore utility italiana sulla base di una serie di parametri, tra cui i risultati economico-finanziari, le performance operative, la sostenibilità ambientale e sociale, la comunicazione, l’attenzione alle comunità e al territorio e gli investimenti in tecnologica e ricerca. Il premio è stato consegnato questa mattina alla presidente di Silea Francesca Rota e al direttore generale Pietro Antonio D’Alema, nell’ambito del convegno di presentazione della ricerca 'Le performance delle utility italiane.I risultati del XIII rapporto sulle prime 100 utility italiane', che si è tenuto presso la Camera di commercio di Milano alla presenza, tra gli altri, del presidente di Arera, Stefano Besseghini e del presidente di Utilitalia, Filippo Brandolini. Come recitano le motivazioni: "Il premio Top Utility Assoluto è conferito a Silea per il conseguimento di risultati eccellenti sia in ambito economico che in efficienza operativa, distinguendosi per performance superiori alla media in tutte le aree aziendali, dai servizi ai clienti fino alla sostenibilità".

Oltre a ricevere il riconoscimento di miglior utility italiana 2025, Silea è stata inserita anche nella top 5 per le categorie tematiche 'Formare Talenti' e 'Competitività e Efficienza'.Nelle ultime edizioni, era stata inoltre inclusa nelle cinquine finaliste per 'Competitività e Efficienza' (2024), 'Innovazione' (2023) e 'Performance operative' (2022). "Questo premio -commenta il direttore generale, Pietro Antonio D’Alema- suggella il nostro percorso di crescita e posizionamento nel panorama delle migliori utilities italiane.

Negli ultimi anni abbiamo davvero messo in campo progetti di cambiamento radicale in tutti gli ambiti aziendali, dalla strategia, alle operations, alla trasformazione digitale, avendo sempre chiara la nostra mission di soggetto interamente pubblico a servizio di un territorio bellissimo". "Si tratta -sottolinea la presidente di Silea, Francesca Rota- di un prestigioso riconoscimento che cade nell’anno del trentesimo anniversario della nostra società, raggiunto grazie al contributo di tutto il personale aziendale, un team di persone dotato di forte senso di appartenenza e focalizzato sui risultati, e della governance coesa e attenta alle esigenze della comunità.Silea -conclude- rappresenta oggi un’eccellenza nei campi dell’economia circolare, della valorizzazione dei materiali e della produzione di energia rinnovabile, in grado di erogare i propri servizi ad un bacino di oltre 1,2 milioni di cittadini lombardi". —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Riarmo Unione europea, Pd si divide su voto risoluzione all’Europarlamento

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(Adnkronos) – Pd diviso sul voto sulla risoluzione sul Libro bianco sulla difesa dell'Unione europea, che contiene passaggi sul piano ReArmEu.La delegazione degli eurodeputati dem a Strasburgo si è frammentata con 10 favorevoli e 11 astenuti. Hanno votato a favore, secondo il roll call, Stefano Bonaccini, Antonio Decaro, Giorgio Gori, Elisabetta Gualmini, Giuseppe Lupo, Pierfrancesco Maran, Alessandra Moretti, Pina Picierno, Irene Tinagli, Raffaele Topo.

Si sono astenuti Lucia Annunziata (inizialmente data tra i favorevoli, ma l'errore è stato subito corretto), Brando Benifei, Annalisa Corrado, Camilla Laureti, Dario Nardella, Matteo Ricci, Sandro Ruotolo, Cecilia Strada, Marco Tarquinio, Alessandro Zan e il capodelegazione Nicola Zingaretti. "Non abbiamo votato sul piano ReArm Europe ma sulla risoluzione, su cui io mi sono astenuto dopo aver votato tutti gli emendamenti che consentivano di modificarne il testo.Se avessi votato no sarebbe mancato quel po’ di più che ha consentito alla delegazione Pd di avere la maggioranza pro Elly Schlein", dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, lTarquinio. "C'è una parte importante della delegazione europea Pd che ha sostenuto la linea di Schlein, e sono più di quelli che hanno fatto una scelta diversa". Gli eurodeputati di Fratelli d'Italia, di Forza Italia hanno votato a favore.

Contro il testo hanno votato, secondo il roll call, i parlamentari di Lega, Avs (sia Verdi che Sinistra Italiana, che siedono in due gruppi diversi) e Movimento 5 Stelle.Astenuta metà della delegazione del Pd.

A favore Sandro Gozi, di Renew Europe, che però è stato eletto in Francia.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Gori, Torre Annunziata: Completati i lavori alla rete fognaria di via Fusco, via Caravelli e via Gino Alfani

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Un passo decisivo verso la salvaguardia dell’ambiente e il miglioramento della qualità della vita.Torre Annunziata celebra il completamento di un’opera fondamentale per il collettamento dei reflui al depuratore di Foce Sarno, un traguardo che segna una svolta storica per la città.

La riapertura di via Fusco, arteria vitale per la mobilità cittadina, sancisce la fine di un cantiere di straordinaria importanza, che ha visto la realizzazione di un nuovo sistema fognario all’avanguardia.Questo intervento, parte di un progetto più ampio finanziato dalla Regione Campania, rappresenta un esempio concreto di come la sinergia tra istituzioni e aziende possa portare a risultati tangibili per il territorio.

Un momento molto atteso e condiviso insieme all’intera comunità questa mattina, con la simbolica rimozione delle transenne che delimitavano il cantiere.Presenti il Sindaco di Torre Annunziata Corrado Cuccurullo, il Sindaco di Torre del Greco Luigi Mennella, il Presidente di Gori Sabino De Blasi, l’Amministratore Delegato di Gori Vittorio Cuciniello, il Coordinatore del Distretto Sarnese Vesuviano dell’Ente Idrico Campano Raffaele Coppola, il Presidente dell’Ente Idrico Campano Luca Mascolo e il Consigliere Regionale Mario Casillo.

Per il comune di Torre Annunziata, l’entrata in funzione del nuovo sistema fognario si traduce in benefici concreti: maggiore sicurezza idraulica, un servizio più efficiente e, soprattutto, una significativa riduzione dell’impatto ambientale, con effetti positivi sulla qualità delle acque di balneazione e sulla tutela del litorale.

Stamattina restituiamo alla città una viabilità finalmente scorrevole grazie alla riapertura totale di via Fusco, arteria fondamentale non solo nella mobilità cittadina ma anche per raggiungere l’area degli stabilimenti balneari.Questa riapertura inoltre sancisce la conclusione di un cantiere di straordinaria importanza per Torre Annunziata.

Il nuovo sistema fognario, infatti, realizzato tra via Caravelli, via Alfani e via Fusco, ha portato alla dismissione delle vecchie stazioni di sollevamento e alla risoluzione degli allagamenti in zona.Un problema superato anche attraverso le 15 nuove caditoie che recapitano le acque direttamente nel collettore fognario e non più in un vecchio canale che sversava in maredichiara il Sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo.

Queste opere sono comprese nel più ampio progetto per il collettamento dei reflui di Torre del Greco al depuratore di Foce Sarno, finanziato dalla Regione Campania per 35 milioni di euro e di cui Gori è soggetto attuatore.

Con il completamento degli interventi a Torre Annunziata si chiude una fase cruciale dei lavori, che registrano un significativo passo in avanti. È  stato realizzato, infatti, il nuovo collettore fognario, lungo circa un chilometro, che consente di convogliare i reflui di Torre del Greco all’esistente galleria comprensoriale diretta al depuratore di Foce Sarno.

Entro fine anno i reflui prodotti dalla città di Torre del Greco saranno tutti collettati al depuratore di Foce Sarno.Una prima parte, quella che una volta veniva convogliata al depuratore di Villa Inglese, sarà già indirizzata all’impianto di Castellammare di Stabia, mentre la restante – in passato destinata al depuratore di San Giuseppe alle paludi – sarà collettata entro il prossimo dicembre.

In questo modo, il nostro mare avrà benefici eccezionali e la ricaduta, soprattutto in termini turistici, sarà notevole” sottolinea il Sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella.

Gli interventi per Torre del Greco, una volta ultimati, consentiranno di portare a depurazione i reflui di 100.000 abitanti.All’inizio dell’estate, il completamento del collettore che va dall’impianto di Villa Inglese alla galleria comprensoriale di Torre Annunziata, con il collettamento dei reflui di circa 35.000 abitanti, segnerà una prima svolta cruciale, con un netto miglioramento della qualità delle acque marine.

Quest’opera si inserisce in un percorso più ampio di investimenti strategici compresi nel programma Energie per il Sarno.

Attraverso questo piano di interventi stiamo lavorando concretamente per il disinquinamento del fiume Sarno, il recupero della piena balneabilità nel Golfo di Napoli e il potenziamento delle infrastrutture fognarie e depurative, con l’obiettivo di restituire al territorio un ecosistema più sano e sostenibile.L’azione congiunta di Gori, Ente Idrico Campano e Regione Campania sta dando risultati tangibili e rappresenta un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni.

Il futuro delle nostre comunità passa attraverso interventi come questo, che non solo migliorano l’ambiente, ma generano anche opportunità di sviluppo per il territorio e per le generazioni che verrannole parole del Presidente di Gori, Sabino De Blasi.

Oggi diamo una risposta importante anche al territorio di Torre Annunziata. Stiamo portando avanti con determinazione e visione strategica un’attività di modernizzazione della rete idrica e fognaria.Siamo concretamente impegnati a garantire infrastrutture all’altezza delle sfide ambientali del nostro tempo, promuovendo soluzioni innovative e sostenibili.

L’obiettivo è chiaro: restituire ai cittadini un ambiente più sano e un mare più pulito, contribuendo alla crescita economica e turistica di un’area di straordinario valore” le parole del Coordinatore del Distretto Sarnese Vesuviano dell’Ente Idrico Campano, Raffaele Coppola.

L’importante intervento che stiamo portando avanti rappresenta un esempio concreto di come la sinergia tra Ente Idrico Campano, Regione Campania e Gori possa tradursi in azioni decisive.Abbiamo adottato tecnologie innovative, come il microtunneling, che ci consentono di procedere con lavori di alta precisione, minimizzando l’impatto sulle città e proteggendo il paesaggio.

Un intervento di questa portata rappresenta un vero e proprio investimento nel futuro delle nostre comunità.Siamo orgogliosi di questo traguardo e guardiamo con entusiasmo ai prossimi passi: il nostro impegno continua affinché il Golfo di Napoli torni a essere un patrimonio di bellezza e sostenibilitàconclude il Presidente dell’Ente Idrico Campano, Luca Mascolo.

Conclusioni

L’impegno congiunto di Gori, Ente Idrico Campano e Regione Campania ha dato vita a un’opera che non solo risolve problematiche infrastrutturali, ma che rappresenta un investimento nel futuro delle comunità.

La tutela dell’ambiente, la salvaguardia del litorale e il miglioramento della qualità delle acque marine sono obiettivi prioritari, che si traducono in benefici concreti per i cittadini e in opportunità di sviluppo per il territorio.Questo traguardo rappresenta un punto di partenza per ulteriori interventi, volti a restituire al Golfo di Napoli la sua bellezza e sostenibilità, e a garantire un futuro migliore per le generazioni a venire.

 

Sma, screening neonatale attivo in 13 Regioni in avvio in 5

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(Adnkronos) – Lo screening neonatale per l’atrofia muscolare spinale (Sma) è stato attivato in 13 Regioni italiane, in altre 5 è in programma l’avvio di progetti sperimentali per aggiungere tale patologia al panel già oggetto di screening.Sono i dati contenuti nel volume ‘Screening per la Sma: la responsabilità di una scelta’, realizzato da Omar, Osservatorio malattie rare in partnership con Famiglie Sma Aps Ets, con il contributo non condizionante di Novartis e presentato oggi nel corso di un convegno online.  "Questo documento ha diversi obiettivi: fornire un quadro dettagliato dello stato dello screening neonatale in Italia per la Sma evidenziandone i progressi, le criticità e le prospettive future – afferma Ilaria Ciancaleoni Bartoli, direttore di Omar – con l’auspicio che i dati aggiornati e l’analisi comparativa tra i vari sistemi regionali in esso contenuti possano essere di supporto e accelerare il processo di aggiornamento del panel di screening neonatale, garantendo ai neonati italiani le migliori opportunità di diagnosi e trattamento precoce.

Aggiungere, infatti, l’atrofia muscolare spinale tra le malattie da cercare alla nascita, significa ottenere una diagnosi precoce e di conseguenza una pronta gestione terapeutica della patologia: un aspetto che impatta fortemente sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie". A distanza di anni dalla modifica della Legge 167/2016 che ha introdotto in Italia lo screening neonatale per le patologie neuromuscolari genetiche, immunodeficienze congenite severe e malattie da accumulo lisosomiale, oltre alle malattie metaboliche ereditarie già previste da normativa, la situazione italiana si presenta ancora frammentata.In assenza di una linea uniforme a livello nazionale, dunque di un Decreto per l’aggiornamento del panel delle patologie da sottoporre a Screening neonatale esteso (Sne), le diverse Regioni si sono mosse in maniera autonoma.

Le Regioni, di fatto, in cui è stato attivato questo screening sono Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto. È in programma l’avvio di progetti sperimentali per aggiungere la Sma alle patologie da sottoporre a screening nelle Regioni Basilicata, Calabria, Marche, Sardegna e Sicilia. "L’atrofia muscolare spinale è una malattia neuromuscolare genetica rara che causa una progressiva degenerazione e perdita dei motoneuroni nel midollo spinale – spiega Eugenio Mercuri, direttore Uoc Neuropsichiatria infantile, Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma e direttore Scientifico Centro clinico Nemo Roma – Questa condizione compromette significativamente le capacità motorie acquisite e, senza trattamento, porta a un costante declino della funzione muscolare.La patologia si manifesta con diversi livelli di gravità, a seconda del livello di mutazione genetica, e i pazienti richiedono spesso un approccio multidisciplinare a causa della complessità del quadro clinico coinvolgente diversi organi e apparati.

La diagnosi di Sma si basa su test genetici che consentono di identificare la malattia e stimarne la gravità attraverso la ricerca della delezione del gene Smn1 e la determinazione del numero di copie del gene Smn2".  Secondo i dati raccolti da Famiglie Sma, la malattia è tra le patologie neuromuscolari più frequenti in età pediatrica con un’ incidenza complessiva di 1 neonato ogni 10 mila nati vivi. "Nel documento emerge sicuramente un aspetto positivo – sottolinea Anita Pallara, presidente Famiglie Sma Aps Ets – I programmi di screening neonatale attivati nelle diverse Regioni hanno permesso di identificare precocemente i bimbi con Sma dimostrando come l’integrazione tra diagnosi tempestiva, trattamento precoce e monitoraggio continuo rappresenti la chiave per una gestione ottimale della patologia, garantendo ai pazienti le migliori opportunità di sviluppo motorio e qualità di vita, inclusa quella delle famiglie. È bene, dunque, che le realtà territoriali reattive siano molteplici, ma l’inserimento dell’atrofia muscolare spinale nel panel delle malattie da sottoporre a screening non può essere soltanto uno sforzo o un’iniziativa in capo ai singoli territori.Se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, allora tutti i bambini, indipendentemente dal luogo di nascita, devono avere diritto ad accedere allo screening.

Ricordiamoci che la Sma, insieme ad altre malattie individuate dal Gruppo di lavoro per lo Sne, istituito dal ministero della Salute, è stata oggetto di proposta del nuovo aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), con la previsione di nuove risorse a carico dello Stato.Proposta approvata tempestivamente dalla Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale e già trasmessa al ministero dell'Economia e delle Finanze per il concerto, ma il cui complesso iter – conclude – potrà proseguire solo a partire dalla completa attuazione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 2017, e dunque a seguito dell'entrata in vigore delle relative tariffe, come sottolineato anche dal Mef". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tony Effe, il selfie di Brunori Sas e Beppe Vessicchio: l’incredibile somiglianza

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(Adnkronos) – Continua la gag tra Tony Effe e Brunori Sas.Il rapper romano – che aveva confessato di aver confuso il cantautore calabrese con il direttore d'orchestra Beppe Vessicchio – ha condiviso su Instagram un simpatico scatto che avrebbe ricevuto da Brunori in forma privata, in cui è impossibile non notare la somiglianza tra il cantautore e il direttore d'orchestra.  "Con Brunori è stato molto divertente.

Pensavo davvero che fosse Vessicchio.Stavamo facendo le prove il primo giorno a Sanremo, io sono stato ignorante perché al di fuori del rap conosco poche persone e nessuno mi ha avvisato che mi stavo sbagliando, sono stati anche un po’ infami.

Ho scoperto che Brunori fa i concerti nei palazzetti…", aveva raccontato Tony Effe ospite di Alessandro Cattelan a 'Stasera c'è Cattelan'.  Il destino ha voluto che Beppe Vessicchio e Brunori Sas si incontrassero per puro caso alla stazione Centrale di Milano.Un'occasione che il cantautore calabrese ha colto al volo chiedendo a Vessicchio di scattare un selfie insieme per mandarlo in forma privata a Tony Effe.

Il rapper ha postato il simpatico scatto sulle Instagram stories aggiungendo 'L'albero delle noci', brano portato in gara al Festival di Sanremo 2025 da Brunori Sas, come sottofondo musicale e come didascalia delle emoji.Immancabile la replica di Brunori che ha scritto a corredo dello scatto: "Effettivamente non avevi tutti i torti", ironizzando sulla somiglianza.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Fratoianni: “Ho una Tesla? E’ di mia moglie”. E lei: “Musk nazista, la venderemo”

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(Adnkronos) – "La Tesla?Ma non è mia. È di mia moglie.

Se vuole sapere della Tesla, chiami pure lei".Lo dice a "Il Foglio" il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni. "L"abbiamo presa prima che Musk diventasse nazista", conferma Elisabetta Piccolotti, deputata di Avs. "L'abbiamo presa col leasing quindi per ora non è possibile.

Ma quando sarà, certo, ce ne libereremo.La venderemo". "Valuteremo, vedremo, forse, chissà", aggiunge Fratoianni. "Musk -ripete Piccolotti- è un nazista e però la Tesla funziona.

L'ho usata sempre nell"ultima campagna elettorale per le Europee.Adesso benché efficientissima quest"auto è un peso politico". —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cancro al seno metastatico, da anticorpo coniugato due nuove speranze

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(Adnkronos) –
Terapie sempre più innovative e mirate vogliono dire sempre più tempo di qualità per le pazienti. È questa l’equazione che muove la ricerca scientifica nel trattamento del tumore al seno metastatico, condizione sviluppata in quasi un caso su tre con diagnosi di carcinoma mammario in fase iniziale e che solo in Italia riguarda ben 37.000 donne.Tra i farmaci di ultima generazione per contrastare le metastasi generate dalla diffusione delle cellule tumorali dal seno ad altre parti del corpo (fegato, cervello, ossa, polmoni), si stanno rivelando particolarmente efficaci gli Adc, acronimo di 'Antibody-Drug Coniugates'.

Questi farmaci-anticorpo coniugati sono capaci di riconoscere le cellule tumorali sfruttando i recettori presenti sulla loro superficie per poi attaccarle e distruggerle dall’interno rilasciando una sostanza chemioterapica in modo selettivo. Questa innovativa e strategica azione antitumorale contraddistingue anche sacituzumab govitecan*, un Adc che da oggi vede ampliato il suo campo di impiego.Oltre a essere stato autorizzato il suo utilizzo già in II linea per il tumore al seno triplo negativo metastatico (mTnbc), la forma biologicamente più aggressiva di tutte, questo innovativo farmaco rappresenta ora un’opzione terapeutica disponibile anche per le pazienti con carcinoma mammario metastatico Hr+/Her2-, che cioè risulta positivo all’espressione dei recettori ormonali Hr (estrogeno o progesterone), mentre esprime poche o nessuna proteina Her2 (recettore 2 del fattore di crescita umano).

Il tumore al seno HR+/Her2- (Hr-positivo, Her2-negativo) costituisce circa il 70% di tutte le diagnosi di carcinoma mammario ed è caratterizzato da una maggiore probabilità di sviluppare metastasi ossee, con nella malattia metastatica un tasso di sopravvivenza a cinque anni del 34%. "In Italia si contano ogni anno circa 6-8.000 nuovi casi di tumore metastatico Hr+/Her2-, che riguardano pazienti generalmente in buone se non ottime condizioni cliniche, quindi pienamente candidate – salvo eccezioni – a un trattamento con ulteriori linee terapeutiche – illustra il Michelino De Laurentiis, direttore Dipartimento Corp-S assistenziale e di ricerca dei percorsi oncologici del Distretto Toracico Istituto Nazionale Tumori Ircs Fondazione G.Pascale di Napoli – Recentemente l’opzione preferibile consiste nell’impiego dei coniugati farmaco-anticorpo (Adc), che in vari lavori di ricerca hanno dimostrato di essere più efficaci e spesso meglio tollerati rispetto alla chemioterapia.

In particolare, il farmaco sacituzumab govitecan risulta indicato nelle pazienti con carcinoma mammario metastatico Hr+/Her2- che hanno praticato almeno una linea endocrina e almeno due linee di chemioterapia".  "I vantaggi del suo utilizzo rispetto alla tradizionale terapia chemioterapica sono stati evidenziati dallo studio TROPiCS-02: sacituzumab govitecan ha migliorato la Pfs (Progression-Free Survival), riducendo il rischio di progressione della malattia di circa il 34%, e ha prolungato la sopravvivenza, riducendo il rischio di decesso di circa il 21%.Inoltre, ed è un dato tutt’altro che secondario, ha migliorato in maniera statisticamente significativa la qualità di vita delle pazienti in termini sia di GHS (un indice globale di qualità di vita) sia di Fatigue (astenia).

Per questi risultati sacituzumab govitecan è considerato dalle linee guida ESMO (European Society for Medical Oncology) un trattamento preferenziale per le donne colpite da tumore del seno metastatico HR+/HER2-", ha precisato De Laurentiis.  Anticipare le cure con trattamenti mirati e quindi più efficaci risulta ancora più importante contro il tumore al seno metastatico triplo negativo (mTnbc): se il tasso generale di sopravvivenza a 5 anni nel carcinoma mammario metastatico è del 29%5, per l’mTnbc è infatti del 12%6.L’estensione dell’impiego già in II linea del trattamento con sacituzumab govitecan contro questa forma di tumore rappresenta allora un’importante opportunità per le donne che ne sono colpite, aprendo nuove prospettive di vita e di qualità della stessa. "Fino a poco tempo fa questo farmaco era disponibile solo in III linea (cioè, dopo due cicli chemioterapici), salvo eccezioni per le pazienti con recidiva precoce, ovvero entro un anno dalla fine della chemioterapia.

Ma i dati scientifici hanno evidenziato che sacituzumab govitecan può essere utilizzato già in II linea e questo consente di mettere in atto un trattamento in una fase più precoce della malattia, quando le possibilità di risposta sono maggiori – spiega Lucia Del Mastro, direttore della Clinica di oncologia medica dell'Irccs ospedale Policlinico San Martino di Genova e professore ordinario di Oncologia Università di Genova – Nello studio Ascent che ha portato alla sua iniziale approvazione, sacituzumab govitecan ha dimostrato di dimezzare il rischio di avere una progressione della malattia così come quello di morte rispetto alla chemioterapia standard.Nello specifico, questo innovativo farmaco Adc riconosce una proteina chiamata Trop-2, presente sulla superficie delle cellule del tumore mammario, per poi rilasciare all’interno delle stesse un agente chemioterapico (SN-38) che assicura un potente effetto antitumorale in modo selettivo, riducendo la tossicità sui tessuti sani circostanti.

Si hanno così meno sintomi debilitanti per una migliore qualità della vita: un vantaggio oggi accresciuto dall’ampliamento dell’accesso, perché tutte le pazienti eleggibili possono entrare in terapia con sacituzumab govitecan dopo la prima linea, senza dover sottoporsi a un’ulteriore chemioterapia tradizionale con tutti i suoi indesiderati effetti collaterali". Non essendoci una cura definitiva, riuscire a controllare il tumore al seno metastatico allungando e migliorando la vita delle pazienti è un obiettivo condiviso dalla ricerca con le associazioni, che si battono anche per rendere le nuove terapie accessibili a tutte le donne e in tutta Italia. "Nel traguardo raggiunto oggi hanno avuto un ruolo determinante anche le associazioni di pazienti – sottolinea Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia – Già nel dicembre 2023 è stata inviata ad Aifa una lettera a firma di Europa Donna Italia insieme alle Presidenti di altre reti di pazienti, per chiedere che venisse rivista una restrizione all’uso di questo farmaco per le donne con tumore al seno triplo negativo metastatico.A quella istanza Aifa aveva prontamente risposto assicurando che l’oggetto della richiesta era già al vaglio del loro comitato tecnico scientifico, e che l’appello corale delle associazioni dedicate alla senologia avrebbe potuto fare la differenza.

Oggi il nostro ringraziamento va a tutti coloro che hanno reso possibile questa nuova tappa nell’accessibilità del farmaco, a partire dalle tante pazienti che hanno aderito ai trial clinici, le istituzioni e la comunità medico-scientifica".  "Esprimiamo grande soddisfazione per l’estensione terapeutica di sacituzumab govitecan nel trattamento del tumore della mammella triplo negativo metastatico», aggiunge la prof.ssa Adriana Bonifacino, Presidente della Fondazione IncontraDonna. «Si tratta di un farmaco che rappresenta un'opportunità significativa per le pazienti con malattia metastatica e questo risultato è stato reso possibile grazie a un’importante azione di advocacy congiunta con le Associazioni di Pazienti Malati di Cancro alla Mammella.Apprendiamo che il farmaco è stato approvato anche per l’indicazione HR+, pertanto è ora fondamentale che le Regioni si adoperino per garantire la possibilità di prescrizione sia da parte dei Centri di oncologia che dei Centri di senologia, per consentire un'adozione tempestiva di questo trattamento.

Il tempo è sempre un fattore cruciale per le pazienti che convivono con una malattia metastatica e l'accesso immediato a trattamenti innovativi è essenziale per migliorare la prospettiva di cura e la qualità della loro vita". Tutelare il diritto delle pazienti a vedere garantita la possibilità di accedere in tempi brevi e con un’equità territoriale a terapie mirate con farmaci di ultima generazione trova l’impegno anche delle istituzioni. "Per le pazienti metastatiche il tempo è un valore prezioso: offrire cure che allunghino l’aspettativa di vita è un obiettivo cruciale.Come Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Breast Cancer, ho accolto con molto piacere non solo l’estensione di accesso al farmaco anticorpo-coniugato sacituzumab govitecan per tutte le donne con tumore al seno metastatico triplo negativo, ma anche l’inclusione in Gazzetta Ufficiale dello stesso per le pazienti con tumore al seno metastatico HR+/HER2-, una nuova indicazione che segna un ulteriore e importante passo in avanti nella gestione della malattia in stadio avanzato – sottolinea l’onorevole Simona Loizzo, membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera – Il nostro compito come politici è continuare a collaborare attivamente con Aifa e con le associazioni di pazienti per accelerare i processi di accesso affinché tutti possano beneficiare dei trattamenti più innovativi nel più breve tempo possibile.

Un lavoro che non può prescindere dalla collaborazione con le aziende, grazie al cui impegno nella ricerca è possibile portare sui nostri tavoli di discussione terapie sempre più efficaci". Se dare più tempo e di qualità alle pazienti è la finalità del presente, la ricerca scientifica guarda però sempre per definizione al futuro, in cui rimarrà determinante poter contare sull’appoggio e l’impegno di tutte le realtà coinvolte nella lotta al tumore al seno. "Tre anni fa abbiamo accettato la sfida di entrare nell’area dell’oncologia solida e oggi celebriamo un doppio traguardo che ci rende fieri e consapevoli dei valori che ci guidano ogni giorno: migliorare la vita dei pazienti che affrontano una malattia oncologica, anzi una malattia oncologica metastatica, non solo allungando la vita ma garantendo che sia vissuta con la migliore qualità possibile – afferma Frederico Da Silva, amministratore delegato Gilead Sciences Italia – L'ampliamento dell'uso del nostro farmaco a tutte le pazienti con tumore al seno triplo negativo in seconda linea metastatica è un risultato davvero importante, ottenuto grazie alla collaborazione tra mondo scientifico, istituzioni, azienda e associazioni di pazienti, sempre in prima linea per garantire che le nuove opzioni terapeutiche siano disponibili il più velocemente possibile.Ora ci auguriamo, insieme a tutti quelli che hanno lavorato per raggiungere l’obiettivo, che queste terapie siano presto disponibili in tutte le Regioni cosicché i pazienti italiani ne possano beneficiare al più presto.

Da parte nostra, continueremo a rafforzare il nostro impegno sul fronte della ricerca clinica: a oggi sono attivi 30 studi per 20 nuove potenziali indicazioni per il tumore al seno e altre tipologie di tumori solidi entro il 2030". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

L’economia americana può essere l’argine alla politica di Donald Trump, il rischio recessione

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(Adnkronos) – Chi e che cosa potrà fermare Donald Trump?La domanda che i detrattori del presidente americano fanno e ripetono con preoccupata frequenza già dalla campagna elettorale è diventata particolarmente pressante in questi giorni anche negli Stati Uniti.

E c'è una risposta che sembra delinearsi con chiarezza: a fermare Trump potrà essere l'economia americana.Nel senso che gli stessi interessi del tycoon dovranno piegarsi alle leggi dell'economia.

C'é l'andamento delle Borse di questi giorni a rendere plastica la situazione: le politiche di Trump possono bruciare miliardi di dollari in poche ore.E ci sono anche le analisi degli economisti americani a segnalare una rapida evoluzione della situazione, che rischia di avvitarsi in una imprevedibile recessione.  Tra questi, ce n'è uno che ha appena messo nero su bianco sul suo profilo X un'analisi impietosa delle conseguenze di questi primi mesi di nuovo trumpismo.

E' Mark Zandi, chief economist di Moody's.I rischi di una recessione negli Stati Uniti a partire dal prossimo anno, scrive, "sono spiacevolmente alti e in aumento.

Li metterei al 35%, in aumento rispetto al 15% di inizio anno.Per contestualizzare, la probabilità di recessione tipica è del 15%: l'economia statunitense storicamente subisce una recessione ogni 6 o 7 anni in media.

L'economia probabilmente subirà una flessione se l'amministrazione Trump manterrà gli aumenti tariffari annunciati e manterrà i dazi per più di qualche mese".  
I dazi, prosegue Zandi, "innescheranno una guerra commerciale globale, con i partner commerciali statunitensi che imporranno le proprie tariffe e barriere non tariffarie sui prodotti statunitensi.Anche i prezzi delle azioni continueranno a scendere, pesando sulla ricchezza e sulla capacità di spesa degli americani benestanti, che stanno guidando gran parte dell'attuale crescita economica".

Naturalmente, "anche i tagli casuali del DOGE ai posti di lavoro e ai finanziamenti governativi e l'incertezza legata a un possibile shutdown e al tetto sul debito, che emergerà nelle prossime settimane, stanno pesando sull'economia".L'economista va anche oltre. "Inutile dire che un'economia debole o in recessione aggraverà anche i problemi fiscali, poiché colpirà le entrate e spingerà automaticamente verso l'alto la spesa pubblica per l'assicurazione contro la disoccupazione e altri programmi di sostegno al reddito".  Significativo confrontare questa analisi con quello che lo stesso economista scriveva a fine settembre scorso. "Ho esitato a dirlo a rischio di sembrare esagerato, ma con le revisioni del PIL della scorsa settimana, non si può negare: questa è una delle economie con le migliori prestazioni nei miei oltre 35 anni da economista".

Il quadro è sufficientemente chiaro.Trump si è insediato alla Casa Bianca con un'economia in piena salute.

Dopo meno di due mesi, il trend si sta capovolgendo.  Rispetto al 20 gennaio scorso, con la celebre foto che vedeva tra gli altri allineati nel sostegno a Trump Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Sundar Pichai, oltre ovviamente a Elon Musk, anche il termometro finanziario segna un dato clamoroso: lo 'S&P 500 ha perso il 6,4% da quando il presidente è entrato in carica.Vuol dire perdite, ingenti, per tutti.  La scommessa era che i piani di Trump sui tagli alle tasse e la promessa della più grande operazione di deregolamentazione immaginabile avrebbero stimolato ancora di più un’economia già solidamente in espansione.

Non sta andando così.Lo spettro di una recessione e i miliardi bruciati a Wall Street sono i segnali di una profonda insofferenza dell'economia e della finanza alle scelte che alimentano incertezza e conflittualità, come i dazi.

E se queste indicazioni venissero confermate, a fermare Trump potrebbe essere proprio l'economia americana. (Di Fabio Insenga)  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Settimana del cervello, Campitiello: “Nostro principale motore d’azione”

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(Adnkronos) – "Parlare di salute del cervello fa sempre bene, concepire la salute del cervello anche in un'ottica di 'One Health' significa che già dai primi mille giorni di vita bisogna dare attenzione a tutto ciò che circonda il cervello che è la nostra principale macchina d'azione.E' chiaro che la salute è anche salute psichica oltre che fisica ed ecco che il benessere psicofisico è fondamentale per il concetto della salute, ce lo ricorda l'Organizzazione mondiale della Sanità che ha ribadito l'importanza e l'approccio globale al One Health" .

Lo ha detto Maria Rosaria Campitiello, capo dipartimento della Prevenzione, delle emergenze sanitarie e della ricerca del ministero della Salute, nel suo intervento oggi in occasione del convegno 'One Brain One Health: un primo bilancio della Strategia Italiana per la Salute del Cervello 2024- 2031' promosso oggi dalla Società italiana di Neurologia (Sin) al Ministero della Salute. "Il ministero della Salute e il ministro Schillaci hanno dato grande importanza alla tematica della salute mentale – sottolinea Campitiello – con l'istituzione del 'Tavolo della Salute mentale' che sta lavorando all'aggiornamento del 'Piano nazionale della salute mentale' e l'impegno economico che questo Governo sta investendo nella salute del cervello, mi riferisco al rifinanziamento del fondo per l'Alzheimer e le demenze.E' chiaro che il cambio deve essere di prospettiva: per questo è necessario che il Governo, quindi il legislatore, così come il ministro e il ministero si approccino alla salute del cervello in maniera integrata.

Bisogna non solo dare attenzione alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla cura perché se sta bene il cervello, sta bene tutto l'organismo e quindi l'essere umano".  Campitiello ha poi ricordato uno studio britannico, in cui "tra gli otto punti dell'umanizzazione della cura mette la salute emotiva perché l'approccio emotivo nella cura è fondamentale.La cura del paziente non solo per una diagnosi precoce, ma soprattutto per una terapia tempestiva e per un'adesione alla prevenzione terziaria che può essere la svolta del futuro". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Settimana del cervello, neurologo Lodi: “50% demenze si può prevenire”

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(Adnkronos) – "Il 50 per cento delle demenze si può prevenire o rallentare in maniera significativa.Sappiamo ormai da numerosi studi internazionali che ci sono 14 fattori di rischio ben codificati, Tra questi fattori ci sono quelli 'clinici', ovvero ipertensione, obesità e diabete, tutte patologie che possono essere diagnosticate e soprattutto trattate il più precocemente possibile per evitare effetti cognitivi e arrivare alla demenza.

Poi ci sono fattori su cui possiamo agire individualmente, ovvero i corretti stili di vita, attività fisica, alimentazione sana.Ma non dimentichiamo la socialità e l'educazione".

Così all'Adnkronos Salute Raffaele Lodi, coordinatore della Rete Irccs Neuroscienze e Neuroriabilitazione in occasione del convegno 'One Brain One Health: un primo bilancio della Strategia Italiana per la Salute del Cervello 2024- 2031' promosso oggi dalla Società italiana di Neurologia (Sin) al Ministero della Salute.  "E' stato dimostrato che il processo neurodegenerativo può andare avanti, può procedere, in assenza ancora di terapie che modifichino l'andamento della patologia – spiega Lodi – però la messa in campo e il contrasto di questi fattori di rischio, sia clinici che di stili di vita, permette un rallentamento significativo del decadimento cognitivo". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Riarmo Unione europea, Eurocamera approva risoluzione

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(Adnkronos) – Il Parlamento europeo ha approvato a maggioranza, a Strasburgo, la risoluzione sul Libro bianco Ue sulla difesa, che contiene alcuni passaggi sul piano ReArmEu presentato da Ursula von der Leyen, basato sull'articolo 122 del Tfue che esclude l'Aula dall'iter, come era successo per Next Generation Eu.Il testo è passato con 419 voti favorevoli, 204 contrari e 46 astenuti, su 669 votanti.  "È ora di costruire un'Unione europea della difesa che garantisca la pace nel nostro continente attraverso l'unità e la forza", aveva detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, parlando alla plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo, per perorare davanti agli eurodeputati la causa del riarmo dell'Europa, di fronte al rinato imperialismo russo. "Alcide de Gasperi disse 'Non abbiamo bisogno solo della pace tra noi, ma di costruire una difesa comune.

Non si tratta di minacciare o conquistare, ma di scoraggiare qualsiasi attacco dall'esterno, mosso dall'odio contro un'Europa unita.Questo è il compito della nostra generazione'".  Gli eurodeputati italiani dei Verdi/Ale hanno votato "no, nel merito e nel metodo, al piano di riarmo da 800 miliardi voluto dalla presidente Ursula von der Leyen e dalla Commissione Europea ".

Gli europarlamentari Cristina Guarda, Ignazio Marino, Leoluca Orlando e Benedetta Scuderi avevano spiegato prima del voto: "Diciamo 'no' perché la difesa comune non passa dai singoli Stati attraverso il rafforzamento degli eserciti nazionali.Al contrario, servirebbe un processo d’integrazione delle politiche di difesa che, razionalizzando le risorse, consentirebbe di ridurre la spesa militare già stanziata a livello nazionale". Quanto al metodo, i parlamentari avevano sottolineato che il piano ReArm Europe, "attraverso il ricorso all’articolo 122 del Trattato, nega il coinvolgimento del Parlamento Europeo, impedendo così il legittimo confronto democratico e il voto dell’assemblea.

Tutto questo è inaccettabile".  A quanto si è appreso a Strasburgo da fonti parlamentari, i Dem si sarebbero spaccati sul voto.Secondo la fonte, dei ventuno europarlamentari del Pd una parte avrebbe votato a favore, mentre l'altra si sarebbe astenuta, inclusi gli indipendenti Cecilia Strada e Marco Tarquinio, spostati su posizioni più radicalmente pacifiste.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sostenibilità: Birra Peroni, è chiave per il futuro del Made In Italy

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(Adnkronos) – Favorire il dialogo tra istituzioni, esperti ed aziende sul tema della sostenibilità come driver di crescita del brand per eccellenza del nostro Paese, il Made In Italy, che raccoglie in sé i più noti rappresentanti dell’artigianato e dell’industria italiana.Con questo obiettivo si è svolto nella cornice della Galleria del Cardinale Colonna a Roma, “La competitività del Made in Italy: il ruolo della sostenibilità”, il convegno organizzato da Birra Peroni.  Moderato dalla giornalista e conduttrice radio e tv Rai Chiara Giallonardo, insieme a Federico Sannella, Direttore Corporate Affairs di Birra Peroni, al dibattito sono intervenuti Vannia Gava, Viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy, Luca De Carlo, presidente Commissione Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione Agroalimentare del Senato e Ilaria Ugenti, Corporate Reputation Service Line Leader IPSOS. “Il paradigma della sostenibilità è radicalmente cambiato in questi ultimi 10 anni: da strumento di “filantropia” si è trasformato in un vero e proprio asset di business, un valore insito nel prodotto finale di un’azienda e della sua reputazione, soprattutto quando si pensa al Made in Italy” – ha aperto il dibattito Federico Sannella, Direttore Corporate Affairs di Birra Peroni. “Sempre di più nell’industria del nostro Paese, infatti, la sostenibilità sta assumendo un ruolo chiave, diventando una leva di competitività imprescindibile: investire su questi aspetti ci permette di anticipare e mitigare rischi di business, di preservare la qualità che contraddistingue la nostra offerta, di studiare e implementare soluzioni di efficientamento del business e, non da ultimo, di portare ai consumatori un prodotto più vicino alle loro esigenze, in tutto il mondo”. A presentare il ruolo di rilievo che i consumatori riconoscono alla sostenibilità nel Made In Italy, una ricerca IPSOS* – società leader nella consulenza di ricerche di mercato e indagini statistiche.

Ilaria Ugenti, Corporate Reputation Service Line Leader di IPSOS, ha mostrato come l’attenzione alla sostenibilità sia cresciuta negli anni e che per il 96% delle intervistate e degli intervistati rappresenti un elemento chiave per la competitività del Made In Italy.Secondo la ricerca, infatti, da un lato la sostenibilità permette di accrescere l'eccellenza, la qualità e la sicurezza dei prodotti dall’altro di valorizzare sul mercato le aziende che dimostrano ottime prestazioni in ambito ambientale ma anche sociale ed economico, a beneficio della reputazione del Made In Italy nel mondo. Lavorare sulla sostenibilità diventa quindi sempre più cruciale per le aziende del Made in Italy, come conferma anche Valentino Valentini, Viceministro delle Imprese e del Made in Italy: “Birra Peroni, marchio storico italiano fondato nel 1846, rappresenta un autentico emblema del Made in Italy nel mondo.

Riconosciuta ufficialmente come “marchio storico di interesse nazionale”, l’azienda ha saputo coniugare tradizione e innovazione, esportando più di 2 dei suoi oltre 6 milioni di ettolitri di produzione annuale.La sostenibilità è diventata parte integrante della lungimirante strategia aziendale e vorrei aggiungere come elemento cruciale per garantire la competitività del Made in Italy negli anni a venire, per questo il Ministero continua a supportare con programmi specifici le aziende che innovano in questo senso e che favoriscono qualità, tutela delle risorse e crescita economica”. Due le grandi sfide di sostenibilità che in questo momento vedono impegnato il Made In Italy e in particolare il settore agroalimentare: la tutela della risorsa idrica e l’evoluzione dell’agricoltura e della sua filiera. “Aziende come Birra Peroni, che hanno investito in tecnologia e sostenibilità, sono oggi un modello di innovazione e d’avanguardia.

Il nostro compito è sostenerle, non solo con investimenti, ma anche semplificando le norme.L’acqua è una risorsa strategica: con oltre 4 miliardi del PNRR destinati a reti idriche e depurazione, il decreto siccità e il Pnissi – il più grande piano nazionale per la sicurezza del settore, 12 miliardi per 500 interventi – stiamo rafforzando l’infrastruttura idrica del Paese.

Stiamo inoltre finalizzando il regolamento sulle acque reflue, con maggiori investimenti nel riuso, di cui gli agricoltori saranno i primi beneficiari, e cominciamo a parlare concretamente di desalinizzazione” afferma l’Onorevole Vannia Gava, Viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. “Anche il costo dell’energia incide sulla competitività, mettendo in difficoltà imprese e famiglie.Per questo servono sì misure immediate ma, soprattutto, una strategia di lungo periodo che, oltre alle rinnovabili, includa il nucleare come terza via per la decarbonizzazione.

Il futuro del Paese dipende da scelte coraggiose: il governo è al fianco di chi investe e innova per costruire un’Italia più sostenibile e competitiva”. Investendo in nuove tecnologie, riducendo gli sprechi e favorendo il dialogo con partner ed istituzioni locali, negli ultimi 10 anni Birra Peroni ha ridotto del 10% i propri prelievi idrici per HL di birra prodotta.Contestualmente, l’azienda è da anni impegnata in prima linea anche nell’ambito dell’agricoltura, attraverso il suo centro di eccellenza – Campus Peroni.

Grazie alla collaborazione tra istituzioni, università, esperti e start-up, Birra Peroni è diventata un riferimento nella promozione della cultura della qualità, dell’innovazione e della sostenibilità lungo la filiera con oltre 2.000 agricoltori e non solo. “Questo di Birra Peroni è l’esempio di un modello virtuoso che va nella direzione di un’agricoltura sostenibile e soprattutto moderna, produttiva, volta al futuro e vicina agli agricoltori” ha dichiarato il Senatore Luca De Carlo, Presidente della Commissione Agricoltura del Senato, in rappresentanza del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste: “L’agroalimentare è il cuore pulsante della nostra economia e del Made in Italy, per questo, ci siamo battuti con forza in Europa per una revisione della Politica Agricola Comune (PAC) che mettesse nuovamente al centro chi produce, dando strumenti reali per affrontare le sfide ambientali e di mercato, senza imposizioni ideologiche che rischiano di penalizzare la produttività e la competitività delle nostre imprese agricole.Oggi, grazie a questo lavoro, la visione dell’Unione Europea sulla nuova PAC si sta finalmente avvicinando a questa visione” —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Delitto Garlasco, genetista Giardina: “Dna non dice chi ha ucciso Chiara Poggi”

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(Adnkronos) – Il direttore del laboratorio di genetica forense dell'università di Tor Vergata di Roma Emiliano Giardina interviene oggi, 12 marzo, sulle novità emerse in merito al delitto di Chiara Poggi a Garlasco nel 2007.L'analisi del Dna, spiega parlando con l'Adnkronos Salute, a "oggi è uno strumento potentissimo per la risoluzione dei casi, ma non ci dice mai chi è stato".

Giardina si è occupato come consulente scientifico dell'omicidio di Meredith Kercher, del giallo di Via Poma della morte di Simonetta Cesaroni, dell'omicidio di Yara Gambirasio.  "Non attribuisce una responsabilità ma la presenza certa di una persona in un luogo e non in un altro" evidenzia il super esperto. "Questa presenza può determinare la responsabilità rispetto a un delitto.Negli anni gli strumenti per l'analisi del Dna sono diventati davvero straordinari, ma il salto negli ultimi 15 anni non è avvenuto nella sensibilità delle analisi ma nella standardizzazione del processo di ricerca.

Oggi tutti i laboratori del mondo usano gli stessi standard e procedure, ma soprattutto mentre anni fa noi scienziati ci confrontavamo sulle delle ipotesi riguardo a dei possibili 'sospettati' oggi c'è un dato statistico che si affianca ai nomi.E questo fa la differenza".  Sull'omicidio di Chiara Poggi, il genetista riflette sul peso del Dna "una volta analizzato diventa una 'fotografia', se però emergono ulteriori dati, solidi e riproducibili, a questo punto è giusto aprire una valutazione e un confronto.

Insomma – chiarisce Giardina che è anche il direttore del Master di II livello in Genetica Forense dell'Università Tor Vergata – se ci sono dei dubbi il caso va riaperto".Quello di Garlasco fu uno dei casi di cronaca nera che colpì gli italiani e per cui era stato condannato il fidanzato, Alberto Stasi.

Ieri è emerso un nuovo indagato, Andrea Sempio, all'epoca amico del fratello della vittima, il cui Dna sarebbe stato ritrovato sotto le unghie della vittima.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Salvini: “Debito se lavorano aziende italiane, non per arricchire Germania o Francia”

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(Adnkronos) – Gli "850 miliardi per riarmare l'Europa", sono soldi "che non ci sono, perché dovrebbero essere gli Stati a fare debito per comprare armi.Da chi le compro?

Se devo fare debito pubblico italiano, lo faccio solo e soltanto se posso far lavorare aziende italiane, non per comprare in Germania o Francia".Così il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini a LetExpo in corso a Verona. "Io prima di riarmare l'Europa – continua Salvini – riarmo l'Italia, l'esercito italiano, la marina italiana, i carabinieri e l'aviazione, facendo lavorare aziende italiane, non voglio arricchire tedeschi e francesi sulla pelle dei miei figli". "Già in passato gli Usa posero dei dazi, e l'Italia ebbe non la fortuna ma l'abilità nel contrattare.

Nel migliore dei mondi possibili bisognerebbe trattare come Unione Europea nell'interesse continentale, ma l'Ue sta facendo gli interessi nazionali italiani o no?Al di là dei dazi di Trump, chi è che si è inventato gli Ets e le tasse sul trasporto marittimo, sul trasporto aereo e le eco-follie green che sono un suicidio economico?

Non è Trump.Il primo e più pesante dazio sulle industrie italiane ed europee non arriva da Pechino o Washington, ma da Bruxelles". "Io mi auguro che Trump, con i suoi modi bruschi, porti al tavolo Zelensky e Putin" e "mi spiace che l'Europa non sia protagonista di questo confronto mentre lo è, per esempio, la Turchia che si è ritagliata in questi anni una posizione lungimirante e determinante.

Che il mondo non passi da Bruxelles, perché Bruxelles è impegnata a rompere le palle al marittimo e a imporre auto elettriche, mentre la pace si giocherà tra Istanbul e Riad, mi fa dire che questa Ue ha fallito drammaticamente". "C'è all'orizzonte un discorso, se non di pace, di tregua.Zelensky dice che si può arrivare alla pace, lo dice anche Putin.

Trump sta forzando l'avvicinamento alla pace?Sì.

E' un'occasione storica, perché la fine del conflitto riapre mercati fondamentali, oltre a salvare vite.L'Italia deve fare quello che storicamente ha sempre fatto l'Italia: essere ponte tra Usa e occidente e protagonista della fine del conflitto Russia-Ucraina". "Dall'insediamento di Trump è cambiato tutto, l'importante è non dividersi per simpatia o tifoseria.

Salvini è trumpiano?No, io cerco di essere razionale e valutare dove sta l'interesse nazionale italiano.

Qualcuno pensa che l'interesse delle nostre imprese sia allontanarsi dagli Usa?No, mi sembra evidente". "Una grande operazione di pace fiscale, un saldo e stralcio col pagamento in 120 rate senza interessi, è l'unico modo per lo Stato di incassare e per imprese e cittadini di continuare a lavorare saldando il debito.

Il progetto della Lega è incardinato in commissione al Senato, sono già cominciate le audizioni, commercialisti e associazioni di categoria sono a favore.Io penso che sia un'operazione win-win e di giustizia sociale". Sul processo di individuazione dei presidenti delle autorità portuali "ci siamo, ci stiamo lavorando con Rixi e nell'arco di poche settimane ci sarà la quadra o sui 14 o sui 16, comunque l'impegno è di scegliere persone in base alla professionalità e non in base ad alti criteri". "Oggi viaggiano mediamente sulla rete 10mila treni sulla rete ferroviaria nazionale, 1200 i cantieri aperti.

Se su 10mila treni, record storico, e 1200 cantieri, record storico, ne arrivano 9999 puntuali, fa più notizia il treno che arriva in ritardo". —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

San Siro, Comune studia piano di fattibilità. Per il Milan idea academy a San Donato

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(Adnkronos) – Il grande passo è stato fatto.Adesso, palla al Comune di Milano e al sindaco Giuseppe Sala per il futuro di San Siro.

Milan e Inter hanno presentato il Docfap, il documento di fattibilità progettuale per la realizzazione del nuovo stadio.Quasi 300 pagine per formalizzare la proposta di acquisizione del Meazza e delle aree limitrofe per la realizzazione dell’impianto.  I club hanno ufficializzato così di voler completare la procedura di acquisizione e il dossier sarà ora analizzato da Palazzo Marino.

Trenta giorni per visionare il documento e avere una risposta, prima di avviare l’iter che porterà a completare l'acquisizione entro luglio. Dell’attuale San Siro resterà solo l’area sud-est (con una parte della curva Sud, una parte della tribuna arancio e la torre).Il nuovo stadio sorgerà invece nella zona parcheggi.

In un contesto che vedrà un’importante riqualificazione dell’area, con circa 55mila metri quadrati di aree verdi e 72mila di parcheggi sotterranei.L’idea di Milan e Inter è di realizzare negli spazi circostanti anche le proprie sedi, oltre ai rispettivi musei, un albergo, negozi e parchi.

L’Agenzia delle Entrate ha stimato il valore dell’area in 197 milioni di euro (73 per lo stadio Meazza e 124 per le aree limitrofe), ma – come apprende l’Adnkronos – la cifra è con ogni probabilità destinata ad abbassarsi.Come permesso dalla Legge Stadi, i club possono negoziare relativamente ad alcune voci.

Per esempio, per dedurre i costi di bonifica (voce principale e più dispendiosa). Nelle prossime settimane ci sarà un avviso pubblico sull’offerta di acquisto (questo perché, sempre considerando la destinazione d’uso sportiva, altri privati avrebbero in teoria la possibilità di formulare offerte superiori). Discorso San Donato.Il Milan ha investito 55 milioni e il movimento andrà sfruttato.

La società potrebbe realizzare in quell’area un centro sportivo di primo livello e spostare lì l’Academy.Il settore giovanile del Diavolo oggi si allena al “Puma House Of Football”, in via dei Missaglia, ma il Milan è in affitto: con la disponibilità di uno spazio così importante a San Donato, potrebbe valorizzare l’investimento in prospettiva. Un’idea che stuzzica almeno da inizio novembre, quando la dirigenza ha seguito la squadra in trasferta a Madrid per la partita di Champions contro il Real.

In quell’occasione, i dirigenti hanno visitato la "Ciudad Real Madrid”, il centro sportivo dei Blancos nel Parco di Valdebebas.Una struttura futuristica in cui si allenano la prima squadra e le giovanili e che da anni permette agli spagnoli di sfornare giovani di altissimo livello, pronti per il passaggio tra i grandi.

Elemento da non sottovalutare in via Aldo Rossi.Il tema trasloco resta all'ordine del giorno. (di Michele Antonelli) —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Roma, raid vandalici a cantiere museo Shoah: consegnato a polizia esposto residenti

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(Adnkronos) – "Oggi è stata formalmente consegnata tramite pec, su incarico dei molteplici firmatari, al Dipartimento di Sicurezza Pubblica, al Questore di Roma, al Commissariato di Zona, la segnalazione di atti di violenza, intimidatori e minacce in via Alessandro Torlonia, la via dove è previsto che venga realizzato il nuovo Museo della Shoah.Con l’esposto i residenti del quartiere invocano il loro diritto a vivere in sicurezza e chiedono che la sicurezza pubblica sia tutelata, 'prevenendo' il compimento di reati che danneggerebbero persone e cose".

Lo dice all'Adnkronos l'avvocato Rosa Sciatta Ferri, annunciando l'invio dell'esposto per chiedere la sospensione dei lavori del Museo della Shoah e una maggiore presenza delle forze dell'ordine nella zona dove si trova il cantiere dopo i numerosi raid vandalici dei giorni scorsi. "La sicurezza pubblica è un bene tutelato dalla Costituzione che la cita una decina di volte, e dal legislatore che la tutela in molti atti normativi di grado primario – sottolinea l'avvocato – La sicurezza o incolumità di tutti coloro che soggiornano sul territorio italiano, indistintamente, è essa stessa garanzia, e non solo un limite, degli altri diritti fondamentali della persona (come il diritto alla vita, alla salute, alla dignità, alla libertà personale, la libertà di circolazione, di riunione e così via), perché se non viene tutelata la sicurezza non vi è la tutela di tutti gli altri diritti fondamentali.I firmatari – conclude la legale – chiedono che gli interessi pubblici che hanno mosso 20 anni fa l’Amministrazione Comunale a deliberare la realizzazione del Museo in Via Torlonia, in un quartiere densamente popolato, siano 'rivalutati' alla luce del momento storico e geopolitico iniziato il 7 ottobre 2023, spostando il Museo in un'altra area a Roma più ampia e meno popolata".  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lagarde avverte: “Da shock dazi, difesa e clima rischi inflazione”

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(Adnkronos) – L'Europa si trova davanti "a nuovi shock bilaterali, legati principalmente al commercio e alla difesa, nonché al cambiamento climatico, che possono amplificare o contrastare le forze esistenti".Lo sottolinea la presidente della Bce, Christine Lagarde, intervenendo a una conferenza dell'istituto centrale a Francoforte. "La frammentazione del commercio e una maggiore spesa per la difesa in un settore con capacità limitata potrebbe in linea di principio far salire l'inflazione", spiega, osservando che tuttavia "i dazi statunitensi potrebbero anche ridurre la domanda di esportazioni dell'Ue e reindirizzare l'eccesso di capacità dalla Cina all'Europa, il che potrebbe spingere l'inflazione verso il basso". In ogni caso "guardando al futuro gli shock potrebbero alimentare l'inflazione in modo più diretto e aumentare la volatilità e questo rischio potrebbe essere particolarmente acuto per l'area dell'euro, in quanto siamo fortemente esposti ad alcuni dei nuovi tipi di shock", rileva.

La zona euro, spiega, "è molto aperta agli scambi e fa parte di catene di approvvigionamento integrate quindi è probabile che la frammentazione del commercio porti a variazioni dei prezzi più ampie e dirompenti".  Lagarde sottolinea che "il livello di incertezza che stiamo affrontando è eccezionalmente elevato" ed in questo contesto la stabilità dei prezzi è cruciale.  "L'indice di incertezza della politica commerciale si attesta attualmente su un valore prossimo a 350, ovvero più di sei volte il suo valore medio dal 2021 – afferma – e gli indicatori di rischio geopolitico hanno raggiunto livelli mai visti dai tempi della Guerra fredda, se si escludono guerre e grandi attacchi terroristici".In questa cornice, osserva, "il mio messaggio principale è che in un contesto di incertezza un forte impegno a mantenere la stabilità dei prezzi nel medio termine è più importante che mai".

Un impegno, aggiunge, che "richiederà agilità nel rispondere ai nuovi shock, seppur all'interno di un quadro ben definito che limiti reazioni miopi e una discrezionalità sfrenata". In Europa, rileva "le aspettative negli ultimi anni sono state praticamente spazzate via e in particolare nelle ultime settimane.Le certezze che erano consolidate sull'ordine internazionale sono state sconvolte.

Alcune alleanze sono finite sotto tensione, mentre altre si sono rinsaldate".Inoltre, osserva ancora, "abbiamo assistito a decisioni politiche che solo pochi mesi fa sarebbero state impensabili". "La nostra risposta al recente episodio di inflazione dovrebbe dare all'opinione pubblica la fiducia che faremo sempre tutto il necessario per garantire la stabilità dei prezzi e che i nostri quadri politici possono adattarsi alle nuove circostanze", afferma. "I banchieri centrali – prosegue – dovranno mostrare agilità per adattare la loro posizione e i loro strumenti alle mutevoli circostanze e avranno bisogno di curiosità intellettuale per sfidare i principi consolidati e la saggezza convenzionale". Lagarde osserva quindi che "mantenere la stabilità in una nuova era sarà un compito arduo" e "richiederà un impegno assoluto verso il nostro obiettivo di inflazione" del 2%. "Indipendentemente dagli shock che affrontiamo – sottolinea – dobbiamo impostare la nostra politica in modo appropriato in modo che l'inflazione converga sempre di nuovo verso il 2% nel medio termine".  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Inca Cgil, ecco le regole pensionistiche per le donne nel 2025

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(Adnkronos) – "Le donne possono accedere alla pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di contributi più una finestra di attesa di tre mesi, mentre per la pensione di vecchiaia servono 67 anni di età e 20 anni di contributi.Nel sistema contributivo, si può anticipare la pensione a 64 anni con almeno 20 anni di contributi, ma solo se l’assegno maturato supera una soglia minima.

E' previsto uno sconto per le madri: l'importo soglia si riduce con uno o più figli".Così, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, Anna Maria Bilato, del Collegio di presidenza dell'Inca, il patronato della Cgil, ripercorre le regole pensionistiche per le donne nel 2025.  "'Opzione donna', misura sperimentale avviata nel 2004, permette alle lavoratrici – sottolinea – di ritirarsi prima accettando un assegno calcolato interamente col metodo contributivo.

I requisiti nel 2025 sono: 61 anni di età (60 per le madri con un figlio, 59 con due o più figli); 35 anni di contributi; appartenenza a determinate categorie (caregivers, invalide al 74%, lavoratrici licenziate)". "Dal 2023 – sottolinea – con requisiti più stringenti, il numero di pensioni liquidate con 'Opzione donna' è crollato da 21.300 nel 2021 a 4.784 nel 2024. 'Opzione donna' non si è rivelata la soluzione al problema dell’allungamento dei requisiti pensionistici introdotti con la riforma Fornero, ma negli anni è stata una via di uscita per le donne, costrette a rinunciare a una grossa parte dell’importo di pensione maturato (perdite stimate dall’Inca mediamente pari a 400 euro netti mensili) nella maggior parte dei casi per assistere un familiare con disabilità.In altri casi, invece, proprio a causa delle grosse perdite, sono state costrette a rinunciare e a rimanere ancora al lavoro fino all’età della pensione di vecchiaia.

L’Ape sociale rimane un altro strumento per anticipare la pensione (63 anni e 5 mesi con 30/36 anni di contributi), ma per molte donne raggiungere questi requisiti è difficile, data la frammentarietà dei percorsi lavorativi". "Nel mondo del lavoro, nonostante la nostra Costituzione all'articolo 37 dica che 'La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore', la realtà del 2025 racconta ancora un'Italia segnata da disuguaglianze, anche di genere.Un discorso che vale per le lavoratrici e per tutte le donne.

Il divario si manifesta nell'istruzione, nel mercato del lavoro, nelle retribuzioni e nelle pensioni, anche all’interno delle famiglie, con effetti negativi sulla condizione economica e sociale delle donne".  "Nell'ambito lavorativo – spiega – l'occupazione per le donne è frammentaria, discontinua e spesso con part time non sempre volontari, ma imposti, dettati dall'esigenza di avere un salario per poter portare avanti la propria vita". "Secondo il Rendiconto di genere 2024 del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps – spiega – le donne rappresentano la maggioranza tra diplomati e laureati, ma le assunzioni femminili si fermano al 42,3%.Le pensionate superano i pensionati (7,9 milioni contro 7,3 milioni), ma ricevono assegni più bassi: nel settore privato, le pensioni di anzianità/anticipate e di invalidità sono inferiori rispettivamente del 25,5% e 32%, mentre per la vecchiaia il gap raggiunge il 44,1%.

Le cause sono la discontinuità lavorativa, il lavoro part-time e i salari più bassi, con un impatto diretto sui contributi e sugli importi pensionistici".  "Nel settore pubblico – chiarisce – le donne sono più presenti ma meno rappresentate nei ruoli dirigenziali.I requisiti pensionistici, ormai quasi paritari con quelli degli uomini, non compensano le disuguaglianze strutturali". "Guardando al settore del commercio – fa notare Anna Maria Bilato – la presenza femminile riporta un compenso orario di 75 euro contro i 99 euro dei colleghi maschi.

Nella sanità e assistenza sociale le donne percepiscono 66 euro all'ora contro 87 euro all'ora degli uomini.Questa situazione si ripercuote su quelle forme di ammortizzatori sociali di cui le donne sono le maggiori utilizzatrici.

Il 53% delle domande Naspi, infatti, sono prevalentemente femminili, ma il valore dell'indennità erogato è mediamente inferiore a quello dei maschi perché si riconduce alla retribuzione effettiva: 986 euro mensili delle donne rispetto a 1145 degli uomini". "Nella Relazione del Civ Inps – sottolinea – nei trattamenti pensionistici il numero di donne supera di lunga il numero di pensionati maschi; dal punto di vista economico nei trattamenti delle pensioni anticipate nel settore privato le donne percepiscono mediamente 1.752 euro sulle pensioni di anzianità, contro i 2.350 euro che percepiscono i maschi.Guardando le pensioni di vecchiaia l'importo delle donne è di 760 euro contro 1359 euro percepito dai maschi.

Dunque, c'è tanto lavoro ancora da fare e il punto di partenza deve essere la centralità del lavoro.Dobbiamo fare in modo che le donne possano avere più opportunità occupazionali e che venga applicato ciò che dice l'articolo 37 della Costituzione".  —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lucrezia Guidone chi è, dagli esordi al ruolo di Sofia in ‘Mare Fuori’: ospite a ‘La volta buona’

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(Adnkronos) –
Lucrezia Guidone sarà ospite oggi, mercoledì 12 marzo, da Caterina Balivo a 'La volta buona' per svelare qualche anticipazione sulla quinta stagione di 'Mare Fuori', che ha debuttato in anteprima oggi su RaiPlay.L'attrice dal 2023 interpreta Sofia, l'educatrice del carcere nella serie di successo targata Rai.   Lucrezia Guidone è nata a Pescara il 3 giugno del 1986. È un’attrice e regista teatrale italiana.

Dopo il diploma si è trasferita a Roma per seguire il suo sogno più grande, fare l’attrice.Si è diplomata all’Accademia nazionale d’Arte drammatica ‘Silvio D’amico’.

Nel 2011 comincia la sua carriera nel mondo del teatro e ottiene il ruolo della figliastra in ‘In cerca d'autore.Studio sui Sei personaggi di Luigi Pirandello’, per la regia di Luca Ronconi.

Lucrezia Guidone frequenta poi il Centro di formazione teatrale Santacristina, diretto da Luca Ronconi e Roberta Carlotto, e il Lee Strasberg Theatre and Film Institute di New York.  Lavora con Lorenzo Salveti ne ‘L'impresario delle Canarie’ per la Biennale di Venezia e con Valerio Binasco in ‘Frammenti’ per il Festival di Spoleto.Nel 2012 vince il Premio Ubu.

Nel 2014 interpreta Emma nel film ‘Noi 4’, grazie a questo ruolo riceve il Premio Flaiano.Nel 2017 interpreta Clea nel film ‘La ragazza nella nebbia’ del regista Donato Carrisi e Franziska in ‘Dove cadono le ombre’ di Valentina Pedicini.

Nel 2021 fa una piccola parte in ‘Summertime’, serie disponibile sulla piattaforma Netflix.Nel 2022 è protagonista della serie Netflix ‘Fedeltà’ insieme a Michele Riondino.  "Il cinema è la forza degli sguardi che si incontrano, degli immaginari che ci permettono di trovare una spinta vitale nel dolore, nelle cose felici… Il cinema per me è un modo di vedere la vita, di viverla proprio", aveva raccontato l'attrice a Rolling Stones.  Nel 2023 entra nel cast della terza stagione della fiction Mare fuori dove ottiene il ruolo di Sofia, un’educatrice dell’Istituto penale minorile, dove è ambientata la serie.  Sulla sua vita privata non si hanno molte informazioni, non è noto se l'attrice sia fidanzata o single.

A Rolling Stones ha dato la sua personale visione sull'amore: "Se mettiamo al centro noi stessi, riusciamo a essere presenti anche nell’amore dell’altro in modo più autentico."   —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia – Modena sarà diretta da Luca Massimi della sezione di Termoli: La scheda completa dell’arbitro

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Sabato la Juve Stabia sarà impegnata in casa con il Modena per la giornata numero 30 di Serie B.  A dirigere l’incontro ci sarà Luca Massimi della sezione di Termoli.  Il fischietto molisano, al suo settimo anno in CAN, è considerato uno dei migliori arbitri della categoria, grazie a un’esperienza maturata fin dalle prime esperienze e a un talento riconosciuto a livello nazionale.  Massimi è inoltre entrato nella storia come primo arbitro molisano a dirigere una partita di Serie A.

Gli esordi e i primi riconoscimenti dell’arbitro Massimi

Luca Massimi ha iniziato il suo percorso arbitrale nel 2007, dimostrando fin da giovanissimo una predisposizione naturale per il ruolo.

A soli nove anni, era già impegnato nei campionati giovanili.  Dopo aver maturato esperienza nelle serie minori, nel 2011 è approdato in Serie D.  La sua ascesa è stata inarrestabile: nel 2017 ha raggiunto un traguardo storico, diventando il primo arbitro molisano a vincere il Premio nazionale Bettedi.  Questo prestigioso riconoscimento ha sancito le sue indiscusse qualità e le grandi prospettive di un talento destinato a lasciare il segno nel calcio italiano.

Il grande salto dell’arbitro Massimi

Dopo una stagione straordinaria in Lega Pro, culminata con la promozione in Serie B e il prestigioso Premio Luca Colosimo, Massimi continua a mietere successi.Riconosciuto dai suoi colleghi allenatori come il migliore arbitro della cadetteria, il giovane fischietto molisano vede finalmente coronato il suo sogno: l’esordio in Serie A.  Il 24 febbraio 2019, dirige la partita tra Sampdoria e Cagliari, scrivendo una pagina indelebile nella storia dell’arbitraggio italiano.  La sua ascesa non si ferma qui: nel 2020, entra a far parte della CAN A-B, consolidando il suo ruolo nell’élite dell’arbitraggio nazionale.

Le qualità dell’arbitro Massimi

Le sue prestazioni sul campo, confermate da un palmares di tutto rispetto, evidenziano un talento innato per la gestione delle partite.  Massimi, infatti, si distingue per la sua straordinaria capacità di comunicare con i calciatori, instaurando un dialogo costruttivo che va ben oltre le semplici ammonizioni.  Questa sua dote, non comune nel mondo dell’arbitraggio, gli permette di mantenere sempre il controllo della partita e di guadagnarsi il rispetto di tutti gli attori in campo.  Senza dubbio, Massimi rappresenta uno dei prospetti più promettenti dell’arbitraggio italiano.

La scheda completa del Direttore di Gara

Sig.  Luca Massimi della Sez.  di Termoli Nato a Termoli (CB) il 23/11/ 1988 – 7° anno alla C.A.N.  Finora ha diretto in carriera 172 gare con questo score: 79 vittorie interne; 41 pareggi e 52 affermazioni esterne 39 i rigori assegnati e 46 le espulsioni decretate

Quest’anno ha diretto 14 gare (2 in seria A, 10 in serie B, 1 Coppa Italia, 1 Cyprus League) con questo score: 8 vittorie interne, 4 pareggi, 2 vittorie esterne con 3 rigori e 2 espulsioni

Conta 7 precedenti con la Juve Stabia: 2 vittorie, 3 pareggi, 2 sconfitte

08/11/2015 SERIE C Matera – Juve Stabia (0-0)

18/12/2016 SERIE C Taranto – Juve Stabia (0-0)

05/11/2017 SERIE C Matera – Juve Stabia (1-1) (Viola (JS), Scognamillo)

24/08/2019 SERIE B Empoli – Juve stabia (2-1) (Bandinelli, Cissè (JS), La Gumina)

15/02/2020 SERIE C Juve stabia – Crotone (3-2) (Forte (JS), Armenteros, Benali, Calò (JS), Addae (JS))

04/10/2024 SERIE B Sampdoria – Juve Stabia (1-2) (Coda (S), Adorante (2))

19/01/2025 SERIE B Palermo – Juve Stabia (1-0) (Le Douran)

Nessun precedente con il Modena prima squadra ma conta 3 precedenti con la formazione U19 con questo score: 1 vittoria, 0 pareggi, 2 sconfitte

Assistenti

Primo Assistente sig. Domenico PALERMO della sezione di Bari

Secondo Assistente sig. Vincenzo PEDONE della sezione di Reggio Calabria

IV° ufficiale sig. Valerio PEZZOPANE della sezione di L’aquila

VAR sig. Lorenzo MAGGIONI della sezione di Lecco

AVAR sig. Daniele MINELLI della sezione di Varese