Cento, una cifra semplice, rotonda, quasi inevitabile da stampare su una maglietta. Ma quando quel numero racconta 100 presenze con la stessa maglia, allora assume un significato completamente diverso. Prima della sfida con il Cesena, la Juve Stabia ha voluto celebrare Leonardo Candellone con una maglia speciale, consegnata al proprio capitano con una scritta tanto essenziale quanto eloquente: “100”.
Un omaggio arrivato a pochi giorni dal traguardo raggiunto dal centravanti gialloblù, che aveva staccato il prestigioso biglietto proprio nel pomeriggio del 16 agosto, nella trasferta di Coppa Italia contro il Frosinone. Una gara amara per il risultato e per il modo in cui era arrivata, ma che aveva regalato almeno una soddisfazione personale a Candellone: il primo gol ufficiale della stagione della Juve Stabia portava la sua firma.
Da quel momento, con l’inizio del campionato, il capitano ha provato a fare quello che gli riesce meglio: mettersi al servizio della squadra, combattere, aprire spazi, duellare con i difensori avversari e provare a trascinare i compagni nei momenti più complicati.
Perché Candellone non è mai stato soltanto il giocatore chiamato a segnare. È uno di quegli attaccanti che lavorano per la squadra, che accettano di giocare spalle alla porta, di fare sportellate, di rincorrere un avversario e di sacrificarsi anche lontano dall’area di rigore. Ma proprio per questo, quando manca la produzione offensiva, la sua presenza finisce inevitabilmente per essere osservata con maggiore attenzione.
E dopo cinque giornate di campionato, il dato è sotto gli occhi di tutti: zero gol e zero assist.
Numeri che non cancellano l’impegno profuso dal capitano, ma che raccontano una parte di una storia che la Juve Stabia dovrà necessariamente provare a cambiare dopo la sosta.
Con Adorante era scattato qualcosa
Per comprendere l’attuale momento di Candellone bisogna inevitabilmente guardare anche alle coppie offensive che si sono succedute nel tempo.
Con Adorante accanto, il numero 27 sembrava aver trovato una sintonia quasi automatica. Una sorta di connessione fatta di movimenti, letture e tempi di gioco che consentiva ai due di completarsi. Più che una semplice coppia d’attacco, sembravano diventati un braccio e una mente, capaci di interpretare le situazioni offensive con una naturalezza che aveva finito per esaltare entrambi.
Oggi, invece, il feeling con Di Nardo appare ancora da costruire. Non è una bocciatura e nemmeno un giudizio definitivo sulla coppia, ma semplicemente la fotografia di un meccanismo che non sembra ancora essersi acceso del tutto.
E poi c’è il capitolo Gabrielloni, che appartiene a una fase diversa della storia recente gialloblù. Il confronto cronologico racconta una curiosità piuttosto evidente: nel periodo precedente al grave infortunio di Gabrielloni, quello che sembrava trarre maggiore beneficio dalla convivenza offensiva era soprattutto Candellone. Per il resto, la coppia non riuscì a produrre quella sintonia che ci si sarebbe potuti attendere.
Candellone, invece, continuava a segnare e a offrire prestazioni convincenti.
Poi è arrivato quell’infortunio pesante che ha inevitabilmente cambiato gli equilibri e, forse, anche il percorso dello stesso capitano.
Un Candellone ancora lontano dal suo vero volto
È proprio questo il punto più delicato. Oggi il Candellone visto in campo sembra ancora lontano parente del calciatore ammirato nelle precedenti stagioni in maglia gialloblù.
Attenzione, però, a non confondere una fase di difficoltà con un giudizio definitivo. Il campionato è ancora lungo e cinque giornate non possono certamente cancellare tutto quello che Candellone ha costruito a Castellammare.
Le cento presenze sono lì a ricordarlo.
Il capitano ha vissuto promozioni, playoff, serate difficili e giornate indimenticabili. È diventato uno dei volti riconoscibili della Juve Stabia e un riferimento per l’ambiente. Proprio per questo, probabilmente, la squadra ha bisogno anche del Candellone trascinatore, quello capace di sporcare le partite, aggredire gli spazi, fare a sportellate e soprattutto trovare il modo di lasciare il segno negli ultimi metri.
La maglia con il numero 100 consegnatagli prima del Cesena è stata un riconoscimento al passato. Ora, però, serve trasformare quel numero in un punto di ripartenza.
A Chiavari servirà il capitano
La sosta arriva forse nel momento giusto per una Juve Stabia che ha bisogno di ricaricare energie e idee. Alla ripresa, a Chiavari, contro la Virtus Entella, servirà una squadra capace di ritrovare quello spirito battagliero che ha caratterizzato tante delle migliori versioni delle Vespe.
E in questo percorso Candellone sarà chiamato a fare la sua parte.
Non soltanto per la fascia che porta al braccio, non soltanto per le cento presenze celebrate con quella maglietta dal significato così chiaro, ma perché la Juve Stabia ha bisogno delle qualità del suo capitano.
Servono i duelli vinti, le corse, la pressione, il sacrificio. Ma servono anche i gol e gli assist.
Perché il campionato non aspetta nessuno e, dopo la sosta, servirà una Juve Stabia pronta a tornare a combattere. Una squadra da battaglia, appunto. E dentro quella battaglia Leonardo Candellone dovrà ritrovare il suo graffio.
Quello che per cento volte lo ha fatto sentire davvero gialloblù.