Amelia Ciarnella 6.1: Il compagno di scuola

Di seguito il sesto racconto della signora Amelia Ciarnella maestra in pensione che con una rubrica fissa, collabora con il nostro giornale.

Il compagno di scuola di Amelia Ciarnella 6 è il sesto racconto della maestra in pensione che, con una rubrica fissa, collabora con il nostro giornale.
Se non avete letto il precedente racconto, lo potete trovare aprendo il seguente link.

Questo il primo di tre racconti:

Amelia Ciarnella 6: Il compagno di scuola

Amelia Ciarnella - cartina-da-CaritasUn altro episodio che ricordo con tanta pena, riguarda un mio compagno di scuola che rimase ferito a morte durante un bombardamento aereo, mentre era lontano dai suoi familiari.

Questo bambino frequentava la terza elementare con me ed era seduto al primo banco di sinistra dell’aula, insieme ad un altro alunno.

Mentre io e una mia amica, eravamo sistemate pure al primo banco, ma nella fila di destra.

A quei tempi, i bambini della scuola elementare, sedevano separati: i maschi sui banchi a sinistra e le femmine nella fila di destra, della stessa aula.

Questo bambino lo vedevo ogni giorno in classe, ma non ho mai parlato con lui da vicino e non ricordo nemmeno il timbro della sua voce: perché se il maestro non era presente, urlavano tutti, facevano un chiasso indiavolato e non si sentiva e capiva niente.

Se al contrario il maestro era presente, tutti parlavano a bassissima voce e nessuno capiva niente lo stesso.

In genere i maschi parlavano quasi sempre fra loro, perché erano più vicini e le femmine facevano altrettanto.

Di tanto in tanto, questo bambino, guardava dalla nostra parte e mi sorrideva sempre.

Pertanto mi è rimasto impresso nella mente soltanto il suo sorriso.

Quale destino lo aspettava poverino!

Si era allontanato da casa, con alcuni compagni per giocare senza dire nulla ai suoi genitori: cosa però questa, normalissima per i ragazzini del paese, poiché oltre a conoscersi tutti fra loro, conoscevano bene anche l’intera zona.

Quando arrivarono i bombardieri, i bambini erano vicini al piano terra di un casolare: lo stesso casolare dove io e la mia famiglia, avevamo trascorso una notte e un giorno, prima di andare sfollati a Roma.

Pertanto si precipitarono tutti ad entrare là dentro, tranne lui che non fece in tempo, poiché mentre correva, una scheggia lo centrò in pieno proprio sul davanti ferendolo gravemente e cadendo a pochi passi dal casolare, dove fu preso da alcune persone, che erano lì sul posto, per ripararsi dalle bombe.

La mia amica era presente, perché la sua famiglia e lei, erano rimaste nascoste in zona e mi raccontò che fu sdraiato sopra una coperta, ma non si lamentava affatto.

Mentre tutte le persone che erano nello stesso piano terra, dopo averlo coperto, continuarono a guardare fuori, per vedere dove cadevano le bombe: ma nessuno si interessò più a lui!

Nessuno gli chiese se sentiva dolore, o gli disse una parola di conforto, o si sedette accanto a lui per fargli compagnia o una carezza, visto che era solo un bambino!

No, nessuno gli disse nulla.

Solo dopo che finì il bombardamento, arrivò una parente, che gli si mise vicino, ma il bambino morì subito dopo, senza emettere nessun lamento.

Era solo, indifeso, in una stalla, fra gente estranea e nell’indifferenza generale.

Quel bambino non ebbe nessuna consolazione, nemmeno quella di morire fra le braccia di sua madre!

Amelia Ciarnella 6: Il compagno di scuola / AMELIA Ciarnella

Il prossimo racconto di Amelia Ciarnella sarà “Il bambino curioso”.

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