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Passano gli anni, cambiano i politici ma Pontida ridà ragione a Cuore
Editoriali Politica

Passano gli anni, cambiano i politici ma Pontida ridà ragione a Cuore

Correva l’anno 1991, 8 gennaio e, dall’ammucchiata di sei movimenti autonomisti regionali dell’Italia settentrionale, nasceva la Lega che oggi è a Pontida

Passano gli anni, cambiano i politici ma Pontida ridà ragione a Cuore

Correva l’anno 1991, 8 gennaio e, dall’ammucchiata di sei movimenti autonomisti regionali dell’Italia settentrionale, nasceva la Lega. Esattamente 3 mesi dopo, 8 aprile, la rivista Cuore pubblica, in prima pagina, un articolo con un titolo che diverrà immarciscente nonché certificante di una certa razza politica: “Dopo un giro di consultazioni, la nostra serena analisi: Hanno la faccia come il culo”.

Che lo stimolo fosse o meno venuto proprio dall’analisi della formazione dell’ammucchiata leghista di 3 mesi prima poco importa, fatto sta che mai titolo fu così tanto azzeccato da essere valido ancora oggi e, guarda caso (questa volta indubitabilmente), proprio per la Lega, più precisamente per il suo CAPORALE, il cosiddetto “capitano”, all’anagrafe di Milano: Matteo Salvini, proprio quello che sbraita contro quelli che “vivono di politica” e poi proprio lui, da 26 anni, vive a nostre spese tanto che, proprio nell’anno in cui la sua militanza lo portò ad essere eletto consigliere a Milano, 1993 quindi, a domanda di Mengacci sulla sua professione, ebbe a dichiararsi (unico sprazzo di sincerità nella sua vita) “Nullafacente”:

1993, un Matteo Salvini ventenne partecipa come concorrente al quiz show televisivo “Il Pranzo è Servito” su Canale 5. Il conduttore Davide Mengacci gli chiede che professione svolgesse: “Nullafacente, studente all’università” la sua risposta. Poi risolve un rebus sulle tangenti e chiude con una battuta: “Sono di Milano, ne so qualcosa”. (ASCOLTA)

E così, anno dopo anno, stipendio dopo stipendio, ecco il Caporale crescere e con lui la Lega, anche se oggi sembra che cominci a sgonfiarsi per tornare al posto che le compete: tra i panchinari.

Comunque sia, ora il Caporale  che si era creduto padrone d’Italia, si ritrova sì senza corona e senza i suoi giocattolini preferiti (ruspe e porti chiusi), ma ancor più pieno di bile e di livore contro gli altri, contro quelli che hanno osato segnalare e mostrare che il re era nudo, e non hanno accettato di tornare alle elezioni per dargli “i pieni poteri” che lui voleva per cui ora, per provare ancora ad averli, sobilla sempre più i suoi beoti salviscisti e lo fa continuando con le sue incessanti dirette dai vari social, dalle tv (laddove gli riesce di farsi invitare), e in varie manifestazioni già candelarizzate ed altre minacciate.

Oggi, ad esempio, è il turno del solito raduno pagano a Pontida (e fa niente che, per contrappasso, LUI poi sventoli crocifissi e vangeli vari ma si sa, il personaggio è quello che è ed i suo gregge non è da meno e, infatti, ha quello che meglio li specchia), ed è qui che – come e più di sempre – viene fuori “la crème de la crème” dei leghisti e dei salviscisti che, come ben si sa, quando sono in gregge compatto, si sentono tutti tori ma poi, quando li si isola e si presenta loro il conto di qualche bravata, o parola di troppo in volgarità, eccoli lì pronti a mostrarsi e a far vedere che tori non sono, ma sono semplici caproni pronti a “pietire” benevolenza avanzando scusanti di ogni genere visto che loro, a differenza del Caporale che alla fin fine parimenti si comporta, non possono ricorrere a scudi parlamentari.

Ma torniamo ai FATTI e quindi alla CRONACA di quanto sta accadendo oggi in quel di Pontida per meglio comprendere che la mia analisi non è solo Opinione ma anche Analisi derivante dall’osservazione del reale.

Reale che è riscontrabile nella Cronaca da quel di Pontida, la cittadina della Bergamasca simbolo del leghismo e dei suoi adepti.

L’assise è stata animata dal comizio del deputato di Bussolengo, nel Veronese, Vito Comencini, un 31enne studente di Giurisprudenza che, in perfetto stile salviscista, esordisce con un Mattarella «mi fa schifo», «Mi fa schifo chi non tiene conto del voto del 34% degli italiani», ha incalzato tra gli applausi dell’assemblea che, non sapendo far di conto nemmeno loro perché magari con semplici licenze elementari (non tutti hanno la fortuna di nascere in famiglie abbienti in grado di pagare studi, diplomi, magari anche lauree) hanno intonato più volte il coro ‘Elezioni’.

L’egregio studente universitario, però, o non sa fare di conto o è, anche lui, tra quelli che, per ripetere ancora Cuore, hanno la faccia come il culo e quindi per questo prende tutti loro, che ringraziano anche.

QUESTI PERSONAGGI LEGHISTI, infatti, continuano a millantare, quando addirittura non dicono di parlare a nome di TUTTI gli italiani, di rappresentarne il 34% evidenziando così o la loro ignoranza o la loro inesistente stima per i loro plaudenti e beoti adepti facendo largo uso della loro faccia di cui sopra.

Di fatto loro hanno, anzi ormai si può dire AVEVANO, il 34% NON degli italiani tutti che, ad oggi, sono 60.337.845, e nemmno degli aventi diritto al voto che, sempre quest’anno (o meglio, alle ultime elezioni), scendono già a 46.605.046 ma poi, di questi, si sono recati al voto solo in 33.978.719 per cui siamo già a meno del 73% degli italiani tutti.

Se poi aggiungiamo anche che, sempre alle ultime politiche e quindi all’ultimo dato realmente valido e rapportabile al nostro territorio, la Lega, in realtà ha preso “solo” il 17,4% dei voti (quindi cifra ben lontana dal millantato 34% e, per di più, di tutti gli italiani) il che rende evidente che, alla fin fine, questi signori, Caporale incluso, parlano si e no a nome di 5.912.297 italiani.
Concludendo questa parte dedicata ai calcoli abbiamo quindi che il loro millantato 34% di tutti gli italiani è, in realtà, un 17,4% e che il loro altrettanto millantato parlare a nome di TUTTI gli italiani, si riduce da un 60.337.845 ad un ben più modesto 5.912.297.

Ciò chiarito, tanto per consigliare lo studente in Giurisprudenza di frequentare anche qualche corso di matematica, magari basterebbero lezioni alle elementari che consiglierei anche al resto della mandria, torniamo alla CRONACA dal pascolo di Pontida dove, tanto per non farsi mancare nulla, i giovani leghisti, tra gli stand gastronomici dove Salvini ha cenato con pizzoccheri della Valtellina, hanno ritenuto opportuno (magari addirittura necessario per fare cosa grata al Caporale) issare anche uno striscione molto duro contro il presidente del Consiglio nel quale hanno scritto: “Conte infame per te solo letame’ il che è finanche comprensibile visto che il letame è quanto meglio conoscono visto che di esso si nutrono e nutrono le nuove generazioni che lo ingurgitano come altri fanno con la Nutella, ma Nutella non è.

Chiaro è l’odio che questi provano per chi fino al mese scorso alleato e che ora guida il governo Pd-M5s. Dopo aver osato mostrare che il loro Caporale non era un re, e che non era nemmeno vestito.

A chi gli chiedeva un commento alle parole del succitato Comencini, Salvini non ha voluto rispondere.

Intanto, tra slogan, striscioni e grida deliranti il clima a Pontida va riscaldandosi sempre più e sempre più mostra la natura dei partecipanti per cui ecco che ci ritroviamo a dover annotare l’aggressione ad un videomaker di Repubblica, Antonio Nasso, che è stato affrontato stamattina con un pugno sulla telecamera (che è caduta e si è rotta) sul prato davanti al palco. «Sei qui a rompere i cà, vattene», gli è stato detto mentre cercava di intervistare alcuni militanti. e poi le urla razziste rivolte “all’ebreo” Gad Lerner che, alla fine, ha dovuto essere scortato nella zona riservata ai giornalisti. dal portavoce di Matteo Salvini, Matteo Pandini.

Poi è toccato al Caporale di dire la sua e, stringi stringi, fatta la tara delle solite tiritere e smargiassate, ma non tutte altrimenti non resterebbe nulla da riportare, ha detto:

“Questa è l’Italia che vincerà. L’odio e la paura non abitano a Pontida. Col sorriso si risponde agli insulti” 
“Qua non ci sono poltronari ma uomini e donne con valori”.

Sarà, si vede che i tanti striscioni che parlano una lingua diversa, le urla lanciate dai suoi armenti sparsi a brucare sul prato di Pontida, e le azioni poste in atto sempre dagli stessi soggetti, tutte cose che ben altro mostrano e di cui si è data rapida nota sopra, il Caporale non le ha viste o sentite e quand’anche, le giudica con altro metro. Ma anche questo, da quelle parti, è cosa normale.

E questo è, ad ora.

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Stanislao Barretta

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