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Luca Argentero, la gag con Simona Ventura per il compleanno: “47 anni, stavolta sono veri”

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(Adnkronos) –
Luca Argentero compie oggi, sabato 12 aprile, 47 anni.E per l'occasione, l'attore torinese non ha potuto fare a meno di ricordare la gaffe di Simona Ventura, quando nel 2021 mal interpretò un suo tweet scatenando l'ilarità degli utenti sui social. Era l'8 agosto del 2021 quando Luca Argentero con un cinguettio postato sul suo profilo X si congratulava con gli atleti azzurri per il numero di medaglie vinte nelle Olimpiadi di Tokyo: "40", aveva scritto l'attore con una faccina commossa, la bandiera dell'Italia e due manine rivolte cielo.  Simona Ventura aveva frainteso il significato del post: "Auguri Luca!!", aveva commentato pensando che quel giorno Argentero avesse compiuto gli anni, 40 per l'esattezza.  A chiarire l'incomprensione, ci ha pensato subito Luca Argentero: "Grazie super Simo, sono le medaglie azzurre, ma ti voglio benissimo lo stesso", aveva replicato l'attore che nel 2021 aveva 43 anni.

A questo punto la Ventura, che si era resa conto della gaffe, aveva risposto: "Ahahah ti ho tolto tre anni, magari lo facessero a me".  Oggi, Luca Argentero ha voluto ricordare il simpatico siparietto postando sul suo profilo X una sua foto in bianco e nero e a corredo ha scritto: "47 e non sono medaglie…", ha scherzato.  E lo aveva già fatto in occasione della chiusura dei Giochi Olimpici di Parigi, nel 2024, quando l’attore ha postato un messaggio sul profilo X ricordando la gag di quattro anni fa: “40!!!!Ma domani…

quindi cara Simona Ventura preparati, perché domani mi aspetto i tuoi auguri più sentiti”. "Auguri Luca!! È proprio vero che per te gli anni non passano mai", aveva replicato la conduttrice televisiva, con ironia.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Milano, 68enne morta in ospedale: figlio arrestato per omicidio

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(Adnkronos) – E' stato arrestato per omicidio il figlio della donna di 68 anni morta alla MultiMedica di Sesto San Giovanni lo scorso 16 marzo per un'emorragia cerebrale.La morte della donna, apparsa subito sospetta, sarebbe stata causata – secondo gli inquirenti – dai calci e pugni ricevuti dal figlio, Gianrico Dario Ricci, di 36 anni.

L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale di Monza, è stata eseguita questa mattina dagli agenti della squadra mobile.  Erano stati marito e figlio della vittima a chiamare i soccorsi dalla loro casa a Cinisello Balsamo, nel Milanese.Ai sanitari avevano raccontato che la donna durante tutta la sera precedente respirava in modo affannoso e aveva perso i sensi.

La 68enne è arrivata al pronto soccorso della MultiMedica in gravissime condizioni, con un'emorragia cerebrale e una interna, lesioni diffuse su tutto il corpo e sul volto e una costola rotta.Condizioni apparse da subito sospette ai medici, che hanno allertato la polizia.

In ospedale il primo intervento è stato delle Volanti. Le indagini hanno consentito di accertare che la morte – spiega la questura di Milano in una nota – "è avvenuta a causa di un arresto cardiocircolatorio, evidentemente provocato dalle diverse lesioni riscontrate, e riconducibili alle violenze fisiche che il figlio aveva messo in atto negli ultimi giorni nei confronti della madre".  
Determinanti, nel corso dell’attività investigativa, sono state alcune intercettazioni telefoniche, le dichiarazioni dei testimoni e i risultati degli accertamenti medico legali, che hanno complessivamente consentito di raccogliere prove nei confronti del 36enne. L'uomo risponde di omicidio aggravato dal vincolo di parentela con la vittima e dal contesto di maltrattamenti familiari, per cui era già stato denunciato nel 2020.Gli viene per questo contestata anche la recidiva. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Trump, dazi e sospetti di ‘insider trading’. Dem Usa: “Indagate”

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(Adnkronos) – La marcia indietro di Donald Trump sui dazi, insieme al post "questo è il momento giusto per comprare", hanno scatenato i sospetti dei senatori democratici su un'azione di 'insider trading' da parte del presidente americano.  "Chiediamo alla Sec di indagare per stabilire se l'annuncio dei dazi, che ha provocato il crollo dei mercati e la conseguente parziale ripresa, abbia arricchito esponenti dell'amministrazione e amici ai danni degli americani" si legge nella lettera inviata da Elizabeth Warren e altri senatori democratici per chiedere un'inchiesta.Nella lettera si chiede precisamente di stabilire se persone vicine alla Casa Bianca "compresi familiari del presidente, fossero a conoscenza in anticipo della pausa dei dazi" e abbiano "abusato" di questa conoscenza per "fare delle transazioni finanziarie prima dell'annuncio del presidente". "Non è chiaro quali funzionari e affiliati del presidente Trump conoscessero in anticipo il suo piano di rinviare i dazi, ma avrebbero potuto sapere che stava per annunciare la pausa e che i mercati sarebbero migliorati", si legge nella lettera in cui si accusa Trump di aver provocato con i suoi "irrazionali, irresponsabili dazi" un caos che ha portato a un "drammatico crollo dei mercati finanziari americani".  La lettera alla Sec dimostra come i democratici intendano insistere sulle accuse di un possibile insider trading, dopo che nei giorni scorsi hanno già puntato il dito contro la deputata Marjorie Taylor Green, che nei giorni del crollo della borsa ha acquistato titoli tecnologici, compresi quelli di Apple, poi risaliti dopo l'annuncio di Trump mercoledì scorso. "Dobbiamo indagare sul possibile insider trading di persone come la deputata Greene, dobbiamo indagare per sapere se lobbisti di K Street e altre grandi società hanno ricevuto informazioni sulle azioni di Trump" ha concluso il deputato dem Gregorio Casar.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Dall’export italiano alle Olimpiadi: l’impatto dei dazi sullo sport

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(Adnkronos) – Il protezionismo diventa sport nazionale.Per il momento, negli Stati Uniti non volano palloni, ma sanzioni.

I dazi annunciati dal presidente americano Donald Trump cambieranno l’economia anche in ambito sportivo, considerando che potrebbero colpire alcuni beni o incidere sulla filiera produttiva, aumentando i costi delle materie prime.E innalzando uno steccato difficile da superare per il resto del mondo, Italia compresa. "I dazi sono barriere all'ingresso, che incidono per misura e durata.

Per comprendere il tema, con tutti i riflessi per l’economia del nostro Paese, bisogna considerare la struttura dell'industria dei produttori di beni per la pratica sportiva” spiega all’Adnkronos Massimo Nardinocchi, docente di Economia Aziendale Dello Sport alla Luiss. La riflessione tocca un argomento in continua evoluzione. “Quella italiana – sottolinea Nardinocchi – è un'imprenditoria specializzata”.L’esempio scelto per introdurre il discorso è quello di Technogym, multinazionale del fitness con base a Cesena.

Nel 2024, l’azienda ha fatturato 900 milioni e il B2B, il business to business (modello di business in cui le aziende scambiano prodotti, servizi o informazioni tra loro) ha pesato per 717 milioni. “Vuol dire che una parte rilevante della loro clientela è formata da centri sportivi e altri soggetti che offrono servizi sportivi all’utenza.Il mercato consumer, deducibile per differenza, parla di meno di 184 milioni.

L'esportazione verso l'America, Stati Uniti compresi, è stata nel 2024 di 146 milioni, circa il 16 %”. Gli Usa sono un mondo in cui il fitness nasce, prospera e cresce, con previsioni di espansione anche nel mercato asiatico.Ci sarà allora una contrazione in caso di dazi? “Non possiamo escluderlo, molto dipende dalla loro misura e da elementi specifici, quali la dinamica differenziata delle imposizioni.

Per quanto riguarda questa nicchia, la cosa è inoltre legata a un mondo di aziende che acquistano questi beni per impiegarli nell’attività.Sono cioè strumenti comprati per durare e produrre valore per un certo numero di anni.

Significa che un eventuale dazio all'ingresso, non proporzionato, potrebbe incidere sulla scelta di acquisto, anche se poi verrebbe ammortizzato nel tempo.Per i produttori, la leadership di prodotto e l’innovazione restano in ogni caso vantaggi competitivi per orientare gli acquirenti, come la presenza in un territorio con una domanda in crescita.

In altri termini, se vendo un paio di scarpe a un consumatore – chiarisce il professor Nardinocchi – un dazio all'ingresso diventa subito un limite.Se vendo a un’azienda un’attrezzatura sportiva con un'attesa di vita di 5/7 anni, il maggior costo è distribuito nel tempo con una diversa capacità di riassorbimento”. Un altro esempio utile per capire un eventuale impatto dei dazi in campo sportivo riguarda il mercato delle attrezzature personali e dell’abbigliamento per lo sci. “Si tratta di beni che hanno potenzialmente una durata inferiore e un pubblico in prevalenza B2C, Business to Consumer.

Andiamo diretti al consumatore”.Qui la segmentazione passa dalla tipologia di prodotto all’utenza: “I nostri produttori fanno spesso valutazioni di questo tipo, dovendo considerare in più la variabile di un uso e acquisto tendenzialmente stagionale di questo prodotto sportivo in un comparto in cui i cambiamenti climatici stanno già incidendo.

Una politica doganale ostile, considerata la diffusione dello sci negli Stati Uniti, renderebbe le previsioni ancora più complesse”. Secondo il report “Sport: componente strategica del made in Italy” diffuso dal Ministero degli Esteri, l’Italia nel 2023 ha esportato per 9 miliardi e mezzo di euro, con un saldo positivo di 2 miliardi e mezzo. “È un dato aggregato – aggiunge Nardinocchi -.Secondo lo studio, gli Stati Uniti nel 2023 hanno ricevuto 859 milioni di euro di merci sportive da noi, circa il 10% del totale”.

L'Europa ha invece assorbito, da sola, 3 miliardi e 314 milioni di euro, mentre l'Asia ha assorbito un miliardo e 464 milioni. “Significa che l’Italia ha una capacità di esportazione anche in Paesi che sono importanti produttori di articoli sportivi”. Il discorso verte sul concetto di eccellenza. "Dal lato delle imprese sportive potrà esserci sofferenza nel caso in cui gli Usa rappresentino il loro principale mercato di sbocco.I dazi che l’America intende mettere peseranno, anche se ora non sappiamo quali saranno le politiche Ue in termini di controdazi.

A ogni modo, mettere barriere in entrata potrà far aumentare il prezzo dei beni che consumiamo in Italia.La sospensione di 90 giorni annunciata da Trump – continua l’esperto – potrebbe creare una sorta di cuscinetto da utilizzare nei mesi successivi".

Per vedere cosa accade, ma pure in una logica di ripartizione del maggior costo tra beni già esportati a dazi inferiori e da esportare a dazi più alti. "È una possibilità, se l’azienda ha capacità di stock e le proiezioni di vendita lo suggeriscono”.La chiave sta qui.

Un’analisi rapida, ma approfondita e senza toni sensazionalistici, consentirà alle imprese di settore di mitigare un danno inevitabile. "Quello americano è un mercato importante.Dunque, ci saranno turbolenze e non c'è una risposta univoca perché il meccanismo dei dazi resta complesso.

Occorre analizzare le voci doganali e valutare, per esempio, l’impatto sul prezzo del bene che incorpori alluminio o acciaio e la provenienza dei beni originari”.Un punto dolente nella trattativa Stati Uniti-Europa. Un altro aspetto riguarda il merchandising.

Una fonte di ricavi importante per le squadre di Serie A. “Dobbiamo considerare che i grandi club hanno una distribuzione del tifo molto estesa e tante squadre italiane hanno una proprietà americana”.Dal Milan all’Inter, passando per la Roma, gli esempi non mancano. “Qui, gli statunitensi guardano a dove viene prodotto un bene, visto che non mi pare siano previsti dazi sulle licenze.

Se la maglia è prodotta in Paesi colpiti da forti dazi come la Cina, l'incremento dei prezzi sarà inevitabile”.Il presupposto è che lo sport tocca un mercato del tempo libero ed emozionale. “Il merchandising è legato allo spettacolo, al gioco e al senso di appartenenza.

Il movimento calcistico americano sta crescendo e hanno 30 franchigie, una potenziale concorrenza sui comportamenti di acquisto.Le nostre squadre possono risentirne, ma forse la riflessione riguarda l’intero comparto data l’origine dei prodotti”.

Il problema riguarda la provenienza dell'articolo. “Se i dazi all'ingresso porteranno queste maglie a un prezzo altissimo, sarà così per tutte quelle importate”.Di conseguenza, il comportamento d'acquisto sarà legato all’emozione che suscita il brand squadra o il singolo campione. L’ultima riflessione del professor Nardinocchi guarda ai grandi eventi sportivi che gli Stati Uniti ospiteranno a breve.

Dal Mondiale per Club di calcio, tra giugno e luglio 2025, alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, passando per la Coppa del Mondo 2026 (organizzata con Messico e Canada). “Contraccolpi in termini di sponsorizzazioni?Le Olimpiadi muovono tante persone e tanti atleti.

Si tratta di fenomeni altamente mediatici, che superano i confini geografici.Si deve poi considerare che molti contratti sono stati già firmati e sono investimenti di immagine, più che di prodotto.

Non penso che il mondo rinuncerà a un mercato proficuo come quello statunitense”.Intanto, Donald Trump ha dato il calcio d’inizio alla partita. (di Michele Antonelli)  —finanzawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“Rubano terre e uccidono i bianchi”, Trump minaccia di disertare G20 in Sudafrica

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(Adnkronos) – Donald Trump minaccia di disertare il vertice dei leader del G20, in programma il prossimo novembre in Sudfrica, rilanciando le accuse di "esproprio delle terre" dei bianchi e "genocidio" contro il governo sudafricano. "Come si può aspettare che noi andiamo all'importante incontro del G20 in Sudafrica quando l'esproprio della terra e il genocidio sono il principale argomento di conversazione?Stanno prendendo le terre dei farmer bianchi e li stanno uccidendo insieme alle loro famiglie", ha scritto nella notte su Truth Social il presidente. "E' qui che vogliamo andare per il G20?

Non penso proprio!", aggiunge il tycoon.  Già in passato Trump aveva parlato di "uccisioni in larga scala" di farmer bianchi, riecheggiando le accuse di "genocidio dei bianchi" rivolte da Elon Musk, il suo consigliere che è nato e cresciuto in Sudafrica.Accuse che recentemente un tribunale sudafricano hanno riconosciuto come "non reali" e "chiaramente immaginarie".  Nel suo post, Trump accusa i media di "rifiutarsi di riportare queste notizie" e ricorda come la sua amministrazione, abbia sospeso ogni aiuto al Sudafrica accusato di "ingiusta discriminazione razziale" ai danni degli Afrikaners, i discendenti dei coloni olandesi che fino al 1994 hanno attuato regime segregazionista, il tristemente noto apartheid, che negava diritti fondamentali alla popolazione nera. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Difesa comune Ue, Giorgetti: “Meglio aspettare il vertice Nato di giugno”

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(Adnkronos) – Per il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti prima di prendere decisioni su come finanziare l'aumento delle spese per la difesa nell'Ue, sarebbe opportuno aspettare l'esito del vertice della Nato che si terrà a fine giugno all'Aja, in Olanda.Quella di istituire un meccanismo europeo di difesa, modellato sul Mes, dice Giorgetti a Varsavia a margine dell'Ecofin informale, che oggi ha trattato il finanziamento del riarmo europeo, "è solo una delle proposte sul tavolo".  "Ce ne sono tante: c'è anche la proposta italiana, sono aspetti di carattere tecnico" spiega.

Naturalmente, osserva, "prima bisogna prendere una decisione politica.Soprattutto, a mio giudizio, bisogna anche aspettare gli esiti del vertice Nato di giugno perché ricordo che è importante rafforzare la difesa europea, ma sempre nell'ambito dell'Alleanza atlantica". Il governo, spiega il ministro, punta ad aumentare la spesa per la difesa senza chiedere alla Commissione Europea l'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia. "L'obiettivo del ministro Giorgetti è di raggiungere l'obiettivo senza attivare la clausola nazionale" di salvaguardia, "per la difesa", risponde.

L'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia, introdotta alla fine del 2023 e diversa dalla clausola generale di salvaguardia che sospende in toto il patto di stabilità, consente margini aggiuntivi di spesa pubblica nella difesa, senza incorrere nella procedura per deficit eccessivo, cui peraltro l'Italia, come la Francia, è già sottoposta. Tra i Paesi membri dell'Ue sul finanziamento dell'aumento delle spese per la difesa ci sono posizioni "diversificate", pertanto servirà un po' di "tempo" per coordinarsi.Lo spiega il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, al termine dell'Ecofin informale a Varsavia, che oggi ha trattato del finanziamento del riarmo europeo.

Tra i Paesi membri sulla necessità di attivare la clausola nazionale di salvaguardia "c'è un ampio spettro di posizioni.Siccome è opportuno che in qualche modo che si arrivi a decisioni coordinate, serve un po' di tempo per coordinarsi.

Mi sembra che le idee siano abbastanza diversificate in proposito". Il programma Safe che prevede prestiti fino a 150 miliardi di euro, sottolinea Giorgetti, "non è che risolva tutto il problema". "Poi è evidente che ci sono sensibilità diverse, problemi diversi, situazioni diverse.C'è chi ha un grande spazio fiscale come la Germania, c'è chi questo spazio fiscale non ce l'ha come l'Italia.

Credo che l'Europa debba considerare queste diverse sensibilità". I dazi, aggiunge Giorgetti "impliciti ed espliciti, che ci sono in giro per il mondo, che forse qualcuno non ha considerato, tipo le politiche di dumping attuate alla Cina, fanno molto male all'economia italiana e all'industria italiana".  In merito alla visita in Cina della presidente della Bce Christine Lagarde, di cui dà conto oggi il Corriere della Sera, il ministro dice: "C'è chi va in Cina e c'è chi va a Washington".Per Giorgetti, tra Ue e Cina "non c'è un riavvicinamento.

C'è un legittimo e doveroso dialogo, posto che in questa guerra commerciale l'Europa rischia di essere schiacciata nel mezzo e quindi deve trovare uno suo posizionamento".Pertanto, conclude, "parlare con tutti è assolutamente giusto". —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

La Coppa del Mondo per Club arriva a San Siro, Marotta: “L’Inter vuole vincerla”

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(Adnkronos) – La Coppa del Mondo per Club arriva a San Siro.E Giuseppe Marotta, presidente e Ceo dell'Inter, non nasconde le ambizioni verso il grande appuntamento: “È un evento straordinario, unico, il torneo calcistico e sportivo forse più importante.

Oggi la Fifa ci ha regalato la possibilità di avere il trofeo qui e noi non nascondiamo il sogno di poter alzare questa bella donna".Il numero uno del club nerazzurro ha parlato così durante il Trophy Tour Talk a San Siro, tappa milanese della Coppa del Mondo per Club, che entro giugno arriverà in tutte le città delle 32 squadre partecipanti al torneo. “Siamo molto orgogliosi – ha aggiunto Marotta nel corso dell'evento – di essere protagonisti in questa manifestazione e l’impegno nei confronti dei nostri tifosi è di dare il massimo.

Il made in Italy per il calcio è nella prima fascia mondiale, parliamo di valorizzazione di calciatori, allenatori e dirigenti.Questa coppa ne rappresenta l’apice e l’auspicio, dopo averla ammirata, è quello di alzarla.

I sogni a volte si avverano".  Sul palco, Marotta è stato affiancato dall'ex capitano e oggi vicepresidente dell'Inter Javier Zanetti: “Finalmente la Coppa è arrivata a Milano, ringraziamo la Fifa per l’opportunità.Siamo orgogliosi di rappresentare questi colori.

Insieme ai miei compagni abbiamo scritto pagine bellissime per il club, sollevare il trofeo da tantissime emozioni.Speriamo che i nostri ragazzi possano riviverle”.

L’Inter se la vedrà, nella prima fase del torneo, anche con i messicani del Monterrey e il con gli argentini del River Plate. “Saranno due partite difficili, complicate, anche loro non vedono l’ora di affrontarci.So come la vivono nel mio Paese e saremo pronti”. In chiusura, ha preso la parola Giorgio Ricci, Chief Revenue Officer del club: “Nel mondo abbiamo 500 milioni di tifosi e sono numeri impressionanti.

La cosa interessante è però la crescita.Dal 2020, l’Inter è il secondo club per crescita e se parliamo del mercato Usa ci sono 25 milioni di appassionati interisti, abbiamo la quinta fanbase tra le 32 squadre partecipanti a questo torneo e siamo il primo club italiano".  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Antonio Del Gaudio: “La Juve Stabia è in forma e con la testa libera. A Cremona per un risultato positivo”

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Le dichiarazioni di Antonio Del Gaudio, noto tifoso della Juve Stabia e titolare di Automec, rilasciate nel corso della trasmissione Juve Stabia Talk Show su Vivicentro.it, ha toccato diversi temi, spaziando dal recente derby alla prospettiva futura della squadra. La redazione di Vivicentro.it ha raccolto e sintetizzato i passaggi più significativi del suo intervento.

Del Gaudio ha innanzitutto commentato la recente sfida con la Salernitana: “Al derby con me c’erano anche amici di Salerno. La vittoria non la vedo come una vendetta, sono quasi un po’ dispiaciuto. La Juve Stabia ha giocato soft e gli abbiamo anche abbonato tanti gol, la cosa importante è che nessuno ha dato fastidio a loro tra i nostri tifosi. A loro auguro buona fortuna per un nuovo derby l’anno prossimo, alla fine va bene così”. Ha poi espresso grande fiducia nella squadra: “La Juve Stabia è molto in forma, con la testa libera e a Cremona credo che possa uscire qualcosa di positivo”. Non è mancato un riferimento allo stadio Menti: “Lo stadio Menti è all’inglese, lo abbiamo inventato noi già parecchi anni fa”.

Guardando al futuro, Del Gaudio ha ammesso di sognare, ma con i piedi per terra: “Tutti dobbiamo sognare, ma non parlo della Serie A, è qualcosa di molto grande per noi. Oggi siamo sul palcoscenico, se succede la Serie A bene, il problema sarebbe dopo, mi basterebbe anche una semifinale Playoff”. Ha poi manifestato la sua preoccupazione per la sostenibilità in caso di promozione: “Sono ottimista di natura, ma ci sono esempi negativi come Spal, Catania, Crotone, è una campionato importante, difficile rimanerci, se ci arriviamo che ben venga, bisogna entrarci con una mentalità più grande. Vorrei rimanere molti anni in B che è praticamente una A2”.

Per Del Gaudio è fondamentale una programmazione a lungo termine: “Bisogna entrare nel meccanismo, con una cittadella sportiva, l’amministrazione dovrebbe trovare le strutture con organizzazione e programmazione. Dobbiamo avere la mentalità ed andare oltre”. Ha poi toccato il tema delle rivalità: “Oggi le rivalità oltre lo stadio non mi vanno bene, mi è piaciuto molto lo striscione “Trasferte Libere”. Il lancio delle bottigline forse si vedono in Promozione, bisogna crescere”.

Un pensiero è andato anche allo staff tecnico: “Speriamo di mantenere allenatore e Ds per almeno un paio d’anni, non sarà facile mantenerli, meritano la Serie A sia Lovisa che Pagliuca”. Del Gaudio ha poi parlato dell’importanza di un supporto finanziario: “Il fondo deve iniziare a mettere una quota di soldi, ho conosciuto azionisti della Brera, McClory in particolare, il calcio non lo può fare una sola persona a meno che non sei una persona dalle grandi capacità economiche. Ben venga questo fondo, io ci credo, tutto dipende da come va la squadra, se non eravamo in B il fondo non avrebbe avuto interesse”.

Non è mancato un aneddoto sul mister Pagliuca: “Pagliuca l’anno scorso era da attaccare con le catene alla panchina (ride), quest’anno non è stato così, è maturato professionalmente, secondo me se gli spalti sono tranquilli lui non deve infondere ansia nei calciatori, essi sanno cosa fare, sta cambiando e maturando, ha una carriera prospera, ma con quel caratterino non sarebbe andato da nessuna parte, non ci si può comportare in quel modo, è però sulla retta via. Quest’anno Tarantino è più sopra le righe”.

Infine, Del Gaudio ha concluso parlando della prossima trasferta: “Non andrò a Cremona, andranno i miei nipotini, partita difficile, ma sono ottimista, avranno più loro il problema, ci temono, avranno più pressione. Anche la fortuna potrebbe fare la propria parte, però i calciatori si impegnano tantissimo”.

Musetti, quanto guadagna se batte De Minaur e come cambia il ranking

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(Adnkronos) –
Lorenzo Musetti sfida oggi, sabato 12 aprile, Alex De Minaur nella semifinale di Montecarlo.La prima volta dell'azzurro, mai arrivato così avanti nel Masters 1000 che apre la stagione sulla terra rossa, vale l'accesso a una finale che può pesare molto sia a livello di ranking Atp che di montepremi.

Ancora di più in caso di trionfo nell'ultimo atto in programma domenica 13 aprile, in cui Lorenzo affronterebbe il vincitore del derby spagnolo tra Alejandro Davidovich Fokina e Carlos Alcaraz.  L'accesso alla semifinale di Montecarlo ha già garantito a Musetti un balzo nel ranking.Al momento Lorenzo si trova al 16esimo posto della classifica Atp, mentre De Minaur occupa la decima posizione, ma da lunedì la situazione sarà diversa.

Con la vittoria nei quarti di finale contro Stefanos Tsitsipas l'azzurro si è già assicurato 300 punti, visto che nel 2024 era uscito agli ottavi di finale e dovrà scartare quindi soltanto 100 punti.  Nel ranking Musetti vola così al 13esimo posto, festeggiando così il suo best ranking e superando in un colpo solo proprio il greco, lo statunitense Ben Shelton e il francese Arthur FIls, eliminato ai quarti da Alcaraz. La situazione migliorerebbe ancora in caso di vittoria contro De Minaur.L'accesso alla finale di Montecarlo potrebbe proiettare Musetti a un passo dalla top ten, in undicesima posizione.

Lorenzo supererebbe così il danese Holger Rune e lo statunitense Tommy Paul.Un'eventuale vittoria a Montecarlo segnerebbe l'approdo di Musetti tra i migliori dieci tennisti al mondo, con il toscano che raggiungerebbe il settimo posto nel ranking superando in un solo colpo proprio De Minaur, il norvegese Casper Ruud, e i russi Daniil Medvedev e Andrey Rublev.  Non solo ranking però.

Grazie alla semifinale raggiunta a Montecarlo Musetti si è già assicurato una buona fetta del montepremi stanziato per il Masters 1000.Ai semifinalisti spettano infatti ben 282.650 euro, mentre l'accesso alla finale vale 516.925 e la vittoria 946.610 euro. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Arresti, evasioni, latitanza: chi era Graziano Mesina

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(Adnkronos) – Il simbolo del banditismo sardo, Graziano Mesina, ieri aveva lasciato il carcere di Opera per essere trasferito in ospedale a causa delle sue condizioni di salute ed è morto poche ore dopo.Classe '42, la sua lunga carriera criminale era cominciata a Orgosolo quando aveva solo 14 anni con l'accusa di porto abusivo d'armi.

Una vita di reati, arresti, processi, evasioni e latitanze.  Ventidue tentativi di fuga, dieci dei quali riusciti, hanno contribuito ad alimentare il 'mito' di Mesina.Era la figura di spicco del banditismo sardo e della cosiddetta Anonima sequestri.

Questo ruolo lo sfruttò anche a fin di bene, quando durante un permesso premio fece da mediatore per la liberazione del piccolo Farouk Kassam.Questa operazione portò l'allora ministro della Giustizia Roberto Castelli a chiedere la grazia che gli fu concessa nel 2004 dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.  Tornato in libertà dopo decenni, fu poi travolto nel 2013 dalle accuse di traffico di droga e per lui arrivò un nuova condanna: 30 anni di carcere.

Nel 2020, però, piuttosto che tornare in cella decise di darsi all'ennesima latitanza.A fine 2021 fu arrestato a Desulo e dal si trovava 2022 nel carcere di Opera dove, dall'anno successivo aveva iniziato a stare male.

Le sue avvocate avevano presentato diverse istanze perché le sue condizioni di salute erano sempre peggiori.Solo ieri avevano ottenuto la scarcerazione e "Gratzianeddu" ha avuto la possibilità di passare fuori da una cella l'ultima notte della sua vita. Quando Giangiacomo Feltrinelli giocava a fare il rivoluzionario e sognava di fare della Sardegna "la Cuba del Mediterraneo", tra il 1967 e il '68, "l'editore rosso", erede di una dinastia miliardaria, aveva pensato di coinvolgere nella sua strategia guerrigliera anche Mesina.  Secondo controversi documenti del Servizio Informazioni Difesa (Sid), portati alla luce dalla Commissione parlamentare sulle stragi nel 1996 – sulla veridicità del contenuto delle 'veline' delle spie romane sono stati, tuttavia, avanzati dubbi da più storici – l'editore di capolavori come "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e "Il dottor Zivago" di Boris Pasternak avrebbe contattato gli ambienti più irriducibili dell'indipendentismo isolano e pensato di finanziare e armare forze locali alla guida del ricercato Gratzianeddu.  E Feltrinelli non fu l'unico intellettuale a subire il fascino delle gesta criminali di Graziano Mesina.

Le vicende dello spietato bandito di Orgosolo nella seconda metà degli anni '60 avevano già lasciato le pagine di cronaca nera dei giornali per alimentare pagine inconfessabili dell'immaginario collettivo.Ne è testimonianza, ad esempio, il film "Pelle di bandito" (1968) del regista Piero Livi (1968): racconta la fuga dal carcere di un certo Mariano in compagnia di uno spagnolo di nome Pedro, ricordando da vicino le vicende del 1966 che videro coinvolti Mesina e Miguel Atienza.  Direttamente più esplicita, invece, la trama narrata da "Barbagia" (1969), film di Carlo Lizzani: Graziano Mesina (nella pellicola Graziano Cassitta, interpretato da un giovane Terence Hill) e il suo luogotenente Miguel Atienza (Don Backy) sono immortalati nel periodo in cui i sequestri di persona in Sardegna erano frequenti.  La pellicola fu ispirata dal libro "La società del malessere" (Laterza, 1968, apparso nella collana "I libri del tempo", innovativa per l'epoca e dedicata a grandi inchieste d'attualutà), realizzato dal giornalista sardo Giuseppe Fiori: un'opera che squarciò il velo su un'isola appesantita da secoli di povertà e soprusi, in cui il lavoro – quello estenuante e alienante del pastore – denobilitava l'uomo e nell'amaro sapore di ingiustizie antiche maturavano ambigui desideri di rivalsa.

Era in questo panorama desolato della Barbagia che si stagliava Graziano Mesina, "eroe al contrario".  Oltre al cinema, anche la musica non ha resistito al fascino criminale di Gratzianeddu. "Bandidos" è una canzone dei Tazenda del 2003, ispirata alla fuga di Mesina e Atienza dal carcere di San Sebastiano. "Vero Sardo G" è la canzone dei Sa Razza interamente dedicata a Mesina.Nella prima versione dei Nomadi di "Canzone per un'amica" di Francesco Guccini, incisa su 45 giri nel 1967, si sentiva uno strillone che, fra le altre cose, annunciava che il bandito Mesina era stato arrestato.

Infine "Bandolero", canzone del gruppo cagliaritano AlterEgo del 2019 vede la presenza di Graziano Mesina come attore nel loro videoclip. Il vecchio bandito è approdato più volte anche in libreria e lui stesso risulta autore della sua autobiografia dal titolo "Io, Mesina" (a cura di Gabriella Banda e Gabriele Moroni), pubblicata da Periferia Editore nel 1993, con prefazione di Indro Montanelli e in appendice una breve galleria fotografica d'epoca.Un'autobiografia, peraltro, compiaciuta e indulgente, dove Graziano Mesina, "uomo molto controverso di cui se ne raccontano veramente tante", si presentava come "l'essenza del banditismo sardo", rappresentante di un "mondo" praticamente scomparso e che, come scriveva Montanelli, è stato sostituito "da qualcosa di ancora peggiore". Dopo aver conquistato le copertine dei settimanali, a partire da quelle della "Domenica del Corriere", nel 1968 lo scrittore e giornalista Guido Vergani fu il primo a tentare una biografia con "Mesina" (Longanesi).

Nel 1976 uscì "La storia di Graziano Mesina, bandito di Orgosolo" (Il polifilo) di E.Caramel e L.

Mirabella Roberti.Giorgio Pisanò ha firmato "Lo strano caso del signor Mesina" (Demos, 1994, ristampato da Il Maestrale nel 2005).  Lo scrittore Carlo Lucarelli ha raccontato "Graziano Mesina.

Il sequestratore" nel volume "in Il genio criminale" di Massimo Picozzi (Mondadori, 2010).Infine va segnalato "La Sardegna dei sequestri.

Dalle gesta di Graziano Mesina al rapimento del piccolo Farouk Kassam, dal sequestro di Fabrizio De André e Dori Ghezzi al caso Soffiantini" di Giovanni Francesco Ricci (Newton Compton, 2009). (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Montecarlo, Musetti sfida De Minaur: Lorenzo a caccia della finale – Diretta

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(Adnkronos) –
Lorenzo Musetti va a caccia della finale a Montecarlo.Oggi, sabato 12 aprile, il tennista azzurro affronta Alex De Minaur, numero 10 del mondo, nella semifinale del Masters 1000 che apre la stagione sulla terra.

Si tratta di una prima volta assoluta per Musetti, che non aveva mai raggiunto la semifinale a Montecarlo.Lorenzo ha battuto nei quarti di finale in rimonta Stefanos Tsitsipas, trionfatore lo scorso anno, mentre l'australiano ha superato Grigor Dimitrov. Il vincente della sfida tra Musetti e De Minaur affronterà in finale domani, domenica 13 aprile, uno tra Alejandro Davidovich Fokina e Carlos Alcaraz. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sardegna, criticità nella gestione dell’acqua: ecco la situazione

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(Adnkronos) – La salvaguardia delle risorse idriche e la corretta gestione dei servizi legati all’acqua sono elementi fondamentali per assicurare il benessere della popolazione e la sostenibilità ambientale, come anche richiamato nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite con il Goal 6 “Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua”.  In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua dalle Nazioni Unite, l’Istat ha pubblicato uno studio sul tema delle risorse idriche a partire da una serie di dati e rilevazioni.Tra gli indicatori più significativi, emerge che nel 2023 la fornitura di acqua è stata razionata in un terzo dei capoluoghi di provincia del Mezzogiorno.

Inoltre, in Italia ben 6,6 milioni di residenti non risultano allacciati alla rete fognaria comunale. In tema di gestione dei servizi idrici per uso civile, si evidenzia una elevata frammentazione, con 2.110 enti gestori attivi sul territorio nazionale nel 2022.Da segnalare, inoltre, che un quarto delle spese per la protezione dell’ambiente viene destinato ai servizi di gestione delle acque reflue.

Relativamente alla Sardegna, la situazione idrica evidenzia alcune criticità.Da una parte, infatti, le scarse precipitazioni e la carenza di infrastrutture adeguate causano ricorrenti deficit idrici nei principali bacini artificiali, dall’altra emergono giudizi negativi da parte di molti cittadini: quasi la metà della popolazione (48,2%) non si fida a bere dal rubinetto e circa il 34% dei sardi si dichiara “poco” e “per niente” soddisfatto del servizio idrico.  Tra gli indicatori che caratterizzano le risorse idriche in Sardegna, la regione al primo posto per quantità di acqua prelevata per uso potabile dai bacini artificiali, con oltre 238 milioni di metri cubi su un totale prelevato di 294 milioni, che corrisponde a circa l’81% del totale. Dalle altre fonti, risulta prelevato solo il 19% del totale, nello specifico: 31,1 milioni di metri cubi provengono da sorgenti, 24,2 milioni di metri cubi da pozzi e solo 0,4 milioni dai corsi d’acqua superficiali.

Questi dati riguardano l’attività dei gestori specializzati. Ulteriori 9,2 milioni di metri cubi di acqua vengono prelevate dalla cosiddetta gestione in economia ovvero da amministrazioni locali che operano nel campo dei servizi pubblici idrici.In questo ambito, 6,1 milioni di metri cubi provengono da pozzo, 3,1 milioni da sorgente.  In ambito di copertura del servizio pubblico di fognatura, la Sardegna si distingue a livello nazionale tra le migliori regioni, con il 95,1% della popolazione residente allacciata alla rete, dietro solo a Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Lombardia.  In tutte le province sarde si registra una percentuale più elevata della media nazionale, con una punta massima del 97% a Oristano, seguita dal Sud Sardegna con il 96,5%, Nuoro con il 96,3%, Cagliari 94,1% e Sassari 93,9% (dati Istat relativi al 2022) A livello di gestione del servizio, nel 95% dei comuni sardi il servizio pubblico di fognatura è gestito da fornitori specializzati, il restante 5% è gestito da amministrazioni locali che operano nel settore dei servizi idrici. Secondo i dati Istat, in Sardegna nel 2022 sono stati censiti complessivamente 391 impianti di depurazione delle acque reflue e carichi inquinanti, per 4.898 abitanti equivalenti per progetto. Del totale degli impianti in esercizio, 290 sono di tipo secondario, che solitamente applicano un trattamento biologico mediante sedimentazione con biomassa sospesa o biomassa sospesa. 63 impianti sono di tipo avanzato, 38 di tipo primario/con vasca Imhoff, che prevede uno speciale trattamento di abbattimento dei carichi inquinanti eseguito in vasche settiche Per quanto attiene la titolarità degli impianti di depurazione, i gestori specializzati conducono 277 impianti di tipo secondario, 57 di quelli di tipo avanzato, 26 di tipo primario/con vasca Imhoff.

La gestione “in economia” ovvero delle amministrazioni locali comprende 13 impianti di tipo secondario, 12 primari/con vasca Imhoff, 6 di tipo avanzato.  Nel 2023, secondo l’Istat, 14 Comuni capoluogo in Italia sono stati interessati da misure di razionamento ovvero riduzione o sospensione nell’erogazione dell’acqua per uso domestico, 13 dei quali ubicati nel Mezzogiorno e uno, Chieti, nel Centro Italia.Di questi, la maggior parte (9) in Sicilia e Calabria e uno in Sardegna, Nuoro, ma solo per una parte del territorio comunale. I disservizi che hanno riguardato il territorio comunale di Nuoro sono comunque stati piuttosto marginali coinvolgendo solo lo 0,2% della popolazione con riduzione, sospensione o razionamento della fornitura solo per un periodo di 15 giorni.  Se a livello nazionale, il numero dei capoluoghi interessati dal razionamento idrico, negli ultimi anni sale da 9 a 14 (rispetto al 2019), in Sardegna solo la zona di Sassari aveva subito in passato razionamenti dell’acqua, in particolare negli anni dal 2011 al 2018, ma nessun altro comune capoluogo è stato interessato da tale provvedimento.  Tra i principali indicatori del livello di gestione dei servizi idrici territoriali c’è il giudizio degli utenti.

In questo senso, l’Istat segnala che i sardi nel 2024 lamentano lacune più o meno importanti: il 9,6% degli utenti allacciati alla rete idrica, infatti, si dichiara “per niente soddisfatto”.La percentuale più elevata tra tutte le regioni italiane.  Anche la percentuale dei “poco soddisfatti” è la più elevata d’Italia, ovvero il 24% degli utenti.

Inoltre, il 55% si dichiara “abbastanza soddisfatto”, percentuale più bassa tra tutte quelle delle altre regioni.Per contro, solo l’11,3% degli utenti sardi si dichiara “molto soddisfatto” del servizio idrico, dietro di loro solo i campani (10,8%) e gli abruzzesi (11,2%). A sostegno di un diffuso sentiment negativo della popolazione sarda nei riguardi del servizio idrico, segnaliamo che il 18% delle famiglie lamenta irregolarità nell’erogazione dell’acqua, contro una media italiana dell’8,7%, mentre il 48,2% non si fida a bere l’acqua del rubinetto di casa, quasi 20 punti superiore alla media delle altre regioni.  Se a livello nazionale nel 2022 si registra una lieve flessione (-0,8%) nei prelievi di acque minerali naturali ai fini di produzione, la Sardegna è in controtendenza con un aumento su base annua del 13,8% che corrisponde a +49 mila metri cubi.

Un aumento percentuale che pone la regione al terzo posto dietro solo a Liguria +24% e Friuli-Venezia Giulia +16,9%. Complessivamente in Sardegna nel 2022 sono stati prelevati 402 mila metri cubi ai fini di produzione contro i 354 mila del 2021 e i 386 mila del 2020, mentre per trovare un valore assoluto più elevato bisogna tornare al 2017 quando i prelievi furono pari a 520 mila metri cubi.  Per quanto riguarda invece il consumo di acqua minerale, la percentuale di sardi dagli 11 anni in su che beve almeno mezzo litro al giorno è l’83,7%, poco superiore alla media italiana dell’82,6% (dato relativo al 2024).  All’interno dell’Accordo per lo Sviluppo e la Coesione per la Sardegna, sottoscritto il 28 novembre 2024 dal Presidente della Regione, Alessandra Todde e dal Premier Giorgia Meloni, nel più generale ambito di applicazione del Decreto Sud, sono state stanziate risorse complessive pari a 3,55 miliardi per 294 interventi strategici relativi a cinque priorità. L’ambito a cui sono destinate le risorse maggiori, 735 milioni di euro, riguarda proprio Ambiente e risorse idriche, al fine di migliorare l’approvvigionamento idrico sull’Isola e riqualificare le reti degli acquedotti, diffusamente obsolete e contrassegnate da criticità.  A livello di governance regionale, il 22 gennaio 2025 la Giunta ha approvato il Piano regionale di sviluppo (Prs) 2024-2029, un documento di programmazione pluriennale che prevede le strategie attraverso cui la Regione intende perseguire gli obiettivi di sviluppo economico, sociale e ambientale del programma di Governo regionale.Il Prs è suddiviso in 10 ambiti strategici, tra cui Ambiente e paesaggio, che prevede, tra l’altro, fondi per 1,7 miliardi di euro destinati all’efficientamento delle risorse idriche.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Pellegrini, le critiche dopo i dubbi su Sinner: “Resto della mia opinione”

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(Adnkronos) –
Federica Pellegrini rincara la dose.L'ex nuotatrice, che aveva già parlato del caso doping che ha riguardato Jannik Sinner, ha risposto alle tante critiche ricevute dopo le sue parole.

Nessun passo indietro da parte dell'olimpionica, che ha espresso qualche dubbio su un presunto trattamento di favore ricevuto dal numero uno del mondo, squalificato tre mesi dopo l'accordo con la Wada per chiudere il caso Clostebol, ma una nuova presa di posizione arrivata direttamente sul proprio account X. "Rimango della mia pacata opinione", ha scritto Pellegrini, "nonostante il vostro modo di porvi nei miei confronti continui ad essere aggressivo/repressivo.Non ho altro da aggiungere".  A scatenare le polemiche era stata un'intervista a La Repubblica.

Pellegrini ha detto che è "giusto difendere Sinner, ma è stato trattato in modo diverso rispetto a tutti gli altri casi perché tanti hanno pagato una negligenza nell'uso di un farmaco: è giusto perché il doping si combatte così.Jannik è molto amato e dunque viene difeso sotto ogni aspetto, a prescindere, e questo lo trovo giusto.

Ma credo che la sua vicenda sia stata trattata diversamente dal 99% dei casi". "Non tutti sanno come funziona per un atleta soggetto a controlli antidoping a sorpresa e in competizione durante tutto l’anno.Bisognerebbe spiegare questa cosa per spiegare il caso Sinner", ha continuato l'ex nuotatrice, "gli atleti vivono con un pensiero costante, quello di dover fornire un’ora di slot di reperibilità ogni giorno della vita anche quando sono in vacanza per consentire all’antidoping di andarli a trovare dovunque siano". Pellegrini ha poi raccontato: "Io avevo una sveglia che suonava alle 10 di sera con scritto 'location form', per ricordarmi che dovevo aggiornare ogni volta l’indirizzo.

Lo considero giusto altrimenti diventa sempre di più una lotta impari.Quanto alla responsabilità oggettiva rispetto al team, va detto che non è che se il mio fisioterapista si beve una birra e investe qualcuno è colpa mia, ma diventa una mia responsabilità se il fisioterapista usa una crema su di me e poi io risulto positivo.

Vale per tutti, non è il caso Sinner a essere strano". —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Monica Giandotti: “Pronta per il Tg2 Post. Polemiche? Felice che Rai valorizzi dipendenti”

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(Adnkronos) – "Sono molto contenta, affronto questa sfida con grande spirito di servizio nei confronti della Rai che mi ha proposto questo incarico".A parlare con l’Adnkronos è il volto Rai Monica Giandotti, che fotografa così il suo stato d’animo a 48 ore dal debutto a ‘Tg2 Post’, dove apparirà ufficialmente per la prima puntata lunedì 14 aprile.  "Emozionata sì ma in senso positivo, è una fascia oraria molto importante dell’informazione del servizio pubblico.

Quindi c’è energia, entusiasmo ma nessuna ansia", ha detto la giornalista.E a proposito del format, annuncia che non ci saranno sconvolgimenti: “Il format di Tg2 Post è molto riconoscibile, è quello dato da Manuela Moreno e dalla redazione del Tg2, non cambia e resterà quello che gli spettatori conoscono – spiega – Io porterò me stessa, non sarò diversa da quello che sono”. L’obiettivo è puntare “soprattutto a fare un prodotto che abbia un grande rigore per le notizie, molta attenzione agli ospiti, alla qualità delle opinioni che portiamo, ai protagonisti della vita pubblica di questo Paese”, spiega la conduttrice del ‘Tg2 Post’.

Ed essendo una striscia quotidiana, “il tema sarà il tema del giorno”.Sui rumors di qualche ‘malumore’ che sarebbe sorto all’interno della redazione per il cambio alla guida della striscia serale, fiore all’occhiello del Tg2, la Giandotti scandisce: “Io sto per intraprendere un’avventura che la Rai, intesa non solo come Tg2 ma proprio come azienda, mi ha chiesto.

Quindi sono felice di riconoscere che la Rai è un’azienda che dà delle opportunità ai suoi dipendenti, ai suoi giornalisti.Si dice spesso che gli interni non vengono valorizzati, ora nella misura in cui l’azienda si è fatta sponsor, cosa possiamo dire se non applaudire?”.  Sui futuri ospiti del ‘Tg2 Post’ c’è fermento perché si lavora sul quotidiano, ma oltre a personalità di valore del Paese “non c’è dubbio che ci piacerebbe avere anche ospiti anche internazionali di grande calibro.

Dato che i temi sono prevalentemente politica estera, economia, sguardo sociale e cronaca, e dato che di Europa si parla moltissimo anche fuori dalle questioni d’agenda, mi piacerebbe avere qualche importante protagonista europeo”, dice la Giandotti.Che tiene molto a ringraziare per l’esperienza a ‘Tg3 Linea Notte’, la trasmissione di cui è stata il volto per tanto tempo: “Voglio sottolineare quanto importante sia stata per me l’esperienza al Tg3 – sottolinea la conduttrice – ‘Linea notte’ è un programma di testata che l’ex direzione e l’attuale direzione del Tg3 mi hanno consentito di fare con la libertà necessaria alla buona riuscita di un prodotto che deve informare quotidianamente.  Ringrazio anche la redazione del Tg3 che è ormai la mia famiglia Rai e chiaramente la direzione del Tg2, che mi ha accordato fiducia”.

Infine, un ringraziamento “alla redazione del Tg2, che ho già avuto modo di incontrare e che mi ha accolta con grande affetto e con generosità”, chiosa la giornalista.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tania Bellinetti, indagato il compagno della donna morta dopo volo da terzo piano

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(Adnkronos) – Nel tardo pomeriggio di martedì 8 aprile Tania Bellinetti è stata trovata morta, dopo una caduta di schiena dal balcone del suo appartamento al terzo piano di via Tolstoj a Bologna.Oggi nel fascicolo per istigazione al suicidio, aperto dalla procura locale, compare il nome di Faiez Selmi, trentaseienne tunisino.  La loro relazione, cominciata nel 2018, era definita da molti violenta, viste le denunce presentate in passato dalla vittima a carico del compagno.

L’uomo era con lei nella giornata della tragedia.La Squadra mobile di Bologna, nell'inchiesta coordinata dal pm Marco Forte, al momento non chiude alcuna pista possibile, dalla caduta accidentale al suicidio, dal tentativo di sottrarsi a un'aggressione fino all'omicidio volontario.  Lunedì sarà conferito l'incarico per l'autopsia sul corpo della Bellinetti, da cui potrebbero emergere dettagli significativi su cosa sia successo prima della caduta.

Durante la ricognizione cadaverica effettuata martedì nel cortile di via Tolstoj non sarebbero stati riscontrati dal medico legale segni evidenti di percosse o lesioni sul suo corpo, ma ulteriori esami saranno necessari per verificare la presenza di eventuali fratture o ferite, provocate da qualcosa di diverso dalla caduta dall'alto.  L'incarico sarà conferito alla dottoressa Arianna Giorgetti, mentre la Squadra Mobile sta analizzando anche i tabulati del telefono della vittima per verificare se avesse effettuate possibili chiamate nelle ore precedenti all’accaduto. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Graziano Mesina è morto, l’ex simbolo del banditismo sardo era stato scarcerato ieri

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(Adnkronos) – Graziano Mesina è morto.L'ex primula rossa del banditismo sardo aveva 83 anni.

Era gravemente malato e detenuto nel carcere di Opera, solo ieri le sue legali avevano ottenuto dal Tribunale di sorveglianza che fosse scarcerato.  
Sarebbe voluto tornare nella sua Orgosolo, ma le condizioni erano così gravi che dal carcere è passato al reparto detenuti del San Paolo di Milano.Lì finisce la sua lunga storia fatta di reati, arresti ed evasioni.

Mesina, che durante la latitanza riusciva a raggiungere lo stadio Amsicora per vedere le gesta del Cagliari di Gigi Riva, è morto il giorno dell'anniversario di quello storico Scudetto del '70. "Il desidero di Graziano Mesina era di tornare in Sardegna e non morire in carcere".A dirlo all'Adnkronos l'avvocato Beatrice Goddi, legale dell'ex primula rossa del banditismo sardo.

Nell'ultimo colloquio, racconta la penalista, "aveva espresso questi desideri.Nonostante la malattia era sempre ottimista e positivo.

Ora con la sua famiglia arrivata a Milano questa mattina siamo al lavoro per riportare la salma in Sardegna, a Orgosolo".  "Abbiamo presentato infinite istanze – racconta l'avvocato -, la sua situazione era chiara già il 10 marzo quando da una tac era emersa la gravità del suo stato ma il Tribunale di Sorveglianza di Milano aveva rigettato la nostra richiesta ritenendolo ancora pericoloso.Poi dopo un nuovo colloquio abbiamo ripresentato una nuova istanza e la mattina dopo è arrivata la scarcerazione e il trasferimento in ospedale", dove è morto poche ore dopo. Classe '42, la sua lunga carriera criminale era cominciata a Orgosolo quando aveva solo 14 anni con l'accusa di porto abusivo d'armi.

Una vita di reati, arresti, processi, evasioni e latitanze.Ventidue tentativi di fuga, dieci dei quali riusciti, hanno contribuito ad alimentare il 'mito' di Mesina.  Era la figura di spicco del banditismo sardo e della cosiddetta Anonima sequestri.

Questo ruolo lo sfruttò anche a fin di bene, quando durante un permesso premio fece da mediatore per la liberazione del piccolo Farouk Kassam.Questa operazione portò l'allora ministro della Giustizia Roberto Castelli a chiedere la grazia che gli fu concessa nel 2004 dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Tornato in libertà dopo decenni fu poi travolto nel 2013 dalle accuse di traffico di droga e per lui arrivò un nuova condanna: 30 anni di carcere.  Nel 2020, però, piuttosto che tornare in cella decise di darsi all'ennesima latitanza.A fine 2021 fu arrestato a Desulo e dal 2022 si trovava nel carcere di Opera, dove dall'anno successivo aveva iniziato a stare male.

Le sue avvocate avevano presentato diverse istanze perché le sue condizioni di salute erano sempre peggiori.Solo ieri avevano ottenuto la scarcerazione e "Gratzianeddu" ha avuto la possibilità di passare fuori da una cella l'ultima notte della sua vita. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Schiacciato da una porta blindata, muore operaio 35enne

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(Adnkronos) – Un operaio di 35 anni, Pietro Zito, impiegato in un'azienda di infissi di Carini, Palermo, è morto schiacciato da una porta blindata che stava consegnando a Trapani.  "Siamo stanchi ed esasperati non possiamo più sopportare questa scia di sangue che nei nostri territori di Palermo e Trapani sta aumentando vertiginosamente – afferma la segretaria della Cisl Palermo Trapani Federica Badami – La vita dei lavoratori deve avere la priorità su ogni altra logica nei luoghi di lavoro. È una emergenza nazionale.Serve massima attenzione, il rispetto di tutte le regole, più controlli, più formazione e investimenti nella sicurezza.

Oggi assistiamo all'ennesima sconfitta del mondo del lavoro tutto, siamo vicini alla famiglia".  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Andrea Ferrari analizza la sfida con la Juve Stabia: “Sarà una bellissima partita, ma non sarà sottovalutata”

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Andrea Ferrari, caporedattore della testata online dedicata alla Cremonese “CUORE GRIGIO ROSSO”, è stato protagonista dell’ultima puntata del “Juve Stabia Talk Show”, il programma in onda ogni giovedì sera sui canali social di Vivicentro.it. Nel corso della trasmissione, Ferrari ha offerto una lucida analisi sul momento della sua squadra e sull’imminente sfida contro la Juve Stabia, in programma allo stadio Zini.

Ferrari non ha nascosto le difficoltà incontrate nella prima parte della stagione: “Nella prima parte non è andata benissimo la stagione, i difetti di Stroppa erano tanti, non c’era continuità di risultati”. L’obiettivo iniziale della Cremonese era chiaro: “L’obiettivo era di entrare tra le prime due”, ha ammesso Ferrari, spiegando poi il cambio di guida tecnica: “Si è pensato di cambiare con Corini, credo che abbia avuto divergenze con la società e si è tornati a Stroppa”. Un ritorno che, seppur inizialmente accolto con qualche perplessità (“si andava a richiamare un allenatore mandato via”), ha portato a un miglioramento nei risultati: “comunque successivamente la Cremonese ha fatto più punti di tutte, ma con la posizione sempre uguale, credevamo si potesse lottare più per la promozione diretta”.

L’attenzione si è poi spostata sulla prossima partita contro la Juve Stabia, definita da Ferrari come “un test importante, avversario tosto, un bel banco di prova”. Il caporedattore di CUORE GRIGIOROSSO ha sottolineato la necessità di non sottovalutare l’avversario: “bisogna non far avvicinare la Juve Stabia, arriva in casa una squadra lanciata, abbiamo sofferto anche all’andata, combattuta sugli esterni, la preoccupazione è per come i quinti reggeranno gli esterni della Juve Stabia”.

Ferrari ha poi toccato il tema del rendimento della Cremonese tra le mura amiche e in trasferta: “La tendenza ad andare meglio in trasferta viene dall’anno scorso, non si sa come mai, lo stadio Zini comunque sostiene, una squadra così esperta è strano che non regge le pressioni in casa, le cose non vanno bene con le medio-piccole, non ci adattiamo mai agli avversari, è anche un po’ prevedibile, molto spesso le squadre si chiudono e vengono a strappare punti qui, però la Juve Stabia se la gioca a viso aperto”.

Ricordando la partita d’andata, Ferrari ha evidenziato le scelte tattiche di allora: “All’andata c’era Corini, giocammo con Antov terzino, fu un esperimento fallito come difensore nonostante il gol, Stroppa non cambia mai il suo 3-5-2, Vandeputte si muove molto”.

Infine, Ferrari ha espresso la sua sorpresa per il campionato disputato dalla Juve Stabia: “Non mi aspettavo un Campionato come quello della Juve Stabia, sembra il percorso del Catanzaro l’anno scorso, non mi aspettavo nemmeno di Carrarese e Cesena, sono sorpreso, ma la Juve Stabia non è più una sorpresa, va affrontata come una vera e propria rivale Playoff, sarà una bellissima partita”.

Nonostante le insidie, Ferrari ha espresso fiducia nella sua squadra: “Credo che la Juve Stabia non sarà sottovalutata, sanno molto bene che è una gara importante contro chi a Cremona può fare bene, la Cremonese sta abbastanza bene, in generale stiamo così a livello psicofisico e speriamo che venga confermato anche nei Playoff, sta bene però anche la Juve Stabia e sarà temuta”. Le sue parole lasciano presagire una sfida avvincente e combattuta tra due squadre che puntano a un ruolo da protagoniste nella post-season.

Rino Gaetano, la sorella Anna: “Di lui mi manca tutto. Gianna? Dedicata a me”

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(Adnkronos) – "Cosa mi manca di mio fratello Rino Gaetano?Tutto".

A dirlo è Anna Gaetano, 80 anni, l’unica sorella del cantautore scomparso il 2 giugno del 1981 in un incidente sulla Nomentana.Anna ha ricordato il fratello in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, dove ha raccontato l'infanzia difficile e l'incidente in cui il cantautore di 'A mano a mano' ha perso la vita a 30 anni e 8 mesi. Il nome completo di Rino Gaetano era Salvatore: "Dallo zio paterno, di secondo nome Antonio, come l’altro zio.

Non riuscivo a chiamarlo Salvatorino.Troppo lungo, diventò Rino".

Un'infanzia non troppo felice: "Erano tempi magri, c’era la fame.A casa il latte non lo vedevamo mai.

Per fortuna nostro padre lavorava al forno.Ci portava ogni giorno il pane caldo caldo.

Nonna ci metteva sopra l’olio e lo zucchero, era la nostra colazione", ha detto Anna che non ha ricordi di vacanze di famiglia: "Non si poteva.A casa abbiamo patito la fame e l’affetto.

Papà stava sempre male, mamma faceva quello che poteva.Non siamo mai stati in nessun posto".  Rino era molto legato ai suoi genitori ed era preoccupato per il papà: "Era cardiopatico, lavorava perché doveva.

Fino a un certo punto lo ha tenuto su la gioventù, poi non più.Stava spesso male, era ricoverato". "L’unico suo dolore era per la salute di papà.

Ci avevano detto che sarebbe durato poco, che poteva morire da un momento all’altro e lui ci soffriva", ha aggiunto.  Il giorno più bello?Quello dopo il Sanremo del ’78: "Anche se era arrivato terzo con Gianna, mio fratello era contento, io pure di più.

Ci siamo visti in un ristorante a Trastevere e abbiamo mangiato e bevuto la grappa Nardini che gli piaceva tanto".  Rino Gaetano era molto amico di Antonello Venditti e Francesco De Gregori: "Erano molto legati, tre fratelli.Quando uscivano insieme, Francesco e Rino pagavano la benzina, Antonello ci metteva la macchina".

Anna ricorda che aveva anche un rapporto speciale con Riccardo Cocciante e Renato Zero: "Andavano sempre insieme allo stadio Olimpico a vedere le partite della Roma, pure con Little Tony". E su Mia Martini: "L’ha tanto difesa quando parlavano male di lei, dicendo che portava sfortuna.A Rino certi discorsi davano fastidio, si arrabbiava molto, con qualcuno ha pure litigato per difendere Mia.

Da buon calabrese era bello incazzoso".  Uno dei suoi successi più grandi è 'Gianna', dedicato proprio alla sorella Anna: "Infatti si doveva chiamare Anna, ma suonava male.Gli dissi: 'Hai scritto una canzone per zia Maria, una per zia Rosina — la sorella di papà, che ha 99 anni e vive in Australia —, ora tocca a me'". "Quella mattina mamma mi telefonò alle 5. 'Corri che Rino ha avuto un incidente con la macchina.

Non è niente di grave, si è rotto la gamba e il braccio'. 'Menomale', pensai. 'Quelli si mettono a posto'.Poi però mi spiegò che i poliziotti erano andati a casa ad avvisarla e quello mi sembrò un brutto segno", ha ricordato l'80enne che è svenuta quando ha dovuto fare il riconoscimento del corpo. E alla domanda cosa gli manca di Rino Gaetano, Anna risponde: "Tutto.

Era l’essere umano più umano che esiste.Sa, io me lo sogno spesso.

Nel 2013, quando mi sono operata la seconda volta per un cancro, mi ha detto: 'Anna, non avere paura, stai tranquilla'", ha detto che se lo immagina ancora oggi: "Snello, alto, sveglio, sempre lui, Rino". —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

S&P promuove l’Italia e alza il rating, Bankitalia: “Potrebbe ancora migliorare”

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(Adnkronos) – Il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta si dice oggi, sabato 12 aprile, "non sorpreso" dalla decisione di S&P di alzare il rating sul nostro Paese e che, anzi, "potrebbe ancora migliorare". "Me l'aspettavo – sostiene durante il Festival dell'Economia di Trento -, le condizioni dell'economia italiana sono cambiate rispetto a quando avevamo valutazioni da parte delle agenzie di rating abbastanza negative".In particolare "è cambiato il modo di condurre i conti pubblici" che negli ultimi anni sono stati gestiti "con ragionevolezza". "Vediamo cosa succede all'economia mondiale, non mettiamo limiti alla provvidenza".  Panetta ricorda come "rispetto a 15 anni fa quando ci fu il peggioramento dei rating dell'Italia" le condizioni della nostra economia sono cambiate. "Sono migliorate le condizioni delle banche, che ora sono ben capitalizzate, le imprese insolventi meno di quelle che erano prima".

Ma, soprattutto, se "venti anni fa l'Italia aveva una posizione sull'estero debitoria, oggi siamo passati a una posizione netta pari a 10 punti di Pil.E' una cosa enorme che è successa senza una crisi dell'economia, ma con il miglioramento della crescita e delle esportazioni". La questione dazi porta a livello globale "a interrogarsi sul dollaro, che è un argomento importantissimo, visto che le relazioni fra paesi si regolano sul ruolo fondamentale del dollaro e quindi anche dell'euro". "Se non ci fosse l'euro avremmo tante monete nazionali, meno rilevanti, anche nel caso della Germania".

L'euro, sottolinea, "è una valuta che rappresenta il 20% del Pil mondiale, potenzialmente importante: il suo ruolo si può migliorare, ma dobbiamo costruire le condizioni" perché cresca la sua importanza. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)