La ferita di Chiavari continua a bruciare e, a distanza di giorni dal pareggio tra Virtus Entella e Juve Stabia, terminato 1-1, arriva un’analisi arbitrale che riaccende il dibattito sull’episodio che avrebbe potuto indirizzare diversamente la partita. A intervenire è Marco Acanfora, ex arbitro, che nel corso dell’ultima puntata de Il Pungiglione Stabiese ha esaminato il contatto tra Kumi e Felippe, soffermandosi sulla decisione del direttore di gara Drigo di assegnare un’ammonizione al centrocampista gialloblù per simulazione anziché concedere un calcio di rigore.
Il giudizio di Acanfora è netto: per l’ex direttore di gara, l’intervento del difensore della Virtus Entella era punibile con il penalty e con l’espulsione, mentre il mancato intervento del VAR rappresenta un ulteriore elemento critico nella gestione dell’episodio. Una valutazione che si aggiunge alle proteste della società stabiese e all’amarezza per una vittoria sfumata nel finale, dopo il pareggio dei liguri in pieno recupero.
«Era una chiara occasione da gol: rigore ed espulsione»
Acanfora non ha avuto dubbi nell’inquadrare l’azione dal punto di vista regolamentare, richiamando il concetto di DOGSO, acronimo inglese di Denying an Obvious Goal-Scoring Opportunity, utilizzato per indicare la negazione di una chiara occasione da rete.
«È un episodio di facile lettura perché è un calciatore che è lanciato a rete. Questa è una DOGSO non genuina e non solo è calcio di rigore, ma è anche espulsione», ha spiegato l’ex arbitro durante la trasmissione.
Secondo la sua analisi, Kumi era in procinto di presentarsi davanti alla porta avversaria quando Felippe lo avrebbe trattenuto, impedendogli di proseguire la corsa. Una trattenuta che, nella ricostruzione di Acanfora, sarebbe iniziata lateralmente e sarebbe poi proseguita con un braccio sulla spalla del calciatore stabiese.
L’ex direttore di gara ha sottolineato proprio la continuità dell’intervento, evidenziando come il difensore ligure non avrebbe lasciato andare l’avversario prima che l’azione entrasse in area di rigore.
«La trattenuta è evidente a due mani, cioè prima laterale, poi addirittura con un braccio sulla spalla», ha osservato Acanfora, contestando la lettura dell’arbitro e ritenendo che sussistessero i presupposti per la concessione del penalty e per il provvedimento disciplinare più severo.
L’errore di Drigo: «La simulazione si dà quando non c’è contatto»
Il passaggio più significativo dell’analisi riguarda la decisione di Drigo di ammonire Kumi per simulazione. Per Acanfora, il direttore di gara avrebbe concentrato l’attenzione sulla parte bassa del corpo, cercando un eventuale contatto tra le gambe dei due calciatori, senza valutare adeguatamente la trattenuta nella parte superiore.
«Secondo me si è focalizzato solo sulla parte bassa, quindi non ha visto la trattenuta nella parte alta», ha spiegato l’ex arbitro, riconoscendo anche che la caduta di Kumi possa essere apparsa accentuata.
Un aspetto che, tuttavia, non cambia il giudizio sulla dinamica dell’azione. La presenza di un contatto evidente, secondo Acanfora, avrebbe dovuto indurre l’arbitro a valutare la trattenuta, distinguendo tra un intervento non punibile e un fallo da rigore, senza arrivare alla sanzione per simulazione.
«Magari Kumi ha accentuato anche un pochino la caduta, ma qua la trattenuta è evidente», ha precisato, ribadendo la propria posizione.
Il punto centrale della sua critica è proprio questo: se Drigo avesse ritenuto il contatto insufficiente per concedere il calcio di rigore, avrebbe potuto lasciar proseguire il gioco. La scelta di sanzionare Kumi per simulazione, invece, viene giudicata dall’ex arbitro un errore tecnico rilevante.
«La simulazione non può esistere in questo caso, perché la simulazione si dà quando non c’è contatto. Al massimo non fischi se per te quel contatto non è da calcio di rigore, ma non puoi andare a punire con una simulazione quel tipo di intervento», ha affermato.
Anche il VAR finisce sotto accusa
Nel corso del suo intervento, Acanfora ha rivolto critiche anche alla mancata revisione al VAR, ritenendo che la tecnologia avrebbe dovuto richiamare Drigo al monitor per una valutazione dell’episodio.
«Il VAR doveva assolutamente entrare», ha dichiarato, definendo grave anche la mancata correzione della decisione presa sul terreno di gioco.
La distinzione proposta dall’ex arbitro riguarda la natura della decisione iniziale. Se Drigo avesse riconosciuto il contatto, giudicandolo però non abbastanza intenso da determinare un calcio di rigore, si sarebbe trattato di una valutazione di campo sull’intensità dell’intervento, normalmente non sufficiente, da sola, a giustificare una revisione VAR.
Nel caso di Chiavari, invece, l’arbitro ha optato per la simulazione, escludendo di fatto la rilevanza di un contatto falloso. Proprio questa decisione, secondo Acanfora, avrebbe dovuto indurre il VAR a intervenire, vista la presenza della trattenuta.
«Nel momento in cui l’arbitro giudica questo episodio come simulazione, quindi per lui non c’è assolutamente contatto, ci troviamo davanti a un grave errore», ha sottolineato.
L’ex direttore di gara ha ammesso di non sapere perché la sala VAR abbia deciso di non intervenire, ma ha ribadito che, a suo giudizio, la dinamica mostrava elementi sufficienti per richiedere una revisione.
Fuori area o dentro? Acanfora chiarisce anche questo aspetto
Durante la trasmissione è stata sollevata anche una questione relativa al punto in cui sarebbe iniziata la trattenuta. Secondo l’analisi di Acanfora, l’azione sarebbe cominciata fuori dall’area di rigore, per poi proseguire all’interno, dove il contatto si sarebbe concretizzato in maniera determinante.
«Nettamente fuori area. Inizio fuori, continua e si concretizza ampiamente in area di rigore», ha spiegato.
La continuità della trattenuta rappresenta quindi un elemento decisivo nella sua valutazione: se il difendente avesse interrotto il contatto prima dell’ingresso in area, la sanzione tecnica sarebbe stata differente. Ma, secondo l’ex arbitro, Felippe avrebbe continuato a trattenere Kumi anche all’interno dei sedici metri.
Acanfora ha poi chiarito la distinzione tra DOGSO genuina e non genuina. La prima ricorre quando il calciatore cerca effettivamente di giocare il pallone; la seconda riguarda un intervento volto a fermare l’avversario senza un reale tentativo di contendere il pallone.
In caso di negazione di una chiara occasione da rete, la sanzione dipende anche dal luogo e dalla natura dell’infrazione: fuori area, la DOGSO comporta l’espulsione indipendentemente se sia genuina o meno; in area, in presenza di un calcio di rigore, la cosiddetta tripla sanzione viene evitata se il difendente tenta genuinamente di giocare il pallone, mentre una trattenuta o un altro intervento non genuino può comportare comunque il cartellino rosso.
È proprio in quest’ultima casistica che Acanfora colloca l’intervento di Felippe per cui doveva scattare anche il rosso.
Non soltanto Chiavari: il precedente di Vicenza
Nel corso della puntata, l’ex arbitro ha allargato il discorso anche a un altro episodio che aveva coinvolto la Juve Stabia nelle prime giornate di campionato: il calcio di rigore concesso contro il Vicenza.
Secondo Acanfora, anche in quella circostanza il provvedimento disciplinare non sarebbe stato corretto, poiché la trattenuta, avvenuta in una zona centrale dell’area, avrebbe presentato i presupposti per una valutazione in termini di DOGSO.
«Secondo me sono due gli episodi già fondamentali: uno a Entella, l’altro a Vicenza», ha affermato, richiamando l’attenzione sulle conseguenze che decisioni di questo tipo possono avere sul cammino di una squadra.
Il riferimento assume un peso particolare per la Juve Stabia, che sta affrontando la stagione con quattro punti di penalizzazione e in un contesto societario delicato. Per Acanfora, la somma di episodi arbitrali controversi in poche giornate rappresenta un elemento penalizzante per il club stabiese.
L’ex arbitro ha anche auspicato che, nelle prossime partite, possano essere designati direttori di gara più esperti, capaci di gestire con maggiore sicurezza gli episodi decisivi visto e considerato che Drigo è un primo anno ed era alla sua quarta gara in CAN (3 in serie B e 1 in Coppa Italia).
Il rammarico per una vittoria sfumata
La riflessione di Acanfora riporta inevitabilmente al finale di Virtus Entella-Juve Stabia. Le Vespe erano vicine a conquistare una vittoria importante, ma l’episodio che ha coinvolto Kumi ha impedito loro, secondo la lettura dell’ex arbitro, di beneficiare di una decisione che avrebbe potuto cambiare radicalmente l’andamento della gara.
Il mancato rigore, l’assenza dell’espulsione di Felippe e l’ammonizione per simulazione rappresentano i tre aspetti più contestati di una vicenda che ha lasciato strascichi anche dopo il triplice fischio.
A rendere ancora più amaro il bilancio è arrivato poi il pareggio della Virtus Entella in pieno recupero, che ha sottratto alla squadra di mister De Giorgio due punti preziosi.
Oggi, inoltre, il Giudice Sportivo ha inflitto a Kumi un’ammonizione con ammenda di 1.500 euro per simulazione e due giornate di squalifica al direttore sportivo Stefano Stefanelli per le proteste al termine della partita.
L’analisi di Marco Acanfora non modifica il risultato ufficiale, ma offre una lettura tecnica dell’episodio e alimenta il dibattito sulle decisioni assunte a Chiavari.
Per la Juve Stabia resta il rammarico di una vittoria sfumata e di un episodio che, secondo l’ex arbitro, avrebbe dovuto essere valutato diversamente sia dal direttore di gara sia dal VAR. Una beffa sportiva che continua a far discutere e che, per il popolo gialloblù, si aggiunge alle difficoltà di una stagione già iniziata in salita.