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La preghiera del Papa e Benedizione Urbi et Orbi del 270320
Editoriali

Benedizione Urbi et Orbi. Papa Francesco: nessuno si salva da solo

Benedizione Urbi et Orbi: dal sagrato della Basilica di San Pietro a Roma, dalle 18,00 di ieri sera, in una piazza vuota e sferzata dalla pioggia, il papa ha benedetto i fedeli di tutto il mondo e pregato per porre fine alla diffusione della pandemia da coronavirus.

Coronavirus. Benedizione Urbi et Orbi. Papa Francesco: nessuno si salva da solo.

La preghiera di Papa Francesco, cui ha fatto seguito l’adorazione del Santissimo Sacramento e la Benedizione Urbi et Orbi, ha commosso milioni di fedeli che hanno seguito l’evento trasmesso in mondovisione da Vatican Media sulle emittenti televisive, dando voce alle speranze di tutti.

“Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città, si sono impadronite delle nostre vite, riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio. Si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi “ – ha affermato il Santo Pontefice nella sua omelia.

“Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo, siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti.”

Una lunga omelia quella di papa Francesco, tutta incentrata sull’immagine della fragile barca dell’esistenza umana gettata nella tempesta e su quella del naufragio, riuscendo a descrivere magistralmente lo stato d’animo colmo di angoscia e di impotenza di chi è costretto a vivere la condizione di emergenza dovuta alla diffusione del coronavirus.

Per Papa Francesco, la strada da seguire per superare la pandemia è la corresponsabilità, il ricordarsi di essere fratelli, poiché “nessuno si salva da solo”.

Ha infine lodato il lavoro di coloro che in questo momento lottano silenziosamente per salvare vite umane, mettendo a repentaglio la propria, ma anche di chi fa il proprio dovere assicurando i servizi essenziali, di chi aiuta i bambini o gli anziani (e le persone più fragili) a superare lo sconforto, e infine di chi prega per il bene di tutti. Proprio nella preghiera e nel servizio silenzioso Papa Francesco indica la strada per la salvezza.

“Medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21).”

“Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. – ha continuato il Santo PadreQuanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.”

Il Papa ha quindi esortato i credenti a non perdere la speranza, volgendo lo sguardo verso il Padre, che ci ama sempre, e soprattutto verso la croce; poi, nel momento della benedizione, ha invocato il Signore di non abbandonare il suo popolo.

“Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta.”

Dopo questo accorato appello, il Santo Padre si è recato a pregare davanti all’immagine della Salus Populi Romani e al crocifisso della chiesa di San Marcello in Via del Corso a Roma, entrambi ritenuti miracolosi; nel caso contingente, in particolare il crocifisso, in quanto nel 1522 avrebbe liberato Roma dalla “Grande peste”. Auspichiamo che il miracolo possa ancora una volta ripetersi.

In seguito, è stato celebrato il rito dell’adorazione al Santissimo Sacramento esposto sull’altare e la supplica al Signore al fine di salvare l’umanità da tutti i mali che la affliggono, “dalle malattie, dalle epidemie e dalla paura del fratello”.

Infine la Benedizione eucaristica Urbi et Orbi alla città e al mondo ha concluso questa intensa e commovente celebrazione religiosa. A tutti i fedeli, che hanno ricevuto la benedizione eucaristica attraverso le tecnologie di comunicazione, è stata concessa anche l’indulgenza plenaria.

Adelaide Cesarano

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