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Bobo Tv come una band rock, quanto costa e chi paga la separazione?

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(Adnkronos) – L’ultimo caso, sulla bocca di tutti, è quello della Bobo Tv.Vieri, Adani, Cassano, Ventola, nel bene e nel male, era diventata una formazione intoccabile.

Ora che l’equilibrio fra i quattro personaggi è saltato all’improvviso, l’effetto è simile a quello di una rock band che si scioglie.  Perché?Cosa c’é dietro?

Chi ha lasciato chi?Le domande sono quasi sempre le stesse e le risposte, per ora, si leggono tra le righe di un post, in mezze frasi fatte apposta per alludere, far immaginare un retroscena più interessante di una scena che si è ripetuta tante volte.

Tutto, coerentemente in linea con le logiche social.Annuncio, silenzi, indizi centellinati per alimentare l’attesa di un pubblico che, nelle aspettative di tutti e quattro gli ex calciatori diventati influencer, non aspetta altro che sapere chi ha fatto cosa e chi farà cosa da qui in poi.  C’è però un’altra domanda che, uscendo dal pettegolezzo tra influencer, è forse più utile porsi in una prospettiva più larga.

Quanto costano, e chi paga, la separazione di gruppi di lavoro che funzionano, siano i quattro della Bobo Tv o una rock band, perché hanno creato un rapporto con un pubblico e perché hanno costruito consenso insieme.In genere, tanto.  Sono pochi i casi in cui i frontman sono diventati solisti migliori della band che guidavano.

Quando è accaduto, è stato perché il talento ha prevalso ed è stato capace di produrre un consenso nuovo, diverso da quello che aveva condiviso prima.Ora, che si parli di conoscenza del calcio, di fiuto imprenditoriale, di appeal sul pubblico, la questione è quanto possano valere sul mercato i talenti da solisti di Vieri, Adani, Cassano e Ventola. (Di Fabio Insenga)  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Riforme, Meloni ai cittadini: “Volete decidere voi o state a guardare i partiti?”

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(Adnkronos) – “Che volete fare, volete contare e decidere o stare a guardare mentre i partiti decidono per voi?Questa è la domanda che faremo se sarà necessario e quando sarà necessario”.

Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nei suoi ‘Appunti di Giorgia’ – “la rubrica con la quale facciamo il punto sulle iniziative più importanti portate avanti dal governo” – a proposito delle riforme, dicendo stop ai governi scelti sulla testa dei cittadini. “Questa riforma – ha attaccato – non serve a qualcuno, serve a tutti, indipendentemente da chi governa e lo sanno anche quelli che per calcolo politico la stanno osteggiando senza però offrire argomenti seri perché la verità è che si sono talmente abituati a governare perdendo le elezioni che vogliono continuare a fare così anche in futuro”. “Questa puntata la cominciamo da qui, dalla stanza nella quale a Palazzo Chigi sono raccolte le fotografie di tutti i presidenti del Consiglio dall’Unità d’Italia ad oggi – ha detto in apertura del video – Questi sono gli ultimi presidenti del Consiglio.Lì, dove c’è uno spazio vuoto, quando sarà finito il mandato di questo governo comparirà anche la mia foto, ma ci vuole tempo, ancora almeno quattro anni”. Nei suoi appunti Meloni ha parlato anche della manovra – definendola “seria, realistica”, che “non getta risorse dalla finestra” – ed è tornata anche sull’accordo con l’Albania: “Abbiamo stretto con l’Albania un accordo storico” che “ha fatto discutere”, “un accordo totalmente innovativo sulla gestione dei flussi migratori.

Con questo accordo Italia e Albania collaborano su tre obiettivi fondamentali: contrastare il traffico di esseri umani; prevenire i flussi migratori irregolari; accogliere in Europa solo chi ha davvero diritto alla protezione internazionale”. “Sono fiera” dell’intesa, “ovviamente chi non è d’accordo può dire quello che vuole, ma penso che non si possa sostenere che intendiamo deportare qualcuno in una nazione candidata all’ingresso nell’Unione Europea”.  “Cosa prevede l’accordo?In sostanza prevede che l’Albania dia all’Italia la possibilità di utilizzare alcune aree in territorio albanese per realizzare, sotto la giurisdizione italiana, due strutture dove gestire l’ingresso l’accoglienza temporanea, la trattazione delle domande d’asilo ed eventualmente il rimpatrio degli immigrati illegali – ha detto ancora – In una prima struttura, che si trova nel porto di Shengjin, l’Italia ci occuperà delle procedure di sbarco e di identificazione e qui realizzerà un centro di prima accoglienza dove operare una prima attività di screening.

Nell’area più interna di Gjader, invece, si realizzerà una seconda struttura sul modello dei Cpr per le successive procedure, rimpatrio compreso.La giurisdizione di questi centri sarà interamente italiana.

Nei centri opererà personale italiano e le nostre forze di polizia, le nostre commissioni d’asilo, esattamente come accade nei centri presenti sul nostro territorio nazionale.Non ci sarà alcuna differenza, salvo che sono esclusi da questa possibilità donne e bambini”. “L’Albania collaborerà invece con le sue forze di polizia sul fronte della sicurezza e sul fronte della sorveglianza delle strutture.

I due centri potranno accogliere contestualmente fino a tremila immigrati per svolgere le procedure di frontiera.Procedure che, grazie a questo governo, possono essere diciamo esaurite in 28 giorni.

Per questo, nell’arco di un anno potranno essere gestiti in Albania anche fino a 36mila migranti”. “Io considero questo accordo un accordo dal grande respiro europeo.Un accordo con il quale l’Albania si conferma non solo una nazione storicamente amica dell’Italia, ma anche una nazione amica dell’Europa, dell’Unione Europea, perché nonostante l’Albania non faccia ancora parte dell’UE Tirana si sta comportando di fatto come se già lo fosse, facendo scelte che sono assolutamente in linea con i principi di cooperazione e di solidarietà che sono alla base dell’Unione europea.

E’ un accordo che secondo noi è storico, anche perché può diventare un modello per le altre nazioni, un modello di collaborazione tra Paesi UE e Paesi extra UE sul fronte della gestione dei flussi migratori.E io sono fiera del fatto che noi e l’Albania siamo stati i primi a immaginare una soluzione di questo tipo”. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Berlusconi, la seconda vita di Dudù: il barboncino resta con Fascina ad Arcore

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(Adnkronos) – Che fine ha fatto Dudù?Il mistero sembra finalmente risolto.

A prendersene cura è Marta Fascina.Dopo la morte di Silvio Berlusconi, il 12 giugno scorso, il famoso barboncino bianco ha continuato a scorrazzare nel parco di Arcore, sotto la supervisione del personale domestico della magione brianzola (come sempre capitava del resto, quando il padrone era fuori per impegni politici e di governo).

E visto che nel testamento dell’ex premier non c’era traccia del simbolo della svolta animalista di Silvio, in tanti si sono chiesti chi avrebbe dovuto badare alla sua salute e toeletta.Dal punto di vista giuridico, se gli animali non figurano nel lascito, alla morte del legittimo proprietario diventano parte integrante dell’asse ereditario e spetterebbero, quindi, ai figli del Cavaliere l’incombenza di garantire il loro benessere, pena l’accusa di abbandono o maltrattamenti.

Ma, a quanto si apprende, sarà lady B ad occuparsi del cane prediletto dell’ex premier, almeno fino a quando resterà a Villa San Martino.  Non a caso, due giorni fa, in occasione del suo ‘ritorno’ in Parlamento per partecipare nel pomeriggio al voto di fiducia sul dl Caivano alla Camera, la compagna del leader azzurro è arrivata a Roma in mattinata, accompagnata da un dog-sitter, che nella giornata è rimasto a villa Grande (la nuova residenza romana forzista dopo l’addio alla storica sede di via del Plebiscito nel 2020) per badare ai ‘quattro zampe’ da cui Fascina non si è voluta separare. ”Tutti i cani di casa Berlusconi, a cominciare da Dudù, sono rimasti con Marta”, assicura chi è molto vicino alla deputata di Fi. Dudù è stato un regalo dell’azzurra Michela Vittoria Brambilla nel 2012 ed è diventata iconica la foto che lo immortalava, mentre rincorreva una palla lanciata da Vladimir Putin nei corridoi di palazzo Grazioli.Dalla scomparsa di Berlusconi, il barboncino non ha mai lasciato i prati di Arcore, dove ha spesso giocato insieme al cucciolo maschio Peter, mentre ‘mamma Dudina’ e gli altri suoi due piccoli, le cagnoline Wendy e Trilly, sono rimasti con Francesca Pascale quando finì l’amore con il presidente di Fi e lei lasciò Villa Maria a Casatenovo in Brianza. La ‘diaspora’ dei cani berlusconiani, infatti, si è consumata nel 2020, una volta terminata la lunga relazione con la giovane napoletana, durata circa 12 anni (nel Natale del 2011 l’ex premier le fece trovare sotto l’albero un diamante solitario di fidanzamento).

Al momento della separazione, Dudù seguì il Cavaliere che si portò anche Peter, diventato presto il cane prediletto, tant’è che spesso dormiva nel letto del capo forzista.La passione di Berlusconi per gli amici a quattro zampe non è mai stata un mistero.

E presto si trasformò in una vera e propria arma elettorale di forte impatto mediatico. Per anni Dudù (insieme ai suoi cuccioli, Peter, appunto, Wendy e Trilly) è stato una presenza fissa al fianco del presidente di Fi: onnipresente sui social in vari ‘scatti di famiglia’ nel parco di Villa La Certosa, in Sardegna, così come nei giardini di Villa San Martino.Con l’arrivo di Fascina nella vita sentimentale del ‘Dottore’ è cambiata anche la ‘geografia canina’: oltre al capostipite Dudù e Peter, la famiglia dei quattro zampe (già numerosa) si è allargata poco alla volta perché, raccontano, la nuova compagna avrebbe ‘adottato’ altri cagnolini, ma non dei barboncini.  Nel corso degli anni la famiglia a quattro zampe dell’ex premier si è allargata, con l’ingresso di un altro barboncino bianco, Chou Chou.

Nel 2021, in occasione degli auguri di Natale, Berlusconi aveva annunciato l’arrivo di Gilda, uno Shitzu bianco con orecchie e sommità del capo pezzate di nero.Lo scorso gennaio Drago e Lupo sono gli ultimi entrati a far parte della ‘tribù canina di Silvio’.

Nell’ultimo post sui social con i suoi amati barboncini, Berlusconi commentava: “Quanta gioia regalano i nostri amici a quattro zampe!Buona domenica a tutti!”. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bobo tv, Vieri va in Serie A con Totti. E Adani punge ancora

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(Adnkronos) –
Bobo Vieri deve schivare la frecciata di Lele Adani, intanto la Bobo tv va in Serie A e schiera subito Francesco Totti.Il canale Twitch creato dall’ex centravanti è sotto i riflettori da una settimana, quando è andato in scena il divorzio dai partner storici: via Lele Adani, Antonio Cassano e Nicola Ventola. “E’ il momento di cambiare”, ha detto Vieri.

E Adani, dal suo profilo Instagram, oggi domanda sibillino: “Ma se era giusto cambiare, perché nessuno sapeva?”. Intanto, la nuova era della Bobo tv – con ospiti speciali per rimpiazzare i conduttori ‘esonerati’ – parte con una novità di rilievo.A partire dalle 21 di lunedì 13 novembre, il canale sbarcherà ufficialmente con il format Bobo Vieri Talk Show su di Radio TV Serie A con RDS, prima emittente radio-visiva di una Lega calcistica in Europa. Ospiti della prima puntata saranno Adriano, Nicola Amoruso, Alessandro Diamanti, Mark Iuliano e Francesco Totti. Lo show andrà on air in modalità sul digitale terrestre al LCN 899, sul sito e sulla App della Lega Serie A, nonché sul sito e sulla APP di RDS e sui canali Twitch e TikTok della Bobo TV. “Sono molto contento di iniziare questa partnership con Radio TV Serie A con RDS, proseguendo una collaborazione iniziata ormai tre anni fa come Ambassador della Lega Serie A – le parole di Vieri -.

Questa unione dà la possibilità alla BOBO TV con il format Christian Vieri Talk Show di aumentare la propria visibilità attraverso la multicanalità offerta dal DAB, dall’IP e dal digitale terreste —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cudini, l’allenatore del Foggia avversario della Juve Stabia

Cudini, allenatore del Foggia che affronta la Juve Stabia: la sua carriera e il suo tipo di gioco

Cudini, allenatore del  Foggia, nato a Sant’Elpidio a Mare il 1 settembre 1973, ha fatto spesso giocare le sue squadre con il modulo tattico 4-3-3 ed ha avuto una buona carriera di calciatore con qualche anno anche in Serie A prima di diventare allenatore.

Nel Foggia quest’anno ha alternato il 4-3-1-2 al 3-4-1-2, sempre con il trequartista dietro le due punte spesso costituito da Schenetti, uno dei giocatori più rappresentativi della squadra. In qualche caso ha anche utilizzato il 3-5-2.

Nella scorsa stagione Mirko Cudini ha allenato la Fidelis Andria in due fasi: prima Cudini, poi Doudou, poi la parentesi Trocini e infine di nuovo Cudini che ha ripreso il timone della squadra ad otto giornate dalla fine del campionato senza riuscire ad evitare la retrocessione.

LA CARRIERA DI MIRKO CUDINI DA CALCIATORE.

Cudini era un buon difensore ed ha militato nelle seguenti squadre: Sambenedettese (C1 1991-1994), Avellino (C1 1994-1995), Salernitana (B 1995-1998 e 1999-2000), Torino (A e B 1998-2001) con cui ha esordito in Serie A il 28 agosto 1999 in Bologna-Torino 0-0. Poi Cagliari (B 2001-2003), Genoa (B 2003-2004) e Ascoli (A e B dal 2004 a gennaio 2007).

Nel gennaio 2007 si è trasferito dall’Ascoli al Vicenza. Poi è passato al Perugia, dove ha disputato una stagione prima di passare al Monza.

Nel 2011 viene tesserato dalla Fermana, nel torneo di Eccellenza Marche: vince la coppa Italia di categoria e riporta la società in Serie D. Ha concluso la sua carriera da calciatore sempre in Eccellenza nella Monturanese, al termine della stagione 2013-2014.

LA CARRIERA DI CUDINI DA ALLENATORE.

Mirko Cudini ha iniziato la sua carriera da tecnico nella Juniores della Sambenedettese. Nel 2016 diventa l’allenatore della Sangiustese, formazione militante in Eccellenza.

I primi suoi successi da allenatore sono proprio legati alla Sangiustese con cui nel 2017 vince il campionato di Eccellenza con due giornate d’anticipo, riportando la Sangiustese in Serie D dopo nove anni.

Nel giugno 2018 firma con il S.N. Notaresco, con cui conclude il campionato di Serie D al settimo posto. A fine stagione lascia la squadra abruzzese e diventa allenatore del Campobasso.

Con i molisani c’è il primo grande salto nel calcio professionistico. Nel giugno 2021 riporta infatti il Campobasso in Serie C dopo 32 anni dall’ultima volta. Nel primo anno di Serie C conquista la salvezza e un onorevole tredicesimo posto ma non viene riconfermato. Il Campobasso poi però non riuscirà ad iscriversi al campionato di Serie C per problemi finanziari.

Il 15 giugno 2022 la Fidelis Andria, lo ufficializza come nuovo allenatore. Il 1º novembre, con la squadra penultima in classifica con 7 punti dopo 11 giornate, viene esonerato. Dopo le parentesi Doudou e Trocini però viene richiamato sulla panchina andriese il 7 marzo 2023 ad otto giornate dalla fine del campionato per un’impresa dimostratasi alla fine impossibile con la conseguente retrocessione.

Chi era Davide Renne, direttore creativo di Moschino: addio al giovane poeta della moda

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(Adnkronos) – Chi lo conosceva lo ricorda come un uomo “gentile” e “preparato”.Un “poeta” della moda, scomparso in modo crudele e prematuramente.

Davide Renne, neo direttore creativo di Moschino, morto oggi a Milano per un malore all’età di 46 anni, era davvero troppo giovane.Classe 1977, conosciuto tra gli addetti ai lavori, Davide era stato nominato a metà ottobre direttore creativo del brand del gruppo Aeffe, dopo l’addio di Jeremy Scott.

Un annuncio arrivato a sorpresa il 16 ottobre scorso, anche se i rumors sul suo nuovo incarico si rincorrevano da giorni.  Il suo mandato era iniziato una manciata di giorni fa, il primo novembre scorso, e il debutto sarebbe dovuto avvenire in occasione della Milano Fashion Week nel febbraio prossimo, con la collezione autunno-inverno 2024/2025.L’ingresso nella griffe fondata negli anni ’80 da Franco Moschino per Davide Renne aveva significato il coronamento di una carriera costellata di successi.

Negli ultimi due decenni aveva guidato l’ufficio stile donna di Gucci, lavorando a stretto contatto con Alessandro Michele, e ricoprendo il ruolo di Head Designer for Womenswear.  Nato a Follonica, in Toscana, lo stilista aveva salutato la nomina con entusiasmo. “Franco Moschino aveva soprannominato il suo studio ‘la sala giochi’. È così: ciò che la moda, soprattutto quella italiana, e la maison Moschino in primis, può realizzare con la sua influenza dovrebbe essere sempre fatto con un senso di gioco, di gioia – aveva osservato Renne -.Un senso di scoperta e sperimentazione”. Lo stilista si era detto “profondamente consapevole” dell’onore che il presidente esecutivo di Aeffe, Massimo Ferretti, “un gentiluomo quasi paterno nei miei confronti con la sua capacità di ascoltare e dialogare durante i nostri incontri”, gli aveva concesso, ossia assumere il timone di una maison “fondata da una delle grandi menti della moda”.

Renne aveva ringraziato il signor Ferretti per avergli dato “le chiavi della sua sala giochi” e non vedeva l’ora di iniziare: “Ci divertiremo.Insieme” aveva assicurato. Nel 1999, dopo essersi laureato all’università degli studi di Firenze e aver studiato al Polimoda, Renne aveva iniziato a lavorare con un altro big del fashion system, lo stilista Alessandro Dell’Acqua, che aveva definito il suo maestro.

Oggi è lo stesso Dell’Acqua che assieme agli altri addetti ai lavori, lo ricorda sui social: “Ciao Davide, sarei sempre nel mio cuore”. —modawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Medicina, Giannattasio Dell’Isola (J&J): “Nel ginocchio la robotica assistita”

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(Adnkronos) – “Nel decimo anniversario della nostra soluzione, di ultima generazione, nell’ambito protesico del ginocchio, annunciamo il lancio della robotica assistita che rappresenta un ulteriore passo in avanti nell’approccio al trattamento con artroplastica di questa articolazione.Una soluzione che rappresenta il futuro del mondo dell’ortopedia e permette di effettuare un intervento personalizzato, standardizzato, semplice e in sicurezza, che contribuisce alla riduzione dei costi e alla sostenibilità del sistema sanitario.

Inoltre, consente di gestire dati e informazioni sul successo dell’impianto stesso e su come il paziente possa recuperare la funzionalità nel minor tempo possibile”.Così Vincenzo Giannattasio Dell’Isola, Vice president & Managing director di DePuy Synthes Italia di J&J MedTech, a margine del 106esimo congresso nazionale della Società italiana di ortopedia e traumatologia (Siot) in corso a Roma.  “Johnson & Johnson Medtech – aggiunge – ha fatto dell’ortopedia uno dei principali settori di attività.

Il nostro impegno è legato alla produzione e all’introduzione di innovazioni tecnologiche che migliorano il percorso di cura del paziente e allo stesso tempo generano migliori risultati in un’ottica di sostenibilità dell’intero sistema”.L’azienda è impegnata anche nella prevenzione delle infezioni nei siti operatori. “Tutti noi sappiamo – spiega – che l’infezione delle ferite rappresenta il motivo principale del fallimento della protesi con conseguente necessità di effettuare un secondo impianto, definito protesi di revisione.

L’impegno di J&J Medtech è rivolto non soltanto alla comunità scientifica ma anche ai pazienti.Per questo abbiamo lanciato una campagna di comunicazione che si chiama ‘Punti di differenza’, proprio per sensibilizzare sull’importanza della gestione della ferita”, conclude Giannattanasio Dell’Isola . —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Medicina, Momoli (Siot): “Ortopedia evoluta con robotica, ortobiologia e realtà virtuale”

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(Adnkronos) – “L’ortopedia sta avendo enormi evoluzioni in questi ultimi anni grazie alla robotica che sta prendendo sempre più piede, all’ortobiologia che dà delle possibilità di trattare il paziente prima di arrivare alla protesi e poi la realtà virtuale, che potrebbe essere uno strumento molto importante per l’insegnamento delle attività chirurgiche per i più giovani”.Così Alberto Momoli, presidente Siot, a margine del 106esimo congresso nazionale della Società italiana di ortopedia e traumatologia (Siot), in corso a Roma.   Fra i temi trattati nel corso del congresso anche quello delle infezioni del sito operatorio che, per la Siot, risulta un aspetto cruciale. “La nostra società, da vari anni è impegnata in questo campo e abbiamo prodotto numerosi documenti di indirizzo e linee guida – spiega Momoli – Stiamo ancora sviluppando le linee guida per la prevenzione delle infezioni delle fratture peri protesiche.

Una delle cose importanti è non solo la corretta gestione della ferita e il corretto controllo, ma anche dare delle informazioni al paziente su come deve essere gestita”.   Infine, il presidente riserva una riflessione generale sul congresso in corso a Roma. “La Siot – sottolinea – è impegnata a rendere questo congresso sempre più inclusivo.Per questo abbiamo coinvolto tutte le società specialistiche che all’interno della cornice congressuale sviluppano i loro temi.

Gli argomenti principalmente dibattuti riguardano la chirurgia pediatrica, la chirurgia di revisione, le chirurgie innovative, come la robotica, e l’impatto che questo tipo di chirurgia e il suo utilizzo sta dando sulla nostra attività. Un ulteriore argomento del congresso – conclude Momoli – è quello dei giovani che, attraverso la associazione degli specializzandi italiani, stanno rimarcando l’importanza del loro ruolo.Per questo la Siot si pone al fianco delle scuole di specializzazione per la loro istruzione”.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lega Pro, gare visibili da domani anche su FIFA+

Lega Pro, fra pochi giorni trasmesse sulla piattaforma FIFA+ le gare di Serie C-Now, la Coppa Italia e la Supercoppa.

Lega Pro, la Serie C-Now arriva in tutto il mondo. Dal prossimo weekend, grazie all’accordo tra Comintech, licenziataria dei diritti internazionali per Lega Pro, e FIFA+, le partite di Serie C-Now, la Coppa Italia e la Supercoppa saranno visibili anche all’estero.

Le gare di Lega Pro trasmesse sulla piattaforma online FIFA+.

FIFA+ è la piattaforma di Tv in streaming per gli appassionati di calcio, online all’indirizzo plus.fifa.com, che offre partite in diretta da tutto il mondo, permettendo a milioni di appassionati di calcio di accedere ai contenuti nella propria lingua, italiano compreso. Serie C-Now sarà la prima lega calcistica europea ad essere trasmessa in diretta su FIFA+.

Si partirà con una prima selezione delle principali gare, poi il numero delle partite trasmesse andrà a crescere nelle successive giornate. Domani il via con Albinoleffe-Padova, domenica il derby umbro tra Perugia e Gubbio. Lunedì sera ancora derby con Picerno-Potenza. L’accordo tra Comintech e FIFA+ per il campionato di Lega Pro proseguirà fino alla stagione 2024/25.

“Grazie all’accordo tra Comintech e FIFA,+ i moltissimi tifosi italiani all’estero della Serie C-Now potranno tenersi connessi alle proprie origini, riscoprire il loro senso di appartenenza guardando le partite della squadra del cuore che seguono da sempre. E’ un’intesa che va incontro alla notorietà internazionale della nostra Lega Pro. Siamo felici per gli sportivi e per questa nuova possibilità che amplierà la visibilità del brand dei club di Serie C e dei loro partner” dice il presidente della Lega Pro Matteo Marani.

Pg Bono: “Su separazione carriere a rischio indipendenza pm”

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(Adnkronos) – “Ho apprezzato l’analisi delle problematiche e gli obiettivi posti dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, specialmente laddove ha garantito di volere salvaguardare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, scongiurando il rischio di sottoposizione del pubblico ministero al potere esecutivo.Tuttavia, non posso condividere la sua impostazione di separazione delle carriere perché, nonostante tale dichiarazione di principio, quel rischio non mi pare affatto scongiurato, specialmente se egli insisterà sull’introduzione dell’azione penale discrezionale”.

Lo ha detto all’Adnkronos il sostituto procuratore generale di Caltanissetta Gaetano Bono, commentando le parole del Guardasigilli Nordio, intervenuto oggi al Convegno nazionale di Magistratura Indipendente, presso l’Auditorium Santa Margherita dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.Nordio ha parlato anche della separazione delle carriere dei magistrati.

Gaetano Bono è l’autore del recente saggio ‘Meglio separate’- Un’inedita prospettiva sulla separazione delle carriere in magistratura’ in cui affronta proprio il tema.  “Inoltre ritengo fuorviante l’idea di giustificare la separazione delle carriere con l’esigenza di portare a compimento la riforma del codice di procedura penale del 1988, potendosi piuttosto invocare – questo sì – una maggiore coerenza con l’idea di processo accusatorio, poiché quella riforma non ha introdotto affatto il sistema accusatorio, a differenza di quanto ha detto oggi il Ministro, ma un sistema misto e, pertanto – dice ancora il magistrato – se si facesse la separazione delle carriere, mantenendo l’attuale procedura penale, si avrebbe un arretramento sul piano della tutela giurisdizionale dei diritti, giacché il pubblico ministero sarebbe depotenziato e le conseguenze verrebbero patite dai cittadini, come ho cercato di spiegare nel mio libro appena pubblicato e intitolato, per l’appunto, “Meglio separate” per mettere in evidenza i rischi che deriverebbero da una separazione fatta male, e specularmente, i vantaggi che si avrebbero se fosse realizzata nel rispetto di determinate condizioni, che solo in parte sono state menzionate oggi dal Ministro Nordio”. Per il sostituto procuratore generale Gaetano Bono la “separazione delle carriere, che non è affatto una panacea, rappresenta un’opportunità di modernizzare il sistema giustizia, ma solo se la magistratura rimanesse realmente indipendente e se la riforma venisse accompagnata da ulteriori interventi, tra cui la riduzione e rimodulazione delle procure, l’incremento della specializzazione dei magistrati requirenti e giudicanti, la diminuzione dei procedimenti civili e penali, l’ammodernamento delle infrastrutture informatiche, la riduzione dei tempi dei processi”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

‘Circeo’, su Rai1 la docu-serie sul massacro del ‘75 raccontato dalla parte della vittima

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(Adnkronos) – Sbarca su Rai 1 da martedì 14 novembre ‘Circeo’ la docu-serie in tre puntate diretta da Andrea Molaioli che racconta la drammatica pagina di cronaca nera passata alla storia come il ‘massacro del Circeo’.Era il 1975 quando in una villa di San Felice Circeo, a pochi chilometri da Roma, due adolescenti vengono sequestrate, picchiate e violentate per ore da un gruppo di ragazzi della Roma ‘bene’.

Solo una delle due, Donatella Colasanti, sopravviverà fingendosi morta. La vicenda che segnò l’Italia è ora raccontata nella fiction – premiata ai Nastri d’Argento 2023 come miglior docuserie – che sarà trasmessa in prima serata per tre martedì di seguito (il 14, il 21 e il 28 novembre), in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della violenza contro le donne, il 25 novembre.  Un punto di vista, quello raccontato, prettamente femminile: si narra la vicenda con gli occhi di Donatella Colasanti (interpretata dalla giovane Ambrosia Caldarelli), vittima del massacro e vittima anche dopo, per non essere mai riuscita a scrollarsi di dosso questa vicenda e a vivere liberamente la sua vita. “Quello che capita spesso alle persone che subiscono violenza è che dopo hanno i fari puntati su di loro e diventano l’attrazione della narrazione di quell’evento, in qualche modo le imputate – spiega il regista Molaioli – Questo è quello che succede anche in questa serie, e quello che la protagonista tenta di fare è affrancarsi dal ruolo di vittima, per tentare di affermare se stessa come una persona libera che ha una propria identità”.Il meccanismo della difesa, “figlio di una cultura distorta che non è del tutto superata ma straordinariamente contemporanea – spiega ancora il regista – è che la vittima o se la sia cercata o abbia fatto di tutto per procurarsela.

All’epoca veniva detto forse in modo più sfacciato, ma anche oggi viene detto o insinuato.E questa è un’ulteriore violenza”.  Moltissime le ricerche di ricostruzione degli eventi fatte dalle sceneggiatrici (un pool di giovani donne, Viola Rispoli, Flaminia Gressi e Lisa Nur Sultan), che hanno studiato approfonditamente le carte del processo.

A partire da quel delitto, la fiction segue la storia dell’iter italiano che ha portato a modificare quello che era un reato contro la morale pubblica in un reato contro la persona, con la legge del ‘96. “Il punto di vista della vittima è quello attraverso cui si racconta questa storia, un punto di vista diverso rispetto al solito – spiega la head writer Viola Rispoli – Avevamo gli atti scritti, che raccontano la modalità in cui veniva considerata al vittima, come una che ‘se lo era andata a cercare’”. “Siamo abituati a seguire casi di cronaca famosi dall’altro punto di vista, quello di chi ha commesso la violenza.Questo ci interessava di più, perché inedito”, le fa eco Flaminia Gressi, ideatrice della serie.

Per le ricerche è stato consultato anche il fratello di Donatella Colasanti, che non ha mai smesso di lottare per la sorella. “Ci ha raccontato diversi aneddoti, e gli facevamo leggere lo script per verificare che non ci fossero inesattezze”, raccontano le sceneggiatrici.Nel ruolo (di fantasia) di Teresa Capogrossi, una giovane avvocata del team di Tina Lagostena Bassi, che si occupò in modo coraggioso del cammino di emancipazione delle donne italiane cambiando la legge sullo stupro, Greta Scarano.  “Al tempo della vicenda non ero nata, sono dell’86, ma da romana conoscevo molto bene i fatti, la mia famiglia ne parlava – spiega l’attrice- Interpretando questo personaggio ho imparato tantissime cose, ad esempio non sapevo che per via del processo la legge sullo stupro è stata cambiata grazie a Tina Lagostena Bassi.

Non conoscevo come veniva condotto allora il processo per stupro, una cosa agghiacciante in cui la vittima veniva messa sul banco degli imputati.Non conoscevo l’impegno di Donatella Colasanti, che ha lottato per essere se stessa”.

Una libertà “che comunque anche oggi non c’è, viviamo all’interno di una cultura oggi profondamente maschilista”, aggiunge la Scarano. 
Il volto di Donatella Colasanti è quello dell’esordiente Ambrosia Caldarelli. “Il suo desiderio più grande era che questa vicenda riguardasse tutti, non solo le donne e non solo le femministe – spiega l’attrice – Non voleva passare solamente da vittima.Dimenticare è impossibile, ma lei non voleva essere associata solo a questo, voleva vivere la sua vita dal punto di vista artistico, staccarsi dalla tragedia e mostrare tutte le parti che aveva.

Non le è atto possibile”.Nel ruolo dell’avvocato Tina Lagostena Bassi l’attrice Pia Lanciotti. “Era una donna straordinaria, rivoluzionaria, una guerriera.

Suo padre era un ingegnere ebreo, e lei ha avuto chiaro da presto che la gente poteva diventare brutta, sporca e cattiva in un mattino: così ha messo la sua conoscenza al servizio”.La serie, una produzione Cattleya in collaborazione con Rai Fiction e con Paramount Television International Studios (Ptis) e Paramount+, andrà in onda martedì 14, martedì 21 e martedì 28 novembre alle 21.30 su Rai1. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Indi Gregory, appello rifiutato: lunedì stop alle macchine

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(Adnkronos) – “Appello rifiutato” per Indi Gregory.La “deadline” sul distacco delle macchine è stata rinviata “a lunedì.

Nel frattempo lavoriamo ad altri percorsi”.Ad annunciarlo su X Simone Pillon, legale che segue la famiglia della piccola in Italia, aggiornando sulla decisione della Corte d’appello britannica in merito al destino della bimba che soffre di una patologia genetica, al centro di un caso legale fra Italia e Uk. Sul tavolo c’erano due richieste: consentire il distacco delle macchine a casa da un lato, dall’altro permettere lo spostamento della bimba all’ospedale Bambino Gesù di Roma. “Respinto l’appello dei genitori e negato il ricorso alla Convenzione dell’Aja per il suo trasferimento in Italia”: così Pro Vita & Famiglia su X.  “Il primo ministro italiano, Giorgia Meloni, ha scritto urgentemente al Lord Cancelliere e segretario di Stato per la Giustizia del Regno Unito, chiedendo che i due Paesi collaborino ufficialmente per facilitare il trasferimento di Indi a Roma ai sensi della Convenzione dell’Aia.

Il premier Meloni ha scritto ad Alex Chalk illustrando la richiesta urgente presentata ieri” dal console italiano a Manchester in qualità di giudice tutelare di Indi all’Alta Corte del Regno Unito.Ricorso in cui si chiedeva al giudice Robert Peel di cedere la giurisdizione del caso ai sensi della Convenzione dell’Aia del 1996.

E’ quanto riferito da Christian Concern, l’organizzazione britannica che sta supportanto i genitori della bambina nella sua battaglia.La richiesta a quanto si apprende è stata avanzata ieri. Nella lunga missiva indirizzata al Lord cancelliere e segretario di Stato per la Giustizia del Regno Unito “al fine di sensibilizzare le autorità giudiziarie” inglesi, Meloni chiede di rendere possibile alla piccola di 8 mesi “di poter accedere al protocollo sanitario di un ospedale pediatrico del nostro Paese”.

La lettera mira a sbloccare la situazione “in tempo utile perché Indi possa accedere a questa possibilità, nello spirito di collaborazione che da sempre contraddistingue i due Paesi”. “E’ viva, reagisce, è vitale, non è un tronco”, ha affermato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, parlando di Indi Gregory, nell’ambito del Forum ‘Europa rapita: dove ritrovarla’, promosso dalla Fondazione Iniziativa Europa, in corso a Stresa (Verbania). “Se non vale la pena fare queste battaglie, per cosa vale la pena farne e impegnarsi? – ha detto – Abbiamo visto tutti il video della piccola Indi mentre stringe con la sua manina il dito della persona che ha davanti: è viva, reagisce, è vitale, non è un tronco”. “Certo è una grave disabile, che ha una grave malattia molto seria che merita però di essere curata e non stroncata staccando le macchine – ha aggiunto Mantovano – Non so chi ha parlato di accanimento terapeutico quali dati avesse per una valutazione di questo tipo, la nostra valutazione è che ogni vita umana deve essere posta al centro dell’attenzione di tutti”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Morto Davide Renne, direttore creativo di Moschino: aveva 46 anni. L’incarico a metà ottobre

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(Adnkronos) – È morto oggi, a Milano, il direttore creativo di Moschino Davide Renne.Lo stilista, che aveva assunto il ruolo di direttore creativo della griffe del gruppo Aeffe solo pochi giorni fa, il primo novembre scorso, aveva 46 anni.

La notizia della scomparsa è stata annunciata “con profondo cordoglio e grande tristezza” dalla Maison. “Non ci sono parole per descrivere l’incommensurabile dolore che stiamo vivendo in questo momento così drammatico – afferma Massimo Ferretti, presidente esecutivo di Aeffe -.Davide si era unito a noi solo pochi giorni fa, quando un malore improvviso ha stroncato troppo presto la sua giovane vita.

Non riusciamo ancora a credere a quello che è successo”.  Con Davide, prosegue Ferretti, “stavamo lavorando a un progetto ambizioso, pieni di entusiasmo e di ottimismo verso il futuro.Anche se è stato con noi solo per pochissimo tempo, Davide è stato in grado di farsi subito amare e rispettare.

A noi resta oggi la responsabilità di portare avanti ciò che la sua fantasia e creatività avevano solo immaginato.Ci stringiamo alla famiglia e ai numerosissimi amici di Davide con affetto”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Salvini contro gli scioperi minaccia precettazione: “Non si può fermare Paese”

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(Adnkronos) – Matteo Salvini minaccia la precettazione in vista degli scioperi dei prossimi mesi. “Guai a mettere in dubbio il diritto allo sciopero – ha detto il ministro delle Infrastrutture e del Trasporto – Ma non si può negare il diritto al lavoro di milioni di lavoratori.Non si può fermare il Paese per 24 ore”. “Casualmente poi questi scioperi sono il lunedì o il venerdì – ha sottolineato – Bene ha fatto la Commissione di garanzia a chiedere un contingentamento.

Scioperare per 4 ore è legittimo, per 24 ore no.Se i sindacati aderiranno, bene, altrimenti c’è lo strumento della precettazione previsto dalla norma.

Vorrà dire che mi prenderò la mia quota parte di attacchi” Immediata la replica della Cgil. “Questo è un attacco al diritto di sciopero, un modo arrogante.In Italia non sono i ministri che decidono quante ore di sciopero si programmano e se si fanno o no, è diritto delle persone decidere se vogliono aderire o no a uno sciopero”, ha detto il segretario generale Maurizio Landini.  “Questa è una logica arrogante – ha continuato Landini – perché Salvini pensa di poter stabilire quando gli scioperi sono validi: il diritto allo sciopero è garantito dalla costituzione.

Noi stiamo rispettando tutte le leggi e c’è un confronto aperto con la commissione di garanzia, non capisco perché debba intervenire il ministro a condizionare la discussione che si sta facendo”.  Tra l’altro, ha aggiunto il segretario generale della Cgil Landini, “anche nel settore trasporti sono stati proclamati scioperi da altri sindacati per 24 ore e il ministro non ha detto nulla; siccome questo è uno sciopero contro le politiche del governo, adesso salta fuori tentando di mettere in discussione questo diritto.Ma da questo punto di vista non mi impressiono più di tanto perché le ultime volte che lo ha fatto c’è stata un’adesione più alta di quella che si pensava, quindi rischia di aiutare a far riuscire meglio lo sciopero”. “Non è un ministro che può decidere quale deve essere la durata di uno sciopero, diritto garantito, sia beninteso, dalle leggi e dalla Costituzione.

E ricordiamo al ministro Salvini che il sindacato è sempre rispettoso delle regole”, hanno scritto in una nota i segretari confederali di Cgil e Uil Maria Grazia Gabrielli e Emanuele Ronzoni.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“Scene di guerra” fuori da liceo Lione, lanciati fuochi d’artificio

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(Adnkronos) – Fuochi d’artificio contro una scuola a Lione in Francia.Ad ‘attaccare’ il liceo La Martinière-Montplaisir una quindicina di giovani, che ha preso di mira il preside. “È stata un’imboscata”, ha dichiarato il sindaco del secondo arrondissement di Lione e consigliere regionale, Pierre Oliver. L’intervento delle forze dell’ordine e il ricorso alle telecamere di sicurezza dell’istituto hanno permesso di arrestare due persone, una delle quali è uno studente che frequenta il liceo, sottoposto a un procedimento disciplinare.

Alcuni genitori che hanno assistito l’hanno definita “una scena di guerra con fuochi d’artificio puntati in direzione del liceo” e di “panico tra i ragazzini”.  “Sono anni che qui affrontiamo molte difficoltà.Molti studenti provengono da famiglie con problemi ed è impossibile che questo non abbia ricadute sull’ambiente scolastico.

Questa mattina siamo ovviamente scioccati ma questo conferma la necessità di ricevere risorse.La scuola non è un’oasi fuori dal mondo e quanto accaduto fa eco a tutta la nostra società che sta diventando sempre più dura”, ha denunciato un professore, citato da ‘Le Figaro’. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Napoli, gambizzato e abbandonato davanti al Cardarelli perde un piede: arrestati il cugino e un amico

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(Adnkronos) – Lo scorso 2 novembre, il 25enne Luca M.era stato abbandonato davanti al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli con ferite da arma da fuoco.

Ad una settimana dai fatti, sono stati arrestati suo cugino ed un amico.I carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli-Vomero hanno dato esecuzione a un’ordinanza che dispone gli arresti domiciliari per Raffaele P.

e la custodia cautelare in carcere per Luigi N., entrambi 38enni, quest’ultimo ritenuto vicino agli ambienti della criminalità organizzata.Il provvedimento è stato emesso dal gip su richiesta della Procura di Napoli.  La vittima, a causa di una emorragia alla gamba sinistra, ha rischiato la vita e ha poi subìto l’amputazione del piede.  Le indagini coordinate dalla Procura Partenopea e condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo del Vomero, hanno ricondotto la vicenda nell’ambito familiare, anche grazie all’analisi di filmati di videosorveglianza e testimonianze.

Luca M. – secondo l’accusa – fu prelevato nel quartiere Arenella e portato nelle campagne dei Camaldoli, dove gli furono esplosi contro diversi colpi di pistola.Ferito gravemente, fu avvolto in un lenzuolo e abbandonato in ospedale.

Il movente è legato ad un furto di preziosi presso l’abitazione di uno dei cugini del 25enne.L’autovettura utilizzata per commettere il delitto è stata rinvenuta abbandonata in un deposito e sottoposta a sequestro.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Dietrofront Fratelli d’Italia, via emendamento su condannati. Conte attacca

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(Adnkronos) – A quanto apprende l’Adnkronos, Fratelli d’Italia ritirerà – dopo le proteste di Pd e M5S – l’emendamento al Decreto Anticipi che annulla l’incompatibilità per gli incarichi nelle amministrazioni locali a coloro che hanno subito una condanna anche non passata in giudicato per un reato contro la Pa.L’emendamento vedeva come primo firmatario il senatore Salvo Pogliese. “Gli emendamenti agli articoli 4-7-11-12-13-14 del Dlgse 39/13 presentati avevano l’esclusiva finalità di eliminare l’inconferibilità ai Consiglieri comunali, Assessori e Sindaci, nei due anni successivi al termine del loro mandato, di incarichi nelle società partecipate dello stesso Ente in cui erano stati eletti.

Parimenti era prevista l’eliminazione dell’impossibilità per i presidenti delle società partecipate di poter essere nominati in altre società partecipate dello stesso Ente.Questi emendamenti erano, peraltro, pienamente condivisi dagli stessi rappresentanti delle amministrazioni locali”, dice Pogliese. “Per un mero errore materiale del testo è stato previsto anche l’art. 3, e per questo motivo così come scritto il testo non era concordato con il Partito o con il gruppo e non rappresenta la linea di Fratelli d’Italia.

Pertanto, ho provveduto all’immediato ritiro dell’emendamento”, annuncia l’esponente di Fratelli d’Italia. “Abbiamo beccato Fratelli d’Italia con le mani nella marmellata.Stamattina abbiamo denunciato il loro emendamento per aprire le porte dei Comuni ai condannati per corruzione e per reati contro la Pubblica amministrazione: la vergogna li ha sopraffatti e hanno dovuto annunciare il ritiro dell’emendamento”, scrive in un tweet il presidente del M5S Giuseppe Conte, che conclude: “Si giustificano parlando di un ‘errore’.

La realtà è che abbiamo fermato l’ennesima norma ‘salvacorrotti’.Non consentiamo a nessuno di calpestare il valore della legalità!”.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Schifani e il messaggio a Fiorello: “Sul caro voli la Sicilia fa la sua parte” – Video

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(Adnkronos) – “Ciao, carissimo Fiorello.Come avrai saputo, la Sicilia sta facendo la propria parte sul caro voli.

Il nostro governo ha stanziato oggi 20 milioni per fare in modo che i residenti in Sicilia, quando vanno a Roma e a Milano paghino di meno.E’ un primo sforzo che si aggiunge a tutte le denunce che abbiamo fatto all’Antitrust e al Governo nazionale che sta facendo la propria parte”.

Il Presidente della Regione siciliana Renato Schifani si rivolge direttamente, in un video esclusivo dell’Adnkronos, allo showman Fiorello per annunciare le novità contro il caro voli.  Nei giorni scorsi, il mattatore siciliano, nella trasmissione mattutina ‘Viva Radio2’ aveva tuonato contro il caro voli.Dalla Sicilia una tratta per Roma o Milano può raggiungere anche in 500 euro. “Noi, poveri siciliani, adesso siamo costretti a prendere gli aerei privati e a viaggiare con la Briatore Airlines, dove Flavio passa con il carrellino offrendo caviale o aragosta.

Se un biglietto costa 500 euro e 8 siciliani si mettono insieme e prendono un volo privato da 8, per 4000 euro, conviene!”. “Mi hanno detto che più c’è richiesta, più l’algoritmo alza il prezzo” ha esordito. “Algoritmo, sei una testa di c..!”.  Oggi l’appello di Schifani a Fiorello.Nello stesso messaggio Renato Schifani annuncia a Fiorello il suo “impegno” sull’ospedale cardiochirurgico pediatrico di Taormina che rischia la chiusura, di cui si era più volte occupato lo stesso showman: “Il Presidente Schifani non dimenticherà Taormina farà di tutto perché questa eccellenza possa sopravvivere, trovando un giusto equilibrio con le norme nazionali”.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

X Factor, la clamorosa gaffe di Francesca Michielin su Ivan Graziani diventa virale

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(Adnkronos) – La clamorosa gaffe di Franesca Michielin su Ivan Graziani nella puntata di ieri, 9 novembre 2023, a X Factor diventa virale.Durante l’intervista a Colapesce e Di Martino, andata in onda durante la terza parte della trasmissione, la cantante presentando il nuovo album del duo, rivolta a Colapesce ha detto: “C’è un duetto pazzesco con Ivan Graziani.

Wow come è andata?Come è stato lavorare con lui?”.

Una domanda che ha messo in evidente imbarazzo il cantautore, visto che Ivan Graziani è morto nel 1997.Ma l’artista dopo una primo spaesamento ha risposto: “Con lui… È stato bello, nel senso, grazie al figlio, che ci ha portato questo inedito a cui abbiamo scritto un ritornello.

Siamo entrati in punta di piedi, lui è un gigante che amiamo tantissimo.Alla fine il figlio ha ascoltato il nostro lavoro e anche la famiglia era molto felice di quello fatto, perciò abbiamo deciso di pubblicarlo”.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Camilla ha lo scettro e Kate lo erediterà, ma su come ‘tenersi stretto un Principe’ non sono (per niente) d’accordo

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(Adnkronos) – Che sia Camilla a portare i pantaloni e lo scettro nella casa reale britannica è cosa nota.E’ la regina a togliere dall’imbarazzo Carlo in molte occasioni pubbliche nelle quali il sovrano non si mostra esattamente a proprio agio (vedi la stilografica che perde inchiostro, ma anche il discorso del re al parlamento con relativo rospo, ingoiato dallo stesso, di una politica anti-ambientalista, non propriamente condivisa ma suo malgrado accettata), è lei che lo consola, è lei che sposta su di sé le luci della ribalta quando è meglio che i sudditi non prendano nota di una gaffe del sovrano, è sempre lei che lo rimprovera (con il suo ormai leggendario “Carlo, fa’ l’uomo”) per le debolezze di un padre che volentieri farebbe alcune concessioni a un figliol prodigo, ancorché ribelle.

Insomma, è chiaro: Camilla prosegue la tradizione matriarcale all’interno di Buckingham Palace, dopo il regno di 70 anni di Elisabetta II.  Non solo, Camilla semina anche per il futuro ovvero getta le basi perché il ‘matriarcato’ nel regno d’Inghilterra prosegua anche quando al suo posto, e di quello di Carlo, sul trono sederanno i principi di Galles William e Catherine Elizabeth Middleton.Esce fuori, infatti, la notizia che la regina abbia già in passato rivelato alla principessa Kate il segreto per “tenersi stretto un principe” durante i primi giorni della sua relazione con il figlio del re.

Sebbene la coppia sia sposata ormai da più di 10 anni e abbia al suo attivo tre figli, sembra che, durante i primi giorni della loro relazione, Kate non fosse così sicura di riuscire a portarla avanti.  Secondo l’esperto reale Robert Lacey, mentre la coppia studiava alla St Andrews University, l’attuale regina era a disposizione per dare loro qualche consiglio.Nella sua biografia ‘Battle of Brothers’, Lacey afferma che la regina abbia consigliato a Kate cosa dovesse fare per garantire che il suo matrimonio funzionasse.

Anche se Kate faticò ad ascoltare i consigli di sua suocera.Il perché è presto spiegato: la ricetta di Camilla Parker Bowles era infatti semplicissima e allo stesso tempo assolutamente irrealizzabile: “Il segreto per tenerti stretto Will, cara Kate, è adattare i tuoi orari ai suoi, beh, praticamente tutta la tua vita”.

Poi, deve aver pensato e forse sussurrato, “magari, in privato, le cose possono andare in tutt’altro modo, ma per ora devi essere l’ombra del principe, soprattutto pubblicamente”.  Impossibile per la principessa di Galles seguire a quei tempi il consiglio della futura regina, dal momento che l’agenda degli impegni del principe non erano modificabile, soprattutto dopo la laurea, quando vi si aggiunsero anche quelli reali.Secondo l’autore, “l’obiettivo a medio-lungo termine di Kate era abbastanza semplice: condurre William ‘in manette’ all’altare.

Tuttavia, la principessa scelse di dedicarsi al proprio percorso professionale, essenzialmente per non essere, ma anche apparire, minimamente dipendente dal fidanzato, anche se ovviamente restava l’impensabile possibilità che potesse finire per essere scaricata”.Questo secondo Lacey, ma sappiamo tutti come è andata a finire: strategie opposte portano spesso a risultati identici.

Quel che possiamo soltanto immaginare, è che Kate possa presto prendere le redini del regno che oggi tiene saldamente in mano Camilla.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)