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Risposte guidate da un algoritmo Google: come il ranking influisce sulla conoscenza

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Per aumentare il ranking del proprio sito web è fondamentale conoscere i meandri dell’algoritmo di Google. Se, dopo una determinata query, si ottengono dei risultati specifici nella SERP, infatti, il responsabile della scelta di questi risultati è proprio l’algoritmo. Pertanto, bisogna partire dai risultati per capire come funziona l’algoritmo di ricerca Google.

I fattori di ranking sono tantissimi e si influenzano tra loro, dunque è difficile scegliere quello più preponderante, per cui si procede ottimizzando tutti i risultati. Di seguito vedremo come fare.

Algoritmo Google e risultati della SERP

L’algoritmo di ranking che stabilisce il posizionamento dei risultati all’interno delle SERP è l’algoritmo di Google, ossia una sequenza di istruzioni costantemente aggiornate e codificate in un linguaggio, che ha lo scopo di raggiungere un risultato specifico. Ma, poiché ad ogni query posta dall’utente possono seguire milioni di risultati, la finalità dell’algoritmo è quella di rispondere con precisione all’intento di ricerca dell’utente.

La tanto dibattuta intelligenza artificiale e le reti neurali sono la rappresentazione dell’evoluzione dell’algoritmo Google.

In particolare, l’algoritmo di ricerca è composto da tre fasi che ne regolano il funzionamento. La prima è il crawling: innanzitutto, l’algoritmo generato da una pagina web, segue i link presenti su quella pagina e da lì raggiunge altre pagine, nelle quali troverà altri link da seguire; così procedendo, riesce a scansionare tutto il web. Pertanto, una pagina web che vuole essere indicizzata, dovrà avere almeno un link in ingresso.

Per aumentare il numero di link in ingresso a un sito web si ricorre alla link building, una tecnica SEO che permette di creare link di qualità provenienti da siti web autorevoli e che è possibile approfondire su posizioneuno.it; ne consegue che il sito web che riceve questi backlink risulterà più autorevole a sua volta.

La seconda fase è l’indexing: qui l’algoritmo crea un indice delle pagine web scansionate ed esegue il processo di indicizzazione. In pratica, stila una posting list per ogni parola scansionata, ossia un elenco di tutti i documenti che contengono quella parola.

Il ranking è l’ultima fase del funzionamento dell’algoritmo, il quale ordina i vari risultati nelle SERP. Poiché le informazioni disponibili sono innumerevoli, l’utente avrebbe grandissime difficoltà a trovare la risposta alla sua domanda, dunque i sistemi di ranking di Google servono a organizzare e ordinare le infinite pagine web nell’indice di ricerca, in modo da riuscire a elaborare i risultati più pertinenti in tempi brevissimi.

Algoritmo Google Depositphotos_388927908_L-min

A questo punto, dopo aver chiarito il funzionamento dell’algoritmo di Google, bisogna dedicarsi alle metriche on-page e off-page che lo compongono e che vengono suddivise in quattro categorie.

  1. Relevance

I fattori on-page e off-page, combinati insieme, lavorano per il posizionamento delle parole chiave (nei titoli di pagina e nell’anchor text) e determinano la rilevanza/pertinenza. Se il dominio viene considerato rilevante ai fini della ricerca, servirà ad aumentare il livello di pertinenza di quella pagina.

  1. Authority

Google classifica i contenuti tenendo conto dell’autorità della pagina, un concetto che prende piede dall’algoritmo del PageRank, basato sull’assegnazione di un peso numerico ad ogni elemento di un insieme di documenti connessi per mezzo di collegamenti ipertestuali.

In pratica, il PageRank indica le pagine o i siti di maggiore rilevanza mettendo in relazione i termini ricercati e assegnando dei voti: ogni link a una pagina è un voto, e la pagina che si classifica meglio è quella che ha più voti. Di conseguenza, quando una pagina con molti voti rimanda a un’altra pagina, alcuni di questi voti vengono attribuiti a quella pagina, che ne guadagna in termini di autorità. Pertanto, anche una pagina con un solo link può sperare di classificarsi bene, se quel link proviene da un PageRank.

  1. Trust

Uno degli scopi delle strategie SEO è quello di creare contenuti di qualità a cui segue una user experience soddisfacente e fidelizzante. Utilizzare un algoritmo di fiducia, dunque, evita che i risultati della ricerca siano manipolati verso contenuti spam che fanno perdere fiducia a Google, soprattutto nei confronti di quei domini da cui provengono i link sospetti.

  1. Usability

Le pagine dei risultati di ricerca Google devono essere efficienti in termini di usabilità. Secondo questa logica, infatti, non basta avere dei contenuti di qualità, se poi vengono coperti da banner pubblicitari: l’esperienza utente non sarà per nulla piacevole, perché si riscontreranno difficoltà nell’usability di quel sito web.

Inoltre, le pagine devono essere veloci, poiché un caricamento lento è fastidioso e l’utente che sta facendo una ricerca, quasi sicuramente la abbandonerà per aprirne un’altra in cui i risultati si caricano più velocemente.

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