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Museo del ricordo ad Adro
Attualità Cronaca Lombardia

Ad Adro il “Museo del ricordo”: e luce fu sul DNA leghista (VIDEO)

Adro, il paese nel bresciano già salito agli “onori” (si fa per dire) della cronaca per le prodezze del suo sindaco, tal Oscar Lancini che ebbe a distinguersi per aver prima vietata la mensa ad alcuni bimbi; poi per aver tapezzato – minuziosamente – una scuola appena inaugurata (dedicata a Miglio, il primo ideologo della Lega) col Sole delle Alpi:

che tante proteste suscitò come, a suo tempo, avemmo a documentare:

Poi per la sua condanna a tre anni, comminatagli dal tribunale di Brescia nell’ambito dell’inchiesta che nel 2013 lo aveva portato agli arresti domiciliari per la realizzazione dell’area feste a Adro con la contestazione di aver manipolato gli appalti. Condanna che però, secondo italico andazzo quando i coinvolti sono certe persone di un certo ambiente, è stata poi annullata nel marzo del 2018 dal momento che quel processo si dovrà rifare perché i giudici avevano letto il dispositivo senza prima riunirsi in camera di consiglio.

Tutto questo, chiaramente, non gli impedì di continuare come se nulla fosse ed anzi salire nella scala politica spostandosi in europa al posto del suo protettore Salvini.

Nel merito Lancini ebbe a dire:

“Dovrei subentrare a Matteo Salvini a Straburgo a partire dal 23 marzo. Si tratta di un incarico di poco più di un anno perché tale è la distanza che ci separa dalle elezioni europee. Il mio modello è Matteo, con cui sono sempre stato in buoni rapporti anche prima della sua nomina a segretario federale”,

e questo, tornando all’attualità, la dice lunga anche sulla strenua difesa di Salvini per Siri e comunque sul ceppo leghista che affonda il suo DNA nella destra della quale si nutre ed alla quale vanno spesso molti motti espressi dal Capitano. Ed anche questo suo vezzo la dice lunga come anche, guarda caso, il loro distinguersi per le “camicie”; oddio, verdi non nere, ma pur sempre di inquietante assonanza il che, a me che sono napoletano, riporta i mente, ancora una volta, la famosa “Tammurriata nera(vedi e ascolta):

Io nun capisco, ê vvote, che succede…/ e chello ca se vede,/ nun se crede! nun se crede!
E’ nato nu criaturo niro, niro…/e ‘a mamma ‘o chiamma Giro,/ sissignore, ‘o chiamma Giro…
Séh! gira e vota, séh… / Séh! vota e gira, séh…
Ca tu ‘o chiamme Ciccio o ‘Ntuono,/ ca tu ‘o chiamme Peppe o Giro,/ chillo, o fatto, è niro, niro,/ niro, niro comm’a che!… […]

La dice lunga anche sul fatto che, ad Adro, sia stato aperto, nelle ex scuole materne di via Padania, un “Museo del ricordo” che in precedenza aveva sede nella vicina Cologne dove però stava stretto con la notevole collezione di documenti, armi, proiettili di vario calibro e cimeli che raccontano e rievocano il periodo peggiore della nostra storia, ovvero quello fascista. Ora, ad Adro, tutto ha trovato ben più ampia collocazione e potrà così meglio portare avanti il suo messaggio di esaltazione del mito della guerra, degli eroi e della violenza di popoli contro altri popoli, con tante fotografie del Duce, di studenti universitari in camicia nera e delle divise della Rsi.

Il tutto senza alcun batter di ciglio da parte delle italiche istituzioni che, stando a quanto ricordo, dovrebbero impedire, per legge e non solo in nome dell’antifascismo, hanno l’obbligo di vigilare sulla diffusione di questi fenomeni.

Ma forse ricordo male, forse nell’era gialloverde a motore leghista sono valori e legge di nessun conto anzi: sono solo espressioni di parte e malevolenza contro il Capitano (e le sue camice verdi).

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Stanislao Barretta

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