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Renzi snobba Grasso
Politica

Renzi snobba Grasso. Dem irritati: «Siamo allo strappo istituzionale»

Il Pd non nasconde l’irritazione per gli affondi del presidente del Senato e parla di «strappo istituzionale», mentre Renzi lo snobba: «Sarà l’ennesimo partitino ininfluente».

Renzi snobba Grasso: “Guida l’ennesimo partitino ininfluente”

Dem irritati: «Siamo allo strappo istituzionale»

Torino – No, dimissioni non le chiederà nessuno, così ha deciso Renzi. «Perché siamo a fine legislatura. Ma se lui ritiene coerente restare al suo posto a capo di un progetto politico che è contro il partito dei senatori che lo hanno votato è un suo affare di coscienza», dice chi siede alla testa dello stato maggiore del Pd. L’irritazione è palpabile, in camera caritatis i massimi dirigenti del partito parlano di “strappo istituzionale” e fanno notare che il parallelismo con altri presidenti della Camera, già leader di partito quando furono eletti, non regge: perché Grasso è stato per 4 anni e mezzo presidente del Senato indicato e votato dal Pd «e poi ha usato la sua carica a pochi mesi dallo scioglimento per mettersi a capo di un altro soggetto politico contro il Pd».

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E se tutta questa rabbia è provocata dalla consapevolezza che la sinistra farà perdere qualche decina di collegi (c’è chi azzarda una quarantina), Renzi da Fazio in prima serata su Rai Uno fa subito un richiamo al voto utile: avvisando tutti che «chi vota sinistra radicale fa un regalo a Salvini e Berlusconi». Ma con i suoi collaboratori, il leader non vuole dar mostra di esser preoccupato dal «nemico a sinistra», sempre massimamente temuto ai tempi del Pci. «Il loro tentativo nasce già zoppo: Pisapia fa capire che si allea col Pd, Montanari e i comunisti già rompono l’unità», commenta così nel primo pomeriggio al telefono con i suoi la nascita «dell’ennesimo partitino di sinistra». Vista da Firenze, non sarà certo Grasso il motore per conquistare percentuali da 10% che D’Alema e compagni già pregustano.

Ma i veleni sono solo un antipasto della contesa: lo si vede dagli sms che si scambiano senatori e deputati, «intervento scialbo e irrituale di chi è ancora presidente del Senato»; o dalle battute sugli attacchi al Pd «di una seconda carica dello Stato che Mattarella dovrà consultare quando si sciolgono le Camere». L’ordine di scuderia per ora è: replicare solo sul merito. Tradotto, se si parla dei bonus, gli si chiederà se vuole togliere gli 80 euro. Ma ai renziani prudono le mani, si capisce: se con quella battuta sugli incarichi offerti, Grasso alludeva alla candidatura a governatore della Sicilia, «non era certo una poltrona, ma una bella sfida molto scomoda e lui per un mese non l’ha scartata», dicono quelli di fede gentiloniana, di solito più morbidi.

Da parte sua Renzi si limita a un «in bocca al lupo» e da Fazio si lancia nella prima promessa della campagna elettorale, «un altro milione di posti di lavoro la prossima legislatura». Poi glissa sugli abbandoni eccellenti, «è normale, fin che sei premier ci sono persone che stanno con te e poi non più. Ritengo Marchionne uno che ha fatto benissimo alla Fiat, vedo nell’esperienza imprenditoriale di De Benedetti elementi positivi e negativi e a Elkann auguro ogni bene e di star meglio». E glissa sulle larghe intese con Berlusconi dopo il voto. «Spero che il centrosinistra possa farcela da solo, ciò che accade il giorno dopo mi preoccupa». Berlusconi dice che si torna al voto? «Speriamo sia di parola».

Fa capire che se il centrosinistra dovesse farcela, ci sono tanti nomi per Palazzo Chigi, Gentiloni, Delrio, Franceschini, Minniti. Dunque è pronto al passo indietro? «Due milioni di persone mi hanno chiesto di fare il segretario del Pd, ma l’incarico lo darà il presidente della Repubblica…». Ma un ultimo colpo, lo riserva a Grasso: «Bisogna vedere se il partito lo guiderà lui o D’Alema, che di mestiere ha sempre attaccato i leader del partito, lo ha fatto con Occhetto, Veltroni…». Insomma Renzi derubrica Grasso a leader ombra, guidato dalla longa manus di D’Alema, considerato lui il vero nemico.

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lastampa/Renzi snobba Grasso: “Guida l’ennesimo partitino ininfluente” CARLO BERTINI

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