Tre settimane lontane dal campionato, ma tutt’altro che tre settimane di riposo. La Juve Stabia ha sfruttato la lunga sosta della Serie B per lavorare, recuperare energie, aumentare il minutaggio di chi aveva giocato meno e soprattutto per mettere ordine dopo una prima parte di stagione nella quale i numeri, secondo Pietro De Giorgio, raccontano una realtà diversa da quella suggerita dalla classifica.
Alla vigilia dell’amichevole di Formello contro la Lazio, il tecnico gialloblù ha incontrato la stampa e ha affrontato tutti gli argomenti del momento. Dalla delicata situazione societaria che ha coinvolto la Juve Stabia e il suo proprietario Alfredo Guerri, fino al lavoro tattico svolto durante la sosta, passando per i leader dello spogliatoio, la crescita dei giovani, il dualismo tra i portieri Boer e Vismara e l’analisi dei dati prodotti dalla squadra nelle prime cinque giornate.
Un intervento lungo, articolato e soprattutto caratterizzato da un messaggio preciso: la Juve Stabia non vuole farsi travolgere da ciò che accade fuori dal campo.
«La notizia è stata un bel colpo, poi l’incontro con gli amministratori giudiziari ci ha rassicurato»
La prima domanda, inevitabilmente, riguarda la vicenda societaria e il modo in cui lo spogliatoio ha vissuto le notizie delle ultime settimane. De Giorgio non nasconde l’impatto iniziale.
«È stata sicuramente una notizia che abbiamo appreso dai giornali. Mi ricordo che è stato un bel colpo, tra virgolette inaspettato. Ci sono stati alcuni giorni di incertezza perché non abbiamo saputo più niente della situazione».
Poi, però, è arrivato il confronto con gli amministratori giudiziari, indicato dal tecnico come un momento importante per ritrovare serenità.
«Abbiamo avuto un importante incontro con l’amministrazione giudiziaria che hanno rassicurato un po’ quella che era la situazione della Juve Stabia. È stato un incontro secondo me decisivo perché ci ha tranquillizzato».
De Giorgio, però, ha cercato di trasformare anche una situazione difficile in un’occasione di crescita per il gruppo.
«Nelle cose negative riesco a tirare fuori sempre qualcosa di positivo. Credo che sia stato un bene che questa notizia sia arrivata nel momento della sosta. Abbiamo avuto modo di parlarne più volte con i ragazzi, fino al punto di ricompattarci e fare il punto sulla situazione».
Il tecnico non nasconde le difficoltà, ma contemporaneamente rilancia.
«Sappiamo che è una situazione sicuramente non bella, ma ci deve responsabilizzare ancora di più. Dobbiamo andare avanti forti come un treno e portare a questa città la salvezza, che significa rimanere in categoria».
E qui arriva uno dei passaggi più forti della conferenza:
«Noi faremo di tutto per salvarci e noi ci salveremo», afferma De Giorgio, ribadendo la fiducia nelle potenzialità del gruppo.
Il messaggio alla città: «Stateci ancora più vicini»
Il tecnico ha poi sottolineato quanto sia stato importante il calore arrivato dall’esterno in queste settimane.
«Questa situazione deve solo continuare ad avvicinare ancora di più squadra e città. Questa cosa già c’era, ma sto vedendo anche segni importanti da parte della città, che è pronta ad abbracciarci ancora più forte. Questo calore noi l’abbiamo già avvertito e ci fa solo che bene. Voglio ringraziare anticipatamente per questo punto di vista perché si è vissuto un momento di calore forte da parte dell’esterno. Ne avevamo bisogno».
Poi la richiesta diretta al popolo stabiese:
«Chiedo in questo momento di starci ancora più vicini perché ne abbiamo bisogno. Dall’altra parte voglio rassicurare la città che noi faremo di tutto per salvarci».
Un messaggio che si inserisce perfettamente nel clima che si è creato nelle ultime settimane, con diversi calciatori che attraverso i social hanno voluto tranquillizzare i tifosi e ribadire la propria volontà di continuare a lottare sul campo.
Tre settimane di lavoro, non di vacanza
De Giorgio ha voluto anche correggere, con un sorriso, il concetto di “settimane di riposo”.
«Prima mi è venuto da sorridere quando l’addetto stampa ha parlato di settimane di riposo. Sono state settimane di riposo di campionato, perché noi abbiamo lavorato veramente molto bene.
Sono molto contento del lavoro svolto in queste tre settimane. Abbiamo fatto un lavoro fisico, recuperando quei giocatori che magari avevano ancora bisogno di lavorare perché non avevano fatto il ritiro.
Abbiamo lavorato tanto a livello tattico e fisico e abbiamo fatto anche già due amichevoli per dare minutaggio a chi non giocava 70-80 minuti. Qualcuno ha fatto anche 90».
Quarto e Palmese, dunque, non sono state semplicemente due sgambate, ma veri e propri passaggi di un percorso di preparazione verso la ripresa del campionato. La Lazio, domani, rappresenterà l’ultimo appuntamento prima del ritorno al calcio che conta.
«Domani ne faremo un’altra o meglio due da 45 minuti (chiaro riferimento a due formazioni diverse tra primo e secondo tempo). Abbiamo fatto un lavoro molto bello e impegnativo per dare minutaggio ai ragazzi, per far prendere le misure a chi ha giocato poco. Chiudiamo con questo allenamento domani dove ci sarà una partita di livello nella quale posso anche provare alcune cose che ho nella testa».
Quarto e Palmese: primi segnali del calcio di De Giorgio
Le due amichevoli disputate al Romeo Menti hanno fornito indicazioni importanti.
«A livello fisico sapevo che non eravamo brillantissimi perché venivamo da tre giorni di carico di lavoro molto pesanti, però abbiamo iniziato a fare delle giocate che stavo aspettando. Abbiamo lavorato tanto in questi due mesi, ma capisco anche che il mio modo di fare calcio ci mette in quel periodo di prova e di adattamento a fare quello che io chiedo. Abbiamo velocizzato molto la manovra da dietro e stiamo cercando molto di più i tre attaccanti davanti. È una cosa molto importante».
Un aspetto che De Giorgio avrebbe voluto vedere prima, ma che ora sembra finalmente emergere.
I numeri raccontano una Juve Stabia diversa dalla classifica
Uno dei passaggi più interessanti della conferenza riguarda l’analisi statistica delle prime cinque giornate. Il tecnico ha spiegato di aver sfruttato la sosta anche per rivedere il percorso compiuto dalla squadra, mettendo a confronto numeri e immagini delle partite.
«Credo che a volte rivedere da dove si è partiti e a dove si è arrivati sia un buon segno di stima. Abbiamo analizzato dei dati. Per quello che si è creato, per quello che abbiamo concesso, non meritavamo di stare al settimo posto. Credo che noi e il Catanzaro siamo le squadre che hanno raccolto meno in queste cinque partite».
Un’analisi che non vuole essere una giustificazione, ma uno stimolo a migliorare la capacità della squadra di trasformare quanto produce in punti e gol.
«Abbiamo analizzato per bene sia le cose fatte bene sia quelle dove dobbiamo migliorare. Abbiamo avuto modo di confrontare i dati con aspetti visivi, cioè le immagini televisive delle nostre partite, e secondo me questo ha rafforzato ancora di più le nostre idee».
Fernandes, Patanè e gli altri giovani: «Inizierò a dare spazio a qualche ragazzo»
Contro la Lazio tutti i calciatori saranno coinvolti secondo un programma preciso. Due squadre, 45 minuti ciascuna. Tra quelli annunciati in campo c’è anche Saná Fernandes.
«Domani farà 45 minuti. Farò due squadre che faranno 45 minuti e Fernandes è uno di quelli. Qualche ragazzo lo terrò a riposo perché ha già raggiunto i valori fisici. Parlo di Patanè, che è un generosissimo. In una settimana fa due allenamenti in più rispetto agli altri».
De Giorgio ha però voluto soffermarsi sulla crescita di Fernandes.
«È un ragazzo che sta crescendo tanto. Tatticamente era leggermente indietro rispetto agli altri. È un esterno che preferisce giocare molto con i piedi sulla linea, mentre noi cerchiamo esterni che sappiano giocare bene soprattutto dentro al campo. È un esterno forte nell’uno contro uno, che nei momenti di blocco basso avversario è bravo a superare l’uomo. Deve essere ancora un po’ più concreto e migliorare qualche scelta, ma fa parte dell’età. Dobbiamo aspettare».
Non soltanto Fernandes e Patanè. Il tecnico ha citato anche Sandrucci e Caccavo.
«Sono tutti ragazzi che in questo momento stanno avendo meno spazio e che io sto aspettando. In queste settimane stanno facendo bene e mi fa solo piacere perché significa che siamo sulla strada giusta. Inizierò sicuramente a dare spazio a qualche ragazzo».
Boer – Vismara, la porta resta ancora un cantiere aperto
Uno degli interrogativi riguarda anche la gestione dei portieri. Pietro Boer è partito come titolare, ma l’arrivo di Vismara ha aperto una competizione interna.
De Giorgio non vuole ancora dare certezze.
«Credo che si debba sentire la piena fiducia da parte dell’allenatore, perché è un ruolo delicato».
Su Boer:
«Dopo la partenza di Confente è diventato il primo perché in quel momento non avevamo altri portieri. Poi sono arrivati altri due portieri molto bravi».
E tra questi c’è proprio Vismara.
«È un giocatore molto forte e sicuramente devo fare in modo di aspettarlo, dargli qualche possibilità perché sono curioso anch’io di vederlo. In allenamento sta dando buoni segnali. Devo dire che anche Boer sta facendo molto bene. Tranne Pisa, dove ha avuto la giornata no, il resto credo che sia un buon percorso di crescita. Per avere la certezza di chi sarà il titolare ci vuole ancora un mesetto».
Pietrangeli l’unico ancora ai box
Dal punto di vista fisico, invece, il quadro appare decisamente positivo. «A oggi abbiamo recuperato tutti tranne Pietrangeli e Scuderi. Karic sta meglio e lo porterò in panchina contro la Lazio. È un peccato l’infortunio occorso a Pietrangeli perché aveva raggiunto una buona condizione fisica, ora è fermo da due settimane per un problema alla caviglia».
Per il resto, De Giorgio vede una squadra pronta. Cantiere aperto?
«Oggi fisicamente abbiamo una squadra che sta bene. Per cantiere aperto c’è l’altro aspetto, quello tattico e tecnico, dove ho visto delle buone cose in queste settimane. Credo che da Entella noi saremo al regime e mi aspetto sicuramente una grande prestazione da parte di tutti».
I leader dello spogliatoio: Bellich, Candellone, Di Nardo, Sibilli, Maistro e non solo
La questione leadership è un altro tema centrale. La squadra è cambiata molto rispetto alla passata stagione e in un momento delicato servono uomini capaci di trascinare il gruppo. De Giorgio individua una serie di figure: «Avere Bellich e Candellone, che hanno già vissuto questi momenti l’anno scorso, è importante. Sono stati dei perni importanti, ma ci sono anche nuovi leader.
Stanno uscendo fuori altri ragazzi che sono arrivati con carisma e personalità tra questi Antonio Di Nardo. È un leader silenzioso, ma è un leader. In campo sappiamo tutti che possiamo affidarci a lui.
C’è Giuseppe Sibilli un ragazzo passionale, che fa questo mestiere con voglia, con cattiveria perché vuole arrivare agli obiettivi. È arrivato con il piglio giusto, è entrato nello spogliatoio in maniera molto umile e vedo che ha già preso valore a livello umano.
Un’altra figura importante è Fabio Maistro. È un ragazzo che è qui da più anni, ha rifiutato altre squadre perché voleva venire e ha dato precedenza alla Juve Stabia. È un altro valore aggiunto».
De Giorgio non dimentica chi sta giocando meno.
«Anche giocatori che in questo momento non stanno giocando, come Piscopo, sono ragazzi a modo, trainanti nello spogliatoio. Lo stesso Buglio».
La conclusione è significativa:
«Abbiamo diversi tipi di leader. Quello che mi piace di più è che sono leader con caratteristiche diverse: qualcuno più carismatico, qualcuno più silenzioso, ma insieme sono intelligenti nel creare un bel flusso di energia giusta».
Candellone e Di Nardo: serve tempo, ma i segnali sono positivi
Uno degli interrogativi offensivi riguarda la convivenza tra Candellone e Di Nardo.
De Giorgio non si nasconde: l’intesa deve ancora crescere.
«Credo che Di Nardo e Candellone abbiano giocato tre partite insieme. C’è bisogno di tempo. Più partite faranno insieme, più sicuramente miglioreranno. Già sto vedendo delle situazioni molto buone».
Il problema principale, però, non sembra essere la costruzione del gioco, quanto la capacità di concretizzare.
«I numeri dicono che noi arriviamo sotto porta. I numeri dicono che abbiamo segnato meno della metà di quello che dovevamo segnare. Dobbiamo migliorare la concretezza davanti, dobbiamo essere più cattivi nel fare gol».
Una squadra aggressiva: «Siamo primi in tutto il girone»
C’è però un dato che De Giorgio considera particolarmente significativo: l’aggressività.
«Per quanto riguarda l’aggressività, noi siamo primi in tutto il girone. Siamo la squadra che è più aggressiva, quella che conquista più palle in meno secondi rispetto a tutti. Siamo la squadra che lascia meno palleggio all’avversario. È un dato che fa capire la voglia che ha questa squadra, la voglia di andare a fare le partite in tutti i campi».
Il passo successivo è trasformare questa aggressività in gol e punti.
«Ripartire soprattutto per le necessità che abbiamo vissuto e farlo con più rabbia ci permetterà di migliorare questi dati, che sono già importanti».
La partita con il Cesena analizzata fotogramma per fotogramma
De Giorgio ha poi dedicato una lunga parte della conferenza alla sfida contro il Cesena, una partita che la lunga sosta ha permesso di analizzare con maggiore attenzione.
«La partita con il Cesena l’abbiamo rivista tutta per intero, avendo più tempo, e l’abbiamo analizzata bene. C’è stato un primo tempo e c’è stato un secondo tempo completamente diverso. Nella prima frazione abbiamo avuto tanto possesso con poca personalità di giocare in avanti e cercare i tre davanti. Il pallino del gioco l’abbiamo comunque avuto noi, ma in maniera molto sterile».
Poi la trasformazione.
«Nel secondo tempo è uscita fuori una squadra che credo abbia dominato il Cesena. Forse ai punti meritavamo anche la vittoria perché abbiamo avuto tre o quattro situazioni per chiuderla. C’è stata anche l’occasione clamorosa di Battistella all’89’ su calcio d’angolo».
Un aspetto sul quale il gruppo ha lavorato molto durante la sosta.
La fase difensiva e il problema delle transizioni
Sul piano difensivo De Giorgio vede una squadra già competitiva, anche se con alcuni aspetti ancora da correggere. L’esempio più evidente è la gara di Vicenza.
«Abbiamo subito due tiri in porta. Se vado ad analizzare i dati, andare a Vicenza e subire due tiri in porta, dove la media del Vicenza in casa è di 13-14 tiri, credo che significhi aver fatto una buona fase difensiva».
Il problema è che quei pochi tiri concessi sono spesso diventati occasioni pericolose.
«In questo momento, in due tiri in porta, ci succede di prendere gol».
Anche l’amichevole contro il Quarto ha offerto un esempio particolare.
«Siamo riusciti a prendere gol senza un tiro in porta, perché sulla conclusione dell’avversario un nostro giocatore si era girato, non aveva visto la palla e gli era battuta addosso».
Ma anche qui i dati raccontano una realtà interessante.
«Siamo la squadra che concede meno tiri di tutta la Serie B dagli zero agli otto metri dalla nostra porta».
Il rovescio della medaglia?
«Siamo la squadra che concede più tiri da distanze più lontane. Dobbiamo lavorare per concedere meno tiri anche da situazioni lontane».
«Non mi fascio la testa: il lavoro sta portando risultati»
Il tecnico non vuole però trasformare ogni statistica negativa in un allarme.
«Non mi fascio la testa perché il lavoro che stiamo facendo sta portando già dei piccoli risultati. I grossi club sono le squadre che concedono meno tiri in porta, ma in quei pochi tiri in porta dobbiamo alzare l’attenzione».
Il problema, secondo De Giorgio, nasce soprattutto nelle transizioni negative.
«È vero che quando concediamo un tiro in porta è un’occasione chiara e clamorosa. In quello ci dobbiamo lavorare e dobbiamo alzare sempre la soglia dell’attenzione. A volte avere troppo il pallino del gioco ci fa rilassare nel momento in cui perdiamo palla. Le occasioni che subiamo le subiamo in transizione ed è una cosa sulla quale stiamo già lavorando».
Lazio, ultimo esame prima di Entella
La sfida di Formello contro la Lazio arriva dunque al termine di un periodo di lavoro particolarmente intenso. Non sarà una gara da preparare in funzione del risultato, ma un’occasione per mettere alla prova il lavoro svolto e concedere minuti a tutti.
Due formazioni, 45 minuti ciascuna, con la possibilità per De Giorgio di testare soluzioni tattiche e verificare la condizione dei calciatori.
Dopo Quarto e Palmese, la Lazio alzerà inevitabilmente il livello dell’avversario e permetterà al tecnico di avere ulteriori risposte.
Ma il vero appuntamento è già fissato sul calendario: 10 ottobre, Chiavari, Virtus Entella – Juve Stabia.
È lì che la sosta finirà davvero. È lì che il lavoro svolto in queste tre settimane dovrà trasformarsi in prestazioni, gol e punti. E soprattutto sarà lì che la Juve Stabia dovrà dimostrare di aver trasformato le difficoltà vissute fuori dal campo in una motivazione ulteriore dentro il rettangolo verde.
Il messaggio di De Giorgio è chiaro: la squadra non vuole farsi distrarre, lo spogliatoio è compatto, i leader stanno emergendo, i giovani scalpitano e i numeri raccontano una Juve Stabia che, sotto diversi aspetti, ha prodotto più di quanto la classifica abbia restituito.
Ora servono i fatti.
E il tecnico gialloblù, con la consueta determinazione, ha già indicato la strada: «Dobbiamo andare avanti forti come un treno».
Perché davanti c’è una stagione da salvare, una città da rappresentare e un gruppo che, almeno nelle intenzioni, sembra avere già scelto da che parte stare: insieme, sul campo, fino alla fine.