C’è un sottile confine, nel calcio, tra la statistica e la superstizione. Per decenni, a Castellammare di Stabia, l’estate non si è chiusa soltanto con il profumo del mare e i primi sogni di calciomercato; si è chiusa, puntualmente, con il brivido freddo del debutto in campionato. Perché la storia, impietosa custode di numeri e tabellini, ci ha sussurrato per anni una verità scomoda: per le Vespe, la prima giornata di Serie B è sempre stata una montagna ripidissima da scalare.
La memoria storica è una ferita che si riapre a ogni fine agosto.
Cominciò nel lontanissimo 1951, quando un Piombino corsaro violò il fortino di casa o meglio di Napoli con un pirotecnico e doloroso 2-4. Sessant’anni dopo, la maledizione è sembrata quasi tramandarsi di generazione in generazione, come un dazio inevitabile da pagare alla categoria.
Le sconfitte di Empoli nel 2011, lo scivolone interno con il Livorno l’anno successivo, il tris incassato a Pescara nel 2013.
Persino la bellissima e sfortunata creatura di Fabio Caserta, nel 2019, dovette inchinarsi a questo strano sortilegio: una sconfitta per 2-1 al Castellani di Empoli che gridava vendetta per quanto espresso sul campo, ma che andava a rimpinguare quel faldone di esordi da incubo.
Eppure, proprio quando la scaramanzia rischiava di diventare rassegnazione, qualcosa è cambiato. O meglio, è cambiata la testa di questa società e di questa piazza.
Il calcio non è una scienza esatta, ed è per questo che i tabù esistono con l’unico scopo di essere ridotti in frantumi.
La svolta epocale porta la firma di Guido Pagliuca. Quel trionfale 1-3 rifilato al Bari in un San Nicola ammutolito, nella stagione 2024/2025, non è stato solo un debutto perfetto; è stato un esorcismo collettivo. Quel giorno la Juve Stabia ha capito di poter abitare la Serie B senza complessi di inferiorità.
Una consapevolezza di ferro, ereditata e difesa con i denti anche da Ignazio Abate l’anno successivo, capace di andare a prendersi un punto di platino e di carattere sul difficile campo di Chiavari contro l’Entella.
Oggi, guardando a quei numeri che un tempo facevano tremare le gambe, la Castellammare sportiva non abbassa più lo sguardo. Il passato non è più una condanna, ma un promemoria di quanta strada sia stata fatta. La Juve Stabia ha finalmente imparato a sognare in grande stile, consapevole che per scrivere la storia non bisogna temere il primo passo, ma avere la forza di compierlo con il petto in fuori.