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Alimentazione, 10 anni di vita in più per chi passa a dieta sana

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(Adnkronos) – Più cereali integrali, frutta secca, frutta.Meno bevande zuccherate e carni lavorate.

Se una quota crescente di popolazione si converte a una dieta sana, l’aspettativa di vita si impenna e può crescere anche di 10 anni.E’ quanto emerge da uno studio condotto in Uk e pubblicato su ‘Nature Food’, che mostra l’impatto concreto della scelta di spostarsi verso abitudini salutari a tavola.

Nel Regno Unito, spiegano gli autori, si stima che le diete malsane causino più di 75mila morti premature ogni anno, di cui quasi 17mila nella fascia d’età tra 15 e 70 anni.Il governo britannico e l’agenzia Public Health England hanno incoraggiato la popolazione a sposare modelli alimentari più sani, secondo le raccomandazioni della guida ‘Eatwell’.

E’ servito?E un eventuale switch ha avuto effetti osservabili?

E’ quello che il team – proveniente da diversi atenei, dall’università di Bergen in Norvegia all’università di Glasgow e di Newcastle in Uk – ha cercato di capire. Utilizzando i dati, provenienti dalla Uk Biobank, gli autori dello studio hanno rilevato che il cambiamento da modelli dietetici non salutari a regimi alimentari basati sulle raccomandazioni dietetiche della guida Eatwell è associato a un aumento di 8,9 e 8,6 anni nell’aspettativa di vita rispettivamente degli uomini e delle donne di 40 anni.Nella stessa popolazione, un cambiamento alimentare prolungato da modelli alimentari non salutari a modelli alimentari associati alla longevità è risultato associato a un aumento dell’aspettativa di vita di 10,8 e 10,4 anni rispettivamente nei maschi e nelle femmine.  “I nostri risultati hanno mostrato che il modello alimentare associato alla longevità prevedeva un’assunzione moderata di cereali integrali, frutta, pesce e carne bianca; un elevato apporto di latte e latticini, verdure, frutta secca e legumi; un consumo relativamente basso di uova, carne rossa e bevande zuccherate; un basso apporto di cereali raffinati e carne lavorata”, elencano i ricercatori.  Fra le indicazioni utili emerse dalla ricerca c’è anche un’indicazione su quali sono stato i cambiamenti a tavola che hanno garantito maggiori ‘guadagni’.

Le associazioni inverse più forti con la mortalità (in termini di riduzione dei rischi, quindi) riguardavano i cereali integrali e la frutta secca.Mentre le associazioni positive più forti con la mortalità – quindi i fattori che incidevano in maniera da amplificare i rischi – riguardavano le bevande zuccherate e la carne lavorata.  Di conseguenza, aumentando i consumi di cereali integrali e frutta secca e diminuendo quelli di bevande zuccherate e carni lavorate, si ottenevano i guadagni più elevati in termini di aspettativa di vita.

Guadagni tanto minori quanto più lungo è il ritardo nell’avvio della svolta verso la dieta sana.Anche se, puntualizzano gli esperti, pure per coloro che iniziano il cambiamento dietetico all’età di 70 anni il guadagno nell’aspettativa di vita si è visto, ed è stato calcolato in circa la metà di quello raggiunto dagli adulti di 40 anni.  “Comprendere il contributo dei cambiamenti alimentari prolungati all’aspettativa di vita” è dunque importante, concludono gli scienziati, perché “può fornire una guida per lo sviluppo di politiche sanitarie”.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Salvini: “Momento migliore per pace fiscale, azzerare contenziosi e pendenze”

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(Adnkronos) – ”Quale momento migliore di questo per una pace fiscale che azzeri il contenzioso tra i cittadini e l’Agenzia delle entrate, e una pace edilizia che liberi gli uffici comunali da tutte le pendenza?”.Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, lancia il messaggio nel corso del convegno ‘Sviluppo infrastrutture e trasporti.

Determinati a cambiare il futuro della Calabria e dei calabresi’.  ”Ma se uno ha 20 centimetri di antibagno, di finestra, di grondaia, di veranda o scantinato che non risultano, non è più normale liberare gli uffici tecnici e comunali da quelle centinaia di migliaia di pratiche?I comuni incassano dei soldi e questi cittadini, dopo una vita, entrano pienamente in possesso della propria abitazione”, spiega il ministro. ”Io cerco di applicare un po’ di buonsenso” anche se ”sono battaglie che ci comportano attacchi” in cui si viene accusati di essere “fascisti, razzisti, egoisti”.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Gori Ercolano: Consegnati i lavori per il completamento della rete fognaria in località San Vito

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Nuove opere da parte di Gori per il potenziamento del servizio fognario e depurativo anche nel Comune di Ercolano.

Sono stati consegnati, infatti, i lavori per il completamento della rete fognaria nella zona di San Vito: interventi molto attesi dai cittadini, che saranno ultimati entro il 2024, e apporteranno notevoli benefici sociali ed ambientali, grazie all’estensione del servizio di fognatura e depurazione a circa 9.000 abitanti e al collettamento delle acque reflue e di parte delle acque bianche.

Le opere, di cui Gori è soggetto attuatore, sono finanziate dalla Regione Campania per un importo complessivo € 2.441.265,44 e sono a completamento di un progetto di estensione della rete fognaria comunale che terminerà proprio con la realizzazione di questi ultimi interventi.

In particolare, il progetto Gori, prevede ad Ercolano la posa di circa 2,3 chilometri di nuove tubazioni per la raccolta delle acque reflue e delle acque bianche, oltre ad ulteriori infrastrutture tra cui 2 nuovi derivatori di piena.

Nei giorni scorsi, l’adempimento degli ultimi passaggi burocratici con la firma del verbale di consegna da parte del Direttore dei Lavori, Ing. Clemente Monda, del Responsabile Unico del Procedimento, Ing. Francesco Colella, e del rappresentante della ditta Research Consorzio Stabile A.R.L., avvenuta presso la sede Gori di Pomigliano d’Arco.

L’obiettivo è di migliorare la qualità delle acque del Golfo di Napoli recuperando tratti di costa ad ora interdetti alla balneazione.

Manovra, Schlein presenta le controproposte Pd: lavoro, redditi e carovita

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(Adnkronos) – Elly Schlein ha riunito oggi i gruppi Pd per discutere delle proposte di ‘manovra alternativa’ che la segreteria presenterà mercoledì in Direzione.Si tratta di una serie di pacchetti di emendamenti, spiegano fonti parlamentari dem all’Adnkronos, articolati su tre direttrici principali: lavoro, redditi e carovita (compreso il salario minimo) e poi imprese e crescita fino a sanità, diritti e welfare.

Ed è proprio su quest’ultimo ‘comparto’ che è in corso il confronto con le altre opposizioni per presentare emendamenti comuni.In totale il Pd ne ha già predisposti oltre 500.  “La manovra del governo taglia la sanità e le pensioni e non riserva nulla al diritto allo studio, alla casa, all’emergenza climatica.

Ci vuole talento per fare una manovra criticata da sindacati e imprese…”, rimarca Schlein a margine dell’incontro con i parlamentari dem sulle controproposte Pd introdotto dal responsabile Economia, Antonio Misiani. “Le nostre priorità -ribadisce- sono sanità, scuola, pensioni, salari e politiche industriali che accompagnino la conversione ecologica e digitale.I nostri emendamenti alla manovra saranno legati a queste proposte.

Su questo – argomenta la segretaria dem- sta proseguendo il dialogo con le altre opposizioni e sono sicura che troveremo forme di collaborazione nel lavoro in Parlamento”.  Incalza il capogruppo al Senato, Francesco Boccia: “Meno parlano di manovra meglio è per la maggioranza.Preferiscono parlare di riforme, di autonomia, ma noi dobbiamo insistere e mostrare le loro contraddizioni.

Perché questa è una manovra regressiva su pensioni e salari, punitiva perché ci sono troppi tagli agli enti locali, e ci isolerà ancora di più in Europa”. 
Anche le altre opposizioni stanno lavorando alle controproposte alla manovra del governo Meloni.A quanto si apprende, sono ben 956 gli emendamenti che i 5 Stelle si apprestano a presentare alla legge di bilancio.

Da parte del partito guidato da Giuseppe Conte un vero e proprio attacco a 360 gradi, ‘frutto’ anche degli incontri che l’ex premier ha avuto nei giorni scorsi nel quartier generale di via di Campo Marzio con sindacati, Confindustria, terzo settore, piccole e medie imprese, Ance, Anci e tutto il comparto sanitario.  E domani sarà la volta di Azione, che alla Camera presenta la ‘Contromanovra 2024′: le proposte del partito sulla legge di bilancio con il capogruppo Matteo Richetti, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, ed Elena Bonetti.Ora la sfida per le opposizioni sarà quella di unirsi in alcune battaglie comuni.

Da tempo va avanti il confronto per riuscire a presentare emendamenti comuni sulla sanità pubblica.  Intanto c’è un altro fronte su cui si sta cercando di trovare un’intesa: le opposizioni (tranne Iv) sono al lavoro per verificare la possibilità di una risoluzione unitaria in vista delle comunicazioni domani alla Camera del ministro Antonio Tajani sull’accordo Italia-Albania.”Ci stiamo lavorando”, conferma il capogruppo di Azione, Matteo Richetti, interpellato dall’Adnkronos. “Possibile”, aggiunge Riccardo Magi di Più Europa.Il tentativo è in corso.

C’è già una bozza di massima. “Spero proprio che si vada in aula con una risoluzione unitaria.Ci stiamo lavorando -spiega Luana Zanella dei Verdi- e sono molto fiduciosa che ci si riesca”.     —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

OpenAI, la stoccata di Elon Musk: “Sito Instability.AI ancora disponibile”

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(Adnkronos) – “Sembra che https://Instability.AI sia ancora disponibile’.Così in un tweet – con un gioco di parole su OpenAI – Elon Musk scherza pesantemente sulla crisi che sta attraversando quello che sembrava uno dei gioiellini dell’intelligenza artificiale, la società che ha elaborato ChatGPT e che venerdì scorso ha licenziato il suo fondatore Sam Altman.

Da allora si sono succedute altre uscite e l’ingresso in Microsoft di Altman e dell’altro fondatore Greg Brockman, mentre i dipendenti di OpenAI hanno diffuso una lettera in cui hanno minacciato dimissioni di massa e il capo scienziato Ilya Sutskever ha ammesso di “essere profondamente pentito” per il suo coinvolgimento nel licenziamento di Altman. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Djokovic da record, ottava volta numero uno come Steffi Graf

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(Adnkronos) – La vittoria di domenica alle Atp Finals di Novak Djokovic lo ha consacrato numero uno al mondo di fine anno per l’ottava volta, un record, e lo ha portato a 400 settimane totali in cima alla classifica Atp.Djokovic aveva già il maggior numero di volte come numero uno nella classifica di fine anno di qualsiasi altro giocatore maschile, ma con il suo ottavo anno eguaglia il record stabilito da Steffi Graf nel Wta Tour. Il serbo ha concluso in testa alla classifica sia nel 2011 che nel 2012, seguito da un’altra coppia di stagioni nel 2014 e nel 2015.

Andy Murray e Rafael Nadal hanno interrotto il suo dominio rispettivamente nel 2016 e nel 2017, ma Djokovic è tornato in vetta nel 2018, 2020, 2021 e ora quest’anno.Pete Sampras è il suo sfidante più vicino nell’Atp Tour con sei classifiche da numero uno di fine anno, tutte in anni consecutivi dal 1993 al 1998, con cinque ciascuno per Jimmy Connors, Roger Federer e Nadal.

Djokovic ha superato Martina Navratilova, che ne aveva sette davanti alla Graf di uno nel Wta Tour, dove Serena Williams e Chris Evert si classificano al quinto posto. Djokovic è il primo giocatore, maschio o femmina, però a trascorrere 400 settimane in cima alla classifica del proprio tour.La Graf è stata la più vicino con 377 settimane, seguito da Navratilova e Williams con Federer il secondo giocatore maschile in questa speciale classifica con 310 settimane – l’ultimo giocatore, maschio o femmina, sopra le 300.

Ma forse l’aspetto più notevole del dominio di Djokovic è il modo in cui il 36enne è rimasto al vertice così a lungo.Ha 177 settimane da numero uno a 30 anni, più di qualsiasi altro giocatore maschio e dietro solo alle 196 della Williams in totale.

Nadal è il successivo in lista con sole 68 settimane.  Djokovic è il numero uno del mondo più anziano, maschio o femmina che sia, oltre a Federer.L’ultimo giorno al vertice della stella svizzera è stato il 24 giugno 2018, quando aveva 36 anni e 320 giorni: se Djokovic fosse in testa alla classifica a partire dal 6 aprile del prossimo anno, rivendicherà anche quel record. Nella classifica Atp il numero uno è passato di mano sette volte quest’anno quando Carlos Alcaraz è emerso come un serio rivale di Djokovic.

Il ventenne spagnolo ha battuto Djokovic nella finale di Wimbledon negandogli un Grande Slam in un anno solare e ha goduto di quattro periodi separati al numero uno.Come numero uno di fine anno del 2022, Alcaraz ha mantenuto quel posto fino al 29 gennaio.

Ha goduto di altre due settimane a marzo e aprile, tre dal 22 maggio all’11 giugno prima di cedere il primo posto a Djokovic per due settimane, poi altre 11 settimane dal 26 giugno al 10 settembre prima che Djokovic subentrasse per il resto dell’anno. Si tratta del maggior numero di cambi dal 1999, quando Sampras ha avuto quattro periodi e Andre Agassi due, con uno ciascuno per Carlos Moya, Yevgeny Kafelnikov e Pat Rafter che hanno realizzato otto cambi.Il record Atp è di 10 cambi nel 1983, con John McEnroe, Jimmy Connors e Ivan Lendl in lotta per il primo posto.

Il Wta Tour non ha mai avuto più di sette cambi di leadership in un solo anno, raggiungendo quel traguardo nel 1995, 2002 e 2017. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Mps, il Tesoro avvia la cessione del 20% del capitale

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(Adnkronos) – Il Ministero dell’Economia e delle Finanze accelera sulla via della dismissione della quota di Banca Mps: da via XX settembre si comunica infatti di aver avviato una procedura accelerata di raccolta ordini per la cessione di 251.937.942 azioni ordinarie di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.corrispondenti a circa il 20% del capitale sociale della Banca, attraverso un consorzio di banche costituito da BofA Securities Europe SA, Jefferies GmbH e UBS Europe SE in qualità di Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners, “con l’obiettivo di promuovere il collocamento delle suddette azioni presso investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri”. Nell’ambito dell’operazione – si legge in una nota – “è previsto che il Mef si impegni con i Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners a non vendere sul mercato ulteriori azioni della Banca per un periodo di 90 giorni senza il consenso degli stessi Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners e salvo esenzioni, come da prassi di mercato.

I termini finali dell’operazione saranno comunicati al termine del collocamento”. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giudici appello: “Da Montante dossier e ricatti”

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(Adnkronos) – (di Elvira Terranova) – L’ex paladino dell’antimafia, finito in carcere per corruzione, mentre era tra gli uomini più potenti in Italia, grazie alle sue conoscenze istituzionali, “raccoglieva informazioni e le custodiva riservandosene l’uso”. “Ciò era noto nella sua cerchia e tra le persone a lui vicine, l’uso che ne avrebbe potuto fare era chiaro”.Non solo.

Montante “si vantava di avere a disposizione dossier, pronti all’uso”.Poteva anche contare sui Servizi segreti.

Ed era persino in grado di “condizionare la politica”.Ecco perché l’8 luglio del 2022 Montante, che ora ha l’obbligo di dimora ad Asti, è stato condannato a 8 anni di carcere.

Sei anni in meno del primo grado.I giudici parlano di un “accordo corruttivo”.

Le motivazioni sono state depositate solo adesso, dopo ben 500 giorni dal giorno della lettura del dispositivo.Condannati, nel luglio di un anno fa, anche alcuni componenti del suo ”cerchio magico”, accusati a vario titolo di corruzione, rivelazione di notizie coperte dal segreto d’ufficio e favoreggiamento.  A 5 anni era stato condannato il capo della security di Confindustria Diego Di Simone (il gup gli aveva dato 6 anni e 4 mesi), a 3 anni e 3 mesi il sostituto commissario Marco De Angelis, (4 in primo grado).

Assolti, invece, il generale Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta, che in primo grado aveva avuto 3 anni, e Andrea Grassi, dirigente della prima divisione dello Sco che aveva avuto un anno e 4 mesi.Montante, secondo l’accusa, avrebbe compiuto una attività di dossieraggio per colpire gli avversari e avrebbe condizionato la politica regionale.

E adesso è scritto, neo su bianco, nelle motivazioni dei giudici, a firma della Presidente Andreina Occhipinti, giudici a latere Giovambattista Tona e Alessandra Giunta. “Dietro la coltre fumose della locuzione ‘sistema’, tanto spesso utilizzata anche in questo giudizio, nonostante sia più appropriata alla sintesi giornalistica che non all’analisi dei fatti tipici propria della giurisdizione, si perdono i percorsi che conducono ai più qualificati appoggi dei settori politici, istituzionali ed economici che hanno reso Montante una figura strategica con un ruolo di fatto e informale non classificabile nelle ordinarie e più trasparenti categorie della politica, dell’economia e delle istituzioni”, scrivono i giudici della Corte d’appello di Caltanissetta nelle motivazioni della sentenza.E ancora: “Molte intercettazioni descrivono la ‘fama’ acquisita da Antonello Montante presso soggetti imputati, indagati o estranei ai fatti oggetto dell’indagine.

Se ne ricava prova del fatto che in quegli ambienti e in contesti per nulla occulti o riservati erano note non solo la sua capacità di influenza nelle più alte sfere degli ambienti istituzionali ed economici non tanto del territorio, ma della Regione e del Pese.Ed era nota anche la sua complessa rete informativa”, si legge ancora nelle motivazioni. E ancora: “Vi fu una sistematica attività delle più influenti autorità nel sottolineare l’importanza” dell’impegno dell’ex Presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante “la rilevanza del suo ruolo, la necessità di dare ascolto alle sue proposte e alle sue iniziative”.

Poi i giudici ribadiscono che Montante, con l’aiuto di alcuni complici, anche loro condannati, avrebbe avuto “ripetutamente accesso” alle “banche dati Sdi per procedere ad interrogazioni non autorizzate su imprenditori, politici, amministratori, professionisti, editori, giornalisti, collaboratori di giustizia, persone sospettate di appartenere alla criminalità organizzata, un magistrato, i suoi familiari e la sua autovettura”.Insomma, Montante, “era l’uomo potente che poteva garantire la possibilità di ottenere sostegno e favori, e l’accordo si basava sulla corrispettiva messa a disposizione da parte del pubblico ufficiale delle sue funzioni e da parte dell’imprenditore di ogni utile suo buon ufficio”.

Inoltre, si legge nelle motivazioni che Montante “ha approfittato di opportunità che avrebbe potuto perseguire per coltivare ambizioni, interessi particolari e al contempo anche valori civici e obiettivi ideali e invece le ha piegate per pratiche di natura illecita, unitamente al dato della sistematicità delle condotte, impedisce delle circostanze attenuanti generiche e di qualsivoglia altra attenuante”.  Un altro capitolo è dedicato ai suoi rapporti con la famiglia mafiosa Arnone di Serradifalco, paese di origine di Montante. “Non voleva fare emergere pubblicamente i suoi rapporti con la famiglia Arnone”, scrivono i giudici della Corte d’appello di Caltanissetta. “Si può dare per certo che aveva intrattenuto rapporti di familiarità e di affari con la famiglia Arnone.Sebbene sul punto Montante non abbia mai fatto specifiche ammissioni sull’esistenza e sulla natura di questi rapporti e sebbene allo stato degli atti non vi sono nelle contestazioni da valutare imputazioni che prefigurino che questi rapporti siano trascesi nell’illecito penale, ciò che conta ai fini del presente del giudizio è che Montante aveva cercato in ogni modo di evitare che essi emergessero e fossero sottoposti alla pubblica opinione”.  “Anzi riteneva che chi si adoperava per farlo doveva considerarsi parte di un sodalizio a lui avverso, che mirava ad impedirgli il conseguimento dei suoi obiettivi”. “Pure nell’ambito di un progetto politico imprenditoriale lecito” l’ex presidente degli industriali siciliani Antonello Montante “aveva interesse ad attrarre attorno a se persone disponibili a sostenerlo anche se del caso dedicandosi ad attività illecita”, dicono ancora i giudici. “Egli poteva mostrare – scrivono – la solida legittimazione a livello locale, vantando il consenso delle autorità e delle rappresentanze sul territorio, e a livello locale poteva guadagnare il consenso delle autorità e delle rappresentanze sul territorio, vantando l’appoggio dei vertici politici e istituzionali a livello nazionale.

Egli, peraltro, nel suo interrogatorio, cercando di ridimensionare le sue indubbie abilita politico-relazionali, ha sostenuto di essere stato indotto ad assumere il ruolo che gli veniva riconosciuto dalle autorità”. I giudici puntano la lente di ingrandimento sul ‘cerchio magico’ di Montante.Tra questi c’è l’ex poliziotto Diego De Simone.”Il primo appartenente a questa rete era Diego De Simone Perricone, già appartenente alla polizia di Stato, assunto dalla “Aedificatio Spa”, su segnalazione di Montante, società che svolgeva servizi di sicurezza in favore di Confindustria nazionale.

Di Simone Perricone, che non poteva più accedere alla banca dati si serviva di Marco De Angelis, in servizio alla Squadra Mobile di Palermo”.Secondo i giudici “molti dei dati rinvenuti nella ‘stanza segreta’ dell’abitazione di Montante provenivano da questa attività di accesso illecito”.

Gli accessi “venivano effettuati da Salvatore Graceffa, vicesovrintendente della Polizia di Stato, alle quali le richieste pervenivano da De Angelis”.Montante si legge ancora nella sentenza “raccoglieva informazioni e le custodiva riservandosene l’uso”, “ciò era noto nella sua cerchia e tra le persone a lui vicine, l’uso che ne avrebbe potuto fare era chiaro”.

E ancora, scrivono i giudici “plurime fonti riferiscono che egli si vantava di avere a disposizione dossier, pronti all’uso”.  Nelle motivazioni, i giudici parlano anche del ruolo dei Servizi segreti. “Il 15 giugno 2012 veniva nominato direttore dell’Aisi il generale Esposito con il quale Montante aveva un solido rapporto tale da trovare nei servizi un canale di informazioni sulle indagini a suo carico”, scrivono.Ricordando che Esposito è attualmente sotto processo nello stralcio del troncone in corso davanti al Tribunale di Caltanissetta.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scala: Prima 2023 sold out, tutti esauriti anche i biglietti per le repliche

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(Adnkronos) – E’ sold out la Prima della Scala, che quest’anno per il 7 dicembre aprirà la Stagione 2023/2024 del Teatro con Don Carlo di Giuseppe Verdi diretto dal maestro Riccardo Chailly.Tutti i biglietti per la rappresentazione che richiama pubblico da ogni parte del mondo e tanti vip e personalità sono stati venduti.  La Prima sarà preceduta domenica 3 dicembre dall’Anteprima per gli Under30 e seguita fino al 2 gennaio da 7 rappresentazioni, anch’esse tutte già esaurite.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Israele-Hamas, Biden: “Presto accordo per rilascio ostaggi”

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(Adnkronos) – “Un accordo per il rilascio degli ostaggi a Gaza sarà raggiunto presto”.Lo ha ribadito il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca in occasione del Thanksgiving, la festa del ringraziamento. Sono intanto tornate a suonare le sirene di allarme antimissile a Tel Aviv e in zone centrali di Israele.

Lo riferisce il Times of Israel che dà notizia di una raffica di razzi lanciati dalla Striscia di Gaza in direzione di Israele e di una rivendicazione di Hamas.Non ci sono al momento segnalazioni di vittime o danni.  Sono “più di 13.300” le persone che hanno perso la vita nella Striscia di Gaza a causa dei bombardamenti israeliani dal 7 ottobre.

Questo il bilancio delle vittime fornito dal portavoce del governo di Hamas, Ismail Thawabta, secondo il quale tra i morti si contano anche 5.600 bambini. L’artiglieria israeliana è accusata intanto di aver colpito una chiesa nel sud del Libano.Secondo notizie dell’agenzia libanese Nna e di altri media del Paese dei Cedri rilanciate dal giornale L’Orient Le Jour, l’artiglieria israeliana avrebbe preso di mira la chiesa di Saint-Georges a Yaroun, nella regione di Bint Jbeil, provocando ingenti danni. Al momento sono stati arrestati e interrogati 300 “terroristi operativi” di Hamas, la Jihad Islamica e altri gruppi.

Lo ha reso noto l’intelligence militare israeliana. “Riceviamo migliaia di telefonate” da palestinesi della Striscia di Gaza pronti a fornire informazioni, spiegano, “a un livello mai visto prima.E’ evidente che i residenti della Striscia di Gaza non sono soddisfatti del barbarico comportamento di Hamas”.

Decine di militari dell’unità 504 che parlano arabo si trovano sul terreno nella Striscia di Gaza per condurre interrogatori sul campo e fornire informazioni alle truppe, spiega un comunicato citato da Times of Israel.L’unità 504 ha anche effettuato più di 30mila telefonate, inviato 10 milioni di sms e oltre nove milioni di messaggi registrati agli abitanti di Gaza per esortarli a lasciare le zone di combattimento.

Sono stati anche lanciati quattro milioni di volantini. “L’Organizzazione mondiale della sanità è sconvolta dall’attacco all’ospedale indonesiano di Gaza che, secondo quanto riferito, ha provocato 12 morti, compresi pazienti, e decine di feriti, compresi alcuni in condizioni critiche e in pericolo di vita”.Sono le parole del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che commentando via X le notizie sull’Indonesian Hospital di Gaza torna a chiedere di lasciare le strutture sanitarie fuori dal conflitto: “Gli operatori sanitari e i civili non dovrebbero mai essere esposti a un simile orrore, soprattutto all’interno di un ospedale”, conclude il Dg. Dal 7 ottobre Gaza è stata testimone di ”atrocità e crudeltà simili alle crociate medievali e alla Seconda Guerra Mondiale”.

Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. ”Ciò che sta accadendo a Gaza può solo essere chiamato barbarie e terrorismo di Stato”, ha aggiunto al termine di un incontro di governo ad Ankara. “Se non reagiamo a ciò che sta accadendo a Gaza, non saremo in grado di impedire che il fanatismo degli occupanti raggiunga domani le nostre terre”, ha aggiunto Erdogan, secondo il quale il primo ministro israeliano Benjamin ”Netanyahu ha perso popolarità e cerca di riconquistarla bombardando deliberatamente gli ospedali, le scuole e le moschee a Gaza”.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Violenza su donne, ‘L’amore perduto’: oggi a Milano iniziativa per combatterla

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(Adnkronos) – Il Belvedere Jannacci del Grattacielo Pirelli di Milano, sede del Consiglio regionale della Lombardia, ha ospitato nel pomeriggio di oggi l’evento ‘L’amore perduto.Storie di vita e di dolore per guardare al futuro senza paura’.

L’iniziativa, promossa da LadiesFirst – società impegnata nello sviluppo di strategie innovative in sanità attraverso progetti e servizi di supporto all’innovazione nel settore Pharma – e da Simona Loizzo, deputata leghista e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, nasce dalla volontà di chiamare a raccolta esponenti della politica, delle istituzioni e la società civile per un impegno comune contro la violenza sulle donne, di cui il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale.  “Ho fortemente voluto la realizzazione di un’iniziativa dedicata al contrasto alla violenza sulle donne – afferma Loizzo – Si tratta di un fenomeno purtroppo ancora molto radicato nella nostra società e che va estirpato con tutte le nostre forze.Dal primo gennaio 102 donne sono state vittime di femminicidio, di cui 82 uccise in ambito familiare/affettivo.

Una tragedia per tutto il Paese, che va fermata attraverso l’utilizzo di ogni strumento possibile.Oggi inizia la settimana della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e credo che questa iniziativa possa essere una buona occasione per continuare a testimoniare l’impegno della politica contro la violenza di genere”.  “La violenza di genere è un tema da affrontare in maniera trasversale e senza colore politico – sottolinea Martina Semenzato, presidente della Commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, e deputata di Coraggio Italia e del gruppo parlamentare Noi Moderati – Adottando questo approccio, la Commissione bicamerale che presiedo ha già dato un grande contributo al dibattito parlamentare che si è concretizzato nell’approvazione all’unanimità del disegno di legge Roccella-Nordio-Piantedosi.

Non dobbiamo mai abbassare la guardia, ma lavorare in maniera continuativa promuovendo eventi trasversali non solo nel mese di novembre, ma tutto l’anno.Un percorso virtuoso per stimolare il dibattito, sensibilizzare la popolazione e affrontare la complessità della violenza di genere e del femminicidio”. Durante l’evento si sono alternati i saluti delle istituzioni, tra cui membri del Governo, consiglieri regionali, e interventi parlamentari di Camera e Senato, senza distinzioni di parte, esponenti del volontariato e del mondo della scuola, tutti accomunati da un unico obiettivo: contrastare la violenza sulle donne e costruire una proposta concreta che contribuisca a sconfiggere questo terribile fenomeno. “La violenza di genere, oltre a rappresentare una forma di reato particolarmente odiosa perché commessa a danno di vittime spesso non in grado di difendersi, rappresenta un grave problema culturale – commenta Paolo Sartori, dirigente generale Ps e consigliere del ministero dell’Interno – La Polizia di Stato rappresenta lo snodo fondamentale di una rete composta da istituzioni, enti locali, centri anti-violenza ed associazioni di volontariato, ed è in prima linea per incoraggiare una cultura della parità di genere, dell’uguaglianza e del rispetto delle libertà, per eliminare retaggi culturali e discriminazioni e per aiutare le donne a difendersi, a chiedere aiuto e a denunciare le violenze subite”. Attraverso un contributo di Ucb Pharma SpA, l’iniziativa ha dato la possibilità di sostenere Rifiorire Insieme Ets che supporta le donne vittime di violenza e che ha portato la propria testimonianza al convegno. “Rifiorire Insieme nasce nel 2019 per volontà di un gruppo di amici, in gran parte operatori sanitari, per sostenere le donne vittime di violenza in carico presso il Centro ascolto e soccorso donna (Casd) – spiega Parvaneh Hassibi, direttore Casd dell’Asst Santi Paolo e Carlo e presidente di Rifiorire Insieme Ets – Negli ultimi 2 anni, Rifiorire Insieme ha supportato l’inserimento nel team di accoglienza di una psicologa e finanziato corsi di autostima, autodifesa e musicoterapia per queste donne.

Siamo fermamente convinti che aiutando le donne vittime di violenza ad uscire dal contesto di violenza di cui sono state vittime, e lavorando sull’educazione dei ragazzi già dai primi anni della scuola per promuovere rispetto ed uguaglianza, si possa prevenire la violenza di genere nel futuro”. La manifestazione – si legge in una nota – ha visto il coinvolgimento dell’industria farmaceutica in virtù della sensibilità verso la persona in quanto essere umano prima ancora che paziente e dei valori che da sempre il settore sostiene e trasmette attraverso le proprie attività di responsabilità sociale.Chiesi Farmaceutici SpA, Daiichi Sankyo Italia SpA, Ipsen SpA, Lundbeck Italia SpA, Otsuka Pharmaceutical Italy, Inndicon S.r.l.

Società Benefit, Lionhealth S.r.l., Vivenko Srl sono le aziende che hanno sostenuto la manifestazione e l’associazione Rifiorire Insieme Ets e che, attraverso l’esposizione di collage di fotografie dei propri dipendenti ritratti con un segno rosso sulla guancia, simbolo internazionale del contrasto alla violenza sulle donne, hanno voluto contribuire a dare la massima risonanza al messaggio ‘No alla violenza sulle donne!’. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Omicidio Serena Mollicone, giallo in udienza: sparito calco del pugno di Marco Mottola

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(Adnkronos) – Nel corso del processo davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma per l’omicidio di Serena Mollicone, la 18enne di Arce uccisa nel 2001.”Abbiamo appreso oggi in udienza che manca il calco del pugno di Marco Mottola benché in primo grado siano stati prodotti entrambi.Oggi la professoressa Cattaneo ha detto di aver trovato in cancelleria solo uno di questi calchi.

Non è un dato di secondo ordine secondo noi perché priva la difesa della possibilità di dimostrare che vi sia compatibilità comunque con entrambi i pugni”.Così l’avvocato Mauro Marsella, legale del pool della difesa della famiglia Mottola, al termine della seconda udienza. Il processo per la morte della 18enne si è riaperto alla fine di ottobre. “La richiesta di rinnovazione di istruttoria è ammissibile”, infatti, la decisione della prima Corte d’Assise d’appello di Roma sulla richiesta avanzata dal procuratore generale nell’ambito del processo di secondo grado.

Nel processo sono imputati il maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, all’epoca dei fatti comandante della caserma di Arce, il figlio Marco, la moglie Annamaria, e i carabinieri Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scala: il 7 dicembre 2023 Prima con Don Carlo, cast stellare e mega produzione

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(Adnkronos) – La Stagione 2023/2024 del Teatro alla Scala si apre giovedì 7 dicembre, alle ore 18, con Don Carlo di Giuseppe Verdi nella versione approntata dal compositore per la Scala nel 1884.Come ogni anno lo spettacolo sarà ripreso dalle telecamere di Rai Cultura e trasmesso in diretta televisiva su Rai1 e radiofonica su Radio3.  La Prima sarà preceduta domenica 3 dicembre dall’Anteprima per gli Under30 e seguita fino al 2 gennaio da 7 rappresentazioni tutte esaurite.

L’opera, che ha inaugurato la Stagione nel 1868, 1878, 1912, 1926, 1968, 1977, 1992 e 2008, sarà diretta dal direttore musicale Riccardo Chailly sul podio dell’Orchestra del Teatro alla Scala con un cast che schiera Francesco Meli come Don Carlo, Anna Netrebko come Elisabetta di Valois, Michele Pertusi come Filippo II, Elīna Garanča come Principessa d’Eboli, Luca Salsi come Marchese di Posa e Ain Anger come Grande Inquisitore.  Protagonista di non minore rilievo il Coro del Teatro alla Scala diretto da Alberto Malazzi.Le scene sono di Daniel Bianco, i costumi di Franca Squarciapino, le luci di Pascal Mérat, i video di Franc Aleu e la coreografia di Nuria Castejón.  Per il maestro Riccardo Chailly, Don Carlo è il compimento di una riflessione sul potere estesa su tre inaugurazioni di Stagione, dopo Macbeth di Verdi nel 2021 e Boris Godunov nel 2022.

Come scrive Michele Girardi, vi è una relazione evidente «tra le tematiche trattate nel Boris Godunov di Musorgskij e nel Don Carlos di Verdi, cioè le logiche spietate dei detentori di un potere assoluto che disintegra l’aspirazione alla felicità individuale e collettiva degli oppressi».Ma si tratta anche di un ritorno al Verdi della maturità dopo le tre inaugurazioni dedicate all’evoluzione delle opere giovanili con Giovanna d’Arco nel 2015, Attila nel 2018 e Macbeth nel 2021 (Chailly peraltro ha proposto anche Aida in forma di concerto nel 2020, dopo averla diretta nell’allestimento di Zeffirelli il 7 dicembre 2006).  Nel suo nuovo approccio a Don Carlo, che aveva diretto ad Amsterdam nel 2010 in un bell’allestimento di Willy Decker, il maestro Chailly torna con la memoria alle edizioni dirette da Claudio Abbado nel 1968 e 1977, di cui aveva seguito le prove, ma fa riferimento anche allo studio diretto dei manoscritti messigli a disposizione da Ricordi.

Come nell’edizione di Abbado, si ascolterà l’introduzione al monologo di Filippo affidato alla fila dei violoncelli secondo partitura e non al violoncello solo come spesso avviene.Con i complessi scaligeri Riccardo Chailly ha recentemente diretto la scena di Filippo con Ildar Abdrazakov nella serata “…a riveder le stelle” del 7 dicembre 2020, l’aria di Elisabetta in concerto con Anna Netrebko e il coro del II atto in disco e in tournée.  Don Carlo torna al Teatro alla Scala in una grande produzione che rispecchia la doppia natura di dramma storico e manifesto romantico dell’originale schilleriano mettendo in luce gli straordinari artisti e artigiani che operano nei laboratori del Teatro.

Un impianto scenico unico si trasforma senza interrompere lo svolgimento dell’azione nei diversi spazi previsti dal libretto grazie alla spettacolare alternanza di colossali elementi scenografici.Verdi propone i temi a lui cari della libertà dei sentimenti, della difficile relazione tra padri e figli e della liberazione dei popoli oppressi sullo sfondo del conflitto tra il potere temporale e quello religioso.

Per rendere l’atmosfera sospesa tra ambiente ecclesiastico e secolare il regista Lluís Pasqual e lo scenografo Daniel Bianco hanno fatto riferimento all’uso dell’alabastro nelle finestre degli edifici religiosi ma anche civili e in particolare alla grande finestra della Collegiata di Santa María La Mayor nella città spagnola di Toro.Una grande torre di alabastro è inquadrata in un sistema di cancellate che anch’esse ricorrono nell’architettura religiosa quanto in quella civile.

La scena permette di ritagliare nei grandi spazi del palcoscenico i numerosi momenti di intimità e di isolamento che punteggiano la tragedia.  Don Carlo ci porta dietro le quinte dello spettacolo del potere: anche l’autodafé, cerimonia abbagliante e macabra di autorappresentazione dell’assolutismo, non troppo diversa dai meccanismi della propaganda di oggi, è mostrata soprattutto nel momento della preparazione e solo pochi minuti sono riservati alla ‘festa’ nella sua magniloquente esteriorità.Qui campeggia un colossale retablo dorato e finemente istoriato.

Questi spazi sono animati dal pittoricismo dei costumi di Franca Squarciapino, che riprendono l’abbigliamento rappresentato nella ritrattistica del tempo ma lo alleggeriscono nella scelta dei materiali, garantendo facilità di movimento e una certa romantica vitalità ai personaggi.  L’impianto è documentato ma non necessariamente filologico: pur collocati nella loro epoca, i protagonisti rappresentano emozioni e caratteristiche umane presenti in ogni tempo.Il colore prevalente è il nero, non inteso come espressione di mortificazione o di lutto ma come esibizione di potere e ricchezza: nel ‘500 velluti e broccati neri erano tra le stoffe di maggior pregio.  La prima assoluta di Don Carlos ha luogo all’Opéra di Parigi (che aveva allora sede nella Salle le Péletier che sarebbe stata distrutta da un incendio nel 1873) l’11 marzo 1867. È la terza opera scritta da Verdi per la Francia dopo Jérusalem (riscrittura del 1847 dei Lombardi alla prima Crociata) e Les Vêpres Siciliennes (1855).

Il libretto francese di Joseph Méry e Camille du Locle è tratto dalla tragedia di Friedrich Schiller Don Karlos, Infant von Spanien andata in scena ad Amburgo nel 1787.L’opera, commissionata in occasione della seconda Esposizione Universale di Parigi (il direttore dell’Opéra, Jules Perrin, aveva proposto Don Carlos oppure Cleopatra dal Giulio Cesare di Shakespeare; Verdi aveva pensato a Re Lear ma soprattutto a El zapatero y el Rey di Zorilla prima di risolvere per Schiller), era in cinque atti con balletto secondo l’uso della “grande boutique” e proclamava i valori della libertà personale e politica contro l’oppressione dell’assolutismo religioso e statuale.  La prima italiana segue di pochi mesi quella parigina: Angelo Mariani dirige Don Carlo, con libretto tradotto in italiano da Achille de Lauzières, a Bologna il 27 ottobre, protagonista Teresa Stolz.

La Stolz è Elisabetta anche nella prima dell’opera al Teatro alla Scala, diretta da Alberto Mazzucato il 25 marzo 1868: si eseguono i cinque atti in lingua italiana con il balletto.La stessa versione in cinque atti e ballabili inaugurerà la Stagione scaligera il 26 dicembre 1868, sul podio Eugenio Terziani, e il 26 dicembre 1878, direttore Franco Faccio.

Nel frattempo, per la prima al Teatro di San Carlo di Napoli nel 1872 Verdi aveva modificato il duetto tra Filippo II e il Marchese di Posa e scorciato il duetto finale tra Carlo ed Elisabetta.  Il lavoro di rimaneggiamento riprende e si intensifica insieme a Du Locle per la versione francese di Vienna nel 1882 (“a Vienna – scrive Verdi – i portinai chiudono la porta principale delle case le opere lunghe si amputano ferocemente dal momento che mi si dovevano amputare le gambe ho preferito affilare e adoperare io stesso il coltello”) e si conclude per la produzione in lingua italiana del 1884 al Teatro alla Scala.Qui Verdi opera non solo una serie di tagli, ma un ripensamento profondo della struttura e in certo modo della natura stessa dell’opera: sopprime l’intero primo atto (ovvero l’antefatto che narra lo sbocciare della passione tra Carlo ed Elisabetta nella foresta di Fontainebleau); riscrive i duetti Carlo-Rodrigo e Filippo-Rodrigo dell’atto secondo; sostituisce l’inizio dell’atto terzo con un preludio e sopprime il successivo balletto; riscrive gran parte della scena Filippo-Elisabetta dell’atto quarto col successivo Quartetto; abbrevia il finale quarto, a partire dalla morte di Rodrigo; riscrive e abbrevia la conclusione dell’atto quinto.

Ne emerge un dramma nuovo, più sintetico e agile, in cui il fattore politico e la figura di Filippo II prevalgono su quello psicologico/sentimentale e sui personaggi di Carlo ed Elisabetta.Nata da necessità pratiche, la revisione finisce per rispecchiare la propensione di Verdi alla stringatezza drammatica: “i tagli – scrive – non guastano il dramma musicale, anzi accorciandolo lo rendono più vivo”.  Nel 1886 Verdi approva, pur senza esservi intervenuto personalmente, una nuova versione proposta a Modena, che ripristina il primo atto secondo l’edizione Ricordi facendolo seguire dagli altri quattro come ridisegnati nell’edizione scaligera del 1884.  La prima dell’opera al Piermarini risale al marzo 1868, seguita dalle prime due inaugurazioni di stagione nel dicembre dello stesso 1868 e dieci anni più tardi e quindi dalla prima assoluta della versione in quattro atti nel 1884.

Nei decenni successivi Don Carlo appare nei cartelloni con scarsa frequenza: Tullio Serafin dirige l’edizione in quattro atti nel 1912, Arturo Toscanini nel 1926 e 1928 sceglie i cinque atti.In seguito sceglieranno i quattro atti Fernando Previtali (1947), Antonino Votto (1952 e 1954 con Maria Callas come Elisabetta), Gabriele Santini nel 1960 e 1963.

Don Carlo torna a inaugurare la Stagione nel 1968, sempre in quattro atti, con la direzione di Claudio Abbado e la regia di Jean-Pierre Ponnelle.Il cast comprende Rita Orlandi Malaspina (poi anche Raina Kabaivanska, già presente insieme a Leyla Gencer nel 1963), Bruno Prevedi, Fiorenza Cossotto, Piero Cappuccilli e Nicolai Ghiaurov.

Lo spettacolo sarà ripreso nel 1970 con importanti novità nel cast, tra cui Plácido Domingo e Shirley Verrett.Per la Stagione del Bicentenario del 1978, che si snoda senza soluzione di continuità dal 7 dicembre 1977 al 1979, Abbado propone la versione in cinque atti in una storica produzione di Luca Ronconi con le scene di Damiano Damiani e due cast straordinari: Mirella Freni e Margaret Price come Elisabetta, José Carreras e Plácido Domingo come Don Carlo, Nicolai Ghiaurov e Evgeni Nesterenko come Filippo II, Piero Cappuccilli e Renato Bruson come Posa, Elena Obrazstova come Eboli.

La passione abbadiana per l’opera si arricchisce di un ulteriore capitolo con l’incisione per Deutsche Grammophon con i complessi scaligeri dell’originale francese in cinque atti, completa in appendice delle parti soppresse da Verdi tra cui il “ballo della Peregrina”.Nel cast Plácido Domingo, Katia Ricciarelli, Ruggero Raimondi, Nicolai Ghiaurov, Lucia Valentini Terrani e Leo Nucci.  È Riccardo Muti nel 1992 a riportare Don Carlo al 7 dicembre, nella versione in quattro atti sfarzosamente portata in scena da Franco Zeffirelli con Luciano Pavarotti, Daniela Dessì, Samuel Ramey, Luciana D’Intino e Paolo Coni.

Nel 2008 Daniele Gatti dirige la prima Anteprima Under30 il 4 dicembre e quindi inaugura la Stagione con una versione integrale delle versioni in 5 e 4 atti in italiano a cura di Ursula Günther, inclusiva degli inediti.La regia è di Stéphane Braunschweig, cantano Stuart Neill, Fiorenza Cedolins, Ferruccio Furlanetto, Dolora Zajick, Dalibor Jenis e Anatoli Kotscherga.

Lo spettacolo viene ripreso nel 2013 con Fabio Luisi sul podio ma gli atti diventano quattro; in palcoscenico Fabio Sartori, Martina Serafin, René Pape, Ekaterina Gubanova, Massimo Cavalletti e Štefan Kocán.  Ancora in cinque atti in italiano l’ultima apparizione scaligera del titolo, nel 2017 nell’allestimento salisburghese di Peter Stein con Myung-Whun Chung e il debutto di Francesco Meli come Don Carlo al Piermarini insieme a Krassimira Stoyanova, Ferruccio Furlanetto, Ekaterina Semenchuk, Simone Piazzola e Orlin Anastassov. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Il padre di Filippo Turetta al papà di Giulia Cecchettin: “Perdono”

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(Adnkronos) – Nicola Turetta, papà di Filippo, il giovane accusato dell’omicidio dell’ex fidanzata, ha inviato un messaggio a Gino Cecchettin, padre di Giulia, con chi chiede “perdono” alla famiglia della 22enne studentessa.Lo confermano fonti legali. “Siamo ancora sotto shock per quello che è successo, per quello che ha combinato nostro figlio…

Non riusciamo a capire come possa aver fatto una cosa così, un ragazzo al quale abbiamo cercato di dare tutto”, ha detto ieri Nicola Turetta. “Facciamo tantissime condoglianze alla famiglia di Giulia”, ha aggiunto.Alla domanda ‘andrà a trovare la famiglia di Giulia?’ ha risposto “Sì, ma bisogna trovare il coraggio per farlo”.  In serata, un contatto tra le due famiglie è avvenuto nella fiaccolata organizzata a Vigonovo, in provincia di Venezia, dove viveva la ragazza. “Ho abbracciato il papà di Filippo, un gesto che lui ha voluto fare lontano dalle telecamere.

Lo avevo invitato per farci sentire uniti in questo dolore: noi per la perdita di Giulia, loro nella sofferenza di un figlio che ha provocato una perdita grande.La famiglia non c’entra, non è colpa dei genitori, questo è quello che penso io”, ha detto Andrea, lo zio di Giulia.

I genitori di Filippo “sono due persone provate con un dolore enorme, forse con un dolore più grande del nostro, ma non sono loro che hanno fatto male a Giulia.Adesso il perdono per Filippo non lo sento, sento pietas per la famiglia perché sono anche loro vittime del figlio”, ha concluso lo zio.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giulia Cecchettin, Metsola: “Troppi femminicidi in Ue, più condanne e basta cecità istituzioni”

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(Adnkronos) – Nell’Ue vengono commessi “troppi omicidi” di donne, “semplicemente per il fatto” che sono “donne” e devono quindi essere comminate “più condanne” nei confronti di coloro che “predano” ai danni dell’altro sesso.Lo dice la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, aprendo i lavori della plenaria a Strasburgo. “Nove giorni fa -ricorda la politica maltese – è stata denunciata la scomparsa di Giulia Cecchettin, studentessa di Ingegneria biomedica di 22 anni.

Il suo corpo senza vita è stato trovato massacrato, vicino a un lago nel nord-est dell’Italia.Ci sono molti esempi di abusi e omicidi di donne in Europa, semplicemente per il fatto di essere donne”.  “E’ spaventoso – continua – è terribile ed è del tutto inaccettabile, quindi ribadiamo che abbiamo bisogno di quadri di protezione adeguati.

Servono più condanne per coloro che predano le donne, dobbiamo porre fine alla rimanente cecità istituzionale nei confronti di questa epidemia.Per le donne non ci sono più scuse: è già troppo tardi.

Nessuna parola di conforto potrà mai riportare indietro una madre, una figlia o una sorella, ma giustizia e responsabilità sono un piccolo passo per coloro che lasciano indietro”.  “Dobbiamo fare di più per le donne – aggiunge – quindi, nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, impegniamoci nuovamente a fare tutto il possibile per prevenire la violenza contro le donne e le ragazze nei paesi europei.Giovedì il Parlamento Europeo discuterà in quest’Aula cosa può fare per affrontare la questione”, conclude.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezioni Regionali, Rampelli: “Su scelta candidati no a spartizione”

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(Adnkronos) – Per decidere le candidature nelle regioni “la regola non può essere la spartizione dei candidati tra i partiti del centrodestra, è indispensabile un’analisi dei cinque anni di operato della giunta regionale”.Così all’Adnkronos il vicepresidente della Camera ed esponente di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli interviene sulle tensioni nel centrodestra per la scelta dei candidati alle prossime regionali.

Il vicesegretario della Lega Andrea Crippa ha chiesto di ricandidare senza veti i governatori uscenti del centrodestra per uscire dall’impasse creatosi dopo il no di Fdi a un nuovo mandato di Solinas in Sardegna e di Bardi in Basilicata.Ma per Rampelli “bisogna guardare ai risultati ottenuti dalle giunte uscenti: laddove si è fatto bene, si valuta la possibilità di una conferma; laddove invece c’è qualche motivo di delusione, si valutano eventuali cambiamenti”.  Secondo il padre dei ‘Gabbiani’ “bisogna scegliere il miglior candidato possibile sia per vincere sia, soprattutto, per ben governare.

E’ indispensabile un’analisi sui cinque anni di operato: sarebbe irresponsabile dare tutto per scontato e far finta di nulla”.Un’analisi dell’operato della giunta uscente “è un compito ineludibile dei partiti, perché se dovesse valere un’altra regola non so quale potrebbe essere.

Mi pare che Fratelli d’Italia abbia soltanto la regione Abruzzo in questa tornata elettorale, ed è il primo partito della coalizione…”, osserva ancora Rampelli. 
Se per l’eventuale ricandidatura dei governatori uscenti “non dovessimo basarci sull’operato delle amministrazioni in carica, quale dovrebbe essere il metodo?La divisione in baso al peso specifico tra i vari partiti di una coalizione?

Non penso che questo possa essere un metodo virtuoso”, rimarca il vicepresidente di Montecitorio constatando che “noi, primo partito italiano, abbiamo in questa tornata soltanto la regione Abruzzo, che conta un milione e mezzo di abitanti.Ci sono tanti metodi per valutare le prestazioni messe in campo fin qui dalle amministrazioni: focus, istituti demoscopici…

Lo si può fare anche con evidenza scientifica questo tipo di lavoro”, chiosa Rampelli.  La federazione romana di Fdi, aggiunge quindi Rampelli quando gli viene chiesto se si candiderà alla guida, “farà il suo congresso, avendo 40mila iscritti è ovvio che sarà uno degli ultimi congressi di questa stagione.Cercheremo il candidato migliore anche lì.

Se mi candido?Faccio altre cose, non sono in campo per guidare la federazione romana”.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Omicidio Cerciello, scattò foto di Hjorth bendato: carabiniere condannato a un anno

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(Adnkronos) – Il tribunale di Roma ha condannato a un anno Silvio Pellegrini, il carabiniere accusato di aver scattato la foto di Gabriel Natale Hjorth, uno dei due americani accusati dell’omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, mentre era bendato nella caserma di via in Selci a Roma e averla poi diffusa in un gruppo Whatsapp.Pellegrini è imputato con le accuse di abuso d’ufficio e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

La pm Maria Sabina Calabretta aveva chiesto una condanna a un anno e due mesi. “Non c’era necessità investigativa di fare quella foto né di divulgarla”, ha detto nella sua requisitoria la rappresentante dell’accusa. “Nulla giustifica la divulgazione di foto in una chat che non era investigativa, i carabinieri nel gruppo su whatsapp non erano tutti impegnati nelle indagini.C’era una partecipazione emotiva ai fatti, che non c’entrava con le indagini”, ha aggiunto la pm.

Per il ‘bendaggio’ dell’americano, lo scorso febbraio, il tribunale di Roma ha condannato a due mesi, pena sospesa, il carabiniere Fabio Manganaro, accusato di misura di rigore non consentita dalla legge. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Influenza, 375mila casi in 7 giorni: ecco i tre sintomi negli adulti

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(Adnkronos) – “Sarà una ‘bella’ stagione per l’influenza perché è partita forte, l’abbiamo visto in Australia dove l’incidenza del virus H3N2 è state molto vivace”.Così all’Adnkronos Salute Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università Statale di Milano, commenta l’ondata di influenza stagionale.

Secondo i primi dati dell’Iss, riferiti alla settimana tra il 6 il 12 novembre, i casi stimati di sindrome simil-influenzale sono circa 375mila, per un totale di circa 1.264.000 casi a partire dall’inizio della sorveglianza ai primi di ottobre.Anche il cantante Luciano Ligabue ha annullato per un’influenza i concerti a Roma e Eboli.  “Direi che ci sono tutti presupporti per una stagione influenzale che non va sottovalutata.

Sono tre i sintomi con cui si riconosce negli adulti: inizio brusco e con febbre a 38 o oltre; il naso chiuso o che gocciola e almeno un sintomo sistemico come dolori muscolari o articolari.E’ chiaro – precisa – che possono esserci delle sfumatore e delle variazioni perché in una stagione invernale possono circolare centinaia di virus respiratori, dal rinovirus che è quello che porta il raffreddore al virus sinciziale che si manifesta nei bambini piccoli”. Un dato che preoccupa Pregliasco è quello delle vaccinazioni, soprattutto anti-Covid. “Sono molto, molto basse e non va bene perché così non si ha la percezione che non sia un rischio per gli anziani e i fragili”, obietta.

Mentre le vaccinazioni antinfluenzali “sembrano andare, nel senso che chi si vaccinava prima lo fa anche quest’anno, ma siamo sempre intorno a quel valore del 50% della popolazione candidabile che è troppo poco”, conclude.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Expo 2030, una settimana al voto. Dg comitato Roma: “Penso che andremo al ballottaggio”

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(Adnkronos) – Una settimana al voto decisivo per Expo 2030, Roma può arrivare al ballottaggio? “Direi di sì.I valori sono stati il fulcro della nostra campagna, Riad ha puntato maggiormente sui rapporti economici e i sostegni finanziari.

Penso che chi avrà appoggiato Roma e chi la Corea del sud, due Paesi democratici con valori in gran parte simili, al ballottaggio non cambierà idea.Se dovesse uscire la Corea del sud penso che quei voti arriverebbero a noi.

E’ una supposizione logica, eventuali altre attività sono oggetto dei nostri colloqui riservati con i vari Paesi”.Lo dice all’Adnkronos il dg del comitato promotore per Roma Expo 2030 Giuseppe Scognamiglio, a Parigi per il rush finale prima del voto del 28 al Bie, dove si deciderà chi tra Roma, Riad (Arabia Saudita) e Busan (Corea del sud) ospiterà l’Esposizione universale nel 2030. La giornata del 28 novembre sarà decisiva e vedrà dalle 14 la presentazione dei tre candidati. “Abbiamo venti minuti a testa per dare forza al progetto con testimonial, presenze e video che stiamo ancora mettendo a punto”.

Sui nomi però bocche cucite. ”Sono top secret perché non vogliamo dare vantaggi ai nostri competitor ma ci sarà una star a livello internazionale”.Alla fine delle presentazioni ci sarà il voto a scrutinio segreto. ”Viene fatta la conta e uscirà il Paese che risulterà terzo arrivato.

Al primo turno potrebbe vincere chi raggiungesse i due terzi dei 181 votanti, che si aggirano intorno ai 120 voti ma, secondo le nostre valutazioni, nessuno li ha.Subito dopo si andrà al ballottaggio dove basterà la maggioranza semplice e poi verrà proclamato il vincitore.

La sera poi è previsto un ricevimento organizzato dal Bie in cui il vincitore annuncerà le iniziative successive”.  Per Scognamiglio “in questo momento Parigi è il centro dell’attività, ci sono tutti i delegati.Noi abbiamo fatto una mossa indovinata ad aprire da settembre un ufficio qui a Parigi in cui abbiamo trasferito un nucleo di persone ed ora i nostri special ambassador stanno incontrando tutti i delegati, una tattica che ha portato alla vittoria di Belgrado contro Malaga nelle recente competizione per l’assegnazione dell’Expo specializzato 2027.

La votazione si è tenuta il 20 giugno scorso, Malaga era la grande favorita tra cinque candidati, tra l’altro sostenuta dai sauditi perché gli spagnoli avevano fatto un accordo con loro: l’appoggio degli spagnoli a Riad per l’Expo 2030 e quello dell’Arabia saudita per il 2027.L’appoggio di Riad però non è servito a un bel niente perché è vero che Malaga è arrivata al ballottaggio ma poi ha perso malamente con Belgrado.

Una sconfitta che ci dice che la tattica di Belgrado puntare molto sugli ultimi 40 giorni di campagna a Parigi e non nelle capitali è stata vincente, perché Expo è importante ma non per tutti.Ci sono infatti Paesi anche piccoli che magari non hanno strategie precise e spesso in quei casi sono i delegati a Parigi che decidono.

La Spagna non l’ha capito e neanche Riad perché qui a Parigi non c’è.Sull’esempio di Belgrado noi stiamo facendo un’operazione che alla fine sposterà 30-40 voti”.  Anche la guerra in Medio Oriente potrebbe pesare sul voto del Bie. “Non c’è dubbio che uno scacchiere come quello del Golfo, agitato da una crisi che non sembra passeggera, è un fattore di instabilità.

In questo clima così complicato, è evidente che qualche paese, secondo me, si porrà il problema se andare a programmare un evento dove l’imprevedibilità di scenario è alta.Il pericolo -aggiunge Scognamiglio- è quello di andare a promuovere investimenti che sono sì del paese ospitante ma anche di investitori internazionali in un’area del mondo profondamente instabile.

Certamente questo tema influisce.Dopo il voto, comunque vada, vorrei chiedere all’organizzazione una riforma delle valutazioni delle fasi ispettive sotto il profilo dei valori.

Se l’ispezione chiede di incontrare i rappresentanti delle minoranze e delle opposizioni in parlamento e noi siamo in grado di farlo mentre altri paesi no, come l’Arabia saudita, tutto questo dovrebbe determinare una differenza proprio dai blocchi di partenza, partire non da 0 a 0 ma da 5 a 0 e poi i paesi votano”. Ancora una volta l’Europa non si presenta unita a questo appuntamento ma il dg del comitato per Roma Expo 2030 invita a guardare il bicchiere mezzo pieno. “Alcuni Paesi europei che avevano dichiarato inizialmente di votare altri candidati rispetto a Roma, si stanno ricredendo e alcuni hanno già detto che al ballottaggio voteranno per noi.Anche da Parigi è stato fatto trapelare qualcosa in questo senso.

La cosa più importante, però, è che per la prima volta nella storia la diplomazia europea, e Josep Borrell lo ha detto apertamente, ha invitato a sostenere la candidatura italiana come istituzione europea in modo proattivo.Sono state date istruzioni a tutte le rappresentanze della commissione europea in giro per il mondo di fare campagna insieme a noi.

E’ una novità significativa, poi certo non tutti i paesi hanno rispettato l’indicazione ufficiale, ma è una novità storica che, penso, alla prossima candidatura porterà ad una unità d’intenti”. Al momento comunque l’obiettivo è il voto del 28 novembre. ”Straordinariamente la politica nazionale e locale, anche di segno politico diverso, sta remando nella stessa direzione, dalla presidente Meloni in giù, al presidente Rocca, al sindaco Gualtieri, siamo in una condizione che non è sempre facile ottenere nel nostro paese”.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezioni Regionali, lite nel centrodestra su candidature dopo lo ‘strappo’ di Trento

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(Adnkronos) – Se non viene rispettato l’accordo in Trentino, non ha senso convocare nuovi tavoli o stipulare nuovi accordi.Questo, apprende l’Adnkronos, l’orientamento di Fratelli d’Italia mentre nel centrodestra è scontro sulle candidature alle prossime regionali.

A Via della Scrofa non è andata affatto giù la decisione del leghista Maurizio Fugatti, confermato presidente della Provincia Autonoma di Trento, di non nominare come sua vice l’esponente meloniana Francesca Gerosa, contrariamente a quanto previsto dall’intesa stipulata tra Fdi e Lega prima delle elezioni.Uno ‘schiaffo’ al quale il partito di Giorgia Meloni ha deciso di rispondere uscendo dalla giunta ma garantendo, comunque, un appoggio esterno al secondo mandato di Fugatti.  La situazione non è affatto più tranquilla in Sardegna, dove per Fratelli d’Italia non ci sono le condizioni per ricandidare alle prossime regionali l’attuale governatore Christian Solinas, segretario del Partito sardo d’Azione sostenuto dalla Lega di Matteo Salvini.

Sul presidente uscente della Basilicata Vito Bardi, in quota Forza Italia, si addenserebbero invece i dubbi del Carroccio, che vedrebbe bene una candidatura di Pasquale Pepe, ex senatore e attuale collaboratore di Matteo Salvini a Palazzo Chigi.Bardi è stato però blindato dal segretario di Fi Antonio Tajani, il quale ha rimarcato come la corsa dell’ex vicecomandante generale della Guardia di Finanza non sia in discussione. 
Sul caos regionali oggi è intervenuto anche il vicesegretario della Lega, Andrea Crippa, che ha chiesto la ricandidatura dei governatori uscenti del centrodestra senza veti: “A marzo vanno al voto tre regioni, la Sardegna, governata dal nostro Solinas, la Basilicata guidata dall’azzurro Bardi e l’Abruzzo con il meloniano Marsilio, penso sia naturale ricandidare i tre governatori uscenti del centrodestra”, ha affermato Crippa, sottolineando che “è nello spirito della coalizione trovare l’intesa su tutti i nomi, per poter far partire la campagna elettorale e non perdere tempo”.  Per Fratelli d’Italia però è impensabile avviare una nuova trattativa senza prima aver ricucito lo ‘strappo’ consumatosi in Trentino.

Nel frattempo nel centrodestra in molti continuano auspicare un vertice tra i tra leader della coalizione per sbrogliare la matassa, e non è escluso che Meloni possa incontrarsi in settimana con Salvini e Tajani per provare a trovare la quadra dopo il caos degli ultimi giorni. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)