La situazione si è fatta delicata. Molto delicata. E quella di ieri è stata una giornata che ha inevitabilmente scosso il mondo Juve Stabia, mettendo insieme, nell’arco di poche ore, una serie di notizie capaci di alimentare preoccupazione e interrogativi sul presente e soprattutto sul futuro del club.
Prima il sequestro di quasi 153 milioni di euro di crediti fiscali nell’ambito dell’inchiesta sul Superbonus 110% che coinvolge società riconducibili al patron Alfredo Guerri. Secondo gli inquirenti, i crediti sarebbero stati generati attraverso la certificazione di lavori mai realizzati o eseguiti solo parzialmente in 64 cantieri. L’indagine riguarda le attività delle società coinvolte e non la Juve Stabia, ma ha prodotto conseguenze anche sul club, con l’azzeramento del precedente Consiglio di amministrazione e il passaggio della società alla gestione dell’amministrazione giudiziaria.
Poi è arrivata la nuova penalizzazione di due punti inflitta dal Tribunale Federale Nazionale per la mancata presentazione della documentazione relativa ai requisiti di onorabilità e solidità finanziaria in relazione alla cessione del 100% del capitale della società sportiva, perfezionatasi il 17 aprile scorso a favore della neocostituita Stabia Capital Srl.
Un’altra tegola che si somma ai due punti già sottratti alla classifica e che rende ancora più complicato l’avvio di campionato delle Vespe.
E sullo sfondo resta anche la questione dell’amministrazione giudiziaria, con la scadenza del provvedimento fissata al 21 ottobre e la possibilità che il percorso possa proseguire oltre quella data, tema che dovrà essere valutato nelle sedi competenti.
Insomma, ce n’è abbastanza per comprendere lo stato d’animo di una piazza che in poco tempo si è ritrovata a fare i conti con una situazione societaria decisamente complessa, dopo aver vissuto in meno di un anno altre situazioni complesse che hanno coinvolto i gialloblù.
Ma proprio per questo, forse, è arrivato il momento di fare quadrato.
Non è il momento di voltarsi dall’altra parte. Non è il momento di abbandonare la nave quando il mare diventa più agitato. È il momento, invece, di ricordare quanto il popolo stabiese tenga alla propria squadra del cuore.
Perché al di là delle vicende societarie, delle carte, dei provvedimenti, delle aule di tribunale e dei comunicati, c’è una squadra che continua a lavorare, allenarsi e scendere in campo.
E dentro quello spogliatoio ci sono soprattutto ragazzi.
Tantissimi calciatori della Juve Stabia hanno meno di trent’anni. Alcuni sono appena maggiorenni. Per loro il calcio non rappresenta soltanto una passione: è un lavoro, una fonte di sostentamento, un investimento sul proprio futuro e, per molti, un trampolino di lancio verso una carriera che stanno ancora costruendo.
È giusto che le vicende societarie vengano raccontate, analizzate e approfondite. È il dovere dell’informazione. Ma è altrettanto importante non perdere di vista la dimensione umana di questa storia.
Perché i calciatori non hanno alcuna responsabilità nelle vicende che stanno interessando il club e hanno bisogno di percepire attorno a loro un ambiente forte, compatto e capace di trasmettere fiducia.
E proprio in questa direzione va letto anche il passo compiuto da Alfredo Guerri. Il patron, dopo la giornata convulsa di ieri, ha voluto incontrare il direttore sportivo Stefano Stefanelli e l’allenatore Pietro De Giorgio per fare il punto della situazione e, soprattutto, tranquillizzare l’area tecnica e i calciatori.
Un segnale importante in un momento nel quale la prima necessità è garantire serenità a chi deve pensare esclusivamente al campo.
I due ulteriori punti di penalizzazione rappresentano certamente un fardello pesante. Non bisogna nasconderlo. La classifica diventa più difficile e il margine di errore si riduce ulteriormente.
Ma nulla è già compromesso.
Il campionato è ancora lungo, ci sono tantissime partite da giocare e una squadra che ha dimostrato di avere qualità, carattere e margini di crescita non può essere considerata battuta prima ancora di cominciare la propria rincorsa.
E poi c’è Castellammare.
Una città che nella propria storia ha imparato più volte a rialzarsi.
Non è un caso che il suo motto sia “Post Fata Resurgo”: dopo le avversità, risorgo. Una frase che può essere letta anche in maniera più semplice e vicina al momento che sta vivendo la Juve Stabia: dopo ogni difficoltà, ci si rialza.
È facile essere tifosi quando tutto funziona.
È facile cantare quando arrivano le vittorie, quando la classifica sorride, quando la società viaggia senza scossoni e il pallone entra in rete.
Essere tifosi significa però anche esserci quando il vento soffia contro.
Significa sostenere la maglia, prima ancora degli uomini che temporaneamente la rappresentano. Significa stare accanto alla squadra quando la strada diventa più tortuosa. Significa trasformare il “Menti” e l’intero ambiente stabiese in un punto di forza, non in un’ulteriore fonte di pressione.
Naturalmente, tutto questo non significa ignorare le questioni giudiziarie.
Anzi. Proprio perché sono delicate, devono essere affrontate con equilibrio e nel rispetto delle garanzie previste dal nostro ordinamento.
Alfredo Guerri e le società coinvolte risultano al centro di un’indagine e non possono essere considerati colpevoli sulla base delle sole contestazioni investigative. La differenza tra indagato e imputato è sostanziale: l’indagato è una persona sottoposta a indagini preliminari; l’imputato è invece colui nei cui confronti è stata esercitata l’azione penale e che affronta un processo.
La stessa natura dell’indagine impone, dunque, di attendere gli sviluppi e gli eventuali accertamenti successivi prima di arrivare a qualsiasi conclusione definitiva sulle responsabilità personali.
Ed è proprio questa distinzione che non deve mai essere dimenticata.
La cronaca giudiziaria farà il proprio percorso. Gli organi competenti faranno le proprie valutazioni. La giustizia farà il suo corso.
La Juve Stabia, invece, deve continuare a giocare a calcio.
E per farlo ha bisogno della sua gente.
Adesso più che mai.
Perché una penalizzazione si può recuperare. Una stagione si può raddrizzare. Una squadra può reagire. Una città può stringersi attorno ai propri colori.
E se c’è una cosa che la storia delle Vespe ha insegnato è che Castellammare sa combattere.
Post Fata Resurgo.
Dopo ogni avversità, risorgo.
Adesso tocca al popolo stabiese dimostrare ancora una volta quanto sia forte il legame con quei colori gialloblù.
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