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Bimba scomparsa a Firenze, madre di Kata accoltella connazionale in discoteca

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(Adnkronos) – E’ stata denunciata dalla polizia per lesioni aggravate Katherine Alvarez, la 26enne peruviana mamma di Kata, la bambina di 5 anni scomparsa dall’ex hotel Astor il 10 giugno scorso, perché avrebbe ferito ripetutamente con un coltello una connazionale di 21 anni nei bagni di una discoteca di Firenze.L’aggressione è avvenuta all’interno del “Tenax”, noto locale notturno di via Pratese nella notte del 20 novembre, tra le 1.30 e le 2.00, dove poi sono giunte due volanti della polizia e i soccorritori del 118.  Secondo quanto è stato ricostruito, la vittima avrebbe incontrato in bagno Katherine, che lei conosce da tempo, e di avere iniziato una discussione per futili motivi, forse rancori legati a precedenti questioni sentimentali.

La vittima avrebbe riferito che sarebbe stata presa per i capelli e poi Katharine avrebbe estratto un oggetto appuntito con cui l’avrebbe ferita più volte al volto e alla testa.Non è stato possibile accertare se sia stato usato un coltello, un paio di forbici o un altro oggetto contundente: la polizia al momento non ha ritrovato l’arma.  La vittima peruviana è stata trasportata in ambulanza dal 118 al pronto soccorso dell’ospedale di Careggi: le sono state riscontrate cinque ferite lacero-contuse tra una guancia e la testa.

La prognosi è di 20 giorni salvo complicazioni. “Mi ha aggredita e mi sono difesa”, avrebbe detto Katherine Alvarez per giustificare il suo gesto. Lo scorso 10 novembre Katherine Alvarez era stata portata all’ospedale di Careggi dopo aver ingerito della candeggina.La donna aveva ripetuto per la seconda volta il gesto autolesionistico che era accaduto lo scorso giugno a poche ore dall’avvio delle ricerche della bimba scomparsa.

La tempestività dei soccorsi, unita all’arrivo dei carabinieri, aveva evitato conseguenze peggiori.  
La Procura di Firenze, dopo aver concluso il nuovo sopralluogo nell’ex hotel di via Maragliano, sembra essere ripartita a indagare nel contesto dei familiari più stretti e delle persone che nella tumultuosa occupazione erano più vicine a loro per cercare di risolvere il giallo della scomparsa di Kata.Si è tornati, in pratica, a circoscrivere il periodo che va dall’ultima immagine della bambina (inquadrata dalle telecamere di un negozio di via Boccherini alle 15,13 del 10 giugno, mentre scende le scale esterne in direzione del seminterrato o del cortile) all’arrivo di sua madre all’albergo, intorno alle 15,45.

Si cerca di riempire quel buco di una ulteriore ora, circa, in cui non sarebbe partito l’allarme perché gli adulti ipotizzavano che Kata fosse con il fratello maggiore al campino di calcetto della chiesa poco distante.  I pubblici ministeri Christine Von Borries e Giuseppe Ledda, vogliono anche ricostruire chi c’era quando sarebbe partito l’allarme.Su questo aspetto, nei giorni scorsi, è stato nuovamente riconvocato in procura Carlos De La Colina, il peruviano ‘capo’ degli occupanti sudamericani dell’ex hotel Astor, amico dello zio materno di Kata, Abel Argenis detto Dominique, con il quale è attualmente detenuto nel carcere di Sollicciano per l’altro fronte dell’inchiesta della Procura, quello sul presunto racket delle stanze nell’ex albergo occupato, una delle ipotesi che potrebbero aver innescato una vendetta verso la famiglia consumatasi nei confronti di Kata.

L’altra ipotesi, quella dello scambio per errore, pare affievolirsi dopo l’esito degli interrogatori via rogatoria in Perù. Miguel Angel Chicllo Romero, padre della piccola Kata, è stato arrestato lo scorso 17 ottobre in esecuzione di una misura cautelare della Corte di Appello di Firenze che ha sostituito la precedente misura dell’obbligo di firma a cui l’uomo doveva sottostare da quando, nel giugno scorso, aveva ottenuto la scarcerazione (era detenuto per reati di spaccio di droga). —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Perdita dell’olfatto da mesi? Come uscirne

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(Adnkronos) – Una tecnica per ripristinare l’olfatto perduto nei pazienti con Long Covid.La procedura “mininvasiva” – della durata di 10 minuti, senza bisogno di sedazione o analgesia endovenosa – prevede di iniettare, su un lato del collo, un anestetico direttamente nel ganglio stellato, e stimolare il sistema nervoso autonomo regionale.

A metterla a punto un team di scienziati americani – il cui studio compare fra i lavori protagonisti del meeting annuale della Radiological Society of North America (Rsna), in programma a Chicago dal 26 novembre – che si è occupato di una condizione comune a diverse persone le quali, pur essendosi lasciate il virus alle spalle, per lunghi mesi non riescono a liberarsi di alcuni sintomi.Uno è proprio la cosiddetta parosmia, un’alterazione dell’olfatto che non permette di percepire gli odori in maniera corretta.  “I pazienti possono sviluppare disgusto per cibi e bevande che prima apprezzavano”, spiega Adam C.

Zoga, professore di radiologia muscoloscheletrica alla Jefferson Health di Philadelphia, Pennsylvania (Usa).E alcuni arrivano a sperimentare una condizione per cui sentono odori ‘fantasma’, disgustosi o piacevoli, che non sono davvero nell’ambiente.

La perdita dell’olfatto fu uno dei sintomi che all’inizio della pandemia di Sars-CoV-2 colpì di più.Ricerche recenti hanno rilevato che fino al 60% dei pazienti Covid ne sono stati colpiti.

Ma mentre la maggior parte recupera nel tempo, per alcuni la parosmia non è rimasta solo un brutto ricordo.Anzi, queste persone hanno dovuto convivere con il problema per mesi o anche anni dopo l’infezione, con un impatto negativo sull’appetito e sulla qualità di vita generale.

Gli autori della ricerca hanno dunque lavorato a una modalità per ripristinare l’olfatto in questi pazienti con Long Covid.E hanno pensato a una procedura mininvasiva guidata dall’imaging che potrebbe essere in grado di raggiungere l’obiettivo.  Nel dettaglio l’idea è stata di valutare i potenziali benefici del blocco del ganglio stellato.

Si tratta di nervi presenti su ciascun lato del collo, parte del sistema nervoso autonomo, che regola i processi involontari tra cui la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna, la respirazione e la digestione.Trasmettono determinati segnali alla testa, al collo, alle braccia e a una porzione della parte superiore del torace.

La procedura del blocco del ganglio stellato è stata utilizzata con vari gradi di successo per trattare una serie di condizioni, tra cui cefalea a grappolo, dolore all’arto fantasma, sindromi di Raynaud e Meniere, angina e aritmia cardiaca.  “Non eravamo del tutto sicuri che avrebbe funzionato per la parosmia”, premette Zoga.Per lo studio, 54 pazienti sono stati indirizzati da uno specialista di orecchio, naso e gola dopo almeno 6 mesi di parosmia post-Covid resistente alle terapie farmacologiche e topiche.

Ed è stata eseguita la procedura.I ricercatori hanno aggiunto una piccola dose di corticosteroide all’anestetico sospettando che il virus Covid potesse causare un’infiammazione dei nervi. “Il paziente iniziale ha avuto un esito estremamente positivo, quasi immediatamente, con un miglioramento continuo fino alla risoluzione dei sintomi dopo 4 settimane”, afferma Zoga. “Siamo rimasti sorpresi da alcuni risultati, tra cui una risoluzione quasi del 100%” del problema degli odori fantasma “in alcuni pazienti, durante lo studio”. È stato ottenuto il follow-up per 37 pazienti (65%).

E’ emerso che 22 (59%) di questi hanno riferito un miglioramento dei sintomi una settimana dopo l’iniezione.E 18 (82%) hanno riportato un miglioramento progressivo significativo entro un mese dalla procedura.

A tre mesi, si è verificato un miglioramento medio dei sintomi del 49% (intervallo dal 10% al 100%) tra i 22 pazienti.  Per 26 persone c’è stata una seconda iniezione somministrata all’altro lato del collo dopo un intervallo di almeno 6 settimane.Questa non è stata efficace nei pazienti che non avevano risposto neanche alla prima, mentre per l’86% di coloro che avevano riportato qualche miglioramento dopo la prima iniezione c’è stato un ulteriore progresso.

Non sono state segnalate complicazioni o eventi avversi. “Altri trattamenti fino ad oggi hanno fallito”, conclude Zoga. “Questa iniezione sta funzionando”.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giulia Cecchettin, Valdegamberi alla sorella: “Io maschio, non mostro”

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(Adnkronos) – “Il mio commento?Mi sono espresso nei confronti di una persona, la sorella di Giulia Ceccherin, che ha praticamente scagionato il vero colpevole dell’omicidio, mettendo invece la croce addosso a tutti noi, ai maschi.

Ma io non mi sento né colpevole, né un mostro…”.Risponde così all’AdnKronos Stefano Valdegamberi, il consigliere regionale veneto finito nella bufera per il suo post su Facebook, in cui non risparmia attacchi a Elena Cecchettin, sorella dell’ultima vittima di femminicidio. “Io -avverte- non credo che si possa dire che è un fatto sociale, le responsabilità sono individuali, casomai dobbiamo porci il problema della mancanza di valori, in famiglia, ad esempio”. “Io -dice a riprova del fatto che è sbagliato attaccare gli uomini in quanto tali per le violenze di genere – ho sentito poco fa al telefono un’amica il cui cugino si è appena tolto la vita, vittima di una stalker donna.

Il problema è chiaro che non è solo maschile, non è colpa degli uomini”.  Valdegamberi punta il dito contro chi invece segue modelli sbagliati, in particolare i più giovani: “Alcuni – sottolinea – prendono a modello pure i rapper che incitano alla violenza.E molti pensano che in questa società tutto è dovuto, che si possa fare tutto.

E questo non è solo un problema del maschio”.Modelli sbagliati per il politico veneto sono anche quelli mostrati dalla sorella di Giulia Ceccherin: “Non è difficile vedere qual è il suo mondo -attacca- .

Sui social lei mostra immagini raccapriccianti, allusioni sataniche, persone ritratte sanguinanti e seghe elettriche…e allora mi domando come si possa salire su un piedistallo e fare la lezioncina al maschio, ma forse sono io che sono all’antica”. Infine Valdegamberi si toglie due sassolini dalle scarpe.

Il primo: “Scrivono che sono filo-russo?E cosa c’entra con questa storia di cui stiamo parlando?”, è la replica.

Poi sul tema assicura pure di “non aver mai cambiato idea, penso tuttora che le sanzioni a Mosca siano un errore, nel 2016 avevo detto che erano un danno per le nostre aziende venete e la mia mozione fu appoggiata da tutta la maggioranza.Sono pure andato in Crimea dopo l’annessione russa, e ho visto con i mie occhi che lì convivevano in pace tante culture e religioni diverse”.  L’altra ‘precisazione’ riguarda la Lega. “Da via Bellerio dicono che non sono leghista?

Allora hanno ragione loro, perché quando serve sono della Lega, quando no allora non sono del partito di Salvini”, risponde ironico non senza ricordare “di essere stato il più votato in regione, con la lista Zaia”. “Ma io -è la sua verità- ho avuto la tessera leghista in tasca, poi l’ho fatta scadere lo scorso anno, non l’ho rinnovata…”. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

MotoGp, Bagnaia già campione nella Sprint di sabato a Valencia se…

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(Adnkronos) – Manca ormai solo una tappa per decidere a chi sarà assegnato il titolo di campione della MotoGp.I due contendenti sono Pecco Bagnaia e Jorge Martin entrambi su Ducati.

A Valencia si metterà la parola fine ma grazie al vantaggio di 21 punti di Pecco già nella Sprint di sabato potrà confermarsi campione del mondo.A Bagnaia basterebbe fare 4 punti in più dello spagnolo per vincere il titolo matematicamente ancor prima di scendere in pista domenica per la gara.

Se Bagnaia vince la Sprint di Valencia e Martin chiude al 3° posto (+26 Bagnaia), se Bagnaia chiude 2° e Martin fa 5° (+25 Bagnaia) si chiudono i giochi sabato.Perché in questi casi, anche se Pecco dovesse uscire dalla gara, e Martin vincere a Valencia, andrebbero a pari punti, ma va ricordato che, in caso di situazione di pari punti in classifica, a vincere sarebbe Bagnaia considerando il numero superiore di Gp vinti in stagione (6 per Pecco contro i 4 dello spagnolo). È vero però che nella ‘gara corta’ lo spagnolo sembra uno specialista, in quel caso si giocherebbero tutto in pista domenica. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bolsonaro indagato per aver ‘molestato’ una balena

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(Adnkronos) – Già indagato per una serie di reati, tra cui il complotto per un colpo di stato contro il suo successore Lula e l’appropriazione indebita di gioielli costosi, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro è finito nuovamente nel mirino delle autorità.L’accusa sarebbe quella di aver “molestato intenzionalmente” una balena con la sua moto d’acqua.  Rinominato ‘Capitan Motosega’ dai critici delle sue politiche ambientali soprattutto nei riguardi della foresta amazzonica, Bolsonaro è ora indagato per un incidente avvenuto nelle acque al largo della costa sud-orientale del Brasile, vicino alla città di Sao Sebastiao. È stato lì che a giugno un uomo somigliante a Bolsonaro è stato apparentemente avvistato e filmato a circa 15 metri da una megattera emersa in superficie.

In un video postato sui social, si vede un “uomo, che si pensa sia Bolsonaro, avvicinarsi mentre l’animale eseguiva comportamenti aerei che suggerivano un disagio o un malessere”, ha riferito il sito web iG.La legislazione brasiliana vieta “la molestia deliberata di qualsiasi specie di cetaceo” come i delfini o le megattere, e le imbarcazioni con motori accesi non possono avvicinarsi a meno di 100 metri da questi animali. Poco più di dieci anni fa, Bolsonaro era stato già multato per pesca illegale all’interno di una riserva marina al largo della costa di Rio de Janeiro.

Come presidente, i critici lo hanno spesso accusato di aver deliberatamente smantellato le protezioni ambientali con conseguenze catastrofiche per la natura.L’ex presidente ha liquidato l’inchiesta sulla megattera come un altro esempio di persecuzione politica nei suoi confronti da parte di politici e ambientalisti brasiliani. “Ogni giorno mi accusano di qualche tipo di malefatta.

Ieri si trattava di perseguire le balene”, ha detto Bolsonaro ai suoi sostenitori, prima di fare una battuta sull’attuale ministro della Giustizia brasiliano, Flávio Dino, che ha paragonato a una balena. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Israele: “Hamas voleva usare armi biologiche, ecco il manuale”

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(Adnkronos) –
I miliziani di Hamas volevano produrre armi biologiche, classificate come armi di distruzione di massa, e in particolare la tossina botulinica per provocare un’intossicazione collettiva in Israele.Lo denunciano le Idf rendendo noto un manuale di 26 pagine che, spiegano, è stato trovato sequestrato ad alcuni dei terroristi entrati in Israele lo scorso 7 ottobre.

Il documento, di cui Adnkronos ha visto una copia, contiene le istruzioni per produrre e utilizzare tossine botuliniche in grado di causare botulismo, malattia che colpisce il sistema nervoso causando paralisi e anche la morte.Nel testo si chiede ”a Dio, l’Altissimo, di accettare questo come una buona azione, che sia utile all’Islam, ai musulmani, al Jihad e a coloro che si impegnano nella causa di Dio contro gli infedeli”. I miliziani di Hamas non hanno utilizzato armi biologiche il 7 ottobre scorso, ricordano le autorità israeliane.

Ma, precisano le fonti, la tossina botulinica è una delle più letali e, sostengono, ”un solo grammo in purezza è sufficiente per uccidere un milione di persone.Si tratta di un fatto scientifico”.

Ma, precisano, ”ci sono alcune difficoltà pratiche nel raggiungere un sufficiente grado di purezza e nel diffonderlo su larga scala”.  Sta di fatto che il botulino è ”un’arma biologica non cara e che non richiede tecniche sofisticate” per essere prodotta (il manuale).Anche se non sufficientemente puro da essere altamente letale, il risultato finale è una polvere che può essere facilmente trasferita e utilizzata, inalata o ingerita.

Sviluppata in vitro, la tossina può essere aggiunta ai cibi o diffusa nell’aria.In caso di intossicazione da botulino, il paziente deve ricevere ossigeno e un’antitossina che funga da antidoto.

Ed è questa l’unica cura possibile, spiegano fonti israeliane, aggiungendo che un rinvio della somministrazione può portare alla morte. Il manuale sequestrato ai miliziani di Hamas è composto da sei capitoli.A partire da quello che istruisce alla ricerca del batterio che produce la tossina per separarlo dagli altri.

Il secondo capitolo dà indicazioni per individuare le condizioni necessarie per riprodurre la tossina in vitro.Segue un capitolo su come separare e purificare la tossina e un altro sulla misurazione della concentrazione della purezza della tossina stessa.

Si parla poi di come conservare la tossina e infine, al capitolo sei, di come usarla come ”arma biologica”. Vengono quindi elencati gli strumenti necessari, come ad esempio frigoriferi, laboratori dove condurre test medici, un forno per sterilizzare e pulire gli strumenti, un servizio di asciugatura a basse temperature, attrezzature sterilizzate, tubi per la coltivazione dei batteri, barattoli sigillati, reti per trasferire i batteri, un incubatore a temperatura costante per far crescere i batteri e microscopi. Gli stessi terroristi sono ben coscienti della pericolosità della tossina tanto che, si legge nel documento, ”anche una piccola quantità può portare alla morte dopo che entra nel corpo attraverso il naso o la bocca” per cui, si avverte, chi la maneggia ”deve seguire precauzioni precise”.Dopo aver indicato una serie di preghiere da eseguire, il documento vieta di mangiare all’interno dei laboratori e impone di indossare sempre una mascherina, un paio di occhiali e dei guanti.

Bicchieri, altri oggetti di plastica e tutte le superfici, viene indicato, vanno sterilizzati con acqua e una soluzione con candeggina al 10 per cento.Si chiede poi l’assunzione di ”un antidoto ogni due settimane” e si spiega che questo ”è disponibile nei centri vaccinali della maggior parte dei Paesi”. Si parla anche degli ”animali morti” che, ”se possibile, vanno sepolti con l’uso di calce a una profondità significativa”.

E’ inoltre ”vietato aspirare liquidi con la bocca” e ”vanno rimossi i vestiti utilizzati per entrate nel laboratorio”.Importante, ”per evitare confusione, registrare i dati e gli esperimentati”.

Si segnala inoltre che ”preferibilmente il laboratorio dovrebbe essere collocato lontano dalle zone residenziali in modo da evitare danni alla popolazione in caso di fuga batteriologica”. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Biden compie 81 anni, l’età diventa il grande tabù della sua campagna

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(Adnkronos) –
Joe Biden oggi compie 81 anni e l’età del presidente diventa il grande tabù della sua campagna per la rielezione.E’ quanto rivela Politico che racconta come, durante un raduno con i fundraiser, a chi chiedeva come rispondere alle sempre più crescenti preoccupazioni dei donatori e degli elettori sull’età troppo avanzata del presidente, il vice manager della campagna Quentin Fulks rispondeva che bisogna mettere l’enfasi sugli storici risultati ottenuti nel primo mandato di Biden.  “Penso che la strategia sia di non affrontare la cosa, di considerare le domande come una cosa stupida”, rivela un donor democratico che ha sollevato la questione dell’età di Biden con esponenti democratici che “semplicemente si sono rifiutati persino di riconoscere che questo sia un problema”.

L’approccio, quello appunto di considerare l’età un tabù, non sta convincendo molti donatori, fundraiser e strateghi democratici che, rivela ancora Politico, considerano che forse questo non sia il modo migliore per affrontare quella che rischia di essere la vulnerabilità maggiore del presidente.  Bisogna poi considerare, continua Politico, che alleati di Biden, e anche membri della famiglia, sono sempre preoccupati che il presidente, pur nel pieno delle sue facoltà mentali, possa dare un’immagine di fragilità.Tanto che – rivelano fonti informate – persone vicine al presidente hanno discusso la possibilità di farlo camminare poco quando è ripreso dalle telecamere e addirittura sostituire le scarpe formali con calzature più comode per evitare maggiormente il rischio di cadute.  Ma c’è anche chi è convinto che la campagna dovrebbe rivendicare l’età di Biden come una prova e garanzia di saggezza in un periodo turbolento, usando con ironia la formula ‘Grandpa Joe’, nonno Joe. “Credo che tutti vedono la cosa e bisogno affrontarla”, sostiene Ron Klain, voce particolarmente autorevole dal momento che è stato capo dello staff di Joe Biden per i primi due anni alla Casa Bianca, sottolineando che è importante “enfatizzare che lui garantisce più saggezza ed esperienza, mostrando come ha guidato questa difficile situazione con l’Ucraina”.  Poi c’è chi ritiene che, se Biden riceve continui attacchi, anche interni, per l’età, nessuno fa la stessa cosa con Trump che ha 77 anni. “Nessuno diventa più giovane, ma Biden sembra essere costantemente attaccato per la sua età, Trump invece no – spiega Alan Kessler, un donor democratico – nessuno parla dell’età di Trump”.

E questo viene confermato dalla realtà dei numeri che è abbastanza inclemente con Biden: il 70% dei possibili elettori di sei stati chiavi considerano che Biden “sia troppo vecchio per essere un presidente efficace”, secondo un sondaggio New York Times-Siena College, mentre solo il 39% condivide la stessa opinione su Trump.   —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ucraina-Italia in campo neutro alla BayArena di Leverkusen per via della guerra

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(Adnkronos) – Questa sera, l’Italia affronterà l’Ucraina in una gara decisiva per la qualificazione diretta agli Europei del 2024 in Germania, Curiosamente la sfida si giocherà proprio in terra tedesca, alla BayArena di Leverkusen per via della guerra con la Russia che ancora sta devastando il Paese.Per l’Ucraina la storia dei confronti con gli azzurri ha avuto inizio nel 1995 in una gara di qualificazione a Euro 1996.  In totale sono 9 i precedenti fino a questo momento, con un bilancio di 7 vittorie azzurre e 2 pareggi, con 17 reti segnate e 4 subite.

Precedenti incoraggianti visto che alla squadra di Luciano Spalletti basterebbe un pareggio per avere la certezza della qualificazione diretta.Il successo azzurro, però, sarebbe importante per la fascia in cui essere inseriti nel successivo sorteggio dei gruppi dell’Europeo con gli azzurri che in caso di successo andrebbero in terza fascia, mentre con il pari potrebbero scivolare in quarta.

Considerando Leverkusen come campo neutro, i precedenti in questa tipologia parlano di un successo dell’Italia, sempre in Germania, ad Amburgo al Mondiale 2006, e un pareggio, a febbraio dello stesso anno in una gara amichevole a Losanna.Considerando invece il campo come impianto di casa dell’Ucraina in questo momento di guerra, i precedenti sono ancora più positivi con 3 successi in 3 gare, tutte a Kiev. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giornata nazionale alberi, perché sono importanti nelle città

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(Adnkronos) – Associare l’albero esclusivamente al bosco o alla foresta ci fa dimenticare il ruolo chiave che gli alberi svolgono nelle città, dove troppo spesso sono visti come un ostacolo o un pericolo.Considerato che entro il 2050 oltre l’80% dei cittadini europei vivrà in aree urbane, è fondamentale capire perché gli alberi sono vitali.

A spiegalo è il Wwf in occasione della giornata nazionale degli alberi che si svolge il 21 novembre.Per produrre ossigeno, gli alberi assorbono la CO2 e fino ad un quarto del particolato atmosferico emesso dalle attività antropiche (traffico veicolare, riscaldamento, emissioni industriali), rendendo così più pura l’aria che respiriamo quotidianamente in città.  
Gli alberi filtrano anche l’acqua, riducendo la diffusione degli inquinanti urbani in suolo e nei corsi d’acqua.

Inoltre, le chiome degli alberi assorbono quasi la metà dell’acqua piovana, mentre le radici aumentano la permeabilità del suolo rispetto ad una superficie cementificata o asfaltata, facilitando così la penetrazione dell’acqua e riducendo il rischio di allagamenti o inondazioni.  Le chiome degli alberi sono in grado di assorbire anche le onde acustiche, fungendo da barriere fonoassorbenti e riducendo il rumore delle città che sempre più spesso raggiunge livelli ritenuti nocivi.L’ombra degli alberi, inoltre, abbassa localmente la temperatura di diversi gradi: questo consente di ridurre sia i consumi di aria condizionata che la mortalità estiva dovuta al fenomeno delle isole di calore.

Ecco perché il Wwf sostiene la regola del ‘3-30-300’: 3 alberi visibili da ogni abitazione, 30% di copertura arborea in ogni quartiere e uno spazio verde a non più di 300 metri da casa.  Secondo diversi studi, le persone che vivono in città con più spazi alberati hanno uno stile di vita più sano, svolgono più camminate e in generale più attività fisica, con conseguente calo della probabilità di essere in sovrappeso fino del 40%.Gli alberi stimolano anche la creatività e riducono lo stress, migliorano l’umore e trasmettono sensazione di pace e benessere.

Infine, ma non meno importante, forniscono habitat e sostanze nutritive a molteplici specie di animali, quali gli insetti e gli uccelli.  Se per noi tutti questi preziosi servizi sono gratuiti, in realtà hanno un valore anche economico: ad esempio, il valore di mercato delle abitazioni presso un’area alberata è superiore anche del 5%.Oltre ad una adeguata gestione degli alberi funzionale ad evitare l’abbattimento dovuto a cattiva manutenzione come troppo spesso ancora accade, è importante aggiungerne di nuovi: anche le Strategie Ue ‘forestale’ e ‘per la biodiversità’ al 2030 ora obbligano a rendere le città più verdi.  La scelta delle specie arborea da impiegare è importante perché non tutte si adattano bene a contesti inquinati e con scarsa disponibilità idrica e di volume di suolo quali quelli urbani.

Le specie da utilizzare – meglio se molteplici piuttosto che una sola – vanno selezionate in base al sito di impianto, alle condizioni climatiche, ad alcune caratteristiche anatomiche (stabilità dei rami, invasività delle radici) e al ruolo che dovranno svolgere: alcune sono più adatte contro l’inquinamento, altre per fare ombra, altre a scopo ornamentale e così via.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Gaza, portavoce governo Israele: “Oms, Croce Rossa e Onu complici Hamas: ospedali come scudi”

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(Adnkronos) – “Per anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Croce Rossa e tutte le altre agenzie delle Nazioni Unite hanno nascosto l’uso sistematico degli ospedali da parte di Hamas come scudi, mettendo a repentaglio il loro status protetto dal diritto internazionale.Questo era il più grande segreto di Pulcinella della Striscia di Gaza.

Per anni non hanno detto nulla e ora chiediamo che ne rispondano a livello internazionale”.Lo afferma in un’intervista all’Adnkronos il portavoce del governo israeliano, Eylon Levy, sottolineando che lo Stato ebraico ha presentato “prove incontrovertibili” che Hamas abbia utilizzato l’ospedale al-Shifa, il più grande della Striscia di Gaza, come base per “attività militari”. “Proprio ieri abbiamo scoperto un tunnel che si estende per 10 metri sottoterra nell’ospedale di al-Shifa.

Il tunnel prosegue poi per 55 metri, conducendo ad una porta blindata con un foro per sparare”, rivela il portavoce, denunciando che il 7 ottobre la formazione islamista palestinese ha “introdotto di nascosto” degli ostaggi nell’ospedale e “sappiamo che uno è stato giustiziato lì (la soldatessa Noa Marciano, ndr).Questo è accaduto in pieno giorno, tutti i medici li hanno visti e non hanno detto niente”.  “Il nostro obiettivo in questa guerra è, innanzitutto, continuare a distruggere tutte le infrastrutture terroristiche e governative di Hamas ovunque nella Striscia di Gaza fino alla caduta del regime.

E due, riportare i nostri ostaggi sani e salvi alle loro famiglie”, prosegue il portavoce, precisando di non poter commentare i negoziati in corso per il rilascio degli ostaggi. “Sono in bilico vite umane.Siamo profondamente preoccupati.

La società israeliana è in pensiero per i 240 ostaggi nella Striscia di Gaza, tra cui 30 bambini, che sono stati rapiti dopo che gli squadroni della morte di Hamas hanno massacrato, torturato e violentato nei nostri villaggi – spiega – Stiamo facendo tutto il possibile per riportarli a casa, ma queste sono trattative delicate e meno diciamo meglio è”. Sulla possibile presenza di ostaggi all’interno dell’ospedale al-Shifa, Levy dichiara che “abbiamo forti indizi che fossero trattenuti lì.Ma ricordiamoci che Israele ha preannunciato ai palestinesi il suo ingresso nel nord di Gaza più di un mese prima che avvenisse.

Eravamo così desiderosi di evitare vittime civili che abbiamo rinunciato all’effetto sorpresa e sembra che Hamas abbia avuto il tempo di fuggire e di trasferirli fuori dal complesso di Shifa dove erano tenuti prima”.  

L’Autorità nazionale palestinese (Anp) è “un’organizzazione che paga gli stipendi ai terroristi nelle carceri israeliane.E la nostra posizione è che qualsiasi organizzazione che finanzia il terrorismo non può essere un partner per la ricostruzione di Gaza”, sottolinea Levy, escludendo un possibile ruolo dell’Anp a Gaza una volta finita la guerra. “So che sembra pazzesco, ma questa è la ragione per cui le Nazioni Unite e il Congresso degli Stati Uniti hanno tagliato gli aiuti ai palestinesi alcuni anni fa: perché danno incentivi economici ai terroristi che uccidono gli israeliani”, aggiunge il portavoce, ricordando che anche il presidente Joe Biden è stato “molto chiaro” in merito. “La Striscia di Gaza non potrà mai più essere utilizzata come base del terrorismo.

Qualunque sia il partner con cui avremo a che fare per ricostruire la Striscia di Gaza nel dopo Hamas, deve combattere il terrorismo, non finanziarlo”, precisa Levy.  “Se Hezbollah nel nord ci trascinasse in una guerra su vasta scala siamo pronti a combattere quella guerra e a vincerla.E Hezbollah avrebbe commesso l’errore della sua vita”.

E’ il monito lanciato dal portavoce del governo israeliano, secondo cui tuttavia lo Stato ebraico non vuole aprire nuovi fronti militari né cerca un’escalation regionale. “In questo contesto, è importante che gli Stati Uniti abbiano spedito due portaerei in Medio Oriente per inviare un messaggio molto chiaro a chiunque pensi di entrare in questa guerra.Se state pensando di scherzare con lo Stato di Israele, non fatelo”, insiste il portavoce, ritenendo che ora le forze israeliane si stanno concentrando “sulla distruzione dei terroristi che hanno compiuto il massacro del 7 ottobre” e “non cercano un’escalation del conflitto”. “Ora il nostro messaggio è chiaro.

Israele non vuole combattere su più fronti contemporaneamente”, ribadisce Levy, accusando tuttavia il “regime” iraniano di volere “la distruzione violenta dello Stato di Israele e l’assassinio e il genocidio del popolo ebraico.L’Iran è il capo dell’Asse del male che comprende Hamas nella Striscia di Gaza, Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen.

Altri gruppi ribelli in tutto il Medio Oriente hanno seminato instabilità e caos”.   “Abbiamo fatto tutto il possibile per ridurre al minimo le vittime civili, esortando i civili a farsi da parte.Da un mese chiediamo l’evacuazione del nord di Gaza.

Abbiamo facilitato i corridoi umanitari per consentire alle persone di andarsene anche quando i nostri soldati vengono attaccati da Hamas.Stiamo prendendo di mira i terroristi di Hamas e stiamo facendo tutto il possibile per tenere i civili lontani dal pericolo”, assicura Levy, rispondendo a chi accusa Israele di aver compiuto una strage di civili a Gaza, mentre il bilancio dall’inizio dell’operazione di terra, secondo le autorità palestinesi, è salito ad oltre 13mila morti. “Qual è il problema?

Hamas ha scatenato questa guerra contro di noi e ha deciso di combatterla dall’interno di aree densamente popolate perché l’intera sua strategia si basa sugli scudi umani.Hamas ha trascorso 16 anni a radicarsi nelle scuole, negli ospedali, nelle case e nelle moschee in modo da potersi nascondere dietro donne e bambini e rendere difficile per Israele prendere di mira questi mostri terroristici”, spiega il portavoce, secondo cui Israele ritiene Hamas “responsabile del massacro del 7 ottobre, nonché di tutte le morti all’interno della Striscia di Gaza”. “Questa non è la guerra che Israele voleva.

Non è una guerra iniziata da Israele.Non è la guerra che Israele si aspettava. È la guerra che Hamas ci ha dichiarato in occasione del massacro del 7 ottobre, il più sanguinoso massacro di ebrei dai tempi dell’Olocausto, ed è una guerra che dobbiamo vincere. È una guerra a cui stiamo cercando di porre fine in modo da garantire che Hamas non possa mai più attaccare la nostra gente”, evidenzia Levy.  Israele sta consentendo l’ingresso di due camion di carburante al giorno nella Striscia di Gaza per gli impianti idrici e fognari. “Lo facciamo perché non vogliamo lo scoppio di malattie o epidemie all’interno della Striscia di Gaza.

Ma è importante capire perché Israele si oppone all’ingresso di carburante.Hamas lo usa per continuare la sua guerra contro di noi”, dichiara Levy, commentando le polemiche soprattutto da parte di politici israeliani di estrema destra, che sono contrari all’ingresso del carburante nell’enclave.  “Questa è la nostra politica.

Vogliamo portare aiuti umanitari alle persone che ne hanno bisogno e assicurarci che Hamas non possa rubarli, e non permetteremo che Hamas utilizzi la buona volontà della comunità internazionale per riorganizzarsi, riarmarsi e fare rifornimento”, dice Levy, secondo cui “Hamas è entrato in guerra con una scorta di mezzo milione di litri di carburante.Non solo, ha rubato carburante alle Nazioni Unite.

Rubava carburante dagli ospedali”, mentre Israele “non ha alcun obbligo di facilitare la fornitura di carburante che Hamas utilizzerà per continuare a lanciare razzi contro di noi”. “Il primo ministro Netanyahu è stato chiaro.Ogni terrorista di Hamas è un uomo morto che cammina.

Li troveremo, non importa quanto tempo ci vorrà.E consegneremo alla giustizia i mostri che il 7 ottobre hanno bruciato, decapitato, rapito, torturato, mutilato e violentato centinaia e centinaia di israeliani.

Li consegneremo alla giustizia e gliela faremo pagare”, scandisce il portavoce. “La premier Meloni ha effettuato una visita di solidarietà molto importante qui in Israele.E’ stata tra i tanti leader mondiali venuti in Israele per esprimere solidarietà in seguito al massacro del 7 ottobre e chiarire che Israele ha il dovere di difendersi e che questa guerra deve finire con la distruzione totale di Hamas.

Questo è l’unico modo in cui uno Stato democratico può rispondere al tipo di massacro orribile a cui abbiamo assistito il 7 ottobre”, conclude Levy.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Neonato abbandonato dovrà tornare a madre naturale. Petizione dei genitori affidatari: “Dopo 3 anni un incubo”

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(Adnkronos) – Con oltre 35mila firme, raccolte dal 6 novembre scorso, la petizione ‘Lasciate Miele con la sua mamma e il suo papà’ su Change.org sta arrivando al prossimo traguardo delle 50mila. “Siamo la mamma e il papà di un bimbo accolto tra le nostre braccia 3 anni fa grazie all’adozione nazionale, proprio nella giornata internazionale dei diritti dei bambini.Per questioni di privacy lo chiameremo qui con il soprannome che gli abbiamo sempre dato, cioè Miele” scrivono i genitori affidatari nella loro toccante petizione. “Miele aveva solo 16 giorni di vita quando lo abbiamo preso in braccio la prima volta, una tutina calda e un ciuccio molto grande; noi gli occhi pieni di stupore e il cuore che scoppiava di felicità.

Sembrava l’inizio di una meravigliosa storia d’amore, ma presto si è tramutato nel peggiore degli incubi.Per un decreto che abbiamo appena ricevuto Miele verrà tolto dalla nostra famiglia e ‘collocato’ dalla madre biologica che non ha mai visto, né incontrato.

Vi raccontiamo perché”. “Subito dopo il parto” nel ragusano la madre, scrivono nella petizione su Change.org, “l’ha messo in una busta per la spesa e consegnato al padre biologico” che “l’ha abbandonato per due lunghe ore in strada”.All’arrivo della polizia e dell’ambulanza “Miele è arrivato in ospedale in grave ipotermia e ipoglicemia ed ha lottato per la vita, riuscendo alla fine a sopravvivere”. “Il Tribunale per i minorenni di Catania lo ha affidato a noi, da tempo in lista d’attesa per l’adozione, dichiarandone – in assenza di segnali di interesse e riconoscimento da parte di nessuno – prima l’adottabilità e, poi, dopo due mesi l’affidamento pre-adottivo, che tutela e avvia la nascita di un nuovo nucleo familiare.

Se è in atto l’affido pre adottivo, infatti, non può più avvenire un riconoscimento tardivo da parte della famiglia biologica (articolo 11 L. 184/83), e non si può nemmeno chiedere la revoca dello stato di adottabilità del bambino (articolo 21 L. 184/83)”. “Oggi, dopo 3 anni di vita con la sua mamma e il suo papà, Miele rischia di essere ‘riconsegnato’ alla donna che lo ha partorito e che è ancora sotto processo penale per concorso in abbandono di minore”. “Il decreto prevede come data di ‘rientro’ il 28/12/23 (subito dopo Natale, ndr.) e scrive nero su bianco che sono autorizzati i servizi sociali ad avvalersi persino delle forza dell’ordine per il ritiro coatto del piccolo da casa nostra, nel ‘pieno interesse del minore'”. “Ora immaginate un bambino – che ha già subito un rifiuto in grembo e un abbandono cruento alla nascita – essere costretto a lasciare, dall’oggi al domani, tutte le sue certezze, il suo mondo, le braccia sicure e il calore di mamma papà, gli unici affetti che abbia conosciuto, per essere inserito forzatamente in un contesto in cui tutto è estraneo compresa la persona che dovrebbe iniziare a chiamare ‘mamma’…Immaginate per un attimo il dolore nel cuore di un bambino così piccolo, il senso di smarrimento, la disperazione nel cercare i genitori e non trovarli più.

Non c’è nulla in questa storia che sia nel miglior interesse del bambino”. “Ci appelliamo quindi a voi, allo spirito di umanità e protezione che governa anche la Commissione Onu per i Diritti del fanciullo.Non vogliamo permettere che il nostro bimbo sia costretto a subire un secondo abbandono, che provocherebbe un trauma indelebile e irreparabile.

Lui conosce una sola mamma e un solo papà da sempre: noi, che lo amiamo incondizionatamente così come lui ama follemente noi.Aiutateci a firmare questa petizione.

Aiutateci a far rispettare la legge che avrebbe dovuto proteggerci” firmato la mamma e il papà di Miele. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giulia Cecchettin, da Paola Turci a Selvaggia Lucarelli: “La sorella ha ragione”

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(Adnkronos) – “Filippo Turetta viene spesso definito come un mostro, ma non lo è.E’ un figlio della società del patriarcato, gli uomini facciano mea culpa”.

Elena Cecchettin, sorella di Giulia – la giovane uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta – è diventa insieme al padre Gino il volto e la voce della famiglia che sta affrontando il dramma e il dolore.Elena Cecchettin si esprime in maniera diretta, sui social e davanti alle telecamere, con messaggi ribaditi più volte.  Parole incisive, che finiscono per diventare argomento di discussione e anche di scontro. “Un mostro è un’eccezione alla società, una persona che esce dai canoni normali di quella che è la nostra società – sottolinea la ragazza – ma lui è un figlio sano della società patriarcale, che è pregna della cultura dello stupro”.  C’è chi approva e chi non condivide.

A fare un post sulle parole di Elena, Paola Turci che le definisce “perfette”.Ma la cantante non è l’unica ad aver commentato, non solo queste affermazioni di Elena. “Quante donne devono ancora essere trucidate e stuprate, da uomini violenti affinché il femminicidio sia definito un’emergenza nazionale? #giuliacecchettin è il 102esimo femminicidio dall’inizio dell’anno.

Occorre una rivoluzione sociale/culturale/politica”, scrive Rula Jebreal, che rilancia un’intervista della ragazza a Dritto e Rovescio.   “Vedo che nella lista delle cose che vi danno fastidio nelle donne nel 2023 c’è anche il fatto che la sorella di una vittima sia presente e lucida davanti alle telecamere anziché nel tinello di casa con le serrande abbassate.Spiace”, si legge in una storia di Selvaggia Lucarelli che su Instagram, nel giorno del ritrovamento del corpo della 22enne, aveva scritto: “Il finale già lo conoscevamo”. “La cultura dello stupro è quell’insieme di azioni che prevedono e sono volte a limitare la libertà di una donna” come il controllo, la possessività, il catcalling. “Una struttura che beneficia tutti gli uomini”, ha aggiunto. “Non tutti gli uomini sono cattivi, mi viene detto spesso.

Ma tutti gli uomini devono stare attenti, richiamare l’amico o il collega che controlla il telefono al collega, comportameti che posssono sembrare banalità ma sono il preludio del femminicidio che è un delitto di potere ed è un omicidio di stato”.  Secondo Elena “gli uomini devono fare un mea culpa, anche chi non ha mai torto un capello perché il catcalling o l’ironia da spogliatoio non vanno bene.Fatevi un esame di coscienza e iniziate a richiamare anche i vostri amici perché da voi deve partire questo.

Noi donne possiamo imparare a difenderci ma finché gli uomini non si fanno un esame di coscienza e non si rendono conto dei privilegi che hanno in questa società non andremo da nessuna parte” aggiunge la giovane di Vigonovo.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giulia Cecchettin, Filippo Turetta accusato di omicidio volontario e sequestro

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(Adnkronos) –
Omicidio volontario aggravato dal legame del vincolo affettivo e sequestro di persona.Sono queste al momento le accuse formulate dalla procura di Venezia contro Filippo Turetta per l’uccisione dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin.

Un quadro che “solo all’esito delle consulenze e degli ulteriori approfondimenti potrà essere meglio chiarito” si precisa nella nota del procuratore Bruno Cerchi. “Sono in corso – si spiega – le necessarie attività processuali per la consegna dell’indagato che devono tenere conto anche delle norme processuali della Repubblica federale tedesca e quindi delle modalità e dei tempi ivi previsti”.Dopo il consenso alla consegna, il ragazzo potrebbe essere trasferito in un carcere italiano già questa settimana.  Nel frattempo, “si segnala che gli accertamenti irripetibili”, che prevedono la necessaria partecipazione dell’indagato “saranno, in parte, scanditi dai tempi derivamenti dagli atti di rogatoria che sono in corso di predisposizione”.

Tra gli accertamenti irripetibile c’è anche l’autopsia sul corpo di Giulia.  “Capisco l’attenzione per un caso così grave che ha colpito moltissimo perché sono ragazzi dalla porta accanto” e quindi si ha la sensazione che è una cosa “che può colpire tutti”, dice Cherchi, a margine di un convegno. “Purtroppo la ragazza è stata ritrovata e il ragazzo è stato arrestato, a questo punto le indagini devono proseguire nella calma e nella serenità che tutte le indagini hanno e devono avere.L’indagato ha diritto come tutti gli indagati a essere trattato in maniera serena e obiettiva” aggiunge.

Una serenità che è “scontata da parte della procura”, ma necessaria “anche da parte dell’opinione pubblica che deve fermare questa partecipazione emotiva che sta creando qualche difficoltà non alle indagini ma alle persone coinvolte, ai genitori della vittima e dell’indagato, e questo non è un fatto positivo” afferma il procuratore. “La gravità delle contestazioni e il clamore mediatico suscitato dai fatti necessita ora di una decantazione in modo che le indagini procedano in modo spedito ma con tutte le garanzie che, previste a tutela di tutte le parti coinvolte, portino a una ricostruzione completa che comunque eviti di indicare responsabilità prima che queste vengano accertate nei luoghi e nei tempi previsti dal codice con la terzietà di cui questa procura è costituzionalmente garante”, ribadisce. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia, weekend di grandi vittorie per il settore giovanile

Juve Stabia, settore giovanile: vittorie larghe per la Primavera 3, per l’Under 15 e l’Under 17 nel weekend.

Juve Stabia, vincono tutte le rappresentative del settore giovanile delle Vespette nel weekend nei vari campionati.

Il tabellino del match della Primavera 3 della Juve Stabia con il Taranto.

Allo stadio ”Romeo Menti” di Castellammare di Stabia si è disputata la nona giornata del campionato Primavera 3 che ha visto la Juve Stabia affrontare il Taranto, partita che è terminata con la vittoria delle Vespette per 4-0

Cosi in campo:

Juve Stabia – Lauritano, Boakye (65′ Sparavigna), Avallone, Cirillo (75′ Di Nardo), Gaglietti, Angellotti, Saviano (75′ Perna), Testa, Della Pietra (65′ D’Ambrosio), Faccetti (65′ Gargiulo), Aprea. A disp. Puca, Schettino, Velotti, Ascolese, Patricelli, Monaco, Cannolicchio, Amato, Pezzella. All. Lucenti

Taranto – Di Serio, Spinelli, Caminiti, Susco, Chiochia (53′ Sansolini), Capurso, Fortunato (46′ Felice), Cannatella, Camerotto, Marinelli (80′ Ribaudo), Martino (58′ Lenoci). A disp. Palmieri, Nardulli, Bello, Siciliano, Laera, Polizzi, Marotta. All. Marino

GOL – 16′ Della Pietra (JS), 40′ Saviano (JS), 42′ Faccetti (JS), 85′ Perna (JS)

AMMONIZIONI – Gaglietti (JS), Boakye (JS), Faccetti (JS), Di Nardo (JS), Capurso (T), Marinelli (T), Martino (T), Felice (T)

ESPULSIONI – /.

In classifica nel Girone B di Primavera 3 in testa l’Avellino con 24 punti, seguono la Virtus Francavilla con 16 punti e al terzo posto la Juve Stabia, il Catanzaro e il Gubbio con 14 punti. Nel prossimo turno il 25 novembre alle ore 15 si disputerà il match Foggia-Juve Stabia.

Il tabellino del match del campionato Under 15 tra le Vespette e il Potenza.

Allo stadio “Felice Squitieri” di Sarno si è disputata la gara valida per la nona giornata del Girone D del campionato Under 15 Nazionali tra Juve Stabia e Potenza che si è conclusa con il punteggio di 5-0 in favore delle vespette.

Così in campo:

Juve Stabia – Cappa (77′ Valentino), Sparavigna, Muoio, Iadanza (55′ Bottone), Picardi, Tricarico, Filosa (77′ Tarasco), Sapio (68′ Silvestri), Castellano (68′ Capozzoli), Mauro (77′ Di Maio), Iurio (68′ Luongo). A disposizione: Valentino, Vanzanella, Luongo, Borriello, Tarasco, Capozzoli, Bottone, Silvestri, Di Maio. Allenatore: Francesco Criscuoli

Potenza – Di Matteo, Allegretti, Germino (75′ Telesca), Scaringi, Ciufo, Celso, Bovi (51′ Carpelli), Summa, Sabato (51′ Stefanile), Petrillo (66′ D’araia), Casalini, A disposizione: Pace, Carpelli, Riccio, Telesca, D’Araia, Caglia, Stefanile. Allenatore: Macri.

Marcatori: 11′ e 69′ Castellano (JS), 35′ Iurio (JS), 58′ Muoio (JS), 86′ Bottone (JS)

Ammoniti: Castellano (JS), Allegretti (P), Scaringi (P), Celso (P)

Espulsi: Celso (P)

Arbitro: sig. Giuseppe Verde della sezione AIA di Frattamaggiore

Assistenti: sig. Alfonso Morra e Marcello Molfetta della sezione AIA di Napoli

Il tabellino del match del campionato Under 17 tra Juve Stabia e Potenza.

Allo stadio “Felice Squitieri” di Sarno si è disputata la gara valida per la nona giornata del Girone D del campionato Under 17 Nazionali tra Juve Stabia e Potenza che si è conclusa con il punteggio di 2-0 in favore delle vespette.

Così in campo:

Juve Stabia – Piccolo, Trascente (63′ Capasso), Avolio, Esposito S., Trotta (90′ Persico), Graziano, Malafronte (90′ Vaia), Stanco (90′ Valentino), Ferraro (90′ Parendola), Acosta (54′ Di Maiolo), Esposito A. (46′ Coppola). A disposizione: Di Sarno, Vaia, Di Maiolo, Persico, Valentino, Capasso, Coppola, Parmendola, Severino. Allenatore: Michele Sacco.

Potenza – Guma, Volpe (90′ Marino), Mirna (68′ Iacullo), Gorga, Cammarota, Vizziello, Kumi (68′ Vermeri), Viggiano (68′ Lapenna), Esposito P. (90′ Pepe), Ponziglione (84′ Bilancieri), Martonano (84′ Palermo) . A disposizione: Catalano, Bilancieri, Iacullo, Lapenna, Marino, Nastri, Palermo, Pepe, Vermeri. Allenatore: Nicola Tramutola.

Marcatori: 5′ Ferraro (JS), 50′ Malafronte (JS).

Ammoniti: Trascente (JS), Trotta (JS).

Espulsi: -/

 

Giulia Cecchettin, l’omaggio di ‘Viva Rai2!’ con la citazione scelta dal padre

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(Adnkronos) – “L’amore vero non umilia, non delude non calpesta, non tradisce e non ferisce il cuore.L’amore vero non urla, non picchia, non uccide”.

Fiorello ha scelto di aprire la puntata di oggi 20 novembre di VivaRai2!con un pensiero dedicato a Giulia Cecchettin, la 22enne uccisa dall’ex fidanzato.

E per farlo ha deciso di usare la citazione condivisa sul proprio profilo Facebook dal padre di Giulia, Gino Cecchettin. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giulia Cecchettin, consigliere veneto attacca la sorella: “Felpa satanica”. Ed è bufera

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(Adnkronos) – “Quella felpa con certi simboli satanici (della sorella di Giulia Cecchettin, ndr.) aiuta a capire molto…spero che le indagini facciano chiarezza.Società patriarcale??

Cultura dello stupro??Qui c’è dell’altro”.

E’ il commento choc che il consigliere veneto Stefano Valdegamberi ha postato su Facebook a proposito della trasmissione di ieri ‘Dritto e Rovescio’ sull’assassinio di Giulia Cecchettin. “Ho ascoltato le sue dichiarazioni.Posso dire che non solo non mi hanno convinto per la freddezza e apaticità di fronte a una tragedia così grande ma mi hanno sollevato dubbi e sospetti che spero i magistrati valutino attentamente.

Non condivido affatto la dichiarazione che ha fatto.Mi sembra un messaggio ideologico, costruito ad hoc, pronto per la recita.

Fossi un magistrato partirei da questa intervista la quale dice molto….e non aggiungo altro”.  “Basta andare a vedere – prosegue Valdegamberi – i suoi social e i dubbi diventano certezze.Il tentativo di quasi giustificare l’omicida dando la responsabilità alla ‘società patriarcale’.

Più che società patriarcale dovremmo parlare di società satanista, cara ragazza.Fa parte del copione?

Sembra una che recita una parte di un qualcosa predeterminato e precostituito.Forme mi sbaglio ed è solo la mia suggestione. (le foto che pubblico sono tratte dal profilo Facebook della sorella e sono molto significative)”.  “Il consigliere regionale, Stefano Valdegamberi, è semplicemente indecente: nutre sospetti sulla sorella di Giulia Cecchettin, Elena, dopo la sua intervista”.

E’ quanto ha detto il co-portavoce nazionale di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli. “Secondo lui, sarebbe troppo fredda e apatica, tanto che dovrebbe indagare la magistratura.Sospetti che si trasformano in certezza quando il consigliere visita il sito web della ragazza.

In base a quale elemento la magistratura dovrebbe indagare su Elena Cecchettin, sorella di Giulia?Perché fredda?

Perché non si veste secondo i gusti del consigliere regionale?Le insinuazioni sono gravissime e per questo presenterò un’interrogazione parlamentare indirizzata alla premier Meloni”.  “Sui femminicidi – continua Bonelli – non è ammissibile che esponenti istituzionali possano avere simili comportamenti, pertanto invierò l’interrogazione, contenente le dichiarazioni di Valdegamberi, anche alla Procura per conoscenza. È fin troppo evidente la strategia di accusare Elena Cecchettin in risposta al suo attacco a Salvini, così da screditarla.

Ma di fronte a una tragedia come quella del barbaro assassinio di Giulia il consigliere della lista Zaia ha perso l’occasione di tacere e ha dimostrato come, ancora oggi, l’emergenza femminicidi ci coinvolga tutti, a partire dal linguaggio, dal comportamento e dalle decisioni istituzionali”.  “Eccolo lì. È arrivato, di nuovo, Stefano Valdegamberi, consigliere regionale, a sminuire le parole e la denuncia della sorella di una vittima di femminicidio” dice Rachele Scarpa, deputata del Pd. “Nel suo disgustoso comunicato, Valdegamberi mette in discussione l’esistenza di una società patriarcale e della cultura dello stupro.Ma soprattutto commette ancora violenza: è assolutorio, distoglie l’attenzione da ciò che è successo, rompe il silenzio in cui, anche solo per pudore, farebbe meglio a restare.

Grazie dunque all’ennesimo ricco maschio bianco, che usa la sua posizione di personaggio pubblico per dare fiato alla bocca e per rafforzare quella stessa cultura che uccide, anziché de-costruirla.Si dimetta immediatamente.

Le sue parole inquinano il discorso pubblico e mettono in pericolo tutte noi”. “Un abbraccio a Elena Cecchettin per l’oltraggioso e delirante attacco di Valdegamberi” scrive su X il deputato dem Alessandro Zan, responsabile Diritti del Partito Democratico. “È inconcepibile che al dolore si aggiunga violenza istituzionale per aver ribadito la sacrosanta verità che a quanto pare destabilizza chi alimenta questo sistema tossico patriarcale”.    —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giulia Cecchettin, Spalletti: “Basta codardi vestiti da principi azzurri”

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(Adnkronos) – “Non ne possiamo più di questi codardi di merda travestiti da principi azzurri, dobbiamo aiutare le donne a prendere le distanze da chiunque pretenda di possedere la loro libertà”.Lo dice il ct della nazionale azzurra Luciano Spalletti al microfono di Raisport in merito al femminicidio di Giulia Cecchettin, la ragazza uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, arrestato in Germania.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

L’allevatore 4.0: “Carne sintetica una grossa bufala”

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(Adnkronos) – “Per noi la carne sintetica è una grossa bufala.Insomma, uno specchietto per le allodole che, certamente, non risolverà il problema dell’inquinamento.

Purtroppo, dietro tutte queste polemiche ci sono molte strumentalizzazioni”.A parlare con l’Adnkronos è Emanuele Nobile, Presidente dell’Associazione Nazionale degli Allevatori delle razze bovine Charolaise e Limousine Italia.

Tra i muri a secco e gli alberi di carrubo, a pochi chilometri dal mare, nel ragusano, si trova l’azienda di Nobile, che si estende su decine di ettari di terreno, destinati al pascolo, foraggi e sementi per uso aziendale e dove si allevano bovini di razza Limousine.L’allevamento è composto da 80 animali, di cui 40 vacche.

Grazie al clima mite della zona, pascolano tutto l’anno su un territorio che è costituito da essenze spontanee tipiche della zona iblea.  Nei giorni scorsi, la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge sulla cosiddetta “carne sintetica”.Un ddl che ha infiammato il dibattito.

La legge presentata dal ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida vieta la produzione e la commercializzazione di carne coltivata.Sono previste sanzioni da 10 mila a 60 mila euro per ogni violazione.

Nuove restrizioni anche alle denominazioni dei prodotti vegetali: sarà vietato usare termini che ricordano la carne, come “bistecca” o “salame“. Dopo l’approvazione, la scorsa settimana, è scoppiata una lite all’esterno di Palazzo Chigi tra il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini e il segretario di +Europa Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova.Questi ultimi stavano protestando contro la legge esponendo un cartello che recitava “Coltivate ignoranza, il divieto alla carne coltivata è antiscientifico e anti italiano”. “Questa norma – spiega ancora Emanuele Nobile – riaccende una speranza per noi allevatori, e anche per il mantenimento dei nostri territori”.

Il Presidente dell’Associazione Nazionale degli Allevatori delle razze bovine Charolaise e Limousine Italia, dice che gli animali gli “danno la vita”. “Faccio selezione, partecipo ai concorsi, faccio confronti”, spiega ancora.Non solo.

Grazie alle tecniche di ultima generazione riesce a controllare da remoto, minuto per minuto, i suoi animali. “Ci sono diversi dispositivi elettronici che mi permettono di controllarli da lontano”, dice. “E così posso sapere cosa fanno in ogni attimo della giornata.Insomma, posso definirmi un allevatore 4.0…”. Poi, Emanuele Nobile ribadisce che “Dobbiamo tutelare il nostro territorio” e l’allevamento “dà il valore aggiunto”.

Dunque, “ben venga la legge , ci dà speranza”.E sottolinea ancora che secondo lui la carne ‘sintetica’ è “solo una bufala”.

Ma i vegani, i vegetariani, “e tutti coloro che si oppongono agli allevamenti cavalcano l’onda del momento”.Perché, secondo Emanuele Nobile “tra una decina di anni si tornerà al consumo massiccio di carne”. “L’uomo è diventato ‘sapiens’ grazie al consumo di carne.

E poi, non dimentichiamo che le proteine animali servono.Soprattutto ai più piccoli.

La vitamina B12 si può assimilare principalmente dalla carne.Non è vero che le proteine vegetali sono sostituibili da quelle vegetali”. (di Elvira Terranova) —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Miss Italia, morta Marisa Jossa: mamma di Roberta Capua

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(Adnkronos) –
Addio a Marisa Jossa, Miss Italia 1959: era la mamma di Roberta Capua, a sua volta vincitrice del concorso nel 1986.Jossa è stata la prima Miss della gestione di Enzo Mirigliani, al debutto come patron.

Marisa Jossa è morta a Napoli all’età di 85 anni e quando ne aveva 76 rimase vittima di un grave incidente stradale: fu investita da uno scooter all’uscita di un mercatino nel quartiere napoletano del Vomero. “Ciao mamma”, ha scritto Roberta Capua, oggi presentatrice televisiva, in un post su Instagram: nel post un cuoricino e la foto di sorridente, elegante e bella di Marisa.Tanti i messaggi di vicinanza, affetto e condoglianze: da Simona Ventura a Tosca D’Aquino, da Natasha Stefanenko a Dalila Di Lazzaro e Francesca Barra. Miss Italia, con un comunicato, ha ricordato che la finale del 1959 conquistata da Marisa Jossa a 21 anni si svolse a Ischia con 34 ragazze.

I giurati erano 15, tra i quali le attrici Eleonora Ruffo e Link Shaw.La premiazione avvenne nel locale chiamato ‘O’ Saracino’ dove si esibivano i cantanti chitarristi Ugo Calise e Armando Romeo, mentre il presentatore era Renato Tagliani. “Vinse la più alta (metri 1,74) che si era imposta nelle selezioni di Selva di Val Gardena, dove da dieci anni andava in vacanza con la famiglia – raccontava il patron Enzo Mirigliani – Marisa era accompagnata dalla mamma, Anna Vasdeki, di origine greca”. “Ha vinto una di quelle bellezze che non fanno voltare la gente per strada – scrissero i giornali dell’epoca – non si trucca gli occhi, né si tinge le sopracciglia e le unghie”.

Il premio per la vincitrice era di un milione di lire, ma fu anche fortunata perché proprio alcuni giorni prima la Piaggio aveva messo in palio una Vespa che andò proprio a lei”.  Marisa Jossa accompagnerà 27 anni dopo la figlia Roberta Capua a conquistare il titolo di Miss Italia, un caso che non si è mai più verificato. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Alzheimer, nel grasso la spia della malattia 15 anni prima della perdita di memoria

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(Adnkronos) – Avere nella mezza età quantità più elevate di grasso viscerale nell’addome – grasso nascosto che circonda gli organi interni – sembra essere collegato allo sviluppo della malattia di Alzheimer.A suggerirlo è uno studio, fra i lavori protagonisti del prossimo incontro annuale della Radiological Society of North America (Rsna), in programma dal 26 novembre a Chicago.

Gli autori hanno scoperto che questo grasso addominale nascosto è correlato a cambiamenti nel cervello fino a 15 anni prima che si manifestino i primi sintomi di perdita della memoria. Si stima, spiegano gli esperti, che una donna su 5 e un uomo su 10 svilupperanno la malattia nel corso della loro vita.Per cercare di identificare precocemente i rischi, i ricercatori hanno valutato l’associazione tra i volumi della risonanza magnetica cerebrale, nonché l’assorbimento di amiloide e tau – proteine ​​che si ritiene interferiscano con la comunicazione tra le cellule cerebrali – nelle scansioni Pet, e l’indice di massa corporea (Bmi), l’obesità, la resistenza all’insulina e il grasso addominale in una popolazione di mezza età normale da un punto di vista cognitivo. “Ci sono stati altri studi che collegano il Bmi con l’atrofia cerebrale o anche con un rischio più elevato di demenza, ma nessuno studio precedente ha collegato un tipo specifico di grasso alla proteina dell’Alzheimer in persone cognitivamente normali”, spiega l’autore della nuova ricerca, Mahsa Dolatshahi, ricercatrice post-dottorato del Mallinckrodt Institute of Radiology (Mir) alla Washington University School of Medicine di St.

Louis. “Studi simili non hanno indagato il ruolo differenziale del grasso viscerale e sottocutaneo, soprattutto in termini di patologia amiloide dell’Alzheimer, già nella mezza età”.  Per questo studio i ricercatori hanno analizzato i dati di 54 partecipanti cognitivamente sani, di età compresa tra 40 e 60 anni, con un Bmi medio di 32.I partecipanti sono stati sottoposti a misurazioni del glucosio e dell’insulina, nonché a test di tolleranza al glucosio.

Il volume del grasso sottocutaneo e del grasso viscerale è stato con la risonanza magnetica addominale.La risonanza magnetica cerebrale ha misurato lo spessore corticale delle regioni cerebrali che vengono colpite dall’Alzheimer.

La Pet è stata utilizzata per esaminare eventuali elementi patologici in un sottogruppo di 32 partecipanti, concentrandosi sulle placche amiloidi e sui grovigli tau che si accumulano nella malattia di Alzheimer. I ricercatori hanno così scoperto che un rapporto più elevato tra grasso viscerale e sottocutaneo era associato a un maggiore assorbimento del tracciante Pet di amiloide nella corteccia del precuneo, regione nota per essere colpita precocemente dalla patologia amiloide nell’Alzheimer.Questa relazione era peggiore negli uomini che nelle donne.

I ricercatori hanno anche scoperto che misurazioni più elevate del grasso viscerale sono correlate a un aumento del carico di infiammazione nel cervello. “Si suggerisce che diversi percorsi svolgano un ruolo”, spiega Dolatshahi. “Le secrezioni infiammatorie del grasso viscerale, in contrapposizione agli effetti potenzialmente protettivi del grasso sottocutaneo, possono portare all’infiammazione nel cervello, uno dei principali meccanismi che contribuiscono all’Alzheimer”. I risultati dello studio hanno diverse implicazioni chiave per la diagnosi e l’intervento precoce, osserva l’autore senior Cyrus A.Raji, professore associato di radiologia e neurologia e direttore della risonanza neuromagnetica al Mir.

Si evidenzia “un meccanismo chiave attraverso il quale il grasso nascosto può aumentare il rischio di malattia di Alzheimer”, dice.E si dimostra che “tali cambiamenti cerebrali si verificano già all’età di 50 anni, in media, fino a 15 anni prima che si manifestino i primi sintomi di perdita di memoria dell’Alzheimer”.

Raji aggiunge anche che i risultati potrebbero indicare il grasso viscerale come obiettivo di un trattamento per modificare il rischio di future infiammazioni cerebrali e demenza. “Andando oltre l’indice di massa corporea e caratterizzando meglio la distribuzione anatomica del grasso corporeo sulla risonanza magnetica, ora abbiamo una migliore comprensione del motivo per cui questo fattore può aumentare il rischio di malattia di Alzheimer”, conclude. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)